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		<title>Libri e Sermoni Biblici - Contributi utente [it]</title>
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		<description>Da Libri e Sermoni Biblici.</description>
		<language>it</language>
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		<lastBuildDate>Tue, 07 Apr 2026 05:40:41 GMT</lastBuildDate>
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			<title>Perché Memorizzare Le Sacre Scritture?</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Perch%C3%A9_Memorizzare_Le_Sacre_Scritture%3F</link>
			<description>&lt;p&gt;PagePush: Automated: copied from main site&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{ info | Why Memorize Scripture?}}&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per cominciare, propongo alcune testimonianze: sono a conoscenza che il Dr Howard Hendricks del Dallas Seminary abbia detto (qui parafraso) che se fosse dipeso da lui tutti gli studenti del Dallas Theological Seminary avrebbero dovuto imparare a memoria mille versi prima della laurea.&amp;lt;br&amp;gt;Dallas Willard, professore di filosofia alla University of Southern California, ha scritto: “La memorizzazione dei versi della Bibbia è certamente fondamentale per la formazione spirituale. Se dovessi scegliere tra tutte le discipline della vita spirituale, sceglierei la memorizzazione della Bibbia poiché è un modo fondamentale di colmare le menti con i loro bisogni. Questo libro della legge non dovrebbe mai lasciare le nostre labbra; questo è il posto dove lo si necessita. E come arriva alle nostre labbra? Attravesro la memorizzazione” (“La formazione spirituale in Cristo per la vita e la persona” in Vocatio, vol. 12, n.2, Spring, 2001, pag.7).&amp;lt;br&amp;gt;Chuck Swindoll ha scritto: “Non conosco nessun’altra pratica più gratificante nella vita di un cristiano della memorizzazione delle Scritture … Nessun altro esercizio spirituale ripaga di più! La vita di preghiera ne sarà fortificata. La testimonianza sarà più nitida e molto più efficace. Atteggiamento e opinioni cominceranno a cambiare. La mente diventerà vigile e attenta. La confidenza e la sicurezza accresceranno. La fede verrà solidificata” (Come fortificarsi nelle stagioni della vita [Grand Rapids: Zondervan, 1994], pag.61).&amp;lt;br&amp;gt;Una delle ragioni per cui Martrin Luther King pervenne alla sua grande scoperta nella Bibbia della giustificazione per sola fede fu l’influenza di Johann Staupitz ad amare le Scrtitture nei primi anni trascorsi nel monastero agostiniano. King divorò la Bibbia in una sola giornata mentre altre persone ricevevano dottorati in teologia senza aver mai letto la Bibbia. Luther affermò che il suo professore, Andreas Karlstadt, quando ottenne la laurea di dottore in teologia non possedeva una Bibbia e continuò a non possederne anche molti anni dopo (Bucher, Richard, “L’amore per la Bibbia di Martin Luther King”). Luther conosceva così tanti versi della Bibbia a memoria che quando il Signore aprì i suoi occhi sulla verità della guistificazione nella lettera ai Romani 1:17, egli disse: “Da quel momento io ripasso a memoria le Scritture”, per giustificare la sua scoperta. &amp;lt;br&amp;gt;Di seguito sono esposte alcune ragioni per cui molti hanno considerato la memorizzazione delle Scritture un punto fermo nella vita Cristiana: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
#'''Conformità con Cristo'''&amp;lt;br&amp;gt;Paolo ha scritto: “noi tutti,… osservando la gloria del Signore, siamo trasformati nella medesima imagine di gloria in gloria” (seconda lettera ai Corinzi 3,18). Se vogliamo somigliare a Cristo dobbiamo vederlo costantemente. Questo accade nella parola. “Il Signore si rivelò a Samuele a Silo attraverso la Sua parola” (1 Samuele 3,21). La memorizzazione della Bibbia rende il nostro sguardo su Gesù più fermo e chiaro.&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
#'''Trionfo quotidiano sul peccato'''&amp;lt;br&amp;gt;“Come potrà il giovane render pura la sua via? Badando a essa mediante la tua parola… Ho conservato la tua parola nel mio cuore per non peccare contro di te” (Salmo 118,9-11). Paolo ha detto che dobbiamo “con l’aiuto dello Spirito … far morire le opere [peccaminose] del corpo” (Romani 8,13). L’unica arma utilizzata è “la spada delle Spirito” che è la parola di Dio (Efesini 6:17). Quando il peccato lusinga il corpo ad atti peccaminosi, richiamare alla mente le parole delle Scritture indicative di Cristo aiuta a sopprimere la tentazione con la bellezza e il valore superiori di Cristo su tutto ció che il peccato offre.&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
#Il trionfo quotidiano su Satana&amp;lt;br&amp;gt;Quando Gesú fu tentato da Satana nel deserto egli recitó le Scritture a memoria e lo mise in fuga (Matteo 4:1,11).&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
#'''Conforto e consiglio per le persone amate'''&amp;lt;br&amp;gt;Il momento in cui le persone che si amano hanno bisogno di conforto e consigli non sempre coincide con quello in cui si ha una Bibbia a portata di mano. Non solo, la parola di Dio dette spontaneamente dal profondo del cuore ha un potere eccezionale. Il poverbio 25:11 “una parola detta al momento giusto è come una mela d’oro in un vassoio d’argento”, è uno splendido modo per dire: quando un cuore pieno dell’amore di Dio attinge da una mente piena delle parole di Dio, le benedizioni vengono da quelle labbra a tempo debito.&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
#'''Comunicare il vangelo ai non credenti'''&amp;lt;br&amp;gt;Le opportunità di condividere il vangelo si presentano quando non si ha una Bibbia a portata di mano. I versi della Bibbia hanno un proprio potere di penetrazione e quando vengono dal cuore, così come dal Libro, i presenti percepiscono che vale davvero la pena impararli. Tutti dovrebbero essere in grado di riassumere il vangelo in quattro punti fondamentali: 1) santità/legge/gloria di Dio; 2) peccato/ribellione/disobbedienza dell’uomo; 3) la morte di Gesù per i peccatori; 4) il dono della vita per fede. Bisogna imparate uno o due versi relativi a ognuno di questi punti ed essere pronti a condividerli in qualsiasi momento.&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
#'''Comunione con Dio nel godimento della Sua Persona e dei Suoi Modi'''&amp;lt;br&amp;gt;Il modo in cui ci mettiamo in comunione (cioè intimità) con Dio è attraverso la meditazione sui suoi attributi, l’espressione a lui dei nostri ringraziamenti, ammirazione e amore e la ricerca del suo aiuto a vivere una vita che rifletta il valore di questi attributi. Di conseguenza, la memorizzazione di testi riguardanti Dio aiuta a relazionarci con la Sua vera essenza. Ad esempio, immaginiamo di essere in grado di richiamare alla mente durante la giornata il seguente brano:&amp;lt;br&amp;gt;Il Signore è bontà e misericordia; è paziente, costante nell'amore. Non rimane per sempre in lite con noi, non conserva a lungo il suo rancore. Non ci ha trattati secondo i nostri errori, non ci ha ripagati secondo le nostre colpe. Come il cielo è alto sulla terra, grande è il suo amore per chi gli è fedele. Come è lontano l'oriente dall'occidente, egli allontana da noi le nostre colpe. Come è buono un padre con i figli, è tenero il Signore con i suoi fedeli. Egli sa come siamo fatti, non dimentica che noi siamo polvere (Salmo 103:8,14).&amp;lt;br&amp;gt;Il mio utilizzo della parola godimento è stato intenzionale, quando ho detto “comunione con Dio nel godimento della Sua Persona e dei Suoi Modi”. Molti hanno problemi nell’esprimere le proprie emozioni – tutti noi in realtà. Noi non facciamo l’esperienza di Dio nella totalità del nostro potenziale emozionale. Come è possibile cambiare questa situazione? Una soluzione è memorizzare le espressioni emozionali della Bibbia e dirle al Signore e gli uni agli altri finché non diventino parte del nostro essere. Ad esempio, il Salmo 103:1 recita: “Benedici il Signore, anima mia; quanto e’ in me benedica il suo ssanto nome”. Questa non è un’espressione naturale per molte persone, eppure se si memorizzano questa e altre espressioni emozionali della Bibbia e le si pronuncia di frequente, chiedendo al Signore di rendere l’emozione reale nel nostro cuore, noi possiamo pian piano sviluppare queste emozioni ed espressioni. Diventeremo meno inetti a livello emozionale e più capaci di rendere i nostre lodi e ringraziamenti a Dio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Esistono altri motivi per memorizzare le Scritture e spero che possiate trovarli nella pratica giornaliera.&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 17 Aug 2009 16:49:45 GMT</pubDate>			<dc:creator>PagePush</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Perch%C3%A9_Memorizzare_Le_Sacre_Scritture%3F</comments>		</item>
		<item>
			<title>La Morte e l’Obbedienza Di Chi Determina Il Fatto che Dio Sia Totalmente per Noi?</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/La_Morte_e_l%E2%80%99Obbedienza_Di_Chi_Determina_Il_Fatto_che_Dio_Sia_Totalmente_per_Noi%3F</link>
			<description>&lt;p&gt;PagePush: Automated: copied from main site&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{ info | Whose Obedience and Death Brings About The Fact that God Is Totally for Us?}}''Parte della Conclusione del Nuovo Libro, Il Futuro della Giustificazione'' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La nostra sola speranza dinnanzi alle radicali richieste della vita cristiana è che Dio sia totalmente per noi ora e per sempre. Di conseguenza Dio non ha stabilito che la base del nostro vivere cristiano debba essere rappresentata dalla nostra speranza che Dio sia per noi. Quella base è rappresentata dalla morte e dalla giustizia di Cristo che si considera nostra solo per mezzo della fede. Tutte le pene che avremmo dovuto subire noi a causa dei nostri peccati le ha sofferte, per noi, Cristo in croce. Tutta l’obbedienza che Dio ci aveva chiesto, che Egli, in qualità di nostro Padre, ''avrebbe potuto essere per sempre completamente per noi e non contro di noi'', l’ha compiuta al nostro posto Cristo attraverso la sua perfetta obbedienza verso Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
''Queste'' pene e ''questa'' obbedienza (non tutta) sono cose passate e concluse. Non potranno mai cambiare. La nostra unione con Cristo, e la gioia di questi benefici, sono garantiti per sempre. Attraverso la sola fede Dio stabilisce la nostra unione con Cristo. Questa unione non si spezzerà mai , perchè in Cristo, Dio rappresenta per noi un Padre onnipotente che sostiene la nostra fede e fa in modo che tutto funzioni per il nostro bene eterno. Il solo ed unico strumento attraverso il quale Dio preserva la nostra unione con Cristo è rappresentato dalla fede in Cristo, quale atto puramente ''ricevente'' dell’anima. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Il Posto delle Nostre Buone Azioni nei Propositi di Dio  ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le nostre opere di bene non creano o aumentano il fatto che Dio rappresenti per noi un Padre, impegnato a procurarci, dinnanzi alla sua presenza, infinta gioia. Questo compromesso paterno, di essere così per noi, è stato stabilito una volta per tutte con la fede e l'unione col figlio di Dio. In suo Figlio, le pene e la perfezione che sarebbero toccate a noi appartengono al passato e sono immutabili poiché sono state compiute da Cristo nella sua morte ed obbedienza. Non possono essere né modificate né cambiate in sufficienza o valore. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La nostra relazione con Dio è con Colui che per noi rappresenta un Padre onnipotente, impegnato a fare in modo che tutto funzioni per la nostra eterna gioia in lui. Questa relazione è stata stabilita nel momento della nostra discolpa, quando Dio ha rimosso la sua giusta ira su di noi e ha imposto l’obbedienza di suo Figlio, ritenendoci giusti in Cristo e perdonando tutti i nostri peccati poiché la pena di essi è stata pagata con la morte di Gesù. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dunque la funzione della ''nostra'' obbedienza, che fluisce dalla fede (ovvero le nostre buone opere rappresentate come il frutto dello Spirito Santo), è quella di rendere visibile il valore di Cristo e il valore della sua opera nel sostituire il castigo e la giustizia. Lo scopo di Dio, nei confronti dell’umanità, non è solo quello di essere infinitamente meritevole e ma di essere ''mostrato''come infinitamente meritevole. Le nostre opere d’amore, che scorrono dalla fede, rappresentano il modo in cui la fede cristiana dimostra il valore di ciò che racchiude in sé. I sacrifici d’amore per il bene degli altri dimostrano il valore infinitamente soddisfacente di Cristo, inteso come il Solo il cui sangue e giustizia garantisca il fatto che Dio sia sempre per noi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tutti i benefici di Cristo (tutte le benedizioni che provengono da Dio nello stare con noi e non contro di noi) si basano sull’opera redentoria in qualità di nostro Sostituto, se Dio è dalla nostra parte, chi può essere contro di noi? Con questa certezza, che Dio rappresenti il nostro Padre onnipotente, impegnato a fare in modo che tutto funzioni per la nostra eterna gioia in lui, ameremo gli altri. Dio ha così dunque ordinato e progettato le cose in modo che la fede invisibile, che crede in Cristo come infinitamente meritevole, faccia in modo che le opere d’amore rendano visibile il valore di Cristo Dunque i nostri sacrifici d’amore non hanno niente a che fare nello stabilire il fatto che Dio sia completamente per noi ora e per sempre. E’ l’opposto. Il fatto che Dio ci sia per noi determina i nostri sacrifici d’amore. Se Egli non fosse totalmente per noi, non continueremmo a perseverare nell'avere fede, e di conseguenza non saremmo in grado di fare dei sacrifici d'amore. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il nostro modo di vedere le cose, dinnanzi alle nostre buone azioni, deve essere sempre così: ”Queste opere dipendono dal fatto che Dio sia totalmente per noi”. E’ questo che il sangue e la giustizia di Cristo hanno assicurato e garantito per l'eternità, di conseguenza dobbiamo respingere qualsiasi tendenza che ci porti a pensare alle nostre opere come strumento che garantisca, o determini il fatto, che Dio sia per sempre per noi. E’ sempre il contrario, perché è Dio che è con noi ed è&amp;amp;nbsp;Egli che sostiene la nostra fede attraverso l'opera del sostenimento della fede, lo Spirito Santo sorregge il frutto dell'amore. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Evitare la Duplice Tragedia  ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pensare che le nostre opere d’amore ci assicurino che Dio sia totalmente per noi potrebbe rappresentare una duplice tragedia. Non solo offuscheremmo la vera ragione per cui queste opere esistono(ovvero manifestare il valore e la bellezza di Cristo, la cui giustizia e il cui sangue rappresentano la sola e pienamente sufficiente garanzia che Dio sia per noi), ma sminuiremmo anche il vero elemento che rende possibili le opere d'amore, ovvero la garanzia che Dio sia per noi, e dalla quale fluisce il coraggio e la libertà di fare i sacrifici d’amore. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La nostra obbedienza non aggiunge la perfezione, la bellezza e la piena sufficienza dell’obbedienza di Cristo nel garantire che in realtà Dio ci sia per noi, ma ''mostra'' quella perfezione, bellezza e piena sufficienza. Le nostre opere d’amore sono necessarie quanto il proposito di Dio di glorificare se stesso. Vale a dire che sono necessarie poiché Dio è ''giusto'', Egli possiede un profondo ed eterno compromesso per fare definitivamente la cosa giusta: Di rendere visibile al mondo l’infinto valore di suo Figlio.&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 17 Aug 2009 16:49:38 GMT</pubDate>			<dc:creator>PagePush</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:La_Morte_e_l%E2%80%99Obbedienza_Di_Chi_Determina_Il_Fatto_che_Dio_Sia_Totalmente_per_Noi%3F</comments>		</item>
		<item>
			<title>Il Valore della Conoscenza della Storia</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Il_Valore_della_Conoscenza_della_Storia</link>
			<description>&lt;p&gt;PagePush: Automated: copied from main site&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{ info | The Value of Learning History}}&amp;lt;br&amp;gt;'''Una lezione da Giuda'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La breve lettera di Giuda ci insegna qualcosa sul valore della conoscenza della storia; sebbene questo non sia il punto centrale della lettera, esso è degno d’importanza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In questo penultimo libro della Bibbia Giuda scrive per incoraggiare i santi a “combattere con determinazione per la fede che fu trasmessa ai santi una volta per tutte” (versetto 3). Questa lettera invita a vigilare tenuto conto di “alcuni individui [che] si sono infiltrati inosservati … empi che trasformano la grazia del nostro Dio in dissolutezza e rinnegano il nostro unico padrone e signore, Gesù Cristo” (versetto 4). Giuda descrive questi individui con termini forti. Essi “insultano ciò che non comprendono” (versetto 10). Essi “sono sobillatori, biasimatori, agiscono seguendo la propria lussuria; essi parlano con arroganza, adulano le persone per riceverne guadagni e vantaggi” (versetto 16). Essi “provocano divisioni, [e sono] persone materiali, prive dello Spirito” (versetto 19). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo è un giudizio scioccante di individui che non sono al di fuori della chiesa, ma che “si sono infiltrati inosservati”. Giuda vuole che li si individui per quello che realmente sono, in modo che la chiesa non sia ingannata e rovinata dai loro falsi insegnamenti e comportamenti immorali. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una delle sue strategie è quella di paragonarli ad altre persone e avvenimenti della storia; ad esempio, egli dice che “Sodoma e Gomorra … si abbandonarono all’impudicizia e seguirno vizi contro natura, sono un esempio nella condanna al fuoco eterno” (versetto 7). Giuda quindi compara questi individui a Sodoma e Gomorra e lo fa per sottolineare che Sodoma e Gomorra sono “un esempio” di ciò che accade quando le persone vivono come questi intrusi. Quindi, nella mente di Giuda, la conoscenza della storia di Sodoma e Gomorra è utile nell’aiutare a individuare questo tipo di errore e allontanarlo dai santi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Similmente nel versetto 11, Giuda mette insieme altri tre riferimenti a eventi storici come paragone con quello che sta accadendo ai suoi giorni tra i Cristiani. Egli scrive “Guai a loro! Perché hanno seguito la strada di Caino e per il profitto si sono gettati a capofitto nel traviamento di Balaàm e sono periti nella ribellione di Core”. Questo è degno di nota; perché riferirsi a tre diversi episodi storici come questi accaduti centinai di anni addietro – Genesi 19 (Sodoma), Genesi 3 (Caino), Numeri 22-24 (Balaam), Numeri 16 (Core)? A che scopo? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco tre motivi: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1) Giuda suppone che i lettori conoscano queste storie. Non è sorprendente! È il primo secolo, non c’erano libri nelle case, non c’erano Bibbie disponibili, né registrazioni degli avvenimenti storici; solo racconti orali. Eppure Giuda presuppone che le persone sappiano qual è “la strada di Caino”, “il traviamento di Balaam” e “la ribellione di Core”. Voi lo sapete? È fantastico! Egli si aspetta che lo sappiano. Ciò mi fa riflettere che i nostri livelli di conoscenza biblica nella chiesa tutt’oggi siano troppo bassi; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2) Giuda pensa che la conoscenza della storia farà luce sulla situazione presente. I Cristiani affronteranno meglio l’errore presente se sono a conoscenza di situazioni simili accadute nel passato. In altre parole, la storia è un valore per la vita cristiana. Sapere che Caino era geloso e odiava suo fratello e risentiva della sua profonda comunione spirituale con Dio servirà ad allertare a cercare atteggiamenti simili anche tra i fratelli. Essere a conoscenza del fatto che Balaam infine cedette e rese la Parola di Dio un mezzo per ottenere cose materiali renderà più abili nel riconoscere questo tipo di cose. Sapere che Core disprezzava l’autorità legittima e risentiva il comando di Mosè proteggerà da persone faziose che odiano tutti i loro capi; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
3) non è palese, quindi, che Dio faccia sì che gli eventi accadano e che siano annotati come storia in modo che noi possiamo apprenderli e diventare più saggi e maggiormente accorti del presente per il bene di Cristo e della sua chiesa? Non bisognerebbe mai smettere di imparare la storia e di acquisite conoscenza ogni giorno per dare ai nostri figli la migliore protezione contro la follia del futuro: cioè la conoscenza del passato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chi impara con voi, per Cristo e il suo regno, &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pastore John&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 17 Aug 2009 16:49:33 GMT</pubDate>			<dc:creator>PagePush</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Il_Valore_della_Conoscenza_della_Storia</comments>		</item>
		<item>
			<title>Il Re dei re</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Il_Re_dei_re</link>
			<description>&lt;p&gt;PagePush: Automated: copied from main site&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{ info | The King of Kings}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il Vangelo di Luca termina con un’affermazione sublimemente antitetica: “Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo. Ed essi, dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia; e stavano sempre nel tempio lodando Dio”. (24:50-53) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’antitesi di questo passaggio è che, mentre Luca descrive la partenza di Gesù da questo mondo, la risposta dei suoi discepoli è quella di tornare a Gerusalemme con “grande gioia”. Cosa c’è nella partenza di Gesù che porta i Suoi discepoli a provare un’emozione di pura euforia? Questa domanda è resa ancora più enigmatica se prendiamo in considerazione le emozioni mostrate dai discepoli quando Gesù, in precedenza, aveva detto loro che la sua partenza era vicina. In quel momento, l’idea che il loro Signore li avrebbe presto abbandonati, aveva scatenato in loro un sentimento di profondo rimorso. Sembrava che non vi potesse essere nulla di più triste della notizia della loro separazione da Gesù. Tuttavia, in un breve lasso di tempo, quella tristezza si era tramutata in un’inspiegabile gioia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ci chiediamo quindi cos’è che ha provocato un cambiamento di emozioni così radicale nei cuori dei discepoli di Gesù. La risposta a quella domanda è alquanto evidente nel Nuovo Testamento. Nel tempo che intercorre tra l’annuncio fatto loro da Gesù sulla Sua imminente partenza e la Sua partenza effettiva, i discepoli si accorgono di due cose. In primo luogo capiscono perché Gesù stava partendo. In secondo luogo capiscono dove Egli sta andando. Gesù se ne stava andando non perché li avrebbe lasciati soli e senza una guida, ma perché sarebbe asceso al cielo. L’idea di ascensione del Nuovo Testamento ha un significato molto meno fisico del semplice salire al cielo o alla dimora del Paradiso. Durante la Sua Ascensione, Gesù stava andando in un posto specifico per una ragione specifica. Stava ascendendo al Paradiso per essere investito e incoronato come Re dei re e Signore dei signori. Il titolo del Nuovo Testamento era solito descrivere Gesù con il suo titolo regale di &amp;quot;Re dei re” e allo stesso modo con il titolo di “Signore dei signori” Questa particolare struttura letteraria ha un significato che va oltre la semplice posizione di autorità secondo cui Egli regnerà su tutti i re. Piuttosto, è una struttura che indica la supremazia di Gesù nella Sua maestà monarchica. Egli è il Re nel senso più alto della regalità. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In termini biblici, è impensabile avere un re senza un regno. Poiché Gesù ascende per essere incoronato come re, con quell’incoronazione viene anche la designazione da parte del Padre del regno sul quale Egli governerà. Quel regno è tutto il creato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vi sono due errori macroscopici nella teologia moderna riguardanti il concetto biblico del regno di Dio. Il primo è che il regno è stato già consumato e nulla è rimasto per il regno di Cristo da manifestare. Una visione del genere può essere descritta come una realizzazione forzata dell’escatologia. Con la realizzazione della pienezza del regno, non ci sarebbe più quell’attesa impaziente in termini del trionfo di Cristo. L’altro errore, quello in cui crede un gran numero di Cristiani, è che il regno di Dio sia qualcosa di totalmente futuristico – cioè che il regno di Dio ancora non esista. Questa visione ha un'influenza così forte verso la dimensione futura del regno di Dio che anche quei passi del Nuovo Testamento come le Beatitudini di Matteo 5–7, non hanno applicazione nella chiesa odierna perché appartengono ad un’era futura del regno, che ancora non è iniziata. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ambedue le visioni violentano il chiaro insegnamento del Nuovo Testamento in cui il regno di Dio, in realtà, è già iniziato. Il Re è già al suo posto. Egli ha già ricevuto tutta l’autorità sul cielo e sulla terra. Ciò significa che proprio in questo momento, la suprema autorità su questo mondo e sull’intero cosmo è nelle mani del Re Gesù. Non vi è centimetro di terra o simbolo di potere su questo mondo che non sia sotto la Sua proprietà e il Suo governo in questo momento. Nella lettera di S. Paolo Apostolo ai Filippesi, al capitolo 2, nel cosiddetto inno kenotico, si dice che a Gesù è stato dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome. Il nome che Gli è stato dato e che si innalza su tutti gli altri nomi che si possano ricevere, è il nome riservato a Dio. Il titolo di Dio è ''Adonai'', che significa “Colui che è assolutamente sovrano”. Ancora, questo titolo è di supremo governo per Colui che è il Re su tutto quello che è in terra. &amp;lt;br&amp;gt;La traduzione nel Nuovo Testamento del titolo ''adonai ''presente nel Vecchio Testamento è il termine ''signore''. Quando Paolo dice che nel nome di Gesù ogni ginocchio si piegherà e ogni lingua lo proclamerà, la ragione di prostrarsi in obbedienza e per confessarsi è che essi stanno dichiarando con le loro labbra che Gesù è il Signore – ossia, che Egli è il sovrano regnante. Quella è stata la prima professione di fede dei primordi della chiesa cristiana. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Poi Roma, nella sua tirannia pagana e fuorviante, cercò di imporre un giuramento di fedeltà all’imperatore culto della religione, in cui le persone dovevano recitare la frase ''kaisar kurios ''– “Cesare è il signore”. I Cristiani rispondevano mostrando ogni possibile forma di obbedienza civile, pagando le tasse, onorando il re, comportandosi da cittadini modello; ma in buona coscienza non potevano obbedire al mandato di Cesare di proclamarlo loro signore. La loro risposta al giuramento di fedeltà, ''kaisar kurios'', fu tanto profondo nelle sue ramificazioni come semplice nella sua formula: ''Jesus ho kurios'', Gesù è il Signore. L’autorità di Gesù non è semplicemente una speranza per i Cristiani che possa essere realizzata un giorno; è la verità che si è già verificata. È il compito della chiesa essere testimone del regno invisibile, o come afferma Calvino, è compito della chiesa rendere visibile il regno invisibile di Cristo. Sebbene invisibile, cionondimeno è reale.&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 17 Aug 2009 16:49:27 GMT</pubDate>			<dc:creator>PagePush</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Il_Re_dei_re</comments>		</item>
		<item>
			<title>Il Vangelo Applicato Ad Ogni Sfera Dellâ€™Esistenza: Il Preambolo</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Il_Vangelo_Applicato_Ad_Ogni_Sfera_Dell%C3%A2%E2%82%AC%E2%84%A2Esistenza:_Il_Preambolo</link>
			<description>&lt;p&gt;PagePush: Automated: copied from main site&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{ info | The Gospel for All of Life: Preamble}}Siamo una comunione di chiese evangeliche profondamente impegnata sia nel rinnovamento della nostra fede nel vangelo di Gesù Cristo sia nel riformare i nostri ministeri per conformarli pienamente alle Scritture. Siamo profondamente preoccupati per alcuni movimenti sorti all’interno dell’evangelicalismo tradizionale che sembrano sminuire la vita di chiesa e condurci lontano dalle nostre storiche confessioni di fede e pratiche. Da una parte, siamo preoccupati dall’idolatria del consumismo personale e dalla politicizzazione della fede; dall’altra, siamo angosciati dall’incontestata accettazione del relativismo teologico e morale. Questi movimenti hanno portato ad abbandonare con superficialità le verità bibliche e la santità di vita prescritte dalla nostra fede storica. Non solo abbiamo sentito parlare di queste influenze, ma vediamo i loro effetti. Ci siamo impegnati in prima persona a rinvigorire le chiese con nuova speranza e gioia avvincente, fondandoci sulle promesse ricevute per la sola grazia tramite la sola fede nel solo Cristo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Crediamo che in molte chiese evangeliche esista un profondo e ampio consenso riguardo alle verità del vangelo. Tuttavia, spesso vediamo la celebrazione della nostra unione con Cristo sostituita dalle vecchie tentazioni del potere e del denaro, oppure da una fuga di tipo monastico in forme rituali, liturgiche e sacramentali. Tutto ciò che sostituisce il Vangelo non potrà mai promuovere una fede incentrata sulla missione, ancorata su verità eterne, che si esprime in uno zelante discepolato e che è pronta a sopportare le prove e i sacrifici derivanti dalla chiamata a partecipare al regno di Dio. Vogliamo perseverare nella via del Re, difendendo pubblicamente il vangelo, sempre pronti a fornire incoraggiamento e istruzione affinché sia i conduttori di chiesa di questa generazione sia quelli della prossima generazione siano meglio equipaggiati per il ministero, con principi e pratiche che glorifichino il Salvatore e contribuiscano al bene di coloro per i quali egli ha sparso il proprio sangue.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Desideriamo generare un impegno unificato tra tutti i popoli: un impegno zelante per onorare Cristo e moltiplicare i suoi discepoli, partecipando insieme ad una vera coalizione per Gesù. Una tale missione unita, fondata sulla Bibbia, costituisce l’unico futuro durevole per la chiesa. Questa realtà ci costringe ad unirci a coloro che sono motivati dalla convinzione secondo cui la misericordia di Dio in Gesù Cristo è la nostra unica speranza per la salvezza eterna. Desideriamo sostenere questo vangelo con chiarezza, compassione, coraggio e gioia, legati lietamente e profondamente a credenti di diverse denominazioni, etnie e classi sociali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il nostro desiderio è di servire la chiesa che amiamo, invitando tutti i nostri fratelli e tutte le nostre sorelle a unirsi a noi in questo sforzo di rinnovamento della chiesa contemporanea nell’antico vangelo di Cristo, affinché possiamo parlare, vivere e comunicare per Cristo in modo davvero significativo nella nostra epoca. Intendiamo realizzare tutto ciò mediante gli strumenti ordinari della sua grazia: la preghiera, la predicazione della Parola di Dio, il battesimo e la cena del Signore, e la comunione dei santi. Bramiamo di operare con tutti quelli che, oltre ad abbracciare la confessione di fede e la dichiarazione di visione che presentiamo qui, ricercano la signoria di Cristo in ogni sfera della vita e confidano senza vacillare nella potenza dello Spirito Santo di trasformare individui, comunità e culture. Di seguito potrete leggere la nostra confessione di fede e la nostra visione teologica per il ministero: una visione radicata nelle Scritture e centrata sul vangelo.&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 17 Aug 2009 16:49:20 GMT</pubDate>			<dc:creator>PagePush</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Il_Vangelo_Applicato_Ad_Ogni_Sfera_Dell%C3%A2%E2%82%AC%E2%84%A2Esistenza:_Il_Preambolo</comments>		</item>
		<item>
			<title>La Ricerca della Felicità</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/La_Ricerca_della_Felicit%C3%A0</link>
			<description>&lt;p&gt;PagePush: Automated: copied from main site&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{ info | Quest for Joy}}''Sei Verita' Bibliche''&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Sapevi che Dio ci ordina di essere felici?''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
''&amp;quot;Trova la tua gioia nel Signore ed egli appaghera' i desideri del tuo cuore&amp;quot; (Salmo 37:4)'' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''1) Dio ci ha creati per la sua gloria'''&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
''&amp;quot;Fa' venire i miei figli da lontano e le mie figlie dall'estremita'della terra,...che ho creato per la mia gloria&amp;quot; (Isaia 43:6-7).'' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dio ci ha fatti per glorificare la sua grandezza - nel modo in cui i telescopi ingrandiscono le stelle. Egli ci ha creati per mettere in risalto la sua bonta', verita' e bellezza, saggezza e giustizia. La piu' grande manifestazione della gloria di Dio viene dalla profonda gioia in tutto ciò in cui egli è. Questo significa che Dio riceve lode e noi goia. Dio ci ha creati cosicché egli si glorifichi ancor di piu' in noi quando siamo maggiormente soddisfatti di lui.&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''2) Ogni essere umano dovrebbe vivere per la gloria di Dio''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
''&amp;quot;Cosi' se voi mangiate o bevete o qualunque cosa facciate, fatela solo per la gloria di Dio (1 Corinzi 10:31).&amp;lt;br&amp;gt;'' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se Dio ci ha fatti per la sua gloria, e' evidente che dovremmo vivere per la sua gloria. Il nostro compito viene dal suo disegno. Cosi' il nostro primo dovere e' di mostrare il valore di Dio nella soddisfazione di tutto cio' che egli e' per noi. Questo e' il significato di amare Dio (Matteo 22:37) e di avere fiducia in lui (1 Giovanni 5:3-4) e di essergli grati (Salmo 100:2-4). E' la base della vera obbedienza, specialmente amando gli altri. (Colossesi 1:4-5). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''3) Tutti quanti abbiamo fallito nel glorificare Dio come avremmo dovuto''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
''&amp;quot; Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio&amp;quot; (Romani 3:23).'' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che cosa significa essere privi della gloria di Dio?. &amp;quot;Significa che nessuno di noi ha confidato e tenuto a Dio nel modo in cui avremmo dovuto. Non siamo stati soddisfatti della sua grandezza e camminato secondo il suo volere. Abbiamo cercato la nostra soddisfazione in altre cose, e le abbiamo ritenute più importanti di Dio, il che e' l'essenza dell'idolatria &amp;quot;(Romani 1:21-23). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Da quando il peccato e' entrato nel mondo noi tutti siamo stati profondamente riluttanti ad avere Dio come nostro tesoro che tutto soddisfa (Efesini 2:3). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa e' un'offesa terribile alla grandezza di Dio (Geremia 2:12-13).&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''4) Tutti noi siamo soggetti alla giusta condanna di Dio''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
''&amp;quot;Il compenso del peccato e' la morte...&amp;quot; (Romani 6:23).'' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tutti noi abbiamo sminuito la gloria di Dio. Come? Preferendo altre cose a lui. Cosi' per la nostra ingratitudine, diffidenza e disobbedienza Dio ci sta proprio tenendo fuori per sempre. &amp;quot;Soffriranno la punizione della distruzione eterna e l'esclusione dalla presenza del Signore e dalla gloria della sua potenza&amp;quot; (2 Tessalonicesi 1:9).'''&amp;lt;br&amp;gt;''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La parola &amp;quot;inferno&amp;quot; e' usata dodici volte nel Nuovo Testamento. Undici volte da Gesu' stesso. Non e' un mito creato da predicatori tristi ed in collera. E' un solenne avvertimento dal figlio di Dio che e' morto per liberare i peccatori dalla loro dannazione.&amp;lt;br&amp;gt;Ignoriamo cio' con grande rischio.&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se la Bibbia si fermasse qui nella sua analisi della condizione umana, saremmo destinati ad un futuro senza speranza.&amp;lt;br&amp;gt;Ad ogni modo, non è qui che si ferma... &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''5) Dio ha mandato il suo unico figlio Gesu' per donare vita eterna e gioia''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
''&amp;quot;C'e' un detto degno di fede che merita accettazione completa: Gesu' Cristo e' venuto nel mondo per salvare i peccatori ...&amp;quot;(1 Timoteo 1:15).'' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La buona novella e' che Gesu' Cristo e' morto per i peccatori come noi. Egli e' fisicamente risorto per convalidare il potere salvifico della sua morte e per aprire le porte della vita eterna e della gioia (1 Corinzi 15:20). Significa che Dio puo' assolvere i colpevoli ed essere ancora giusto (Romani 3:25-26). &amp;quot;Perche' Cristo e' morto per i peccati una volta per sempre, il giusto per l'ingiusto, per condurci a Dio&amp;quot; (1 Pietro 3:18). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tornando alla casa di Dio si trova tutta la soddisfazione piu' profonda e durevole.&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''6) I benefici acquisiti con la morte di Cristo appartengono a quelli che sono pentiti e hanno fiducia in lui.''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
''&amp;quot;Pentitevi dunque e rivolgetevi verso Dio, cosicche' i vostri peccati possano essere cancellati (Atti 3:19)&amp;quot;. &amp;quot;Credete nel Signore Gesu' e sarete salvati (Atti 16:31).''&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;quot;Pentirsi significa abbandonare tutte le ingannevoli lusinghe del peccato. &amp;quot;Fede&amp;quot; significa essere soddisfatti di tutto cio' che Dio ci promette di essere in Cristo. &amp;quot;Colui che crede in me&amp;quot; dice Gesu' &amp;quot;non avra' mai sete&amp;quot; (Giovanni 6:35). Non meritiamo la nostra salvezza. Non possiamo meritarla (Romani 4:4-5). Viene per grazia attraverso la fede (Efesini 2:8-9). E' un libero dono (Romani 3:24). Lo avremo se l'ameremo oltre ogni cosa (Matteo 13-44). Quando facciamo cio' l'intento di Dio si realizza nella creazione: egli e' glorificato in noi e noi siamo appagati in lui - per sempre. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Significa qualcosa per te? &amp;lt;br&amp;gt;''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Desideri il tipo di gioia che viene dall' essere soddisfatto di tutto cio' che Dio e' per te in Gesu'? Se e' cosi' allora Dio e' all'opera nella tua vita. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Cosa dovresti fare?'''&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Allontanati dalle ingannevoli promesse del peccato. Invoca Gesu' per salvarti dalla colpa, dalla punizione e dalla schiavitu'. &amp;quot;Tutti quelli che avranno invocato il nome del Signore saranno salvati&amp;quot; (Romani 10-13). Cominciate col mettere la vostra speranza in tutto cio' che Dio e' per noi in Gesu'. Spezzate il potere delle promesse del peccato con la fede nella superiore soddisfazione delle promesse di Dio. Cominciate a leggere la Bibbia per trovare le sue preziose e grandissime promesse, che possono liberarvi (2 Pietro 1:3-4).&amp;lt;br&amp;gt;&amp;quot;Trovate una Chiesa che creda nella Bibbia e cominciate a lavorare e crescere insieme con altre persone che tengano a Cristo al di sopra di ogni cosa (Filippesi 3:7). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La migliore notizia del mondo e' che non c'e' nessun conflitto necessario tra la nostra felicita' e la santita' di Dio. Essere soddisfatti di tutto cio' che Dio e' per noi in Gesu' lo magnifica come un grande Tesoro. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
''&amp;quot;Tu m'insegni la via della vita; mi riempirai di gioia nella tua presenza, alla tua destra con delizie in eterno&amp;quot; (Salmo 16:11).''&amp;lt;br&amp;gt;&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 17 Aug 2009 16:49:13 GMT</pubDate>			<dc:creator>PagePush</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:La_Ricerca_della_Felicit%C3%A0</comments>		</item>
		<item>
			<title>I NOVE TRATTI DISTINTIVI DI UNA CHIESA SANA</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/I_NOVE_TRATTI_DISTINTIVI_DI_UNA_CHIESA_SANA</link>
			<description>&lt;p&gt;PagePush: Automated: copied from main site&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{ info | Nine Marks of a Healthy Church}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Nine Marks of a Healthy Church/Introduction/it|INTRODUZIONE]] &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
#[[Nine Marks of a Healthy Church/Expositional Preaching/it|LA PREDICAZIONE ESPOSITIVA]]&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
#[[Nine Marks of a Healthy Church/Biblical Theology/it|UNA TEOLOGIA BIBLICA]]&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
#[[Nine Marks of a Healthy Church/A Biblical Understanding of the Good News/it|UNA COMPRENSIONE BIBLICA DELLA BUONA NOTIZIA]]&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
#[[Nine Marks of a Healthy Church/A Biblical Understanding of Conversion/it|UNA COMPRENSIONE BIBLICA DELLA CONVERSIONE]]&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
#[[Nine Marks of a Healthy Church/A Biblical Understanding of Evangelism/it|UNA COMPRENSIONE BIBLICA DELL’EVANGELIZZAZIONE]]&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
#[[Nine Marks of a Healthy Church/A Biblical Understanding of Church Membership/it|UNA COMPRENSIONE BIBLICA DELL’APPARTENENZA ALLA CHIESA]]&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
#[[Nine Marks of a Healthy Church/Biblical Church Discipline/it|UNA DISCIPLINA BIBLICA NELLA CHIESA]]&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
#[[Nine Marks of a Healthy Church/A Concern for Promoting Christian Discipleship and Growth/it|UN IMPEGNO A FAVORE DEL DISCEPOLATO CRISTIANO E DELLA CRESCITA]]&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
#[[Nine Marks of a Healthy Church/Biblical Church Leadership/it|UNA CONDUZIONE BIBLICA DELLA CHIESA]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Nine Marks of a Healthy Church/Conclusion/it|CONCLUSIONE]]&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Nine Marks of a Healthy Church/Appendix: A Typical Covenant of a Healthy Church/it|APPENDICE: UN TIPICO PATTO IN UNA CHIESA SANA]]&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 17 Aug 2009 16:49:07 GMT</pubDate>			<dc:creator>PagePush</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:I_NOVE_TRATTI_DISTINTIVI_DI_UNA_CHIESA_SANA</comments>		</item>
		<item>
			<title>I NOVE TRATTI DISTINTIVI DI UNA CHIESA SANA/INTRODUZIONE</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/I_NOVE_TRATTI_DISTINTIVI_DI_UNA_CHIESA_SANA/INTRODUZIONE</link>
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&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{ info | Nine Marks of a Healthy Church/Introduction}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dio, nella Sua bontà e nel Suo amore, non ci ha chiamato ad essere dei credenti isolati. Benché pecchiamo e siamo stati individualmente chiamati, dobbiamo riunirci in un’assemblea locale. Nel Nuovo Testamento questa assemblea è defi nita chiesa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oggi ci sono molti libri e numerosi oratori che promuovono come metodologia per creare una chiesa di successo ogni stile di adorazione, programma di computer, libro, sistema, corso, ministero, tipo di formazione, gruppo, fi losofi a, metodologia, dottrina, virtù, esperienza spirituale, sistemazione dell’area di parcheggio o struttura organizzativa. Chi ha ragione? Come si fa a dire che una chiesa è sana? Che cosa si può fare per incoraggiare una crescita biblica che glorifi chi Dio? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo libretto, nel quale suggerisco nove tratti distintivi di una chiesa sana, è uno strumento per cambiare le chiese. Non è tutto ciò che si potrebbe dire riguardo ad una chiesa e non si tratta necessariamente delle cose più importanti per essa. Ad esempio, il battesimo e la cena del Signore sono aspetti essenziali per una chiesa biblica, ma in questo testo non sono affrontati direttamente perché sostanzialmente sono praticati in ogni chiesa. Le nove caratteristiche affrontate da questo libro, sono tratti che possono contraddistinguere una chiesa e che possono identifi carla come una chiesa in buone condizioni, sana e biblica, rispetto a molte altre sue sorelle ammalate. Oggigiorno, i nove tratti distintivi esaminati sono piuttosto rari, occorre quindi che siano portati alla nostra attenzione e siano coltivati nelle nostre chiese. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Di certo, così come non ci sono cristiani perfetti in questa vita, non ci sono chiese perfette. Anche le migliori chiese sono ben lungi dall’essere chiese ideali. Né la corretta organizzazione né la predicazione coraggiosa, né l’offerta sacrifi cale né l’ortodossia dottrinale, possono garantire che una chiesa prosperi. Tuttavia, ogni chiesa può essere più sana di quanto non sia. Nella nostra stessa vita, non vediamo mai la vittoria completa sul peccato, ma come veri fi gli di Dio non rinunciamo mai a lottare. Neppure le chiese devono rinunciare alla lotta. I credenti, e in particolare i pastori ed i responsabili delle chiese, desiderano intensamente vedere delle chiese sane e s’impegnano a tal fi ne. Quindi l’obiettivo di questo libretto è incoraggiare questo impegno. Questo è il motivo per cui ho scritto queste pagine: desideriamo che Dio sia glorifi cato dal Suo popolo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La dipendenza tipica della cultura americana dal pragmatismo e dal successo palese deve essere sostituita da un’umile fi ducia nella fedeltà a Dio e, in particolare, dal seguire i Suoi ordini, indipendentemente dai risultati immediati. Dobbiamo disporre di criteri che ci consentano di riconoscere e di incoraggiare gli sforzi di coloro che fondano chiese in aree a forte crescita demografi ca o nel corso di un risveglio, ma anche pastori fedeli in città stabili o in declino, oppure in zone rurali. Dobbiamo essere in grado di incoraggiare l’opera di Dio come si manifestò nel lavoro di William Carey o di Adoniram Judson e non soltanto in campagne di evangelizzazione o in missioni, con un gran numero di conversioni immediate. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un invito alla prudenza: in quest’opera di ridefi nizione delle fi nalità e del modo di operare delle nostre chiese, non dobbiamo fare affi damento sulle facoltà evangeliche di teologia come strumenti di cambiamento e di trasformazione biblica. Le facoltà teologiche (denominazionali e non) sono istituzioni che hanno proprie funzioni e scopi per i quali sono state costituite, ai quali devono essere fedeli o morire. È così che deve essere. Perciò bisogna lavorare per un cambiamento in tempi lunghi, più lento e profondo delle nostre chiese. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche la migliore chiesa, lo ripeto, può essere ben lungi dall’essere la chiesa ideale, ma non per questo dobbiamo smettere di lavorare. Siamo uniti dal desiderio di vedere chiese più sane, nelle quali Dio sia glorifi cato nel Suo popolo. Che questo libro possa essere usato a tal fi ne.&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 17 Aug 2009 16:49:01 GMT</pubDate>			<dc:creator>PagePush</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:I_NOVE_TRATTI_DISTINTIVI_DI_UNA_CHIESA_SANA/INTRODUZIONE</comments>		</item>
		<item>
			<title>I NOVE TRATTI DISTINTIVI DI UNA CHIESA SANA/LA PREDICAZIONE ESPOSITIVA</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/I_NOVE_TRATTI_DISTINTIVI_DI_UNA_CHIESA_SANA/LA_PREDICAZIONE_ESPOSITIVA</link>
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&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{ info | Nine Marks of a Healthy Church/Expositional Preaching}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Defi nizione di predicazione espositiva  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Occorre iniziare dal punto in cui Dio ha iniziato con noi: dalle Sue parole. Così è derivata la nostra salute spirituale e così verrà anche la salute spirituale delle nostre chiese. L’impegno nella predicazione espositiva, uno dei più antichi metodi di predicazione, è particolarmente importante per chiunque abbia una posizione di responsabilità nella chiesa ed in particolare per il pastore della chiesa. Questo genere di predicazione ha come scopo esporre ciò che insegna un particolare brano delle Scritture, spie gandone accuratamente il signifi cato ed applicandolo alla chiesa locale (vedi Nehemia 8:8). Ci sono, ovviamente, molti altri generi di predicazione. I sermoni inerenti ad argomenti specifi ci, ad esempio, raggruppano l’insegnamento di tutti i passi biblici su di un singolo argomento, come la preghiera o l’offerta. Le predicazioni biografi che affrontano la vita dei personaggi biblici e li descrivono per dimostrare la grazia di Dio ed offrire esempi di fede e fedeltà. La predicazione espositiva, invece, è qualcos’altro: è la spiegazione e l’applicazione di una particolare porzione della Parola di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== La predicazione espositiva non è essenzialmente uno stile  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La predicazione espositiva presuppone credere nell’autorità delle Scritture, ma è qualcosa di più. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’impegno alla predicazione espositiva è un impegno all’ascolto della Parola di Dio. Anche ai profeti dell’Antico Testamento e agli apostoli del Nuovo Testamento non fu dato soltanto l’incarico di andare e di predicare, ma ricevettero un messaggio specifi co, per questo oggi i predicatori cristiani hanno autorità di parlare da parte di Dio fi n tanto che pronunciano le Sue parole. Così l’autorità della predicazione espositiva inizia e fi nisce con le Scritture. Talvolta si può confondere la predicazione espositiva come lo stile preferito di un certo predicatore, ma non si tratta sostanzialmente di uno stile. Come altri hanno osservato, la predicazione espositiva non è tanto il modo in cui ci esprimiamo, quanto il modo in cui decidiamo quello che dobbiamo dire. Non è caratterizzata da una forma particolare, ma da un contenuto biblico. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Sottomissione alla Parola di Dio, non alla conoscenza del predicatore  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Possiamo accettare l’autorità della Parola di Dio e professare anche che la Bibbia non sbaglia mai, ma se non predichiamo in modo espositivo (indipendentemente dalle nostre intenzioni), non predicheremo mai più di quanto già conosciamo. Un predicatore può prendere un passo delle Scritture per esortare chi lo ascolta su un argomento importante, senza predicare realmente sul tema di quel passo. Quando questo accade, il predicatore e l’assemblea ascolteranno dalle Scritture soltanto quello che sanno già. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando invece predichiamo un passo delle Scritture nel suo contesto, in modo espositivo, prendendo il tema di quel passo come soggetto del messaggio, ascoltiamo da Dio cose che inizialmente non pensavamo di ascoltare. Dall’iniziale chiamata al ravvedimento a quegli aspetti della nostra vita rispetto ai quali lo Spirito, recentemente, ci ha convinti di peccato, la nostra salvezza consiste nell’ascoltare Dio come non avremmo mai immaginato prima. Questa sottomissione pratica alla Parola di Dio, deve essere evidente nel ministero di un predicatore. Non vi confondete: è in primo luogo responsabilità della chiesa locale fare in modo che sia così. (Lo testimonia Gesù, per quanto attiene chi ascolta, in Matteo 18 e Paolo in 2 Timoteo 4). Una chiesa non deve mai incaricare di svolgere un ruolo di supervisione spirituale del gregge, chi non dimostra un concreto impegno nell’ascolto e nell’insegnamento della Parola di Dio. Fare altrimenti, signifi cherebbe inevitabilmente ostacolare lo sviluppo della chiesa, incoraggiarla praticamente a crescere soltanto al livello del pastore. In tal caso, la chiesa si omologherebbe lentamente al suo modo di pensare, anziché al modo di pensare di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Dio ha sempre creato il Suo popolo mediante la Sua Parola  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È sempre stata la Parola di Dio a creare il popolo di Dio. Dalla creazione in Genesi 1 alla chiamata di Abrahamo in Genesi 12, dalla visione della valle delle ossa secche in Ezechiele 37 alla venuta della Parola vivente, Dio ha sempre creato il Suo popolo mediante la Sua Parola. Come scrisse Paolo ai Romani: “La fede viene da ciò che si ascolta, e ciò che si ascolta viene dalla parola di Cristo” (Romani 10:17) e come l’apostolo scrisse ai Corinzi: “Poiché il mondo non ha conosciuto Dio mediante la propria sapienza, è piaciuto a Dio, nella sua sapienza, di salvare i credenti con la pazzia della predicazione” (1 Corinzi 1:21). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In una chiesa, una sana predicazione espositiva è spesso una fonte di crescita. Nell’esperienza di Martin Lutero, questa accuratezza rispetto alla Parola di Dio rappresentò l’inizio della riforma. Anche noi dobbiamo impegnarci nell’essere chiese continuamente riformate secondo la Parola di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una volta, mentre insegnavo in un corso della durata di un giorno sul Puritanesimo in una chiesa di Londra, accennai che i sermoni puritani talvolta duravano due ore. Una persona, rimasta stupita, domandò: “Quanto tempo lasciavano per l’adorazione?” Quella domanda presupponeva che l’ascolto della Parola di Dio non fosse adorazione. Risposi che molti di quei cristiani protestanti inglesi consideravano l’ascolto della Parola di Dio nella loro lingua e l’obbedienza ad essa come la parte essenziale dell’adorazione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A paragone, il tempo dedicato a cantare insieme li avrebbe preoccupati ben poco. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== La centralità della Parola di Dio predicata  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le nostre chiese devono recuperare la centralità della Parola rispetto all’adorazione. L’ascolto e l’obbedienza alla Parola di Dio può includere la lode ed il ringraziamento, la confessione e la proclamazione e ciascuna di queste cose può essere fatta anche, ma non necessariamente, con il canto. Una chiesa fondata sulla musica, o su di un qualsiasi altro stile di adorazione, è una chiesa costruita sulle sabbie mobili. La predicazione è la componente fondamentale della conduzione pastorale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prega per il tuo pastore, affi nché s’impegni a studiare rigorosamente le Scritture, con accuratezza e con zelo e perché Dio lo guidi nella comprensione della Parola, nell’applicazione di essa nella sua vita e nella chiesa (vedi Luca 24:27; Atti 6:4; Efesini 6:19-20). Se sei un pastore, prega per queste cose. Prega anche per gli altri che predicano ed insegnano la Parola di Dio. Infi ne, prega che le nostre chiese s’impegnino nell’ascolto della Parola di Dio predicata in modo espositivo, affi nché il programma di ogni chiesa sia modellato in modo crescente dal programma di Dio, secondo le Scritture. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’impegno per la predicazione espositiva è un tratto caratteristico di una chiesa sana.&amp;amp;nbsp; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== DOMANDE PER LA RIFLESSIONE  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
