<?xml version="1.0"?>
<?xml-stylesheet type="text/css" href="http://it.gospeltranslations.org/w/skins/common/feed.css?239"?>
<rss version="2.0" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/">
	<channel>
		<title>Libri e Sermoni Biblici - Contributi utente [it]</title>
		<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Speciale:Contributi/Mollymullery</link>
		<description>Da Libri e Sermoni Biblici.</description>
		<language>it</language>
		<generator>MediaWiki 1.16alpha</generator>
		<lastBuildDate>Tue, 07 Apr 2026 04:22:24 GMT</lastBuildDate>
		<item>
			<title>Ingrandire Dio con il Denaro</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Ingrandire_Dio_con_il_Denaro</link>
			<description>&lt;p&gt;Mollymullery: Creata pagina con '{{info|Magnifying God with Money}}  &amp;lt;blockquote&amp;gt; '''Luca 12:32-34''' &amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt; Non temere, piccolo gregge, poiché tuo Padre ha scelto volentieri di darti il suo ...'&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|Magnifying God with Money}} &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
'''Luca 12:32-34'''&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Non temere, piccolo gregge, poiché tuo Padre ha scelto volentieri di darti il suo regno. (33) Vendete i vostri beni e fatene elemosina; fatevi delle borse che non invecchino, un tesoro inesauribile nei cieli, dove ladro non s’avvicina né tignola distrugge. (34) Poiché dov’è il tuo tesoro, sarà lì anche il tuo cuore.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
L’intima essenza dell’adorazione è l’amore di Dio come infinitamente prezioso e al di sopra di tutto. Le forme esteriori dell’adorazione sono gli atti che dimostrano quanto amiamo Dio. Perciò tutta la vita implica adorazione perché Dio dice ciò che dobbiamo mangiare o bere o cosa fare - tutta la vita – fare tutto per dimostrare quanto sia preziosa per noi la gloria di Dio (1 Corinzi 10:31). Il denaro e le cose materiali sono una parte importante della vita, e quindi Dio vuole che essi siano una parte importante dell’adorazione – dal momento che tutta la vita deve essere venerata. Così la maniera in cui si venera il proprio denaro ed i propri averi è donandoli e usandoli e perdendoli in modo tale da mostrare quanto si ama Dio – non il denaro. È questo l’argomento del precedente testo. E quindi in realtà è un testo sull’adorazione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Adesso c’è un luogo per un’adorazione collettiva – ciò che noi facciamo insieme la domenica mattina. E le stesse definizioni si tengono qui come in ogni altro luogo: l’essenza dell’adorazione qui è l’intimo amore di Dio come infinitamente prezioso. E le forme dell’adorazione sono i gesti che esprimono quest’intimo amore di Dio (predicando e ascoltando la parola di Dio, pregando, donando, condividendo la Cena del Signore, e così via). Uno di questi atti di amore e di adorazione collettiva qui a Betlemme è ciò che chiamiamo “l’offerta” – un punto vicino al centro della nostra adorazione collettiva dove noi rendiamo lode con il nostro denaro, togliendolo dalle nostre mani e dalle nostre banche, e affidandolo alla missione e al ministero di Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi, quest’atto particolare di venerazione nella cerimonia di culto collettiva, è una piccola parte del disegno più ampio di adorazione con i nostri soldi, che facciamo ogni giorno nel nostro modo di guadagnare e spendere e risparmiare e donare il nostro denaro. Il testo di oggi, Luca 12:32-34, ha a che fare con il grande modello di come noi rendiamo lode con il nostro denaro, e quindi si riferisce implicitamente anche a cosa facciamo con i nostri soldi in un’adorazione collettiva. Diamo quindi un’occhiata ad alcuni dei punti più importanti in questo testo, e applichiamoli alle nostre vite in generale e al nostro regalare in particolare. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Non Abbiate Paura''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il primo punto del testo (nel versetto 32) è che Dio ci chiede di non aver paura quando si tratta di soldi e di cose materiali. Non preoccupatevi, non abbiate paura. “Non temere, piccolo gregge, poiché tuo Padre ha scelto volentieri di darti il suo regno”. Ma c’è un altro modo, che va più in profondità, per chiarire il punto. Il motivo per cui Dio vuole che noi non abbiamo paura riguardo al denaro e ai beni materiali è perché ciò sarebbe ingrandire cinque grandi cose su di lui. Non essere spaventati enfatizzerebbe quanto amiamo queste cinque cose di Dio. In altre parole, non aver paura diventerebbe un bellissimo atto interiore d’adorazione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In primo luogo, non essere spaventati dimostra che amiamo Dio come nostro Pastore. “Non temere, piccolo gregge”. Noi siamo il suo gregge e lui è il nostro Pastore. E se lui è il nostro Pastore, allora il Salmo 23 mette in evidenza: “Il signore è il mio Pastore, non manco di nulla”- che vuol dire, non mi manca nulla di cui abbia realmente bisogno. Il non temere esalta la preziosità del nostro Pastore. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In secondo luogo, non aver paura dimostra che amiamo Dio come nostro Padre. “Non temere, piccolo gregge, poiché tuo Padre ha scelto volentieri di darti il suo regno”. Non solo siamo il suo gregge; siamo anche suoi figli, e lui è nostro Padre. Il significato di ciò è evidente nel versetto 30, “Tutte queste cose son le genti del mondo che le ricercano; ma il Padre vostro sa che ne avete bisogno.” In altre parole, vostro Padre ci tiene davvero e conosce realmente ciò di cui avete bisogno e lavorerà per voi per esser certo che abbiate ciò che per voi è necessario. (Attenzione a dettare a Dio ciò che pensate che sia il “bisogno” al posto di imparare cosa lui pensa che sia il “bisogno”!). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In terzo luogo, non aver paura dimostra che amiamo Dio come Re. “Non temere, piccolo gregge, poiché tuo Padre ha scelto volentieri di darti il suo regno”. Lui può darci il “regno” poiché è il Re. Questo aggiunge un enorme elemento di potere a colui che provvede a noi. “Pastore” sottintende protezione e provviste. “Padre” sottintende amore e tenerezza e autorità e provviste e guida. “Re” sottintende potere e sovranità e ricchezza. Perciò se ci fidiamo di Dio come Pastore e Padre e Re, e non siamo spaventati dal denaro e dalle cose materiali allora dimostreremo quanto Dio è vero e prezioso per noi in tutti questi modi. Dio sarà adorato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In quarto luogo, non aver paura dimostra quanto Dio è libero e generoso. “Non temere, piccolo gregge, poiché tuo Padre ha scelto volentieri di darti il suo regno”. Notate, lui dà il regno. Non vende il regno o affitta il regno o noleggia il regno. Lui lo dà. È infinitamente ricco e non ha bisogno dei nostri pagamenti. Tutto ciò che potremmo cercare di donargli sarebbe già suo in ogni caso. “Che hai tu che non hai ricevuto?” (1 Corinzi 4:7). Quindi Dio è generoso e libero con la sua bontà. E questo è ciò che enfatizziamo di lui quando non abbiamo paura, ma affidiamo a lui le nostre esigenze. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Infine, non aver paura dimostra che amiamo Dio come gioia. “Non temere, piccolo gregge, poiché tuo Padre ha scelto volentieri di darti il suo regno”. È un “beneplacito”. È un “piacere” per lui darvi il regno. Vuole farlo. Farlo lo rende felice. Nessuno di noi ha un padre simile – che ama donarci le cose, chi è felice dando piuttosto che avendo. Ma questo non importa, perché adesso potete avere un tale Padre, e Pastore, e Re. Fidatevi di lui come vostro Padre attraverso l’opera riconciliatrice di Gesù, e lo ritroverete ad essere vostro Padre. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi il primo punto di questo testo è che dobbiamo amare Dio come nostro Pastore e Padre e Re, che lui è generoso e felice nel darci il regno di Dio – darci il cielo, darci la vita e la gioia eterna, e qualsiasi cosa della quale abbiamo bisogno per arrivarci. Se amiamo Dio in questo modo – se ci fidiamo di lui – saremo senza paura e Dio sarà lodato. Questa è la base di tutto il resto di questo testo e sermone. Ciò che succederà è possibile grazie a questa promessa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Un Impulso Verso La Semplicità Piuttosto Che L’Accumulazione''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il secondo punto è: fidarsi di Dio in questo modo porta un forte impulso verso la semplicità piuttosto che l’accumulazione. Versetto 33: “Vendete i vostri beni e fatene elemosina; fatevi delle borse che non invecchino, un tesoro inesauribile nei cieli, dove ladro non s’avvicina né tignola distrugge.” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Concentratevi per un attimo sulle parole, “Vendete i vostri beni”. A chi sta parlando? Il versetto 22 dà la risposta: “Allora Gesù disse ai suoi discepoli”. Ora queste persone nel complesso non erano ricche. Non possedevano molti averi. Ma lui dice ancora, “Vendete i vostri beni”. Non dice quanti beni vendere. Al governante ricco in Luca 18:22 Gesù ha detto, “Vendi tutto ciò che hai e donalo al povero, e avrai un tesoro in cielo. Poi vieni e seguimi”. Vendi tutti i tuoi beni. Quando Zaccheo ha incontrato Gesù, ha detto (Luca 19:8), “Ecco Signore! Qui e adesso do metà dei miei averi ai poveri, e se ho frodato qualcuno di qualcosa, gi renderò il quadruplo”. Così Zaccheo donò il cinquanta per cento dei suoi possedimenti. Negli Atti 4:37 è scritto, “Barnaba ha venduto un campo che possedeva e ha portato il denaro e lo ha messo ai piedi degli apostoli”. Così ha venduto almeno un campo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi la Bibbia non ci dice quanti beni vendere. Ma perché ci dice di vendere ogni possedimento? Dando l’elemosina – usando il vostro denaro per dimostrare amore per coloro che sono poveri e senza vangelo (la necessità della vita eterna) – è talmente importante che se non si dispone di liquidità da dare, bisogna vendere qualcosa in modo da poter fare donazioni. Ma pensiamo ora a cosa questo significa nel contesto. Questi discepoli non sono persone povere o ricche di denaro i cui soldi sono legati in obbligazioni o beni immobili. La maggior parte delle persone così’, infatti, possiede di solito risparmi abbastanza consistenti. Ma Gesù non dice, “Prendete parte dei vostri risparmi e fate l’elemosina.” Lui dice, “vendete qualcosa, e fate l’elemosina.” Perché? L’ipotesi più semplice è che questa gente ha vissuto vicino ai margini così che non ha denaro da dare e deve vendere qualcosa per poter fare delle donazioni. E Gesù voleva che queste persone si avvicinassero alla semplificazione, non all’accumulazione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Allora qual è il punto? Il punto è che nella vita Cristiana esiste un forte impulso verso la semplicità piuttosto che verso l’accumulazione. L’impulso deriva dall’amare Dio come Pastore e Padre e Re, più di quanto amiamo i nostri beni. E l’impulso è un forte impulso per due motivi. Uno è che Gesù ha detto, “quant’è difficile per i ricchi (letteralmente: coloro che possiedono ricchezze) entrare nel regno di Dio!!” (Luca 18:24). In Luca 8:14 Gesù dice che i ricchi “soffocano” la parola di Dio. Ma noi vogliamo entrare nel regno di Dio molto più immensamente di quanto desideriamo le cose materiali. E non vogliamo che la parola di Dio soffochi nelle nostre vite. Così c’è un forte impulso verso la semplicità piuttosto che verso l’accumulazione. L’altro motivo è che noi vogliamo che il valore di Dio sia manifestato al mondo. E Gesù qui ci dice che vendere i beni e fare l’elemosina è uno dei modi per dimostrare che Dio è realmente prezioso come Pastore, Padre e Re. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi, il secondo punto è che fidarsi di Dio come Pastore, Padre e Re porta un forte impulso verso la semplicità piuttosto che verso l’accumulazione. E questo porta l’adorazione dal posto intimo e nascosto del cuore verso azioni più visibili per la gloria di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Ingrandire il nostro Tesoro in Cielo, non sulla Terra''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il terzo punto di questo testo è che lo scopo del denaro è di ingrandire il nostro tesoro in cielo, non sulla terra. Di nuovo il versetto 33: “Vendete i vostri beni e fatene elemosina; fatevi delle borse che non invecchino, un tesoro inesauribile nei cieli, dove ladro non s’avvicina né tignola distrugge.” Qual è il collegamento fra la vendita di beni qui [sulla terra] in modo da poter soddisfare i bisogni degli altri (la prima parte del versetto), e l’accumulazione di tesoro in cielo per se stessi (alla fine del versetto)? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il collegamento sembra essere: il modo in cui si fanno le cinture porta denaro che non hanno buchi e il modo in cui si raggiungono i tesori in cielo che non mancano mai è di vendere i vostri possedimenti per soddisfare le esigenze degli altri. In altre parole, essere semplici per amore sulla terra ingrandisce la vostra gioia in cielo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non perdetevi questo punto veramente radicale. È il modo in cui Gesù pensa e parla tutto il tempo. Avere una mente rivolta al cielo fa una radicale differenza dell’amore in questo mondo. Le persone che sono più fortemente persuase che ciò che conta è il tesoro in cielo, non le grandi accumulazioni di denaro qui, sono le persone che sognano costantemente ai modi di semplificare ed essere utili, semplificare ed essere utili, semplificare ed essere utili. Loro daranno e daranno e daranno. E naturalmente lavoreranno e lavoreranno e lavoreranno, come Paolo dice in Efesini 4:28, “in modo che [essi] possano avere qualcosa da condividere con chi ha bisogno.” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il collegamento con l’adorazione è questo: Gesù ci ordina di accumulare tesoro in cielo, cioè, di massimizzare la nostra gioia in Dio. Dice che il modo per far questo è vendere ed essere semplici per amore degli altri. Così, motiva la semplicità e il servizio, con il nostro desiderio di massimizzare la nostra gioia in Dio. Che vuol dire che tutto il nostro utilizzo del denaro diventa una manifestazione di quanto gioiamo in Dio al di sopra dei soldi e delle cose materiali. E questa è l’adorazione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Il Vostro Cuore Si Sposta Verso Ciò Che Amate''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora l’ultimo punto del testo questa mattina è: il vostro cuore si sposta verso ciò che amate, e Dio desidera che andiate verso di lui. Versetto 34; “Poiché dov’è il tuo tesoro, sarà lì anche il tuo cuore.” Questo è dato come il motivo per il quale dovremmo perseguire il tesoro in cielo che non manca mai: “Poiché dov’è il tuo tesoro, sarà lì anche il tuo cuore.” Se il vostro tesoro è in cielo dov’è Dio, allora è dove anche il vostro cuore dovrà essere. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora cosa dice in realtà questo versetto apparentemente semplice? Alla parola “tesoro” dò il significato di “l’oggetto amato”. E alla parola “cuore” dò il significato di, “l’organo che ama.” Così leggete il verso in questo modo: “Dov’è l’oggetto amato, lì deve essere l’organo che ama.” Se l’oggetto che amate è Dio in cielo, il vostro cuore deve essere con Dio in cielo. Sarete con Dio. Ma se l’oggetto che amate è il denaro e le cose materiali sulla terra, allora il vostro cuore deve essere sulla terra. Sarete sulla terra, lontano da Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo è quello che Gesù intende in Luca 16:13 quando ha detto, “Nessun domestico può servire due padroni; perché o odierà l’uno e amerà l’altro, o si dedicherà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e il denaro.” Servire il denaro è amare il denaro e perseguire tutti i benefici che il denaro può dare. Il cuore segue il denaro. Ma servire Dio significa amare Dio e perseguire tutti i benefici che Dio dà. Il cuore segue Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E questa è l’adorazione: il cuore sta amando Dio e cerca lui come il tesoro al di sopra di tutti i tesori. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''L’Offerta Un’Atto Di Adorazione''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chiudo mettendo semplicemente in relazione questi quattro punti all’atto collettivo dell’adorazione che noi chiamiamo “l’offerta”. Questo momento e quest’atto nel nostro servizio sarà adorazione per voi, indipendentemente dalla quantità – dalla povera vedova alle migliaia di miliardari – se donando dite dal cuore: 1) io qui mi fido di te, Dio, come mio sereno, generoso Pastore, Padre e Re, così che non avrò paura quando avrò meno denaro per me stesso provvedendo alle necessità degli altri; 2) io qui resisto all’incredibile pressione della nostra cultura di accumulare sempre di più e affido il mio destino all’impulso della semplicità per amore degli altri; 3) io qui metto da parte il tesoro in cielo e non sulla terra così che la mia gioia in Dio sarà massimizzata per sempre; e 4) con quest’offerta dichiaro che poiché il mio tesoro è in cielo, il mio cuore segue Dio.&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 15:05:29 GMT</pubDate>			<dc:creator>Mollymullery</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Ingrandire_Dio_con_il_Denaro</comments>		</item>
		<item>
			<title>Amore Meraviglioso</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Amore_Meraviglioso</link>
			<description>&lt;p&gt;Mollymullery: Creata pagina con '{{info|Amazing Love}}   L'amore di Cristo per noi nell'atto di morire fu cosciente come la sua sofferenza fu intenzionale. “Da questo abbiamo conosciuto l'amore: Egli ha dato l...'&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|Amazing Love}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'amore di Cristo per noi nell'atto di morire fu cosciente come la sua sofferenza fu intenzionale. “Da questo abbiamo conosciuto l'amore: Egli ha dato la sua vita per noi&amp;quot; (Prima Lettera di Giovanni 3:16). Se egli avesse avuto intenzione di donare la sua vita, questo fu per noi. Era amore. “... Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano al mondo, li amò sino alla fine” (Giovanni 13:1). Ogni passo sulla strada del Calvario significava, “Vi amo.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perciò, sentire l'amore di Cristo nella sua ultima ora, aiuta a vedere quanto tutto questo fosse assolutamente intenzionale. Considerate i seguenti cinque modi di vedere l'intenzionalità di Cristo nell'atto di morire per noi. In primo luogo, notate cosa disse Cristo subito dopo che Pietro tentò di spaccare il cranio del servo ma ne tagliò solo l'orecchio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Allora Gesù gli disse: “Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che metteranno mano alla spada periranno di spada. Pensi forse che io non possa pregare il Padre mio, che mi darebbe subito più di dodici legioni di angeli? Ma come allora si adempirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?” (Matteo 26:52 - 54). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una cosa è da dire, cioè che i dettagli della morte di Gesù erano profetizzati nel Vecchio Testamento; questo è molto più che non dire che Gesù stesso stava facendo le proprie scelte per fare in modo che le Scritture si compissero. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo è ciò che Gesù disse di stare facendo in Matteo 26:54: “Potrei fuggire da questa miseria, ma allora, come si compirebbero le Scritture?” Non sto scegliendo una via d'uscita che potrei prendere perché conosco le Scritture. Conosco ciò che deve avvenire. È una mia scelta l’adempiere a tutto ciò che è stato profetizzato su di me nella Parola di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un secondo modo di vedere questa intenzionalità sta nelle espressioni ripetute di andare a Gerusalemme - proprio nelle fauci del leone: “Prendendo in disparte i Dodici cominciò a dir loro quello che sarebbe accaduto: «Ecco, noi saliremo a Gerusalemme e il Figlio dell'uomo sarà consegnato ai sommi sacerdoti e agli scribi: lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani. Essi lo scherniranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno e lo uccideranno. Ma dopo tre giorni risusciterà» (Vangelo secondo Marco 10:32-34). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gesù ha avuto un obiettivo su tutti: morire secondo le Scritture. Egli sapeva quando il tempo era vicino e il Suo volto divenne duro come la pietra: “Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato tolto dal mondo, si diresse decisamente verso Gerusalemme” (Vangelo Secondo Luca 9:51). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un terzo modo in cui possiamo vedere l'intenzionalità di Gesù a soffrire per noi è nelle parole che egli pronuncia attraverso la bocca del profeta Isaia: “Ho presentato il dorso ai flagellatori, la barba a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi” (Isaia 50:6). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Devo lavorare sodo con la mia immaginazione per ricordare quanta fermezza questo abbia richiesto. Gli esseri umani rifuggono dalla sofferenza. Rifuggiamo centinaia di volte di più quando la sofferenza è causata da persone ingiuste, abbiette, false, disoneste, arroganti. In ogni momento di dolore e umiliazione, Gesù scelse di non fare ciò che sarebbe stato immediatamente giusto. Egli ha presentato la schiena ai flagellatori. Ha presentato la sua guancia perché fosse schiaffeggiata. Ha presentato la sua barba affinché gliela strappassero. Ha offerto il suo visto affinché gli sputassero addosso. Ed egli face tutto questo per tutti coloro che gli procuravano dolore. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un quarto modo per vedere l'intenzionalità della sofferenza di Gesù è il modo in cui Pietro spiega come questo sia stato possibile. Egli disse: “Oltraggiato, non rispondeva agli oltraggi; e soffrendo non minacciava vendetta, ma rimetteva la sua causa a colui che giudica con giustizia” (Prima Lettera di Pietro 2:23). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gesù non gestì l'ingiustizia di tutto questo dicendo, &amp;quot;L'ingiustizia non conta,&amp;quot; ma rimettendo la sua causa a colui che giudica con giustizia. “Dio avrebbe visto che giustizia era stata fatta. Quella non era la chiamata di Gesù al Calvario e non è neppure la nostra chiamata più alta: &amp;quot;'A me la vendetta, sono io che ricambierò', dice il Signore&amp;quot; (Lettera ai Romani 12:19). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La quinta e forse la più chiara dichiarazione che Gesù fa per quanto riguarda la propria intenzione a morire si trova nel Vangelo secondo Giovanni 10:17-18: “Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita per poi riprenderla di nuovo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso. Ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo comando ho ricevuto dal Padre mio.” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La singolarità delle parole di Gesù sta nel fatto che egli sta agendo di sua spontanea volontà. Nessun semplice essere umano gli impone dei vincoli. Le circostanze non lo hanno raggiunto. Non è stato spazzato via dell'ingiustizia del momento. Ha il controllo della situazione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi, quando Giovanni dice, “ Da questo abbiamo conosciuto l'amore: egli ha dato la sua vita per noi” (Prima Lettera di Giovanni 3:16), dovremmo sentire l'intensità del suo amore per noi al punto tale da vedere la propria intenzione a soffrire e morire. Io prego affinché voi lo sentiate profondamente. E possa questa profonda esperienza di essere amati da Cristo avere i suoi effetti su di voi: “L'amore di Dio ci spinge... egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per sé stessi ma per colui che è morto e risuscitato per loro” (Seconda Lettera ai Corinzi 5:14–15).&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 14:45:28 GMT</pubDate>			<dc:creator>Mollymullery</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Amore_Meraviglioso</comments>		</item>
		<item>
			<title>Senza la fede</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Senza_la_fede</link>
			<description>&lt;p&gt;Mollymullery: Creata pagina con '{{info|Without Faith}}  &amp;lt;blockquote&amp;gt; Ebrei 11:6 &amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt; “Or senza fede è impossibile piacergli; poiché chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che ...'&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|Without Faith}} &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Ebrei 11:6&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
“Or senza fede è impossibile piacergli; poiché chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che ricompensa tutti quelli che lo cercano”.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Una semplice professione di fede non è sufficiente se vogliamo essere salvati. Dobbiamo non solo professare, ma possedere realmente la vera fede. Dobbiamo davvero avere fiducia in Dio con tutto il nostro cuore, l’anima, la mente e la forza. Una prova della nostra vera fede è che non indietreggiamo davanti a Cristo. Molti sosterranno di conoscere Cristo, ma poi l’abbandoneranno. Ma la vera fede è segnata dalla resistenza (Ebrei 10:36) che conserva le nostre anime e ci impedisce di abbandonarla definitivamente perché ci impedisce di sottrarsi, e quindi essere distrutti (v. 39). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel capitolo 11 delle Lettere agli Ebrei, troviamo esempi di questa vera fede. La vera fede crede che Dio ha creato il mondo dalle cose invisibili (v. 3). La vera fede offre i migliori aspetti della nostra vita a Dio (v. 4). La vera fede ci fa camminare secondo la volontà di Dio e ci fa credere in Lui anche quando non ci rivela cose in modo attivo (v. 5). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il versetto 5 ci dice che Enoch ha soddisfatto Dio attraverso la fede. Oggi il versetto 6 discute come la fede e soddisfare Dio sono correlati: “Or senza fede è impossibile piacergli; poiché chi si accosta a Dio deve credere che Egli è, e che ricompensa tutti quelli che lo cercano”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dovrebbe essere ovvio che non abbiamo speranza di soddisfare Dio se non per la nostra fede. Perché è solo la fede vera, come espresso nella nostra confessione, la fiducia e l'obbedienza che ci possono giustificare e ci danno speranza di essere giustamente legati al nostro Creatore (Giovanni 14:15-21; Giacomo 2:14-26). E se non siamo giustamente legati a Dio, non possiamo in alcun modo soddisfarlo. Possediamo questa fede solamente se Dio l’ha sovranamente data a noi come un dono, e possiamo esercitarla solamente come la grazia quando Dio cambia i nostri cuori (Ef 2:8). Tuttavia, noi siamo responsabili di esercitare il dono della fede una volta che è ci stato dato (Marco 1:15). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il versetto di oggi ci dice anche che non dobbiamo solo credere nell’esistenza di Dio, ma anche che egli ricompensa coloro che lo cercano. Questo non vuol dire che veniamo a Dio chiedendo una ricompensa, anche se ci è promessa. Piuttosto, riflette il fatto che Dio è preoccupato per il Suo popolo con cui, per sua grazia , ha assicurato un rapporto di alleanza e che Egli ricompensa volentieri coloro che lo cercano. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Infine, il versetto 6 ci dice che questo rapporto è disponibile perché noi &amp;quot;lo cerchiamo.&amp;quot; John Owen afferma che questa espressione si riferisce a colui che cerca diligentemente Dio, perché &amp;quot;una fede che non è diligente non è fede&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; '''Coram Deo''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cercate Dio diligentemente? Vi servite della preghiera, dello studio della Bibbia, del culto, e dei sacramenti del battesimo e della Cena del Signore? Vi svegliate la mattina decisi a cercare Dio, non importa gli ostacoli? Prendete un po’ di tempo oggi a perseguire la comunione con Dio, e chiedergli di aiutarvi a cercarlo con impegno costante. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Per uno studio più approfondito'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1 Cron. 28:9&amp;lt;br&amp;gt;Isa. 55:6–7&amp;lt;br&amp;gt;Matt. 6:33&amp;lt;br&amp;gt;Col. 3:1&amp;lt;br&amp;gt;Riv. 3:20&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 14:30:57 GMT</pubDate>			<dc:creator>Mollymullery</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Senza_la_fede</comments>		</item>
		<item>
			<title>Scritto sul Cuore</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Scritto_sul_Cuore</link>
			<description>&lt;p&gt;Mollymullery: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|Written on the Heart}} &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;“Io porrò le mie leggi nella loro mente, e le scriverò sui loro cuori, e sarò il loro Dio, ed essi saranno il mio popolo. (Ebrei 8:10)” &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
I profeti del Vecchio Testamento erano in attesa di una nuova alleanza che avrebbe rinnovato, completato, e superato la vecchia alleanza. Essi aspettavano la nuova alleanza poiché avrebbero compiuto la redenzione che Dio aveva promesso al Suo popolo e non miravano semplicemente alla redenzione come faceva la vecchia (alleanza). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alcuni all’interno del pubblico originario della Lettera agli Ebrei erano tentati di pensare che la nuova alleanza non sarebbe mai arrivata. Benché confessassero che Cristo era il Mediatore della nuova alleanza, alcuni pensavano di abbandonare quest’ammissione in favore di quella vecchia. Quindi, l’autore degli Ebrei ha scritto per ricordare al suo pubblico della grandezza della nuova alleanza che si era realizzata nella persona e nell’opera di Gesù Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel capitolo 8, l’autore cita una promessa prolissa del profeta Geremia riguardo la nuova alleanza. Queste parole ci ricordano che la vecchia alleanza non sarebbe durata per sempre e che la nuova alleanza sarebbe stata migliore di quella vecchia. Detto ciò, sarebbe stato increscioso per chiunque abbandonare la nuova alleanza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A questo punto esploreremo la citazione di Geremia trovata in Ebrei 8 e esploreremo le meraviglie della nuova alleanza. Ieri abbiamo visto brevemente 8:8-9 e abbiamo imparato come la nuova alleanza sarebbe diversa dalla vecchia alleanza. Qualche giorno fa abbiamo notato che la differenza non sta nel fatto che la nuova e la vecchia alleanza promettono cose diverse. Piuttosto, la differenza è che abbiamo una rivelazione più completa con la nuova alleanza. Inoltre, nella nuova alleanza, le promesse sono effettivamente soddisfatte, mentre in quella vecchia abbiamo solo una speranza di realizzazione. Questa speranza misteriosa sottolinea il bisogno di perfezione, ma non migliora nessuno. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, a differenza della vecchia alleanza, la nuova alleanza porterà la perfezione. La legge di Dio sarà scritta sui cuori e sulle menti, permettendo ai credenti di vivere come popolo di Dio (v. 10). L’ordine per le persone di mettere la Legge nei loro cuori (Deut. 6:6) sarà compiuto perché la Legge esisterà davvero nei loro cuori. Domani vedremo come questo fatto porta tutti gli altri benefici che vengono dalla nuova alleanza. Venerdì vedremo come la scrittura della Legge sul cuore deve essere intesa oggi dai fedeli. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Coram Deo''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La Legge scritta nei nostri cuori rivela due cose importanti. In primo luogo, ci viene ricordato che gli elementi essenziali della Legge non sono semplicemente osservazioni esteriori ma sono questioni di cuore. In secondo luogo, sappiamo che dal momento in cui Dio avrà a che fare con le scritture, non possiamo farlo da soli. Grazie a Dio che con la Sua grazia ha cambiato i nostri cuori.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Passaggi per uno studio più approfondito:'''&amp;lt;br&amp;gt;Ger 4:4&amp;lt;br&amp;gt;Ez. 11:19-20&amp;lt;br&amp;gt;2 Cor. 3:7-11&amp;lt;br&amp;gt;Col. 2:11-12&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Tue, 10 Apr 2012 15:49:18 GMT</pubDate>			<dc:creator>Mollymullery</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Scritto_sul_Cuore</comments>		</item>
		<item>
			<title>Scritto sul Cuore</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Scritto_sul_Cuore</link>
			<description>&lt;p&gt;Mollymullery: Creata pagina con '{{info|Written on the Heart}}  &amp;lt;blockquote&amp;gt; “Io porrò le mie leggi nella loro mente, e le scriverò sui loro cuori, e sarò il loro Dio, ed essi saranno il mio popolo. (Ebrei ...'&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|Written on the Heart}} &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
“Io porrò le mie leggi nella loro mente, e le scriverò sui loro cuori, e sarò il loro Dio, ed essi saranno il mio popolo. (Ebrei 8:10)”&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
I profeti del Vecchio Testamento erano in attesa di una nuova alleanza che avrebbe rinnovato, completato, e superato la vecchia alleanza. Essi aspettavano la nuova alleanza poiché avrebbero compiuto la redenzione che Dio aveva promesso al Suo popolo e non miravano semplicemente alla redenzione come faceva la vecchia (alleanza). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alcuni all’interno del pubblico originario della Lettera agli Ebrei erano tentati di pensare che la nuova alleanza non sarebbe mai arrivata. Benché confessassero che Cristo era il Mediatore della nuova alleanza, alcuni pensavano di abbandonare quest’ammissione in favore di quella vecchia. Quindi, l’autore degli Ebrei ha scritto per ricordare al suo pubblico della grandezza della nuova alleanza che si era realizzata nella persona e nell’opera di Gesù Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel capitolo 8, l’autore cita una promessa prolissa del profeta Geremia riguardo la nuova alleanza. Queste parole ci ricordano che la vecchia alleanza non sarebbe durata per sempre e che la nuova alleanza sarebbe stata migliore di quella vecchia. Detto ciò, sarebbe stato increscioso per chiunque abbandonare la nuova alleanza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A questo punto esploreremo la citazione di Geremia trovata in Ebrei 8 e esploreremo le meraviglie della nuova alleanza. Ieri abbiamo visto brevemente 8:8-9 e abbiamo imparato come la nuova alleanza sarebbe diversa dalla vecchia alleanza. Qualche giorno fa abbiamo notato che la differenza non sta nel fatto che la nuova e la vecchia alleanza promettono cose diverse. Piuttosto, la differenza è che abbiamo una rivelazione più completa con la nuova alleanza. Inoltre, nella nuova alleanza, le promesse sono effettivamente soddisfatte, mentre in quella vecchia abbiamo solo una speranza di realizzazione. Questa speranza misteriosa sottolinea il bisogno di perfezione, ma non migliora nessuno. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, a differenza della vecchia alleanza, la nuova alleanza porterà la perfezione. La legge di Dio sarà scritta sui cuori e sulle menti, permettendo ai credenti di vivere come popolo di Dio (v. 10). L’ordine per le persone di mettere la Legge nei loro cuori (Deut. 6:6) sarà compiuto perché la Legge esisterà davvero nei loro cuori. Domani vedremo come questo fatto porta tutti gli altri benefici che vengono dalla nuova alleanza. Venerdì vedremo come la scrittura della Legge sul cuore deve essere intesa oggi dai fedeli. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Coram Deo''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La Legge scritta nei nostri cuori rivela due cose importanti. In primo luogo, ci viene ricordato che gli elementi essenziali della Legge non sono semplicemente osservazioni esteriori ma sono questioni di cuore. In secondo luogo, sappiamo che dal momento in cui Dio avrà a che fare con le scritture, non possiamo farlo da soli. Grazie a Dio che con la Sua grazia ha cambiato i nostri cuori.&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 09 Apr 2012 13:08:24 GMT</pubDate>			<dc:creator>Mollymullery</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Scritto_sul_Cuore</comments>		</item>
		<item>
			<title>In Signore il cui Nome è Gelosia</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/In_Signore_il_cui_Nome_%C3%A8_Gelosia</link>
			<description>&lt;p&gt;Mollymullery: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|The Lord Whose Name Is Jealous}} &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;'''Esodo 34:10-16''' &amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Il Signore disse: «Ecco, io stabilisco un’alleanza: In presenza di tutto il tuo popolo io farò meraviglie, quali non furono mai compiute in nessun paese e in nessuna nazione: tutto il popolo in mezzo al quale ti trovi vedrà l’opera del Signore, perché terribile è quanto io sto per fare con te. Osserva dunque ciò che io oggi ti comando. Ecco, io scaccerò davanti a te l’Amorreo, il Cananeo, l’Hittita, il Perizzita, l’Eveo e il Gebuseo. Guardati bene dal fare alleanza con gli abitanti del paese nel quale stai per entrare, perché ciò non diventi una trappola in mezzo a te. Anzi, distruggerete i loro altari, spezzerete le loro stele e taglierete i loro pali sacri. Tu non devi prostrarti ad altro Dio, perché il Signore si chiama Geloso: egli è un Dio geloso. Non fare alleanza con gli abitanti di quel paese, altrimenti quando si prostituiranno ai loro dèi e faranno sacrifici ai loro dèi, inviteranno anche te: tu allora mangeresti le loro vittime sacrificali. Non prendere per mogli dei tuoi figli le loro figlie, altrimenti quando esse si prostituiranno ai loro dèi, indurrebbero anche i tuoi figli a prostituirsi ai loro dèi.» &lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Ricorderete che questa è la seconda volta in cui Mosè salì sul Monte Sinai per ricevere i dieci comandamenti da Dio. Tornando indietro al capitolo 32, egli aveva distrutto le prime tavole di pietra quando aveva visto il popolo adorare il vitello d’oro (32:19). A questo punto, dopo aver supplicato la pietà di Dio affinché risparmiasse il popolo di Israele, Mosè gli si avvicina nuovamente e lo prega (Esodo 34: 19) affinché prenda loro come sua eredità. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''In Cosa Consiste un’Alleanza''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In 34:10 Dio risponde, «Ecco, io stabilisco un’alleanza.» Un’alleanza è la promessa solenne di Dio grazie alla quale egli darà al popolo con cui ha stipulato l’alleanza certi benefici a patto che esso la mantenga. Mantenere un patto significa obbedire ai termini del patto stesso. Quindi un’alleanza implica tre cose: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
#le promesse, che Dio manterrà se il popolo presterà fede all’alleanza; &lt;br /&gt;
#i comandamenti, o termini, che il popolo dovrà rispettare al fine di ricevere ciò che gli è stato promesso; &lt;br /&gt;
#gli avvertimenti su che cosa avverrà se l’alleanza venisse spezzata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''I Termini dell’Alleanza di Mosè''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando Dio dice in 34:10, «Ecco, io stabilisco un’alleanza» egli intende che è disposto a tornare indietro e a ricominciare con i dieci comandamenti, i quali erano i termini, o comandamenti, della sua alleanza con Israele. Guardate 34: 27-28, «Ed il Signore disse a Mosè, “Scrivi queste parole. Sulla base di queste parole ho stabilito un’alleanza con te e con Israele.” Ed egli rimase con il Signore per quaranta giorni e quaranta notti, senza mangiare e senza bere acqua. Ed egli scrisse sulle tavole le parole dell’alleanza, i dieci comandamenti». Quindi i dieci comandamenti sono i termini dell’alleanza a cui si riferisce il capitolo 34:10 quando Dio dice, «Ecco, io stabilisco un’alleanza». &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Le Promesse dell’Alleanza di Mosè''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se i dieci comandamenti riassumono i termini dell’alleanza a cui Israele deve obbedire, quali sono le promesse dell’alleanza? Cosa promette di fare Dio per il suo popolo dell’alleanza? La risposta più importante a questa domanda si trova guardando cosa Dio ha appena detto, prima del verso 10. Nel verso 1 egli disse a Mosè di tagliare due tavole di pietra come quelle che egli ruppe e di salire sul Monte Sinai per sentire le parole dell’alleanza. Poi ai veri 6-7 Dio scende, ma prima egli dà alcuni comandamenti, egli rivela che cosa lo induce a stabilire questa alleanza: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di grazia e di fedeltà, che conserva il suo favore per mille generazioni, che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato, ma non lascia senza punizione». &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In altre parole, prima egli dichiara i termini dell’alleanza, desidera rendere perfettamente chiaro il fatto che si tratta di un’alleanza basata sulla misericordia, sull’amore e sul perdono. Quindi la primissima promessa dell’alleanza di Dio è il perdono misericordioso dei peccatori che si pentono. Il verso 7 dice: «… che perdona l’iniquità, la trasgressione e il peccato». Ricorderete dal nostro sermone su questo verso che la differenza tra la colpa i cui peccati Dio punisce e la colpa i cui peccati egli non punisce è la differenza tra il pentimento e il non pentimento. Coloro che sono pezzati e umiliati dal proprio peccato e ritornano per la misericordia sono perdonati. Coloro che non sono spezzati ma in modo presuntuoso proseguono non saranno perdonati. L’alleanza in questo punto è basata sulla volontà misericordiosa di Dio di perdonare i peccatori che si sono pentiti. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''L’Alleanza di Mosè è basata sul merito o sulla misericordia?''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non capiremo mai l’unitarietà della Bibbia fino al momento in cui non capiremo che la grande alleanza stabilita con Israele sul Monte Sinai non era un’alleanza basata sulle opere. Ecco cosa intento. Ci sono oggi molti insegnanti della Bibbia che dicono che questa alleanza (Mosaica) ritrae Dio come un datore di lavoro, il popolo dell’alleanza come dipendenti, i dieci comandamenti come la descrizione del lavoro, e le benedizioni dell’alleanza come gli stipendi pagati a coloro che li guadagnano con l’obbedienza. In altre parole, essi dicono, che questa non è un’alleanza basata sulla misericordia di Dio ma sul merito di Israele. Le benedizioni promesse non sono liberamente date, esse sono guadagnate. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’alleanza fatta con Abramo, essi sostengono, e la nuova alleanza sigillata con il sangue di Gesù sono basate sulla grazia, e le benedizioni promesse in quelle alleanza sono date liberamente alla fede. Ma l’alleanza fatta sul Monte Sinai non è basata sulla grazia e le benedizioni non dovevano essere ricevute per mezzo della fede. È un’alleanza basata sulle opere perché Dio solo remunera le proprie benedizioni al popolo che svolge i propri doveri in modo abbastanza oneroso da guadagnarsi o meritarsi la benedizione di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Generazioni dopo generazioni di credenti biblici sono stati addestrati a credere a questa versione attraverso le note a piè di pagina della Scofield Reference Bible ed ora attraverso quelle della Ryrie Study Bible. Tuttavia, faccio appello a voi affinché siate, per vostro conto, umili lettori delle Scritture. Questo giudizio si eleva in Esodo 34? Quando Dio dice al verso 10, «Ecco, il stabilisco un’alleanza», appena dopo dichiarandosi quale Dio misericordioso che perdona l’iniquità, la trasgressione e il peccato, possiamo noi realmente credere che questa alleanza non è basata sulla misericordia? Possiamo realmente credere che l’alleanza non sia un preparativo misericordioso per il perdono insito in essa? E se questa è basata sulla misericordia e porta al perdono, come può essere un’alleanza basata sulle opere? Se una persona si macchia col peccato mentre ha stretto questa alleanza e si rifugia da Dio per la sua misericordia trovando il perdono, come possiamo dire che l’alleanza è basata sul merito? È il merito che offriamo a Dio quando supplichiamo la sua misericordia e chiediamo perdono? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Datore di Lavoro e Dipendenti con un po’ di Misericordia?''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Forse qualcuno dirà, «Persino i datori di lavoro perdonano il loro dipendenti quando fanno piccoli errori; continuano a remunerarli se non ne fanno molti ed essi devono continuare a fare un lavoro abbastanza buono per guadagnarsi lo stipendio. In altre parole, forse questa è un’alleanza di opere basata sul merito, anche se Dio mostra misericordia e pietà per alcuni peccati.» &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Qui però ci sono due problemi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''1.I Dipendenti hanno Perpetrato una palese bestemmia''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Uno dei problemi è che questi cosiddetti dipendenti non hanno solo commesso piccoli sbagli: essi hanno ingiuriato contro il “capo” con la vacca dorata, e meritano di essere dannati per l’oltraggio del loro peccato. Il punto principale in Esodo 32-34 è di mostrare che se il merito fosse basato sul rapporto di Dio con il suo popolo, essi sarebbero stati distrutti molto tempo prima. L’alleanza a cui si riferisce Esodo 34 non si riconduce all’episodio della segretaria che ha rotto la matita del capo. È la riunificazione con la moglie che ha commesso un palese adulterio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''2.Il Requisito di Base è il Culto''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
C’è un’altra ragione per la quale non dovremmo pensare a questa alleanza come basata sul merito e sulle azioni, con un piccolo perdono e misericordia insito in essa. La ragione è che il requisito di base dell’alleanza è il culto, non l’opera. Ma non potete adorare un datore di lavoro le cui necessità voi incontrate al fine di guadagnarvi il salario. L’unico essere che voi potete adorare veramente è quello la cui pienezza incontra le vostre esigenze. Se Dio avesse desiderato essere ritratto in questa alleanza come un datore di lavoro che paga gli stipendi delle benedizioni ai propri dipendenti che gli forniscono un servizio sufficientemente di valore da guadagnarsi gli stipendi stessi, allora egli non avrebbe riportato una cosiddetta descrizione del lavoro che richieda, al di sopra di tutto, un culto. Non potete adorare un datore di lavoro che dipende da voi per soddisfare le proprie esigenze. Quindi il reale contenuto dei dieci comandamenti contraddice l’idea che l’alleanza sia basata sul misterioso servizio di Israele. È basata sulla misericordia di Dio e richiede il culto. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''«Abbattete i Vostri Altari Pagani»''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tentiamo di vedere la base testuale di questo in Esodo 34:10-16. Nel verso 10, dopo aver dichiarato, «Ecco, io stabilisco un’alleanza» Dio promette di fare meraviglie per tutte le nazioni e di farle con Israele. In altre parole, Dio promette di mostrare il suo terribile potere davanti alle nazioni per conto di Israele. Questo è il suo impegno nell’alleanza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che cosa comanda Dio come risposta a questa promessa? Ai versi 11-13, «Osserva (prendine atto da solo) ciò che io ti comando. Ecco, io scaccerò davanti a te l’Amorreo, il Cananeo, l’Hittita, il Perizzita, l’Eveo e il Gebuseo. Guardati bene dal fare alleanza con gli abitanti del paese nel quale stai per entrare, perché ciò non diventi una trappola in mezzo a te. Distruggerete i loro altari, spezzerete le loro stele e taglierete i loro pali sacri». Tutto questo è un’applicazione del primo comandamento, «Non avrai altro dio al di fuori di me». &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il motivo per abbattere gli altari pagani è per custodire i loro cuori solo per Yahweh. Il motivo per non fare alleanze con i popoli pagani è per scappare dalla trappola di condividere la lealtà. I comandamenti non descrivono i servizi di cui Dio ha bisogno in quanto datore di lavoro. Essi descrivono la fedeltà che egli vuole dalla propria moglie. È come se dicesse «Non impegnarti con altri uomini; non custodire foto dei tuoi vecchi fidanzati nel cassetto, affinché non diventino una trappola per te e conducano il tuo cuore lontano da me.» &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Dio è un Marito Geloso''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il verso 14 chiarisce ciò che l’alleanza richiede da Israele e quale immagine dovremmo avere in mente. «Perché tu non adorerai altri dèi, perché il SIGNORE, che si chiama Geloso, è un Dio geloso». La richiesta dell’alleanza è per una sincera adorazione di un unico Dio. E l’immagine creata nella nostra mente dalla parola “geloso” è l’immagine di un amante o di un marito che si arrabbia quando qualcun altro compete per il cuore della propria moglie, o quando il cuore di lei segue altri amori. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa immagine è confermata ai versi 15 e 16, i quali mettono in guardia Israele dal prostituirsi ad altri dèi. La richiesta dell’alleanza è la seguente: non essere una prostituta, non commettere adulterio contro Dio, non lasciare che il tuo cuore si allontani da lui e segua altre cose. Perché il tuo Dio, tuo marito, che si chiama Geloso, è un Dio geloso. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Due Ragioni per Enfatizzare il Fondamento Misericordioso di questa Alleanza''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ci sono due ragioni per cui ho enfatizzato il fatto che l’alleanza di cui parla Esodo 34 non è un’alleanza basata sulle opere ma è basata sulla misericordia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''1.Per Apprezzare l’Unitarietà della Bibbia''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una ragione è per aiutarci ad apprezzare e a beneficiare dell’unitarietà della Bibbia. L’alleanza siglata con il popolo di Dio sul Monte Sinai è dello stesso tipo di alleanza fatta con Abramo, e fatta con noi alla morte di Cristo. È basata sulla misericordia, fornisce perdono, contiene promesse, avvertimenti e comandamenti divini. La sua richiesta di base è una sincera devozione all’unico Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La differenza tra l’alleanza con Mosè e la Nuova Alleanza sigillata dalla morte di Cristo non si riferisce al fatto che una offre la salvezza sulla base del merito per essere guadagnata attraverso le opere, mentre l’altra offre la salvezza sulla base della misericordia che si riceve come dono attraverso la fede. Quella non è la differenza. Entrambe ci insegnano ad adorare Dio solo in quanto Dio. E non è possibile adorare Dio come un sovrano, Dio sufficiente a tutto, misericordioso, senza fidarsi di lui. Perciò, entrambe le alleanze – tutte le alleanze di Dio – sono alleanze di grazia che manteniamo per mezzo della fede. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non è necessario saltare vaste parti della Bibbia dicendo, “Oh, quello è Ebraico”, oppure “È legalistico.” Tutto questo rivela le benedizioni che scaturiscono dalla grazia di Dio per essere goduta dall’obbedienza che previene dalla fede in Dio. È vero che la forma di quell’obbedienza può cambiare da un periodo storico di redenzione da un altro (per esempio: non facciamo sacrifici animali poiché Cristo ha donato se stesso per noi; non ergiamo città rifugio poiché il popolo di Dio non è più un’unica etnia, un unico gruppo politico). Tuttavia, la necessità di obbedienza per il mantenimento dell’alleanza, le origini dell’obbedienza nel potere dello Spirito Santo, l’appropriazione di quel potere attraverso la fede, lo scopo dell’obbedienza nella gloria di Dio, tutte queste ritornano nell’alleanza di Dio nel corso di tutta la Bibbia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Io desidero che noi siamo un popolo che ama e comprende le Scritture. Io desidero che noi ne vediamo l’immagine unificata di Dio e ne sperimentiamo il potere. Se, come crediamo, questa è la Parola ispirata di Dio, tutti noi dovremmo dedicare tempo ed energia a cercarla, ponderarla, studiarla e memorizzarla, pregarla ed essere cambiati da essa. Tutto questo è compreso nell’alleanza di Mosè. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''2.Per Comprendere il Contesto della Gelosia di Dio''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
C’è un’altra ragione per la quale ho enfatizzato il fatto che l’alleanza di cui si parla nel libro dell’Esodo 34 non è un’alleanza di opere ma un’alleanza basata sulla misericordia. Ho voluto assicurarmi che vedessimo la gelosia di Dio nel suo reale contesto. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dio non è geloso come un datore di lavoro insicuro, che teme che i suoi dipendenti possano essere distolti dal loro dovere da un migliore stipendio in qualche altro posto. La gelosia di Dio non è riflesso di debolezza o paura. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Al contrario, Dio è geloso come un re potente e misericordioso che sottrae la giovane contadina dalla sua vita di peccato, la perdona, la sposa e le offre di fare non gli umili lavori di una schiava, bensì le offre i privilegi di una moglie, di una regina. La sua gelosia non è generata da paura o debolezza, bensì dalla santa indignazione che il proprio onore, potere, misericordia siano disprezzati dall’infedeltà della volubile sposa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I dieci comandamenti non sono una descrizione del lavoro per i dipendenti. Sono i voti di nozze che prende la giovane contadina per rinunciare a tutti gli altri e rimanere fedele solo al re, per vivere in un modo che non porti disonore al suo grande nome. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La Minaccia e il Conforto della Gelosia di Dio''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dio è infinitamente geloso dell’onore del suo nome e risponde con terribile ira contro coloro il cui cuore gli appartiene ma che seguono altre cose. Ad esempio, in Ezechiele 16:38-40 egli dice all’infedele Israele, «Ti abbandonerò nelle loro mani e distruggeranno i tuoi postriboli, demoliranno le tue alture; ti spoglieranno dalle tue vesti e ti toglieranno i tuoi splenditi ornamenti. Ti lasceranno scoperta e nuda. Poi ecciteranno contro di te la folla, ti lapideranno e ti trafiggeranno con la spada.» &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vi esorto ad ascoltare questo avvertimento. La gelosia di Dio per il vostro amore e devozione indivisi avrà sempre l’ultima parola. Qualunque cosa distolga i vostri affetti da Dio con ingannevole attrazione tornerà a spogliarvi nudi, a tagliarvi in pezzi. È una cosa orribile usare il Dio che dà la vita per commettere adulterio contro l’Onnipotente. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per coloro di voi che sono veramente uniti a Cristo, che mantengono i voti per abbandonare tutti gli altri, gli rimangono fedeli e vivono per il suo onore, per voi la gelosia di Dio è un grande conforto e una grande speranza. Poiché Dio è infinitamente geloso dell’onore del proprio nome; qualsiasi cosa e chiunque minacci ciò che di buono c’è nella sua fedele moglie sarà contrastato con divina onnipotenza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La gelosia di Dio è una grande minaccia per coloro che si prostituiscono, vendono il proprio cuore al mondo e tradiscono Dio. Ma la sua gelosia è un grande conforto per coloro che mantengono i voti dell’alleanza e diventano stranieri ed esuli nel mondo.&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Fri, 06 Apr 2012 13:28:01 GMT</pubDate>			<dc:creator>Mollymullery</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:In_Signore_il_cui_Nome_%C3%A8_Gelosia</comments>		</item>
		<item>
			<title>In Signore il cui Nome è Gelosia</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/In_Signore_il_cui_Nome_%C3%A8_Gelosia</link>
			<description>&lt;p&gt;Mollymullery: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|The Lord Whose Name Is Jealous}} &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;'''Esodo 34:10-16''' &amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Il Signore disse: «Ecco, io stabilisco un’alleanza: In presenza di tutto il tuo popolo io farò meraviglie, quali non furono mai compiute in nessun paese e in nessuna nazione: tutto il popolo in mezzo al quale ti trovi vedrà l’opera del Signore, perché terribile è quanto io sto per fare con te. Osserva dunque ciò che io oggi ti comando. Ecco, io scaccerò davanti a te l’Amorreo, il Cananeo, l’Hittita, il Perizzita, l’Eveo e il Gebuseo. Guardati bene dal fare alleanza con gli abitanti del paese nel quale stai per entrare, perché ciò non diventi una trappola in mezzo a te. Anzi, distruggerete i loro altari, spezzerete le loro stele e taglierete i loro pali sacri. Tu non devi prostrarti ad altro Dio, perché il Signore si chiama Geloso: egli è un Dio geloso. Non fare alleanza con gli abitanti di quel paese, altrimenti quando si prostituiranno ai loro dèi e faranno sacrifici ai loro dèi, inviteranno anche te: tu allora mangeresti le loro vittime sacrificali. Non prendere per mogli dei tuoi figli le loro figlie, altrimenti quando esse si prostituiranno ai loro dèi, indurrebbero anche i tuoi figli a prostituirsi ai loro dèi.» &lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Ricorderete che questa è la seconda volta in cui Mosè salì sul Monte Sinai per ricevere i dieci comandamenti da Dio. Tornando indietro al capitolo 32, egli aveva distrutto le prime tavole di pietra quando aveva visto il popolo adorare il vitello d’oro (32:19). A questo punto, dopo aver supplicato la pietà di Dio affinché risparmiasse il popolo di Israele, Mosè gli si avvicina nuovamente e lo prega (Esodo 34: 19) affinché prenda loro come sua eredità. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''In Cosa Consiste un’Alleanza''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In 34:10 Dio risponde, «Ecco, io stabilisco un’alleanza.» Un’alleanza è la promessa solenne di Dio grazie alla quale egli darà al popolo con cui ha stipulato l’alleanza certi benefici a patto che esso la mantenga. Mantenere un patto significa obbedire ai termini del patto stesso. Quindi un’alleanza implica tre cose: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
#le promesse, che Dio manterrà se il popolo presterà fede all’alleanza; &lt;br /&gt;
#i comandamenti, o termini, che il popolo dovrà rispettare al fine di ricevere ciò che gli è stato promesso; &lt;br /&gt;
#gli avvertimenti su che cosa avverrà se l’alleanza venisse spezzata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''I Termini dell’Alleanza di Mosè''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando Dio dice in 34:10, «Ecco, io stabilisco un’alleanza» egli intende che è disposto a tornare indietro e a ricominciare con i dieci comandamenti, i quali erano i termini, o comandamenti, della sua alleanza con Israele. Guardate 34: 27-28, «Ed il Signore disse a Mosè, “Scrivi queste parole. Sulla base di queste parole ho stabilito un’alleanza con te e con Israele.” Ed egli rimase con il Signore per quaranta giorni e quaranta notti, senza mangiare e senza bere acqua. Ed egli scrisse sulle tavole le parole dell’alleanza, i dieci comandamenti». Quindi i dieci comandamenti sono i termini dell’alleanza a cui si riferisce il capitolo 34:10 quando Dio dice, «Ecco, io stabilisco un’alleanza». &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Le Promesse dell’Alleanza di Mosè''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se i dieci comandamenti riassumono i termini dell’alleanza a cui Israele deve obbedire, quali sono le promesse dell’alleanza? Cosa promette di fare Dio per il suo popolo dell’alleanza? La risposta più importante a questa domanda si trova guardando cosa Dio ha appena detto, prima del verso 10. Nel verso 1 egli disse a Mosè di tagliare due tavole di pietra come quelle che egli ruppe e di salire sul Monte Sinai per sentire le parole dell’alleanza. Poi ai veri 6-7 Dio scende, ma prima egli dà alcuni comandamenti, egli rivela che cosa lo induce a stabilire questa alleanza: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di grazia e di fedeltà, che conserva il suo favore per mille generazioni, che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato, ma non lascia senza punizione». &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In altre parole, prima egli dichiara i termini dell’alleanza, desidera rendere perfettamente chiaro il fatto che si tratta di un’alleanza basata sulla misericordia, sull’amore e sul perdono. Quindi la primissima promessa dell’alleanza di Dio è il perdono misericordioso dei peccatori che si pentono. Il verso 7 dice: «… che perdona l’iniquità, la trasgressione e il peccato». Ricorderete dal nostro sermone su questo verso che la differenza tra la colpa i cui peccati Dio punisce e la colpa i cui peccati egli non punisce è la differenza tra il pentimento e il non pentimento. Coloro che sono pezzati e umiliati dal proprio peccato e ritornano per la misericordia sono perdonati. Coloro che non sono spezzati ma in modo presuntuoso proseguono non saranno perdonati. L’alleanza in questo punto è basata sulla volontà misericordiosa di Dio di perdonare i peccatori che si sono pentiti. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''L’Alleanza di Mosè è basata sul merito o sulla misericordia?''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non capiremo mai l’unitarietà della Bibbia fino al momento in cui non capiremo che la grande alleanza stabilita con Israele sul Monte Sinai non era un’alleanza basata sulle opere. Ecco cosa intento. Ci sono oggi molti insegnanti della Bibbia che dicono che questa alleanza (Mosaica) ritrae Dio come un datore di lavoro, il popolo dell’alleanza come dipendenti, i dieci comandamenti come la descrizione del lavoro, e le benedizioni dell’alleanza come gli stipendi pagati a coloro che li guadagnano con l’obbedienza. In altre parole, essi dicono, che questa non è un’alleanza basata sulla misericordia di Dio ma sul merito di Israele. Le benedizioni promesse non sono liberamente date, esse sono guadagnate. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’alleanza fatta con Abramo, essi sostengono, e la nuova alleanza sigillata con il sangue di Gesù sono basate sulla grazia, e le benedizioni promesse in quelle alleanza sono date liberamente alla fede. Ma l’alleanza fatta sul Monte Sinai non è basata sulla grazia e le benedizioni non dovevano essere ricevute per mezzo della fede. È un’alleanza basata sulle opere perché Dio solo remunera le proprie benedizioni al popolo che svolge i propri doveri in modo abbastanza oneroso da guadagnarsi o meritarsi la benedizione di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Generazioni dopo generazioni di credenti biblici sono stati addestrati a credere a questa versione attraverso le note a piè di pagina della Scofield Reference Bible ed ora attraverso quelle della Ryrie Study Bible. Tuttavia, faccio appello a voi affinché siate, per vostro conto, umili lettori delle Scritture. Questo giudizio si eleva in Esodo 34? Quando Dio dice al verso 10, «Ecco, il stabilisco un’alleanza», appena dopo dichiarandosi quale Dio misericordioso che perdona l’iniquità, la trasgressione e il peccato, possiamo noi realmente credere che questa alleanza non è basata sulla misericordia? Possiamo realmente credere che l’alleanza non sia un preparativo misericordioso per il perdono insito in essa? E se questa è basata sulla misericordia e porta al perdono, come può essere un’alleanza basata sulle opere? Se una persona si macchia col peccato mentre ha stretto questa alleanza e si rifugia da Dio per la sua misericordia trovando il perdono, come possiamo dire che l’alleanza è basata sul merito? È il merito che offriamo a Dio quando supplichiamo la sua misericordia e chiediamo perdono? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Datore di Lavoro e Dipendenti con un po’ di Misericordia?''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Forse qualcuno dirà, «Persino i datori di lavoro perdonano il loro dipendenti quando fanno piccoli errori; continuano a remunerarli se non ne fanno molti ed essi devono continuare a fare un lavoro abbastanza buono per guadagnarsi lo stipendio. In altre parole, forse questa è un’alleanza di opere basata sul merito, anche se Dio mostra misericordia e pietà per alcuni peccati.» &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Qui però ci sono due problemi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''1.I Dipendenti hanno Perpetrato una palese bestemmia''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Uno dei problemi è che questi cosiddetti dipendenti non hanno solo commesso piccoli sbagli: essi hanno ingiuriato contro il “capo” con la vacca dorata, e meritano di essere dannati per l’oltraggio del loro peccato. Il punto principale in Esodo 32-34 è di mostrare che se il merito fosse basato sul rapporto di Dio con il suo popolo, essi sarebbero stati distrutti molto tempo prima. L’alleanza a cui si riferisce Esodo 34 non si riconduce all’episodio della segretaria che ha rotto la matita del capo. È la riunificazione con la moglie che ha commesso un palese adulterio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''2.Il Requisito di Base è il Culto''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
C’è un’altra ragione per la quale non dovremmo pensare a questa alleanza come basata sul merito e sulle azioni, con un piccolo perdono e misericordia insito in essa. La ragione è che il requisito di base dell’alleanza è il culto, non l’opera. Ma non potete adorare un datore di lavoro le cui necessità voi incontrate al fine di guadagnarvi il salario. L’unico essere che voi potete adorare veramente è quello la cui pienezza incontra le vostre esigenze. Se Dio avesse desiderato essere ritratto in questa alleanza come un datore di lavoro che paga gli stipendi delle benedizioni ai propri dipendenti che gli forniscono un servizio sufficientemente di valore da guadagnarsi gli stipendi stessi, allora egli non avrebbe riportato una cosiddetta descrizione del lavoro che richieda, al di sopra di tutto, un culto. Non potete adorare un datore di lavoro che dipende da voi per soddisfare le proprie esigenze. Quindi il reale contenuto dei dieci comandamenti contraddice l’idea che l’alleanza sia basata sul misterioso servizio di Israele. È basata sulla misericordia di Dio e richiede il culto. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''«Abbattere i Vostri Altari Pagani»''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tentiamo di vedere la base testuale di questo in Esodo 34:10-16. Nel verso 10, dopo aver dichiarato, «Ecco, io stabilisco un’alleanza» Dio promette di fare meraviglie per tutte le nazioni e di farle con Israele. In altre parole, Dio promette di mostrare il suo terribile potere davanti alle nazioni per conto di Israele. Questo è il suo impegno nell’alleanza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che cosa comanda Dio come risposta a questa promessa? Ai versi 11-13, «Osserva (prendine atto da solo) ciò che io ti comando. Ecco, io scaccerò davanti a te l’Amorreo, il Cananeo, l’Hittita, il Perizzita, l’Eveo e il Gebuseo. Guardati bene dal fare alleanza con gli abitanti del paese nel quale stai per entrare, perché ciò non diventi una trappola in mezzo a te. Distruggerete i loro altari, spezzerete le loro stele e taglierete i loro pali sacri». Tutto questo è un’applicazione del primo comandamento, «Non avrai altro dio al di fuori di me». &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il motivo per abbattere gli altari pagani è per custodire i loro cuori solo per Yahweh. Il motivo per non fare alleanze con i popoli pagani è per scappare dalla trappola di condividere la lealtà. I comandamenti non descrivono i servizi di cui Dio ha bisogno in quanto datore di lavoro. Essi descrivono la fedeltà che egli vuole dalla propria moglie. È come se dicesse «Non impegnarti con altri uomini; non custodire foto dei tuoi vecchi fidanzati nel cassetto, affinché non diventino una trappola per te e conducano il tuo cuore lontano da me.» &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Dio è un Marito Geloso''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il verso 14 chiarisce ciò che l’alleanza richiede da Israele e quale immagine dovremmo avere in mente. «Perché tu non adorerai altri dèi, perché il SIGNORE, che si chiama Geloso, è un Dio geloso». La richiesta dell’alleanza è per una sincera adorazione di un unico Dio. E l’immagine creata nella nostra mente dalla parola “geloso” è l’immagine di un amante o di un marito che si arrabbia quando qualcun altro compete per il cuore della propria moglie, o quando il cuore di lei segue altri amori. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa immagine è confermata ai versi 15 e 16, i quali mettono in guardia Israele dal prostituirsi ad altri dèi. La richiesta dell’alleanza è la seguente: non essere una prostituta, non commettere adulterio contro Dio, non lasciare che il tuo cuore si allontani da lui e segua altre cose. Perché il tuo Dio, tuo marito, che si chiama Geloso, è un Dio geloso. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Due Ragioni per Enfatizzare il Fondamento Misericordioso di questa Alleanza''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ci sono due ragioni per cui ho enfatizzato il fatto che l’alleanza di cui parla Esodo 34 non è un’alleanza basata sulle opere ma è basata sulla misericordia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''1.Per Apprezzare l’Unitarietà della Bibbia''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una ragione è per aiutarci ad apprezzare e a beneficiare dell’unitarietà della Bibbia. L’alleanza siglata con il popolo di Dio sul Monte Sinai è dello stesso tipo di alleanza fatta con Abramo, e fatta con noi alla morte di Cristo. È basata sulla misericordia, fornisce perdono, contiene promesse, avvertimenti e comandamenti divini. La sua richiesta di base è una sincera devozione all’unico Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La differenza tra l’alleanza con Mosè e la Nuova Alleanza sigillata dalla morte di Cristo non si riferisce al fatto che una offre la salvezza sulla base del merito per essere guadagnata attraverso le opere, mentre l’altra offre la salvezza sulla base della misericordia che si riceve come dono attraverso la fede. Quella non è la differenza. Entrambe ci insegnano ad adorare Dio solo in quanto Dio. E non è possibile adorare Dio come un sovrano, Dio sufficiente a tutto, misericordioso, senza fidarsi di lui. Perciò, entrambe le alleanze – tutte le alleanze di Dio – sono alleanze di grazia che manteniamo per mezzo della fede. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non è necessario saltare vaste parti della Bibbia dicendo, “Oh, quello è Ebraico”, oppure “È legalistico.” Tutto questo rivela le benedizioni che scaturiscono dalla grazia di Dio per essere goduta dall’obbedienza che previene dalla fede in Dio. È vero che la forma di quell’obbedienza può cambiare da un periodo storico di redenzione da un altro (per esempio: non facciamo sacrifici animali poiché Cristo ha donato se stesso per noi; non ergiamo città rifugio poiché il popolo di Dio non è più un’unica etnia, un unico gruppo politico). Tuttavia, la necessità di obbedienza per il mantenimento dell’alleanza, le origini dell’obbedienza nel potere dello Spirito Santo, l’appropriazione di quel potere attraverso la fede, lo scopo dell’obbedienza nella gloria di Dio, tutte queste ritornano nell’alleanza di Dio nel corso di tutta la Bibbia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Io desidero che noi siamo un popolo che ama e comprende le Scritture. Io desidero che noi ne vediamo l’immagine unificata di Dio e ne sperimentiamo il potere. Se, come crediamo, questa è la Parola ispirata di Dio, tutti noi dovremmo dedicare tempo ed energia a cercarla, ponderarla, studiarla e memorizzarla, pregarla ed essere cambiati da essa. Tutto questo è compreso nell’alleanza di Mosè. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''2.Per Comprendere il Contesto della Gelosia di Dio''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
