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		<title>Libri e Sermoni Biblici - Contributi utente [it]</title>
		<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Speciale:Contributi/Kathyyee</link>
		<description>Da Libri e Sermoni Biblici.</description>
		<language>it</language>
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		<lastBuildDate>Fri, 17 Apr 2026 22:04:54 GMT</lastBuildDate>
		<item>
			<title>La più prodiga promessa di Dio?</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/La_pi%C3%B9_prodiga_promessa_di_Dio%3F</link>
			<description>&lt;p&gt;Kathyyee: Creata pagina con '{{info|The Most Lavish Promise of God?}}&amp;lt;p&amp;gt;&amp;lt;strong&amp;gt;Gioia Incommensurabile nei Tempi che Verranno&amp;lt;/strong&amp;gt;&amp;lt;/p&amp;gt;  &amp;lt;p&amp;gt;Dall'eternità del passato all'eternità futura, lo scopo della ...'&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|The Most Lavish Promise of God?}}&amp;lt;p&amp;gt;&amp;lt;strong&amp;gt;Gioia Incommensurabile nei Tempi che Verranno&amp;lt;/strong&amp;gt;&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Dall'eternità del passato all'eternità futura, lo scopo della creazione e della Provvidenza è stata e sarà per sempre la manifestazione della gloria di Cristo. &amp;quot;Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e &amp;lt;em&amp;gt;in vista di lui&amp;lt;/em&amp;gt;&amp;quot; (Lettera ai Colossesi, 1:16). Tale scopo (ossia l'esaltazione di Cristo nella Creazione) non finirà con la nuova Creazione. La Provvidenza di Dio non svanirà nei tempi che verranno. E il suo disegno Ultimo non cambierà: &amp;quot;per ottenere (Egli) il primato su tutte le cose.&amp;quot; (Lettera ai Colossesi, 1:18).&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;In ogni momento della Storia (e anche prima), l'Universo è stato creato secondo la saggezza del Signore, e governato dalla Sua Provvidenza: questo perché esso divenisse teatro della gloria di Dio, e potesse dunque manifestarsi perfettamente nella gloria della sua Grazia. Essa è a sua volta emanata dalla gloria di Dio, che brilla con maggiore intensità nel suo sacrificio per noi immeritevoli ribelli.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;&amp;lt;strong&amp;gt;La più prodiga promessa di Dio?&amp;lt;/strong&amp;gt;&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Questa è stata la finalità, sin dal Principio. Lo scopo ultimo per l'eternità futura. Paolo esulta nell'esprimere questo concetto nella Scrittura:&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;[Dio] ci ha fatto sedere nei cieli, in Cristo Gesù, per mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù. (Lettera agli Efesini, 2:6--7)&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Questo glorioso Verbo si intensifica sempre di più. Ci vorranno &amp;quot;tempi eterni&amp;quot; perché Dio esaurisca la dimostrazione della propria &amp;quot;ricchezza&amp;quot; per coloro che sono in Cristo. Perché tale ricchezza è &amp;quot;straordinaria.&amp;quot; Ed è anche &amp;quot;ricchezza (...) della sua grazia.&amp;quot; E a meno di non pensare a essa in termini troppo vaghi, Paolo afferma che tale ricchezza sia &amp;quot;nella sua bontà.&amp;quot; E a meno di non pensare a quest'ultima in termini generici, Paolo precisa anche che questa bontà è &amp;quot;verso di noi.&amp;quot; E a meno di non pensare che questa ricchezza venga dal Padre e non dal Figlio, Paolo conclude che quest'ultima giunge a noi dal Padre &amp;quot;in Cristo Gesù.&amp;quot; In lui sono tutte le ricchezze. Ciò significa che Dio, in Cristo, aumenterà nella gloria con il passare degli anni e dell'eternità, e noi saremo tanto più ricompensati quanto più aumenterà la sua bontà.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Ogni giorno, per l'eternità (senza pause e senza fine) la ricchezza della gloria di Dio in Cristo diverrà sempre più grande e meravigliosa nella nostra percezione della stessa. Noi siamo limitati. La ricchezza di Dio è &amp;quot;incommensurabile&amp;quot;; infinita. Per questa ragione, non possiamo comprenderla sino in fondo. Rifletteteci un momento: Ce ne sarà &amp;lt;em&amp;gt;sempre&amp;lt;/em&amp;gt; in abbondanza. Un'abbondanza gloriosa. In eterno. Soltanto un Essere infinito può comprendere del tutto una ricchezza altrettanto infinita. Ma noi possiamo passare un'eternità accogliendo quella ricchezza in modo sempre maggiore (e lo faremo!). Esiste una correlazione necessaria tra esistenza infinita e infinita benedizione. Bisogna ottenere la prima per fare esperienza della seconda. La vita eterna è essenziale per godere dell'incommensurabile ricchezza della Grazia di Dio.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;&amp;lt;em&amp;gt;Esperienza&amp;lt;/em&amp;gt; è in questo caso una parola assolutamente essenziale: è necessaria la prima per &amp;lt;em&amp;gt;fare esperienza&amp;lt;/em&amp;gt; della seconda. Paolo aveva già affermato nel capitolo precedente della Lettera agli Efesini che, prima della Creazione, Dio aveva già in programma di fare dell'Universo (inclusa la nuova Creazione e i tempi che verranno) il palcoscenico non solo della &amp;lt;em&amp;gt;dimostrazione&amp;lt;/em&amp;gt; della &amp;quot;straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù&amp;quot; (lettera agli Efesini, 2:7), ma anche della meravigliosa &amp;quot;&amp;lt;em&amp;gt;lode&amp;lt;/em&amp;gt; dello splendore della sua grazia&amp;quot; (Lettera agli Efesini, 1:6, 12, 14, la mia traduzione). Questa è l'&amp;lt;em&amp;gt;esperienza&amp;lt;/em&amp;gt; promessa nel secondo capitolo della Lettera agli Efesini (2:7). Cosa vuol dire, per quanto riguarda la nostra esperienza, la promessa di Dio di elargire per sempre su di noi &amp;quot;la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù&amp;quot;? Vuol dire eterna gioia. Per citare l'apostolo Paolo, si tratta di una gioia &amp;quot;indicibile e gloriosa&amp;quot; (Prima lettera di Pietro, 1:8, la mia traduzione).&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;&amp;lt;strong&amp;gt;Prendete Parte alla Gioia del Vostro Padrone&amp;lt;/strong&amp;gt;&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Non si tratta di un tipo di gioia ordinario, che possiamo provare ogni giorno; nemmeno quando ci sentiamo al meglio. Durante la sua missione sulla Terra, Gesù disse, a proposito dei propri insegnamenti: &amp;quot;Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena&amp;quot; (Vangelo secondo Giovanni, 15:11). Tutto questo è sorprendente. Gesù non desidera che noi proviamo semplicemente gioia; neppure semplicemente la gioia in lui. Il suo commovente desiderio (il desiderio del Figlio di Dio) è che noi possiamo provare la gioia di Gesù stesso. Il suo desiderio è che noi possiamo provare la stessa felicità del Figlio di Dio.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;E quando Gesù considerò il futuro, il Giudizio Universale che sarebbe seguito alla sua seconda venuta, immaginò tutti i credenti che avevano dato ascolto alle parole di Cristo: &amp;quot;prendi parte alla gioia del tuo padrone&amp;quot; (Vangelo secondo Matteo, 25:21). Ancora una volta, è importante notare come non stia semplicemente dicendo: &amp;quot;Da oggi in poi le vostre lacrime saranno asciugate e sarete felici.&amp;quot; Dice al contrario: &amp;quot;Prendi parte alla &amp;lt;em&amp;gt;mia&amp;lt;/em&amp;gt; gioia. Condividi la &amp;lt;em&amp;gt;mia&amp;lt;/em&amp;gt; gioia.&amp;quot; Ci sta rassicurando che non saremo abbandonati nella nostra limitata capacità di provare gioia.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Voglio soffermarmi su questo punto in parte perché so che quando predico o scrivo riguardo all'incommensurabile magnificenza della gioia che avremo per sempre in Cristo, il mio uditorio spesso teme di non riuscire mai a provare ciò che provo a descrivere. Mettono in questione la propria personalità, con tutte le sue limitazioni emotive, ed esclamano: &amp;quot;Anche al mio meglio, provare quello che dici tu mi è inimmaginabile.&amp;quot; Mi sono spesso sentito così anch'io.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Ma Gesù prega che noi possiamo provare non solo le nostre emozioni al loro meglio, ma lo stesso amore di Dio (Vangelo secondo Giovanni, 17:26). Ci invita non solo a provare grande gioia, ma a provare la &amp;lt;em&amp;gt;sua&amp;lt;/em&amp;gt; gioia (Vangelo secondo Giovanni, 15:11). Ci invita non solo a fare esperienza della felicità in Paradiso, ma a prendere parte all'esperienza della Sua stessa felicità. Saremo talmente trasformati dal suo secondo avvento che godremo della gloria di Cristo tanto quanto è concesso alle creature terrene, attraverso la gioia di Dio stesso.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Questa sarà l'opera eterna dello Spirito Santo: prendere la gioia del Padre e del Figlio e la gioia del Figlio nel Padre e farne la &amp;lt;em&amp;gt;nostra&amp;lt;/em&amp;gt; gioia, rivelandoci la gloria del Padre e del Figlio in misura sempre crescente. Questa sarà &amp;lt;em&amp;gt;l'esperienza&amp;lt;/em&amp;gt; della &amp;quot;straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù.&amp;quot;; e sarà appagante, inneggiante al Signore e dipendente dallo Spirito Santo.