La Buona Novella di Dio riguardo al Figlio suo

Da Libri e Sermoni Biblici.

Versione delle 20:01, 31 gen 2012, autore: Steffmahr (Discussione | contributi)
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Di John Piper su Vangelo
Una parte della serie Romans: The Greatest Letter Ever Written

Traduzione di Maria Grazia Franzini

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Romani 1:1-4

Paolo, servo di Cristo Gesù, apostolo per vocazione, prescelto per annunziare il vangelo di Dio, 2 che Egli aveva promesso per mezzo dei Suoi profeti nelle sacre Scritture, 3 riguardo al Figlio Suo, nato dalla stirpe di Davide secondo la carne, 4 costituito Figlio di Dio con potenza secondo lo Spirito di santificazione mediante la risurrezione dai morti, Gesù Cristo, nostro Signore. . .

Abbiamo visto la settimana scorsa al versetto 1 che Paolo è un servo di Cristo Gesù, cioè, è stato comprato da Cristo che lo possiede e lo dirige. Egli vive per compiacere Cristo. E a meno che ci facciamo un’idea sbagliata di un Cristo in qualche modo dipendente dall’iniziativa di Paolo e dal suo lavoro da schiavo, dovremmo notare che in Romani 15:18 Paolo dipende da Cristo per tutto ciò che Paolo stesso fa al servizio di Cristo: ”Non oserei infatti parlare di ciò che Cristo non avesse operato per mezzo mio per condurre i pagani all'obbedienza, con parole e opere”. In altri termini Paolo serve Cristo in virtù del potere con cui Cristo serve Paolo. “Il Figlio dell’uomo è venuto non per essere servito ma per servire” (Marco 10:45; v. 1 Corinzi 15:10; Pietro 4:11). Fraintenderemmo l’intero significato della lettera ai Romani sin dall’inizio, se non vedessimo che Paolo serve Cristo in virtù del potere che Cristo fornisce, affinché Cristo ottenga la gloria per il servizio di Paolo (v. 1 Pietro 4:11).

Questo Cristo sovrano che a tutto provvede è quello che abbiamo incontrato nella frase seguente, “apostolo per vocazione”. Cristo chiama Paolo sulla via di Damasco e lo incarica di essere il suo autorevole rappresentante nel fondare la chiesa con la vera dottrina. Poi nella frase successiva abbiamo visto la mano di Dio sovrana, che tutto pianifica: ” Prescelto per annunziare il vangelo di Dio”. Dio ha prescelto Paolo prima che nascesse, Galati 1: 15. Dio è così geloso dell’arrivo e della rivelazione del suo vangelo che non lascia nulla al caso.

Quindi oggi guardiamo questo termine, “il vangelo di Dio” (1: 1) e come Paolo lo spiega nei versetti 2-4.

“. . .Che Egli aveva promesso per mezzo dei suoi profeti nelle sacre Scritture. . .” La prima cosa che Paolo dice su questo è perfettamente in linea con quanto abbiamo visto: Dio è geloso nel mostrare che il vangelo è stato pianificato molto tempo prima che si adempiesse. Versetto 2: “[Paolo è stato] prescelto per annunziare il vangelo di Dio, che Egli [Dio] aveva promesso per mezzo dei Suoi profeti nelle sacre Scritture”. Considerate questi tre elementi nel versetto 2. 1) Il vangelo di Dio è l’adempimento delle promesse dell’Antico Testamento.

Non è una nuova religione. È il compimento di una vecchia religione. Il Dio dell’Antico Testamento è il Dio del Nuovo Testamento. Quello che Egli preparava e prometteva allora, lo ha compiuto con la venuta di Gesù.

2) Dio mantiene le Sue promesse.

Passano centinaia di anni. Gli Ebrei si chiedono se mai arriverà il Messia. Sopportano sofferenze orrende. Poi Dio agisce e la promessa è adempiuta. Questo significa che di Dio ci si può fidare. Può forse sembrare che abbia dimenticato le sue promesse. Ma Lui non dimentica. Così il versetto 2 non solo è un’affermazione sul contenuto del vangelo ma è anche un motivo per credervi. Se possiamo vedere che Dio ha promesso Cristo secoli prima che arrivasse e che in molti particolari adempie queste promesse, la nostra fede è rafforzata.

3) Questi sono scritti sacri e ispirati ai quali dovremmo credere e che dovremmo trattare con riverenza.