C’è un’altra ragione per la quale ho enfatizzato il fatto che l’alleanza di cui si parla nel libro dell’Esodo 34 non è un’alleanza di opere ma un’alleanza basata sulla misericordia. Ho voluto assicurarmi che vedessimo la gelosia di Dio nel suo reale contesto. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dio non è geloso come un datore di lavoro insicuro, che teme che i suoi dipendenti possano essere distolti dal loro dovere da un migliore stipendio in qualche altro posto. La gelosia di Dio non è riflesso di debolezza o paura. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Al contrario, Dio è geloso come un re potente e misericordioso che sottrae la giovane contadina dalla sua vita di peccato, la perdona, la sposa e le offre di fare non gli umili lavori di una schiava, bensì le offre i privilegi di una moglie, di una regina. La sua gelosia non è generata da paura o debolezza, bensì dalla santa indignazione che il proprio onore, potere, misericordia siano disprezzati dall’infedeltà della volubile sposa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I dieci comandamenti non sono una descrizione del lavoro per i dipendenti. Sono i voti di nozze che prende la giovane contadina per rinunciare a tutti gli altri e rimanere fedele solo al re, per vivere in un modo che non porti disonore al suo grande nome. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La Minaccia e il Conforto della Gelosia di Dio''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dio è infinitamente geloso dell’onore del suo nome e risponde con terribile ira contro coloro il cui cuore gli appartiene ma che seguono altre cose. Ad esempio, in Ezechiele 16:38-40 egli dice all’infedele Israele, «Ti abbandonerò nelle loro mani e distruggeranno i tuoi postriboli, demoliranno le tue alture; ti spoglieranno dalle tue vesti e ti toglieranno i tuoi splenditi ornamenti. Ti lasceranno scoperta e nuda. Poi ecciteranno contro di te la folla, ti lapideranno e ti trafiggeranno con la spada.» &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vi esorto ad ascoltare questo avvertimento. La gelosia di Dio per il vostro amore e devozione indivisi avrà sempre l’ultima parola. Qualunque cosa distolga i vostri affetti da Dio con ingannevole attrazione tornerà a spogliarvi nudi, a tagliarvi in pezzi. È una cosa orribile usare il Dio che dà la vita per commettere adulterio contro l’Onnipotente. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per coloro di voi che sono veramente uniti a Cristo, che mantengono i voti per abbandonare tutti gli altri, gli rimangono fedeli e vivono per il suo onore, per voi la gelosia di Dio è un grande conforto e una grande speranza. Poiché Dio è infinitamente geloso dell’onore del proprio nome; qualsiasi cosa e chiunque minacci ciò che di buono c’è nella sua fedele moglie sarà contrastato con divina onnipotenza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La gelosia di Dio è una grande minaccia per coloro che si prostituiscono, vendono il proprio cuore al mondo e tradiscono Dio. Ma la sua gelosia è un grande conforto per coloro che mantengono i voti dell’alleanza e diventano stranieri ed esuli nel mondo.&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Thu, 05 Apr 2012 14:47:45 GMT</pubDate>			<dc:creator>Mollymullery</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:In_Signore_il_cui_Nome_%C3%A8_Gelosia</comments>		</item>
		<item>
			<title>In Signore il cui Nome è Gelosia</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/In_Signore_il_cui_Nome_%C3%A8_Gelosia</link>
			<description>&lt;p&gt;Mollymullery: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|The Lord Whose Name Is Jealous}} &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;'''Esodo 34:10-16''' &amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Il Signore disse: «Ecco, io stabilisco un’alleanza: In presenza di tutto il tuo popolo io farò meraviglie, quali non furono mai compiute in nessun paese e in nessuna nazione: tutto il popolo in mezzo al quale ti trovi vedrà l’opera del Signore, perché terribile è quanto io sto per fare con te. Osserva dunque ciò che io oggi ti comando. Ecco, io scaccerò davanti a te l’Amorreo, il Cananeo, l’Hittita, il Perizzita, l’Eveo e il Gebuseo. Guardati bene dal fare alleanza con gli abitanti del paese nel quale stai per entrare, perché ciò non diventi una trappola in mezzo a te. Anzi, distruggerete i loro altari, spezzerete le loro stele e taglierete i loro pali sacri. Tu non devi prostrarti ad altro Dio, perché il Signore si chiama Geloso: egli è un Dio geloso. Non fare alleanza con gli abitanti di quel paese, altrimenti quando si prostituiranno ai loro dèi e faranno sacrifici ai loro dèi, inviteranno anche te: tu allora mangeresti le loro vittime sacrificali. Non prendere per mogli dei tuoi figli le loro figlie, altrimenti quando esse si prostituiranno ai loro dèi, indurrebbero anche i tuoi figli a prostituirsi ai loro dèi.» &lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Ricorderete che questa è la seconda volta in cui Mosè salì sul Monte Sinai per ricevere i dieci comandamenti da Dio. Tornando indietro al capitolo 32, egli aveva distrutto le prime tavole di pietra quando aveva visto il popolo adorare il vitello d’oro (32:19). A questo punto, dopo aver supplicato la pietà di Dio affinché risparmiasse il popolo di Israele, Mosè gli si avvicina nuovamente e lo prega (Esodo 34: 19) affinché prenda loro come sua eredità. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''In Cosa Consiste un’Alleanza''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In 34:10 Dio risponde, «Ecco, io stabilisco un’alleanza.» Un’alleanza è la promessa solenne di Dio grazie alla quale egli darà al popolo con cui ha stipulato l’alleanza certi benefici a patto che esso la mantenga. Mantenere un patto significa obbedire ai termini del patto stesso. Quindi un’alleanza implica tre cose: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
#le promesse, che Dio manterrà se il popolo presterà fede all’alleanza; &lt;br /&gt;
#i comandamenti, o termini, che il popolo dovrà rispettare al fine di ricevere ciò che gli è stato promesso; &lt;br /&gt;
#gli avvertimenti su che cosa avverrà se l’alleanza venisse spezzata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''I Termini dell’Alleanza di Mosè''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando Dio dice in 34:10, «Ecco, io stabilisco un’alleanza» egli intende che è disposto a tornare indietro e a ricominciare con i dieci comandamenti, i quali erano i termini, o comandamenti, della sua alleanza con Israele. Guardate 34: 27-28, «Ed il Signore disse a Mosè, “Scrivi queste parole. Sulla base di queste parole ho stabilito un’alleanza con te e con Israele.” Ed egli rimase con il Signore per quaranta giorni e quaranta notti, senza mangiare e senza bere acqua. Ed egli scrisse sulle tavole le parole dell’alleanza, i dieci comandamenti». Quindi i dieci comandamenti sono i termini dell’alleanza a cui si riferisce il capitolo 34:10 quando Dio dice, «Ecco, io stabilisco un’alleanza». &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Le Promesse dell’Alleanza di Mosè''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se i dieci comandamenti riassumono i termini dell’alleanza a cui Israele deve obbedire, quali sono le promesse dell’alleanza? Cosa promette di fare Dio per il suo popolo dell’alleanza? La risposta più importante a questa domanda si trova guardando cosa Dio ha appena detto, prima del verso 10. Nel verso 1 egli disse a Mosè di tagliare due tavole di pietra come quelle che egli ruppe e di salire sul Monte Sinai per sentire le parole dell’alleanza. Poi ai veri 6-7 Dio scende, ma prima egli dà alcuni comandamenti, egli rivela che cosa lo induce a stabilire questa alleanza: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di grazia e di fedeltà, che conserva il suo favore per mille generazioni, che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato, ma non lascia senza punizione». &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In altre parole, prima egli dichiara i termini dell’alleanza, desidera rendere perfettamente chiaro il fatto che si tratta di un’alleanza basata sulla misericordia, sull’amore e sul perdono. Quindi la primissima promessa dell’alleanza di Dio è il perdono misericordioso dei peccatori che si pentono. Il verso 7 dice: «… che perdona l’iniquità, la trasgressione e il peccato». Ricorderete dal nostro sermone su questo verso che la differenza tra la colpa i cui peccati Dio punisce e la colpa i cui peccati egli non punisce è la differenza tra il pentimento e il non pentimento. Coloro che sono pezzati e umiliati dal proprio peccato e ritornano per la misericordia sono perdonati. Coloro che non sono spezzati ma in modo presuntuoso proseguono non saranno perdonati. L’alleanza in questo punto è basata sulla volontà misericordiosa di Dio di perdonare i peccatori che si sono pentiti. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''L’Alleanza di Mosè è basata sul merito o sulla misericordia?''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non capiremo mai l’unitarietà della Bibbia fino al momento in cui non capiremo che la grande alleanza stabilita con Israele sul Monte Sinai non era un’alleanza basata sulle opere. Ecco cosa intento. Ci sono oggi molti insegnanti della Bibbia che dicono che questa alleanza (Mosaica) ritrae Dio come un datore di lavoro, il popolo dell’alleanza come dipendenti, i dieci comandamenti come la descrizione del lavoro, e le benedizioni dell’alleanza come gli stipendi pagati a coloro che li guadagnano con l’obbedienza. In altre parole, essi dicono, che questa non è un’alleanza basata sulla misericordia di Dio ma sul merito di Israele. Le benedizioni promesse non sono liberamente date, esse sono guadagnate. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’alleanza fatta con Abramo, essi sostengono, e la nuova alleanza sigillata con il sangue di Gesù sono basate sulla grazia, e le benedizioni promesse in quelle alleanza sono date liberamente alla fede. Ma l’alleanza fatta sul Monte Sinai non è basata sulla grazia e le benedizioni non dovevano essere ricevute per mezzo della fede. È un’alleanza basata sulle opere perché Dio solo remunera le proprie benedizioni al popolo che svolge i propri doveri in modo abbastanza oneroso da guadagnarsi o meritarsi la benedizione di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Generazioni dopo generazioni di credenti biblici sono stati addestrati a credere a questa versione attraverso le note a piè di pagina della Scofield Reference Bible ed ora attraverso quelle della Ryrie Study Bible. Tuttavia, faccio appello a voi affinché siate, per vostro conto, umili lettori delle Scritture. Questo giudizio si eleva in Esodo 34? Quando Dio dice al verso 10, «Ecco, il stabilisco un’alleanza», appena dopo dichiarandosi quale Dio misericordioso che perdona l’iniquità, la trasgressione e il peccato, possiamo noi realmente credere che questa alleanza non è basata sulla misericordia? Possiamo realmente credere che l’alleanza non sia un preparativo misericordioso per il perdono insito in essa? E se questa è basata sulla misericordia e porta al perdono, come può essere un’alleanza basata sulle opere? Se una persona si macchia col peccato mentre ha stretto questa alleanza e si rifugia da Dio per la sua misericordia trovando il perdono, come possiamo dire che l’alleanza è basata sul merito? È il merito che offriamo a Dio quando supplichiamo la sua misericordia e chiediamo perdono? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Datore di Lavoro e Dipendenti con un po’ di Misericordia?''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Forse qualcuno dirà, «Persino i datori di lavoro perdonano il loro dipendenti quando fanno piccoli errori; continuano a remunerarli se non ne fanno molti ed essi devono continuare a fare un lavoro abbastanza buono per guadagnarsi lo stipendio. In altre parole, forse questa è un’alleanza di opere basata sul merito, anche se Dio mostra misericordia e pietà per alcuni peccati.» &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Qui però ci sono due problemi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1.I Dipendenti hanno Perpetrato una palese bestemmia &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Uno dei problemi è che questi cosiddetti dipendenti non hanno solo commesso piccoli sbagli: essi hanno ingiuriato contro il “capo” con la vacca dorata, e meritano di essere dannati per l’oltraggio del loro peccato. Il punto principale in Esodo 32-34 è di mostrare che se il merito fosse basato sul rapporto di Dio con il suo popolo, essi sarebbero stati distrutti molto tempo prima. L’alleanza a cui si riferisce Esodo 34 non si riconduce all’episodio della segretaria che ha rotto la matita del capo. È la riunificazione con la moglie che ha commesso un palese adulterio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2.Il Requisito di Base è il Culto &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
C’è un’altra ragione per la quale non dovremmo pensare a questa alleanza come basata sul merito e sulle azioni, con un piccolo perdono e misericordia insito in essa. La ragione è che il requisito di base dell’alleanza è il culto, non l’opera. Ma non potete adorare un datore di lavoro le cui necessità voi incontrate al fine di guadagnarvi il salario. L’unico essere che voi potete adorare veramente è quello la cui pienezza incontra le vostre esigenze. Se Dio avesse desiderato essere ritratto in questa alleanza come un datore di lavoro che paga gli stipendi delle benedizioni ai propri dipendenti che gli forniscono un servizio sufficientemente di valore da guadagnarsi gli stipendi stessi, allora egli non avrebbe riportato una cosiddetta descrizione del lavoro che richieda, al di sopra di tutto, un culto. Non potete adorare un datore di lavoro che dipende da voi per soddisfare le proprie esigenze. Quindi il reale contenuto dei dieci comandamenti contraddice l’idea che l’alleanza sia basata sul misterioso servizio di Israele. È basata sulla misericordia di Dio e richiede il culto. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Abbattere i Vostri Altari Pagani» &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tentiamo di vedere la base testuale di questo in Esodo 34:10-16. Nel verso 10, dopo aver dichiarato, «Ecco, io stabilisco un’alleanza» Dio promette di fare meraviglie per tutte le nazioni e di farle con Israele. In altre parole, Dio promette di mostrare il suo terribile potere davanti alle nazioni per conto di Israele. Questo è il suo impegno nell’alleanza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che cosa comanda Dio come risposta a questa promessa? Ai versi 11-13, «Osserva (prendine atto da solo) ciò che io ti comando. Ecco, io scaccerò davanti a te l’Amorreo, il Cananeo, l’Hittita, il Perizzita, l’Eveo e il Gebuseo. Guardati bene dal fare alleanza con gli abitanti del paese nel quale stai per entrare, perché ciò non diventi una trappola in mezzo a te. Distruggerete i loro altari, spezzerete le loro stele e taglierete i loro pali sacri». Tutto questo è un’applicazione del primo comandamento, «Non avrai altro dio al di fuori di me». &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il motivo per abbattere gli altari pagani è per custodire i loro cuori solo per Yahweh. Il motivo per non fare alleanze con i popoli pagani è per scappare dalla trappola di condividere la lealtà. I comandamenti non descrivono i servizi di cui Dio ha bisogno in quanto datore di lavoro. Essi descrivono la fedeltà che egli vuole dalla propria moglie. È come se dicesse «Non impegnarti con altri uomini; non custodire foto dei tuoi vecchi fidanzati nel cassetto, affinché non diventino una trappola per te e conducano il tuo cuore lontano da me.» &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dio è un Marito Geloso &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il verso 14 chiarisce ciò che l’alleanza richiede da Israele e quale immagine dovremmo avere in mente. «Perché tu non adorerai altri dèi, perché il SIGNORE, che si chiama Geloso, è un Dio geloso». La richiesta dell’alleanza è per una sincera adorazione di un unico Dio. E l’immagine creata nella nostra mente dalla parola “geloso” è l’immagine di un amante o di un marito che si arrabbia quando qualcun altro compete per il cuore della propria moglie, o quando il cuore di lei segue altri amori. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa immagine è confermata ai versi 15 e 16, i quali mettono in guardia Israele dal prostituirsi ad altri dèi. La richiesta dell’alleanza è la seguente: non essere una prostituta, non commettere adulterio contro Dio, non lasciare che il tuo cuore si allontani da lui e segua altre cose. Perché il tuo Dio, tuo marito, che si chiama Geloso, è un Dio geloso. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Due Ragioni per Enfatizzare il Fondamento Misericordioso di questa Alleanza &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ci sono due ragioni per cui ho enfatizzato il fatto che l’alleanza di cui parla Esodo 34 non è un’alleanza basata sulle opere ma è basata sulla misericordia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; 1.Per Apprezzare l’Unitarietà della Bibbia &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una ragione è per aiutarci ad apprezzare e a beneficiare dell’unitarietà della Bibbia. L’alleanza siglata con il popolo di Dio sul Monte Sinai è dello stesso tipo di alleanza fatta con Abramo, e fatta con noi alla morte di Cristo. È basata sulla misericordia, fornisce perdono, contiene promesse, avvertimenti e comandamenti divini. La sua richiesta di base è una sincera devozione all’unico Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La differenza tra l’alleanza con Mosè e la Nuova Alleanza sigillata dalla morte di Cristo non si riferisce al fatto che una offre la salvezza sulla base del merito per essere guadagnata attraverso le opere, mentre l’altra offre la salvezza sulla base della misericordia che si riceve come dono attraverso la fede. Quella non è la differenza. Entrambe ci insegnano ad adorare Dio solo in quanto Dio. E non è possibile adorare Dio come un sovrano, Dio sufficiente a tutto, misericordioso, senza fidarsi di lui. Perciò, entrambe le alleanze – tutte le alleanze di Dio – sono alleanze di grazia che manteniamo per mezzo della fede. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non è necessario saltare vaste parti della Bibbia dicendo, “Oh, quello è Ebraico”, oppure “È legalistico.” Tutto questo rivela le benedizioni che scaturiscono dalla grazia di Dio per essere goduta dall’obbedienza che previene dalla fede in Dio. È vero che la forma di quell’obbedienza può cambiare da un periodo storico di redenzione da un altro (per esempio: non facciamo sacrifici animali poiché Cristo ha donato se stesso per noi; non ergiamo città rifugio poiché il popolo di Dio non è più un’unica etnia, un unico gruppo politico). Tuttavia, la necessità di obbedienza per il mantenimento dell’alleanza, le origini dell’obbedienza nel potere dello Spirito Santo, l’appropriazione di quel potere attraverso la fede, lo scopo dell’obbedienza nella gloria di Dio, tutte queste ritornano nell’alleanza di Dio nel corso di tutta la Bibbia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Io desidero che noi siamo un popolo che ama e comprende le Scritture. Io desidero che noi ne vediamo l’immagine unificata di Dio e ne sperimentiamo il potere. Se, come crediamo, questa è la Parola ispirata di Dio, tutti noi dovremmo dedicare tempo ed energia a cercarla, ponderarla, studiarla e memorizzarla, pregarla ed essere cambiati da essa. Tutto questo è compreso nell’alleanza di Mosè. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2.Per Comprendere il Contesto della Gelosia di Dio &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
C’è un’altra ragione per la quale ho enfatizzato il fatto che l’alleanza di cui si parla nel libro dell’Esodo 34 non è un’alleanza di opere ma un’alleanza basata sulla misericordia. Ho voluto assicurarmi che vedessimo la gelosia di Dio nel suo reale contesto. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dio non è geloso come un datore di lavoro insicuro, che teme che i suoi dipendenti possano essere distolti dal loro dovere da un migliore stipendio in qualche altro posto. La gelosia di Dio non è riflesso di debolezza o paura. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Al contrario, Dio è geloso come un re potente e misericordioso che sottrae la giovane contadina dalla sua vita di peccato, la perdona, la sposa e le offre di fare non gli umili lavori di una schiava, bensì le offre i privilegi di una moglie, di una regina. La sua gelosia non è generata da paura o debolezza, bensì dalla santa indignazione che il proprio onore, potere, misericordia siano disprezzati dall’infedeltà della volubile sposa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I dieci comandamenti non sono una descrizione del lavoro per i dipendenti. Sono i voti di nozze che prende la giovane contadina per rinunciare a tutti gli altri e rimanere fedele solo al re, per vivere in un modo che non porti disonore al suo grande nome. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La Minaccia e il Conforto della Gelosia di Dio &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dio è infinitamente geloso dell’onore del suo nome e risponde con terribile ira contro coloro il cui cuore gli appartiene ma che seguono altre cose. Ad esempio, in Ezechiele 16:38-40 egli dice all’infedele Israele, «Ti abbandonerò nelle loro mani e distruggeranno i tuoi postriboli, demoliranno le tue alture; ti spoglieranno dalle tue vesti e ti toglieranno i tuoi splenditi ornamenti. Ti lasceranno scoperta e nuda. Poi ecciteranno contro di te la folla, ti lapideranno e ti trafiggeranno con la spada.» &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vi esorto ad ascoltare questo avvertimento. La gelosia di Dio per il vostro amore e devozione indivisi avrà sempre l’ultima parola. Qualunque cosa distolga i vostri affetti da Dio con ingannevole attrazione tornerà a spogliarvi nudi, a tagliarvi in pezzi. È una cosa orribile usare il Dio che dà la vita per commettere adulterio contro l’Onnipotente. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per coloro di voi che sono veramente uniti a Cristo, che mantengono i voti per abbandonare tutti gli altri, gli rimangono fedeli e vivono per il suo onore, per voi la gelosia di Dio è un grande conforto e una grande speranza. Poiché Dio è infinitamente geloso dell’onore del proprio nome; qualsiasi cosa e chiunque minacci ciò che di buono c’è nella sua fedele moglie sarà contrastato con divina onnipotenza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La gelosia di Dio è una grande minaccia per coloro che si prostituiscono, vendono il proprio cuore al mondo e tradiscono Dio. Ma la sua gelosia è un grande conforto per coloro che mantengono i voti dell’alleanza e diventano stranieri ed esuli nel mondo.&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Thu, 05 Apr 2012 14:42:47 GMT</pubDate>			<dc:creator>Mollymullery</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:In_Signore_il_cui_Nome_%C3%A8_Gelosia</comments>		</item>
		<item>
			<title>In Signore il cui Nome è Gelosia</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/In_Signore_il_cui_Nome_%C3%A8_Gelosia</link>
			<description>&lt;p&gt;Mollymullery: Creata pagina con '{{info|The Lord Whose Name Is Jealous}}  &amp;lt;blockquote&amp;gt; '''Esodo 34:10-16''' &amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt; Il Signore disse: «Ecco, io stabilisco un’alleanza: In presenza di tutto i...'&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|The Lord Whose Name Is Jealous}} &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
'''Esodo 34:10-16'''&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Il Signore disse: «Ecco, io stabilisco un’alleanza: In presenza di tutto il tuo popolo io farò meraviglie, quali non furono mai compiute in nessun paese e in nessuna nazione: tutto il popolo in mezzo al quale ti trovi vedrà l’opera del Signore, perché terribile è quanto io sto per fare con te. Osserva dunque ciò che io oggi ti comando. Ecco, io scaccerò davanti a te l’Amorreo, il Cananeo, l’Hittita, il Perizzita, l’Eveo e il Gebuseo. Guardati bene dal fare alleanza con gli abitanti del paese nel quale stai per entrare, perché ciò non diventi una trappola in mezzo a te. Anzi, distruggerete i loro altari, spezzerete le loro stele e taglierete i loro pali sacri. Tu non devi prostrarti ad altro Dio, perché il Signore si chiama Geloso: egli è un Dio geloso. Non fare alleanza con gli abitanti di quel paese, altrimenti quando si prostituiranno ai loro dèi e faranno sacrifici ai loro dèi, inviteranno anche te: tu allora mangeresti le loro vittime sacrificali. Non prendere per mogli dei tuoi figli le loro figlie, altrimenti quando esse si prostituiranno ai loro dèi, indurrebbero anche i tuoi figli a prostituirsi ai loro dèi.»&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Ricorderete che questa è la seconda volta in cui Mosè salì sul Monte Sinai per ricevere i dieci comandamenti da Dio. Tornando indietro al capitolo 32, egli aveva distrutto le prime tavole di pietra quando aveva visto il popolo adorare il vitello d’oro (32:19). A questo punto, dopo aver supplicato la pietà di Dio affinché risparmiasse il popolo di Israele, Mosè gli si avvicina nuovamente e lo prega (Esodo 34: 19) affinché prenda loro come sua eredità. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''In Cosa Consiste un’Alleanza''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In 34:10 Dio risponde, «Ecco, io stabilisco un’alleanza.» Un’alleanza è la promessa solenne di Dio grazie alla quale egli darà al popolo con cui ha stipulato l’alleanza certi benefici a patto che esso la mantenga. Mantenere un patto significa obbedire ai termini del patto stesso. Quindi un’alleanza implica tre cose: le promesse, che Dio manterrà se il popolo presterà fede all’alleanza; i comandamenti, o termini, che il popolo dovrà rispettare al fine di ricevere ciò che gli è stato promesso; gli avvertimenti su che cosa avverrà se l’alleanza venisse spezzata. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I Termini dell’Alleanza di Mosè &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando Dio dice in 34:10, «Ecco, io stabilisco un’alleanza» egli intende che è disposto a tornare indietro e a ricominciare con i dieci comandamenti, i quali erano i termini, o comandamenti, della sua alleanza con Israele. Guardate 34: 27-28, «Ed il Signore disse a Mosè, “Scrivi queste parole. Sulla base di queste parole ho stabilito un’alleanza con te e con Israele.” Ed egli rimase con il Signore per quaranta giorni e quaranta notti, senza mangiare e senza bere acqua. Ed egli scrisse sulle tavole le parole dell’alleanza, i dieci comandamenti». Quindi i dieci comandamenti sono i termini dell’alleanza a cui si riferisce il capitolo 34:10 quando Dio dice, «Ecco, io stabilisco un’alleanza». &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le Promesse dell’Alleanza di Mosè &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se i dieci comandamenti riassumono i termini dell’alleanza a cui Israele deve obbedire, quali sono le promesse dell’alleanza? Cosa promette di fare Dio per il suo popolo dell’alleanza? La risposta più importante a questa domanda si trova guardando cosa Dio ha appena detto, prima del verso 10. Nel verso 1 egli disse a Mosè di tagliare due tavole di pietra come quelle che egli ruppe e di salire sul Monte Sinai per sentire le parole dell’alleanza. Poi ai veri 6-7 Dio scende, ma prima egli dà alcuni comandamenti, egli rivela che cosa lo induce a stabilire questa alleanza: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di grazia e di fedeltà, che conserva il suo favore per mille generazioni, che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato, ma non lascia senza punizione». &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In altre parole, prima egli dichiara i termini dell’alleanza, desidera rendere perfettamente chiaro il fatto che si tratta di un’alleanza basata sulla misericordia, sull’amore e sul perdono. Quindi la primissima promessa dell’alleanza di Dio è il perdono misericordioso dei peccatori che si pentono. Il verso 7 dice: «… che perdona l’iniquità, la trasgressione e il peccato». Ricorderete dal nostro sermone su questo verso che la differenza tra la colpa i cui peccati Dio punisce e la colpa i cui peccati egli non punisce è la differenza tra il pentimento e il non pentimento. Coloro che sono pezzati e umiliati dal proprio peccato e ritornano per la misericordia sono perdonati. Coloro che non sono spezzati ma in modo presuntuoso proseguono non saranno perdonati. L’alleanza in questo punto è basata sulla volontà misericordiosa di Dio di perdonare i peccatori che si sono pentiti. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’Alleanza di Mosè è basata sul merito o sulla misericordia? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non capiremo mai l’unitarietà della Bibbia fino al momento in cui non capiremo che la grande alleanza stabilita con Israele sul Monte Sinai non era un’alleanza basata sulle opere. Ecco cosa intento. Ci sono oggi molti insegnanti della Bibbia che dicono che questa alleanza (Mosaica) ritrae Dio come un datore di lavoro, il popolo dell’alleanza come dipendenti, i dieci comandamenti come la descrizione del lavoro, e le benedizioni dell’alleanza come gli stipendi pagati a coloro che li guadagnano con l’obbedienza. In altre parole, essi dicono, che questa non è un’alleanza basata sulla misericordia di Dio ma sul merito di Israele. Le benedizioni promesse non sono liberamente date, esse sono guadagnate. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’alleanza fatta con Abramo, essi sostengono, e la nuova alleanza sigillata con il sangue di Gesù sono basate sulla grazia, e le benedizioni promesse in quelle alleanza sono date liberamente alla fede. Ma l’alleanza fatta sul Monte Sinai non è basata sulla grazia e le benedizioni non dovevano essere ricevute per mezzo della fede. È un’alleanza basata sulle opere perché Dio solo remunera le proprie benedizioni al popolo che svolge i propri doveri in modo abbastanza oneroso da guadagnarsi o meritarsi la benedizione di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Generazioni dopo generazioni di credenti biblici sono stati addestrati a credere a questa versione attraverso le note a piè di pagina della Scofield Reference Bible ed ora attraverso quelle della Ryrie Study Bible. Tuttavia, faccio appello a voi affinché siate, per vostro conto, umili lettori delle Scritture. Questo giudizio si eleva in Esodo 34? Quando Dio dice al verso 10, «Ecco, il stabilisco un’alleanza», appena dopo dichiarandosi quale Dio misericordioso che perdona l’iniquità, la trasgressione e il peccato, possiamo noi realmente credere che questa alleanza non è basata sulla misericordia? Possiamo realmente credere che l’alleanza non sia un preparativo misericordioso per il perdono insito in essa? E se questa è basata sulla misericordia e porta al perdono, come può essere un’alleanza basata sulle opere? Se una persona si macchia col peccato mentre ha stretto questa alleanza e si rifugia da Dio per la sua misericordia trovando il perdono, come possiamo dire che l’alleanza è basata sul merito? È il merito che offriamo a Dio quando supplichiamo la sua misericordia e chiediamo perdono? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Datore di Lavoro e Dipendenti con un po’ di Misericordia? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Forse qualcuno dirà, «Persino i datori di lavoro perdonano il loro dipendenti quando fanno piccoli errori; continuano a remunerarli se non ne fanno molti ed essi devono continuare a fare un lavoro abbastanza buono per guadagnarsi lo stipendio. In altre parole, forse questa è un’alleanza di opere basata sul merito, anche se Dio mostra misericordia e pietà per alcuni peccati.» &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Qui però ci sono due problemi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1.I Dipendenti hanno Perpetrato una palese bestemmia &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Uno dei problemi è che questi cosiddetti dipendenti non hanno solo commesso piccoli sbagli: essi hanno ingiuriato contro il “capo” con la vacca dorata, e meritano di essere dannati per l’oltraggio del loro peccato. Il punto principale in Esodo 32-34 è di mostrare che se il merito fosse basato sul rapporto di Dio con il suo popolo, essi sarebbero stati distrutti molto tempo prima. L’alleanza a cui si riferisce Esodo 34 non si riconduce all’episodio della segretaria che ha rotto la matita del capo. È la riunificazione con la moglie che ha commesso un palese adulterio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2.Il Requisito di Base è il Culto &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
C’è un’altra ragione per la quale non dovremmo pensare a questa alleanza come basata sul merito e sulle azioni, con un piccolo perdono e misericordia insito in essa. La ragione è che il requisito di base dell’alleanza è il culto, non l’opera. Ma non potete adorare un datore di lavoro le cui necessità voi incontrate al fine di guadagnarvi il salario. L’unico essere che voi potete adorare veramente è quello la cui pienezza incontra le vostre esigenze. Se Dio avesse desiderato essere ritratto in questa alleanza come un datore di lavoro che paga gli stipendi delle benedizioni ai propri dipendenti che gli forniscono un servizio sufficientemente di valore da guadagnarsi gli stipendi stessi, allora egli non avrebbe riportato una cosiddetta descrizione del lavoro che richieda, al di sopra di tutto, un culto. Non potete adorare un datore di lavoro che dipende da voi per soddisfare le proprie esigenze. Quindi il reale contenuto dei dieci comandamenti contraddice l’idea che l’alleanza sia basata sul misterioso servizio di Israele. È basata sulla misericordia di Dio e richiede il culto. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Abbattere i Vostri Altari Pagani» &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tentiamo di vedere la base testuale di questo in Esodo 34:10-16. Nel verso 10, dopo aver dichiarato, «Ecco, io stabilisco un’alleanza» Dio promette di fare meraviglie per tutte le nazioni e di farle con Israele. In altre parole, Dio promette di mostrare il suo terribile potere davanti alle nazioni per conto di Israele. Questo è il suo impegno nell’alleanza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che cosa comanda Dio come risposta a questa promessa? Ai versi 11-13, «Osserva (prendine atto da solo) ciò che io ti comando. Ecco, io scaccerò davanti a te l’Amorreo, il Cananeo, l’Hittita, il Perizzita, l’Eveo e il Gebuseo. Guardati bene dal fare alleanza con gli abitanti del paese nel quale stai per entrare, perché ciò non diventi una trappola in mezzo a te. Distruggerete i loro altari, spezzerete le loro stele e taglierete i loro pali sacri». Tutto questo è un’applicazione del primo comandamento, «Non avrai altro dio al di fuori di me». &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il motivo per abbattere gli altari pagani è per custodire i loro cuori solo per Yahweh. Il motivo per non fare alleanze con i popoli pagani è per scappare dalla trappola di condividere la lealtà. I comandamenti non descrivono i servizi di cui Dio ha bisogno in quanto datore di lavoro. Essi descrivono la fedeltà che egli vuole dalla propria moglie. È come se dicesse «Non impegnarti con altri uomini; non custodire foto dei tuoi vecchi fidanzati nel cassetto, affinché non diventino una trappola per te e conducano il tuo cuore lontano da me.» &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dio è un Marito Geloso &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il verso 14 chiarisce ciò che l’alleanza richiede da Israele e quale immagine dovremmo avere in mente. «Perché tu non adorerai altri dèi, perché il SIGNORE, che si chiama Geloso, è un Dio geloso». La richiesta dell’alleanza è per una sincera adorazione di un unico Dio. E l’immagine creata nella nostra mente dalla parola “geloso” è l’immagine di un amante o di un marito che si arrabbia quando qualcun altro compete per il cuore della propria moglie, o quando il cuore di lei segue altri amori. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa immagine è confermata ai versi 15 e 16, i quali mettono in guardia Israele dal prostituirsi ad altri dèi. La richiesta dell’alleanza è la seguente: non essere una prostituta, non commettere adulterio contro Dio, non lasciare che il tuo cuore si allontani da lui e segua altre cose. Perché il tuo Dio, tuo marito, che si chiama Geloso, è un Dio geloso. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Due Ragioni per Enfatizzare il Fondamento Misericordioso di questa Alleanza &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ci sono due ragioni per cui ho enfatizzato il fatto che l’alleanza di cui parla Esodo 34 non è un’alleanza basata sulle opere ma è basata sulla misericordia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; 1.Per Apprezzare l’Unitarietà della Bibbia &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una ragione è per aiutarci ad apprezzare e a beneficiare dell’unitarietà della Bibbia. L’alleanza siglata con il popolo di Dio sul Monte Sinai è dello stesso tipo di alleanza fatta con Abramo, e fatta con noi alla morte di Cristo. È basata sulla misericordia, fornisce perdono, contiene promesse, avvertimenti e comandamenti divini. La sua richiesta di base è una sincera devozione all’unico Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La differenza tra l’alleanza con Mosè e la Nuova Alleanza sigillata dalla morte di Cristo non si riferisce al fatto che una offre la salvezza sulla base del merito per essere guadagnata attraverso le opere, mentre l’altra offre la salvezza sulla base della misericordia che si riceve come dono attraverso la fede. Quella non è la differenza. Entrambe ci insegnano ad adorare Dio solo in quanto Dio. E non è possibile adorare Dio come un sovrano, Dio sufficiente a tutto, misericordioso, senza fidarsi di lui. Perciò, entrambe le alleanze – tutte le alleanze di Dio – sono alleanze di grazia che manteniamo per mezzo della fede. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non è necessario saltare vaste parti della Bibbia dicendo, “Oh, quello è Ebraico”, oppure “È legalistico.” Tutto questo rivela le benedizioni che scaturiscono dalla grazia di Dio per essere goduta dall’obbedienza che previene dalla fede in Dio. È vero che la forma di quell’obbedienza può cambiare da un periodo storico di redenzione da un altro (per esempio: non facciamo sacrifici animali poiché Cristo ha donato se stesso per noi; non ergiamo città rifugio poiché il popolo di Dio non è più un’unica etnia, un unico gruppo politico). Tuttavia, la necessità di obbedienza per il mantenimento dell’alleanza, le origini dell’obbedienza nel potere dello Spirito Santo, l’appropriazione di quel potere attraverso la fede, lo scopo dell’obbedienza nella gloria di Dio, tutte queste ritornano nell’alleanza di Dio nel corso di tutta la Bibbia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Io desidero che noi siamo un popolo che ama e comprende le Scritture. Io desidero che noi ne vediamo l’immagine unificata di Dio e ne sperimentiamo il potere. Se, come crediamo, questa è la Parola ispirata di Dio, tutti noi dovremmo dedicare tempo ed energia a cercarla, ponderarla, studiarla e memorizzarla, pregarla ed essere cambiati da essa. Tutto questo è compreso nell’alleanza di Mosè. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2.Per Comprendere il Contesto della Gelosia di Dio &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
C’è un’altra ragione per la quale ho enfatizzato il fatto che l’alleanza di cui si parla nel libro dell’Esodo 34 non è un’alleanza di opere ma un’alleanza basata sulla misericordia. Ho voluto assicurarmi che vedessimo la gelosia di Dio nel suo reale contesto. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dio non è geloso come un datore di lavoro insicuro, che teme che i suoi dipendenti possano essere distolti dal loro dovere da un migliore stipendio in qualche altro posto. La gelosia di Dio non è riflesso di debolezza o paura. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Al contrario, Dio è geloso come un re potente e misericordioso che sottrae la giovane contadina dalla sua vita di peccato, la perdona, la sposa e le offre di fare non gli umili lavori di una schiava, bensì le offre i privilegi di una moglie, di una regina. La sua gelosia non è generata da paura o debolezza, bensì dalla santa indignazione che il proprio onore, potere, misericordia siano disprezzati dall’infedeltà della volubile sposa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I dieci comandamenti non sono una descrizione del lavoro per i dipendenti. Sono i voti di nozze che prende la giovane contadina per rinunciare a tutti gli altri e rimanere fedele solo al re, per vivere in un modo che non porti disonore al suo grande nome. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La Minaccia e il Conforto della Gelosia di Dio &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dio è infinitamente geloso dell’onore del suo nome e risponde con terribile ira contro coloro il cui cuore gli appartiene ma che seguono altre cose. Ad esempio, in Ezechiele 16:38-40 egli dice all’infedele Israele, «Ti abbandonerò nelle loro mani e distruggeranno i tuoi postriboli, demoliranno le tue alture; ti spoglieranno dalle tue vesti e ti toglieranno i tuoi splenditi ornamenti. Ti lasceranno scoperta e nuda. Poi ecciteranno contro di te la folla, ti lapideranno e ti trafiggeranno con la spada.» &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vi esorto ad ascoltare questo avvertimento. La gelosia di Dio per il vostro amore e devozione indivisi avrà sempre l’ultima parola. Qualunque cosa distolga i vostri affetti da Dio con ingannevole attrazione tornerà a spogliarvi nudi, a tagliarvi in pezzi. È una cosa orribile usare il Dio che dà la vita per commettere adulterio contro l’Onnipotente. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per coloro di voi che sono veramente uniti a Cristo, che mantengono i voti per abbandonare tutti gli altri, gli rimangono fedeli e vivono per il suo onore, per voi la gelosia di Dio è un grande conforto e una grande speranza. Poiché Dio è infinitamente geloso dell’onore del proprio nome; qualsiasi cosa e chiunque minacci ciò che di buono c’è nella sua fedele moglie sarà contrastato con divina onnipotenza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La gelosia di Dio è una grande minaccia per coloro che si prostituiscono, vendono il proprio cuore al mondo e tradiscono Dio. Ma la sua gelosia è un grande conforto per coloro che mantengono i voti dell’alleanza e diventano stranieri ed esuli nel mondo.&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Thu, 05 Apr 2012 13:59:52 GMT</pubDate>			<dc:creator>Mollymullery</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:In_Signore_il_cui_Nome_%C3%A8_Gelosia</comments>		</item>
		<item>
			<title>Virilità, Femminilità e la Libertà verso il Sacerdote</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Virilit%C3%A0,_Femminilit%C3%A0_e_la_Libert%C3%A0_verso_il_Sacerdote</link>
			<description>&lt;p&gt;Mollymullery: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|Manhood, Womanhood and the Freedom to Minister}} &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
'''1Timoteo 2:8-15'''&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Desidero, dunque, che gli uomini preghino in ogni luogo, sollevando mani pure senza rabbia o liti; inoltre le donne devono adornarsi umilmente e modestamente con abiti decorosi, non con capelli intrecciati o oro o perle o vesti sontuose ma con buone azioni, come si addice alle donne che professano una religione. Che la donna impari in silenzio con ogni sottomissione. Io non permetto a nessuna donna di insegnare o di esercitare autorità sugli uomini; lei deve rimanere in silenzio. Perché Adamo fu creato per primo, e poi Eva; e Adamo non fu sedotto, ma la donna fu ingannata e cadde in trasgressione. Eppure la donna sarà salvata dando alla luce dei figli, se persevererà nella fede, nell’amore e nella santificazione, con modestia.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Quello che abbiamo visto la scorsa settimana dagli Efesini 5:32 era che il matrimonio è un mistero. Dio gli ha dato un significato all’inizio della creazione che non fu rivelato completamente per molto tempo. Ma ora è stato reso semplice nel Nuovo Testamento. E il mistero è questo: il matrimonio è un’immagine o un’illustrazione del rapporto di Cristo verso la sua sposa: la Chiesa. Un marito e una moglie sono destinati da Dio per essere immagini viventi di Cristo e della Chiesa in rapporto l’uno con l’altra. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Così quando Dio ha creato l’uomo e la donna ci ha fatti così come siamo – con le differenze fra virilità e femminilità – in modo tale che noi saremmo stati pronti per questi ruoli complementari (e per le altre espressioni di complementarità esterne al matrimonio). In questo teatro l’uomo fu destinato a interpretare il ruolo di Cristo, e la donna fu destinata a interpretare il ruolo della sua sposa, la chiesa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E abbiamo sottolineato per cinque settimane che queste differenze non sono il risultato del peccato. Il peccato non crea virilità e femminilità. L’ha fatto Dio. E il peccato non ha portato diversificati, ruoli complementari nell’esistenza. L’ha fatto Dio. Prima che il peccato entrasse nel mondo Dio ordinò e rese adatto Adamo per essere una guida amorevole, premurosa e forte per sua moglie Eva. E prima che il peccato entrasse nel mondo Dio ordinò e rese adatta Eva per essere una compagna che sostiene ed onora quella guida e che aiuta a portarla a termine. Entrambi nell’immagine di Dio. Entrambi uguali nella loro personalità come quella Dio. Ma anche diversi nella loro virilità e femminilità. Il disegno era bellissimo. Loro si rispettavano a vicenda e si servivano a vicenda e si complementavano a vicenda e si amavano a vicenda. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quello che ha fatto il peccato è stato rovinare quest’armonia. Il peccato ha fatto sì che l’uomo abbandonasse la sua guida-servitrice e diventasse passivo o severo e insensibile e indifferente, o altre distorsioni del comando Biblico. E il peccato ha deformato il supporto e l’onore della donna in manipolazione o disprezzo o vulnerabilità o altre distorsioni della vera sottomissione Biblica. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi, ciò che Paolo ha fatto negli Efesini 5 (come abbiamo visto la scorsa settimana) è un appello per una ripresa dell’idea originaria di Dio. Egli non abolisce ciò che Dio ha creato all’inizio. Vuole tornare ad esso: la vera direzione Biblica e la vera sottomissione Biblica. Ecco il modo in cui abbiamo definito queste due realtà dal nostro studio la scorsa settimana: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La direzione è la chiamata divina di un marito per assumersi la responsabilità principale come Cristo, la guida-servitrice, la protezione e le provviste a casa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La sottomissione è la chiamata divina di una moglie per onorare e affermare la guida di suo marito e aiutare la sua realizzazione secondo i suoi talenti. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando un marito guida come Cristo e la moglie risponde come la sposa di Cristo, c’è armonia e reciprocità che è più bella e più soddisfacente e più proficua di ogni modello di matrimonio creato dall’uomo. Dio ama il Suo popolo e Egli ama la Sua gloria. E dunque, quando seguiamo la Sua idea di matrimonio, siamo più soddisfatti e Egli è più glorificato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora la vera prova penso che sia se abbiamo colto l’essenza Biblica di virilità e femminilità e se sappiamo sostenerla come vera e meravigliosa – il vero test è se la sua applicazione di Paolo alla vita della chiesa ci sorprende e ci offende oppure no. Se i ruoli del Nuovo Testamento per l’uomo e la donna nel matrimonio non sono radicati nell’orgoglio peccaminoso e nelle aspettative culturali, ma nel disegno originario di Dio per la creazione, allora come vi aspettate che questo disegno originario si esprima nella vita della chiesa? Questo è quello che abbiamo davanti a noi oggi in 1 Timoteo 2:11-14. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sediamoci davanti questi versi malvisti e ascoltiamo per qualche minuto, e vediamo se la storia che raccontano è davvero così poco interessante come molti credono che sia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La donna impari in silenzio con ogni sottomissione. Non permetto a nessuna donna di insegnare o di avere autorità sugli uomini; lei deve stare in silenzio. Perché Adamo fu formato prima e poi Eva; e Adamo non fu tentato, ma la donna fu tentata e cadde in trasgressione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Penso che quello che dobbiamo fare per capire la sottomissione in questo testo è pensare pazientemente al significato del “silenzio” (“La donna impari in silenzio.”) e al significato di “insegnamento” (“Non permetto a nessuna donna di insegnare”) e al significato di “autorità” (“di avere autorità sugli uomini”). Quindi cerchiamo di analizzarne uno alla volta. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1) Per primo il “silenzio”. Verso 11: “La donna impari in silenzio”. È da notare che la parola “silenzio” è utilizzata altre due volte nei versi vicini. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Qui la parola per silenzio (hesuchia) è usata in precedenza nel verso 2 di questo capitolo (hesuchion). Ma qui si riferisce alla vita “calma” che ogni persona devota dovrebbe condurre. “Pregate… affinché possiamo condurre una vita calma e tranquilla, devota e rispettosa in ogni circostanza”. Questo vi dà il tono e l’estensione della parola. Non si riferisce al silenzio assoluto: una vita “calma” e tranquilla non è una vita di totale silenzio. È una vita tranquilla, serena e contenta. Quindi il silenzio non sembra essere totale. È più simile a quello che noi chiameremmo “tranquillità”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo si può vedere in particolare alla fine del versetto 12. È usata ancora la stessa parola. Ma questa volta si può dire che Paolo ha in mente il suo opposto. Egli dice, “Non permetto a nessuna donna di insegnare o di avere autorità sugli uomini, (letteralmente) ma di stare in silenzio”. “Non avere autorità sugli uomini, ma stare in silenzio”. In altre parole questa tranquillità è l’opposto di esercitare autorità sugli uomini. “Non esercitare autorità sugli uomini, ma stare in silenzio”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi che tipo di tranquillità ha in mente Paolo? È il tipo di tranquillità che rispetta e onora la guida degli uomini che Dio ha chiamato per sovrintendere la chiesa. Il versetto 11 dice che la tranquillità “in ogni sottomissione”, e il versetto 12 dice che la tranquillità è l’opposto dell’”autorità sugli uomini” e quindi il punto non è se una donna non dice nulla, ma se è sottomessa e se accetta l’autorità degli uomini che Dio ha chiamato per sovrintendere la chiesa. La tranquillità significa non parlare in nessun modo che possa compromettere l’autorità. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fra un attimo saremo più precisi riguardo a cos’è questa sottomissione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2) la seconda cosa alla quale dobbiamo guardare è il riferimento all’insegnamento nel versetto 12. Quanto è estesa l’interdizione di Paolo quando dice, “Non permetto a nessuna donna di insegnare”? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per rispondere a ciò, una cosa che possiamo fare è guardare altri punti nei quali Paolo e gli altri parlano a proposito dell’insegnamento della donna. Ad esempio in Tito 2:3 egli dice che le donne anziane devono insegnare alle giovani donne (alla fine del versetto) “devono insegnare ciò che è bene, e preparare le donne più giovani ad amare i loro mariti e i loro figli.” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un altro esempio è 2 Timoteo 3:14 dove Paolo dice a Timoteo di ricordare da chi ha imparato le scritture. E le persone che ha in mente (si può dire da “Tim. 1:5) sono Eunice e Loide, la madre e la nonna di Timoteo (Suo padre non era un credente e nemmeno un ebreo, Atti 16:3). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un altro esempio è Priscilla. Negli Atti 18:26 è detto, “Quando Priscilla e Aquila udirono Apollo, lo presero con loro e gli esposero più accuratamente la strada di Dio.” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi, non è probabile che Paolo stia dicendo in Timoteo 2:12 che ogni insegnamento è proibito alle donne. Ci sono esempi di esse che insegnano alle giovani donne, che insegnano ai bambini, e per certi versi collaborano con i loro mariti a dare lezioni private quando qualcuno è confuso o disinformato, come Apollo. Questi sono soltanto alcuni esempi. È quindi possibile generalizzare riguardo a quanto Paolo ha in mente qui quando dice, “Non permetto a nessuna donna di insegnare”? Penso che la cosa più sicura da fare sia lasciarci guidare dalla frase successiva. La frase successiva è, “… o esercitare autorità sugli uomini.” “Non permetto alle donne di insegnare o esercitare autorità sugli uomini.” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Invece di dare alla parola “insegnare” il significato di qualunque cosa vogliamo che significhi o pensiamo che possa significare, è più sicuro dire, che probabilmente comporta un tipo di insegnamento che si riferisce in qualche modo all’autorità. Insegnare e esercitare autorità vanno insieme. Così possiamo dire almeno una cosa generale circa l’insegnamento delle donne che Paolo vieta quando è parte dell’esercizio dell’autorità sugli uomini. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo ci porta alla terza domanda, e cioè, a cos’è questa “autorità” alla quale si ci riferisce nel versetto 12? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
3) La chiave che apre questa porta è un’osservazione molto interessante. Quando si legge il resto di 1 Timoteo riguardo il ruolo degli anziani nella chiesa ciò che si trova è che gli anziani avevano due responsabilità basilari: dovevano governare e dovevano insegnare. Questo si può vedere nelle qualifiche di 3:1-7, ma il punto più semplice per vederlo è in 5:17, “Lasciate che gli anziani che regnano (o governano) siano considerati degni di un onore doppio, specialmente coloro che lavorano nel predicare e nell’insegnare.” Gli anziani regnano o governano, e gli anziani insegnano o pregano. Tornando agli Atti 20:28, si può ricordare che gli anziani nella chiesa ad Efeso furono chiamati dallo Spirito Santo e fatti “sorveglianti” e incaricati di “pascolare” o pascere il gregge, che vuol dire insegnare l’intero consiglio di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non credo che sia una coincidenza che ciò che Paolo dice in Timoteo 2:12 è che non permette alla donna di insegnare e esercitare autorità sull’uomo. Egli essenzialmente dice: Non permetto alla donna di ricoprire la carica di anziano nella chiesa. Gli anziani sono responsabili della guida e dell’istruzione della chiesa. C’è una sintesi del loro lavoro. Così quando Paolo mette insieme le due cose e dice, “Non permetto ad una donna di insegnare o esercitare autorità,” il senso più naturale è, “Non permetto ad una donna di assumere la carica di anziano nella chiesa.” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Così l’autorità che Paolo ha in mente in 1 Timoteo 2:12 è l’autorità degli anziani. E a cosa dovrebbe assomigliare? Beh, abbiamo già visto da Gesù in Luca 22:26 a cosa dovrebbe assomigliare: “Lasciate che il più grande fra di voi diventi come il più giovane, e il governante come uno che serve.” Paolo dice in 2 Corinzi 10:8 e 13:10 che Dio gli ha dato l’autorità nella chiesa non per demolire o distruggere ma per costruire. E Pietro dice agli anziani delle chiese (1 Pietro 5:3) “Non dominare su coloro che vi sono stati affidati, ma essere un esempio per il gregge.” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In altre parole, l’autorità degli anziani è un’autorità-servitrice. La guida degli anziani è una guida-servitrice. Ecco perché l’insegnamento è al centro di questa chiamata. L’autorità degli anziani conduce con la persuasione - con l’insegnamento - non con la coercizione o con manovre politiche. L’autorità degli anziani è sempre subordinata ai testi Biblici. Può sempre essere messa in discussione dalle Scritture. Quindi l’insegnamento è lo strumento primario della giuda nella chiesa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Penso che possa essere d’aiuto fare ora un passo indietro e cercare di fare per i concetti di autorità e sottomissione nella chiesa quanto abbiamo fatto per i concetti di guida e sottomissione in casa, vale a dire dare una definizione chiara di ciascuno. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Autorità” si riferisce alla chiamata divina degli uomini spirituali e di talento per assumersi la responsabilità primaria come anziani simili a Cristo, guida-servitrice, e insegnamento nella chiesa. “Sottomissione” si riferisce alla chiamata divina del resto della chiesa, sia uomini sia donne, per onorare e affermare la guida degli anziani e per essere preparati da essa per le centinaia di vari ministeri a disposizione degli uomini e delle donne al servizio di Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E quest’ultimo punto è molto importante. Per gli uomini e le donne a cui sta a cuore il ministero - salvare le anime e guarire vite spezzate e resistere al mare e soddisfare le esigenza- ci sono campi d’opportunità che sono semplicemente senza fine. Dio vuole che tutta la chiesa sia mobilitata nel ministero, uomini e donne. Nessuno deve restare a casa a guardare telenovela mentre il mondo brucia. E Dio si propone di attrezzare e mobilitare i santi attraverso una società di uomini spirituali che si assumono la responsabilità primaria per la guida e l’insegnamento nella chiesa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ci sono molte voci oggi che affermano di conoscere una strada migliore per attrezzare e mobilitare gli uomini e le donne della chiesa per il ministero. Ma questa mattina affido a voi con tutto il mio cuore il semplice significato di questi versi: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
#che la virilità e la femminilità si accordano meglio nel ministero quando gli uomini si assumono la responsabilità della guida e dell’insegnamento nella chiesa. &lt;br /&gt;
#Che la virilità e la femminilità sono conservati meglio e nutriti meglio e più soddisfatti e più proficui in questa chiesa che in altre.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Affido questo a voi per la vostra fede e per il vostro comportamento, poiché &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
#Questo è il modo in cui le Scritture ci insegnano a organizzare la chiesa, &lt;br /&gt;
#E Dio ha ispirato le scritture &lt;br /&gt;
#E Dio è buono&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La mia speranza domenica prossima, nell’ultima di queste serie, è di riprendere i versetti 13 e 14, e dipingere il grande quadro di cosa significa essere uomo ed essere donna per tutta la vita.&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Tue, 03 Apr 2012 14:50:02 GMT</pubDate>			<dc:creator>Mollymullery</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Virilit%C3%A0,_Femminilit%C3%A0_e_la_Libert%C3%A0_verso_il_Sacerdote</comments>		</item>
		<item>
			<title>Virilità, Femminilità e la Libertà verso il Sacerdote</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Virilit%C3%A0,_Femminilit%C3%A0_e_la_Libert%C3%A0_verso_il_Sacerdote</link>
			<description>&lt;p&gt;Mollymullery: Creata pagina con '{{info|Manhood, Womanhood and the Freedom to Minister}}  1Timoteo 2:8-15  Desidero, dunque, che gli uomini preghino in ogni luogo, sollevando mani pure senza rabbia o liti; inolt...'&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|Manhood, Womanhood and the Freedom to Minister}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1Timoteo 2:8-15&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Desidero, dunque, che gli uomini preghino in ogni luogo, sollevando mani pure senza rabbia o liti; inoltre le donne devono adornarsi umilmente e modestamente con abiti decorosi, non con capelli intrecciati o oro o perle o vesti sontuose ma con buone azioni, come si addice alle donne che professano una religione. Che la donna impari in silenzio con ogni sottomissione. Io non permetto a nessuna donna di insegnare o di esercitare autorità sugli uomini; lei deve rimanere in silenzio. Perché Adamo fu creato per primo, e poi Eva; e Adamo non fu sedotto, ma la donna fu ingannata e cadde in trasgressione. Eppure la donna sarà salvata dando alla luce dei figli, se persevererà nella fede, nell’amore e nella santificazione, con modestia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quello che abbiamo visto la scorsa settimana dagli Efesini 5:32 era che il matrimonio è un mistero. Dio gli ha dato un significato all’inizio della creazione che non fu rivelato completamente per molto tempo. Ma ora è stato reso semplice nel Nuovo Testamento. E il mistero è questo: il matrimonio è un’immagine o un’illustrazione del rapporto di Cristo verso la sua sposa: la Chiesa. Un marito e una moglie sono destinati da Dio per essere immagini viventi di Cristo e della Chiesa in rapporto l’uno con l’altra. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Così quando Dio ha creato l’uomo e la donna ci ha fatti così come siamo – con le differenze fra virilità e femminilità – in modo tale che noi saremmo stati pronti per questi ruoli complementari (e per le altre espressioni di complementarità esterne al matrimonio). In questo teatro l’uomo fu destinato a interpretare il ruolo di Cristo, e la donna fu destinata a interpretare il ruolo della sua sposa, la chiesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E abbiamo sottolineato per cinque settimane che queste differenze non sono il risultato del peccato. Il peccato non crea virilità e femminilità. L’ha fatto Dio. E il peccato non ha portato diversificati, ruoli complementari nell’esistenza. L’ha fatto Dio. Prima che il peccato entrasse nel mondo Dio ordinò e rese adatto Adamo per essere una guida amorevole, premurosa e forte per sua moglie Eva. E prima che il peccato entrasse nel mondo Dio ordinò e rese adatta Eva per essere una compagna che sostiene ed onora quella guida e che aiuta a portarla a termine. Entrambi nell’immagine di Dio. Entrambi uguali nella loro personalità come quella Dio. Ma anche diversi nella loro virilità e femminilità. Il disegno era bellissimo. Loro si rispettavano a vicenda e si servivano a vicenda e si complementavano a vicenda e si amavano a vicenda.&lt;br /&gt;
  &lt;br /&gt;
Quello che ha fatto il peccato è stato rovinare quest’armonia. Il peccato ha fatto sì che l’uomo abbandonasse la sua guida-servitrice e diventasse passivo o severo e insensibile e indifferente, o altre distorsioni del comando Biblico. E il peccato ha deformato il supporto e l’onore della donna in manipolazione o disprezzo o vulnerabilità o altre distorsioni della vera sottomissione Biblica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi, ciò che Paolo ha fatto negli Efesini 5 (come abbiamo visto la scorsa settimana) è un appello per  una ripresa dell’idea originaria di Dio. Egli non abolisce ciò che Dio ha creato all’inizio. Vuole tornare ad esso: la vera direzione Biblica e la vera sottomissione Biblica. Ecco il modo in cui abbiamo definito queste due realtà dal nostro studio la scorsa settimana:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La direzione è la chiamata divina di un marito per assumersi la responsabilità principale come Cristo, la guida-servitrice, la protezione e le provviste a casa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La sottomissione è la chiamata divina di una moglie per onorare e affermare la guida di suo marito e aiutare la sua realizzazione secondo i suoi talenti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando un marito guida come Cristo e la moglie risponde come la sposa di Cristo, c’è armonia e reciprocità che è più bella e più soddisfacente e più proficua di ogni modello di matrimonio creato dall’uomo. Dio ama il Suo popolo e Egli ama la Sua gloria. E dunque, quando seguiamo la Sua idea di matrimonio, siamo più soddisfatti e Egli è più glorificato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora la vera prova penso che sia se abbiamo colto l’essenza Biblica di virilità e femminilità e se sappiamo sostenerla come vera e meravigliosa – il vero test è se la sua applicazione di Paolo alla vita della chiesa ci sorprende e ci offende oppure no. Se i ruoli del Nuovo Testamento per l’uomo e la donna nel matrimonio non sono radicati nell’orgoglio peccaminoso e nelle aspettative culturali, ma nel disegno originario di Dio per la creazione, allora come vi aspettate che questo disegno originario si esprima nella vita della chiesa? Questo è quello che abbiamo davanti a noi oggi in 1 Timoteo 2:11-14.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sediamoci davanti questi versi malvisti e ascoltiamo per qualche minuto, e vediamo se la storia che raccontano è davvero così poco interessante come molti credono che sia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La donna impari in silenzio con ogni sottomissione. Non permetto a nessuna donna di insegnare o di avere autorità sugli uomini; lei deve stare in silenzio. Perché Adamo fu formato prima e poi Eva; e Adamo non fu tentato, ma la donna fu tentata e cadde in trasgressione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Penso che quello che dobbiamo fare per capire la sottomissione in questo testo è pensare pazientemente al significato del “silenzio” (“La donna impari in silenzio.”) e al significato di “insegnamento” (“Non permetto a nessuna donna di insegnare”) e al significato di “autorità” (“di avere autorità sugli uomini”). Quindi cerchiamo di analizzarne uno alla volta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1) Per primo il “silenzio”. Verso 11: “La donna impari in silenzio”. È da notare che la parola “silenzio” è utilizzata altre due volte nei versi vicini.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Qui la parola per silenzio (hesuchia) è usata in precedenza nel verso 2 di questo capitolo (hesuchion). Ma qui si riferisce alla vita “calma” che ogni persona devota dovrebbe condurre. “Pregate… affinché possiamo condurre una vita calma e tranquilla, devota e  rispettosa in ogni circostanza”.   Questo vi dà il tono e l’estensione della parola. Non si riferisce al silenzio assoluto: una vita “calma” e tranquilla non è una vita di totale silenzio. È una vita tranquilla, serena e contenta. Quindi il silenzio non sembra essere totale. È più simile a quello che noi chiameremmo “tranquillità”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo si può vedere in particolare alla fine del versetto 12. È usata ancora la stessa parola. Ma questa volta si può dire che Paolo ha in mente il suo opposto. Egli dice, “Non permetto a nessuna donna di insegnare o di avere autorità sugli uomini, (letteralmente) ma di stare in silenzio”. “Non avere autorità sugli uomini, ma stare in silenzio”. In altre parole questa tranquillità è l’opposto di esercitare autorità sugli uomini. “Non esercitare autorità sugli uomini, ma stare in silenzio”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi che tipo di tranquillità ha in mente Paolo? È il tipo di tranquillità che rispetta e onora la guida degli uomini che Dio ha chiamato per sovrintendere la chiesa. Il versetto 11 dice che la tranquillità “in ogni sottomissione”, e il versetto 12 dice che la tranquillità è l’opposto dell’”autorità sugli uomini” e quindi il punto non è se una donna non dice nulla, ma se è sottomessa e se accetta l’autorità degli uomini che Dio ha chiamato per sovrintendere la chiesa. La tranquillità significa non parlare in nessun modo che possa compromettere l’autorità. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fra un attimo saremo più precisi riguardo a cos’è questa sottomissione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2) la seconda cosa alla quale dobbiamo guardare è il riferimento all’insegnamento nel versetto 12. Quanto è estesa l’interdizione di Paolo quando dice, “Non permetto a nessuna donna di insegnare”?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per rispondere a ciò, una cosa che possiamo fare è guardare altri punti nei quali Paolo e gli altri parlano a proposito dell’insegnamento della donna. Ad esempio in Tito 2:3 egli dice che le donne anziane devono insegnare alle giovani donne (alla fine del versetto) “devono insegnare ciò che è bene, e preparare le donne più giovani ad amare i loro mariti e i loro figli.”&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un altro esempio è 2 Timoteo 3:14 dove Paolo dice a Timoteo di ricordare da chi ha imparato le scritture. E le persone che ha in mente (si può dire da “Tim. 1:5) sono Eunice e Loide, la madre e la nonna di Timoteo (Suo padre non era un credente e nemmeno un ebreo, Atti 16:3).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un altro esempio è Priscilla. Negli Atti 18:26 è detto, “Quando Priscilla e Aquila udirono Apollo, lo presero con loro e gli esposero più accuratamente la strada di Dio.”&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi, non è probabile che Paolo stia dicendo in Timoteo 2:12 che ogni insegnamento è proibito alle donne. Ci sono esempi di esse che insegnano alle giovani donne, che insegnano ai bambini, e per certi versi collaborano con i loro mariti a dare lezioni private quando qualcuno è confuso o disinformato, come Apollo. Questi sono soltanto alcuni esempi. È quindi possibile generalizzare riguardo a quanto Paolo ha in mente qui quando dice, “Non permetto a nessuna donna di insegnare”? Penso che la cosa più sicura da fare sia lasciarci guidare dalla frase successiva. La frase successiva è, “… o esercitare autorità sugli uomini.” “Non permetto alle donne di insegnare o esercitare autorità sugli uomini.”&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Invece di dare alla parola “insegnare” il significato di qualunque cosa vogliamo che significhi o pensiamo che possa significare, è più sicuro dire, che probabilmente comporta un tipo di insegnamento che si riferisce in qualche modo all’autorità. Insegnare e esercitare autorità vanno insieme. Così possiamo dire almeno una cosa generale circa l’insegnamento delle donne che Paolo vieta quando è parte dell’esercizio dell’autorità sugli uomini. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo ci porta alla terza domanda, e cioè, a cos’è questa “autorità” alla quale si ci riferisce nel versetto 12?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
3) La chiave che apre questa porta è un’osservazione molto interessante. Quando si legge il resto di 1 Timoteo riguardo il ruolo degli anziani nella chiesa ciò che si trova è che gli anziani avevano due responsabilità basilari: dovevano governare e dovevano insegnare. Questo si può vedere nelle qualifiche di 3:1-7, ma il punto più semplice per vederlo è in 5:17, “Lasciate che gli anziani che regnano (o governano) siano considerati degni di un onore doppio, specialmente coloro che lavorano nel predicare e nell’insegnare.”&lt;br /&gt;
Gli anziani regnano o governano, e gli anziani insegnano o pregano. Tornando agli Atti 20:28, si può ricordare che gli anziani nella chiesa ad Efeso furono chiamati dallo Spirito Santo e fatti “sorveglianti” e incaricati di “pascolare” o pascere il gregge, che vuol dire insegnare l’intero consiglio di Dio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non credo che sia una coincidenza che ciò che Paolo dice in Timoteo 2:12 è che non permette alla donna di insegnare e esercitare autorità sull’uomo. Egli essenzialmente dice: Non permetto alla donna di ricoprire la carica di anziano nella chiesa. Gli anziani sono responsabili della guida e dell’istruzione della chiesa. C’è una sintesi del loro lavoro.  Così quando Paolo mette insieme le due cose e dice, “Non permetto ad una donna di insegnare o esercitare autorità,” il senso più naturale è, “Non permetto ad una donna di assumere la carica di anziano nella chiesa.”&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Così l’autorità che Paolo ha in mente in 1 Timoteo 2:12 è l’autorità degli anziani. E a cosa dovrebbe assomigliare? Beh, abbiamo già visto da Gesù in Luca 22:26 a cosa dovrebbe assomigliare: “Lasciate che il più grande fra di voi diventi come il più giovane, e il governante come uno che serve.” Paolo dice in 2 Corinzi 10:8 e 13:10 che Dio gli ha dato l’autorità nella chiesa non per demolire o distruggere ma per costruire. E Pietro dice agli anziani delle chiese (1 Pietro 5:3) “Non dominare su coloro che vi sono stati affidati, ma essere un esempio per il gregge.”&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In altre parole, l’autorità degli anziani è un’autorità-servitrice. La guida degli anziani è una guida-servitrice. Ecco perché l’insegnamento è al centro di questa chiamata. L’autorità degli anziani conduce con la persuasione - con l’insegnamento - non con la coercizione o con manovre politiche. L’autorità degli anziani è sempre subordinata ai testi Biblici. Può sempre essere messa in discussione dalle Scritture. Quindi l’insegnamento è lo strumento primario della giuda nella chiesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Penso che possa essere d’aiuto fare ora un passo indietro e cercare di fare per i concetti di autorità e sottomissione nella chiesa quanto abbiamo fatto per i concetti di guida e sottomissione in casa, vale a dire dare una definizione chiara di ciascuno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Autorità” si riferisce alla chiamata divina degli uomini spirituali e di talento per assumersi la responsabilità primaria come anziani simili a Cristo, guida-servitrice, e insegnamento nella chiesa.&lt;br /&gt;
“Sottomissione” si riferisce alla chiamata divina del resto della chiesa, sia uomini sia donne, per onorare e affermare la guida degli anziani e per essere preparati da essa per le centinaia di vari ministeri a disposizione degli uomini e delle donne al servizio di Cristo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E quest’ultimo punto è molto importante. Per gli uomini e le donne a cui sta a cuore il ministero - salvare le anime e guarire vite spezzate e resistere al mare e soddisfare le esigenza- ci sono campi d’opportunità che sono semplicemente senza fine. Dio vuole che tutta la chiesa sia mobilitata nel ministero, uomini e donne. Nessuno deve restare a casa a guardare telenovela mentre il mondo brucia. E Dio si propone di attrezzare e mobilitare i santi attraverso una società di uomini spirituali che si assumono la responsabilità primaria per la guida e l’insegnamento nella chiesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ci sono molte voci oggi che affermano di conoscere una strada migliore per attrezzare e mobilitare gli uomini e le donne della chiesa per il ministero. Ma questa mattina affido a voi con tutto il mio cuore il semplice significato di questi versi:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
