Come posso cambiare?/Nella trappola del divario

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English: How Can I Change?/Caught in the Gap Trap

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Di Robin Boisvert su Santificazione e Crescita
Capitolo 3 del libro Come posso cambiare?

Traduzione di Tania Ricci

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« Tutti voi che lottate con rabbia, per favore, venite avanti. Vorremmo pregare per voi. »
Era una domenica mattina. Avevo appena finito una predica sulla rabbia e volevo dare allo Spirito Santo un'opportunità di lavorare nei cuori dei presenti. Non mi sarei mai immaginato la loro reazione.
Una ventina di persone avanzò per porsi di fronte ai fedeli – un gruppo assai grande per una chiesa delle nostre dimensioni. Eppure non fu il numero che attirò la mia attenzione, ma le persone stesse. Erano quasi tutte mamme di bambini piccoli! (Secondo la maggior parte delle madri che ho conosciuto, la rabbia fa parte dei rischi del mestiere).
In quanto loro pastore, sapevo che tutte queste donne erano cristiane serie e devote. Ciò che le spinse a presentarsi davanti a tutti fu la loro intensa frustrazione nell'essere state intrappolate nel divario – il divario tra la norma biblica di autocontrollo e il loro fallimento nell'essere all'altezza di un tale standard.
Che il problema sia la rabbia, la paura, l'inquietudine o qualcosa di più comune come la pigrizia, tutti noi abbiamo fatto l'esperienza del divario che esiste tra quello che siamo e quello che dovremmo essere. La Bibbia ci considera come creature nuove, come vincitori o dominatori. Non siamo solo conquistatori – siamo molto più di questo (Ro 8, 37). E a volte ci sentiamo proprio così. Molto più spesso, però, ci risulta difficile vedere aldilà dei nostri limiti e dei nostri continui fallimenti. E pare sempre che proprio in quei momenti della nostra vita emerga dalla nostra lettura biblica il versetto di Matteo 5, 48 : “Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.”
Come approfondimento:
Anche l'apostolo Paolo è finito nella trappola del divario (Romani 7, 21-25). Riesci ad identificarti alla sua frustrazione?
Quindi sospiriamo piano e pensiamo: Non sarà mai.
Questo modo di pensare, lo chiamo “la trappola del divario”. Ecco come funziona: in quanto cristiani, abbiamo una certa conoscenza di ciò che Dio si aspetta da noi. Ma realizziamo meno di ciò che sappiamo di dover realizzare. Qui esiste dunque un divario tra ciò che sappiamo essere richiesto e le nostre azioni reali. Se il divario tra ciò che sappiamo e il modo in cui viviamo si allarga troppo, possiamo giustamente chiamarci degli ipocriti.
“Il punto della vita cristiana è di diventare nella nostra natura intrinseca ciò che già siamo in Cristo... Lo scopo di questi versetti (p.es. Romani 6, Colossiani 3, 5-14, Efesi 4, 22-32) è di mostrarci il grande divario tra quello che dobbiamo essere in Cristo (giustificazione) e quello che siamo veramente nella vita di tutti i giorni (santificazione), al fine di colmarlo al più presto... Lo scopo di Paolo è di spingerci a diventare nella vita quotidiana ciò che dovremmo già essere in Cristo.”
-Jay Adams

Il divario è un fatto nella vita cristiana. Per la maggior parte di noi, non c'è bisogno che ci vengano enumerate le nostre inconsistenze, ne siamo fin troppo coscienti. Questo dovrebbe mantenerci umili e dipendenti da Dio al fine di ottenere successo. Il divario però proviene spesso dalla nostra ignoranza della dottrina di santificazione. Invece di riconoscere il fatto che esiste questo divario per spingerci avanti in un'ardente confidenza in Cristo, lo lasciamo condannarci e fermare la nostra progressione. Siamo intrappolati nel pensiero che siamo dei perdenti, dei falliti, dei buoni a nulla... e... forse anche il pensiero di non essere cristiani. Alcuni si lasciano andare all'inazione o alla disubbidienza. Coloro che si ritrovano rinchiusi in questa trappola (e in un certo senso, succede a tutti) vengono fatti soffrire inutilmente dallo scoraggiamento.
In quanto pastore, una delle mie principali responsabilità è quella di aiutare gli individui a liberarsi dalla trappola del divario. Spesso mi ritrovo a dire alla gente “Ci vorrà tempo, e sicuramente vi verrà richiesto uno sforzo intenso, ma uscire dalla trappola del divario non è difficile. E credetemi, ne varrà la pena!”
Forse vi siete già ritrovati intrappolati nel divario. Forse lo siete ora. Se così fosse, siamo convinti che questo libro potrà aiutarvi a restringere il divario tra ciò chedovreste essere in Cristo e ciò chesiete nella pratica.
Potreste immaginare una vita nella quale riuscireste a sbarazzarvi delle vostre abitudini di peccato e a fare veri progressi verso la santità? Una tale vite è possibile. E questo libro è stato scritto al fine di assistervi ed incoraggiarvi a far sì che quella vita diventi vostra.

