Come affrontare la collera

Da Libri e Sermoni Biblici.

Risorse Correlate
Altro Di Henry Brandt
L'Indice degli Autori
Altro su L’Ira
L'Indice degli Argomenti
A proposito di questa traduzione
English: How to Deal with Anger

© Christian Counseling & Education Foundation

Condividi
La nostra missione
Questa risorsa è pubblicata da Gospel Translations, un ministero online il cui scopo è rendere libri e articoli che parlano del vangelo disponibili gratuitamente in ogni paese e lingua.

Per saperne di più (English).
Come puoi aiutarci
Se parli bene l’inglese, puoi aiutarci come traduttore volontario.

Per saperne di più (English).

Di Henry Brandt su L’Ira
Una parte della serie Journal of Biblical Counseling

Traduzione di Chiara DAndrea

Se mi forzassero a fare una classifica di peccati, dal peggiore al meno distruttivo,...i primi due sarebbero la collera e l’inganno...

Non tutti siamo alcolizzati, non tutti rubiamo, o bestemmiamo, o commettiamo adulterio. Ma tutti lottiamo contro la collera. È un problema universale. Lo ho riscontrato tra i cannibali primitivi nella Jaya iraniana, tra persone illetterate in piccoli villaggi nella profonda foresta dello Zaire, da bambino tra i miei compagni di gioco, tra i miei genitori, tra i parrocchiani, tra i Pastori, tra persone altamente istruite, tra i ricchi, tra le persone al governo. E si, anche in me stesso.

Non è possibile decidere di arrabbiarsi. Puoi anche prendere precauzioni ben precise per evitare la collera. Ma, prima o poi, questa verrà provocata dentro di te da un ricordo, da un certo comportamento, da una conversazione, una telefonata o una lettera. Farà battere il tuo cuore più velocemente, ti farà sudare, irrigidire i muscoli, rovinerà il tuo sistema digestivo, cambierà il tuo modo di pensare, detterà il tuo modo di agire e ti farà dire cose che non dovresti dire.

Sembra esserci un tacito accordo che la collera debba essere domata. Eppure c’ è un difuso disaccordo sulla causa della collera e sul modo in cui curarla...

Una percezione sbagliata della collera

La frase che segue riassume ciò che quasi tutti quelli che vengono da me per una consultazione dichiarano: “La mia collera è una reazione normale e giustificabile al modo in cui sono stato trattato”.

È raro che qualcuno si domandi nel profondo dell’anima se la collera possa essere un peccato. Quella parola è quasi scomparsa dal vocabolario. Invece, la gente dichiara di essere infelice, tesa, ansiosa, preoccupata, scontenta, incompresa, non creduta, non amata o sotto un’enorme pressione. Le parole di moda sono stressato o esaurito...

Quello che ci racconta la Bibbia sulla collera

La maggior parte delle persone in terapia sostengono di avere il diritto di essere arrabbiate. “Dopo tutto quello che mi è accaduto, puoi darmene colpa?”, dicono decisamente in loro difesa... Ma fino a quando continueranno a difendere la loro ira, non vedranno il bisogno, né avranno il desiderio di cambiare e quindi di essere espiati dall’infelicità causata dalla loro collera.

Uno dei versi più quotati della Bibbia è il seguente: “Sii arrabbiato, ma non peccare: non lasciare che il sole tramonti sulla tua ira” (Efesini 4:26).

La maggior parte delle persone in terapia sostengono di avere il diritto di essere arrabbiate.

I miei pazienti dichiarano tutti che questo verso sta a significare che la loro rabbia non è un peccato. Comunque sia, c’è una parte dello stesso verso che è inequivocabile: dì pure che la tua collera sia una virtù se vuoi, ma liberatene prima del tramonto.

Solo cinque versi dopo di “Sii arrabbiato, ma non peccare” il passaggio dice chiaramente che possiamo lasciare che la collera sia rimossa da noi (vedi Efesini 4:31). Galati 5:16 dice chiaramente che coloro che camminano nella grazia dello Spirito, non hanno bisogno di lottare contro la collera, che è un atto di natura peccaminosa. Non c’è alcun rimedio umano. Solo Dio può purificare il nostro cuore.