che la virilità e la femminilità si accordano meglio nel ministero quando gli uomini si assumono la responsabilità della guida e dell’insegnamento nella chiesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che la virilità e la femminilità sono conservati meglio e nutriti meglio e più soddisfatti e più proficui in questa chiesa che in altre. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Affido questo a voi per la vostra fede e per il vostro comportamento, poiché&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo è il modo in cui le Scritture ci insegnano a organizzare la chiesa,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E Dio ha ispirato le scritture&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E Dio è buono&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La mia speranza domenica prossima, nell’ultima di queste serie, è di riprendere i versetti 13 e 14, e dipingere il grande quadro di cosa significa essere uomo ed essere donna per tutta la vita.&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Tue, 03 Apr 2012 14:48:26 GMT</pubDate>			<dc:creator>Mollymullery</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Virilit%C3%A0,_Femminilit%C3%A0_e_la_Libert%C3%A0_verso_il_Sacerdote</comments>		</item>
		<item>
			<title>Sono colui che sono</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Sono_colui_che_sono</link>
			<description>&lt;p&gt;Mollymullery: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|I Am Who I Am}} &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; '''Esodo 3: 13-15'''&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Mosè disse a Dio: «Ecco, quando sarò andato dai figli d'Israele e avrò detto loro: &amp;quot;Il Dio dei vostri padri mi ha mandato da voi&amp;quot;, se essi dicono: &amp;quot;Qual è il suo nome?&amp;quot; che cosa risponderò loro?» Dio disse a Mosè: «IO SONO COLUI CHE SONO». Poi disse: «Dirai così ai figli d'Israele: &amp;quot;L’IO SONO mi ha mandato da voi&amp;quot;». Dio disse ancora a Mosè: «Dirai così ai figli d'Israele: &amp;quot;Il SIGNORE, il Dio dei vostri padri, il Dio d'Abramo, il Dio d'Isacco e il Dio di Giacobbe mi ha mandato da voi&amp;quot;. Tale è il mio nome in eterno; così sarò invocato di generazione in generazione.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Durante le sette domeniche a venire spero di predicare una serie di messaggi che s’ispirano allo scorso agosto, quando lessi i Salmi 9:10 “Quelli che conoscono il tuo nome confideranno in te”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Coloro che conoscono il nome di Dio confidano in lui''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’obiettivo del mio sacerdozio è l’evoluzione e la gioia della vostra fede nella gloria di Dio (Filippesi 1:20, 25). Predicare è un mezzo per raggiungere tale obiettivo e quindi, quando rifletto su quello da predicare, cerco cose che vi incitino a confidare in Dio con tutto il vostro cuore. I Salmi 9:10 affermano che coloro che conoscono il nome di Dio confideranno in lui. Mi è sembrato dunque che il Signore rafforzerebbe la nostra stima in lui per il futuro della nostra vita insieme se potessi aiutarvi a conoscere meglio il nome di Dio. “Quelli che conoscono il tuo nome confideranno in te”. Quindi, per le prossime settimane, fino a raggiungere l’apice nelle nostre conferenze sulle missioni, spero di rivelare un nome diverso di Dio ogni settimana. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Il significato di un nome''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il motivo secondo cui conoscere i nomi di Dio ci aiuterà a confidare in lui con le nostre vicende quotidiane e con i nostri destini eterni è che nelle Scritture il nome di una persona spesso indica il suo carattere, abilità o missione, specialmente quando il nome è dato da Dio. Adamo chiama sua moglie Eva, perché è la madre di tutti i viventi (Genesi 3:20). Dio cambia il nome di Abramo in Abraamo, poiché lo ha reso padre di una moltitudine di nazioni. (Genesi 17:5). Dio ha cambiato il nome di Sarai in Sara (Genesi 17:15). Egli ha cambiato il nome di Giacobbe in Israele (Genesi 32:28). E quando il Figlio di Dio venne al mondo il suo nome non fu lasciato al caso: “Lo chiamerai Gesù, perché salverà il suo popolo dal peccato”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Io ho quattro figli: il primo nacque in Germania e quindi cercammo un nome tedesco che si relazionasse alla parola Cristiano, includendoci le nostre preghiere: Karsten, nella fiducia che Dio gli porti fede in Cristo. Poi arrivò Beniamino, il cui annuncio della nascita era una parafrasi della benedizione di Mosè sulla tribù di Beniamino nel Deuteronomio 33:12, &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Egli, il prediletto del SIGNORE,&amp;lt;br&amp;gt;abiterà al sicuro presso di lui.&amp;lt;br&amp;gt;Il SIGNORE gli farà sempre riparo&amp;lt;br&amp;gt;ed egli riposerà tra le sue colline. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Poi venne Abraamo e riponemmo la speranza dei Romani 4:20 nel suo nome: che un giorno egli cresca forte nella fede come Abraamo da vecchio e dia gloria a Dio. E alla fine venne Barnaba, il figlio della consolazione, e prendemmo il nome da un grande uomo incoraggiati dal fatto che era pieno dello Spirito Santo e della fede. In altre parole, abbiamo provato a dare ai nostri figli nomi che segneranno il loro destino e il loro carattere. Abbiamo dato loro nomi nei quali crescere e per i quali combattere e pregare. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Il nome più importante per Dio nel Vecchio Testamento''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il nome più comune e il più importante di Dio nel Vecchio Testamento è un nome che non è mai tradotto nelle nostre versioni in inglese. Ogni volta che vedete la parola SIGNORE a lettere maiuscole, si sa che questo nome è dietro di esso. In ebraico il nome ha quattro lettere YHWH e la cui pronuncia potrebbe essere qualcosa come Yahweh. Gli ebrei arrivarono a considerare questa parola con così tanta reverenza che non avrebbero mai prendere sulle labbra, perché non si prendono il nome invano inavvertitamente. Così ogni volta che nella loro lettura si presentava questo nome, pronunciavano la parola &amp;quot;Adonai&amp;quot; che significa &amp;quot;mio signore&amp;quot;. Le versioni inglesi hanno sostanzialmente seguito lo stesso modello e traducono il nome Yahweh con la parola Signore a lettere maiuscole. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa non è una cosa molto soddisfacente da fare, perché la parola Signore non comunica alle nostre orecchie la stessa cosa come un nome proprio come Giovanni e Michele o Natale. L'importanza di esso può essere visto nella frequenza pura del suo uso. Essa si verifica 6.828 volte nell'Antico Testamento, tre volte più spesso della semplice parola &amp;quot;Dio&amp;quot; (Elohim-2, 600; El-238). Ciò dimostra che Dio si propone di essere conosciuto non come una divinità generica, ma come una persona specifica, con un nome che porta il suo carattere unico e la missione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
(Nota: la parola Geova ha origine da un tentativo di pronunciare le consonanti YHWH con le vocali della parola Adonai. Nei testi ebraici più antichi non ci sono le vocali, così è facile capire come questo possa accadere ogni volta che si riscontra nel testo la parola YHWH: la parola adonai è stata pronunciata dall’ Ebreo religioso.) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il passaggio biblico più importante per capire il significato del nome Yahweh è l’Esodo 3:13-15. Dio ha appena ordinato a Mosè di andare in Egitto e di liberare il popolo d’Israele dalla schiavitù. Mosè dice a Dio nel versetto 13:&amp;amp;nbsp;: «Ecco, quando sarò andato dai figli d'Israele e avrò detto loro: &amp;quot;Il Dio dei vostri padri mi ha mandato da voi&amp;quot;, se essi dicono: &amp;quot;Qual è il suo nome?&amp;quot; che cosa risponderò loro?» Dio disse a Mosè: «IO SONO COLUI CHE SONO». Poi disse: «Dirai così ai figli d'Israele: &amp;quot;IO SONO mi ha mandato da voi&amp;quot;». Dio disse ancora a Mosè: «Dirai così ai figli d'Israele: &amp;quot;Il SIGNORE [cioè Yahweh] , il Dio dei vostri padri, il Dio d'Abramo, il Dio d'Isacco e il Dio di Giacobbe mi ha mandato da voi&amp;quot;. Tale è il mio nome in eterno; così sarò invocato di generazione in generazione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si noti ora che Dio offre tre risposte alla domanda “Cosa devo dire loro? Qual è il tuo nome?”&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
#Nel verso 14 Dio dice, “IO SONO COLUI CHE SONO”&lt;br /&gt;
#Nel verso 14 Dio dice, “L’IO SONO mi ha mandato da voi”&lt;br /&gt;
#Nel verso 15 Dio dice: “Yahweh…mi ha mandato da voi…questo è il mio nome per sempre”&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi due fatti mi convincono che questo testo fornisce un’ interpretazione del nome di Yahweh: il primo è che il nome Yahweh e IO SONO costituiscono la stessa parola ebraica (hayah). L'altro è che Yahweh sembra essere qui usato in modo intercambiabile con IO SONO. &amp;quot;IO SONO mi ha mandato a voi&amp;quot; (v. 14). &amp;quot;Yahweh ... mi ha mandato a voi&amp;quot; (v. 15). Io penso che sarebbe giusto dire che lo scopo di Dio in questo incontro con Mosè è quello di rivelare, come mai aveva fatto prima (Esodo 6:2), il significato del suo nome, Yahweh. La chiave di lettura è nella frase IO SONO e soprattutto nella frase, IO SONO COLUI CHE SONO. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi dobbiamo passare un sacco di tempo a meditare su questo punto. Che cosa significa quando si chiede a Dio, Chi sei? E lui risponde, IO SONO COLUI CHE SONO? Spero che questa mattina possiate iniziare a comprendere l'importanza di queste parole. Non ci sono parole più importanti di queste. Le parole che considerate più importanti lo sono perché vere. Quanto più ci riflettete, tanto più impressionanti diventano. So che non posso dargli il giusto valore, ma forse lo Spirito Santo potrebbe prendere il mio tentativo di balbuzie e aprirvi qualche prospettiva. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Sette Implicazioni del Nome Divino, IO SONO COLUI CHE SONO''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Voglio provare a spiegare almeno sette delle implicazioni che vedo nel nome divino, IO SONO COLUI CHE SONO. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''1. Dio esiste''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In primo luogo, Dio esiste. O come Francesco Schaffer continua ad affermare, Dio è lì. In un primo momento questo può sembrare così ovvio e così fondamentale, che non avremmo bisogno di parlarne. Beh, è ​​ovvio e fondamentale, ma dovremmo ricordare che la maggior parte della gente vive come se non fosse vero, o come se si trattasse di una verità che non fa alcuna differenza nella vita. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Supponiamo che il presidente degli Stati Uniti inviti voi e alcuni dei vostri amici alla Casa Bianca per un ricevimento. Appena entrate nella stanza verde e accogliente, vedete il presidente seduto accanto al caminetto e gli passate accanto senza guardarlo o salutarlo. Per tutta la sera non lo degnate di uno sguardo, non gli parlate, né lo ringraziate e né gli chiedete perché vi ha invitati lì. Ma ogni volta che un giornalista vi chiede se credete nell'esistenza del presidente, la vostra risposta è: &amp;quot;Certo&amp;quot;. Siete anche d'accordo che questa è la sua casa e che tutto il cibo proveniva dalla sua cucina. Ma non gli avete rivolto alcuna attenzione perché in pratica vi comportate come se non esistesse, lo ignorate. Egli non è entrato nel vostro cuore, i suoi doni sono al centro della vostra attenzione e non lui. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La stragrande maggioranza delle persone che dicono di credere in Dio, lo trattano in questo modo. Egli è come l'idrogeno. Avete imparato a scuola che è nell’ aria che respirate, ma dopo che ci avete creduto, non ha fatto alcuna differenza nella vostra vita. Ogni volta che qualcuno fa un sondaggio dite: &amp;quot;Certo, l'idrogeno esiste.&amp;quot; Poi si torna alle cose che contano. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pensate al futuro, andate avanti nel tempo di pochi anni, al giorno in cui ogni essere umano renderà conto di se stesso davanti al Dio vivente. Dio dirà a milioni di persone, &amp;quot;Ora capisco che spesso durante la vostra vita avete affermato di aver creduto in me. Avete confermato la mia esistenza, giusto?&amp;quot;, &amp;quot;Sì&amp;quot; direte voi. &amp;quot;Non è vero che nella vita una persona più è stata onorata, più importanza ha avuto, virtù, potenza e bellezza, e più ha ricevuto rispetto, considerazione e ammirazione? Non è forse così? &amp;quot; &amp;quot;Sì&amp;quot; direte voi. &amp;quot;Allora perché ho avuto un posto così insignificante nella vostra vita quando dite che avete creduto in me? Perché non avete provato più ammirazione per me e cercato più spesso la mia saggezza e trascorso del tempo in comunione con me e vi siete sforzati di conoscere la mia volontà nelle vostre decisioni quotidiane? Perché mi avete trattato come se fossi idrogeno? &amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che cosa, vi chiedo, il mondo risponderà? Che cosa risponderanno le migliaia di cosiddetti cristiani, la cui fede in Dio equivale alla loro fede nell’ idrogeno? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
O! Sarà facile per Dio giudicare il mondo nel giorno del giudizio! A volte, dall’alto del nostro orgoglio, in realtà pensiamo che Dio avrà problemi a trovare abbastanza prove per essere giusto nel condannare le persone all'inferno. Ma se vi fermate a pensare con chiarezza per un attimo alle implicazioni travolgenti della dichiarazione, &amp;quot;Dio esiste&amp;quot;, vedrete che sarà molto facile per il Giudice in quel giorno. Gli imputati saranno completamente senza parole a causa della manifesta incoerenza della loro vita. La cartella del pubblico ministero non dovrà essere aperta oltre pagina 1 dove si dice, &amp;quot;L’imputato ha affermato che Dio esiste, la vita personale è stata vissuta come se Dio non facesse alcuna differenza.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel nome Yahwen risiede la verità prima e più importante di Dio: Egli esiste; e farà molta differenza per coloro che smetteranno la ricerca della propria gloria e del piacere privato per prenderlo in considerazione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''2. Nessuna realtà esiste al di là di Dio''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La seconda implicazione che si trova nel nome IO SONO COLUI CHE SONO è che la personalità di Dio e la potenza sono dovute esclusivamente a se stesso e a nessun altro. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Risalite con me all’epoca quando non esisteva la terra o il sistema solare, le galassie o l'universo. Immaginate quando c'era solo Dio. Quindi, se potete, ritornate al periodo prima di Dio. Da dove è venuto? Come ha fatto ad essere così com'è? Se mi chiedete come ho fatto ad essere come sono, vi risponderei che mio padre e mia madre mi hanno dato una serie di geni e mi hanno allevato in un certo modo e sono stato circondato da migliaia di influenze nel mio ambiente. Ecco come ho fatto ad essere come sono. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma quando chiediamo a Dio come è diventato ciò che è, lui risponde, IO SONO COLUI CHE SONO. In altre parole, nessuno mi ha dato una serie di geni. Nessuno e nessun potere mi ha portato ad esistere o a formare la mia personalità. Non ho avuti un inizio. Non vi è alcuna realtà all’infuori di me che non è venuta da me. E quindi non c'è alcuna forza o influenza sul mio carattere e potere se non quello che viene da me ed è controllato da me. Sono totalmente assoluto. Al di là di me non c'è alcuna realtà. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Porre la domanda, Perché Dio è così com’è? E’ come chiedere a me, quando hai intenzione di smettere di picchiare tua moglie? E 'inoppugnabile perché presuppone uno stato di cose che non esiste. Non picchio mia moglie e quindi non posso smettere. E non c'è nulla al di là o all’ infuori di Dio, che potrebbe essere una risposta alla domanda, perché è così com’ è. La natura completamente autonoma di un Dio eterno è il punto finale di tutte le nostre domande. Arriva un momento in cui ti trovi faccia a faccia con la realtà assoluta e ti rendi conto che egli è semplicemente quello che è. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''3. Dio non cambia''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una terza implicazione del nome IO SONO COLUI CHE SONO è che Dio non cambia. In Malachia 3:6 Dio dice: &amp;quot; Poiché io, l’Eterno, non cambio; perciò voi, o figli di Giacobbe, non siete ancora consumati. &amp;quot; Nel nome Eterno si afferma IO SONO COLUI CHE SONO. Ma se colui che è Dio non è determinato da alcuna forza all’infuori di sé, allora non è soggetto ai cambiamenti come noi. Le persone cambiano idea a causa di circostanze impreviste o di una debole risoluzione. Dio prevede tutte le circostanze e non ha punti deboli. Nulla in tutta la creazione lo prende alla sprovvista e lo mette in un angolo dove potrebbe essere infedele a se stesso o compromettere la sua integrità. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lui è quello che è, e quindi, come dice Giacomo: &amp;quot;Con lui presso non c'è variazione né ombra di mutamento. &amp;quot; (Giacomo 1:17). Egli è lo stesso ieri, oggi e in eterno. Il suo nome assoluto è il fondamento granitico della nostra fiducia nella sua fedeltà in corso. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''4. Dio è una fonte inesauribile di energia''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La quarta implicazione del nome IO SONO COLUI CHE SONO è che Dio è una fonte inesauribile di energia. Isaia 40:28 dice: &amp;quot; Il SIGNORE è Dio eterno, il creatore degli estremi confini della terra; egli non si affatica e non si stanca; &amp;quot;. Se Dio è l’eterna Realtà assoluta, allora è il Creatore degli estremi confini della terra e dell'universo. E se egli è il Creatore di ogni cosa, allora tutta l'energia, tutto il movimento, la combustione, la fusione e fissione ha origine in lui. Tutta l'energia dell'universo deve iniziare in qualche modo. E poiché Dio è la realtà prima e assoluta, tutto comincia in lui. Lui è un serbatoio inesauribile di potere. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo deve significare che egli è l'energia. Lui è il potere. La sua personalità è raggiante di energia infinita. Non ha mai bisogno di ricarica. Non ha mai bisogno di un sistema di backup. Non c'è niente a cui lui possa connettersi. Tutto nell'universo si connette a lui. Se si spegnesse, ci sarebbe il nulla assoluto. In lui infatti viviamo, ci muoviamo e poniamo il nostro essere. Egli non può svenire o stancarsi. E’ un infinito fiume di vita e la fonte o la nostra forza ogni mattina e lo sarà per tutta l'eternità. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''5. L'obiettività è cruciale''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La quinta implicazione del nome IO SONO COLUI CHE SONO è che l'obiettività è cruciale. Quello che voglio dire è che è molto importante credere a una verità oggettiva più che ai nostri sentimenti o desideri soggettivi. Si può desiderare che Dio sia in un certo modo. Possiamo sentire che egli semplicemente non può essere nel modo in cui alcune persone dicono che sia. Ma ciò che sentiamo o ciò che desideriamo non rende Dio quello che è. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Egli pone fine alla nozione che il punto di vista che ognuno ha di Dio è positivo come tutti gli altri. Dio è quello che è e l'opinione che si ha di lui non fa alcuna differenza. Pertanto, la nostra vocazione, in quanto sue creature, è quella di sforzarsi di conoscerlo per quello che è, non per quello che vorremmo che egli fosse. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''6. Dobbiamo essere conformi a Dio, non lui a noi''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La sesta implicazione del nome IO SONO COLUI CHE SONO è che dobbiamo essere conformi a Dio, non lui a noi. Se i bambini devono imparare le buone maniere dai loro genitori e non i genitori dai figli; se i giocatori devono imparare le loro mosse dall'allenatore e non l'allenatore dai giocatori; se i soldati devono imparare la loro strategia dal generale e non il generale dai soldati, allora è chiaro ed evidente che le creature devono essere conformi per tutta la vita alla volontà del loro Creatore! &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma come alcune delle creature di Dio seguono questo percorso di ragionevolezza! La stragrande maggioranza delle creature di Dio percorrere una propria strada e non pensano a conformare la loro vita quotidiana alla volontà e al carattere di un Dio assoluto. E quando pensano a Dio, lo immaginano in sembianze create dalla loro mente, per soddisfare i propri desideri. Ma se Dio è semplicemente quello che è e non ciò che noi creiamo, allora siamo noi che dobbiamo essere conformi a Dio e non lui a noi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''7. Questo Dio si è avvicinato a noi attraverso Gesù Cristo''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’ultima implicazione di questo nome magnifico, IO SONO COLUI CHE SONO, è che questo infinito, assoluto, auto-determinante Dio si è fatto vicino a noi attraverso Gesù Cristo. In Giovanni 8:56-58 Gesù risponde alla critiche dei giudici ebraici. Egli dice: &amp;quot; Abraamo, vostro padre, ha gioito nell'attesa di vedere il mio giorno; e l'ha visto, e se n'è rallegrato». I Giudei gli dissero: «Tu non hai ancora cinquant'anni e hai visto Abraamo?» Gesù disse loro: «In verità, in verità vi dico: prima che Abraamo fosse nato, io sono». &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Poteva Gesù aver pronunciato parole così elevate? Quando Gesù disse: &amp;quot;Prima che Abramo fosse nato, Io Sono&amp;quot;, acquisì tutta la verità maestosa del nome di Dio, l’avvolse nell'umiltà di un servitore, offrì se stesso per espiare tutta la nostra ribellione, e fece in modo che potessimo vedere la gloria di Dio senza paura. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In Gesù Cristo, noi che siamo nati da Dio abbiamo il privilegio ineffabile di conoscere Yahweh come nostro Padre-SONO COLUI &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
CHE SONO-Dio &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*Colui che esiste &lt;br /&gt;
*La cui personalità e potere sono dovuti esclusivamente a se stesso &lt;br /&gt;
*Che non cambia mai &lt;br /&gt;
*Da cui scorrono tutto il potere e l’energia dell’universo &lt;br /&gt;
*Al quale tutta la creazione deve conformare la propria vita&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo è il nome di Dio: IO SONO COLUI CHE SONO! E possano coloro che conoscono il nome di Dio, riporre in lui la loro fiducia.&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Fri, 30 Mar 2012 16:40:00 GMT</pubDate>			<dc:creator>Mollymullery</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Sono_colui_che_sono</comments>		</item>
		<item>
			<title>Sono colui che sono</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Sono_colui_che_sono</link>
			<description>&lt;p&gt;Mollymullery: Creata pagina con '{{info|I Am Who I Am}}   &amp;lt;br&amp;gt; Esodo 3: 13-15   Mosè disse a Dio: «Ecco, quando sarò andato dai figli d'Israele e avrò detto loro: &amp;quot;Il Dio dei vostri padri mi ha mandato da vo...'&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|I Am Who I Am}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; Esodo 3: 13-15 &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mosè disse a Dio: «Ecco, quando sarò andato dai figli d'Israele e avrò detto loro: &amp;quot;Il Dio dei vostri padri mi ha mandato da voi&amp;quot;, se essi dicono: &amp;quot;Qual è il suo nome?&amp;quot; che cosa risponderò loro?» Dio disse a Mosè: «IO SONO COLUI CHE SONO». Poi disse: «Dirai così ai figli d'Israele: &amp;quot;L’IO SONO mi ha mandato da voi&amp;quot;». Dio disse ancora a Mosè: «Dirai così ai figli d'Israele: &amp;quot;Il SIGNORE, il Dio dei vostri padri, il Dio d'Abramo, il Dio d'Isacco e il Dio di Giacobbe mi ha mandato da voi&amp;quot;. Tale è il mio nome in eterno; così sarò invocato di generazione in generazione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Durante le sette domeniche a venire spero di predicare una serie di messaggi che s’ispirano allo scorso agosto, quando lessi i Salmi 9:10 “Quelli che conoscono il tuo nome confideranno in te”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Coloro che conoscono il nome di Dio confidano in lui &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’obiettivo del mio sacerdozio è l’evoluzione e la gioia della vostra fede nella gloria di Dio (Filippesi 1:20, 25). Predicare è un mezzo per raggiungere tale obiettivo e quindi, quando rifletto su quello da predicare, cerco cose che vi incitino a confidare in Dio con tutto il vostro cuore. I Salmi 9:10 affermano che coloro che conoscono il nome di Dio confideranno in lui. Mi è sembrato dunque che il Signore rafforzerebbe la nostra stima in lui per il futuro della nostra vita insieme se potessi aiutarvi a conoscere meglio il nome di Dio. “Quelli che conoscono il tuo nome confideranno in te”. Quindi, per le prossime settimane, fino a raggiungere l’apice nelle nostre conferenze sulle missioni, spero di rivelare un nome diverso di Dio ogni settimana. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il significato di un nome &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il motivo secondo cui conoscere i nomi di Dio ci aiuterà a confidare in lui con le nostre vicende quotidiane e con i nostri destini eterni è che nelle Scritture il nome di una persona spesso indica il suo carattere, abilità o missione, specialmente quando il nome è dato da Dio. Adamo chiama sua moglie Eva, perché è la madre di tutti i viventi (Genesi 3:20). Dio cambia il nome di Abramo in Abraamo, poiché lo ha reso padre di una moltitudine di nazioni. (Genesi 17:5). Dio ha cambiato il nome di Sarai in Sara (Genesi 17:15). Egli ha cambiato il nome di Giacobbe in Israele (Genesi 32:28). E quando il Figlio di Dio venne al mondo il suo nome non fu lasciato al caso: “Lo chiamerai Gesù, perché salverà il suo popolo dal peccato”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Io ho quattro figli: il primo nacque in Germania e quindi cercammo un nome tedesco che si relazionasse alla parola Cristiano, includendoci le nostre preghiere: Karsten, nella fiducia che Dio gli porti fede in Cristo. Poi arrivò Beniamino, il cui annuncio della nascita era una parafrasi della benedizione di Mosè sulla tribù di Beniamino nel Deuteronomio 33:12, &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Egli, il prediletto del SIGNORE, &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
abiterà al sicuro presso di lui. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il SIGNORE gli farà sempre riparo &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
ed egli riposerà tra le sue colline. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Poi venne Abraamo e riponemmo la speranza dei Romani 4:20 nel suo nome: che un giorno egli cresca forte nella fede come Abraamo da vecchio e dia gloria a Dio. E alla fine venne Barnaba, il figlio della consolazione, e prendemmo il nome da un grande uomo incoraggiati dal fatto che era pieno dello Spirito Santo e della fede. In altre parole, abbiamo provato a dare ai nostri figli nomi che segneranno il loro destino e il loro carattere. Abbiamo dato loro nomi nei quali crescere e per i quali combattere e pregare. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il nome più importante per Dio nel Vecchio Testamento &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il nome più comune e il più importante di Dio nel Vecchio Testamento è un nome che non è mai tradotto nelle nostre versioni in inglese. Ogni volta che vedete la parola SIGNORE a lettere maiuscole, si sa che questo nome è dietro di esso. In ebraico il nome ha quattro lettere YHWH e la cui pronuncia potrebbe essere qualcosa come Yahweh. Gli ebrei arrivarono a considerare questa parola con così tanta reverenza che non avrebbero mai prendere sulle labbra, perché non si prendono il nome invano inavvertitamente. Così ogni volta che nella loro lettura si presentava questo nome, pronunciavano la parola &amp;quot;Adonai&amp;quot; che significa &amp;quot;mio signore&amp;quot;. Le versioni inglesi hanno sostanzialmente seguito lo stesso modello e traducono il nome Yahweh con la parola Signore a lettere maiuscole. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa non è una cosa molto soddisfacente da fare, perché la parola Signore non comunica alle nostre orecchie la stessa cosa come un nome proprio come Giovanni e Michele o Natale. L'importanza di esso può essere visto nella frequenza pura del suo uso. Essa si verifica 6.828 volte nell'Antico Testamento, tre volte più spesso della semplice parola &amp;quot;Dio&amp;quot; (Elohim-2, 600; El-238). Ciò dimostra che Dio si propone di essere conosciuto non come una divinità generica, ma come una persona specifica, con un nome che porta il suo carattere unico e la missione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
(Nota: la parola Geova ha origine da un tentativo di pronunciare le consonanti YHWH con le vocali della parola Adonai. Nei testi ebraici più antichi non ci sono le vocali, così è facile capire come questo possa accadere ogni volta che si riscontra nel testo la parola YHWH: la parola adonai è stata pronunciata dall’ Ebreo religioso.) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il passaggio biblico più importante per capire il significato del nome Yahweh è l’Esodo 3:13-15. Dio ha appena ordinato a Mosè di andare in Egitto e di liberare il popolo d’Israele dalla schiavitù. Mosè dice a Dio nel versetto 13:&amp;amp;nbsp;: «Ecco, quando sarò andato dai figli d'Israele e avrò detto loro: &amp;quot;Il Dio dei vostri padri mi ha mandato da voi&amp;quot;, se essi dicono: &amp;quot;Qual è il suo nome?&amp;quot; che cosa risponderò loro?» Dio disse a Mosè: «IO SONO COLUI CHE SONO». Poi disse: «Dirai così ai figli d'Israele: &amp;quot;IO SONO mi ha mandato da voi&amp;quot;». Dio disse ancora a Mosè: «Dirai così ai figli d'Israele: &amp;quot;Il SIGNORE [cioè Yahweh] , il Dio dei vostri padri, il Dio d'Abramo, il Dio d'Isacco e il Dio di Giacobbe mi ha mandato da voi&amp;quot;. Tale è il mio nome in eterno; così sarò invocato di generazione in generazione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si noti ora che Dio offre tre risposte alla domanda “Cosa devo dire loro? Qual è il tuo nome?” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel verso 14 Dio dice, “IO SONO COLUI CHE SONO” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel verso 14 Dio dice, “L’IO SONO mi ha mandato da voi” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel verso 15 Dio dice: “Yahweh…mi ha mandato da voi…questo è il mio nome per sempre” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi due fatti mi convincono che questo testo fornisce un’ interpretazione del nome di Yahweh: il primo è che il nome Yahweh e IO SONO costituiscono la stessa parola ebraica (hayah). L'altro è che Yahweh sembra essere qui usato in modo intercambiabile con IO SONO. &amp;quot;IO SONO mi ha mandato a voi&amp;quot; (v. 14). &amp;quot;Yahweh ... mi ha mandato a voi&amp;quot; (v. 15). Io penso che sarebbe giusto dire che lo scopo di Dio in questo incontro con Mosè è quello di rivelare, come mai aveva fatto prima (Esodo 6:2), il significato del suo nome, Yahweh. La chiave di lettura è nella frase IO SONO e soprattutto nella frase, IO SONO COLUI CHE SONO. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi dobbiamo passare un sacco di tempo a meditare su questo punto. Che cosa significa quando si chiede a Dio, Chi sei? E lui risponde, IO SONO COLUI CHE SONO? Spero che questa mattina possiate iniziare a comprendere l'importanza di queste parole. Non ci sono parole più importanti di queste. Le parole che considerate più importanti lo sono perché vere. Quanto più ci riflettete, tanto più impressionanti diventano. So che non posso dargli il giusto valore, ma forse lo Spirito Santo potrebbe prendere il mio tentativo di balbuzie e aprirvi qualche prospettiva. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sette Implicazioni del Nome Divino, IO SONO COLUI CHE SONO &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Voglio provare a spiegare almeno sette delle implicazioni che vedo nel nome divino, IO SONO COLUI CHE SONO. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1. Dio esiste &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In primo luogo, Dio esiste. O come Francesco Schaffer continua ad affermare, Dio è lì. In un primo momento questo può sembrare così ovvio e così fondamentale, che non avremmo bisogno di parlarne. Beh, è ​​ovvio e fondamentale, ma dovremmo ricordare che la maggior parte della gente vive come se non fosse vero, o come se si trattasse di una verità che non fa alcuna differenza nella vita. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Supponiamo che il presidente degli Stati Uniti inviti voi e alcuni dei vostri amici alla Casa Bianca per un ricevimento. Appena entrate nella stanza verde e accogliente, vedete il presidente seduto accanto al caminetto e gli passate accanto senza guardarlo o salutarlo. Per tutta la sera non lo degnate di uno sguardo, non gli parlate, né lo ringraziate e né gli chiedete perché vi ha invitati lì. Ma ogni volta che un giornalista vi chiede se credete nell'esistenza del presidente, la vostra risposta è: &amp;quot;Certo&amp;quot;. Siete anche d'accordo che questa è la sua casa e che tutto il cibo proveniva dalla sua cucina. Ma non gli avete rivolto alcuna attenzione perché in pratica vi comportate come se non esistesse, lo ignorate. Egli non è entrato nel vostro cuore, i suoi doni sono al centro della vostra attenzione e non lui. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La stragrande maggioranza delle persone che dicono di credere in Dio, lo trattano in questo modo. Egli è come l'idrogeno. Avete imparato a scuola che è nell’ aria che respirate, ma dopo che ci avete creduto, non ha fatto alcuna differenza nella vostra vita. Ogni volta che qualcuno fa un sondaggio dite: &amp;quot;Certo, l'idrogeno esiste.&amp;quot; Poi si torna alle cose che contano. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pensate al futuro, andate avanti nel tempo di pochi anni, al giorno in cui ogni essere umano renderà conto di se stesso davanti al Dio vivente. Dio dirà a milioni di persone, &amp;quot;Ora capisco che spesso durante la vostra vita avete affermato di aver creduto in me. Avete confermato la mia esistenza, giusto?&amp;quot;, &amp;quot;Sì&amp;quot; direte voi. &amp;quot;Non è vero che nella vita una persona più è stata onorata, più importanza ha avuto, virtù, potenza e bellezza, e più ha ricevuto rispetto, considerazione e ammirazione? Non è forse così? &amp;quot; &amp;quot;Sì&amp;quot; direte voi. &amp;quot;Allora perché ho avuto un posto così insignificante nella vostra vita quando dite che avete creduto in me? Perché non avete provato più ammirazione per me e cercato più spesso la mia saggezza e trascorso del tempo in comunione con me e vi siete sforzati di conoscere la mia volontà nelle vostre decisioni quotidiane? Perché mi avete trattato come se fossi idrogeno? &amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che cosa, vi chiedo, il mondo risponderà? Che cosa risponderanno le migliaia di cosiddetti cristiani, la cui fede in Dio equivale alla loro fede nell’ idrogeno? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
O! Sarà facile per Dio giudicare il mondo nel giorno del giudizio! A volte, dall’alto del nostro orgoglio, in realtà pensiamo che Dio avrà problemi a trovare abbastanza prove per essere giusto nel condannare le persone all'inferno. Ma se vi fermate a pensare con chiarezza per un attimo alle implicazioni travolgenti della dichiarazione, &amp;quot;Dio esiste&amp;quot;, vedrete che sarà molto facile per il Giudice in quel giorno. Gli imputati saranno completamente senza parole a causa della manifesta incoerenza della loro vita. La cartella del pubblico ministero non dovrà essere aperta oltre pagina 1 dove si dice, &amp;quot;L’imputato ha affermato che Dio esiste, la vita personale è stata vissuta come se Dio non facesse alcuna differenza.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel nome Yahwen risiede la verità prima e più importante di Dio: Egli esiste; e farà molta differenza per coloro che smetteranno la ricerca della propria gloria e del piacere privato per prenderlo in considerazione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2. Nessuna realtà esiste al di là di Dio &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La seconda implicazione che si trova nel nome IO SONO COLUI CHE SONO è che la personalità di Dio e la potenza sono dovute esclusivamente a se stesso e a nessun altro. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Risalite con me all’epoca quando non esisteva la terra o il sistema solare, le galassie o l'universo. Immaginate quando c'era solo Dio. Quindi, se potete, ritornate al periodo prima di Dio. Da dove è venuto? Come ha fatto ad essere così com'è? Se mi chiedete come ho fatto ad essere come sono, vi risponderei che mio padre e mia madre mi hanno dato una serie di geni e mi hanno allevato in un certo modo e sono stato circondato da migliaia di influenze nel mio ambiente. Ecco come ho fatto ad essere come sono. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma quando chiediamo a Dio come è diventato ciò che è, lui risponde, IO SONO COLUI CHE SONO. In altre parole, nessuno mi ha dato una serie di geni. Nessuno e nessun potere mi ha portato ad esistere o a formare la mia personalità. Non ho avuti un inizio. Non vi è alcuna realtà all’infuori di me che non è venuta da me. E quindi non c'è alcuna forza o influenza sul mio carattere e potere se non quello che viene da me ed è controllato da me. Sono totalmente assoluto. Al di là di me non c'è alcuna realtà. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Porre la domanda, Perché Dio è così com’è? E’ come chiedere a me, quando hai intenzione di smettere di picchiare tua moglie? E 'inoppugnabile perché presuppone uno stato di cose che non esiste. Non picchio mia moglie e quindi non posso smettere. E non c'è nulla al di là o all’ infuori di Dio, che potrebbe essere una risposta alla domanda, perché è così com’ è. La natura completamente autonoma di un Dio eterno è il punto finale di tutte le nostre domande. Arriva un momento in cui ti trovi faccia a faccia con la realtà assoluta e ti rendi conto che egli è semplicemente quello che è. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
3. Dio non cambia &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una terza implicazione del nome IO SONO COLUI CHE SONO è che Dio non cambia. In Malachia 3:6 Dio dice: &amp;quot; Poiché io, l’Eterno, non cambio; perciò voi, o figli di Giacobbe, non siete ancora consumati. &amp;quot; Nel nome Eterno si afferma IO SONO COLUI CHE SONO. Ma se colui che è Dio non è determinato da alcuna forza all’infuori di sé, allora non è soggetto ai cambiamenti come noi. Le persone cambiano idea a causa di circostanze impreviste o di una debole risoluzione. Dio prevede tutte le circostanze e non ha punti deboli. Nulla in tutta la creazione lo prende alla sprovvista e lo mette in un angolo dove potrebbe essere infedele a se stesso o compromettere la sua integrità. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lui è quello che è, e quindi, come dice Giacomo: &amp;quot;Con lui presso non c'è variazione né ombra di mutamento. &amp;quot; (Giacomo 1:17). Egli è lo stesso ieri, oggi e in eterno. Il suo nome assoluto è il fondamento granitico della nostra fiducia nella sua fedeltà in corso. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
4. Dio è una fonte inesauribile di energia &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La quarta implicazione del nome IO SONO COLUI CHE SONO è che Dio è una fonte inesauribile di energia. Isaia 40:28 dice: &amp;quot; Il SIGNORE è Dio eterno, il creatore degli estremi confini della terra; egli non si affatica e non si stanca; &amp;quot;. Se Dio è l’eterna Realtà assoluta, allora è il Creatore degli estremi confini della terra e dell'universo. E se egli è il Creatore di ogni cosa, allora tutta l'energia, tutto il movimento, la combustione, la fusione e fissione ha origine in lui. Tutta l'energia dell'universo deve iniziare in qualche modo. E poiché Dio è la realtà prima e assoluta, tutto comincia in lui. Lui è un serbatoio inesauribile di potere. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo deve significare che egli è l'energia. Lui è il potere. La sua personalità è raggiante di energia infinita. Non ha mai bisogno di ricarica. Non ha mai bisogno di un sistema di backup. Non c'è niente a cui lui possa connettersi. Tutto nell'universo si connette a lui. Se si spegnesse, ci sarebbe il nulla assoluto. In lui infatti viviamo, ci muoviamo e poniamo il nostro essere. Egli non può svenire o stancarsi. E’ un infinito fiume di vita e la fonte o la nostra forza ogni mattina e lo sarà per tutta l'eternità. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
5. L'obiettività è cruciale &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La quinta implicazione del nome IO SONO COLUI CHE SONO è che l'obiettività è cruciale. Quello che voglio dire è che è molto importante credere a una verità oggettiva più che ai nostri sentimenti o desideri soggettivi. Si può desiderare che Dio sia in un certo modo. Possiamo sentire che egli semplicemente non può essere nel modo in cui alcune persone dicono che sia. Ma ciò che sentiamo o ciò che desideriamo non rende Dio quello che è. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Egli pone fine alla nozione che il punto di vista che ognuno ha di Dio è positivo come tutti gli altri. Dio è quello che è e l'opinione che si ha di lui non fa alcuna differenza. Pertanto, la nostra vocazione, in quanto sue creature, è quella di sforzarsi di conoscerlo per quello che è, non per quello che vorremmo che egli fosse. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
6. Dobbiamo essere conformi a Dio, non lui a noi &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La sesta implicazione del nome IO SONO COLUI CHE SONO è che dobbiamo essere conformi a Dio, non lui a noi. Se i bambini devono imparare le buone maniere dai loro genitori e non i genitori dai figli; se i giocatori devono imparare le loro mosse dall'allenatore e non l'allenatore dai giocatori; se i soldati devono imparare la loro strategia dal generale e non il generale dai soldati, allora è chiaro ed evidente che le creature devono essere conformi per tutta la vita alla volontà del loro Creatore! &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma come alcune delle creature di Dio seguono questo percorso di ragionevolezza! La stragrande maggioranza delle creature di Dio percorrere una propria strada e non pensano a conformare la loro vita quotidiana alla volontà e al carattere di un Dio assoluto. E quando pensano a Dio, lo immaginano in sembianze create dalla loro mente, per soddisfare i propri desideri. Ma se Dio è semplicemente quello che è e non ciò che noi creiamo, allora siamo noi che dobbiamo essere conformi a Dio e non lui a noi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
7. Questo Dio si è avvicinato a noi attraverso Gesù Cristo &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’ultima implicazione di questo nome magnifico, IO SONO COLUI CHE SONO, è che questo infinito, assoluto, auto-determinante Dio si è fatto vicino a noi attraverso Gesù Cristo. In Giovanni 8:56-58 Gesù risponde alla critiche dei giudici ebraici. Egli dice: &amp;quot; Abraamo, vostro padre, ha gioito nell'attesa di vedere il mio giorno; e l'ha visto, e se n'è rallegrato». I Giudei gli dissero: «Tu non hai ancora cinquant'anni e hai visto Abraamo?» Gesù disse loro: «In verità, in verità vi dico: prima che Abraamo fosse nato, io sono». &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Poteva Gesù aver pronunciato parole così elevate? Quando Gesù disse: &amp;quot;Prima che Abramo fosse nato, Io Sono&amp;quot;, acquisì tutta la verità maestosa del nome di Dio, l’avvolse nell'umiltà di un servitore, offrì se stesso per espiare tutta la nostra ribellione, e fece in modo che potessimo vedere la gloria di Dio senza paura. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In Gesù Cristo, noi che siamo nati da Dio abbiamo il privilegio ineffabile di conoscere Yahweh come nostro Padre-SONO COLUI &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
CHE SONO-Dio &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Colui che esiste &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La cui personalità e potere sono dovuti esclusivamente a se stesso &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che non cambia mai &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Da cui scorrono tutto il potere e l’energia dell’universo &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Al quale tutta la creazione deve conformare la propria vita &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo è il nome di Dio: IO SONO COLUI CHE SONO! E possano coloro che conoscono il nome di Dio, riporre in lui la loro fiducia.&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Fri, 30 Mar 2012 16:16:12 GMT</pubDate>			<dc:creator>Mollymullery</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Sono_colui_che_sono</comments>		</item>
		<item>
			<title>Il Pastore e il Suo Pulpito: L’Integritá Del Ministero Pastorale</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Il_Pastore_e_il_Suo_Pulpito:_L%E2%80%99Integrit%C3%A1_Del_Ministero_Pastorale</link>
			<description>&lt;p&gt;Mollymullery: ha spostato Il Pastore e il Suo Pulpito: L’Integritá Del Ministero Pastorale a Il Pastore e il Suo Pulpito: L’Integrità Del Ministero Pastorale&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;#RINVIA [[Il Pastore e il Suo Pulpito: L’Integrità Del Ministero Pastorale]]&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Fri, 30 Mar 2012 13:03:42 GMT</pubDate>			<dc:creator>Mollymullery</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Il_Pastore_e_il_Suo_Pulpito:_L%E2%80%99Integrit%C3%A1_Del_Ministero_Pastorale</comments>		</item>
		<item>
			<title>Il Pastore e il Suo Pulpito: L’Integrità Del Ministero Pastorale</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Il_Pastore_e_il_Suo_Pulpito:_L%E2%80%99Integrit%C3%A0_Del_Ministero_Pastorale</link>
			<description>&lt;p&gt;Mollymullery: ha spostato Il Pastore e il Suo Pulpito: L’Integritá Del Ministero Pastorale a Il Pastore e il Suo Pulpito: L’Integrità Del Ministero Pastorale&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|The Pastor and His Pulpit: Ministerial Integrity}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“La vita di un ministro del Signore è la vita del suo ministero pastorale”. Questa massima oggi è più vera che mai. L’integrità del ministero pastorale è un elemento indispensabile per avere una forte credibilità fra i perspicaci fedeli con i quali s’instaura l’intimità pastorale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tale intimità ci lascia vulnerabili e ci fa conoscere per quello che siamo in relazione alla verità salvifica in cui ci muoviamo. Un rapporto pastore-gregge caratterizzato dalla descrizione biblica in cui l’intimità reciproca è essenziale (Giovanni 10:14), costante e basato su un’integrità totale è indispensabile per qualsiasi ministero pastorale che voglia risultare convincente e credibile. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo breve articolo non mi permette di elencare in modo esaustivo le molte categorie in cui questa integrità dovrebbe essere gelosamente desiderata, diligentemente ricercata e attentamente conservata. Ad alcune di queste categorie mi sono riferito negli articoli precedenti. Ora affronterò tre aree di importanza fondamentale: l’integrità personale, l’integrità domestica e l’integrità pastorale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Di suprema importanza è l’integrità personale. Forse nessun testo delle Scritture coglie in modo più sintetico e conciso come tale integrità debba essere mantenuta degli Atti degli Apostoli 24:16 nei quali Paolo dice a Felice: “Per questo mi sforzo di conservare in ogni momento una coscienza irreprensibile davanti a Dio e davanti agli uomini”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo messaggio svela che al cuore dell’integrità vi è la determinazione a vivere in pace alla presenza del Signore con una coscienza “non accusa”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nelle stanze segrete dei nostri pensieri, nelle acque buie delle nostre ragioni, nella nostra immaginazione e nelle nostre fantasie dobbiamo mantenere la coscienza priva di colpa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quest’ultima deve essere allontanata in qualsiasi momento sia quando ci troviamo davanti al computer o alla televisione con l’aiuto di una coscienza sana e pura. Se la coscienza è stata violata si deve correre subito alla fontana aperta del peccato e dell’impurità e decidere cosa fare seguendo il seguente salmo: “Io camminerò con integrità di cuore, in seno alla mia casa. Non mi proporrò cosa alcuna scellerata”. (salmo 101:2-3). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quest’uomo conosce la recisione spietata dell’occhio che reca offesa e l’amputazione feroce della mano colpevole. Qualsiasi cosa che faccia sanguinare la sua coscienza o disturbi il suo cammino in pace con Dio deve essere fermata ad ogni costo ad eccezione dell’aggiungere peccato al peccato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In secondo luogo l’apostolo afferma che senza la giusta misura di integrità domestica nessun uomo può rappresentare una guida nella casa del Signore. Un pastore, infatti, deve mantenere una costante integrità anche nella vita domestica tenendo le coscienze dei membri della sua famiglia in una stretta di ferro. Le nostre mogli e i nostri figli devono dire a loro stessi e agli altri: “Se nessun predicatore al mondo è realtà, mio marito, mio padre è la vera realtà.” Questo significherà che dovrai essere disposto ad ammettere e a confessare onestamente i tuoi peccati di parola, comportamento e azione a tua moglie e ai tuoi figli. Non avere rancore, non mugugnare un “Mi dispiace” piuttosto dì “Ho peccato” e nomina il peccato. E ancora: “Mi perdonerai come Dio in Cristo ha perdonato me?”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che i membri della tua famiglia ti vedano dare frutti nel rispondere con pentimento, compiendo degli sforzi decisi per mortificare quel peccato che temporaneamente ha guastato il tuo modello esemplare e coltivato la grazia opposta. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo significa “camminare con integrità in seno alla mia casa”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In terzo luogo, vi è l’integrità ministeriale. Quest’ultima si riferisce a quelle due grandi aree del ministero pastorale la vocazione e la responsabilità, specialmente per gli anziani che “ faticano nella predicazione e nell’insegnamento” (Timoteo 5:17). Se dobbiamo mantenere l’integrità nella nostra predicazione dobbiamo pagare il prezzo connesso al sincero tentativo di osservare il comando di Timoteo 2:15 per “studiare di presentar te stesso approvato dinanzi a Dio: operaio che non abbia ad esser confuso, che tagli rettamente la parola della verità”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scrivere sermoni che siano accurati nell’esegèsi, teologicamente validi, spiegati in modo utile, chiari nelle omelie, applicabili nella vita pratica, e pervasi dalla fragranza di Cristo e dai grandiosi segni della grazia, settimana dopo settimana e anno dopo anno richiederà lavoro, lavoro e ancora lavoro. Non esiste altro modo per preservare la nostra integrità. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Allo stesso modo l’integrità nel governare e nel guidare il gregge del Signore richiederà quello che Paolo chiama una sorta di “travaglio”, lo stesso che provò il Signore quando si formò nei suoi figlioletti (Galatei 4:19). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gli aspetti caratteristici di questo travaglio sono la preghiera riconciliante, l’incoraggiamento personale e mirato e l’ammonimento- anche se più amerai la pecora in questo modo e meno sarai amato. (Col.1:28 Cor 12:15). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nella sua esortazione agli anziani delle chiese in Asia Minore Pietro enfatizza questo tema cruciale. Ritenendoli responsabili della guida del gregge di Dio egli elenca le attitudini e le azioni peccaminose che non dovrebbero mai caratterizzare le motivazioni e i modi in cui dovrebbero portare a termine il loro incarico. Il coronamento dell’intero compito è l’esortazione “a essere un esempio per il gregge”(Pietro 5:1-3). Le coscienze di questi uomini saranno tenute ad osservare il comando di Pietro a Tito “recando te stesso in ogni cosa per esempio di buone opere”. (Tito 2:7) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sì, è vero quindi, che “la vita di un pastore è la vita del suo ministero pastorale”.&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Fri, 30 Mar 2012 13:03:42 GMT</pubDate>			<dc:creator>Mollymullery</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Il_Pastore_e_il_Suo_Pulpito:_L%E2%80%99Integrit%C3%A0_Del_Ministero_Pastorale</comments>		</item>
		<item>
			<title>Il Pastore e il Suo Pulpito: L’Integrità Del Ministero Pastorale</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Il_Pastore_e_il_Suo_Pulpito:_L%E2%80%99Integrit%C3%A0_Del_Ministero_Pastorale</link>
			<description>&lt;p&gt;Mollymullery: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|The Pastor and His Pulpit: Ministerial Integrity}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“La vita di un ministro del Signore è la vita del suo ministero pastorale”. Questa massima oggi è più vera che mai. L’integrità del ministero pastorale è un elemento indispensabile per avere una forte credibilità fra i perspicaci fedeli con i quali s’instaura l’intimità pastorale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tale intimità ci lascia vulnerabili e ci fa conoscere per quello che siamo in relazione alla verità salvifica in cui ci muoviamo. Un rapporto pastore-gregge caratterizzato dalla descrizione biblica in cui l’intimità reciproca è essenziale (Giovanni 10:14), costante e basato su un’integrità totale è indispensabile per qualsiasi ministero pastorale che voglia risultare convincente e credibile. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo breve articolo non mi permette di elencare in modo esaustivo le molte categorie in cui questa integrità dovrebbe essere gelosamente desiderata, diligentemente ricercata e attentamente conservata. Ad alcune di queste categorie mi sono riferito negli articoli precedenti. Ora affronterò tre aree di importanza fondamentale: l’integrità personale, l’integrità domestica e l’integrità pastorale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Di suprema importanza è l’integrità personale. Forse nessun testo delle Scritture coglie in modo più sintetico e conciso come tale integrità debba essere mantenuta degli Atti degli Apostoli 24:16 nei quali Paolo dice a Felice: “Per questo mi sforzo di conservare in ogni momento una coscienza irreprensibile davanti a Dio e davanti agli uomini”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo messaggio svela che al cuore dell’integrità vi è la determinazione a vivere in pace alla presenza del Signore con una coscienza “non accusa”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nelle stanze segrete dei nostri pensieri, nelle acque buie delle nostre ragioni, nella nostra immaginazione e nelle nostre fantasie dobbiamo mantenere la coscienza priva di colpa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quest’ultima deve essere allontanata in qualsiasi momento sia quando ci troviamo davanti al computer o alla televisione con l’aiuto di una coscienza sana e pura. Se la coscienza è stata violata si deve correre subito alla fontana aperta del peccato e dell’impurità e decidere cosa fare seguendo il seguente salmo: “Io camminerò con integrità di cuore, in seno alla mia casa. Non mi proporrò cosa alcuna scellerata”. (salmo 101:2-3). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quest’uomo conosce la recisione spietata dell’occhio che reca offesa e l’amputazione feroce della mano colpevole. Qualsiasi cosa che faccia sanguinare la sua coscienza o disturbi il suo cammino in pace con Dio deve essere fermata ad ogni costo ad eccezione dell’aggiungere peccato al peccato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In secondo luogo l’apostolo afferma che senza la giusta misura di integrità domestica nessun uomo può rappresentare una guida nella casa del Signore. Un pastore, infatti, deve mantenere una costante integrità anche nella vita domestica tenendo le coscienze dei membri della sua famiglia in una stretta di ferro. Le nostre mogli e i nostri figli devono dire a loro stessi e agli altri: “Se nessun predicatore al mondo è realtà, mio marito, mio padre è la vera realtà.” Questo significherà che dovrai essere disposto ad ammettere e a confessare onestamente i tuoi peccati di parola, comportamento e azione a tua moglie e ai tuoi figli. Non avere rancore, non mugugnare un “Mi dispiace” piuttosto dì “Ho peccato” e nomina il peccato. E ancora: “Mi perdonerai come Dio in Cristo ha perdonato me?”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che i membri della tua famiglia ti vedano dare frutti nel rispondere con pentimento, compiendo degli sforzi decisi per mortificare quel peccato che temporaneamente ha guastato il tuo modello esemplare e coltivato la grazia opposta. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo significa “camminare con integrità in seno alla mia casa”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In terzo luogo, vi è l’integrità ministeriale. Quest’ultima si riferisce a quelle due grandi aree del ministero pastorale la vocazione e la responsabilità, specialmente per gli anziani che “ faticano nella predicazione e nell’insegnamento” (Timoteo 5:17). Se dobbiamo mantenere l’integrità nella nostra predicazione dobbiamo pagare il prezzo connesso al sincero tentativo di osservare il comando di Timoteo 2:15 per “studiare di presentar te stesso approvato dinanzi a Dio: operaio che non abbia ad esser confuso, che tagli rettamente la parola della verità”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scrivere sermoni che siano accurati nell’esegèsi, teologicamente validi, spiegati in modo utile, chiari nelle omelie, applicabili nella vita pratica, e pervasi dalla fragranza di Cristo e dai grandiosi segni della grazia, settimana dopo settimana e anno dopo anno richiederà lavoro, lavoro e ancora lavoro. Non esiste altro modo per preservare la nostra integrità. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Allo stesso modo l’integrità nel governare e nel guidare il gregge del Signore richiederà quello che Paolo chiama una sorta di “travaglio”, lo stesso che provò il Signore quando si formò nei suoi figlioletti (Galatei 4:19). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gli aspetti caratteristici di questo travaglio sono la preghiera riconciliante, l’incoraggiamento personale e mirato e l’ammonimento- anche se più amerai la pecora in questo modo e meno sarai amato. (Col.1:28 Cor 12:15). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nella sua esortazione agli anziani delle chiese in Asia Minore Pietro enfatizza questo tema cruciale. Ritenendoli responsabili della guida del gregge di Dio egli elenca le attitudini e le azioni peccaminose che non dovrebbero mai caratterizzare le motivazioni e i modi in cui dovrebbero portare a termine il loro incarico. Il coronamento dell’intero compito è l’esortazione “a essere un esempio per il gregge”(Pietro 5:1-3). Le coscienze di questi uomini saranno tenute ad osservare il comando di Pietro a Tito “recando te stesso in ogni cosa per esempio di buone opere”. (Tito 2:7) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sì, è vero quindi, che “la vita di un pastore è la vita del suo ministero pastorale”.&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Thu, 29 Mar 2012 15:23:04 GMT</pubDate>			<dc:creator>Mollymullery</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Il_Pastore_e_il_Suo_Pulpito:_L%E2%80%99Integrit%C3%A0_Del_Ministero_Pastorale</comments>		</item>
		<item>
			<title>Il Pastore e il Suo Pulpito: L’Integrita’ Del Ministero Pastorale</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Il_Pastore_e_il_Suo_Pulpito:_L%E2%80%99Integrita%E2%80%99_Del_Ministero_Pastorale</link>
			<description>&lt;p&gt;Mollymullery: ha spostato Il Pastore e il Suo Pulpito: L’Integrita’ Del Ministero Pastorale a Il Pastore e il Suo Pulpito: L’Integritá Del Ministero Pastorale: type-o&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;#RINVIA [[Il Pastore e il Suo Pulpito: L’Integritá Del Ministero Pastorale]]&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Thu, 29 Mar 2012 15:21:44 GMT</pubDate>			<dc:creator>Mollymullery</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Il_Pastore_e_il_Suo_Pulpito:_L%E2%80%99Integrita%E2%80%99_Del_Ministero_Pastorale</comments>		</item>
		<item>
			<title>Il Pastore e il Suo Pulpito: L’Integrità Del Ministero Pastorale</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Il_Pastore_e_il_Suo_Pulpito:_L%E2%80%99Integrit%C3%A0_Del_Ministero_Pastorale</link>
			<description>&lt;p&gt;Mollymullery: ha spostato Il Pastore e il Suo Pulpito: L’Integrita’ Del Ministero Pastorale a Il Pastore e il Suo Pulpito: L’Integritá Del Ministero Pastorale: type-o&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|The Pastor and His Pulpit: Ministerial Integrity}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“La vita di un ministro del Signore è la vita del suo ministero pastorale”. Questa massima oggi è più vera che mai. L’integrità del ministero pastorale è un elemento indispensabile per avere una forte credibilità fra i perspicaci fedeli con i quali s’instaura l’intimità pastorale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tale intimità ci lascia vulnerabili e ci fa conoscere per quello che siamo in relazione alla verità salvifica in cui ci muoviamo. Un rapporto pastore-gregge caratterizzato dalla descrizione biblica in cui l’intimità reciproca è essenziale (Giovanni 10:14), costante e basato su un’integrità totale è indispensabile per qualsiasi ministero pastorale che voglia risultare convincente e credibile. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo breve articolo non mi permette di elencare in modo esaustivo le molte categorie in cui questa integrità dovrebbe essere gelosamente desiderata, diligentemente ricercata e attentamente conservata. Ad alcune di queste categorie mi sono riferito negli articoli precedenti. Ora affronterò tre aree di importanza fondamentale: l’integrità personale, l’integrità domestica e l’integrità pastorale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Di suprema importanza è l’integrità ''personale''. Forse nessun testo delle Scritture coglie in modo più sintetico e conciso come tale integrità debba essere mantenuta degli Atti degli Apostoli 24:16 nei quali Paolo dice a Felice: “Per questo mi sforzo di conservare in ogni momento una coscienza irreprensibile davanti a Dio e davanti agli uomini”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo messaggio svela che al cuore dell’integrità vi è la determinazione a vivere in pace alla presenza del Signore con una coscienza “non- accusatoria”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nelle stanze segrete dei nostri pensieri, nelle acque buie delle nostre ragioni, nella nostra immaginazione e nelle nostre fantasie dobbiamo mantenere la coscienza priva di colpa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quest’ultima deve essere allontana in qualsiasi momento sia quando ci troviamo davanti al computer o alla televisione con l’aiuto di una coscienza sana e pura. Se la coscienza è stata violata si deve correre subito alla fontana aperta del peccato e dell’impurità e decidere cosa fare seguendo il seguente salmo: “Io camminerò con integrità di cuore, in seno alla mia casa. Non mi proporrò cosa alcuna scellerata”. (salmo 101:2-3). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’uomo in questione non conosce la recisione spietata dell’occhio che reca offesa e l’amputazione feroce della mano colpevole. Qualsiasi cosa che faccia sanguinare la sua coscienza o disturbi il suo cammino in pace con Dio deve essere ad ogni costo fermata nell’aggiungere peccato al peccato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In secondo luogo l’apostolo afferma che senza la giusta misura di integrità ''domestica ''nessun uomo può rappresentare una guida nella casa del Signore. Un pastore, infatti, deve mantenere una costante integrità anche nella vita domestica tenendo le coscienze dei membri della sua famiglia in una stretta di ferro. Le nostre mogli e i nostri figli devono dire a loro stessi e agli altri: “Se nessun predicatore al mondo è realtà, mio marito, mio padre è la vera realtà.” Questo significherà che dovrai essere disposto ad ammettere e a confessare onestamente i tuoi peccati di parola, comportamento e azione a tua moglie e ai tuoi figli. Non avere rancore, non mugugnare un “Mi dispiace” piuttosto dì “Ho peccato” e nomina il peccato. E ancora: “Mi perdonerai come Dio in Cristo ha perdonato me?”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Allora vederti rispondere con pentimento mentre compi degli sforzi decisi per mortificare quel peccato che temporaneamente ha guastato il tuo modello esemplare e coltivato la grazia opposta, darà i suoi frutti per i membri della tua famiglia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo significa “camminare con integrità in seno alla mia casa”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In terzo luogo, vi è l’integrità ''ministeriale''. Quest’ultima si riferisce a quelle due grandi aree del ministero pastorale la vocazione e la responsabilità, specialmente per gli anziani che “ faticano nella predicazione e nell’insegnamento” (Timoteo 5:17). Se dobbiamo mantenere l’integrità nella nostra predicazione dobbiamo pagare il prezzo connesso al sincero tentativo di osservare il comando di Timoteo 2:15 per “studiare di presentar te stesso approvato dinanzi a Dio: operaio che non abbia ad esser confuso, che tagli rettamente la parola della verità”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scrivere sermoni che siano accurati nell’esegèsi, teologicamente validi, spiegati in modo utile, chiari nelle omelie, applicabili nella vita pratica, e pervasi dalla fragranza di Cristo e dai grandiosi segni della grazia, settimana dopo settimana e anno dopo anno richiederà lavoro, lavoro e ancora lavoro. Non esiste altro modo per preservare la nostra integrità. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Allo stesso modo l’integrità nel governare e nel guidare il gregge del Signore richiederà quello che Paolo chiama una sorta di “travaglio”, lo stesso che provò il Signore quando si formò nei suoi figlioletti (Galatei 4:19). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gli aspetti caratteristici di questo travaglio sono la preghiera riconciliante, l’incoraggiamento personale e mirato e l’ammonimento- anche se più amerai la pecora in questo modo e meno sarai amato. (Col.1:28 Cor 12:15). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nella sua esortazione agli anziani delle chiese in Asia Minore Pietro enfatizza questo tema cruciale. Ritenendoli responsabili della guida del gregge di Dio egli elenca le attitudini e le azioni peccaminose che non dovrebbero mai caratterizzare le motivazioni e i modi in cui dovrebbero portare a termine il loro incarico. Il coronamento dell’intero compito è l’esortazione “a essere un esempio per il gregge”(Pietro 5:1-3). Le coscienze di questi uomini saranno tenute ad osservare il comando di Pietro a Tito “recando te stesso in ogni cosa per esempio di buone opere”. (Tito 2:7) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sì, è vero quindi, che “la vita di un pastore è la vita del suo ministero pastorale”.&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Thu, 29 Mar 2012 15:21:44 GMT</pubDate>			<dc:creator>Mollymullery</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Il_Pastore_e_il_Suo_Pulpito:_L%E2%80%99Integrit%C3%A0_Del_Ministero_Pastorale</comments>		</item>
		<item>
			<title>Il Pastore e il Suo Pulpito: L’Integrità Del Ministero Pastorale</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Il_Pastore_e_il_Suo_Pulpito:_L%E2%80%99Integrit%C3%A0_Del_Ministero_Pastorale</link>
			<description>&lt;p&gt;Mollymullery: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|The Pastor and His Pulpit: Ministerial Integrity}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“La vita di un ministro del Signore è la vita del suo ministero pastorale”. Questa massima oggi è più vera che mai. L’integrità del ministero pastorale è un elemento indispensabile per avere una forte credibilità fra i perspicaci fedeli con i quali s’instaura l’intimità pastorale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tale intimità ci lascia vulnerabili e ci fa conoscere per quello che siamo in relazione alla verità salvifica in cui ci muoviamo. Un rapporto pastore-gregge caratterizzato dalla descrizione biblica in cui l’intimità reciproca è essenziale (Giovanni 10:14), costante e basato su un’integrità totale è indispensabile per qualsiasi ministero pastorale che voglia risultare convincente e credibile. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo breve articolo non mi permette di elencare in modo esaustivo le molte categorie in cui questa integrità dovrebbe essere gelosamente desiderata, diligentemente ricercata e attentamente conservata. Ad alcune di queste categorie mi sono riferito negli articoli precedenti. Ora affronterò tre aree di importanza fondamentale: l’integrità personale, l’integrità domestica e l’integrità pastorale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Di suprema importanza è l’integrità ''personale''. Forse nessun testo delle Scritture coglie in modo più sintetico e conciso come tale integrità debba essere mantenuta degli Atti degli Apostoli 24:16 nei quali Paolo dice a Felice: “Per questo mi sforzo di conservare in ogni momento una coscienza irreprensibile davanti a Dio e davanti agli uomini”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo messaggio svela che al cuore dell’integrità vi è la determinazione a vivere in pace alla presenza del Signore con una coscienza “non- accusatoria”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nelle stanze segrete dei nostri pensieri, nelle acque buie delle nostre ragioni, nella nostra immaginazione e nelle nostre fantasie dobbiamo mantenere la coscienza priva di colpa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quest’ultima deve essere allontana in qualsiasi momento sia quando ci troviamo davanti al computer o alla televisione con l’aiuto di una coscienza sana e pura. Se la coscienza è stata violata si deve correre subito alla fontana aperta del peccato e dell’impurità e decidere cosa fare seguendo il seguente salmo: “Io camminerò con integrità di cuore, in seno alla mia casa. Non mi proporrò cosa alcuna scellerata”. (salmo 101:2-3). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’uomo in questione non conosce la recisione spietata dell’occhio che reca offesa e l’amputazione feroce della mano colpevole. Qualsiasi cosa che faccia sanguinare la sua coscienza o disturbi il suo cammino in pace con Dio deve essere ad ogni costo fermata nell’aggiungere peccato al peccato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In secondo luogo l’apostolo afferma che senza la giusta misura di integrità ''domestica ''nessun uomo può rappresentare una guida nella casa del Signore. Un pastore, infatti, deve mantenere una costante integrità anche nella vita domestica tenendo le coscienze dei membri della sua famiglia in una stretta di ferro. Le nostre mogli e i nostri figli devono dire a loro stessi e agli altri: “Se nessun predicatore al mondo è realtà, mio marito, mio padre è la vera realtà.” Questo significherà che dovrai essere disposto ad ammettere e a confessare onestamente i tuoi peccati di parola, comportamento e azione a tua moglie e ai tuoi figli. Non avere rancore, non mugugnare un “Mi dispiace” piuttosto dì “Ho peccato” e nomina il peccato. E ancora: “Mi perdonerai come Dio in Cristo ha perdonato me?”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Allora vederti rispondere con pentimento mentre compi degli sforzi decisi per mortificare quel peccato che temporaneamente ha guastato il tuo modello esemplare e coltivato la grazia opposta, darà i suoi frutti per i membri della tua famiglia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo significa “camminare con integrità in seno alla mia casa”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In terzo luogo, vi è l’integrità ''ministeriale''. Quest’ultima si riferisce a quelle due grandi aree del ministero pastorale la vocazione e la responsabilità, specialmente per gli anziani che “ faticano nella predicazione e nell’insegnamento” (Timoteo 5:17). Se dobbiamo mantenere l’integrità nella nostra predicazione dobbiamo pagare il prezzo connesso al sincero tentativo di osservare il comando di Timoteo 2:15 per “studiare di presentar te stesso approvato dinanzi a Dio: operaio che non abbia ad esser confuso, che tagli rettamente la parola della verità”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scrivere sermoni che siano accurati nell’esegèsi, teologicamente validi, spiegati in modo utile, chiari nelle omelie, applicabili nella vita pratica, e pervasi dalla fragranza di Cristo e dai grandiosi segni della grazia, settimana dopo settimana e anno dopo anno richiederà lavoro, lavoro e ancora lavoro. Non esiste altro modo per preservare la nostra integrità. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Allo stesso modo l’integrità nel governare e nel guidare il gregge del Signore richiederà quello che Paolo chiama una sorta di “travaglio”, lo stesso che provò il Signore quando si formò nei suoi figlioletti (Galatei 4:19). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gli aspetti caratteristici di questo travaglio sono la preghiera riconciliante, l’incoraggiamento personale e mirato e l’ammonimento- anche se più amerai la pecora in questo modo e meno sarai amato. (Col.1:28 Cor 12:15). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nella sua esortazione agli anziani delle chiese in Asia Minore Pietro enfatizza questo tema cruciale. Ritenendoli responsabili della guida del gregge di Dio egli elenca le attitudini e le azioni peccaminose che non dovrebbero mai caratterizzare le motivazioni e i modi in cui dovrebbero portare a termine il loro incarico. Il coronamento dell’intero compito è l’esortazione “a essere un esempio per il gregge”(Pietro 5:1-3). Le coscienze di questi uomini saranno tenute ad osservare il comando di Pietro a Tito “recando te stesso in ogni cosa per esempio di buone opere”. (Tito 2:7) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sì, è vero quindi, che “la vita di un pastore è la vita del suo ministero pastorale”.&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Wed, 28 Mar 2012 15:12:38 GMT</pubDate>			<dc:creator>Mollymullery</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Il_Pastore_e_il_Suo_Pulpito:_L%E2%80%99Integrit%C3%A0_Del_Ministero_Pastorale</comments>		</item>
