I turbamenti che ci fanno disperare

Da Libri e Sermoni Biblici.

Versione delle 01:28, 25 feb 2022, autore: Kathyyee (Discussione | contributi)
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English: Desperate for Distraction

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Di Greg Morse su Santificazione e Crescita

Traduzione di Maria Rosaria Leggieri

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La ragione per la quale diventiamo cattivi quando viviamo in solitudine.

Un vago pensiero di sconforto attraversa la mia mente: Cosaci faccio qui? Lo spazio in cui ho vissuto per anni improvvisamente diventa scomodo. Il silenzio e la tranquillità donano a tutti gli oggetti che mi circondano un aspetto innaturale, come la testa di un cervo montata sul muro.

I miei occhi sono aperti, eppure nulla si muove.

Non appena riprendo la mia tranquillità, il turbamento e l’angoscia riprendono il sopravvento.

Inizio a pregare “Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome. Che sia santificato il tuo nome nella mia città, nella mia vita” – perché i miei piedi sono così freddi?

Dopo essere tornato in punta di piedi con i calzini, mi inginocchio. Dov'ero rimasto? Ah si! Signore, che sia santificato il tuo nome nella mia vita. Che venga il tuo Regno e che si fatta la Tua Volontà, come in cielo così in terra” – aspetta, che cosa è stato? Uno dei bambini? Che ore sono? Non può essere.

Mentre guardo in fondo al corridoio, noto dei libri fuori posto sugli scaffali accanto a me. Hmm, dovrei rileggere davvero Santità … non ci posso credere che Amazon abbia spedito il libro con quell’angolo rovinato – avrei dovuto chiedere il reso. Pacchetti, pacchetti... non doveva arrivare qualcosa ieri? Cosa è stato di nuovo?

Sfuggire alla solitudine

Ultimamente, ho notato che sto peggiorando nello stare in solitudine. Il luogo sacro della solitudine con Dio, un luogo in cui il tempo volava senza rendermene conto, è stato rimpiazzato da una vita piena di impegni. È sempre più difficile avere “attimi di tranquillità”. I cambiavalute ora siedono nella mia casa di preghiera, vendendo rumorosamente piccioni e bestiame. E quel che è peggio, li ho invitati ad entrare. Ma perché?

Blaise Pascal spiega abbastanza bene perché il mondo non redento odia il silenzio. La distrazione.

L’incapacità da parte degli uomini di curare la morte, la miseria e l'ignoranza, li ha portati alla conclusione che per essere felici, non bisogna pensare a queste cose" (I cristiani moderni, 170).

Pascal vede gli uomini senza Dio che ad ogni passo rifuggono dal loro Creatore, e da sé stessi. Nel vortice frenetico di questo mondo, gli uomini si affannano a rincorrere ciò che non vogliono perché la misera umanità non vuole - non può - sopportare i pensieri turbolenti che incontrano nella tranquillità.

Così, il clamore trattiene la terribile luce della conoscenza di sé, la scomoda verità che la razza di Adamo è un malato terminale, intenta a costruire vanità sulla riva del mare per impedirgli di considerare che è una creatura, morente. O, come raffigurato da Gesù,” Se uno non dimora in me è gettato via come il tralcio e si secca; poi questi tralci si raccolgono, si gettano nel fuoco e sono bruciati” (Giovanni 15:6). Pascal osa dichiarare: "Ho detto spesso che l'unica causa dell'infelicità dell'uomo è che non sa stare in silenzio nella sua stanza" (172).

Le minacce contro il silenzio

Ma naturalmente questo non è il caso del cristiano. Dio ci ha trovato a mezzogiorno, mentre attingevamo acqua da soli al pozzo. Lì ci ha parlato del nostro peccato e della nostra situazione. Ma anche lì si è offerto a noi come acqua viva. Nel momento di quiete, un cespuglio ardeva davanti alle nostre anime; ci siamo privati dei nostri sandali per essere spezzati e guariti dalla sua voce.

Ed è qui che ha inizio l’esempio: I tempi di quiete quotidiani diventano un’opportunità per incontrarsi con Dio. I diari vengono riempiti. Parole sottolineate. Preghiere recitate. Lacrime versate. Canzoni cantate.

Ma lentamente, se non riusciamo a vegliare, la parte buona, l'unica cosa necessaria, lo spazio tranquillo cade nel dimenticatoio. Quella religione rurale - verde, organica, discreta - si avvicina alla città del metallo, delle macchine e del frastuono.

Noto tre pericoli che minacciano il mio desiderio di restare solo con Dio.

Prima, un mondo amorevole

Il mondo fuori dalla mia stanza mi tende la mano, pronto a invitarmi nella sua comunione. John Bunyan descrisse il cammino del cristiano come se guidasse attraverso l'agitazione di Vanity Fair. E così è.

