Se Dio è sovrano, perché pregare

Da Libri e Sermoni Biblici.

Versione delle 19:21, 6 gen 2012, autore: Steffmahr (Discussione | contributi)
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English: If God Is Sovereign, Why Pray? (pt. 1)

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Di R.C. Sproul su Preghiera
Capitolo 0 del libro Se Dio è sovrano, perché pregare

Traduzione di Valeria Mandolei

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Che collegamento c'è tra la sovranità di Dio e la nostra vita quotidiana? Dalle Scritture impariamo che Dio è sovrano, che governa e regna su tutte le cose per la Sua gloria e per il bene del Suo popolo. In questo libro abbiamo studiato la preghiera del Signore, perciò sappiamo anche che Dio ci invita ad avvicinarci a Lui con la preghiera, con la quale Gli presentiamo le nostre richieste.

Accostando questi due concetti (la sovranità di Dio e le preghiere del Suo popolo) ci troviamo davanti ad una questione teologica insidiosa. Vengono sollevate molte obiezioni: “Un momento! Se Dio è sovrano, ovvero ha preordinato tutto quello che accade nelle nostre vite, non solo nel presente ma anche nel futuro, perché mai dovremmo metterci a pregare? Inoltre, visto che la Bibbia ci dice che “tutto concorre al bene di coloro che amano Dio” (Romani, 8:28), non dovremmo accontentarci e pensare che Dio ha sicuramente preordinato il meglio per noi? Non è futile, se non arrogante, pretendere di dire a Dio di cosa abbiamo bisogno o cosa vorremmo che accadesse? Se Lui preordina ogni cosa, e per noi ha previsto il meglio, a cosa serve pregare?”

Nell'opera “Istituzione della religione cristiana”, Giovanni Calvino affronta brevemente la questione dell'utilità della preghiera alla luce della sovranità di Dio:

Alcuni diranno: “Ha bisogno di un consigliere per sapere quali sono le nostre difficoltà e cosa è meglio per noi? Sembra quasi superfluo incalzarLo con le nostre preghiere, come se si stesse addormentando e per svegliarLo servisse il suono della nostra voce”. Chi sostiene queste argomentazioni dimentica quello che Dio ha indicato come scopo della preghiera. Non è tanto per il Suo bene, quanto per il nostro. (Libro III, Cap. 20)

Calvino sostiene che pregare possa giovare a noi, più che a Dio. E questo lo capiamo facilmente, almeno per quel che riguarda alcuni aspetti della preghiera. Pensiamo per esempio all'adorazione e alla confessione: l'esistenza di Dio non dipende dalla nostra preghiera. Lui ne può fare a meno, ma noi no. L'adorazione è necessaria alla nostra crescita spirituale. Se dobbiamo stabilire una relazione intima con il nostro Padre celeste, è fondamentale avvicinarsi a Lui con parole che esprimano riverenza, adorazione e amore. Allo stesso modo, per noi è importante menzionare davanti al Suo trono i nostri peccati. Lui sa quali sono: anzi, rispetto a noi ne ha una visione più chiara e completa. A Lui non giova ascoltare l'elenco dei nostri peccati, ma noi abbiamo bisogno di farlo per il bene delle nostre anime.

Il complesso problema del rapporto tra la sovranità di Dio e la preghiera umana non si presenta durante l'adorazione o le confessione, ma piuttosto durante l'intercessione e la supplica. Quando vedo persone in difficoltà e inizio a pregare per loro, io intercedo per loro. Presento le mie richieste a Dio a nome di queste persone, chiedendoGli di agire nella Sua misericordia e di fare qualcosa per cambiare la situazione di quelle persone. E faccio lo stesso per quelli che io percepisco come i miei bisogni. Ma Dio onnipotente è già a conoscenza della situazione in cui ognuno di noi si trova, dato che è Lui che la ha preordinata. Quindi, che valore hanno queste preghiere? Essenzialmente, queste preghiere funzionano? Possono avere qualche conseguenza sulla mia vita e su quella degli altri?