		<item>
			<title>Il Pastore e il Suo Pulpito: L’Integrità Del Ministero Pastorale</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Il_Pastore_e_il_Suo_Pulpito:_L%E2%80%99Integrit%C3%A0_Del_Ministero_Pastorale</link>
			<description>&lt;p&gt;Mollymullery: Creata pagina con '{{info|The Pastor and His Pulpit: Ministerial Integrity}}  “La vita di un ministro del Signore è la vita del suo ministero pastorale”. Questa massima oggi è più vera che m...'&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|The Pastor and His Pulpit: Ministerial Integrity}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“La vita di un ministro del Signore è la vita del suo ministero pastorale”. Questa massima oggi è più vera che mai. L’integrità del ministero pastorale è un elemento indispensabile per avere una forte credibilità fra i perspicaci fedeli con i quali s’instaura l’intimità pastorale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tale intimità ci lascia vulnerabili e ci fa conoscere per quello che siamo in relazione alla verità salvifica in cui ci muoviamo. Un rapporto pastore-gregge caratterizzato dalla descrizione biblica in cui l’intimità reciproca è essenziale (Giovanni 10:14), costante e basato su un’integrità totale è indispensabile per qualsiasi ministero pastorale che voglia risultare convincente e credibile.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo breve articolo non mi permette di elencare in modo esaustivo le molte categorie in cui questa integrità dovrebbe essere gelosamente desiderata, diligentemente ricercata e attentamente conservata.&lt;br /&gt;
Ad alcune di queste categorie mi sono riferito negli articoli precedenti. Ora affronterò tre aree di importanza fondamentale: l’integrità personale, l’integrità domestica e l’integrità pastorale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Di suprema importanza è l’integrità personale. Forse nessun testo delle Scritture coglie in modo più sintetico e conciso come tale integrità debba essere mantenuta degli Atti degli Apostoli 24:16 nei quali Paolo dice a Felice: “Per questo mi sforzo di conservare in ogni momento una coscienza irreprensibile davanti a Dio e davanti agli uomini”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo messaggio svela che al cuore dell’integrità vi è la determinazione a vivere in pace alla presenza del Signore con una coscienza “non- accusatoria”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nelle stanze segrete dei nostri pensieri, nelle acque buie delle nostre ragioni, nella nostra immaginazione e nelle nostre fantasie dobbiamo mantenere la coscienza priva di colpa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quest’ultima deve essere allontana in qualsiasi momento sia quando ci troviamo davanti al computer o alla televisione con l’aiuto di una coscienza sana e pura. Se la coscienza è stata violata si deve correre subito alla fontana aperta del peccato e dell’impurità e decidere cosa fare seguendo il seguente salmo: “Io camminerò con integrità di cuore, in seno alla mia casa.  Non mi proporrò cosa alcuna scellerata”. (salmo 101:2-3).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’uomo in questione non conosce la recisione spietata dell’occhio che reca offesa e l’amputazione feroce della mano colpevole. Qualsiasi cosa che faccia sanguinare la sua coscienza o disturbi il suo cammino in pace con Dio deve essere ad ogni costo fermata nell’aggiungere peccato al peccato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In secondo luogo l’apostolo afferma che senza la giusta misura di integrità domestica nessun uomo può rappresentare una guida nella casa del Signore. Un pastore, infatti, deve mantenere una costante integrità anche  nella vita domestica tenendo le coscienze dei membri della sua famiglia in una stretta di ferro. Le nostre mogli e i nostri figli devono dire a loro stessi e agli altri: “Se nessun predicatore al mondo è realtà, mio marito, mio padre è la vera realtà.” Questo significherà che dovrai essere disposto ad ammettere e a confessare onestamente i tuoi peccati di parola, comportamento e azione a tua moglie e ai tuoi figli. Non avere rancore, non mugugnare un “Mi dispiace” piuttosto dì “Ho peccato” e nomina il peccato. E ancora: “Mi perdonerai come Dio in Cristo ha perdonato me?”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Allora vederti rispondere con pentimento mentre compi degli sforzi decisi per mortificare quel peccato che temporaneamente ha guastato il tuo modello esemplare e coltivato la grazia opposta, darà i suoi frutti per i membri della tua famiglia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo significa “camminare con integrità in seno alla mia casa”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In terzo luogo, vi è l’integrità ministeriale. Quest’ultima si riferisce a quelle due grandi aree del ministero pastorale la vocazione e la responsabilità, specialmente per gli anziani che “ faticano nella predicazione e nell’insegnamento” (Timoteo 5:17). Se dobbiamo mantenere l’integrità nella nostra predicazione dobbiamo pagare il prezzo connesso al sincero tentativo di osservare il comando di Timoteo 2:15 per “studiare di presentar te stesso approvato dinanzi a Dio: operaio che non abbia ad esser confuso, che tagli rettamente la parola della verità”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scrivere sermoni che siano accurati nell’esegèsi, teologicamente validi, spiegati in modo utile, chiari nelle omelie, applicabili nella vita pratica, e pervasi dalla fragranza di Cristo e dai grandiosi segni della grazia, settimana dopo settimana e anno dopo anno richiederà lavoro, lavoro e ancora lavoro.  Non esiste altro modo per preservare la nostra integrità.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Allo stesso modo l’integrità nel governare e nel guidare il gregge del Signore richiederà quello che Paolo chiama una sorta di “travaglio”, lo stesso che provò il Signore quando si formò nei suoi figlioletti (Galatei 4:19).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gli aspetti caratteristici di questo travaglio sono la preghiera riconciliante, l’incoraggiamento personale e mirato e l’ammonimento- anche se più amerai la pecora in questo modo e meno sarai amato. (Col.1:28 Cor 12:15).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nella sua esortazione agli anziani delle chiese in Asia Minore Pietro enfatizza questo tema cruciale. Ritenendoli responsabili della guida del gregge di Dio egli elenca le attitudini e le azioni peccaminose che non dovrebbero mai caratterizzare le motivazioni e i modi in cui dovrebbero portare a termine il loro incarico. Il coronamento dell’intero compito è l’esortazione “a essere un esempio per il gregge”(Pietro 5:1-3). Le coscienze di questi uomini saranno tenute ad osservare il comando di Pietro a Tito “recando te stesso in ogni cosa per esempio di buone opere”. (Tito 2:7)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sì,  è vero quindi,  che “la vita di un pastore è la vita del suo ministero pastorale”.&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Wed, 28 Mar 2012 15:11:35 GMT</pubDate>			<dc:creator>Mollymullery</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Il_Pastore_e_il_Suo_Pulpito:_L%E2%80%99Integrit%C3%A0_Del_Ministero_Pastorale</comments>		</item>
		<item>
			<title>Esultiamo in Dio attraverso il Signore Nostro Gesù Cristo</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Esultiamo_in_Dio_attraverso_il_Signore_Nostro_Ges%C3%B9_Cristo</link>
			<description>&lt;p&gt;Mollymullery: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|We Exult in God Through Our Lord Jesus Christ}} &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
'''Lettera ai Romani 5:9-11'''&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
A maggior ragione ora, giustificati per il suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di Lui. 10 Se infatti, quand’eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio, per mezzo della morte del Figlio suo, molto più ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. 11 Non solo, ma ci glorieremo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, dal quale abbiamo ottenuto la riconciliazione.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
'''La Riconciliazione con Dio è un dono da Dio''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oggi ci concentreremo esclusivamente sul verso 11. Cominciamo questa mattina con il commento di Natale su questo verso. Il commento di Natale è sulla parola “ottenuto”. “Ora abbiamo ottenuto la riconciliazione”. La parola “ottenuto” significa che questa riconciliazione è un dono e noi lo otteniamo. Quello è ciò che conferisce l’aspetto natalizio. Dio conferisce un dono e noi lo otteniamo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo significa che, un tempo, voi ed io eravamo in disaccordo con Dio: avevamo peccato e lui era in collera. Lo abbiamo visto in modo chiaro la settimana scorsa dal verso 9 al verso 10. Il verso 9 parla del fatto di essere salvati dalla collera di Dio; il verso 10 parla invece di un tempo in cui eravamo tutti nemici di Dio. Tuttavia qualcosa è accaduto e la situazione è cambiata. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il verso 10 dice esattamente ciò che accadde. “Siamo stati riconciliati con Dio, per mezzo della morte del Figlio suo.” La morte di Cristo è un fatto che accadde, e quando il Figlio di Dio morì per i nostri peccati, egli assorbì, nell’atto di morire, tutta l’inimicizia che Dio aveva verso il suo popolo. La morte di Cristo, quindi, è il fondamento obiettivo, storico, immutabile, solido come una roccia, della nostra riconciliazione con Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non tralasciate questo grande fatto. Dio realizzò la riconciliazione, ovvero Egli fornì le basi della riconciliazione – acquisisce il privilegio della riconciliazione – esternamente a noi. Prima che entrassimo in scena o avessimo fatto qualcosa per aiutare, l’opera decisiva per la riconciliazione era stata fatta. Dove c’è peccato deve esserci punizione. Dove noi abbiamo svilito la gloria di Dio, la colpa deve essere lavata e lo svilimento di Dio deve essere mostrato tanto orribile quanto realmente è. Questo è ciò che fece la morte di Cristo. Egli lo face senza il nostro aiuto o collaborazione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo principio di giustizia è alla base delle questioni legali ordinarie dei nostri giorni. Supponiamo che infrangiate la legge, ad esempio andando a 70 miglia all’ora in una zona a 55 miglia orarie. A questo punto lo stato vi è contro. Avete spezzato la sua fiducia, offeso l’autorità e il suo diritto di porre limiti sulla vostra vita per il bene comune. Lo stato quindi esige un pagamento affinché ci sia una riconciliazione con voi. Potrebbe capitare che perdiate la multa e dimentichiate l’offesa, tuttavia lo stato non dimentica e vi invia un’ingiunzione a comparire in tribunale. Non è amichevole. C’è un’offesa che deve essere regolata e ci sarà una punizione. Questo è quello che la legge richiede per ripristinare il diritto dello stato. Allo stesso modo è tra Dio e noi. Abbiamo infranto le sue leggi. Abbiamo svilito la sua gloria. Abbiamo trascurato la sua amicizia. Abbiamo spezzato la fiducia conferitaci per mezzo dalle sue promesse. Abbiamo rifiutato il suo diritto e la sua autorità a guidarci. Noi siamo dei ribelli e ci siamo allontanati. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, molto prima che comparissimo sulla scena, agendo in questo modo, Dio aveva ottenuto la nostra riconciliazione. Le infinite multe per eccesso di velocità di tutta la gente appartenente al popolo di Dio furono interamente pagate, ancor prima che venissimo al mondo. Paolo in seguito, al verso 11, dice che tutto ciò che ci è concesso fare nella riconciliazione con Dio è “ottenere la riconciliazione”. È una frase gloriosa. “Ottenere la riconciliazione”. Non compierla, non guadagnarla, non operare per essa, non soffrire per essa, non pagare per essa. Ottenerla. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco il grande commento di Natale sul verso 11. La riconciliazione con Dio è un dono da Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Per chi è il Dono?''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se ora vi chiedete per chi sia il dono, la risposta è la seguente: il dono è per chiunque lo otterrà. Questo alza di molto la posta in gioco nella comprensione di ciò che l’atto di ricevere realmente significa. Meditiamo su questa cosa per un momento e poi volgiamoci al resto del verso. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il verso 11 dice: “Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, dal quale ora abbiamo ottenuto la riconciliazione”. Il focus di questo verso è che i Cristiani esultano in Dio, cioè gioiamo, ci vantiamo e gloriamo in Dio attraverso Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A cosa rinvia l’inizio del verso “Non solo…”? Mi sembra che Paolo ci voglia far vedere il verso 11 come anticipato dai versi 2 e 3, poiché lì è usato lo stesso linguaggio di glorificazione. Il verso 2b dice, “Noi esultiamo nella speranza della gloria di Dio”. La stessa parola per “esultiamo” è utilizzata qui, come nel verso 11. L’enfasi nel verso 2 sta nel fatto che la gloria di Dio non è completamente presente in noi. È futura. Noi la speriamo ed in quella speranza noi esultiamo, gioiamo, ci vantiamo e gloriamo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel verso 3 Paolo utilizza proprio la stessa frase usata nel verso 11 per dimostrare che c’è qualcos’altro per il quale noi esultiamo oltre la speranza nella gloria di Dio. Il verso 3 dice: “E non soltanto questo: noi ci vantiamo anche delle nostre tribolazioni”. Paolo vuole quindi assicurarsi che la nostra esultanza non sia solo nella speranza, ma anche nel dolore e nell’afflizione che mettono alla prova la nostra fede e ci rendono più fiduciosi sul fatto che noi siamo i veri beneficiari della speranza nella gloria di Dio. Il dolore produce pazienza, e la pazienza produce fede, provata, raffinata, dura come l’acciaio, la quale ci dà la speranza che noi, realmente, siamo Cristiani e che riceveremo in eredità la gloria di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Paolo, nei versi 6-10, fatica al fine di darci l’assicurazione che noi realmente saremo salvati dalla collera e riceveremo in eredità la gloria di Dio. In seguito, nel verso 11 egli dice la stessa cosa espressa al verso 3, con lo scopo di portare la nostra esultanza ad un nuovo livello. Egli dice, “Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo”. Cosa c’è di nuovo in questa esultanza? Di nuovo c’è che essa è qualcosa di presente e molto personale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il verso 2b dice, “Noi esultiamo nella speranza della gloria di Dio”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Al verso 3 esultiamo per le nostre tribolazioni che raffinano la nostra fede e ci aiutano a sperare pienamente nella gloria che verrà. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; '''Il Dono di Dio, Riconciliato''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel verso 11, tuttavia, non c’è più un’esultanza nella speranza, ma un’esultanza attuale in Dio stesso. Non solo questo, non solo esultiamo nella speranza e nelle tribolazioni, ma ora esultiamo in Dio stesso. Notate che egli non dice che questo è un qualche tipo di Cristianità di secondo livello, o qualche speciale esperienza per Cristiani molto maturi. “Esultiamo in Dio”. Quello è ciò che noi Cristiani facciamo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A questo punto ci vuole un lungo percorso al fine di rispondere alla domanda su cosa realmente significhi “ottenere la riconciliazione”. Ottenere la riconciliazione significa esperire Dio in quanto riconciliato, amichevole, personale, attuale, utile e soddisfacente. Il dono della riconciliazione con Dio è il dono di Dio riconciliato. Per cui “Ottenere la riconciliazione” significa ricevere Dio riconciliato. Siate sicuri di porre l’accento biblico: ricevere Dio, riconciliato. Ecco la questione di cui al verso 11a: “Esultiamo in Dio”. Non è solo la speranza della gloria di Dio, non le tribolazioni che rafforzano quella speranza. Esultiamo in Dio. Il tempo è giunto. Colui che è soddisfatto è Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Contrapponete questo tipo di azione di ricevere con un altro tipo, e mettete alla prova voi stessi per vedere se avete ottenuto la riconciliazione. Supponete che qualcuno molto saggio, molto amorevole e molto carismatico, impacchetti un dono molto prezioso per voi e ve lo dia con la promessa, “ Se riceverai questo dono, tutto andrà bene, sarai soddisfatto e ne gioirai.”. Voi prendete il regalo, ma invece di aprirlo e cercarvi gioia e appagamento, lo mettete in uno scaffale in soffitta, ancora impacchettato. Ogni tanto voi pensate alla promessa che se riceverete il regalo le cose andranno meglio, che sarete soddisfatti e felici, e vi adagiate sul fatto che avete effettivamente ricevuto il dono. Il dono è lì, nella soffitta, e credete che le cose siano un po’ meglio rispetto a prima, ma non ne siete sicuri. Vi struggete con i dubbi, chiedendovi se la promessa sia vera. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È questo ciò che significa “ottenere la riconciliazione” al verso 11? Paolo intende “Prendete il dono della riconciliazione di Dio, ascoltate la promessa che se lo otterrete i vostri peccati saranno perdonati, voi avrete la vita eterna e Dio agirà affinché tutto concorra per il nostro bene”? Diremo quindi “Questa è una cosa buona?” Chi non lo vorrebbe? Quindi, prendete il dono della riconciliazione e ponetelo su di uno scaffale nella soffitta della vostra mente – “Lì, io ho ottenuto la riconciliazione”. È questo ciò che Paolo intende con “ottenere la riconciliazione?” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non penso. Non è Cristianesimo, è magia. E se c’è una cosa che il Cristianesimo non è, è magia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cambiamo un po’ l’esempio. Persino quando aprite il pacchetto la riconciliazione non è come la maggior parte degli altri doni. Diciamo si tratti del dono di una scatola di fusibili. Ricevete una scatola di fusibili, ed è possibile ne siate veramente riconoscenti, visto che essi sono assolutamente essenziali per avere l’elettricità a casa vostra. Tutti vogliono l’elettricità. Siete quindi felici per questo regalo molto utile. Fissate quelli che vi servono al momento in modo che tutti i vostri amati elettrodomestici funzionino e rimettete gli altri nella scatola, dimenticandoveli completamente fino al momento in cui qualcosa non funziona più. Ecco che vi sentite nuovamente riconoscenti per il dono, andate giù e sistemate un nuovo fusibile, dimenticandovi ancora gli altri. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Ricevere il Dono della Riconciliazione''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per molte persone nella chiesa, questo è ciò che viene chiamato Cristianesimo. Questo è ciò che essi pensano significhi essere salvati ed essere sulla strada per il paradiso. Ma non è ciò che Paolo intende con il ricevere il dono della riconciliazione. Egli intende «riceverlo in modo tale che ciò che si trova nel pacchetto vi faccia esultare». E ciò che il pacchetto contiene è Dio riconciliato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il dono della riconciliazione non è il dono di Dio che sta predisponendo le cose per noi. Si potrebbe dire che il dono della salvezza è il dono di Dio che fa in modo che le cose operino per noi, salvandoci dal peccato, dalla colpa e dall’inferno. Si potrebbe dire che il dono della “giustificazione” è il dono di Dio che sta facendo questo per voi, perdonando i vostri peccati e annoverandovi come virtuosi per amore di Cristo. Ma il dono della riconciliazione è diverso. È Dio che sta offrendo sé stesso. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A quale scopo? Per metterlo in soffitta? Per essere messo in uno dei nostri elettrodomestici? Per diventare il poderoso grasso che fa girare le ruote delle nostre vite terrene in modo che le cose vadano meglio come veramente ci piacerebbe? No, Paolo chiarisce veramente, in questo verso, il motivo per il quale Dio dona se stesso riconciliato. La risposta è che noi potremmo esultare in lui. In Lui. Non, soprattutto, nel suo dono. Non, soprattutto, nei suoi effetti. In Lui. “Esultiamo in Dio”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È la prova del fatto di aver ricevuto o meno la riconciliazione. Avete aperto il dono? Vi piace ciò che è dentro al dono della riconciliazione? Il dono piace veramente. È Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In pratica, come fate questa cosa? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Attraverso il Signore Nostro Gesù Cristo''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La soluzione è che noi riceviamo la riconciliazione attraverso Gesù Cristo ed esultiamo in Dio attraverso Gesù Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Assolutamente cruciale in questi primi 12 versi della Lettera ai Romani 5 è il risultato dell’azione di Gesù Cristo per farci esperire Dio. Lo abbiamo visto la settimana scorsa: l’operato passato di Dio era attraverso Gesù Cristo. L’operato futuro di Dio sarà attraverso Gesù Cristo. Potete vederlo se tornate ai versi 1 e 2: noi abbiamo la pace con Dio attraverso il Signore Nostro Gesù Cristo, e attraverso lui abbiamo accesso alla grazia in cui ci troviamo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Eccolo ancora qui, al verso 11, su due differenti livelli: “Ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore Nostro Gesù Cristo [ecco il primo livello], attraverso il quale abbiamo ottenuto la riconciliazione [ecco un altro livello]”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi ecco una risposta alle domande “In pratica, come otteniamo la riconciliazione ed esultiamo in Dio? Lo facciamo attraverso Gesù Cristo? Quali mezzi vengono utilizzati per ritrarre Gesù nella Bibbia, per ritrarne il suo operato e le sue parole descritti nel Nuovo Testamento, per farne il contenuto essenziale per il giubilo che giunge a Dio? Il giubilo senza il concetto di Cristo non onora Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nella Seconda Lettera ai Corinzi 4:4-6, Paolo descrive la conversione in due modi. Nel verso 4 egli dice che si vede “La gloria di Cristo che è l’immagine di Dio.” Nel verso 6 egli dice che si vede “La gloria di Dio sul volto di Cristo”. In entrambi i casi voi vedete qual è il fulcro della questione. Abbiamo Cristo immagine di Dio, e abbiamo Dio volto di Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In pratica, per esultare in Dio, voi esultate in ciò che vedete e conoscete di Dio, nel ritratto di Gesù Cristo. Questo giunge dalla sua più completa esperienza quando l’amore di Dio sgorga nei nostri cuori per opera dello Spirito Santo, come dice il verso 5. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ascoltate la chiusura del significato del Natale. Non solo Dio ha ottenuto la nostra riconciliazione attraverso la morte del Signore Gesù Cristo (verso 10); non solo Dio ci ha permesso di ricevere quella riconciliazione attraverso il Signore Gesù Cristo (verso 11b), ma persino ora, al verso 11b si dice di esultare in Dio stesso attraverso il Signore Nostro Gesù Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*Gesù ha ottenuto la nostra riconciliazione. &lt;br /&gt;
*Gesù ci permette di ricevere la riconciliazione e aprire il dono. &lt;br /&gt;
*Gesù stesso rifulge dal momento in cui si incarta il regalo, il dono indescrivibile, come Dio incarnato, e infiamma la nostra esultanza in Dio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In questo Natale guardate Gesù. Ricevete la riconciliazione che egli ha ottenuto con il sacrificio. Non mettete il pacchetto chiuso su di uno scaffale, non aprendolo e facendo in modo che sia veicolo per altri piaceri. Apritelo e godetevelo. Esultate in lui. Fate in modo che egli sia il vostro piacere. Fate in modo che egli sia il vostro tesoro.&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Tue, 20 Mar 2012 18:21:28 GMT</pubDate>			<dc:creator>Mollymullery</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Esultiamo_in_Dio_attraverso_il_Signore_Nostro_Ges%C3%B9_Cristo</comments>		</item>
		<item>
			<title>Esultiamo in Dio attraverso il Signore Nostro Gesù Cristo</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Esultiamo_in_Dio_attraverso_il_Signore_Nostro_Ges%C3%B9_Cristo</link>
			<description>&lt;p&gt;Mollymullery: Creata pagina con '{{info|We Exult in God Through Our Lord Jesus Christ}}  Lettera ai Romani 5:9-11  A maggior ragione ora, giustificati per il suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di Lu...'&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|We Exult in God Through Our Lord Jesus Christ}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lettera ai Romani 5:9-11&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A maggior ragione ora, giustificati per il suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di Lui. 10 Se infatti, quand’eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio, per mezzo della morte del Figlio suo, molto più ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. 11 Non solo, ma ci glorieremo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, dal quale abbiamo ottenuto la riconciliazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La Riconciliazione con Dio è un dono da Dio&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oggi ci concentreremo esclusivamente sul verso 11. Cominciamo questa mattina con il commento di Natale su questo verso. Il commento di Natale è sulla parola “ottenuto”. “Ora abbiamo ottenuto la riconciliazione”. La parola “ottenuto” significa che questa riconciliazione è un dono e noi lo otteniamo. Quello è ciò che conferisce l’aspetto natalizio. Dio conferisce un dono e noi lo otteniamo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo significa che, un tempo, voi ed io eravamo in disaccordo con Dio: avevamo peccato e lui era in collera. Lo abbiamo visto in modo chiaro la settimana scorsa dal verso 9 al verso 10. Il verso 9 parla del fatto di essere salvati dalla collera di Dio; il verso 10 parla invece di un tempo in cui eravamo tutti nemici di Dio. Tuttavia qualcosa è accaduto e la situazione è cambiata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il verso 10 dice esattamente ciò che accadde. “Siamo stati riconciliati con Dio, per mezzo della morte del Figlio suo.” La morte di Cristo è un fatto che accadde, e quando il Figlio di Dio morì per i nostri peccati, egli assorbì, nell’atto di morire, tutta l’inimicizia che Dio aveva verso il suo popolo.  La morte di Cristo, quindi, è il fondamento obiettivo, storico, immutabile, solido come una roccia, della nostra riconciliazione con Dio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non tralasciate questo grande fatto. Dio realizzò la riconciliazione, ovvero Egli fornì le basi della riconciliazione – acquisisce il privilegio della riconciliazione – esternamente a noi. Prima che entrassimo in scena o avessimo fatto qualcosa per aiutare, l’opera decisiva per la riconciliazione era stata fatta.  Dove c’è peccato deve esserci punizione.  Dove noi abbiamo svilito la gloria di Dio, la colpa deve essere lavata e lo svilimento di Dio deve essere mostrato tanto orribile quanto realmente è. Questo è ciò che fece la morte di Cristo. Egli lo face senza il nostro aiuto o collaborazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo principio di giustizia è alla base delle questioni legali ordinarie dei nostri giorni. Supponiamo che infrangiate la legge,  ad esempio andando a 70 miglia all’ora  in una zona a 55 miglia orarie.  A questo punto lo stato vi è contro. Avete spezzato la sua fiducia, offeso l’autorità e il suo diritto di porre limiti sulla vostra vita per il bene comune. Lo stato quindi esige un pagamento affinché ci sia una riconciliazione con voi. Potrebbe capitare che perdiate la multa e dimentichiate l’offesa, tuttavia lo stato non dimentica e vi invia un’ingiunzione  a comparire in tribunale. Non è amichevole. C’è un’offesa che deve essere regolata e ci sarà una punizione. Questo è quello che la legge richiede per ripristinare il diritto dello stato. Allo stesso modo è tra Dio e noi.  Abbiamo infranto le sue leggi. Abbiamo svilito la sua gloria. Abbiamo trascurato la sua amicizia. Abbiamo spezzato la fiducia conferitaci per mezzo dalle sue promesse.  Abbiamo rifiutato il suo diritto e la sua autorità a guidarci. Noi siamo dei ribelli e ci siamo allontanati. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, molto prima che comparissimo sulla scena, agendo in questo modo, Dio aveva  ottenuto la nostra riconciliazione. Le infinite multe per eccesso di velocità di tutta la gente appartenente al popolo di Dio furono interamente pagate, ancor prima che venissimo al mondo. Paolo in seguito, al verso 11, dice che tutto ciò che ci è concesso fare nella riconciliazione con Dio è “ottenere la riconciliazione”. È una frase gloriosa. “Ottenere la riconciliazione”. Non compierla, non guadagnarla, non operare per essa, non soffrire per essa, non pagare per essa. Ottenerla.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco il grande commento di Natale sul verso 11. La riconciliazione con Dio è un dono da Dio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per chi è il Dono?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se ora vi chiedete per chi sia il dono, la risposta è la seguente: il dono è per chiunque lo otterrà. Questo alza di molto la posta in gioco nella comprensione di ciò che l’atto di ricevere realmente significa. Meditiamo su questa cosa per un momento e poi volgiamoci al resto del verso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il verso 11 dice: “Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo,  dal quale ora abbiamo ottenuto la riconciliazione”. Il focus di questo verso è che i Cristiani esultano in Dio, cioè gioiamo, ci vantiamo e  gloriamo in Dio attraverso Cristo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A cosa rinvia l’inizio del verso “Non solo…”? Mi sembra che Paolo ci voglia far vedere il verso 11 come anticipato dai versi 2 e 3, poiché lì è usato lo stesso linguaggio di glorificazione. Il verso 2b dice, “Noi esultiamo nella speranza della gloria di Dio”. La stessa parola per “esultiamo” è utilizzata qui, come nel verso 11. L’enfasi nel verso 2 sta nel fatto che la gloria di Dio non è completamente presente in noi. È futura. Noi la speriamo ed in quella speranza noi esultiamo, gioiamo, ci vantiamo e gloriamo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel verso 3 Paolo utilizza proprio la stessa frase usata nel verso 11 per dimostrare che c’è  qualcos’altro per il quale noi esultiamo oltre la speranza nella gloria di Dio. Il verso 3 dice: “E non soltanto questo: noi ci vantiamo anche delle nostre tribolazioni”. Paolo vuole quindi assicurarsi che la nostra esultanza non sia solo nella speranza, ma anche nel dolore e nell’afflizione che mettono alla prova la nostra fede e ci rendono più fiduciosi sul fatto che noi siamo i veri beneficiari della speranza nella gloria di Dio. Il dolore produce pazienza, e la pazienza produce fede, provata, raffinata, dura come l’acciaio, la quale ci dà la speranza che noi, realmente, siamo Cristiani e che riceveremo in eredità la gloria di Dio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Paolo, nei versi 6-10, fatica al fine di darci l’assicurazione che noi realmente saremo salvati dalla collera e riceveremo in eredità la gloria di Dio. In seguito, nel verso 11 egli dice la stessa cosa espressa al verso 3, con lo scopo di portare la nostra esultanza ad un nuovo livello. Egli dice, “Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo”.  Cosa c’è di  nuovo in questa esultanza? Di nuovo c’è che essa è qualcosa di presente e molto personale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il verso 2b dice, “Noi esultiamo nella speranza della gloria di Dio”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Al verso 3 esultiamo per le nostre tribolazioni che raffinano la nostra fede e ci aiutano a sperare pienamente nella gloria che verrà.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il Dono di Dio, Riconciliato&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel verso 11, tuttavia, non c’è più un’esultanza nella speranza, ma un’esultanza attuale in Dio stesso. Non solo questo, non solo esultiamo nella speranza e nelle tribolazioni, ma ora esultiamo in Dio stesso. Notate che egli non dice che questo è un qualche tipo di Cristianità di secondo livello, o qualche speciale esperienza per Cristiani molto maturi. “Esultiamo in Dio”. Quello è ciò che noi Cristiani facciamo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A questo punto ci vuole un lungo percorso al fine di rispondere alla domanda su cosa realmente significhi “ottenere la riconciliazione”. Ottenere la riconciliazione significa esperire Dio in quanto riconciliato, amichevole, personale, attuale, utile e soddisfacente. Il dono della riconciliazione con Dio è il dono di Dio riconciliato. Per cui “Ottenere la riconciliazione” significa ricevere Dio riconciliato. Siate sicuri di porre l’accento biblico: ricevere Dio, riconciliato. Ecco la questione di cui al verso 11a: “Esultiamo in Dio”. Non è solo la speranza della gloria di Dio, non le tribolazioni che rafforzano quella speranza. Esultiamo in Dio. Il tempo è giunto. Colui che è soddisfatto è Dio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Contrapponete questo tipo di azione di ricevere con un altro tipo, e mettete alla prova voi stessi per vedere se avete ottenuto la riconciliazione. Supponete che qualcuno molto saggio, molto amorevole e molto carismatico, impacchetti un dono molto prezioso per voi e ve lo dia con la promessa, “ Se riceverai questo dono, tutto andrà bene, sarai soddisfatto e ne gioirai.”. Voi prendete il regalo, ma invece di aprirlo e cercarvi gioia e appagamento, lo mettete in uno scaffale in soffitta, ancora impacchettato. Ogni tanto voi pensate alla promessa che se riceverete il regalo le cose andranno meglio, che sarete soddisfatti e felici, e vi adagiate sul fatto che avete effettivamente ricevuto il dono. Il dono è lì, nella soffitta, e credete che le cose siano un po’ meglio rispetto a prima, ma non ne siete sicuri. Vi struggete con i dubbi, chiedendovi se la promessa sia vera.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È questo ciò che significa “ottenere la riconciliazione” al verso 11? Paolo intende “Prendete il dono della riconciliazione di Dio, ascoltate la promessa che se lo otterrete i vostri peccati saranno perdonati, voi avrete la vita eterna e Dio agirà affinché tutto concorra per il nostro bene”? Diremo quindi “Questa è una cosa buona?” Chi non lo vorrebbe? Quindi, prendete il dono della riconciliazione e ponetelo su di uno scaffale nella soffitta della vostra mente – “Lì, io ho ottenuto la riconciliazione”. È questo ciò che Paolo intende con “ottenere la riconciliazione?”&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non penso. Non è Cristianesimo, è magia. E se c’è una cosa che il Cristianesimo non è, è magia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cambiamo un po’ l’esempio. Persino quando aprite il pacchetto la riconciliazione non è come la maggior parte degli altri doni. Diciamo si tratti del dono di una scatola di fusibili. Ricevete una scatola di fusibili, ed è possibile ne siate veramente riconoscenti, visto che essi sono assolutamente essenziali per avere l’elettricità a casa vostra. Tutti vogliono l’elettricità. Siete quindi felici per questo regalo molto utile. Fissate quelli che vi servono al momento in modo che tutti i vostri amati elettrodomestici funzionino e rimettete gli altri nella scatola, dimenticandoveli completamente fino al momento in cui qualcosa non funziona più. Ecco che vi sentite nuovamente riconoscenti per il dono, andate giù e sistemate un nuovo fusibile, dimenticandovi ancora gli altri.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ricevere il Dono della Riconciliazione&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per molte persone nella chiesa, questo è ciò che viene chiamato Cristianesimo. Questo è ciò che essi pensano significhi essere salvati ed essere sulla strada per il paradiso. Ma non è ciò che Paolo intende con il ricevere il dono della riconciliazione. Egli intende «riceverlo in modo tale che ciò che si trova nel pacchetto vi faccia esultare». E ciò che il pacchetto contiene è Dio riconciliato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il dono della riconciliazione non è il dono di Dio che sta predisponendo le cose per noi. Si potrebbe dire che il dono della salvezza è il dono di Dio che fa in modo che le cose operino per noi, salvandoci dal peccato, dalla colpa e dall’inferno. Si potrebbe dire che il dono della “giustificazione” è il dono di Dio che sta facendo questo per voi, perdonando i vostri peccati e annoverandovi come virtuosi per amore di Cristo. Ma il dono della riconciliazione è diverso. È Dio che sta offrendo sé stesso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A quale scopo? Per metterlo in soffitta? Per essere messo in uno dei nostri elettrodomestici? Per diventare il poderoso grasso che fa girare le ruote delle nostre vite terrene in modo che le cose vadano meglio come veramente ci piacerebbe? No, Paolo chiarisce veramente, in questo verso, il motivo per il quale Dio dona se stesso riconciliato. La risposta è che noi potremmo esultare in lui. In Lui. Non, soprattutto, nel suo dono. Non, soprattutto, nei suoi effetti. In Lui. “Esultiamo in Dio”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È la prova del fatto di aver ricevuto o meno la riconciliazione. Avete aperto il dono? Vi piace ciò che è dentro al dono della riconciliazione? Il dono piace veramente. È Dio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In pratica, come fate questa cosa?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Attraverso il Signore Nostro Gesù Cristo&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La soluzione è che noi riceviamo la riconciliazione attraverso Gesù Cristo ed esultiamo in Dio attraverso Gesù Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Assolutamente cruciale in questi primi 12 versi della Lettera ai Romani 5 è il risultato dell’azione di Gesù Cristo per farci esperire Dio. Lo abbiamo visto la settimana scorsa: l’operato passato di Dio era attraverso Gesù Cristo. L’operato futuro di Dio sarà attraverso Gesù Cristo. Potete vederlo se tornate ai versi 1 e 2: noi abbiamo la pace con Dio attraverso il Signore Nostro Gesù Cristo, e attraverso lui abbiamo accesso alla grazia in cui ci troviamo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Eccolo ancora qui, al verso 11, su due differenti livelli: “Ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore Nostro Gesù Cristo [ecco il primo livello], attraverso il quale abbiamo ottenuto la riconciliazione [ecco un altro livello]”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi ecco una risposta alle domande “In pratica, come otteniamo la riconciliazione ed esultiamo in Dio? Lo facciamo attraverso Gesù Cristo? Quali mezzi vengono utilizzati per ritrarre Gesù nella Bibbia, per ritrarne il suo operato e le sue parole descritti nel Nuovo Testamento,  per farne il contenuto essenziale per il giubilo che giunge a Dio? Il giubilo senza il concetto di Cristo non onora Cristo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nella Seconda Lettera ai Corinzi 4:4-6, Paolo descrive la conversione in due modi. Nel verso 4 egli dice che si vede “La gloria di Cristo che è l’immagine di Dio.” Nel verso 6 egli dice che si vede “La gloria di Dio sul volto di Cristo”. In entrambi i casi voi vedete qual è il fulcro della questione. Abbiamo Cristo immagine di Dio, e abbiamo Dio volto di Cristo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In pratica, per esultare in Dio, voi esultate in ciò che vedete e conoscete di Dio, nel ritratto di Gesù Cristo. Questo giunge dalla sua più completa esperienza quando l’amore di Dio sgorga nei nostri cuori per opera dello Spirito Santo, come dice il verso 5.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ascoltate la chiusura del significato del Natale. Non solo Dio ha ottenuto la nostra riconciliazione attraverso la morte del Signore Gesù Cristo (verso 10); non solo Dio ci ha permesso di ricevere quella riconciliazione attraverso il Signore Gesù Cristo (verso 11b), ma persino ora, al verso 11b si dice di esultare in Dio stesso attraverso il Signore Nostro Gesù Cristo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
• Gesù ha ottenuto la nostra riconciliazione.&lt;br /&gt;
• Gesù ci permette di ricevere la riconciliazione e aprire il dono.&lt;br /&gt;
• Gesù stesso rifulge dal momento in cui si incarta il regalo, il dono indescrivibile, come Dio          incarnato, e infiamma la nostra esultanza in Dio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In questo Natale guardate Gesù. Ricevete la riconciliazione che egli ha ottenuto con il sacrificio. Non mettete il pacchetto chiuso su di uno scaffale, non aprendolo e facendo in modo che sia veicolo per altri piaceri. Apritelo e godetevelo. Esultate in lui. Fate in modo che egli sia il vostro piacere. Fate in modo che egli sia il vostro tesoro.&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Tue, 20 Mar 2012 18:15:39 GMT</pubDate>			<dc:creator>Mollymullery</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Esultiamo_in_Dio_attraverso_il_Signore_Nostro_Ges%C3%B9_Cristo</comments>		</item>
		<item>
			<title>Noi che abbiamo creduto</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Noi_che_abbiamo_creduto</link>
			<description>&lt;p&gt;Mollymullery: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|We Who Have Believed}} &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;“Noi che abbiamo creduto, infatti, entriamo in quel riposo” (Ebrei 4:3). &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Il pubblico originario degli Ebrei si è trovato nella stessa posizione della prima generazione d’Israele che lasciò l’Egitto. La buona novella era stata predicata a entrambi i gruppi, ma alcuni dei primi israeliti non sono entrati in quel riposo di Canaan perché non hanno creduto alla buona novella che avevano ascoltato (Ebrei 4:2). Oggi, proprio come il pubblico originale della Lettera agli Ebrei, ci troviamo nella stessa posizione. Coloro che ascoltano la buona notizia e non la ricevono nella fede non entreranno nel riposo che Cristo ci promette nel Vangelo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Negli Ebrei 4:03 si dice cosa accade a coloro che ricevono il Vangelo nella fede: coloro che credono alla Buona Novella &amp;quot;entrano in quel riposo.&amp;quot; John Owen afferma che questo riposo è lo stesso riposo spirituale di Dio che ha avuto inizio quando lo stesso completò la creazione originale dell'universo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa entrata mediante la fede è importante per l'autore, il cui scopo è di dimostrare che noi entriamo nel regno, cioè, entriamo nel riposo di Dio mediante la fede in Cristo. Le opere della legge, nonostante siano il frutto della vera fede, non forniscono in alcun modo le basi per il nostro ingresso nel regno. John Owen scrive che &amp;quot;lo stesso ingresso dipende dalla sola fede. Negativamente, questo significa che non si può accedere senza la fede, non importa se la gente supplica. Positivamente, questo significa che la sola fede, senza l'assistenza di qualsiasi altra grazia, rende possibile l’ingresso. È la sola fede che ci apre la strada e non le opere della legge e qualsiasi altro tipo di opere&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alcuni dell’ originale pubblico Ebreo potrebbero aver lamentato del fatto che il popolo di Dio sia già nel riposo di Dio una volta entrati a Canaan. Qualcuno potrebbe aver pensato che non c'era bisogno di credere in Gesù per entrare nel riposo di Dio perché erano già lì. L'autore si oppone a questa obiezione e insegna che il resto di Canaan non è altro che un tipo di eterno riposo a venire. Egli cita il Salmo 95, che ha avvertito la gente ai tempi di Davide che non sarebbe entrata nel riposo di Dio, se avessero indurito il loro cuori. Questo avviso dimostra che, sebbene ai tempi di Davide Israele abbia goduto del riposo di Canaan, non era ancora entrata nel riposo di cui Dio ha goduto fin dall'inizio del mondo (4:3 b). Il riposo di Canaan era un vero riposo, ma non era pieno di Dio. Il pieno godimento del riposo di Dio da parte del credente era ancora nel futuro ai tempi di Davide e rimane così per noi fino al ritorno di Cristo (Apocalisse 21:1-4). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Coram Deo''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una cosa che Cristo ha compiuto nella sua opera di salvezza è stato l’apporto del riposo di Dio al suo popolo. Il riposo completo, tuttavia, ancora non ci spetta completamente. Ricordate che se si crede in Cristo, si assicura un posto nel riposo di Dio ora e si godrà della sua pienezza per tutta l'eternità. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Passaggi per approfondire lo studio:''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Salmi 23, &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Isaia 66:22-23, &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Matteo 11:28-30, &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2Timoteo 4:6-8&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Raccomandiamo'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Acceptable Sacrifice, Devotional&amp;lt;br&amp;gt;The Roll Call of the Faithful Message di R.C. Sproul&amp;lt;br&amp;gt;Faith e Reason, Devotional&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Tue, 20 Mar 2012 16:09:45 GMT</pubDate>			<dc:creator>Mollymullery</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Noi_che_abbiamo_creduto</comments>		</item>
		<item>
			<title>Noi che abbiamo creduto</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Noi_che_abbiamo_creduto</link>
			<description>&lt;p&gt;Mollymullery: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|We Who Have Believed}} &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
“Noi che abbiamo creduto, infatti, entriamo in quel riposo” (Ebrei 4:3).&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Il pubblico originario degli Ebrei si è trovato nella stessa posizione della prima generazione d’Israele che lasciò l’Egitto. La buona novella era stata predicata a entrambi i gruppi, ma alcuni dei primi israeliti non sono entrati in quel riposo di Canaan perché non hanno creduto alla buona novella che avevano ascoltato (Ebrei 4:2). Oggi, proprio come il pubblico originale della Lettera agli Ebrei, ci troviamo nella stessa posizione. Coloro che ascoltano la buona notizia e non la ricevono nella fede non entreranno nel riposo che Cristo ci promette nel Vangelo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Negli Ebrei 4:03 si dice cosa accade a coloro che ricevono il Vangelo nella fede: coloro che credono alla Buona Novella &amp;quot;entrano in quel riposo.&amp;quot; John Owen afferma che questo riposo è lo stesso riposo spirituale di Dio che ha avuto inizio quando lo stesso completò la creazione originale dell'universo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa entrata mediante la fede è importante per l'autore, il cui scopo è di dimostrare che noi entriamo nel regno, cioè, entriamo nel riposo di Dio mediante la fede in Cristo. Le opere della legge, nonostante siano il frutto della vera fede, non forniscono in alcun modo le basi per il nostro ingresso nel regno. John Owen scrive che &amp;quot;lo stesso ingresso dipende dalla sola fede. Negativamente, questo significa che non si può accedere senza la fede, non importa se la gente supplica. Positivamente, questo significa che la sola fede, senza l'assistenza di qualsiasi altra grazia, rende possibile l’ingresso. È la sola fede che ci apre la strada e non le opere della legge e qualsiasi altro tipo di opere&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alcuni dell’ originale pubblico Ebreo potrebbero aver lamentato del fatto che il popolo di Dio sia già nel riposo di Dio una volta entrati a Canaan. Qualcuno potrebbe aver pensato che non c'era bisogno di credere in Gesù per entrare nel riposo di Dio perché erano già lì. L'autore si oppone a questa obiezione e insegna che il resto di Canaan non è altro che un tipo di eterno riposo a venire. Egli cita il Salmo 95, che ha avvertito la gente ai tempi di Davide che non sarebbe entrata nel riposo di Dio, se avessero indurito il loro cuori. Questo avviso dimostra che, sebbene ai tempi di Davide Israele abbia goduto del riposo di Canaan, non era ancora entrata nel riposo di cui Dio ha goduto fin dall'inizio del mondo (4:3 b). Il riposo di Canaan era un vero riposo, ma non era pieno di Dio. Il pieno godimento del riposo di Dio da parte del credente era ancora nel futuro ai tempi di Davide e rimane così per noi fino al ritorno di Cristo (Apocalisse 21:1-4). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Coram Deo''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una cosa che Cristo ha compiuto nella sua opera di salvezza è stato l’apporto del riposo di Dio al suo popolo. Il riposo completo, tuttavia, ancora non ci spetta completamente. Ricordate che se si crede in Cristo, si assicura un posto nel riposo di Dio ora e si godrà della sua pienezza per tutta l'eternità. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Passaggi per approfondire lo studio:''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Salmi 23, &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Isaia 66:22-23, &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Matteo 11:28-30, &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2Timoteo 4:6-8&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 19 Mar 2012 17:12:42 GMT</pubDate>			<dc:creator>Mollymullery</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Noi_che_abbiamo_creduto</comments>		</item>
		<item>
			<title>Noi che abbiamo creduto</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Noi_che_abbiamo_creduto</link>
			<description>&lt;p&gt;Mollymullery: Creata pagina con '{{info|We Who Have Believed}}   “Noi che abbiamo creduto, infatti, entriamo in quel riposo” (Ebrei 4:3).   Il pubblico originario degli Ebrei si è trovato nella stessa posiz...'&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|We Who Have Believed}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Noi che abbiamo creduto, infatti, entriamo in quel riposo” (Ebrei 4:3). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il pubblico originario degli Ebrei si è trovato nella stessa posizione della prima generazione d’Israele che lasciò l’Egitto. La buona novella era stata predicata a entrambi i gruppi, ma alcuni dei primi israeliti non sono entrati in quel riposo di Canaan perché non hanno creduto alla buona novella che avevano ascoltato (Ebrei 4:2). Oggi, proprio come il pubblico originale della Lettera agli Ebrei, ci troviamo nella stessa posizione. Coloro che ascoltano la buona notizia e non la ricevono nella fede non entreranno nel riposo che Cristo ci promette nel Vangelo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Negli Ebrei 4:03 si dice cosa accade a coloro che ricevono il Vangelo nella fede: coloro che credono alla Buona Novella &amp;quot;entrano in quel riposo.&amp;quot; John Owen afferma che questo riposo è lo stesso riposo spirituale di Dio che ha avuto inizio quando lo stesso completò la creazione originale dell'universo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa entrata mediante la fede è importante per l'autore, il cui scopo è di dimostrare che noi entriamo nel regno, cioè, entriamo nel riposo di Dio mediante la fede in Cristo. Le opere della legge, nonostante siano il frutto della vera fede, non forniscono in alcun modo le basi per il nostro ingresso nel regno. John Owen scrive che &amp;quot;lo stesso ingresso dipende dalla sola fede. Negativamente, questo significa che non si può accedere senza la fede, non importa se la gente supplica. Positivamente, questo significa che la sola fede, senza l'assistenza di qualsiasi altra grazia, rende possibile l’ingresso. È la sola fede che ci apre la strada e non le opere della legge e qualsiasi altro tipo di opere&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alcuni dell’ originale pubblico Ebreo potrebbero aver lamentato del fatto che il popolo di Dio sia già nel riposo di Dio una volta entrati a Canaan. Qualcuno potrebbe aver pensato che non c'era bisogno di credere in Gesù per entrare nel riposo di Dio perché erano già lì. L'autore si oppone a questa obiezione e insegna che il resto di Canaan non è altro che un tipo di eterno riposo a venire. Egli cita il Salmo 95, che ha avvertito la gente ai tempi di Davide che non sarebbe entrata nel riposo di Dio, se avessero indurito il loro cuori. Questo avviso dimostra che, sebbene ai tempi di Davide Israele abbia goduto del riposo di Canaan, non era ancora entrata nel riposo di cui Dio ha goduto fin dall'inizio del mondo (4:3 b). Il riposo di Canaan era un vero riposo, ma non era pieno di Dio. Il pieno godimento del riposo di Dio da parte del credente era ancora nel futuro ai tempi di Davide e rimane così per noi fino al ritorno di Cristo (Apocalisse 21:1-4). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Coram Deo &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una cosa che Cristo ha compiuto nella sua opera di salvezza è stato l’apporto del riposo di Dio al suo popolo. Il riposo completo, tuttavia, ancora non ci spetta completamente. Ricordate che se si crede in Cristo, si assicura un posto nel riposo di Dio ora e si godrà della sua pienezza per tutta l'eternità. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Passaggi per approfondire lo studio: Salmi 23, Isaia 66:22-23, Matteo 11:28-30, 2Timoteo 4:6-8&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 19 Mar 2012 17:03:25 GMT</pubDate>			<dc:creator>Mollymullery</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Noi_che_abbiamo_creduto</comments>		</item>
		<item>
			<title>Esultiamo nella speranza della gloria di Dio!</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Esultiamo_nella_speranza_della_gloria_di_Dio!</link>
			<description>&lt;p&gt;Mollymullery: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|Let Us Exult In the Hope of the Glory of God!}} &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;'''Romani 5: 1-2''' &amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Giustificati dunque per fede, abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore, mediante il quale abbiamo anche avuto, per la fede, l'accesso a questa grazia nella quale ci troviamo; e ci gloriamo nella speranza della gloria di Dio. &lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
'''Non c’è dubbio che questa sia la volontà di Dio''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lo scopo di stamattina è farvi “esultare nella speranza della gloria di Dio” e lo perseguo con grandi aspettative perché so che la volontà di Dio per voi è in Cristo Gesù. L’obbiettivo di Dio in questi due versi è&amp;amp;nbsp;: “Esultiamo nella speranza della gloria di Dio” (verso 2b). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ci sono molte cose nella vita di cui non siamo sicuri: vivere qui o lì? Cambiare lavoro o rimanere dove sono? Andare a scuola qui o lì? Essere una persona attiva nelle missioni o delegare? Frequentare questa persona oppure no? Mangiare questo o quello? Leggere questo o quello? Parlare a questa o quella persona? Guardare questo spettacolo oppure no? Ci sono molte scelte su cui ci poniamo domande: quali soddisferanno di più il Signore? Forse possiamo essere sicuri di alcune cose e una di queste è che per volontà di Dio “esultate nella speranza della gloria di Dio”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Qualsiasi altra cosa fate, dite, sentite, qualsiasi altra cosa vi chiedete appena svegli o prima di dormire, non dovete avere la benché minima incertezza di ciò: Dio vuole che vi gloriate nella speranza della sua gloria. Ha senso dunque impiegare tutte le vostre energie in questa ricerca perché le altre cose non sono così chiare e importanti. “Esultare nella speranza della gloria di Dio” è sicuro e di primaria importanza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per fare questo bisogna che vediate la gloria e avere speranza per poi esultare nella speranza della gloria. C’è la gloria di Dio; c’è speranza per la gloria di Dio; c’è esultanza, vanto o gioia nella speranza della gloria di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dove vedete la gloria? Principalmente nella storia evangelica della vita , morte e resurrezione di Cristo per noi peccatori. Quando si racconta la storia e si predica il Vangelo, quello che traspare è ciò che Paolo dice nei 2Corinzi 4:4&amp;amp;nbsp;: “Per gli increduli, ai quali il dio di questo mondo ha accecato le menti, affinché non risplenda loro la luce del vangelo della gloria di Cristo, che è l'immagine di Dio”. Il Vangelo è “il Vangelo della gloria di Cristo” e questo Cristo glorioso è “l’immagine di Dio”. Quindi la gloria di Cristo che noi vediamo nella storia evangelica della sua vita, morte e resurrezione è la gloria di Dio. Dio appare dalla storia della vita di suo figlio e dalla predica del più grande racconto nella storia. La sua gloria traspare dal Vangelo e quando la vediamo per ciò che è, essa ci appare come il più grande valore nell’universo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nulla è più desiderato della gloria di Dio. “Infatti io ritengo che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria che dev'essere manifestata a nostro riguardo” Romani 8:18. Nessuna pena sarebbe troppo grande da sopportare se ci portasse alla gloria di Dio. E non solo “ci sarà rivelata”, ma ci ritroveremo coinvolti in essa. “Nella speranza che anche la creazione stessa sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella gloriosa libertà dei figli di Dio” Romani 8:21. Prenderemo parte alla gloria di Dio e saremo noi stessi glorificati. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La grandezza della gioia di questa esperienza va al di là dell’immaginazione. Questo è quanto afferma Paolo nei 1Corinzi 2:7-9, “Ma esponiamo la sapienza di Dio…che Dio aveva prima dei secoli predestinata a nostra gloria…Le cose che occhio non vide, e che orecchio non udì, e che mai salirono nel cuore dell'uomo, sono quelle che Dio ha preparate per coloro che lo amano”. Quando Paolo si ritrovò in Paradiso per vederlo, gli fu proibito parlarne. Egli dice: “fu rapito in Paradiso, e udì parole ineffabili che non è lecito all'uomo di pronunciare” ( 2Corinzi 12:4). Nel mezzo delle sue pene egli disse che questa “momentanea, leggera afflizione ci produce un sempre più grande, smisurato peso eterno di gloria”. Secondo i Romani 9:23 l’obbiettivo finale di tutta la creazione, il giudizio e la salvezza è questo: “Far conoscere la ricchezza della sua gloria verso dei vasi di misericordia che aveva già prima preparati per la gloria”. Non solo gloria, ma “la ricchezza della sua gloria”. Siete stati creati per godere delle ricchezze della gloria di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per Paolo, che forse più di qualsiasi altro ha provato la sua gloria, era così preziosa che disse: “Anzi, a dire il vero, ritengo che ogni cosa sia un danno di fronte all'eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho rinunciato a tutto; io considero queste cose come tanta spazzatura al fine di guadagnare Cristo” (Filippesi 3:8). Cosa guadagniamo quando otteniamo Cristo? Semplicemente questo: “A questo egli vi ha chiamati per mezzo del nostro evangelo, affinché giungiate ad ottenere la gloria del Signor nostro Gesù Cristo” (2Tessalonicesi 2:14). E questa è la gloria di Dio (2Corinzi 4:4,6). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Amare la gloria di Dio''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando si vede e si prova la gloria per ciò che è veramente , ce la si augura. Nulla può essere paragonato a essa e a confronto tutto risulta essere rovina e robaccia. Cosa significa esultare nella speranza? Tutti ne avete i segni e ne avete avuto un assaggio. Se si considera la fine della guerra del Vietnam, molti di noi ricordano alcune immagini che nessuno, neanche i più insensibili, potevano guardare senza versare lacrime. Erano passati tre, quattro, sei anni da quando alcuni prigionieri americani erano stati catturati; le mogli erano state fedeli e i bambini erano cresciuti; poi arriva la notizia: Suo marito è vivo, venga a San Diego in tale giorno e lo incontrerà. Quelle scene di riunioni sulla portaerei erano emozionanti e travolgenti. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pensate all’esperienza emotiva nel lasso di tempo tra la telefonata “È vivo” e l’incontro sulla nave. Niente è cambiato eccetto una cosa: la notizia. “È vivo, sta tornando a casa, lo rivedrà”. Quella notizia (quel Vangelo!) creò una speranza sicura. La speranza cambia tutto perché nulla rimane lo stesso se davvero speri per quello che ami veramente. Amate la gloria di Dio? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’obbiettivo di questo testo è che tu possa “esultare nella speranza della gloria di Dio” o che Dio illumini gli occhi del vostro cuore “affinché sappiate a quale speranza Egli v'abbia chiamati, qual sia la ricchezza della gloria della sua eredità” (Efesini 1:18). Vi invito stamattina, qualsiasi cosa della quale siate incerti, qualsiasi cosa non riusciate a fare, a essere sicuri di questo e a farlo: “Esultate nella speranza della gloria di Dio!”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Cinque passi per esultare nella speranza della gloria di Dio''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tutto il resto in questo testo è un mezzo per raggiungere tale scopo. Ci sono cinque passi che conducono al passo finale per esultare nella speranza della gloria di Dio. Abbiamo pensato a tre di essi per molte settimane e ce ne sono nuovi sui quali mi concentrerò. Lasciatemi menzionare cosa sono non nell’ordine di apparizione nel testo ma nell’ordine cronologico. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''1. L’opera di salvezza di Gesù Cristo''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Notate alla fine del verso 1: “…attraverso il nostro signore Gesù Cristo”. Il primo e più importante mezzo per raggiungere lo scopo della nostra esultanza nella speranza della gloria di Cristo è la venuta di Gesù Cristo al mondo; Egli ha vissuto in modo giusto, è morto al nostro posto per sopportare la condanna dei nostri peccati ed è resuscitato per vendicare il successo della sua opera. Dobbiamo a ciò tutte le cose buone che ci accadono. Senza l’opera di Cristo sarebbe tutto giustizia e ira ma non salvezza. Questo era il punto dei Romani 3:24-26. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''2. Vediamo la verità e la bellezza di questa grande opera di redenzione e crediamo in Cristo''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lo vediamo nell’espressione “per fede” nel verso 1: “Giustificati dunque per fede…”. La nostra connessione con la rettitudine di Cristo e la sua morte portatrice di peccato, è solamente per fede. Questo è stato il punto dei Romani 4. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''3. Viviamo la giustificazione''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il Verso 1: “Giustificati dunque per fede…”. La giustificazione è l’assoluzione e l’imputazione della rettitudine di Dio in Cristo, non colpevole davanti alla giustizia di Dio, bensì retto. “Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui” (2Corinzi 5:21). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questi sono i tre passi sui quali abbiamo trascorso molte settimane. Adesso ce ne sono altri due su cui ancora non ci siamo concentrati: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
4) Grazie alla giustificazione, siamo ora in pace con Dio; e 5) attraverso questa pace con Dio siamo entrati nella sfera e nel potere della grazia che ci mantiene in piedi finché ereditiamo la gloria di Dio. Consideriamo questi punti uno alla volta per vedere come ci aiutano nell’esultare nella speranza della gloria di Dio &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''4. Grazie alla giustificazione, siamo ora in pace con Dio''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Romani 5:1, “Giustificati dunque per fede, abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore”. Come possiamo interpretare questa pace con Dio? Penso che quello che Paolo ha in mente risalti di più nel verso 10: “Se infatti, mentre eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio mediante la morte del Figlio suo, tanto più ora, che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la Sua vita”. Paolo crede che esiste dell’ostilità tra noi e Dio. Dio è in collera con noi per i nostri peccati (Romani 1:18) e siamo ostili a Dio in ribellione contro la sua autorità (Romani 8:7-8). Nei Romani 1:18 si afferma: “L'ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini che soffocano la verità con l'ingiustizia”. La rabbia di Dio verso la nostra empietà è il nostro più grande problema. Se Dio è intenzionato a riversare la sua ira su di noi ci troviamo in una posizione terrificante. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Immaginate il potere di Dio dietro la sua collera! Quando si guarda il cielo in una notte chiara è possibile vedere la Via Lattea, il nome della nostra galassia. Dicono sia formata da duecento miliardi di stelle. Se ne può vedere una su quaranta milioni quando è bel tempo. Il disco stellare della Via Lattea ha un diametro di circa 100.000 anni luce e uno spessore di 2.000 anni luce. Il sole ci impiega circa 200.000 anni per fare un giro ed oltre alla nostra galassia ce ne sono altre, circa 50 milioni. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora, il Dio di cui parliamo nei Romani ha creato questo universo con un semplice ordine. Egli ha solamente proferito parola e tutte le galassie sono nate e le possiede per questo. Questo Dio è così grandioso che ogni tentativo di dipingere la sua grandezza viene meno. Ma questo è ciò che possiamo vedere e sentire: che se un così glorioso Dio è in collera con noi, e possiede un potere così indescrivibile per confermare la sua rabbia, allora ci troviamo nella più peggiore delle condizioni. Non c’è nulla di peggio che essere opposti all’ira del potere infinito. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa è la nostra situazione: Dio rivela la sua ira contro la nostra empietà adesso e la porterà al culmine nell’ultimo giorno del giudizio (Romani 2:4). La nostra unica speranza è che Dio fornisca una via alla riconciliazione. Il verso 10 dice: “Siamo stati riconciliati con Dio mediante la morte del Figlio suo”. Questo è successo perché Cristo ha portato i nostri peccati e realizzato la nostra integrità. Adesso per fede, siamo uniti a Cristo, quindi la sua rettitudine è imputata o attribuita a noi, e il risultato è la pace, Dio non è più in collera con noi, siamo riconciliati. Non c’è condanna e questo è il quarto passo del nostro cammino verso l’esultanza nella speranza della gloria di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora, la cosa migliore riguardo questa situazione ci conduce direttamente al quinto e ultimo passo verso l’esultanza nella speranza della gloria di Dio. Tutto il potere che una volta era al servizio dell’ira di Dio verso di noi, è adesso al servizio della sua grazia verso di noi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi Paolo dice nel verso 2: “Mediante il quale abbiamo anche avuto, per la fede, l'accesso a questa grazia nella quale stiamo fermi; e ci gloriamo nella speranza della gloria di Dio”. Da notare la parola “anche” (la NIV, nuova versione internazionale la omette). Non solo siamo in pace con Dio attraverso il nostro Signore Gesù Cristo, ma anche attraverso di lui abbiamo qualcos’altro, qualcosa in più, ovvero il quinto passo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''5. Attraverso questa pace con Dio siamo entrati nella sfera e nel potere della grazia che ci mantiene in piedi finché ereditiamo la gloria di Dio.''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La pace è uno dei modi per descrivere la nostra nuova relazione con Dio. Siamo in uno stato di pace con Lui che ci porta a qualcosa di più grande, cioè, a una esperienza dell’onnipotenza di Dio che agisce non contro di noi ma a nostro favore. Siamo partecipi dell’onnipotente influenza della grazia sovrana. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo vale più della giustificazione e della pace. Questa è la potente sfera, influenza e dominio della trasformazione, responsabilità e protezione di grazia, l’infinito potere di Dio non è più contro di noi ma a nostro favore. Perché dico questo? Primo, perché questo è dove Paolo va con grazia in questo capitolo. Al verso 21: “Affinché, come il peccato regnò mediante la morte, così pure la grazia regni mediante la giustizia a vita eterna, per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore”. È da notare che la grazia regna: è un esercizio di potere e non solo una disposizione. La grazia è la sfera e il regno dell’infinito potere di Dio che lavora per noi e non contro di noi. Secondo, pochi versi più tardi, nei Romani 6:14 Paolo la mette così: “Infatti il peccato non avrà più potere su di voi; perché non siete sotto la legge ma sotto la grazia”. La grazia è la sfera e il potere che ci domina in Cristo e che lavora per liberarci dal dominio del peccato e ci conduce alla vita eterna. Siamo in piedi in questa grazia e la sosteniamo. I Romani 14:4,5 dicono di ogni cristiano: “Se sta in piedi o se cade è cosa che riguarda il suo padrone; ma egli sarà tenuto in piedi, perché il Signore è potente da farlo stare in piedi”. Questo è il dominio sovrano di grazia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Addirittura più rilevante di questi due versi sulla grazia, è ciò che abbiamo visto in qualche verso prima nei Romani 4:16: “Perciò [la giustificazione e la nostra eredità del mondo] è per fede, affinché sia per grazia; in modo che la promessa sia sicura…”. Si ricordi la connessione tra la fede, la grazia e la certezza. È la grazia sovrana di Dio che rende la nostra eredità futura una promessa certa o garantita. Perché? La risposta si trova nel verso 17b: è la grazia di “Dio che fa rivivere i morti, e chiama all'esistenza le cose che non sono”. La grazia di Dio ha mantenuto la promessa perché Abramo è stato giustificato e ha avuto la pace di Dio e quindi il potere onnipotente che resuscita i morti e che crea dal nulla ha funzionato per lui e non contro di lui. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo i Romani 5:2 siamo entrati dove le persone giustificate vivono. Viviamo nella sfera, nel regno e nel potere della grazia sovrana onnipotente. È qui che ci troviamo perché “esultiamo nella speranza della gloria di Dio”. Il pensiero è lo stesso della connessione fede, grazia e certezza nei Romani 4:16: “La giustificazione è per fede, affinché sia per grazia; in modo che la promessa sia sicura”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Le notizie più urgenti per le nazioni del mondo e voi''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La sequenza va in questo modo (mettendo i sette passi tutti insieme): &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
#Cristo è morto per i nostri peccati e ha mantenuto una rettitudine perfetta; &lt;br /&gt;
#Abbiamo visto e abbiamo creduto; &lt;br /&gt;
#Siamo stati giustificati da questa fede; la rettitudine di Cristo ci è stata imputata; &lt;br /&gt;
#L’ostilità tra Dio e noi è stata portata via e c’è stata pace; &lt;br /&gt;
#Siamo entrati attraverso quella pace nella sfera e nel regno di grazia dove l’infinito potere di Dio non funziona più contro di noi ma a nostro favore in modo che la promessa sia garantita; la grazia regnerà a vita eterna (Romani 5:21), i giustificati saranno glorificati (Romani 8:30) e quindi &lt;br /&gt;
#“Esulteremo nella speranza della gloria eterna”&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa è una gran salvezza e un preludio alla Mission Fest che avrà inizio domenica prossima. Queste sono le notizie più urgenti per tutte le nazioni del mondo perché senza di esse sono sotto l’ira di Dio, così come lo eravate voi stamattina se non credete in Cristo. Quindi per il vostro bene e quello delle nazioni, credete in Cristo e ricevete la pace con Dio, entrate nell’influenza della grazia onnipotente ed esultate nella speranza della gloria di Dio.&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Wed, 14 Mar 2012 17:11:59 GMT</pubDate>			<dc:creator>Mollymullery</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Esultiamo_nella_speranza_della_gloria_di_Dio!</comments>		</item>