Prendiamo nota di quali altri consigli biblici ci siano a riguardo di come gestire la collera:

Il Signore promette di aiutarci. Affrontare i peccati è la Sua specialità.

Mi sembra palese che Dio si aspetti che noi affrontiamo i problemi che ci circondano con il Suo amore nei nostri cuori. Continuiamo a leggere:

La reazione di Gesù ai malvagi, quando lo crocifissero tra due criminali, fu: “Padre, perdonali, perchè non sanno quello che fanno” (Luca 23:34).

Ma il vero problema è come possa un essere umano, che naturalmente reagisce con rabbia ai cambiamenti della vita, rispondere con amore invece che con la collera? Umanamente parlando, bisogna ammettere che questo consiglio biblico è impossibile da realizzare. Sappiamo tutti che tenersi dentro la rabbia non è la soluzione. La rabbia non espressa può rovinare la salute di una persona e distorcerne i pensieri. Si potrebbe diventare una bomba ad orologieria, programmata ad esplodere alla prima provocazione esterna.

La Bibbia offre una soluzione radicale: “Mettila da parte. Fermala”. Questo è umanamente impossibile. Proprio così, ci vorrebbe un miracolo. C’è bisogno di un aiuto soprannaturale.

I passi per cambiare

Primo passo: Riconoscere che la Collera sia un peccato

La ricetta biblica per risolvere una collera distruttiva è precisa e forte. Conflitti, malizia, odio, collera, scoppi d’ira, dissensi e litigi sono cose della carne – di natura peccaminosa (vedi Galati 5:19-21; Colossesi 3:8). Sono peccati e questa è una buona notizia in quanto c’è una soluzione divina ai peccati. Il Signore promette di aiutarci. Affrontare i peccati è la sua specialità. “In nessun altro può esserci salvezza, non c’è alcun altro nome dato agli uomini sotto questo cielo nel quale ci è dato salvarci” (Atti 4:12, NIV). Un semplice passo che possa darci la forza di “fermare” reazioni di collera è quello di invitare Gesù ad entrare nella nostra vita. Eppure molte persone capaci e abili trovano difficile accettare di aver bisogno di un aiuto soprannaturale.

“Riesco a gestire la mia collera. Non è abbastanza?” Certo è meglio che scoppiarne. Comunque, solo Dio può aiutarci a fermarla. Poichè la collera è un peccato, c’è bisogno di un Salvatore che ci redima dai nostri peccati: “Se confessiamo i nostri peccati, Egli che è fedele e giusto, ce li perdonerà e ci purificherà da tutte le nostre colpe” (1 Giovanni 1:9).

Secondo Passo: Sostituire la collera con sentimenti divini

Una volta perdonati, e con il cuore candido, solo allora potremo chiedere a Dio che mandi il potere dello Spirito Santo a produrre i frutti dello Spirito nella nostra vita (vedi Galati 5:22-23):

Ci saranno sempre problemi, igiustizie, continueremo ad incontrare persone difficili – capita a tutti. Avremo ancora bisogno di essere invigorati, attenti e motivati per correggere quello che non va. Ma un Cristiano sa che una persona alimentata dallo Spirito Santo con amore, gioia, pace, sofferenza, benevolenza, bontà, fede, gentilezza e auto controllo ha la forza di conquistare l’amarezza, le parole sarcastiche, l’ansietà, la tensione nervosa e il comportamento violento che un tempo lo caratterizzavano.

L’apostolo Paolo rende il concetto nel modo migliore: “Dico a voi, vivete dello Spirito e non sarete tentati di soddisfare desideri peccaminosi” (Galati 5:16, NIV)...

Lo Spirito di Dio in Uganda

Una cruenta guerra civile era scoppiata in Uganda. C’era carenza di cibo, acqua, veicoli, gasolio e vestiario. Le strade avevano buche grandi come macchine. Eravamo circondati da macchine belliche infernali: carri armati, autocarri, aritglieria. C’erano frequenti posti di blocco presidiati da soldati armati adolescenti. Venimmo fermati ben dodici volte durante il nostro viaggio, di sole venticinque miglia, dall’aeroporto di Entebbe alla capitale di Kampala. Ad ogni posto di blocco, ci fecero aprire i bagagli per ispezionarli.

