L'Ordine della Creazione

Da Libri e Sermoni Biblici.

Versione delle 18:58, 23 giu 2010, autore: Steffmahr (Discussione | contributi)
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English: The Order of Creation

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Di R.C. Sproul su Creazione
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Traduzione di Diana Battaglio

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Nella Creazione del mondo, Dio creò l'uomo a Sua immagine. Il termine "uomo" è usato genericamente, essendo l'uomo stato creato maschio e femmina. Nell'ordine della Creazione, il dominio della Terra venne affidato all'umanità. Al riguardo, Adamo ed Eva avrebbero dovuto essere vicereggenti di Dio. Eva partecipava a questo dominio; se consideriamo il dominio di Adamo come una specie di regno sulla Creazione, Eva dovrebbe essere la sua regina. Tuttavia, è chiaro fin dal primo momento che Eva venne posta in una posizione di subordinazione ad Adamo: venne creata come "aiuto che gli sia simile".

Il movimento femminista ha posto in rilievo molte questioni relative a quest'ordine della Creazione. Ad esempio, quei passaggi del Nuovo Testamento che incitano le spose a sottomettersi ai mariti, e che sostengono che solo gli uomini possono fare da guida nella Chiesa, hanno sollevato rumorose proteste. L'apostolo Paolo è stato calunniato ed accusato di essere uno sciovinista del secolo I; alcuni hanno cercato di storicizzare e relativizzare queste regole sostenendo che fossero solamente abitudini culturali pertinenti al secolo I, e non al mondo moderno. Si è anche discusso sul fatto che il principio della sottomissione denigra le donne, privandole della loro dignità e relegandole al livello di umanità inferiore.

Rispetto a questo ultimo punto, l'erronea supposizione che si fa è che subordinazione significhi inferiorità, o che la subordinazione distrugga la parità di dignità, merito e valore. Sfortunatamente, lo sciovinismo è spesso stato spinto da questa concezione erronea, con uomini che hanno supposto che la ragione per cui Dio comanda alle mogli di essere sottomesse a loro, fosse perché le donne sono inferiori.

Dal punto di vista della nostra comprensione delle persone della Divinità, questa deduzione è palesemente falsa. Parlando di redenzione, il Figlio è subordinato al Padre, e lo Spirito Santo è subordinato al Padre e al Figlio. Ciò non significa che il Figlio è inferiore al Padre, né tantomeno che lo Spirito Santo è inferiore al Padre e al Figlio. La nostra comprensione della Trinità considera le tre persone della Divinità uguali nel proprio essere, valore e gloria. Esse sono coeterne e consustanziali.

Allo stesso modo, in una gerarchia organizzata, non supponiamo che, poiché il vice-presidente è subordinato al presidente, questo sia inferiore al presidente come persona. È ovvio che subordinazione non si traduce con inferiorità.

Quella della subordinazione delle mogli ai mariti nel matrimonio e delle donne agli uomini nella Chiesa vista solamente come tradizione culturale del mondo antico, è una questione scottante. Se tali questioni fossero effettivamente formulate come abitudini culturali e non come principi vincolanti, sarebbe una grave ingiustizia applicarle a società alle quali non appartengono. Dall'altro lato, se fossero date come principi transculturali per mandato divino, trattarle come semplici convenzioni culturali sarebbe un'offesa allo Spirito Santo e una ribellione contro Dio stesso.

In altre parole, se quei passaggi della Bibbia riflettono solo lo sciovinismo di un ebreo rabbinico del primo secolo, non sono degni della nostra accettazione. Se, tuttavia, Paolo li scrisse ispirato dallo Spirito Santo, e se il Nuovo Testamento è la Parola di Dio, allora l'accusa di sciovinismo deve essere estesa, oltre che a Paolo, anche allo Spirito Santo; un'accusa che non può certo passare impunemente inosservata.