		<item>
			<title>Esultiamo nella speranza della gloria di Dio!</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Esultiamo_nella_speranza_della_gloria_di_Dio!</link>
			<description>&lt;p&gt;Mollymullery: Creata pagina con '{{info|Let Us Exult In the Hope of the Glory of God!}}  &amp;lt;blockquote&amp;gt; '''Romani 5: 1-2''' &amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt; Giustificati dunque per fede, abbiamo pace con Dio per mezzo di...'&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|Let Us Exult In the Hope of the Glory of God!}} &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
'''Romani 5: 1-2'''&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Giustificati dunque per fede, abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore, mediante il quale abbiamo anche avuto, per la fede, l'accesso a questa grazia nella quale ci troviamo; e ci gloriamo nella speranza della gloria di Dio.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
'''Non c’è dubbio che questa sia la volontà di Dio''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lo scopo di stamattina è farvi “esultare nella speranza della gloria di Dio” e lo perseguo con grandi aspettative perché so che la volontà di Dio per voi è in Cristo Gesù. L’obbiettivo di Dio in questi due versi è&amp;amp;nbsp;: “Esultiamo nella speranza della gloria di Dio” (verso 2b). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ci sono molte cose nella vita di cui non siamo sicuri: vivere qui o lì? Cambiare lavoro o rimanere dove sono? Andare a scuola qui o lì? Essere una persona attiva nelle missioni o delegare? Frequentare questa persona oppure no? Mangiare questo o quello? Leggere questo o quello? Parlare a questa o quella persona? Guardare questo spettacolo oppure no? Ci sono molte scelte su cui ci poniamo domande: quali soddisferanno di più il Signore? Forse possiamo essere sicuri di alcune cose e una di queste è che per volontà di Dio “esultate nella speranza della gloria di Dio”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Qualsiasi altra cosa fate, dite, sentite, qualsiasi altra cosa vi chiedete appena svegli o prima di dormire, non dovete avere la benché minima incertezza di ciò: Dio vuole che vi gloriate nella speranza della sua gloria. Ha senso dunque impiegare tutte le vostre energie in questa ricerca perché le altre cose non sono così chiare e importanti. “Esultare nella speranza della gloria di Dio” è sicuro e di primaria importanza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per fare questo bisogna che vediate la gloria e avere speranza per poi esultare nella speranza della gloria. C’è la gloria di Dio; c’è speranza per la gloria di Dio; c’è esultanza, vanto o gioia nella speranza della gloria di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dove vedete la gloria? Principalmente nella storia evangelica della vita , morte e resurrezione di Cristo per noi peccatori. Quando si racconta la storia e si predica il Vangelo, quello che traspare è ciò che Paolo dice nei 2Corinzi 4:4&amp;amp;nbsp;: “Per gli increduli, ai quali il dio di questo mondo ha accecato le menti, affinché non risplenda loro la luce del vangelo della gloria di Cristo, che è l'immagine di Dio”. Il Vangelo è “il Vangelo della gloria di Cristo” e questo Cristo glorioso è “l’immagine di Dio”. Quindi la gloria di Cristo che noi vediamo nella storia evangelica della sua vita, morte e resurrezione è la gloria di Dio. Dio appare dalla storia della vita di suo figlio e dalla predica del più grande racconto nella storia. La sua gloria traspare dal Vangelo e quando la vediamo per ciò che è, essa ci appare come il più grande valore nell’universo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nulla è più desiderato della gloria di Dio. “Infatti io ritengo che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria che dev'essere manifestata a nostro riguardo” Romani 8:18. Nessuna pena sarebbe troppo grande da sopportare se ci portasse alla gloria di Dio. E non solo “ci sarà rivelata”, ma ci ritroveremo coinvolti in essa. “Nella speranza che anche la creazione stessa sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella gloriosa libertà dei figli di Dio” Romani 8:21. Prenderemo parte alla gloria di Dio e saremo noi stessi glorificati. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La grandezza della gioia di questa esperienza va al di là dell’immaginazione. Questo è quanto afferma Paolo nei 1Corinzi 2:7-9, “Ma esponiamo la sapienza di Dio…che Dio aveva prima dei secoli predestinata a nostra gloria…Le cose che occhio non vide, e che orecchio non udì, e che mai salirono nel cuore dell'uomo, sono quelle che Dio ha preparate per coloro che lo amano”. Quando Paolo si ritrovò in Paradiso per vederlo, gli fu proibito parlarne. Egli dice: “fu rapito in Paradiso, e udì parole ineffabili che non è lecito all'uomo di pronunciare” ( 2Corinzi 12:4). Nel mezzo delle sue pene egli disse che questa “momentanea, leggera afflizione ci produce un sempre più grande, smisurato peso eterno di gloria”. Secondo i Romani 9:23 l’obbiettivo finale di tutta la creazione, il giudizio e la salvezza è questo: “Far conoscere la ricchezza della sua gloria verso dei vasi di misericordia che aveva già prima preparati per la gloria”. Non solo gloria, ma “la ricchezza della sua gloria”. Siete stati creati per godere delle ricchezze della gloria di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per Paolo, che forse più di qualsiasi altro ha provato la sua gloria, era così preziosa che disse: “Anzi, a dire il vero, ritengo che ogni cosa sia un danno di fronte all'eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho rinunciato a tutto; io considero queste cose come tanta spazzatura al fine di guadagnare Cristo” (Filippesi 3:8). Cosa guadagniamo quando otteniamo Cristo? Semplicemente questo: “A questo egli vi ha chiamati per mezzo del nostro evangelo, affinché giungiate ad ottenere la gloria del Signor nostro Gesù Cristo” (2Tessalonicesi 2:14). E questa è la gloria di Dio (2Corinzi 4:4,6). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Amare la gloria di Dio''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando si vede e si prova la gloria per ciò che è veramente , ce la si augura. Nulla può essere paragonato a essa e a confronto tutto risulta essere rovina e robaccia. Cosa significa esultare nella speranza? Tutti ne avete i segni e ne avete avuto un assaggio. Se si considera la fine della guerra del Vietnam, molti di noi ricordano alcune immagini che nessuno, neanche i più insensibili, potevano guardare senza versare lacrime. Erano passati tre, quattro, sei anni da quando alcuni prigionieri americani erano stati catturati; le mogli erano state fedeli e i bambini erano cresciuti; poi arriva la notizia: Suo marito è vivo, venga a San Diego in tale giorno e lo incontrerà. Quelle scene di riunioni sulla portaerei erano emozionanti e travolgenti. Pensate all’esperienza emotiva nel lasso di tempo tra la telefonata “È vivo” e l’incontro sulla nave. Niente è cambiato eccetto una cosa: la notizia. “È vivo, sta tornando a casa, lo rivedrà”. Quella notizia (quel Vangelo!) creò una speranza sicura. La speranza cambia tutto perché nulla rimane lo stesso se davvero speri per quello che ami veramente. Amate la gloria di Dio? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’obbiettivo di questo testo è che tu possa “esultare nella speranza della gloria di Dio” o che Dio illumini gli occhi del vostro cuore “affinché sappiate a quale speranza Egli v'abbia chiamati, qual sia la ricchezza della gloria della sua eredità” (Efesini 1:18). Vi invito stamattina, qualsiasi cosa della quale siate incerti, qualsiasi cosa non riusciate a fare, a essere sicuri di questo e a farlo: “Esultate nella speranza della gloria di Dio!”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cinque passi per esultare nella speranza della gloria di Dio &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tutto il resto in questo testo è un mezzo per raggiungere tale scopo. Ci sono cinque passi che conducono al passo finale per esultare nella speranza della gloria di Dio. Abbiamo pensato a tre di essi per molte settimane e ce ne sono nuovi sui quali mi concentrerò. Lasciatemi menzionare cosa sono non nell’ordine di apparizione nel testo ma nell’ordine cronologico. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’opera di salvezza di Gesù Cristo &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Notate alla fine del verso 1: “…attraverso il nostro signore Gesù Cristo”. Il primo e più importante mezzo per raggiungere lo scopo della nostra esultanza nella speranza della gloria di Cristo è la venuta di Gesù Cristo al mondo; Egli ha vissuto in modo giusto, è morto al nostro posto per sopportare la condanna dei nostri peccati ed è resuscitato per vendicare il successo della sua opera. Dobbiamo a ciò tutte le cose buone che ci accadono. Senza l’opera di Cristo sarebbe tutto giustizia e ira ma non salvezza. Questo era il punto dei Romani 3:24-26. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vediamo la verità e la bellezza di questa grande opera di redenzione e crediamo in Cristo Lo vediamo nell’espressione “per fede” nel verso 1: “Giustificati dunque per fede…”. La nostra connessione con la rettitudine di Cristo e la sua morte portatrice di peccato, è solamente per fede. Questo è stato il punto dei Romani 4. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Viviamo la giustificazione &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il Verso 1: “Giustificati dunque per fede…”. La giustificazione è l’assoluzione e l’imputazione della rettitudine di Dio in Cristo, non colpevole davanti alla giustizia di Dio, bensì retto. “Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui” (2Corinzi 5:21). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questi sono i tre passi sui quali abbiamo trascorso molte settimane. Adesso ce ne sono altri due su cui ancora non ci siamo concentrati: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
4) Grazie alla giustificazione, siamo ora in pace con Dio; e 5) attraverso questa pace con Dio siamo entrati nella sfera e nel potere della grazia che ci mantiene in piedi finché ereditiamo la gloria di Dio. Consideriamo questi punti uno alla volta per vedere come ci aiutano nell’esultare nella speranza della gloria di Dio &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Grazie alla giustificazione, siamo ora in pace con Dio &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Romani 5:1, “Giustificati dunque per fede, abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore”. Come possiamo interpretare questa pace con Dio? Penso che quello che Paolo ha in mente risalti di più nel verso 10: “Se infatti, mentre eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio mediante la morte del Figlio suo, tanto più ora, che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la Sua vita”. Paolo crede che esiste dell’ostilità tra noi e Dio. Dio è in collera con noi per i nostri peccati (Romani 1:18) e siamo ostili a Dio in ribellione contro la sua autorità (Romani 8:7-8). Nei Romani 1:18 si afferma: “L'ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini che soffocano la verità con l'ingiustizia”. La rabbia di Dio verso la nostra empietà è il nostro più grande problema. Se Dio è intenzionato a riversare la sua ira su di noi ci troviamo in una posizione terrificante. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Immaginate il potere di Dio dietro la sua collera! Quando si guarda il cielo in una notte chiara è possibile vedere la Via Lattea, il nome della nostra galassia. Dicono sia formata da duecento miliardi di stelle. Se ne può vedere una su quaranta milioni quando è bel tempo. Il disco stellare della Via Lattea ha un diametro di circa 100.000 anni luce e uno spessore di 2.000 anni luce. Il sole ci impiega circa 200.000 anni per fare un giro ed oltre alla nostra galassia ce ne sono altre, circa 50 milioni. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora, il Dio di cui parliamo nei Romani ha creato questo universo con un semplice ordine. Egli ha solamente proferito parola e tutte le galassie sono nate e le possiede per questo. Questo Dio è così grandioso che ogni tentativo di dipingere la sua grandezza viene meno. Ma questo è ciò che possiamo vedere e sentire: che se un così glorioso Dio è in collera con noi, e possiede un potere così indescrivibile per confermare la sua rabbia, allora ci troviamo nella più peggiore delle condizioni. Non c’è nulla di peggio che essere opposti all’ira del potere infinito. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa è la nostra situazione: Dio rivela la sua ira contro la nostra empietà adesso e la porterà al culmine nell’ultimo giorno del giudizio (Romani 2:4). La nostra unica speranza è che Dio fornisca una via alla riconciliazione. Il verso 10 dice: “Siamo stati riconciliati con Dio mediante la morte del Figlio suo”. Questo è successo perché Cristo ha portato i nostri peccati e realizzato la nostra integrità. Adesso per fede, siamo uniti a Cristo, quindi la sua rettitudine è imputata o attribuita a noi, e il risultato è la pace, Dio non è più in collera con noi, siamo riconciliati. Non c’è condanna e questo è il quarto passo del nostro cammino verso l’esultanza nella speranza della gloria di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora, la cosa migliore riguardo questa situazione ci conduce direttamente al quinto e ultimo passo verso l’esultanza nella speranza della gloria di Dio. Tutto il potere che una volta era al servizio dell’ira di Dio verso di noi, è adesso al servizio della sua grazia verso di noi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi Paolo dice nel verso 2: “Mediante il quale abbiamo anche avuto, per la fede, l'accesso a questa grazia nella quale stiamo fermi; e ci gloriamo nella speranza della gloria di Dio”. Da notare la parola “anche” (la NIV, nuova versione internazionale la omette). Non solo siamo in pace con Dio attraverso il nostro Signore Gesù Cristo, ma anche attraverso di lui abbiamo qualcos’altro, qualcosa in più, ovvero il quinto passo. Attraverso questa pace con Dio siamo entrati nella sfera e nel potere della grazia che ci mantiene in piedi finché ereditiamo la gloria di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La pace è uno dei modi per descrivere la nostra nuova relazione con Dio. Siamo in uno stato di pace con Lui che ci porta a qualcosa di più grande, cioè, a una esperienza dell’onnipotenza di Dio che agisce non contro di noi ma a nostro favore. Siamo partecipi dell’onnipotente influenza della grazia sovrana. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo vale più della giustificazione e della pace. Questa è la potente sfera, influenza e dominio della trasformazione, responsabilità e protezione di grazia, l’infinito potere di Dio non è più contro di noi ma a nostro favore. Perché dico questo? Primo, perché questo è dove Paolo va con grazia in questo capitolo. Al verso 21: “Affinché, come il peccato regnò mediante la morte, così pure la grazia regni mediante la giustizia a vita eterna, per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore”. È da notare che la grazia regna: è un esercizio di potere e non solo una disposizione. La grazia è la sfera e il regno dell’infinito potere di Dio che lavora per noi e non contro di noi. Secondo, pochi versi più tardi, nei Romani 6:14 Paolo la mette così: “Infatti il peccato non avrà più potere su di voi; perché non siete sotto la legge ma sotto la grazia”. La grazia è la sfera e il potere che ci domina in Cristo e che lavora per liberarci dal dominio del peccato e ci conduce alla vita eterna. Siamo in piedi in questa grazia e la sosteniamo. I Romani 14:4,5 dicono di ogni cristiano: “Se sta in piedi o se cade è cosa che riguarda il suo padrone; ma egli sarà tenuto in piedi, perché il Signore è potente da farlo stare in piedi”. Questo è il dominio sovrano di grazia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Addirittura più rilevante di questi due versi sulla grazia, è ciò che abbiamo visto in qualche verso prima nei Romani 4:16: “Perciò [la giustificazione e la nostra eredità del mondo] è per fede, affinché sia per grazia; in modo che la promessa sia sicura…”. Si ricordi la connessione tra la fede, la grazia e la certezza. È la grazia sovrana di Dio che rende la nostra eredità futura una promessa certa o garantita. Perché? La risposta si trova nel verso 17b: è la grazia di “Dio che fa rivivere i morti, e chiama all'esistenza le cose che non sono”. La grazia di Dio ha mantenuto la promessa perché Abramo è stato giustificato e ha avuto la pace di Dio e quindi il potere onnipotente che resuscita i morti e che crea dal nulla ha funzionato per lui e non contro di lui. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo i Romani 5:2 siamo entrati dove le persone giustificate vivono. Viviamo nella sfera, nel regno e nel potere della grazia sovrana onnipotente. È qui che ci troviamo perché “esultiamo nella speranza della gloria di Dio”. Il pensiero è lo stesso della connessione fede, grazia e certezza nei Romani 4:16: “La giustificazione è per fede, affinché sia per grazia; in modo che la promessa sia sicura”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le notizie più urgenti per le nazioni del mondo e voi &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La sequenza va in questo modo (mettendo i sette passi tutti insieme): &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cristo è morto per i nostri peccati e ha mantenuto una rettitudine perfetta; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Abbiamo visto e abbiamo creduto; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Siamo stati giustificati da questa fede; la rettitudine di Cristo ci è stata imputata; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’ostilità tra Dio e noi è stata portata via e c’è stata pace; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Siamo entrati attraverso quella pace nella sfera e nel regno di grazia dove l’infinito potere di Dio non funziona più contro di noi ma a nostro favore in modo che la promessa sia garantita; la grazia regnerà a vita eterna (Romani 5:21), i giustificati saranno glorificati (Romani 8:30) e quindi &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Esulteremo nella speranza della gloria eterna” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa è una gran salvezza e un preludio alla Mission Fest che avrà inizio domenica prossima. Queste sono le notizie più urgenti per tutte le nazioni del mondo perché senza di esse sono sotto l’ira di Dio, così come lo eravate voi stamattina se non credete in Cristo. Quindi per il vostro bene e quello delle nazioni, credete in Cristo e ricevete la pace con Dio, entrate nell’influenza della grazia onnipotente ed esultate nella speranza della gloria di Dio.&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Wed, 14 Mar 2012 16:57:52 GMT</pubDate>			<dc:creator>Mollymullery</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Esultiamo_nella_speranza_della_gloria_di_Dio!</comments>		</item>
		<item>
			<title>Il Raro Gioiello dell'Appagamento</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Il_Raro_Gioiello_dell%27Appagamento</link>
			<description>&lt;p&gt;Mollymullery: Creata pagina con '{{info|The Rare Jewel of Contentment}}   Nascosto alla fine della lettera di Paolo ai Filippesi, c'è un mezzo verso che è spesso citato, ma a volte fuori contesto. «Ho imparat...'&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|The Rare Jewel of Contentment}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nascosto alla fine della lettera di Paolo ai Filippesi, c'è un mezzo verso che è spesso citato, ma a volte fuori contesto. «Ho imparato il segreto di essere appagato in ogni situazione» (Libera traduzione) (Filippesi 4: 12). In un'epoca di scontentezza, e di malessere senza radici, dovremmo ben riflettere su ciò che i Puritani erano soliti chiamare “il raro gioiello della sazietà cristiana” (espressione che, naturalmente, dava il titolo al libro di Jeremiah Burroughs). E' possibile che non si riesca a trattare responsabilmente l'intero argomento da questo passaggio, tuttavia è un eccellente punto da cui iniziare. Cinque osservazioni ci aiuteranno a mettere a fuoco cosa dobbiamo apprendere, con le nostre teste e nella nostra esperienza, da questa sezione delle Scritture. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''1. Non dobbiamo dedurre che c'è qualche esoterico “segreto” nell' appagamento cristiano.&amp;amp;nbsp;'''La New International Version potrebbe lasciarvi con questa impressione. «Ho imparato il ''segreto ''di essere soddisfatto» - come se fosse un modo per scoprire qualcosa di misterioso o segreto che il generale modo di vivere dei Cristiani non potrebbe scoprire. Ho imparato “il segreto” con il quale gli illusionisti apparentemente fanno &amp;quot;librare in aria&amp;quot; i loro assistenti, e passano un cerchio su di essi per “provare” che non ci sono meccanismi di sospensione: la maggior parte della gente non sa quale sia il “segreto”. Ma non si potrebbe parlare in modo responsabile del “segreto dell'appagamento” nello stesso senso. Non c'è traccia di questo concetto nella versione originale. L'idea, piuttosto, è che Paolo abbia imparato come essere felice in tutte le circostanze. La NIV ha parafrasato il passaggio per includere la parola “segreto”, ma nonostante questa interpretazione renda la lettura più semplice, alla parola “segreto” non si dovrebbe dare affatto peso. Quello che questo passaggio mette in risalto non è appannaggio esclusivo dei Cristiani che percorrono un percorso interiore, Cristiani che sono uno o due gradini avanti rispetto al gruppo, per mezzo della virtù della loro conoscenza speciale, ma è qualcosa che in linea di principio è aperto a tutti i credenti. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''2. Tuttavia, non tutti i cristiani respirano appagamento.&amp;amp;nbsp;'''Lo stesso Paolo ha ''imparato'' ad essere soddisfatto, nel corso di un ministero molto diversificato. La parola chiave è “imparare”: «So che cosa significa essere nel bisogno, e so il significato di abbondanza. Ho imparato il segreto di essere soddisfatto in ogni situazione, nella sazietà o nella fame, nell'abbondanza o nell'indigenza» (Libera traduzione - Filippesi 4: 12). Nel flusso della sua argomentazione, Paolo certamente ci fa comprendere che egli ha “imparato” cosa sia l'appagamento vivendo periodi di prosperità e periodi di indigenza. Non sta suggerendo, naturalmente, che tutti coloro che vivono simili circostanze impareranno ad essere appagati. Sta suggerendo che egli stesso ha imparato la sazietà, nella Provvidenza di Dio, nel corso di diverse situazioni che egli ha esperito. Non è difficile capire perché. Il ricco pagano o il ricco laico è improbabile che siano appagati; il ricco Cristiano può raggiungere un certo tipo di appagamento, essendo sinceramente grato a Dio per tutti i buoni doni di cui lui, o lei, gode. Ma sarà molto difficile per questi Cristiani essere subito appagati nel caso fossero improvvisamente spogliati dei loro beni materiali. Anche se sono abbastanza maturi da evitare di chiedersi se si tratta di una punizione, e da evitare di struggersi per il passato, essi hanno alcune importanti riconsiderazioni da fare. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
D'altra parte, i credenti veramente poveri, anche se per mezzo della grazia di Dio hanno evitato la gelosia ed hanno imparato a dilettarsi per il modo in cui Dio provvede a loro, e a pensare più amorevolmente alle glorie future nel nuovo paradiso e nella terra precisamente perché la loro attenzione non è stata deviata da tante cose scintillanti, i cristiani veramente poveri possono sentirsi molto turbati nel caso divenissero improvvisamente ricchi. Potrebbero esserne imbarazzati; potrebbero sentirsi in colpa. Per quanto possa sembrare strano, essi erano appagati quando erano poveri; ora non lo sono più. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ricordo un missionario ritornato in Canada verso il 1950. Era stato in Cina per un ventennio. Lui e la sua grande famiglia furono internati dai giapponesi, e soffrirono molto. Liberati alla fine della seconda guerra mondiale, essi continuarono nel loro ministero in condizioni difficilissime fino a quando non furono espulsi dai comunisti cinesi - uno degli ultimi missionari occidentali ad essere cacciato. Ma quando ritornò in Canada, invece di assumere un ufficio pastorale in una delle molte chiese che lo richiedevano, lavorò per due anni come operaio in una ferrovia. Anni dopo mi disse che aveva sentito il bisogno di un periodo di riassestamento, in modo da non essere troppo critico nei confronti dei cristiani canadesi, i quali non avevano mai affrontato il tipo di privazione che avevano sopportato lui e la sua famiglia, ma che certamente avevano affrontato un tipo di sfide e tentazioni di cui lui sapeva poco. Successivamente egli servì fruttuosamente come pastore per quasi trent'anni. Era un uomo saggio: egli sapeva che l'appagamento cristiano, spesso, deve essere appreso da entrambi gli estremi, sia nell'abbondanza che nell'indigenza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''3. Chiaramente, il minimo che Paolo sta dicendo è che il suo appagamento cristiano non dipende da circostanze di tipo fisico.&amp;amp;nbsp;'''Il suo appagamento non dipende da quanto ricco egli sia, o da qualche spiritualità alla rovescia, o da quanto svantaggiato egli sia. Il suo pensiero è che il proprio appagamento è indipendente dalle circostanze di tipo fisico. I Filippesi furono testimoni di una straordinaria maturità di Paolo a questo riguardo, la prima volta in cui egli visitò la loro città. Arrestati e picchiati selvaggiamente, lui e Silas, con le gambe ai ceppi, cantarono preghiere a Dio a mezzanotte, sfidando le normali convenzioni. Senza dubbio in questo caso essi videro le loro sofferenze come un segno di onore, come fu per i primi apostoli, che si rallegrarono quando furono considerati degni di patire la disgrazia nel nome di Dio (Atti degli Apostoli 5:41). Ma l'appagamento di Paolo non lo abbandona neppure quando sta attraversando un periodo di relativa abbondanza o relativa indigenza. In questo passaggio, Paolo non spiega esplicitamente che cosa lo fa andare avanti. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dando un'occhiata all'intera epistola, scopriamo moltissimi indizi. La sua passione è quella di conoscere Cristo, la potenza della sua resurrezione e la fratellanza della condivisione delle sue sofferenze (3: 10). Egli riconosce pienamente di fungere da modello per i credenti di tutte le chiese (3: 17). Ricevendo così tanto beneficio dal vangelo (2: 1-4), egli riconosce il proprio obbligo a seguire Cristo in modo sincero, ed in particolare di seguirlo in un atteggiamento fondamentale che non si ferma ai diritti e ai privilegi, ma che attende la rivendicazione finale di Dio. (2: 5-11). Infatti, ciò che Paolo, in modo zelante, attende non è ulteriore abbondanza di beni materiali, bensì il ritorno di Cristo, il quale un giorno trasformerà i nostri umili corpi in modo da renderli come il suo glorioso corpo (3: 20-21). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Con simili prospettive, è del tutto comprensibile che Paolo sia appagato in ogni circostanza. Il suo appagamento non può essere comprato da circostanze esterne transitorie, poiché tutte le sue speranze e il suo intero cuore sono legati a realtà a questo punto non visibili. Indubbiamente, potremmo trovare altre ragioni, in questa sua lettera, sul motivo per cui Paolo dà voce a questa posizione. Ad esempio, egli crede chiaramente che Dio abbia un sommo controllo, ed agisce sicuramente non solo per la sua gloria, ma anche per il bene del suo popolo, non preoccupandosi di quanto tristi possano essere le presenti condizioni (Romani 8:28). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Da questo, potremmo concludere che il passare attraverso diverse esperienze nella vita, non sarà usato da Dio per renderci degli appagati seguaci di Gesù Cristo, senza considerare le nostre condizioni fisiche, a meno che, allo stesso tempo, le nostre speranze ed aspirazioni non siano speranze del Vangelo, aspirazioni cristocentriche. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''4. La fermezza di Paolo si volge a Dio che gli dà forza. (4: 13).&amp;amp;nbsp;'''Dopo aver insistito che egli ha appreso il modo per essere appagato in ogni circostanza, Paolo scrive, «Tutto posso in colui che mi dà la forza» (4: 13). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È importante riconoscere che cosa questo verso non dice. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Paolo non sta ribadendo che egli riesce a comprendere tutto di fisica nucleare o dei cicli di vita delle tartarughe di mare, che egli è in grado di camminare sull'acqua o costruire un reattore a fusione fredda, attraverso Cristo che gli dà forza. Non dà qui neppure spiegazione su come si riesca a manipolare le persone affinché facciano cose che probabilmente non farebbero. Voi sapete il tipo di cose che ho in mente: il guida cristiana che incalza Ms Brown affinché insegni in una classe di ragazzi di quarta elementare (sebbene essa senta di non avere né il dono per farlo né la vocazione) nel senso che ella possa fare tutto attraverso Cristo che le dà forza. Senza dubbio “il tutto” è ampio come quello che Dio realmente vuole che noi facciamo. Ma il “tutto” di Paolo è limitato dal contesto: egli può vivere la propria vita con appagamento non curandosi dei benefici delle sue creature, in ogni circostanza, attraverso Cristo, che gli dà la forza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È quest'ultima frase la più importante. Paolo non sostiene che egli può vivere con appagamento perché ha esperito abbastanza, o perché è abbastanza disciplinato, o perché ora è abbastanza spirituale. Egli si rende conto che la sua risoluzione e maturità nella questione dell'appagamento sono completamente dipendenti da Cristo. Senza la forza di Cristo, le esperienze di vita di Paolo sarebbero inadeguate a renderlo una persona appagata. Questo non è se non un particolare compimento di ciò che l'apostolo aveva insegnato in precedenza nella sua lettera: dove le virtù cristiane abbondano, dove la risoluzione cristiana prevale, là troviamo la prova che Dio sta operando tra la sua gente, affinché essa agisca secondo il suo disegno (2: 12-13). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''5. Il comportamento di Paolo non deve essere confuso con stoica indipendenza delle circostanze.&amp;amp;nbsp;'''Paolo è impegnato in senso emotivo, così come intellettuale: leggete, ad esempio, il pathos emotivo che caratterizza le sue relazioni con i credenti Filippesi, persino le sue preghiere per essi (ad esempio 1: 3-8). Anche in questo contesto, in Filippesi 4, Paolo sta ringraziando i Filippesi per il loro recente dono (4: 10) e sta insistendo sul fatto che quando egli esprime i propri ringraziamenti non sta segretamente insistendo sul fatto che essi dovrebbero dargli di più (4: 11). Lontano da questo: non potrebbe chiedere di più, quando egli è soddisfatto così com'è (4: 12-13). In ogni caso, egli è più interessato alla benedizione di Dio che cadrà su di essi per via della loro generosità, che non al dono stesso (4: 17). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ciò che questo suggerisce è che l'appagamento cristiano di Paolo non deve essere confuso con una risoluzione sgradevole, una fermezza di carattere, o con una freddezza spassionata e disimpegnata, cosa che alcuni sbagliano considerando qualcosa di genuino. Tutto questo è appassionatamente cristocentrico; esso cerca, in modo diligente, il bene degli altri credenti; questo è esposto nel contesto dell'amore più tenero per gli altri cristiani. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pregate Dio affinché il raro gioiello dell'appagamento cristiano diventi un po' meno raro.&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Fri, 09 Mar 2012 16:54:33 GMT</pubDate>			<dc:creator>Mollymullery</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Il_Raro_Gioiello_dell%27Appagamento</comments>		</item>
		<item>
			<title>Preconosciuti, Predestinati, Conformi a Cristo</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Preconosciuti,_Predestinati,_Conformi_a_Cristo</link>
			<description>&lt;p&gt;Mollymullery: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|Foreknown, Predestined, Conformed to Christ}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Lettera ai Romani 8:28-30''' &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;Noi sappiamo che Dio induce tutte le cose affinché concorrano al bene di coloro che amano Dio, e che sono chiamati secondo il Suo disegno. 29 Poiché quelli che Egli ha sempre conosciuto, li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio Suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; 30 e quelli poi che ha predestinati, li ha anche chiamati, e quelli che ha chiamato li ha anche giustificati; quelli che ha giustificato li ha anche glorificati. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Abbiamo dedicato tre commenti alla magnifica Lettera ai Romani 8:28 (“Noi sappiamo che Dio induce tutte le cose affinché concorrano insieme per il bene di coloro che amano Dio, di coloro che sono chiamati secondo il Suo disegno”). Abbiamo anche detto che il verso Romani 8:28 faceva parte della discussione di Paolo che si trova in Romani 8:18, “Io ritengo che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi”. In altre parole, tutte le nostre sofferenze sono tollerabili poiché tutto, persino queste sofferenze, concorrono insieme per il nostro bene. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A questo punto passiamo al verso successivo (29) che comincia con “poiché” con il significato di “perché”. Passiamo agli imponenti fondamenti – i pilastri della promessa del verso 28 – secondo i quali la verità e la realtà sostengono e preservano dalla caduta – e ci preservano dal cadere con essa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Egli disse, &amp;quot;Noi sappiamo che tutto – i fatti penosi e i fatti piacevoli – concorre per il nostro bene (v.28), PERCHE’ – questo è il verso 29, il fondamento di quella promessa – “''perché ''coloro che Egli ha ''sempre 'conosciuto'', li ha anche ''predestinati ''ad essere ''conformi ''all’immagine del Figlio suo, perché Egli sia il primogenito tra molti fratelli”. Ecco le tre grandi azioni di Dio sulle quali ci concentreremo questa mattina – tre azioni di Dio compiute per darvi più fiducia sul fatto che tutto concorre per il vostro bene e tutte le sofferenze di questa vita sono senza valore se confrontate con la gloria che sarà rivelata (8:17). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vediamo le tre azioni di Dio nelle espressioni, 1) “Egli da sempre conosce”, 2) “Egli ha predestinato” e 3) “Diventiamo conformi a Cristo”. Sappiamo che tutto concorre per il nostro bene perché Dio ci ha ''sempre 'conosciuto'', ci ha ''predestinato ''e ci sta ''conformando ''ad essere come Cristo. Due di queste azioni sono passate (Egli ci preconosce e ci predestina), una è presente e futura (Ci rende conformi all’immagine di Cristo). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Bene, riesco ad immaginare almeno due ragioni per le quali alcuni di voi potrebbero dire che questo non è per loro di alcun interesse. In primo luogo, potrebbero dire, “Francamente non mi interessano decisioni prese molto tempo fa – tipo prima della creazione, la preconoscenza e la predestinazione di Dio. Mi interessa il presente. Inoltre, cosa più importante, per me non ha senso essere coinvolto nelle dispute sulle dottrine bibliche, come quella della predestinazione”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In secondo luogo, alcuni potrebbero dire, “Francamente, non voglio essere come Cristo. Per prima cosa non ha mai avuto rapporti sessuali, inoltre era così serio che non so se si sia mai divertito; poi, è stato così controverso da essersi fatto uccidere. Così, se diventare come Gesù potrebbe farmi sentire sicuro che tutto concorre per il mio bene, scordatevelo! Non è così&amp;quot;. Permettetemi di dire qualcosa su questi due blocchi mentali. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''“Non mi preoccupo per decisioni prese nel passato”.''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se qualcuno questa mattina venisse da voi e vi dicesse, “Ti darò un milione di dollari”, voi avreste il diritto ad essere sospettosi e dubbiosi. Ma se tirasse fuori un vecchio foglio di carta spiegazzato, lo indicasse e dicesse: “Il mio ricco padre è morto parecchi mesi fa e ha scritto nel suo testamento che tu dovevi ricevere parte dell’eredità, un milione di dollari”? Direste, “Io non mi preoccupo di decisioni prese molto tempo fa. Mi interessa solo il presente. Inoltre, risolvere le questioni relative a vecchi documenti, specialmente testamenti, può portare e molti disaccordi. Quindi, dimentichiamo semplicemente il milione di dollari.”? Io vi prometto che ciò che Dio ha sempre saputo e predestinato è diecimila volte più rilevante per la nostra vita presente che non l’ereditare un milione di dollari. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''“Non voglio essere come Cristo”''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E se diceste, “Francamente, non desidero essere come Cristo”, potrebbe essere perché state pensando a questa somiglianza in un modo non solo sbagliato, ma anche troppo limitato. Che dire di quando si muore? Desiderate essere come Cristo quando si muore? Desiderate essere rifiutati dal Giudice dell’universo e condannati alla punizione eterna perché avete rifiutato Suo Figlio? Desiderate risorgere come Cristo o, diversamente da Cristo, starvene lì e perire? Non è una domanda da poco. Io vi supplico di ascoltare. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Diamo un’occhiata prima alle due azioni di Dio compiute molto tempo fa, poi volgiamoci a ciò che Dio sta facendo oggi e farà domani. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''“Poiché coloro che ha sempre conosciuto”''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Verso 29: “Poiché coloro che Egli ha sempre conosciuto, li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio Suo”. Cosa significa “preconoscere”? Alcuni ritengono che significhi che Dio semplicemente prevede chi crederà in lui, e questi sono coloro che Egli predestina ad essere come Gesù. Ma questo presuppone due cose non vere. Una è che la fede che Dio prevede è fondamentalmente e decisamente opera nostra, non sua. In altre parole, il fulcro di questa interpretazione è che Dio non induce la nostra fede, lui soltanto prevede la fede che noi ci induciamo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo non è ciò che la Bibbia insegna, non in altri punti (Lettere ai Filippesi 1:29; Lettera agli Efesini 2:8-9; Seconda lettere a Timoteo 2:24-26; Vangelo secondo Matto 16:17), e neppure in questo contesto. Quando Paolo nella Lettera ai Romani 8:30 dice, “Quelli che poi ha predestinato li ha anche chiamati, e quelli che ha chiamato li ha anche giustificati”, egli intende che tutti coloro che sono chiamati sono giustificati. Ma per essere giustificati dobbiamo credere ( Romani 5:1).Quindi egli sta dicendo che tutti coloro che sono chiamati credono e sono giustificati. Ma come può dire che TUTTI coloro che sono chiamati credono? Il motivo, come ho cercato di dimostrare nella spiegazione di “chiamati” nel verso 28, è che la chiamata è la potente opera di Dio atta a determinare ciò che Egli ci chiede. E’ una chiamata efficace. E’ una chiamata che genera ciò che comanda. E’ una chiamata del tipo “Lazzaro, vieni fuori!” e l’uomo morto vive. Quindi, il punto è che credere per essere giustificati non è qualcosa che facciamo da soli. Dio me lo permette. Dio mi autorizza. Io devo farlo. Credere è qualcosa che faccio. Ma il mio agire è un dono di Dio. Io non mi prendo il merito finale. Ringrazio Dio per questo. Sono salvato dalla somma grazia dall’inizio alla fine. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi è sbagliato presumere che, quando nella Lettera ai Romani 8:29 si dice che “Dio ha sempre conosciuto alcuni”, significa semplicemente che egli aveva previsto che essi avrebbero creduto con le proprie forze. Egli ha dato quel potere, e quindi si tratta di qualcosa in più che non la mera previsione di ciò che facciamo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco l’altra assunzione sbagliata di questa visione. Si suppone che il significato di “preconoscere” ''non sia'' il significato che ha in molti testi del Vecchi e del Nuovo Testamento, dove si darebbe un senso più coerente a questo passaggio. Ascoltate questi usi di “conoscere” e interrogatevi sui singoli significati. Nella Genesi 18:19 Dio dice di Abramo, “ Io ''l’ho scelto'' perché obblighi i suoi figli e la sua famiglia dopo di lui ad osservare la via del Signore”. Praticamente, tutte le versioni inglesi lo traducono con “Ho scelto lui”. In Amos 3:2 Dio dice al popolo di Israele, “Soltanto voi ho ''eletto ''tra tutte le stirpi della terra”. Egli conosceva tutte le stirpi, ma ha scelto solo Israele. Nel Vangelo secondo Matteo 7:23 Gesù dice agli ipocriti nel giorno del giudizio, “Non vi ho mai ''conosciuto'', allontanatevi da me. Voi operatori di iniquità”. Nei Salmi 1:6 si dice “Il Signore veglia il cammino dei giusti, ma la via degli empi andrà in rovina”. Egli ''conosce ''anche la via degli empi. Conosce la via dei giusti nel senso che approva, riconosce ed ama. In Osea 13:5 Dio dice ad Israele, “ Io ti ho ''protetto ''nel deserto, in quella arida terra”, intendendo che Egli ha riconosciuto la loro condizione e si è preso cura di loro. Nella Genesi 4:1 si dice, “Adamo si unì ad Eva sua moglie e lei concepì e partorì Caino&amp;quot;. Cioè, egli la fece sua, la conobbe intimamente e la amò. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per via di tutti questi testi, penso che John Stott e John Murray siano pienamente nel giusto quando entrambi dicono che “Conoscere”… è usato in un senso praticamente sinonimo di “amare”… “Coloro che Egli da sempre conosce”… è quindi praticamente l’equivalente a “Coloro che Egli da sempre ama”. La “Preconoscenza” è “l’amore sommo e peculiare” (John Stott, che cita Murray, ''Lettera ai Romani'', p.249). E’ praticamente come dire che si desidera l’amore e lo si sceglie. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il significato della prima azione di Dio nella Lettera ai Romani 8:29 è che Dio conosce il suo popolo da sempre, nel senso che Egli lo sceglie, lo ama e se ne prende cura. Paolo ne parlerà successivamente spiegando il significato di “scelta” o “elezione (Romani 8:33; 9:11; 11:5,7). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tutto concorre per il vostro bene se voi siete chiamati e amate Dio, ''perché'', come dice il verso 29, Dio vi ha conosciuto, vi ha scelto e vi ha amato sin da prima della creazione del mondo (Efesini 1:4f; Seconda lettera a Timoteo 1:9, Prima lettere di Pietro 1:20; Libro dell’Apocalisse 13:8; 17:8). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''“Egli ha anche Predestinato”''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La seconda azione compiuta da Dio molto tempo fa per dare certezza alla promessa che tutto concorre per il nostro bene è che “Egli ha predestinato”. “Poiché quelli che Egli ha sempre conosciuto, li ha anche predestinati”. Ciò significa semplicemente che, scegliendovi per sé stesso, rivolgendo il proprio amore su di voi, e prendendosi cura di voi prima ancora che esisteste, Egli decise che voi sareste stati conformi all’immagine del Figlio suo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Predestinare” significa decidere o predisporre anticipatamente quello che sarà il nostro destino. Ed il motivo per il quale questo verso pone un così imponente fondamento sotto la promessa di cui alla Lettera ai Romani 8:28, è che coloro che amano Dio e sono chiamati secondo la sua promessa, sono destinati ad essere come Gesù – destinati ad essere conformi all’immagine di Cristo. Tutto concorre per il vostro bene perché voi siete stati scelti e amati prima che voi esisteste, e il modo in cui la sua scelta e il suo amore si esprimono è attraverso la predisposizione, per voi, di un futuro indicibilmente grande, ovvero essere come Cristo. Tutto concorre per il vostro bene perché tutto concorre affinché voi siate come Gesù. Per questo voi siete stati amati, e per questo voi siete stati predestinati. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa è la clausola del milione di dollari nel testamento del padre del vostro amico. Proprio come quella clausola legalmente infrangibile vi garantisce la vostra ricchezza sulla terra, allo stesso modo la preconoscenza e la predestinazione infrangibili di Dio vi garantiscono la gloria e la gioia eterne. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''“Essere Conformi all’Immagine del Figlio Suo”''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo ci porta all’obiezione sollevata in precedenza. Forse non ci sarà gioia ad essere come Gesù. Forse diventare come Gesù non rende tutte le sofferenze del tempo presente prive di valore se paragonate alla gloria che sarà rivelata. Dobbiamo così volgerci all’ultima azione di Dio menzionata nel verso 29. Dio sta operando per “renderci conformi all’immagine del Figlio Suo, perché Egli sia il primogenito tra molti fratelli”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per quello, aspetteremo fino alla prossima settimana per due ragioni: la prima è che oggi non c’è abbastanza tempo; la seconda è che l’essere ad immagine di Cristo nel verso 29 e la glorificazione alla fine del verso 30 sono così strettamente collegati, da costituire il messaggio della settimana prossima dall’inizio alla fine. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Consentitemi di chiudere con un breve discorso riguardo l’essere conformi a Cristo sul testo di oggi. E’ molto rilevante per questa ragione. Finché la vostra mente è conforme alla mente di Cristo, l’insegnamento di questo testo probabilmente produrrà un conflitto, non darà conforto. Questo testo è volto a confortarvi e rafforzarvi, a darvi la fiducia che le cose migliori e peggiori della vostra vita opereranno per il vostro bene, perché voi amate Cristo e siete scelti e predestinati per la gloria. Ma avrà soltanto questo effetto quando Dio vi concederà una misura della mente e dello spirito di Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non dico questo per rimproverarvi o condannarvi se lottate. Proprio il contrario. Lo dico per incoraggiarvi perché l’essere conformi a Gesù nel comportamento è una battaglia che dura tutta la vita contro le cattive azioni, l’essere conformi a Gesù nei sentimenti è una battaglia che dura tutta la vita contro i sentimenti sbagliati, così come l’essere conformi a Gesù in modo intellettuale è una battaglia che dura tutta la vita contro i pensieri cattivi. Non sono mai sorpreso quando qualcuno incespica sugli insegnamenti più difficili delle Scritture. L’essere conformi a Cristo non è una cosa che arriva tutta in una volta, non per il comportamento, non per i sentimenti, e neppure per l’intelletto. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Preghiamo quindi per il prossimo, in tutti i modi in cui Cristo possa essere esaltato attraverso la nostra conformità ad Esso e noi potremo gioire dell’imponente assicurazione che grazie alla nostra elezione e predestinazione, tutto concorrerà per il nostro bene. E se voi, sedete lì chiedendovi: Sono tra coloro che sono stati scelti, predestinati, chiamati? Ecco come potrete saperlo: Desiderate Gesù al di sopra di qualsiasi cosa e in modo tale da salvarvi dal peccato ed appagare il vostro cuore per sempre? Quello è il segno del figlio di Dio. Chi ha il Figlio ha la vita (Vangelo di Giovanni 5:12). A quanti l’hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio (Vangelo di Giovanni 1:12). Accoglietelo!&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Wed, 29 Feb 2012 17:53:35 GMT</pubDate>			<dc:creator>Mollymullery</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Preconosciuti,_Predestinati,_Conformi_a_Cristo</comments>		</item>
		<item>
			<title>Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Santo,_santo,_santo_%C3%A8_il_Signore_degli_eserciti</link>
			<description>&lt;p&gt;Mollymullery: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|Holy, Holy, Holy Is the Lord of Hosts}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Isaia 6:1-8''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il primo giugno del 1973, nel bel mezzo dello scandalo Watergate, Charles Colson andò a trovare il suo amico Tom Phillips. Charles Colson era sconcertato e scioccato dal commento di Phillips di aver “accettato Gesù Cristo” ma, a differenza sua, notò che Tom era in pace. Quando Colson andò via, non riuscì a mettere in moto la macchina perché piangeva in modo irrefrenabile. Egli afferma: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;Quella sera fui messo a confronto con il mio peccato, non solo con i brutti scherzi dello scandalo Watergate, ma con il peccato in fondo al mio cuore, il diavolo nascosto che abita il cuore umano. Fu doloroso ma non avevo via di scampo. Invocai Dio e fui attratto nelle sue braccia, che mi stavano aspettando. Quella fu la notte in cui diedi me stesso a Gesù Cristo e iniziò la più grande avventura della mia vita (Loving God, p. 247) &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
'''La nuova comprensione di Dio da parte di Charles Colson''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa storia è stata raccontata centinaia di volte negli ultimi dieci anni e ci piace ascoltarla, ma troppi di noi si sono accontentati di tale storia, nella nostra vita e quella della chiesa. Non Charles Colson: non solo egli era il sicario della Casa Bianca disposto a piangere nel 1973, ma fu anche disposto a pentirsi, qualche anno più tardi, di una visione di Dio tristemente inadeguata. Fu durante un periodo di insolita siccità spirituale. Se ti trovi in una situazione del genere, prendi coraggio! Più Santi di quanti tu possa immaginare hanno avuto incontri con Dio che gli hanno cambiato la vita nel mezzo del deserto. Un amico suggerì a Colsen di guardare una serie di conferenze, in video cassetta, di R.C. Sproul sulla santità di Dio. Riportato di seguito è ciò che scrive Colson nel suo nuovo libro''Loving God'' (pp. 14-15): &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;Tutto quello che sapevo circa Sproul era che egli era un teologo e quindi non ne ero entusiasta. Dopotutto ho pensato, la teologia era per persone che avevano tempo per studiare, chiuse in torri d’avorio e lontane dal campo di battaglia della necessità umana. Comunque, dovuto all’insistenza del mio amico, ho finalmente accettato di guardare le conferenze di Sproul. Alla fine della sesta conferenza ero in ginocchio, in profonda orazione e nel timore della santità assoluta di Dio. Fu un’esperienza che cambia la vita, poichè ho acquisito una comprensione completamente nuova del santo Dio che adoro e in cui credo. La mia siccità spirituale cessò, ma questo assaggio della maestosità di Dio mi ha reso solamente più assetato. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Nel 1973 Colson aveva visto abbastanza di Dio e se stesso per conoscere il suo disperato bisogno di Dio, ed era stato attratto in modo “irresistibile” ( come egli stesso afferma) nelle sue braccia. Tuttavia qualche anno dopo accadde qualcos’altro di meraviglioso. Un teologo parlò della santità di Dio e Charles Colson afferma che cadde in ginocchio e “acquisì una comprensione completamente nuova del santo Dio”. Da quel momento in poi egli ebbe ciò che definisce “un assaggio della maestosità divina”. Hai visto abbastanza della santità di Dio da avere un insaziabile gusto della sua maestosità? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Giobbe vede nuovamente Dio''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
C'era nel paese di Uz un uomo che si chiamava Giobbe. Quest'uomo era integro e retto; temeva Dio e fuggiva il male (Giobbe 1:1). Giobbe era un credente, un uomo profondamente devoto e religioso. Egli sicuramente conosceva Dio a dovere e sicuramente ebbe un assaggio della maestosità divina; ma poi venne il dolore e la sofferenza del suo deserto spirituale e fisico, e nel mezzo dell’oscurità Dio parlò a Giobbe nella sua maestosità: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;Vuoi proprio annullare il mio giudizio? Condannare me per giustificare te stesso?&amp;amp;nbsp;Hai un braccio pari a quello di Dio, o una voce che tuoni come la sua? Suvvia, adornati di maestà, di grandezza, rivestiti di splendore, di magnificenza…Scruta tutti i superbi e abbassali! Scruta tutti i superbi e umiliali! Schiaccia gli empi dovunque stanno… Allora, anch'io ti loderò, perché la tua destra ti avrà dato la vittoria... chi dunque oserà starmi a fronte? Chi mi ha anticipato alcun che perché io glielo debba rendere? Sotto tutti i cieli, ogni cosa è mia (40:8–14; 41:10–11). &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Alla fine Giobbe, come Colson, risponde a “una comprensione completamente nuova del santo Dio”. Egli dice: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;Sì, ne ho parlato; ma non lo capivo; son cose per me troppo meravigliose ed io non le conosco… Il mio orecchio aveva sentito parlar di te ma ora l’occhio mio t’ha veduto. Perciò mi ritratto, mi pento sulla polvere e sulla cenere (42: 3-6). &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
'''Perseveranza e speranza nella ricerca del santo Dio''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Può succedere questo a Betlemme? Si, è successo. Se non ne avessi visto le prove, mi sarebbe difficile continuare anche se so che la perseveranza è la chiave della rinascita.&amp;amp;nbsp;A.J. Gordon, nel suo libro ''The Holy Spirit in Missions'', pp. 139,140, ha scritto: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;Passarono sette anni prima che Carey battezzasse il suo primo convertito in India; Passarono sette anni prima che Judson ottenne il primo discepolo in Birmania; Morrison lavorò sette anni prima che il primo cinese fosse portato a Cristo; Moffat dichiarò di aver aspettato sette anni prima di vedere il primo effetto evidente dello Spirito Santo sui Beciuani d’Africa; Henry Richards lavorò sette anni nel Congo prima di guadagnare il primo convertito a Banza Manteka. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
La perseveranza, l’orazione e la preghiera sono la chiave della rinascita, così come l’aspettativa e la speranza. Dio mi ha dato segni di speranza che l’esperienza di Isaia, Giacobbe e Charles Colson può avvenire qui se continuiamo a ricercare il santo Dio. Ad esempio, la settimana scorsa uno dei nostri membri mi ha scritto una lettera la quale diceva che qui il ministero sacerdotale&amp;amp;nbsp;: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;“mi ha portato molto più in alto di ciò che prima percepivo come cime di montagne, verso un’immagine più grandiosa, vasta, ampia e gloriosa di Dio più di quanto potessi immaginare… La mia visione di Dio divenne più vasta e tutto scaturisce dalla sua onnipotente magnificenza e sufficienza. Nei dieci mesi che sono stato a Betlemme, c’è stata una meravigliosa rinascita nel mio cuore e la fiamma arde più luminosa e più sicura di quanto avesse mai fatto. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
La rinascita accade quando vediamo la maestosità di Dio nella santità e quando vediamo noi stessi come polvere disobbediente. La rinascita giunge dal vedere Dio: rovina, pentimento, inspiegabile gioia del perdono, un “assaggio della magnificenza di Dio”, una fame per la sua santità, vederla di più e viverla di più. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Sette scorci di Dio nella visione di Isaia''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Isaia ci invita a condividere la sua visione di Dio in Isaia 6:1-4. &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Nell'anno della morte del re Uzzia, vidi il Signore seduto sopra un trono alto, molto elevato, e i lembi del suo mantello riempivano il tempio. Sopra di lui stavano dei serafini, ognuno dei quali aveva sei ali; con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi, e con due volava. L'uno gridava all'altro e diceva: “Santo, santo, santo è il SIGNORE degli eserciti! Tutta la terra è piena della sua gloria! Le porte furono scosse fin dalla loro fondamenta dalla voce di loro che gridavano, e la casa fu ripiena di fumo”.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Vedo almeno sette scorci di Dio in questi versi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''1. Dio è vivo''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Uzzia è morto ma Dio ''vive''. “Dall’eternità fino all’eternità tu sei Dio” (Salmi 90:2). Dio era il Dio vivente quando l’universo nacque. Egli era il Dio vivente quando Socrate bevve il veleno; Egli era il Dio vivente quando William Bradford era a capo della Colonia di Plymouth; Egli era il Dio vivente quando Thomas Altizer lo proclamò morto e il ''Times ''lo mise in copertina e sarà vivo da qui a dieci trilioni di anni quando gli insignificanti attacchi contro la sua realtà sprofonderanno nell’oblio come la pistola BB sul fondo dell’Oceano Pacifico. “Nell’anno della morte del re Uzzia vidi il Signore”. Nessun capo di stato che è al governo ora lo sarà tra 50 anni. Il ricambio della leadership mondiale è del 100%. Tra 110 anni il pianeta sarà popolato da dieci milioni di persone in più e i quattro miliardi di noi che sono vivi oggi spariranno dalla terra come Uzzia. Ma non Dio; egli non ha mai avuto un inizio e quindi la sua esistenza dipende dal nulla; egli è sempre stato vivo e sempre lo sarà. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''2. Dio è autorevole''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dio è ''autorevole''. “Ho visto Dio sedere su un trono”. Nessuna visione celeste ha mai catturato un’immagine di Dio che ara i campi, taglia l’erba, lucida le scarpe o compila una relazione o carica un camion. Il paradiso non sta andando a pezzi, Dio non è mai disperato e incapace di sapere cosa fare nel regno celeste. Egli siede su un trono e tutto è sereno, Egli ha il controllo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il trono è il suo diritto di governare il mondo. Non diamo a Dio l’autorità sulle nostre vite perché Egli ce l’ha che ci piaccia o no. È un’assoluta follia agire come se avessimo alcun diritto a chiamare Dio in questione! Di tanto in tanto dobbiamo ascoltare parole aspre come quelle di Virginia Stem Owens che nel Reformed Journal del mese scorso ha detto, &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Chiariamo questo punto: Dio può fare quel che gli pare, incluso condannare e se gli piace allora è fatto bene, ipso facto. L’attività di Dio è quella che è e non esiste nient’altro. Supponendo che egli ha creato tutto ciò che esiste, senza di lui non esisterebbe nulla, inclusi gli esseri umani.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Poche cose sono più umilianti e poche cose ci danno la sensazione di cruda maestosità come la verità che Dio è assolutamente autorevole. Egli è il tribunale supremo, l’assemblea legislativa e l’amministratore delegato. Dopo Lui non ci sono appelli. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''3. Dio è onnipotente''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dio è ''onnipotente''. Il trono della sua autorità non è uno tra i tanti. È alto e sublime. “Vidi Dio seduto sopra un trono alto, molto elevato”. Il trono di Dio è più alto che qualsiasi altro trono e rappresenta il potere superiore di Dio per esercitare la sua autorità. Nessuna autorità d’opposizione può annullare i decreti di Dio. Quello che lui si ripromette lo realizza. “Io dico: Il mio piano sussisterà, e metterò a effetto tutta la mia volontà”; (Isaia 46:10). “Tutti gli abitanti della terra sono un nulla davanti a lui; egli agisce come vuole con l'esercito del cielo e con gli abitanti della terra; e non c'è nessuno che possa fermare la sua mano” (Daniele 4:35). Essere aggrappati all’ onnipotenza (o sovranità) di Dio è meraviglioso perché Egli è con noi o terrificante perché Egli è contro di noi. L’indifferenza alla sua onnipotenza significa semplicemente che non l’abbiamo vista come tale. L’autorità sovrana del Dio Vivente è un rifugio pieno di gioia e potere per coloro che mantengono il&amp;amp;nbsp;suo patto. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''4. Dio è radioso''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dio è ''radioso''. “Vidi il Signore seduto sopra un trono alto, molto elevato, e ''i lembi del suo mantello riempivano il tempio''”. Avete visto fotografie di spose i cui vestiti sono raccolti intorno a loro coprendo le scale e il palco. Quale sarebbe il significato se lo strascico riempisse le navate, coprisse i posti a sedere e il luogo del coro, intrecciato in un pezzo solo?Che il mantello di Dio riempie tutto il tempio celeste significa che Egli è un Dio di incomparabile splendore. La pienezza dello splendore di Dio si manifesta in mille modi. Per esempio nel ''Ranger Rick'' di gennaio c’è un articolo sulla specie di pesci che vivono nelle profondita oscure del mare e hanno delle proprie luci incorporate: alcuni hanno lampade che pendono dal mento, alcuni hanno nasi luminosi ed alcuni hanno lanterne sotto gli occhi. Ci sono mille tipi di pesci che si autoilluminano nelle profondità dell’oceano dove nessuno di noi può vederli o ammirarli. Sono spettacolarmente strani e bellissimi. Perchè sono lì? Perchè non uan decina di modelli simplificati ed efficienti? Perchè Dio è magnanimo nel suo splendore. La sua pienezza creativa si espande in bellezza eccessiva. E se questo è il modo in cui il mondo è fatto, quanto più ''risplendente ''deve essere il Signore che lo ideò e fece! &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''5. Dio è ossequiato''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dio è ''ossequiato''. “Sopra di lui stavano dei serafini, ognuno dei quali aveva sei ali; con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi, e con due volava”. Nessuno sa cosa siano queste strane creature con sei ali, piedi, occhi e dotate d’intelligenza. Non appaiono nuovamente nella Bibbia, almeno non sotto il nome di serafini. Data la grandezza della scena e il potere degli eserciti angelici, è meglio che non immaginare bebè con le ali, paffutelli, che svolazzano intorno al Signore. Secondo il versetto 4, quando uno di loro parla, le fondamenta del tempio tremano. È meglio pensare che gli angeli blu discendano in formazione dinnanzi la comitiva presidenziale, rompendo la barriere del suono di fronte al suo volto. Non ci sono creature insignificanti e stupide in cielo, solo le magnifiche. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il punto è che neanche loro possono guardare il signore o sentirsi degne di lasciare i piedi scoperti in sua presenza. Così grandiose e buone come sono, e senza essere contaminate dal peccato umano, esse adorano il Creatore con grande umiltà. Un angelo terrorizza un uomo con la sua brillantezza e potere ma tuttavia gli angeli stessi si nascondono nel santo timore e reverenza dello splendore di Dio. Quanto ancora rabbrividiremo o tremeremo in sua presenza se non possiamo resistere neanche allo splendore dei suoi angeli? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''6. Dio è santo''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dio è ''santo''. L'uno gridava all'altro e diceva: «Santo, santo, santo è il SIGNORE degli eserciti! Ricordate come Reepicheep, il topo valoroso, alla fine de ''Il Viaggio del Veliero'' navigò fino alla fine del mondo in una piccola coracle? Ebbene, la parola “santo” è la piccola barca nella quale raggiungiamo la fine del mondo nell’oceano del linguaggio. Le possibilità del linguaggio di portare il significato di Dio alla fine termina e si espande all’estremo limite del mondo verso il nulla. “La santità” ci porta al confine dell’abisso e da lì in avanti l’esperienza di Dio va al di là delle parole. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il motivo per cui affermo ciò è che tutti gli sforzi per definire la santità di Dio, in ultima istanza, terminano dicendo: Dio è santo significa che Dio è Dio. Lasciate che ve lo illustri. La radice etimologica della parola santo è, probabilmente, tagliare o separare. Una ''cosa santa'' è tagliata o separata dall’uso comune ( diremmo secolare). Le cose terrestri e le persone diventano sante quando sono distinte dal mondo e dedicate a Dio. Così la Bibbia parla della terra santa (Esodo 3:5), le assemblee sante (Esodo 12:16), i sabati santi (Esodo 16:23), una nazione santa (Esodo 19:6), gli indumenti sacri (Esodo 28:2), una città santa (Nehemia 11:1), le promesse sante (Salmo 105:42), gli uomini santi (2 Pietro 1:21) e le donne sante (1 Pietro 3:5), le Sacre Scritture (2 Timoteo 3:15), le mani sante (1 Timoteo 2:8), un bacio santo ( Romani 16:16), e una fede santa (Giuda 20). Quasi qualsiasi cosa può essere santa se si separa dal comune ed è dedicata a Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Notate però quello che succede quando tale definizione è attribuita a Dio. Da cosa si può separare Dio per renderlo santo? La stessa deità di Dio significa che è separato da tutto ciò che non è Dio. C’è una differenza qualitativa infinita tra il Creatore e la creatura. Dio è unico nella sua specie. È Sui generis, solo nella sua categoria. In quel senso è totalmente santo. Tuttavia, non si è detto nulla di diverso, solo che dio è Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Invece, se la santità di un uomo deriva dall’essere separato dal mondo e dedicato a Dio, a chi è dedicato Dio al fine di ottenere la propria santità? A nessuno ma a se stesso. È blasfemo dire che esiste un’entità superiore a Dio alla quale Egli deve conformarsi per poter essere santo. Dio è la realità assoluta oltre la quale c’è solo Dio. Quando nell’Esodo 3:14 gli viene chiesto il suo nome, Egli risponde: “Sono quel che sono”. Il suo essere e il suo carattere non sono, in assoluto, determinati da nulla all’infuori di se stesso. Egli non è santo perché segue le regole; Egli scrisse le regole! Egli non è santo perché segue la legge; la legge è santa perché rivela Dio. Dio è assoluto e tutto il resto è derivativo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che cos’è allora la sua Santità? Ascoltate tre testi; 1 Samuele 2:2&amp;amp;nbsp;: “Nessuno è santo come il SIGNORE, poiché non c'è altro Dio all'infuori di te; e non c'è rocca pari al nostro Dio”. Isaia 40:25, «A chi dunque mi vorreste assomigliare, a chi sarei io uguale?» dice il Santo. Osea 11:9, “Io non sfogherò la mia ira ardente, non distruggerò Efraim di nuovo, perché sono Dio, e non un uomo, sono il Santo in mezzo a te, e non verrò nel mio furore”. Alla fine Dio è santo in ciò che è Dio e non uomo. ( Si confronti Letivico 19:2 e 20:7. Si noti la struttura parallela in Isaia 5:16). Egli è incomparabile; la sua santità è la sua essenza divina. Questo determina tutto ciò che egli è e fa, e nient’altro. La sua santità è quello che lui rappresenta come Dio che nessuno è e nessuno sarà. Lo si chiami sua maestà, sua divinità, sua grandezza, suo valore coma una perla molto cara. Alla fine il linguaggio termina. Nella parola “santo” abbiamo navigato alla fine del mondo nel silenzio assoluto della riverenza, meraviglia e ammirazione. È possibile che ci sia da sapere di più riguardo Dio, ma andrebbe oltre le parole. “Ma il SIGNORE è nel suo tempio santo; tutta la terra faccia silenzio in sua presenza!”. (Abacuc 2:20) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''7. Dio è glorioso''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prima del silenzio e del tremore delle fondamenta e il fumo che occulta tutto, impariamo la &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
settima cosa finale riguardo Dio. Dio è glorioso. “Santo, santo, santo è il SIGNORE degli eserciti! Tutta la terra è piena della sua gloria!”. La gloria di Dio è la manifestazione della sua santità e quest’ultima è la perfezione incomparabile della sua naturalezza divina e la sua gloria è la dimostrazione di tale santità. “Dio è glorioso” significa che la santità di Dio è resa pubblica. La sua gloria è la rivelazione pubblica del segreto della sua santità. Nel Levitico 10:3 Dio dice: “Io sarò ''santificato ''per mezzo di quelli che mi stanno vicino, e sarò ''glorificato ''in presenza di tutto il popolo&amp;quot;. Quando Dio si mostra come santo, ciò che vediamo è la gloria. La santità di Dio è al sua gloria occulta e la gloria di Dio è la sua santità rivelata. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando i Serafini dicono: “Tutta la terra è piena della sua gloria”, è perché dall’alto del cielo si può vedere la fine del mondo. Dalla terra la visione della gloria di Dio è limitata, ma è limitata in gran parte dalla nostra stupida preferenza per gli orpelli. Per usare una parabola di Søren Kierkegaard, siamo come le persone che viaggiano in macchina di notte nelle campagne per vedere la gloria di Dio. Tuttavia sopra di noi, su ogni sedile della macchina, c’è una lanterna a gas che brucia. Mentre le nostre teste sono circondate da questa luce artificiale, nel cielo non c’è gloria, ma se il vento magnanimo dello Spirito spegne le nostre luci terrestre, allora nella nostra oscurità il cielo di Dio si riempie di stelle. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un giorno Dio farà sparire tutta la gloria che è in competizione con la sua, e farà conoscere la sua santità in tutto il suo impressionante splendore a tutte le creature umili. Tuttavia non c’è bisogno di aspettare. Giobbe, Isaia, Charles Colson e molti di voi si sono umiliati per perseguire il Dio Santo e hanno svuluppato un “gusto” per la sua maestosità. A voi e a tutti coloro che stanno iniziando a sentirlo, mantengo questa promessa da parte di Dio, che è sempre vivo, autoritativo, onnipotente, risplendente, ossequiato, santo e glorioso: “Voi m'invocherete, verrete a pregarmi e io vi esaudirò. Voi mi cercherete e mi troverete, perché mi cercherete con tutto il vostro cuore” (Geremia 29:12-13).&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Tue, 28 Feb 2012 16:43:35 GMT</pubDate>			<dc:creator>Mollymullery</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Santo,_santo,_santo_%C3%A8_il_Signore_degli_eserciti</comments>		</item>
		<item>
			<title>Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Santo,_santo,_santo_%C3%A8_il_Signore_degli_eserciti</link>
			<description>&lt;p&gt;Mollymullery: Creata pagina con '{{info|Holy, Holy, Holy Is the Lord of Hosts}}   '''Isaia 6:1-8'''  Il primo giugno del 1973, nel bel mezzo dello scandalo Watergate, Charles Colson andò a trovare il suo amico ...'&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|Holy, Holy, Holy Is the Lord of Hosts}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Isaia 6:1-8'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il primo giugno del 1973, nel bel mezzo dello scandalo Watergate, Charles Colson andò a trovare il suo amico Tom Phillips. Charles Colson era sconcertato e scioccato dal commento di Phillips di aver “accettato Gesù Cristo” ma, a differenza sua, notò che Tom era in pace. Quando Colson andò via, non riuscì a mettere in moto la macchina perché piangeva in modo irrefrenabile. Egli afferma: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Quella sera fui messo a confronto con il mio peccato, non solo con i brutti scherzi dello scandalo Watergate, ma con il peccato in fondo al mio cuore, il diavolo nascosto che abita il cuore umano. Fu doloroso ma non avevo via di scampo. Invocai Dio e fui attratto nelle sue braccia, che mi stavano aspettando. Quella fu la notte in cui diedi me stesso a Gesù Cristo e iniziò la più grande avventura della mia vita (Loving God, p. 247)&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
'''La nuova comprensione di Dio da parte di Charles Colson''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa storia è stata raccontata centinaia di volte negli ultimi dieci anni e ci piace ascoltarla, ma troppi di noi si sono accontentati di tale storia, nella nostra vita e quella della chiesa. Non Charles Colson: non solo egli era il sicario della Casa Bianca disposto a piangere nel 1973, ma fu anche disposto a pentirsi, qualche anno più tardi, di una visione di Dio tristemente inadeguata. Fu durante un periodo di insolita siccità spirituale. Se ti trovi in una situazione del genere, prendi coraggio! Più Santi di quanti tu possa immaginare hanno avuto incontri con Dio che gli hanno cambiato la vita nel mezzo del deserto. Un amico suggerì a Colsen di guardare una serie di conferenze, in video cassetta, di R.C. Sproul sulla santità di Dio. Riportato di seguito è ciò che scrive Colson nel suo nuovo libro''Loving God'' (pp. 14-15): &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tutto quello che sapevo circa Sproul era che egli era un teologo e quindi non ne ero entusiasta. Dopotutto ho pensato, la teologia era per persone che avevano tempo per studiare, chiuse in torri d’avorio e lontane dal campo di battaglia della necessità umana. Comunque, dovuto all’insistenza del mio amico, ho finalmente accettato di guardare le conferenze di Sproul. Alla fine della sesta conferenza ero in ginocchio, in profonda orazione e nel timore della santità assoluta di Dio. Fu un’esperienza che cambia la vita, poichè ho acquisito una comprensione completamente nuova del santo Dio che adoro e in cui credo. La mia siccità spirituale cessò, ma questo assaggio della maestosità di Dio mi ha reso solamente più assetato.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Nel 1973 Colson aveva visto abbastanza di Dio e se stesso per conoscere il suo disperato bisogno di Dio, ed era stato attratto in modo “irresistibile” ( come egli stesso afferma) nelle sue braccia. Tuttavia qualche anno dopo accadde qualcos’altro di meraviglioso. Un teologo parlò della santità di Dio e Charles Colson afferma che cadde in ginocchio e “acquisì una comprensione completamente nuova del santo Dio”. Da quel momento in poi egli ebbe ciò che definisce “un assaggio della maestosità divina”. Hai visto abbastanza della santità di Dio da avere un insaziabile gusto della sua maestosità? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Giobbe vede nuovamente Dio''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
