Come fare ogni cosa alla gloria di Dio

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Versione delle 14:44, 12 dic 2019, autore: Kathyyee (Discussione | contributi)
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English: How to Do Everything to the Glory of God

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Di Jon Bloom su Santificazione e Crescita

Traduzione di Raffaella Diacono

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Spiega con parole tue questo verso: “Sia dunque che mangiate, sia che beviate, sia che facciate qualche altra cosa, fate tutto alla gloria di Dio”. Se qualcuno venisse da te in questo momento e ti chiedesse cosa intendesse 1 Corinzi 10:31 riguardo al mangiare, bere o qualsiasi altra cosa, come risponderesti? Sai che cosa intendesse realmente Paolo?

Il verso ci è talmente familiare che potremmo dire di averlo tranquillamente compreso anche se così non fosse. Di per sé il significato di questo verso sembra abbastanza ovvio: glorifica Dio in tutto quello che fai. Bene, questo è certamente vero. Ma cosa intendeva realmente Paolo per gloria di Dio? e a che cosa si riferiva dicendo ogni cosa?

Se la nostra prima applicazione di questo verso è il ringraziamento che facciamo a Dio quando stiamo per mangiare una gustosissima pizza, allora non abbiamo pienamente compreso cosa volesse dire Paolo – benché sicuramente egli avrebbe approvato il nostro ringraziamento per la buonissima pizza che stiamo mangiando (1 Corinzi 10:30). Paolo ha qualcosa di abbastanza specifico in mente – qualcosa di alquanto rilevante per noi. Quando analizziamo il verso nel suo contesto allargato, vediamo che il comando di Paolo di fare ogni cosa alla gloria di Dio è riferito agli idoli culturali, alla coscienza cristiana, e al nostro modo di vivere di fronte ad un mondo di non credenti.

Una meravigliosa nuova libertà

Paolo inizia a parlare della questione già nel capitolo 8. Qui scopriamo come il cibo fosse uno degli argomenti più problematici inerente alla libertà dei cristiani nella chiesa di Corinto – e specialmente “le carni sacrificate agli idoli” (1 Corinzi 8:1). Tutti i cristiani di Corinto (eccezion fatta forse per i Giudei) avevano un passato nel paganesimo. Quando divennero Cristiani, rinunciarono agli idoli e a tutte le forme di adorazione a loro associate.

Il problema era che l’adorazione degli idoli era strettamente correlata alla vita civile stessa dei Corinzi, nel commercio e nella vita sociale – ed era culturalmente molto diffusa. I templi pagani erano dei luoghi di ritrovo sociali e avevano pressoché la stessa funzione dei nostri moderni ristoranti (1 Corinzi 8:10). Molta della carne che si vendeva ai mercati e che si consumava in casa era stata ritualmente offerta agli idoli (1 Corinzi 10:25,27). Ciò significava che mangiare quella carne poteva essere visto come un atto di idolatria, un tradimento del credo cristiano (1 Corinzi 8:10).

Con sorpresa alcuni cristiani Corinzi avevano scoperto che “un idolo non ha una reale esistenza, e che non c’è che un solo Dio” (1 Corinzi 8:4). Dal momento in cui gli idoli non erano reali, essi capirono che le carni sacrificate agli idoli erano carni sacrificate al nulla (1 Corinzi 10:19-20). Perciò, mangiare carni sacrificate agli idoli non era idolatria se si era consapevoli che gli idoli in realtà non esistevano. Erano liberi di mangiare questa carne con una coscienza pulita! E Paolo era d’accordo con loro (1 Corinzi 10:26, 29).

Una libertà che ha il potere di distruggere

Paolo non concordava, invece, con il modo in cui alcuni di questi esercitavano la loro nuova libertà cristiana. In effetti, alcuni Corinzi avevano posto questa loro libertà al di sopra del bene spirituale delle anime di altri credenti. Per prima cosa, non tutti i cristiani di Corinto avevano questa conoscenza (1 Corinzi 8:7). Alcuni di loro, forse dei nuovi credenti o altri che per una ragione o per un’altra avevano una coscienza debole, pensavano che mangiare carni sacrificate agli idoli fosse una forma di idolatria. Per loro mangiare questa carne voleva dire rinnegare Cristo.

In secondo luogo, altri che probabilmente non credevano più alla realtà degli idoli, fronteggiavano un altro tipo di tentazione mangiando quelle carni. Molti Corinzi convertiti avevano pagato un alto prezzo per diventare cristiani. Rinunciare al paganesimo aveva significato per qualcuno rinunciare al proprio status sociale, alle tradizioni della famiglia e alle cerchie di amici. Alcuni, senza dubbio, avevano perso il lavoro. Possiamo immaginare la tentazione alla quale si sarebbero esposti se avessero anche soltanto dato l’apparenza di rendere omaggio alla religione prevalente, dopo aver perduto il lavoro, lo status sociale, la famiglia.