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;&amp;lt;strong&amp;gt;L'eterna letizia di Dio&amp;lt;/strong&amp;gt;&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;L'esperienza della gioia sempre crescente in Dio e di tutto ciò che egli è per noi in Cristo sarà l'essenza dell'eterna glorificazione di Dio nei tempi che verranno. I cieli di sicuro ne gioiranno. Il sole, la luna e tutte le stelle del cielo loderanno il Signore. La Terra esulterà. Gli oceani romberanno nella lode di Dio. I fiumi applaudiranno. Le colline canteranno di gioia. I campi e quanto contengono esulteranno. Gli alberi della foresta canteranno la loro lode. Il deserto fiorirà come la rosa (Libro dei Salmi, 96:11--13; 98:7--9; 148:3; dal Libro del Profeta Isaia, 35:1). Il mondo che Dio ha creato, una volta liberato dalla schiavitù del peccato (Lettera ai Romani, 8:21), non cesserà mai di narrare la gloria di Dio (Libro dei Salmi, 19:1; Lettera ai Romani, 1:20).&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Cionondimeno, tutta la bellezza della Natura, che si rivela in Dio e ne canta la lode, non si compirà in tutto il proprio potenziale finché non si troverà riflessa nei nostri cuori; nell'&amp;lt;em&amp;gt;esperienza&amp;lt;/em&amp;gt; nella libertà della gloria dei figli di Dio (Lettera ai Romani, 8:21). La gloria di Dio sarà la luce che pervade ogni angolo della nuova Nazione, ma la torcia di tale gloria sarà l'Agnello (rivelazioni; 21:23): il martirio mai dimenticato, l'eterno spettacolo.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Il perfetto palcoscenico della Creazione sarà raggiante nella gloria di Dio. Ma sarà la tragedia (l'esperienza umana di Dio in Cristo), e non il palcoscenico, che amplificherà più di ogni altra cosa il Dio dell'onnipresente Provvidenza. E la bellezza e il valore senza paragoni dell'Agnello che è stato sacrificato saranno la melodia predominante dell'eternità. E la gioia dei figli di Dio sarà l'eco dell'infinita ricchezza di Dio, nonché il fulcro della Sua eterna letizia.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Fri, 25 Feb 2022 01:51:27 GMT</pubDate>			<dc:creator>Kathyyee</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:La_pi%C3%B9_prodiga_promessa_di_Dio%3F</comments>		</item>
		<item>
			<title>Amare Gesù più della propria vita</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Amare_Ges%C3%B9_pi%C3%B9_della_propria_vita</link>
			<description>&lt;p&gt;Kathyyee: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|Loving Jesus More Than Life}}&amp;lt;p&amp;gt;Pensiamo alla relazione tra il nostro amore per Dio e il nostro amore per Gesù. Questi sono due comandamenti (o richieste) fondamentali nei Vangeli. Sappiamo tutti cosa rispose Gesù alla domanda: &amp;quot;Qual è il primo e grande comandamento?&amp;quot; &amp;quot;E Gesú gli disse: «&amp;quot;ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l'anima tua e con tutta la tua mente&amp;quot;. Questo è il primo e il gran comandamento.&amp;quot; (Matteo 22:37-38). Altri Vangeli dicono: E forza. Quindi amare Dio con il tuo cuore e con tutto quello che sei è la prima e più grande richiesta di Gesù.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;E poi in Matteo 10:37, “Chi ama padre o madre piú di me, non è degno di me; e chi ama figlio o figlia piú di me, non è degno di me.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Così ora hai due comandamenti potenti, profondi, che trasformano la vita. Amate Dio Padre con tutto il vostro cuore, anima, mente e forza. E amate Gesù più di quanto amate i bambini, più di quanto amate i genitori, sicuramente, più di quanto amate qualsiasi cosa.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Cosa dobbiamo pensare di questi amori? Ho quattro domande:&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
#Qual è la differenza tra loro?&lt;br /&gt;
#Qual è la natura dell'amore?&lt;br /&gt;
#Da dove viene? Come si fa a diventare così?&lt;br /&gt;
#Quanto è importante?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Esaminiamoli uno alla volta.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;&amp;lt;strong&amp;gt;Ami di più Dio oppure Gesù?&amp;lt;/strong&amp;gt;&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Qual è la differenza tra amare Dio e amare Gesù? Perché è una questione importante? Beh, una ragione per cui è in primo piano è perché è enormemente rilevante per l'evangelismo musulmano. Scommetto che non pensavate che sarei giunto a questo punto. Una questione di estrema rilevanza che affrontiamo continuamente in una situazione multiculturale in cui molte religioni si incontrano è: Non adoriamo tutti lo stesso Dio? Tu vai attraverso Gesù; io vado attraverso un altro profeta.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Passo attraverso un altro profeta. Allora Gesù disse loro: «Se Dio fosse vostro Padre, mi amereste, perché io sono proceduto e sono venuto da Dio; non sono venuto infatti da me stesso, ma è lui che mi ha mandato. (Giovanni 8:42). Sta dicendo alle persone più religiose, più orientate verso Dio, più intrise nell' Antico Testamento del pianeta: Voi non lo conoscete. Non è vostro Padre. Infatti, si spinge fino a dire che sono del loro padre, il diavolo. Questo è sconcertante. Qual è la cartina di tornasole per sapere se qualcuno ama Dio? La risposta: Ama Gesù? Abbracciano Gesù per quello che è veramente? Non solo come qualche maestro umano, non solo come qualche profeta accanto ad altri profeti, ma come il vero Figlio di Dio.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Che dire di Giovanni 2:42-43 “Ma io vi conosco, che non avete l'amore di Dio in voi. &amp;lt;strong&amp;gt;&amp;lt;sup&amp;gt; &amp;lt;/sup&amp;gt;&amp;lt;/strong&amp;gt;Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi ricevete; se un altro venisse nel suo proprio nome, voi lo ricevereste. Capite cosa c'è scritto? Non avete l'amore di Dio in voi. Come faccio a saperlo? Tu non mi ricevi. Quindi qui ho a che fare con una persona musulmana che dice: io adoro il vero Dio come tu adori il vero Dio. Gesù direbbe: Tu non conosci il vero Dio se non ricevi il Figlio di Dio.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Allora, qual è la relazione tra amare Dio e amare Gesù? Non puoi avere l'uno senza l'altro. Amare Gesù è la prova se ami Dio. Amare Dio è la prova se ami veramente Gesù.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;&amp;lt;strong&amp;gt;Che cos’è l’amore?&amp;lt;/strong&amp;gt;&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;In secondo luogo, qual è la natura di questo amore? L'amore è principalmente fare ciò che Gesù ha detto - quindi ami Gesù se fai ciò che lui ha detto - o è più profondo e ha a che fare con il cuore e gli affetti? Lui dice: &amp;quot;Se amate la madre o il padre più di me, non siete degni di me. Se ami il figlio o la figlia più di me, non sei degno di me&amp;quot;. Questo significa che sta pensando al vostro amore per Gesù come pensa al vostro amore per i vostri figli.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Beh, non si amano i propri figli facendo quello che dicono, giusto? Sono il vostro tesoro. Morireste per quei bambini. Sono preziosi per voi. Non li venderete per miliardi e miliardi di dollari. Sono il vostro tesoro. Bene, se Gesù non è un tesoro migliore, un tesoro più alto, voi non siete degni di Gesù.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;All'università avevo un insegnante che mi fece leggere un libro intitolato &amp;quot;Situation Ethics&amp;quot;. L'argomentazione esposta (e ogni studente sembrava esserne entusiasta): L'amore non può essere un'emozione o un affetto perché è comandato, e non si possono comandare le emozioni. All'epoca ero ventenne e non mi sembrava una cosa giusta.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Non è giusto, e la ragione per cui non è giusto è perché la premessa numero uno è falsa. Certo che Gesù comanda le emozioni. La Bibbia è piena di comandi delle emozioni. Dovremmo avere timore. Dovremmo essere grati. Dovremmo essere compassionevoli. Dovremmo essere sinceri. Dovremmo sperare. Tutte queste sono emozioni. Naturalmente, Dio ha il diritto di comandare le nostre emozioni. Il fatto che siamo così corrotti e così morti da non poter provare le giuste emozioni non è un problema di Dio. È un problema nostro. È la nostra corruzione.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;&amp;lt;strong&amp;gt;Non meno di un sentimento&amp;lt;/strong&amp;gt;&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;L'amore per Gesù non è forse più del fare? L'amore per Gesù non è forse più del fare? Giovanni 14:15 dice: &amp;quot;Se mi amate, osserverete i miei comandamenti&amp;quot;. Così dicono in molti: Lo dice proprio lì. Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. L'amore è obbedienza. Non è provare qualcosa di particolare per Gesù. È solo fare ciò che Lui ha detto.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Direi: Ma non è quello che hai appena detto che dice. Dice: &amp;quot;Se mi ami&amp;quot;, allora farai quest'altra cosa chiamata osservare i miei comandamenti. Amare Gesù è profondo e fondamentale e trasformativo, perché voi lo custodite sopra ogni cosa. E poi, per quell'amore, di quel fare tesoro di lui, voi fate ciò che lui comanda.