C'era nel paese di Uz un uomo che si chiamava Giobbe. Quest'uomo era integro e retto; temeva Dio e fuggiva il male (Giobbe 1:1). Giobbe era un credente, un uomo profondamente devoto e religioso. Egli sicuramente conosceva Dio a dovere e sicuramente ebbe un assaggio della maestosità divina; ma poi venne il dolore e la sofferenza del suo deserto spirituale e fisico, e nel mezzo dell’oscurità Dio parlò a Giobbe nella sua maestosità: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Vuoi proprio annullare il mio giudizio? Condannare me per giustificare te stesso?&amp;amp;nbsp;Hai un braccio pari a quello di Dio, o una voce che tuoni come la sua? Suvvia, adornati di maestà, di grandezza, rivestiti di splendore, di magnificenza…Scruta tutti i superbi e abbassali! Scruta tutti i superbi e umiliali! Schiaccia gli empi dovunque stanno… Allora, anch'io ti loderò, perché la tua destra ti avrà dato la vittoria... chi dunque oserà starmi a fronte? Chi mi ha anticipato alcun che perché io glielo debba rendere? Sotto tutti i cieli, ogni cosa è mia (40:8–14; 41:10–11).&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Alla fine Giobbe, come Colson, risponde a “una comprensione completamente nuova del santo Dio”. Egli dice: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Sì, ne ho parlato; ma non lo capivo; son cose per me troppo meravigliose ed io non le conosco… Il mio orecchio aveva sentito parlar di te ma ora l’occhio mio t’ha veduto. Perciò mi ritratto, mi pento sulla polvere e sulla cenere (42: 3-6).&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
'''Perseveranza e speranza nella ricerca del santo Dio''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Può succedere questo a Betlemme? Si, è successo. Se non ne avessi visto le prove, mi sarebbe difficile continuare anche se so che la perseveranza è la chiave della rinascita.&amp;amp;nbsp;A.J. Gordon, nel suo libro ''The Holy Spirit in Missions'', pp. 139,140, ha scritto: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Passarono sette anni prima che Carey battezzasse il suo primo convertito in India; Passarono sette anni prima che Judson ottenne il primo discepolo in Birmania; Morrison lavorò sette anni prima che il primo cinese fosse portato a Cristo; Moffat dichiarò di aver aspettato sette anni prima di vedere il primo effetto evidente dello Spirito Santo sui Beciuani d’Africa; Henry Richards lavorò sette anni nel Congo prima di guadagnare il primo convertito a Banza Manteka.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
La perseveranza, l’orazione e la preghiera sono la chiave della rinascita, così come l’aspettativa e la speranza. Dio mi ha dato segni di speranza che l’esperienza di Isaia, Giacobbe e Charles Colson può avvenire qui se continuiamo a ricercare il santo Dio. Ad esempio, la settimana scorsa uno dei nostri membri mi ha scritto una lettera la quale diceva che qui il ministero sacerdotale&amp;amp;nbsp;: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
“mi ha portato molto più in alto di ciò che prima percepivo come cime di montagne, verso un’immagine più grandiosa, vasta, ampia e gloriosa di Dio più di quanto potessi immaginare… La mia visione di Dio divenne più vasta e tutto scaturisce dalla sua onnipotente magnificenza e sufficienza. Nei dieci mesi che sono stato a Betlemme, c’è stata una meravigliosa rinascita nel mio cuore e la fiamma arde più luminosa e più sicura di quanto avesse mai fatto.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
La rinascita accade quando vediamo la maestosità di Dio nella santità e quando vediamo noi stessi come polvere disobbediente. La rinascita giunge dal vedere Dio: rovina, pentimento, inspiegabile gioia del perdono, un “assaggio della magnificenza di Dio”, una fame per la sua santità, vederla di più e viverla di più. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Sette scorci di Dio nella visione di Isaia''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Isaia ci invita a condividere la sua visione di Dio in Isaia 6:1-4. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nell'anno della morte del re Uzzia, vidi il Signore seduto sopra un trono alto, molto elevato, e i lembi del suo mantello riempivano il tempio. Sopra di lui stavano dei serafini, ognuno dei quali aveva sei ali; con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi, e con due volava. L'uno gridava all'altro e diceva: “Santo, santo, santo è il SIGNORE degli eserciti! Tutta la terra è piena della sua gloria! Le porte furono scosse fin dalla loro fondamenta &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
dalla voce di loro che gridavano, e la casa fu ripiena di fumo”. Vedo almeno sette scorci di Dio in questi versi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1. Dio è vivo &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Uzzia è morto ma Dio vive. “Dall’eternità fino all’eternità tu sei Dio” (Salmi 90:2). Dio era il Dio vivente quando l’universo nacque. Egli era il Dio vivente quando Socrate bevve il veleno; Egli era il Dio vivente quando William Bradford era a capo della Colonia di Plymouth; Egli era il Dio vivente quando Thomas Altizer lo proclamò morto e il Times lo mise in copertina e sarà vivo da qui a dieci trilioni di anni quando gli insignificanti attacchi contro la sua realtà sprofonderanno nell’oblio come la pistola BB sul fondo dell’Oceano Pacifico. “Nell’anno della morte del re Uzzia vidi il Signore”. Nessun capo di stato che è al governo ora lo sarà tra 50 anni. Il ricambio della leadership mondiale è del 100%. Tra 110 anni il pianeta sarà popolato da dieci milioni di persone in più e i quattro miliardi di noi che sono vivi oggi spariranno dalla terra come Uzzia. Ma non Dio; egli non ha mai avuto un inizio e quindi la sua esistenza dipende dal nulla; egli è sempre stato vivo e sempre lo sarà. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2. Dio è autorevole &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dio è autorevole. “Ho visto Dio sedere su un trono”. Nessuna visione celeste ha mai catturato un’immagine di Dio che ara i campi, taglia l’erba, lucida le scarpe o compila una relazione o carica un camion. Il paradiso non sta andando a pezzi, Dio non è mai disperato e incapace di sapere cosa fare nel regno celeste. Egli siede su un trono e tutto è sereno, Egli ha il controllo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il trono è il suo diritto di governare il mondo. Non diamo a Dio l’autorità sulle nostre vite perché Egli ce l’ha che ci piaccia o no. È un’assoluta follia agire come se avessimo alcun diritto a chiamare Dio in questione! Di tanto in tanto dobbiamo ascoltare parole aspre come quelle di Virginia Stem Owens che nel Reformed Journal del mese scorso ha detto, &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chiariamo questo punto: Dio può fare quel che gli pare, incluso condannare e se gli piace allora è fatto bene, ipso facto. L’attività di Dio è quella che è e non esiste nient’altro. Supponendo che egli ha creato tutto ciò che esiste, senza di lui non esisterebbe nulla, inclusi gli esseri umani. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Poche cose sono più umilianti e poche cose ci danno la sensazione di cruda maestosità come la verità che Dio è assolutamente autorevole. Egli è il tribunale supremo, l’assemblea legislativa e l’amministratore delegato. Dopo Lui non ci sono appelli. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
3. Dio è onnipotente &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dio è onnipotente. Il trono della sua autorità non è uno tra i tanti. È alto e sublime. “Vidi Dio seduto sopra un trono alto, molto elevato”. Il trono di Dio è più alto che qualsiasi altro trono e rappresenta il potere superiore di Dio per esercitare la sua autorità. Nessuna autorità d’opposizione può annullare i decreti di Dio. Quello che lui si ripromette lo realizza. “Io dico: Il mio piano sussisterà, e metterò a effetto tutta la mia volontà”; (Isaia 46:10). “Tutti gli abitanti della terra sono un nulla davanti a lui; egli agisce come vuole con l'esercito del cielo e con gli abitanti della terra; e non c'è nessuno che possa fermare la sua mano” (Daniele 4:35). Essere aggrappati all’ onnipotenza (o sovranità) di Dio è meraviglioso perché Egli è con noi o terrificante perché Egli è contro di noi. L’indifferenza alla sua onnipotenza significa semplicemente che non l’abbiamo vista come tale. L’autorità sovrana del Dio Vivente è un rifugio pieno di gioia e potere per coloro che mantengono il &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
suo patto. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
4. Dio è radioso &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dio è radioso. “Vidi il Signore seduto sopra un trono alto, molto elevato, e i lembi del suo mantello riempivano il tempio”. Avete visto fotografie di spose i cui vestiti sono raccolti intorno a loro coprendo le scale e il palco. Quale sarebbe il significato se lo strascico riempisse le navate, coprisse i posti a sedere e il luogo del coro, intrecciato in un pezzo solo?Che il mantello di Dio riempie tutto il tempio celeste significa che Egli è un Dio di incomparabile splendore. La pienezza dello splendore di Dio si manifesta in mille modi. Per esempio nel Ranger Rick di gennaio c’è un articolo sulla specie di pesci che vivono nelle profondita oscure del mare e hanno delle proprie luci incorporate: alcuni hanno lampade che pendono dal mento, alcuni hanno nasi luminosi ed alcuni hanno lanterne sotto gli occhi. Ci sono mille tipi di pesci che si autoilluminano nelle profondità dell’oceano dove nessuno di noi può vederli o ammirarli. Sono spettacolarmente strani e bellissimi. Perchè sono lì? Perchè non uan decina di modelli simplificati ed efficienti? Perchè Dio è magnanimo nel suo splendore. La sua pienezza creativa si espande in bellezza eccessiva. E se questo è il modo in cui il mondo è fatto, quanto più risplendente deve essere il Signore che lo ideò e fece! &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
5. Dio è ossequiato &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dio è ossequiato. “Sopra di lui stavano dei serafini, ognuno dei quali aveva sei ali; con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi, e con due volava”. Nessuno sa cosa siano queste strane creature con sei ali, piedi, occhi e dotate d’intelligenza. Non appaiono nuovamente nella Bibbia, almeno non sotto il nome di serafini. Data la grandezza della scena e il potere degli eserciti angelici, è meglio che non immaginare bebè con le ali, paffutelli, che svolazzano intorno al Signore. Secondo il versetto 4, quando uno di loro parla, le fondamenta del tempio tremano. È meglio pensare che gli angeli blu discendano in formazione dinnanzi la comitiva presidenziale, rompendo la barriere del suono di fronte al suo volto. Non ci sono creature insignificanti e stupide in cielo, solo le magnifiche. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il punto è che neanche loro possono guardare il signore o sentirsi degne di lasciare i piedi scoperti in sua presenza. Così grandiose e buone come sono, e senza essere contaminate dal peccato umano, esse adorano il Creatore con grande umiltà. Un angelo terrorizza un uomo con la sua brillantezza e potere ma tuttavia gli angeli stessi si nascondono nel santo timore e reverenza dello splendore di Dio. Quanto ancora rabbrividiremo o tremeremo in sua presenza se non possiamo resistere neanche allo splendore dei suoi angeli? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
6. Dio è santo &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dio è santo. L'uno gridava all'altro e diceva: «Santo, santo, santo è il SIGNORE degli eserciti! Ricordate come Reepicheep, il topo valoroso, alla fine de Il Viaggio del Veliero navigò fino alla fine del mondo in una piccola coracle? Ebbene, la parola “santo” è la piccola barca nella quale raggiungiamo la fine del mondo nell’oceano del linguaggio. Le possibilità del linguaggio di portare il significato di Dio alla fine termina e si espande all’estremo limite del mondo verso il nulla. “La santità” ci porta al confine dell’abisso e da lì in avanti l’esperienza di Dio va al di là delle parole. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il motivo per cui affermo ciò è che tutti gli sforzi per definire la santità di Dio, in ultima istanza, terminano dicendo: Dio è santo significa che Dio è Dio. Lasciate che ve lo illustri. La radice etimologica della parola santo è, probabilmente, tagliare o separare. Una cosa santa è tagliata o separata dall’uso comune ( diremmo secolare). Le cose terrestri e le persone diventano sante quando sono distinte dal mondo e dedicate a Dio. Così la Bibbia parla della terra santa (Esodo 3:5), le assemblee sante (Esodo 12:16), i sabati santi (Esodo 16:23), una nazione santa (Esodo 19:6), gli indumenti sacri (Esodo 28:2), una città santa (Nehemia 11:1), le promesse sante (Salmo 105:42), gli uomini santi (2 Pietro 1:21) e le donne sante (1 Pietro 3:5), le Sacre Scritture (2 Timoteo 3:15), le mani sante (1 Timoteo 2:8), un bacio santo ( Romani 16:16), e una fede santa (Giuda 20). Quasi qualsiasi cosa può essere santa se si separa dal comune ed è dedicata a Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Notate però quello che succede quando tale definizione è attribuita a Dio. Da cosa si può separare Dio per renderlo santo? La stessa deità di Dio significa che è separato da tutto ciò che non è Dio. C’è una differenza qualitativa infinita tra il Creatore e la creatura. Dio è unico nella sua specie. È Sui generis, solo nella sua categoria. In quel senso è totalmente santo. Tuttavia, non si è detto nulla di diverso, solo che dio è Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Invece, se la santità di un uomo deriva dall’essere separato dal mondo e dedicato a Dio, a chi è dedicato Dio al fine di ottenere la propria santità? A nessuno ma a se stesso. È blasfemo dire che esiste un’entità superiore a Dio alla quale Egli deve conformarsi per poter essere santo. Dio è la realità assoluta oltre la quale c’è solo Dio. Quando nell’Esodo 3:14 gli viene chiesto il suo nome, Egli risponde: “Sono quel che sono”. Il suo essere e il suo carattere non sono, in assoluto, determinati da nulla all’infuori di se stesso. Egli non è santo perché segue le regole; Egli scrisse le regole! Egli non è santo perché segue la legge; la legge è santa perché rivela Dio. Dio è assoluto e tutto il resto è derivativo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che cos’è allora la sua Santità? Ascoltate tre testi; 1 Samuele 2:2&amp;amp;nbsp;: “Nessuno è santo come il SIGNORE, poiché non c'è altro Dio all'infuori di te; e non c'è rocca pari al nostro Dio”. Isaia 40:25, «A chi dunque mi vorreste assomigliare, a chi sarei io uguale?» dice il Santo. Osea 11:9, “Io non sfogherò la mia ira ardente, non distruggerò Efraim di nuovo, perché sono Dio, e non un uomo, sono il Santo in mezzo a te, e non verrò nel mio furore”. Alla fine Dio è santo in ciò che è Dio e non uomo. ( Si confronti Letivico 19:2 e 20:7. Si noti la struttura parallela in Isaia 5:16). Egli è incomparabile; la sua santità è la sua essenza divina. Questo determina tutto ciò che egli è e fa, e nient’altro. La sua santità è quello che lui rappresenta come Dio che nessuno è e nessuno sarà. Lo si chiami sua maestà, sua divinità, sua grandezza, suo valore coma una perla molto cara. Alla fine il linguaggio termina. Nella parola “santo” abbiamo navigato alla fine del mondo nel silenzio assoluto della riverenza, meraviglia e ammirazione. È possibile che ci sia da sapere di più riguardo Dio, ma andrebbe oltre le parole. “Ma il SIGNORE è nel suo tempio santo; tutta la terra faccia silenzio in sua presenza!”. (Abacuc 2:20) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
7. Dio è glorioso &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prima del silenzio e del tremore delle fondamenta e il fumo che occulta tutto, impariamo la &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
settima cosa finale riguardo Dio. Dio è glorioso. “Santo, santo, santo è il SIGNORE degli eserciti! Tutta la terra è piena della sua gloria!”. La gloria di Dio è la manifestazione della sua santità e quest’ultima è la perfezione incomparabile della sua naturalezza divina e la sua gloria è la dimostrazione di tale santità. “Dio è glorioso” significa che la santità di Dio è resa pubblica. La sua gloria è la rivelazione pubblica del segreto della sua santità. Nel Levitico 10:3 Dio dice: “Io sarò santificato per mezzo di quelli che mi stanno vicino, e sarò glorificato in presenza di tutto il popolo&amp;quot;. Quando Dio si mostra come santo, ciò che vediamo è la gloria. La santità di Dio è al sua gloria occulta e la gloria di Dio è la sua santità rivelata. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando i Serafini dicono: “Tutta la terra è piena della sua gloria”, è perché dall’alto del cielo si può vedere la fine del mondo. Dalla terra la visione della gloria di Dio è limitata, ma è limitata in gran parte dalla nostra stupida preferenza per gli orpelli. Per usare una parabola di Søren Kierkegaard, siamo come le persone che viaggiano in macchina di notte nelle campagne per vedere la gloria di Dio. Tuttavia sopra di noi, su ogni sedile della macchina, c’è una lanterna a gas che brucia. Mentre le nostre teste sono circondate da questa luce artificiale, nel cielo non c’è gloria, ma se il vento magnanimo dello Spirito spegne le nostre luci terrestre, allora nella nostra oscurità il cielo di Dio si riempie di stelle. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un giorno Dio farà sparire tutta la gloria che è in competizione con la sua, e farà conoscere la sua santità in tutto il suo impressionante splendore a tutte le creature umili. Tuttavia non c’è bisogno di aspettare. Giobbe, Isaia, Charles Colson e molti di voi si sono umiliati per perseguire il Dio Santo e hanno svuluppato un “gusto” per la sua maestosità. A voi e a tutti coloro che stanno iniziando a sentirlo, mantengo questa promessa da parte di Dio, che è sempre vivo, autoritativo, onnipotente, risplendente, ossequiato, santo e glorioso: “Voi m'invocherete, verrete a pregarmi e io vi esaudirò. Voi mi cercherete e mi troverete, perché mi cercherete con tutto il vostro cuore” (Geremia 29:12-13).&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Tue, 28 Feb 2012 16:27:08 GMT</pubDate>			<dc:creator>Mollymullery</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Santo,_santo,_santo_%C3%A8_il_Signore_degli_eserciti</comments>		</item>
		<item>
			<title>Preconosciuti, Predestinati, Conformi a Cristo</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Preconosciuti,_Predestinati,_Conformi_a_Cristo</link>
			<description>&lt;p&gt;Mollymullery: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|Foreknown, Predestined, Conformed to Christ}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Lettera ai Romani 8:28-30''' &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;Noi sappiamo che Dio induce tutte le cose affinché concorrano al bene di coloro che amano Dio, e che sono chiamati secondo il Suo disegno. 29 Poiché quelli che Egli ha sempre conosciuto, li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio Suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; 30 e quelli poi che ha predestinati, li ha anche chiamati, e quelli che ha chiamato li ha anche giustificati; quelli che ha giustificato li ha anche glorificati. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Abbiamo dedicato tre commenti alla magnifica Lettera ai Romani 8:28 (“Noi sappiamo che Dio induce tutte le cose affinché concorrano insieme per il bene di coloro che amano Dio, di coloro che sono chiamati secondo il Suo disegno”). Abbiamo anche detto che il verso Romani 8:28 faceva parte della discussione di Paolo che si trova in Romani 8:18, “Io ritengo che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi”. In altre parole, tutte le nostre sofferenze sono tollerabili poiché tutto, persino queste sofferenze, concorrono insieme per il nostro bene. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A questo punto passiamo al verso successivo (29) che comincia con “poiché” con il significato di “perché”. Passiamo agli imponenti fondamenti – i pilastri della promessa del verso 28 – secondo i quali la verità e la realtà sostengono e preservano dalla caduta – e ci preservano dal cadere con essa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Egli disse, noi sappiamo che tutto – i fatti penosi e i fatti piacevoli – concorre per il nostro bene (v.28), PERCHE’ – questo è il verso 29, il fondamento di quella promessa – “''perché ''coloro che Egli ha ''sempre 'conosciuto'', li ha anche ''predestinati ''ad essere ''conformi ''all’immagine del Figlio suo, perché Egli sia il primogenito tra molti fratelli”. Ecco le tre grandi azioni di Dio sulle quali ci concentreremo questa mattina – tre azioni di Dio compiute per darvi più fiducia sul fatto che tutto concorre per il vostro bene e tutte le sofferenze di questa vita sono senza valore se confrontate con la gloria che sarà rivelata (8:17). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vediamo le tre azioni di Dio nelle espressioni, 1) “Egli da sempre conosce”, 2) “Egli ha predestinato” e 3) “Diventiamo conformi a Cristo”. Sappiamo che tutto concorre per il nostro bene perché Dio ci ha ''sempre 'conosciuto'', ci ha ''predestinato ''e ci sta ''conformando ''ad essere come Cristo. Due di queste azioni sono passate (Egli ci preconosce e ci predestina), una è presente e futura (Ci rende conformi all’immagine di Cristo). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Bene, riesco ad immaginare almeno due ragioni per le quali alcuni di voi potrebbero dire che questo non è per loro di alcun interesse. In primo luogo, potrebbero dire, “Francamente non mi interessano decisioni prese molto tempo fa – tipo prima della creazione, la preconoscenza e la predestinazione di Dio. Mi interessa il presente. Inoltre, cosa più importante, per me non ha senso essere coinvolto nelle dispute sulle dottrine bibliche, come quella della predestinazione”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In secondo luogo, alcuni potrebbero dire, “Francamente, non voglio essere come Cristo. Per prima cosa non ha mai avuto rapporti sessuali, inoltre era così serio che non so se si sia mai divertito; poi, è stato così controverso da essersi fatto uccidere. Così, se diventare come Gesù potrebbe farmi sentire sicuro che tutto concorre per il mio bene, scordatevelo! Non è così. Permettetemi di dire qualcosa su questi due blocchi mentali. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''“Non mi preoccupo per decisioni prese nel passato”.''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se qualcuno questa mattina venisse da voi e vi dicesse, “Ti darò un milione di dollari”, voi avreste il diritto ad essere sospettosi e dubbiosi. Ma se tirasse fuori un vecchio foglio di carta spiegazzato, lo indicasse e dicesse: “Il mio ricco padre è morto parecchi mesi fa e ha scritto nel suo testamento che tu dovevi ricevere parte dell’eredità, un milione di dollari”? Direste, “Io non mi preoccupo di decisioni prese molto tempo fa. Mi interessa solo il presente. Inoltre, risolvere le questioni relative a vecchi documenti, specialmente testamenti, può portare e molti disaccordi. Quindi, dimentichiamo semplicemente il milione di dollari.”? Io vi prometto che ciò che Dio ha sempre saputo e predestinato è diecimila volte più rilevante per la nostra vita presente che non l’ereditare un milione di dollari. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''“Non voglio essere come Cristo”''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E se diceste, “Francamente, non desidero essere come Cristo”, potrebbe essere perché state pensando a questa somiglianza in un modo non solo sbagliato, ma anche troppo limitato. Che dire di quando si muore? Desiderate essere come Cristo quando si muore? Desiderate essere rifiutati dal Giudice dell’universo e condannati alla punizione eterna perché avete rifiutato Suo Figlio? Desiderate risorgere come Cristo o, diversamente da Cristo, starvene lì e perire? Non è una domanda da poco. Io vi supplico di ascoltare. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Diamo un’occhiata prima alle due azioni di Dio compiute molto tempo fa, poi volgiamoci a ciò che Dio sta facendo oggi e farà domani. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''“Poiché coloro che ha sempre conosciuto”''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Verso 29: “Poiché coloro che Egli ha sempre conosciuto, li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio Suo”. Cosa significa “preconoscere”? Alcuni ritengono che significhi che Dio semplicemente prevede chi crederà in lui, e questi sono coloro che Egli predestina ad essere come Gesù. Ma questo presuppone due cose non vere. Una è che la fede che Dio prevede è fondamentalmente e decisamente opera nostra, non sua. In altre parole, il fulcro di questa interpretazione è che Dio non induce la nostra fede, lui soltanto prevede la fede che noi ci induciamo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo non è ciò che la Bibbia insegna, non in altri punti (Lettere ai Filippesi 1:29; Lettera agli Efesini 2:8-9; Seconda lettere a Timoteo 2:24-26; Vangelo secondo Matto 16:17), e neppure in questo contesto. Quando Paolo nella Lettera ai Romani 8:30 dice, “Quelli che poi ha predestinato li ha anche chiamati, e quelli che ha chiamato li ha anche giustificati”, egli intende che tutti coloro che sono chiamati sono giustificati. Ma per essere giustificati dobbiamo credere ( Romani 5:1).Quindi egli sta dicendo che tutti coloro che sono chiamati credono e sono giustificati. Ma come può dire che TUTTI coloro che sono chiamati credono? Il motivo, come ho cercato di dimostrare nella spiegazione di “chiamati” nel verso 28, è che la chiamata è la potente opera di Dio atta a determinare ciò che Egli ci chiede. E’ una chiamata efficace. E’ una chiamata che genera ciò che comanda. E’ una chiamata del tipo “Lazzaro, vieni fuori!” e l’uomo morto vive. Quindi, il punto è che credere per essere giustificati non è qualcosa che facciamo da soli. Dio me lo permette. Dio mi autorizza. Io devo farlo. Credere è qualcosa che faccio. Ma il mio agire è un dono di Dio. Io non mi prendo il merito finale. Ringrazio Dio per questo. Sono salvato dalla somma grazia dall’inizio alla fine. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi è sbagliato presumere che, quando nella Lettera ai Romani 8:29 si dice che “Dio ha sempre conosciuto alcuni”, significa semplicemente che egli aveva previsto che essi avrebbero creduto con le proprie forze. Egli ha dato quel potere, e quindi si tratta di qualcosa in più che non la mera previsione di ciò che facciamo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco l’altra assunzione sbagliata di questa visione. Si suppone che il significato di “preconoscere” ''non sia'' il significato che ha in molti testi del Vecchi e del Nuovo Testamento, dove si darebbe un senso più coerente a questo passaggio. Ascoltate questi usi di “conoscere” e interrogatevi sui singoli significati. Nella Genesi 18:19 Dio dice di Abramo, “ Io ''l’ho scelto'' perché obblighi i suoi figli e la sua famiglia dopo di lui ad osservare la via del Signore”. Praticamente, tutte le versioni inglesi lo traducono con “Ho scelto lui”. In Amos 3:2 Dio dice al popolo di Israele, “Soltanto voi ho ''eletto ''tra tutte le stirpi della terra”. Egli conosceva tutte le stirpi, ma ha scelto solo Israele. Nel Vangelo secondo Matteo 7:23 Gesù dice agli ipocriti nel giorno del giudizio, “Non vi ho mai ''conosciuto'', allontanatevi da me. Voi operatori di iniquità”. Nei Salmi 1:6 si dice “Il Signore veglia il cammino dei giusti, ma la via degli empi andrà in rovina”. Egli ''conosce ''anche la via degli empi. Conosce la via dei giusti nel senso che approva, riconosce ed ama. In Osea 13:5 Dio dice ad Israele, “ Io ti ho ''protetto ''nel deserto, in quella arida terra”, intendendo che Egli ha riconosciuto la loro condizione e si è preso cura di loro. Nella Genesi 4:1 si dice, “Adamo si unì ad Eva sua moglie e lei concepì e partorì Caino. Cioè, egli la fece sua, la conobbe intimamente e la amò. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per via di tutti questi testi, penso che John Stott e John Murray siano pienamente nel giusto quando entrambi dicono che “Conoscere”… è usato in un senso praticamente sinonimo di “amare”… “Coloro che Egli da sempre conosce”… è quindi praticamente l’equivalente a “Coloro che Egli da sempre ama”. La “Preconoscenza” è “l’amore sommo e peculiare” (John Stott, che cita Murray, ''Lettera ai Romani'', p.249). E’ praticamente come dire che si desidera l’amore e lo si sceglie. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il significato della prima azione di Dio nella Lettera ai Romani 8:29 è che Dio conosce il suo popolo da sempre, nel senso che Egli lo sceglie, lo ama e se ne prende cura. Paolo ne parlerà successivamente spiegando il significato di “scelta” o “elezione (Romani 8:33; 9:11; 11:5,7). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tutto concorre per il vostro bene se voi siete chiamati e amate Dio, ''perché'', come dice il verso 29, Dio vi ha conosciuto, vi ha scelto e vi ha amato sin da prima della creazione del mondo (Efesini 1:4f; Seconda lettera a Timoteo 1:9, Prima lettere di Pietro 1:20; Libro dell’Apocalisse 13:8; 17:8). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''“Egli ha anche Predestinato”''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La seconda azione compiuta da Dio molto tempo fa per dare certezza alla promessa che tutto concorre per il nostro bene è che “Egli ha predestinato”. “Poiché quelli che Egli ha sempre conosciuto, li ha anche predestinati”. Ciò significa semplicemente che, scegliendovi per sé stesso, rivolgendo il proprio amore su di voi, e prendendosi cura di voi prima ancora che esisteste, Egli decise che voi sareste stati conformi all’immagine del Figlio suo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Predestinare” significa decidere o predisporre anticipatamente quello che sarà il nostro destino. Ed il motivo per il quale questo verso pone un così imponente fondamento sotto la promessa di cui alla Lettera ai Romani 8:28, è che coloro che amano Dio e sono chiamati secondo la sua promessa, sono destinati ad essere come Gesù – destinati ad essere conformi all’immagine di Cristo. Tutto concorre per il vostro bene perché voi siete stati scelti e amati prima che voi esisteste, e il modo in cui la sua scelta e il suo amore si esprimono è attraverso la predisposizione, per voi, di un futuro indicibilmente grande, ovvero essere come Cristo. Tutto concorre per il vostro bene perché tutto concorre affinché voi siate come Gesù. Per questo voi siete stati amati, e per questo voi siete stati predestinati. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa è la clausola del milione di dollari nel testamento del padre del vostro amico. Proprio come quella clausola legalmente infrangibile vi garantisce la vostra ricchezza sulla terra, allo stesso modo la preconoscenza e la predestinazione infrangibili di Dio vi garantiscono la gloria e la gioia eterne. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''“Essere Conformi all’Immagine del Figlio Suo”''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo ci porta all’obiezione sollevata in precedenza. Forse non ci sarà gioia ad essere come Gesù. Forse diventare come Gesù non rende tutte le sofferenze del tempo presente prive di valore se paragonate alla gloria che sarà rivelata. Dobbiamo così volgerci all’ultima azione di Dio menzionata nel verso 29. Dio sta operando per “renderci conformi all’immagine del Figlio Suo, perché Egli sia il primogenito tra molti fratelli”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per quello, aspetteremo fino alla prossima settimana per due ragioni: la prima è che oggi non c’è abbastanza tempo; la seconda è che l’essere ad immagine di Cristo nel verso 29 e la glorificazione alla fine del verso 30 sono così strettamente collegati, da costituire il messaggio della settimana prossima dall’inizio alla fine. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Consentitemi di chiudere con un breve discorso riguardo l’essere conformi a Cristo sul testo di oggi. E’ molto rilevante per questa ragione. Finché la vostra mente è conforme alla mente di Cristo, l’insegnamento di questo testo probabilmente produrrà un conflitto, non darà conforto. Questo testo è volto a confortarvi e rafforzarvi, a darvi la fiducia che le cose migliori e peggiori della vostra vita opereranno per il vostro bene, perché voi amate Cristo e siete scelti e predestinati per la gloria. Ma avrà soltanto questo effetto quando Dio vi concederà una misura della mente e dello spirito di Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non dico questo per rimproverarvi o condannarvi se lottate. Proprio il contrario. Lo dico per incoraggiarvi perché l’essere conformi a Gesù nel comportamento è una battaglia che dura tutta la vita contro le cattive azioni, l’essere conformi a Gesù nei sentimenti è una battaglia che dura tutta la vita contro i sentimenti sbagliati, così come l’essere conformi a Gesù in modo intellettuale è una battaglia che dura tutta la vita contro i pensieri cattivi. Non sono mai sorpreso quando qualcuno incespica sugli insegnamenti più difficili delle Scritture. L’essere conformi a Cristo non è una cosa che arriva tutta in una volta, non per il comportamento, non per i sentimenti, e neppure per l’intelletto. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Preghiamo quindi per il prossimo, in tutti i modi in cui Cristo possa essere esaltato attraverso la nostra conformità ad Esso e noi potremo gioire dell’imponente assicurazione che grazie alla nostra elezione e predestinazione, tutto concorrerà per il nostro bene. E se voi, sedete lì chiedendovi: Sono tra coloro che sono stati scelti, predestinati, chiamati? Ecco come potrete saperlo: Desiderate Gesù al di sopra di qualsiasi cosa e in modo tale da salvarvi dal peccato ed appagare il vostro cuore per sempre? Quello è il segno del figlio di Dio. Chi ha il Figlio ha la vita (Vangelo di Giovanni 5:12). A quanti l’hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio (Vangelo di Giovanni 1:12). Accoglietelo!&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 27 Feb 2012 18:03:32 GMT</pubDate>			<dc:creator>Mollymullery</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Preconosciuti,_Predestinati,_Conformi_a_Cristo</comments>		</item>
		<item>
			<title>Preconosciuti, Predestinati, Conformi a Cristo</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Preconosciuti,_Predestinati,_Conformi_a_Cristo</link>
			<description>&lt;p&gt;Mollymullery: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|Foreknown, Predestined, Conformed to Christ}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Lettera ai Romani 8:28-30''' &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;Noi sappiamo che Dio induce tutte le cose affinché concorrano al bene di coloro che amano Dio, e che sono chiamati secondo il Suo disegno. 29 Poiché quelli che Egli ha sempre conosciuto, li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio Suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; 30 e quelli poi che ha predestinati, li ha anche chiamati, e quelli che ha chiamato li ha anche giustificati; quelli che ha giustificato li ha anche glorificati. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Abbiamo dedicato tre commenti alla magnifica Lettera ai Romani 8:28 (“Noi sappiamo che Dio induce tutte le cose affinché concorrano insieme per il bene di coloro che amano Dio, di coloro che sono chiamati secondo il Suo disegno”). Abbiamo anche detto che il verso Romani 8:28 faceva parte della discussione di Paolo che si trova in Romani 8:18, “Io ritengo che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi”. In altre parole, tutte le nostre sofferenze sono tollerabili poiché tutto, persino queste sofferenze, concorrono insieme per il nostro bene. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A questo punto passiamo al verso successivo (29) che comincia con “poiché” con il significato di “perché”. Passiamo agli imponenti fondamenti – i pilastri della promessa del verso 28 – secondo i quali la verità e la realtà sostengono e preservano dalla caduta – e ci preservano dal cadere con essa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Egli disse, noi sappiamo che tutto – i fatti penosi e i fatti piacevoli – concorre per il nostro bene (v.28), PERCHE’ – questo è il verso 29, il fondamento di quella promessa – “''perché ''coloro che Egli ha ''sempre ''''conosciuto'''''&amp;lt;b&amp;gt;, li ha anche ''predestinati ''ad essere ''conformi ''all’immagine del Figlio suo, perché Egli sia il primogenito tra molti fratelli”. Ecco le tre grandi azioni di Dio sulle quali ci concentreremo questa mattina – tre azioni di Dio compiute per darvi più fiducia sul fatto che tutto concorre per il vostro bene e tutte le sofferenze di questa vita sono senza valore se confrontate con la gloria che sarà rivelata (8:17). &amp;lt;/b&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vediamo le tre azioni di Dio nelle espressioni, 1) “Egli da sempre conosce”, 2) “Egli ha predestinato” e 3) “Diventiamo conformi a Cristo”. Sappiamo che tutto concorre per il nostro bene perché Dio ci ha ''sempre ''''conosciuto'''''&amp;lt;b&amp;gt;, ci ha ''predestinato ''e ci sta ''conformando ''ad essere come Cristo. Due di queste azioni sono passate (Egli ci preconosce e ci predestina), una è presente e futura (Ci rende conformi all’immagine di Cristo). &amp;lt;/b&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Bene, riesco ad immaginare almeno due ragioni per le quali alcuni di voi potrebbero dire che questo non è per loro di alcun interesse. In primo luogo, potrebbero dire, “Francamente non mi interessano decisioni prese molto tempo fa – tipo prima della creazione, la preconoscenza e la predestinazione di Dio. Mi interessa il presente. Inoltre, cosa più importante, per me non ha senso essere coinvolto nelle dispute sulle dottrine bibliche, come quella della predestinazione”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In secondo luogo, alcuni potrebbero dire, “Francamente, non voglio essere come Cristo. Per prima cosa non ha mai avuto rapporti sessuali, inoltre era così serio che non so se si sia mai divertito; poi, è stato così controverso da essersi fatto uccidere. Così, se diventare come Gesù potrebbe farmi sentire sicuro che tutto concorre per il mio bene, scordatevelo! Non è così. Permettetemi di dire qualcosa su questi due blocchi mentali. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''“Non mi preoccupo per decisioni prese nel passato”.''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se qualcuno questa mattina venisse da voi e vi dicesse, “Ti darò un milione di dollari”, voi avreste il diritto ad essere sospettosi e dubbiosi. Ma se tirasse fuori un vecchio foglio di carta spiegazzato, lo indicasse e dicesse: “Il mio ricco padre è morto parecchi mesi fa e ha scritto nel suo testamento che tu dovevi ricevere parte dell’eredità, un milione di dollari”? Direste, “Io non mi preoccupo di decisioni prese molto tempo fa. Mi interessa solo il presente. Inoltre, risolvere le questioni relative a vecchi documenti, specialmente testamenti, può portare e molti disaccordi. Quindi, dimentichiamo semplicemente il milione di dollari.”? Io vi prometto che ciò che Dio ha sempre saputo e predestinato è diecimila volte più rilevante per la nostra vita presente che non l’ereditare un milione di dollari. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''“Non voglio essere come Cristo”''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E se diceste, “Francamente, non desidero essere come Cristo”, potrebbe essere perché state pensando a questa somiglianza in un modo non solo sbagliato, ma anche troppo limitato. Che dire di quando si muore? Desiderate essere come Cristo quando si muore? Desiderate essere rifiutati dal Giudice dell’universo e condannati alla punizione eterna perché avete rifiutato Suo Figlio? Desiderate risorgere come Cristo o, diversamente da Cristo, starvene lì e perire? Non è una domanda da poco. Io vi supplico di ascoltare. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Diamo un’occhiata prima alle due azioni di Dio compiute molto tempo fa, poi volgiamoci a ciò che Dio sta facendo oggi e farà domani. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''“Poiché coloro che ha sempre conosciuto”''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Verso 29: “Poiché coloro che Egli ha sempre conosciuto, li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio Suo”. Cosa significa “preconoscere”? Alcuni ritengono che significhi che Dio semplicemente prevede chi crederà in lui, e questi sono coloro che Egli predestina ad essere come Gesù. Ma questo presuppone due cose non vere. Una è che la fede che Dio prevede è fondamentalmente e decisamente opera nostra, non sua. In altre parole, il fulcro di questa interpretazione è che Dio non induce la nostra fede, lui soltanto prevede la fede che noi ci induciamo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo non è ciò che la Bibbia insegna, non in altri punti (Lettere ai Filippesi 1:29; Lettera agli Efesini 2:8-9; Seconda lettere a Timoteo 2:24-26; Vangelo secondo Matto 16:17), e neppure in questo contesto. Quando Paolo nella Lettera ai Romani 8:30 dice, “Quelli che poi ha predestinato li ha anche chiamati, e quelli che ha chiamato li ha anche giustificati”, egli intende che tutti coloro che sono chiamati sono giustificati. Ma per essere giustificati dobbiamo credere ( Romani 5:1).Quindi egli sta dicendo che tutti coloro che sono chiamati credono e sono giustificati. Ma come può dire che TUTTI coloro che sono chiamati credono? Il motivo, come ho cercato di dimostrare nella spiegazione di “chiamati” nel verso 28, è che la chiamata è la potente opera di Dio atta a determinare ciò che Egli ci chiede. E’ una chiamata efficace. E’ una chiamata che genera ciò che comanda. E’ una chiamata del tipo “Lazzaro, vieni fuori!” e l’uomo morto vive. Quindi, il punto è che credere per essere giustificati non è qualcosa che facciamo da soli. Dio me lo permette. Dio mi autorizza. Io devo farlo. Credere è qualcosa che faccio. Ma il mio agire è un dono di Dio. Io non mi prendo il merito finale. Ringrazio Dio per questo. Sono salvato dalla somma grazia dall’inizio alla fine. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi è sbagliato presumere che, quando nella Lettera ai Romani 8:29 si dice che “Dio ha sempre conosciuto alcuni”, significa semplicemente che egli aveva previsto che essi avrebbero creduto con le proprie forze. Egli ha dato quel potere, e quindi si tratta di qualcosa in più che non la mera previsione di ciò che facciamo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco l’altra assunzione sbagliata di questa visione. Si suppone che il significato di “preconoscere” ''non sia'' il significato che ha in molti testi del Vecchi e del Nuovo Testamento, dove si darebbe un senso più coerente a questo passaggio. Ascoltate questi usi di “conoscere” e interrogatevi sui singoli significati. Nella Genesi 18:19 Dio dice di Abramo, “ Io ''l’ho scelto'' perché obblighi i suoi figli e la sua famiglia dopo di lui ad osservare la via del Signore”. Praticamente, tutte le versioni inglesi lo traducono con “Ho scelto lui”. In Amos 3:2 Dio dice al popolo di Israele, “Soltanto voi ho ''eletto ''tra tutte le stirpi della terra”. Egli conosceva tutte le stirpi, ma ha scelto solo Israele. Nel Vangelo secondo Matteo 7:23 Gesù dice agli ipocriti nel giorno del giudizio, “Non vi ho mai ''conosciuto'', allontanatevi da me. Voi operatori di iniquità”. Nei Salmi 1:6 si dice “Il Signore veglia il cammino dei giusti, ma la via degli empi andrà in rovina”. Egli ''conosce ''anche la via degli empi. Conosce la via dei giusti nel senso che approva, riconosce ed ama. In Osea 13:5 Dio dice ad Israele, “ Io ti ho ''protetto ''nel deserto, in quella arida terra”, intendendo che Egli ha riconosciuto la loro condizione e si è preso cura di loro. Nella Genesi 4:1 si dice, “Adamo si unì ad Eva sua moglie e lei concepì e partorì Caino. Cioè, egli la fece sua, la conobbe intimamente e la amò. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per via di tutti questi testi, penso che John Stott e John Murray siano pienamente nel giusto quando entrambi dicono che “Conoscere”… è usato in un senso praticamente sinonimo di “amare”… “Coloro che Egli da sempre conosce”… è quindi praticamente l’equivalente a “Coloro che Egli da sempre ama”. La “Preconoscenza” è “l’amore sommo e peculiare” (John Stott, che cita Murray, ''Lettera ai Romani'', p.249). E’ praticamente come dire che si desidera l’amore e lo si sceglie. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il significato della prima azione di Dio nella Lettera ai Romani 8:29 è che Dio conosce il suo popolo da sempre, nel senso che Egli lo sceglie, lo ama e se ne prende cura. Paolo ne parlerà successivamente spiegando il significato di “scelta” o “elezione (Romani 8:33; 9:11; 11:5,7). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tutto concorre per il vostro bene se voi siete chiamati e amate Dio, ''perché'', come dice il verso 29, Dio vi ha conosciuto, vi ha scelto e vi ha amato sin da prima della creazione del mondo (Efesini 1:4f; Seconda lettera a Timoteo 1:9, Prima lettere di Pietro 1:20; Libro dell’Apocalisse 13:8; 17:8). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''“Egli ha anche Predestinato”''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La seconda azione compiuta da Dio molto tempo fa per dare certezza alla promessa che tutto concorre per il nostro bene è che “Egli ha predestinato”. “Poiché quelli che Egli ha sempre conosciuto, li ha anche predestinati”. Ciò significa semplicemente che, scegliendovi per sé stesso, rivolgendo il proprio amore su di voi, e prendendosi cura di voi prima ancora che esisteste, Egli decise che voi sareste stati conformi all’immagine del Figlio suo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Predestinare” significa decidere o predisporre anticipatamente quello che sarà il nostro destino. Ed il motivo per il quale questo verso pone un così imponente fondamento sotto la promessa di cui alla Lettera ai Romani 8:28, è che coloro che amano Dio e sono chiamati secondo la sua promessa, sono destinati ad essere come Gesù – destinati ad essere conformi all’immagine di Cristo. Tutto concorre per il vostro bene perché voi siete stati scelti e amati prima che voi esisteste, e il modo in cui la sua scelta e il suo amore si esprimono è attraverso la predisposizione, per voi, di un futuro indicibilmente grande, ovvero essere come Cristo. Tutto concorre per il vostro bene perché tutto concorre affinché voi siate come Gesù. Per questo voi siete stati amati, e per questo voi siete stati predestinati. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa è la clausola del milione di dollari nel testamento del padre del vostro amico. Proprio come quella clausola legalmente infrangibile vi garantisce la vostra ricchezza sulla terra, allo stesso modo la preconoscenza e la predestinazione infrangibili di Dio vi garantiscono la gloria e la gioia eterne. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''“Essere Conformi all’Immagine del Figlio Suo”''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo ci porta all’obiezione sollevata in precedenza. Forse non ci sarà gioia ad essere come Gesù. Forse diventare come Gesù non rende tutte le sofferenze del tempo presente prive di valore se paragonate alla gloria che sarà rivelata. Dobbiamo così volgerci all’ultima azione di Dio menzionata nel verso 29. Dio sta operando per “renderci conformi all’immagine del Figlio Suo, perché Egli sia il primogenito tra molti fratelli”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per quello, aspetteremo fino alla prossima settimana per due ragioni: la prima è che oggi non c’è abbastanza tempo; la seconda è che l’essere ad immagine di Cristo nel verso 29 e la glorificazione alla fine del verso 30 sono così strettamente collegati, da costituire il messaggio della settimana prossima dall’inizio alla fine. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Consentitemi di chiudere con un breve discorso riguardo l’essere conformi a Cristo sul testo di oggi. E’ molto rilevante per questa ragione. Finché la vostra mente è conforme alla mente di Cristo, l’insegnamento di questo testo probabilmente produrrà un conflitto, non darà conforto. Questo testo è volto a confortarvi e rafforzarvi, a darvi la fiducia che le cose migliori e peggiori della vostra vita opereranno per il vostro bene, perché voi amate Cristo e siete scelti e predestinati per la gloria. Ma avrà soltanto questo effetto quando Dio vi concederà una misura della mente e dello spirito di Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non dico questo per rimproverarvi o condannarvi se lottate. Proprio il contrario. Lo dico per incoraggiarvi perché l’essere conformi a Gesù nel comportamento è una battaglia che dura tutta la vita contro le cattive azioni, l’essere conformi a Gesù nei sentimenti è una battaglia che dura tutta la vita contro i sentimenti sbagliati, così come l’essere conformi a Gesù in modo intellettuale è una battaglia che dura tutta la vita contro i pensieri cattivi. Non sono mai sorpreso quando qualcuno incespica sugli insegnamenti più difficili delle Scritture. L’essere conformi a Cristo non è una cosa che arriva tutta in una volta, non per il comportamento, non per i sentimenti, e neppure per l’intelletto. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Preghiamo quindi per il prossimo, in tutti i modi in cui Cristo possa essere esaltato attraverso la nostra conformità ad Esso e noi potremo gioire dell’imponente assicurazione che grazie alla nostra elezione e predestinazione, tutto concorrerà per il nostro bene. E se voi, sedete lì chiedendovi: Sono tra coloro che sono stati scelti, predestinati, chiamati? Ecco come potrete saperlo: Desiderate Gesù al di sopra di qualsiasi cosa e in modo tale da salvarvi dal peccato ed appagare il vostro cuore per sempre? Quello è il segno del figlio di Dio. Chi ha il Figlio ha la vita (Vangelo di Giovanni 5:12). A quanti l’hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio (Vangelo di Giovanni 1:12). Accoglietelo!&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 27 Feb 2012 18:03:05 GMT</pubDate>			<dc:creator>Mollymullery</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Preconosciuti,_Predestinati,_Conformi_a_Cristo</comments>		</item>
		<item>
			<title>Preconosciuti, Predestinati, Conformi a Cristo</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Preconosciuti,_Predestinati,_Conformi_a_Cristo</link>
			<description>&lt;p&gt;Mollymullery: Creata pagina con '{{info|Foreknown, Predestined, Conformed to Christ}}   '''Lettera ai Romani 8:28-30'''  &amp;lt;blockquote&amp;gt; Noi sappiamo che Dio induce tutte le cose affinché concorrano al bene di col...'&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|Foreknown, Predestined, Conformed to Christ}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Lettera ai Romani 8:28-30''' &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Noi sappiamo che Dio induce tutte le cose affinché concorrano al bene di coloro che amano Dio, e che sono chiamati secondo il Suo disegno. 29 Poiché quelli che Egli ha sempre conosciuto, li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio Suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; 30 e quelli poi che ha predestinati, li ha anche chiamati, e quelli che ha chiamato li ha anche giustificati; quelli che ha giustificato li ha anche glorificati.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Abbiamo dedicato tre commenti alla magnifica Lettera ai Romani 8:28 (“Noi sappiamo che Dio induce tutte le cose affinché concorrano insieme per il bene di coloro che amano Dio, di coloro che sono chiamati secondo il Suo disegno”). Abbiamo anche detto che il verso Romani 8:28 faceva parte della discussione di Paolo che si trova in Romani 8:18, “Io ritengo che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi”. In altre parole, tutte le nostre sofferenze sono tollerabili poiché tutto, persino queste sofferenze, concorrono insieme per il nostro bene. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A questo punto passiamo al verso successivo (29) che comincia con “poiché” con il significato di “perché”. Passiamo agli imponenti fondamenti – i pilastri della promessa del verso 28 – secondo i quali la verità e la realtà sostengono e preservano dalla caduta – e ci preservano dal cadere con essa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Egli disse, noi sappiamo che tutto – i fatti penosi e i fatti piacevoli – concorre per il nostro bene (v.28), PERCHE’ – questo è il verso 29, il fondamento di quella promessa – “''perché ''coloro che Egli ha ''sempre ''''conosciuto'', li ha anche ''predestinati ''ad essere ''conformi ''all’immagine del Figlio suo, perché Egli sia il primogenito tra molti fratelli”. Ecco le tre grandi azioni di Dio sulle quali ci concentreremo questa mattina – tre azioni di Dio compiute per darvi più fiducia sul fatto che tutto concorre per il vostro bene e tutte le sofferenze di questa vita sono senza valore se confrontate con la gloria che sarà rivelata (8:17). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vediamo le tre azioni di Dio nelle espressioni, 1) “Egli da sempre conosce”, 2) “Egli ha predestinato” e 3) “Diventiamo conformi a Cristo”. Sappiamo che tutto concorre per il nostro bene perché Dio ci ha ''sempre ''''conosciuto'', ci ha ''predestinato ''e ci sta ''conformando ''ad essere come Cristo. Due di queste azioni sono passate (Egli ci preconosce e ci predestina), una è presente e futura (Ci rende conformi all’immagine di Cristo). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Bene, riesco ad immaginare almeno due ragioni per le quali alcuni di voi potrebbero dire che questo non è per loro di alcun interesse. In primo luogo, potrebbero dire, “Francamente non mi interessano decisioni prese molto tempo fa – tipo prima della creazione, la preconoscenza e la predestinazione di Dio. Mi interessa il presente. Inoltre, cosa più importante, per me non ha senso essere coinvolto nelle dispute sulle dottrine bibliche, come quella della predestinazione”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In secondo luogo, alcuni potrebbero dire, “Francamente, non voglio essere come Cristo. Per prima cosa non ha mai avuto rapporti sessuali, inoltre era così serio che non so se si sia mai divertito; poi, è stato così controverso da essersi fatto uccidere. Così, se diventare come Gesù potrebbe farmi sentire sicuro che tutto concorre per il mio bene, scordatevelo! Non è così. Permettetemi di dire qualcosa su questi due blocchi mentali. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''“Non mi preoccupo per decisioni prese nel passato”.''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se qualcuno questa mattina venisse da voi e vi dicesse, “Ti darò un milione di dollari”, voi avreste il diritto ad essere sospettosi e dubbiosi. Ma se tirasse fuori un vecchio foglio di carta spiegazzato, lo indicasse e dicesse: “Il mio ricco padre è morto parecchi mesi fa e ha scritto nel suo testamento che tu dovevi ricevere parte dell’eredità, un milione di dollari”? Direste, “Io non mi preoccupo di decisioni prese molto tempo fa. Mi interessa solo il presente. Inoltre, risolvere le questioni relative a vecchi documenti, specialmente testamenti, può portare e molti disaccordi. Quindi, dimentichiamo semplicemente il milione di dollari.”? Io vi prometto che ciò che Dio ha sempre saputo e predestinato è diecimila volte più rilevante per la nostra vita presente che non l’ereditare un milione di dollari. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''“Non voglio essere come Cristo”''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E se diceste, “Francamente, non desidero essere come Cristo”, potrebbe essere perché state pensando a questa somiglianza in un modo non solo sbagliato, ma anche troppo limitato. Che dire di quando si muore? Desiderate essere come Cristo quando si muore? Desiderate essere rifiutati dal Giudice dell’universo e condannati alla punizione eterna perché avete rifiutato Suo Figlio? Desiderate risorgere come Cristo o, diversamente da Cristo, starvene lì e perire? Non è una domanda da poco. Io vi supplico di ascoltare. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Diamo un’occhiata prima alle due azioni di Dio compiute molto tempo fa, poi volgiamoci a ciò che Dio sta facendo oggi e farà domani. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''“Poiché coloro che ha sempre conosciuto”''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Verso 29: “Poiché coloro che Egli ha sempre conosciuto, li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio Suo”. Cosa significa “preconoscere”? Alcuni ritengono che significhi che Dio semplicemente prevede chi crederà in lui, e questi sono coloro che Egli predestina ad essere come Gesù. Ma questo presuppone due cose non vere. Una è che la fede che Dio prevede è fondamentalmente e decisamente opera nostra, non sua. In altre parole, il fulcro di questa interpretazione è che Dio non induce la nostra fede, lui soltanto prevede la fede che noi ci induciamo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo non è ciò che la Bibbia insegna, non in altri punti (Lettere ai Filippesi 1:29; Lettera agli Efesini 2:8-9; Seconda lettere a Timoteo 2:24-26; Vangelo secondo Matto 16:17), e neppure in questo contesto. Quando Paolo nella Lettera ai Romani 8:30 dice, “Quelli che poi ha predestinato li ha anche chiamati, e quelli che ha chiamato li ha anche giustificati”, egli intende che tutti coloro che sono chiamati sono giustificati. Ma per essere giustificati dobbiamo credere ( Romani 5:1).Quindi egli sta dicendo che tutti coloro che sono chiamati credono e sono giustificati. Ma come può dire che TUTTI coloro che sono chiamati credono? Il motivo, come ho cercato di dimostrare nella spiegazione di “chiamati” nel verso 28, è che la chiamata è la potente opera di Dio atta a determinare ciò che Egli ci chiede. E’ una chiamata efficace. E’ una chiamata che genera ciò che comanda. E’ una chiamata del tipo “Lazzaro, vieni fuori!” e l’uomo morto vive. Quindi, il punto è che credere per essere giustificati non è qualcosa che facciamo da soli. Dio me lo permette. Dio mi autorizza. Io devo farlo. Credere è qualcosa che faccio. Ma il mio agire è un dono di Dio. Io non mi prendo il merito finale. Ringrazio Dio per questo. Sono salvato dalla somma grazia dall’inizio alla fine. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi è sbagliato presumere che, quando nella Lettera ai Romani 8:29 si dice che “Dio ha sempre conosciuto alcuni”, significa semplicemente che egli aveva previsto che essi avrebbero creduto con le proprie forze. Egli ha dato quel potere, e quindi si tratta di qualcosa in più che non la mera previsione di ciò che facciamo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco l’altra assunzione sbagliata di questa visione. Si suppone che il significato di “preconoscere” ''non sia'' il significato che ha in molti testi del Vecchi e del Nuovo Testamento, dove si darebbe un senso più coerente a questo passaggio. Ascoltate questi usi di “conoscere” e interrogatevi sui singoli significati. Nella Genesi 18:19 Dio dice di Abramo, “ Io ''l’ho scelto'' perché obblighi i suoi figli e la sua famiglia dopo di lui ad osservare la via del Signore”. Praticamente, tutte le versioni inglesi lo traducono con “Ho scelto lui”. In Amos 3:2 Dio dice al popolo di Israele, “Soltanto voi ho ''eletto ''tra tutte le stirpi della terra”. Egli conosceva tutte le stirpi, ma ha scelto solo Israele. Nel Vangelo secondo Matteo 7:23 Gesù dice agli ipocriti nel giorno del giudizio, “Non vi ho mai ''conosciuto'', allontanatevi da me. Voi operatori di iniquità”. Nei Salmi 1:6 si dice “Il Signore veglia il cammino dei giusti, ma la via degli empi andrà in rovina”. Egli ''conosce ''anche la via degli empi. Conosce la via dei giusti nel senso che approva, riconosce ed ama. In Osea 13:5 Dio dice ad Israele, “ Io ti ho ''protetto ''nel deserto, in quella arida terra”, intendendo che Egli ha riconosciuto la loro condizione e si è preso cura di loro. Nella Genesi 4:1 si dice, “Adamo si unì ad Eva sua moglie e lei concepì e partorì Caino. Cioè, egli la fece sua, la conobbe intimamente e la amò. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per via di tutti questi testi, penso che John Stott e John Murray siano pienamente nel giusto quando entrambi dicono che “Conoscere”… è usato in un senso praticamente sinonimo di “amare”… “Coloro che Egli da sempre conosce”… è quindi praticamente l’equivalente a “Coloro che Egli da sempre ama”. La “Preconoscenza” è “l’amore sommo e peculiare” (John Stott, che cita Murray, ''Lettera ai Romani'', p.249). E’ praticamente come dire che si desidera l’amore e lo si sceglie. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il significato della prima azione di Dio nella Lettera ai Romani 8:29 è che Dio conosce il suo popolo da sempre, nel senso che Egli lo sceglie, lo ama e se ne prende cura. Paolo ne parlerà successivamente spiegando il significato di “scelta” o “elezione (Romani 8:33; 9:11; 11:5,7). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tutto concorre per il vostro bene se voi siete chiamati e amate Dio, ''perché'', come dice il verso 29, Dio vi ha conosciuto, vi ha scelto e vi ha amato sin da prima della creazione del mondo (Efesini 1:4f; Seconda lettera a Timoteo 1:9, Prima lettere di Pietro 1:20; Libro dell’Apocalisse 13:8; 17:8). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''“Egli ha anche Predestinato”''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La seconda azione compiuta da Dio molto tempo fa per dare certezza alla promessa che tutto concorre per il nostro bene è che “Egli ha predestinato”. “Poiché quelli che Egli ha sempre conosciuto, li ha anche predestinati”. Ciò significa semplicemente che, scegliendovi per sé stesso, rivolgendo il proprio amore su di voi, e prendendosi cura di voi prima ancora che esisteste, Egli decise che voi sareste stati conformi all’immagine del Figlio suo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Predestinare” significa decidere o predisporre anticipatamente quello che sarà il nostro destino. Ed il motivo per il quale questo verso pone un così imponente fondamento sotto la promessa di cui alla Lettera ai Romani 8:28, è che coloro che amano Dio e sono chiamati secondo la sua promessa, sono destinati ad essere come Gesù – destinati ad essere conformi all’immagine di Cristo. Tutto concorre per il vostro bene perché voi siete stati scelti e amati prima che voi esisteste, e il modo in cui la sua scelta e il suo amore si esprimono è attraverso la predisposizione, per voi, di un futuro indicibilmente grande, ovvero essere come Cristo. Tutto concorre per il vostro bene perché tutto concorre affinché voi siate come Gesù. Per questo voi siete stati amati, e per questo voi siete stati predestinati. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa è la clausola del milione di dollari nel testamento del padre del vostro amico. Proprio come quella clausola legalmente infrangibile vi garantisce la vostra ricchezza sulla terra, allo stesso modo la preconoscenza e la predestinazione infrangibili di Dio vi garantiscono la gloria e la gioia eterne.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''“Essere Conformi all’Immagine del Figlio Suo”''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo ci porta all’obiezione sollevata in precedenza. Forse non ci sarà gioia ad essere come Gesù. Forse diventare come Gesù non rende tutte le sofferenze del tempo presente prive di valore se paragonate alla gloria che sarà rivelata. Dobbiamo così volgerci all’ultima azione di Dio menzionata nel verso 29. Dio sta operando per “renderci conformi all’immagine del Figlio Suo, perché Egli sia il primogenito tra molti fratelli”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per quello, aspetteremo fino alla prossima settimana per due ragioni: la prima è che oggi non c’è abbastanza tempo; la seconda è che l’essere ad immagine di Cristo nel verso 29 e la glorificazione alla fine del verso 30 sono così strettamente collegati, da costituire il messaggio della settimana prossima dall’inizio alla fine. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Consentitemi di chiudere con un breve discorso riguardo l’essere conformi a Cristo sul testo di oggi. E’ molto rilevante per questa ragione. Finché la vostra mente è conforme alla mente di Cristo, l’insegnamento di questo testo probabilmente produrrà un conflitto, non darà conforto. Questo testo è volto a confortarvi e rafforzarvi, a darvi la fiducia che le cose migliori e peggiori della vostra vita opereranno per il vostro bene, perché voi amate Cristo e siete scelti e predestinati per la gloria. Ma avrà soltanto questo effetto quando Dio vi concederà una misura della mente e dello spirito di Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non dico questo per rimproverarvi o condannarvi se lottate. Proprio il contrario. Lo dico per incoraggiarvi perché l’essere conformi a Gesù nel comportamento è una battaglia che dura tutta la vita contro le cattive azioni, l’essere conformi a Gesù nei sentimenti è una battaglia che dura tutta la vita contro i sentimenti sbagliati, così come l’essere conformi a Gesù in modo intellettuale è una battaglia che dura tutta la vita contro i pensieri cattivi. Non sono mai sorpreso quando qualcuno incespica sugli insegnamenti più difficili delle Scritture. L’essere conformi a Cristo non è una cosa che arriva tutta in una volta, non per il comportamento, non per i sentimenti, e neppure per l’intelletto. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Preghiamo quindi per il prossimo, in tutti i modi in cui Cristo possa essere esaltato attraverso la nostra conformità ad Esso e noi potremo gioire dell’imponente assicurazione che grazie alla nostra elezione e predestinazione, tutto concorrerà per il nostro bene. E se voi, sedete lì chiedendovi: Sono tra coloro che sono stati scelti, predestinati, chiamati? Ecco come potrete saperlo: Desiderate Gesù al di sopra di qualsiasi cosa e in modo tale da salvarvi dal peccato ed appagare il vostro cuore per sempre? Quello è il segno del figlio di Dio. Chi ha il Figlio ha la vita (Vangelo di Giovanni 5:12). A quanti l’hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio (Vangelo di Giovanni 1:12). Accoglietelo!&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 27 Feb 2012 18:00:39 GMT</pubDate>			<dc:creator>Mollymullery</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Preconosciuti,_Predestinati,_Conformi_a_Cristo</comments>		</item>
		<item>
			<title>Dio giustificò gli empi</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Dio_giustific%C3%B2_gli_empi</link>
			<description>&lt;p&gt;Mollymullery: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|God Justified the Ungodly}} &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;'''Romani 3:21-4:8''' &amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt;Ora invece, indipendentemente dalla legge, si è manifestata la giustizia di Dio, testimoniata dalla legge e dai profeti; giustizia di Dio per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che credono. E non c'è distinzione: tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, in virtù della redenzione realizzata da Cristo Gesù. Dio l’ha prestabilito a servire come strumento di espiazione per mezzo della fede, nel suo sangue, al fine di manifestare la sua giustizia, dopo la tolleranza usata verso i peccati passati, nel tempo della divina pazienza. Egli manifesta la sua giustizia nel tempo presente, per essere giusto e giustificare chi ha fede in Gesù. Dove sta dunque il vanto? Esso è stato escluso! Da quale legge? Da quella delle opere? No, ma dalla legge della fede. Noi riteniamo, infatti, che l'uomo sia giustificato per la fede indipendentemente dalle opere della legge. Forse Dio è Dio soltanto dei Giudei? Non lo è anche dei pagani? Certo, anche dei pagani! Poiché non c'è che un solo Dio, il quale giustificherà per la fede i circoncisi, e per mezzo della fede anche i non circoncisi. Togliamo dunque ogni valore alla legge mediante la fede? Nient'affatto, anzi confermiamo la legge. Che diremo dunque di Abramo, nostro antenato secondo la carne? Se, infatti, Abramo è stato giustificato per le opere, certo ha di che gloriarsi, ma non davanti a Dio. Ora, che cosa dice la Scrittura? Abramo ebbe fede in Dio e ciò gli fu accreditato come giustizia. A chi lavora, il salario non è calcolato come un dono, ma come debito; a chi invece non lavora, ma crede in colui che giustifichi l'empio, la sua fede gli è accreditata come giustizia Così, anche Davide proclama beato l'uomo a cui Dio accredita la giustizia indipendentemente dalle opere: Beati quelli le cui iniquità sono state perdonate e i peccati sono stati ricoperti; beato l'uomo al quale il Signore non mette in conto il peccato!&amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
'''La giustificazione della rettitudine divina&amp;amp;nbsp;''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La settimana scorsa ho cercato di dimostrare che il problema più profondo risolto dalla morte di Cristo era che egli stesso non è apparso giusto nel sorvolare su così tanti peccati che invece meritavano condanna. L’intero Vecchio Testamento è la testimonianza della verità che Dio è “lento all'ira e ricco di grazia e di fedeltà, che conserva il suo favore per mille generazioni, che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato” (Esodo 34:6–7). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Inoltre, ho detto che non sentiremo mai pienamente tale problema finché il nostro modo di pensare al peccato e alla rettitudine ha Dio come perno centrale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il peccato (Romani 3:23) non è principalmente un crimine verso l’uomo, bensì verso Dio. “Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio”. Peccare è valorizzare sempre qualcosa che è nel mondo più di Dio; significa minimizzare la sua gloria e disonorare il suo nome. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia l’integrità di Dio si mostra nel suo impegno a fare ciò che è corretto fino alla fine, ossia ingrandire l’onore del Suo nome e il valore della Sua gloria. La rettitudine è il contrario del peccato che minimizza il valore di Dio nello scegliere contro di lui; la &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
