Se Dio è sovrano, perché pregare parte 2

Da Libri e Sermoni Biblici.

Versione delle 16:24, 10 gen 2012, autore: Steffmahr (Discussione | contributi)
(diff) ← Versione meno recente | Versione corrente (diff) | Versione più recente → (diff)

Risorse Correlate
Altro Di R.C. Sproul
L'Indice degli Autori
Altro su Preghiera
L'Indice degli Argomenti
A proposito di questa traduzione
English: If God Is Sovereign, Why Pray? (pt. 2)

© Ligonier Ministries

Condividi
La nostra missione
Questa risorsa è pubblicata da Gospel Translations, un ministero online il cui scopo è rendere libri e articoli che parlano del vangelo disponibili gratuitamente in ogni paese e lingua.

Per saperne di più (English).
Come puoi aiutarci
Se parli bene l’inglese, puoi aiutarci come traduttore volontario.

Per saperne di più (English).

Di R.C. Sproul su Preghiera
Capitolo 0 del libro Se Dio è sovrano, perché pregare parte 2

Traduzione di Valeria Mandolei

Review Potete aiutarci a migliorare questa traduzione da rivedere per la precisione. Per saperne di più (English).


L'efficacia della preghiera

Dobbiamo guardarci dall'avere una visione fatalistica della questione della preghiera. Non possiamo permetterci di eliminare la preghiera dalla nostra vita solo perché sembrerebbe non avere alcun valore pragmatico. Che funzioni o meno, noi dobbiamo pregare, semplicemente perché è Dio stesso che ci ordina di farlo. Anche con una semplice lettura rapida della Bibbia (e in particolare del Nuovo Testamento) ci rendiamo conto che c'è una forte enfasi sulla preghiera, sulla supplica e sull'intercessione. Non possiamo far altro che aspettarci che il popolo di Dio preghi. Inoltre, nostro Signore rappresenta un modello per noi, in tutti gli aspetti della nostra vita: e se lui ha fatto della preghiera una priorità assoluta della Sua vita, noi non possiamo essere da meno.

Ma è vero anche che le Scritture ci insegnano che, in un certo senso, le preghiere “funzionano”: a questo proposito vorrei fare tre esempi.

Come sapete, l'apostolo Pietro dichiarò coraggiosamente che non avrebbe mai tradito Gesù e che era pronto ad andare in prigione o a morire per il suo Signore. Ma Gesù, invece di complimentarsi con Pietro per la sua determinazione, lo rimproverò dicendogli: “In verità ti dico: questa notte stessa, prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte” (Matteo 26:34).Il racconto di Luca aggiunge importanti dettagli su questo dialogo. Gesù disse: “Simone, Simone, ecco, Satana ha chiesto di vagliarvi come si vaglia il grano, ma io ho pregato per te, affinché la tua fede non venga meno; e tu, quando sarai convertito, fortifica i tuoi fratelli” (Luca 22:31-32). Gesù avvertì Pietro che presto sarebbe stato “vagliato come il grano”, che Satana lo avrebbe attaccato. Gesù, però, sapeva che Pietro si sarebbe allontanato dal peccato e sarebbe tornato da Lui: come poteva esserne certo? Perché Lui stesso aveva pregato per Pietro affinché la sua fede non venisse scalfita. Gesù aveva ragione, Pietro effettivamente tornò da Lui e fece tutto il possibile per fortificare i suoi fratelli. La preghiera di Gesù per Pietro era stata efficace.

Ma vediamo che non è solo la preghiera di Gesù a portare dei cambiamenti, ma anche quella dei Santi. Poco dopo la nascita della Chiesa Pietro fu imprigionato, così i fedeli decisero di riunirsi e pregare intensamente per lui. Aprirono i loro cuori a Dio, pregandolo di trovare un modo per superare quel difficile momento e assicurare la liberazione di Pietro. Sappiamo tutti cosa è successo: mentre erano intenti a pregare, qualcuno bussò alla porta. I fedeli non vollero essere distratti dalla preghiera, così mandarono una serva ad aprire la porta. Quando la donna chiese chi stesse bussando, riconobbe la voce di Pietro. Con il cuore colmo di gioia, non aprì la porta ma corse ad avvertire gli altri che Pietro era tornato. I discepoli si rifiutarono di crederci, fino a quando non andarono ad aprire la porta di persona e lo videro con i loro occhi. Dio aveva risposto alle preghiere del suo popolo, aveva liberato Pietro con l'aiuto di un angelo. Ma quando Pietro era tornato a casa, i fedeli, che si erano riuniti ed avevano pregato così tanto per la sua liberazione, si spaventarono e rimasero scioccati vedendo che Dio aveva effettivamente ascoltato le loro preghiere. Ed è così che spesso ci comportiamo: quando Dio ascolta le nostre preghiere, stentiamo a crederci.

Spostandoci ora su un passaggio didattico, vediamo Giacomo che incoraggia con forza il popolo di Dio a pregare: “Chi tra voi è nel dolore, preghi; chi è nella gioia salmeggi. Chi è malato, chiami a sé i presbiteri della Chiesa e preghino su di lui, dopo averlo unto con olio, nel nome del Signore. E la preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo rialzerà e se ha commesso peccati, gli saranno perdonati. Confessate perciò i vostri peccati gli uni agli altri e pregate gli uni per gli altri per essere guariti. Molto vale la preghiera del giusto fatta con insistenza” (Giacomo 5: 13-17). Dopo queste parole così emozionanti, che sottolineano con forza l'efficacia della preghiera, Giacomo passa a parlare del profeta Elia, sottolineando che questi era un uomo come noi. Non era un super-santo o un mago, ma le sue preghiere erano comunque molto potenti: pregò affinché Dio fermasse la pioggia e la pioggia non cadde per tre anni e mezzo; pregò affinché Dio mandasse la pioggia, e caddero piogge torrenziali.

Visti questi passaggi delle scritture e i tanti altri che dimostrano chiaramente che la preghiera può far accadere realmente le cose, non possiamo dire: “Beh, Dio ha tutto sotto controllo. È sovrano, immutabile e onnisciente, quindi succederà quel che deve succedere. Non c'è motivo di pregare”. La scrittura nega in modo assoluto e universale questa conclusione: anzi, afferma che la preghiera porta veramente dei cambiamenti. Dio, nella sua sovranità, risponde alle nostre preghiere.