Il giorno seguente, dovevano recarci alla città di Goma, dove dovevo fare un discorso in un convegno. Sam, il mio autista, aveva girato in vano alla ricerca di gasolio per il nostro veicolo. Eravamo già in ritardo di tre ore quando Sam tornò per dire che era riuscito a trovare del gas a $30 al gallone, $450 in tutto.

Dubitai sul continuare il viaggio. Chi aspetterebbe un ospite straniero che è in ritardo di tre ore? Sam mi convinse ad andare. Fu un viaggio lento e accidentato, e trovammo altri posti di blocco presidiati da soldati ostili. Una volta arrivati, trovammo un convegno pieno di gente. Era così caldo e umido che si respirava a malapena.

Mi sedetti sul palco, di fronte al pubblico. Sapevo che la maggior parte di esso aveva fame. Erano vestiti in modo trasandato. Sapevo bene che nessuno di loro aveva dovuto scegliere, di fronte ad un armadio pieno di vestiti, che cosa mettersi per l’occasione. Cosa mai potevo dire a questa gente, quando a me non era mai accaduto di non sapere cosa mangiare o indossare? Ero sicuro che molti di loro avevano sofferto la morte di un familiare. Molte delle loro famiglie erano disperse, alcune essendo dovute scappare nella foresta per evitare di essere sterminate dalle armi da fuoco. Pregai in silenzio, “Signore, non so che cosa dire a questa gente. Dio, ho bisogno del tuo aiuto.”

L’unica cosa che mi veniva in mente era: “I frutti dello Spirito sono l’amore, la gioia, la pace, la sofferenza, la benevolenza, la bontà, la fede, la gentilezza, l’auto controllo. Contro di questi, non può esserci alcuna legge” (Galati 5:22-23).

Dissi loro che ognuno avrebbe potuto avere un regalo. Il regalo era un frutto dello Spirito. Era disponibile gratuitamente a tutti.

Un messaggio importante

Dopo il convegno, un uomo vestito di stracci venne verso di me. Mi disse che gli ero sembrato incerto su quanto avevo detto. Mi rassicurò che i frutti dello Spirito erano disponibili anche in Uganda, ma che avevo omesso un dettaglio importante dal mio messaggio. Mi chiese se avevo tempo di andare a casa sua. Voleva raccontarmi la sua storia.

Mentre camminavamo lungo una strada polverosa nel caldo intenso, mi indicò una casa piuttosto grande, con forse cinque o sei camere, su nelle colline. “Quella era casa mia,” disse, “ma un giorno arrivarono i soldati di Idi Amin e la sequestrarono per usarla come quartiere generale del suo esercito. La mia famiglia dovette fuggire e tutt’oggi sono nella foresta. Avevo una Mercedes Benz parcheggiata di fronte al mio negozio di vestiti. Un giorno i soldati vennero a prendersi la mia macchina. Poi si presero anche il mio negozio.”

Stavamo camminando su questa strada polverosa, con ai bordi capanne dalle mura di fango e tetti di paglia. Ad un certo punto arrivammo ad una di queste capanne e mi disse che quella era casa sua. Entrammo: era una stanza scura, senza pavimento e con uno scatolone per terra. Mi fece segno di sedermi sullo scatolone e si sedette sull’altra estremità, riprendendo il suo racconto.

“Ero lì seduto sulla mia sedia ed impazzivo al pensiero dei soldati che avevano preso la mia macchina, la mia casa e disperso la mia famiglia. Ero consumato dall’odio, dall’amarezza, dalla collera.

Quando mi forzarono ad abbandonare casa mia, mi portai dietro una sedia. Avevo con me una mucca, che aveva le pulci. Ho barattato la mia sedia per un trattamento anti pulci, ma la mucca morì. Avevo anche una capra e la barattai per dei semi da piantare in giardino. Ma poi non piovette ed i semi non germogliarono. Ora non ho più né la macchina, né il negozio, né la casa, né la famiglia, né la sedia, né la mucca, né la capra e neanche il giardino.