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Allora, qual è la natura dell'amore? Sì, certo, includerebbe l'obbedienza, ma non è da meno l'essere trasformati da un amore per lui - fare tesoro, ammirare, deliziarsi, essere soddisfatti da questo Tesoro più bello di tutti. La natura dell'amore è: &amp;quot;Anzi, ritengo anche tutte queste cose essere una perdita di fronte all'eccellenza della conoscenza di Cristo Gesú mio Signore, per il quale ho perso tutte queste cose e le ritengo come tanta spazzatura per guadagnare Cristo,&amp;quot; (Filippesi 3:8).&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;&amp;lt;strong&amp;gt;L’Amore viene solo dall’amore&amp;lt;/strong&amp;gt;&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Da dove viene questo amore? Ricordate la storia del fariseo che chiese a Gesù di venire a cena in Luca? Non lavò i piedi di Gesù. Non baciò Gesù. Non ha fatto nulla per mostrare affetto a Gesù. Improvvisamente c'è questa &amp;quot;donna di strada&amp;quot;, una prostituta, che si china sui piedi nudi di Gesù piangendo. Le lacrime cadono sui suoi piedi sporchi, e lei prende i suoi capelli e lava i piedi di Gesù. Questo è incredibilmente provocatorio. Al vedere questo, il fariseo che lo aveva invitato disse fra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi e quale genere di persona e la donna che lo tocca perché è una peccatrice». (Luca 7:39).&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Gesù racconta una storia al fariseo. Un uomo aveva due debitori. Uno gli doveva 5.000 dollari. Uno gli doveva 5 dollari. Egli li perdonò entrambi. Chi lo amerà di più? Il fariseo dice: &amp;quot; E Simone, rispondendo, disse: «Suppongo sia colui, al quale egli ha condonato di piú». E Gesú gli disse: «Hai giudicato giustamente».&amp;quot; (Luca 7:43). Egli dice: Quando sono entrato qui, non mi hai baciato. Non mi hai lavato i piedi. Ma da quando sono entrato, lei ha pianto sui miei piedi, li ha lavati con le sue lacrime, li ha asciugati con i suoi capelli - perché le è stato perdonato molto.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Allora, da dove viene l'amore? Viene dall'essere sopraffatti dall'essere amati da Dio, giusto? Questo amore viene dall'essere sopraffatti dalla persona di Gesù che muore in nostro favore e risorge, anche se non abbiamo alcun merito in noi stessi. Quando questo ti prende, allora gusterai cosa significa fare tesoro di Gesù, deliziarsi in Gesù, ed essere soddisfatti in Gesù&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;&amp;lt;strong&amp;gt;Perché ha importanza?&amp;lt;/strong&amp;gt;&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Quanto è importante? Gesù dice: &amp;quot;Se non mi amate più di quanto amate i vostri genitori, non siete degni di me. Se non mi amate più di quanto amate i vostri figli, non siete degni di me&amp;quot;. Cosa significa non essere degni di lui? Significa che non lo avrete. Se non ami Gesù, non avrai Gesù. Paolo dice: Se qualcuno non ama il Signor Gesú Cristo, sia anatema! Maran-atha. cioè: Il Signore viene. (1 Corinzi 16:22).&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Nel cristianesimo, ciò che Gesù reclama da noi, non sono più profondamente e fondamentalmente le decisioni della volontà. Questo viene dopo. Profondamente e fondamentalmente il cristianesimo è una nuova nascita - una profonda ed intima trasformazione di ciò che custodiamo, e di ciò che amiamo. E se questo amore più profondo e pieno non è per Gesù, allora non siamo degni di Gesù. Ed essere degni di Gesù non significa meritare Gesù. Significa essere adatti, come persona redenta e perdonata, ad essere al suo cospetto. Quando lui è il vostro tesoro supremo, voi appartenete a lui.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Fri, 25 Feb 2022 01:47:01 GMT</pubDate>			<dc:creator>Kathyyee</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Amare_Ges%C3%B9_pi%C3%B9_della_propria_vita</comments>		</item>
		<item>
			<title>Amare Gesù più della propria vita</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Amare_Ges%C3%B9_pi%C3%B9_della_propria_vita</link>
			<description>&lt;p&gt;Kathyyee: Creata pagina con '{{info|Loving Jesus More Than Life}}&amp;lt;p&amp;gt;Pensiamo alla relazione tra il nostro amore per Dio e il nostro amore per Gesù. Questi sono due comandamenti (o richieste) fondamentali ne...'&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|Loving Jesus More Than Life}}&amp;lt;p&amp;gt;Pensiamo alla relazione tra il nostro amore per Dio e il nostro amore per Gesù. Questi sono due comandamenti (o richieste) fondamentali nei Vangeli. Sappiamo tutti cosa rispose Gesù alla domanda: &amp;quot;Qual è il primo e grande comandamento?&amp;quot; &amp;quot;E Gesú gli disse: «&amp;quot;ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l'anima tua e con tutta la tua mente&amp;quot;. Questo è il primo e il gran comandamento.&amp;quot; (Matteo 22:37-38). Altri Vangeli dicono: E forza. Quindi amare Dio con il tuo cuore e con tutto quello che sei è la prima e più grande richiesta di Gesù.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;E poi in Matteo 10:37, “Chi ama padre o madre piú di me, non è degno di me; e chi ama figlio o figlia piú di me, non è degno di me.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Così ora hai due comandamenti potenti, profondi, che trasformano la vita. Amate Dio Padre con tutto il vostro cuore, anima, mente e forza. E amate Gesù più di quanto amate i bambini, più di quanto amate i genitori, sicuramente, più di quanto amate qualsiasi cosa.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Cosa dobbiamo pensare di questi amori? Ho quattro domande:&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
#Qual è la differenza tra loro?&lt;br /&gt;
#Qual è la natura dell'amore?&lt;br /&gt;
#Da dove viene? Come si fa a diventare così?&lt;br /&gt;
#Quanto è importante?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Esaminiamoli uno alla volta.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;&amp;lt;strong&amp;gt;Ami di più Dio oppure Gesù?&amp;lt;/strong&amp;gt;&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Qual è la differenza tra amare Dio e amare Gesù? Perché è una questione importante? Beh, una ragione per cui è in primo piano è perché è enormemente rilevante per l'evangelismo musulmano. Scommetto che non pensavate che sarei giunto a questo punto. Una questione di estrema rilevanza che affrontiamo continuamente in una situazione multiculturale in cui molte religioni si incontrano è: Non adoriamo tutti lo stesso Dio? Tu vai attraverso Gesù; io vado attraverso un altro profeta.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Passo attraverso un altro profeta.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Allora Gesù disse loro: «Se Dio fosse vostro Padre, mi amereste, perché io sono proceduto e sono venuto da Dio; non sono venuto infatti da me stesso, ma è lui che mi ha mandato. (Giovanni 8:42). Sta dicendo alle persone più religiose, più orientate verso Dio, più intrise nell' Antico Testamento del pianeta: Voi non lo conoscete. Non è vostro Padre. Infatti, si spinge fino a dire che sono del loro padre, il diavolo. Questo è sconcertante. Qual è la cartina di tornasole per sapere se qualcuno ama Dio? La risposta: Ama Gesù? Abbracciano Gesù per quello che è veramente? Non solo come qualche maestro umano, non solo come qualche profeta accanto ad altri profeti, ma come il vero Figlio di Dio.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Che dire di Giovanni 2:42-43 “Ma io vi conosco, che non avete l'amore di Dio in voi. &amp;lt;strong&amp;gt;&amp;lt;sup&amp;gt; &amp;lt;/sup&amp;gt;&amp;lt;/strong&amp;gt;Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi ricevete; se un altro venisse nel suo proprio nome, voi lo ricevereste. Capite cosa c'è scritto? Non avete l'amore di Dio in voi. Come faccio a saperlo? Tu non mi ricevi. Quindi qui ho a che fare con una persona musulmana che dice: io adoro il vero Dio come tu adori il vero Dio. Gesù direbbe: Tu non conosci il vero Dio se non ricevi il Figlio di Dio.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Allora, qual è la relazione tra amare Dio e amare Gesù? Non puoi avere l'uno senza l'altro. Amare Gesù è la prova se ami Dio. Amare Dio è la prova se ami veramente Gesù.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;&amp;lt;strong&amp;gt;Che cos’è l’amore?&amp;lt;/strong&amp;gt;&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;In secondo luogo, qual è la natura di questo amore? L'amore è principalmente fare ciò che Gesù ha detto - quindi ami Gesù se fai ciò che lui ha detto - o è più profondo e ha a che fare con il cuore e gli affetti? Lui dice: &amp;quot;Se amate la madre o il padre più di me, non siete degni di me. Se ami il figlio o la figlia più di me, non sei degno di me&amp;quot;. Questo significa che sta pensando al vostro amore per Gesù come pensa al vostro amore per i vostri figli.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Beh, non si amano i propri figli facendo quello che dicono, giusto? Sono il vostro tesoro. Morireste per quei bambini. Sono preziosi per voi. Non li venderete per miliardi e miliardi di dollari. Sono il vostro tesoro. Bene, se Gesù non è un tesoro migliore, un tesoro più alto, voi non siete degni di Gesù.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;All'università avevo un insegnante che mi fece leggere un libro intitolato &amp;quot;Situation Ethics&amp;quot;. L'argomentazione esposta (e ogni studente sembrava esserne entusiasta): L'amore non può essere un'emozione o un affetto perché è comandato, e non si possono comandare le emozioni. All'epoca ero ventenne e non mi sembrava una cosa giusta.