#Leggi Nehemia 8:7-8. Che cosa dice la Bibbia che fecero i Leviti per il popolo, quando lessero il Libro della Legge? Nel versetto 12 è scritto che dopo la riunione, il popolo se ne andò celebrando con grande gioia. Secondo questo passo, perché celebravano? &lt;br /&gt;
#L’autore defi nisce la predicazione espositiva come “una spiegazione ed un’applicazione di una porzione particolare della Parola di Dio”. Esponi questa defi nizione con parole tue. Che cosa distingue la predicazione espositiva da altri generi di predicazione, come la predicazione tematica e biografi ca? &lt;br /&gt;
#In Atti 20:27, Paolo dice agli Efesini che egli si è sforzato di predicare loro “tutto il consiglio di Dio”. Nel riconoscere che il nostro lavoro di leader della chiesa è fare la stessa cosa per i nostri membri, in che modo la predicazione espositiva può giovare al nostro impegno di presentare “tutto il consiglio di Dio”? Quale pericolo corriamo, se non prendiamo “il tema del passo come soggetto del messaggio”? &lt;br /&gt;
#Dal primo capitolo della Genesi al Nuovo Testamento, Dio ha sempre creato il Suo popolo mediante la Sua Parola. Leggi Romani 10:17 e 1 Corinzi 1:21. Che cosa utilizza Dio per condurre il Suo popolo alla fede salvifi ca in Cristo? Che cosa ci dice della considerazione che dovremmo avere per la Parola di Dio nelle nostre chiese? In che modo si può dimostrare questa considerazione nella nostra predicazione?&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 17 Aug 2009 16:48:54 GMT</pubDate>			<dc:creator>PagePush</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:I_NOVE_TRATTI_DISTINTIVI_DI_UNA_CHIESA_SANA/LA_PREDICAZIONE_ESPOSITIVA</comments>		</item>
		<item>
			<title>I NOVE TRATTI DISTINTIVI DI UNA CHIESA SANA/CONCLUSIONE</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/I_NOVE_TRATTI_DISTINTIVI_DI_UNA_CHIESA_SANA/CONCLUSIONE</link>
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&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{ info | Nine Marks of a Healthy Church/Conclusion}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’immagine della chiesa del Nuovo Testamento può essere illustrata in modo vivo nelle nostre assemblee, se presumiamo giustamente che coloro che fanno parte di una chiesa siano rigenerati e che coloro che sono rigenerati siano impegnati nella chiesa. Nella Sua bontà, Dio ci ha chiamato a vivere insieme la nostra vita cristiana, nell’amore reciproco e nell’impegno di rispecchiare l’amore e la sollecitudine di Dio. Nel mondo le relazioni implicano un impegno, nella chiesa certamente non implicano qualcosa di meno. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel terzo comandamento (Esodo 20:7; Deuteronomio 5:11), Dio ammonì il Suo popolo a non pronunciare il Suo nome invano. Lungi dal proibire semplicemente un linguaggio blasfemo, questo comandamento proibì di nominare invano, in modo superfi ciale, inutile o sbagliato il nome di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo comandamento riguarda noi che apparteniamo alla chiesa. Oggi molte chiese sono malate. Confondiamo i benefi ci personali con la crescita spirituale. Confondiamo la mera esaltazione con la vera adorazione. Diamo grande importanza all’essere accettati da parte del mondo, anziché ad una vita che susciti l’ostilità del mondo. Indipendentemente dai dati statistici, oggi troppe chiese non sembrano preoccuparsi delle autentiche caratteristiche bibliche che dovrebbero distinguere una chiesa viva e che cresce. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La salute della chiesa dovrebbe essere un impegno di tutti i credenti, in particolare di coloro che sono chiamati ad esserne i leader. Le nostre chiese devono presentare Dio e il Suo Vangelo glorioso al mondo. Dobbiamo mostrare, insieme, la Sua gloria nella nostra vita. Quest’onere è una nostra enorme responsabilità ed è un nostro tremendo privilegio.&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 17 Aug 2009 16:48:49 GMT</pubDate>			<dc:creator>PagePush</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:I_NOVE_TRATTI_DISTINTIVI_DI_UNA_CHIESA_SANA/CONCLUSIONE</comments>		</item>
		<item>
			<title>I NOVE TRATTI DISTINTIVI DI UNA CHIESA SANA/UNA TEOLOGIA BIBLICA</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/I_NOVE_TRATTI_DISTINTIVI_DI_UNA_CHIESA_SANA/UNA_TEOLOGIA_BIBLICA</link>
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&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{ info | Nine Marks of a Healthy Church/Biblical Theology}}&amp;amp;nbsp; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La predicazione espositiva è importante per la salute di una chiesa. Però, ogni metodo, per quanto possa essere buono, è soggetto ad abusi e quindi deve essere sottoposto a verifi ca. Nelle nostre chiese, non dovremmo preoccuparci soltanto del modo in cui si insegna, ma di cosa si insegna. In particolare, dovremmo avere una sana comprensione del Dio della Bibbia e delle Sue vie. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== “La sana dottrina”  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Sana” è un’espressione vecchio stile. Negli scritti pastorali di Paolo a Timoteo e a Tito, “sana” signifi ca affi dabile, accurata o fedele. Si tratta di un’immagine che trae origine dal mondo della medicina e signifi ca completo o in buona salute. In 1 Timoteo 1, leggiamo che la sana dottrina è modellata secondo il Vangelo ed è l’opposto dell’empietà e del peccato. Paolo, in 1 Timoteo 6:3, in modo ancora più chiaro contrappone alle “false dottrine” “le“ sane parole del Signore nostro Gesù Cristo” e la “dottrina che è conforme alla pietà”. Così, nella sua seconda lettera a Timoteo, egli esorta Timoteo, dicendo: “Prendi come modello le sane parole che hai udite da me” (2 Timoteo 1:13). L’apostolo lo avverte che “verrà il tempo che non sopporteranno più la sana dottrina, ma, per prurito di udire, si cercheranno maestri in gran numero secondo le proprie voglie” (2 Timoteo 4:3). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando Paolo scrisse a Tito, un altro giovane pastore, espresse le stesse preoccupazioni. Coloro che Tito avrebbe dovuto nominare come anziani, dice Paolo, dovevano essere attaccati “alla parola sicura, così come è stata insegnata, per essere in grado di esortare secondo la sana dottrina e di convincere quelli che contraddicono” (Tito 1:9). Egli esorta Tito a riprendere severamente i falsi maestri “perché siano sani nella fede” (Tito 1:13). Paolo incarica Tito dicendogli: “Ma tu esponi le cose che sono conformi alla sana dottrina” (Tito 2:1). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Unità, diversità e carità  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se dovessimo esporre tutto ciò che costituisce un sano insegnamento, dovremmo riprodurre l’intera Bibbia, ma in pratica ogni chiesa stabilisce quali sono i temi rispetto ai quali occorre essere in completo accordo, o si può essere in parziale disaccordo, oppure può esserci completa libertà. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nella chiesa nella quale servo, a Washington, pretendiamo che chiunque desideri esserne un membro creda nella salvezza mediante l’opera di Gesù Cristo soltanto. Inoltre, condividiamo lo stesso modo (o un modo molto simile) d’intendere il battesimo dei credenti e la conduzione della chiesa. L’uniformità in merito a questi ultimi due punti non è essenziale per la salvezza, ma essere d’accordo rispetto ad essi è utile da un punto di vista pratico ed è sano per la vita della chiesa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Possiamo accettare alcune diversità su questioni non collegate alla salvezza. Così, ad esempio, benché siamo tutti d’accordo che Cristo tornerà, non ci sorprende essere in disaccordo tra noi rispetto ai tempi del Suo ritorno. Possiamo avere completa libertà riguardo ad argomenti ancor meno importanti o chiari, come il diritto alla resistenza armata, o riguardo a chi sia l’autore della Lettera agli Ebrei. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In merito a tutto questo, il principio da seguire dovrebbe essere semplice: più ci avviciniamo al cuore della nostra fede, più dobbiamo attenderci che la nostra unità si esprima in un comune modo di intendere la fede. La chiesa degli esordi si espresse in questi termini: nelle cose essenziali unità, nelle cose non essenziali diversità, in tutte le cose carità. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Affrontare dottrine complesse e controverse  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un insegnamento sano include un chiaro impegno rispetto a dottrine spesso trascurate, benché chiaramente bibliche. Se dobbiamo apprendere la sana dottrina della Bibbia, dobbiamo anche affrontare dottrine che possono essere diffi cili, oppure che possono dividere, ma sono fondamentali per la comprensione dell’opera di Dio tra noi. Ad esempio, la dottrina biblica dell’elezione è spesso evitata perché troppo complessa, oppure perché potrebbe confondere. Comunque sia, è innegabile che si tratti di una dottrina biblica e questo è importante. Benché ci possano essere implicazioni che non comprendiamo completamente, non è affatto una questione secondaria che la nostra salvezza, in defi nitiva, provenga da Dio e non da noi. Si trascurano anche altri quesiti importanti ai quali la Bibbia risponde: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;• Le persone, in sostanza, sono cattive o buone? Hanno semplicemente bisogno di incoraggiamento e di una maggiore autostima, oppure hanno bisogno di perdono e di una vita nuova?&amp;lt;br&amp;gt;• Che cosa fece Gesù morendo sulla croce? Rese possibile una scelta, oppure fu il nostro sostituto?&amp;lt;br&amp;gt;• Che cosa accade quando si diventa credenti?&amp;lt;br&amp;gt;• Se siamo credenti, possiamo esser certi che Dio continuerà a prendersi cura di noi? Se è così, la Sua continua sollecitudine si fonda sulla nostra fedeltà, oppure sulla Sua?&amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Tutte queste domande non sono soltanto argomenti per teologi pedanti o per giovani studenti delle facoltà teologiche. Sono importanti per tutti i credenti. Chi tra noi è pastore, sa che si prenderebbe cura dei credenti in modo diverso, se la risposta a queste domande fosse differente. La fedeltà alle Scritture ci impone di parlare con chiarezza e con autorità di questi argomenti. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Resistenza alla sovranità di Dio  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La nostra comprensione di ciò che la Bibbia insegna in merito a Dio è fondamentale. Il Dio della Bibbia è Creatore e Signore, benché la Sua sovranità sia talvolta negata anche nella chiesa. Per coloro che si confessano cristiani, resistere all’idea della sovranità di Dio nella creazione o nella salvezza signifi ca veramente “giocare con un pio paganesimo”. Molti cristiani possono avere quesiti onesti riguardo alla sovranità di Dio, ma chi nega con forza e tenacia la sovranità di Dio dovrebbe preoccuparci. Battezzare una persona simile potrebbe signifi care, in qualche modo, battezzare un cuore ancora incredulo. Accogliere una simile persona come membro, signifi cherebbe trattarla come se confi dasse in Dio, benché così non sia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== I leader devono abbracciare la sovranità di Dio  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa resistenza, per quanto sia pericolosa per ogni credente, è ancor più pericolosa per il responsabile di una chiesa locale. Incaricare della conduzione una persona che dubiti della sovranità di Dio o che fraintenda seriamente l’insegnamento biblico su questi temi, signifi ca proporre come esempio una persona, che può non essere affatto disposta a confi dare in Dio. Una simile nomina è destinata a causare impedimenti alla chiesa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Troppo spesso oggi la nostra cultura ci incoraggia a trasformare l’evangelizzazione in pubblicità e l’opera dello Spirito in marketing. Talvolta Dio stesso è ridotto ad immagine dell’uomo. Di questi tempi, una chiesa sana deve pregare particolarmente di avere dei leader che abbiano compreso, per esperienza, che cosa sia la sovranità di Dio e si impegnino a favore della sana dottrina biblica in tutta la sua gloria. Una chiesa sana è caratterizzata da una predicazione espositiva e da una teologia biblica. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== DOMANDE PER LA RIFLESSIONE  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
#Leggi 1 Timoteo 6:3-5. In che modo Paolo descrive chi insegna una falsa dottrina? Perché pensi che per Paolo fosse così importante che Timoteo impartisse ai credenti “sane parole” e una dottrina “conforme alla pietà”? &lt;br /&gt;
#L’autore menziona diverse dottrine nelle quali occorre credere per diventare membri della chiesa nella quale svolge il suo ministero. Inoltre, elenca diversi temi rispetto ai quali un membro può avere ampia libertà. Che cosa bisogna credere per diventare membro della tua chiesa? In che modo queste convinzioni distinguono la tua chiesa dalle altre chiese della tua zona? In merito a quali temi la tua chiesa consente una certa libertà? &lt;br /&gt;
#Alcune dottrine, presenti in modo inequivocabile nelle Scritture, spesso sono ignorate o trascurate, perché sono considerate diffi cili, controverse o addirittura perché sarebbero causa di possibili divisioni. Il fatto che siano potenzialmente controverse, è una buona ragione per evitare di parlarne e di spiegarle nelle nostre chiese? Perché o perché no? &lt;br /&gt;
#L’autore elenca quattro domande che spesso non hanno ricevuto l’attenzione che meritano. In che modo pensi che la Bibbia risponda a queste domande? Fornisci dei riferimenti biblici alle tue risposte. &lt;br /&gt;
#In Tito 1:9, Paolo scrive che il responsabile di una chiesa locale deve essere “attaccato alla parola sicura, così come è stata insegnata”. Pensi che sia importante che un pastore o un anziano comprendano o accettino la sovranità di Dio nella salvezza? Quale pericolo costituisce un leader che dubiti della sovranità di Dio in quest’area o che fraintenda l’insegnamento biblico a riguardo?&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 17 Aug 2009 16:48:43 GMT</pubDate>			<dc:creator>PagePush</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:I_NOVE_TRATTI_DISTINTIVI_DI_UNA_CHIESA_SANA/UNA_TEOLOGIA_BIBLICA</comments>		</item>
		<item>
			<title>I NOVE TRATTI DISTINTIVI DI UNA CHIESA SANA/LA LEADERSHIP BIBLICA DELLA CHIESA</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/I_NOVE_TRATTI_DISTINTIVI_DI_UNA_CHIESA_SANA/LA_LEADERSHIP_BIBLICA_DELLA_CHIESA</link>
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&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{ info | Nine Marks of a Healthy Church/Biblical Church Leadership}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== La funzione biblica dell’anziano  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che tipo di leadership ha una chiesa sana, una chiesa locale impegnata per Cristo, dotata di doni per servire? Diaconi che siano un esempio di servizio nelle questioni della chiesa? Sì. Un pastore fedele nella predicazione della Parola di Dio? Sì. Da un punto di vista biblico, però, c’è qualcos’altro che fa parte della conduzione biblica di una chiesa sana: gli anziani. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come pastore, prego che Cristo ponga nella nostra comunità uomini i cui doni spirituali ed il cui impegno pastorale indichino che Dio li ha chiamati ad essere anziani o sovrintendenti (sono parole intercambiabili nella Bibbia, vedi Atti 20). Prego che Dio faccia crescere e dia doni a questi discepoli per l’opera di supervisione pastorale della nostra chiesa locale e per l’insegnamento. Se è chiaro che Dio ha dotato di questi doni un certo uomo nella chiesa e se, dopo aver pregato, la chiesa riconosce i suoi doni, allora dovrebbe essere designato come anziano. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Breve storia degli anziani  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tutte le chiese hanno avuto persone che hanno svolto funzioni di anziano, anche se li hanno defi niti in maniere diverse. I due termini neotestamentari che indicano questa funzione sono ''episcopos''(supervisore, sovrintendente) e ''presbuteros'' (anziano). Quando gli evangelici sentono la parola “anziano”, molti pensano immediatamente a “presbiteriano”, benché i primi congregazionalisti, nel sedicesimo secolo, insegnassero che il ruolo di anziano fosse un incarico nella chiesa del Nuovo Testamento. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si possono trovare anziani nelle chiese battiste in America in tutto il XVII e nel XIX secolo. Infatti, il primo presidente della Convenzione Battista del Sud, W. B. Johnson, scrisse un trattato nel quale sostenne che occorreva riconoscere come biblica la pluralità degli anziani e che questo criterio doveva essere seguito nelle chiese battiste. L’appello di Johnson fu trascurato. Per trascuratezza nei confronti delle Scritture o a causa delle pressioni della vita nella frontiera, dove le chiese proliferavano in modo sorprendente, venne meno la prassi di coltivare questo genere di conduzione collegiale. Tuttavia, nelle riviste battiste proseguì la discussione per ridare vita a questa funzione biblica. In seguito, nel ventesimo secolo, le pubblicazioni battiste si riferivano ai leader facendo uso del titolo di “anziano”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== La chiesa locale è l’autorità fi nale  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tra battisti e presbiteriani ci sono due differenze fondamentali nell’intendere gli anziani. In primo luogo e fondamentalmente, i battisti sono congregazionalisti. Questo signifi ca che ritengono che il discernimento fi nale in una congregazione (e non solo, come nel modello presbiteriano) non dipenda dagli anziani, ma dalla chiesa locale nel suo insieme. Per questa ragione, i battisti pongono l’accento sul carattere consensuale dell’azione della chiesa. Perciò, in una chiesa battista, gli anziani, tutte le commissioni ed i comitati agiscono, in ultima analisi, svolgendo un ruolo consultivo nei confronti della chiesa locale nel suo insieme. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un ulteriore considerazione riguarda l’autorità dell’assemblea. Al di sotto di Cristo, non c’è altra “corte d’appello”, se non la chiesa locale riunita. Nel Nuovo Testamento, più e più volte troviamo l’evidenza di quella che sembra una prima forma di congregazionalismo. In Matteo 18, quando Gesù insegnava ai Suoi discepoli come affrontare un fratello che pecca, il tribunale fi nale non è costituito dagli anziani, né è un vescovo o il papa, né un concilio o un congresso. Il tribunale fi nale è la chiesa locale. In Atti 6, gli apostoli lasciarono alla chiesa locale la decisone inerenti ai diaconi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche nelle lettere di Paolo troviamo la prova della responsabilità fi nale della chiesa locale. In 1 Corinzi 5, Paolo non biasimava il pastore, né gli anziani o i diaconi, ma la congregazione per aver tollerato il peccato. In 2 Corinzi 2, Paolo riferì che la maggioranza della chiesa locale aveva sottoposto ad un’azione disciplinare un membro che si era allontanato dalla retta via. In Galati, Paolo invitò la congregazione a giudicare l’insegnamento che aveva ascoltato. In 2 Timoteo 4, Paolo rimproverò non solo i falsi maestri, ma anche quanti li avevano pagati per insegnare ciò che le loro orecchie pruriginose volevano sentire. Gli anziani guidano, ma lo fanno, biblicamente e necessariamente, soltanto nei limiti riconosciuti dalla chiesa locale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Tutti gli anziani sono “anziani che insegnano”  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il secondo motivo di disaccordo riguarda il ruolo degli anziani e le loro responsabilità. I presbiteriani hanno inteso mettere in rilievo quanto Paolo disse a Timoteo in 1 Timoteo 5:17: “Gli anziani che tengono bene la presidenza, siano reputati degni di doppio onore, specialmente quelli che si affaticano nella predicazione e nell’insegnamento”. L’ultima frase, sostengono alcuni, suggerisce chiaramente che ci debbano essere degli anziani il cui compito principale non sia predicare o insegnare, ma piuttosto amministrare o governare. Questa è l’origine della distinzione tra “anziani che governano” (anziani laici) ed “anziani che insegnano” (ministri) tra i presbiteriani. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Però “specialmente” è una traduzione discutibile dell’avverbio ''malista'', che in questo contesto si potrebbe tradurre meglio come “certamente”, o “particolarmente”. In 1 Timoteo 4:10, leggiamo: “Abbiamo riposto la nostra speranza nel Dio vivente, che è il Salvatore di tutti gli uomini, soprattutto (malista) dei credenti”. Qui sembrerebbe che Paolo dica: “Così come molte persone saranno salvate senza credere, altrettante allora dirigeranno le attività della chiesa senza predicare e insegnare”; in altri termini: “Nessuno potrà essere salvato senza credere”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I battisti hanno teso a sottolineare l’intercambiabilità dei termini “anziano”, “sovrintendente/supervisore” e “pastore” nel Nuovo Testamento e hanno puntualizzato che, in 1 Timoteo 3:2, Paolo disse chiaramente a Timoteo che l’anziano deve essere “capace di insegnare”. Scrisse anche a Tito che un anziano deve essere “attaccato alla parola sicura, così come è stata insegnata, per essere in grado di esortare secondo la sana dottrina e di convincere quelli che contraddicono” (Tito 1:9). Per questo motivo, spesso, i battisti hanno negato che sia opportuno avere anziani che non siano in grado di insegnare le Scritture. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== La pluralità degli anziani  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, quello su cui concordavano i battisti e i presbiteriani del diciottesimo secolo era che dovesse esserci una pluralità di anziani nella chiesa locale. Benché non specifi chi un numero preciso di anziani per ciascuna chiesa locale, il Nuovo Testamento indica chiaramente una pluralità di anziani nelle chiese (ad esem pio in Atti 14:23; 16:4; 20:17; 21:8; Tito 1:5&amp;amp;nbsp;; Giacomo 5:14). La mia personale esperienza mi conferma l’utilità di seguire la prassi neotestamentaria di avere, se possibile, più anziani in una chiesa locale, anziché semplicemente un solo pastore. Oggigiorno questa pratica è insolita nelle chiese battiste, ma a buon motivo, c’è una crescente tendenza a suo favore. Ciò che era necessario nelle chiese del Nuovo Testamento è necessario anche ora. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Il ruolo distinto del pastore  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo non signifi ca che il pastore non abbia un ruolo distinto. Ci sono molti riferimenti nel Nuovo Testamento alla predicazione e ai predicatori che non si applicano soltanto agli anziani di una chiesa locale. Ad esempio, a Corinto Paolo si dedicò esclusivamente alla predicazione in un modo che gli anziani laici di una chiesa locale non avrebbero potuto fare (Atti 18:5; cfr. 1 Corinzi 9:14; 1 Timoteo 4:13; 5:17). Inoltre, sembra che i predicatori si recassero in una certa zona per predicare (Romani 10:14-15), mentre sembra che gli anziani facessero già parte di una comunità (Tito 1:5). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Il benefi cio della pluralità degli anziani  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, dobbiamo ricordare che il predicatore, o pastore, è anche fondamentalmente uno degli anziani della sua chiesa locale. Questo signifi ca che le decisioni inerenti alla chiesa, che non necessiti il coinvolgimento di tutti i membri, sia di pertinenza non soltanto del pastore, ma degli anziani nel loro insieme. Benché questo, talora, sia scomodo, ha l’immenso pregio di arricchire i doni del pastore, di colmare alcune delle sue lacune, di integrare le sue valutazioni e di creare un sostegno alle decisioni nella chiesa locale, lasciando i responsabili meno esposti alle critiche ingiuste. Inoltre, rende la leadership più radicata e stabile e ne consente una più matura continuità. Incoraggia la chiesa ad assumere maggiori responsabilità nella sua spiritualità e l’aiuta ad essere meno dipendente dai suoi funzionari. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Confusione tra anziani e diaconi  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Molte chiese moderne hanno teso a confondere gli anziani con il personale della chiesa o con i diaconi. Anche i diaconi ricoprono una funzione neotestamentaria, che ha le proprie radici in Atti 6. Benché una distinzione netta tra le due funzioni sia diffi cile, le responsabilità dei diaconi sono gli aspetti pratici della vita della chiesa: l’amministrazione, la manutenzione, l’assistenza materiale dei membri della chiesa. In molte chiese, oggi, i diaconi hanno assunto qualche compito spirituale, ma molto è stato semplicemente lasciato al pastore. Sarebbe un vantaggio per la chiesa distinguere nuovamente il ruolo dell’anziano da quello del diacono. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come pastore, ricopro la funzione biblica di anziano: sono il principale predicatore anziano. Tutti gli anziani, però, dovrebbero lavorare insieme per l’edifi cazione della chiesa, riunirsi regolarmente per pregare e discutere, o per formulare raccomandazioni per i diaconi o per la chiesa. Chiaramente questa è un’idea biblica che ha una valenza pratica. Se è messa in pratica nelle nostre chiese, può aiutare enormemente i pastori a rimuovere un peso dalle loro spalle ed anche ad eliminare la loro piccola tirannide nelle loro chiese. In effetti, la prassi di riconoscere dei laici devoti, dotati di discernimento e stimati come anziani è un altro tratto distintivo di una chiesa sana. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== DOMANDE PER LA RIFLESSIONE  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
#Leggi Matteo 18:15-17. A chi Gesù riconosce il ruolo di “corted’appello” nel giudicare un fratello che ha peccato? Ora leggi Atti 6:1-4. A chi gli apostoli affi dano l’incarico di scegliere i sette diaconi? Leggi anche 2 Corinzi 2:6. Da chi fu infl itta la punizione a quell’uomo? Che cosa sembrano implicare questi due passi in merito a chi abbia l’autorità fi nale sulle questioni inerenti alla chiesa? &lt;br /&gt;
#Leggi Tito 1:5. Pur avendo compreso che l’autorità fi nale nella chiesa risiede nell’assemblea riunita, perché credi che Paolo pensò che fosse saggio nel decidere di avere anziani in ogni chiesa? &lt;br /&gt;
#In Timoteo 3:1-6, Paolo fornisce un elenco delle caratteristiche che un anziano dovrebbe avere. Dedica un po’ di tempo a pensare perché quei tratti caratteriali siano tanto importanti per il responsabile di una chiesa. Nella tua chiesa, chi ha queste caratteristiche? &lt;br /&gt;
#Leggi atti 6:1-4. Qual è la differenza tra il ruolo di un diacono ed il ruolo di chi sovrintende alle attività della chiesa? La tua chiesa riconosce questa differenza nel proprio governo? &lt;br /&gt;
#Da Atti 6 impariamo che il compito dei diaconi era occuparsi delle necessità materiali della chiesa, lasciando liberi i supervisori della chiesa (apostoli, anziani, pastori) di dedicarsi alla preghiera e al ministero della Parola. Di quali necessità correnti della tua chiesa potrebbe occuparsi un diacono? Nella tua chiesa, quali sono altri ruoli che i diaconi svolgono nel preservare l’unità della chiesa o a sostegno dei ministri della Parola?&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 17 Aug 2009 16:48:37 GMT</pubDate>			<dc:creator>PagePush</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:I_NOVE_TRATTI_DISTINTIVI_DI_UNA_CHIESA_SANA/LA_LEADERSHIP_BIBLICA_DELLA_CHIESA</comments>		</item>
		<item>
			<title>I NOVE TRATTI DISTINTIVI DI UNA CHIESA SANA/LA DISCIPLINA BIBLICA DELLA CHIESA</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/I_NOVE_TRATTI_DISTINTIVI_DI_UNA_CHIESA_SANA/LA_DISCIPLINA_BIBLICA_DELLA_CHIESA</link>
			<description>&lt;p&gt;PagePush: Automated: copied from main site&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{ info | Nine Marks of a Healthy Church/Biblical Church Discipline}}&amp;amp;nbsp; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La settima caratteristica di una chiesa sana è la pratica della disciplina della chiesa. Una pratica biblica della disciplina della chiesa dà senso all’essere membri della chiesa. Benché, di solito, sia stata praticata dalle chiese fi n dall’epoca di Cristo, nelle ultime generazioni è venuta meno nella normale vita della chiesa evangelica. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Dio richiede santità  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Originalmente, noi esseri umani siamo stati fatti ad immagine di Dio per essere testimoni del carattere di Dio nei confronti del creato (Genesi 1:27). Per questo motivo, non c’è da sorprendersi che nell’Antico Testamento, nel formare un proprio popolo, Dio lo abbia istruito alla santità, affi nché il carattere di quel popolo potesse avvicinarsi al Suo (vedi Levitico 19:2; Proverbi 24:1,25). Questa era la base per correggere alcuni o per escludere altri dalla comunità nell’Antico Testamento (come in Numeri 15:30-31) e su queste basi è stata modellata anche la chiesa del Nuovo Testamento (vedi 2 Corinzi 6:17-7:1; 13:2; 1 Timoteo 6:3-5; 2 Timoteo 3:1-5). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Giudicare  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oggi, però, questa idea sembra molto negativa. Dopo tutto, in Matteo 7:1, il Signore Gesù non ci proibì di giudicare? Certamente, in Matteo 7:1 Gesù proibì di giudicare, ma nello stesso vangelo, Gesù ci disse anche di ammonire gli altri, quando peccano, anche al punto di sgridarli pubblicamente (Matteo 18:15-17; cfr. Luca 17:3). Quindi, qualsiasi cosa Gesù intendesse dire in Matteo 7:1, vietando di giudicare, certamente non voleva escludere tutto ciò che si intende con il verbo “giudicare”. Dio stesso è giudice. Lo fu nel giardino dell’Eden e noi restiamo sotto il Suo giusto giudizio fi nché rimaniamo nei nostri peccati. Nell’Antico Testamento, Dio giudicò sia le nazioni sia gli individui e nel Nuovo Testamento noi cristiani siamo avvisati che le nostre opere saranno giudicate (vedi 1 Corinzi 3). Dio, per amore, sottopone a disciplina i Suoi fi gli e condannerà gli empi, nella Sua ira (vedi Ebrei 12). Ovviamente, nel giorno fi nale, Dio si rivelerà come il Giudice ultimo (Apocalisse 20). Nel giudicare Dio non sbaglia mai, è sempre giusto (vedi Giosuè 7; Matteo 23; Luca 2; Atti 5; Romani 9). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Dio si attende che la chiesa giudichi  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per molti oggi è una sorpresa sapere che Dio vuole che anche altri giudichino. Lo stato ha la responsabilità di giudicare (vedi Romani 13). Ci è detto di giudicare noi stessi (vedi 1 Corinzi 11:28; Ebrei 4). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ci è detto anche che, nella chiesa, dobbiamo giudicare gli uni gli altri (benché non nel modo fi nale in cui Gesù giudica). Le parole di Gesù in Matteo 18, quelle di Paolo in 1 Corinzi 5 - 6 e molti altri passi, indicano con chiarezza che la chiesa deve esercitare il giudizio, nel proprio ambito e che questo giudizio ha uno scopo redentivo e non di vendetta (Romani 12:19). Nel caso dell’adultero di Corinto e dell’insegnante di false dottrine ad Efeso, Paolo disse che dovevano essere esclusi dalla chiesa e consegnati a Satana, affi nché potessero imparare e le loro anime potessero essere salvate (vedi 1 Corinzi 5, 1 Timoteo 1). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non c’è da sorprendersi che ci sia stato ordinato di giudicare. Dopo tutto, se non possiamo dire come non deve vivere un credente, come potremmo dire in che modo deve vivere? Una delle mie obiezioni riguardo ai numerosi programmi di discepolato della chiese, è che sono come acqua versata in secchi rotti. Si presta attenzione soltanto a quello che si versa dentro, ma non si pensa affatto a come è ricevuto e trattenuto. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Chiudere la porta d’ingresso, aprire la porta sul retro  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un autore che scrive sulla crescita della chiesa, di recente ha riassunto i suoi suggerimenti su come aiutare una chiesa a crescere: “Aprite la porta d’ingresso e chiudete la porta sul retro”. Con questo, intendeva dire che dovremmo lavorare per rendere più accessibile la chiesa alle persone e svolgere un miglior lavoro nel seguirle. Sono entrambi buoni obiettivi. Oggi, però, ci sono già molti pastori che desiderano avere chiese con porte d’ingresso aperte e porte sul retro chiuse. Tentare di seguire un modello biblico, invece, dovrebbe indurci a questa strategia: “Chiudere la porta d’ingresso ed aprire la porta sul retro”. In altri termini, da una parte rendere più diffi cile l’accesso e dall’altra fare sì che sia più facile essere esclusi. Questi passi aiuteranno la chiesa a recuperare la sua divina, affascinante diversità rispetto al mondo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Accogliere i nuovi membri  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La disciplina dovrebbe in primo luogo rifl ettersi nel modo in cui le chiese accolgono i nuovi membri. Cerchiamo di sapere se coloro che stanno per diventarne membri vivono in un modo tale da onorare Cristo? Comprendiamo la serietà dell’impegno che assumiamo nei loro confronti e che assumono nei nostri? Se fossimo più attenti nel riconoscere e nell’accogliere nuovi membri, in seguito, avremmo meno occasioni di praticare la disciplina correttiva nella chiesa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Disciplinare in modo responsabile  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Certamente ogni genere di disciplina nella chiesa può essere praticata in modo sbagliato. Il Nuovo Testamento ci insegna di non giudicare gli altri in base a ciò che possiamo attribuire loro (vedi Matteo 7:1), o di non giudicarci a vicenda in merito a questioni non essenziali (vedi Romani 14-15). Questo è un argomento denso di problemi nelle sue applicazioni pastorali, ma dobbiamo ricordare che tutta la vita cristiana è diffi cile ed è soggetta ad errori. Non dovremmo fare delle nostre diffi coltà una scusa per non affrontare entrambe. Ogni chiesa locale è responsabile di giudicare la vita e gli insegnamenti dei propri leader ed anche dei propri membri, in particolare se entrambi possono compromettere la testimonianza della chiesa al Vangelo (vedi Atti 17; 1 Corinzi 5; 1 Timoteo 3; Giacomo 3:1; 2 Pietro 3; 2 Giovanni). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Cinque ragioni a favore di una disciplina correttiva  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La disciplina biblica della chiesa è una semplice obbedienza a Dio ed una semplice ammissione della nostra necessità di essere aiutati. Ecco cinque ragioni positive a favore di questo genere di disciplina correttiva nella chiesa: ha uno scopo positivo (1) per chi è disciplinato, (2) per gli altri credenti che vedono i pericoli del peccato, (3) per la salute della chiesa nel suo insieme e (4) per la testimonianza collettiva della chiesa, soprattutto perché (5) la nostra santità deve rispecchiare la santità di Dio. Essere un membro della chiesa dovrebbe signifi care qualcosa, non come motivo di orgoglio, ma per amore nei confronti di Dio. La disciplina biblica della chiesa è un altro tratto distintivo di una chiesa sana. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== DOMANDE PER LA RIFLESSIONE  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
#Leggi Giovanni 5:27. A chi il Padre ha dato l’autorità di giudicare? Ora leggi Matteo 18:15-17. A chi Gesù ha delegato l’autorità di giudicare questo mondo? La chiesa ha svolto fedelmente questo compito che il Signore le ha dato? &lt;br /&gt;
#Leggi 1 Corinzi 5:1-2. Quale iniziativa Paolo dice che i Corinzi avrebbero dovuto prendere nei confronti di un membro della chiesa caduto nel peccato? Ora leggi i versetti 3-5. Per autorità di chi (nel nome di chi) deve agire la chiesa? Qual è la speranza ultima di questa iniziativa? Ritieni che Paolo considerasse la disciplina della chiesa come un’iniziativa insensibile e crudele, oppure un’iniziativa amorevole a benefi cio dell’anima di una persona? &lt;br /&gt;
#Uno scrittore ha detto che i cristiani dovrebbero “aprire la porta d’ingresso della chiesa e chiudere la porta sul retro”. Che cosa signifi ca questa affermazione? L’autore sostiene invece che dovremmo “chiudere la porta d’ingresso e aprire la porta sul retro”. Quale pensi che sia l’idea più biblica? Quale idea pensi che possa favorire in modo più rapido l’appartenenza ad un a chiesa sana? &lt;br /&gt;
#Leggi Romani 14:1-4. In che modo la disciplina della chiesa potrebbe essere soggetta ad errori? Trascorri un po’ di tempo a pensare al modo in cui la tua chiesa potrebbe svolgere fedelmente ed attentamente il compito che il Signore le ha dato in Matteo 18:15-17, stando attenta ad evitare abusi.&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 17 Aug 2009 16:48:32 GMT</pubDate>			<dc:creator>PagePush</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:I_NOVE_TRATTI_DISTINTIVI_DI_UNA_CHIESA_SANA/LA_DISCIPLINA_BIBLICA_DELLA_CHIESA</comments>		</item>
		<item>
			<title>I NOVE TRATTI DISTINTIVI DI UNA CHIESA SANA/Appendice UN TIPICO PATTO DI UNA CHIESA SANA</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/I_NOVE_TRATTI_DISTINTIVI_DI_UNA_CHIESA_SANA/Appendice_UN_TIPICO_PATTO_DI_UNA_CHIESA_SANA</link>
			<description>&lt;p&gt;PagePush: Automated: copied from main site&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{ info | Nine Marks of a Healthy Church/Appendix: A Typical Covenant of a Healthy Church}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Poiché siamo stati condotti, come crediamo, dalla Grazia divina al pentimento ed alla fede nel Signore Gesù Cristo e ad arrenderci a Lui e poiché siamo stati battezzati in base alla nostra confessione di fede, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, noi adesso, confi dando nel Suo aiuto misericordioso, rinnoviamo solennemente e con gioia il nostro patto gli uni con gli altri. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lavoreremo e pregheremo per l’unità dello Spirito nel vincolo della pace. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cammineremo insieme nell’amore fraterno, come membri di una chiesa cristiana; eserciteremo una cura ed un’attenzione affettuosa e reciproca, ci ammoniremo a vicenda ed intercederemo fedelmente gli uni per gli altri, secondo le necessità. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non dimenticheremo di riunirci insieme, né trascureremo di pregare per noi e per gli altri. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ci impegneremo nel risollevare, come ed ogni qual volta potremo, coloro dei quali dovremo prenderci cura, nutrendoli ed ammonendoli nel Signore ed offrendo un esempio puro ed amorevole; cercheremo di condurre alla salvezza la nostra famiglia ed i nostri amici. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ci rallegreremo della felicità altrui e ci sforzeremo, con tenerezza e con simpatia, di portare i pesi e le pene gli uni degli altri. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cercheremo, con l’aiuto di Dio, di vivere con attenzione in questo mondo, respingendo l’empietà e le concupiscenze, ricordando che, poiché siamo stati sepolti nel battesimo e siamo stati risuscitati dalla tomba simbolica, così ora abbiamo l’impegno di vivere una vita nuova e santa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lavoreremo insieme affi nché questa chiesa prosegua nell’adempiere ad un fedele ministero evangelico e ne sosterremo l’adorazione, gli ordinamenti, la disciplina e le dottrine. Contribuiremo con gioia e regolarmente al sostegno del ministero, alle spese della chiesa, all’assistenza dei poveri e alla diffusione del Vangelo tra le nazioni. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Qualora dovessimo trasferirci altrove, non appena sarà possibile, ci uniremo ad un’altra chiesa dove potremo portare avanti lo spirito di questo patto ed i principi della Parola di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti noi. Amen.&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 17 Aug 2009 16:48:26 GMT</pubDate>			<dc:creator>PagePush</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:I_NOVE_TRATTI_DISTINTIVI_DI_UNA_CHIESA_SANA/Appendice_UN_TIPICO_PATTO_DI_UNA_CHIESA_SANA</comments>		</item>
		<item>
			<title>I NOVE TRATTI DISTINTIVI DI UNA CHIESA SANA/UN IMPEGNO A FAVORE DEL DISCEPOLATO CRISTIANO E DELLA CRESCITA</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/I_NOVE_TRATTI_DISTINTIVI_DI_UNA_CHIESA_SANA/UN_IMPEGNO_A_FAVORE_DEL_DISCEPOLATO_CRISTIANO_E_DELLA_CRESCITA</link>
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&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{ info | Nine Marks of a Healthy Church/A Concern for Promoting Christian Discipleship and Growth}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== La crescita cristiana  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un altro tratto distintivo di una chiesa sana è un profondo impegno a favore della crescita della chiesa, non semplicemente per un incremento numerico, ma per la crescita dei membri. Oggi c’è chi ritiene che si possa essere dei “credenti bambini” per la vita intera. La crescita è considerata come qualcosa in più, un “optional” per discepoli particolarmente zelanti. La crescita, invece, è un segno di vita. Gli alberi che crescono sono alberi vivi e gli animali che crescono sono animali che vivono. La crescita comporta un accrescimento ed un avanzamento. In molti settori della nostra esperienza, quando qualcosa smette di crescere, muore. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Paolo sperava che i Corinzi sarebbero cresciuti nella fede cristiana (2 Corinzi 10:15). Egli sperava che gli Efesini sarebbero cresciuti “in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo” (Efesini 4:15; cfr. Colossesi 1:10; 2 Tessalonicesi 1:3). Pietro esortò alcuni dei primi Cristiani, dicendo: “Come bambini appena nati, desiderate il puro latte spirituale, perché con esso cresciate per la salvezza” (1 Pietro 2:2). Per i pastori è una tentazione ridurre le loro chiese a delle statistiche di frequenze, battesimi, offerte e numero dei membri, nelle quali la crescita sia solo un diagramma; tuttavia queste statistiche sono ben lungi dalla vera crescita che Paolo descrive e che Dio desidera. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== La santità è una prova della crescita  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel suo I ''sentimenti'' religiosi, Jonathan Edwards suggerì che la vera crescita nel discepolato cristiano non è, in defi nitiva, una mera esaltazione, un uso crescente di un linguaggio religioso o una crescente conoscenza delle Scritture. Non si tratta neppure di un’evidente crescita nella gioia o nell’amore, oppure nell’impegno a favore della chiesa. Anche la crescita nello zelo e nella lode a Dio e nella fede non sono prove infallibili di una vera crescita cristiana, l’unico segno visibile e certo è una vita di crescente santità, radicata nella negazione cristiana di sé. La chiesa dovrebbe essere contrassegnata da un impegno vitale verso questo genere di crescente devozione nella vita dei propri membri. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Trascurare la disciplina ostacola la crescita  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come abbiamo visto riguardo al settimo tratto distintivo di una chiesa sana, una delle conseguenze involontarie che derivano dal trascurare una giusta disciplina da parte della chiesa, è una maggiore diffi coltà nel far crescere i discepoli. In una chiesa indiscipli nata, gli esempi non sono chiari ed i modelli sono confusi. Non c’è giardiniere che parta con l’idea di seminare erbaccia. Le erbacce, di per sé, sono indesiderabili e possono avere effetti negativi sulle piante che le circondano. Il piano di Dio per la chiesa locale non ci consente di lasciar crescere indisturbate le erbacce. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Una comunità che cresce insieme  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le buone infl uenze, in una comunità d’alleanza di credenti, possono essere, nelle mani di Dio, strumenti di crescita per il Suo popolo. Quando il popolo di Dio è edifi cato e cresce insieme nella santità e in un amore che si dona, la sua capacità di amministrare la disciplina e d’incoraggiare il discepolato dovrebbe crescere. La chiesa ha il dovere di essere uno strumento per la crescita nella grazia del popolo di Dio. Se invece è un luogo dove si pensa soltanto ciò che pensa il pastore, dove si mette in discussione Dio più di quanto Lo si adori, dove il Vangelo è annacquato e l’evangelizzazione è snaturata, dove l’appartenenza alla chiesa è resa priva di senso e si consente al culto mondano della personalità di crescere intorno al pastore, allora è diffi cile attendersi di trovare una comunità coesiva e edifi cante. Una chiesa simile certamente non glorifi ca Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Manifestazioni di crescita  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dio è glorifi cato da chiese che crescono. Questa crescita può manifestarsi in molte maniere diverse: in un crescente numero di persone chiamate alle missioni, in membri anziani che iniziano ad avere un nuovo senso di responsabilità nell’evangelizzazione, in molti membri giovani che partecipano ai funerali semplicemente per amore nei confronti dei membri più anziani, in più preghiera e nel desiderio di più predicazione, in incontri di chiesa caratterizzate da un autentico dialogo spirituale, in maggiori offerte, in donatori che donano in una maniera più sacrifi cale, in più membri che condividono il Vangelo con gli altri, in genitori che riscoprono la loro responsabilità di educare i propri fi gli nella fede. Questi sono soltanto alcuni esempi del tipo di crescita nella chiesa per la&amp;amp;nbsp;quale i credenti devono pregare e per la quale devono lavorare. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Dio è glorifi cato nella crescita  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando vediamo veramente una chiesa composta di membri che crescono ad immagine di Cristo, chi ne ottiene credito o gloria? “Dio ha fatto crescere; quindi colui che pianta e colui che annaffi a non sono nulla: Dio fa crescere!” (1 Corinzi 3:6b-7, cfr. Colossesi 2:19). Per questa ragione la benedizione fi nale di Pietro ai primi cristiani, ai quali scrisse, fu una preghiera espressa in modo imperativo: “Crescete nella grazia e nella conoscenza del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo. A lui sia la gloria, ora e in eterno. Amen” (2 Pietro 3:18). Potremmo pensare che la nostra crescita porti gloria a noi stessi, ma Pietro sapeva di meglio. “Avendo una buona condotta fra gli stranieri, affi nché laddove sparlano di voi, chiamandovi malfattori, osservino le vostre opere buone e diano gloria a Dio nel giorno in cui li visiterà” (1 Pietro 2:12). Ovviamente ricordava le parole di Gesù: “Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affi nché vedano le vostre buone opere”. Certamente potremmo pensare che sia naturale cadere nella trappola dell’autocompiacimento, ma Gesù continuò: “E glorifi chino il Padre vostro che è nei cieli” (Matteo 5:16). Lavorare per promuovere il discepolato e la crescita cristiana è un altro tratto distintivo di una chiesa sana. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== DOMANDE PER LA RIFLESSIONE  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
#Leggi 1 Pietro 2:1-3. Qual è la preghiera di Pietro per quei Cristiani? Che cosa signifi ca “crescere per la salvezza”? &lt;br /&gt;
#Alcuni credono che “crescita della chiesa” signifi chi soltanto crescita numerica. Leggi Atti 2:41. Perché pensi che fu annotato il numero dei convertiti? Adesso leggi il resto del capitolo 2. Il gran numero dei convertiti avrebbe glorifi cato Dio, se non fossero anche cresciuti in santità? Perché oppure perché no? &lt;br /&gt;
#L’autore scrive che le erbacce possono avere effetti negativi sulle altre piante. In che modo membri di chiesa indisciplinati, che vivono nel peccato, infl uenzano negativamente la crescita dei credenti che li circondano? In che modo le buone infl uenze, in una chiesa, sono strumenti nelle mani di Dio per la crescita del Suo popolo? Riesci a pensare a qualche esempio nella tua chiesa? &lt;br /&gt;
#In quali maniere Dio è glorifi cato da una chiesa che matura spiritualmente? Quante di queste cose vedi costantemente nella vita della tua chiesa?&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 17 Aug 2009 16:48:21 GMT</pubDate>			<dc:creator>PagePush</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:I_NOVE_TRATTI_DISTINTIVI_DI_UNA_CHIESA_SANA/UN_IMPEGNO_A_FAVORE_DEL_DISCEPOLATO_CRISTIANO_E_DELLA_CRESCITA</comments>		</item>
		<item>
			<title>I NOVE TRATTI DISTINTIVI DI UNA CHIESA SANA/UNA COMPRENSIONE BIBLICA DELLA BUONA NOTIZIA</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/I_NOVE_TRATTI_DISTINTIVI_DI_UNA_CHIESA_SANA/UNA_COMPRENSIONE_BIBLICA_DELLA_BUONA_NOTIZIA</link>
			<description>&lt;p&gt;PagePush: Automated: copied from main site&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{ info | Nine Marks of a Healthy Church/A Biblical Understanding of the Good News}}&amp;amp;nbsp; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Il Vangelo è il cuore del Cristianesimo  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È particolarmente importante avere una teologia biblica per quanto riguarda un particolare aspetto della vita di una chiesa: la comprensione della buona notizia di Gesù Cristo, il Vangelo. Il Vangelo è il cuore del Cristianesimo e dovrebbe essere il cuore della nostra fede. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tutti noi credenti dovremmo pregare di avere una maggiore attenzione nei confronti della meravigliosa buona notizia della salvezza per mezzo di Cristo, più di quanto dovremmo averne rispetto a qualsiasi altro aspetto della vita della chiesa. Una chiesa sana è piena di persone che hanno un cuore per il Vangelo ed avere un cuore per il Vangelo signifi ca avere un cuore per la verità, per il modo in cui Dio presenta Sé stesso, il nostro bisogno, il dono di Cristo e la nostra responsabilità. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Dio, l’uomo, Cristo, la risposta  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando presento il Vangelo a qualcuno, cerco di ricordare quattro punti: Dio, l’uomo, Cristo, la risposta. Ho condiviso con questa persona la verità riguardo a Dio, che è Santo e il Sovrano Creatore? Ho chiarito che noi, come esseri umani, siamo una strana combinazione: creature fatte ad immagine di Dio, ma anche decadute, peccatrici e separate da Lui? La persona con la quale parlo, capisce chi è Cristo, il Dio uomo, l’unico mediatore tra Dio e l’uomo, il nostro sostituto ed il nostro Signore risorto? Infi ne, anche se ho condiviso con lui tutto questo, comprende che bisogna rispondere al Vangelo, che deve credere a questo messaggio ed abbandonare la sua vita, centrata su sé stesso e sul peccato? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Il Vangelo è una radicale offerta di salvezza  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Presentare il Vangelo ai non-credenti come “un qualcosa in più”, da aggiungere alla gioia, pace, felicità, appagamento, autostima e amore che essi ricercano, è soltanto una verità parziale. Come dice J. I. Packer: “Una mezza verità mascherata da piena verità, diventa una completa falsità”. Sostanzialmente, tutti hanno bisogno di perdono e tutti abbiamo bisogno di vita spirituale. Presentare il Vangelo in modo meno radicale, signifi cherebbe sollecitare delle false conversioni ed aumentare inutilmente il numero dei membri di una chiesa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fra i nostri membri di chiesa, sparsi nelle nostre case, negli uffi ci e nei quartieri, vedremmo ben più non-credenti di quanti cristiani possiamo incontrare la Domenica. Ognuno di noi ha una formidabile salvezza in Cristo da condividere. Non barattiamola con qualcos’altro e condividiamola oggi! George W. Truett, un grande leader cristiano della scorsa generazione, che fu pastore della Prima Chiesa Battista di Dallas, in Texas, disse: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;La più grande accusa che puoi rivolgere contro una chiesa… è di essere priva di passione e di compassione per le anime. Una chiesa non è nulla di meglio di un club etico, se la sua passione per le anime perdute non trabocca e se non va fuori per cercare di portare le anime perdute alla conoscenza di Gesù Cristo. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Una chiesa sana conosce il Vangelo e lo condivide in tutta la sua interezza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== DOMANDE PER LA RIFLESSIONE  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
#L’autore crede che noi credenti dovremmo avere maggior riguardo per la Buona Notizia della salvezza per mezzo di Cristo, più di quanto ne abbiamo per qualsiasi altro aspetto della vita della chiesa. Sei d’accordo? Leggi 1 Corinzi 2:2. Perché il messaggio di Gesù Cristo è tanto importante? &lt;br /&gt;
#Per avere una comprensione biblica del Vangelo, che cosa bisogna comprendere riguardo a Dio? Che cosa occorre capire in merito all’uomo e alla sua condizione di peccato? Che cosa bisogna comprendere riguardo alla persona di Cristo? In Marco 1:15, secondo Gesù, quale dovrebbe essere la risposta dell’uomo alla Buona Notizia? Che cosa comporta ciascuna delle due parti principali di questa risposta? &lt;br /&gt;