Sommario

1. Tra l'"adesso" e il "non ancora"

2. A qualcuno serve il colluttorio?

3. Ne vale la pena

4. Come attingere alla perfezione

5. Sette ragioni di ridurre il divario

6. Discussioni di gruppo

7. Letture raccomandate

8. Note bibliografiche


Tra l' “adesso” e il “non ancora”
1 Ci sono settori nella tua vita in cui sai che non vivi secondo le aspettative divine? (Descrivi brevemente un settore nello spazio qui sotto.)


Senza dubbio, una delle cose più frustranti nella vita cristiana è la contraddizione apparente tra ciò che Dio pensa che siamo e quello che sappiamo di essere, per esperienza. Prendete i Corinzi, per esempio. Ad un certo punto, Paolo li rassicura, “Siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio” (1Co 6, 11). Sembra ovvio, no? Finché non si legge la seconda lettera di Paolo a questa chiesa, nella quale sembra dire esattamente il contrario : “Purifichiamoci da ogni macchia della carne e dello spirito, portando a compimento la nostra santificazione, nel timore di Dio” (2Co 7, 1).
Medita su 1Gi 3, 2-3. Quale impatto dovrebbero avere i nostri pensieri del “non ancora” sull'“adesso”?
Immagino la confusione dei Corinzi. Erano dunque santificati... o contaminati? In realtà, erano entrambi, e così anche noi. Per spiegare questo, concedetemi una piccola parentesi.
Il regno di Dio è sia “adesso” che “non ancora”. E' al presente per certi aspetti e al futuro per altri. Il Nostro Signore è venuto proclamando e dimostrando che il regno (o la regola) di Dio avesse intersecato la storia umana : “Se invece io scaccio i demoni con il dito di Dio, è dunque giunto a voi il regno di Dio” (Luc 11, 20). Ciononostante, il regno di Dio non è giunto nella sua totalità. Ciò non avverrà prima del ritorno al potere di Gesù, quando si piegherà ogni ginocchio e quando ogni lingua confesserà che Egli è il Signore. Fino ad allora, senza negare la realtà presente del regno di Dio, preghiamo con fervore “Venga il tuo regno” (Mat 6, 10).
Visto in questo modo, il regno di Dio è paragonabile alle nostre singole vite. Dio, attraverso il suo meraviglioso lavoro di santificazione, ci ha dichiarati giusti. Il nostro stato legale davanti a lui è cambiato. La faccenda è stata risolta una volta per tutte nell'alta corte dei cieli. Ma da questa parte del cielo, però, la nostra trasformazione è un progetto in corso. Il processo di santificazione mi occupa personalmente come cristiano, ma in quanto pastore mi fornisce tantissimo lavoro.
Dunque, otteniamo la vittoria in Cristo, oppure no? Siamo vincitori o vinti? Oscar Cullman suggerisce un'analogia con la Seconda Guerre Mondiale che penso può aiutarci a capire la contraddizione apparente.
La storia ricorda due giorni importanti verso la fine della Seconda Guerra Mondiale : il D-Day e il Giorno della Vittoria in Europa. Il D-Day si riferiva al 6 giugno del 1944, quando le forze alleate atterrarono sulle spiagge della Normandia in Francia. Si trattò di un momento decisivo per la guerra; una volta l'atterraggio effettuato con successo, il destino di Hitler fu segnato. La guerra era essenzialmente finita. Eppure, la vittoria completa in Europa (Giorno della Vittoria) non arrivò prima del 7 maggio 1945, quando le forze tedesche si arresero a Berlino. Quest'intervallo di undici mesi viene ricordato come uno dei periodi più cruenti della guerra. Sorsero delle battaglie campali in Francia, in Belgio e in Germania. Sebbene sia stato ferito mortalmente il nemico, non soccombette immediatamente.
“L'elezione divina è la garanzia che Dio si accingerà a completare con la sua grazia santificatrice ciò che la sua grazia di elezione ha già iniziato. Questo è il significato del Nuovo Testamento: l'ubbidienza non viene semplicemente imposta da Dio, ma donata”.
-John Piper
La croce era il nostro D-Day. Quel giorno, Gesù Cristo nostro Signore morì per rompere le catene del peccato del suo popolo. Fummo giustificati sulla base della sua morte e resurrezione. Ma la vittoria finale aspetta il ritorno di Cristo. Non ci sono dubbi sull'esito della faccenda. Tuttavia ci ritroveremo ancora coinvolti in schermaglie e battaglie fino a quando non apparirà il Signore nella sua gloria per vincere per sempre le forze oscure.
Se la teniamo a mente, questa distinzione può risparmiarci tanto sconforto. Se la battaglia fa furore, la guerra non è ancora stata vinta. Essere coscienti del lavoro portato in porto da Cristo per noi è essenziale per il morale nella nostra ricerca di santificazione. Dobbiamo studiare e meditare sulla grande dottrina di santificazione finché essa non sprofondi
Come approfondimento:
Leggi 1Pietro 5, 8-9. Benché l'ultimo trionfo di Dio sia inevitabile, ci viene imposto di lottare con sano rispetto per il nostro avversario.
nella nostra coscienza.
A qualcuno serve il collutorio?
Pur essendo pienamente giustificati in Cristo (D-Day), non siamo in nessun modo pienamente santificati (Giorno della Vittoria). Alcune persone non sono riuscite a capire questo fatto.
L'insegnante di religione Ern Baxter racconta di un incidente che è avvenuto durante il Movimento della Seconda Pioggia, alla fine degli anni quaranta. Un insegnamento eretico, chiamato “i figli manifesti di Dio” era emerso. Si trattava essenzialmente di una dottrina che prometteva una santificazione totale nel corso di questa vita. Nella sua forma estrema, vi era inclusa la credenza che un'élite spirituale avrebbe ricevuto dei corpi glorificati prima del ritorno di Cristo.
Alla fine di un'assemblea durante la quale predicò Baxter, diversi figli (e figlie) manifeste entrarono nel fondo della sala vestiti con abiti bianchi. Una volta terminata la predica di Baxter, avanzarono per porsi davanti al pubblico e tentarono di accaparrarsi dei discepoli per la loro dottrina di assoluta perfezione. Così racconta la storia : “La donna che faceva loro da capo aveva un gran bisogno di collutorio. Non è il tipo di perfezione alla quale aspiro.
Più comuni ancora del resoconto di Baxter sono le situazioni che risultano da una visione superficiale e semplicistica della santificazione.
2 Se tu dovessi cercare la perfezione totale in questo mondo, quale di queste affermazioni ti sarebbe più difficile da conseguire?