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Non è giusto, e la ragione per cui non è giusto è perché la premessa numero uno è falsa. Certo che Gesù comanda le emozioni. La Bibbia è piena di comandi delle emozioni. Dovremmo avere timore. Dovremmo essere grati. Dovremmo essere compassionevoli. Dovremmo essere sinceri. Dovremmo sperare. Tutte queste sono emozioni. Naturalmente, Dio ha il diritto di comandare le nostre emozioni. Il fatto che siamo così corrotti e così morti da non poter provare le giuste emozioni non è un problema di Dio. È un problema nostro. È la nostra corruzione.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;&amp;lt;strong&amp;gt;Non meno di un sentimento&amp;lt;/strong&amp;gt;&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;L'amore per Gesù non è forse più del fare? L'amore per Gesù non è forse più del fare? Giovanni 14:15 dice: &amp;quot;Se mi amate, osserverete i miei comandamenti&amp;quot;. Così dicono in molti: Lo dice proprio lì. Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. L'amore è obbedienza. Non è provare qualcosa di particolare per Gesù. È solo fare ciò che Lui ha detto.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Direi: Ma non è quello che hai appena detto che dice. Dice: &amp;quot;Se mi ami&amp;quot;, allora farai quest'altra cosa chiamata osservare i miei comandamenti. Amare Gesù è profondo e fondamentale e trasformativo, perché voi lo custodite sopra ogni cosa. E poi, per quell'amore, di quel fare tesoro di lui, voi fate ciò che lui comanda.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Allora, qual è la natura dell'amore? Sì, certo, includerebbe l'obbedienza, ma non è da meno l'essere trasformati da un amore per lui - fare tesoro, ammirare, deliziarsi, essere soddisfatti da questo Tesoro più bello di tutti. La natura dell'amore è: &amp;quot;Anzi, ritengo anche tutte queste cose essere una perdita di fronte all'eccellenza della conoscenza di Cristo Gesú mio Signore, per il quale ho perso tutte queste cose e le ritengo come tanta spazzatura per guadagnare Cristo,&amp;quot; (Filippesi 3:8).&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;&amp;lt;strong&amp;gt;L’Amore viene solo dall’amore&amp;lt;/strong&amp;gt;&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Da dove viene questo amore? Ricordate la storia del fariseo che chiese a Gesù di venire a cena in Luca? Non lavò i piedi di Gesù. Non baciò Gesù. Non ha fatto nulla per mostrare affetto a Gesù. Improvvisamente c'è questa &amp;quot;donna di strada&amp;quot;, una prostituta, che si china sui piedi nudi di Gesù piangendo. Le lacrime cadono sui suoi piedi sporchi, e lei prende i suoi capelli e lava i piedi di Gesù. Questo è incredibilmente provocatorio. Al vedere questo, il fariseo che lo aveva invitato disse fra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi e quale genere di persona e la donna che lo tocca perché è una peccatrice». (Luca 7:39).&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Gesù racconta una storia al fariseo. Un uomo aveva due debitori. Uno gli doveva 5.000 dollari. Uno gli doveva 5 dollari. Egli li perdonò entrambi. Chi lo amerà di più? Il fariseo dice: &amp;quot; E Simone, rispondendo, disse: «Suppongo sia colui, al quale egli ha condonato di piú». E Gesú gli disse: «Hai giudicato giustamente».&amp;quot; (Luca 7:43). Egli dice: Quando sono entrato qui, non mi hai baciato. Non mi hai lavato i piedi. Ma da quando sono entrato, lei ha pianto sui miei piedi, li ha lavati con le sue lacrime, li ha asciugati con i suoi capelli - perché le è stato perdonato molto.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Allora, da dove viene l'amore? Viene dall'essere sopraffatti dall'essere amati da Dio, giusto? Questo amore viene dall'essere sopraffatti dalla persona di Gesù che muore in nostro favore e risorge, anche se non abbiamo alcun merito in noi stessi. Quando questo ti prende, allora gusterai cosa significa fare tesoro di Gesù, deliziarsi in Gesù, ed essere soddisfatti in Gesù&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;&amp;lt;strong&amp;gt;Perché ha importanza?&amp;lt;/strong&amp;gt;&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Quanto è importante? Gesù dice: &amp;quot;Se non mi amate più di quanto amate i vostri genitori, non siete degni di me. Se non mi amate più di quanto amate i vostri figli, non siete degni di me&amp;quot;. Cosa significa non essere degni di lui? Significa che non lo avrete. Se non ami Gesù, non avrai Gesù. Paolo dice: Se qualcuno non ama il Signor Gesú Cristo, sia anatema! Maran-atha. cioè: Il Signore viene. (1 Corinzi 16:22).&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Nel cristianesimo, ciò che Gesù reclama da noi, non sono più profondamente e fondamentalmente le decisioni della volontà. Questo viene dopo. Profondamente e fondamentalmente il cristianesimo è una nuova nascita - una profonda ed intima trasformazione di ciò che custodiamo, e di ciò che amiamo. E se questo amore più profondo e pieno non è per Gesù, allora non siamo degni di Gesù. Ed essere degni di Gesù non significa meritare Gesù. Significa essere adatti, come persona redenta e perdonata, ad essere al suo cospetto. Quando lui è il vostro tesoro supremo, voi appartenete a lui.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Fri, 25 Feb 2022 01:45:03 GMT</pubDate>			<dc:creator>Kathyyee</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Amare_Ges%C3%B9_pi%C3%B9_della_propria_vita</comments>		</item>
		<item>
			<title>I turbamenti che ci fanno disperare</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/I_turbamenti_che_ci_fanno_disperare</link>
			<description>&lt;p&gt;Kathyyee: Creata pagina con '{{info|Desperate for Distraction}}&amp;lt;p&amp;gt;&amp;lt;strong&amp;gt;La ragione per la quale diventiamo cattivi quando viviamo in solitudine.&amp;lt;/strong&amp;gt;&amp;lt;/p&amp;gt;  &amp;lt;p&amp;gt;Un vago pensiero di sconforto attraversa la...'&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|Desperate for Distraction}}&amp;lt;p&amp;gt;&amp;lt;strong&amp;gt;La ragione per la quale diventiamo cattivi quando viviamo in solitudine.&amp;lt;/strong&amp;gt;&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Un vago pensiero di sconforto attraversa la mia mente: Cosaci faccio qui? Lo spazio in cui ho vissuto per anni improvvisamente diventa scomodo. Il silenzio e la tranquillità donano a tutti gli oggetti che mi circondano un aspetto innaturale, come la testa di un cervo montata sul muro.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;I miei occhi sono aperti, eppure nulla si muove.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Non appena riprendo la mia tranquillità, il turbamento e l’angoscia riprendono il sopravvento.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Inizio a pregare “Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome. Che sia santificato il tuo nome nella mia città, nella mia vita” – &amp;lt;em&amp;gt;perché i miei piedi sono così freddi?&amp;lt;/em&amp;gt;&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Dopo essere tornato in punta di piedi con i calzini, mi inginocchio. &amp;lt;em&amp;gt;Dov'ero rimasto?&amp;lt;/em&amp;gt; Ah si! Signore, che sia santificato il tuo nome nella mia vita. Che venga il tuo Regno e che si fatta la Tua Volontà, come in cielo così in terra” – aspetta, che cosa è stato? Uno dei bambini? Che ore sono? Non può essere.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Mentre guardo in fondo al corridoio, noto dei libri fuori posto sugli scaffali accanto a me. &amp;lt;em&amp;gt;Hmm, dovrei rileggere davvero Santità … non ci posso credere che Amazon abbia spedito il libro con quell’angolo rovinato – avrei dovuto chiedere il reso. Pacchetti, pacchetti... non doveva arrivare qualcosa ieri? Cosa è stato di nuovo?&amp;lt;/em&amp;gt;&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;&amp;lt;strong&amp;gt;Sfuggire alla solitudine&amp;lt;/strong&amp;gt;&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Ultimamente, ho notato che sto peggiorando nello stare in solitudine. Il luogo sacro della solitudine con Dio, un luogo in cui il tempo volava senza rendermene conto, è stato rimpiazzato da una vita piena di impegni. È sempre più difficile avere “attimi di tranquillità”. I cambiavalute ora siedono nella mia casa di preghiera, vendendo rumorosamente piccioni e bestiame. E quel che è peggio, li ho invitati ad entrare. Ma perché?&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Blaise Pascal spiega abbastanza bene perché il &amp;lt;em&amp;gt;mondo non redento &amp;lt;/em&amp;gt;odia il silenzio. &amp;lt;em&amp;gt;La distrazione.&amp;lt;/em&amp;gt;&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;L’incapacità da parte degli uomini di curare la morte, la miseria e l'ignoranza, li ha portati alla conclusione che per essere felici, non bisogna pensare a queste cose&amp;quot; (&amp;lt;em&amp;gt;I cristiani moderni,&amp;lt;/em&amp;gt; 170).&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Pascal vede gli uomini senza Dio che ad ogni passo rifuggono dal loro Creatore, e da sé stessi. Nel vortice frenetico di questo mondo, gli uomini si affannano a rincorrere ciò che non vogliono perché la misera umanità non vuole - non può - sopportare i pensieri turbolenti che incontrano nella tranquillità.