#L’autore scrive che “presentare il Vangelo in modo meno radicale signifi ca sollecitare delle false conversioni ed aumentare inutilmente il numero dei membri di una chiesa” . Qual è il messaggio “radicale” del Vangelo? Come si differenzia dal modo in cui talvolta è presentato ai non-credenti come una maniera per essere più felici e sentirsi meglio con sé stessi? &lt;br /&gt;
#In che modo la tua chiesa si misura con la sfi da lanciata da George W. Truett? Nella tua chiesa, quanta passione c’è di condividere con i perduti la Buona Notizia della salvezza in Cristo?&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 17 Aug 2009 16:48:15 GMT</pubDate>			<dc:creator>PagePush</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:I_NOVE_TRATTI_DISTINTIVI_DI_UNA_CHIESA_SANA/UNA_COMPRENSIONE_BIBLICA_DELLA_BUONA_NOTIZIA</comments>		</item>
		<item>
			<title>I NOVE TRATTI DISTINTIVI DI UNA CHIESA SANA/UNA COMPRENSIONE BIBLICA DELL’EVANGELIZZAZIONE</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/I_NOVE_TRATTI_DISTINTIVI_DI_UNA_CHIESA_SANA/UNA_COMPRENSIONE_BIBLICA_DELL%E2%80%99EVANGELIZZAZIONE</link>
			<description>&lt;p&gt;PagePush: Automated: copied from main site&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{ info | Nine Marks of a Healthy Church/A Biblical Understanding of Evangelism}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Le conseguenze della negligenza  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per riepilogare, fi nora abbiamo esaminato alcuni degli aspetti che distinguono una chiesa sana: una predicazione espositiva, una teologia biblica ed una comprensione biblica del Vangelo e della conversione. Un modo per spiegare quanto siano importanti queste cose, è considerare le conseguenze che si trovano ad affrontare le chiese locali che le perdono di vista. I sermoni possono diventare troppo facilmente una ripetizione trita di verità che già si conoscono. Il Cristianesimo può non distinguersi rispetto alla cultura secolare che ci circonda. Il Vangelo può essere ridotto a poco più di una forma di auto-aiuto spirituale. La conversione può degenerare da un atto di Dio ad una mera decisone umana. Le chiese locali caratterizzate da una predicazione superfi ciale, da una mentalità secolare e da un Vangelo centrato sulla persona, che incoraggiano confessioni di fede in Cristo poco più che verbali (spesso applicando erroneamente Romani 10:9), non possono annunciare adeguatamente la formidabile notizia della salvezza in Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Un’evangelizzazione modellata dalla comprensione della conversione  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una comprensione biblica dell’evangelizzazione è d’importanza cruciale per tutti i membri della chiesa, ma in particolare per i leader, che hanno il privilegio e la responsabilità di insegnare. Sicuramente, il modo in cui si condivide il Vangelo è strettamente legato al modo in cui si comprende il Vangelo stesso. Se il tuo modo di pensare è stato modellato dalla Bibbia, per quanto riguarda Dio e il Vangelo, la necessità dell’uomo e la conversione, avrai una giusta comprensione dell’evangelizzazione. Dovremmo preoccuparci maggiormente di conoscere e d’insegnare il Vangelo, anziché cercare d’insegnare metodi e strategie per condividerlo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Defi nizione di evangelizzazione  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Da un punto di vista biblico, evangelizzazione signifi ca presentare la buona notizia liberamente e confi dare che sarà Dio a convertire le persone (vedi Atti 16:4). “La salvezza viene dal Signore” (Giona 2:9, cfr. Giovanni 1:12-13). Qualsiasi nostro tentativo di forzare nuove nascite spirituali, sarebbe effi cace quanto il tentativo di Ezechiele di riattaccare le ossa secche o quello di Nicodemo di nascere di nuovo. Il risultato sarebbe lo stesso. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== È Dio che converte  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se la conversione fosse semplicemente un sincero impegno da prendere una volta, dovremmo indurre tutti a fare una confessione di fede verbale e ad assumere un impegno in qualsiasi maniera possibile. Secondo la Bibbia, benché dobbiamo impegnarci, supplicare e persuadere, il nostro primo dovere è essere fedeli all’obbligo che abbiamo nei confronti di Dio: presentare quella Buona Notizia che Egli ci ha affi dato. In tal caso, sarà Dio a suscitare conversioni (vedi Giovanni 1:13; Atti 18: 9-10). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È incoraggiante che i nuovi credenti spesso sembrino istintivamente consapevoli di essere stati salvati per grazia. Probabilmente avrai ascoltato delle testimonianza, anche nelle ultime settimane o negli ultimi mesi, che ti hanno ricordato come la conversione sia opera di Dio. “Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio (Efesini 2:8-9). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Quando il numero dei membri supera il numero delle frequenze  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando il numero di membri di una chiesa supera il numero di persone che la frequentano, bisognerebbe domandarsi: questa chiesa ha una comprensione biblica della conversione? Inoltre, dovremmo chiederci che genere di evangelizzazione sia stata fatta, perché un così ampio numero di persone non sia coinvolto nella vita della chiesa, benché consideri esserne membro effettivo come una prova della propria salvezza. La chiesa ha sollevato obiezioni a riguardo, oppure sembra aver tollerato questa situazione con il proprio silenzio? La disciplina biblica della chiesa fa parte dell’evangelizzazione della chiesa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Tre verità da trasmettere  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando evangelizzo, voglio trasmettere tre cose in merito alla decisione che si deve prendere riguardo al Vangelo: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;• la prima è che la decisione costa (pertanto deve essere considerata attentamente, vedi Luca 9:62),&amp;lt;br&amp;gt;• la seconda è che la decisione è pressante (pertanto deve essere presa, vedi Giovanni 3:18,36),&amp;lt;br&amp;gt;• la terza è che vale la pena di decidere (pertanto si deve decidere, vedi Giovanni 10:10). &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Questo è l’equilibrio che dovremmo avere nell’evangelizzazione tra i nostri famigliari ed i nostri amici. Questo è l’equilibrio che dovremmo avere nella nostra evangelizzazione come chiesa, nel suo insieme. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Risorse  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ci sono eccellenti risorse tra le pubblicazioni per l’evangelizzazione. Per prendere in esame lo stretto rapporto tra la comprensione del Vangelo ed i metodi di evangelizzazione che usiamo, suggerisco “''Tell the Truth''” di Will Metzger (lett. “Dì la verità”, prossimamente edito da Passaggio). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un altro tratto distintivo di una chiesa sana è quindi la comprensione e la prassi biblica dell’evangelizzazione. La sola vera crescita è la crescita che viene da Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== DOMANDE PER LA RIFLESSIONE  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
#L’autore defi nisce l’evangelizzazione come “presentare la buona notizia liberamente e confi dare che sarà Dio a convertire le persone” . In che modo la nostra evangelizzazione è infl uenzata dalla comprensione che è Dio a compiere l’opera di conversione? Che cosa può accadere alla nostra evangelizzazione, se ci convinciamo che, in ultima analisi, è necessario che sia l’uomo a decidere di convertirsi? &lt;br /&gt;
#Il numero dei membri della tua chiesa è superiore al numero delle persone che la frequentano? Se è così, quali pensi che possano esserne le ragioni? L’evangelizzazione della tua chiesa presenta il Vangelo in modo equilibrato e sano? &lt;br /&gt;
#Che cosa intende dire l’autore, quando afferma che la decisione di seguire Cristo “costa”? Che cosa vuol dire, quando sostiene che è “pressante”? Che cosa intende dire, quando afferma che “vale la pena”? Quali sono alcuni dei passi biblici che insegnano queste tre verità?&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 17 Aug 2009 16:48:10 GMT</pubDate>			<dc:creator>PagePush</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:I_NOVE_TRATTI_DISTINTIVI_DI_UNA_CHIESA_SANA/UNA_COMPRENSIONE_BIBLICA_DELL%E2%80%99EVANGELIZZAZIONE</comments>		</item>
		<item>
			<title>I NOVE TRATTI DISTINTIVI DI UNA CHIESA SANA/UNA COMPRENSIONE BIBLICA DELLA CONVERSIONE</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/I_NOVE_TRATTI_DISTINTIVI_DI_UNA_CHIESA_SANA/UNA_COMPRENSIONE_BIBLICA_DELLA_CONVERSIONE</link>
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&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{ info | Nine Marks of a Healthy Church/A Biblical Understanding of Conversion}}&amp;amp;nbsp; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Pentimento e fede  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel 1878, durante la sua prima riunione, la nostra chiesa adottò una confessione di fede. Era una versione rafforzata della Confessione di fede del New Hampshire del 1833. Questa confessione divenne la base della “Fede e Messaggio Battista”, adottato dalla Convenzione Battista del Sud nel 1925 ed in seguito, in una versione riveduta e più debole, nel 1963. Nella nostra confessione di fede, all’articolo VII, si legge: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;Crediamo che il pentimento e la fede siano sacri doveri ed anche grazie inseparabili ad opera dello Spirito rigeneratore di Dio nelle nostre anime; quando siamo profondamente convinti della nostra colpa, del pericolo che corriamo, della nostra impotenza e della via di salvezza per mezzo di Cristo, noi ci volgiamo a Dio con sincera contrizione, facendo confessione e supplicando misericordia; al tempo stesso, riceviamo con tutto il cuore il Signore Gesù Cristo come nostro Profeta, Sacerdote e Re e confi diamo in Lui soltanto come Salvatore pienamente suffi ciente. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
==== La conversione è l’opera di Dio in noi  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Notate ciò che dice questa dichiarazione in merito alla nostra conversione, alla nostra svolta. Ci convertiamo perché siamo “profondamente convinti della nostra colpa, del pericolo che corriamo, della nostra impotenza e della via di salvezza per mezzo di Cristo”. In che modo si verifi ca questa svolta, composta da fede e pentimento? È “opera dello Spirito rigeneratore di Dio nelle nostre anime”. La confessione di fede cita due passi delle Scritture a sostegno di questa idea: Atti 11:18: “Allora, udite queste cose, si calmarono e glorifi carono Dio, dicendo: «Dio dunque ha concesso il ravvedimento anche agli stranieri affi nché abbiano la vita»” ed Efesini 2:8: “Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se intendiamo la nostra conversione sostanzialmente come opera nostra, anziché come opera di Dio in noi, allora la fraintendiamo. La conversione include certamente un nostro atto: dobbiamo prendere un impegno sincero, una decisone in piena coscienza; ma la conversione è più di questo. Le Scritture sono chiare nell’insegnare che non tutti stiamo andando verso Dio. Non insegnano che alcuni hanno trovato la via, mentre altri la stanno ancora cercando; mostrano, invece, che abbiamo bisogno di avere un cuore cambiato, una mente trasformata, uno spirito vivifi cato. Noi non possiamo fare nulla di tutto questo; possiamo assumere un impegno, ma dobbiamo essere salvati. Il cambiamento del quale ogni essere umano ha bisogno, nonostante le apparenze, è così radicale, tanto profondo, che solo Dio può compierlo. Abbiamo bisogno che Dio ci converta. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== “Tu non appartieni al Signore!”  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ricordo che Spurgeon raccontò che, mentre stava camminando a Londra, un ubriaco si diresse verso di lui, si appoggiò ad un lampione e disse: “Ehi, Signor Spurgeon, sono uno dei suoi convertiti!”. Allora Spurgeon rispose: “Sarai uno dei miei convertiti, ma certamente tu non appartieni al Signore!” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== “La cattiva testimonianza” della Chiesa  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una conseguenza dei malintesi in merito all’insegnamento biblico sulla conversione, può essere il fatto che le chiese evangeliche siano piene di persone le quali, in un certo momento della loro vita, hanno preso un impegno sincero, ma evidentemente non hanno sperimentato il cambiamento radicale che la Bibbia indica come conversione. Secondo un recente studio della Convenzione Battista del Sud, negli Stati Uniti i Battisti del Sud (i membri della mia denominazione) hanno una percentuale di divorzi superiore alla media nazionale. La causa di questa “cattiva testimonianza” da parte di coloro che sono considerati seguaci di Cristo è dovuta, almeno in parte, alla predicazione non-biblica sulla conversione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== La conversione si manifesta mediante i frutti  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Certamente la conversione non deve essere un’esperienza suscitata dall’emotività, ma si deve manifestare mediante il suo frutto, deve essere quello che la Bibbia considera una conversione vera. Aver compreso il modo in cui la Bibbia presenta la conversione è uno dei tratti distintivi di una chiesa sana. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== DOMANDE PER LA RIFLESSIONE  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
#Leggi Atti 11:18. Che cosa insegna riguardo all’origine del pentimento? Il pentimento, in ultima analisi, è il risultato di una decisione unilaterale dell’uomo di volgersi a Dio, oppure è il risultato &lt;br /&gt;
#Leggi Genesi 6:5 e Romani 8:7. Descrivi la condizione del cuore dell’uomo sottoposto al peccato. In che modo la Bibbia descrive la capacità umana di piacere a Dio o di decidere di cambiare da sé? &lt;br /&gt;
#Leggi Efesini 2:1-10. Dio, mediante la conversione, compie un grande cambiamento nei nostri cuori. In che modo questo passo descrive questo cambiamento? Si tratta di qualcosa che l’uomo potrebbe ottenere da sé, con grande impegno? &lt;br /&gt;
#Recenti sondaggi riferiscono che tra coloro che si professano cristiani evangelici negli Stati Uniti, la percentuale dei divorzi è superiore alla media nazionale. Quale potrebbe essere la ragione? Che cosa insegna la Bibbia riguardo alle evidenze, o “frutti” dell’opera rigeneratrice dello Spirito di Dio nella vita di una persona? &lt;br /&gt;
#Nei secoli scorsi, i credenti solitamente erano battezzati quando diventavano adulti. Quale potrebbe essere la conseguenza dell’abbassamento dell’età tra i cristiani battezzati in quest’ultimo secolo? Perché potrebbe essere importante? dell’opera rigeneratrice di Dio nel cuore dell’uomo?&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 17 Aug 2009 16:48:02 GMT</pubDate>			<dc:creator>PagePush</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:I_NOVE_TRATTI_DISTINTIVI_DI_UNA_CHIESA_SANA/UNA_COMPRENSIONE_BIBLICA_DELLA_CONVERSIONE</comments>		</item>
		<item>
			<title>I NOVE TRATTI DISTINTIVI DI UNA CHIESA SANA/UNA COMPRENSIONE BIBLICA DELL’APPARTENENZA ALLA CHIESA</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/I_NOVE_TRATTI_DISTINTIVI_DI_UNA_CHIESA_SANA/UNA_COMPRENSIONE_BIBLICA_DELL%E2%80%99APPARTENENZA_ALLA_CHIESA</link>
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&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{ info | Nine Marks of a Healthy Church/A Biblical Understanding of Church Membership}}&amp;amp;nbsp; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== L’appartenenza nella Bibbia  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Essere un membro di chiesa”, nel senso in cui lo intendiamo oggi, non è biblico. Non abbiamo elenchi dei cristiani del primo secolo che vissero, ad esempio, nella città di Gerusalemme e di come decidessero di unirsi ad una particolare assemblea di; credenti. Possiamo dire che non c’era la corsa ad accaparrarsi membri, perché in un luogo c’era una chiesa soltanto e che nel Nuovo Testamento non esiste alcun elenco degli appartenenti ad una chiesa. Nel Nuovo Testamento, ci sono invece liste di persone legate ad una chiesa. Si tratta di vedove sostenute dalla chiesa (1 Timoteo 5) o di persone i cui nomi che sono nel Libro della Vita dell’Agnello (Filippesi 4:3; Apocalisse 21:27). Nel Nuovo Testamento, inoltre, ci sono passi che implicano l’esistenza di termini chiari riguardo all’appartenenza ad una chiesa. Le chiese sapevano chi erano i loro membri. Ad esempio, le lettere di Paolo alla chiesa di Corinto indicano che alcuni individui dovevano esserne esclusi (vedi 1 Corinzi 5) e che alcune persone dovevano esserne incluse (vedi 2 Corinzi 2). In quest’ultimo caso, Paolo menziona addirittura una “maggioranza” (2 Corinzi 2:6) che aveva infl itto la punizione dell’esclusione dalla chiesa ad altre persone. Quella “maggioranza” poteva essere soltanto la maggioranza di un gruppo di persone riconosciute come membri della chiesa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== L’appartenenza è un impegno  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tra i cristiani, l’appartenenza ad una chiesa si è sviluppata come un tentativo per aiutarci a stare insieme, con senso di responsabilità e con amore. Nell’identifi carci con una chiesa particolare, facciamo sapere ai pastori e agli altri membri di quella chiesa locale che intendiamo impegnarci a frequentare, ad offrire, a pregare e a servire. Facciamo crescere le aspettative degli altri nei nostri confronti e facciamo sapere che siamo sotto la responsabilità di quella chiesa locale. Assicuriamo alla chiesa il nostro impegno per Cristo, nel servire insieme con gli altri membri, sollecitiamo il loro impegno nel servirci nell’amore e ad incoraggiarci nel discepolato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In questo senso, l’appartenenza ad una chiesa è un’idea biblica. Inoltre, deriva dall’uso che Paolo fa dell’immagine del corpo in relazione alla chiesa locale. Deriva dalla nostra salvezza per grazia in Cristo, che ci ha posti nella chiesa per servirLo nell’amore e per servire gli altri. Deriva dal nostro impegno reciproco, indicato nelle Scritture con espressioni come “insieme” e “l’un l’altro”. Tutto questo è racchiuso nel patto di una chiesa sana (vedi l’Appendice). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non dovrebbe sorprenderci che un maggiore allineamento con l’insegnamento biblico della nostra comprensione dell’evangelizzazione, della conversione e del Vangelo, abbia implicazioni nel nostro modo di intendere l’appartenenza alla chiesa. Inizieremo a considerare l’appartenenza alla chiesa non come un’affi liazione scarsamente impegnativa, utile soltanto in alcune occasioni, ma come una continua responsabilità, che ci coinvolge nella vita gli uni degli altri, secondo le fi nalità del Vangelo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Una grande differenza tra appartenenza e impegno  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non è insolito trovare una grande differenza tra il numero dei membri di una chiesa ed il numero di quanti si impegnano attivamente. Immagina una chiesa di 3.000 membri frequentata soltanto da 600 persone. Temo che oggi molti pastori evangelici siano più orgogliosi del numero dei membri dichiarati di quanto non siano affl itti per lo scarso numero dei partecipanti. Secondo un recente studio della Convenzione Battista del Sud, questo è normale nelle loro chiese: una tipica chiesa battista del Sud conta 233 membri e soltanto 70 partecipanti al culto domenicale. Le nostre offerte vanno meglio? Quali chiese locali hanno un bilancio equivalente o eventualmente superiore al 10% dell’insieme delle entrate annue dei propri membri? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Essere membri è una responsabilità  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Eccezion fatta per le circostanze in cui gli impedimenti fi sici non consentano la partecipazione, oppure le diffi coltà economiche impediscano di offrire, questa situazione non lascia forse intendere che l’appartenenza sia stata presentata come qualcosa che non implica necessariamente l’impegno? Che cosa signifi ca, allora, avere questo numero di membri? Le cifre possono essere degli idoli, così come lo sono le immagini scolpite; forse è più facile che lo siano. Ma è Dio che valuta le nostre vite e penso che vaglierà le nostre opere più di quanto non contino i nostri numeri. Se la chiesa è un edifi cio, allora noi dobbiamo esserne i mattoni; se la chiesa è un corpo, noi dobbiamo esserne le membra; se la chiesa è la famiglia della fede, si presume che facciamo parte di quella famiglia. Le pecore fanno parte di un gregge ed i tralci sono parte di una vite. Secondo la Bibbia, se si è credenti, bisogna essere membri di una chiesa. Lasciando da parte per un istante i dettagli concreti, che l’elenco dei membri sia tenuto su schede o sia registrato in un computer, non dobbiamo trascurare di riunirci regolarmente (Ebrei 10:25). Questa appartenenza non signifi ca semplicemente che una volta abbiamo sottoscritto una dichiarazione, o che proviamo affetto per un luogo che ci è familiare. Deve rispecchiare un impegno vivo, oppure è inutile, anzi più che inutile, è pericoloso. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Essere membri è una testimonianza collettiva della salvezza  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I membri “non impegnati” confondono sia i veri membri sia i non-credenti riguardo al signifi cato di essere cristiani. Inoltre, i membri “attivi” non rendono alcun servizio ai membri “inattivi”, se consentono loro di continuare ad essere degli appartenenti ad una chiesa, perché questa appartenenza rappresenta il riconoscimento della salvezza di una persona da parte dell’insieme della chiesa. Lo ripeto: bisogna capire con chiarezza che il riconoscimento dell’appartenenza ad una chiesa è la testimonianza collettiva, resa dalla chiesa stessa, della salvezza individuale di un suo membro. Com’è possibile, allora, che una chiesa locale possa testimoniare onestamente che una persona “invisibile” stia correndo fedelmente la propria corsa? Se dei membri ci avessero lasciato e non fossero andati in nessun’altra chiesa evangelica, come faremmo a dimostrare che sono stati con noi? Non sapremmo con certezza se queste persone “disimpegnate” siano dei credenti, ma potremmo semplicemente non essere in grado di affermarlo. Non dovremmo dire che sappiamo che stanno andando all’inferno, ma non potremmo dir loro che sappiamo che stanno andando verso il Cielo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Un’appartenenza che abbia senso  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per praticare criteri biblici di appartenenza, una chiesa non deve essere perfetta, ma basta soltanto che sia onesta. Non sono necessarie delle semplici decisioni, ma occorre un vero discepolato. Non si tratta soltanto di esperienze individuali, ma di conferme collettive da parte di quanti hanno un patto con Dio e tra loro. Personalmente, spero di veder diventare più signifi cativo il numero dei membri della chiesa che servo, così come spero che tutti coloro che ne sono membri di nome divengano anche membri di fatto. Per molti, questo ha voluto dire che i loro nomi hanno dovuto lasciare i nostri registri (benché non abbiano lasciato i nostri cuori). Per altri, ha voluto dire un impegno rinnovato nella vita della nostra chiesa. I nuovi membri devono essere istruiti nella fede a nella vita della nostra chiesa. Molti dei nostri membri attuali hanno bisogno di questa formazione e d’incoraggiamento. Nel cercare di diventare quella sana chiesa battista che eravamo storicamente, il numero delle persone che frequentano ha superato nuovamente il numero dei membri. Di certo questo dovrebbe essere ciò che tu desideri anche per la tua chiesa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il recupero di appropriati criteri di appartenenza alla chiesa porterà molti benefi ci. Renderà più chiara la nostra testimonianza ai non-credenti. Renderà più diffi cile smarrirsi dall’ovile alle pecore più deboli, quando si considerano ancora pecore. Aiuterà a dar forma e a mettere a fuoco il discepolato dei credenti più maturi. Aiuterà i conduttori delle nostre chiese a sapere esattamente di chi sono responsabili. In tutto questo, Dio sarà glorifi cato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prega che l’appartenenza alla chiesa possa signifi care qualcosa di più di quanto signifi chi attualmente, che possiamo sapere meglio di chi siamo responsabili, affi nché possiamo pregare per loro, possiamo incoraggiarli e spronarli. Non dovremmo permettere loro di rimanere membri delle nostre chiese per ragioni sentimentali: da un punto di vista biblico, questa non è affatto un’appartenenza. Nel patto della nostra chiesa promettiamo che “qualora dovessimo trasferirci altrove, non appena sarà possibile, ci uniremo ad un’altra chiesa dove potremo portare avanti lo spirito di questo patto ed i principi della Parola di Dio”. In quest’epoca in cui tutto è fugace, questo impegno fa parte di un sano discepolato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Appartenere alla chiesa signifi ca, concretamente, far parte integrante del corpo di Cristo. Vuol dire camminare insieme ad altri stranieri e forestieri in questo mondo, mentre ci dirigiamo verso la nostra casa celeste. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un altro tratto distintivo di una chiesa sana è certamente una comprensione biblica dell’appartenenza alla chiesa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== DOMANDE PER LA RIFLESSIONE  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
#La Bibbia menziona in modo esplicito l’esistenza di registri di membri nella chiesa locale? Dov’è indicato implicitamente? Leggi 1 Corinzi 12:14-26. In che modo, come credenti, l’appartenenza ad una chiesa ci aiuta a vivere l’impegno che abbiamo gli uni verso gli altri, come corpo di Cristo? &lt;br /&gt;
#L’autore scrive che dovremmo considerare la nostra appartenenza alla chiesa “non come un’affi liazione scarsamente impegnativa, utile soltanto in alcune occasioni, ma come una continua responsabilità, che ci coinvolge nella vita gli uni degli altri, secondo le fi nalità del Vangelo”. Alla luce di questa affermazione, come vedono la loro appartenenza la maggior parte dei membri della tua chiesa? Quali sono le responsabilità del membro di una chiesa? In che modo l’assunzione di queste responsabilità contribuisce all’opera del Vangelo? &lt;br /&gt;
#L’autore crede che l’appartenenza ad una chiesa deve essere la proiezione di un impegno vivo con Cristo, oppure è inutile o addirittura pericolosa. Perché dovrebbe essere vero? Che cosa signifi ca un impegno vivo con Cristo e con la Sua chiesa? &lt;br /&gt;
#L’appartenenza ad una chiesa, scrive l’autore, è una testimonianza collettiva che la chiesa rende alla salvezza individuale di un proprio membro. Leggi Ebrei 13:17. La Bibbia insegna che i conduttori della chiesa dovranno “render conto” di coloro che sono stati affi dati loro. Ritieni che questo “render conto” consisterà semplicemente nel dichiarare che una persona, una volta, ha preso una decisione per Cristo, oppure si tratterà di una testimonianza dettagliata inerente il fatto che una persona stia portando fedelmente frutto secondo il Vangelo? In che modo questo infl uisce sulla nostra comprensione di chi dovrebbe essere indicato come membro sui nostri registri? &lt;br /&gt;
#L’autore elenca diversi benefi ci che derivano dal controllo dei registri dei nostri membri di chiesa. In che modo una concezione biblica dell’appartenenza alla chiesa rende più chiara la nostra testimonianza ai non-credenti? In che modo renderebbe più diffi - cile smarrirsi ai credenti più deboli, che si considerano ancora credenti? In che modo sarebbe utile per dar forma e mettere a fuoco il discepolato dei credenti maturi?&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 17 Aug 2009 16:47:56 GMT</pubDate>			<dc:creator>PagePush</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:I_NOVE_TRATTI_DISTINTIVI_DI_UNA_CHIESA_SANA/UNA_COMPRENSIONE_BIBLICA_DELL%E2%80%99APPARTENENZA_ALLA_CHIESA</comments>		</item>
		<item>
			<title>Come Fanno i Morti a Lottare Contro il Peccato</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Come_Fanno_i_Morti_a_Lottare_Contro_il_Peccato</link>
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&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{ info | How Dead People Do Battle with Sin}}Incise nella corteccia di ogni albero del giardino di Dio risiedono le parole, &amp;quot;Se muore, produce molto frutto” (Giovanni 12:24). Tre parole che vengono marchiate a fuoco nella carne di ogni Cristiano: “VOI… SIETE… MORTI” (Col. 3:3). La confessione più sentita di ogni credente è, &amp;quot;Io sono crocifisso con Cristo&amp;quot; (Gal. 2:20).&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma a cosa si riferisce? Chi è morto quando sono diventato Cristiano? Risposta: La mia “carne” è morta. “E coloro i quali sono di Cristo hanno crocifisso LA CARNE” (Gal. 5:24). &amp;lt;br&amp;gt;Ma a cosa si riferisce il termine &amp;quot;carne&amp;quot;? Non alla mia pelle. Non al mio corpo. Esso può divenire strumento di giustizia (Rom. 6:13). Le “opere della carne” sono rappresentate da cose quali idolatria e discordia, ira e gelosia (Gal. 5:20f.). Si tratta di atteggiamenti e non semplici atti immorali del corpo.&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La cosa che più di tutte si avvicina alla definizione biblica della carne risiede nei Romani 8:7-8, “ La mente della carne è in rivolta contro Dio, poiché essa non si sottomette alla legge di Dio e neanche potrebbe. Coloro i quali vivono secondo la carne non posso piacere a Dio.&amp;quot;&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dunque la carne rappresenta il vecchio “me” che un tempo si ribellava a Dio. Nella carne sono stato ostile e insubordinato. Odiavo il pensiero di ammettere che ero corrotto dal peccato. Mi sono opposto all’idea che ciò di cui avevo più bisogno fosse un buon medico che mi facesse stare bene. Nella carne mi sono fidato della saggezza mia e non di quella di Dio. Dunque niente di ciò che ho fatto secondo la carne potrebbe piacere a Dio, perché “senza fede è impossibile piacergli (Ebrei 11:6). E la carne ozia dalla fede.&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dunque “la carne” rappresenta il vecchio me senza fede e fiducioso solo in sé. E' questo ciò che è morto quando Dio mi ha salvato. Dio ha chiuso le arterie del mio vecchio e scettico cuore di pietra, e quando esso è morto, Egli l'ha tirato fuori e mi ha donato un nuovo cuore (Ezechiele 36:25).&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;quot;Dove sta la differenza tra il nuovo r pulsante cuore e quello vecchio che è morto? La risposta ci è data dai Galati nel passo 2:20. Il passo dice,“Io sono crocifisso con Cristo. . . e la vita che ora vivo nella carne, LA VIVO NELLA FEDE del Figlio di Dio, che mi ha amato, e ha detto se stesso per me.” Il vecchio cuore che è morto riponeva la propria fiducia in sé stesso; il nuovo cuore si piega ogni giorno a Cristo. &amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa è la risposta che è data alla nostra prima domanda: Come fanno i morti a lottare contro il peccato? Lottano contro il peccato, riponendo la loro fiducia verso il Figlio di Dio. Essi sono morti rispetto alle menzogne di Satana, menzogne che fanno più o meno così: “Sarai più felice se riporrai fiducia sulle tue idee sul come essere felice invece di fidarti dei consigli e delle promesse di Cristo.” Sono morti dei Cristiani per questo inganno. Dunque il modo per combattere Satana è fidarsi dei sentieri e delle promesse di Cristo e credere che esse siano migliori di quelli di Satana.&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo modo di lottare contro il peccato viene chiamato “combattimento della (1 Tim. 6:12; 2 Tim. 4:7). Le vittorie di questa lotta sono chiamate “L’opera della”(1 Tess. 1:3; 2 Tess. 1:11). E in questo conflitto i Cristiani “diventano benedetti dalla fede” (Atti 26:18; 2 Tessanolicesi 2:13).&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fermiamoci un attimo a riflettere su questo lotta per la fede. Non è proprio come giocare a fare la guerra con proiettili di gomma, c’è in gioco l’eternità. Nei Romani 8:13 troviamo un passo chiave: “Se vivete secondo la carne , voi morirete; se invece con l'aiuto dello Spirito voi fate morire le opere del corpo, vivrete.&amp;quot; Ciò è stato scritto per coloro i quali si professano Cristiani e il punto che viene messo in evidenza è dato dal fatto che la nostra vita eterna dipende dalla nostra lotta contro i peccati.&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ciò non significa che respingere il peccato ci garantisca l'accesso alla vita eterna. No, è “attraverso lo Spirito” che lottiamo. Egli otterrà la gloria, non noi. Nemmeno nei Romani, al passo 8:13, si vuol far riferimento al fatto lottiamo con un senso d’angosciante incertezza nei confronti della vittoria. Al contrario, proprio quando combattiamo abbiamo la certezza che &amp;quot;Colui che ha cominciato in voi un'opera buona, la condurrà a compimento, fino al giorno di Cristo Gesù” (Filip. 1:6). Nemmeno nei Romani al passo 8:13, si vuol far riferimento al fatto che dobbiamo essere immediatamente perfetti nella nostra vittoria contro il peccato. Paolo rinuncia alla rivendicazione della perfezione (Filip. 3:12).&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La richiesta che viene fatta nei Romani, al passo 8:13, non è d'innocenza , ma di implacabile lotta contro il peccato, ciò risulta assolutamente essenziale nella vita Cristiana, altrimenti non daremmo prova che la carne sia stata crocifissa. E se la carne non fosse stata crocifissa non apparterremo a Cristo (Gal. 5:24). La posta in palio di questa battaglia è troppo alta, non stiamo giocando a fare la guerra. L’esito di questa battaglia è il paradiso o l'inferno.&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Allora come fanno i morti “a far morire le (peccaminose) opere del corpo”? Abbiamo risposto, &amp;quot;Attraverso la fede!&amp;quot; Ma che cosa vuol dire? Com'è possibile combattere il peccato attraverso la fede? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Immaginiamo che io venga tentato dalla lussuria e nella mia testa compaiano delle immagini sessuali che mi invitano a inseguirle, il modo con cui questa tentazione riesce ad acquisire potere è persuadermi a credere che riuscirò a essere più felice se la inseguirò. Il potere di tutte le tentazioni è dato dalla prospettiva che esse mi renderanno più felice. Nessuno pecca, aldilà del senso del dovere, quando ciò che in realtà si vuole è giusto &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi cosa dovrei fare? Alcune persone direbbero, “Ricordati del comandamento di Dio di essere santo (1 Pietro 1:16) ed esercitare la tua volontà e di obbedire poiché egli è Dio!” But something crucial is missing from this advice, namely, FAITH. Molte persone cercano un miglioramento spirituale, per chi non ci riesce, &amp;quot;La vita che ora vivo nella carne, la vivo NELLA FEDE&amp;quot; (Gal. 2:20). Molte persone provano ad amare chi non lo capisce, “Quel che vale è LA FEDE operante per mezzo dell’amore” (Gal. 5:6). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La lotta contro la lussuria (o avarizia o paura o qualsiasi altra tentazione) è una lotta che va combattuta attraverso la fede, altrimenti il risultato sarà il legalismo. Proverò a spiegare come combattere il peccato attraverso la fede. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando arriva la tentazione della concupiscenza, il passo dei Romani 8:13 dice, &amp;quot;Se mediante lo Spirito mortificate gli atti del corpo, voi vivrete.” Mediante lo Spirito! A cosa si riferisce? Al di fuori di ogni corazza, Dio ci offre un solo pezzo per uccidere Satana: La spada. Essa viene chiamata la spada DELLO SPIRITO (Efes. 6:17). Dunque quando Paolo dice, “Mortificate i peccati mediante lo Spirito,&amp;quot; Ho preso questo per voler dire che, dipende dallo Spirito, in particolar modo dalla sua spada. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cos'è la spada dello Spirito? E’ la parola di Dio (Efes. 6:17). E’ così che si giunge alla fede. &amp;quot;La Fede giunge ascoltando sempre più la parola di Dio&amp;quot; (Romani 10:17). La parola di Dio apre un varco tra la foschia creata delle menzogne di Satana e mi mostra dove risiede la felicità vera e duratura. E così la parola di Dio mi aiuta a smettere di credere ai possibili peccati che mi rendono felice, e invece mi induce a credere nella promessa di gioia di Dio (Salmo 16:11). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi chiedo quanti credenti oggi si rendano conto che fede non significa semplicemente credere che Cristo sia morto per i nostri peccati. La fede è anche essere sicuri che i Suoi modi siano meglio dei peccati. Il suo volere è più saggio. Il suo aiuto è più sicuro. Le sue promesse più preziose. E la sua ricompensa più gratificante. La fede ha inizio volgendo uno sguardo al passato verso la croce, ma essa vive volgendo sguardo al futuro verso le promesse. Abramo è cresciuto forte nella sua FEDE…convinto a pieno che Dio fosse capace di fare ciò che Egli aveva PROMESSO” (Rom. 4:20f.). “La fede è certezza di cose che si SPERANO” (Ebrei 11:1). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando la fede prende il sopravvento sul mio cuore, sono soddisfatto di Cristo e delle sue promesse. E' questo ciò a cui Gesù faceva riferimento quando disse, “Chi CREDE in me non avrà MAI SETE” (Giovanni 6:35). Se la mia sete di gioia, significato e passione è soddisfatta dalla presenza e dalle promesse di Cristo, la forza dei peccati viene spezzata. Non ci lasciamo tentare da qualcosa di comune come un hamburgher, quando siamo in grado di vedere una succulenta bistecca cuocere sulla griglia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La lotta per la fede rappresenta la lotta per restare gratificati da Dio. “Per fede Mosè. . . Abbandonò gli effimeri piaceri dei peccati... aveva lo sguardo rivolto verso la ricompensa” (Ebrei 11:24-26). La fede non si accontenta degli “effimeri piaceri.” Essa è affamata di gioia. E la parola di Dio dice, “C'è abbondanza di gioia alla tua presenza; alla tua destra vi sono delizie in eterno&amp;quot; (Salmo 16:11). Dunque la fede non verrà distolta dal peccato. Essa non cederà con così tanta facilità nella sua ricerca per la massima gioia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il ruolo della parola di Dio è quello di alimentare la fame per la fede di Dio, facendo così il mio cuore si abitua a stare lontano dal ingannevole gusto del desiderio. Dapprima il desiderio comincia a ingannarmi facendomi pensare che mi lascerei sfuggire delle grandi opportunità di gratificazione se seguissi la strada della purezza, ma poi afferro la spada dello Spirito e comincio a combattere. Ho letto che è meglio cavarmi gli occhi piuttosto che desiderare (Matteo 5:29). Ho letto che se penso a cose che sono pure,belle ed eccellenti la pace di Dio sarà con me (Filip. 4:8f.). Ho letto che porre la mente sulla carne porta alla morte, ma porre la mente sullo Spirito porta vita e pace (Rom. 8:6). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E quando prego per la mia fede, di essere gratificato dalla pace e dalla vita di Dio, che la spada dello Spirito ricavi lo strato di zucchero dal veleno della concupiscenza. Lo vedo per quello che risulta essere. E con la grazia di Dio, l'allettante potere del desiderio viene spezzato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E’ così che i morti lottano contro il peccato. Questo è ciò che significa essere Cristiano. Siamo morti nel senso che il vecchio sé non credente (la carne) è morto, al suo posto c’è una nuova creazione. Ciò che la rende nuova è la FEDE. Non si tratta di volgere lo sguardo al passato verso il credo della morte di Gesù, ma di volgere questo sguardo al futuro verso il credo delle promesse di Gesù. Non si tratta solo di essere certi di ciò che ha fatto in passato, ma di essere anche gratificati da ciò che farà in futuro &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Con l’eternità completamente posta sull’ago della bilancia, noi combattiamo la lotta per la fede. Il nostro nemico principale è dato dalla menzogna che dice che il peccato renderà il nostro futuro più felice. La nostra arma principale è data dalla Verità che dice che Dio renderà il nostro futuro più felice. E la fede rappresenta la vittoria che sconfigge la menzogna, poiché la fede è gratificata attraverso Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La sfida che ci si presenta dunque non riguarda semplicemente il fare ciò che Dio dice perchè Egli è Dio, ma di desiderare ciò che Dio dice perché Egli è cosa giusta. La sfida non riguarda semplicemente il rincorrere la bontà, ma preferire la bontà. La sfida è rappresentata dal alzarsi al mattino e meditare con devozione sulle Sacre Scritture fino a quando non proviamo gioia e pace nel credere “alle preziose e grandi promesse&amp;quot; di Dio (Rom. 15:13; 2 Pietro 1:4). Con questa gioia posta dinnanzi a noi, i comandamenti di Dio non saranno gravosi (1 Giovanni 5:3) e il compenso del peccato sembrerà troppo breve e troppo superficiale per allettarci.&amp;lt;br&amp;gt;&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 17 Aug 2009 16:47:50 GMT</pubDate>			<dc:creator>PagePush</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Come_Fanno_i_Morti_a_Lottare_Contro_il_Peccato</comments>		</item>
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			<title>Come posso cambiare?</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Come_posso_cambiare%3F</link>
			<description>&lt;p&gt;PagePush: Automated: copied from main site&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{ info | How Can I Change?}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[How Can I Change?/How to Use This Book/it|Italian]] &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[How Can I Change?/Foreword/it|Italian]] &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
#[[How Can I Change?/Caught in the Gap Trap/it|Nella trappola del divario]] &lt;br /&gt;
#[[How Can I Change?/Where it All Begins/it|Dove tutto ha inizio]] &lt;br /&gt;
#[[How Can I Change?/United With Christ/it|Italian chapter title]] &lt;br /&gt;
#[[How Can I Change?/The Battle Against Sin/it|Italian chapter title]] &lt;br /&gt;
#[[How Can I Change?/Tools of the Trade (I)/it|Italian chapter title]] &lt;br /&gt;
#[[How Can I Change?/Tools of the Trade (II)/it|Italian chapter title]] &lt;br /&gt;
#[[How Can I Change?/Living for That Final Day/it|Italian chapter title]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[How Can I Change?/Appendix A: Different Roads to Holiness: An Historical Overview/it|Italian title/it]] &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[How Can I Change?/Appendix B: The Old Man and the Flesh/it|Italian title/it]]&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 17 Aug 2009 16:47:45 GMT</pubDate>			<dc:creator>PagePush</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Come_posso_cambiare%3F</comments>		</item>
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			<title>Come posso cambiare?/Uniti con Cristo</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Come_posso_cambiare%3F/Uniti_con_Cristo</link>
			<description>&lt;p&gt;PagePush: Automated: copied from main site&lt;/p&gt;
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&lt;div&gt;{{ info | How Can I Change?/United With Christ}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando mi sono convertito nel 1972, all'alba dei movimenti carismatici e dei movimenti di Gesù, argomenti ragionati a proposito di Dio o della vita cristiana non mi impressionavano affatto. La mia generazione era irriverente, ambiziosa, spinta dal motto “raggiungi la cima e rimanici”. Probabilmente avrei canzonato qualsiasi conversazione seria sul tema della religione invece di porci attenzione.&amp;lt;br&amp;gt;Quello di cui avevo bisogno era di un'esperienza con Dio. E fu esattamente ciò che ottenni.&amp;lt;br&amp;gt;Incontrai una famiglia cristiana le cui vite allegre mi fecero una grande impressione. Parlavano di Gesù come se fosse presente, e agivano come se la sua vita facesse per loro tutta la differenza. All'inizio pensai che il loro comportamento fosse bizzarro. Poi però, divenni curioso. Ero attratto dalla qualità delle loro vite. E quando spiegarono che non avevano sempre vissuto in quel modo, ma che era stato Gesù a cambiare le loro vite, cominciai a sperare che la stessa cosa potesse capitare anche a me.&amp;lt;br&amp;gt;{{LeftInsert|'''Medita su 2 Timoteo 3, 16-17.''' Se siete sicuri di voler cambiare, ecco la chiave per farlo.}}Quando dico “vita cambiata”, mi riferisco alla differenza che Gesù Cristo opera nell'atteggiamento, nelle abitudini e nella visione che una persona ha della vita; sono cambiamenti che avvengono nel più profondo della sua natura. Questa famiglia era una prova concreta che Dio poteva effettivamente fare la differenza. E quando rinacqui di nuovo, quando la mia vita cominciò a cambiare, arrivai anch'io alla conclusione che Gesù è vivo.&amp;lt;br&amp;gt;Ma capii anche che il cambiamento implica molto più di un'esperienza isolata. Dobbiamo capire come opera il cambiamento, perché avviene e chi lo innesta. La Scrittura affronta poco questi problemi. Ecco dove dovete andare se desiderate crescere.&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
{| width=&amp;quot;200&amp;quot; cellspacing=&amp;quot;1&amp;quot; cellpadding=&amp;quot;1&amp;quot; border=&amp;quot;1&amp;quot; align=&amp;quot;center&amp;quot;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| valign=&amp;quot;middle&amp;quot; align=&amp;quot;center&amp;quot; | '''Sommario'''&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
1 Una lettera diretta a Roma &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2 Tu c'eri?&amp;lt;br&amp;gt; 3 Il Significato dell'Unione&amp;lt;br&amp;gt; 4 Continueremo nel peccato?&amp;lt;br&amp;gt; 5 Cosa ci vuole per cambiare&amp;lt;br&amp;gt; 6 Domande da discutere&amp;lt;br&amp;gt; 7 Letture Raccomandate&amp;lt;br&amp;gt; 8 Note Bibliografiche&amp;lt;br&amp;gt;&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
|}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt;'''Una lettera diretta a Roma'''&amp;lt;br&amp;gt;Come possiamo sormontare il peccato e vivere vittoriosi in Cristo? Ovunque i cristiani cercano le risposte a questa {{LeftInsert|1 Dopo essere nato di nuovo, qual'è stata la prima cosa nella tua vita che sapevi di dover cambiare?}}domanda... e molti di loro nei posti sbagliati. Come forse immaginate, Dio ha dato la risposta nella sua Parola. Il sesto capitolo della lettera a Paolo alla chiesa di Roma è stato a lungo riconosciuto per la sua contribuzione essenziale alla dottrina di santificazione. In esso troviamo Paolo che sta lottando per ottenere la vera spiegazione di cosa significa vivere come un cristiano. Sarebbe però sbagliato tentare di scoprire l'intenzione di Paolo in Romani 6 senza capire l'ambiente che lo circondava, per cui un breve riassunto della lettera sembra indicato.&amp;lt;br&amp;gt;La Lettera ai Romani, più di qualsiasi altra lettera di Paolo, spiega la dottrina della salvezza. Dopo alcune note introduttive, Paolo scatena un'accusa pungente a tutta la razza umana, dimostrando che tutti gli uomini sono colpevoli di fronte a Dio in quanto peccatori. Spiega dunque come Dio giustifichi quei peccatori attraverso la fede in Gesù Cristo. Questa è la sostanza dei primi quattro capitoli.&amp;lt;br&amp;gt;Nel capitolo 5, Paolo inizia a parlare della pace e della sicurezza che ci vengono offerte come ricompensa per il lavoro di {{LeftInsert|'''Come approfondimento :''' Gli avversari di Paolo convinsero la chiesa in Galazia che il suo messaggio banalizzava la Legge. Vedi la forte risposta di Paolo in Galazi 1, 6-9 e 3, 1-14.&lt;br /&gt;
}}espiazione di Cristo sulla croce. Siamo ora in pace con Dio e possiamo rallegrarci nella speranza di una gloria divina. Possiamo addirittura contemplare con gioia i tormenti che ci vengono incontro perché fanno sviluppare la nostra personalità e producono speranza. L'amore di Dio è stato versato sopra di noi attraverso lo Spirito Santo. E queste grandi cose essendo state effettuate per noi quando eravamo suoi nemici, possiamo essere ancor più assicurati della grazia continua di Dio ora che contiamo fra i suoi amici.&amp;lt;br&amp;gt;Nell'ultima parte del capitolo 5, Paolo abbozza un paragone e un contrasto tra Gesù ed Adamo, mostrando in tal modo che il sacrificio di Cristo compensa largamente per la miseria provocata dal peccato di Adamo. Il capitolo termina con questi due versetti&amp;amp;nbsp;:&amp;lt;br&amp;gt;“La legge poi sopraggiunse a dare piena coscienza della caduta, ma ''laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia'', perché come il peccato aveva regnato con la morte, così regni anche la grazia con la giustizia per la vita eterna, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore.” (Rom 5, 20-21, accentuazione aggiunta)&amp;lt;br&amp;gt;Paolo vorrebbe continuare a descrivere le benedizioni della giustificazione, ma si ferma, realizzando che la sua ultima affermazione potrebbe essere facilmente fraintesa. Perciò, inizia il capitolo 6 con un'aggressione frontale nei confronti di coloro che cercherebbero di distorcere il senso delle sue parole: “Che diremo dunque? Continuiamo a restare nel peccato perché abbondi la grazia? E' assurdo! Noi che già siamo morti al peccato, come potremo ancora vivere nel peccato?” (Rom 6, 2).&amp;lt;br&amp;gt;{{LeftInsert|“Che diremo dunque? Continuiamo a restare nel peccato perché abbondi la grazia? E' assurdo! Noi che già siamo morti al peccato, come potremo ancora vivere nel peccato?”&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt;'''-L'apostolo Paolo (Romani 6, 1-2)'''}}Il vangelo della grazia, se viene predicato in maniera corretta, sarà sempre accusato di voler promuovere l'illegalità. Ovunque si recasse Paolo, era costantemente perseguitato da opponenti che lo accusavano di insegnare alla gente che non importava il modo in cui vivevano, dato che erano perdonati. Ecco come deformavano i suoi propositi: “Se Dio ci perdona gratuitamente attraverso la grazia (il che è vero) e se è vero che la grazia di Dio è amplificata nel perdono del peccato (sempre vero), allora perché non continuare a peccare sempre più, cosicché ci sia più grazia, quindi più gloria per Dio?”&amp;lt;br&amp;gt;“Non così in fretta”, dice Paolo. “Avete omesso qualcosa di fondamentale. Attraverso questo vangelo, siamo morti per via del peccato. E se questo è vero, come possiamo continuare a viverci dentro?”&amp;lt;br&amp;gt;Per tutto il resto del Capitolo 6, Paolo cerca di opporsi alle accuse di illegalità, o di antinomismo. Così facendo, non solo risponde alle critiche, ma ci fornisce uno degli insegnamenti più completi del Nuovo Testamento. Perché qui scopriamo il significato dell'essere uniti con Cristo, uno stato che altera radicalmente la nostra relazione con il peccato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Tu c'eri?'''&amp;lt;br&amp;gt;Tutti possiamo guardare indietro ed osservare persone che hanno influenzato le nostre vite&amp;amp;nbsp;: i nostri genitori, un amico {{LeftInsert|'''Come approfondimento :''' Il versetto di Colossesi 3, 3 dice “la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio!” Questo porta una sicurezza tremenda – una verità che Davide trascrive in modo bellissimo nel Salmo 91.}}speciale, o forse un insegnante della scuola elementare che ci ha colpito particolarmente. Ma Gesù Cristo è diverso da tutti gli altri. E' certamente vero che molti tra coloro che non sono mai nati di nuovo sono stati influenzati dall'esempio e dall'insegnamento di Nostro Signore, ma il Nuovo Testamento ha sempre mantenuto che la fede vera in Gesù Cristo porta ad una relazione molto più penetrante ed infinitamente più significativa di una semplice influenza morale. Paolo parla del nostro essere “in Cristo” e del Cristo “in noi”. Le implicazioni di quest'unione misteriosa sono, senza alcuna esagerazione, stupefacenti.&amp;lt;br&amp;gt;John R.W.Stott ha scritto:&amp;lt;br&amp;gt;'Il grande tema del capitolo 6 della Lettera ai Romani, e in particolare dei versetti 1 a 11, è che la morte e risurrezione di Gesù Cristo non sono solo fatti storici e dottrine significative, ma esperienze personali del credente cristiano. Sono avvenimenti che siamo arrivati a condividere anche noi. Tutti i cristiani sono stati uniti a Cristo nella sua morte e risurrezione. Inoltre, se ciò è vero, se siamo morti con Cristo e siamo risorti con Cristo, è inconcepibile che continuiamo a vivere nel peccato.&amp;lt;br&amp;gt;{{LeftInsert|2 Se tu potessi condividere il talento di uno di questi personaggi famosi, quale sceglieresti?&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
-Martin Luther King, Jr. &amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
Leader per i diritti civili&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
-Winston Churchill&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
Uomo politico britannico&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
-Thomas Edison&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
Inventore prolifico&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
-Beverly Sills&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
Cantatrice lirica&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
-Michael Jordan&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
Leggenda di pallacanestro&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
-Madame Curie&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
Prima persona ad aver vinto due Premi Nobel&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
-Gesù Cristo&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