rettitudine ingrandisce il valore di Dio scegliendo per lui. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi, quando Dio tralascia i peccati e non punisce i peccatori in modo giusto appare scorretto. Sembra che Egli dica: il disprezzo del mio valore è insignificante; non è importante se si scredita la mia gloria; non importa se si disonora il mio nome. Se ciò fosse vero, Dio sarebbe ingiusto e noi non avremmo speranza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dio, invece, non ha voluto che fosse così. Egli espose il Figlio, Gesù Cristo, in modo tale che, tramite la sua morte, la giustizia di Dio poteva essere manifestata. La morte del figlio di Dio è la dichiarazione del valore che Dio dà alla Sua gloria, dell’odio che prova per il peccato e dell’amore che ha per i peccatori. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La giustificazione degli empi''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un’altra parola per esprimere questo trascurare i peccati che ha reso Dio ingiusto è “la giustificazione”- la giustificazione degli empi (Romani 4:5). È di questo che voglio parlare oggi e non solamente del fatto che Dio sorvolò sui peccati commessi molto tempo fa, ma che sorvolò anche sui peccati che noi, il suo popolo, abbiamo commesso ieri, oggi e commetteremo domani. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel verso 26 si dice che quando Gesù è morto accaddero due cose e non solamente una. “[La morte di Cristo] ha provato che Dio stesso è giusto e giustifica chi ha fede in Gesù”. Dio dimostra di essere giusto e i credenti sono giustificati. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oggi non voglio concentrarmi sull’atto soggettivo della fede per il quale riceviamo la giustificazione; voglio porre la nostra attenzione sull’opera soggettiva di Dio nella giustificazione perché credo che se ci concentriamo su questa grande opera, su ciò che Dio fa e non su ciò che Noi facciamo, troveremo la fede per riceverla, come una sorgente che sgorga nei nostri cuori. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Diamo uno sguardo a quello che la giustificazione significa per chi riceve il dono tramite la fede in Gesù. Ci sono quattro punti da osservare: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''1. Essere perdonati per tutti i nostri peccati''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prima di tutto, essere giustificati significa essere perdonati per tutti i nostri peccati. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Tutti i peccati - presenti, passati e futuri''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si guardi ai Romani 4: 5-8 dove Paolo spiega la verità della giustificazione citando il Vecchio Testamento. &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;5) A chi invece non lavora, ma crede in colui che giustifica l'empio, la sua fede gli viene accreditata come giustizia. 6) Così anche Davide proclama beato l'uomo a cui Dio accredita la giustizia indipendentemente dalle opere: 7) Beati quelli le cui iniquità sono state perdonate e i peccati sono stati ricoperti; 8) beato l'uomo al quale il Signore non mette in conto il peccato”. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Questo è semplicemente il nocciolo della giustificazione. Ci si diletti in queste tre grandi frasi nei versi 7-8 “le iniquità sono perdonate”, “i peccati sono ricoperti”, “il Signore non mette in conto il peccato”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È da notare che Paolo non limita il perdono dei nostri peccati commessi prima di credere, come se i peccati passati siano perdonati ma il futuro è in palio. Non è menzionato alcun limite del genere. La benedizione della giustificazione consiste nel fatto che le iniquità sono perdonate e i peccati coperti e “il Signore non metterà in conto il peccato”. È enunciato in forma assoluta e senza restrizioni. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Perché Cristo ha portato il nostro peccato e la nostra colpa''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come può farlo? Nei Romani 3:24 si dice che siamo giustificati “in virtù della redenzione realizzata da Cristo Gesù”. La parola “redenzione” significa liberarsi, sollevarsi o abbandonare la schiavitù o la reclusione. Il punto, quindi, è che quando Gesù muore per noi, egli ci libera dalla schiavitù dei nostri peccati. Egli ha rotto le catene della colpa che ci condannavano. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nei Galati 3:13 Paolo afferma: “Cristo ci ha riscattato dalla maledizione della legge, diventando lui stesso maledizione per noi”. Pietro dice (1Pietro 2:24) “Cristo portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce”. Isaia dichiara: “il Signore fece ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti” (53:6). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Così la giustificazione, il perdono dei peccati, ci arriva perché Cristo portò i nostri peccati, la nostra maledizione e la nostra colpa e ci liberò dalla condanna. Ecco cosa significa essere giustificati “in virtù della redenzione realizzata da Gesù Cristo”. Siamo liberati dai loro castighi perché egli sostenne i loro castighi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Cristo soffrì solo una volta''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si prenda nota di questo: Egli soffre una volta sola. Egli non si è sacrificato più volte nella Cena del Signore o nella Messa come se il suo primo sacrificio fosse insufficiente: Il verso 9:26 degli Ebrei dice “Ora invece una volta sola, alla pienezza dei tempi, è apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso (cfr. Ebrei 7:27). E ancora nel verso 9:12 “non con sangue di capri e di vitelli, ma con il proprio sangue entrò una volta per sempre nel santuario, procurandoci così una redenzione eterna”. Questo è assolutamente cruciale per comprendere la gloria di quello che Dio fece per noi sulla croce. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vedete la connessione tra la morte una volta e per sempre di Cristo e la totalità dei vostri peccati e i peccati di tutto il popolo di Dio? Non sono alcuni peccati, o certi tipi di peccato, o solo i peccati passati, ma i peccati e il peccato che Dio toglie a tutto il suo popolo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi il perdono della giustificazione è il perdono di tutti i nostri peccati, passati, presenti e futuri. Questo è ciò che accadde quando Cristo morì. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''2. Riconosciuti giusti con una rettitudine aliena''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Essere giustificati significa essere riconosciuti giusti perchè la giustizia di Dio non è imputata o considerata nostra. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non siamo meramente perdonati e lasciati senza posizione davanti a Dio. Dio non solo mette da parte il nostro peccato, ma ci considera anche giusti e ci pone in una buona relazione con lui, donandoci la sua rettitudine. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La rettitudine di Dio attraverso la fede in Gesù''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si guardino i versi 21-22: Paolo ha appena detto nel verso 20 che nessun uomo può essere mai giustificato per le opere della legge. Nessuno può avere una buona relazione con Dio basandosi su sforzi legalistici. Poi afferma, per dimostrare come si ottiene la giustificazione, “Ora invece, indipendentemente dalla legge, si è manifestata la giustizia di Dio, testimoniata dalla legge e dai profeti; giustizia di Dio per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che credono”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Così anche se nessuno può essere giustificato dalle opere della legge, esiste una giustizia di Dio che si può ottenere tramite la fede in Gesù Cristo. Questo è quello che intendo quando dico che esere giustificato significa essere considerato giusto. La giustizia di Dio è considerata nostra per mezzo della fede. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando Gesù muore per dimostrare la giustizia di Dio, come abbiamo visto la settimana scorsa nei versi 25-26, Egli rende tale giustizia disponibile per i peccatori, come un regalo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se Cristo non fosse morto per dimostrare che Dio è giusto nel sorvolare sui peccati, la nostra condanna sarebbe l’unico modo di dimostrare la giustizia divina.Tutatvia Cristo morì e quindi la rettitudine divina non è una condanna ma un regalo di vita a tutti coloro che credono. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''2 Corinzi 5:21''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2 Corinzi 5:21 è uno dei passaggi più affascinanti su questo grande regalo di giustizia imputata. “Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cristo non conosceva il peccato, era un uomo perfetto e non peccò mai. Egli visse perfettamente per la gloria di Dio durante tutta la sua vita e anche la morte. Egli fù giusto a differenza di tutti noi che abbiamo peccato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, Dio, che ci scelse in Gesù Cristo prima della fondazione del mondo, ordinò che ci fosse uno scambio splendido: Egli fece che Cristo fosse il peccato, non un peccatore ma il peccato, il nostro peccato, la nostra colpa, il nostro castigo, la nostra separazione da Dio, la nostra ingiustizia. Egli prese la giustizia divina, che Cristo ha vendicato in modo così fantastico e ce la fece portare, indossare e possedere nel modo in cui Cristo ha fatto con il nostro peccato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il punto qui non è che Cristo si converte moralmente in un peccatore e noi ci convertiamo in giusti. Il punto è che Cristo porta un peccato estraneo e soffre per questo e che noi portiamo una giustizia estranea e viviamo grazie a essa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La giustificazione precede la santificazione''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Bisogna assicurarsi di vederla come una realtà oggettiva esterna a noi stessi. Questa non è ancora la realtà della santificazione, il processo reale di divenire moralmente giusto è il modo di pensare, di sentire e di vivere. Anche ciò è un regalo (lo vedremo fra tre settimane) ma è basato su questo; prima di progredire nel vangelo ed essere parzialmente giusto bisogna credere che siamo riconosciuti come completamente giusti. In altre parole, l’unico peccato che si può superare praticamente nel potere di Dio è un peccato già perdonato. Il grandioso regalo della giustificazione procede e abilita il processo della santificazione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''3. Amati da Dio e trattati con grazia''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Essere giustificati significa essere amati da Dio e trattati con grazia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Cristo dimostra la misura dell’amore di Dio per noi''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se Dio non vi amasse non ci sarebbe alcun problema da risolvere tramite la morte del suo Figlio.Fù il suo amore per voi che lo fece sorvolare sui vostri peccati e lo fece apparire ingiusto. Se non vi amasse, avrebbe risolto il problema del peccato semplicemente condannando tutti noi alla distruzione e ciò avrebbe vendicato la sua giustizia; però non lo fece perchè Egli vi ama. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ciò è rappresentato meravigliosamente nei Romani 5:6–8: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;La speranza poi non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. Infatti, mentre noi eravamo ancora peccatori, Cristo morì per gli empi nel tempo stabilito. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Ciò che Dio sta dimostrando nella morte del Figlio non è solo la verità della sua rettitudine, ma anche la misura del suo amore. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''L’omaggio di Dio''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nei Romani 3:24 Paolo dice che siamo giustificati “gratuitamente per la sua grazia”. L’amore di Dio per i peccatori si esprime in regali di grazia, i quali vengono da parte della generosa bontà di Dio e non ad opera nostra o per merito. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il perdono dei peccati e la giustizia di Dio sono regali gratuiti e significa che non ci costano nulla perché costarono tutto a Cristo. Non possono essere guadagnati con opere, ereditati attraverso i genitori o assorbiti attraverso i sacramenti. Sono liberi, da ricevere attraverso la fede. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nei Romani 5:17 è così espresso: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;Infatti, se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Il perdono dei peccati e la rettitudine di Dio sono omaggi della grazia che sgorga dall’amore di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Essere giustificati significa essere perdonati, essere riconosciuti giusti ed essere amati da Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''4. Protetti da Dio per sempre''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Infine, essere giustificati significa essere protetti da Dio per sempre. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La benedizione suprema è questa e Paolo la proclama nei Romani 8:30 “Quelli poi che ha predestinato li ha anche chiamati; quelli che ha chiamato li ha anche giustificati; quelli che &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
ha giustificato li ha anche glorificati”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se sei giustificato, sei glorificato. Raggiungerai la gloria che verrà e vivrai per sempre con Dio in gioia e santità. Perché ciò è così sicuro? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È sicuro perché la conseguenza della morte del Figlio di Dio è oggettiva, reale, definitiva e invincibile per il popolo di Dio. Ciò che si ottiene lo si ottiene per sempre. L’effetto del sangue di Cristo non è mutevole – ora si, ora no, ora si, ora no. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo è il significato del verso 32 “Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma l’ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui?”; quindi ci glorificherà! Si! Lo stesso sacrificio che assicura la nostra giustificazione, assicura la nostra glorificazione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se stamattina sei giustificato, sei lontano dall’accusa e dalla condanna. Nel verso 33 “Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio giustifica”. Vedi il punto: Se Dio ti ha giustificato attraverso la morte del Figlio, nessuno, né in cielo né in terra, né sottoterra, può accusarti con successo. Sarai glorificato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché? Perché sei senza peccato? No, perché sei giustificato dal sangue di Cristo.&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 15:48:05 GMT</pubDate>			<dc:creator>Mollymullery</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Dio_giustific%C3%B2_gli_empi</comments>		</item>
		<item>
			<title>Dio giustificò gli empi</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Dio_giustific%C3%B2_gli_empi</link>
			<description>&lt;p&gt;Mollymullery: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|God Justified the Ungodly}} &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;'''Romani 3:21-4:8''' &amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt;Ora invece, indipendentemente dalla legge, si è manifestata la giustizia di Dio, testimoniata dalla legge e dai profeti; giustizia di Dio per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che credono. E non c'è distinzione: tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, in virtù della redenzione realizzata da Cristo Gesù. Dio l’ha prestabilito a servire come strumento di espiazione per mezzo della fede, nel suo sangue, al fine di manifestare la sua giustizia, dopo la tolleranza usata verso i peccati passati, nel tempo della divina pazienza. Egli manifesta la sua giustizia nel tempo presente, per essere giusto e giustificare chi ha fede in Gesù. Dove sta dunque il vanto? Esso è stato escluso! Da quale legge? Da quella delle opere? No, ma dalla legge della fede. Noi riteniamo, infatti, che l'uomo sia giustificato per la fede indipendentemente dalle opere della legge. Forse Dio è Dio soltanto dei Giudei? Non lo è anche dei pagani? Certo, anche dei pagani! Poiché non c'è che un solo Dio, il quale giustificherà per la fede i circoncisi, e per mezzo della fede anche i non circoncisi. Togliamo dunque ogni valore alla legge mediante la fede? Nient'affatto, anzi confermiamo la legge. Che diremo dunque di Abramo, nostro antenato secondo la carne? Se, infatti, Abramo è stato giustificato per le opere, certo ha di che gloriarsi, ma non davanti a Dio. Ora, che cosa dice la Scrittura? Abramo ebbe fede in Dio e ciò gli fu accreditato come giustizia. A chi lavora, il salario non è calcolato come un dono, ma come debito; a chi invece non lavora, ma crede in colui che giustifichi l'empio, la sua fede gli è accreditata come giustizia Così, anche Davide proclama beato l'uomo a cui Dio accredita la giustizia indipendentemente dalle opere: Beati quelli le cui iniquità sono state perdonate e i peccati sono stati ricoperti; beato l'uomo al quale il Signore non mette in conto il peccato!&amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
&amp;lt;u&amp;gt;'''The Vindication of God's Righteousness&amp;amp;nbsp;'''&amp;lt;/u&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La settimana scorsa ho cercato di dimostrare che il problema più profondo risolto dalla morte di Cristo era che egli stesso non è apparso giusto nel sorvolare su così tanti peccati che invece meritavano condanna. L’intero Vecchio Testamento è la testimonianza della verità che Dio è “lento all'ira e ricco di grazia e di fedeltà, che conserva il suo favore per mille generazioni, che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato” (Esodo 34:6–7). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Inoltre, ho detto che non sentiremo mai pienamente tale problema finché il nostro modo di pensare al peccato e alla rettitudine ha Dio come perno centrale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il peccato (Romani 3:23) non è principalmente un crimine verso l’uomo, bensì verso Dio. “Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio”. Peccare è valorizzare sempre qualcosa che è nel mondo più di Dio; significa minimizzare la sua gloria e disonorare il suo nome. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia l’integrità di Dio si mostra nel suo impegno a fare ciò che è corretto fino alla fine, ossia ingrandire l’onore del Suo nome e il valore della Sua gloria. La rettitudine è il contrario del peccato che minimizza il valore di Dio nello scegliere contro di lui; la &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
rettitudine ingrandisce il valore di Dio scegliendo per lui. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi, quando Dio tralascia i peccati e non punisce i peccatori in modo giusto appare scorretto. Sembra che Egli dica: il disprezzo del mio valore è insignificante; non è importante se si scredita la mia gloria; non importa se si disonora il mio nome. Se ciò fosse vero, Dio sarebbe ingiusto e noi non avremmo speranza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dio, invece, non ha voluto che fosse così. Egli espose il Figlio, Gesù Cristo, in modo tale che, tramite la sua morte, la giustizia di Dio poteva essere manifestata. La morte del figlio di Dio è la dichiarazione del valore che Dio dà alla Sua gloria, dell’odio che prova per il peccato e dell’amore che ha per i peccatori. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La giustificazione degli empi''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un’altra parola per esprimere questo trascurare i peccati che ha reso Dio ingiusto è “la giustificazione”- la giustificazione degli empi (Romani 4:5). È di questo che voglio parlare oggi e non solamente del fatto che Dio sorvolò sui peccati commessi molto tempo fa, ma che sorvolò anche sui peccati che noi, il suo popolo, abbiamo commesso ieri, oggi e commetteremo domani. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel verso 26 si dice che quando Gesù è morto accaddero due cose e non solamente una. “[La morte di Cristo] ha provato che Dio stesso è giusto e giustifica chi ha fede in Gesù”. Dio dimostra di essere giusto e i credenti sono giustificati. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oggi non voglio concentrarmi sull’atto soggettivo della fede per il quale riceviamo la giustificazione; voglio porre la nostra attenzione sull’opera soggettiva di Dio nella giustificazione perché credo che se ci concentriamo su questa grande opera, su ciò che Dio fa e non su ciò che Noi facciamo, troveremo la fede per riceverla, come una sorgente che sgorga nei nostri cuori. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Diamo uno sguardo a quello che la giustificazione significa per chi riceve il dono tramite la fede in Gesù. Ci sono quattro punti da osservare: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''1. Essere perdonati per tutti i nostri peccati''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prima di tutto, essere giustificati significa essere perdonati per tutti i nostri peccati. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Tutti i peccati - presenti, passati e futuri''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si guardi ai Romani 4: 5-8 dove Paolo spiega la verità della giustificazione citando il Vecchio Testamento. &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;5) A chi invece non lavora, ma crede in colui che giustifica l'empio, la sua fede gli viene accreditata come giustizia. 6) Così anche Davide proclama beato l'uomo a cui Dio accredita la giustizia indipendentemente dalle opere: 7) Beati quelli le cui iniquità sono state perdonate e i peccati sono stati ricoperti; 8) beato l'uomo al quale il Signore non mette in conto il peccato”. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Questo è semplicemente il nocciolo della giustificazione. Ci si diletti in queste tre grandi frasi nei versi 7-8 “le iniquità sono perdonate”, “i peccati sono ricoperti”, “il Signore non mette in conto il peccato”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È da notare che Paolo non limita il perdono dei nostri peccati commessi prima di credere, come se i peccati passati siano perdonati ma il futuro è in palio. Non è menzionato alcun limite del genere. La benedizione della giustificazione consiste nel fatto che le iniquità sono perdonate e i peccati coperti e “il Signore non metterà in conto il peccato”. È enunciato in forma assoluta e senza restrizioni. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Perché Cristo ha portato il nostro peccato e la nostra colpa''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come può farlo? Nei Romani 3:24 si dice che siamo giustificati “in virtù della redenzione realizzata da Cristo Gesù”. La parola “redenzione” significa liberarsi, sollevarsi o abbandonare la schiavitù o la reclusione. Il punto, quindi, è che quando Gesù muore per noi, egli ci libera dalla schiavitù dei nostri peccati. Egli ha rotto le catene della colpa che ci condannavano. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nei Galati 3:13 Paolo afferma: “Cristo ci ha riscattato dalla maledizione della legge, diventando lui stesso maledizione per noi”. Pietro dice (1Pietro 2:24) “Cristo portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce”. Isaia dichiara: “il Signore fece ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti” (53:6). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Così la giustificazione, il perdono dei peccati, ci arriva perché Cristo portò i nostri peccati, la nostra maledizione e la nostra colpa e ci liberò dalla condanna. Ecco cosa significa essere giustificati “in virtù della redenzione realizzata da Gesù Cristo”. Siamo liberati dai loro castighi perché egli sostenne i loro castighi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Cristo soffrì solo una volta''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si prenda nota di questo: Egli soffre una volta sola. Egli non si è sacrificato più volte nella Cena del Signore o nella Messa come se il suo primo sacrificio fosse insufficiente: Il verso 9:26 degli Ebrei dice “Ora invece una volta sola, alla pienezza dei tempi, è apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso (cfr. Ebrei 7:27). E ancora nel verso 9:12 “non con sangue di capri e di vitelli, ma con il proprio sangue entrò una volta per sempre nel santuario, procurandoci così una redenzione eterna”. Questo è assolutamente cruciale per comprendere la gloria di quello che Dio fece per noi sulla croce. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vedete la connessione tra la morte una volta e per sempre di Cristo e la totalità dei vostri peccati e i peccati di tutto il popolo di Dio? Non sono alcuni peccati, o certi tipi di peccato, o solo i peccati passati, ma i peccati e il peccato che Dio toglie a tutto il suo popolo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi il perdono della giustificazione è il perdono di tutti i nostri peccati, passati, presenti e futuri. Questo è ciò che accadde quando Cristo morì. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''2. Riconosciuti giusti con una rettitudine aliena''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Essere giustificati significa essere riconosciuti giusti perchè la giustizia di Dio non è imputata o considerata nostra. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non siamo meramente perdonati e lasciati senza posizione davanti a Dio. Dio non solo mette da parte il nostro peccato, ma ci considera anche giusti e ci pone in una buona relazione con lui, donandoci la sua rettitudine. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La rettitudine di Dio attraverso la fede in Gesù''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si guardino i versi 21-22: Paolo ha appena detto nel verso 20 che nessun uomo può essere mai giustificato per le opere della legge. Nessuno può avere una buona relazione con Dio basandosi su sforzi legalistici. Poi afferma, per dimostrare come si ottiene la giustificazione, “Ora invece, indipendentemente dalla legge, si è manifestata la giustizia di Dio, testimoniata dalla legge e dai profeti; giustizia di Dio per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che credono”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Così anche se nessuno può essere giustificato dalle opere della legge, esiste una giustizia di Dio che si può ottenere tramite la fede in Gesù Cristo. Questo è quello che intendo quando dico che esere giustificato significa essere considerato giusto. La giustizia di Dio è considerata nostra per mezzo della fede. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando Gesù muore per dimostrare la giustizia di Dio, come abbiamo visto la settimana scorsa nei versi 25-26, Egli rende tale giustizia disponibile per i peccatori, come un regalo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se Cristo non fosse morto per dimostrare che Dio è giusto nel sorvolare sui peccati, la nostra condanna sarebbe l’unico modo di dimostrare la giustizia divina.Tutatvia Cristo morì e quindi la rettitudine divina non è una condanna ma un regalo di vita a tutti coloro che credono. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''2 Corinzi 5:21''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2 Corinzi 5:21 è uno dei passaggi più affascinanti su questo grande regalo di giustizia imputata. “Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cristo non conosceva il peccato, era un uomo perfetto e non peccò mai. Egli visse perfettamente per la gloria di Dio durante tutta la sua vita e anche la morte. Egli fù giusto a differenza di tutti noi che abbiamo peccato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, Dio, che ci scelse in Gesù Cristo prima della fondazione del mondo, ordinò che ci fosse uno scambio splendido: Egli fece che Cristo fosse il peccato, non un peccatore ma il peccato, il nostro peccato, la nostra colpa, il nostro castigo, la nostra separazione da Dio, la nostra ingiustizia. Egli prese la giustizia divina, che Cristo ha vendicato in modo così fantastico e ce la fece portare, indossare e possedere nel modo in cui Cristo ha fatto con il nostro peccato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il punto qui non è che Cristo si converte moralmente in un peccatore e noi ci convertiamo in giusti. Il punto è che Cristo porta un peccato estraneo e soffre per questo e che noi portiamo una giustizia estranea e viviamo grazie a essa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;u&amp;gt;'''Justification Precedes Sanctification'''&amp;lt;/u&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Bisogna assicurarsi di vederla come una realtà oggettiva esterna a noi stessi. Questa non è ancora la realtà della santificazione, il processo reale di divenire moralmente giusto è il modo di pensare, di sentire e di vivere. Anche ciò è un regalo (lo vedremo fra tre settimane) ma è basato su questo; prima di progredire nel vangelo ed essere parzialmente giusto bisogna credere che siamo riconosciuti come completamente giusti. In altre parole, l’unico peccato che si può superare praticamente nel potere di Dio è un peccato già perdonato. Il grandioso regalo della giustificazione procede e abilita il processo della santificazione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''3. Amati da Dio e trattati con grazia''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Essere giustificati significa essere amati da Dio e trattati con grazia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Cristo dimostra la misura dell’amore di Dio per noi''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se Dio non vi amasse non ci sarebbe alcun problema da risolvere tramite la morte del suo Figlio.Fù il suo amore per voi che lo fece sorvolare sui vostri peccati e lo fece apparire ingiusto. Se non vi amasse, avrebbe risolto il problema del peccato semplicemente condannando tutti noi alla distruzione e ciò avrebbe vendicato la sua giustizia; però non lo fece perchè Egli vi ama. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ciò è rappresentato meravigliosamente nei Romani 5:6–8: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;La speranza poi non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. Infatti, mentre noi eravamo ancora peccatori, Cristo morì per gli empi nel tempo stabilito. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Ciò che Dio sta dimostrando nella morte del Figlio non è solo la verità della sua rettitudine, ma anche la misura del suo amore. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''L’omaggio di Dio''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nei Romani 3:24 Paolo dice che siamo giustificati “gratuitamente per la sua grazia”. L’amore di Dio per i peccatori si esprime in regali di grazia, i quali vengono da parte della generosa bontà di Dio e non ad opera nostra o per merito. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il perdono dei peccati e la giustizia di Dio sono regali gratuiti e significa che non ci costano nulla perché costarono tutto a Cristo. Non possono essere guadagnati con opere, ereditati attraverso i genitori o assorbiti attraverso i sacramenti. Sono liberi, da ricevere attraverso la fede. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nei Romani 5:17 è così espresso: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;Infatti, se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Il perdono dei peccati e la rettitudine di Dio sono omaggi della grazia che sgorga dall’amore di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Essere giustificati significa essere perdonati, essere riconosciuti giusti ed essere amati da Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''4. Protetti da Dio per sempre''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Infine, essere giustificati significa essere protetti da Dio per sempre. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La benedizione suprema è questa e Paolo la proclama nei Romani 8:30 “Quelli poi che ha predestinato li ha anche chiamati; quelli che ha chiamato li ha anche giustificati; quelli che &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
ha giustificato li ha anche glorificati”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se sei giustificato, sei glorificato. Raggiungerai la gloria che verrà e vivrai per sempre con Dio in gioia e santità. Perché ciò è così sicuro? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È sicuro perché la conseguenza della morte del Figlio di Dio è oggettiva, reale, definitiva e invincibile per il popolo di Dio. Ciò che si ottiene lo si ottiene per sempre. L’effetto del sangue di Cristo non è mutevole – ora si, ora no, ora si, ora no. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo è il significato del verso 32 “Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma l’ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui?”; quindi ci glorificherà! Si! Lo stesso sacrificio che assicura la nostra giustificazione, assicura la nostra glorificazione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se stamattina sei giustificato, sei lontano dall’accusa e dalla condanna. Nel verso 33 “Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio giustifica”. Vedi il punto: Se Dio ti ha giustificato attraverso la morte del Figlio, nessuno, né in cielo né in terra, né sottoterra, può accusarti con successo. Sarai glorificato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché? Perché sei senza peccato? No, perché sei giustificato dal sangue di Cristo.&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Tue, 14 Feb 2012 18:37:14 GMT</pubDate>			<dc:creator>Mollymullery</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Dio_giustific%C3%B2_gli_empi</comments>		</item>
		<item>
			<title>Dio giustificò gli empi</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Dio_giustific%C3%B2_gli_empi</link>
			<description>&lt;p&gt;Mollymullery: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|God Justified the Ungodly}} &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
'''Romani 3:21-4:8''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora invece, indipendentemente dalla legge, si è manifestata la giustizia di Dio, testimoniata dalla legge e dai profeti; giustizia di Dio per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che credono. E non c'è distinzione: tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, in virtù della redenzione realizzata da Cristo Gesù. Dio l’ha prestabilito a servire come strumento di espiazione per mezzo della fede, nel suo sangue, al fine di manifestare la sua giustizia, dopo la tolleranza usata verso i peccati passati, nel tempo della divina pazienza. Egli manifesta la sua giustizia nel tempo presente, per essere giusto e giustificare chi ha fede in Gesù. Dove sta dunque il vanto? Esso è stato escluso! Da quale legge? Da quella delle opere? No, ma dalla legge della fede. Noi riteniamo, infatti, che l'uomo sia giustificato per la fede indipendentemente dalle opere della legge. Forse Dio è Dio soltanto dei Giudei? Non lo è anche dei pagani? Certo, anche dei pagani! Poiché non c'è che un solo Dio, il quale giustificherà per la fede i circoncisi, e per mezzo della fede anche i non circoncisi. Togliamo dunque ogni valore alla legge mediante la fede? Nient'affatto, anzi confermiamo la legge. Che diremo dunque di Abramo, nostro antenato secondo la carne? Se, infatti, Abramo è stato giustificato per le opere, certo ha di che gloriarsi, ma non davanti a Dio. Ora, che cosa dice la Scrittura? Abramo ebbe fede in Dio e ciò gli fu accreditato come giustizia. A chi lavora, il salario non è calcolato come un dono, ma come debito; a chi invece non lavora, ma crede in colui che giustifichi l'empio, la sua fede gli è accreditata come giustizia Così, anche Davide proclama beato l'uomo a cui Dio accredita la giustizia indipendentemente dalle opere: Beati quelli le cui iniquità sono state perdonate e i peccati sono stati ricoperti; beato l'uomo al quale il Signore non mette in conto il peccato!&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
La settimana scorsa ho cercato di dimostrare che il problema più profondo risolto dalla morte di Cristo era che egli stesso non è apparso giusto nel sorvolare su così tanti peccati che invece meritavano condanna. L’intero Vecchio Testamento è la testimonianza della verità che Dio è “lento all'ira e ricco di grazia e di fedeltà, che conserva il suo favore per mille generazioni, che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato” (Esodo 34:6–7). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Inoltre, ho detto che non sentiremo mai pienamente tale problema finché il nostro modo di pensare al peccato e alla rettitudine ha Dio come perno centrale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il peccato (Romani 3:23) non è principalmente un crimine verso l’uomo, bensì verso Dio. “Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio”. Peccare è valorizzare sempre qualcosa che è nel mondo più di Dio; significa minimizzare la sua gloria e disonorare il suo nome. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia l’integrità di Dio si mostra nel suo impegno a fare ciò che è corretto fino alla fine, ossia ingrandire l’onore del Suo nome e il valore della Sua gloria. La rettitudine è il contrario del peccato che minimizza il valore di Dio nello scegliere contro di lui; la &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
rettitudine ingrandisce il valore di Dio scegliendo per lui. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi, quando Dio tralascia i peccati e non punisce i peccatori in modo giusto appare scorretto. Sembra che Egli dica: il disprezzo del mio valore è insignificante; non è importante se si scredita la mia gloria; non importa se si disonora il mio nome. Se ciò fosse vero, Dio sarebbe ingiusto e noi non avremmo speranza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dio, invece, non ha voluto che fosse così. Egli espose il Figlio, Gesù Cristo, in modo tale che, tramite la sua morte, la giustizia di Dio poteva essere manifestata. La morte del figlio di Dio è la dichiarazione del valore che Dio dà alla Sua gloria, dell’odio che prova per il peccato e dell’amore che ha per i peccatori. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La giustificazione degli empi''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un’altra parola per esprimere questo trascurare i peccati che ha reso Dio ingiusto è “la giustificazione”- la giustificazione degli empi (Romani 4:5). È di questo che voglio parlare oggi e non solamente del fatto che Dio sorvolò sui peccati commessi molto tempo fa, ma che sorvolò anche sui peccati che noi, il suo popolo, abbiamo commesso ieri, oggi e commetteremo domani. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel verso 26 si dice che quando Gesù è morto accaddero due cose e non solamente una. “[La morte di Cristo] ha provato che Dio stesso è giusto e giustifica chi ha fede in Gesù”. Dio dimostra di essere giusto e i credenti sono giustificati. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oggi non voglio concentrarmi sull’atto soggettivo della fede per il quale riceviamo la giustificazione; voglio porre la nostra attenzione sull’opera soggettiva di Dio nella giustificazione perché credo che se ci concentriamo su questa grande opera, su ciò che Dio fa e non su ciò che Noi facciamo, troveremo la fede per riceverla, come una sorgente che sgorga nei nostri cuori. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Diamo uno sguardo a quello che la giustificazione significa per chi riceve il dono tramite la fede in Gesù. Ci sono quattro punti da osservare: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''1. Essere perdonati per tutti i nostri peccati''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prima di tutto, essere giustificati significa essere perdonati per tutti i nostri peccati. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Tutti i peccati - presenti, passati e futuri''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si guardi ai Romani 4: 5-8 dove Paolo spiega la verità della giustificazione citando il Vecchio Testamento. &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
5) A chi invece non lavora, ma crede in colui che giustifica l'empio, la sua fede gli viene accreditata come giustizia. 6) Così anche Davide proclama beato l'uomo a cui Dio accredita la giustizia indipendentemente dalle opere: 7) Beati quelli le cui iniquità sono state perdonate e i peccati sono stati ricoperti; 8) beato l'uomo al quale il Signore non mette in conto il peccato”.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Questo è semplicemente il nocciolo della giustificazione. Ci si diletti in queste tre grandi frasi nei versi 7-8 “le iniquità sono perdonate”, “i peccati sono ricoperti”, “il Signore non mette in conto il peccato”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È da notare che Paolo non limita il perdono dei nostri peccati commessi prima di credere, come se i peccati passati siano perdonati ma il futuro è in palio. Non è menzionato alcun limite del genere. La benedizione della giustificazione consiste nel fatto che le iniquità sono perdonate e i peccati coperti e “il Signore non metterà in conto il peccato”. È enunciato in forma assoluta e senza restrizioni. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Perché Cristo ha portato il nostro peccato e la nostra colpa''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come può farlo? Nei Romani 3:24 si dice che siamo giustificati “in virtù della redenzione realizzata da Cristo Gesù”. La parola “redenzione” significa liberarsi, sollevarsi o abbandonare la schiavitù o la reclusione. Il punto, quindi, è che quando Gesù muore per noi, egli ci libera dalla schiavitù dei nostri peccati. Egli ha rotto le catene della colpa che ci condannavano. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nei Galati 3:13 Paolo afferma: “Cristo ci ha riscattato dalla maledizione della legge, diventando lui stesso maledizione per noi”. Pietro dice (1Pietro 2:24) “Cristo portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce”. Isaia dichiara: “il Signore fece ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti” (53:6). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Così la giustificazione, il perdono dei peccati, ci arriva perché Cristo portò i nostri peccati, la nostra maledizione e la nostra colpa e ci liberò dalla condanna. Ecco cosa significa essere giustificati “in virtù della redenzione realizzata da Gesù Cristo”. Siamo liberati dai loro castighi perché egli sostenne i loro castighi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Cristo soffrì solo una volta''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si prenda nota di questo: Egli soffre una volta sola. Egli non si è sacrificato più volte nella Cena del Signore o nella Messa come se il suo primo sacrificio fosse insufficiente: Il verso 9:26 degli Ebrei dice “Ora invece una volta sola, alla pienezza dei tempi, è apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso (cfr. Ebrei 7:27). E ancora nel verso 9:12 “non con sangue di capri e di vitelli, ma con il proprio sangue entrò una volta per sempre nel santuario, procurandoci così una redenzione eterna”. Questo è assolutamente cruciale per comprendere la gloria di quello che Dio fece per noi sulla croce. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vedete la connessione tra la morte una volta e per sempre di Cristo e la totalità dei vostri peccati e i peccati di tutto il popolo di Dio? Non sono alcuni peccati, o certi tipi di peccato, o solo i peccati passati, ma i peccati e il peccato che Dio toglie a tutto il suo popolo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi il perdono della giustificazione è il perdono di tutti i nostri peccati, passati, presenti e futuri. Questo è ciò che accadde quando Cristo morì. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''2. Riconosciuti giusti con una rettitudine aliena''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Essere giustificati significa essere riconosciuti giusti perchè la giustizia di Dio non è imputata o considerata nostra. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non siamo meramente perdonati e lasciati senza posizione davanti a Dio. Dio non solo mette da parte il nostro peccato, ma ci considera anche giusti e ci pone in una buona relazione con lui, donandoci la sua rettitudine. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La rettitudine di Dio attraverso la fede in Gesù''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si guardino i versi 21-22: Paolo ha appena detto nel verso 20 che nessun uomo può essere mai giustificato per le opere della legge. Nessuno può avere una buona relazione con Dio basandosi su sforzi legalistici. Poi afferma, per dimostrare come si ottiene la giustificazione, “Ora invece, indipendentemente dalla legge, si è manifestata la giustizia di Dio, testimoniata dalla legge e dai profeti; giustizia di Dio per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che credono”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Così anche se nessuno può essere giustificato dalle opere della legge, esiste una giustizia di Dio che si può ottenere tramite la fede in Gesù Cristo. Questo è quello che intendo quando dico che esere giustificato significa essere considerato giusto. La giustizia di Dio è considerata nostra per mezzo della fede. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando Gesù muore per dimostrare la giustizia di Dio, come abbiamo visto la settimana scorsa nei versi 25-26, Egli rende tale giustizia disponibile per i peccatori, come un regalo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se Cristo non fosse morto per dimostrare che Dio è giusto nel sorvolare sui peccati, la nostra condanna sarebbe l’unico modo di dimostrare la giustizia divina.Tutatvia Cristo morì e quindi la rettitudine divina non è una condanna ma un regalo di vita a tutti coloro che credono. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''2 Corinzi 5:21''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2 Corinzi 5:21 è uno dei passaggi più affascinanti su questo grande regalo di giustizia imputata. “Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cristo non conosceva il peccato, era un uomo perfetto e non peccò mai. Egli visse perfettamente per la gloria di Dio durante tutta la sua vita e anche la morte. Egli fù giusto a differenza di tutti noi che abbiamo peccato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, Dio, che ci scelse in Gesù Cristo prima della fondazione del mondo, ordinò che ci fosse uno scambio splendido: Egli fece che Cristo fosse il peccato, non un peccatore ma il peccato, il nostro peccato, la nostra colpa, il nostro castigo, la nostra separazione da Dio, la nostra ingiustizia. Egli prese la giustizia divina, che Cristo ha vendicato in modo così fantastico e ce la fece portare, indossare e possedere nel modo in cui Cristo ha fatto con il nostro peccato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il punto qui non è che Cristo si converte moralmente in un peccatore e noi ci convertiamo in giusti. Il punto è che Cristo porta un peccato estraneo e soffre per questo e che noi portiamo una giustizia estranea e viviamo grazie a essa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Bisogna assicurarsi di vederla come una realtà oggettiva esterna a noi stessi. Questa non è ancora la realtà della santificazione, il processo reale di divenire moralmente giusto è il modo di pensare, di sentire e di vivere. Anche ciò è un regalo (lo vedremo fra tre settimane) ma è basato su questo; prima di progredire nel vangelo ed essere parzialmente giusto bisogna credere che siamo riconosciuti come completamente giusti. In altre parole, l’unico peccato che si può superare praticamente nel potere di Dio è un peccato già perdonato. Il grandioso regalo della giustificazione procede e abilita il processo della santificazione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''3. Amati da Dio e trattati con grazia''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Essere giustificati significa essere amati da Dio e trattati con grazia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Cristo dimostra la misura dell’amore di Dio per noi''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se Dio non vi amasse non ci sarebbe alcun problema da risolvere tramite la morte del suo Figlio.Fù il suo amore per voi che lo fece sorvolare sui vostri peccati e lo fece apparire ingiusto. Se non vi amasse, avrebbe risolto il problema del peccato semplicemente condannando tutti noi alla distruzione e ciò avrebbe vendicato la sua giustizia; però non lo fece perchè Egli vi ama. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ciò è rappresentato meravigliosamente nei Romani 5:6–8: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
La speranza poi non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. Infatti, mentre noi eravamo ancora peccatori, Cristo morì per gli empi nel tempo stabilito.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Ciò che Dio sta dimostrando nella morte del Figlio non è solo la verità della sua rettitudine, ma anche la misura del suo amore. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''L’omaggio di Dio''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nei Romani 3:24 Paolo dice che siamo giustificati “gratuitamente per la sua grazia”. L’amore di Dio per i peccatori si esprime in regali di grazia, i quali vengono da parte della generosa bontà di Dio e non ad opera nostra o per merito. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il perdono dei peccati e la giustizia di Dio sono regali gratuiti e significa che non ci costano nulla perché costarono tutto a Cristo. Non possono essere guadagnati con opere, ereditati attraverso i genitori o assorbiti attraverso i sacramenti. Sono liberi, da ricevere attraverso la fede. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nei Romani 5:17 è così espresso: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Infatti, se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Il perdono dei peccati e la rettitudine di Dio sono omaggi della grazia che sgorga dall’amore di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Essere giustificati significa essere perdonati, essere riconosciuti giusti ed essere amati da Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''4. Protetti da Dio per sempre''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Infine, essere giustificati significa essere protetti da Dio per sempre. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La benedizione suprema è questa e Paolo la proclama nei Romani 8:30 “Quelli poi che ha predestinato li ha anche chiamati; quelli che ha chiamato li ha anche giustificati; quelli che &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
ha giustificato li ha anche glorificati”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se sei giustificato, sei glorificato. Raggiungerai la gloria che verrà e vivrai per sempre con Dio in gioia e santità. Perché ciò è così sicuro? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È sicuro perché la conseguenza della morte del Figlio di Dio è oggettiva, reale, definitiva e invincibile per il popolo di Dio. Ciò che si ottiene lo si ottiene per sempre. L’effetto del sangue di Cristo non è mutevole – ora si, ora no, ora si, ora no. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo è il significato del verso 32 “Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma l’ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui?”; quindi ci glorificherà! Si! Lo stesso sacrificio che assicura la nostra giustificazione, assicura la nostra glorificazione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se stamattina sei giustificato, sei lontano dall’accusa e dalla condanna. Nel verso 33 “Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio giustifica”. Vedi il punto: Se Dio ti ha giustificato attraverso la morte del Figlio, nessuno, né in cielo né in terra, né sottoterra, può accusarti con successo. Sarai glorificato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché? Perché sei senza peccato? No, perché sei giustificato dal sangue di Cristo.&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Tue, 14 Feb 2012 18:32:49 GMT</pubDate>			<dc:creator>Mollymullery</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Dio_giustific%C3%B2_gli_empi</comments>		</item>
		<item>
			<title>Dio giustificò gli empi</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Dio_giustific%C3%B2_gli_empi</link>
			<description>&lt;p&gt;Mollymullery: Creata pagina con '{{info|God Justified the Ungodly}}   Romani 3:21-4:8   Ora invece, indipendentemente dalla legge, si è manifestata la giustizia di Dio, testimoniata dalla legge e dai profeti; g...'&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|God Justified the Ungodly}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Romani 3:21-4:8 &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora invece, indipendentemente dalla legge, si è manifestata la giustizia di Dio, testimoniata dalla legge e dai profeti; giustizia di Dio per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che credono. E non c'è distinzione: tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, in virtù della redenzione realizzata da Cristo Gesù. Dio l’ha prestabilito a servire come strumento di espiazione per mezzo della fede, nel suo sangue, al fine di manifestare la sua giustizia, dopo la tolleranza usata verso i peccati passati, nel tempo della divina pazienza. Egli manifesta la sua giustizia nel tempo presente, per essere giusto e giustificare chi ha fede in Gesù. Dove sta dunque il vanto? Esso è stato escluso! Da quale legge? Da quella delle opere? No, ma dalla legge della fede. Noi riteniamo, infatti, che l'uomo sia giustificato per la fede indipendentemente dalle opere della legge. Forse Dio è Dio soltanto dei Giudei? Non lo è anche dei pagani? Certo, anche dei pagani! Poiché non c'è che un solo Dio, il quale giustificherà per la fede i circoncisi, e per mezzo della fede anche i non circoncisi. Togliamo dunque ogni valore alla legge mediante la fede? Nient'affatto, anzi confermiamo la legge. Che diremo dunque di Abramo, nostro antenato secondo la carne? Se, infatti, Abramo è stato giustificato per le opere, certo ha di che gloriarsi, ma non davanti a Dio. Ora, che cosa dice la Scrittura? Abramo ebbe fede in Dio e ciò gli fu accreditato come giustizia. A chi lavora, il salario non è calcolato come un dono, ma come debito; a chi invece non lavora, ma crede in colui che giustifichi l'empio, la sua fede gli è accreditata come giustizia Così, anche Davide proclama beato l'uomo a cui Dio accredita la giustizia indipendentemente dalle opere: Beati quelli le cui iniquità sono state perdonate e i peccati sono stati ricoperti; beato l'uomo al quale il Signore non mette in conto il peccato! &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La settimana scorsa ho cercato di dimostrare che il problema più profondo risolto dalla morte di Cristo era che egli stesso non è apparso giusto nel sorvolare su così tanti peccati che invece meritavano condanna. L’intero Vecchio Testamento è la testimonianza della verità che Dio è “lento all'ira e ricco di grazia e di fedeltà, che conserva il suo favore per mille generazioni, che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato” (Esodo 34:6–7). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Inoltre, ho detto che non sentiremo mai pienamente tale problema finché il nostro modo di pensare al peccato e alla rettitudine ha Dio come perno centrale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il peccato (Romani 3:23) non è principalmente un crimine verso l’uomo, bensì verso Dio. “Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio”. Peccare è valorizzare sempre qualcosa che è nel mondo più di Dio; significa minimizzare la sua gloria e disonorare il suo nome. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia l’integrità di Dio si mostra nel suo impegno a fare ciò che è corretto fino alla fine, ossia ingrandire l’onore del Suo nome e il valore della Sua gloria. La rettitudine è il contrario del peccato che minimizza il valore di Dio nello scegliere contro di lui; la &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
rettitudine ingrandisce il valore di Dio scegliendo per lui. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi, quando Dio tralascia i peccati e non punisce i peccatori in modo giusto appare scorretto. Sembra che Egli dica: il disprezzo del mio valore è insignificante; non è importante se si scredita la mia gloria; non importa se si disonora il mio nome. Se ciò fosse vero, Dio sarebbe ingiusto e noi non avremmo speranza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dio, invece, non ha voluto che fosse così. Egli espose il Figlio, Gesù Cristo, in modo tale che, tramite la sua morte, la giustizia di Dio poteva essere manifestata. La morte del figlio di Dio è la dichiarazione del valore che Dio dà alla Sua gloria, dell’odio che prova per il peccato e dell’amore che ha per i peccatori. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La giustificazione degli empi &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un’altra parola per esprimere questo trascurare i peccati che ha reso Dio ingiusto è “la giustificazione”- la giustificazione degli empi (Romani 4:5). È di questo che voglio parlare oggi e non solamente del fatto che Dio sorvolò sui peccati commessi molto tempo fa, ma che sorvolò anche sui peccati che noi, il suo popolo, abbiamo commesso ieri, oggi e commetteremo domani. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel verso 26 si dice che quando Gesù è morto accaddero due cose e non solamente una. “[La morte di Cristo] ha provato che Dio stesso è giusto e giustifica chi ha fede in Gesù”. Dio dimostra di essere giusto e i credenti sono giustificati. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oggi non voglio concentrarmi sull’atto soggettivo della fede per il quale riceviamo la giustificazione; voglio porre la nostra attenzione sull’opera soggettiva di Dio nella giustificazione perché credo che se ci concentriamo su questa grande opera, su ciò che Dio fa e non su ciò che Noi facciamo, troveremo la fede per riceverla, come una sorgente che sgorga nei nostri cuori. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Diamo uno sguardo a quello che la giustificazione significa per chi riceve il dono tramite la fede in Gesù. Ci sono quattro punti da osservare: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1. Essere perdonati per tutti i nostri peccati &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prima di tutto, essere giustificati significa essere perdonati per tutti i nostri peccati. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tutti i peccati - presenti, passati e futuri &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si guardi ai Romani 4: 5-8 dove Paolo spiega la verità della giustificazione citando il Vecchio Testamento. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
5) A chi invece non lavora, ma crede in colui che giustifica l'empio, la sua fede gli viene accreditata come giustizia. 6) Così anche Davide proclama beato l'uomo a cui Dio accredita la giustizia indipendentemente dalle opere: 7) Beati quelli le cui iniquità sono state perdonate e i peccati sono stati ricoperti; 8) beato l'uomo al quale il Signore non mette in conto il peccato”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo è semplicemente il nocciolo della giustificazione. Ci si diletti in queste tre grandi frasi nei versi 7-8 “le iniquità sono perdonate”, “i peccati sono ricoperti”, “il Signore non mette in conto il peccato”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È da notare che Paolo non limita il perdono dei nostri peccati commessi prima di credere, come se i peccati passati siano perdonati ma il futuro è in palio. Non è menzionato alcun limite del genere. La benedizione della giustificazione consiste nel fatto che le iniquità sono perdonate e i peccati coperti e “il Signore non metterà in conto il peccato”. È enunciato in forma assoluta e senza restrizioni. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché Cristo ha portato il nostro peccato e la nostra colpa &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come può farlo? Nei Romani 3:24 si dice che siamo giustificati “in virtù della redenzione realizzata da Cristo Gesù”. La parola “redenzione” significa liberarsi, sollevarsi o abbandonare la schiavitù o la reclusione. Il punto, quindi, è che quando Gesù muore per noi, egli ci libera dalla schiavitù dei nostri peccati. Egli ha rotto le catene della colpa che ci condannavano. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nei Galati 3:13 Paolo afferma: “Cristo ci ha riscattato dalla maledizione della legge, diventando lui stesso maledizione per noi”. Pietro dice (1Pietro 2:24) “Cristo portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce”. Isaia dichiara: “il Signore fece ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti” (53:6). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Così la giustificazione, il perdono dei peccati, ci arriva perché Cristo portò i nostri peccati, la nostra maledizione e la nostra colpa e ci liberò dalla condanna. Ecco cosa significa essere giustificati “in virtù della redenzione realizzata da Gesù Cristo”. Siamo liberati dai loro castighi perché egli sostenne i loro castighi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cristo soffrì solo una volta &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si prenda nota di questo: Egli soffre una volta sola. Egli non si è sacrificato più volte nella Cena del Signore o nella Messa come se il suo primo sacrificio fosse insufficiente: Il verso 9:26 degli Ebrei dice “Ora invece una volta sola, alla pienezza dei tempi, è apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso (cfr. Ebrei 7:27). E ancora nel verso 9:12 “non con sangue di capri e di vitelli, ma con il proprio sangue entrò una volta per sempre nel santuario, procurandoci così una redenzione eterna”. Questo è assolutamente cruciale per comprendere la gloria di quello che Dio fece per noi sulla croce. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vedete la connessione tra la morte una volta e per sempre di Cristo e la totalità dei vostri peccati e i peccati di tutto il popolo di Dio? Non sono alcuni peccati, o certi tipi di peccato, o solo i peccati passati, ma i peccati e il peccato che Dio toglie a tutto il suo popolo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi il perdono della giustificazione è il perdono di tutti i nostri peccati, passati, presenti e futuri. Questo è ciò che accadde quando Cristo morì. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2. Riconosciuti giusti con una rettitudine aliena &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Essere giustificati significa essere riconosciuti giusti perchè la giustizia di Dio non è imputata o considerata nostra. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non siamo meramente perdonati e lasciati senza posizione davanti a Dio. Dio non solo mette da parte il nostro peccato, ma ci considera anche giusti e ci pone in una buona relazione con lui, donandoci la sua rettitudine. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La rettitudine di Dio attraverso la fede in Gesù &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si guardino i versi 21-22: Paolo ha appena detto nel verso 20 che nessun uomo può essere mai giustificato per le opere della legge. Nessuno può avere una buona relazione con Dio basandosi su sforzi legalistici. Poi afferma, per dimostrare come si ottiene la giustificazione, “Ora invece, indipendentemente dalla legge, si è manifestata la giustizia di Dio, testimoniata dalla legge e dai profeti; giustizia di Dio per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che credono”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Così anche se nessuno può essere giustificato dalle opere della legge, esiste una giustizia di Dio che si può ottenere tramite la fede in Gesù Cristo. Questo è quello che intendo quando dico che esere giustificato significa essere considerato giusto. La giustizia di Dio è considerata nostra per mezzo della fede. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando Gesù muore per dimostrare la giustizia di Dio, come abbiamo visto la settimana scorsa nei versi 25-26, Egli rende tale giustizia disponibile per i peccatori, come un regalo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se Cristo non fosse morto per dimostrare che Dio è giusto nel sorvolare sui peccati, la nostra condanna sarebbe l’unico modo di dimostrare la giustizia divina.Tutatvia Cristo morì e quindi la rettitudine divina non è una condanna ma un regalo di vita a tutti coloro che credono. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2 Corinzi 5:21 &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2 Corinzi 5:21 è uno dei passaggi più affascinanti su questo grande regalo di giustizia imputata. “Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cristo non conosceva il peccato, era un uomo perfetto e non peccò mai. Egli visse perfettamente per la gloria di Dio durante tutta la sua vita e anche la morte. Egli fù giusto a differenza di tutti noi che abbiamo peccato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, Dio, che ci scelse in Gesù Cristo prima della fondazione del mondo, ordinò che ci fosse uno scambio splendido: Egli fece che Cristo fosse il peccato, non un peccatore ma il peccato, il nostro peccato, la nostra colpa, il nostro castigo, la nostra separazione da Dio, la nostra ingiustizia. Egli prese la giustizia divina, che Cristo ha vendicato in modo così fantastico e ce la fece portare, indossare e possedere nel modo in cui Cristo ha fatto con il nostro peccato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il punto qui non è che Cristo si converte moralmente in un peccatore e noi ci convertiamo in giusti. Il punto è che Cristo porta un peccato estraneo e soffre per questo e che noi portiamo una giustizia estranea e viviamo grazie a essa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Bisogna assicurarsi di vederla come una realtà oggettiva esterna a noi stessi. Questa non è ancora la realtà della santificazione, il processo reale di divenire moralmente giusto è il modo di pensare, di sentire e di vivere. Anche ciò è un regalo (lo vedremo fra tre settimane) ma è basato su questo; prima di progredire nel vangelo ed essere parzialmente giusto bisogna credere che siamo riconosciuti come completamente giusti. In altre parole, l’unico peccato che si può superare praticamente nel potere di Dio è un peccato già perdonato. Il grandioso regalo della giustificazione procede e abilita il processo della santificazione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
3. Amati da Dio e trattati con grazia &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Essere giustificati significa essere amati da Dio e trattati con grazia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cristo dimostra la misura dell’amore di Dio per noi &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se Dio non vi amasse non ci sarebbe alcun problema da risolvere tramite la morte del suo Figlio.Fù il suo amore per voi che lo fece sorvolare sui vostri peccati e lo fece apparire ingiusto. Se non vi amasse, avrebbe risolto il problema del peccato semplicemente condannando tutti noi alla distruzione e ciò avrebbe vendicato la sua giustizia; però non lo fece perchè Egli vi ama. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ciò è rappresentato meravigliosamente nei Romani 5:6–8: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La speranza poi non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. Infatti, mentre noi eravamo ancora peccatori, Cristo morì per gli empi nel tempo stabilito. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ciò che Dio sta dimostrando nella morte del Figlio non è solo la verità della sua rettitudine, ma anche la misura del suo amore. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’omaggio di Dio &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nei Romani 3:24 Paolo dice che siamo giustificati “gratuitamente per la sua grazia”. L’amore di Dio per i peccatori si esprime in regali di grazia, i quali vengono da parte della generosa bontà di Dio e non ad opera nostra o per merito. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il perdono dei peccati e la giustizia di Dio sono regali gratuiti e significa che non ci costano nulla perché costarono tutto a Cristo. Non possono essere guadagnati con opere, ereditati attraverso i genitori o assorbiti attraverso i sacramenti. Sono liberi, da ricevere attraverso la fede. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nei Romani 5:17 è così espresso: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Infatti, se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il perdono dei peccati e la rettitudine di Dio sono omaggi della grazia che sgorga dall’amore di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Essere giustificati significa essere perdonati, essere riconosciuti giusti ed essere amati da Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
4. Protetti da Dio per sempre &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Infine, essere giustificati significa essere protetti da Dio per sempre. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La benedizione suprema è questa e Paolo la proclama nei Romani 8:30 “Quelli poi che ha predestinato li ha anche chiamati; quelli che ha chiamato li ha anche giustificati; quelli che &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
ha giustificato li ha anche glorificati”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se sei giustificato, sei glorificato. Raggiungerai la gloria che verrà e vivrai per sempre con Dio in gioia e santità. Perché ciò è così sicuro? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È sicuro perché la conseguenza della morte del Figlio di Dio è oggettiva, reale, definitiva e invincibile per il popolo di Dio. Ciò che si ottiene lo si ottiene per sempre. L’effetto del sangue di Cristo non è mutevole – ora si, ora no, ora si, ora no. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo è il significato del verso 32 “Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma l’ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui?”; quindi ci glorificherà! Si! Lo stesso sacrificio che assicura la nostra giustificazione, assicura la nostra glorificazione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se stamattina sei giustificato, sei lontano dall’accusa e dalla condanna. Nel verso 33 “Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio giustifica”. Vedi il punto: Se Dio ti ha giustificato attraverso la morte del Figlio, nessuno, né in cielo né in terra, né sottoterra, può accusarti con successo. Sarai glorificato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché? Perché sei senza peccato? No, perché sei giustificato dal sangue di Cristo.&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Tue, 14 Feb 2012 18:21:39 GMT</pubDate>			<dc:creator>Mollymullery</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Dio_giustific%C3%B2_gli_empi</comments>		</item>
		<item>
			<title>Il piacere di Dio nell’Elezione</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Il_piacere_di_Dio_nell%E2%80%99Elezione</link>
			<description>&lt;p&gt;Mollymullery: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|The Pleasure of God in Election}} &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&amp;lt;br&amp;gt; '''Deuteronomio 10: 14-15''' Ecco, all’Eterno, al tuo Dio, appartengono i cieli, i cieli dei cieli, la terra e tutto quanto essa contiene; ma soltanto ne’ tuoi padri l’Eterno pose affezione, e li amò; e, dopo loro, fra tutti i popoli, scelse la loro progenie, cioè voi, come oggi si vede. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
'''Un riassunto della serie finora.''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel nostro studio sul piacere di Dio abbiamo visto che, fin dall’eternità, Dio è stato sommamente felice di essere nella confraternita della Trinità. Si è dilettato nel lanciare uno sguardo, per così dire, sull’infinito panorama delle sue perfezioni riflesse nel volto di suo Figlio. Fin dall’eternità, tra Dio il Padre e Dio il Figlio sono corsi un amore e una gioia così piena e completa, così carica dell’essenza di Dio, che si è mantenuta nel tempo, come una sola Persona in tutto e per tutto, lo Spirito Santo stesso. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se si potesse prendere l’energia dei miliardi di galassie nell’universo e misurarla, si otterrebbe una risposta che è semplicemente una vaga riverberazione dell’energia della gioia e dell’amore che aumenta, fluisce e s’innalza nel cuore uno e trino di Dio. Prima di esserci qualcosa all’infuori di Dio, Egli era sommamente felice nel suo singolo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In secondo luogo abbiamo visto che Dio era, quindi, indipendente e libero. Egli non ha alcuna necessità e per questo non può essere corrotto; Egli non ha alcuna imperfezione e quindi non può essere ricattato; Egli non ha imperfezioni e quindi non può essere obbligato o forzato. In altre parole, Egli è assolutamente libero e agisce come vuole per il suo buon piacere. “Il nostro Dio è nei cieli; Egli fa tutto ciò che gli piace”. (Salmo 115:3) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In terzo luogo, abbiamo visto che la creazione di questo spettacolare universo è lo sgorgare della generosità gaia di Dio. Egli non ha creato il mondo per compensare i propri difetti, bensì l’ha creato perché lo sgorgare è la vera natura della pienezza e il diffondersi è la natura dell’immensa gioia. Dio, quindi, ha gioito nel creare l’universo come conseguenza del piacere traboccante nella sua gloria. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La settimana scorsa abbiamo visto che nel mondo che Dio ha creato, la grande passione del suo cuore è di diffondere la sua reputazione. Più volte leggiamo nelle Scritture che Egli agisce per il bene del suo nome e il suo grande obiettivo è di ingrandire la sua fama, la rinomanza e l’onore del suo nome in tutto quello che Egli fa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se ci si ferma a pensare, questa è la cosa più affettuosa che Dio possa aver fatto, perché la grazia più grande che l’essere umano possa ricevere è conoscere e condividere nella gloria del Signore. Pertanto, quando Dio mira a rendere il suo glorioso nome conosciuto, ammirato, lodato e apprezzato tra tutte le persone, lingue, tribù e nazioni, Egli agisce nella grazia e nell’amore traboccante, perché questo, e solo questo, va a soddisfare i desideri del cuore umano. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Un popolo per lodare e proclamare Dio''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oggi portiamo il nostro studio un passo in avanti e scopriamo che il modo in cui Dio si propone di nominare la sua grazia gloriosa in tutto il mondo è di scegliere un popolo. Come Geremia afferma: “Poiché, come la cintura aderisce ai fianchi dell’uomo, così io avevo strettamente unita a me tutta la casa d’Israele e tutta la casa di Giuda, dice l’Eterno, perché fossero mio popolo, mia fama, mia lode, mia gloria; ma essi non han voluto dare ascolto”(Geremia 13:11). In altre parole, per ampliare il piacere che Dio possiede nel suo stesso nome, Egli nomina un popolo per apprezzare, lodare e proclamare quel nome. La Bibbia chiama queste persone “gli eletti” e stamattina vogliamo guardare a questo, il piacere di Dio nell’elezione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''L’Elezione d’Israele''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Inizieremo con l’elezione di Israele nel Vecchio Testamento per poi passare al Nuovo Testamento e vedere se la Chiesa gode di una simile stima. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel Deuteronomio 10: 14-15 si descrive il piacere che ha Dio nell’aver scelto Israele tra tutte le persone sulla Terra. &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;14) Ecco, all’Eterno, al tuo Dio, appartengono i cieli, i cieli dei cieli, la terra e tutto quanto essa contiene; 15) ma soltanto ne’ tuoi padri l’Eterno pose affezione, e li amò; e, dopo loro, fra tutti i popoli, scelse la loro progenie, cioè voi, come oggi si vede. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Ci sono due cose da notare. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La completa libertà di Dio''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per primo, si noti il contrasto tra i versi 14 e 15: perché Mosè descrive l’elezione d’Israele sullo sfondo della proprietà del mondo intero da parte di Dio? Il verso 14 dice: A Dio appartiene tutto in cielo e in terra, poi il verso 15 dice: Ma Egli scelse voi come propria progenie. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non è il caso di dissipare ogni nozione per la quale Dio era in qualche modo intrappolato nel dover scegliere questo popolo? Non è il caso di demolire il mito secondo il quale ogni popolo ha il suo Dio e questo Dio ha il diritto solo al proprio popolo e nient’altro? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi il punto di Mosè quando dice “A Dio appartiene tutto in cielo e in terra, assolutamente tutto, tuttavia ha scelto voi” è di chiarire agli Israeliti che Dio non era stato costretto a eleggerli. Egli aveva i diritti e i privilegi di scegliere appieno qualsiasi popolo sulla faccia della terra per i suoi scopi redentori. Quindi, quando Egli chiama se stesso “il loro Dio”, non vuole dire di essere alla pari delle divinità egizie o di Canaan, perché è a Lui che appartengono tali divinità e i loro popoli. Inoltre, se gli fosse piaciuto, avrebbe potuto scegliere un popolo totalmente differente per compiere i suoi propositi. Il motivo per cui i versi 14 e 15 sono insieme è di accentuare la libertà e i diritti universali e l’autorità di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Il modo in cui Dio esercita la sua libertà''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La seconda cosa da notare è nel versetto 15: il modo in cui Dio esercita la propria libertà è di “porre affezione nei suoi padri”. Questo significa che Dio sceglie liberamente di rendere Abramo, Isacco e Giacobbe gli oggetti del suo amore e della sua gioia. L’amore di Dio per i padri d’Israele era libero e misericordioso e non era obbligato dal fatto che i padri fossero ebrei o dalla loro virtù. Uno dei modi in cui Dio chiarisce ciò è la scelta di Isacco; Abramo ha due figli, Ismaele e Isacco, ma Dio sceglie solo uno di loro. Allo stesso modo, quando Isacco ha due figli, Giacobbe e Isaia, ancor prima che nascessero, Dio sceglie Giacobbe per continuare la linea dei suoi prescelti. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nella lettera ai Romani 9:10-13, Paolo accentua che la ragione di ciò è di mostrare che l’elezione di Dio è libera incondizionata. Non si basa su l’essere ebreo, sulla virtù o la fede; è libera e quindi completamente misericordiosa e magnanima. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Perché Dio amò Israele e lo scelse?''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il Deuteronomio 7: 6-8 accentua tale punto e Mosè descrive così l’elezione d’Israele: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