Se siamo convinti che la Bibbia è la Parola di Dio e che gli ordini in essa contenuti sono ordini di Dio, come possiamo fare distinzione fra abitudini e principi? Ho trattato il tema del rapporto fra cultura e Bibbia nel mio libro Knowing Scripture (Conoscendo le Scritture). Nel libro affermo che, a meno che non stabiliamo che tutto ciò che è contenuto nelle Scritture siano principi e per tanto validi per ogni persona, in ogni tempo e luogo, oppure che le Scritture siano semplicemente una questione di tradizioni locali culturalmente condizionate senza importanza o necessaria applicazione al di fuori del proprio immediato contesto storico, siamo costretti a scovare delle linee guida che ci aiutino a capire la differenza tra principi e tradizioni.

Per illustrare il problema, vediamo cosa succede se supponiamo che tutto ciò che è contenuto nelle Scritture siano principi. Se così fosse, allora bisognerebbe attuare dei cambiamenti radicali nell'evangelismo. Gesù ordinò ai Suoi discepoli: "non portate né borsa, né sacca, né calzari...". (Lc 10:4a). Se facessimo di questo testo un principio transculturale, allora dovremmo evangelizzare scalzi.

Ovviamente, esistono questioni bibliche che riflettono tradizioni storiche. Non ci viene richiesto di indossare gli stessi abiti dei personaggi biblici, né di pagare la nostra decima in sicli o denari. Cose tipo abiti e unità monetarie sono soggette a variazioni.

Una delle più importanti considerazioni da fare nel determinare il problema di principio o tradizione, è se la questione implica un'ordinanza della Creazione. Le ordinanze della Creazione possono essere distinte dalle leggi sia del vecchio che del nuovo patto. La prima considerazione riguarda le parti dei vari patti. Nel Nuovo Testamento il patto viene stretto con i credenti cristiani. Ad esempio, i credenti cristiani devono celebrare l'eucaristia. Tuttavia, quest'ingiunzione non è da estendersi ai non credenti, i quali invece sono invitati a non partecipare al sacramento. Allo stesso modo, c'erano leggi nel Vecchio Testamento valide solo per gli ebrei.

Quello che noi ci chiediamo è: chi erano le parti nel patto della Creazione? Nella Creazione, Dio stringe un patto non solo con ebrei e cristiani, ma con l'umanità intera. Finché esistono esseri umani nella relazione pattuita con il Creatore, le leggi della Creazione restano intatte. Vengono ribadite sia nel vecchio che nel nuovo patto.

Se c'è qualcosa che trascende una tradizione culturale, è un'ordinanza della Creazione. Perciò, è pericoloso trattare il tema della subordinazione nel matrimonio e nella Chiesa come una mera tradizione locale quando è chiaro che le leggi del Nuovo Testamento riguardo a tali questioni si basano su riferimenti apostolici alla Creazione. Questi riferimenti indicano chiaramente che queste leggi non erano predisposte per essere considerate tradizioni locali. Il fatto che la Chiesa oggigiorno tratti le leggi divine come semplici tradizioni, riflette non tanto il condizionamento culturale della Bibbia, quanto il condizionamento culturale della Chiesa moderna. Questo è un caso in cui la Chiesa cede alla cultura locale piuttosto che obbedire alla legge trascendentale di Dio.

Se studiando con attenzione tale questione una persona non è in grado di distinguere se si tratta di una questione di principi o di abitudini, come deve comportarsi? Qui entra in gioco un principio di umiltà, un principio espresso nel'assioma del Nuovo Testamento secondo il quale tutto ciò che non è fede è peccato. Ricordate l'antico detto "nel dubbio, non fatelo"? Se siamo troppo scrupolosi e consideriamo un'abitudine come un principio, non siamo colpevoli di peccato: niente danno, niente affanno. Dall'altro lato, se trattiamo un principio come una tradizione che può essere messa da parte, siamo colpevoli di disobbedienza verso Dio.

Le ordinanze della Creazione possono essere modificate, così come la Legge Mosaica ha fatto riguardo al divorzio; ma, in questo caso, il principio è che le ordinanze della Creazione sono normative, a meno che, o finché, sono esplicitamente modificate successivamente da rivelazioni bibliche.