Creatore, Salvatore e Signore}}Ecco i versetti del Capitolo 6 di Romani che mettono in rilievo la nostra unione con Cristo: “O non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti ''insieme a lui'' nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. Se infatti siamo stati completamente uniti ''a lui'' con una morte simile alla sua, lo saremo anche con la sua risurrezione. Sappiamo bene che il nostro uomo vecchio è stato crocifisso''con lui'', perché fosse distrutto il corpo del peccato, e noi non fossimo più schiavi del peccato”. (Rom 6, 3-6, accentuazione aggiunta).&amp;lt;br&amp;gt;E' una verità travolgente il fatto che il nostro Signore abbia conquistato la morte. Eppure, per sorprendente che possa apparire, è forse ancor più notevole il fatto che noi veniamo considerati come uniti a lui nella sua morte, sepoltura, e risurrezione. Paolo accenna di nuovo a questa verità in un'altra lettera:&amp;lt;br&amp;gt;“Sono stato crocifisso ''con Cristo'' e non sono più io che vivo, ma Cristo vive ''in me''. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me.” (Gal 2, 20, accentuazione aggiunta)&amp;lt;br&amp;gt;Notate le frasi “con Cristo” e “in me” in questo versetto. Si rivolgono alla nostra unione con Gesù Cristo. Paolo usa l'atto di battesimo per ricordarci queste verità. Ma quello che è desideroso di mostrare, però, non è il battesimo, ma la fede che conduce al battesimo. La nostra unione presente con Cristo è costruita su questa fede.&amp;lt;br&amp;gt;Quali sono allora le implicazioni di una tale relazione? In qualche modo siamo collegati a Gesù Cristo in persona. Si tratta di uno di quei casi in cui le persone che conosci hanno molta più importanza delle cose che conosci – una lezione che imparai in un negozio di alimentari del Connecticut.{{RightInsert|'''Come approfondimento :''' Notate in Giovanni 17 dove Gesù riferisce di essere “nei” suoi discepoli e vice versa. (Vs. 21, 23 e 26).}}&amp;lt;br&amp;gt;Nel 1974 la mia sorellina Joyce ed io facemmo visita alla nostra anziana nonna a Bridgeport, nel Connecticut. Un giorno, Joyce propose di recarci al piccolo supermercato di fronte alla casa di mia nonna per comprarci un paio di panini. Il quartiere dove abitava la nonna era cambiato, era diventato poco sicuro e capii non appena entrammo nel negozio che avevamo commesso un grosso sbaglio. Il posto era pieno di adolescenti induriti dallo sguardo minaccioso. Ci fu un attimo di silenzio quando tutti si voltarono per guardarci – e nessuno sorrideva.&amp;lt;br&amp;gt;Una varietà di pensieri si succedevano nella mia testa. ''Forse pensano che stiamo invadendo il loro territorio? Chissà se sono abbastanza vecchi da capire che si può finire nei guai per un omicidio?''&amp;lt;br&amp;gt;{{LeftInsert|“Come può una persona che è vissuta quasi duemila anni fa cambiare radicalmente una vita umana qui e adesso?... Il Gesù del passato diventa in effetti il Gesù del presente? Per l'Apostolo Paolo succede proprio così. Ed è questa la differenza tra la sua influenza e quella di qualsiasi altra persona  influente. Ci tocca qui e adesso, non semplicemente attraverso le conseguenze delle correnti storiche che mise in moto una volta, ma entrando a far parte personalmente di un'unione con noi (accentuazione aggiunta).&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt;'''-Lewis Smedes'''}}Ancora oggi, ripensando a quell'episodio, mi irrigidisco. Joyce, invece, era calmissima. Benché fosse attraente e molto femminile, aveva trascorso un paio d'anni come direttrice di un centro di formazione per giovani nel Montana, dove aveva acquisito una grande esperienza presso i giovani criminali. Negli anni successivi, lavorò come infermiera in Alaska, aveva percorso una buona parte dell'Appalachian Trail e aveva curato persone traumatizzate (sono solo i punti salienti della sua vita). Credo di poter dire che non avesse paura.&amp;lt;br&amp;gt;Invece per me era tutt'altro. Mentre osservavo tutto, circondato da un pericolo imminente, Joyce sentì la mia apprensione. Disse con una voce che mi sembrò troppo forte “Che succede? Hai paura?” Non avevo voglia di rispondere, almeno non in quel momento. In qualche modo riuscimmo ad ottenere i nostri panini e uscimmo qualche minuto più tardi senza il minimo incidente. Fuori, al sicuro, le dissi, “Joyce, è una parte pericolosa della città. Sono felice che tu sia con me. Ho bisogno di protezione.” Ciò che conta, non è quello che conosci, ma le persone conosci.&amp;lt;br&amp;gt;'''Il Significato dell'Unione'''&amp;lt;br&amp;gt;Tutti i cristiani – non solo l'élite spirituale – sono uniti con Gesù Cristo. Se qualcuno non è unito con Gesù Cristo, allora non è un cristiano.{{RightInsert|'''Medita su Efesi 4, 7-8. '''Non c'è miglior prigionia che essere ostaggi del Cristo Gesù.}}&amp;lt;br&amp;gt;La nostra unione con Cristo è una relazione vivente che ci fornisce la grazia di cui abbiamo bisogno per sormontare il peccato {{LeftInsert|3 Medita sui seguenti fatti biblici. Quale ti incoraggia di più?&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
-“Ecco io sono con te e ti proteggerò dovunque tu andrai” (Gen 28, 15)&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
-“Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mat 28, 20)&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
-“Né morte né vita, né angeli né principati, ...potrà mai separarci dall'amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore” (Rom 8, 38-39)&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
-“Non ti lascerò e non ti abbandonerò” (Ebr 13, 5)}}e vivere vite vittoriose. Gesù pone inizio e fine alla nostra fede, è il capitano della nostra salvezza. E' il pioniere che ci ha preceduto e che ha conquistato anche la morte. Sinclair Ferguson lo descrive come lo scalatore di testa di una squadra che si sta arrampicando sul sacro monte Sion. Siamo legati a lui con una fune. E così come è sicuro che ha trionfato, cosi trionferemo.{{RightInsert|'''Medita su Filippesi 2, 1.''' Benché la nostra unione con Cristo sia un fatto, la consapevolezza di tale fatto dovrebbe generare moltissimo sentimento.}}&amp;lt;br&amp;gt;Questa relazione può essere vista anche attraverso il simbolismo usato dal Signore stesso quando dice&amp;amp;nbsp;: “Io sono la vite, voi i tralci” (Gio 15, 5). Ci viene chiesto di rimanere in lui, non possiamo fare nulla lontano da lui. La Versione biblica King James lo esprime bene: “Se infatti siamo stati piantati insieme a lui con una morte simile alla sua, lo saremo anche con la sua risurrezione...”(Rom 6, 5 accentuazione aggiunta). La nostra unione con Cristo è dinamica, non statica. Ci ha inseriti in una relazione ''in espansione''.&amp;lt;br&amp;gt;Che ci ''sentiamo'' uniti a Cristo oppure no è di un'importanza secondaria; il fatto è che lo siamo. E' il nostro statuto in quanto credenti. Un matrimonio ha forse fine perché un marito ed una moglie si sentono distanti l'uno dall'altra? Certo che no. Rimangono legalmente uniti seppure il loro affetto viene meno per qualche tempo. I sentimenti – o la loro mancanza – non mettono in pericolo in nessun modo il fatto della nostra unione con Gesù.&amp;lt;br&amp;gt;Il matrimonio offre una bella analogia del nostro legame a Cristo. Nel matrimonio, due persone stanno insieme per formare una nuova entità, un'unione. Mantengono le loro identità individuali pur fondendosi in un modo unico e misterioso. La donna prende il nome del marito, mostrandogli così la sua sottomissione. Il marito assume la responsabilità del mantenimento e protezione della moglie. Hanno dei beni e delle responsabilità in comune e indossano un anello come prova simbolica della loro relazione speciale. &amp;lt;br&amp;gt;Quando ci sposiamo con Gesù Cristo succede esattamente allo stesso modo. Pur mantenendo le nostre personalità, le nostre nature sono cambiate in modo spettacolare quando vengono a far parte della natura divina. Non siamo più le stesse persone di prima. Apparteniamo a Cristo, abbiamo preso il suo nome. Ci siamo identificati a lui, abbiamo desiderato di essere riconosciuti come suoi, a tutti i costi. Portiamo nella relazione i nostri beni e le nostre responsabilità, e così ha fatto anche lui. (A prima vista, è un cattivo affare per il Signore – riceve i nostri peccati e noi la sua giustizia!). Infine, il battesimo è la “fede nuziale” che informa il mondo che ci osserva che apparteniamo a lui.{{RightInsert|'''Come approfondimento :''' Leggi Giovanni 14, 19. &amp;quot;Perché io vivo&amp;quot;, dice Gesù, &amp;quot;voi vivrete.&amp;quot;Che promessa!}}&amp;lt;br&amp;gt;La nostra unione con Cristo è un'unione duratura ed eterna. Gesù ha rassicurato i suoi discepoli con la promessa&amp;amp;nbsp;: “perché siate anche voi dove sono io” (Gio 14, 3). Il significato evidente è che un giorno goderemo della presenza fisica del Signore, proprio come ora godiamo della sua presenza spirituale.&amp;lt;br&amp;gt;Che il cristiano sia unito con Gesù Cristo è un fatto chiaro. Ma il modo in cui siamo uniti a lui rimane una questione di grande mistero. Sappiamo che lo Spirito Santo ha un ruolo in tutto questo. Citiamo Lewis Smedes&amp;amp;nbsp;:&amp;lt;br&amp;gt;'Lo Spirito è il legame vivente tra lui e noi. Prende quello che è di Cristo e lo fa “scendere” fino a noi. Lo Spirito viene sempre descritto come una persona. Non è un tubo dal quale la sostanza chiamata vita viene buttata a noi che siamo dall'altra parte. E' sempre un creatore di vita vivo e dinamico; ci apre ai nostri sensi spirituali, ci apre gli occhi alla realtà di Cristo, nutre la nostra fede, ci impone disciplina e, soprattutto, ci infonde nel Cristo vivente.'&amp;lt;br&amp;gt;Non siamo stati eliminati in quest'unione, ma Cristo vi è stato aggiunto. Non siamo stati eliminati, ma siamo stati cambiati dallo Spirito che ha preso residenza in noi. Inoltre, non ci è stata data una mappa e non ci è stato chiesto di trovare la via verso il paradiso. Invece, una Guida è arrivata fino a noi per scortarci personalmente.&amp;lt;br&amp;gt;'''Continueremo nel peccato?'''&amp;lt;br&amp;gt;Come abbiamo notato sopra, Paolo risponde alla domanda in maniera strepitosamente negativa. Non possiamo continuare nel peccato, sostiene, perché “siamo morti per via del peccato”. Sfortunatamente, questa frase è stata mal interpretata, a volte con risultati catastrofici.&amp;lt;br&amp;gt;Un famoso insegnante di religione attribuisce come significato all'affermazione di Paolo che il peccato non ha più nessuna presa sul cristiano. Pone questo quesito: se prendessimo un uomo morto e lo lanciassimo contro un muro, e se poi facessimo sfilare davanti a lui donne svestite, che effetto avrebbe tutto questo su di lui? Nessun effetto. Perché è morto. Il peccato non può più attirarlo.&amp;lt;br&amp;gt;Benché sia certamente invitante, quest'interpretazione è in opposizione con l'esperienza umana e rende incomprensibili la moltitudine di avvertimenti biblici per evitare il peccato. Paolo ci esorta a non far cedere al peccato i nostri corpi (Rom 6, 12-14), un'ammonizione “interamente gratuita se fossimo così morti nel peccato da esserne ora indifferenti.” Coloro che pensano essere in qualche modo aldilà della tentazione ignorano l'ammonizione dell'apostolo ai Corinzi: “Quindi, chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere!” (1Co 10,12).{{RightInsert|'''Medita su Ebrei 4, 14-16.''' Visto che il Cristo stesso è stato tentato in tutti i modi, come lo siamo noi, non sarebbe follia pretendere che non lo siamo?}}&amp;lt;br&amp;gt;Alcuni hanno tentato di intendere la frase di Paolo “siamo morti nel peccato” come un imperativo, un ordine, un qualcosa che il cristiano deve compiere. La mossa successiva è insistere perché ogni cristiano faccia l'esperimento della “morte per il peccato” o “morte per se stesso”: “Il sé deve morire. E se non è avvenuto, bisogna considerare che lo sia, finché non arrivi la morte.”&amp;lt;br&amp;gt;{{LeftInsert|“Se considerate che siete morti nella sua morte, e risorti ad un nuovo modo di vita nella sua risurrezione, il peccato non vi dominerà più. Vivete ora sotto un regime di grazia e la grazia non stimola il peccato, come fa la legge; la grazia libera dal peccato e vi permette di trionfarne.”&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt;'''-F.F.Bruce'''}}Se consideriamo il “morire per il peccato” come un qualcosa che dobbiamo compiere, siamo diretti ad un serio scoraggiamento... o peggio. Penso che questa sia la ragione per la quale molti sembrano cadere così improvvisamente (ricordate il mio amico Greg?). Lottano per mantenere un'apparenza esterna vittoriosa mentre internamente le loro vite sono un ammasso di frustrazioni. Quindi, quando alla fine non hanno più carburante, non possiedono più la speranza di riprovare. Avendo già dato il meglio di se stessi, non riescono a capire come potrebbero farcela.&amp;lt;br&amp;gt;Penso che l'interpretazione di Sinclair Ferguson sulla morte nel peccato sia la più precisa. Scrive&amp;amp;nbsp;: “Paolo non ci sta dicendo di fare qualcosa; sta analizzando un fatto che è avvenuto.” Nonostante la nostra costante vulnerabilità all'incentivo del peccato, due cose si possono dire con sicurezza per coloro che sono stati uniti con il Cristo&amp;amp;nbsp;:{{RightInsert|'''Medita su Romani 6, 18.''' Imparate questo versetto a memoria e il vostro “carburante” spirituale aumenterà immediatamente.}}&amp;lt;br&amp;gt;'''Siamo stati condannati a morte (perché colpevoli) per via del peccato.''' La Scrittura spiega chiaramente che “il salario del peccato è la morte”; (Rom 6, 23). La morte è la condanna per il peccato. Eppure la morte del nostro Signore ha eliminato la pena del peccato. E perché siamo “in lui”, siamo morti anche noi per colpa del peccato. Per dirlo diversamente&amp;amp;nbsp;: “Non c'è dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù.” (Rom 8, 1).&amp;lt;br&amp;gt;'''Siamo morti per colpa del regno del peccato.''' Conseguentemente alla nostra unione con Cristo nella sua morte, non siamo più obbligati a peccare. E' eccitante! Il fatto non è che non siamo più capaci di peccare, ma che siamo capaci di non peccare. Paolo dice&amp;amp;nbsp;: “Il peccato infatti non dominerà più su di voi poiché non siete più sotto la legge, ma sotto la grazia.” (Rom 6, 14).&amp;lt;br&amp;gt;{{LeftInsert|4 Indica quale delle seguenti affermazioni sono vere e quali sono false.&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
(Le risposte sono stampate alla fine di questa pagina)&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
-Ogni cristiano deve provare un'esperienza di 'morte di sé'. '''V  F'''&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
-Un cristiano veramente maturo non è più attratto dal peccato '''V  F'''&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
-Il cristiano santificato non lotta con grandi tentazioni '''V  F'''&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
-Visto che sono morto 'in Cristo', la sanzione del peccato non può nuocermi '''V  F'''}}La schiavitù è un tema prominente nel capitolo 6 di Romani, nel quale ne vengono presentati due tipi diversi. Prima di diventare cristiani, eravamo schiavi del peccato. Non avevamo altra scelta, se non quella di peccare. Ora che siamo in Cristo, siamo schiavi di Dio. La relazione schiavo/padrone che avevamo con il peccato è ora finita. Dio è ora il nostro padrone. E' dunque corretto di dire&amp;amp;nbsp;: “Non devo servire il peccato oggi. Sono stato liberato.” L'unica persona però che può pronunciare queste parole è quella che è legata a Dio e ne è diventata schiava.&amp;lt;br&amp;gt;Benché siamo morti con Cristo, la Scrittura ci esorta a “far morire le opere del corpo” per poter vivere (Rom 8, 13). Speriamo che l'Appendice B, che inizia a pagina 96, porterà delle spiegazioni su questo tema potenzialmente confuso.&amp;lt;br&amp;gt;'''Cosa ci vuole per cambiare'''&amp;lt;br&amp;gt;Ecco per le fondamenta della vittoria. Ma come funziona in pratica?&amp;lt;br&amp;gt;Ho avuto diverse opportunità di appoggiarmi a queste verità nella mia vita e nel mio sacerdozio. In più di un'occasione, uomini che lottavano contro fantasie sessuali si sono rivolti a me perché li aiutassi a rinnovare la loro mente. La lussuria è un problema fortemente opposto alla nozione di santità. Coloro che la frequentano cercano disperatamente una liberazione. Raramente però si ottiene un aiuto duraturo e immediato.&amp;lt;br&amp;gt;Ricordo un uomo sulla trentina che aveva adottato l'atteggiamento giusto di fronte a questo problema. La sua coscienza si era risvegliata e vedeva il suo peccato alla luce della santità divina. Siccome aspirava ad essere libero per glorificare Dio, era molto motivato e desideroso di effettuare il lavoro necessario per crescere nella santità. Ecco i pensieri che condivisi con lui dal capitolo 6 di Romani&amp;amp;nbsp;:&amp;lt;br&amp;gt;'''Conosci la verità.''' “''Sappiamo'' bene che il nostro uomo vecchio è stato crocifisso con lui, perché fosse distrutto il corpo del peccato, e noi non fossimo più schiavi del peccato” (Rom 6, 6){{RightInsert|'''Come approfondimento :''' Leggi Efesi 4, 22-24. Quali misure pratiche puoi prendere per mettere in atto questo comando?}}&amp;lt;br&amp;gt;Dobbiamo prima sapere per poter credere. La conoscenza spirituale precede la fede. Suggerii a quell'uomo di iniziare a memorizzare il sesto capitolo di Romani. Paolo spiega più avanti che “i desideri dello Spirito portano alla vita e alla pace” (Rom 8, 6). Esiste forse un modo migliore di avere desideri spirituali che di riempire la propria mente con la Scrittura?{{RightInsert|'Non esiste nulla, forse, nella varietà delle dottrine che, se afferrato e capito correttamente, dà maggior sicurezza, maggior conforto e speranza di questa dottrina della nostra unione con Cristo'.&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt;'''-D.Martyn Lloyd-Jones'''}}&amp;lt;br&amp;gt;{{LeftInsert|Risposte : F, F, F, V}}E' molto più facile seguire l'esempio di Gesù, che lotta contro la tentazione con la Parola di Dio, quando tale Parola è stata serbata nel cuore. “Conservo nel cuore le tue parole per non offenderti con il peccato.” (Sal 119, 11). Dobbiamo avere la verità in serbo nei nostri cuori e sull'orlo delle nostre lingue. Mentre memorizziamo e meditiamo sulla Scrittura, subiamo una trasformazione che da avversari facili che soccombono alla più piccola tentazione ci fa diventare guerrieri spirituali che affermano&amp;amp;nbsp;: “Siamo morti per colpa del peccato; come possiamo viverci più a lungo?”&amp;lt;br&amp;gt;'''Aspettati che sia vero'''. “Per quanto riguarda la sua morte, egli morì al peccato una volta per tutte; ora invece per il fatto che egli vive, vive per Dio. Così anche voi ''consideratevi morti al peccato'', ma viventi per Dio, in Cristo Gesù.” (Rom 6, 10-11, accentuazione aggiunta).&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
{| cellspacing=&amp;quot;1&amp;quot; cellpadding=&amp;quot;1&amp;quot; border=&amp;quot;1&amp;quot; align=&amp;quot;center&amp;quot; style=&amp;quot;width: 693px; height: 181px;&amp;quot;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| &lt;br /&gt;
5 Lottare contro il peccato inizia nella propria mente. Traccia una linea che collega i pensieri negativi qui sotto con il versetto che li confuta nel modo più efficace. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt;“Sono solo stasera... e se qualcuno mi entrasse in casa?”&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp; '''Fil 4, 13'''&amp;lt;br&amp;gt;“Sono così brutto e grasso – non serve a nulla fare questa dieta.”&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;'''1Co 10, 13'''&amp;lt;br&amp;gt;“Non ho proprio il coraggio di parlare di Gesù al mio capo”.&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp; '''2Ti 1, 7'''&amp;lt;br&amp;gt;“Non sarò mai capace di mantenere la mia verginità”&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp; '''Mat 19, 26'''&amp;lt;br&amp;gt;“Come potrò mai perdonarlo per quello che ha fatto?”&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp;&amp;amp;nbsp; '''Sal 139, 14''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
|}&lt;br /&gt;
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“Non è un gioco nel quale si finge,” scrive il teologo F.F.Bruce. “I credenti devono considerarsi come Dio li ha fatti in realtà.” Siccome siamo morti per via del peccato, la condanna e la colpevolezza del peccato non è più un problema. Per questo, dobbiamo ringraziare Gesù. Ma oltre a questo, non siamo più costretti a peccare, perché il peccato non è più il nostro padrone. Il suo dominio è finito. E non siamo solo morti per via del peccato, siamo anche vivi nel Cristo Gesù! Quest'affermazione ci riporta di nuovo indietro alla nostra unione con il Cristo e a tutte le benedizioni associate a quell'allegro principio. “Contatevi tra i morti”; quest'espressione usa un termine contabile che potrebbe anche essere tradotto “stimare” o “calcolare”. Se fossi una persona di fiducia e se vi dicessi che ho depositato del denaro sul vostro conto bancario, vi aspettereste di trovarlo. Quello che sta dicendo Paolo, in sostanza, è “Non agire da perdente, non sei un perdente. Agisci come il figlio di Dio, perché è quello che sei.”&amp;lt;br&amp;gt;'''Offritevi a Dio.''' “Non offrite le vostre membra come strumenti di ingiustizia al peccato, ma ''offrite voi stessi a Dio'' come vivi tornati dai morti e le vostre membra come strumenti di giustizia per Dio.” (Rom 6, 13 accentuazione aggiunta).&amp;lt;br&amp;gt;Dobbiamo fare una scelta – molte scelte – tutti i giorni. Possiamo offrire le nostre membra a Dio affinché vengano usate nella virtù, o possiamo offrirle per un uso malvagio. Le nostre menti, le nostre lingue, i nostri occhi ed altre parti del corpo sono moralmente neutre. E' il modo in cui scegliamo di usarle che determina se onoriamo o offendiamo Dio.&amp;lt;br&amp;gt;Le abitudini peccaminose non si sviluppano in un giorno, e raramente si cambiano in un giorno. Possono essere sopraffatte solo attraverso l'applicazione persistente della verità di Dio. Ma come fa notare Jay Adams, ci vuole perseveranza&amp;amp;nbsp;:{{RightInsert|'''Come approfondimento :''' Nota i termini intimi usati da Paolo in 1Corinzi 6, 15-17 per descrivere la nostra unione con Cristo. Questo ti motiva ad onorare Dio con il tuo corpo?}}&amp;lt;br&amp;gt;'Troppi cristiani abbandonano. Vogliono cambiare troppo in fretta. Ciò che vogliono veramente è cambiare senza la lotta quotidiana. A volte rinunciano quando solo sulla soglia della vittoria. Si fermano prima di ricevere. Di solito ci vogliono almeno tre settimane di sforzo quotidiano effettivo per sentirsi a suo agio nella messa in pratica di un nuovo atteggiamento. E ci vogliono altre tre settimane perché questo atteggiamento diventi parte integrante di se stessi. Eppure, molti cristiani non vanno avanti, neppure per tre giorni. Se il successo non arriva immediatamente, si scoraggiano. Vogliono ottenere tutto nell'istante e se non lo ottengono, mollano tutto. &amp;lt;br&amp;gt;Una signora di mia conoscenza si tormentava con pensieri di timore e depressione che derivavano da una serie di peccati di cui era stata la vittima negli anni passati. I suoi pensieri negativi la tenevano in una prigione spirituale. Se ripensava a quelle esperienze passate o se doveva affrontare una difficoltà, si metteva in moto nella sua testa un antico giradischi che iniziava a suonare una vecchia melodia triste. Uno schema mentale che negli anni ha creato dei solchi mentali profondi che ripetevano continuamente le stesse canzoni deprimenti.&amp;lt;br&amp;gt;{{LeftInsert|'Ci sono solo questi due modi di vivere : una vita peccaminosa diretta dai sentimenti e orientata alla propria persona e una vita di santità guidata da comandamenti e orientata verso Dio. Vivere secondo il sentimento piuttosto che secondo il comandamento di Dio è un ostacolo fondamentale alla santità... Si tratta di un'abile astuzia di Satana di far credere agli uomini che sono incapaci di fare ciò che Dio comanda perché non sentono di voler farlo o che devono fare quello che sentono di fare senza poter fare altrimenti.'&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt;'''-Jay Adams'''}}Poi imparò che non era necessario che lei seguisse la melodia. Il Cristo Gesù è morto in croce per frantumare questi archivi. Più aumentava questa consapevolezza, più lei iniziò a riconoscere le vecchie melodie melancoliche quando iniziavano e le rimpiazzò presto con canzoni nuove, prese dalla Parola di Dio. &amp;lt;br&amp;gt;Quando la gente sente la verità liberatrice secondo la quale le esperienze del passato non dettano più le azioni presenti, la speranza sorge nei loro cuori. Non è più il ''nostro'' passato, il passato ''di Cristo'' che è ora il fattore decisivo delle nostre vite, perché siamo uniti a lui nella sua morte e nella sua nuova vita. Ho dovuto imparare che quando i ricordi di peccati passati si ammucchiano nella mia mente, devo immediatamente rivolgermi alla mia unione con Gesù Cristo. Ora, invece di essere paralizzato dalla condanna, sono capace di trasformare tali ricordi in un'opportunità di ringraziare Dio per il perdono dei miei peccati... compreso ''questo qui''.&amp;lt;br&amp;gt;A Lancaster, in Pennsylvania, esiste un rifugio parrocchiale per donne non sposate. Il centro The House of His Creation è stato tenuto per molti anni da Jim e Anne Pierson. Una volta, Anne mi raccontò di una difficoltà ricorrente che dovevano affrontare le giovani donne. Molte di loro si erano ritrovate incinte in seguito ad un peccato sessuale, ma erano arrivate a credere in Gesù e a ricevere il suo perdono. Eppure, una volta arrivate a cinque mesi di gravidanza, quando iniziavano a sentir muoversi il bambino in grembo, il ricordo dei loro peccati passati si faceva molto vivido. Ogni nuovo colpo o sussulto interno moltiplicava il loro senso di colpa e il loro scoraggiamento.&amp;lt;br&amp;gt;{{LeftInsert|“Credi alla Parola ed alla potenza di Dio più che ai tuoi sentimenti ed esperienze. Cristo è il tuo Scoglio, e non è lo Scoglio che rifluisce e fluttua, ma il tuo mare.”&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt;'''-Samuel Rutherford'''}}Ma i Piersons riuscirono a battere l'accusatore con le sue stesse armi. Anne insegnò alle ragazze a lasciare che i movimenti del bambino siano un ricordo del fatto che Dio le aveva effettivamente perdonate e che avrebbe fatto in modo che tutto si risolva per il meglio per loro. Che maniera saggia e creativa di affrontare la condanna!&amp;lt;br&amp;gt;Attraverso la nostra unione con Cristo, siamo morti per la colpa del peccato e del suo potere. Il corpo crocifisso di Gesù ha espiato le nostre colpe, così come il suo corpo resuscitato è la nostra promessa di vittoria. La nostra unione con Cristo è la base della nostra liberazione dal legame del peccato. E' tanto irremovibile quanto immeritata; è tanto sufficiente quanto certa. Se cercheremo di ''conoscere'' la verità, di ''considerare'' che sia tale, e poi di ''offrire'' noi stessi in un'ubbidienza consistente a Dio, andremo avanti da fede in fede e da gloria in gloria.&amp;lt;br&amp;gt;'''Domande da discutere'''&amp;lt;br&amp;gt;1.Ti sei mai identificato così tanto all'esperienza di qualcun altro che sembrava che l'avessi sperimentata tu stesso?&amp;lt;br&amp;gt;2.Prova a spiegare con le tue parole il mistero dell'essere uniti a Cristo.&amp;lt;br&amp;gt;3.Come possiamo considerarci “morti per colpa del peccato”, quando siamo ancora così sensibili alla tentazione?&amp;lt;br&amp;gt;4.Alla luce di questo capitolo, come spiegheresti 1Gi 2, 1?&amp;lt;br&amp;gt;5.“Non è che non siamo capaci di peccare”, scrive l'autore, “ma è che siamo capaci di non peccare” (pagina 32). Che cosa intende?&amp;lt;br&amp;gt;6.Come cambierà questo capitolo il modo in cui resisterai al peccato? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Letture raccomandate'''&amp;lt;br&amp;gt;''Uomini Fatti Nuovi [Men Made New]'' di John R.W. Stott (Grand Rapids, MI: Baker Book House, 1966, 1984) &amp;lt;br&amp;gt;''Romani Capitolo Sei&amp;amp;nbsp;: L'Uomo Nuovo [Romans Chapter Six: The New Man]'' di D. Martyn Lloyd-Jones (Grand Rapids, MI: Zondervan Publishing House, 1972) &amp;lt;br&amp;gt;'''Note Bibliografiche'''&amp;lt;br&amp;gt;1.↑ D. Martyn Lloyd-Jones, ''Romani Capitolo Sei&amp;amp;nbsp;: L'Uomo Nuovo [Romans Chapter Six: The New Man]'' (Grand Rapids, MI: Zondervan Publishing House, 1972), pp. 4-6. &amp;lt;br&amp;gt;2.↑ John R.W. Stott, ''Uomini Fatti Nuovi [Men Made New]''(Grand Rapids, MI: Baker Book House, 1966, 1984), p. 30. &amp;lt;br&amp;gt;3.↑ Lewis Smedes, ''Unione con Cristo [Union with Christ]'' (Grand Rapids, MI: Eerdmans Publishing Co., 1970; revised edition, 1983), p. xi. &amp;lt;br&amp;gt;4.↑ D. Martyn Lloyd-Jones,''Romani Capitolo Sei [Romans Chapter Six]'',p. 39. &amp;lt;br&amp;gt;5.↑ Sinclair Ferguson, ''Spiritualità Cristiana&amp;amp;nbsp;: Cinque Visioni della Santificazione [Christian Spirituality: Five Views of Sanctification]'', Donald L. Alexander, ed. (Downers Grove, IL: InterVarsity Press, 1988), p. 49. &amp;lt;br&amp;gt;6.↑ Lewis Smedes,''Unione con Cristo [Union with Christ]'', p. 32. &amp;lt;br&amp;gt;7.↑ John R.W. Stott,''Uomini Fatti Nuovi [Men Made New]'', p. 40. &amp;lt;br&amp;gt;8.↑ F.F. Bruce, ''La Lettera di Paolo ai Romani&amp;amp;nbsp;: Un'Introduzione e Commento [The Letter of Paul to the Romans: An Introduction and Commentary]'' (Grand Rapids, MI: Eerdmans Publishing Co., 1985), pp. 129-130. &amp;lt;br&amp;gt;9.↑ Sinclair Ferguson, ''Spiritualità Cristiana [Christian Spirituality]'', p. 55. &amp;lt;br&amp;gt;10.↑ D. Martyn Lloyd-Jones, ''Romlani Capitolo Sei [Romans Chapter Six]'', p. 30. &amp;lt;br&amp;gt;11.↑ F.F. Bruce,''La Lettera di Paolo ai Romani [The Letter of Paul to the Romans]'', p. 132. &amp;lt;br&amp;gt;12.↑ D. Martyn Lloyd-Jones, ''Romani Capitolo Sei [Romans Chapter Six]'', pp. 106-148 for a full discussion of these verses. &amp;lt;br&amp;gt;13.↑ Jay E. Adams, ''Il Manuale del Consigliere Cristiano [The Christian Counselor’s Manual]'' (Grand Rapids, MI: Zondervan Publishing House, 1973), p. 185. &amp;lt;br&amp;gt;14.↑ Ibid., p. 118 &amp;lt;br&amp;gt;15.↑ Citato in Sinclair Ferguson, ''La Vita Cristiana [The Christian Life],'' pp. 25-26.&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt;&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 17 Aug 2009 16:47:37 GMT</pubDate>			<dc:creator>PagePush</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Come_posso_cambiare%3F/Uniti_con_Cristo</comments>		</item>
		<item>
			<title>Come posso cambiare?/La Lotta contro il Peccato</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Come_posso_cambiare%3F/La_Lotta_contro_il_Peccato</link>
			<description>&lt;p&gt;PagePush: Automated: copied from main site&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{ info | How Can I Change?/The Battle Against Sin}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel suo libro intitolato ''Una Nazione di Vittime: Il Declino della Personalità Americana'', l'autore Charles Sykes fa la seguente osservazione: “Negli ultimi cinquant'anni, il trionfo del pensiero terapeutico è stato così intenso da essere spesso dato per scontato; ciò che iniziò con il Dottor Freud è ora merce quotidiana di spettacoli televisivi, è routine nella politica ed è quasi un modo di pensare negli affari di giustizia criminale e nell'etica.” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che abbiate già sentito quest'espressione oppure no, sicuramente siete già stati confrontati al pensiero terapeutico. Fa la sua apparizione in un tribunale quando l'avvocato di un serial killer chiede condiscendenza sulla base del fatto che il suo cliente sia stato abusato regolarmente da un padre alcolizzato. Questa dottrina stipula che la maggior parte di noi è cresciuta in famiglie “disfunzionali”, ed offre quindi una spiegazione ed una scusa tutte pronte per il nostro comportamento. Invece di enfatizzare la responsabilità personale, mette in rilievo il modo in cui siamo affetti psicologicamente dagli altri o dall'ambiente che ci circonda. Il sociologo Dr. James Deese fa notare che la psicoterapia è così radicata nelle attitudini {{LeftInsert|'''Medita su Colossesi 2:8 :''' Come possiamo proteggerci dall'essere tenuti prigionieri?}}moderne degli americani che sarà difficile metterla alla prova.”&amp;lt;br&amp;gt;Può sorprendere il fatto che l'unica istituzione avente a disposizione i migliori mezzi per mettere alla prova la tendenza terapeutica sia proprio quella che ha contribuito di più alla sua popolarità. Sto parlando della Chiesa. Più che esporre gli errori della psicoterapia, la Chiesa americana, nella maggior parte dei casi, l'ha accettata senza critiche... sebbene con alcune ardite eccezioni. Nel suo libro “Etica Medica Religiosa”, il Dottor Franklin Payne commenta&amp;amp;nbsp;: “La psicoterapia, come la psicologia e la psichiatria, deve venir esaminata nel modo più critico e dettagliato possibile dai cristiani evangelisti... Molti cristiani sono più influenzati dai concetti di psicoterapisti laici che dalla Parola di Dio.”&amp;lt;br&amp;gt;{{LeftInsert|“Le frontiere dei cristiani evangelici e carismatici sono libere e le idee psicologiche s'infiltrano facilmente.&amp;quot;&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt;- '''William Kilpatrick'''}}Ho incontrato molti dei cristiani descritti dal Dottor Payne. Non molto tempo fa, mi è stato chiesto di fare un discorso in una chiesa per l'entrata in pensione di una persona. Alla fine dell'intervento, un uomo mi si avvicinò, si presentò e cominciò a parlarmi della sua difficile situazione. Era cresciuto in una famiglia disfunzionale. Era co-dipendente. Soffriva perché privo di autostima. In soli due minuti di conversazione, fece uso di quasi tutte le parole esistenti nel giargone psicologico.&amp;lt;br&amp;gt;Fu un incontro maldestro. Non avevo voglia di contraddirlo e neppure di correggerlo. Non avevo mai incontrato quest'uomo prima di allora e avrei voluto che sapesse della mia {{LeftInsert|Quali avvenimenti della vita di Gesù potrebbero incitare un avvocato ad aderire al 'movimento di recupero'?}}preoccupazione ed attenzione nei suoi confronti. Ma più andava avanti nel suo discorso, più sembrava ovvio che desse per scontato la mia approbazione. Perché? Benché parlasse fluentemente un linguaggio pieno di termini di psicologia, la sua diagnosi ometteva qualsiasi accenno alla parola che inizia con la 'p'...&amp;lt;br&amp;gt;Peccato.&amp;lt;br&amp;gt;Tali omissioni sono purtroppo di norma oggi nella letteratura cristiana popolare e nelle trasmissioni radiofoniche. Cerchiamo una comprensione più profonda di noi stessi (come definito dal movimento di ricupero) piuttosto che una convinzione più profonda del peccato (come definito nella Scrittura). Oggi, ci preoccupiamo di più dei nostri propri bisogni e sentimenti che dal carattere e dai comandi di Dio. Non è sorprendente che non stiamo maturando nel modo inteso da Lui.&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
{| cellspacing=&amp;quot;1&amp;quot; cellpadding=&amp;quot;1&amp;quot; border=&amp;quot;1&amp;quot; align=&amp;quot;center&amp;quot; style=&amp;quot;width: 200px; height: 24px;&amp;quot;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| &lt;br /&gt;
'''Sommario''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1 - Il nostro maggior problema &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2 - Annaffiare il proprio orto &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
3 - Strategia n.1&amp;amp;nbsp;: Attaccare il peccato &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
4 - Strategia n.2&amp;amp;nbsp;: Evitare il peccato &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
5 - Abiti nuovi &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
6 - Discussione di gruppo &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
7 - Letture raccomandate &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
8 - Note bibliografiche &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
|}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Il nostro maggior problema'''&amp;lt;br&amp;gt;Un secolo fa, J.C.Ryle offriva una spiegazione severa ma semplice delle carenze che osservava nella Chiesa&amp;amp;nbsp;: “Una visione offuscata o indistinta del peccato sta all'origine della maggior parte degli errori, eresie e false dottrine di oggi... Credo che uno dei desideri maggiori della chiesa nel diciannovesimo secolo sia stato, ed è tutt'ora, un insegnamento più chiaro e più completo del peccato”. Se questa descrizione era accurata per la sua generazione, lo è ancor di più oggi.&amp;lt;br&amp;gt;Abbiamo però compiuto un passo in avanti. La dottrina del peccato è stata sostituita con l'insegnamento contemporaneo dell'autostima. Prendete quest'affermazione di un autore famoso:&amp;lt;br&amp;gt;Penso che nulla sia stato fatto nel nome di Cristo e sotto la bandiera della Cristianità che si sia rivelato più distruttivo per la personalità umana, e quindi controproduttivo nei confronti {{LeftInsert|&amp;quot;Affermare che il notro bisogno primario nella vita sia imparare a conoscere il peccato potrà sembrare strano, ma nel senso in cui lo si intende è profondamente vero. Se non sai nulla del peccato, non puoi capire te stesso o i tuoi simili, né il mondo nel quale vivi e neppure la fede cristiana. E non avrai modo di comprendere fino in fondo la Bibbia. Proprio perché essa è l'esposizione della risposta divina al problema del peccato umano, a meno di avere in mente chiaramente la natura di tale problema, continuerai a non capire quello che dice... Quindi devi fissare chiaramente nella tua mente ciò che i tuoi antenati avrebbero chiamato 'una visione chiara del peccato.’&amp;quot;&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt;'''—J.I. Packer '''}}dell'impresa evangelistica, della strategia non-cristiana e rozza che consiste a rendere le persone consapevoli della loro condizione di perdizione e di peccato .&amp;lt;br&amp;gt;Questo pastore dice che bollare il peccato come una &amp;quot;ribellione contro Dio&amp;quot; è &amp;quot;superficiale ed offensivo nei riguardi dell'essere umano.” La sua convinzione a proposito del valore inerente dell'uomo lo conduce alla notevole conclusione che una &amp;quot;riforma&amp;quot; è d'obbligo. Laddove l'enfasi di Martin Luther sulla salvezza tramite la grazia attraverso la fede ha trasformato la Chiesa nel sedicesimo secolo, dichiara, le chiese odierne devono riconoscere il sacro diritto all'autostima che ha ogni persona.&amp;lt;br&amp;gt;Non metto in dubbio la sincerità di quest'uomo, ma le sue affermazioni sono false. Si tratta, in realtà, di una falsa dottrina. L'enfasi moderna per l'autostima è diventata un'alternativa inaccettabile alle dottrine bibliche di giustificazione e santificazione.&amp;lt;br&amp;gt;''Giustificazione''. Gesù non è morto sulla croce per migliorare la nostra autostima. E' morto per espiare i nostri peccati. Eppure la croce ci insegna effettivamente una lezione cruciale a proposito del nostro valore: tutti noi siamo degni della collera di Dio. In quanto manifesto della pietà immeritata di Dio, la croce rivela la profondità e la serietà del nostro peccato. {{RightInsert|'''Per approfondire:''' L'opera NIV Complete Concordance [Nuova Versione Internazionale, Concordanze Complete] fa un elenco delle 466 ricorrenze della parola “peccato” (o di un derivato) nella Scrittura. Per una comprensione biblica di questo soggetto vitale... inizia a leggere.}}Anthony Hoekema fa notare questo:&amp;lt;br&amp;gt;Nel mondo d'oggi la dottrina biblica del peccato ha poca importanza. Ma una persona il cui senso del peccato e della collera di Dio nei confronti dei nostri peccati è superficiale non sentirà il bisogno e neppure capirà la dottrina biblica della giustificazione. Quando si ignora, si minimizza o si ridefinisce il peccato, non si vive più nella consapevolezza del disperato bisogno di Gesù Cristo e non si apprezza neppure quello che ha portato a compimento per noi sulla croce. &amp;lt;br&amp;gt;Se non percepiamo la natura del peccato e la sua natura offensiva nei confronti di Dio, non capiremo mai perché la necessità della croce. La grazia non ci meraviglierà mai.{{RightInsert|'''Per approfondire:''' Numerosi riferimenti biblici alla compassione di Dio si ritrovano nei Salmi (9:12,18;34:18; 147:3) ed Isaia (49:13; 61:1).}}&amp;lt;br&amp;gt;{{LeftInsert|&amp;quot;Ho spesso sentito dire, ‘Se fossi stata l'unica persona sulla terra, Gesù sarebbe morto lo stesso per me.’ Se il nostro Signore avesse dato la vita per una sola persona, molto probabilmente non sarebbe successo perché quella persona aveva tanto valore, ma perché Dio è pieno di grazia. Ma una tale circostanza, quindi, non dovrebbe essere considerata una fonte di orgoglio o di autostima. Se io dichiarassi che Gesù sarebbe morto per me se fossi rimasta l'unica persona sulla terra indica semplicemente che solo i miei peccati, senza il contributo di quelli degli altri, sarebbero stati sufficienti per richiedere la punizione severa che Gesù Cristo ha indirettamente assunto al posto mio. Quando vieni messo a confronto con una tale realtà, è tuo dovere piangere per il sacrificio disinteressato del nostro Signore invece di vedervi un'altra opportunità di sentirti bene con te stesso.&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt;'''—Dan Matzat'''}}''Santificazione''. Una comprensione chiara della dottrina del peccato è imperativa anche per la santificazione. La Scrittura rivela che il peccato contro Dio rappresenta l'intralcio più importante per la nostra realizzazione. Il movimento di ricupero, invece, insiste sul fatto che i bisogni non risolti, le sofferenze, le emozioni distrutte o la mancanza di autostima siano alla radice delle nostre difficoltà. Le due conclusioni sono irremediabilmente opposte.&amp;lt;br&amp;gt;Non sto negando la realtà o la severità del dolore che proviamo quando gli altri peccano contro di noi. E' fondamentale che non venga frainteso qui. Nella Bibbia, ci sono numerosi riferimenti agli afflitti e agli oppressi. Ma per favore capiate bene: Il dolore ''non è il nostro problema di base''. Gesù disse: “Dal ''di dentro ''infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi, adultèri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori ''dal di dentro'' e 'contaminano' l'uomo”. (Mar 7:21-23, accentuazione aggiunta; vedi anche Gia 1:14-15).&amp;lt;br&amp;gt;Siamo troppo numerosi a “provare la realtà delle nostre ferite, più che il fatto dei nostri peccati.” Ma se vogliamo essere genuinamente conformi all'immagine di Gesù Cristo, questo dovrà cambiare. La nostra libertà e maturità ne dipendono. Il dottrina terapeutica si sbaglia nell'effettuare la diagnosi del nostro problema di fondo, e si rivela quindi incapace di fornire una soluzione efficace. Ma una volta individuato il peccato in quanto fonte del nostro problema, la Bibbia ci offre una soluzione ed una speranza di cambiamento. Viene chiamata dottrina di santificazione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt;'''Annaffiare il proprio orto'''&amp;lt;br&amp;gt;La santificazione è un processo di ripentimento (non di ripresa) e di ubbidienza (non di guarigione interna) risultante nella santità (non nell'integrità) per la gloria di Dio (non realizzazione personale). Questa dottrina è brevemente descritta in Colossesi 3:1-17. Se non è già stato fatto, per favore dedicate un minuto alla lettura di questo brano prima di proseguire.&amp;lt;br&amp;gt;E' importante riuscire a notare la transizione effettuata da Paolo in questo terzo capitolo. I primi due capitoli di Colossesi mettono in rilievo la supremazia e la sufficienza di Cristo. E lo si nota di nuovo all'inizio del Capitolo 3. Paolo si è volontariamente astenuto di insegnare la santificazione ai Colossesi, fino a quando non avessero capito l'opera compiuta da Cristo per loro e in loro. Finché non avrebbero capito il significato dell'essere riconciliati e rigenerati da Dio, sapeva che mai sarebbero stati motivati correttamente dalla grazia.{{RightInsert|'''Medita su Colossesi 1:15-20.''' A giudicare da questa descrizione, pensi che Gesù sia sufficiente a rigenerarti e a riscattarti?}}&amp;lt;br&amp;gt;E neanche noi. Ecco perché il secondo e terzo capitolo di questo libro mettono in primo piano la rigenerazione e la nostra unione con Cristo. Abbiamo anche scritto un libro sulla dottrina della giustificazione, intitolato Questa Grande Salvezza. Come Paolo, vogliamo motivare tramite la grazia. Una volta stabilita questa base, possiamo quindi cercare la santità senza cadere nel legalismo o nella libertà eccessiva.&amp;lt;br&amp;gt;Paolo definisce il processo di santificazione con due frasi suggestive: dobbiamo “sbarazzarci” del peccato e “rivestirci” di santità (Col 3:8,12). Solo grazie a ciò che Cristo ha compiuto sulla croce e grazie al miracolo della rigenerazione siamo capaci di ubbidire a questi comandi. Eppure questi due imperativi sovrannaturali ci lasciano ora senza scusa. Se la grazia non risulta nella santità, significa che non l'abbiamo capita correttamente. Dio si aspetta pienamente che noi cambiamo, cresciamo e maturiamo. F.F. Bruce ci esorta, “Ora siate (nella vera pratica) ciò che siete (per atto divino).” &amp;lt;br&amp;gt;{{LeftInsert|&amp;quot;Benché il potere della personalità divina derivi da Cristo, la responsabilità dello sviluppo e della manifestazione di tale personalità sono nostre. Questo principio sembra essere per noi uno dei più difficili da capire e da applicare. Un giorno proviamo la nostra responsabilità personale e cerchiamo di vivere una vita santa attraverso la forza della nostra volontà. Il giorno dopo, ci rendiamo conto della futilità della fede in noi stessi, riportiamo tutte le colpe sul Cristo e rinunciamo alla nostra responsabilità messa in avanti nelle Scritture. Dobbiamo capire che la Bibbia insegna sia la responsabilità completa, sia la dipendenza totale di tutti gli aspetti della vita cristiana.&amp;quot;&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt;'''—Jerry Bridges'''}}Notate che Paolo dice che dobbiamo “sbarazzarci ” “verstirci .” Abbiamo il privilegio e la responsabilità di partecipare al cambiamento. Benché la santificazione non sia un lavoro sovrannaturale dello Spirito Santo meno della rigenerazione, c'è una differenza sostanziale: nella santificazione abbiamo un ruolo fondamentale. “Dio opera in noi e con noi,” disse il grande pastore puritano John Owen, “non contro di noi o senza di noi.”{{RightInsert|'''Per approfondire:''' Come risponderesti a qualcuno che concluderebbe che “ogni sforzo è sbagliato” dopo aver letto Zaccaria 4:6?}}&amp;lt;br&amp;gt;Affermazioni quali “Stop trying and start trusting” [“Basta tentare, inizia ad avere fiducia”] o “Let go and let God” [&amp;quot;Lascia stare e lascia entrare Dio&amp;quot;] sono slogan popolari, ma teologicamente poveri. Coloro che affermano “Ogni sforzo è sbagliato” si sbagliano di brutto. A dire il vero, la Bibbia ci insegna a “Fornire ogni sforzo... per cercare la santificazione; senza di essa, nessuno vedrà il Signore” (Ebr 12:14, accentuazione aggiunta). Lo sforzo è certamente motivato dalla grazia, ma si tratta pur sempre di uno sforzo. Dio non ci ha detto di pregare o semplicemente di avere in fiducia in lui per la santità; dice “allenati alla santità” (1Ti 4:7, accentuazione aggiunta). Dobbiamo ubbidire al potere dello Spirito Santo.&amp;lt;br&amp;gt;Paolo chiarisce questa combinazione dell'opera di Dio e della nostra responsabilità quando scrive, “Attendete alla vostra salvezza con timore e tremore; è Dio infatti che suscita in voi il volere e l'operare secondo i suoi benevoli disegni.&amp;quot; (Fil 2:12-13). Benché il nostro sforzo scollegato dall'opera di Dio sia futile, la santificazione non può venir delegata a Dio. Ognuno di noi deve tenere a bada il proprio orto.&amp;lt;br&amp;gt;Quale forma prende la nostra responsabilità? Come realizziamo il comando biblico per sbarazzarci del peccato? La Scrittura offre una strategia a due tempi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;br&amp;gt;Strategia n.1: Attaccare il peccato'''&amp;lt;br&amp;gt;Mi piace la posizione del Nuovo Testamento nei confronti del peccato. Da nessuna parte è più evidente che nel comando conciso dell'Apostolo Paolo ai Colossesi: “Mortificate dunque quella parte di voi che appartiene allavostra natura terrena” (Col 3:5). Nella battaglia per la santità personale, l'aggressività è sia un comando che una necessità. Dobbiamo essere spietati. Dobbiamo aggredire. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Paolo fa uso qui di una metafora violenta non solo per attirare la nostra attenzione, ma per sottolineare un aspetto fondamentale della santificazione. Ogni manifestazione di peccato nei nostri cuori dev'essere uccisa. Dobbiamo prendere l'iniziativa di giustiziare il peccato quotidianamente.&amp;lt;br&amp;gt;{{LeftInsert|&amp;quot;Possiamo confortarci delle nostre anime se abbiamo conoscenza della lotta e del conflitto interiori. E' la compagna invariabile dell'autentica santità cristiana... C'è una lotta spirituale nei nostri cuori? Proviamo qualcosa della carne che lotta contro lo spirito e lo spirito contro la carne...? Siamo consci dei due principi che abbiamo in noi, che si contendono la padronanza? Proviamo la guerra che avviene dentro la persona che siamo? Ebbene, ringraziamo Iddio per essa! E' buon segno. E' la probabile prova della grande opera di santificazione... Evidentemente non siamo amici di Satana... Il solo fatto che ci assalga dovrebbe riempire le nostre menti di speranza.&amp;quot;&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt;'''-J.C. Ryle'''}}Gesù è arrivato fino al punto di dire: “Se il tuo occhio destro ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te. Conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geenna.” (Mat 5:29). E per lo stesso motivo ha anche raccomandato di amputarsi la propria mano. Ma Gesù suggeriva davvero di compiere un tale {{RightInsert|'''Medita su 2 Corinzi 10:3-5.''' In termini di guerra spirituale, Paolo era un' “falco” o una “colomba”?}}intervento? Penso di no, perché una mano o un occhio non è la causa di fondo. Gesù ha usato di proposito un'immagine vivida per sottolineare i suoi propositi: la gravità del peccato va riconosciuta e definitivamente risolta. Resistere al peccato nei periodi di tentazione non è sufficiente. Bisogna intraprendere azioni drastiche per attaccare ed uccidere il peccato nelle nostre vite. John Owen ci esorta ad inseguire “una vittoria contro di esso e ad inseguirlo fino a conquistarlo completamente... il peccato non morirà diversamente che con un idebolimento graduale e costante; lasciagli scampo e curerà le sue ferite e ritroverà la sua forza.” &amp;lt;br&amp;gt;La disciplina spirituale che consiste nella messa a morte del peccato, altrimenti nota col nome di mortificazione, è un'area di verità trascurata. Molti di noi non hanno nessuna familiarità con l'argomento. “I nostri antenati parlavano di mortificare il peccato,” fa notare Sinclair Ferguson. E J.I. Packer si lamenta, “E' un tema sul quale non sembra essere disponbile nessuno scritto contemporaneo significativo.” Non è un fatto sorprendente, ma rivelatore. Potete immaginare un libro intitolato ''Mettete a Morte il Peccato!'' come bestseller cristiano?&amp;lt;br&amp;gt;La mortificazione non è popolare perché tende ad essere difficile. Chiedete alla persona che tenta di lavorare allegramente per un padrone che ripetutamente gli ha rifiutato un aumento di stipendio. Chiedete alla coppia non sposata, convertita di recente, e che deve ora controllare i propri impulsi sessuali che per anni ha soddisfatto. Ma badate: non stiamo parlando qui di una partita a golf. Questa è guerra. La santità e il discepolato significano guerra.&amp;lt;br&amp;gt;Attaccare il peccato non è un'impresa complessa. E pur affermando questo con sensibilità, voglio anche esprimerlo con fermezza: la propria abilità ad attaccare il peccato non dipende dal proprio passato. Non c'è nessuna scusa accettabile per peccare. Il peccato non dev'essere mai interpretato come una debolezza comprensibile.&amp;lt;br&amp;gt;Vivere una vita cristiana significa vivere nelle trincee. Sinclair Ferguson lo descrive meglio di chiunque:{{RightInsert|'''Medita su Galazi 5:16-17.''' Perché ogni cristiano genuino prova un'inquietudine interna?}}&amp;lt;br&amp;gt;Cosa significa dunque mettere a morte il peccato? Significa iniziare una lotta constante contro il peccato che combattiamo quotidianamente—rifiutare di lasciare l'occhio vagare, la mente contemplare, i nostri affetti inseguire qualsiasi cosa che ci allontanerebbe da Cristo. Significa rifiutare deliberatamente qualsiasi pensiero, suggerimento, desiderio, aspirazione, azione, circostanza o provocazione di natura peccaminosa, nel momento in cui siamo consci della sua esistenza. Significa tentare consistentemente di fare tutto ciò che è in nostro potere per indebolire la stretta che il peccato opera in generale, e le sue manifestazioni nelle nostre vite in particolare. Non si compie solo dicendo ‘no’ a ciò che non va, ma attraverso un'accettazione determinata di tutte le discipline buone e spiritualmente ricche del vangelo. &amp;lt;br&amp;gt;Questa descrizione riflette il tuo comportamento? Verso quale obiettivo, divertimento o rettitudine sono dirette principalmente le tue energie? Auto-indulgenza o auto-controllo? Sei preparato a qualsiasi cosa sia necessaria per vincere la guerra? Se è così, qual'è la tua strategia per attaccare il peccato nella tua vita in questo momento? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt;'''Strategia n.2: Evitare il peccato'''&amp;lt;br&amp;gt;La lotta contro il peccato non comprende tutte le implicazioni del processo di santificazione. Bisogna anche evitare il peccato. In quanto seguaci di Gesù Cristo, siamo chiamati ad uno stile di vita distinto dalla contro cultura circostante: “In possesso dunque di queste promesse, carissimi, purifichiamoci da ogni macchia della carne e dello spirito, portando a compimento la nostra santificazione, nel timore di Dio.” (2Co 7:1). Quali sono dunque queste promesse che ci motivano a purificarci e ad inseguire la santità? L'offerta di Dio di essere solo presente con il suo popolo mentre ci separiamo dal mondo: “'Abiterò in mezzo a loro e con loro camminerò e sarò il loro Dio, ed essi saranno il mio popolo.’” (2Co 6:16). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
{{LeftInsert|'''Per approfondire:''' Leggi Giacomo 1:27. Puoi citare due o tre maniere specifiche attraverso le quali un cristiano può essere “inquinato dal mondo”?}}In un certo senso sarebbe più facile se Dio ci dicesse di separarci ''fisicamente'' dalla cultura. Eppure Dio vieta questo (1Co 5:9-10), e ci nomina invece ambasciatori (2Co 5:18-20). Nessun'ambasciatore lavora efficacemente se viene isolato. Dobbiamo riallacciarci alla nostra cultura ''senza riflettere'' la nostra cultura, navigando sempre tra laicità ed ipocrisia.&amp;lt;br&amp;gt;La nostra carne ci implora costantemente di venire soddisfatta, eppure Paolo ci chiede di “non seguire la carne nei suoi desideri” (Rom 13:14 NAS). Questo significa allontanarci da qualsiasi cosa desiderosa di indurci a peccare. Paolo ha chiesto ai Corinzi la stessa cosa in termini ancora più chiari: “Fuggite la fornicazione!” (1Co 6:18 NAS)... non combattetela.&amp;lt;br&amp;gt;Benché Giuseppe fosse vissuto molto prima che fosse redatto il Nuovo Testamento, è un esempio del modo in cui dovremmo evitare il peccato (Gen 39:6-20). Da un po' di tempo, la moglie del suo padrone aveva tentato di sedurlo. Alla fine, frustrata dalla sua integrità, lo aggrappò per il mantello e gli disse: “Vieni a letto con me!”&amp;lt;br&amp;gt;{{LeftInsert|2 Quando colpisce la tentazione, abbiamo solo due scelte di base: combattere o fuggire. Segna la scelta che ti sembra più appropriata per ognuna delle tentazioni elencate qui sotto:&lt;br /&gt;
Timore improvviso che qualcuno derubi la tua casa&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt;❏Combattere ❏Fuggire&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt;Curiosità a proposito del numero di Playboy sulla politica del medio oriente&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt;❏Combattere ❏Fuggire&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt;Urgenza di &amp;quot;entrare in letargo&amp;quot; quando gli amici ti abbandonano&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt;❏Combattere ❏Fuggire&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt;Forte senso di rabbia quando un bimbo rovescia il tuo caffè&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt;❏Combattere ❏Fuggire&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt;Voglia di fare un salto al bar “solo per incontrare dei vecchi amici”&lt;br /&gt;