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Così, il clamore trattiene la terribile luce della conoscenza di sé, la scomoda verità che la razza di Adamo è un malato terminale, intenta a costruire vanità sulla riva del mare per impedirgli di considerare che è una creatura, &amp;lt;em&amp;gt;morente&amp;lt;/em&amp;gt;. O, come raffigurato da Gesù,” Se uno non dimora in me è gettato via come il tralcio e si secca; poi questi tralci si raccolgono, si gettano nel fuoco e sono bruciati” (Giovanni 15:6). Pascal osa dichiarare: &amp;quot;Ho detto spesso che l'unica causa dell'infelicità dell'uomo è che non sa stare in silenzio nella sua stanza&amp;quot; (172).&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;&amp;lt;strong&amp;gt;Le minacce contro il silenzio&amp;lt;/strong&amp;gt;&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Ma naturalmente questo non è il caso del cristiano. Dio ci ha trovato a mezzogiorno, mentre attingevamo acqua da soli al pozzo. Lì ci ha parlato del nostro peccato e della nostra situazione. Ma anche lì si è offerto a noi come acqua viva. Nel momento di quiete, un cespuglio ardeva davanti alle nostre anime; ci siamo privati dei nostri sandali per essere spezzati e guariti dalla sua voce.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Ed è qui che ha inizio l’esempio: I tempi di quiete quotidiani diventano un’opportunità per incontrarsi con Dio. I diari vengono riempiti. Parole sottolineate. Preghiere recitate. Lacrime versate. Canzoni cantate.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Ma lentamente, se non riusciamo a vegliare, la parte buona, l'unica cosa necessaria, lo spazio tranquillo cade nel dimenticatoio. Quella religione rurale - verde, organica, discreta - si avvicina alla città del metallo, delle macchine e del frastuono.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Noto tre pericoli che minacciano il mio desiderio di restare solo con Dio.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;&amp;lt;strong&amp;gt;Prima, un mondo amorevole&amp;lt;/strong&amp;gt;&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Il mondo fuori dalla mia stanza mi tende la mano, pronto a invitarmi nella sua comunione. John Bunyan descrisse il cammino del cristiano come se guidasse attraverso l'agitazione di Vanity Fair. E così è.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Alcune delle cose che ho chiamato &amp;quot;occupazioni&amp;quot; - costruire una carriera, cercare uno sposso o una sposa, perseguire la felicità - Gesù le chiama &amp;quot;cure di questo mondo&amp;quot;, &amp;quot;l'inganno delle ricchezze&amp;quot; e &amp;quot;desideri di altre cose&amp;quot;. Quando minacciano di soffocare la sua voce nella mia vita, i doni diventano spine.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Nella parabola del seminatore, Gesù dice, ”Quelli invece che ricevono il seme fra le spine, sono coloro che odono la parola; &amp;lt;strong&amp;gt;&amp;lt;sup&amp;gt; &amp;lt;/sup&amp;gt;&amp;lt;/strong&amp;gt;ma le sollecitudini di questo mondo, l'inganno delle ricchezze e le cupidigie delle altre cose, che sopravvengono, soffocano la parola e questa rimane infruttuosa. (Marco 4:18-19)&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;La verità di Dio viene strangolata nei cuori e nelle menti, non solo dalla presa feroce della persecuzione, ma dalla presa più dolce del sogno americano.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Fatta quindi una frusta di cordicelle, li scacciò tutti fuori del tempio insieme con i buoi e le pecore, e sparpagliò il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò le tavole. (1 Giovanni 2:15)&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Adulteri e adultere, non sapete che l'amicizia del mondo è inimicizia contro Dio? Chi dunque vuole essere amico del mondo si rende nemico di Dio. (Giacomo 4:4)&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Cerca di venire presto da me,&amp;lt;strong&amp;gt;&amp;lt;sup&amp;gt; &amp;lt;/sup&amp;gt;&amp;lt;/strong&amp;gt;perché Dema mi ha lasciato, avendo amato il mondo presente, e se n'è andato a Tessalonica; Crescente è andato in Galazia e Tito in Dalmazia. (2 Timoteo 4:10)&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Saziaci al mattino con la tua benignità, e noi esulteremo e ci rallegreremo tutti i nostri giorni. (Salmo 90:14)&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;&amp;lt;strong&amp;gt;Secondo, un'anima che si assottiglia sempre di più&amp;lt;/strong&amp;gt;&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Quando desidero il mondo, quando sono troppo occupato per stare solo con Dio, quando il mondo che ho a portata di mano mi attira più del mondo delle Scritture, la mia anima si allunga e si assottiglia, &amp;quot;come burro raschiato su troppo pane&amp;quot;.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;I miei desideri indeboliti mi portano lontano da Dio, nel mio telefono. Seguo Giona nel Tarsis della tecnologia. E quando salpo più volte, diventa sempre più facile andare di nuovo, e sempre più difficile sedersi con Dio come prima. La mia anima si agita, ansiosa di &amp;lt;em&amp;gt;qualcosa, qualsiasi cosa &amp;lt;/em&amp;gt;che mi turba e mi intrattenga. Mentre infilo la mano ancora e ancora per spuntini sempre più salati, il mio appetito per la grande festa diminuisce.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;&amp;lt;strong&amp;gt;Terzo, una fede arida&amp;lt;/strong&amp;gt;&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Separarmi dai mezzi della grazia ferisce la mia fede. Quando ritorno, la stanza silenziosa mi interroga: &amp;lt;em&amp;gt;tutto questo è davvero reale?&amp;lt;/em&amp;gt; Contro questo suggerimento, devo prendere lo scudo della fede per sopportare i disagi iniziali.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Con i piedi che si scaldano, continuo: &amp;quot;Signore, ti prego, dammi oggi il mio pane quotidiano, e perdonami - per le mie molte trasgressioni folli, negligenti e mondane - come io perdono a coloro che mi trasgrediscono&amp;quot;.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;&amp;lt;em&amp;gt;Sei sicuro che Dio ti ascolti? &amp;lt;/em&amp;gt;Il pensiero viene. &amp;lt;em&amp;gt;Ore e ore che si sommano a giorni e giorni che si accumulano in anni e anni di nulla - se è tutto falso.&amp;lt;/em&amp;gt;&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;&amp;quot;Signore, non indurmi in tentazione - né in turbamenti - ma liberami da loro e dal maligno. Perché tuo è il regno, la potenza e la gloria. Amen.&amp;quot;&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Su quel pavimento ritorno da un mondo freddo alla presenza di mio Padre.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Ora senza fede è impossibile piacergli, perché chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che egli è il rimuneratore di quelli che lo cercano. (Ebrei 11:6). Se Dio non esiste o non ci incontra, sprechiamo momenti preziosi per un sogno e un'ombra. Ma bloccando il mondo e voltando le spalle al dubbio, la nostra ricerca dice: mi fido di te. Ho bisogno di te. &amp;lt;em&amp;gt;Desidero stare con te.&amp;lt;/em&amp;gt;&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;&amp;lt;strong&amp;gt;Ritornerai?&amp;lt;/strong&amp;gt;&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Quando Cristo che è la nostra vita apparirà, allora anche voi apparirete con lui in gloria.&amp;quot; (Colossesi 3:4) ci allontanerà dal mondo occupato e rumoroso? È oggi come lo fu per Elia:&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Ecco, il Signore passò e un vento grande e forte squarciò le montagne e fece a pezzi le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. E dopo il vento un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. DIO gli disse: «Esci e fermati sul monte davanti all'Eterno». Ed ecco, passava l'Eterno. Un vento forte e impetuoso squarciava i monti e spezzava le rocce davanti all'Eterno, ma l'Eterno non era nel vento. Dopo il vento un terremoto, ma l'Eterno non era nel terremoto. Dopo il terremoto un fuoco ma l'Eterno non era nel fuoco. Dopo il fuoco una voce, come un dolce sussurro. (1 Re 19:11-12)&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Letteralmente, Dio si è rivelato a Elia in &amp;quot;una voce, un silenzio sottile&amp;quot;. Dio spesso rinuncia al tuono, ai venti laceranti, al terremoto, al fuoco ruggente, preferendo sussurrarci attraverso la sua parola e il suo Spirito nella quiete. Visiteremo i nostri luoghi di preghiera, resteremo soli, chiuderemo fuori il mondo e i suoi turbamenti per sederci di nuovo con il nostro Dio che si diletta a incontrarsi con noi?&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Fri, 25 Feb 2022 01:28:12 GMT</pubDate>			<dc:creator>Kathyyee</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:I_turbamenti_che_ci_fanno_disperare</comments>		</item>
		<item>
			<title>Come fare ogni cosa alla gloria di Dio</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Come_fare_ogni_cosa_alla_gloria_di_Dio</link>