6)Poiché tu sei un popolo consacrato all’Eterno, ch’è l’Iddio tuo; l’Eterno, l’Iddio tuo, ti ha scelto per essere il suo tesoro particolare fra tutti i popoli che sono sulla faccia della terra. 7) L’Eterno ha riposto in voi la sua affezione [letteralmente: gioia] e vi ha scelti, non perché foste più numerosi di tutti gli altri popoli, ché anzi siete meno numerosi d’ogni altro popolo; 8) ma perché l’Eterno vi ama, perché ha voluto mantenere il giuramento fatto ai vostri padri, l’Eterno vi ha tratti fuori con mano potente e vi ha redenti dalla casa di schiavitù, dalla mano di Faraone, re d’Egitto.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Questo passaggio insegna nuovamente la libertà della grazia divina nell’amare e nello scegliere Israele. Si noti la domanda posta nel verso 7: Perché Dio “ha riposto in voi la sua affezione ( o gioia) e vi ha scelti?” Il verso 7 dice che non era per la loro grandezza; erano infatti molto piccoli, improbabili candidati nella scelta di Dio. Pertanto, perché Dio ha riposto in loro la sua affezione e li ha scelti? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Perché li amò''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il verso 8 ci dà due risposte. La prima: “È perché il signore vi ama”. Ci s ricordi adesso qual era la domanda nel verso 7. La domanda era: Perché il Signore ha riposto in voi la sua affezione? E la prima risposta d’Israele è: “Perché vi ama”. Egli vi ama perché vi ama. Questo è quello che voglio dire quando parlo della libertà di Dio e la libertà dell’amore che sceglie. Egli non ha riposto in loro affezione perché sono qualificati per avere il suo amore. Egli ama perché ama. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Per il giuramento fatto ai padri''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La seconda ragione è data de Mosè nel verso 8: perché Dio amò Israele e li ha scelti e li ha tirati fuori dall’Egitto? Egli afferma che Dio “ha voluto mantenere il giuramento fatto ai vostri padri” Ciò significa che, dopo tutto, la scelta di Dio di amare e salvare non era libera? Era destinato a salvarli? Non credo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il giuramento della benedizione (cui si fa riferimento nel verso 8) è stato donato ad Abramo in libertà divina. Fu confermato in libertà a Isacco e non Ismaele; e fu confermato in libertà a Giacobbe e non Isaia. Allo stesso modo Dio fu libero di scegliere di salvare, nel Mar Rosso, quella generazione ribelle o di lasciarli giustamente essere distrutti dal Faraone (Salmo 106: 7-8). La scelta di Dio di salvare Israele nel Mar Rosso e renderli un popolo terreno per il suo nome fu libera, misericordiosa e magnanima! Fu semplicemente un’estensione e la parziale realizzazione di quel primo e libero giuramento che Dio fece ad Abramo, Isacco e Giacobbe. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Il proposito divino nella propria glorificazione nell’elezione d’Israele''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Concludo, quindi, dal Deuteronomio 10: 14-15 e 7: 6-8 che il modo in cui Egli decise di fare un nome per la sua grazia gloriosa nel Vecchio Testamento fu di scegliere un popolo tra tutte le genti della terra e rendere quel popolo la teca del suo lavoro redentore. Si legge, quindi, in Isaia che Dio creò Israele “per la sua gloria” (43:7) e che li ha plasmati “per celebrare le [sue] lodi”. In altre parole, per aumentare il piacere che Dio ha nel suo stesso nome, egli sceglie un popolo per amare, apprezzare e proclamare quel nome. Dio ha quindi piacere nell’elezione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''L’elezione degli individui nella Chiesa''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che cosa succede ora nel Nuovo Testamento con la venuta del Cristo? Dio continua a gioire nell’elezione ma ci spostiamo in un periodo nel quale Israele, come popolo, non è più al centro del lavoro di Dio. Si rivolge ora ai Gentili e inizia a radunare un nuovo popolo, chiamato la Chiesa. Il suo lavoro con Israele non è finito, ma per adesso il punto centrale è quello della riunione delle nazioni. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dato che la Chiesa non è un gruppo etnico, come lo era Israele, Dio non elegge un’intera nazione per scopi terreni, come ha fatto con Israele nel Mar Rosso. Il Nuovo Testamento, invece, parla dell’elezione come la scelta divina d’individui che credano e che diventino parte del popolo redento di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La gioia della Trinità''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Guardiamo prima a Luca 10:12. La ragione per cui ho scelto questo verso è perché è uno dei due passi del Nuovo Testamento dove si dice che Gesù gioisce, e il tema di oggi è il piacere o la gioia di Dio nell’elezione. I settanta discepoli sono appena tornati dal predicare e riferiscono il loro successo a Gesù. Nel versetto 21 Luca dice: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
In quella stessa ora, Gesù giubilò per lo Spirito Santo, e disse, “Io ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascoste queste cose ai savi e agl’intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli fanciulli! Sì, o Padre, perché così ti è piaciuto”[letteralmente: per questo ti fu ben gradito].&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
È da notare che qui gioiscono tutti e tre i membri della Trinità: Gesù sta godendo nello Spirito Santo e credo significhi che lo Spirito Santo lo riempi e lo porti a gioire. Poi, alla fine del verso, è descritto il piacere di Dio il Padre: “Si, o Padre, perché così ti è piaciuto”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora, cos’è che tiene la Trinità insieme in tripudio in questo luogo? È il libero amore elettivo di Dio di nascondere le cose all’élite intellettuale e rivelarle ai bambini. Che cos’è che il Padre nasconde ad alcuni e rivela ad altri? Il verso 22 dà la risposta: “Nessuno conosce chi è il Figliuolo, se non il Padre; né chi è il Padre, se non il Figliuolo e colui al quale il Figliuolo voglia rivelarlo”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando i settanta discepoli ritornarono dalla loro missione evangelista e fecero la cronaca a Gesù, Egli e lo Spirito Santo godono del fatto che Dio il Padre ha scelto, secondo il suo piacere e aprirà gli occhi sulla realtà spirituale del Figlio (cfr. v. 23). Sono felici che Dio abbia preso l'iniziativa di scegliere un popolo e che dipende fondamentalmente dal suo buon piacere. Dio il Padre e Dio lo Spirito Santo sono così desiderosi di esaltare il Padre che gioiscono quando Egli esercita la sua saggezza, potere e grazia nello scegliere un popolo in un modo che confonderà tutte le aspettative del mondo concentrate nel genero umano. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I saggi sono ignorati nella sua arroganza e i bambini, i deboli e gli indifesi, sono sorpresi con favore divino. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le cose sono differenti da quello che il mondo spera: la saggezza dell'uomo è denigrata e la libertà della grazia di Dio è esaltata quando i primi candidati del mondo sono scavalcati e Dio sorprende tutti scegliendo i bambini. Questo è quello che fa gioire Gesù e lo Spirito Santo, l'umiliazione dell'arroganza umana e l'esaltazione delle libertà e della grazia di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''I due obbiettivi di Dio nell'elezione''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo è esattamente ciò che accentua Paolo quando descrive l'elezione di Dio nella formazione della Chiesa nella prima lettera ai Corinzi 1: 26-31. Si ascolti attentamente: Cos’è che viene opposto e cosa è promosso nell'elezione descritta in questi versi? &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Infatti, fratelli, guardate la vostra vocazione[!]: non ci son tra voi molti savi secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili; ma Dio ha scelto le cose pazze del mondo per svergognare i savi; e Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le e Dio ha scelto le cose ignobili del mondo, e le cose sprezzate, anzi le cose che non sono, per ridurre al niente le cose che sono affinché nessuna carne si glori nel cospetto di Dio.&amp;amp;nbsp;E a lui voi dovete d’essere in Cristo Gesù, il quale ci è stato fatto da Dio sapienza, e giustizia, e santificazione, e redenzione, affinché, com’è scritto: Chi si gloria, si glori nel Signore.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
L'idea è simile a quella di Luca, 10:21. Dio sceglie liberamente chi apparterrà al proprio popolo, e lo fa in modo da ottenere due cose, che sono i due lati della stessa moneta. Nel verso 29, l'obiettivo dell'elezione è che &amp;quot;nessuno debba ostentare innanzi a Dio&amp;quot;. L'obiettivo di Dio è di eliminare tutta l'arroganza umana, la totale autosufficienza, e la totale ostentazione nell'essere umano. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il secondo obiettivo di Dio nell'elezione e l'altro lato della moneta, si legge nel versetto 31: &amp;quot; Chi si gloria, si glori nel Signore&amp;quot;. In altre parole, l'obiettivo è di lasciare tutta la vanagloria all'uomo e centrare tutta la gloria in Dio, di umiliare l'uomo e di esaltare Dio, di far vedere all'uomo la sua dipendenza assoluta dalla misericordia di Dio e ingrandire la gloria della grazia libera. Questa è la ragione per la quale Dio ha piacere nell'elezione: perché ingrandisce il suo nome! &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''L’atto d’amore più prezioso dell’universo''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si noti che chi sa di essere peccatori, irreligiosi, deboli e incapaci di salvare se stessi valuteranno la grazia elettiva di Dio come l’atto d’amore più prezioso dell’universo; essi sono coloro che hanno visto in Gesù un Salvatore autosufficiente, e per grazia divina sono stati portati a deporre in lui la propria vita, speranza e l’hanno seguito. Essi diranno con l’apostolo Paolo nella lettera ai Romani 8: “Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto?… Chi ci separerà dall’amore di Cristo?”.&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 20:37:42 GMT</pubDate>			<dc:creator>Mollymullery</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Il_piacere_di_Dio_nell%E2%80%99Elezione</comments>		</item>
		<item>
			<title>Il piacere di Dio nell’Elezione</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Il_piacere_di_Dio_nell%E2%80%99Elezione</link>
			<description>&lt;p&gt;Mollymullery: Creata pagina con '{{info|The Pleasure of God in Election}}  &amp;lt;blockquote&amp;gt; &amp;lt;br&amp;gt; '''Deuteronomio 10: 14-15'''  Ecco, all’Eterno, al tuo Dio, appartengono i cieli, i cieli dei cieli, la terra e tutt...'&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|The Pleasure of God in Election}} &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; '''Deuteronomio 10: 14-15'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco, all’Eterno, al tuo Dio, appartengono i cieli, i cieli dei cieli, la terra e tutto quanto essa contiene; ma soltanto ne’ tuoi padri l’Eterno pose affezione, e li amò; e, dopo loro, fra tutti i popoli, scelse la loro progenie, cioè voi, come oggi si vede.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
'''Un riassunto della serie finora.''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel nostro studio sul piacere di Dio abbiamo visto che, fin dall’eternità, Dio è stato sommamente felice di essere nella confraternita della Trinità. Si è dilettato nel lanciare uno sguardo, per così dire, sull’infinito panorama delle sue perfezioni riflesse nel volto di suo Figlio. Fin dall’eternità, tra Dio il Padre e Dio il Figlio sono corsi un amore e una gioia così piena e completa, così carica dell’essenza di Dio, che si è mantenuta nel tempo, come una sola Persona in tutto e per tutto, lo Spirito Santo stesso. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se si potesse prendere l’energia dei miliardi di galassie nell’universo e misurarla, si otterrebbe una risposta che è semplicemente una vaga riverberazione dell’energia della gioia e dell’amore che aumenta, fluisce e s’innalza nel cuore uno e trino di Dio. Prima di esserci qualcosa all’infuori di Dio, Egli era sommamente felice nel suo singolo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In secondo luogo abbiamo visto che Dio era, quindi, indipendente e libero. Egli non ha alcuna necessità e per questo non può essere corrotto; Egli non ha alcuna imperfezione e quindi non può essere ricattato; Egli non ha imperfezioni e quindi non può essere obbligato o forzato. In altre parole, Egli è assolutamente libero e agisce come vuole per il suo buon piacere. “Il nostro Dio è nei cieli; Egli fa tutto ciò che gli piace”. (Salmo 115:3) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In terzo luogo, abbiamo visto che la creazione di questo spettacolare universo è lo sgorgare della generosità gaia di Dio. Egli non ha creato il mondo per compensare i propri difetti, bensì l’ha creato perché lo sgorgare è la vera natura della pienezza e il diffondersi è la natura dell’immensa gioia. Dio, quindi, ha gioito nel creare l’universo come conseguenza del piacere traboccante nella sua gloria. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La settimana scorsa abbiamo visto che nel mondo che Dio ha creato, la grande passione del suo cuore è di diffondere la sua reputazione. Più volte leggiamo nelle Scritture che Egli agisce per il bene del suo nome e il suo grande obiettivo è di ingrandire la sua fama, la rinomanza e l’onore del suo nome in tutto quello che Egli fa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se ci si ferma a pensare, questa è la cosa più affettuosa che Dio possa aver fatto, perché la grazia più grande che l’essere umano possa ricevere è conoscere e condividere nella gloria del Signore. Pertanto, quando Dio mira a rendere il suo glorioso nome conosciuto, ammirato, lodato e apprezzato tra tutte le persone, lingue, tribù e nazioni, Egli agisce nella grazia e nell’amore traboccante, perché questo, e solo questo, va a soddisfare i desideri del cuore umano. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Un popolo per lodare e proclamare Dio''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oggi portiamo il nostro studio un passo in avanti e scopriamo che il modo in cui Dio si propone di nominare la sua grazia gloriosa in tutto il mondo è di scegliere un popolo. Come Geremia afferma: “Poiché, come la cintura aderisce ai fianchi dell’uomo, così io avevo strettamente unita a me tutta la casa d’Israele e tutta la casa di Giuda, dice l’Eterno, perché fossero mio popolo, mia fama, mia lode, mia gloria; ma essi non han voluto dare ascolto”(Geremia 13:11). In altre parole, per ampliare il piacere che Dio possiede nel suo stesso nome, Egli nomina un popolo per apprezzare, lodare e proclamare quel nome. La Bibbia chiama queste persone “gli eletti” e stamattina vogliamo guardare a questo, il piacere di Dio nell’elezione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''L’Elezione d’Israele''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Inizieremo con l’elezione di Israele nel Vecchio Testamento per poi passare al Nuovo Testamento e vedere se la Chiesa gode di una simile stima. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel Deuteronomio 10: 14-15 si descrive il piacere che ha Dio nell’aver scelto Israele tra tutte le persone sulla Terra. &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
14) Ecco, all’Eterno, al tuo Dio, appartengono i cieli, i cieli dei cieli, la terra e tutto quanto essa contiene; 15) ma soltanto ne’ tuoi padri l’Eterno pose affezione, e li amò; e, dopo loro, fra tutti i popoli, scelse la loro progenie, cioè voi, come oggi si vede.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Ci sono due cose da notare. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La completa libertà di Dio''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per primo, si noti il contrasto tra i versi 14 e 15: perché Mosè descrive l’elezione d’Israele sullo sfondo della proprietà del mondo intero da parte di Dio? Il verso 14 dice: A Dio appartiene tutto in cielo e in terra, poi il verso 15 dice: Ma Egli scelse voi come propria progenie. Non è il caso di dissipare ogni nozione per la quale Dio era in qualche modo intrappolato nel dover scegliere questo popolo? Non è il caso di demolire il mito secondo il quale ogni popolo ha il suo Dio e questo Dio ha il diritto solo al proprio popolo e nient’altro? Quindi il punto di Mosè quando dice “A Dio appartiene tutto in cielo e in terra, assolutamente tutto, tuttavia ha scelto voi” è di chiarire agli Israeliti che Dio non era stato costretto a eleggerli. Egli aveva i diritti e i privilegi di scegliere appieno qualsiasi popolo sulla faccia della terra per i suoi scopi redentori. Quindi, quando Egli chiama se stesso “il loro Dio”, non vuole dire di essere alla pari delle divinità egizie o di Canaan, perché è a Lui che appartengono tali divinità e i loro popoli. Inoltre, se gli fosse piaciuto, avrebbe potuto scegliere un popolo totalmente differente per compiere i suoi propositi. Il motivo per cui i versi 14 e 15 sono insieme è di accentuare la libertà e i diritti universali e l’autorità di Dio. Il modo in cui Dio esercita la sua libertà La seconda cosa da notare è nel versetto 15: il modo in cui Dio esercita la propria libertà è di “porre affezione nei suoi padri”. Questo significa che Dio sceglie liberamente di rendere Abramo, Isacco e Giacobbe gli oggetti del suo amore e della sua gioia. L’amore di Dio per i padri d’Israele era libero e misericordioso e non era obbligato dal fatto che i padri fossero ebrei o dalla loro virtù. Uno dei modi in cui Dio chiarisce ciò è la scelta di Isacco; Abramo ha due figli, Ismaele e Isacco, ma Dio sceglie solo uno di loro. Allo stesso modo, quando Isacco ha due figli, Giacobbe e Isaia, ancor prima che nascessero, Dio sceglie Giacobbe per continuare la linea dei suoi prescelti. Nella lettera ai Romani 9:10-13, Paolo accentua che la ragione di ciò è di mostrare che l’elezione di Dio è libera incondizionata. Non si basa su l’essere ebreo, sulla virtù o la fede; è libera e quindi completamente misericordiosa e magnanima. Perché Dio amò Israele e lo scelse? Il Deuteronomio 7: 6-8 accentua tale punto e Mosè descrive così l’elezione d’Israele: 6)Poiché tu sei un popolo consacrato all’Eterno, ch’è l’Iddio tuo; l’Eterno, l’Iddio tuo, ti ha scelto per essere il suo tesoro particolare fra tutti i popoli che sono sulla faccia della terra. 7) L’Eterno ha riposto in voi la sua affezione [letteralmente: gioia] e vi ha scelti, non perché foste più numerosi di tutti gli altri popoli, ché anzi siete meno numerosi d’ogni altro popolo; 8) ma perché l’Eterno vi ama, perché ha voluto mantenere il giuramento fatto ai vostri padri, l’Eterno vi ha tratti fuori con mano potente e vi ha redenti dalla casa di schiavitù, dalla mano di Faraone, re d’Egitto. Questo passaggio insegna nuovamente la libertà della grazia divina nell’amare e nello scegliere Israele. Si noti la domanda posta nel verso 7: Perché Dio “ha riposto in voi la sua affezione ( o gioia) e vi ha scelti?” Il verso 7 dice che non era per la loro grandezza; erano infatti molto piccoli, improbabili candidati nella scelta di Dio. Pertanto, perché Dio ha riposto in loro la sua affezione e li ha scelti? Perché li amò Il verso 8 ci dà due risposte. La prima: “È perché il signore vi ama”. Ci s ricordi adesso qual era la domanda nel verso 7. La domanda era: Perché il Signore ha riposto in voi la sua affezione? E la prima risposta d’Israele è: “Perché vi ama”. Egli vi ama perché vi ama. Questo è quello che voglio dire quando parlo della libertà di Dio e la libertà dell’amore che sceglie. Egli non ha riposto in loro affezione perché sono qualificati per avere il suo amore. Egli ama perché ama. Per il giuramento fatto ai padri La seconda ragione è data de Mosè nel verso 8: perché Dio amò Israele e li ha scelti e li ha tirati fuori dall’Egitto? Egli afferma che Dio “ha voluto mantenere il giuramento fatto ai vostri padri” Ciò significa che, dopo tutto, la scelta di Dio di amare e salvare non era libera? Era destinato a salvarli? Non credo. Il giuramento della benedizione (cui si fa riferimento nel verso 8) è stato donato ad Abramo in libertà divina. Fu confermato in libertà a Isacco e non Ismaele; e fu confermato in libertà a Giacobbe e non Isaia. Allo stesso modo Dio fu libero di scegliere di salvare, nel Mar Rosso, quella generazione ribelle o di lasciarli giustamente essere distrutti dal Faraone (Salmo 106: 7-8). La scelta di Dio di salvare Israele nel Mar Rosso e renderli un popolo terreno per il suo nome fu libera, misericordiosa e magnanima! Fu semplicemente un’estensione e la parziale realizzazione di quel primo e libero giuramento che Dio fece ad Abramo, Isacco e Giacobbe. Il proposito divino nella propria glorificazione nell’elezione d’Israele Concludo, quindi, dal Deuteronomio 10: 14-15 e 7: 6-8 che il modo in cui Egli decise di fare un nome per la sua grazia gloriosa nel Vecchio Testamento fu di scegliere un popolo tra tutte le genti della terra e rendere quel popolo la teca del suo lavoro redentore. Si legge, quindi, in Isaia che Dio creò Israele “per la sua gloria” (43:7) e che li ha plasmati “per celebrare le [sue] lodi”. In altre parole, per aumentare il piacere che Dio ha nel suo stesso nome, egli sceglie un popolo per amare, apprezzare e proclamare quel nome. Dio ha quindi piacere nell’elezione. L’elezione degli individui nella Chiesa Che cosa succede ora nel Nuovo Testamento con la venuta del Cristo? Dio continua a gioire nell’elezione ma ci spostiamo in un periodo nel quale Israele, come popolo, non è più al centro del lavoro di Dio. Si rivolge ora ai Gentili e inizia a radunare un nuovo popolo, chiamato la Chiesa. Il suo lavoro con Israele non è finito, ma per adesso il punto centrale è quello della riunione delle nazioni. Dato che la Chiesa non è un gruppo etnico, come lo era Israele, Dio non elegge un’intera nazione per scopi terreni, come ha fatto con Israele nel Mar Rosso. Il Nuovo Testamento, invece, parla dell’elezione come la scelta divina d’individui che credano e che diventino parte del popolo redento di Dio. La gioia della Trinità Guardiamo prima a Luca 10:12. La ragione per cui ho scelto questo verso è perché è uno dei due passi del Nuovo Testamento dove si dice che Gesù gioisce, e il tema di oggi è il piacere o la gioia di Dio nell’elezione. I settanta discepoli sono appena tornati dal predicare e riferiscono il loro successo a Gesù. Nel versetto 21 Luca dice: In quella stessa ora, Gesù giubilò per lo Spirito Santo, e disse, “Io ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascoste queste cose ai savi e agl’intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli fanciulli! Sì, o Padre, perché così ti è piaciuto”[letteralmente: per questo ti fu ben gradito]. È da notare che qui gioiscono tutti e tre i membri della Trinità: Gesù sta godendo nello Spirito Santo e credo significhi che lo Spirito Santo lo riempi e lo porti a gioire. Poi, alla fine del verso, è descritto il piacere di Dio il Padre: “Si, o Padre, perché così ti è piaciuto”. Ora, cos’è che tiene la Trinità insieme in tripudio in questo luogo? È il libero amore elettivo di Dio di nascondere le cose all’élite intellettuale e rivelarle ai bambini. Che cos’è che il Padre nasconde ad alcuni e rivela ad altri? Il verso 22 dà la risposta: “Nessuno conosce chi è il Figliuolo, se non il Padre; né chi è il Padre, se non il Figliuolo e colui al quale il Figliuolo voglia rivelarlo”. Quando i settanta discepoli ritornarono dalla loro missione evangelista e fecero la cronaca a Gesù, Egli e lo Spirito Santo godono del fatto che Dio il Padre ha scelto, secondo il suo piacere e aprirà gli occhi sulla realtà spirituale del Figlio (cfr. v. 23). Sono felici che Dio abbia preso l'iniziativa di scegliere un popolo e che dipende fondamentalmente dal suo buon piacere. Dio il Padre e Dio lo Spirito Santo sono così desiderosi di esaltare il Padre che gioiscono quando Egli esercita la sua saggezza, potere e grazia nello scegliere un popolo in un modo che confonderà tutte le aspettative del mondo concentrate nel genero umano. I saggi sono ignorati nella sua arroganza e i bambini, i deboli e gli indifesi, sono sorpresi con favore divino. Le cose sono differenti da quello che il mondo spera: la saggezza dell'uomo è denigrata e la libertà della grazia di Dio è esaltata quando i primi candidati del mondo sono scavalcati e Dio sorprende tutti scegliendo i bambini. Questo è quello che fa gioire Gesù e lo Spirito Santo, l'umiliazione dell'arroganza umana e l'esaltazione delle libertà e della grazia di Dio. I due obbiettivi di Dio nell'elezione &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo è esattamente ciò che accentua Paolo quando descrive l'elezione di Dio nella formazione della Chiesa nella prima lettera ai Corinzi 1: 26-31. Si ascolti attentamente: Cos’è che viene opposto e cosa è promosso nell'elezione descritta in questi versi? Infatti, fratelli, guardate la vostra vocazione[!]: non ci son tra voi molti savi secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili; ma Dio ha scelto le cose pazze del mondo per svergognare i savi; e Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le e Dio ha scelto le cose ignobili del mondo, e le cose sprezzate, anzi le cose che non sono, per ridurre al niente le cose che sono affinché nessuna carne si glori nel cospetto di Dio. E a lui voi dovete d’essere in Cristo Gesù, il quale ci è stato fatto da Dio sapienza, e giustizia, e santificazione, e redenzione, affinché, com’è scritto: Chi si gloria, si glori nel Signore. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'idea è simile a quella di Luca, 10:21. Dio sceglie liberamente chi apparterrà al proprio popolo, e lo fa in modo da ottenere due cose, che sono i due lati della stessa moneta. Nel verso 29, l'obiettivo dell'elezione è che &amp;quot;nessuno debba ostentare innanzi a Dio&amp;quot;. L'obiettivo di Dio è di eliminare tutta l'arroganza umana, la totale autosufficienza, e la totale ostentazione nell'essere umano. Il secondo obiettivo di Dio nell'elezione e l'altro lato della moneta, si legge nel versetto 31: &amp;quot; Chi si gloria, si glori nel Signore&amp;quot;. In altre parole, l'obiettivo è di lasciare tutta la vanagloria all'uomo e centrare tutta la gloria in Dio, di umiliare l'uomo e di esaltare Dio, di far vedere all'uomo la sua dipendenza assoluta dalla misericordia di Dio e ingrandire la gloria della grazia libera. Questa è la ragione per la quale Dio ha piacere nell'elezione: perché ingrandisce il suo nome! L’atto d’amore più prezioso dell’universo Si noti che chi sa di essere peccatori, irreligiosi, deboli e incapaci di salvare se stessi valuteranno la grazia elettiva di Dio come l’atto d’amore più prezioso dell’universo; essi sono coloro che hanno visto in Gesù un Salvatore autosufficiente, e per grazia divina sono stati portati a deporre in lui la propria vita, speranza e l’hanno seguito. Essi diranno con l’apostolo Paolo nella lettera ai Romani 8: “Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto?… Chi ci separerà dall’amore di Cristo?”.&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 20:25:34 GMT</pubDate>			<dc:creator>Mollymullery</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Il_piacere_di_Dio_nell%E2%80%99Elezione</comments>		</item>
		<item>
			<title>La caduta di Satana e la vittoria di Cristo</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/La_caduta_di_Satana_e_la_vittoria_di_Cristo</link>
			<description>&lt;p&gt;Mollymullery: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|The Fall of Satan and the Victory of Christ}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Genesi 3:1-45''' &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;Ora il serpente era più astuto di ogni altro animale dei campi che il SIGNOR Iddio aveva creato. Esso disse alla donna, “Davvero Dio vi ha detto, ‘Non dovete mangiare da nessun albero nel giardino’?” 2 E la donna disse al serpente, “Possiamo mangiare del frutto degli alberi del giardino, 3 ma Iddio ha detto, ‘Non dovete mangiare del frutto dell’albero che si trova al centro del giardino, e non dovete nemmeno toccarlo, se no morirete’.” 4 Ma il serpente disse alla donna, “Voi non morirete affatto. 5 Ma Dio sa che quando mangerete quel frutto i vostri occhi si apriranno, e voi sarete come Dio, avendo la conoscenza del bene e del male.” 6 Così quando la donna vide che l’albero era buono per mangiare, e che era bello da guardare, e che l’albero era desiderabile per diventare saggi, lei prese i suoi frutti e ne mangiò, e ne diede anche a suo marito che era con lei. E lui ne mangiò. 7 Allora gli occhi di entrambe si aprirono, e si accorsero che erano nudi. Cucirono insieme delle foglie di fico e si coprirono. 8 E sentirono la voce di Dio che camminava nel giardino quando l’aria del giorno si stava rinfrescando, e l’uomo e sua moglie si nascosero dalla presenza del SIGNOR Iddio fra gli alberi del giardino. 9 Ma il SIGNOR Iddio chiamò l’uomo e gli disse, “Dove sei?” 10 E lui disse, “Ho sentito la tua voce nel giardino, e ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto.” 11 Lui disse, “Chi ti ha detto che sei nudo? Hai mangiato del frutto dell’albero del quale ti avevo comandato di non mangiare?” 12 L’uomo disse, “La donna che mi hai dato accanto, lei mi ha dato il frutto dell’albero, e io l’ho mangiato.” 13 Allora il SIGNOR Iddio disse alla donna, “Cos’è questo che hai fatto?” La donna disse, “il serpente mi ha raggirata, e io ho mangiato.” 14 Il SIGNOR Iddio disse al serpente, “Poiché tu hai fatto questo, sarai maledetto fra tutte le bestie e &amp;amp;nbsp;fra ogni animale del campo; &amp;amp;nbsp;striscerai sul tuo ventre, e mangerai polvere tutti i giorni della tua vita. 15 Io metterò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua prole e la sua prole; essa schiaccerà la tua testa, e tu ferirai il suo calcagno.” &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Quando arriviamo al terzo libro della Genesi, sembra che tutto va bene. La Genesi 1:31 dice, “Dio vide tutto ciò che aveva fatto, e vide che era tutto buono.” Dio non creò nulla di malvagio. Tutto era perfetto. &amp;amp;nbsp; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Poi improvvisamente quando inizia il terzo capitolo, c’è questo serpente. E lui è chiaramente il male. Lui mette la parola di Dio in discussione. Verso 1: “Davvero Dio vi ha detto, ‘Non dovete mangiare da nessun albero nel giardino’?” È subdolo, ingannevole e distruttivo. Dio ha detto nella Genesi 2:17, “Il giorno che ne mangerai [di quest’albero] sicuramente morirai”. Ma il serpente &amp;amp;nbsp;dice nel verso 4: “Voi non morirete affatto. Ma Dio sa che quando mangerete quel frutto i vostri occhi si apriranno, e voi sarete come Dio, avendo la conoscenza del bene e del male.” Perciò, Gesù dice di esso in Giovanni 8:44 che è sia un bugiardo sia un assassino. “Egli è stato un assassino fin dal principio, e non ha nulla a che fare con la verità, perché non c’è verità in lui. Quando mente, parla del suo carattere, perché è un bugiardo ed è il padre delle bugie.” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Satana, Quell’Antico Serpente''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chi è il serpente? La risposta più esauriente è data nell’Apocalisse 12:9 “Il gran dragone fu gettato giù, quell’antico serpente, che è chiamato diavolo e Satana, il seduttore del mondo intero—fu gettato sulla Terra, e i suoi angeli furono gettati con lui.” Così il serpente nel giardino è il diavolo (che significa ''calunniatore''), e Satana (che significa ''accusatore''), e il seduttore del mondo intero. Gesù lo chiamò “il maligno” (Matteo 13:19) e “il dominatore del mondo” (Giovanni 12:31; 14:30; 16:11). I farisei lo chiamano “Beelzebul, il principe dei demoni” (Matteo 12:24). Paolo lo chiama “il dio di questo secolo” (2 Corinzi 4:4) e gli efesini “il principe della potenza dell’aria” (Efesini 2:2). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo è ciò che troviamo nel terzo libro della Genesi. Lui è già male, già un seduttore, già un assassino quando compare nel giardino di Dio. Nel verso 15, Dio parla al serpente e fa un giuramento su di lui: “Io metterò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua prole e la sua prole; essa schiaccerà la tua testa, e tu ferirai il suo calcagno.” È da notare che in un primo momento sembra come se il conflitto sarà fra due stirpi: “fra la tua prole e la sua prole”. Ma nelle parole successive è detto qualcosa di diverso: “Essa schiaccerà la tua testa.” Chi è “essa”? Risposta: la prole della donna. Chi è la “tua” (“essa schiaccerà la tua testa”)? Risposta: il serpente stesso, non la sua prole. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La Disfatta di Satana alla Croce''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il giorno sta per arrivare, dice Dio, quando tu (non solo la tua prole) sarai sconfitto e scacciato dalla Terra. La prole di questa donna ti schiaccerà (Romani 16:20 e Ebrei 2:14). Quel colpo decisivo fu sferrato dalla prole perfetta della donna, Gesù Cristo, quando morì sulla croce. Questo è uno dei motivi per i quali il Figlio eterno di Dio doveva diventare un uomo — perché era la prole della donna che avrebbe schiacciato Satana. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Colossesi 2:14-15 descrivono ciò che fece Dio per coloro che credevano in suo Figlio, quando morì sulla croce: “[Il registro dei debiti che si ergeva contro di noi] lo mise da parte, inchiodandolo alla croce. Disarmò i governanti e le autorità e li mise in chiaro imbarazzo, trionfando su di loro in lui.” Quando Cristo è morto per i nostri peccati, Satana è stato disarmato e sconfitto. L’unica arma eternamente distruttiva che aveva gli fu strappata dalle mani — ossia, la sua accusa innanzi a Dio che noi siamo colpevoli e che dobbiamo soffrire con lui. Quando Cristo è morto quell’accusa è stata annullata. Tutti coloro che si affideranno a Cristo non soffriranno mai. Satana non può separarli dall’amore di Dio in Cristo (Romani 8:37-39). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''L’Insurrezione di Satana''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il problema che esige una risposta è: Da dove è venuto Satana? E perché Dio tollera la sua attività criminale? Nella Genesi egli appare appena. Fra la perfezione descritta nella Genesi 1:31 (“ecco, era molto buono”) e la comparsa del male nel terzo libro della Genesi, accade qualcosa. La creazione perfetta era stata corrotta. Il piccolo libro di Giuda e 2 Pietro nel Nuovo Testamento ci forniscono degli indizi su quello che è successo. In Giuda 1:6 leggiamo, “Lui tenne in catene eterne nelle tenebre oscure fino al grande giorno del giudizio gli angeli che non conservarono la loro posizione di autorità, ma lasciarono la loro dimora.” E in 2 Pietro 2:4 leggiamo, “Dio non risparmiò gli angeli che avevano peccato, ma li gettò nell’inferno e li vincolò a delle catene nelle tenebre oscure da tenere fino al giudizio.” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sembra poi che una volta ci fosse una schiera di angeli santi. E qualcuno di loro, incluso Satana “peccò”, o come leggiamo in Giuda 1:6 “non conservarono la propria posizione d’autorità.” In altre parole, il peccato era una specie d’insurrezione. Un desiderio di maggior potere e maggior autorità di quella data loro da Dio e per Dio. Così Satana nasce come un angelo creato che, assieme agli altri angeli, si ribellano contro Dio, lo rifiutano come il loro unico re di completa soddisfazione e gioia e percorrono un cammino di auto-esaltazione e di presunta auto-determinazione. Loro non vogliono essere subordinati. Non vogliono che Dio gli dica di servire gli altri (Ebrei 1:14). Vogliono avere l’autorità su se stessi e innalzarsi al di sopra di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Le Origini del Peccato di Satana''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi adesso ci chiediamo nuovamente: Perché? Com’è potuto accadere? Non esiste una risposta semplice. In realtà la risposta biblica finale crea ulteriori problemi. Così sembra che in quest’epoca, mentre noi “conosciamo in parte” (1 Corinzi 13:12), alcune persone trovano aiuto nel dire che gli angeli hanno il libero arbitrio e Dio non poteva esercitare alcuna influenza per fare in modo che essi lo adorassero. Ma non trovo che quest’idea sia d’aiuto. Semplicemente non risponde alla domanda: Perché un angelo perfettamente santo alla presenza infinitamente meravigliosa di Dio usa il suo libero arbitrio per odiare improvvisamente Dio? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Un approccio non Riuscito''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quest’idea che Dio è stato impotente a prevenire questa ribellione, e che è a causa dell’innata volontà di auto-determinazione degli angeli senza peccato, non è una soluzione al problema. Non tiene conto del perché degli esseri perfettamente santi debbano usare la loro volontà per disprezzare ciò che sono stati creati per adorare. E non si adatta con quello che il resto della Bibbia dice riguardo al controllo di Dio sul diavolo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''L’Approccio Biblico''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il mio approccio per rispondere alla questione di come pensare all’origine del peccato di Satana è di leggere l’intera Bibbia ponendosi la domanda: In che modo Dio entra in relazione con la volontà di Satana? Dio è impotente di fronte alla volontà delle forze del male? Esiste una forza a lui esterna che limita il suo potere su di esse? Oppure Dio è presentato in tutta la Bibbia come colui che ha il diritto ed il potere di fermare Satana ogni volta che vuole? E se è così come mai non lo distrugge? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Così quando leggo la Bibbia, ecco quello che trovo. Soltanto la punta dell’iceberg dell’autorità e della potenza di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''L’Influenza delle Sovranità di Dio su Satana''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1. Anche se Satana è chiamato “il dominatore del mondo” (Giovanni 12:31), Daniele 4:17 dice, “L’Altissimo domina sul regno degli uomini, e lo dona a chi desidera”. E nel Salmo 33:10 leggiamo, “Il Signore fa fallire il piano delle nazioni e vanifica i progetti del popoli. Il consiglio del Signore vale per sempre, i piani del Suo cuore [sussistono] di generazione in generazione.” Si, Satana è il “dominatore del mondo” ma l’ultimo — Dio — possiede l’influenza finale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2. Anche se gli spiriti immondi si trovano ovunque facendo cose ingannevoli e criminali, Gesù Cristo ha la piena autorità su di loro e Marco 1:27 dice, “Lui comanda anche gli spiriti immondi, e loro Gli obbediscono.” Quando Cristo comanda il diavolo, il diavolo gli obbedisce. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
3. Satana è un leone ruggente in caccia di prede per tentare di divorarle. In 1 Pietro leggiamo, “Resistetegli, fermi nella vostra fede, sapendo che le stesse esperienze di sofferenza sono state compiute dai vostri fratelli che sono nel mondo” (1 Pietro 5:8-9). In altre parole, “sofferenza” è il modo in cui Satana cerca di divorare i santi. Ma Pietro dice in 1 Pietro 3:17, “Perché, se così vuole Dio, è meglio soffrire facendo ciò che è giusto piuttosto che facendo ciò che è sbagliato.” Se Dio vuole così. Questa sofferenza, queste fauci del leone che caccia, sono aperte e chiuse solo secondo la volontà di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
4. Si, Satana è un assassino fin dal principio, disse Gesù (Giovanni 8:44). Ma lui ha preso il dono della vita al di fuori della mano del Donatore? No. Il Deuteronomio 32:39 dice, “Vedete che ora io, io sono lui, e non vi è nessun dio accanto a me; sono io che do la vita e do la morte. Ho ferito e sono io che ho curato, e non c’è nessuno che possa liberarsi dalla mia mano.” E Giacomo dice in Giacomo 4:15 “Se Dio vuole, noi vivremo e faremo questo o quello.” Non se Satana vuole, noi vivremo e faremo questo o quello. Il Signore dà e il signore toglie. E il suo nome è benedetto (Giobbe 1:21). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
5. Quando Satana desidera distruggere il Lavoro e dimostrare che Dio non è il suo tesoro, egli deve avere il permesso da Dio prima di colpire i suoi beni con la distruzione e prima di colpire il suo corpo con la malattia. In Giobbe 1:12, Dio dice, “Ecco, tutto ciò che egli possiede è in tuo potere, non stendere però la mano su di lui.” Hai il mio permesso di attaccare, ma non oltrepassare i limiti che ho imposto. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
6. Satana è il grande tentatore. Vuole che noi commettiamo peccato. Luca ci dice che Satana era dietro le tre negazioni di Pietro. Egli lo ha tentato per rinnegare Gesù. Ma ha potuto farlo senza il permesso di Dio? Ascoltate ciò che Gesù dice a Simon Pietro in Luca 22:31-32: “Simone, Simone, ecco, Satana ha chiesto di vagliarvi come si vaglia il grano; ma io ho pregato per te, affinché la tua fede non venga meno; e tu, quando sarai ritornato, conferma i tuoi fratelli.” &amp;amp;nbsp; Satana non poteva fare quello che desiderava con Pietro senza il permesso di Dio. E quando lo ebbe, proprio come con Giobbe, Dio gli pose un limite: “Non distruggerai Pietro. Potrai soltanto farlo inciampare stasera.” E perciò Gesù dice, “Quando sarai tornato di nuovo [non se ritornerai] conferma i tuoi fratelli.” Gesù, non Satana ha il sopravvento qui. E a Satana è permesso di andare così lontano e non oltre. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
7. Paolo dice in 2 Corinzi 4:4 che “il dio di questo mondo ha accecato le menti dei miscredenti.” Ma &amp;amp;nbsp;questo potere è la potenza ultima per le persone cieche? Dio può superarlo e resistere e annullarlo? Si, lui può. Due versi dopo Paolo dice, “Dio, che disse, ‘Risplenda la luce dalle tenebre’, ha brillato nei nostri cuori per far risplendere la conoscenza della gloria di Dio sul volto di Gesù Cristo.” In altre parole, l’effetto accecante di Satana lascia il posto alla luce di Dio quando dice, “Sia la luce.” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Dio Governa Ogni Azione di Satana&amp;amp;nbsp;''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Così ora torniamo al problema che riguarda l’origine del peccato di Satana. Dio è impotente davanti alla volontà dei suoi stessi angeli? C’è una forza a lui esterna che limita il suo potere su di loro? La mia conclusione è che da cima a fondo la Bibbia presenta Dio come dominatore di Satana e dei suoi demoni. Egli ha il diritto ed il potere di trattenerli ogni volta che desidera.&amp;amp;nbsp; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Concludo, quindi, che Dio ha permesso la caduta di Satana, non perché era incapace di fermarlo, ma perché aveva uno scopo per lui. Poiché Dio non è mai colto impreparato, le sue autorizzazioni sono sempre significative. Se sceglie di permettere qualcosa, lo fa per un motivo — un motivo infinitamente saggio. Noi non sappiamo come il peccato nasce nel cuore di Satana. Dio non ce l’ha detto. Ciò che sappiamo è che Dio è sovrano su Satana, e quindi la volontà di Satana non può agire senza il permesso di Dio. E quindi ogni mossa di Satana è parte dello scopo e del piano complessivo di Dio. E questo è vero perché Dio non pecca mai. Dio è infinitamente santo, e Dio è infinitamente potente. Satana è maligno, e Satana è sotto la saggezza dominante di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Perché non Eliminare Satana?''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché, allora, Dio non elimina semplicemente Satana? Lui ha il diritto e il potere di farlo. E la Rilevazione 20:10 dice che un giorno lo farà. Perché non lo ha gettato nel Lago del Fuoco il giorno dopo la sua ribellione? Perché gli ha permesso di scatenarsi attraverso l’umanità per secoli?&amp;amp;nbsp; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La risposta definitiva, come abbiamo visto la scorsa settimana, è che “tutte le cose sono state create attraverso Cristo e per Cristo” (Colossesi 1:16). Il figlio di Dio, Gesù Cristo, sarà altamente onorato alla fine perché egli sconfigge Satana attraverso la lunga sofferenza, la pazienza, l’umiltà e la morte, piuttosto che attraverso la forza bruta. E più il Figlio è onorato, più grande è la gioia di coloro che lo amano. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Per la Pienezza della Gloria di Cristo''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La gloria di Cristo raggiunge il suo apice nel sacrificio obbediente della croce dove Gesù trionfò sul demonio (Colossesi 2:15). Gesù disse, “Ora [nella mia ora finale] il figlio dell’Uomo è stato glorificato, e anche Dio è stato glorificato in lui.” (Giovanni 13:31). Paolo disse, “noi predichiamo Cristo crocifisso … la Potenza di Dio e la Saggezza di Dio” (1 Corinzi 1:23-24). Gesù disse a Paolo di Satana, spina nel fianco di Paolo, “La mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza” (2 Corinzi 12:9). Satana, e tutto il suo dolore, serve alla fine a magnificare la potenza e la sapienza e l’amore e la grazia e la misericordia e la pazienza e la collera di Gesù Cristo. Noi non avremmo potuto conoscerlo nella pienezza della sua gloria se non avesse sconfitto Satana nel modo in cui ha fatto. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Come Relazionarsi al Male''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Concludo così con una domanda urgente e pratica: come dovremmo, dunque, relazionarci al male? Come dovremmo pensare e sentire e agire rispetto al male di Satana — la morte del piccolo Zach sbranato da un pit bull? La morte di tre minatori che cercavano di salvare i loro compagni? Cinquecento morti nel terremoto del Perù? Il male con il quale vi rapportate nelle vostre vite? Qui c’è una risposta sintetica. Otto cose da fare con il male. Quattro cose da non fare mai. &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;1. ''Aspettarsi il male.'' “Non stupitevi della prova di fuoco quando scenderà su di voi per mettervi alla prova, come se vi stesse accadendo qualcosa di strano” (1 Pietro 4:12). &amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt;2. ''Sopportare il male.'' “L’amore resiste ad ogni cosa, crede ad ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa” (1 Corinzi 13:7; cfr. Marco 13:13). &amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt;3. ''Rendere grazia ''per l’effetto di miglioramento del male che viene contro di voi. “Rendete grazia sempre e per tutto a Dio Padre nel nome del nostro Signore Gesù Cristo” (Efesini 5:20; cfr. Tessalonicesi 5:18; Romani 5:3-5). &amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt;4. ''Odiare il male.'' “L’amore sia senza ipocrisia. Aborrite ciò che è male; attenetevi fermamente a ciò che è bene” (Romani 12:9). &amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt;5. ''Pregare per la fuga dal male.'' “Non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male” (Matteo 6:13). &amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt;6. ''Esporre il male.'' “Non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre, ma piuttosto rivelatele” (Efesini 5:11). &amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt;7. ''Vincere il male con il bene.'' “Non lasciatevi vincere dal male, ma vincete il male con il bene” (Romani 12:21). &amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt;8. ''Resistere al male.'' “Resistete al diavolo ed egli fuggirà da voi” (Giacomo 4:7). &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Ma, d’altra parte:&amp;amp;nbsp; &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;1. Mai disperare che questo mondo malvagio sia al di fuori del controllo di Dio. “[Egli] opera tutte le cose secondo il consiglio della sua volontà” (Efesini 1:11). &amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt;2. Non pensare mai che poiché il male è casuale la vita è assurda e senza senso “Quanto sono inscrutabili i suoi giudizi e incomprensibili le sue vie!... Poiché da lui per mezzo di lui e per lui son tutte le cose. A lui la gloria eterna” (Romani 11:33,36). &amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt;3. Mai cedere al pensiero che Dio pecchi, e che lui sia sempre ingiusto o iniquo nel modo in cui lui governa l’universo. “Il Signore è giusto in tutte le sue vie” (Salmo 145:17). &amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt;4. Non dubitare mai che Dio non sia totalmente per voi in Cristo. Se vi fidate di lui con la vostra vita, siete in Cristo. Non dubitate mai che tutto il male che vi accade — anche se prende la vostra vita—non sia Dio che ama, purifica, salva e educa in modo paterno. Non è un’espressione del suo castigo nella collera. Che cadde su Gesù Cristo al nostro posto. “Il Signore corregge colui che ama, e castiga ogni figlio che egli riceve” (Ebrei 12:6). &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Quando rinunciamo ai disegni del diavolo e ci affidiamo alla forza e alla saggezza e alla bontà di Dio attraverso Cristo, noi soddisfiamo lo scopo di Dio nel far vivere Satana. Noi glorifichiamo il valore infinitamente superiore di Gesù.&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 20:03:45 GMT</pubDate>			<dc:creator>Mollymullery</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:La_caduta_di_Satana_e_la_vittoria_di_Cristo</comments>		</item>
		<item>
			<title>La caduta di Satana e la vittoria di Cristo</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/La_caduta_di_Satana_e_la_vittoria_di_Cristo</link>
			<description>&lt;p&gt;Mollymullery: Creata pagina con '{{info|The Fall of Satan and the Victory of Christ}}   '''Genesi 3:1-45'''  &amp;lt;blockquote&amp;gt; Ora il serpente era più astuto di ogni altro animale dei campi che il SIGNOR Iddio aveva...'&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|The Fall of Satan and the Victory of Christ}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Genesi 3:1-45''' &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Ora il serpente era più astuto di ogni altro animale dei campi che il SIGNOR Iddio aveva creato. Esso disse alla donna, “Davvero Dio vi ha detto, ‘Non dovete mangiare da nessun albero nel giardino’?” 2 E la donna disse al serpente, “Possiamo mangiare del frutto degli alberi del giardino, 3 ma Iddio ha detto, ‘Non dovete mangiare del frutto dell’albero che si trova al centro del giardino, e non dovete nemmeno toccarlo, se no morirete’.” 4 Ma il serpente disse alla donna, “Voi non morirete affatto. 5 Ma Dio sa che quando mangerete quel frutto i vostri occhi si apriranno, e voi sarete come Dio, avendo la conoscenza del bene e del male.” 6 Così quando la donna vide che l’albero era buono per mangiare, e che era bello da guardare, e che l’albero era desiderabile per diventare saggi, lei prese i suoi frutti e ne mangiò, e ne diede anche a suo marito che era con lei. E lui ne mangiò. 7 Allora gli occhi di entrambe si aprirono, e si accorsero che erano nudi. Cucirono insieme delle foglie di fico e si coprirono. 8 E sentirono la voce di Dio che camminava nel giardino quando l’aria del giorno si stava rinfrescando, e l’uomo e sua moglie si nascosero dalla presenza del SIGNOR Iddio fra gli alberi del giardino. 9 Ma il SIGNOR Iddio chiamò l’uomo e gli disse, “Dove sei?” 10 E lui disse, “Ho sentito la tua voce nel giardino, e ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto.” 11 Lui disse, “Chi ti ha detto che sei nudo? Hai mangiato del frutto dell’albero del quale ti avevo comandato di non mangiare?” 12 L’uomo disse, “La donna che mi hai dato accanto, lei mi ha dato il frutto dell’albero, e io l’ho mangiato.” 13 Allora il SIGNOR Iddio disse alla donna, “Cos’è questo che hai fatto?” La donna disse, “il serpente mi ha raggirata, e io ho mangiato.” 14 Il SIGNOR Iddio disse al serpente, “Poiché tu hai fatto questo, sarai maledetto fra tutte le bestie e &amp;amp;nbsp;fra ogni animale del campo; &amp;amp;nbsp;striscerai sul tuo ventre, e mangerai polvere tutti i giorni della tua vita. 15 Io metterò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua prole e la sua prole; essa schiaccerà la tua testa, e tu ferirai il suo calcagno.”&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; Quando arriviamo al terzo libro della Genesi, sembra che tutto va bene. La Genesi 1:31 dice, “Dio vide tutto ciò che aveva fatto, e vide che era tutto buono.” Dio non creò nulla di malvagio. Tutto era perfetto. &amp;amp;nbsp;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Poi improvvisamente quando inizia il terzo capitolo, c’è questo serpente. E lui è chiaramente il male. Lui mette la parola di Dio in discussione. Verso 1: “Davvero Dio vi ha detto, ‘Non dovete mangiare da nessun albero nel giardino’?” È subdolo, ingannevole e distruttivo. Dio ha detto nella Genesi 2:17, “Il giorno che ne mangerai [di quest’albero] sicuramente morirai”. Ma il serpente &amp;amp;nbsp;dice nel verso 4: “Voi non morirete affatto. Ma Dio sa che quando mangerete quel frutto i vostri occhi si apriranno, e voi sarete come Dio, avendo la conoscenza del bene e del male.” Perciò, Gesù dice di esso in Giovanni 8:44 che è sia un bugiardo sia un assassino. “Egli è stato un assassino fin dal principio, e non ha nulla a che fare con la verità, perché non c’è verità in lui. Quando mente, parla del suo carattere, perché è un bugiardo ed è il padre delle bugie.”&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Satana, Quell’Antico Serpente''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chi è il serpente? La risposta più esauriente è data nell’Apocalisse 12:9 “Il gran dragone fu gettato giù, quell’antico serpente, che è chiamato diavolo e Satana, il seduttore del mondo intero—fu gettato sulla Terra, e i suoi angeli furono gettati con lui.” Così il serpente nel giardino è il diavolo (che significa ''calunniatore''), e Satana (che significa ''accusatore''), e il seduttore del mondo intero. Gesù lo chiamò “il maligno” (Matteo 13:19) e “il dominatore del mondo” (Giovanni 12:31; 14:30; 16:11). I farisei lo chiamano “Beelzebul, il principe dei demoni” (Matteo 12:24). Paolo lo chiama “il dio di questo secolo” (2 Corinzi 4:4) e gli efesini “il principe della potenza dell’aria” (Efesini 2:2).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo è ciò che troviamo nel terzo libro della Genesi. Lui è già male, già un seduttore, già un assassino quando compare nel giardino di Dio. Nel verso 15, Dio parla al serpente e fa un giuramento su di lui: “Io metterò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua prole e la sua prole; essa schiaccerà la tua testa, e tu ferirai il suo calcagno.” È da notare che in un primo momento sembra come se il conflitto sarà fra due stirpi: “fra la tua prole e la sua prole”. Ma nelle parole successive è detto qualcosa di diverso: “Essa schiaccerà la tua testa.” Chi è “essa”? Risposta: la prole della donna. Chi è la “tua” (“essa schiaccerà la tua testa”)? Risposta: il serpente stesso, non la sua prole. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La Disfatta di Satana alla Croce''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il giorno sta per arrivare, dice Dio, quando tu (non solo la tua prole) sarai sconfitto e scacciato dalla Terra. La prole di questa donna ti schiaccerà (Romani 16:20 e Ebrei 2:14). Quel colpo decisivo fu sferrato dalla prole perfetta della donna, Gesù Cristo, quando morì sulla croce. Questo è uno dei motivi per i quali il Figlio eterno di Dio doveva diventare un uomo — perché era la prole della donna che avrebbe schiacciato Satana. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Colossesi 2:14-15 descrivono ciò che fece Dio per coloro che credevano in suo Figlio, quando morì sulla croce: “[Il registro dei debiti che si ergeva contro di noi] lo mise da parte, inchiodandolo alla croce. Disarmò i governanti e le autorità e li mise in chiaro imbarazzo, trionfando su di loro in lui.” Quando Cristo è morto per i nostri peccati, Satana è stato disarmato e sconfitto. L’unica arma eternamente distruttiva che aveva gli fu strappata dalle mani — ossia, la sua accusa innanzi a Dio che noi siamo colpevoli e che dobbiamo soffrire con lui. Quando Cristo è morto quell’accusa è stata annullata. Tutti coloro che si affideranno a Cristo non soffriranno mai. Satana non può separarli dall’amore di Dio in Cristo (Romani 8:37-39). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''L’Insurrezione di Satana''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il problema che esige una risposta è: Da dove è venuto Satana? E perché Dio tollera la sua attività criminale? Nella Genesi egli appare appena. Fra la perfezione descritta nella Genesi 1:31 (“ecco, era molto buono”) e la comparsa del male nel terzo libro della Genesi, accade qualcosa. La creazione perfetta era stata corrotta. Il piccolo libro di Giuda e 2 Pietro nel Nuovo Testamento ci forniscono degli indizi su quello che è successo. In Giuda 1:6 leggiamo, “Lui tenne in catene eterne nelle tenebre oscure fino al grande giorno del giudizio gli angeli che non conservarono la loro posizione di autorità, ma lasciarono la loro dimora.” E in 2 Pietro 2:4 leggiamo, “Dio non risparmiò gli angeli che avevano peccato, ma li gettò nell’inferno e li vincolò a delle catene nelle tenebre oscure da tenere fino al giudizio.” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sembra poi che una volta ci fosse una schiera di angeli santi. E qualcuno di loro, incluso Satana “peccò”, o come leggiamo in Giuda 1:6 “non conservarono la propria posizione d’autorità.” In altre parole, il peccato era una specie d’insurrezione. Un desiderio di maggior potere e maggior autorità di quella data loro da Dio e per Dio. Così Satana nasce come un angelo creato che, assieme agli altri angeli, si ribellano contro Dio, lo rifiutano come il loro unico re di completa soddisfazione e gioia e percorrono un cammino di auto-esaltazione e di presunta auto-determinazione. Loro non vogliono essere subordinati. Non vogliono che Dio gli dica di servire gli altri (Ebrei 1:14). Vogliono avere l’autorità su se stessi e innalzarsi al di sopra di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Le Origini del Peccato di Satana''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi adesso ci chiediamo nuovamente: Perché? Com’è potuto accadere? Non esiste una risposta semplice. In realtà la risposta biblica finale crea ulteriori problemi. Così sembra che in quest’epoca, mentre noi “conosciamo in parte” (1 Corinzi 13:12), alcune persone trovano aiuto nel dire che gli angeli hanno il libero arbitrio e Dio non poteva esercitare alcuna influenza per fare in modo che essi lo adorassero. Ma non trovo che quest’idea sia d’aiuto. Semplicemente non risponde alla domanda: Perché un angelo perfettamente santo alla presenza infinitamente meravigliosa di Dio usa il suo libero arbitrio per odiare improvvisamente Dio? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Un approccio non Riuscito''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quest’idea che Dio è stato impotente a prevenire questa ribellione, e che è a causa dell’innata volontà di auto-determinazione degli angeli senza peccato, non è una soluzione al problema. Non tiene conto del perché degli esseri perfettamente santi debbano usare la loro volontà per disprezzare ciò che sono stati creati per adorare. E non si adatta con quello che il resto della Bibbia dice riguardo al controllo di Dio sul diavolo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''L’Approccio Biblico''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il mio approccio per rispondere alla questione di come pensare all’origine del peccato di Satana è di leggere l’intera Bibbia ponendosi la domanda: In che modo Dio entra in relazione con la volontà di Satana? Dio è impotente di fronte alla volontà delle forze del male? Esiste una forza a lui esterna che limita il suo potere su di esse? Oppure Dio è presentato in tutta la Bibbia come colui che ha il diritto ed il potere di fermare Satana ogni volta che vuole? E se è così come mai non lo distrugge? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Così quando leggo la Bibbia, ecco quello che trovo. Soltanto la punta dell’iceberg dell’autorità e della potenza di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''L’Influenza delle Sovranità di Dio su Satana''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1. Anche se Satana è chiamato “il dominatore del mondo” (Giovanni 12:31), Daniele 4:17 dice, “L’Altissimo domina sul regno degli uomini, e lo dona a chi desidera”. E nel Salmo 33:10 leggiamo, “Il Signore fa fallire il piano delle nazioni e vanifica i progetti del popoli. Il consiglio del Signore vale per sempre, i piani del Suo cuore [sussistono] di generazione in generazione.” Si, Satana è il “dominatore del mondo” ma l’ultimo — Dio — possiede l’influenza finale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2. Anche se gli spiriti immondi si trovano ovunque facendo cose ingannevoli e criminali, Gesù Cristo ha la piena autorità su di loro e Marco 1:27 dice, “Lui comanda anche gli spiriti immondi, e loro Gli obbediscono.” Quando Cristo comanda il diavolo, il diavolo gli obbedisce. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
3. Satana è un leone ruggente in caccia di prede per tentare di divorarle. In 1 Pietro leggiamo, “Resistetegli, fermi nella vostra fede, sapendo che le stesse esperienze di sofferenza sono state compiute dai vostri fratelli che sono nel mondo” (1 Pietro 5:8-9). In altre parole, “sofferenza” è il modo in cui Satana cerca di divorare i santi. Ma Pietro dice in 1 Pietro 3:17, “Perché, se così vuole Dio, è meglio soffrire facendo ciò che è giusto piuttosto che facendo ciò che è sbagliato.” Se Dio vuole così. Questa sofferenza, queste fauci del leone che caccia, sono aperte e chiuse solo secondo la volontà di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
4. Si, Satana è un assassino fin dal principio, disse Gesù (Giovanni 8:44). Ma lui ha preso il dono della vita al di fuori della mano del Donatore? No. Il Deuteronomio 32:39 dice, “Vedete che ora io, io sono lui, e non vi è nessun dio accanto a me; sono io che do la vita e do la morte. Ho ferito e sono io che ho curato, e non c’è nessuno che possa liberarsi dalla mia mano.” E Giacomo dice in Giacomo 4:15 “Se Dio vuole, noi vivremo e faremo questo o quello.” Non se Satana vuole, noi vivremo e faremo questo o quello. Il Signore dà e il signore toglie. E il suo nome è benedetto (Giobbe 1:21). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
5. Quando Satana desidera distruggere il Lavoro e dimostrare che Dio non è il suo tesoro, egli deve avere il permesso da Dio prima di colpire i suoi beni con la distruzione e prima di colpire il suo corpo con la malattia. In Giobbe 1:12, Dio dice, “Ecco, tutto ciò che egli possiede è in tuo potere, non stendere però la mano su di lui.” Hai il mio permesso di attaccare, ma non oltrepassare i limiti che ho imposto. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
6. Satana è il grande tentatore. Vuole che noi commettiamo peccato. Luca ci dice che Satana era dietro le tre negazioni di Pietro. Egli lo ha tentato per rinnegare Gesù. Ma ha potuto farlo senza il permesso di Dio? Ascoltate ciò che Gesù dice a Simon Pietro in Luca 22:31-32: “Simone, Simone, ecco, Satana ha chiesto di vagliarvi come si vaglia il grano; ma io ho pregato per te, affinché la tua fede non venga meno; e tu, quando sarai ritornato, conferma i tuoi fratelli.” &amp;amp;nbsp; Satana non poteva fare quello che desiderava con Pietro senza il permesso di Dio. E quando lo ebbe, proprio come con Giobbe, Dio gli pose un limite: “Non distruggerai Pietro. Potrai soltanto farlo inciampare stasera.” E perciò Gesù dice, “Quando sarai tornato di nuovo [non se ritornerai] conferma i tuoi fratelli.” Gesù, non Satana ha il sopravvento qui. E a Satana è permesso di andare così lontano e non oltre. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
7. Paolo dice in 2 Corinzi 4:4 che “il dio di questo mondo ha accecato le menti dei miscredenti.” Ma &amp;amp;nbsp;questo potere è la potenza ultima per le persone cieche? Dio può superarlo e resistere e annullarlo? Si, lui può. Due versi dopo Paolo dice, “Dio, che disse, ‘Risplenda la luce dalle tenebre’, ha brillato nei nostri cuori per far risplendere la conoscenza della gloria di Dio sul volto di Gesù Cristo.” In altre parole, l’effetto accecante di Satana lascia il posto alla luce di Dio quando dice, “Sia la luce.” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Dio Governa Ogni Azione di Satana&amp;amp;nbsp;''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Così ora torniamo al problema che riguarda l’origine del peccato di Satana. Dio è impotente davanti alla volontà dei suoi stessi angeli? C’è una forza a lui esterna che limita il suo potere su di loro? La mia conclusione è che da cima a fondo la Bibbia presenta Dio come dominatore di Satana e dei suoi demoni. Egli ha il diritto ed il potere di trattenerli ogni volta che desidera.&amp;amp;nbsp; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Concludo, quindi, che Dio ha permesso la caduta di Satana, non perché era incapace di fermarlo, ma perché aveva uno scopo per lui. Poiché Dio non è mai colto impreparato, le sue autorizzazioni sono sempre significative. Se sceglie di permettere qualcosa, lo fa per un motivo — un motivo infinitamente saggio. Noi non sappiamo come il peccato nasce nel cuore di Satana. Dio non ce l’ha detto. Ciò che sappiamo è che Dio è sovrano su Satana, e quindi la volontà di Satana non può agire senza il permesso di Dio. E quindi ogni mossa di Satana è parte dello scopo e del piano complessivo di Dio. E questo è vero perché Dio non pecca mai. Dio è infinitamente santo, e Dio è infinitamente potente. Satana è maligno, e Satana è sotto la saggezza dominante di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Perché non Eliminare Satana?''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché, allora, Dio non elimina semplicemente Satana? Lui ha il diritto e il potere di farlo. E la Rilevazione 20:10 dice che un giorno lo farà. Perché non lo ha gettato nel Lago del Fuoco il giorno dopo la sua ribellione? Perché gli ha permesso di scatenarsi attraverso l’umanità per secoli?&amp;amp;nbsp; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La risposta definitiva, come abbiamo visto la scorsa settimana, è che “tutte le cose sono state create attraverso Cristo e per Cristo” (Colossesi 1:16). Il figlio di Dio, Gesù Cristo, sarà altamente onorato alla fine perché egli sconfigge Satana attraverso la lunga sofferenza, la pazienza, l’umiltà e la morte, piuttosto che attraverso la forza bruta. E più il Figlio è onorato, più grande è la gioia di coloro che lo amano. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Per la Pienezza della Gloria di Cristo''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La gloria di Cristo raggiunge il suo apice nel sacrificio obbediente della croce dove Gesù trionfò sul demonio (Colossesi 2:15). Gesù disse, “Ora [nella mia ora finale] il figlio dell’Uomo è stato glorificato, e anche Dio è stato glorificato in lui.” (Giovanni 13:31). Paolo disse, “noi predichiamo Cristo crocifisso … la Potenza di Dio e la Saggezza di Dio” (1 Corinzi 1:23-24). Gesù disse a Paolo di Satana, spina nel fianco di Paolo, “La mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza” (2 Corinzi 12:9). Satana, e tutto il suo dolore, serve alla fine a magnificare la potenza e la sapienza e l’amore e la grazia e la misericordia e la pazienza e la collera di Gesù Cristo. Noi non avremmo potuto conoscerlo nella pienezza della sua gloria se non avesse sconfitto Satana nel modo in cui ha fatto. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Come Relazionarsi al Male''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Concludo così con una domanda urgente e pratica: come dovremmo, dunque, relazionarci al male? Come dovremmo pensare e sentire e agire rispetto al male di Satana — la morte del piccolo Zach sbranato da un pit bull? La morte di tre minatori che cercavano di salvare i loro compagni? Cinquecento morti nel terremoto del Perù? Il male con il quale vi rapportate nelle vostre vite? Qui c’è una risposta sintetica. Otto cose da fare con il male. Quattro cose da non fare mai. &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
1. ''Aspettarsi il male.'' “Non stupitevi della prova di fuoco quando scenderà su di voi per mettervi alla prova, come se vi stesse accadendo qualcosa di strano” (1 Pietro 4:12). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2. ''Sopportare il male.'' “L’amore resiste ad ogni cosa, crede ad ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa” (1 Corinzi 13:7; cfr. Marco 13:13). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
3. ''Rendere grazia ''per l’effetto di miglioramento del male che viene contro di voi. “Rendete grazia sempre e per tutto a Dio Padre nel nome del nostro Signore Gesù Cristo” (Efesini 5:20; cfr. Tessalonicesi 5:18; Romani 5:3-5). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
4. ''Odiare il male.'' “L’amore sia senza ipocrisia. Aborrite ciò che è male; attenetevi fermamente a ciò che è bene” (Romani 12:9). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
5. ''Pregare per la fuga dal male.'' “Non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male” (Matteo 6:13). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
6. ''Esporre il male.'' “Non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre, ma piuttosto rivelatele” (Efesini 5:11). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
7. ''Vincere il male con il bene.'' “Non lasciatevi vincere dal male, ma vincete il male con il bene” (Romani 12:21). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
8. ''Resistere al male.'' “Resistete al diavolo ed egli fuggirà da voi” (Giacomo 4:7).&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Ma, d’altra parte:&amp;amp;nbsp; &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
1. Mai disperare che questo mondo malvagio sia al di fuori del controllo di Dio. “[Egli] opera tutte le cose secondo il consiglio della sua volontà” (Efesini 1:11). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2. Non pensare mai che poiché il male è casuale la vita è assurda e senza senso “Quanto sono inscrutabili i suoi giudizi e incomprensibili le sue vie!... Poiché da lui per mezzo di lui e per lui son tutte le cose. A lui la gloria eterna” (Romani 11:33,36). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
3. Mai cedere al pensiero che Dio pecchi, e che lui sia sempre ingiusto o iniquo nel modo in cui lui governa l’universo. “Il Signore è giusto in tutte le sue vie” (Salmo 145:17). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
4. Non dubitare mai che Dio non sia totalmente per voi in Cristo. Se vi fidate di lui con la vostra vita, siete in Cristo. Non dubitate mai che tutto il male che vi accade — anche se prende la vostra vita—non sia Dio che ama, purifica, salva e educa in modo paterno. Non è un’espressione del suo castigo nella collera. Che cadde su Gesù Cristo al nostro posto. “Il Signore corregge colui che ama, e castiga ogni figlio che egli riceve” (Ebrei 12:6).&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Quando rinunciamo ai disegni del diavolo e ci affidiamo alla forza e alla saggezza e alla bontà di Dio attraverso Cristo, noi soddisfiamo lo scopo di Dio nel far vivere Satana. Noi glorifichiamo il valore infinitamente superiore di Gesù.&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 20:01:56 GMT</pubDate>			<dc:creator>Mollymullery</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:La_caduta_di_Satana_e_la_vittoria_di_Cristo</comments>		</item>
	</channel>
</rss>