-Non oltrepassare mai, neanche di un chilometro, il limite di velocità
-Parlare con gentilezza e amabilità ad ogni commerciante che ti chiama al telefono
-Evitare tutte le calorie inutili
-Alzarti subito quando suona la sveglia invece di lasciarla risuonare più volte

-Pagare le tasse con allegria
Quand'ero ancora un giovane credente, incontrai un ragazzo di nome Greg, un ladruncolo dichiarato e drogato che sembrava essersi convertito durante la sua detenzione. La sua determinazione a vivere la sua vita cristiana mi impressionò. La sua postura rifletteva una certezza audace e pavoneggiava leggermente. Parlava come se il peccato non fosse più un problema per lui. Più di una volta mi raccontò come fosse stato “salvato, santificato e riempito di Spirito Santo”.
Come approfondimento:
Leggi Mat 26, 41. Quando può essere lecito assumere che si è “giunti” alla santificazione?
A sentire la sua descrizione sembrava tutto così semplice. Un giorno, quand'era ancora un cristiano tutto nuovo, era salito su un treno e quando ne discese diverse ore più tardi aveva avuto ciò che chiamava un' “esperienza di santificazione”. Mi assicurò che una tale esperienza fosse un preludio necessario al ricevimento del battesimo nello Spirito Santo, e che una volta avvenuto, tutto si metteva a posto.
La santità non conduce a Cristo. E' Cristo che conduce alla santità.
-Adrian Rogers
Devo ammettere che alcune cose riguardanti Greg non sembravano affatto santificate. Giudicava troppo in fretta e aveva un atteggiamento da fariseo. Poteva essere allo stesso tempo autoritario e meschino. Ricordo le sue osservazioni indignate quando un amico depose inavvertitamente qualcosa sulla sua Bibbia : “Scusa, ma mi sembra che quella sia proprio la Parola di Dio!”. Certamente, era capace di citare la Bibbia e sembrava intendere questa faccenda della santificazione. Che colpo fu allora quando ricominciò a vendere e fare uso di droghe pesanti.
I problemi di Greg includevano una comprensione incompleta, quindi incorretta, degli insegnamenti biblici sulla santificazione. Aveva fatto ciò che fanno tanti, si era concentrato unicamente sui testi della Scrittura a lui cari e che sembravano convalidare la sua esperienza personale.
La santificazione è sia definita (avviene durante la conversione), sia progressiva. Non è successa tutta in una sola esperienza del passato, ma non si deve nemmeno pensare come un avvenimento che avviene a gradi. Siamo stati cambiati e stiamo cambiando. Senza diminuire l'entusiasmo del successo del nostro atterraggio in Normandia, dobbiamo essere sobri e realistici mentre valutiamo l'opposizione esistente tra noi e Berlino. L'opzione di salire su un treno di santificazione non esiste per noi, come Greg affermava di aver fatto. Si tratta di una lotta ad ogni passo.
Ne vale la pena
Per molti, “santificazione” è un'altra di quelle lunghe parole teologiche che si sentono spesso ma che si capiscono di rado. Sembra scolastica e poco pratica. Eppure è intensamente pratica. La dottrina di santificazione risponde a delle domande che si pone ogni cristiano nella storia della Chiesa.
Come posso cambiare?
Come posso crescere?
Come posso diventare come Cristo?
Come posso uscire dalla trappola del divario?
Qualsiasi cosa capace di porre risposta a queste domande è degna di uno sforzo. L'appendice A (pagina 93) spiega come vari rami della Chiesa hanno gestito questo problema in passato, ma vediamo ora quello che possiamo imparare da questa dottrina essenziale quando si applica a noi oggi.