			<description>&lt;p&gt;Kathyyee: Creata pagina con '&amp;lt;span class=&amp;quot;fck_mw_template&amp;quot;&amp;gt;{{info|How to Do Everything to the Glory of God}}&amp;lt;/span&amp;gt;&amp;lt;p&amp;gt;Spiega con parole tue questo verso: &amp;amp;ldquo;Sia dunque che mangiate, sia che beviate, sia ...'&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&amp;lt;span class=&amp;quot;fck_mw_template&amp;quot;&amp;gt;{{info|How to Do Everything to the Glory of God}}&amp;lt;/span&amp;gt;&amp;lt;p&amp;gt;Spiega con parole tue questo verso: &amp;amp;ldquo;Sia dunque che mangiate, sia che beviate, sia che facciate qualche altra cosa, fate tutto alla gloria di Dio&amp;amp;rdquo;. Se qualcuno venisse da te in questo momento e ti chiedesse cosa intendesse 1 Corinzi 10:31 riguardo al mangiare, bere o qualsiasi altra cosa, come risponderesti? Sai che cosa intendesse realmente Paolo?&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Il verso ci &amp;amp;egrave; talmente familiare che potremmo dire di averlo tranquillamente compreso anche se cos&amp;amp;igrave; non fosse. Di per s&amp;amp;eacute; il significato di questo verso sembra abbastanza ovvio: glorifica Dio in tutto quello che fai. Bene, questo &amp;amp;egrave; certamente vero. Ma cosa intendeva realmente Paolo per &amp;lt;em&amp;gt;gloria di Dio&amp;lt;/em&amp;gt;? e a che cosa si riferiva dicendo &amp;lt;em&amp;gt;ogni cosa&amp;lt;/em&amp;gt;?&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Se la nostra prima applicazione di questo verso &amp;amp;egrave; il ringraziamento che facciamo a Dio quando stiamo per mangiare una gustosissima pizza, allora non abbiamo pienamente compreso cosa volesse dire Paolo &amp;amp;ndash; bench&amp;amp;eacute; sicuramente egli avrebbe approvato il nostro ringraziamento per la buonissima pizza che stiamo mangiando (1 Corinzi 10:30). Paolo ha qualcosa di abbastanza specifico in mente &amp;amp;ndash; qualcosa di alquanto rilevante per noi. Quando analizziamo il verso nel suo contesto allargato, vediamo che il comando di Paolo di fare ogni cosa alla gloria di Dio &amp;amp;egrave; riferito agli idoli culturali, alla coscienza cristiana, e al nostro modo di vivere di fronte ad un mondo di non credenti.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;&amp;lt;strong&amp;gt;Una meravigliosa nuova libert&amp;amp;agrave;&amp;lt;/strong&amp;gt;&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Paolo inizia a parlare della questione gi&amp;amp;agrave; nel capitolo 8. Qui scopriamo come il cibo fosse uno degli argomenti pi&amp;amp;ugrave; problematici inerente alla libert&amp;amp;agrave; dei cristiani nella chiesa di Corinto &amp;amp;ndash; e specialmente &amp;amp;ldquo;le carni sacrificate agli idoli&amp;amp;rdquo; (1 Corinzi 8:1). Tutti i cristiani di Corinto (eccezion fatta forse per i Giudei) avevano un passato nel paganesimo. Quando divennero Cristiani, rinunciarono agli idoli e a tutte le forme di adorazione a loro associate.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Il problema era che l&amp;amp;rsquo;adorazione degli idoli era strettamente correlata alla vita civile stessa dei Corinzi, nel commercio e nella vita sociale &amp;amp;ndash; ed era culturalmente molto diffusa. I templi pagani erano dei luoghi di ritrovo sociali e avevano pressoch&amp;amp;eacute; la stessa funzione dei nostri moderni ristoranti (1 Corinzi 8:10). Molta della carne che si vendeva ai mercati e che si consumava in casa era stata ritualmente offerta agli idoli (1 Corinzi 10:25,27). Ci&amp;amp;ograve; significava che mangiare quella carne poteva essere visto come un atto di idolatria, un tradimento del credo cristiano (1 Corinzi 8:10).&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Con sorpresa alcuni cristiani Corinzi avevano scoperto che &amp;amp;ldquo;un idolo non ha una reale esistenza, e che non c&amp;amp;rsquo;&amp;amp;egrave; che un solo Dio&amp;amp;rdquo; (1 Corinzi 8:4). Dal momento in cui gli idoli non erano reali, essi capirono che le carni sacrificate agli idoli erano carni sacrificate al nulla (1 Corinzi 10:19-20). Perci&amp;amp;ograve;, mangiare carni sacrificate agli idoli non era idolatria se si era consapevoli che gli idoli in realt&amp;amp;agrave; non esistevano. Erano liberi di mangiare questa carne con una coscienza pulita! E Paolo era d&amp;amp;rsquo;accordo con loro (1 Corinzi 10:26, 29).&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;&amp;lt;strong&amp;gt;Una libert&amp;amp;agrave; che ha il potere di distruggere&amp;lt;/strong&amp;gt;&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Paolo non concordava, invece, con il modo in cui alcuni di questi esercitavano la loro nuova libert&amp;amp;agrave; cristiana. In effetti, alcuni Corinzi avevano posto questa loro libert&amp;amp;agrave; al di sopra del bene spirituale delle anime di altri credenti. Per prima cosa, non tutti i cristiani di Corinto avevano questa conoscenza (1 Corinzi 8:7). Alcuni di loro, forse dei nuovi credenti o altri che per una ragione o per un&amp;amp;rsquo;altra avevano una coscienza debole, pensavano che mangiare carni sacrificate agli idoli fosse una forma di idolatria. Per loro mangiare questa carne voleva dire rinnegare Cristo.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;In secondo luogo, altri che probabilmente non credevano pi&amp;amp;ugrave; alla realt&amp;amp;agrave; degli idoli, fronteggiavano un altro tipo di tentazione mangiando quelle carni. Molti Corinzi convertiti avevano pagato un alto prezzo per diventare cristiani. Rinunciare al paganesimo aveva significato per qualcuno rinunciare al proprio status sociale, alle tradizioni della famiglia e alle cerchie di amici. Alcuni, senza dubbio, avevano perso il lavoro. Possiamo immaginare la tentazione alla quale si sarebbero esposti se avessero anche soltanto dato l&amp;amp;rsquo;apparenza di rendere omaggio alla religione prevalente, dopo aver perduto il lavoro, lo status sociale, la famiglia.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Terzo, c&amp;amp;rsquo;era la questione della testimonianza del vangelo tra i non credenti, i quali stavano a guardare il comportamento dei cristiani. Cosa potevano pensare i pagani vedendo i cristiani mangiare consapevolmente carni sacrificate agli idoli? Ne avrebbero desunto che i cristiani veneravano gli idoli allo stesso modo dei pagani, e che perci&amp;amp;ograve; non vi era nessuna valida ragione per dare retta alle assurde affermazioni dei cristiani. E cosa avrebbero pensato i Giudei di questi comportamenti? Che i cristiani erano pagani e che la cristianit&amp;amp;agrave; era demoniaca?&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Per queste ragioni Paolo ricordava fervidamente ai Corinzi che in ballo vi era molto pi&amp;amp;ugrave; che semplicemente poter mangiare delle buone bistecche sacrificate. Se i cristiani la cui coscienza non impediva di mangiare quei cibi non fossero stati molto attenti, l&amp;amp;rsquo;esercizio di quella libert&amp;amp;agrave; avrebbe potuto distruggere la fede di altri cristiani (1 Corinzi 8:9-11) o rovinare la reputazione di Ges&amp;amp;ugrave; tra i non cristiani (1 Corinzi 10:27-29).&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;&amp;lt;strong&amp;gt;La vera libert&amp;amp;agrave; cristiana&amp;lt;/strong&amp;gt;&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Questo &amp;amp;egrave; il motivo per cui Paolo dice &amp;amp;ldquo;Perci&amp;amp;ograve;, se un cibo scandalizza mio fratello, non manger&amp;amp;ograve; mai pi&amp;amp;ugrave; carne&amp;amp;rdquo; (1 Corinzi 8:13). E cos&amp;amp;igrave; continua spiegando per tutto il capitolo 9 molti modi in cui &amp;amp;egrave; possibile astenersi volontariamente da cose di cui avrebbe la possibilit&amp;amp;agrave; di godere liberamente come cristiano &amp;amp;ndash; per non parlare di un apostolo &amp;amp;ndash; come per esempio cibi, bevande, il matrimonio e un salario ministeriale completo (1 Corinzi 9:4-7).&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;L'orientamento di tutta la vita di Paolo era di conquistare al Vangelo quante pi&amp;amp;ugrave; persone possibile (1 Corinzi 9:22-23), cercando di rimuovere ogni genere di ostacolo (1 Corinzi 9:12). Per Paolo, questa era la libert&amp;amp;agrave; cristiana: &amp;amp;ldquo;mi sono fatto servo di tutti&amp;amp;rdquo; (1 Corinzi 9:19). Cos&amp;amp;igrave; quando Paolo sent&amp;amp;igrave; che i credenti di Corinto stavano discutendo del mangiare o meno le carni sacrificate agli idoli, egli disse loro semplicemente che stavano discutendo della questione sbagliata:&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&amp;amp;ldquo;Ogni cosa &amp;amp;egrave; lecita, ma non ogni cosa &amp;amp;egrave; utile; ogni cosa &amp;amp;egrave; lecita, ma non ogni cosa edifica. Nessuno cerchi il proprio vantaggio, ma ciascuno cerchi quello degli altri&amp;amp;rdquo;. (1 Corinzi 10:23-24).&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Per Paolo questa era la vera libert&amp;amp;agrave; cristiana: fare tutto il possibile per amare il prossimo per amore di Ges&amp;amp;ugrave;.