❏Combattere ❏Fuggire}}Ora Giuseppe ''avrebbe'' potuto considerare la cosa come un appuntamento divino. Potrebbe aver pensato&amp;amp;nbsp;: “Questa può essere l'occasione giusta per condividere con lei quello che Dio ha fatto nella mia vita.” Ma non ha perso tempo con la tentazione. Non l'ha neppure combatutta. E' semplicemente scappato, lasciando la moglie di Potifar con il mantello in mano.&amp;lt;br&amp;gt;Posso immaginare uno dei servitori che cammina fuori dalla casa quando improvvisamente, vuum! Una sagoma umana passa come un bolide fuori dalla porta a velocità impressionante.&amp;lt;br&amp;gt;“Che cos'era?”&amp;lt;br&amp;gt;Giuseppe. L'uomo di Dio. Corre per la sua vita.&amp;lt;br&amp;gt;“Signore!” ansima qualche metro più avanti , “aiutami!”&amp;lt;br&amp;gt;“Ti sto aiutando. Tu continua a correre. Allontanati da quella donna il più possibile e nel modo più veloce possibile.”{{RightInsert|&amp;quot;Operare al fine di abituarsi alle maniere, alle astuzie, ai metodi, ai vantaggi e alle occasioni di successo del peccato è l'inizio di questa guerra.&amp;quot;&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt;'''—John Owen '''}}&amp;lt;br&amp;gt;Fuggire dalla tentazione è una scelta intelligente. Starsene là ed osservarla è da idioti. Eppure alcuni avrebbero reagito in questa maniera alla situazione di Giuseppe:&amp;lt;br&amp;gt;“Dio, sento che la tentazione si sta sviluppando. Te ne prego, Signore. Ti prego, liberami da questa situazione.”&amp;lt;br&amp;gt;“Io ti liberero davvero ,” dice Dio. “Corri!”&amp;lt;br&amp;gt;“Signore, mi affido a te per essere liberato . Liberami subito da questa voglia di lussuria.”&amp;lt;br&amp;gt;“Ciò non avverrà prima del mio ritorno, e non tornerò nei prossimi cinque minuti. Corri, amico!”&amp;lt;br&amp;gt;“Signore, ti ringrazio. Mi hai fatto rinascere e so che il tuo potere sta operando in me. Colui che è in me è più perfetto di colui che sta nel mondo.”&amp;lt;br&amp;gt;“Si, questo è vero, e l'Essere Perfetto sta dicendo ‘Muoviti!’ Muovi il tuo corpo, adesso!”&amp;lt;br&amp;gt;Se consideri la santificazione come una cosa seria, non t'interessa il percorso più corto per ottenerla. Sei preparato a percorrere un po' di strada per evitare il peccato, se è necessario. E nei momenti in cui sai di essere vulnerabile, ubbidisci a questo comando di Gesù: “Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione.” (Mat 26:41).&amp;lt;br&amp;gt;Dobbiamo coltivare la facoltà di discernere dove siamo più inclini a peccare. In tal modo saremo in grado di sviluppare una strategia che ci permetterà di evitare la tentazione. Le parti vulnerabili saranno diverse, ma nessuno di noi ha l'opzione di osservare.&amp;lt;br&amp;gt;In quale/i settore/i hai bisogno di sviluppare una strategia per evitare il peccato? Probabilmente puoi iniziare da qualsiasi cosa ti sia venuta in mente quando hai letto questo paragrafo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt;'''Abiti nuovi'''&amp;lt;br&amp;gt;{{LeftInsert|'''Medita su 1 Timoteo 6:11.''' Quanto tempo ti serve, in media, per fuggire dalla tentazione, una volta che l'hai individuata?}}Come abbiamo visto prima in Colossesi, sbarazzarci del peccato è solo la metà dell'equazione. Paolo ci esorta: “''Rivestitevi'' dunque, come amati di Dio, santi e diletti, ''di sentimenti'' di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza;&amp;quot; (Col 3:12, accentuazione aggiunta). Non solo dobbiamo rigettare il peccato, ma rivestirci di santità (Efe 4:22-24).&amp;lt;br&amp;gt;“Questi due fattori,” scrive Jay Adams, “Devono essere sempre presenti per provocare un cambiamento genuino. Sbarazzarsi se,za rivestirci non sarà sufficiente. Rivestirci è un'azione ipocrita ed anche temporanea, a meno che non sia accompagnata da un abbandono... La sanctificazione continua mentre il credente passa ''dal'' peccato / ''alla'' santità.” &amp;lt;br&amp;gt;{{LeftInsert|'''Per approfondire:''' Leggi Rivelazione 3:4-6. Puoi identificare quattro promesse in questo brano?}}Per esempio, se Dio ha posto materialismo ed avidità nel tuo cuore, pentiti ed inizia a sostituirli sistematicamente con generosità. Inizia con l'essere fedele nel frequentare la tua parrocchia; aggiungi a questo delle offerte, e cerca delle opportunità di doni anonimi. Forse tendi a criticare gli altri. Se così è, confessa il peccato di orgoglio e concentrati invece consapevolmente per incoraggiare ed onorare gli altri. Se il tuo tema ricorrente è l'egoismo, poniti in situazioni nelle quali ti viene richiesto di servire.&amp;lt;br&amp;gt;Dev'esserti immediatamente ovvio che l'isolamento non sviluppa né fa migliorare la personalità. Per coltivare una vita sana e fruttuosa, serve il contesto di una parrocchia locale. Per esempio, io potrei essere un modello di pazienza... a patto che mi trovi da solo. Potrei starmene per giorni a studiare il tema della compassione senza mai incontrare nessuno che mi chiedesse aiuto. Senza interazione con gli altri, mi è semplicemente impossibile capire come ho bisogno di realizzarmi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fatto sta che ci sono pochissimi tratti di carattere simili a Cristo che ci è dato di sviluppare, a parte le relazioni all'interno della chiesa. Abbiamo bisogno di gente per allenarci! Se vogliamo cambiare, dobbiamo implicarci in una chiesa in cui le persone prendono sul serio le esortazioni bibliche al fine di incoraggiare e correggere.&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
{{CenterInsert|3 Dopo aver letto Colossesi 3:12-17, seleziona il tratto della personalità del cristiano menzionato qui (umiltà, pazienza, ecc.) che vorresti maggiormente sviluppare.&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
Nel corso della prossima o delle prossime due settimane,&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
dedica almeno 5 periodi per meditare sulle Scritture,evidenziando questo tratto.&amp;lt;br&amp;gt;Chiedi anche a Dio di mostrarti dei modi specifici di mettere in applicazione ciò che impari.&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt;Tratto di personalità:&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Primo Giorno:&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
Scrittura--------------------Idea--------------------Applicazione&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo Giorno:&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
Scrittura--------------------Idea--------------------Applicazione&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Terzo Giorno:&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
Scrittura--------------------Idea--------------------Applicazione&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quarto Giorno:&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
Scrittura--------------------Idea--------------------Applicazione&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quinto Giorno:&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
Scrittura--------------------Idea--------------------Applicazione&amp;lt;br&amp;gt;}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come avrai già intuito, la lotta contro il peccato richiede sforzi. Implica, con sincerità, una confessione, un pentimento, un'ubbidienza alla Scrittura, una responsabilità verso gli altri e una pratica consistente delle discipline spirituali. Ti saranno di grande aiuto anche coraggio e perseveranza. “Non esistono sentieri veloci e sereni verso la maturità spirituale,” dice R.C. Sproul. “L'anima che cerca un livello di maturità più profondo dev'essere preparata ad un lungo ed arduo lavoro.” &amp;lt;br&amp;gt; {{LeftInsert|&amp;quot;Fa parte della sana esperienza cristiana l'assaporare un livello sempre più intenso di liberazione dal peccato... Poche cose portano al cristiano un tale senso di sollievo e di incoraggiamento quanto il ricordo dei peccati che una volta lo dominavano, ma che è riuscito a conquistare grazie al potere dello Spirito di Dio. &lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt;'''—J.I. Packer '''}}Ma sai come ci si sente a crescere? Sentire il piacere e la presenza di Dio? Sentire la sua voce? Sapere che stai contribuendo all'avanzamento del suo regno? Nulla può essere paragonabile ad una tale esperienza. Ed è questa la ricompensa meravigliosa di Dio per tutti coloro che vogliono sbarazzarsi del peccato e rivestirsi di rettitudine.&amp;lt;br&amp;gt;Lasciami impartire su di te delle nuove speranze. Non importa quello che hai sperimentato in passato, tu - per via della grazia di Dio— ''puoi'' cambiare. Attraverso una strategia determinata diretta ad attaccare ed evitare il peccato e a rivestirvi di rettitudine, potrai essere una persona completamente diversa in questo stesso periodo, l'anno prossimo.&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; '''Discussione di gruppo'''&amp;lt;br&amp;gt;1. Immagina che fai parte di una giuria e che stai partecipando al processo del serial killer menzionato a pagina 39. Chiaramente quest'uomo è stato spesso, nel corso della sua infanzia, picchiato dal padre acloolizzato. Quanto potrà influenzarti questo fatto nell'effettuare il tuo verdetto?&amp;lt;br&amp;gt;2. “Ci stiamo preoccupando di più dei nostri bisogni e sentimenti individuali che non della personalità e dei comandamenti divini,” dice l'autore. (Pagina 40) Cita un esempio.&amp;lt;br&amp;gt;3. Che significa per te “autostima”?&amp;lt;br&amp;gt;4. Il messaggio della croce ti fa sentire più o meno sicuro della tua identità?&amp;lt;br&amp;gt;5. Perché il movimento di restauro è incapace di soddisfare i nostri bisogni più profondi?&amp;lt;br&amp;gt;6. Identifica il problema di fondo per ogni situazione elencata qui sotto:&amp;lt;br&amp;gt;—Da quando è stata violentata al college, Ann disprezza fortemente gli uomini e non ha più fiducia in loro&amp;lt;br&amp;gt;—Bill vuole il divorzio perché sua moglie non gli dedica abbastanza attenzione&amp;lt;br&amp;gt;—Quando è sottomessa a tanta pressione, Mary ha dei pensieri suicidi&amp;lt;br&amp;gt;—Rob, cresciuto vedendo il padre solo nei fine settimana, è un maniaco del lavoro&amp;lt;br&amp;gt;7. Qual'è la maggior differenza tra santificazione e rigenerazione?&amp;lt;br&amp;gt;8. Perché le relazioni all'interno della chiesa sono essenziali per la crescita della personalità?&amp;lt;br&amp;gt;9. In quale settore della tua vita i &amp;quot;vestiti nuovi&amp;quot; ti sono più utili? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt;'''Letture raccomandate'''&amp;lt;br&amp;gt;The Pursuit of Holiness (All'inseguimento della Santità) di Jerry Bridges (Colorado Springs, CO: NavPress, 1978)&amp;lt;br&amp;gt;[correspondance] The Pursuit of Holiness (All'inseguimento della Santità) di Jerry Bridges (Colorado Springs, CO: NavPress, 1978)&amp;lt;br&amp;gt;Holiness (Santità) di J.C. Ryle (Welwyn, Hertfordshire, England: Evangelical Press, 1979)&amp;lt;br&amp;gt;The Enemy Within (Il Nemico Interno) di Kris Lundgaard (Phillipsburg, NJ: P&amp;amp;amp;R Publishing, 1998)&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; '''Note bibliografiche'''&amp;lt;br&amp;gt;1.↑ Charles J. Sykes, ''A Nation of Victims: The Decay of the American Character'' (''Una Nazione di Vittime: Il Declino della Personalità Americana'') (New York, NY: St. Martin’s Press, 1992), p. 33.&amp;lt;br&amp;gt;2.↑ Ibid. &amp;lt;br&amp;gt;3.↑ Franklin E. Payne, Jr., M.D., ''Biblical/Medical Ethics: The Christian and the Practice of Medicine'' (''Morale Religiosa/Medica: La Pratica Cristiana della Medicina'') (Milford, MI: Mott Media, Inc., 1985), p. 155.&amp;lt;br&amp;gt;4.↑ William K. Kilpatrick, ''Psychological Seduction: The Failure of Modern Psychology'' (''Seduzione Psicologica: Il Fallimento della Psicologia Moderna'')(Nashville, TN: Thomas Nelson, Inc., 1983), p. 24.&amp;lt;br&amp;gt;5.↑ J.C. Ryle, ''Holiness'' (''Santità'') (Welwyn, Hertfordshire, England: Evangelical Press, 1979), p. 1.&amp;lt;br&amp;gt;6.↑ Robert Schuller, citato da Michael Scott Horton in ''Made in America: The Shaping of Modern American Evangelicalism'' (''Made In America: La Formazione dell'Evangelismo Americano Moderno'')(Grand Rapids, MI: Baker Book House, 1991), p. 78.&amp;lt;br&amp;gt;7.↑ J.I. Packer, ''God’s Words'' (''Le Parole Divine'')(Downers Grove, IL: InterVarsity Press, 1981), p. 71.&amp;lt;br&amp;gt;8.↑ Citato in Anthony A. Hoekema, ''Created in God’s Image'' (''Creato ad Immagine di Dio'') (Grand Rapids, MI: Eerdmans Publishing Co., 1986), p. 106.&amp;lt;br&amp;gt;9.↑ Anthony A. Hoekema, ''Saved by Grace ''(''Salvati dalla Grazia'') (Grand Rapids, MI: Eerdmans Publishing Co., 1989), p. 153.&amp;lt;br&amp;gt;10.↑ Dan Matzat, et al., ''Power Religion: The Selling Out of the Evangelical Church?'' (''Religione del Potere: La Vendita della Chiesa Evangelica?''), Michael Scott Horton, ed. (Chicago, IL: Moody Press, 1992), p. 256.&amp;lt;br&amp;gt;11.↑ Larry Crabb, ''Men and Women'' (''Uomini e Donne'') (Grand Rapids, MI: Zondervan Publishing House, 1991), p. 114.&amp;lt;br&amp;gt;12.↑ F.F. Bruce, ''The New International Commentary on the New Testament: Colossians, Philemon, and Ephesians'' (''I Nuovi Commenti sul Nuovo Testamento: Colossesi, Filemoni ed Efesi'').(Grand Rapids, MI: Eerdmans Publishing Co., 1984), p. 140.&amp;lt;br&amp;gt;13.↑ Jerry Bridges, ''The Practice of Godliness ''(''La Pratica della Santità'')(Colorado Springs, CO: NavPress, 1983), pp. 75-76.&amp;lt;br&amp;gt;14.↑''The Pursuit of Holiness'' (''All'inseguimento della Santità'') di Jerry Bridges (Colorado Springs, CO: NavPress, 1978) 32.&amp;lt;br&amp;gt;15.↑ Citato in Packer, ''God’s Words'' (''Le Parole Divine''), pp.184-185.&amp;lt;br&amp;gt;16.↑ Sinclair Ferguson, ''The Christian Life ''(''La Vita Cristiana'') (Carlisle, PA: The Banner of Truth Trust, 1989), p. 158.&amp;lt;br&amp;gt;17.↑ J.I. Packer, ''God’s Words'' (''Le Parole Divine''), p. 182.&amp;lt;br&amp;gt;18.↑ J.C. Ryle, ''Holiness'' (''Santità''), p. 55.&amp;lt;br&amp;gt;19.↑ Sinclair Ferguson, ''The Christian Life'' ''(La Vita Cristiana''), p. 162.&amp;lt;br&amp;gt;20.↑ John Owen, ''Temptation and Sin'' (''Tentazione e Peccato'') (Evansville, IN: Sovereign Grace Book Club, reprint edition, 1958), p. 31.&amp;lt;br&amp;gt;21.↑ Jay E. Adams, ''The Christian Counselor’s Manual ''(''Il Manuale del Consigliere Cristiano'') (Grand Rapids, MI: Zondervan Publishing House, 1973), pp. 177, 179.&amp;lt;br&amp;gt;22.↑ R.C. Sproul, ''The Soul’s Quest for God ''(''L'inseguimento Spirituale di Dio)'' (Wheaton, IL: Tyndale House, 1992), p. 7.&amp;lt;br&amp;gt;23.↑ J.I. Packer, ''God’s Words'' (''Le Parole Divine''), p. 185.&amp;lt;br&amp;gt;&amp;lt;br&amp;gt;&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 17 Aug 2009 16:47:29 GMT</pubDate>			<dc:creator>PagePush</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Come_posso_cambiare%3F/La_Lotta_contro_il_Peccato</comments>		</item>
		<item>
			<title>Come posso cambiare?/Nella trappola del divario</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Come_posso_cambiare%3F/Nella_trappola_del_divario</link>
			<description>&lt;p&gt;PagePush: Automated: copied from main site&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{ info | How Can I Change?/Caught in the Gap Trap}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«&amp;amp;nbsp;Tutti voi che lottate con rabbia, per favore, venite avanti. Vorremmo pregare per voi.&amp;amp;nbsp;»&amp;lt;br&amp;gt;Era una domenica mattina. Avevo appena finito una predica sulla rabbia e volevo dare allo Spirito Santo un'opportunità di lavorare nei cuori dei presenti. Non mi sarei mai immaginato la loro reazione.&amp;lt;br&amp;gt;Una ventina di persone avanzò per porsi di fronte ai fedeli – un gruppo assai grande per una chiesa delle nostre dimensioni. Eppure non fu il numero che attirò la mia attenzione, ma le persone stesse. Erano quasi tutte mamme di bambini piccoli! (Secondo la maggior parte delle madri che ho conosciuto, la rabbia fa parte dei rischi del mestiere).&amp;lt;br&amp;gt;In quanto loro pastore, sapevo che tutte queste donne erano cristiane serie e devote. Ciò che le spinse a presentarsi davanti a tutti fu la loro intensa frustrazione nell'essere state intrappolate nel divario – il divario tra la norma biblica di autocontrollo e il loro fallimento nell'essere all'altezza di un tale standard.&amp;lt;br&amp;gt;Che il problema sia la rabbia, la paura, l'inquietudine o qualcosa di più comune come la pigrizia, tutti noi abbiamo fatto l'esperienza del divario che esiste tra quello che siamo e quello che dovremmo essere. La Bibbia ci considera come creature nuove, come vincitori o dominatori. Non siamo solo conquistatori – siamo molto più di questo (Ro 8, 37). E a volte ci sentiamo proprio così. Molto più spesso, però, ci risulta difficile vedere aldilà dei nostri limiti e dei nostri continui fallimenti. E pare sempre che proprio in quei momenti della nostra vita emerga dalla nostra lettura biblica il versetto di Matteo 5, 48&amp;amp;nbsp;: “Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.”&amp;lt;br&amp;gt;{{LeftInsert|'''Come approfondimento:'''&amp;lt;br&amp;gt; Anche l'apostolo Paolo è finito nella trappola del divario (Romani 7, 21-25). Riesci ad identificarti alla sua frustrazione?}}Quindi sospiriamo piano e pensiamo: ''Non sarà mai''.&amp;lt;br&amp;gt;Questo modo di pensare, lo chiamo “la trappola del divario”. Ecco come funziona: in quanto cristiani, abbiamo una certa conoscenza di ciò che Dio si aspetta da noi. Ma realizziamo meno di ciò che sappiamo di dover realizzare. Qui esiste dunque un divario tra ciò che sappiamo essere richiesto e le nostre azioni reali. Se il divario tra ciò che sappiamo e il modo in cui viviamo si allarga troppo, possiamo giustamente chiamarci degli ipocriti.&amp;lt;br&amp;gt;{{LeftInsert|“Il punto della vita cristiana è di diventare nella nostra natura intrinseca ciò che già siamo in Cristo... Lo scopo di questi versetti (p.es. Romani 6, Colossiani 3, 5-14, Efesi 4, 22-32) è di mostrarci il grande divario tra quello che dobbiamo essere in Cristo (giustificazione) e quello che siamo veramente nella vita di tutti i giorni (santificazione), al fine di colmarlo al più presto... Lo scopo di Paolo è di spingerci a diventare nella vita quotidiana ciò che dovremmo già essere in Cristo.”&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt;'''-Jay Adams'''}}Il divario è un fatto nella vita cristiana. Per la maggior parte di noi, non c'è bisogno che ci vengano enumerate le nostre inconsistenze, ne siamo fin troppo coscienti. Questo dovrebbe mantenerci umili e dipendenti da Dio al fine di ottenere successo. Il divario però proviene spesso dalla nostra ignoranza della dottrina di santificazione. Invece di riconoscere il fatto che esiste questo divario per spingerci avanti in un'ardente confidenza in Cristo, lo lasciamo condannarci e fermare la nostra progressione. Siamo intrappolati nel pensiero che siamo dei perdenti, dei falliti, dei buoni a nulla... e... forse anche il pensiero di non essere cristiani. Alcuni si lasciano andare all'inazione o alla disubbidienza. Coloro che si ritrovano rinchiusi in questa trappola (e in un certo senso, succede a tutti) vengono fatti soffrire inutilmente dallo scoraggiamento.&amp;lt;br&amp;gt;In quanto pastore, una delle mie principali responsabilità è quella di aiutare gli individui a liberarsi dalla trappola del divario. Spesso mi ritrovo a dire alla gente “Ci vorrà tempo, e sicuramente vi verrà richiesto uno sforzo intenso, ma uscire dalla trappola del divario non è difficile. E credetemi, ne varrà la pena!”&amp;lt;br&amp;gt;Forse vi siete già ritrovati intrappolati nel divario. Forse lo siete ora. Se così fosse, siamo convinti che questo libro potrà aiutarvi a restringere il divario tra ciò che''dovreste essere'' in Cristo e ciò che''siete'' nella pratica.&amp;lt;br&amp;gt;Potreste immaginare una vita nella quale riuscireste a sbarazzarvi delle vostre abitudini di peccato e a fare veri progressi verso la santità? Una tale vite è possibile. E questo libro è stato scritto al fine di assistervi ed incoraggiarvi a far sì che quella vita diventi vostra. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
{| width=&amp;quot;200&amp;quot; cellspacing=&amp;quot;1&amp;quot; cellpadding=&amp;quot;1&amp;quot; border=&amp;quot;1&amp;quot; align=&amp;quot;center&amp;quot;&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
| valign=&amp;quot;middle&amp;quot; align=&amp;quot;center&amp;quot; | &lt;br /&gt;
'''Sommario''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1. Tra l'&amp;quot;adesso&amp;quot; e il &amp;quot;non ancora&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2. A qualcuno serve il colluttorio? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
3. Ne vale la pena &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
4. Come attingere alla perfezione &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
5. Sette ragioni di ridurre il divario &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
6. Discussioni di gruppo &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
7. Letture raccomandate &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
8. Note bibliografiche &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
|}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt;'''Tra l' “adesso” e il “non ancora”'''&amp;lt;br&amp;gt;{{LeftInsert|1 Ci sono settori nella tua vita in cui sai che non vivi secondo le aspettative divine? (Descrivi brevemente un settore nello spazio qui sotto.)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
}}Senza dubbio, una delle cose più frustranti nella vita cristiana è la contraddizione apparente tra ciò che Dio pensa che siamo e quello che sappiamo di essere, per esperienza. Prendete i Corinzi, per esempio. Ad un certo punto, Paolo li rassicura, “Siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio” (1Co 6, 11). Sembra ovvio, no? Finché non si legge la seconda lettera di Paolo a questa chiesa, nella quale sembra dire esattamente il contrario&amp;amp;nbsp;: “Purifichiamoci da ogni macchia della carne e dello spirito, portando a compimento la nostra santificazione, nel timore di Dio” (2Co 7, 1).&amp;lt;br&amp;gt;{{LeftInsert|'''Medita su 1Gi 3, 2-3.''' Quale impatto dovrebbero avere i nostri pensieri del “non ancora” sull'“adesso”?}}Immagino la confusione dei Corinzi. Erano dunque santificati... o contaminati? In realtà, erano entrambi, e così anche noi. Per spiegare questo, concedetemi una piccola parentesi.&amp;lt;br&amp;gt;Il regno di Dio è sia “adesso” che “non ancora”. E' al presente per certi aspetti e al futuro per altri. Il Nostro Signore è venuto proclamando e dimostrando che il regno (o la regola) di Dio avesse intersecato la storia umana&amp;amp;nbsp;: “Se invece io scaccio i demoni con il dito di Dio, è dunque giunto a voi il regno di Dio” (Luc 11, 20). Ciononostante, il regno di Dio non è giunto nella sua totalità. Ciò non avverrà prima del ritorno al potere di Gesù, quando si piegherà ogni ginocchio e quando ogni lingua confesserà che Egli è il Signore. Fino ad allora, senza negare la realtà presente del regno di Dio, preghiamo con fervore “Venga il tuo regno” (Mat 6, 10).&amp;lt;br&amp;gt;Visto in questo modo, il regno di Dio è paragonabile alle nostre singole vite. Dio, attraverso il suo meraviglioso lavoro di santificazione, ci ha dichiarati giusti. Il nostro stato legale davanti a lui è cambiato. La faccenda è stata risolta una volta per tutte nell'alta corte dei cieli. Ma da questa parte del cielo, però, la nostra trasformazione è un progetto in corso. Il processo di santificazione mi occupa personalmente come cristiano, ma in quanto pastore mi fornisce tantissimo lavoro.&amp;lt;br&amp;gt;Dunque, otteniamo la vittoria in Cristo, oppure no? Siamo vincitori o vinti? Oscar Cullman suggerisce un'analogia con la Seconda Guerre Mondiale che penso può aiutarci a capire la contraddizione apparente. &amp;lt;br&amp;gt;La storia ricorda due giorni importanti verso la fine della Seconda Guerra Mondiale&amp;amp;nbsp;: il D-Day e il Giorno della Vittoria in Europa. Il D-Day si riferiva al 6 giugno del 1944, quando le forze alleate atterrarono sulle spiagge della Normandia in Francia. Si trattò di un momento decisivo per la guerra; una volta l'atterraggio effettuato con successo, il destino di Hitler fu segnato. La guerra era essenzialmente finita. Eppure, la vittoria completa in Europa (Giorno della Vittoria) non arrivò prima del 7 maggio 1945, quando le forze tedesche si arresero a Berlino. Quest'intervallo di undici mesi viene ricordato come uno dei periodi più cruenti della guerra. Sorsero delle battaglie campali in Francia, in Belgio e in Germania. Sebbene sia stato ferito mortalmente il nemico, non soccombette immediatamente.&amp;lt;br&amp;gt;{{LeftInsert|“L'elezione divina è la garanzia che Dio si accingerà a completare con la sua grazia santificatrice ciò che la sua grazia di elezione ha già iniziato. Questo è il significato del Nuovo Testamento: l'ubbidienza non viene semplicemente imposta da Dio, ma donata”.&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt;'''-John Piper'''}}La croce era il nostro D-Day. Quel giorno, Gesù Cristo nostro Signore morì per rompere le catene del peccato del suo popolo. Fummo giustificati sulla base della sua morte e resurrezione. Ma la vittoria finale aspetta il ritorno di Cristo. Non ci sono dubbi sull'esito della faccenda. Tuttavia ci ritroveremo ancora coinvolti in schermaglie e battaglie fino a quando non apparirà il Signore nella sua gloria per vincere per sempre le forze oscure. &amp;lt;br&amp;gt;Se la teniamo a mente, questa distinzione può risparmiarci tanto sconforto. Se la battaglia fa furore, la guerra non è ancora stata vinta. Essere coscienti del lavoro portato in porto da Cristo per noi è essenziale per il morale nella nostra ricerca di santificazione. Dobbiamo studiare e meditare sulla grande dottrina di santificazione finché essa non sprofondi {{RightInsert|'''Come approfondimento:'''&amp;lt;br&amp;gt; Leggi 1Pietro 5, 8-9. Benché l'ultimo trionfo di Dio sia inevitabile, ci viene imposto di lottare con sano rispetto per il nostro avversario.}}nella nostra coscienza.&amp;lt;br&amp;gt;'''A qualcuno serve il collutorio?'''&amp;lt;br&amp;gt;Pur essendo pienamente giustificati in Cristo (D-Day), non siamo in nessun modo pienamente santificati (Giorno della Vittoria). Alcune persone non sono riuscite a capire questo fatto.&amp;lt;br&amp;gt;L'insegnante di religione Ern Baxter racconta di un incidente che è avvenuto durante il Movimento della Seconda Pioggia, alla fine degli anni quaranta. Un insegnamento eretico, chiamato “i figli manifesti di Dio” era emerso. Si trattava essenzialmente di una dottrina che prometteva una santificazione totale nel corso di questa vita. Nella sua forma estrema, vi era inclusa la credenza che un'élite spirituale avrebbe ricevuto dei corpi glorificati prima del ritorno di Cristo.&amp;lt;br&amp;gt;Alla fine di un'assemblea durante la quale predicò Baxter, diversi figli (e figlie) manifeste entrarono nel fondo della sala vestiti con abiti bianchi. Una volta terminata la predica di Baxter, avanzarono per porsi davanti al pubblico e tentarono di accaparrarsi dei discepoli per la loro dottrina di assoluta perfezione. Così racconta la storia&amp;amp;nbsp;: “La donna che faceva loro da capo aveva un gran bisogno di collutorio. Non è il tipo di perfezione alla quale aspiro. &amp;lt;br&amp;gt;Più comuni ancora del resoconto di Baxter sono le situazioni che risultano da una visione superficiale e semplicistica della santificazione.&amp;lt;br&amp;gt;{{LeftInsert| 2 Se tu dovessi cercare la perfezione totale in questo mondo, quale di queste affermazioni ti sarebbe più difficile da conseguire?&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
-Non oltrepassare mai, neanche di un chilometro, il limite di velocità&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
-Parlare con gentilezza e amabilità ad ogni commerciante che ti chiama al telefono&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
-Evitare tutte le calorie inutili&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
-Alzarti subito quando suona la sveglia invece di lasciarla risuonare più volte&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
-Pagare le tasse con allegria}}Quand'ero ancora un giovane credente, incontrai un ragazzo di nome Greg, un ladruncolo dichiarato e drogato che sembrava essersi convertito durante la sua detenzione. La sua determinazione a vivere la sua vita cristiana mi impressionò. La sua postura rifletteva una certezza audace e pavoneggiava leggermente. Parlava come se il peccato non fosse più un problema per lui. Più di una volta mi raccontò come fosse stato “salvato, santificato e riempito di Spirito Santo”.&amp;lt;br&amp;gt;{{RightInsert|'''Come approfondimento:'''&amp;lt;br&amp;gt; Leggi Mat 26, 41. Quando può essere lecito assumere che si è “giunti” alla santificazione?}}A sentire la sua descrizione sembrava tutto così semplice. Un giorno, quand'era ancora un cristiano tutto nuovo, era salito su un treno e quando ne discese diverse ore più tardi aveva avuto ciò che chiamava un' “esperienza di santificazione”. Mi assicurò che una tale esperienza fosse un preludio necessario al ricevimento del battesimo nello Spirito Santo, e che una volta avvenuto, tutto si metteva a posto.&amp;lt;br&amp;gt;{{LeftInsert|La santità non conduce a Cristo. E' Cristo che conduce alla santità.&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt;'''-Adrian Rogers'''}}Devo ammettere che alcune cose riguardanti Greg non sembravano affatto santificate. Giudicava troppo in fretta e aveva un atteggiamento da fariseo. Poteva essere allo stesso tempo autoritario e meschino. Ricordo le sue osservazioni indignate quando un amico depose inavvertitamente qualcosa sulla sua Bibbia&amp;amp;nbsp;: “Scusa, ma mi sembra che quella sia proprio la Parola di Dio!”. Certamente, era capace di citare la Bibbia e sembrava intendere questa faccenda della santificazione. Che colpo fu allora quando ricominciò a vendere e fare uso di droghe pesanti.&amp;lt;br&amp;gt;I problemi di Greg includevano una comprensione incompleta, quindi incorretta, degli insegnamenti biblici sulla santificazione. Aveva fatto ciò che fanno tanti, si era concentrato unicamente sui testi della Scrittura a lui cari e che sembravano convalidare la sua esperienza personale.&amp;lt;br&amp;gt;La santificazione è sia ''definita'' (avviene durante la conversione), sia ''progressiva''. Non è successa tutta in una sola esperienza del passato, ma non si deve nemmeno pensare come un avvenimento che avviene a gradi. Siamo ''stati cambiati'' e ''stiamo cambiando''. Senza diminuire l'entusiasmo del successo del nostro atterraggio in Normandia, dobbiamo essere sobri e realistici mentre valutiamo l'opposizione esistente tra noi e Berlino. L'opzione di salire su un treno di santificazione non esiste per noi, come Greg affermava di aver fatto. Si tratta di una lotta ad ogni passo.&amp;lt;br&amp;gt;'''Ne vale la pena'''&amp;lt;br&amp;gt;Per molti, “santificazione” è un'altra di quelle lunghe parole teologiche che si sentono spesso ma che si capiscono di rado. Sembra scolastica e poco pratica. Eppure è intensamente pratica. La dottrina di santificazione risponde a delle domande che si pone ogni cristiano nella storia della Chiesa.&amp;lt;br&amp;gt;Come posso cambiare?&amp;lt;br&amp;gt;Come posso crescere?&amp;lt;br&amp;gt;Come posso diventare come Cristo?&amp;lt;br&amp;gt;''Come posso uscire dalla trappola del divario?''&amp;lt;br&amp;gt;Qualsiasi cosa capace di porre risposta a queste domande è degna di uno sforzo. L'appendice A (pagina 93) spiega come vari rami della Chiesa hanno gestito questo problema in passato, ma vediamo ora quello che possiamo imparare da questa dottrina essenziale quando si applica a noi oggi.&amp;lt;br&amp;gt;Il significato biblico della parola “''santificare''” è “distinguere; consacrare”. (''Santità'' deriva dalla stessa radice greca). Può essere applicata ad una persona, un luogo, un'occasione o un oggetto. Quando qualcosa è santificato, non è più destinato ad un uso comune ma dedicato ad un uso speciale. Ad esempio, ai tempi di Mosè, il giorno dell'Espiazione era distinto (santificato) per un Dio santo. Quel giorno divenne un giorno santo. Una cosa santificata non diventa semplicemente santa perché è distinta; la sua santità deriva da ciò a cui è devota. Solo Dio può impartire la santità, in quanto Lui solo è santo.&amp;lt;br&amp;gt;Teologicamente, il termine “santificazione” è stato usato per descrivere il processo che avviene nel credente quando lo Spirito di Dio lavora in lui per farlo assomigliare a Cristo. Il processo inizia nel momento in cui rinasciamo e continua per tutta la vita. E' caratterizzato da un conflitto quotidiano dovuto al fatto che facciamo nostre la grazia e la forza di Dio al fine di sconfiggere il peccato che è in noi.&amp;lt;br&amp;gt;{{LeftInsert|La santità può salvarci? Può allontanare il peccato, diventare una soddisfazione al pari delle trasgressioni, pagare i nostri debiti a Dio? No, per nulla. Dio mi sia testimone, mai affermerò questo. La santità non può portare a nessuna di queste cose. I migliori santi sono tutti 'servitori inutili'. Le nostre opere più pure non sono altro che vecchi stracci, se si osservano alla luce della santa legge di Dio. L'abito bianco, offerto da Gesù e di cui si veste la fede dev'essere la nostra sola virtù, il nome di Cristo la nostra unica sicurezza, il libro di vita dell'Agnello il nostro unico biglietto per il paradiso. Con tutta la nostra santità, non siamo altro che peccatori. Le nostre opere migliori sono macchiate e tinte di imperfezioni. Sono tutte più o meno incomplete, sbagliate nel motivo o difettose nel loro rendimento. “Per questa grazia infatti siete salvi mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene.” (Efe 2, 8-9).&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt;'''-J.C.Ryle'''}}Ricordiamoci che la ''colpa'' del peccato è stata già assolta attraverso la giustificazione, come spiega Anthony Hoekema; la santificazione rimuove linquinamento del peccato:&amp;lt;br&amp;gt;'Con la parola colpa intendiamo lo stato di meritare una condanna o di essere passibile di punizione perché la legge di Dio è stata violata. Nella giustificazione, che è un atto dichiarato di Dio, la colpa del nostro peccato è tolta sulla base del lavoro di espiazione di Gesù Cristo. Con la parola inquinamento, tuttavia, vogliamo significare la corruzione della nostra natura come risultato del peccato e che, a sua volta, produce ulteriore peccato. In seguito alla Caduta dei nostri primi genitori, siamo nati tutti in uno stato di corruzione; i peccati che commettiamo non derivano solo da quella corruzione, ma vi si aggiungono. Nella santificazione, l'inquinamento del peccato è in corso di eliminazione (anche se non verrà completamente rimosso prima della vita che verrà). &amp;lt;br&amp;gt;{{RightInsert|'''Come approfondimento:'''&amp;lt;br&amp;gt; Realizzi quanto importante e benefico sia il timore del Signore? (Vedi Salmo 19, 9 e 25, 14; Proverbi 1, 7 e 9, 10; e 1Pietro 1, 17).}}Nella Bibbia, la santificazione viene anche descritta come una crescita nella santità. Con la parola santità mi riferisco alla devozione a Dio ed al carattere che emerge da tale devozione. La santità comprende amore e desiderio di Dio. Include anche il timore di Dio, ciò che John Murray ha chiamato l' “anima della santità”. Il cristiano, essendo stato liberato dal timore del tormento eterno, teme Dio focalizzandosi non sulla sua collera, ma sulla sua “maestà”, santità e gloria trascendente. Il timor di Dio ha un effetto purificante sul cuore ed è un presupposto all'intimità con Dio.&amp;lt;br&amp;gt;La santità richiede molto di più della semplice moralità o zelo. Sorge da un'unione con Cristo e da una passione al fine di onorarlo. Una persona devota desidera assomigliare al suo Signore per procurargli piacere. Vuole provare ciò che prova Dio, pensare i suoi pensieri e fare la sua volontà. In breve, desidera far sua la personalità di Dio per glorificarlo. {{RightInsert|“Secondo il Breve Catechismo di Westminster (Westminster Shorter Catechism, Q.35), la santificazione è l'opera della grazia benevola di Dio, con la quale siamo rinnovati completamente secondo l'immagine di Dio e siamo sempre più capaci di morire nel peccato e di vivere nella virtù. Il concetto non è quello di vedere eradicato completamente il peccato (sarebbe una pretesa troppo grande) o semplicemente neutralizzato (il che sarebbe troppo limitato), ma si tratta di un cambiamento totale di comportamento, capace di liberarci da abitudini di peccato e di suscitare in noi affezioni, disposizioni e virtù ispirate da Cristo.&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt;'''-J.I. Packer'''}}Nessuna impresa è più degna di ricevere lo sforzo di un'intera vita&amp;amp;nbsp;: “Esercitati nella pietà, perché l'esercizio fisico è utile a poco, mentre la pietà è utile a tutto, in quanto porta con sé la promessa della vita presente come di quella futura.” (1Ti 4, 8).&amp;lt;br&amp;gt;Sia l'uomo, sia Dio giocano un ruolo chiave nel grazioso lavoro di santificazione. Dio, attraverso la sua grazia meravigliosa, inizia la nostra salvezza e impartisce il desiderio ed il potere di sconfiggere il peccato. In risposta alla sua grazia, e fiduciosi in essa, ubbidiamo al comandamento biblico di “attendere alla vostra salvezza con timore e tremore. E' Dio infatti che suscita in voi il volere e l'operare secondo i suoi benevoli disegni” (Fil 2, 12-13).&amp;lt;br&amp;gt;Il Nuovo Testamento rappresenta un percorso per una vita santa che è una via di mezzo (anzi, una via superiore) tra legalismo da una parte e permissività dall'altra. Quelle tradizioni religiose che si sono focalizzate troppo sul lavoro eseguito da Dio in noi, senza aspettarsi che quel lavoro risultasse in un desiderio crescente di santità, hanno deviato il loro percorso verso la permissività. “Perché molti, ve l'ho già detto più volte e ora con le lacrime agli occhi ve lo ripeto, si comportano da nemici della croce di Cristo: la perdizione però sarà la loro fine, perché essi, che hanno come dio il loro ventre, si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi, tutti intenti alle cose della terra.” (Fil 3, 18-19). D'altro canto, ci sono coloro che hanno enfatizzato così tanto la parte umana che elevano questa tecnica al di sopra della verità di Dio e finiscono nel legalismo. (Ci sono, ovviamente, diversi sfumature in queste deviazioni).&amp;lt;br&amp;gt;'''Come attingere alla perfezione'''&amp;lt;br&amp;gt;{{LeftInsert|'''Medita su Timoteo 6, 11-16.''' Paolo sarebbe stato un sergente istruttore davvero motivante!}}Sento spesso i cristiani fare questa domanda&amp;amp;nbsp;: “Per quanto tempo può andare avanti questo processo di santificazione? Sarò mai liberato completamente dal peccato?”. E' una domanda di particolare rilevanza quando si legge una dichiarazione come quella di Paolo alla chiesa dei Filippesi&amp;amp;nbsp;: “Quanti dunque siamo perfetti, dobbiamo avere questi sentimenti; se in qualche cosa pensate diversamente, Dio vi illuminerà anche su questo.” (Fil 3, 15). Gesù lo ha espresso in modo ancor più evidente in un versetto citato precedentemente&amp;amp;nbsp;: “Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.” (Mat 5, 48).&amp;lt;br&amp;gt;{{LeftInsert|3 Vediamo con questo piccolo questionario di vero o falso se hai capito gli argomenti di questo capitolo. &amp;lt;br&amp;gt;(Le risposte si trovano alla fine della pagina 9)&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
-La parola 'santificare' significa 'separare, dissacrare'     '''V  F'''&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
-La santificazione inizia nel momento in cui rinasci e continua per tutta la vita      '''V  F'''&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
-La colpa dei nostri peccati è stata assolta dalla giustificazione.     '''V  F'''&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
-La santità si riferisce esclusivamente alla moralità e allo zelo di una persona.     '''V  F'''&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
-Dio solo ha la responsabilità della nostra santificazione.     '''V  F'''}}Ma Dio si aspetta veramente che noi raggiungiamo la perfezione?&amp;lt;br&amp;gt;Molti sono stati spinti a seguire Dio per il loro desiderio di perfezione. Attraverso la storia umana, poeti e filosofi hanno espresso il desiderio di riconquistare l'innocenza e purezza perdute. I cantautori contemporanei Crosby, Stills e Nash hanno celebrato l'esperienza di Woodstock con una canzone che diceva “Siamo polvere di stelle, siamo fatti di oro, siamo intrappolati nel patto del diavolo. E dobbiamo ritornare al Giardino.”&amp;lt;br&amp;gt;{{RightInsert|“Quando l'alba della... santità di Dio si apre sui nostri spiriti, ci ritroviamo liberati da ogni pensiero superficiale o inadeguato a proposito della nostra propria santificazione. Siamo anche protetti da ogni insegnamento futile che c'incoraggia a pensare all'esistenza di scorciatoie meno faticose per raggiungere la santità. La santità non è un'esperienza; è la reintegrazione della nostra personalità, la ricostruzione di una rovina. E' un lavoro abile, un progetto a lungo termine richiedente tutti i mezzi datici da Dio per la vita e la santità.&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt;'''-Sinclair Ferguson'''}}Il problema è che non siamo perfetti, e ne siamo consapevoli. Nel mondo fantastico del cinema, Mary Poppins può descriversi come “Praticamente perfetta sotto ogni aspetto”, non funziona così nella vita reale. E sicuramente non si raggiunge la perfezione attraverso Woodstock.&amp;lt;br&amp;gt;R.A. Muller fa notare che la Scrittura ci dice chiaramente di essere perfetti, e ci dà allo stesso tempo la prova che la perfezione è irraggiungibile in questa vita. E' per noi un vero dilemma. Non siamo liberi di alzare le braccia ed ammettere la sconfitta. Ma non possiamo neppure adottare un comportamento troppo fiducioso nei confronti della perfezione, perché ciò si apparenterebbe di più ad un atteggiamento positivo che alla Bibbia. L'unico modo di risolvere questo dilemma è di comprendere che il Nuovo Testamento vede la perfezione in due maniere diverse.&amp;lt;br&amp;gt;Ciò che Paolo suggerisce ai Filippesi era maturità, non perfezione. Osservate come la Nuova Versione Internazionale traduce il suo commento alla chiesa filippesa&amp;amp;nbsp;: “Quanti dunque siamo maturi, dobbiamo avere questa visione delle cose”. “Perfetti” in questo senso può essere meglio descritto come “coloro che hanno effettuato progressi ragionevoli di crescita e stabilità spirituali.”&amp;lt;br&amp;gt;{{LeftInsert|'''Medita su 1Pietro 1, 14-16.''' Questo comando ti sembra poco realistico? Dio ti chiederebbe mai di fare l'impossibile?}}E' una cosa naturale per ogni bambino di voler essere grande, di voler essere adulto. Ed è vero anche per il credente. Invece di avere un interesse casuale e non ponderato nella crescita, dovremmo lasciare questa chiamata verso la perfezione spingerci in avanti in una ricerca seria al fine di assomigliare a Gesù. L'esempio di Paolo stesso dovrebbe essere un modello per tutti noi&amp;amp;nbsp;: &amp;lt;br&amp;gt;{{RightInsert|Risposte: F, V, V, F, F}}'Non però che io abbia già conquistato il premio o sia ormai arrivato alla perfezione; solo mi sforzo di correre per conquistarlo, perché anch'io sono stato conquistato da Gesù Cristo. Fratelli, io non ritengo ancora di esservi giunto, questo soltanto so: dimentico del passato e proteso verso il futuro, corro verso la meta per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù.' (Fil 3, 12-14)&amp;lt;br&amp;gt;{{LeftInsert|Una volta, si poteva leggere su un adesivo famoso incollato sul retro di alcune macchine:  “I cristiani non sono perfetti – ma sono stati perdonati”. Quale tipo di comportamento viene riflesso qui? (specialmente se la macchina va a velocità elevata)}}Troviamo un secondo uso della parola perfezione nella prima lettera di Paolo ai Corinzi. “Ma quando verrà ciò che è perfetto”, dice, “quello che è imperfetto scomparirà” (1Co 13, 10). In questo senso, la perfezione è un termine strettamente riservato alla Divinità – una perfezione che non si troverà prima del ritorno di Cristo. Il teologo Louis Berkhof {{RightInsert|“Dobbiamo avere il bene in noi prima di poterlo diffondere”&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt;'''-Hugh Latimer'''}}preferisce parlare delle perfezioni di Dio piuttosto che dei suoi attributi. Solo Dio non ha colpe. Non importa quanto riusciamo a maturare in questa vita, mai raggiungeremo la perfezione prima del giorno in cui Dio ci renderà perfetto nella gloria.&amp;lt;br&amp;gt;'''Sette ragioni per colmare il divario'''&amp;lt;br&amp;gt;In generale, la santità provoca un'impressione negativa. Viene spesso percepita come un'esistenza tetra, piena di difficoltà e priva di gioia. E' considerata come un'autodisciplina condiscendente, quand'è invece un'esperienza piena di felicità. Per concludere, rifiutiamo quest'idea, analizzando alcuni dei tanti benefici e benedizioni che otteniamo seguendo Cristo. Ecco i sette frutti della santificazione:&amp;lt;br&amp;gt;'''Dio è glorificato.''' Quando entriamo nella santità, accordiamo valore al fatto che Dio sia reale e magnifico, come lo affermiamo. Paolo ci spiega che le opere buone dei cristiani abbelliscono la dottrina di Cristo (Tit 2, 10). Coloro che negano Dio sono costretti anch'essi ad ammettere la sua esistenza quando il suo popolo segue le sue vie.&amp;lt;br&amp;gt;Comunione continua in questa vita con la Divinità. “Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui.»” (Gio 14, 23). Percepire la presenza continua del Padre e del Figlio attraverso lo Spirito Santo è una gioia e un conforto straordinario. E Gesù indica che la sua presenza è pervasa da amore, non è né indifferente, né impersonale. Naturalmente, il suo potere segue la sua presenza, e ci permette di sopraffare gli ostacoli della vita.&amp;lt;br&amp;gt;{{LeftInsert|“Non c'è gioia perpetua senza santità... Quanta importanza ha quindi la verità santificante! Quanto cruciale è la Parola che rompe il potere dei piaceri contraffatti! E di quanta vigilanza dobbiamo usare per illuminare i nostri sentieri e riempire i nostri cuori della parola di Dio.&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt;'''-John Piper'''}} '''Compagnia degli altri cristiani.''' Se camminiamo nell'oscurità, non possiamo godere di relazioni autentiche con altri credenti. “Ma se camminiamo nella luce, come egli è nella luce, siamo in comunione gli uni con gli altri, e il sangue di Gesù, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato” (1Gi 1, 7).&amp;lt;br&amp;gt;Il Signore promette di darci dei compagni per accompagnarci sulla via della santificazione. Per quanto mi riguarda, ho capito che la verità di Dio abbinata all'esempio del suo popolo è assolutamente necessaria al mio sviluppo spirituale. E quando ho seguito le sue vie, ho sempre avuto entrambi. Per riuscire, abbiamo bisogno gli uni degli altri. La santità e la comunità cristiana sono strettamente legate.&amp;lt;br&amp;gt;'''Promessa di salvezza.''' Seppure la nostra salvezza non sia basata sulla nostra ricerca di santità, la promessa di salvezza vi è certamente legata. Nella sua seconda lettera, Paolo esorta i suoi lettori a fornire ogni sforzo per accumulare virtù spirituali, aggiungendo la bontà alla fede e la conoscenza alla bontà fino a quando la padronanza di sé, la perseveranza, la santità, la bontà fraterna e l'amore sono presenti in abbondanza (2Pi 1, 5-9). Ci avverte che quando queste virtù vengono a mancare, si potrebbe dimenticare...&amp;lt;br&amp;gt;..che si è stati purificati dagli antichi peccati. Quindi, fratelli, cercate di render sempre più sicura la vostra vocazione e la vostra elezione. Se farete questo non inciamperete mai. Così infatti vi sarà ampiamente aperto l'ingresso nel regno eterno del Signore nostro e salvatore Gesù Cristo (2Pi 1, 9-11).&amp;lt;br&amp;gt;'''Evangelismo.''' Quand'ero giovane e ancora sotto l'impresa del peccato, ho tentato di trovare dei difetti nei cristiani al fine di poter rifiutare il loro messaggio e considerarli come degli ipocriti. Benché non fossero perfetti, non riuscivo tuttavia a trovare nessuna inconsistenza grave. La grande famiglia che venne verso di me con il vangelo mi impressionò non tanto per via delle sue parole, quanto per il suo stile di vita. Il marito amava la moglie, la moglie rispettava il marito, i figli ubbidivano ai loro genitori e erano tutti felici. Non avevo mai visto nulla di simile.&amp;lt;br&amp;gt;E' stato detto che se il mondo non segue la sua Bibbia, certamente segue i suoi cristiani. Dio usa le persone devote per raggiungere gli altri. Non perfette, ma devote.&amp;lt;br&amp;gt;{{RightInsert|'''Medita su 1Pietro 2, 12.''' I non-cristiani forse disprezzano il tuo stile di vita, ma alla fine, quale effetto avrà esso su di loro?}}''''Comprensione, saggezza e conoscenza.''' Questi tesori sono alla portata di coloro che cercano Dio senza riserve (Pro 2, 1-11). Sono sottratti da coloro che usano il disprezzo, dai ribelli, dai folli.&amp;lt;br&amp;gt;'''Vedere Dio.''' La Scrittura ci dice: “Cercate la pace con tutti e la santificazione, senza la quale nessuno vedrà mai il Signore” (Ebr 12, 14). La piena comprensione di questo versetto rimane un mistero, ma la Scrittura ha molto da dire sulla “visione beata”, ovvero il fatto di vedere Dio. Ciò avverrà dopo il ritorno del Signore, quando ogni nemico sarà stato sconfitto e quando saremo completamente santificati. A quel punto, la nostra visione di Dio sarà continua ed intensa, senza la distrazione o la confusione provocata dal peccato. Allora avremo una vera conoscenza di noi stessi, come siamo realmente e come veniamo percepiti. La nostra conoscenza di Dio non sarà però mai completa, in quanto {{LeftInsert|“Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.”&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt;'''-Gesù (Matteo 5, 8).'''}}continuerà sempre a rivelarci gradualmente la sua persona infinita e magnifica.&amp;lt;br&amp;gt;“Beati i puri di cuore,”, dice Gesù, “perché vedranno Dio” (Mat 5, 8). Quest'illuminazione costante della sua grandezza e bontà è senz'altro la maggior meraviglia che possa derivare da una vita di santità.&amp;lt;br&amp;gt;Come potete vedere, ci sono moltissimi buoni motivi per richiudere il divario tra le aspettative di Dio e la nostra esperienza propria. Siamo stati creati per dividere la sua santità – non solo nei cieli, ma qui sulla terra. Piano piano, possiamo imparare a superare il peccato e vivere in un modo che rifletta progressivamente la gloria e la personalità di Dio.&amp;lt;br&amp;gt;In questo primo capitolo, abbiamo tentato di stimolare il vostro appetito per la santità. Con il capitolo Due, cercheremo di costruire la struttura biblica necessaria alla realizzazione di una vita santa – e felice. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt;'''Discussioni di gruppo'''&amp;lt;br&amp;gt;1.Che tipo di sintomi presenta colui che è imprigionato nella trappola del divario?&amp;lt;br&amp;gt;2.Un certo divario tra le aspettative di Dio e le nostre azioni è inevitabile. Ma se esso diventa troppo grande, diventiamo degli ipocriti. Dov'è il limite?&amp;lt;br&amp;gt;3.Come può la santificazione essere storia passata e allo stesso tempo speranza per il futuro?&amp;lt;br&amp;gt;4.Il timore del Signore, dice l'autore, è “un presupposto all'intimità con Dio”. (pagina 7) Che cosa intende?&amp;lt;br&amp;gt;5.In quale misura il cristiano maturo dev'essere libero dal peccato?&amp;lt;br&amp;gt;6.Adesso che avete finito questo capitolo, come spieghereste Matteo 5, 48 ad un cristiano appena convertito? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Letture consigliate'''&amp;lt;br&amp;gt;''Come aiutare la gente a cambiare'' [How to Help People Change] di Jay E. Adams (Grand Rapids, MI: Zondervan Publishing House, 1986) &amp;lt;br&amp;gt;''Salvati dalla Grazia'' [Saved by Grace] di Anthony A. Hoekema (Grand Rapids, MI: Eerdmans Publishing Co., 1989) &amp;lt;br&amp;gt;'''Note bibliografiche'''&amp;lt;br&amp;gt;&amp;lt;br&amp;gt;&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 17 Aug 2009 16:47:23 GMT</pubDate>			<dc:creator>PagePush</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Come_posso_cambiare%3F/Nella_trappola_del_divario</comments>		</item>
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			<title>Le implicazioni del Vangelo</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Le_implicazioni_del_Vangelo</link>