Il significato biblico della parola “santificare” è “distinguere; consacrare”. (Santità deriva dalla stessa radice greca). Può essere applicata ad una persona, un luogo, un'occasione o un oggetto. Quando qualcosa è santificato, non è più destinato ad un uso comune ma dedicato ad un uso speciale. Ad esempio, ai tempi di Mosè, il giorno dell'Espiazione era distinto (santificato) per un Dio santo. Quel giorno divenne un giorno santo. Una cosa santificata non diventa semplicemente santa perché è distinta; la sua santità deriva da ciò a cui è devota. Solo Dio può impartire la santità, in quanto Lui solo è santo.
Teologicamente, il termine “santificazione” è stato usato per descrivere il processo che avviene nel credente quando lo Spirito di Dio lavora in lui per farlo assomigliare a Cristo. Il processo inizia nel momento in cui rinasciamo e continua per tutta la vita. E' caratterizzato da un conflitto quotidiano dovuto al fatto che facciamo nostre la grazia e la forza di Dio al fine di sconfiggere il peccato che è in noi.
La santità può salvarci? Può allontanare il peccato, diventare una soddisfazione al pari delle trasgressioni, pagare i nostri debiti a Dio? No, per nulla. Dio mi sia testimone, mai affermerò questo. La santità non può portare a nessuna di queste cose. I migliori santi sono tutti 'servitori inutili'. Le nostre opere più pure non sono altro che vecchi stracci, se si osservano alla luce della santa legge di Dio. L'abito bianco, offerto da Gesù e di cui si veste la fede dev'essere la nostra sola virtù, il nome di Cristo la nostra unica sicurezza, il libro di vita dell'Agnello il nostro unico biglietto per il paradiso. Con tutta la nostra santità, non siamo altro che peccatori. Le nostre opere migliori sono macchiate e tinte di imperfezioni. Sono tutte più o meno incomplete, sbagliate nel motivo o difettose nel loro rendimento. “Per questa grazia infatti siete salvi mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene.” (Efe 2, 8-9).
-J.C.Ryle
Ricordiamoci che la colpa del peccato è stata già assolta attraverso la giustificazione, come spiega Anthony Hoekema; la santificazione rimuove linquinamento del peccato:
'Con la parola colpa intendiamo lo stato di meritare una condanna o di essere passibile di punizione perché la legge di Dio è stata violata. Nella giustificazione, che è un atto dichiarato di Dio, la colpa del nostro peccato è tolta sulla base del lavoro di espiazione di Gesù Cristo. Con la parola inquinamento, tuttavia, vogliamo significare la corruzione della nostra natura come risultato del peccato e che, a sua volta, produce ulteriore peccato. In seguito alla Caduta dei nostri primi genitori, siamo nati tutti in uno stato di corruzione; i peccati che commettiamo non derivano solo da quella corruzione, ma vi si aggiungono. Nella santificazione, l'inquinamento del peccato è in corso di eliminazione (anche se non verrà completamente rimosso prima della vita che verrà).
Come approfondimento:
Realizzi quanto importante e benefico sia il timore del Signore? (Vedi Salmo 19, 9 e 25, 14; Proverbi 1, 7 e 9, 10; e 1Pietro 1, 17).
Nella Bibbia, la santificazione viene anche descritta come una crescita nella santità. Con la parola santità mi riferisco alla devozione a Dio ed al carattere che emerge da tale devozione. La santità comprende amore e desiderio di Dio. Include anche il timore di Dio, ciò che John Murray ha chiamato l' “anima della santità”. Il cristiano, essendo stato liberato dal timore del tormento eterno, teme Dio focalizzandosi non sulla sua collera, ma sulla sua “maestà”, santità e gloria trascendente. Il timor di Dio ha un effetto purificante sul cuore ed è un presupposto all'intimità con Dio.
