Prediche Esplicative ed Applicazioni

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English: Expositional Preaching and Application

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Di Mark Dever su La Predicazione e L'Insegnamento
Una parte della serie Article

Traduzione di Andrea Manfroi

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L'altro giorno mi è stata fatta una domanda che ho notato mi viene sottoposta spesso: quando predichi in forma esplicativa, che prospettiva applichi al testo del sermone? Per prima cosa, dovremmo notare che dietro a questa domanda possono esserci molte premesse discutibili.Chi pone la domanda potrebbe ricordarsi di prediche, ascoltate (o magari perfino da lui stesso recitate), non diverse dalla lettura della Bibbia effettuate al liceo o nel corso di seminari.Questi sermoni possono essere stati ben strutturati ed accurati ma sembravano essere privi dell'urgenza divina o di una saggezza pastorale. E' possibile che questi sermoni abbiano avuto scarse se non nessuna applicazione pratica. D'altro canto è possibile che chi pone la domanda stia semplicemente fraintendendo l'applicazione.E' possibile che i sermoni in questione avessero in sé una gran quantità d'applicazioni possibili che semplicemente non sono state riconosciute.

William Perkins, il gran teologo puritano del sedicesimo secolo, ha insegnato a Cambridge ai predicatori ad immaginarsi le svariate tipologie delle persone che avrebbero potuto ascoltare i loro sermoni ed a pensare alla svariate applicazioni della verità, predicate per le diverse tipologie di cuori: peccatori incalliti, dubbiosi polemici, asceti stanchi, giovani entusiasti, la lista prosegue ... Desidero però approcciare la questione in forma leggermente diversa. Molti di noi chiamati a predicare la parola di Dio sapranno già ciò che sto per dire, ma sarà comunque utile riportare la nostra attenzione su questo fatto: non solo esistono differenti tipi d'ascoltatori, ma esistono anche diverse tipologie d'applicazioni che possono essere legittimamente considerate a loro volta come applicazioni vere e proprie.

Predicando la Parola di Dio sono chiamato ad esporre le Scritture, prendere un passaggio della Parola del Signore e spiegarlo chiaramente, coercitivamente e persino con urgenza.

In questo processo esistono almeno tre diverse specie d'applicazioni che riflettono altrettante tipologie di problemi, che abbiamo riscontrato nei nostri pellegrinaggi cristiani.

Primo: lottiamo sotto la ruggine dell'ignoranza. Secondo: combattiamo contro il dubbio, a volte più di quanto ci rendiamo conto in un primo momento. Ultimo: pecchiamo, sia con atti di disobbedienza o con negligenza peccaminosa.

Vorremmo fortemente che questi tre fattori cambiassero in noi ed in chi ci ascolta ogni volta che predichiamo la Parola di Dio.Cadauno di questi fa crescere una diversa forma di legittima applicazione.

L'ignoranza è un problema basilare in un Mondo caduto in disgrazia. Abbiamo alienato Dio da noi stessi. Ci siamo tagliati fuori dalla compagnia del nostro Creatore. Non è sorprendente allora,che questo informare la gente sulla verità riguardante Dio, sia a sua volta un poderoso tipo d'applicazione ed uno che necessitiamo fortemente.Non è una scusa per freddi sermoni senza passione. Posso essere emozionato altrettanto e anche di più da istruzioni indicative che da ordini imperativi.

I richiami dei Vangeli a pentirsi e a credere non significano nulla; sono solo pure asserzioni circa Dio, noi stessi e Cristo.

L'informazione è vitale. Siamo chiamati ad insegnare la verità, a proclamare un gran messaggio relativo a Dio.Vogliamo gente che ascolti il nostro messaggio per mutare dall'ignoranza alla conoscenza della Verità. Fare informazione col cuore, in forma cosi sentita, è un'applicazione. Il dubbio è diverso dalla semplice ignoranza. Nel dubbio prendiamo idee e verità a noi famigliari e le poniamo in discussione.Questo tipo d'atteggiamento non è raro tra i Cristiani. Il dubbio potrebbe essere in realtà una delle questioni più importanti da esplorare attentamente e sfidare accuratamente nei nostri sermoni. Potremmo forse immaginare che una piccola pre conversione apologetica sia l'unico momento in cui noi predicatori dobbiamo affrontare i dubbi direttamente, ma questo non è il caso. Alcune persone che sono state sedute ad ascoltare il tuo sermone la scorsa domenica e che conoscevano tutti i fatti da te menzionati su Cristo, Dio, od Onesimo, possono bene aver combattuto fortemente con credere o non credere che quelli stessi fatti fossero veri.