			<description>&lt;p&gt;PagePush: Automated: copied from main site&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{ info | Gospel Implications}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Guida il tuo popolo a pensare e vivere secondo la Verità del Vangelo'''&amp;lt;br&amp;gt;Una chiesa locale è sana nella misura in cui: (1) i suoi pastori/maestri sono in grado di portare il Vangelo dentro la vita reale della loro gente nel modo più globale, accurato ed efficace; e (2) la sua gente nutre profonda comprensione ed apprezzamento nei confronti del Vangelo ed è in grado di vivere tutti i giorni nella sua grazia. E’ questa la cosiddetta ''centralità funzionale'' del Vangelo.&amp;lt;br&amp;gt;Per conseguire tale obiettivo è fondamentale aver ben chiaro il collegamento tra il Vangelo e le sue implicazioni dal punto di vista dottrinale/didattico e comportamentale. Potremmo definire queste relazioni rispettivamente &amp;quot;verità evangeliche&amp;quot; e &amp;quot;condotta evangelica.&amp;quot;&amp;lt;br&amp;gt;Immaginate tre cerchi concentrici. Al centro vi è il Vangelo stesso, forse rappresentato al meglio dalle parole della prima lettera ai Corinzi 15:3 – &amp;quot;Cristo morì per i nostri peccati&amp;quot;. Questa frase semplice parla della realtà del nostro peccato, della necessità della punizione divina, della meravigliosa condizione di salvezza dalla collera divina per opera di Dio e per tramite di Cristo. Paolo parla della &amp;quot;buona novella&amp;quot; come di una questione di “primaria importanza” e sappiamo bene quanto la &amp;quot;buona novella&amp;quot; fosse importante per lui, sia nella predicazioni che nei documenti scritti (cf. 1Cor 2:1-4). Essa riveste quindi un ruolo centrale ma, per poter avere una centralità funzionale, dev’essere collegata all’ambito della nostra vita quotidiana.&amp;lt;br&amp;gt;Questo ci porta al secondo cerchio, alle verità del Vangelo, che sono implicazioni dottrinali specifiche e complete del Vangelo stesso o meglio, come Paolo dichiara, &amp;quot;una dottrina che si conformi al Vangelo glorioso(quindi, che da questo venga forgiata)&amp;quot; (1Tim 1:10-11). Le verità del Vangelo di cui parliamo riguardano in particolare la nostra mente e sono utili a rinnovarla, per formare sempre più il nostro pensiero tramite le verità del Vangelo.&amp;lt;br&amp;gt;Come possiamo immaginare, le lettere ai Romani sono particolarmente ricche di verità del Vangelo. Ecco, qui di seguito, tre esempi:&amp;lt;br&amp;gt;(1) Nelle lettere ai Romani 5:1 Paolo dichiara: “Giustificàti dunque per la fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo.” Notiamo la logica del versetto.&amp;lt;br&amp;gt;Vi è qualcosa che deriva dalla verità fondamentale del Vangelo. Il nostro essere in pace con Dio non è il Vangelo stesso ma una forte implicazione evangelica, una ''verità del Vangelo''. Capire quindi questa verità del Vangelo fa parte dell’adeguamento del nostro pensiero al Vangelo glorioso.&amp;lt;br&amp;gt;(2) Nella lettera ai Romani 8:1 leggiamo: “Non c’è dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Gesù Cristo”. Notate l’argomentazione. Paolo qui non presenta il Vangelo in sè, bensì qualcosa che è vero ''adesso'' grazie al Vangelo. Le implicazioni sono sorprendenti! Se un credente le comprende fino in fondo, esse rivoluzioneranno il suo pensiero ed il Vangelo agirà su di lui con grande potenza.&amp;lt;br&amp;gt;(3) La lettera ai Romani 8:32 è una delle predilette. “Egli che non ha risparmiato il proprio figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui?” . Notate le parole “insieme con lui”. Si parla di qualcosa che nasce dal Vangelo. Quando arriviamo a comprendere il nesso tra la verità del Vangelo in sè (Egli che non ha risparmiato il proprio figlio, ma lo ha dato per tutti noi) e questa verità in particolare, in cui Dio con la sua misericordia provvede a ciò di cui abbiamo bisogno per la nostra santificazione (cfr. vv. 28-29), allora il Vangelo sarà lo strumento per rinforzare la nostra fede nella provvidenza divina.&amp;lt;br&amp;gt;Non solo il Vangelo, ma anche molte sue implicazioni comportamentali formano il nostro pensiero. Ruolo del Vangelo non è solo rinnovare le menti, ma istruire anche la nostra condotta. Le Scritture contengono svariati esempi di vita applicata alle regole del Vangelo. Nelle lettere ai Galati 2:14 Paolo rimprovera Pietro “che non si comporta rettamente secondo la verità del Vangelo” e nella lettera ai Filippesi 1:27 egli sollecita i credenti a comportarsi come “cittadini degni del Vangelo”. In altre parole, una delle funzioni del Vangelo è quella di istruire riguardo a comportamenti specifici. Dovremmo quindi leggere la Bibbia cercando sempre d’individuare tali nessi come quando, ad esempio, Paolo si rivolge ai Corinzi facendo riferimento esplicito al Vangelo ed esortandoli a “rifuggire l’immoralità sessuale”: “Non appartenete a voi stessi; siete stati riscattati ad un prezzo. Per questo onorate Dio con il vostro corpo” (1Corinzi 6:18-20). Quando egli esorta il perdono, si riferisce esplicitamente al Vangelo come motivazione e modello (Efesini 4:32). Quando esorta i mariti ad amare le mogli, lo fa legando la sua esortazione direttamente al Vangelo (Efesini 5:25). Quando esorta i Corinzi alla generosità ricorda loro esplicitamente la generosità di Dio nel Vangelo (2Cor 8:7,9; 9:12-13, 15). Si potrebbero fare molti altri esempi. In conclusione, il comportamento cristiano dovrebbe nascere dal Vangelo, esulando dalla banalità e legandolo ad ogni aspetto della nostra vita.&amp;lt;br&amp;gt;Illustrare con chiarezza tali collegamenti, affinché il Vangelo possa essere un riferimento specifico ed intelligente per il pensiero ed il comportamento di ognuno di noi, è una tra le maggiori sfide e tra i compiti principali di un pastore-maestro. Il Vangelo diverrà così un fulcro funzionale per ogni Cristiano e per le chiese locali.&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 17 Aug 2009 16:47:16 GMT</pubDate>			<dc:creator>PagePush</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Le_implicazioni_del_Vangelo</comments>		</item>
		<item>
			<title>Il dono immeritato di Dio al mondo: i Cristiani sofferenti</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Il_dono_immeritato_di_Dio_al_mondo:_i_Cristiani_sofferenti</link>
			<description>&lt;p&gt;PagePush: Automated: copied from main site&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{ info | God's Undeserved Gift to the World: Christian Sufferers}}''Riflessioni su Libro degli Ebrei 11:37-39'' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Libro degli Ebrei 11:37-39''' &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;Furono lapidati, torturati, segati, furono uccisi di spada. Andarono in giro coperti di pelli di pecora e di capra, bisognosi, tribolati, maltrattati – di loro il mondo non era degno – vaganti per I deserti, sui monti, tra le caverne e le speloche della terra. Eppure tutti costoro pur avendo ricevuto per la loro fede una buona testimonianza, non conseguirono la promessa…&amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Gesù stabilì che tutti i suoi discepoli devono prendere la loro croce e devono seguirlo (Marco 8:34). Egli ha stabilito che se la gente avesse chiamato Gesù “Beelzebul, quanto più i suoi famigliari” (Matteo 10:25). “ Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi” (Giovanni 15:20). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per coloro che dedicano le proprie vite a diffondere il vangelo, la Bibbia promette anche maggiori sofferenze. Per esempio, Gesù disse ad Anania di riferire a Saulo&amp;amp;nbsp;: “ Io gli mostrerò quanto dovrà soffrire per il mio nome” (Atti degli Apostoli 9:16). Questa sofferenza è strategica. Ha un disegno di grazia. Vuol dire rivelare al mondo l’amore di Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Paolo spiega questo disegno come segue&amp;amp;nbsp;: “ Sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo” (Lettera ai Colossesi 1:24). Noi comprendiamo dalla Lettera ai Filippesi 2:30 che “completare ciò che manca” non significa aggiungere qualcosa a ciò che è presente, ma portare ciò che è presente a coloro per i quali ciò ha un significato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi per i Filippesi ciò avrebbe significato che Epafrodito avrebbe portato il loro amore a Paolo sotto forma di doni. Qui nella Lettera ai Colossesi 1:24 significa che Paolo porterà le “afflizioni di Cristo” nel mondo nelle proprie “sofferenze”. Il disegno della sofferenza di Paolo è incarnare e esibire le sofferenze di Cristo. Quando il mondo vede un missionario soffrire nell’atto di portare Cristo, il mondo sta vedendo l’amore che Cristo aveva per lui sulla croce. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il mondo non merita il dono della sofferenza del cristiano. Ma Dio lo offre ugualmente. Libro degli Ebrei 11:27-38 descrive qualcuna di queste sofferenze cristiane e come il mondo non le meriti. “Furono lapidati, torturati, segati, furono uccisi di spada. Andarono in giro coperti di pelli di pecora e di capra, bisognosi, tribolati, maltrattati – di loro il mondo non era degni.” Queste ultime parole vogliono dire che il mondo non merita il dono di questi cristiani sofferenti. Ma Dio continua a darli. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In che modo i santi sofferenti sono un dono per il mondo? La risposta risiede nella loro fede. Tutti loro ricevettero una buona testimonianza per la loro fede (v.39). cioè loro furono approvati da Dio. La loro sofferenza non faceva venir meno la loro fede. Anzi, il valore della loro sofferenza si fondava esattamente sulla loro fede. In che modo ciò? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si avvisa nel Libro degli Ebrei 11 che talvolta Dio opera miracoli di liberazione mediante le sofferenze (Libro degli Ebrei 11:27-35°). E qualche volta lui dà la fede per sopportare il disagio e la morte (Libro degli Ebrei 11:35b-39). Il comune denominatore tra la fede che scappa e la fede che sopporta è che in ambedue Dio è il tesoriere della libertà e della vita. Quello che fugge dice “Gesù è meglio di ciò che io guadagno”, quello che muore dice “Gesù è meglio di ciò che io perdo”. Questa è l’essenza della fede: Gesù ha avuto fiducia e ha dato un valore a tutto. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco perché questi cristiani sofferenti – soprattutto i missionari sofferenti – sono un dono per il mondo. La loro sofferenza sostenuta da Gesù incarna la verità del Vangelo che Gesù è più prezioso di tutto ciò che la vita può dare e di tutto ciò che la morte può togliere. Vivida proclamazione della croce! Questa verità è il dono più prezioso che un cristiano può offrire al mondo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il mondo non lo merita. “ Di loro il mondo non era degno”. Ma noi lo offriamo ugualmente. Prego che tu abbia una fede completa in Gesù quando verrà il tempo in cui offrire il dono della sofferenza al mondo. Preparati a ciò conoscendo profondamente Gesù. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nell’attesa di prepararmi con te nell’offrire, &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pastor John&amp;lt;br&amp;gt;&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 17 Aug 2009 16:47:10 GMT</pubDate>			<dc:creator>PagePush</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Il_dono_immeritato_di_Dio_al_mondo:_i_Cristiani_sofferenti</comments>		</item>
		<item>
			<title>Cinque Semplici Passi</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Cinque_Semplici_Passi</link>
			<description>&lt;p&gt;PagePush: Automated: copied from main site&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{ info | Five Easy Steps}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
All’inizio di questa settimana stavo parlando con un mio carissimo amico che stava passando un brutto periodo segnato da delusioni, scoraggiamenti, trattamenti ingiusti e falsi pettegolezzi sul suo carattere e sulla sua opera cristiana. Rimasi commosso e colpito dalla sua reazione: “La mia più grande consolazione è semplicemente questa” disse, “Certo, la pietà è un grande guadagno, congiunta però a moderazione!” (1 Tim. 6:6).”&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una tale reazione alle avversità (che è il contesto in cui la soddisfazione cristiana viene sia messa alla prova che manifestata) non è mai il risultato della decisione transitoria della volontà, e non è neanche prodotta lontanamente dal possedere un piano di gestione della vita e del tempo ben ordinato, ragionato e calcolato per proteggerci dagli eventi della divina provvidenza. Significa semplicemente essere soddisfatti della volontà del Signore in ogni aspetto della Sua provvidenza. È, quindi legato a chi siamo noi, in ogni nostro ''essere''; non può essere portato a compimento semplicemente dal ''fare ''di più.&amp;amp;nbsp;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Fare ed essere'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La soddisfazione è una grazia sottovalutata. Come nel diciassettesimo secolo quando Jeremiah Burroughs scrisse il suo capolavoro su questo tema, così oggi esso rimane “La Gemma Rara”. Se si potesse produrre con mezzi di programmazione (“I cinque passi per raggiungere la soddisfazione in un mese”), esso diventerebbe banale. Invece, i Cristiani devono scoprire la soddisfazione alla vecchia maniera: dobbiamo impararla.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi, non possiamo “fare” la soddisfazione Ci è stata insegnata da Dio; ci ha istruito per questo. Fa parte del processo di trasformazione attraverso il rinnovamento del modo di pensare (Rom. 12:1-2). È comandato da noi, ma, paradossalmente, è fatto a noi, non da noi. Non è il prodotto di una serie di azioni, ma di un carattere rinnovato e trasformato. Soltanto buoni alberi danno buoni frutti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pochi principi sembrano essere più difficili da comprendere per i Cristiani contemporanei. Delle direttive chiare per vivere in modo cristiano sono essenziali per noi. Ma, tristemente, molta della pesante corrente programmatica di insegnamento nell’evangelicalismo pone una ricompensa tale nel fare e nel raggiungere esteriormente che lo sviluppo del carattere viene quasi messo in saldo. I cristiani negli Stati Uniti, in particolare, devono accorgersi che vivono nella società più pragmatica della terra (se qualcuno può &amp;quot;farlo&amp;quot;, anche noi possiamo). È doloroso per l’orgoglio scoprire che la vita cristiana non pone le sue basi su ciò che possiamo fare, bensì su ciò che abbiamo bisogno che sia fatto a noi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alcuni anni fa, feci un doloroso incontro con la mentalità del “dicci cosa fare, e lo faremo”. A metà di una conferenza di studenti cristiani, fui chiamato a presiedere un incontro con una loro delegazione poiché sentivano l’esigenza di confrontarsi con me a proposito dell’inadeguatezza di due mie esposizioni sulle Scritture. Il tema dato era ''Conoscere Cristo''. “Ci ha parlato per due ore”, si lamentavano “''e ancora non ci ha detto una singola cosa che possiamo fare''”. L’impazienza di fare nascose l’impazienza con il principio apostolico secondo cui è soltanto conoscendo Cristo che noi possiamo fare tutte le cose (cf. Fil. 3:10; 4:13).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come si applica tutto questo alla soddisfazione, il tema chiave di ''Tabletalk ''di questo mese?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La soddisfazione cristiana significa che la mia soddisfazione è indipendente dalle circostanze. Quando Paolo parla della sua propria soddisfazione in Filippesi 4:11, egli usa un termine molto comune nelle antiche scuole filosofiche greche degli Stoici e dei Cinici. Nel loro vocabolario, soddisfazione significava autosufficienza, nel senso di indipendenza dalle circostanze in divenire.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma per Paolo il termine soddisfazione ha le sue radici, non nell’autosufficienza, ma nel sostentamento che è Cristo. (Fil. 4:13). Paolo diceva che avrebbe potuto fare ogni cosa in Cristo sia che fosse stato umiliato o ricco. Non saltate quest’ultima frase. È precisamente questa l’unione con Cristo e la scoperta della Sua adeguatezza che noi non possiamo avviare con le decisioni del momento. È il frutto di una relazione con Lui che è continua, intima e profondamente sviluppata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Usando le parole di Paolo, la soddisfazione è qualcosa che dobbiamo imparare. E qui c’è la chiave di volta di tutto il discorso: come impariamo a essere soddisfatti? Ci dobbiamo iscrivere alla scuola divina in cui veniamo istruiti su insegnamenti biblici ed esperienza della provvidenza.&amp;lt;br&amp;gt;Un buon esempio delle lezioni di questa scuola si trova nel Salmo 131. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Un Esempio Biblico'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel Salmo 131, Re Davide fornisce una vivida descrizione di ciò che significa per lui, imparare la soddisfazione. Egli descrive la sua esperienza portando l’esempio di un bambino svezzato che dalla sua dieta a base di latte passa al cibo solido: “Io ho l’anima mia distesa e tranquilla, come un bimbo svezzato in braccio a sua madre, come un bimbo svezzato è in me l’anima mia” (Sai. 131:2).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Immaginate la scena e ascoltate il suo suono. Essa risulterà ancora più vivida se ricordate che ai tempi del Vecchio Testamento lo svezzamento a volte non aveva luogo finché il bambino non aveva raggiunto l'età di tre o quattro anni! È abbastanza difficile per una madre affrontare i pianti di un bambino scontento, il rifiuto del cibo solido e la lotta durante il periodo di svezzamento. Immaginate che battaglia con un bambino di quattro anni! Questa è la misura della lotta a cui è andato incontro David prima di imparare la soddisfazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Due Grandi Problemi'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma qual era il significato di questa lotta? David ci aiuta ancora suggerendoci due grandi problemi che andavano affrontati nel corso della sua vita.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Signore, non si inorgoglisce il mio cuore e non si leva con superbia il mio sguardo” (Sai. 131:1 NIV). Egli non vuole dire che quell’ambizione in se stessa e in lui sia necessariamente sbagliata. Dopotutto, lui stesso si era messo in luce come successore al trono (1 Sam. 16:12-13). Ma egli aveva un’ambizione più grande: avere fiducia nella saggia opera di Dio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ricordate le occasioni in cui lui avrebbe potuto impadronirsi del trono e del potere con mezzi che avrebbero compromesso il suo impegno con il Signore? Primo, Saul entrò proprio nella grotta in cui David e i suoi uomini si stavano nascondendo (1 Sam. 24:6). Poi, David e Abishai strisciarono nella tenda di Saul e lo trovarono addormentato (1 Sam. 26:9-11). Ma nel frattempo, egli era soddisfatto di vivere secondo le leggi di Dio, e di aspettare pazientemente i Suoi giorni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La soddisfazione Cristiana, quindi, è il frutto diretto di avere come ambizione più grande quella di appartenere al Signore e di essere totalmente a Sua disposizione, nel luogo che Lui decide, al tempo che Lui sceglie e nel modo a cui Lui fa più piacere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È stato con matura saggezza, allora, che il giovane Robert Murray M’Cheyne scrisse, “La mia ambizione è sempre stata quella di non avere piani per me stesso”. “Che strano!” diremmo. Sì, ma ciò che le persone notavano in M’Cheyne era che non era tanto strano ciò che diceva o faceva – bensì era il suo modo di essere. Che, a sua volta, è il risultato dell'essere soddisfatto di una grande ambizione: “Che io possa conoscere Cristo” (Fil. 3:10). Non è casuale che, quando facciamo di Cristo la nostra ambizione, scopriamo che egli diviene il nostro sostentamento e impariamo la soddisfazione in ogni e tutte le circostanze.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Non vado in cerca di cose grandi. . . superiori alle mie forze” (Sai. 131:1 NIV). La soddisfazione è il frutto di uno stato mentale di consapevolezza dei propri limiti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
David non permetteva a sé stesso di preoccuparsi di ciò che Dio non aveva piacere di concedergli, e non permetteva neanche alla sua mente di fissarsi su cose che Dio non aveva piacere di spiegargli.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quelle preoccupazioni soffocavano la sua soddisfazione. Se insisto nel voler conoscere esattamente ciò che Dio sta facendo nelle mie circostanze e ciò che Egli sta pianificando per il mio futuro, se pretendo di capire le Sue vie nel mio passato, non sarò mai soddisfatto, alla fine, finché non sarò diventato uguale a Dio. Quanto siamo lenti nel riconoscere in queste sottili tentazioni mentali il sibilo del serpente dell’Eden che riecheggia, “Esprimi la tua insoddisfazione verso il comportamento di Dio, le Sue parole e le Sue azioni”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nella nostra tradizione agostiniana, si è spesso detto che il primo peccato è stato quello della ''superbia''. Ma la cosa è un po’ più complessa; essa include anche insoddisfazione. Quando vediamo le cose sotto quella luce, riconosciamo quanto uno spirito insoddisfatto sia contro Dio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tenete a mente questi due principi e riuscirete facilmente a fuggire da questo vortice di insoddisfazione. Tornate nella scuola in cui farete progressi nel vostro essere cristiani. Studiate le vostre lezioni, ponetevi delle ambizioni, rendete Cristo la vostra preoccupazione, e imparerete a godere dei privilegi dell’essere veramente soddisfatti.&amp;lt;br&amp;gt;&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 17 Aug 2009 16:47:05 GMT</pubDate>			<dc:creator>PagePush</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Cinque_Semplici_Passi</comments>		</item>
		<item>
			<title>DOVERE E ONORE</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/DOVERE_E_ONORE</link>
			<description>&lt;p&gt;PagePush: Automated: copied from main site&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{ info | Duty and Honor}}''''''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alcuni anni fa ho preso parte a una discussione con alcuni uomini d’affari a Jackson, Mississippi. Durante la conversazione, uno dei presenti ha fatto riferimento ad una persona non presente. In particolare disse, “É un uomo d’onore”. Nel sentire questo commento, le mie orecchie si sono raddrizzate come se per un momento avessi udito una lingua straniera. Mi resi conto che mi trovavo nel Sud Profondo, dove alcune vecchie tradizioni non erano ancora del tutto scomparse, nonostante ciò mi suonava strano che qualcuno usasse il termine onore come descrittivo di una persona. Il termine onore appare piuttosto arcaico. Viene in mente il famoso discorso tenuto dal Generale Douglas MacArthur a West Point, dal titolo, “Dovere, Onore, Paese”, ma questo risale a più di mezzo secolo fa. Oggi, la parola onore è quasi scomparsa dalla lingua inglese. Virtualmente, l’unica volta che mi capita di incontrare il termine scritto è su quegli adesivi attaccati sui paraurti, che indicano che il proprietario ha un figlio nella “Honor Roll” (“Lista d’onore”), dove appunto il termine “Honor Roll” rappresenta l’ultima testimonianza di un concetto ormai dimenticato. &lt;br /&gt;
Parlo di onore perché il dizionario riporta il termine onore come primo sinonimo della parola integrità. La domanda che voglio porre in questo articolo è: “Qual è il significato di integrità?” Se ci rifacciamo alle definizioni più comuni fornite dai vocabolari, come ad esempio nel dizionario Webster, troviamo varie voci. Nella prima, ad esempio, l’integrità viene definita come “adesione totale a principi morali ed etici”. Nella seconda l’integrità viene definita come “solidità di carattere”. Nella terza, l’integrità viene definita come “onestà.” Nella quarta, l’integrità fa riferimento all’essere “completo o intero”. Nella quinta ed ultima, l’integrità viene definita come “di carattere irreprensibile”. &lt;br /&gt;
Queste definizioni descrivono persone talmente rare quanto lo è l’uso del termine onore. Nel primo caso, l’integrità descrive qualcuno che potremmo definire “una persona di sani principi”. Una persona di sani principi, secondo il dizionario, è una persona irreprensibile. La persona non è irreprensibile nel contesto di trattative o discussioni relative a questioni importanti, ma con riferimento a principi etici. Una persona quindi che antepone i principi all’interesse personale. L’arte del compromesso rappresenta una virtù in una società politicamente corretta, dove il termine stesso di correttezza politica risente dell’aggettivo qualificante politico. Essere politico significa spesso essere una persona che mette in discussione tutto, anche i principi. &lt;br /&gt;
Vediamo anche come integrità si riferisca a irreprensibilità di carattere e onestà. Nel Nuovo Testamento, per esempio, nella lettera di Giovanni, Giovanni elenca le virtù che caratterizzano la vita Cristiana. Nel quinto capitolo della lettera, al verso 12, scrive, “Ma soprattutto, miei fratelli, non prestate giuramento, né per il cielo né per la terra o con nessun altro tipo di giuramento, ma lasciate che il vostro ‘sì’ sia un sì, e il vostro ‘no’ sia un no, così che non cadiate in condanna alcuna”. Qui Giovanni eleva l’affidabilità della parola di una persona, la semplice affermazione di un sì o un no, come virtù “al di sopra di tutto”. Giovanni intende affermare che l’integrità richiede un genere di onestà che indica come nell’intenzione espressa di voler fare qualcosa, la nostra parola rappresenti il nostro impegno. Non sono necessari giuramenti sacri o voti per essere creduti. Le persone di elevata integrità possono essere credute sulla base della loro parola. &lt;br /&gt;
Nella nostra cultura, assistiamo spesso alla distinzione tra politico e uomo di stato. Un mio conoscente ha posto la questione in questi termini: Un politico è una persona che guarda alle elezioni successive, mentre un uomo di stato è una persona che guarda alla nuova generazione. &lt;br /&gt;
C’è del cinismo, ovviamente, in una tale distinzione, per cui l’idea che essere un politico significa essere persone disposte a compromettere virtù o principi per vincere le elezioni o restare in carica. Una tale carenza di virtù caratterizza non solo i politici, ma è presente quotidianamente nelle chiese, e spesso si manifesta con sacerdoti preparati e pronti a compromettere la verità del Vangelo in cambio di popolarità. Questa è la stessa carenza di integrità che portò alla rovina dello stato di Israele nel Vecchio Testamento, dove i falsi profeti proclamavano ciò che la gente voleva sentire, invece di ciò che Dio aveva loro comandato di proclamare. Questa rappresenta la quintessenza della mancanza di integrità. &lt;br /&gt;
Nel Nuovo Testamento ci viene presentato un esempio supremo di mancanza di integrità nel giudizio inflitto a Gesù dal procuratore romano Ponzio Pilato. Dopo aver esaminato e interrogato Gesù, Pilato annunciò alla folla urlante: “Non trovo in Lui alcuna colpa”. Ciononostante, dopo questa dichiarazione, Pilato acconsente a consegnare l’Innocente alla folla arrabbiata. Questo rappresenta un chiaro compromesso politico, in cui principio ed etica vengono penalizzati per accontentare la folla inferocita. &lt;br /&gt;
Tornando al Vecchio Testamento, si veda in particolare l’esperienza del profeta Isaia nella visione narrata nel capitolo 6 del libro. Ricordiamo come Isaia vide il Signore Dio in alto e sollevato insieme al serafino che cantava il Trisagion: “Santo, Santo, Santo”. In risposta a questo canto, Isaia disse, “Che io sia maledetto”, annunciando una maledizione su sé stesso. Disse che la maledizione era perché “Sono distrutto” o “rovinato”. Ciò che Isaia stava provando in quel momento era la disintegrazione umana. Prima di quella visione, Isaia era visto come il più giusto uomo della nazione. Era forte e sicuro della sua integrità. La sua virtù sosteneva tutto. Si riteneva una persona integra e coerente, ma alla vista di un modello ed esempio di virtù supremo come Dio, fu vittima di disintegrazione. Si sgretolò fino alle radici, realizzando che il suo senso di integrità era solo una pretesa. &lt;br /&gt;
Calvino indica come questo rappresenti gli esseri umani, che riescono a congratularsi con sé stessi e a considerarsi solo leggermente inferiori a degli semidei, finché il loro sguardo è fisso all’orizzonte o sulla terra. Ma quando sollevano lo sguardo al cielo e considerano anche solo per un momento che essere sia Dio, iniziano a tremare e a cadere, completamente privi di qualsiasi illusione sulla propria integrità. &lt;br /&gt;
Il Cristiano deve rappresentare il carattere di Dio. Il Cristiano non deve piegarsi a compromessi quando si tratta di principi etici. Il Cristiano è chiamato ad essere una persona d’onore, sulla cui parole si può fare affidamento.&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 17 Aug 2009 16:46:58 GMT</pubDate>			<dc:creator>PagePush</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:DOVERE_E_ONORE</comments>		</item>
		<item>
			<title>Non sprecate il vostro cancro</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Non_sprecate_il_vostro_cancro</link>
			<description>&lt;p&gt;PagePush: Automated: copied from main site&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{ info | Don't Waste Your Cancer}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[Nota dell’editore: Il nostro amico David Powlison, di « Christian Counseling and Education Foundation », al quale hanno recentemente diagnosticato un cancro alla prostata, ha aggiunto un’estensione ai dieci punti di John Piper. Il paragrafo è stato identificato con DP è scritto da David Powlison.] &amp;lt;br&amp;gt;Scrivo questo alla vigilia di un’operazione alla prostata. Credo nella potenza di Dio per la guarigione – attraverso il miracolo e la medicina. Credo che sia giusto e corretto pregare per questi due tipi di guarigioni. Il cancro non è sprecato se è guarito da Dio. Egli riceve la gloria ed è per questo che esiste il cancro esiste. Non pregare per una guarigione può sprecare il vostro cancro. Ma la guarigione non è il piano che Dio ha previsto per tutti. Ed esistono molti altri modi di sprecare il vostro cancro. Io prego per me stesso e per voi affinché non sprechiamo questo dolore. &amp;lt;br&amp;gt;DP: Aggiungo (David Powlison) queste note alla parola di John Piper il mattino dopo aver appreso la notizia con cui mi diagnosticavano un cancro della prostata (il 3 marzo 2006). I dieci punti principali e il primo paragrafo è stato scritto da lui mentre il secondo da me. &amp;lt;br&amp;gt;1. Sprecherete il vostro cancro se non credete che Dio l’abbia creato per voi. &amp;lt;br&amp;gt;Non sarà giusto dire che Dio utilizza il nostro cancro ma che non l’ha creato. Ciò che Dio permette, lo permette per un determinato motivo. E questo motivo è il progetto. Se Dio prevede lo sviluppo molecolare che si trasforma poi in un cancro, può anche decidere se interromperlo o meno. Se non lo fa è perché c’è un motivo. Dato che è infinitamente saggio, è giusto definire questo motivo come il suo progetto. Satana è reale e distribuisce tanti piaceri e tanti dolori. Ma non è ultimo. Ecco perchè, quando colpisce Giobbe con i foruncoli (Job 2:7), Giobbe l’attribuisce totalmente a Dio (2:10) e lo scrittore ispirato è d’accordo: “ Essi… lo riconfortarono di tutte le disgrazie che il Signore aveva inviato lui” (Giobbe 42:11) 11). Se non credete che il vostro cancro sia ideato da Dio per voi, lo sprecherete. &amp;lt;br&amp;gt;DP: Il fatto di riconoscere la mano che concepisce tutto non vi rende stoico o disonesto o superficialmente ottimista. Otre a ciò, la realtà della concezione di Dio provoca e indirizza il vostro sincero clamore al vostro unico e vero Signore. La concezione di Dio ci invita a parlare sinceramente, invece di chiuderci nella rassegnazione. Pensate alla sincerità dei Salmi del re Ezechia (Isaia 38), di Abacuc 3. Queste persone sono realmente sincere perché sanno che Dio è Dio e rimettono le proprie speranze a Lui. Il Salmo 28 vi insegna una preghiera di passione diretta a Dio. Egli deve sentirvi. Egli vi ascolterà. Egli continuerà a lavorare nella vostra vita e nella vostra situazione. Questi clamori provengono dalla vostra emozione che reclama dell’aiuto (28:1-2). Quindi citate i vostri problemi particolari nei confronti di Dio (28:3-5). Siete liberi di personalizzarlo con i vostri propri dettagli. La maggior parte delle volte, con ‘le diverse prove’ della vita (Giacomo 1:2), la nostra situazione non corrisponde con quella di Davide o di Gesù – ma la forza della fede è la stessa. Dopo essersi scaricati su colui che si prende cura di voi e di tutte le vostre preoccupazioni, esprimete la vostra gioia (28:6-7). La pace di Dio che va oltre tutto ciò che l’uomo può comprendere. Infine, poiché la fede si sviluppa sempre nell’amore, la vostra necessità e la gioia personali si propagheranno verso sinceri interessi nei confronti degli altri (28:8-9). La malattia può accentuare la vostra coscienza del fatto che Dio ha già e sempre lavorato su ogni singolo dettaglio della vostra vita. &amp;lt;br&amp;gt;2. Sprecherete il vostro cancro se vedete la vostra malattia come una maledizione e non come un dono. &amp;lt;br&amp;gt;« Ora dunque, non vi è più con dannazione per quelli che sono in Gesù Cristo » (Romani 8:1). « Il Cristo diventando oggetto di maledizione al posto nostro, ci ha riscattati dalla maledizione della legge » (Galati 3:13). « Non vi è sortilegio contro Giacobbe e non vi è magia contro Israele » (Numeri 23:23). « Poiché sole e scudo è il Signore Dio; il Signore concede grazia e gloria, non rifiuta il bene a chi cammina con rettitudine » (Salmi 84:12). &amp;lt;br&amp;gt;DP: La benedizione viene da ciò che Dio fa per noi, con noi e attraverso di noi. Egli porta la sua maestosa e misericordiosa redenzione sulla maledizione. Il vostro cancro, in se stesso, è una delle 10.000 “ombre della morte” (Salmo 23:4) che arriva su ognuno di noi: tutte le minacce, le perdite, i dolori, le imperfezioni, le delusioni e le maledizioni. Ma al suo beneamato figlio, il Padre nostro prepara una cosa buona attraverso le perdite le più dolorose: talvolta la guarigione e il ristoro del corpo (temporaneamente, fino alla resurrezione della morte alla vita eterna), ci mantengono e ci insegnano sempre che dovremmo semplicemente conoscerlo e amarlo di più. Attraverso la prova, la vostra fede diventa profonda e reale e il vostro amore diventa intenzionale e saggio: Giacomo 1:2-5, 1 Pietro 1:3-9, Romani 5:1-5, Romani 8:18-39. &amp;lt;br&amp;gt;3. Sprecherete il vostro cancro se cercate la consolazione nelle possibilità invece che in Dio. &amp;lt;br&amp;gt;Il progetto di Dio per il vostro cancro non è di formarvi per calcolare razionalmente le possibilità. Il mondo si consola con le possibilità. Ma non i Cristiani. Alcuni contano sui loro carri da guerra (percentuale di sopravvivenza) altri sui cavalli (gli effetti secondari del trattamento), ma noi facciamo appello al Signore nostro Dio (Salmi 20:7). Il progetto di Dio è chiaro in 2 Corinzi 1:9 « Avevamo già noi stessi pronunciata la nostra sentenza di morte, affinché non ci confidassimo in noi medesimi, ma in Dio che risuscita i morti. » Lo scopo di Dio con il vostro cancro (tra le migliaia di cose buone) è di interrare dei semi nei nostri cuori affinché contiamo completamente su di Lui. &amp;lt;br&amp;gt;DP: Dio stesso è la vostra consolazione. Egli si è dato a voi. Il cantico « Siate la mia anima senza paura » (di Katerina von Schlegel) riconosce in modo corretto le possibilità: Siamo certi al 100% che soffriremo ed è sicuro al 100% che Cristo ci incontrerà, e che verrà per noi, per consolarci, e che restaurerà la gioia più pura dell’amore. Il cantico « Una fondazione così ferma » riconosce la possibilità nello stesso modo: è certo al 100% che attraverserete dei pericoli ed è certo al 100% che il Salvatore sarà con voi, che vi benedirà per i vostri problemi e santificherà per voi i rischi più profondi. Con Dio non giocate con le percentuali ma con la certezza. &amp;lt;br&amp;gt;4. Sprecherete il vostro cancro se rifiutate di pensare alla morte. &amp;lt;br&amp;gt;Tutti noi moriremo, se Gesù riporta il suo ritorno. Non voler pensare al modo con cui lasceremo questa vita ed incontreremo Dio sarebbe una follia. Ecclesiaste 7:2 dice, « E' meglio andare in una casa in pianto che andare in una casa in festa; perché quella è la fine d'ogni uomo e chi vive ci rifletterà. » Come potete prendere a cuore la cosa se neanche ci pensate? Salmi 90:12 dice, « Insegnaci a contare i nostri giorni e giungeremo alla sapienza del cuore. » Contare il tempo significa pensare al poco tempo che ci resta e pensare che finirà. Come potete raggiungere la sapienza del cuore se rifiutate di pensarci? Che spreco se non pensiamo alla morte. &amp;lt;br&amp;gt;DP: Paolo descrive lo Spirito Santo come « un appoggio » interno, invisibile sulla certezza della vita. Attraverso la fede, il Signore ci da un dolce assaggio della realtà della vita eterna nella presenza di Dio e del Cristo. Noi possiamo inoltre dire che il cancro è uno degli « appoggi » di una morte inevitabile che offre un gusto amaro della realtà sulla nostra mortalità. Il cancro è un cartello direzionato verso qualcosa di molto più grande: l’ultimo nemico che dovete sconfiggere. Ma il Cristo ha sconfitto quest’ultimo nemico: 1 Corinzi 15. La morte è inghiottita vittoriosamente. Il cancro è semplicemente una sentinella del nemico in pattuglia. Non esiste potenza finale, se siete un figlio della resurrezione, potete così guardarlo direttamente negli occhi. &amp;lt;br&amp;gt;5. Sprecherete il vostro cancro se pensate che « sconfiggere » il cancro significhi restare vivi piuttosto che venerare Cristo. &amp;lt;br&amp;gt;I progetti di Satana e di Dio sul vostro cancro non sono uguali. Il progetto di Satana è quello di distruggere il vostro amore per Cristo. Il progetto di Dio è di approfondire invece il vostro amore per Cristo. Il cancro non è il vincitore se morite. Vince se non venerate Cristo. Il progetto di Dio è quello di separarvi dal mondo affinché possiate banchettare alla pienezza del Cristo. E’ per aiutarvi a dire e ascoltare, « …solo un vantaggio quello che io considero come una perdita a causa di questo bene talmente superiore: la conoscenza di Gesù Cristo mio Signore. » E per venire a sapere che, « La vita è il Cristo e la morte è una vittoria » (Filippesi 3:8 1:21). &amp;lt;br&amp;gt;DP: Venerare Cristo esprime le due attività che stanno alla base della fede: un bisogno crudele e una gioia assoluta. Molti Salmi declamano su “chiave minore”: veneriamo il nostro Salvatore reclamandolo per salvarci dai nostri problemi, peccati, dolori e angosce reali. Molti salmi cantano su “chiave maggiore”: veneriamo il nostro Salvatore trovando in lui il nostro piacere più grande, amandolo, essendo riconoscenti per tutti i riguardi che ha nei nostri confronti, rallegrandoci del suo saluto che è la cosa più importante nel mondo e che ha lui l’ultima parola. E molti salmi iniziano con una chiave e si concludono con un’altra. Venerare Cristo non è monocromatico; vivete l’intero spettro della vita umana con lui. “Sconfiggere” il cancro significa vivere riconoscendo che vostro Padre a compassione per il suo bene amato figlio perché conosce la vostra struttura, sa che siete polvere. Gesù Cristo è Il cammino, la verità e la vita. Vivere significa conoscerlo e conoscerlo significa amarlo. &amp;lt;br&amp;gt;6. Sprecherete il vostro cancro se passerete troppo tempo a leggere sul cancro piuttosto che su Dio. &amp;lt;br&amp;gt;Non c’è niente di male nel conoscere il cancro. L’ignoranza non è una virtù. Ma l’attrazione di conoscere sempre di più la mancanza di zelo nel conoscere sempre più Dio sono sintomo di incredulità. Il cancro è creato per farci riscoprire la realtà di Dio. E’ creato per mettere emozione e forza dietro l’ordine, « pertanto riconosciamolo come Dio, sì cerchiamo veramente di riconoscere il Signore » (Oseo 6:3). E’ creato per risvegliarci nella verità di Daniele 11:32, « mais tutti coloro che riconoscono il proprio Dio si fortificheranno e agiranno. » E’ creato per renderci interiormente come una quercia, incrollabili e indistruttibili: « Ciò che egli ama, al contrario, è l’insegnamento del Signore; lo medita giorno e notte. Sembrerebbe un albero piantato vicino ad acqua corrente: produce i suoi frutti quando arriva la stagione e le sue foglie non perdono mai la loro freschezza. Tutto quello che fa quest’uomo ha successo. » (Salmi 1:2). Che cancro sprecato se leggiamo giorno e notte sul cancro e non su Dio. &amp;lt;br&amp;gt;DP: Quello che voi leggete è abbastanza utile per le vostre conversazioni con gli altri. Altre persone manifesteranno spesso la loro attenzione e la loro preoccupazione informandosi sul vostro stato di salute. Va bene, ma la conversazione si interrompe facilmente su questo argomento. Quindi, parlate loro apertamente della vostra malattia, chiedendo loro preghiere e consigli, ma modificate la direzione della conversazione dicendo loro ciò che il vostro Dio fa per mantenervi con migliaia di grazie. Robert Murray McCheyne diceva con saggezza che, « ad ogni sguardo sui vostri peccati, corrispondono dieci sguardi su Cristo. » Egli si è opposto alla nostra tendenza ad invertire questo rapporto 10:1 attraverso la retroazione dei nostri fallimenti e la dimenticanza della grazia di Dio. Ciò che McCheyene ha detto sui nostri peccati è anche applicabile alle nostre sofferenze. Per ogni frase sul vostro cancro, dite dieci frasi sul vostro Dio, la vostra speranza e ciò che egli vi insegna, e le piccole benedizioni di ogni giorno. Per ogni ora che trascorrete effettuando ricerche o discutendo sul cancro, passate 10 ore facendo ricerche e discutendo servendo così il vostro Signore. Unite tutto quello che avete imparato del cancro su di lui e le sue intenzioni e non sarete più ossessionati. &amp;lt;br&amp;gt;7. Sprecherete il vostro cancro se lascerete che esso vi conduca verso la solitudine invece di approfondire la vostra relazione con la prova d’affetto. &amp;lt;br&amp;gt;Quando Epafrodito portò i doni ricevuti dalle chiese Filippesi a Paolo, si ammalò ed era in punto di morte. Paolo disse ai Filippesi che « desiderava molto vedervi tutti ed è molto preoccupato perché avete saputo della sua malattia » (Filippesi 2 :26-27). Che risposta incredibile! Questo non dice che sono preoccupati che sia malato, ma che sono preoccupati perché sono venuti a conoscenza della sua malattia. E’ il tipo di cuore che Dio ha in mente di creare con il cancro: un cuore profondamente affettuoso che compatisce le persone. Non sprecate il vostro cancro chiudendovi in voi stessi. &amp;lt;br&amp;gt;DP: La nostra cultura ha paura di affrontare la morte. L’altro è ossessionato dalla medicina. Ama la salute e l’energia della gioventù. Cerca di nascondere qualsiasi segno di debolezza e di imperfezione. Offrirete un’enorme benedizione agli altri aprendolo agli altri con la vostra debolezza, con fede e amore. Paradossalmente, entrare in relazione quando si soffre e si è deboli incoraggerà gli altri. « Sostenersi » è un cammino a doppio senso di generosità e di un dare reciproco con riconoscenza. Le vostre necessità danno agli altri l’opportunità di amare. E poiché l'amore è sempre l’obiettivo principale di Dio nei vostri confronti, imparerete anche le lezioni più delicate e gioiose trovando dei modi umili di esprimere la vostra considerazione agli altri nel momento in cui siete più deboli. Una grande debolezza potenzialmente mortale può mostrarsi fonte di incredibile liberazione. Non vi resta altro da fare che essere amati da Dio e dagli altri, e di amare Dio e gli altri. &amp;lt;br&amp;gt;8. Sprecherete il vostro cancro se vi lamentate come coloro che non hanno speranza. &amp;lt;br&amp;gt;Paul utilizzava questa frase nei confronti di coloro a cui moriva una persona cara: « Fratelli, desideriamo che conosciate la verità agli occhi di coloro che sono morti affinché non siate tristi come quegli uomini che non hanno speranza » (1Tessalonicesi 4:13). Si prova dispiacere nei confronti della morte. Anche per i credenti che muoiono, esiste una perdita temporanea – perdita del corpo, perdita di una persona cara oltre che a perdita di un ministro terrestre. Ma il dispiacere è diverso – è filtrato dalla speranza. « Preferiremmo abbandonare questo corpo per andare a vivere vicino al Signore » (2 Corinzi 5:8). Non sprecate il vostro cancro nel piangere coloro che non hanno questa speranza. &amp;lt;br&amp;gt;DP: Dimostrate al mondo questo modo diverso di dispiacersi. Paul diceva che provava « dispiacere dopo dispiacere » all’idea della morte del suo amico Epafrodito. Provava dispiacere, un dolore terribile per la malattia del suo amico. Il suo dispiacere sarebbe stato doppiamente più grande se il suo amico fosse morto. Ma questo dispiacere affettuoso, sincero e focalizzato verso Dio coesisteva con l’essere « sempre gioioso » e con « la pace di Dio che va oltre tutto ciò che l’uomo può capire » e con « un’espressione di sincera considerazione per il vostro benessere. » Come è possibile che sulla terra il dispiacere conviva con l'amore, la gioia, la pace e un indistruttibile senso della vita? Nella logica interna della fede, questo ha un senso perfettamente chiaro. Infatti, poiché sperate, potete sentire le sofferenze della vita in modo più accentuato; dispiacere dopo dispiacere. Contrariamente, coloro che provano dispiacere e non hanno speranza spesso scelgono il rifiuto, la fuga o la preoccupazione perché non possono affrontare la realtà senza essere angosciati. In Cristo, sapete cosa c’è in gioco e quindi provate realmente gli errori di questo mondo perso. Non prendete alla leggera il dolore e la morte. Amate ciò che è bene e odiate ciò che è male. Dopo tutto, seguite l’immagine di un « uomo di sofferenza, abituato al dispiacere. » Ma Gesù ha scelto volontariamente la propria croce « per la gioia stabilita davanti a lui. » Viveva e moriva nella speranza che tutto sarebbe diventato reale. Il suo dolore non è stato represso dalla medicina o dal rifiuto, né infettato dalla disperazione, la paura o sperando che un filo di speranza potesse cambiare le circostanze. La promessa finale di Gesù è piena di gioia di una ferma speranza tra i vari dispiaceri: « La mia gioia sarà in voi, e la vostra gioia sarà completa. Il vostro odio si trasformerà in gioia. Nessuno vi toglierà la vostra gioia. Chiedete e vi sarà dato, così che la vostra gioia sarà completa. Queste cose che proclamano al mondo, così che anch’essi potranno ottenere la gioia completa » (tratto da Giovanni 15-17). &amp;lt;br&amp;gt;9. Sprecherete il vostro cancro se trattate il peccato con la stessa negligenza di prima. &amp;lt;br&amp;gt;Considerate sempre il peccato così attraente come prima di avere il cancro? Se è così, sprecate il vostro cancro. Il cancro è destinato a distruggere l’appetito per il peccato. L’orgoglio, la cupidigia, la bramosia, la mancanza del perdono, l’impazienza, la pigrizia, il procrastinare – sono tutti avversari che il cancro è destinato a combattere. Non limitatevi al pensiero di combattere il cancro. Pensate anche a combattere insieme al cancro. Tutte queste cose sono nemici peggiori del cancro. Non sprecate la potenza del cancro nello sconfiggere questi avversari. Lasciate che la presenza dell’eternità faccia apparire il peccato del presente più futile di quanto lo sia in realtà. « A cosa serve a un uomo di battere il mondo intero, se egli stesso va in rovina? » (Luca 9:25). &amp;lt;br&amp;gt;DP: La sofferenza è veramente creata per servirvi del peccato e per rinforzare la vostra fede. Se siete senza Dio, la sofferenza glorifica il peccato. Proverete più amarezza, sarete più disperati, più dipendenti, vivrete maggiormente nella paura, nell’ansia, lo schivare, l’essere più sentimentale e il vivere la vostra vita senza Dio? Continuerete a pretendere le sue cose come al solito? Sottometterete le vostre condizioni alla morte? Ma se appartenete a Dio, la sofferenza nelle mani di Cristi vi cambierà, spesso lentamente, talvolta rapidamente. Arrivate a contrattare con la via e la morte secondo le sue condizioni. Vi addolcirà, vi purificherà, vi pulirà da tutte le vanità. Vi renderà innamorati e desiderosi di Lui. Riorganizzerà le vostre priorità, e la prima cosa arriverà spesso per prima. Camminerà con voi. Certo, ci saranno dei momenti in cui cadrete, forse a causa dell’irritabilità o della preoccupazione, l’evasione o la paura. Ma egli vi aiuterà sempre a rialzarvi se cadrete. Il vostro nemico interno – il cancro morale, 10.000 volte più mortale del cancro fisico – morirà mentre voi continuate e cercare e a trovare il vostro Signore: « Perdona le mie colpe che sono numerose. Quando un uomo è fedele al Signore, costui gli mostra la strada che deve percorrere. » (Salmo25). &amp;lt;br&amp;gt;10. Sprecherete il vostro cancro se non l’utilizzate per testimoniare la verità e la gloria del Cristo. &amp;lt;br&amp;gt;I Cristiani non arrivano da nessuna parte per mezzo di incidente divino. Esiste un motivo per il quale si è o non si è. Pensate a ciò che Gesù ha detto sulle circostanze dolorose e non pianificate: « Vi perseguiranno, vi denunceranno per essere giudicati nelle sinagoghe e vi metteranno in prigione; vi faranno comparire davanti ai re, e dei dirigenti a causa mia. Sarà per voi l’occasione di portare la vostra testimonianza su di me. » (Luca 21:12-13). E’ uguale con il cancro. Si tratta di un’opportunità di testimoniare. Cristo è indefinitamente degno. Si tratta di un’opportunità d’oro di mostrare che esso è più degno della vita. Non la sprecate. &amp;lt;br&amp;gt;DP: Gesù è la nostra vita. E’ l’uomo per il quale tutti si inginocchieranno. Egli ha sconfitto la morte una volta per tutte. Porterà a termine ciò che ha cominciato. Lasciate brillare la vostra luce vivendo il lui, per lui, attraverso di lui e per lui. Uno dei cantici dell’antica chiesa lo esprime in questo modo: Cristo sarà con me, Cristo in me, Cristo dietro di me, Cristo davanti a me, Cristo al mio fianco, Cristo mi ha portato, Cristo mi consola e mi ristora, Cristo sotto di me, Cristo sopra di me, Cristo nella calma, Cristo nel pericolo, Cristo nel cuore di tutti coloro che mi amano, Cristo nella bocca dei miei amici e degli sconosciuti (Tratto da « Mi attacco al nome »). &amp;lt;br&amp;gt;Con il vostro cancro, avrete bisogno dei vostri fratelli e delle vostre sorelle per testimoniare la verità e la gloria del Cristo, per camminare con voi, per vivere a loro volta al vostro fianco, e per amarvi. E potete fare lo stesso per loro e per molti altri, diventate il cuore che ama con l’amore del Cristo, la bocca piena di speranza per i vostri amici e gli sconosciuti. &amp;lt;br&amp;gt;Ricordatevi, non siete soli. Riceverete gli aiuti di cui avete bisogno. « Il mio Dio si occuperà di tutte le vostre esigenze, grazie alla sua magnifica ricchezza, in Gesù Cristo » (Filippesi 4.19). &amp;lt;br&amp;gt;Pastore John&amp;amp;nbsp;&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 17 Aug 2009 16:46:50 GMT</pubDate>			<dc:creator>PagePush</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Non_sprecate_il_vostro_cancro</comments>		</item>
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			<title>Cristo è Morto per Noi o per Dio?</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Cristo_%C3%A8_Morto_per_Noi_o_per_Dio%3F</link>
			<description>&lt;p&gt;PagePush: Automated: copied from main site&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{ info | Did Christ Die for Us or for God?}}__NOTOC__&lt;br /&gt;
:'''Romani 3:25-26''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
:Dio lo ha prestabilito (Cristo) come sacrificio propiziatorio mediante la fede nel suo sangue. Per dimostrare la sua giustizia, avendo usato divina tolleranza verso i peccati commessi in passato; e per dimostrare la sua giustizia nel tempo presente affinché egli sia giusto e giustifichi colui che ha fede in Gesù.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Introduzione  ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una delle ragioni per cui risulta difficile trasmettere la realtà della Bibbia ai laici d’oggi è data dal fatto che il punto di vista della Bibbia e il punto di vista dei laici, partono da concezioni del tutto distinte tra loro. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando mi riferisco ad una mentalità laica non mi riferisco necessariamente a una mentalità che escluda a priori Dio o che si rifiuti sostanzialmente di credere nella Bibbia. E’ una mentalità che nasce nel porre l'uomo come verità assoluta nell’universo. Questo modo di pensare nasce dal presupposto che l’uomo abbia di base diritti, bisogni e aspettative. Dunque la mente laica parte da questo punto centrale e interpreta il mondo, con l'uomo e i suoi diritti e bisogni, al centro della sua scala di valori. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quelli che la mentalità laica vede come problemi sono visti come tali a causa del modo con cui le cose si adattano o meno al centro ovvero se si adattano all’uomo e ai suoi diritti, ai suoi bisogni e alle sue aspettative. E quelli che la mentalità laica vede come successi sono visti come tali perchè si adattano all’uomo e ai suoi diritti, bisogni e aspettative. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa è la mentalità con cui tutti noi siamo cresciuti e che la nostra società laica, rafforza nelle nostre vite, quasi ogni ora del giorno. L’apostolo Paolo chiama questa mentalità &amp;quot;La mente della carne&amp;quot; (Romani 8:6-7), e afferma che è questo il modo con cui “ l’uomo naturale” pensa (1 Corinzi 2:14, traduzione letterale). E' talmente parte integrante di noi che a malapena sappiamo persino che ci sia. Lo diamo per scontato, fino a quando il nostro modo di vedere le cose non si scontra con quello nominato nella Bibbia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il punto di vista della Bibbia non è semplicemente quello che colloca Dio da qualche parte nell'universo e afferma che la Bibbia dica il vero. Il punto di vista della Bibbia parte da un punto d’inizio del tutto differente, ovvero, Dio. Dio rappresenta la verità assoluta dell’universo. Egli esisteva già prima che noi esistessimo ed esisteva anche prima dell’esistenza di qualsiasi altra cosa. Egli rappresenta semplicemente la verità più assoluta. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ed è per questo che il punto di vista della Bibbia nasce dal presupposto che Dio sia al centro della verità. Questo modo di pensare nasce dal presupposto che Dio abbia dei diritti fondamentali essendo il Creatore di tutto. Dio ha degli obiettivi che si adattano perfettamente alla sua natura e al suo carattere, dunque il punto di vista della Bibbia parte da questo punto centrale e interpreta il mondo, con Dio e i suoi diritti e obiettivi come sua scala di valori. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quelli che il punto di vista della Bibbia vede come problemi fondamentali dell’ intera umanità non sono di solito gli stessi problemi che vede la mentalità laica. La motivazione di questo è da ricercarci nel fatto che ciò che crea un problema non è, prima di tutto, dato dal fatto che qualcosa non si adatti ai diritti e ai bisogni dell'uomo, ma è dato dal fatto che qualcosa non si adatta ai diritti e obiettivi di Dio. Se si comincia a pensare all’uomo ai suoi diritti e alle sue richieste, piuttosto che iniziare a pensare al Creatore e ai suoi diritti e obiettivi, allora i problemi che si vedranno saranno del tutto differenti. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E’ da sempre il più grande problema dell’intera umanità, in che modo è possibile salvaguardare i diritti dell’uomo e risolvere i suoi problemi (ad esempio il diritto al libero arbitrio e il problema della tolleranza)? O forse il più grande problema dell'umanità è dato dal sapere quanto un infinitamente pregevole Dio in totale libertà possa dare piena dimostrazione delle sue perfezioni (è ciò che Paolo chiama le &amp;quot;ricchezze della sua gloria&amp;quot; (Romani 9:23) e che vengono rappresentate dalla sua santità, potere, saggezza, giustizia, ira, bontà, verità e grazia? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A secondo del tipo di risposta che verrà data alla domanda essa inciderà profondamente sul modo di vedere e capire l'evento principale della storia umana: La morte di Gesù, Figlio di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Introduco il nostro testo (Romani 3:25-26) con questa lunga riflessione, sull’importanza dei nostri punti d'inizio, perchè il più grande problema che la morte di Gesù era designata a risolvere risulta quasi incomprensibile alla mentalità laica. E’ questo il motivo per cui la verità riguardante lo scopo della morte di Cristo è conosciuta a stento, tenuta gelosamente, come parte di ordinaria pietà evangelica. La nostra mentalità cristiana è così deviata dalla centralità laica e naturale dell’uomo che a malapena comprendiamo o amiamo la centralità di Dio rappresentata dalla croce di Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== “Il Significato Nascosto della Croce”  ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La nostra focalizzazione è molto limitata. Andremo al di sotto della questione riguardante la giustificazione, riconciliazione e perdono per andare dritti in fondo alla base di tutto ciò. E' quello che C.E.B. Cranfield chiama “Il significato nascosto della Croce” (The Epistole to the Romans, Vol. 1, I.C.C., Edinburgh: T.&amp;amp;amp;T. Clark, 1975, p. 213). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La cosa a cui si dovrebbe dare maggiore ascolto mentre leggiamo questo testo è il problema dell’intera umanità, che il punto di vista dalla Bibbia (ovvero il punto di vista di Dio) sta tentando di risolvere attraverso la morte di Cristo. In cosa è diverso questo problema rispetto ai problemi che, secondo la mentalità laica, Dio deve risolvere? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