La santità richiede molto di più della semplice moralità o zelo. Sorge da un'unione con Cristo e da una passione al fine di onorarlo. Una persona devota desidera assomigliare al suo Signore per procurargli piacere. Vuole provare ciò che prova Dio, pensare i suoi pensieri e fare la sua volontà. In breve, desidera far sua la personalità di Dio per glorificarlo.
“Secondo il Breve Catechismo di Westminster (Westminster Shorter Catechism, Q.35), la santificazione è l'opera della grazia benevola di Dio, con la quale siamo rinnovati completamente secondo l'immagine di Dio e siamo sempre più capaci di morire nel peccato e di vivere nella virtù. Il concetto non è quello di vedere eradicato completamente il peccato (sarebbe una pretesa troppo grande) o semplicemente neutralizzato (il che sarebbe troppo limitato), ma si tratta di un cambiamento totale di comportamento, capace di liberarci da abitudini di peccato e di suscitare in noi affezioni, disposizioni e virtù ispirate da Cristo.
-J.I. Packer
Nessuna impresa è più degna di ricevere lo sforzo di un'intera vita : “Esercitati nella pietà, perché l'esercizio fisico è utile a poco, mentre la pietà è utile a tutto, in quanto porta con sé la promessa della vita presente come di quella futura.” (1Ti 4, 8).
Sia l'uomo, sia Dio giocano un ruolo chiave nel grazioso lavoro di santificazione. Dio, attraverso la sua grazia meravigliosa, inizia la nostra salvezza e impartisce il desiderio ed il potere di sconfiggere il peccato. In risposta alla sua grazia, e fiduciosi in essa, ubbidiamo al comandamento biblico di “attendere alla vostra salvezza con timore e tremore. E' Dio infatti che suscita in voi il volere e l'operare secondo i suoi benevoli disegni” (Fil 2, 12-13).
Il Nuovo Testamento rappresenta un percorso per una vita santa che è una via di mezzo (anzi, una via superiore) tra legalismo da una parte e permissività dall'altra. Quelle tradizioni religiose che si sono focalizzate troppo sul lavoro eseguito da Dio in noi, senza aspettarsi che quel lavoro risultasse in un desiderio crescente di santità, hanno deviato il loro percorso verso la permissività. “Perché molti, ve l'ho già detto più volte e ora con le lacrime agli occhi ve lo ripeto, si comportano da nemici della croce di Cristo: la perdizione però sarà la loro fine, perché essi, che hanno come dio il loro ventre, si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi, tutti intenti alle cose della terra.” (Fil 3, 18-19). D'altro canto, ci sono coloro che hanno enfatizzato così tanto la parte umana che elevano questa tecnica al di sopra della verità di Dio e finiscono nel legalismo. (Ci sono, ovviamente, diversi sfumature in queste deviazioni).
Come attingere alla perfezione
Medita su Timoteo 6, 11-16. Paolo sarebbe stato un sergente istruttore davvero motivante!
Sento spesso i cristiani fare questa domanda : “Per quanto tempo può andare avanti questo processo di santificazione? Sarò mai liberato completamente dal peccato?”. E' una domanda di particolare rilevanza quando si legge una dichiarazione come quella di Paolo alla chiesa dei Filippesi : “Quanti dunque siamo perfetti, dobbiamo avere questi sentimenti; se in qualche cosa pensate diversamente, Dio vi illuminerà anche su questo.” (Fil 3, 15). Gesù lo ha espresso in modo ancor più evidente in un versetto citato precedentemente : “Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.” (Mat 5, 48).
3 Vediamo con questo piccolo questionario di vero o falso se hai capito gli argomenti di questo capitolo.
(Le risposte si trovano alla fine della pagina 9)