A volte un tale dubbio non viene nemmeno articolato. A volte non lo riconosciamo neanche noi stessi, ma quando iniziamo in forma indagatrice a considerare le Scritture, indugiamo nelle domande ombrose e nelle incertezze ed esitazioni, cosa che ci rende tristemente consci di quest'attrazione gravitazionale del dubbio che là fuori, nella distanza ci trascina fuori dal cammino del pellegrino, fatto di fede. A queste persone e forse a questa parte dei nostri cuori vogliamo reclamare e proclamare la veridicità della Parola di Dio e l'urgenza del credervi. Siamo chiamati a fare pressione affinché gli ascoltatori riconoscano la veridicità della Parola di Dio.Vogliamo gente che udendo il nostro messaggio cambi e diventi da dubbioso, a fervente credente della verità. Quest'urgente predicazione di ricerca della Verità è sicuramente un'applicazione.

Il peccato è anch'esso un problema in un Mondo caduto; l'ignoranza ed il dubbio possono essere entrambi a loro volta dei peccati, il risultato d'altri peccati o nessuna due delle cose.Il peccato è comunque senz'altro più di che semplice negligenza o dubbio. Siate pure certi: persone che hanno ascoltato le vostra prediche hanno certamente lottato contro la volontà di disobbedire a Dio la scorsa settimana e certamente lo faranno ancora nella settimana che è appena incominciata. I peccati saranno di diverse tipologie. Alcuni saranno atti di disobbedienza attivi, altri atti di disobbedienza passiva. In forma attiva o passiva, i peccati sono, comunque sia, atti di disobbedienza a Dio.Quello che siamo chiamati a fare quando predichiamo, è sfidare la gente di Dio a vivere un'esistenza santa, che rifletta a sua volta la santità propria di Dio. Per noi una parte dell'utilizzo dei passaggi delle Sacre Scritture è, in effetti, quella di sottolineare quale implicazioni questi passaggi abbiano per le nostre azioni della settimana. Noi, come predicatori, siamo chiamati ad esortare i fedeli ad ubbidire alla Parola del Signore.

Vogliamo che chi ascolta il nostro messaggio cambi dalla disobbedienza peccaminosa all'ubbidienza gioiosa e lieta a Dio, conformemente alla volontà del Signore, rivelata nelle Sue Parole.Quest'esortazione all'ubbidienza è certamente un'applicazione.

Il messaggio principale al quale dobbiamo fare riferimento ogni volta che predichiamo è il Vangelo.Alcune persone non conoscono ancora la Buona Novella di Gesù Cristo.Perfino persone che hanno ascoltato le vostre prediche sedute tra i fedeli possono essere state distratte, addormentate, o aver sognato ad occhi aperti, o semplicemente possono non aver posto attenzione.Necessitano essere informati sul Vangelo. Hanno bisogno di sentirselo raccontare.Altri potrebbero avere ascoltato e compreso e, forse, perfino genuinamente accettato la verità ma, adesso, stanno combattendo con il dubbio, relativo alle stesse questioni che hai affrontato o assunto nella tua predica.Queste persone devono essere sollecitate a credere alla veridicità della buona novella di Cristo. Alcune persone possono avere ascoltato e compreso ma potrebbero essere lente a pentirsi dei propri peccati. Potrebbero non dubitare per niente della verità di quanto stai dicendo, potrebbero essere semplicemente lente a pentirsi dei propri peccati e a rivolgersi a Dio.

Per questi ascoltatori, l'applicazione più potente che tu possa utilizzare, è quella di esortarli ad odiare i loro peccati e a fuggire verso Cristo.In tutti i nostri sermoni dovremmo cercare di applicare il Vangelo, informando, sollecitando ed esortando. Una sfida comune con la quale noi predicatori ci confrontiamo quando utilizziamo la parola di Dio nei nostri sermoni è data dal fatto che quelle persone che hanno dei problemi in uno piuttosto che in un altro ambito, penseranno che non stai utilizzando le Scritture nella tua predica, se non ti riferisci a quel loro problema specifico. Hanno ragione? Non necessariamente.

La tua forma di predicare può migliorare, se inizi a porti dei dubbi più frequentemente o in forma più ragionata, ma non è sbagliato rivolgere il tuo sermone alle persone che necessitano essere informate, o che hanno bisogno di essere esortate ad abbandonare il peccato, anche se la persona che ti sta parlando non è cosi conscia di quella necessità.

Un appunto finale. Il versetto 23.12 recita: "Applica il tuo cuore alle istruzioni e le tue orecchie alle parole di conoscenza" Nelle traduzioni inglesi sembra che la parola tradotta, "applica", non si riferisca nella Bibbia, quasi mai (forse mai) al lavoro del predicatore (come c'insegna l'omiletica) e neanche allo Spirito Santo (come c'insegna giustamente la sistematica) ma al lavoro di colui che ascolta la Parola.

Siamo chiamati ad applicare la parola all'interno dei nostri cuori e ad impegnarci in questo lavoro. Questa è forse la richiesta più importante che potremo fare la prossima domenica per il beneficio di tutto il popolo di Dio.