La pace che oltrepassa

Da Libri e Sermoni Biblici.

Versione delle 20:51, 7 mag 2012, autore: Pcain (Discussione | contributi)
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English: The Peace that Passes

© Ligonier Ministries

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Di R.C. Sproul su Paura e ansia

Traduzione di Mafalda Giudice

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La Bibbia è un libro più grande dentro che fuori. Lo si guardi da una certa prospettiva ed è un libro alquanto piccolo. Occupa meno spazio di un dizionario su una mensola e alcune versioni sono tascabili. Tuttavia, se si considera ciò che è al suo interno, è un libro alquanto grande. Ci prepara per ogni buona azione (2 Tim. 3:16) e la sua ricchezza può e andrà a occupare le nostre meditazioni fino all’eternità.

Molte, se non tutte le parti della bibbia hanno la stessa qualità. Gesù ci regala il sermone più famoso, significante e vasto di tutta la storia, e ciò nonostante, copre solo tre capitoli, Matteo 5-7. In quei brevi capitoli, Gesù ci dice come potremmo ricevere la benedizione di Dio. Egli parla di come il Suo popolo deve relazionarsi al mondo esterno, chiamandoci ad essere il sale e la luce. Egli spiega come il Suo sermone sul monte si riferisce al primo “sermone sul monte”, il dono della legge sul monte Sinai. Egli espande la nostra comprensione della legge mosaica, ci dice come amare coloro che sono nel regno e ci mostra come servire coloro che ne sono fuori. Ci insegna come pregare e digiunare e ci ricorda che il nostro tesoro è in paradiso.

Tutto ciò s’incastra bene in un sermone così significante. Queste sono questioni di prima importanza, le giuste tematiche per tale esposizione cosmica, Ma poi Gesù fa qualcosa che molti di noi non si aspetterebbero: ci dice di smetterla di preoccuparci. Perché? Perché qui? Evitare l’ansia è certamente importante e di valore. Ma ciò non poteva aspettare un altro sermone? Per un’occasione meno fausta? Molto pochi dei recenti laureati includerebbero un ammonimento del genere nel loro primo sermone. Non molti candidati pastorali sceglierebbero tale applicazione per concludere il loro sermone, ma perché Gesù lo include?

Il primo indizio è questo: Gesù non ci dice solamente di non preoccuparci, me ci dice di cosa non dovremmo preoccuparci: “Perciò vi dico: non siate in ansia per la vostra vita, di che cosa mangerete o di che cosa berrete; né per il vostro corpo, di che vi vestirete” (6:25). Più strano ancora in questo breve sermone, Gesù ripete questo punto: “Non siate dunque in ansia, dicendo: ‘Che mangeremo? Che berremo? Di che ci vestiremo?’ Perché sono i Gentili che ricercano tutte queste cose” (v. 31–32a).

Nel sermone del monte, Gesù, prima di dirci di cercare il regno, ci dice com’è la vita all’interno del regno. Così è come amate; così è come pregate; così è come obbedite. E questo, Egli dice, è ciò che non fate: essere ansiosi riguardo a ciò che mangerete, berrete, e indosserete. Tale mentalità definisce la gente del regno; ci separa dai Gentili. Questo è il marchio dei cristiani. Gesù ci dice che saremo riconosciuti non perché non abbiamo da mangiare, bere o vestire. Il Padre in Paradiso sa che, come i Gentili, abbiamo bisogno di queste cose. Ciò che vi distingue dal mondo che vi circonda è che non vi preoccuperete. Sarete in pace. Avrete una sola priorità: di cercare prima il regno di Dio e la Sua rettitudine.

Dovremmo essere incoraggiati a ricordare che Gesù predicò il suo sermone ‘al coro’. Come dire, Gesù non sta castigando gli scrivani e i Farisei. Egli parla ai Suoi. Lo stesso è vero con il primo sermone del monte (Es.20). Mentre tutti gli uomini ovunque non devono venerare falsi dei o costruire idoli, mentre tutti gli uomini devono onorare il nome di Dio e il Suo giorno di riposo, mentre tutti gli uomini devono rispettare coloro al potere, mantenere il patto e così via, Dio qui parla alla sua gente. Egli dice: “ Vi ho liberati dall’Egitto perché siete Miei. Vi porto su ali d’aquila, perché siete la Mia gente. Vi farò stabilire in una terra piena di latte e miele, perché siete i Miei amati. Quando arrivate lì, fate in modo di non uccidervi gli uni con gli altri; non rubate la proprietà del vostro vicino; mantenete il patto con vostra moglie”. Allo stesso modo, Gesù ci dice di non preoccuparci non perché non siamo mai tentati a farlo, ma esattamente il contrario. Egli sta predicando ‘al coro’ perché noi non siamo ‘i bambini del coro’. Ci preoccupiamo, abbiamo timore. Seguiamo il comportamento dei Gentili.

La nostra vocazione, dunque, è duplice. In primo luogo, abbiamo bisogno di imparare a credere che il nostro Padre nei cieli si preoccupi per noi. Gesù in questo sermone lo rende ampiamente chiaro. Dio provvede ai passeri, ai gigli del campo. Lui sa di che cosa abbiamo bisogno, ed Egli provvederà. In secondo luogo, però, dobbiamo pentirci delle nostre paure. Alla fine, questo è ciò che segna il cristiano, non il fatto che siamo senza peccato, ma che con la sua grazia ci pentiamo quando cadiamo. Quando ci pentiamo, ci è stato promesso che "Egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità" (1 Giovanni 1:9). Quando la pace oltrepassa, quando ci scivola dalle mani avide, ci riposiamo qui, e quindi riposiamo in quella pace che va al di là di ogni comprensione.