Notate le implicazioni del versetto due, tremendamente importanti per la nostra dottrina della Scrittura. Prima c’è Dio, poi c’è la promessa che Dio vuole fare, poi ci sono i profeti “attraverso” i quali (notate bene: non con i quali ma “attraverso” i quali, Dio stesso rimane il parlante) Egli enuncia la sua promessa. Poi ci sono gli scritti e questi scritti sono detti sacri. Perché sono sacri, prescelti tra tutti gli altri scritti, unici e preziosi? Perché è Dio che parla in essi. Leggete il versetto attentamente: “Egli [Dio] aveva promesso per mezzo dei Suoi profeti nelle sacre Scritture”. Dio ha promesso nelle Scritture. Dio parla nelle Scritture. Questo è ciò che le rende sacre. Ecco come Paolo intende la Scrittura e come dovremmo capirla anche noi. Se vi siete mai chiesti perché la nostra Bibbia abbia scritto “Sacra Bibbia” sul frontespizio, Romani 1: 2 è la risposta.

E a meno che non si colga l’immediata attinenza di questo alla nostra spiegazione dettagliata della Lettera ai Romani, ricordate tre cose: (1) Paolo vede se stesso in 1: 1 come un apostolo di Gesù Cristo, che parla e scrive con autorità per conto di Cristo come un fondatore della chiesa, in altre parole come uno dei profeti dell’Antico Testamento (Efesini 2: 20). (2) Paolo ha detto in Corinzi 2: 13: “Noi parliamo non con parole insegnateci dalla saggezza umana ma con parole insegnate dallo spirito”. In altri termini Paolo rivendica una speciale ispirazione per il suo insegnamento. (3) In 2 Pietro 3: 1 Pietro dice che alcune persone “le travisano [le scritture di Paolo] al pari delle altre Scritture”. Così Pietro mette le lettere di Paolo nella categoria delle sacre Scritture di cui stiamo leggendo qui.

Ecco perché predicare è così importante nella nostra vita insieme. Crediamo che la lettera di Paolo ai Romani sia la parola di Dio, non semplicemente la parola dell’uomo. Il vangelo fu promesso in scritti sacri ispirati da Dio e il vangelo è spiegato e conservato per noi in scritti sacri ispirati da Dio. Questo è quanto crediamo e fa un’enorme differenza nel modo in cui consideriamo verità e dottrina, predicazione e adorazione e qualsiasi altra cosa al mondo.

Dunque la prima cosa che Paolo dice sul vangelo di Dio è che è stato pianificato e previsto molto tempo fa (1: 2). È il vangelo “che Egli aveva promesso per mezzo dei suoi profeti nelle sacre Scritture”.

“. . .Riguardo al Figlio suo. . .” La seconda cosa che Paolo dice sul vangelo di Dio (1: 3) è che riguarda suo Figlio. “. . .Il vangelo di Dio, che Egli aveva promesso per mezzo dei suoi profeti nelle sacre Scritture, riguardo al Figlio suo. . .”. Il vangelo di Dio ha a che vedere con il Figlio di Dio. Abbiamo bisogno di avere subito chiare due cose circa il Figlio di Dio, o potremmo andare molto fuori strada.

1) Il Figlio di Dio esisteva molto tempo prima che diventasse un essere umano.

Guardate Romani 8:3: ” Infatti ciò che era impossibile alla legge, perché la carne la rendeva impotente, Dio lo ha reso possibile: mandando il proprio Figlio in una carne simile a quella del peccato”. Dio lo ha mandato per assumere carne umana. Quindi il Figlio esisteva come il Figlio di Dio prima che diventasse un uomo. Ciò significa che Cristo è ed era il Figlio di Dio in un modo totalmente unico, non allo stesso modo in cui noi siamo figli di Dio (Romani 8: 14, 19).

2) Cristo stesso è Dio.

In Romani 8:5, riferendosi ai privilegi di Israele, Paolo dice: ”. . . I patriarchi, da essi [cioè da Israele] proviene Cristo secondo la carne, Egli che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli. Amen”. E in Colossesi 2:9 Paolo dice: ” E' in Cristo che abita corporalmente tutta la pienezza della divinità”. Dunque quando Paolo afferma che il vangelo di Dio riguarda suo Figlio, vuole dire che ha a che fare con il divino Figlio preesistente. Il vangelo di Dio non è su un Dio che organizza in un modo migliore le faccende umane. Riguarda un Dio che compenetra le faccende umane dall’esterno nella persona di suo Figlio che è l’immagine perfetta del Padre ed è Lui stesso Dio.