-La parola 'santificare' significa 'separare, dissacrare' V F
-La santificazione inizia nel momento in cui rinasci e continua per tutta la vita V F
-La colpa dei nostri peccati è stata assolta dalla giustificazione. V F
-La santità si riferisce esclusivamente alla moralità e allo zelo di una persona. V F

-Dio solo ha la responsabilità della nostra santificazione. V F
Ma Dio si aspetta veramente che noi raggiungiamo la perfezione?
Molti sono stati spinti a seguire Dio per il loro desiderio di perfezione. Attraverso la storia umana, poeti e filosofi hanno espresso il desiderio di riconquistare l'innocenza e purezza perdute. I cantautori contemporanei Crosby, Stills e Nash hanno celebrato l'esperienza di Woodstock con una canzone che diceva “Siamo polvere di stelle, siamo fatti di oro, siamo intrappolati nel patto del diavolo. E dobbiamo ritornare al Giardino.”
“Quando l'alba della... santità di Dio si apre sui nostri spiriti, ci ritroviamo liberati da ogni pensiero superficiale o inadeguato a proposito della nostra propria santificazione. Siamo anche protetti da ogni insegnamento futile che c'incoraggia a pensare all'esistenza di scorciatoie meno faticose per raggiungere la santità. La santità non è un'esperienza; è la reintegrazione della nostra personalità, la ricostruzione di una rovina. E' un lavoro abile, un progetto a lungo termine richiedente tutti i mezzi datici da Dio per la vita e la santità.
-Sinclair Ferguson
Il problema è che non siamo perfetti, e ne siamo consapevoli. Nel mondo fantastico del cinema, Mary Poppins può descriversi come “Praticamente perfetta sotto ogni aspetto”, non funziona così nella vita reale. E sicuramente non si raggiunge la perfezione attraverso Woodstock.
R.A. Muller fa notare che la Scrittura ci dice chiaramente di essere perfetti, e ci dà allo stesso tempo la prova che la perfezione è irraggiungibile in questa vita. E' per noi un vero dilemma. Non siamo liberi di alzare le braccia ed ammettere la sconfitta. Ma non possiamo neppure adottare un comportamento troppo fiducioso nei confronti della perfezione, perché ciò si apparenterebbe di più ad un atteggiamento positivo che alla Bibbia. L'unico modo di risolvere questo dilemma è di comprendere che il Nuovo Testamento vede la perfezione in due maniere diverse.
Ciò che Paolo suggerisce ai Filippesi era maturità, non perfezione. Osservate come la Nuova Versione Internazionale traduce il suo commento alla chiesa filippesa : “Quanti dunque siamo maturi, dobbiamo avere questa visione delle cose”. “Perfetti” in questo senso può essere meglio descritto come “coloro che hanno effettuato progressi ragionevoli di crescita e stabilità spirituali.”
Medita su 1Pietro 1, 14-16. Questo comando ti sembra poco realistico? Dio ti chiederebbe mai di fare l'impossibile?
E' una cosa naturale per ogni bambino di voler essere grande, di voler essere adulto. Ed è vero anche per il credente. Invece di avere un interesse casuale e non ponderato nella crescita, dovremmo lasciare questa chiamata verso la perfezione spingerci in avanti in una ricerca seria al fine di assomigliare a Gesù. L'esempio di Paolo stesso dovrebbe essere un modello per tutti noi :
Risposte: F, V, V, F, F
'Non però che io abbia già conquistato il premio o sia ormai arrivato alla perfezione; solo mi sforzo di correre per conquistarlo, perché anch'io sono stato conquistato da Gesù Cristo. Fratelli, io non ritengo ancora di esservi giunto, questo soltanto so: dimentico del passato e proteso verso il futuro, corro verso la meta per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù.' (Fil 3, 12-14)
Una volta, si poteva leggere su un adesivo famoso incollato sul retro di alcune macchine: “I cristiani non sono perfetti – ma sono stati perdonati”. Quale tipo di comportamento viene riflesso qui? (specialmente se la macchina va a velocità elevata)
Troviamo un secondo uso della parola perfezione nella prima lettera di Paolo ai Corinzi. “Ma quando verrà ciò che è perfetto”, dice, “quello che è imperfetto scomparirà” (1Co 13, 10). In questo senso, la perfezione è un termine strettamente riservato alla Divinità – una perfezione che non si troverà prima del ritorno di Cristo. Il teologo Louis Berkhof
“Dobbiamo avere il bene in noi prima di poterlo diffondere”
-Hugh Latimer
preferisce parlare delle perfezioni di Dio piuttosto che dei suoi attributi. Solo Dio non ha colpe. Non importa quanto riusciamo a maturare in questa vita, mai raggiungeremo la perfezione prima del giorno in cui Dio ci renderà perfetto nella gloria.
Sette ragioni per colmare il divario