:Dio lo ha prestabilito (Cristo) come sacrificio propiziatorio mediante la fede nel suo sangue. Per dimostrare la sua giustizia, avendo usato divina tolleranza verso i peccati commessi in passato; (Romani 3:25).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I versi sopraccitati riassumono il fondamentale problema che la morte di Cristo è chiamata a risolvere. Dio ha prestabilito Cristo (ha fatto si che morisse) per dimostrare la sua onestà (o giustizia). Il problema che , fu necessario risolvere, fu che Dio, per qualche motivo sembrò essere ingiusto, e volle rivendicarsi e pulire il suo nome. E’ questo il principale punto in questione: è in gioco l'onestà di Dio. Il suo nome la sua reputazione o il suo onore devono essere difesi. Prima che la croce possa esistere per il nostro amore, essa deve esistere in virtù dell’amore di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma cosa ha creato il problema? Perché Dio dovette affrontare il problema di fare una pubblica rivendicazione della sua onestà? La risposta giace nell’ultima frase del verso 25: “Avendo usato divina tolleranza verso i peccati commessi in passato”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora quel verso cosa sta a significare? Significa che per secoli e secoli Dio fece ciò che il salmo 103:10 dice, “Egli non ci tratta come meritano i nostri peccati, e non ci castiga in base alle nostre colpe.” Egli ha sorvolato su migliaia di peccati. Egli li ha perdonati e lasciati andare senza punirli. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Il Disprezzo di Davide per Dio  ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Re Davide è un buon esempio. In 2 Samuele 12, è affrontato dal profeta Natan per aver commesso adultero con Bathsheba e aver poi ucciso suo marito. Natan dice, “Perché hai dunque disprezzato la parola del Signore?” (2 Samuel 12:9). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Davide si dimostra sensibile al rimprovero di Natan e nel verso 13 dice, &amp;quot;Ho peccato contro il Signore.” A questo, Natan replica, “Il Signore ha perdonato il tuo peccato; tu non morirai.” Proprio così! L’omicidio e l’adulterio sono “perdonati.” Sembra incredibile. Il nostro senso di giustizia ci fa venire voglia di gridare, “No! Non può permettersi di cavarsela così. Lui merita di morire o essere imprigionato a vita!&amp;quot; ma Natan non lo dice, lui dice: “Il Signore ha perdonato il tuo peccato; tu non morirai.” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Perché il Perdono è Un Problema?  ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo è ciò che Paolo intende dire nei Romani 3:25 nel sorvolare suoi peccati commessi in passato, ma perché questo rappresenta un problema? Perchè è sentito come un problema dalla mentalità laica che Dio sia clemente con i peccatori? Quante persone, al di fuori della portata dell'influenza biblica, si trovano alle prese con il problema che un giusto e sacro Dio fa levare il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti (Matteo 5:45)?Quanti si trovano alle prese con l’apparente ingiustizia che Dio sia indulgente con i peccatori? Quanti cristiani si trovano alle prese col fatto che il perdono dei peccatori rappresenti una minaccia per l’onestà di Dio? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il punto di vista dei laici non valuta neanche la situazione nel modo in cui fa la Bibbia, perchè? Perché la mentalità laica pensa da un punto d’inizio del tutto differente. Non prende come punto di partenza i diritti di Dio in quanto Creatore, ovvero il diritto di mantenere e mostrare l'infinito valore della sua onestà e della sua gloria. Il punto d’inizio dell’uomo considera l'uomo come inizio e pretende che Dio si conformi ai nostri diritti e alle nostre richieste. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Peccare è Cosa di Poco Conto Rispetto alla Gloria di Dio.  ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Osserviamo il verso 23: “Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio.” Ciò che sta in gioco nel peccare è la gloria di Dio. Quando Natan affronta David, lui cita Dio quando dice, &amp;quot;Perchè hai disprezzato me?&amp;quot; Potremmo immaginarci Davide dire, &amp;quot;Cosa vuoi dire, ti ho disprezzato? Non ti ho disprezzato. Non ti stavo neanche pensando. Ero appassionato per questa donna e spaventato a morte che la gente l’avrebbe scoperto. Non eri nemmeno tra i miei pensieri.” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E Dio avrebbe potuto dire, “Il Creatore dell’universo, il designatore del matrimonio, la sorgente della vita, colui che ti pone in essere, colui che ti ha reso re, colui, Io il Signore, non ero nemmeno tra i suoi pensieri! Esatto Davide, è esattamente quello che intendo io. Mi hai disprezzato.” Peccare rappresenta disprezzo nei confronti di Dio, prima di rappresentare danno per l’uomo. Peccare significa avere predilezione per gli effimeri piaceri del mondo rispetto all’eterna gioia della fratellanza di Dio. Davide ha umiliato la gloria di Dio. Ha sminuito il valore di Dio. Ha disonorato il nome di Dio. Questo è il significato della parola peccato, non essere in grado di amare la gloria di Dio sopra qualsiasi altra cosa.”. “Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio.” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dunque il problema derivato dal fatto che Dio sorvola sui peccati commessi è che Dio sembra essere d’accordo con coloro i quali disprezzano il suo nome e sminuiscono la sua gloria. Sembra che Dio voglia dire a causa dell’indifferenza che la sua gloria venga rifiutata con disprezzo. Sembra che egli chiuda gli occhi sulla scarsa stima del suo valore. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== L’affronto Degli Anarchici Prosciolti  ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Immaginiamo che un gruppo di anarchici trami di assassinare il Presidente degli Stati Uniti e l'intero Governo, e riescano quasi nel loro intento. Le bombe distruggono buona parte della Casa Bianca e uccidono delle persone dello staff, ma il Presidente riesce a scamparla per un pelo. Gli anarchici vengono presi e la corte li giudica colpevoli. Ma in seguito gli anarchici dicono di essere dispiaciuti e quindi la corte sospende la sentenza e li rimette in libertà. Ora cosa messaggio trasmetterebbe al mondo sul valore della vita del Presidente e sull’importanza della sua autorità? Trasmetterebbe il messaggio che i valori del Presidente sono valori di poco conto. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo è ciò che comunica il sorvolare sui peccati. La gloria di Dio e il suo giusto governo rappresentano valori di minore importanza o non rappresentano dei valori. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tralasciando la divina rivelazione, la mentalità naturale (la mentalità laica) non vede o sente questo problema. Quale laico passerebbe notti insonni a causa dell'apparente ingiustizia per la bontà di Dio nei confronti dei suoi peccatori? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma, secondo i Romani, questo è il problema fondamentale che Dio ha risolto con la morte delFiglio. Leggiamo di nuovo: “Ha fatto ciò (prestabilito la morte di suo figlio) per dimostrare la sua giustizia, avendo usato divina tolleranza verso i peccati commessi in passato; e per dimostrare la sua giustizia nel tempo presente affinché egli sia giusto &amp;quot; (versi 25b-26°) Dio sarebbe ingiusto se sorvolasse sui peccati commessi, come se il valore della sua gloria fosse nulla. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dio ha visto la sua gloria essere disprezzata dai peccatori (come Davide), ha visto sminuito il suo valore e disprezzato il suo nome per colpa dei peccatori, e piuttosto che rivendicare il valore della sua gloria uccidendo la sua gente, ha rivendicato la sua gloria uccidendo suo Figlio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dio avrebbe potuto pareggiare i conti punendo tutti i peccatori con l’inferno, questo avrebbe dimostrato che egli non minimizza il nostro venir meno alla sua gloria (Il nostro sminuire la sua gloria). Ma Dio non era intenzionato a distruggere. “Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui” (Giovanni 3:17). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Conosciamo (e Condividiamo!) La Passione Più Profonda Di Dio?  ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa verità la conosciamo bene. Sappiano bene che Dio è lì per noi. Sappiamo che la nostra salvezza è rappresentata dal fine di mandare Gesù sulla Terra. Ma sappiamo cosa c’è alla base di tutto ciò? Siamo a conoscenza che c’è un fine più profondo nel mandare il Figlio sulla Terra? Siamo a conoscenza che l’amore che Dio ha nei nostri confronti dipende da un amor ancor più profondo, ovvero, l'amore di Dio per la sua gloria? Siamo a conoscenza che la Passione di Dio, per salvare i suoi peccatori, poggi le sue radici su una passione ben più profonda, ovvero, la Passione di Dio per rivendicare la sua onestà? Ci rendiamo conto che il compimento della nostra salvezza non pone il suo centro su di noi, ma lo pone sulla gloria di Dio? La rivendicazione della gloria di Dio rappresenta il terreno della nostra salvezza (Romani 3:25-6), e l’esaltazione della gloria di Dio rappresenta il fine della nostra salvezza. “Cristo è diventato servitore dei circoncisi. . . mentre gli stranieri onorano Dio per la sua misericordia” (Romani 15:8-9). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Può L'Esaltazione di Se Stessi Considerarsi un Atto D'Amore?  ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Qualcuno potrebbe chiedersi, “Come può essere così auto-esaltante l'amore di Dio per la croce?&amp;quot; Se egli sta davvero esaltando la propria gloria e rivendicando la propria bontà allora come potrebbe la croce, considerarsi sul serio, un atto di amore per noi? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Temo che la domanda nasconda una comune visione laica che pone l'uomo al centro, questo fa presumere, che per essere amati, Dio debba metterci al centro. Egli debba mettere in evidenza il nostro valore. Se il nostro valore non viene messo in rilievo, allora non siamo amati. Se il nostro valore non è sul terreno della croce, allora non siamo stimati. La presa di posizione in merito a tali domande è che l’esaltazione del valore e la gloria di Dio sopra l'uomo non è la vera essenza di ciò che l'amore di Dio per l'uomo rappresenta. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il punto di vista della Bibbia, tuttavia, afferma l’esatto contrario. La croce rappresenta l'apice dell’amore di Dio verso i peccatori, non perché essa dimostri il valore dei peccatori, ma poiché essa rivendica il valore di Dio per i peccatori, di cui essi possono godere. L’amore di Dio per l’uomo non consiste in rendere l’uomo centrale, ma consiste nel rendersi lui stesso centrale per l’uomo. La croce non rivolge l’attenzione dell’uomo al suo rivendicato valore, ma la rivolge alla rivendicata bontà di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo è amore, perché l'unica e possibile eterna felicità per l'uomo è rappresentata da quella felicità basata sulle ricchezze della gloria di Dio. “C'è abbondanza di gioia alla tua presenza; alla tua destra vi sono delizie in eterno” (Salmo 16:11). L’auto-esaltazione di Dio è amore, perché ci riserva e ci offre l’unico, infinitamente soddisfacente, oggetto del desiderio nell’universo, ossia l'infinitamente giusto e glorioso Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Perché la Croce è una Follia?  ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il motivo principale per cui la croce rappresenta una follia per il mondo è dato dal fatto che essa simboleggi la fine dell'auto-esaltazione umana e un radicale impegno verso l'esaltazione di Dio. No, “impegno” non è proprio la parola giusta, piuttosto la croce è un richiamo alla radicale “esultanza” nell’esaltazione di Dio. La croce rappresenta la morte della nostra richiesta di essere amati venendo messi al centro e rappresenta la nascita della gioia in Dio di essere messo al centro. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Perché la Croce è Gioia?  ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mettiti alla prova. Qual è il tuo punto di vista? Cominci con Dio i suoi diritti e i suoi fini? O Cominci con i tuoi diritti e le tue richieste? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E quando pensi alla morte di Cristo, a cosa pensi? La tua gioia deriva nel tradurre questo grandioso lavoro divino in un incremento d’auto-stima? O ti sei soffermato a pensare e saziato con stupore, riverenza e adorazione che qui, nella morte di Gesù, c’è la più profonda e chiara dichiarazione che infinita stima che Dio ha per la sua gloria e per suo Figlio? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Obiettivamente qui vi è una grande base per la completa certezza di speranza: Il perdono dei peccati è basato, non sul mio limitato valore o lavoro, ma si basa sull’infinito valore della bontà di Dio, la costante lealtà di Dio di mantenere e rivendicare la gloria del suo nome. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi rivolgo a te con tutto il mio cuore, prendi una posizione in merito. Basa la tua vita su questo. Fonda la tua speranza su questo. Sarai libero dal futile punto di vista del mondo e non cadrai mai. Quando l'esaltazione di Dio per Dio in Cristo rappresenterà la tua gioia, non potrà venir meno.&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 17 Aug 2009 16:46:44 GMT</pubDate>			<dc:creator>PagePush</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Cristo_%C3%A8_Morto_per_Noi_o_per_Dio%3F</comments>		</item>
		<item>
			<title>Confessione Di Fede</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Confessione_Di_Fede</link>
			<description>&lt;p&gt;PagePush: Automated: copied from main site&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{ info | Confessional Statement}}1. '''Il Dio uno e trino''' Crediamo in un solo Dio che esiste eternamente in tre Persone ugualmente divine: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo i quali si conoscono, si amano e si glorificano a vicenda. Questo Dio unico vero e vivente è infinitamente perfetto sia nel suo amore sia nella sua santità. Egli è il Creatore di tutte le cose, visibili e invisibili, ed è quindi degno di ricevere tutta la gloria e tutta l’adorazione. Essendo eterno e immortale, egli conosce perfettamente e completamente la fine sin dal principio, sostiene e governa in modo sovrano tutte le cose, portando provvidenzialmente a compimento i suoi buoni propositi eterni per redimere un popolo per se stesso e per restaurare la sua creazione decaduta, a lode della sua gloriosa grazia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2. '''La rivelazione''' Dio ha rivelato per grazia la sua esistenza e la sua potenza nell’ordine creato, e ha supremamente rivelato se stesso all’umanità decaduta nella persona del suo Figlio, la Parola incarnata. Inoltre, Dio è un Dio che parla e che per mezzo del suo Spirito ha rivelato se stesso per grazia con parole umane: crediamo che Dio ha ispirato le parole preservate nelle Scritture – i sessantasei libri che compongono l’Antico e il Nuovo Testamento – le quali sono sia testimonianza che strumento della sua opera salvifica nel mondo. Solo questi scritti costituiscono la Parola di Dio verbalmente ispirata, la quale è pienamente autorevole e senza errori negli scritti originali, completa nella rivelazione della volontà divina per la salvezza, sufficiente per tutto quello che Dio ci comanda di credere e di fare, e finale nella sua autorità in tutte le sfere del sapere a cui parla. Confessiamo che sia la nostra finitudine sia la nostra peccaminosità ci precludono la possibilità di conoscere in maniera esaustiva le verità di Dio, ma affermiamo che, illuminati dallo Spirito di Dio, possiamo conoscere in maniera vera la verità rivelata da Dio. Dobbiamo credere tutto quello che la Bibbia insegna, in quanto è l’insegnamento di Dio; dobbiamo obbedire a tutto quello che la Bibbia comanda, in quanto è il comandamento di Dio; e dobbiamo porre la nostra fiducia in tutto quello che la Bibbia promette, in quanto è la promessa di Dio. Nell’ascoltare, nel credere e nel praticare la Parola, il popolo di Dio viene equipaggiato per essere discepoli di Cristo e testimoni del vangelo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
3. '''La creazione dell’umanità''' Crediamo che Dio creò gli essere umani – maschio e femmina – a sua immagine. Adamo ed Eva appartenevano a quell’ordine creato che Dio stesso dichiarò essere molto buono, e servivono come i rappresentanti di Dio per custodire, amministrare e governare la creazione, vivendo in una santa e devota comunione con il loro Creatore. Gli uomini e le donne, ugualmente creati a immagine di Dio, godono dello stesso accesso a Dio mediante la fede in Gesù Cristo, e tutt’e due sono chiamati ad abbandonare l’egoismo passivo per impegnarsi in modo significativo, privatamente e pubblicamente, nella famiglia, nella chiesa e nella società. Adamo ed Eva furono creati per complementarsi a vicenda e la loro unione in una stessa carne stabilisce l’unico paradigma normativo di rapporti sessuali per uomini e donne, al punto che il matrimonio serve in ultima analisi come “tipo” (ossia figura) dell’unione tra Cristo e la sua chiesa. Secondo i saggi proponimenti di Dio, uomini e donne non sono semplicemente intercambiabili, piuttosto sono tra loro complementari in modo da arricchirsi reciprocamente. Dio dispone che essi assumano ruoli distinti che riflettano la relazione d’amore tra Cristo e la chiesa: il marito esercita leadership in un modo che mostra l’amore di Cristo, premuroso e pronto al sacrificio; e la moglie si sottomette al marito in un modo che mostra l’amore della chiesa per il suo Signore. Nel suo ministero, la chiesa dovrebbe incoraggiare e preparare sia uomini che donne a servire Cristo, secondo il loro pieno potenziale, negli svariati ministeri del popolo di Dio. Il ruolo distintivo della leadership della chiesa affidato a uomini idonei è fondato sulle dottrine della creazione, della caduta e della redenzione, e non lo si deve mettere da parte appellandosi a cambiamenti culturali. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
4. '''La caduta''' Crediamo che Adamo, creato a immagine di Dio, distorse quell’immagine e rinunciò alla beatitudine originaria—sia per se stesso che per tutta la sua progenie—cadendo nel peccato per mezzo della tentazione di Satana. Di conseguenza, tutti gli esseri umani sono alienati da Dio, corrotti in ogni parte del loro essere (p.e., dal punto di vista fisico, mentale, volitivo, emotivo, spirituale) e condannati alla morte in modo definitivo e irrevocabile, se Dio stesso non interviene nella sua grazia. Il supremo bisogno di ogni essere umano è di essere riconciliato con Dio, essendo tutti noi sotto la sua giusta e santa ira; l’unica speranza di ogni essere umano è l’amore immeritato di questo medesimo Dio, il quale è l’unico che può salvarci e restaurarci a se stesso. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
5. '''Il piano di Dio''' Crediamo che da tutta l’eternità Dio ha determinato, nella sua grazia, di salvare una grande moltitudine di peccatori colpevoli di ogni tribù, lingua, popolo e nazione, e che a questo fine li ha preconosciuti e li ha eletti. Crediamo che Dio giustifica e santifica coloro che per grazia ripongono la propria fede in Gesù, e che un giorno li glorificherà, tutto a lode della sua gloriosa grazia. Nel suo amore Dio ordina e implora a tutti di ravvedersi e di credere, avendo posto il suo amore salvifico su quelli che ha scelto, e avendo determinato che Cristo fosse il loro redentore. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
6. '''Il vangelo''' Crediamo che il Vangelo è la buona novella relativa a Gesù Cristo—la stessa sapienza di Dio. Pura pazzia per il mondo, anche se è la potenza di Dio per coloro che vengono salvati, questa buona novella è cristologica, ossia fondata sulla croce e sulla resurrezione di Cristo: il vangelo non è proclamato se Cristo non è proclamato, e l’autentico Cristo non è proclamato se la sua morte e la sua risurrezione non sono centrali (il messaggio è che «Cristo morì per i nostri peccati… [ed] è stato risuscitato»). Questa buona novella è biblica (la morte e la risurrezione di Cristo sono secondo le Scritture), teologica e salvifica (Cristo morì per i nostri peccati, per riconciliarci con Dio), storica (se questi eventi salvifici non sono davvero accaduti, la nostra fede è vana, siamo ancora nei nostri peccati, e siamo i più miseri fra tutti gli uomini), apostolica (il messaggio fu affidato agli apostoli e da loro trasmesso, essi che furono testimoni di questi eventi salvifici) e profondamente personale (quando questo messaggio è ricevuto, creduto e confessato con fermezza persone individuali sono salvate). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
7. '''La redenzione di Cristo''' Crediamo che, motivato dall’amore e dall’obbedienza verso il Padre, l’eterno Figlio di Dio divenne umano: la Parola diventò carne, pienamente Dio e pienamente uomo, una sola Persona in due nature. L’uomo Gesù, il Messia promesso di Israele, fu concepito per un’opera miracolosa dello Spirito Santo, e nacque dalla vergine Maria. Egli obbedì perfettamente al Padre celeste, visse una vita senza peccato, compì segni miracolosi, fu crocifisso sotto Ponzio Pilato, risuscitò corporalmente dai morti il terzo giorno, e ascese al cielo. Egli è seduto alla destra di Dio Padre quale Re e Mediatore ed esercita in cielo e in terra tutta la sovranità di Dio, ed è nostro sommo sacerdote e avvocato giusto. Crediamo che mediante la sua incarnazione, vita, morte, risurrezione e ascensione, Gesù Cristo fu nostro rappresentate e sostituto, e fece tutto questo affinché in lui noi diventassimo giustizia di Dio: sulla croce cancellò il peccato, propiziò Dio e, caricandosi della totale pena dei nostri peccati, riconciliò con Dio tutti quelli che credono. Per mezzo della risurrezione Gesù Cristo fu dimostrato giusto e innocente dal Padre, spezzò il potere della morte e sconfisse Satana che una volta aveva il potere sulla morte, e portò vita eterna a tutti i suoi; per mezzo della sua ascensione egli fu esaltato in eterno come Signore e ha preparò un luogo per noi dove saremo con lui. Crediamo che la salvezza non si trova in nessun altro, perché non è stato dato altro nome sotto il cielo per mezzo del quale dobbiamo essere salvati. Siccome Dio ha scelto le cose umili del mondo, le cose disprezzate, le cose che non sono, per ridurre al niente le cose che sono, nessun essere umano potrà mai vantarsi davanti a lui: Gesù Cristo è diventato per noi sapienza di Dio, ossia nostra giustizia, santità e redenzione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
8. '''La giustificazione dei peccatori''' Crediamo che Cristo, per mezzo della sua obbedienza e della sua morte, pagò completamente il debito di tutti coloro che sono giustificati. Per mezzo del suo sacrificio portò al nostro posto il castigo dovutoci per i nostri peccati, compiendo per conto nostro una soddisfazione giusta, reale, e piena nei riguardi della giustizia di Dio. Per mezzo della sua obbedienza perfetta soddisfece i giusti precetti di Dio al nostro posto, in quanto per mezzo della sola fede quella perfetta obbedienza è accreditata a tutti coloro che confidano solo in Cristo per essere accettati da Dio. Poiché Cristo fu dato dal Padre per noi, e siccome la sua obbedienza e punizione furono accettate per noi – gratuitamente, e non per qualcosa in noi – questa giustificazione è solo per grazia gratuita, affinché nella giustificazione dei peccatori siano glorificate sia l’ineccepibile giustizia di Dio sia la sua ricca grazia. Crediamo che dalla realtà di questa giustificazione gratuita scaturisce lo zelo per l’obbedienza personale e pubblica. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
9. '''La potenza dello Spirito Santo''' Crediamo che questa salvezza, attestata in tutte le Scritture e assicurata da Gesù Cristo, è applicata al popolo di Dio mediante lo Spirito Santo. Mandato dal Padre e dal Figlio, lo Spirito Santo glorifica il Signore Gesù Cristo e, essendo l’«altro» Paraclete (ossia Consolatore), è presente con i credenti ed anche in essi. Egli convince il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio, e per mezzo della sua misteriosa e potente opera rigenera i peccatori spiritualmente morti, risvegliandoli al ravvedimento e alla fede, battezzandoli nell’unione con il Signore Gesù, così che siano giustificati dinanzi a Dio per la sola grazia mediante la sola fede nel solo Gesù Cristo. Per mezzo dell’opera dello Spirito i credenti sono rinnovati, santificati e adottati nella famiglia di Dio; sono partecipi della natura divina e ricevono i doni spirituali che Dio elargisce sovranamente. Lo Spirito Santo è egli stesso la caparra dell’eredità promessa, e in quest’epoca egli dimora, guida, istruisce, equipaggia, risveglia e potenzia i credenti affinché vivano e servano in somiglianza con Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
10. '''Il regno di Dio''' Crediamo che coloro i quali sono stati salvati per la grazia di Dio mediante l’unione con Cristo per fede e mediante la rigenerazione dello Spirito Santo entrano nel regno di Dio e si dilettano nelle benedizioni del nuovo patto: il perdono dei peccati, la trasformazione interiore che risveglia un desiderio di glorificare Dio, di confidare in lui e di obbedirlo, e la promessa della gloria che deve ancora essere rivelata. Le buone opere costituiscono l’indispensabile evidenza della grazia salvifica. Vivendo come sale in un mondo in decadimento e come luce in un mondo ottenebrato, i credenti non devono né segregarsi dal mondo né confondersi con esso: siamo piuttosto chiamati a “fare del bene alla città” [cfr. Ger. 29:7], poiché tutto l’onore e la gloria delle nazioni devono essere offerti al Dio vivente. Riconoscendo a chi appartiene l’ordine creato ed essendo cittadini del regno di Dio, dobbiamo amare il nostro prossimo come noi stessi, facendo del bene a tutti, specialmente a coloro che appartengono alla famiglia di Dio. Il regno di Dio, già presente ma non completamente realizzato, è l’esercizio della sovranità di Dio nel mondo in vista della futura redenzione di tutta la creazione. Il regno di Dio è una potenza invasiva che saccheggia il regno tenebroso di Satana, e rigenera e rinnova per mezzo del ravvedimento e della fede le vite degli individui liberati da quel regno. Perciò il regno di Dio inevitabilmente stabilisce una nuova comunità della vita umana unita sotto il controllo di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
11. '''Il nuovo popolo di Dio''' Crediamo che il popolo di Dio del nuovo patto è già venuto alla Gerusalemme celeste; sono già seduti con Cristo nei luoghi celesti. Questa chiesa universale si manifesta in chiese locali di cui Cristo è il solo Capo; così ogni “chiesa locale” è, di fatto, la chiesa, la casa di Dio, l’assemblea del Dio vivente, colonna e sostegno della verità. La chiesa è il corpo di Cristo, la pupilla del suo occhio, colei che è scolpita sulle sue mani ed a cui egli ha promesso se stesso per sempre. La chiesa si distingue per il suo messaggio del vangelo, per i suoi sacri “ordinamenti”, per la sua disciplina, per la sua grande missione e, soprattutto, per il suo amore verso Dio, e per l’amore dei suoi membri, sia gli uni verso gli altri sia verso il mondo. Questo vangelo che noi teniamo caro ha sia dimensioni personali che dimensioni collettive, e nessuna delle due deve essere trascurata. Gesù Cristo è la nostra pace: egli non ha solo portato pace tra noi e Dio, ma anche tra popoli che erano alienati tra loro. Il suo proponimento era di creare in se stesso una sola nuova umanità, facendo così la pace, e di riconciliare a Dio in un solo corpo sia l’ebreo che il gentile tramite la croce, per mezzo della quale ha fatto morire la loro inimicizia. La chiesa serve come segno del futuro nuovo mondo di Dio quando i suoi membri vivono per servire gli uni gli altri e il loro prossimo, piuttosto che essere assorbiti dal proprio io. La chiesa è il luogo comunitario dove dimora lo Spirito di Dio, e costituisce la durevole testimonianza di Dio nel mondo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
12. '''Il battesimo e la cena del Signore''' Crediamo che il battesimo e la cena del Signore sono stati ordinati dal Signore Gesù stesso. Il primo è collegato con l’ingresso nella comunità del nuovo patto, il secondo con il continuo rinnovamento del patto. Insieme sono simultaneamente il pegno di Dio verso di noi, strumenti di grazia divinamente stabiliti, la nostra pubblica professione di sottomissione al Cristo una volta crocifisso e ora risorto, e delle anticipazioni del suo ritorno e della consumazione di tutte le cose. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
13. '''La restaurazione di tutte le cose''' Crediamo nel ritorno personale, glorioso e corporale del nostro Signore Gesù Cristo, assieme ai suoi santi angeli, quando egli eserciterà le sue prerogative di Giudice supremo e il suo regno giungerà a compimento. Crediamo nella resurrezione corporale dei giusti e degli ingiusti: gli ingiusti per un giudizio eterno e conscio all’inferno, come il nostro Signore stesso ha insegnato, e i giusti per un’eterna beatitudine alla presenza di colui che siede sul trono e dell’Agnello, nei nuovi cieli e nella nuova terra dove abita la giustizia. In quel giorno la chiesa sarà presentata senza difetto davanti a Dio mediante l’obbedienza, la sofferenza e il trionfo di Cristo, con tutto il peccato pagato e i suoi miserabili effetti cancellati per sempre. Dio sarà tutto in tutti e il suo popolo sarà incantato dall’immediatezza della sua ineffabile santità, e tutto sarà a lode della sua gloriosa grazia.&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 17 Aug 2009 16:27:48 GMT</pubDate>			<dc:creator>PagePush</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Confessione_Di_Fede</comments>		</item>
		<item>
			<title>Fratelli, Magnificate il Significato del Battesimo</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Fratelli,_Magnificate_il_Significato_del_Battesimo</link>
			<description>&lt;p&gt;PagePush: Automated: copied from main site&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{ info | Brothers, Magnify the Meaning of Baptism}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Rammento un bel giorno del 1973. Il professor Leonhard Goppelt mi aveva invitato al suo seminario universitario sul battesimo in un eremo a sud di Monaco di Baviera, sulle colline delle Alpi Bavaresi. Lui era luterano e io ero l’Americano isolato – e battista. Ci incontrammo in un monastero e per diverse ore dibattemmo la questione del battesimo dei neonati rispetto al battesimo del credente. Era come uno ''show ''con due protagonisti, una sorta di affare Davide e Golia. Mancavano solo Israeliti battisti a incitarmi. Né il professor Goppelt cadde. Ma ancora oggi io ritengo che il percorso delle mie pietre fosse giusto e che solo l’impenetrabile autorità di una tradizione del 17mo secolo abbia protetto il bastione del battesimo dei neonati.&amp;lt;br&amp;gt;Adesso, tuttavia, sono giunto a rendermi conto che la “battaglia della Baviera” era stata combattuta ad un livello errato. Da quando sono arrivato alla Chiesa Battista di Betlemme, Minneapolis, ho insegnato a circa dieci ''membership class'' della durata di quattro settimane. Quasi ogni volta vi sono luterani, cattolici, presbiteriani, covenanter eccetera che sono stati “battezzati” da bambini ma vogliono unirsi alla nostra chiesa. Mese dopo mese, la mia comprensione del motivo per il quale io accetto il battesimo del credente è aumentata. E adesso vedo che in Baviera non ero mai andato alla radice del problema.&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco il modo nel quale ha proceduto il mio pensiero: vi sono state tre fasi (non diversamente da infanzia, adolescenza e maturità).&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Innanzitutto mi sono reso conto che ogni battesimo registrato nella Bibbia era il battesimo di un adulto che aveva professato la propria fede in Cristo. In nessun passo delle Scritture si trova un esempio di un bambino che venga battezzato. I “battesimi di famiglie” (dei quali si fa menzione in Atti 16:15,33 e nella prima lettera ai Corinti 1:16) fanno eccezione solo se si presuppone che “famiglia” includa bambini. In realtà però, Luca ci allontana da tale presupposto in atti 16:32 dicendo che Paolo prima “annunziò la Parola del Signore … a tutti quelli che erano nella sua casa [del carceriere]”, e poi li battezzò.&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Al di là dell’assenza di battesimi di bambini nelle Scritture, rilevo anche (come ben sa qualunque battista) che l’ordine, nel comando di Pietro, era “''Fate penitenza'', e siate battezzati” (Atti 2:38). Non ho mai trovato motivi per invertire l’ordine. &amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per gradi però, son giunto a rendermi conto che queste osservazioni erano sì suggestive, ma non convincenti. Il fatto che non siano riportati battesimi di bambini non prova che non ve ne siano stati. E se Pietro disse “''Fate penitenza'', e siate battezzati” ad un pubblico adulto, questo non esclude la possibilità che egli abbia detto qualcosa di diverso a proposito dei bambini. Crebbi così verso la mia seconda fase e decisi: “È meglio che mi allontani dagli esempi di battesimo e mi rivolga all’insegnamento sul battesimo”. Forse il significato del racconto di Luca sarebbe stato chiarito dall’esposizione di Pietro e Paolo. &amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Naturalmente venne alla mente la lettera ai Romani, 6:1-11. Ma questa era l’arma preferita del professor Goppelt, poiché non contiene una parola sulla fede o su qualsivoglia risposta consapevole a Dio fino al verso 11; e ivi la risposta arriva ''dopo'' il battesimo. Egli adduce dunque la lettera ai Romani, 6, come la classica difesa del battesimo dei neonati. In un caso e nell’altro per me è l’isolamento. &amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, Colossesi 2:12 e Pietro 1, 3:21 mi apparvero rovinose per i sostenitori del battesimo dei neonati. Paolo confronta battesimo e circoncisione e dice: “Con Lui siete stati sepolti mediante il battesimo, e con Lui siete pure risorti per la fede nella potenza di Dio, che Lo ha risuscitato dai morti”. Qui si afferma chiaramente: ''nel battesimo'' siamo risorti ''per opera della fede''. Il battesimo è efficace quale espressione di fede. Non vedevo come un bambino potesse adeguatamente accettare tale segno di fede. &amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Poi, Pietro (prima lettera, 3:21) disse: “Il battesimo … vi fa salvi, non lavando le sozzure del corpo, ma chiedendo per voi a Dio una buona coscienza, per la resurrezione di Gesù Cristo.” Questo testo mette in fuga molti battisti poiché sembra avvicinarsi alla nozione cattolica, luterana e anglicana secondo la quale il rito salva in se stesso e di per se stesso. Al contrario, fuggendo da questo testo gettiamo via un potente argomento a favore del battesimo del credente. Perché, come afferma J.D.G. Dunn, questa è la cosa più vicina che possediamo ad una definizione che includa ''fede''. Il battesimo è “un richiamo a Dio”. Cioè il battesimo è il grido di fede a Dio. In ''quel'' senso e a ''quel'' livello, esso è parte dei mezzi di salvezza di Dio. Ciò non dovrebbe metterci in fuga per lo spavento più della frase “Se confessi con le tue labbra che Gesù è il Signore … sarai salvato”. Il movimento delle labbra nell’aria e quello del corpo nell’acqua salvano solo nel senso che esprimono il richiamo e la fede del cuore verso Dio.&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi sembrò quindi che Colossesi 2:12 e Pietro 1 3:21 chiudessero in maniera soddisfacente la questione del battesimo dei neonati, i quali non potrebbero ancora credere in Cristo o invocare Dio.&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma è qui che si interruppe la mia battaglia bavarese. Da allora, una lunga serie di argomentazioni nelle mie ''membership class'' mi ha dimostrato che anche questi testi lasciano aperta la [remota!] possibilità che un neonato venga battezzato in forza della fede dei genitori e nella speranza della sua propria “confermazione” finale. Esattamente come è possibile che questi passaggi abbiano rilevanza solo per il missionario che si cali laddove adulti siano in fase di conversione e di ricevere il battesimo. Se Pietro e Paolo avessero rivolto la questione di nuovi neonati nelle case cristiane, forse ne sarebbero usciti come buoni presbiteriani.&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ne dubito. Poiché vi è adesso una terza fase di riflessione in favore del battesimo del credente. Vi è una grandiosa risposta biblica e battista al catechismo di Heidelberg, il quale afferma che i neonati di genitori cristiani “appartengono al patto e al popolo di Dio … essi inoltre debbono essere battezzati quale segno del patto, per esser inseriti nella chiesa cristiana e distinti dai bambini dei non credenti, come fu fatto nel Vecchio Testamento con la circoncisione, in luogo della quale nel Nuovo Testamento viene designato il battesimo”. In altre parole, la giustificazione del battesimo dei neonati nelle chiese riformate dipende dall’essere il battesimo nel Nuovo Testamento l’equivalente della circoncisione.&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Effettivamente esiste una significativa continuità tra i segni della circoncisione e del battesimo, ma i rappresentanti presbiteriani della teologia riformata hanno sottovalutato la ''dis''continuità. Questa è la differenza di fondo tra battisti e presbiteriani sul battesimo. Io sono battista poiché ritengo che a questo proposito noi onoriamo la continuità ''e la'' discontinuità fra Israele e la chiesa e tra i loro rispettivi segni di alleanza.&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La continuità è espressa in questo modo: proprio come la circoncisione era dispensata a tutti i figli fisici di Abramo che costituirono l’Israele fisica, così il battesimo dovrebbe essere amministrato a tutti i figli spirituali di Abramo che formano l’Israele spirituale, la chiesa. Ma chi sono tali figli spirituali di Abramo che costituiscono il popolo di Dio nel nostro tempo? &amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In Galati 3:7 si afferma: “Sappiate, dunque, che i veri figli di Abramo sono quelli che hanno la ''fede''”. La cosa nuova, dalla venuta di Gesù, è che il popolo dell’alleanza di Dio non è più una nazione politico-etnica ma un corpo di credenti.&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Giovanni Battista ha inaugurato tale cambiamento e ha introdotto il nuovo segno del battesimo. Chiamando tutti i ''Giudei'' a pentirsi e a farsi battezzare, Giovanni dichiarò vigorosamente e aggressivamente che la discendenza fisica non rende parte della famiglia di Dio e che la circoncisione, che significa un legame fisico, sarebbe stata ormai sostituita dal battesimo, che significa una relazione spirituale. L’apostolo Paolo raccoglie questa nuova enfasi, specialmente in Romani 9, e afferma: “Né tutti i discendenti di Abramo sono suoi figli … non i figli della carne sono i figli di Dio” (vs. 7-8).&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si è verificato dunque un importantissimo cambiamento nella storia della redenzione. Vi sono discontinuità e continuità allo stesso tempo.&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Zwingli e Calvino e i loro eredi hanno considerato i segni del patto come se con la venuta di Cristo non avessero avuto luogo cambiamenti significativi. Invece Dio oggi forma il Suo popolo in modo diverso da quando Egli si impegnò con un popolo-etnico chiamato Israele. Il popolo di Dio non è più formato attraverso la parentela naturale, bensì per conversione sovrannaturale alla fede in Cristo.&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Con la venuta di Giovanni Battista e Gesù e gli apostoli, si sottolinea oggi che la condizione spirituale dei vostri genitori non determina la vostra appartenenza alla comunità del patto. I beneficiari delle benedizioni di Abramo sono coloro che hanno la ''fede'' di Abramo. Queste sono le persone che appartengono alla comunità dell’alleanza. &amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E questi sono coloro che dovrebbero ricevere il segno del patto: battesimo del credente. Quindi, se io potessi tornare indietro e “rifare la Baviera”, andrei di corsa alla radice, dove la nostra “difesa e confermazione” sarà vinta o perduta. Ma il Signore ci conduce attraverso infanzia, adolescenza e maturità per una ragione. Ogni fase del ragionamento è utile. Conoscete il vostro pubblico, fratelli, e magnificate il significato del battesimo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt;&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 17 Aug 2009 16:27:42 GMT</pubDate>			<dc:creator>PagePush</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Fratelli,_Magnificate_il_Significato_del_Battesimo</comments>		</item>
		<item>
			<title>Come combattere l’invidia</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Come_combattere_l%E2%80%99invidia</link>
			<description>&lt;p&gt;PagePush: Automated: copied from main site&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{ info | Battling the Unbelief of Envy}}'''Salmo 37: 1-7''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non tormentarti per i malvagi;&amp;lt;br&amp;gt; Non invidiare coloro che fanno il male.&amp;lt;br&amp;gt; Essi avvizziranno presto&amp;lt;br&amp;gt; Così come l’erba che appassisce.&amp;lt;br&amp;gt; Abbi fede nel Signore e fa’ il bene,&amp;lt;br&amp;gt; Abita la terra e ama la verità.&amp;lt;br&amp;gt; Fa’ del Signore la tua gioia&amp;lt;br&amp;gt;Ed Egli esaudirà i desideri del tuo cuore.&amp;lt;br&amp;gt;Dedicati al Signore&amp;lt;br&amp;gt;Abbi fede in Lui ed Egli agirà. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Egli farà apparire la tua virtù come la luce del mattino&amp;lt;br&amp;gt;E il tuo diritto come il mezzogiorno.&amp;lt;br&amp;gt;Sta’ in silenzio dinanzi al Signore e aspettaLo pazientemente&amp;lt;br&amp;gt;Non tormentarti per chi ha successo,&amp;lt;br&amp;gt;O per colui che utilizza gli strumenti del male. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
''(Il brano che segue è una trascrizione audio)'' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Definizione di invidia''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’invidia è una delle barriere che ci impedisce di preoccuparci per gli altri. Stasera ci occuperemo di come combattere la miscredenza dell’invidia. Diamo una definizione del termine. Mentre analizzavo l’invidia questo pomeriggio e ne cercavo il significato sul vocabolario, due sono le cose che sono emerse: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
#L’invidia ha in sé un elemento di desiderio: qualcuno ha ricevuto dei vantaggi o benefici dalla vita e vogliamo che lo stesso accada a noi. Questo non rende necessariamente invidiosi, perché questo tipo di desiderio è conveniente quando ci spinge a imitare persone virtuose. &lt;br /&gt;
#L’altro elemento, che rende l’invidia un sentimento negativo, è che il desiderio si mescola al rancore che le cose vadano bene per gli altri e non per noi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In breve, l’invidia è un misto di desiderio per qualcosa e risentimento perché qualcun altro ne gode i benefici. Le cose vanno bene per gli altri ma non per noi, il che spesso ci tormenta. Perché le cose vanno bene per quella persona e non per noi? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Occasioni per la proliferazione dell’invidia''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un’altra cosa che ho fatto nel pomeriggio è cercare di rendere l’argomento più consistente. Ho cercato di trarrre esempi d’invidia dalla mia vita, dall’immaginazione e dalla vita di altre persone. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quali sono alcuni esempi di invidia? Cercate di immaginare voi stessi in queste circostanze: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ho pensato a Dukakis (avversario di Bush nelle elezioni del 1988) e Bush, ritenendo che la loro esperienza potesse essere causa d’invidia. Se un uomo dedica un anno della propria vita, molto denaro e impegno per riuscire a diventare presidente, ma finisce per perdere, anche ritenendo di essere un candidato migliore, di avere una politica più efficace e un alleato migliore, ritengo che sia ben possibile che egli perda il sonno e sia arrabbiato perché le cose non sono andate nel modo in cui aveva sperato. Potrebbe pensare di aver semplicemente sprecato tempo ed energia per niente. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oppure supponiamo che un nostro amico di lunga data si sposi e noi no. Noi potremmo provare rancore che ciò sia accaduto al nostro amico ma non a noi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oppure, ipotizziamo che nostro figlio soffra di una malattia cronica, mentre nelle famiglie di nostra conoscenza tutti godano buona salute. Potremmo iniziare a pensare: mio figlio è sempre malato, mio figlio si ammala spessissimo e ha enormi problemi, mentre nelle altre famiglie, che non sono migliori della nostra, tutti sono sani. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oppure supponiamo che nella squadra della scuola noi facciamo parte delle riserve. Quello che facciamo è semplicemente scaldare la panchina, mentre i ragazzi della prima quadra, anche se sono dei saccenti, hanno la possibilità di giocare sempre. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
O ancora, che un nostro conoscente giochi alla lotteria e, nonostante sia un mascalzone, vinca un milione di euro. Noi potremmo pensare di meritare quel denaro più di lui. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ipotizziamo di essere dei pastori e che mentre le altre chiese crescono, la nostra si attesta tra crescita zero e una crescita minima. Potremmo ritenere che le cose non dovrebbero andare in questo modo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
O ancora, noi possiamo ritenere che gli altri siano più attraenti e alla moda di noi. Dio ci ha creati così, ma è davvero facile provare invidia vedendo altre persone che sembrano più belle di noi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Proibizione e ammonimenti contro l’invidia''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le occasioni d’invidia sono molte; è un pericolo costante alla nostra gioia e all’interessamento per gli altri. Quello che mi propongo è dare uno sguardo a quei testi in cui l’invidia è proibita nelle Scritture, considerare le conseguenze di lasciarsi andare a questo sentimento e parlare dei modi di combatterlo. Considerando il nostro poco tempo non mi soffermerò molto sui primi due punti. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Do per scontato che voi concordiate con me che la Bibbia dice: “Non invidiare”. Cominciamo con ciò. Ho trovato quattro testi: Salmo 37:1, Proverbi 23:17, Galati 5:26 e prima lettera di Pietro 2:1. Tutti questi testi recitano: “Non invidiare”. Quindi provare invidia non è un precetto biblico; lasciarsi andare all’invidia è contro la volontà di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora possiamo soffermarci sugli ammonimenti. Diamo uno sguardo al passo di Galati 5:21 che tratta delle opere della carne e dei frutti dello Spirito: una delle opere della carne è l’invidia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Galati 5:19:&amp;amp;nbsp; “Ora le opere della carne sono ben conosciute: licenziosità, impurità, lussuria, idolatria, stregoneria, inimicizia, conflitto, gelosia” (io, però, ritengo che la gelosia sia una sottocategoria dell’invidia). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lo scorso agosto mi sono chiesto se fare un sermone sulla gelosia, ma poi sono giunto alla conclusione che la gelosia è una specie di invidia. Intendo dire che la gelosia è una tipologia d’invidia rivolta ad altre persone quando queste ricevono affetto che noi vorremmo avere. Si è gelosi quando una persona riceve affetto che riteniamo dovrebbe essere rivolto a noi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo sentimento può essere anche positivo: Dio è geloso dell’amore che dovrebbe essere rivolto a lui; un marito o moglie sono gelosi, a ragione, di una relazione tra il proprio partner e un’altra persona. C’è, però, anche una gelosia negativa; ma non mi soffermerò su questo punto perché ritengo che tutto ciò che dirò a proposito dell’invidia valga anche per la gelosia, in quanto sottocategoria dell’invida. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Collera, egoismo, discordia, fazioni, invidia”, eccola menzionata all’inizio del versetto 21, “ubriachezza, orge e cose del genere. Vi metto in guardia, come ho già fatto, che chi si lascia andare a queste cose non erediterà il regno di Dio”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco l’avvertimento. Questa è una questione davvero seria. Tutto quello di cui sto parlando in questo sermone è una questione seria. In altre parole se si da spazio alla miscredenza dell’invidia, essa potrebbe impadronirsi tanto della nostra vita da causare un naufragio religioso e infine la perdizione per noi stessi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Sconfiggiamo l’invidia come Davide''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora che sappiamo cos’è l’invidia, che la Bibbia la condanna e quali sono le conseguenze del lasciarsi andare a essa, è il momento di parlare di come combatterla. Questo è il problema più grande e cominceremo con il Salmo 37. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo è un Salmo importante perché inizia con il punto centrale della questione: “Non invidiare”. Inoltre ci sono sei validi motivi per non essere invidiosi elencati nei primi 11 versetti. Il mio scopo è portare esempi di come combattere la battaglia della fede nella devozione di ognuno di noi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando al mattino ci rendiamo conto di un sentimento di invidia verso un collega di lavoro, un membro della famiglia o qualcun altro e diciamo “Questo non dovrebbe accadere. Cosa posso fare per rimediare?”. Ecco ciò che dobbiamo fare: prendere la Bibbia, inginocchiarci e iniziare a leggere. Dobbiamo cercare quelle promesse della Bibbia che mettono in cattiva luce l’invidia; ma per ottenere ciò bisogna che ci rendiamo conto che, prima di tutto, l’invidia è una forma di miscredenza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Leggiamo il Salmo 37: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;“Non tormentarti per i malvagi; non invidiare coloro che fanno il male”. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Ecco, il punto centrale: non invidiare coloro che agiscono male e non tormentarti per loro. &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;“Essi avvizziranno presto così come l’erba che appassisce”. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Penso che il versetto 3 ci dica quello che, invece, dovremmo fare. Cioè l’esatto opposto di invidiare: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;“Abbi fede nel Signore e fa’ il bene”. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Il periodo seguente potrebbe essere inteso come un ordine o una promessa. Io ritengo che sia entrambe. La versione standard rivisitata della Bibbia recita: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;“In questo modo abiterai la terra e godrai la sicurezza”. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Potrebbe significare “godrai la sicurezza”, ma, letteralmente, il significato è “nutriti della fedeltà”. In entrambi i casi significa fedeltà di Dio, quindi l’idea di sicurezza è buona e giusta. &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;“Fa’ del Signore la tua gioia ed Egli esaudirà i desideri del tuo cuore”. “Dedicati al Signore abbi fede in Lui”. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