Perciò Paolo attribuisce un peso enorme al “vangelo di Dio” dicendo prima che era promesso, pianificato, da Dio molto tempo prima che si compisse e poi che riguarda il suo Figlio divino. Il Creatore sovrano dell’universo ha pianificato cose buone per il mondo e al centro di questo piano è suo Figlio.

“. . .Nato dalla stirpe di Davide secondo la carne . . .”. La terza cosa che Paolo dice sul vangelo è che questo Figlio divino “è nato dalla stirpe di Davide secondo la carne”. Questo comporta subito due cose:

1) Il Figlio di Dio divenne uomo.

Egli nacque. Il lavoro che doveva svolgere, la missione che aveva, esigeva che assumesse la natura umana, insieme alla Sua natura divina. Dio non scelse un uomo per renderlo suo figlio, Egli scelse di rendere il suo eterno Figlio unigenito un uomo.

2) Nacque nella linea di discendenza di re Davide dell’Antico Testamento. Perché quella parte del vangelo è di Dio? Perché è Buona Novella? La risposta è che tutte le promesse dell’Antico Testamento dipendono dalla venuta del Messia, l’unto del Signore, che avrebbe regnato come un re nella linea di discendenza di Davide e conquistato i nemici del popolo di Dio portando giustizia e pace per sempre. Egli sarebbe stato il Sì a tutte le promesse di Dio.

Considerate un paio di promesse dell’Antico Testamento. Geremia 23: 5: “Ecco, verranno giorni”, dice il SIGNORE, “nei quali susciterò a Davide un germoglio giusto, che regnerà da vero re e sarà saggio ed eserciterà il diritto e la giustizia sulla terra”. Oppure Isaia 11: 10: “In quel giorno la radice di Iesse [cioè Il Figlio di David, la progenie di Iesse] si leverà a vessillo per i popoli, le genti la cercheranno con ansia, la sua dimora sarà gloriosa”.

Quindi il vangelo di Dio è la Buona Novella che adesso, dopo centinaia di anni, Dio ha portato a compimento per realizzare il suo piano e adempiere la promessa che un re sarebbe arrivato nella discendenza di David, come dice Isaia 9:67: “Sulle sue spalle è il segno della sovranità ed è chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace; grande sarà il suo dominio e la pace non avrà fine”. Così “il vangelo di Dio” è la Buona Novella che il tempo è compiuto e il regno di Dio è molto vicino (Marco 1: 14-15, “Gesù si recò nella Galilea predicando il vangelo di Dio e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino, convertitevi e credete al vangelo»). La venuta del Figlio di Dio nel mondo fu la venuta del “Figlio di David”, il re promesso. Avrebbe regnato sulle nazioni e trionfato sui nemici di Dio, governando con giustizia e pace, secondo Isaia 35: 10: “Ritorneranno i riscattati dal Signore e verranno in Sion con giubilo, felicità perenne splenderà sul loro capo, gioia e felicità li seguiranno, e fuggiranno tristezza e pianto”. Ecco ciò che rende il versetto 3 “vangelo di Dio”. La venuta del Figlio di Dio come il Figlio di Davide significherà gioia eterna alla presenza di Dio, per tutti i riscattati dal Signore.

“. . . Costituito Figlio di Dio con potenza secondo lo Spirito di santificazione mediante la risurrezione dai morti. . .” Ma c’è un’altra cosa che Paolo dice riguardo al “vangelo di Dio”. Non solo è stato pianificato e promesso prima di compiersi, non solo riguarda il suo Figlio divino, preesistente, e non solo è la notizia che questo Figlio è nato come figlio umano di Davide affinché si compissero le speranze e i sogni di giustizia, pace e gioia nel regno di Dio, ma nel versetto 4 Paolo afferma qualcosa di sconvolgente ed entusiasmante. Egli afferma che il Figlio di Dio fu “Costituito Figlio di Dio con potenza secondo lo Spirito di santificazione mediante la risurrezione dai morti”. Perché dico che ciò era sconvolgente? La maggior parte degli Ebrei ai tempi di Paolo si aspettava che il Messia arrivasse con potenza e potere politico e che sconfiggesse i dominatori oppressivi del mondo, i Romani, stabilendo un regno terreno a Gerusalemme e vivendo per sempre trionfante col suo popolo. Ma quanto dice Paolo al versetto 4 implica che tra i versetti 3 e 4 il Figlio di David sia morto. Egli morì! Coloro che pensavano fosse il Messia furono sconvolti. I Messia non muoiono. Vivono, conquistano e governano. Non vengono arrestati, picchiati, derisi e crocifissi, lasciando il loro popolo in povertà. Questo fu assolutamente sconvolgente. (Luca 24: 21: “Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele”).