Terzo, c’era la questione della testimonianza del vangelo tra i non credenti, i quali stavano a guardare il comportamento dei cristiani. Cosa potevano pensare i pagani vedendo i cristiani mangiare consapevolmente carni sacrificate agli idoli? Ne avrebbero desunto che i cristiani veneravano gli idoli allo stesso modo dei pagani, e che perciò non vi era nessuna valida ragione per dare retta alle assurde affermazioni dei cristiani. E cosa avrebbero pensato i Giudei di questi comportamenti? Che i cristiani erano pagani e che la cristianità era demoniaca?

Per queste ragioni Paolo ricordava fervidamente ai Corinzi che in ballo vi era molto più che semplicemente poter mangiare delle buone bistecche sacrificate. Se i cristiani la cui coscienza non impediva di mangiare quei cibi non fossero stati molto attenti, l’esercizio di quella libertà avrebbe potuto distruggere la fede di altri cristiani (1 Corinzi 8:9-11) o rovinare la reputazione di Gesù tra i non cristiani (1 Corinzi 10:27-29).

La vera libertà cristiana

Questo è il motivo per cui Paolo dice “Perciò, se un cibo scandalizza mio fratello, non mangerò mai più carne” (1 Corinzi 8:13). E così continua spiegando per tutto il capitolo 9 molti modi in cui è possibile astenersi volontariamente da cose di cui avrebbe la possibilità di godere liberamente come cristiano – per non parlare di un apostolo – come per esempio cibi, bevande, il matrimonio e un salario ministeriale completo (1 Corinzi 9:4-7).

L'orientamento di tutta la vita di Paolo era di conquistare al Vangelo quante più persone possibile (1 Corinzi 9:22-23), cercando di rimuovere ogni genere di ostacolo (1 Corinzi 9:12). Per Paolo, questa era la libertà cristiana: “mi sono fatto servo di tutti” (1 Corinzi 9:19). Così quando Paolo sentì che i credenti di Corinto stavano discutendo del mangiare o meno le carni sacrificate agli idoli, egli disse loro semplicemente che stavano discutendo della questione sbagliata:

“Ogni cosa è lecita, ma non ogni cosa è utile; ogni cosa è lecita, ma non ogni cosa edifica. Nessuno cerchi il proprio vantaggio, ma ciascuno cerchi quello degli altri”. (1 Corinzi 10:23-24).

Per Paolo questa era la vera libertà cristiana: fare tutto il possibile per amare il prossimo per amore di Gesù.

Fare tutto alla gloria di Dio

Questo era quello che Paolo aveva in mente quando scrisse “Sia dunque che mangiate, sia che beviate, sia che facciate qualche altra cosa, fate tutto alla gloria di Dio”. (1 Corinzi 10:31). Noi glorifichiamo Dio quando, per amore Suo, lasciamo cadere i nostri diritti, le nostre libertà nel mangiare, nel bere o in qualsiasi altra cosa per agire secondo il principio dell’amore per il prossimo, sia per “il progresso e la gioia nella (loro) fede” (Filippesi 1:25), o affinché altri siano salvati (1 Corinzi 9:22). La frase di Paolo che viene subito dopo è “Non date motivo di scandalo né ai Giudei, né ai Greci, né alla chiesa di Dio”. (1 Corinzi 10:32).

Adesso, tornando alla nostra gustosa pizza, Dio è certamente glorificato quando noi godiamo appieno del creato e di tutto ciò che contiene (1 Corinzi 10:26). Paolo è stato un gran avvocato della nostra libertà contro il legalismo dell’astensione da cibi o altro (1 Timoteo 4:1-3). Egli affermò chiaramente: “Il cibo non ci raccomanda a Dio” (1 Corinzi 8:8). E “tutto quel che Dio ha creato è buono, e nulla è da respingere, se usato con rendimento di grazie, perché è santificato dalla parola di Dio e dalla preghiera” (1 Timoteo 4:4-5). Così, Paolo non si sentirà offeso dalla nostra applicazione di 1 Corinzi 10:31 nel gustare la nostra pizza – a meno che non perdiamo di vista la via per eccellenza per glorificare Dio: l’amore sacrificale.

Questo amore sacrificale è ancora necessario, forse particolarmente necessario quando si tratta della libertà cristiana. Perché anche noi abbiamo i nostri idoli culturali, abbiamo dei fratelli dalla coscienza debole, e abbiamo molti non credenti che ci stanno guardando. Perciò, in ogni cosa che fate, non usate la vostra libertà solo per godere di ciò di cui avete libertà di godere, ma usate la vostra libertà per perseguire il bene ultimo del vostro prossimo. Come cristiani siamo liberi da ogni legame: i legami esterni delle false religioni e i legami interni dell’egoismo. Siamo liberi di godere di tutto quello che Dio ci ha provveduto, e liberi di astenercene per amore. Fate ogni cosa per la gloria di Dio.