In generale, la santità provoca un'impressione negativa. Viene spesso percepita come un'esistenza tetra, piena di difficoltà e priva di gioia. E' considerata come un'autodisciplina condiscendente, quand'è invece un'esperienza piena di felicità. Per concludere, rifiutiamo quest'idea, analizzando alcuni dei tanti benefici e benedizioni che otteniamo seguendo Cristo. Ecco i sette frutti della santificazione:
Dio è glorificato. Quando entriamo nella santità, accordiamo valore al fatto che Dio sia reale e magnifico, come lo affermiamo. Paolo ci spiega che le opere buone dei cristiani abbelliscono la dottrina di Cristo (Tit 2, 10). Coloro che negano Dio sono costretti anch'essi ad ammettere la sua esistenza quando il suo popolo segue le sue vie.
Comunione continua in questa vita con la Divinità. “Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui.»” (Gio 14, 23). Percepire la presenza continua del Padre e del Figlio attraverso lo Spirito Santo è una gioia e un conforto straordinario. E Gesù indica che la sua presenza è pervasa da amore, non è né indifferente, né impersonale. Naturalmente, il suo potere segue la sua presenza, e ci permette di sopraffare gli ostacoli della vita.
“Non c'è gioia perpetua senza santità... Quanta importanza ha quindi la verità santificante! Quanto cruciale è la Parola che rompe il potere dei piaceri contraffatti! E di quanta vigilanza dobbiamo usare per illuminare i nostri sentieri e riempire i nostri cuori della parola di Dio.
-John Piper
Compagnia degli altri cristiani. Se camminiamo nell'oscurità, non possiamo godere di relazioni autentiche con altri credenti. “Ma se camminiamo nella luce, come egli è nella luce, siamo in comunione gli uni con gli altri, e il sangue di Gesù, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato” (1Gi 1, 7).
Il Signore promette di darci dei compagni per accompagnarci sulla via della santificazione. Per quanto mi riguarda, ho capito che la verità di Dio abbinata all'esempio del suo popolo è assolutamente necessaria al mio sviluppo spirituale. E quando ho seguito le sue vie, ho sempre avuto entrambi. Per riuscire, abbiamo bisogno gli uni degli altri. La santità e la comunità cristiana sono strettamente legate.
Promessa di salvezza. Seppure la nostra salvezza non sia basata sulla nostra ricerca di santità, la promessa di salvezza vi è certamente legata. Nella sua seconda lettera, Paolo esorta i suoi lettori a fornire ogni sforzo per accumulare virtù spirituali, aggiungendo la bontà alla fede e la conoscenza alla bontà fino a quando la padronanza di sé, la perseveranza, la santità, la bontà fraterna e l'amore sono presenti in abbondanza (2Pi 1, 5-9). Ci avverte che quando queste virtù vengono a mancare, si potrebbe dimenticare...
..che si è stati purificati dagli antichi peccati. Quindi, fratelli, cercate di render sempre più sicura la vostra vocazione e la vostra elezione. Se farete questo non inciamperete mai. Così infatti vi sarà ampiamente aperto l'ingresso nel regno eterno del Signore nostro e salvatore Gesù Cristo (2Pi 1, 9-11).
Evangelismo. Quand'ero giovane e ancora sotto l'impresa del peccato, ho tentato di trovare dei difetti nei cristiani al fine di poter rifiutare il loro messaggio e considerarli come degli ipocriti. Benché non fossero perfetti, non riuscivo tuttavia a trovare nessuna inconsistenza grave. La grande famiglia che venne verso di me con il vangelo mi impressionò non tanto per via delle sue parole, quanto per il suo stile di vita. Il marito amava la moglie, la moglie rispettava il marito, i figli ubbidivano ai loro genitori e erano tutti felici. Non avevo mai visto nulla di simile.
E' stato detto che se il mondo non segue la sua Bibbia, certamente segue i suoi cristiani. Dio usa le persone devote per raggiungere gli altri. Non perfette, ma devote.
Medita su 1Pietro 2, 12. I non-cristiani forse disprezzano il tuo stile di vita, ma alla fine, quale effetto avrà esso su di loro?
'Comprensione, saggezza e conoscenza. Questi tesori sono alla portata di coloro che cercano Dio senza riserve (Pro 2, 1-11). Sono sottratti da coloro che usano il disprezzo, dai ribelli, dai folli.
Vedere Dio. La Scrittura ci dice: “Cercate la pace con tutti e la santificazione, senza la quale nessuno vedrà mai il Signore” (Ebr 12, 14). La piena comprensione di questo versetto rimane un mistero, ma la Scrittura ha molto da dire sulla “visione beata”, ovvero il fatto di vedere Dio. Ciò avverrà dopo il ritorno del Signore, quando ogni nemico sarà stato sconfitto e quando saremo completamente santificati. A quel punto, la nostra visione di Dio sarà continua ed intensa, senza la distrazione o la confusione provocata dal peccato. Allora avremo una vera conoscenza di noi stessi, come siamo realmente e come veniamo percepiti. La nostra conoscenza di Dio non sarà però mai completa, in quanto
“Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.”
-Gesù (Matteo 5, 8).