Paolo tornerà alla morte di Cristo nei capitoli 3, 5 e 8. Ma per ora passa subito all’entusiasmante nota di trionfo nel vangelo di Dio. Questo Messia morto, dice Paolo al versetto 4, fu risorto dai morti. Questo è il centro del vangelo di Dio. E Paolo afferma due cose a proposito di questa resurrezione:

1) Questa resurrezione dai morti avvenne “secondo lo spirito di santificazione”. Cosa significa questo? Capisco che ciò vuol dire almeno due cose. a. Lo Spirito Santo di Dio resuscitò Gesù dai morti.

Prendo spunto da Romani 8: 11, dove Paolo afferma: “E se lo Spirito di Colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, Colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi”. Questo indica che saremo resuscitati dallo Spirito di Dio che abita in noi, nel modo in cui Cristo fu resuscitato. Quindi lo Spirito fu coinvolto nel risorgere Gesù dai morti.

b. Perché Paolo usa quest’espressione insolita, “Spirito di santificazione” (in nessun’altra parte presente nel Nuovo Testamento?) Ecco la mia idea. Trattare con i morti era un affare sporco. Quando re Saulo volle entrare in comunicazione con i morti, andò dalla negromante di Endor (1 Samuele 28: 7sgg.) e fu una faccenda riservata e illegale. Medium, indovini e stregoni erano obbrobri in Israele. Quando i morti sono morti, li si lascia in pace e non si hanno affari con loro. Le sedute spiritiche erano e sono illecite per i credenti. Rapportarsi con i morti è stata una specie di magia nera, non una cosa santa, pulita e bella. Tutto tranne quello. Parlare di un uomo morto giustiziato e risorto dai morti deve essere sembrato a molte orecchie assolutamente orribile, volgare, osceno e sporco, come la stregoneria e la magia nera.

Di fronte a questo Paolo pone l’accento sull’esatto contrario: Cristo fu resuscitato dai morti con il consenso dello spirito di santificazione, non uno spirito nero o uno spirito maligno o uno spirito dissacrato, ma lo stesso spirito di Dio medesimo che è caratterizzato soprattutto dalla santità. Non si dissacrò resuscitando Gesù. Fu compiere un qualcosa di santo. Fu giusto, buono, pulito e bello e per onorare Dio, non per sminuirlo. Fu santo.

2) Con questa resurrezione Cristo fu “costituito [ o nominato] Figlio di Dio con potenza”.

La frase-chiave qui è “con potenza”. Penso che le bibbie NASB (New American Standard) e KJV (King James Version) e RSV (Revised Standard Version) abbiano ragione nel mostrare che questa frase modifica “Figlio di Dio”. Il punto non è che Cristo non era il Figlio di Dio prima della resurrezione. Il punto è che con la resurrezione, Cristo si spostò da una condizione di Figlio di Dio nell’umiltà, nella limitazione e nella debolezza umane, all’essere Figlio di Dio con potenza. La frase-chiave è “con potenza”. Questo è quanto Gesù intende dopo la resurrezione quando dice: “Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra”. È quello che Paolo intendeva in Corinzi 15: 25,26 quando diceva del Cristo risorto: “Bisogna infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L'ultimo nemico a essere annientato sarà la morte”. In altri termini, Gesù è il re messianico. Regna ora sul mondo. Mette tutti i suoi nemici sotto ai piedi. Arriverà un giorno in cui sorgerà dal suo governo invisibile con gloria visibile e stabilirà il suo regno apertamente e gloriosamente sulla terra. Questo è quello che Paolo vuole dire con “Figlio di Dio in potenza”. Egli regna adesso. Sta realizzando i suoi propositi attraverso il suo spirito e la sua chiesa. E arriverà il giorno in cui Cristo sconfiggerà ogni nemico, e ogni ginocchio si piegherà e riconoscerà che Lui è il Signore per la gloria di Dio il Padre (Filippesi 2: 11). Ciò sarà il compimento del vangelo di Dio. Al quale diciamo: “Amen, vieni Signore Gesù”.