Alcune delle cose che ho chiamato "occupazioni" - costruire una carriera, cercare uno sposso o una sposa, perseguire la felicità - Gesù le chiama "cure di questo mondo", "l'inganno delle ricchezze" e "desideri di altre cose". Quando minacciano di soffocare la sua voce nella mia vita, i doni diventano spine.

Nella parabola del seminatore, Gesù dice, ”Quelli invece che ricevono il seme fra le spine, sono coloro che odono la parola; ma le sollecitudini di questo mondo, l'inganno delle ricchezze e le cupidigie delle altre cose, che sopravvengono, soffocano la parola e questa rimane infruttuosa. (Marco 4:18-19)

La verità di Dio viene strangolata nei cuori e nelle menti, non solo dalla presa feroce della persecuzione, ma dalla presa più dolce del sogno americano.

Fatta quindi una frusta di cordicelle, li scacciò tutti fuori del tempio insieme con i buoi e le pecore, e sparpagliò il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò le tavole. (1 Giovanni 2:15)

Adulteri e adultere, non sapete che l'amicizia del mondo è inimicizia contro Dio? Chi dunque vuole essere amico del mondo si rende nemico di Dio. (Giacomo 4:4)

Cerca di venire presto da me, perché Dema mi ha lasciato, avendo amato il mondo presente, e se n'è andato a Tessalonica; Crescente è andato in Galazia e Tito in Dalmazia. (2 Timoteo 4:10)

Saziaci al mattino con la tua benignità, e noi esulteremo e ci rallegreremo tutti i nostri giorni. (Salmo 90:14)

Secondo, un'anima che si assottiglia sempre di più

Quando desidero il mondo, quando sono troppo occupato per stare solo con Dio, quando il mondo che ho a portata di mano mi attira più del mondo delle Scritture, la mia anima si allunga e si assottiglia, "come burro raschiato su troppo pane".

I miei desideri indeboliti mi portano lontano da Dio, nel mio telefono. Seguo Giona nel Tarsis della tecnologia. E quando salpo più volte, diventa sempre più facile andare di nuovo, e sempre più difficile sedersi con Dio come prima. La mia anima si agita, ansiosa di qualcosa, qualsiasi cosa che mi turba e mi intrattenga. Mentre infilo la mano ancora e ancora per spuntini sempre più salati, il mio appetito per la grande festa diminuisce.

Terzo, una fede arida

Separarmi dai mezzi della grazia ferisce la mia fede. Quando ritorno, la stanza silenziosa mi interroga: tutto questo è davvero reale? Contro questo suggerimento, devo prendere lo scudo della fede per sopportare i disagi iniziali.

Con i piedi che si scaldano, continuo: "Signore, ti prego, dammi oggi il mio pane quotidiano, e perdonami - per le mie molte trasgressioni folli, negligenti e mondane - come io perdono a coloro che mi trasgrediscono".

Sei sicuro che Dio ti ascolti? Il pensiero viene. Ore e ore che si sommano a giorni e giorni che si accumulano in anni e anni di nulla - se è tutto falso.

"Signore, non indurmi in tentazione - né in turbamenti - ma liberami da loro e dal maligno. Perché tuo è il regno, la potenza e la gloria. Amen."

Su quel pavimento ritorno da un mondo freddo alla presenza di mio Padre.

Ora senza fede è impossibile piacergli, perché chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che egli è il rimuneratore di quelli che lo cercano. (Ebrei 11:6). Se Dio non esiste o non ci incontra, sprechiamo momenti preziosi per un sogno e un'ombra. Ma bloccando il mondo e voltando le spalle al dubbio, la nostra ricerca dice: mi fido di te. Ho bisogno di te. Desidero stare con te.

Ritornerai?

Quando Cristo che è la nostra vita apparirà, allora anche voi apparirete con lui in gloria." (Colossesi 3:4) ci allontanerà dal mondo occupato e rumoroso? È oggi come lo fu per Elia:

Ecco, il Signore passò e un vento grande e forte squarciò le montagne e fece a pezzi le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. E dopo il vento un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. DIO gli disse: «Esci e fermati sul monte davanti all'Eterno». Ed ecco, passava l'Eterno. Un vento forte e impetuoso squarciava i monti e spezzava le rocce davanti all'Eterno, ma l'Eterno non era nel vento. Dopo il vento un terremoto, ma l'Eterno non era nel terremoto. Dopo il terremoto un fuoco ma l'Eterno non era nel fuoco. Dopo il fuoco una voce, come un dolce sussurro. (1 Re 19:11-12)

Letteralmente, Dio si è rivelato a Elia in "una voce, un silenzio sottile". Dio spesso rinuncia al tuono, ai venti laceranti, al terremoto, al fuoco ruggente, preferendo sussurrarci attraverso la sua parola e il suo Spirito nella quiete. Visiteremo i nostri luoghi di preghiera, resteremo soli, chiuderemo fuori il mondo e i suoi turbamenti per sederci di nuovo con il nostro Dio che si diletta a incontrarsi con noi?