È bene dare rilievo a quei sentimenti positivi che devono rimpiazzare l’invidia: “Fede” (versetto 3), “Gioia” (versetto 4), “Dedicazione” (versetto 5), e “fede” di nuovo nella seconda metà del versetto 5. Quindi la ragione della mia scelta del Salmo 37 è che ci insegna che l’invidia è miscredenza o che ha le sue radici nella miscredenza; inoltre come si nota l’opposto dell’invidia è la fede, o fiducia o la gioia in Dio, o il riporre il nostro fardello nel Signore. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Spero sia chiaro che nel momento in cui si manifesta l’invidia, quando iniziamo a guardare qualcuno e proviamo rabbia perché egli ha ciò che a noi manca, e cominciamo a perdere la nostra pace e contentezza in Dio a causa dell’invidia, tutto si risolve nella fede. Questo è il punto fondamentale fino a questo momento. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Sei motivi forniti dal Salmo 37 per cui credere è meglio''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un altro motivo della grandezza del Salmo 37 è che ci propone molti motivi per cui dobbiamo essere credenti. Questo Salmo ci spiega per quale motivo dobbiamo essere del tutto tranquilli e fiduciosi che Dio è qui per noi; ci spiega che Egli agisce in un modo che, anche se le cose sembrarono andare meglio per gli altri, infatti esse andranno alla grande per noi. Diamo uno sguardo a queste ragioni; in questo capitolo ne ho elencate sei che ci indicano come fare a non cadere nella morsa della miscredenza dell’invidia: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''1)''' Versetto 2: “Essi avvizziranno presto così come l’erba che appassisce”. Quindi se stiamo iniziando provare invidia per una persona che fa il male, come ad esempio per mascalzone che ha appena vinto un milione di euro, Dio di dice: “Aspetta un attimo, tu non vorresti essere al suo posto. Egli appassirà come l’erba, mentre coloro che fanno la volontà di Dio vivranno per sempre” (Giovanni 2:15). Questo è il primo argomento. È ripetuto nel versetto 9: “Chi fa il male sarà tolto di mezzo, mentre chi spera nel Signore possederà la terra” e 10: “Ancora un poco e per i malvagi sarà finita”. Dunque il primo motivo per cui non bisogna lasciare che l’invidia prenda il sopravvento quando la proviamo verso un non credente o qualcuno che non è nel giusto è pensare “Aspetta. Dio ha detto che queste persone appassiranno come fiori, molto in fretta. Esse spariranno e di chi saranno i loro averi?”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''2)''' Versetto 3: “In questo modo abiterai la terra e godrai coltiverai la sicurezza” o “ti nutrirai (o pascolare) della verità”. In altre parole, questo è il premio che si riceve per aver creduto in Dio. Credi in Dio e fai il bene e pascolerai nella terra verde. Il tuo desiderio si avvererà e porterà ad altri desideri. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''3)''' Versetto 4: “Fa’ del Signore la tua gioia” (cioè “Abbi fede nel Signore”), “ed Egli esaudirà i desideri del tuo cuore”. Questa è una promessa straordinaria, perché l’invidia generalmente scaturisce dal non avere ciò che si desidera di più. Quando vediamo che qualcuno ha qualcosa che noi desideriamo, ci accorgiamo che tale desiderio è inadempito in questa vita. Dunque il modo migliore per combattere l’invidia è andare a leggere questa promessa e dire: “Signore, tu hai fatto un patto con me nel versetto 4. Tu dici che se io metto la mia felicità nelle tua mani, tu mi concederai il desiderio del mio cuore. Quindi d’ora in poi farò di Te la mia gioia”. Questo è un passo cruciale: avere abbastanza fede in Dio da fare affidamento in ciò che Egli è per noi. Potrebbe anche avere un profondo effetto sui desideri che ci eravamo posti per trovare la felicità. Ma tutti i desideri che abbaiamo, alla fine, verranno esauditi. Questo è il punto centrale di tutte quelle promesse che si trovano nella lettera ai Romani 8:23 (“Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui?”) o nella prima lettera ai Corinzi 3:21-23 (“Quindi nessuno ponga la sua gloria negli uomini, perché tutto è vostro: Paolo, Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro: tutto è vostro! Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio”). La Bibbia fa promesse straordinarie per quelle persone la cui gioia sta in Dio e non nelle cose materiali. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''4)''' Versetti 5 e 6: “Abbi fede nel Signore e fa’ il bene, abita la tua terra e ama la verità. Fa’ del Signore la tua gioia ed Egli esaudirà i desideri del tuo cuore”. Ricordo come alcuni anni addietro quando Steve e Susanna Roy vivevano di fronte a noi a Elliott Avenue, Steve aveva appena lasciato il suo lavoro a InterVarsity (un’associazione cristiana). Steve non aveva una posizione e tutti eravamo in dubbio se sarebbe stato assunto a Betlemme. Steve faceva l’imbianchino nei fine settimana, ma per lui, teologo fino al midollo, questo non era il futuro. Un giorno mentre camminavamo per la strada egli disse: “Ci serve davvero un incoraggiamento”. Il ricordo di quell’incontro è ancora vivido in me; io risposi: “Ecco la promessa per te, Isaia 64:4 “Non si è visto un Dio come Te che abbia fatto tanto per chi confida in Lui””. Steve e Susan mi dissero spesso negli anni a seguire che anch’essi ricordavano quell’incontro. “Dio agisce per coloro che Lo attendono”. Ecco la parola. E il termine ‘agire’ (in ebraico) è nel versetto 5 “Egli agirà per te. Egli ti renderà giustizia”. Il termine ‘giustizia’ è prezioso allo stesso modo, perché una delle cause dell’invidia spesso è il sentimento che le cose non vanno come dovrebbero. Noi stiamo vivendo un momento difficile, mentre ad altre persone le cose vanno alla grande, pur non meritandolo. Quello che chiediamo è giustizia, che è ciò che viene promesso in questo passo. La giustizia verrà. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''5)''' Versetti 9 e 11: “I peccatori saranno eliminati, ma coloro che confidano nel Signore possiederanno la terra” e “i miti possiederanno la terra”. Bisogna che facciamo attenzione quando diciamo: “Aspetta un attimo, io non sono ebreo e non mi aspetto di ereditare la Palestina”. Tutte le promesse fatte agli ebrei nel Vecchio Testamento saranno mantenute per noi tutti. Nel Nuovo Testamento c’è una promessa migliore che utilizza pressappoco le medesime parole nelle Beatitudini, precisamente: “Beati i miti perché erediteranno la terra”. Dunque non ci spetta la Palestina, ma la terra. Infatti nella lettera ai Romani 4:13 i credenti come Abramo sono definiti eredi del mondo. Nella lettera ai Corinzi 6 che a noi spetterà giudicare gli angeli. Ai discepoli Dio disse che essi si sarebbero seduti sui troni per giudicare le 12 tribù d’Israele. Ma a noi, che non siamo né discepoli né apostoli, spetterà giudicare gli angeli. La Bibbia è ricca di straordinarie promesse che possono rimuovere il sentimento di risentimento che cova sotto l’invidia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''6)''' Versetto 11 “i miti possiederanno la terra e godranno una grande prosperità”. Quest’ultimo termine è tradotto qui come “prosperità”, che probabilmente non richiama lo stesso concetto nostri giorni. In ebraico, però, esso si riferisce al benessere che è proprio dei credenti. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco un piccolo esempio di come combattere la battaglia della fede al mattino se l’invidia cresce nel nostro cuore: dobbiamo prendere un testo come questo che dice “non invidiare” a cui noi rispondiamo “Signore, per evitare questo sentimento d’invidia ho bisogno di motivazioni forti per cui dovrei confidare in Te. Dammene alcune”. E quindi procediamo a leggere passo dopo passo e a pregare: “Signore apri i miei occhi alle meraviglie di queste Tue promesse, e concedimi attraverso il tuo Spirito di goderne, confidare in esse e credere in esse, vivere e agire secondo esse oggi, ti prego”. Proseguiamo nella lettura del versetto successivo e lo elaboriamo finché il nostro incontro con Dio sia completo e il terribile sentimento di invidia ci abbia abbandonato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Ulteriori difese contro la miscredenza''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Concentriamoci ora su altri testi che ci possano aiutare nella nostra battaglia contro l’invidia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I Proverbi 23:17 “Il tuo cuore non invidi i peccatori, ma resti sempre nel timore del Signore”. Ecco questa grande promessa: “Di certo questo è una prospettiva e la tua speranza non sarà delusa”. Supponiamo che ci sia una persona che osserva un peccatore e si rende conto che egli prospera. Questa persona potrebbe ritenere che la sua speranza non prospererà, sebbene questa persona viva secondo le regole di Dio le cose non vanno bene così come per il peccatore. Nella Bibbia c’è consapevolezza di questa problematica, e i Salmi 37 e 73 sono stati appunto scritti per dare risposte a questa problematica. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A volte gli aneddoti aiutano più dei testi, specialmente quelli della Bibbia, poiché hanno un modo di arrivare dove testi espositivi non riescono. Ecco un aneddoto che ho spesso utilizzato per combattere la tentazione dell’invidia. È la storia del ragazzo con 5 pani d’orzo e 2 pesci, così com’è presentata in Giovanni 6. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In Giovanni 6 Gesù ha compassione della folla e dice ai discepoli: “Date loro da mangiare”; ma essi rispondono: “Mandiamoli alle loro case. Ci servono 200 denari di pane per sfamare queste persone ed è troppo tardi”. Ed Egli dice: “Ebbene, voi cosa avete?”. E i discepoli rispondono: “Questo ragazzino ha 5 pani d’orzo e 2 pesci. Ma che cos’è questo poco per così tanta gente?”. A questo punto possiamo immaginare questo ragazzino guardarsi intorno e pensare: “È vero, è tutto ciò che possiedo, ma non fatemi pesare la cosa”. Ed è proprio questo che noi tutti siamo, ragazzini con 5 pani d’orzo e 2 pesci, aspetto, denaro, o qualsiasi cosa in cui ci sentiamo in difetto. Ci guardiamo intorno e vediamo tutte queste persone ricche e belle a cui tutto va per il verso giusto e tutto ciò che noi possediamo sono 5 pani d’orzo e 2 pesci in un situazione che richiede pane per 200 denari. E Gesù dice al ragazzino: “Dalli a me”, li prende e prega e sfama 5000 uomini e donne e bambini. Io leggo questo passo: “Beh, forse c’è speranza per i miei 5 pani d’orzo e 2 pesci”. E quanti cestini furono lasciati? Dodici. Perché? Per i 12 apostoli che non avevano creduto che ci sarebbe stato abbastanza cibo per tutti. Ecco perché: per dimostrare che quando non si dona ciò di cui si crede non possedere abbastanza si riceve molto si più di quando si pensava di avere all’inizio. Questa è un aneddoto che sconfiggerà l’invidia ogni volta. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se si comincia a pensa che i nostri doni sono troppo piccoli, che non si vive secondo le necessità del momento, Gesù vive secondo le necessità del momento. Egli può prendere il più piccolo di noi e moltiplicarlo. Io ho una piccola placca sulla porta di casa che Virginia Maderis mi diede circa 15 anni fa che recita: “Il mondo non ha ancora assistito a cosa possa fare un uomo totalmente consacrato in Dio. Per il potere di Dio io sarò quell’uomo” (D. L. Moody). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''“Amare significa non fare comparazioni”''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un ultimo esempio: andiamo al passo Giovanni 21. Tutti noi conosciamo questa storia, ma dubito che qualcuno ci abbia pensato a riguardo dell’invidia, e neanche io finché non lo lessi in un libro qualche tempo fa. Questa non è una mia idea originale, ma mi piace molto e voglio dividerla con tutti voi. Pietro è stato reintegrato da Gesù per il suo rinnegamento, avendo affermato per tre volte di amare il Signore. Nel versetto 18 Gesù dice a Pietro: “In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi. Questo gli disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio”. In altre parole egli diventerà un martire. E dopo di ciò dice a Pietro: “Seguimi”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pietro si gira e vede che li seguiva il discepolo che Gesù amava, cioè Giovanni che si era avvicinato a Gesù durante la cena e aveva detto: “Signore che ti tradirà?”. Quando Pietro vede quest’uomo dice a Gesù: “Signore cosa ne sarà di costui?”. Cosa sta accadendo ora? Perché Pietro dice ciò? Pietro dice: “Mi hai appena detto che sarò ucciso; cosa ne sarà di Giovanni? Sarà anche lui ucciso?”. Possiamo percepire, sotto la superficie, un sentimento d’invidia nel cuore di Pietro. “Se non sarà così non è giusto”. Come reagisce Gesù a tutto ciò? “Gesù gli rispose: &amp;quot;Se voglio che egli rimanga finché io venga, che importa a te? Tu seguimi”. Cosa significa quello che Gesù dice? Io credo che dica che è pericoloso comparare circostanze diverse e doni. Ricordo quando, nel dormitorio del Wheaton College, Martin Noel, che a quel tempo era mio compagno, aveva un piccolo foglio davanti alla porta della sua stanza su cui c’era scritto: “Amare è significa non fare comparazioni”. Ecco una buona notizia, ed è vero. Gesù in questo passo dice: “Non fare comparazioni tra la tua situazione e quella di quest’altro discepolo. Ciò che ho in serbo per lui, ho in serbo per lui. Questo è ciò che ho in serbo per te: me stesso. Non ti basta forse?”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa è la soluzione all’invidia, così come è soluzione per la lussuria, di cui abbiamo già parlato questa mattina. E la soluzione è Gesù. “Seguimi. Se sei dietro di me, se mi hai, perché ti preoccupi per lui?”. Questa è la risposta: “Noi abbiamo bisogno di Gesù”. Dobbiamo capire quale grande privilegio sia il solo conoscere Gesù. Gesù ha detto in un altro passo: “Non gioire di ciò, che i demoni siano in tuo potere. Gioisci che il tuo nome sia scritto nel Cielo”. È un privilegio tanto grande essere discepoli di Gesù che ciò che sarà degli altri discepoli non ha importanza; questo è il motivo per cui l’invidia si allontana da noi.&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 17 Aug 2009 16:27:36 GMT</pubDate>			<dc:creator>PagePush</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Come_combattere_l%E2%80%99invidia</comments>		</item>
		<item>
			<title>Combattere l’incredulità dell’ansia</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Combattere_l%E2%80%99incredulit%C3%A0_dell%E2%80%99ansia</link>
			<description>&lt;p&gt;PagePush: Automated: copied from main site&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{ info | Battling the Unbelief of Anxiety}}'''L’incredulità come radice ed essenza di ogni peccato''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lasciatemi fare n collegamento tra il testo di domenica scorsa e il tema odierno sull’incredulità dovuta all’ansia. In Ebrei 3:12 è scritto &amp;quot;Badate, fratelli, che non ci sia in nessuno di voi un cuore malvagio e incredulo, che vi allontani dal Dio vivente&amp;quot;. E il versetto 14 dice &amp;quot;Badate, fratelli, che non ci sia in nessuno di voi un cuore malvagio e incredulo, che vi allontani dal Dio vivente.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In altre parole la prova che si è giunti a condividere in Cristo—che sei unito a Lui in una fede salvifica—è quella di conservare una fiducia ferma sino alla fine. La perseveranza nella fede è necessaria per la salvezza. Quando una persona è davvero convertita, il cuore cambia in modo che ora si possa vivere per fede (Galati 2:20). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La nuova nascita introduce una persona in una vita di combattimento. Questa battaglia è chiamata il “buon combattimento&amp;quot; in 2 Timoteo 4:7; 1 Timoteo 6:12. E in Ebrei 3:12 è chiamata la lotta contro l’incredulità. &amp;quot; Badate [questa è la vigilanza della battaglia], fratelli, che non ci sia in nessuno di voi un cuore malvagio e incredulo [c’è il nemico coinvolto nella battaglia che vi allontani dal Dio vivente [qui vi è l’ammonimento a non prendere il combattimento sottomano].&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In altri termini la battaglia più basilare della nostra vita è quella di credere nel Dio vivente, e di non permettere al nostro cuore di divenire malvagio e incredulo. Perchè se il non credere nel Dio vivente prende il sopravvento nella vostra vita, allora il risultato può essere un indurimento che ci rende indisposti al pentimento, separandoci così dalla grazia di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo non accadrà a chi è davvero in Cristo. Chi è davvero nato da Dio prende seriamente la battaglia, e attinge il potere da Dio per combatterla e vincerla con una fede perseverante. Questo è ciò che Dio promette. &amp;quot;Fedele è colui che vi chiama, ed egli farà anche questo&amp;quot;. (1 Tessalonicesi 5:24). L’incredulità come radice dell’ansia &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il testo di oggi ci illustra questo concetto con un riferimento a una specifica condizione maligna del cuore, precisamente, l’ansia. Fermati per un momento e rifletti su quante diverse azioni e attitudini peccaminose derivano dall’ansia. L’ansia per il lato economico può generare brama. Avidità, accaparramento e furto. L’ansia sul riuscire a portare a termine un compito può rendere irritabili, bruschi e scontrosi. L’ansia relativa alle relazioni può rendere estraniati, indifferenti e freddi verso gli altri. L’ansia sul come qualcuno può reagire nei nostri confronti può far si che si nasconda la verità e si menta sulle circostanze. Per cui, se l’ansia può essere conquistata, una moltitudine di peccati sarebbero sconfitti. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma qual’è la radice dell’ansia? E come può essere stroncata? Per rispondere dobbiamo andare al testo di Matteo 6 Qui Gesù quattro volte dice di non essere ansiosi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
#Versetto 25: &amp;quot;Perciò vi dico, non siate in ansia per la vostra vita&amp;quot;. &lt;br /&gt;
#Versetto 27: &amp;quot;E chi di voi può con la sua proccupazione aggiungere un ora sola alla durata della sua vita?&amp;quot;. &lt;br /&gt;
#Versetto 31: &amp;quot;Non siate dunque in ansia&amp;quot;. &lt;br /&gt;
#Versetto 34: &amp;quot; Non siate dunque in ansia per il domani&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il verseto che rende esplicita la radice dell’ansia e il 30: &amp;quot; Ora se Dio veste in questa maniera l’erba dei campi che oggi è, e domani è gettata nel forno, non farà molto di più per voi, o gente di poca fede?&amp;quot;. In altre parole Gesù dice che la radice dell’ansia è la mancanza di fede nel nostro Padre Celeste. Se l’incredulità prende il sopravventi nei nostri cuori, uno dei risultati è l’ansia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Così quando in Ebrei è scritto, &amp;quot; Badate, fratelli, che non ci sia in nessuno di voi un cuore malvagio e incredulo&amp;quot;, include questo significato: &amp;quot; Badate fratelli, che non ci sia in nessuno di voi un cuore ANSIOSO e incredulo.&amp;quot; L’ansia è una delle condizioni malvage del cuore che proviene dall’incredulità. Troppa ansia, dice Gesù, proviene dall’avere poca fede. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Due tipi di risposte turbate a questa verità''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora posso pensare a due tipi di risoste turbate a questa verità. Lasciate che vi dica qui e quindi aggiungere risposte bibliche prima di procedere con la battaglia contro l’incedulità derivata dall’ansia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''1. &amp;quot;Questa non è una Buona Notizia&amp;quot;!''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una risposta reciterebbe così: questa non è una Buona Notizia! Infatti è oltremodo scoraggiante apprendere che quella che credevo essere una semplice conflittualità con una disposizione ansiosa è di fstto una lotta molto più profonda con quelle che riesco a credere su Dio o meno. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora la mia risposta è sia si assenso che di dissenso. Supponiamo che tu abbia avuto dolore allo stomaco, usando medicinali e diete di ogni tipo, senza risultato. Poi supponiamo che dopo una visita di routine il tuo medico ti dica che hai un tumore all’intestino. Sarebbe uan buona notizia? Con enfasi si risponde di no! E io sono d’accordo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma lasciate che vi chieda ancora la stessa domanda posta in un altro modo: Sei felice che il dottore ha scoperto il tumore quando è ancora curabile, e che può essere davvero trattato con successo? Rispoderesti si, sono molto contento che il medico è arrivato al punto del problema. E sono di nuovo d’accordo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Così la notizia di avere un tumore non è buona perchè avere un cancro è buono. E’ buona perchè si sa che è qualcosa di realmente negativo e che può essere curata efficacemente. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco com’è imparare che il vero problema dietro l’ansia è l’incredulità verso le promesse di Dio. Non è un buon notizia perchè il cancro dell’incredulità è buono. E’ buona perchè è buono sapere COSA E’ DAVVERO SBAGLIATO, specialmente perchè l’incredulità può essere trattata in modo assolutamente efficace dal nostro grande medico. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Voglio così precisare che scoprire la connessione tra la nostra ansia e la nostra incrtedulità è infatti una notizia molto buona, perchè è l’unica via per combattere la battaglia contro la vera causa del nostro peccato e ottenere la vittoria che Dio ci dona attraverso la terapia della sua Parola e del suo Spirito. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''2. &amp;quot;Come posso avere davvero la certezza?&amp;quot;''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
C’è un’altra possibile risposta alla verità che la nostra ansia è radicata nell’incredulità delle promesse di Dio, e cioè: Devo avere a che fare con sentimenti ansiogeni quasi ogni giorno, quindi mi sento come se la mia fede in Dio dev’essere totalmente inadeguata. Mi chiedo perciò se posso avere una certezza concreta di essere davvero salvato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Non avere fede – Avere attacchi sulla propria fede''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La mia risposta a questa preoccupazione è questa: supponi di essere inuna corsa automobilistica e il tuo avversario che non vuole che tu finisca la gara lanci fango sul tuo parabrezza. Il fatto che si perda temporaneamente la visione dell’obiettivo e si inizi a sbandare non significa che tu debba abbandonare la gara. E certamente non significa che tu sia sulla pista sbagliata. Altrimenti l’avversario non ti disturberebbe affatto. Ciò che significa e che dovresti pulire il parabrezza e far funzionare i tergicristalli. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La Testimonianza della Scrittura''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il Salmo 56:3 dice &amp;quot;Nel giorno della paura io confido in te&amp;quot;. Nota: non dice &amp;quot;Non avrò mai problemi con la paura&amp;quot;. La paura colpisce e la battaglia ha inizio. Così la Bibbia non sostiene che i veri credenti non avranno ansietà. Invece ci dice come combatterle quando colpiscono. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ad esempio, 1 Pietro 5:7 dice &amp;quot;Gettate su di Lui ogni vostra preoccupazione, perché Egli ha cura di voi&amp;quot;. NON dice che non proverai mai ansietà da gettare su Dio. Dice invece che quando il fango schizza sul tuo parabrezza e perdi momentaneamente la visione della strada e inizi a sbandare in preda all’ansia, avvia il tergicristalli e fai zampillare acqua su di esso. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Per chi lotta quotidianamente contro l’ansia''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A chi deve affrntare l’ansia ogni giorno dico: è più o meno normale. Il punto è come l’affronti. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E la risposta a questo punto è: la affronti combattendo l’incredulità. E combatti l’incredulità meditando sulla Parola di Dio e domandando l’aiuto del Suo Spirito. I tergicristalli sono la promessa di Dio che ripuliscono il fango dell’incredulità. E il fluido dei tergicristalli è l’aiuto dello Spirito Santo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Senza l’opera ammorbidente dello Spirito Santo I tergiscristalli della Parola strisciano semplicemente sulla massa accecante dell’incredulità. Entrambi sono necessari—lo Spirito e la Parola. Leggiamo le promesse di Dio e preghiamo per l’aiuto del Suo Spirito. E mentre il parabrezza va pulendosi possiamo intravedere la liberazione che Dio ha pianificato per noi (Geremia 29:11), la nostra fede aumenta e gli sbandamenti dell’ansia si attenuano. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Vincere l’ansia combattendo l’incredulità''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In conclusione userò alcuni esempi di come combattere l’incredulità vince l’ansia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il modello di Gesù e Paolo &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In Matteo 6:30 abbiamo un esempio di ansia relativamente al cibarsi e vestirsi. Persino nel nostro paese col suo esteso sistema di stato sociale, l’ansia relativa alle condizioni econimiche e sulla casa può essere molto intenso. Ma Gesù nel versetto 30 dice che questo è dovuto all’incredulità: &amp;quot;O gente di poca fede&amp;quot;. E allo stesso modo questo paragrafo contiene almeno una mezza dozzina di promesse per combattere tale incredulità. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ad esempio alla fine del versetto 32 dice &amp;quot;il Padre vostro celeste sa che avete bisogno di tutte queste cose. Cercate prima il regno e la giustizia di Dio, e tutte queste cose vi saranno date in più&amp;quot;. Questa è una promessa spettacolare. In ogni cosa che fai a casa o sul lavoro metti prima I propositi di Dio, e Lui provvederà a tutte le tue necessità della tua vita per la Sua gloria. Credi a quella promessa e l’ansia sulla situazione economica evaporerà al tepore della cura di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Paolo mise in pratica la promessa relativa ansia in Filippesei così: al versetto 4:6 dice proprio come Gesù, &amp;quot;Non angustiatevi di nlla, ma in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio in preghiere e suppliche&amp;quot;. E in 4:19 fa una promessa come Gesù, &amp;quot;Il mio Dio provvederà splendidamente a ogni vostro bisogno secondo le Sue ricchezze in Cristo Gesù&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Le ansietà che potremmo affrontare''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Seguiamo il modello di Gesù e Paolo. Combattiamo l’incredulità dell’ansia con le promesse di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
#Quando sono ansioso per qualche nuova inziativa rischiosa o meeting, combatto l’incredulità con la promessa: &amp;quot;Tu, non temere, perché io sono con te; non ti smarrire, perché io sono il tuo Dio; io ti fortifico, io ti soccorro, io ti sostengo con la destra della mia giustizia&amp;quot; (Isaia 41:10). &lt;br /&gt;
#Quando sono ansioso che il mio compito di cristiano sia inutile e vuoto, combatto l’incredulità con la promessa: &amp;quot;così è della mia parola, uscita dalla mia bocca: essa non torna a me a vuoto, senza aver compiuto ciò che io voglio e condotto a buon fine ciò per cui l'ho mandata&amp;quot; (Isaia 55:11). &lt;br /&gt;
#Quando sono ansioso di essere troppo debole per adempiere al mio compito, combatto l’incredulità con la promessa di Cristo: &amp;quot; La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza&amp;quot; (2 Corinzi 12:9), e &amp;quot;Siano duri quanto i tuoi giorni la tua forza&amp;quot;! (Deuteronomio 33:25). &lt;br /&gt;
#Quando sono ansioso sulle decisioni da prendere per il futuro, combatto l’incredulità con la promessa: &amp;quot; Io ti istruirò e ti insegnerò la via per la quale devi camminare; io ti consiglierò e avrò gli occhi su di te&amp;quot; (Salmo 32:8). &lt;br /&gt;
#Quando sono ansioso per dover affrontare degli opponenti, combatto l’incredulità con la promessa: &amp;quot;Se Dio è per noi chi sarà contro di noi&amp;quot;! (Romani 8:31). &lt;br /&gt;
#Quando sono ansioso temendo di star male, combatto l’incredulità con la promessa che &amp;quot; l'afflizione produce pazienza, la pazienza esperienza, e l'esperienza speranza. Or la speranza non delude&amp;quot; (Romani 5:3–5). &lt;br /&gt;
#Quando sono ansioso di invecchiare, combatto l’incredulità con la promessa: &amp;quot; Fino alla vostra vecchiaia io sono, fino alla vostra canizie io vi porterò; io vi ho fatti, e io vi sosterrò; sì, vi porterò e vi salverò&amp;quot;. (Isaia 46:4). &lt;br /&gt;
#Quando sono ansioso riguardo alla morte, combatto l’incredulità con la promessa che &amp;quot;Nessuno di noi infatti vive per sé stesso, e nessuno muore per sé stesso; perché, se viviamo, viviamo per il Signore; e se moriamo, moriamo per il Signore. Sia dunque che viviamo o che moriamo, siamo del Signore. Poiché a questo fine Cristo è morto ed è tornato in vita: per essere il Signore sia dei morti sia dei viventi&amp;quot;. (Romani 14:7-9). &lt;br /&gt;
#Quando sono ansioso di poter far naufragio in quanto alla fede e di perdere Dio, combatto l’incredulità con la promessa: &amp;quot; E ho questa fiducia: che colui che ha cominciato in voi un'opera buona, la condurrà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù &amp;quot; (Filippesi 1:6). &amp;quot;Fedele è colui che vi chiama, ed egli farà anche questo&amp;quot; (1 Tessalonicesi 5:24). &amp;quot;Perciò egli può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio, dal momento che vive sempre per intercedere per loro&amp;quot; (Ebrei 7:25).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ieri poi, quando Rob e Gail si sono sposati, hanno stampato le promesse di Dio sul matrimonio nei volantini nuziali. Grazie a questi combattono e combatteranno l’ansia delle incognite del matrimonio: &amp;quot; Il SIGNORE cammina egli stesso davanti a te; egli sarà con te; non ti lascerà e non ti abbandonerà; non temere e non perderti di animo &amp;quot; (Deuteronomio 31:8). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per cui, nella vostra battaglia, vi esorto a prendere il libro di Dio, a chiedere l’aiuto dello Spirito Santo, a porre le promesse nel vostro cuore, e a continuare a lottare. E ricordate la promessa di Proverbi 21:31, &amp;quot; Il cavallo è pronto per il giorno della battaglia, ma la vittoria appartiene al SIGNORE&amp;quot;.&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 17 Aug 2009 16:27:29 GMT</pubDate>			<dc:creator>PagePush</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Combattere_l%E2%80%99incredulit%C3%A0_dell%E2%80%99ansia</comments>		</item>
		<item>
			<title>Ogni Carne Verrà a Prostrarsi</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Ogni_Carne_Verr%C3%A0_a_Prostrarsi</link>
			<description>&lt;p&gt;PagePush: Automated: copied from main site&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{ info | All Flesh Will Come and Worship}}''Ad Eccezione di Coloro Al Di Fuori'' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una Riflessione su Isaia 66:22-24&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Di tanto in tanto capita di imbattersi in alcuni passi delle Sacre Scritture in cui si parla del lavoro parsimonioso di Dio, in termini così vasti che sorge spontaneo domandarsi come essi possano adattarsi alla realtà del supplizio eterno. In altre parole, potrebbe sembrare che Dio prometta una tale e piena redenzione che non vi sia più spazio per l'inferno. Questi passi conducono alcuni verso l'universalismo, vale a dire la convinzione che tutti saremo salvati, sia che ciò avvenga al momento della nostra morte o che avvenga dopo aver passato un breve periodo all'inferno. Altri invece conducono alcuni verso l'annientamento, vale a dire la convinzione che non tutti vengono salvati, ma che al contempo stesso nessuno viene condannato all'inferno perché essi cessano di esistere se si ribellano contro Cristo.&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ho provato a dare delle argomentazioni approfondite, basate sulla Bibbia, su entrambi i punti di vista, nel libro &amp;quot;Le Nazioni Gioiscano&amp;quot; (Ass. Evangelica Passaggio, 2006, pp. 111-154). La testimonianza Biblica, nei confronti dell'eterna e cosciente miseria, per coloro i quali hanno represso la testimonianza della natura (Romani 1:18-20), o hanno rifiutato il vangelo (2 Tessalonicesi 1:8-9), è inevitabile. &amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gesù ci dona alcune tra le più importanti e decisive parole in Matteo 25:46, &amp;quot;Questi se ne andranno a punizione eterna, ma i giusti a vita eterna.&amp;quot; E Giovanni, l'apostolo dell'amore, ci dona una delle più forti parole riguardo all'eternità dell'inferno nell'Apocalisse 14:11. &amp;quot; Il fumo del loro tormento sale nei secoli dei secoli [eis aiōnas aiōnōn]. Chiunque adora la bestia e la sua immagine e prende il marchio del suo nome.&amp;quot;&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Di conseguenza, sarebbe utile trovare un passaggio nelle Sacre Scritture che ci chiarisca le idee sul come queste verità bibliche, fra le più tristi, possano trovarsi di fianco alle dichiarazioni di illimitata redenzione di Dio. Prendiamo in considerazione un esempio: Isaia 66:22-24. Per primo, notiamo che Isaia dice (nei versi 22-23) che il momento arriverà quando &amp;quot;ogni carne verrà a prostrasi&amp;quot; davanti a Dio.&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&amp;quot;Perciocché, siccome i nuovi cieli a la nuova terra che io farò, saranno stabili nel mio cospetto, dice il Signore; così ancora sarà stabile la vostra progenie, ed il vostro nome. Di novilunio in novilunio e di sabato in sabato, ogni carne verrà a prostrarsi dinanzi a me, dice il Signore.&amp;quot; &amp;lt;br&amp;gt;&amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Questa è il tipo di dichiarazione che ci lascia perplessi, perché non riusciamo a capire come sia possibile che essa vada d'accordo con il concetto di eterna punizione. Se &amp;quot;ogni carne&amp;quot; si prostrerà dinnanzi al Signore, allora chi è rimasto a non prostrarsi dinnanzi a Egli? Oh quanta attenzione dobbiamo prestare a certi punti quando leggiamo la Bibbia! Dobbiamo chiederci: Mi è davvero chiaro il concetto di ciò che Isaia, e ovviamente Dio, intendevano dire col termine &amp;quot;ogni carne&amp;quot;? Sembra come se Egli si riferisse a tutte le vite umane, ma è davvero così? Il prossimo verso (24) ci lascia stupefatti:&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&amp;quot;E quando gli adoratori usciranno, verranno i cadaveri degli uomini che si son ribellati a me; poiché il loro verme non morrà, e il fuoco non si estinguerà; e saranno in orrore ad ogni carne.&amp;quot;&amp;lt;br&amp;gt;&amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Questo ci riporta immediatamente indietro alle nostre errate concezioni del termine &amp;quot;ogni carne.&amp;quot; Pensavamo si riferisse a &amp;quot;tutti gli umani che esistono nell'universo.&amp;quot;, ma il Signore dice no, &amp;quot;ogni carne&amp;quot; sarà considerata quella parte della razza umana che è tormentata perchè &amp;quot;si sono ribellati contro di me.&amp;quot; Di conseguenza, il termine &amp;quot;ogni carne&amp;quot; non comprende tutti coloro i quali questo termine esprime.&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cito questo come esempio per far capire come a volte la Bibbia parla del lavoro di Dio nella redenzione. Dio sta facendo un lavoro globale, anzi a dire il vero un vero e proprio lavoro universale, di redenzione che si estende a tutte le razze, tribù, lingue, classi ed età. Quando avrà terminato il suo lavoro di salvezza, vi sarà una grande pienezza in essa. Ci sarà una nuova umanità con un secondo Adam a capo di essa (1 Coriziani 15:22, 45). Coloro i quali si &amp;quot;ribelleranno&amp;quot; contro il redentorio lavoro di Cristo, si troveranno al di fuori di &amp;quot;tutto.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Forse è per questo che Gesù ha fatto svariate volte allusioni in Isaia 66:24 quando ci avverte dell'inferno. Egli ha detto che coloro i quali hanno disdegnato il suo messaggio sono stati spediti all'inferno &amp;quot;dove il fuoco non si è spento&amp;quot; e gettati nel &amp;quot;buio più assoluto.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&amp;quot;E se l'occhio è la causa dei tuoi peccati, cavalo. Meglio è per te entrar con un occhio solo nel regno di Dio, che aver due occhi ed essere spedito all'inferno, dove il verme loro non muore e il fuoco non si spegne. (Marco 9: 47) &amp;quot;I figli del regno saranno gettati nel buio più assoluto. Qui vi sarà il pianto e lo stridor dei denti.&amp;quot; (Matteo 8:12, cfr. 22:13, 25:30).&amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Nessun altro all'infuori di Gesù utilizza il termine &amp;quot;buio assoluto.&amp;quot; E' il modo con cui Gesù dice: Quando il mio lavoro redentorio sarà completo, e il nuovo mondo sarà interamente istituito (cfr. ''palingenesi'', Matteo 19:28), l'abbondanza di &amp;quot;ogni carne&amp;quot;, intesa come l'insieme della nuova umanità e la sua gloriosa pienezza in Cristo, sarà li e colori i quali avranno rifiutato il regno si troveranno &amp;quot;al di fuori&amp;quot; di esso. Essi non esisteranno all'interno del nuovo mondo. La loro esistenza e il loro pianto, nonché il loro stridor dei denti, si troveranno su un'altra dimensione della realtà. Di conseguenza, non sarà possibile per loro, in nessun modo, sminuire il senso di pienezza, interezza e abbondanza dei nuovi paradisi e della nuova Terra, dove tutto è luce e gioia e pace. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando ho finito di leggere e riflettere su questi aspetti, ho pregato, &amp;quot;Oh Dio, concedimi di sentire l'importanza dei miei peccati. Concedimi di sentirmi non degno della tua grazia. Concedimi di tremare dinnanzi alla verità dell'inferno. Liberami da tutti i pensieri altezzosi, dall'esaltazione della mia intelligenza, da tutte le inutili preoccupazioni, tutto è rivolto verso le piacevoli persone del tuo sacro altare. Apri il mio cuore e i miei occhi per vedere e sentire la meraviglia della tua grazia divina, e l'infinto valore di Cristo e della sua obbedienza spinta dall'amore, persino dalla morte in croce. Ti ringrazio, Padre. Grazie. Rendimi a qualsiasi costo strumento della tua grande salvezza. Nel nome di Gesù. Amen.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sto vicino all'orlo del precipizio, sicuro, &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pastore John&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 17 Aug 2009 16:27:19 GMT</pubDate>			<dc:creator>PagePush</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Ogni_Carne_Verr%C3%A0_a_Prostrarsi</comments>		</item>
		<item>
			<title>Consigli per i Pastori: Come aiutare la gente ad avvicinarsi a Dio</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Consigli_per_i_Pastori:_Come_aiutare_la_gente_ad_avvicinarsi_a_Dio</link>
			<description>&lt;p&gt;PagePush: Automated: copied from main site&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{ info | Advice to Pastors: How to Help Your People Be More Satisfied in God}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
#Amare Dio con tutto il cuore e tutta la vostra anima, mente e forza, anche quando siete con altre persone, poiché è contagioso. &lt;br /&gt;
#Amate gli altri con la forza della grazia di Dio. Ciò significa saper mostrare la bellezza di Cristo attraverso il suo amore per loro, nello stesso modo in cui voi amate loro. &lt;br /&gt;
#Raccontate la storia di coloro che sono stati catturati dalla bellezza e dalla gloria di Dio. Pare che il racconto di storie vere colpisca molto. &lt;br /&gt;
#Descrivere il valore di Dio—il suo valore, cantandone le lodi. &lt;br /&gt;
#Insegnare alla gente come pregare per la trasformazione dei proprio cuori, che significa, insegnar loro come pregare con i salmi, &amp;quot;Porta il mio cuore verso la Tua parola e non verso l’interesse personale&amp;quot;. &lt;br /&gt;
#Guidare la meditazione e le riflessioni sulla parola di Dio. La maggior parte della gente non sa come interpretare correttamente una parola o una frase della scrittura. Memorizzare una frase e ripeterla continuamente, analizzandola sotto diversi aspetti, valutandola e applicandola a diversi aspetti della vita quotidiana, pensando a possibili analogie. Attraverso questa meditazione il succo dei frutti comincia a sgorgare, risvegliando le papille gustative dell’anima. &lt;br /&gt;
#Mostrare alla gente come identificare nella Bibbia delle specifiche promesse da prendere in considerazione. Quando Paolo nei Romani 15:13 dice, &amp;quot;Possa il Dio delle speranze riempirvi di gioia e pace nella fede. . .&amp;quot;, evidenzia come la gioia e la pace si accrescono più ci affidiamo alle grandi e preziose promesse di Dio. Le gente deve quindi cercare più attentamente le promesse e tenerle a mente, richiamandole alla mente nel corso della giornata. &lt;br /&gt;
#Pregate per la vostra gente affinché i loro cuori siano teneri e aperti alle meraviglie del Signore. &lt;br /&gt;
#Aiutate la gente a spegnere il televisore. Ci sono poche cose nella nostra cultura che intorpidiscono tanto quanto la televisione. Anche le trasmissioni definite &amp;quot;buone” sono in gran parte banali e di bassa levatura, ben lontane dal favorire una profondo e vera capacità di apprezzare Dio. E se aggiungete e tutto ciò tutta la trafila di pubblicità ammalianti che accompagnano ogni programma, non c’è da stupirsi del perché così tanti Cristiani praticanti siano incapaci di avere pensieri elevati e provare emozioni profonde. &lt;br /&gt;
#Invitare la gente alla lettura di biografie religiose. Le narrazioni e i trionfi dei Cristiani che hanno conosciuto la gloria e la grandezza di Dio sono molto suggestive e rivelatrici. &lt;br /&gt;
#Insegnare alla gente come trasferire la loro gioia per le cose naturali alla gioia in Dio. Intendo dire che anche le persone più tristi e cupe hanno comunque una o due cose che danno loro gioia. Potrebbe essere la famiglia. Potrebbe essere una notte di cielo stellato nei boschi del nord. Oppure l’andare a pesca. Aiutate le persone in questo processo di trasposizione, quindi, di sintonizzarsi sulla frequenza &amp;quot;gioia&amp;quot; nella loro anima e trasferirla dal naturale al sovrannaturale attraverso la fede in Dio, creatore della famiglia, del cielo stellato, della pesca. Aiutateli a comprendere come le cose belle di questo mondo, quelle che fanno vivere emozioni positive, sono un dono di Dio e ne riflettono il carattere e la bontà. Se le persone sono capaci di apprezzare le cose naturali e semplici, allora con la grazia dello Spirito Santo possono arrivare a trasferire queste gioie e questi bei momenti ad un livello superiore, fino a scoprire la gioia in Dio. &lt;br /&gt;
#Invitate la gente al sacramento della confessione e alla rinuncia del peccato che rende sterili e incapaci di vero amore per Dio. &lt;br /&gt;
#Insegnate la necessità e il valore della sofferenza della vita Cristiana che porta alla rivelazione della gloria. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Queste sono alcune cose che potrebbero aiutare la vostra gente. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Credo che le cose più utili siano occuparsi della propria anima e ciò che porta noi alla gioia in Dio, per condividerle con gli altri. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che Dio vi benedica nella vostra missione di rivelazione della gioia in Dio alla vostra congregazione.&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 17 Aug 2009 16:27:14 GMT</pubDate>			<dc:creator>PagePush</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Consigli_per_i_Pastori:_Come_aiutare_la_gente_ad_avvicinarsi_a_Dio</comments>		</item>
		<item>
			<title>Amore Profuso</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Amore_Profuso</link>
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&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{ info | Abundant Love}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Amore Compiacente''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nella sua monumentale biografia di of Jonathan Edwards, George Marsden cita un passaggio tratto dalla Personal Narrative dello stesso Edwards: “Sin dal primo momento in cui arrivai in questa città [Northampton], percepii spesso una dolce sensazione di compiacimento di Dio alla vista della Sua gloriosa perfezione e dell’eccellenza di Gesù Cristo.Dio mi è apparso, un essere glorioso ed amorevole nella sua santità. La santità di Dio mi è sempre apparsa come il più amorevole dei suoi attributi.” (p. 112). &amp;lt;br&amp;gt;Se ci soffermiamo ad analizzare il linguaggio di Edwards, la sua scelta delle parole per descrivere la sua estasi nella gloria di Dio, osserviamo il suo accento cadere sulla dolcezza, amorevolezza ed eccellenza di Dio. Egli riferisce di percepire una sensazione di “dolce compiacimento” di Dio. Cosa significa? Non è forse il termine ''compiacimento ''una parola che utilizziamo per descrivere una certa arroganza, un restare sul proprio piedistallo, una sorta di pigra indolenza che conduce ad una superficiale specie di soddisfazione&amp;amp;nbsp;? Forse. Ma qui noi vediamo un vivido esempio di come le parole a volte possano cambiare il loro significato nel corso del tempo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ciò che Edwards intendeva con “dolce compiacimento” non aveva nulla a che vedere con la contemporanea dose di arroganza. Piuttosto, ha a che fare con un senso di piacere. Questo “piacere” non deve essere stupidamente inteso in un senso edonistico o sensuale, ma piuttosto in un gradimento di ciò che sta ricreando l’anima in maniera suprema. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le radici di questa accezione di “compiacimento” sono tracciate dall’ Oxford English Dictionary (vol. 3), dove il primo significato fornito è “il fatto o lo stato di essere allietati da una cosa o una persona; tranquilla beatitudine o soddisfazione per qualcosa o qualcuno.” Le referenze riportate per questo impiego del termine appartengono a John Milton, Richard Baxter e J.Mason. Mason è citato, “Dio non può compiacersi se non di coloro che gli rassomigliano”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ho lavorato sul primo impiego del termine ''compiacimento ''in Inglese, poiché esso viene utilizzato in maniera cruciale nella lingua della teologia storica ortodossa. Quando parliamo dell’amore di Dio, distinguiamo tre tipi di tale amore – l’amore benevolente, l’amore beneficente e l’amore compiacente. La ragione di questa distinzione è da rilevare nei differenti modi in cui Dio ama tutte le persone, da un lato, e nel modo speciale in cui Egli ama il Suo popolo, i redenti. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Amore benevolente''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
''Benevolenza'' deriva dal prefisso latino ''bene'', che significa “bene” o “buono” e la sua radice dalla parola volere. Le creature che esercitano la facoltà di ''volere'' compiendo delle scelte sono definite creature volitive. Sebbene Dio non sia una creatura, è un essere volitivo dal momento che ha anche la facoltà di esercitare la propria volontà. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Conosciamo tutti il racconto di Luca sulla natività di Gesù nel quale la folla pregante Dio dichiara: “Gloria a Dio nell’alto dei cieli. E pace in terra, agli uomini di buona volontà” (Luca, 2:8-14 Nuova Bibbia di Re Giacomo). Sebbene taluni sostengano che la benedizione sia data agli uomini di buona volontà, il significato fondamentale è lo stesso. L’amore benevolente è la qualità della buona volontà nei confronti degli altri. Il Nuovo Testamento è pieno di riferimenti alla buona volontà di Dio nei confronti di tutta l’umanità, perfino nel peccato. Considerato che Satana è un essere malevole (colui che custodisce la cattiva volontà verso di noi e verso Dio), non si può mai propriamente dire di Dio che Egli sia malevole. Egli non ha cattiveria nella Sua purezza, non c’è malvagità nelle Sue azioni. Dio non “trae soddisfazione” dalla morte dei peccatori – anche quando la decreta. I suoi giudizi sul maligno sono fondati sulla Sua correttezza, non dettati da qualche distorta perfidia del Suo carattere. Come un giudice terreno si dispiace quando condanna il colpevole, così Dio gioisce nell’imparzialità, ma non si rallegra del dolore di coloro che vengono giustamente puniti. &amp;lt;br&amp;gt;Questo amore benevolente, o buona volontà, si estende a tutte le persone senza distinzione. Dio ama, in questo senso, perfino i dannati. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Amore beneficente''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo tipo di amore, l’amore beneficente, è strettamente collegato all’amore benevolente. La differenza tra benevolenza e beneficenza è la differenza tra temperamento ed azione. Ci si può sentire ben disposti nei confronti di qualcuno, ma la buona volontà può rimanere nascosta sino a quando o senza che non sia manifestata da una qualche azione. Spesso associamo la beneficenza con atti di compassione o carità. Notiamo qui che la parola “carità” è spesso impiegata come sinonimo di amore. Intesi nel senso della beneficenza, gli atti di carità sono atti di amore beneficente. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gesù enfatizzava questo aspetto dell’amore di Dio nei suoi insegnamenti su coloro che beneficiano della provvidenza divina: “Avete sentito che vi fu detto, «amate il vostro prossimo ed odiate i vostri nemici». Ma io vi dico, amate i vostri nemici, benedite coloro che vi perseguitano, fate del bene a coloro che vi odiano e pregate per coloro che con cattiveria vi usano e vi discriminano affinché possiate essere figli del vostro Padre in Paradiso; perché è Lui che fa sorgere il sole sul male e sul bene e cadere la pioggia sui giusti e sui disonesti. Perché se tu ami coloro che tu amano, che riconoscenza hai?” (Matteo, 5:43 e segg. Nuova Bibbia di Re Giacomo). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In questo passaggio, Gesù insegna la pratica di amare i propri nemici. E’ da notare che questo amore non è definito in termini di sentimenti caldi, confusi o gioiosi ma in termini di comportamento. In questo contesto, amore deve essere declinato nel verbo amare. Amare i propri nemici vuol dire essere amorevoli nei loro confronti. Implica far loro del bene. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sotto questo profilo, l’amore che dimostriamo è un riflesso dell’amore di Dio versoi Suoi nemici. A coloro che Lo odiano e Lo perseguitano, Egli mostra l’amore beneficente. La benevolenza di Dio (buona volontà) è dimostrata dalla Sua beneficenza (buone azioni). Il Suo sole e la Sua pioggia sono donati in maniera imparziale ai giusti ed ai disonesti. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vediamo quindi come l’amore benevolente di Dio ed il Suo amore beneficente siano universali. Essi si estendono all’intera umanità. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma qui risiede la principale differenza tra questi tipi di amore e l’amore compiacente di Dio. Il Suo amore compiacente non è universale, né incondizionato. Tristemente, oggigiorno, il carattere gloriosi di questo tipo di amore divino è abitualmente negato o oscurato dietro la cortina dell’universalità dell’amore di Dio. Per annunciare indiscriminatamente alle persone che Dio ama loro “incondizionatamente” (senza distinguere attentamente tra i tipi essenziali di amore divino) si rischia di promuovere un pericoloso falso senso di sicurezza nei destinatari del messaggio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’amore compiacente di Dio è la speciale gioia e piacere che Dio trae prima di tutto dal Suo unigenito Figlio. E’ Cristo colui che è amato dal Padre, supremamente; Egli è il Figlio del quale il Padre è “soddisfatto”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Attraverso l’adozione in Cristo, ogni credente condivide questo divino amore compiacente. Esso è l’amore provato da Giacobbe, ma non da Esaù. Questo amore è riservato ai redenti dei quali Dio gioisce – non perché ci sia qualcosa di intrinsecamente amorevole o gioioso in noi – ma perché noi siamo così uniti a Cristo, l’Amato dal Padre, che l’amore che il Padre ha per il Figlio si irraggia sino a noi. L’amore di Dio nei nostri confronti è piacevole e dolce per Lui – e per noi - come Jonathan Edwards comprese bene. &amp;lt;br&amp;gt;&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 17 Aug 2009 16:27:09 GMT</pubDate>			<dc:creator>PagePush</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Amore_Profuso</comments>		</item>
		<item>
			<title>Un Segno: Uniti e Coraggiosi Nel Dono Della Sofferenza</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Un_Segno:_Uniti_e_Coraggiosi_Nel_Dono_Della_Sofferenza</link>
			<description>&lt;p&gt;PagePush: Automated: copied from main site&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{ info | A Sign: United and Fearless with the Gift of Suffering}}''Una riflessione sui Filippesi 1:27-30'' &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;Lascia soltanto che il tuo stile di vita sia degno del Vangelo di Cristo, cosicché nel caso io venga e vi veda, o se sono assente, io possa sapere di voi che siete saldi in un solo spirito, con la mente che lotta accanto al la fede nel Vangelo(28), spaventati in nulla dagli avversari.Questo è per loro un chiaro segno della propria distruzione e della vostra salvezza, e ciò da parte di Dio.&amp;amp;nbsp;(29) Perché a voi è stata concessa la grazia non solo di credere in Lui ma anche di soffrire per amor Suo, (30) sostenendo la stessa lotta che mi avete veduto sostenere e che ora sentite dire che io sostengo.&amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Al recente Ritiro di Preghiera ed Organizzazione del Personale Pastorale (9-10 gennaio) ho indotto una delle preghiere del mattino da questi versi. Il mio intento era triplice. In primo luogo, volevo rendere più profonda la nostra consapevolezza in qualità di staff che soffrire al servizio di Cristo è la nostra vocazione, anzi un dono di Dio. Secondo, volevo vedessimo che la sofferenza con armonia e coraggio per la causa del Vangelo è un segno.&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Terzo, volevo ispirarci ad unire le nostre spalle e lavorare fianco a fianco con tutta la nostra forza per la causa di Cristo e la gente di Betlemme nel 2006. Unisciti a noi nel vedere queste cose.In primo luogo, soffrire al servizio di Cristo è un dono di Dio e parte della nostra vocazione pastorale.&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
(29) “Perché a voi è stata concessa la grazia non solo di credere in Lui ma anche di soffrire per amor Suo”. Questo verso dice che la fede e la sofferenza sono doni di Dio. E l’enfasi cade sul dono della sofferenza: è “non solo dato a voi di credere ma anche di soffrire.” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ciò è detto ai comuni credenti. Quindi riguarda anche noi che siamo pastori. Parte della nostra vocazione come Cristiani consiste nel credere e nel soffrire al servizio di Cristo. A maggior ragione nella nostra vocazione come guide. Come (2) Corinti 1:6 dice, “Se siamo afflitti, è per vostra consolazione e salvezza; e se siamo consolati, è per il vostro bene”. Questa era la prima cosa che volevo vedessimo. La sofferenza è la nostra vocazione, il nostro dono da Dio. Non è un flagello. E’ un dono. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo, quando noi sopportiamo questa sofferenza con armonia e coraggio, è un segno. Guardate all’armonia ed al coraggio dei Filippesi nei Versi 27-28. Loro “sono saldi in un unico spirito la mente che lotta accanto alla fede nel Vangelo(28), spaventati in nulla dagli avversari.&amp;lt;br&amp;gt;Questo è un chiaro segno per essi (gli avversari) della propria distruzione e della vostra salvezza, e ciò da parte di Dio.” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’armonia è enfatizzata nelle espressioni “uno stato d’animo” e “uno spirito” e “ lottare fianco a fianco”. Il coraggio è enfatizzato nell’espressione “spaventati in nulla.”&amp;lt;br&amp;gt;Il fatto che questa armonia ed il coraggio sono a dispetto della sofferenza si vede prima di tutto nella parola “vostri avversari” e poi nel fatto che questo verso è supportato (vedere la parola “per”) dal passo seguente che dice “Perché vi è stato concesso...di soffrire per il Suo intento”. In altre parole: “ Siate uniti e coraggiosi davanti ai vostri avversari perché la vostra fede e sofferenza sono un dono di Dio.” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E tutto ciò si dice sia “un segno”. Cioè, la vostra armonia ed il coraggio a dispetto della sofferenza sono un segno della distruzione dei vostri avversari e della vostra salvezza. La verità e la gloria di Cristo si manifestano nella vostra armonica e coraggiosa sofferenza per la causa di Cristo. Questo è il nostro grande obiettivo come staff e come chiesa: mostrare il segno della suprema verità di Cristo e del suo valore nel mondo. Tutti i nemici del Vangelo saranno distrutti e quelli che abbracceranno questa verità saranno salvati. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Infine, ho chiamato il personale a mettersi all’opera insieme ed a lottare fianco a fianco. Ho scritto questa frase sulla lavagna, sunathlountes te pistei tou euangeliou. Si può vedere nella prima parola greca l’inglese “atleta”. Il prefisso sun significa insieme. E’ tradotto come “lottare insieme”. Così ci ho sfidati ad esercitare la forza atletica e la determinazione, spalla a spalla, fianco a fianco, nel 2006. Ciò renderà la nostra sofferenza sopportabile, bellissima e fruttuosa. Diventerà un segno. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pregate per noi. Amiamo il nostro lavoro. Noi ci impegnamo al massimo per il vostro bene e per la gloria di Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
''Pastore John, per tutto il personale pastorale.''&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 17 Aug 2009 16:27:04 GMT</pubDate>			<dc:creator>PagePush</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Un_Segno:_Uniti_e_Coraggiosi_Nel_Dono_Della_Sofferenza</comments>		</item>
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