Un giorno, mi sedetti su questo scatolone e ripensai a tutto questo, mi sentivo scoppiare di ira ed animosità. In quel momento un uomo bussò alla mia porta. Disse che era un missionario e che era venuto a dirmi che Dio mi amava. Mi bastò sentire quelle parole. Dio mi ama? E allora scoppiai. Ma tu sai quello che mi è successo?

Nella rabbia, sollevai quell’uomo e lo scaraventai fuori di casa mia. Dio mi ama! Ero talmente irato che non riuscivo a contenermi! Sorprendentemente, l’uomo si alzò e tornò da me. Ero allarmato dalla sua impudenza... Disse che era venuto a parlarmi di Gesù e che avrebbe voluto continuare. Mi disse, Dio ti ama a tal punto da aver sacrificato Suo figlio per te. Se ti rivolgi a Lui, verrà nella tua vita e sanerà il tuo cuore.

Ero furioso! Poi improvvisamente, ciò che quest’uomo mi aveva detto mi diede speranza. Avevo bisogno di qualcosa, così chiesi a Gesù di entrare subito nella mia vita. Così fece. Ora arrivo alla parte della mia storia che ha a che fare con il tuo messaggio. Ti ho detto che mancava qualcosa”.

Forse il 95 percento della collera di una persona altro non è che un peccato, e lo sappiamo tutti.

“Quando chiesi a Gesù di entrare nella mia vita, potevo ancora vedere la mia casa occupata dai soldati, la mia Mercedes Benz guidata dai soldati, il mio negozio rovinato, la mia famiglia dispersa, senza un giardino e mi chiedevo come sopravvivere. Il mio cuore era ancora colmo di animosità verso quei soldati. Il mio nuovo amico mi lesse un verso dalla Bibbia, rivolto ai bambini di Dio: “Se voi perdonerete agli uomini le loro colpe, il Signore perondonerà le vostre, ma se voi non perdonerete agli uomini le loro colpe, il Signore non perdonerà le vostre” (Matteo 6:14-15).

Fu come un improvviso raggio di luce nel buio pesto! Dovevo perdonare quei soldati. Dovevo amarli. Tutto d’un tratto volevo amarli. Aprii il mio cuore e lo svuotai di tutto quell’odio, di quella collera e amarezza che vi avevano regnato. Le sole cose che volevo portare nel mio cuore, erano i frutti dello Spirito”.

“Hai ragione”, disse. “Tutti possiamo avere quei frutti gratuitamente, ma dobbiamo adempiere alla richiesta di Dio. Dobbiamo perdonare agli altri le loro colpe.”

Il mio nuovo amico mi svelò che una volta era l’uomo più ricco dell’ Uganda. Era stato liberato da un insopportabile fardello pieno di peccati (odio, collera, amarezza) ed ora godeva della ricchezza infinita dei frutti dello Spirito, che solo Dio può donarci. Al momento di separarci, gli promisi che avrei condiviso la sua storia con altri....

Un impegno alla penitenza

...Pentirsi per la collera come un peccato è raro. Gesù ci ha spegato il perchè: “Questo è il verdetto: la luce è venuta al mondo, ma l’uomo ama le tenebre perchè le sue azioni sono malvagie. Tutti i malvagi odiano la luce, per paura che le loro azioni vengono svelate” (Giovanni 3:19-20).

Gli impenitenti, nonostante la loro intelligenza, credono che la loro collera sia giustificata in quanto anche Dio si adira. Questo è il perchè del loro “spulciare” i Vangeli per un qualsiasi straccio di prova che Gesù si fosse mai irato. Il termine “giusta indignazione “ confonde la faccenda.

Forse il 95 percento della collera di una persona altro non è che un peccato, e lo sappiamo tutti. La collera è una piaga che affligge tutti noi. Dovremmo solo ammetterlo e accettare l’invito di Gesù: “Venite a Me, tutti voi che tribolate e portate un pesante fardello, ed Io vi farò riposare” (Matteo 11:28).