continuerà sempre a rivelarci gradualmente la sua persona infinita e magnifica.
“Beati i puri di cuore,”, dice Gesù, “perché vedranno Dio” (Mat 5, 8). Quest'illuminazione costante della sua grandezza e bontà è senz'altro la maggior meraviglia che possa derivare da una vita di santità.
Come potete vedere, ci sono moltissimi buoni motivi per richiudere il divario tra le aspettative di Dio e la nostra esperienza propria. Siamo stati creati per dividere la sua santità – non solo nei cieli, ma qui sulla terra. Piano piano, possiamo imparare a superare il peccato e vivere in un modo che rifletta progressivamente la gloria e la personalità di Dio.
In questo primo capitolo, abbiamo tentato di stimolare il vostro appetito per la santità. Con il capitolo Due, cercheremo di costruire la struttura biblica necessaria alla realizzazione di una vita santa – e felice.


Discussioni di gruppo
1.Che tipo di sintomi presenta colui che è imprigionato nella trappola del divario?
2.Un certo divario tra le aspettative di Dio e le nostre azioni è inevitabile. Ma se esso diventa troppo grande, diventiamo degli ipocriti. Dov'è il limite?
3.Come può la santificazione essere storia passata e allo stesso tempo speranza per il futuro?
4.Il timore del Signore, dice l'autore, è “un presupposto all'intimità con Dio”. (pagina 7) Che cosa intende?
5.In quale misura il cristiano maturo dev'essere libero dal peccato?
6.Adesso che avete finito questo capitolo, come spieghereste Matteo 5, 48 ad un cristiano appena convertito?

Letture consigliate
Come aiutare la gente a cambiare [How to Help People Change] di Jay E. Adams (Grand Rapids, MI: Zondervan Publishing House, 1986)
Salvati dalla Grazia [Saved by Grace] di Anthony A. Hoekema (Grand Rapids, MI: Eerdmans Publishing Co., 1989)
Note bibliografiche