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;&amp;lt;strong&amp;gt;Fare tutto alla gloria di Dio&amp;lt;/strong&amp;gt;&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Questo era quello che Paolo aveva in mente quando scrisse &amp;amp;ldquo;Sia dunque che mangiate, sia che beviate, sia che facciate qualche altra cosa, fate tutto alla gloria di Dio&amp;amp;rdquo;. (1 Corinzi 10:31). Noi glorifichiamo Dio quando, per amore Suo, lasciamo cadere i nostri diritti, le nostre libert&amp;amp;agrave; nel mangiare, nel bere o in qualsiasi altra cosa per agire secondo il principio dell&amp;amp;rsquo;amore per il prossimo, sia per &amp;amp;ldquo;il progresso e la gioia nella (loro) fede&amp;amp;rdquo; (Filippesi 1:25), o affinch&amp;amp;eacute; altri siano salvati (1 Corinzi 9:22). La frase di Paolo che viene subito dopo &amp;amp;egrave; &amp;amp;ldquo;Non date motivo di scandalo n&amp;amp;eacute; ai Giudei, n&amp;amp;eacute; ai Greci, n&amp;amp;eacute; alla chiesa di Dio&amp;amp;rdquo;. (1 Corinzi 10:32).&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Adesso, tornando alla nostra gustosa pizza, Dio &amp;amp;egrave; certamente glorificato quando noi godiamo appieno del creato e di tutto ci&amp;amp;ograve; che contiene (1 Corinzi 10:26). Paolo &amp;amp;egrave; stato un gran avvocato della nostra libert&amp;amp;agrave; contro il legalismo dell&amp;amp;rsquo;astensione da cibi o altro (1 Timoteo 4:1-3). Egli afferm&amp;amp;ograve; chiaramente: &amp;amp;ldquo;Il cibo non ci raccomanda a Dio&amp;amp;rdquo; (1 Corinzi 8:8). E &amp;amp;ldquo;tutto quel che Dio ha creato &amp;amp;egrave; buono, e nulla &amp;amp;egrave; da respingere, se usato con rendimento di grazie, perch&amp;amp;eacute; &amp;amp;egrave; santificato dalla parola di Dio e dalla preghiera&amp;amp;rdquo; (1 Timoteo 4:4-5). Cos&amp;amp;igrave;, Paolo non si sentir&amp;amp;agrave; offeso dalla nostra applicazione di 1 Corinzi 10:31 nel gustare la nostra pizza &amp;amp;ndash; a meno che non perdiamo di vista la via per eccellenza per glorificare Dio: l&amp;amp;rsquo;amore sacrificale.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;br /&gt;
&amp;lt;p&amp;gt;Questo amore sacrificale &amp;amp;egrave; ancora necessario, forse particolarmente necessario quando si tratta della libert&amp;amp;agrave; cristiana. Perch&amp;amp;eacute; anche noi abbiamo i nostri idoli culturali, abbiamo dei fratelli dalla coscienza debole, e abbiamo molti non credenti che ci stanno guardando. Perci&amp;amp;ograve;, in ogni cosa che fate, non usate la vostra libert&amp;amp;agrave; solo per godere di ci&amp;amp;ograve; di cui avete libert&amp;amp;agrave; di godere, ma usate la vostra libert&amp;amp;agrave; per perseguire il bene ultimo del vostro prossimo. Come cristiani siamo liberi da ogni legame: i legami esterni delle false religioni e i legami interni dell&amp;amp;rsquo;egoismo. Siamo liberi di godere di tutto quello che Dio ci ha provveduto, e liberi di astenercene per amore. Fate ogni cosa per la gloria di Dio.&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Thu, 12 Dec 2019 14:44:13 GMT</pubDate>			<dc:creator>Kathyyee</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Come_fare_ogni_cosa_alla_gloria_di_Dio</comments>		</item>
		<item>
			<title>Conversione a Cristo: la creazione di un cristiano edonista</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Conversione_a_Cristo:_la_creazione_di_un_cristiano_edonista</link>
			<description>&lt;p&gt;Kathyyee: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|Conversion to Christ: The Making of a Christian Hedonist}}Matteo 13:44-46 &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo, che un uomo, dopo averlo trovato, nasconde; e per la gioia che ne ha, va e vende tutto quello che ha, e compra quel campo. Il regno dei cieli è anche simile a un mercante che va in cerca di belle perle; e, trovata una perla di gran valore, se n'è andato, ha venduto tutto quello che aveva, e l'ha comperata. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La volta scorsa abbiamo visto che l'infinita e traboccante felicità di Dio è il fondamento dell'edonismo cristiano. Dio è felice perché prova una perfetta gioia nell'eccellenza della sua stessa gloria, specialmente se questa si riflette nel Suo figlio divino. Dio è felice perché è sovrano e perciò può abbattere ogni ostacolo alla Sua gioia. E la felicità di Dio è il fondamento dell'edonismo cristiano perché fa traboccare la sua misericordia su di noi. Quando Dio chiama uomini e donne a sé, non è perché ha bisogno di colmare una carenza, ma perché ama condividere una pienezza. Abbiamo concluso la scorsa volta dicendo che non tutti hanno parte eterna alla gioia di Dio, perché c'è una condizione che dev'essere realizzata. La condizione è che noi obbediamo al comandamento: Trova la tua gioia nel Signore, ed egli appagherà i desideri del tuo cuore (Salmo 37:4). Ma molta gente trova più gioia nelle ricchezze, nella rivincita e nello svago di quanto non ne trovi in Dio. E pertanto essi non hanno parte nella misericordia salvifica di Dio; sono perduti. Ciò di cui hanno bisogno è la conversione a Cristo – che non è niente di più che la creazione di un cristiano edonista. Questo è quello di cui voglio parlare adesso. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Qualcuno potrebbe chiedere: “se il nostro scopo è la conversione, perché non possiamo semplicemente dire &amp;quot;Credi nel Signore Gesù e sarai salvato”? Perché introdurre questa nuova terminologia, “Edonismo Cristiano”? E' una bella domanda. Ecco la mia risposta. Viviamo in una società superficialmente cristianizzata dove migliaia di persone perdute pensano di credere in Gesù. Nella maggior parte delle mie testimonianze ai non credenti e ai cristiani nominali, il comandamento “Credi nel Signore Gesù e sarai salvato” è virtualmente senza senso. Gli ubriachi sulle strade dicono di crederci. Le coppie non sposate che dormono insieme dicono di crederci. Gli anziani che non ricercano la lode a Dio e la comunione con i fratelli da quarant'anni dicono di crederci. Ogni genere di amante del mondo che frequenta la chiesa dice di crederci. La mia responsa­bilità come predicatore del vangelo e ammaestratore della chiesa non è solo quella di ripetere frasi preziose della Bibbia ma quella di dire la verità di queste frasi in un modo che punga la coscienza dell'ascoltatore e ti aiuti a capire il bisogno che hai di Cristo. Ciò che sto cercando di fare è di prendere un insegnamento della Scrittura trascurato ma essenziale e renderlo più affilato possibile nella speranza che qualche cuore sia “pugnalato da sveglio”, come disse un poeta. E perciò io dico: quando una persona si converte a Gesù Cristo, quella persona viene trasformata in un cristiano edonista. Se un uomo non è nato di nuovo divenendo una nuova creatura, un cristiano edonista, non può vedere il regno di Dio. Questo è ciò che voglio provare a mostrarvi nelle Scritture. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Creati da Dio''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prima di concentraci sulla conversione abbiamo bisogno di ripassare le grandi verità a proposito delle realtà che rendono necessaria la conversione. La prima verità che dobbiamo affrontare come esseri umani è che Dio è il nostro creatore al quale dobbiamo la nostra gratitudine di cuore per tutto ciò che abbiamo. La miglior prova di tutto ciò è nel tuo cuore e nella tua vita stessa. Come mai avviene che un sentimento di giudizio nel tuo cuore istintivamente emette una sentenza su una persona che ti ignora dopo che gli hai fatto un favore? Riteniamo una persona automaticamente colpevole se questa non ha riconoscenza verso qualcuno che gli ha usato una grande gentilezza. Perché? Sapete, sarebbe del tutto insoddisfacente la risposta &amp;quot;io personalmente la percepisco così perché sono stato schiaffeg­giato da piccolo per non aver detto “grazie”. Non la facciamo passare liscia così facilmente alla gente. La velocità con cui il nostro cuore giudica sconsiderate le persone rende testimonianza della nostra effettiva convinzione: gli ingrati sono colpe­voli &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La vera ragione per cui i nostri cuori rispondono in questo modo è che siamo stati creati a immagine di Dio. Il tuo sentimento di giudizio, che automatica­mente mi ritiene colpevole se ti ignoro dopo che hai salvato mio figlio dall'annegare, è la voce di Dio in te. Un aspetto dell'immagine di Dio in te è che tu inconsapevolmente ritieni le persone colpevoli di ingratitudine. Perciò tu sai in cuor tuo che c'è un Dio al quale dobbiamo sincera gratitudine. Sareb­be assolutamente da ipocriti pensare che Dio si aspetti da te meno gratitudine per i suoi doni di quanto tu non faccia con i doni che fai agli altri. “Celebrate il Signore, perch'egli è buono, perché la sua bontà dura in eterno“ (Salmo 107:1). Perciò se tu semplicemente ammetti la tua responsa­bilità per le leggi morali che auto­matica­mente applichi al tuo prossimo, non potrai negare il fatto che la legge di Dio è scritta sul tuo cuore e dice: una creatura deve al suo Creatore un sentimento affettuoso di gratitudi­ne proporzionale a quanto egli dipenda da Dio e alla bontà di Dio stesso. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Il Peccato dell'Essere Mancanti''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E questo ci porta alla ''seconda'' grande verità con cui gli esseri umani devono fare i conti: noi non abbiamo sentito, né sentiamo, né sentiremo domani la profondità, l'intensità e la consistenza della gratitudine che dobbiamo a Dio quale nostro creatore. E nemmeno abbiamo bisogno che la Bibbia ci dica che siamo colpevoli. Sappiamo che non abbiamo reso a Dio ciò che noi stessi richiediamo al nostro prossimo. Sappiamo che il sentimento di giudizio nel nostro cuore, quello che ritiene gli altri colpevoli di ingratitudine, testimonia nitidamente che Dio ci ritiene colpevoli per la nostra impareggiabile ingratitudine verso di Lui. E se anche dovessimo sopprimere questa testimo­nianza nei nostri cuori, le Scritture ce lo rendono lampante, Romani 1:18-21: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;L'ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini che soffocano la verità ...perciò essi sono inescusabili, perché, pur avendo conosciuto Dio, non l'hanno glorificato come Dio, né l'hanno ringraziato; ma si son dati a vani ragionamenti e il loro cuore privo d'intelligenza si è ottenebrato. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Quando ogni essere umano starà di fronte a Dio per rendergli conto della sua vita, Dio non dovrà usare una frase delle Scritture per mostrare alla gente la loro colpa e l' adeguatezza della condanna. Farà loro semplicemente tre domande: 1) Non era abbastanza chiaro nella natura che tutto ciò che hai avuto era un dono, che come mia creatura dipendevi da me per la vita, per il respiro e tutto il resto? 2) Il sentimento di giudizio nel tuo cuore non faceva sì che tu ritenessi sempre gli altri colpevoli quando mancava­no di quella gratitudine che avrebbero dovu­to avere in risposta a una grande gentilezza ricevuta? 3) La tua vita è stata riempita di gioia e gratitu­dine verso di me in propor­zione alla mia gentilezza verso di te? Il ca­so è chiuso. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Sotto l'Ira di Dio''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E dunque la ''terza'' grande verità che dobbiamo affrontare è che l'ira di Dio è su di noi a causa della nostra ingratitudine. Il nostro stesso sentimento di giudizio richiede che ci sia una resa dei conti morale nell'universo). Noi non permettiamo che alcun affronto contro la nostra dignità possa essere spazzato via e nascosto sotto un tappetto. Quantomeno Dio lo permette! La giustezza di Dio comporta che Egli debba preservare la sua meritata gloria. Quando noi, con la nostra ingratitudine, minimizziamo la gloria dovuta a Dio, giustizia deve esser fatta. Un uomo è più “degno” di un gatto. Perciò si può andare in prigione per aver diffamato la dignità di un uomo, ma nessuno è mai stato in galera per aver calunniato un gatto. E Dio è più degno di un uomo – infinita­mente di più – dunque la diffamazione della sua dignità, fatta attraverso svariate evidenze della nostra ingratitudine, conduce a una sentenza di eterna distruzione. Il salario del peccato è la morte (eterna) (Romani 6:23). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Cristo: l'Assorbi-Ira''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La notizia più terrificante del mondo è che siamo caduti sotto la condanna del nostro creatore e che Egli è tenuto, per il suo stesso carattere di giustizia, a preservare la dignità della sua gloria facendo ricadere la sua ira sul peccato della nostra ingratitudine. Ma c'è una ''quarta'' grande verità che nessuno può mai imparare dalla natura o dalla propria coscienza, una verità che deve essere raccontata al prossimo, predicata alle chiese e portata avanti dai missionari: e cioè la buona notizia che Dio ha decretato un modo per soddisfare la sua esigenza di giustizia senza condannare l'intera razza umana. Lui ha preso su di sé questa condanna, indipendentemente da ogni merito in noi, per compiere la nostra salvezza. La sapienza di Dio ha sancito un modo per l'amore di Dio di liberarci dall'ira di Dio senza compromet­tere la giustizia di Dio. E cos'è questa sapienza? &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;Noi predichiamo Cristo crocifisso, che per i Giudei è scandalo, e per gli stranieri pazzia; ma per quelli che sono chiamati, tanto Giudei quanto Greci, predichiamo Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio. (1 Corinzi1:23-24). &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Gesù Cristo, il Figlio di Dio, crocifisso è la Sapienza di Dio, attraverso la quale l'amore di Dio può salvare i peccatori dall'ira di Dio, e da sempre e per sempre conferma e dimostra la giustizia di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Romani 3:25-26: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;Dio lo ha prestabilito come sacrificio propiziatorio mediante la fede nel suo sangue, per dimostrare la sua giustizia, avendo usato tolleranza verso i peccati commessi in passato, al tempo della sua divina pazienza; e per dimostrare la sua giustizia nel tempo presente affinché egli sia giusto e giustifichi colui che ha fede in Gesú. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Come può Dio assolvere i peccatori che sono stati irriconoscenti verso la sua gloria e dimostrare ugualmente la sua giustizia e l'impegno immutabile alla sua gloria? Risposta: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui. (2 Corinzi 5:21) &amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Mandando il proprio Figlio in carne simile a carne di peccato e, a motivo del peccato, ha condannato il peccato nella carne. (Romani 8:3) &lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Egli ha portato i nostri peccati nel suo corpo, sul legno della croce. (1Pietro 2:24) &lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Anche Cristo ha sofferto una volta per i peccati, lui giusto per gli ingiusti, per condurci a Dio. Fu messo a morte quanto alla carne, ma reso vivente quanto allo spirito. (1 Pietro 3:18). &lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Se la più terrificante notizia del mondo è che siamo caduti sotto la condanna del giudizio del nostro Creatore e che lui è tenuto dal suo stesso carattere giusto a preservare la dignità della sua gloria facendo ricadere la sua ira sul peccato della nostra ingratitudine, allora la più bella notizia del mondo (il vangelo!) è che Dio ha voluto condannare suo Figlio al posto nostro (Galati 3:13), dimostrando così la sua giusta lealtà alla sua gloria e ancora salvare i peccatori come me e te! &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Cosa devo fare per essere salvato?''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Salvare i peccatori, sì, ma non tutti i peccatori. Nessuno è salvato dall'ira di Dio solo perché Cristo è morto per i peccatori. E questa è la ''quinta'' grande verità che abbiamo bisogno di sentire: c'è un requisito da possedere per essere salvati. E voglio provare a mostrare come mio ultimo punto che diventare un cristiano edonista è una parte essenziale di questa requisito. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Cosa devo fare per essere salvato?” è probabilmente la domanda più importante che ogni essere umano possa fare. Guardiamo per un momento i diversi modi in cui Dio risponde a questa domanda nella Sua Parola. La risposta in Atti 16:31 è &amp;quot;''Credi'' nel Signore Gesù, e sarai salvato&amp;quot;. La risposta in Giovanni 1:12 è che dobbiamo ricevere Cristo: “a tutti quelli che ''l'hanno ricevuto'' egli ha dato il diritto di diventar figli di Dio”. La risposta in Atti 3:19 è 'Pentiti!' vale a dire, abbandona il peccato. “''Ravvedetevi'' dunque e convertitevi, perché i vostri peccati siano cancellati”. La risposta in Ebrei 5:9 è ubbidienza a Cristo. “[Gesù] divenne per tutti quelli che gli ''ubbidiscono'', autore di salvezza eterna. Gesù stesso rispose a questa domanda in diversi modi. Per esempio, in Matteo 18:3 disse che l'innocenza dei bambini è la condizione per essere salvati: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;In verità vi dico: se non cambiate e non ''diventate come i bambini'', non entrerete nel regno dei cieli. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
In Marco 8.34-35 la condizione è la negazione di se stessi, la volontà di perdere la propria vita per Cristo: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;Se uno vuol venire dietro a me, ''rinunzi a sé stesso, prenda la sua croce e mi segua''. Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma ''chi perderà la sua vita per amor mio e del vangelo'', la salverà. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
In Matteo 10:37 Gesù dice che la condizione è amare Lui più di ogni altra cosa: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;''Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me''; e chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me. (Vedi 1 Corinzi 16:22; 2 Timoteo 4:8). &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
E in Luca 14:33 la condizione per la salvezza è che noi ci liberiamo dall'amore per ciò che possediamo: “Così dunque ognuno di voi, che non ''rinunzia'' a tutto quello che ha, non può essere mio discepolo.” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questi sono alcuni dei requisiti che il Nuovo Testamento dice che dobbiamo avere se vogliamo beneficiare della morte di Cristo ed essere salvati. Dobbiamo credere in Lui, ricevere Lui, abbandonare i nostri peccati, ubbidire a Lui, umiliare noi stessi come piccoli fanciulli e amare Lui più di quanto non amiamo la nostra famiglia, i nostri beni e la nostra propria vita. Questo è ciò che vuol dire convertirsi a Cristo. E questa sola è la via della vita eterna. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Una sola condizione per la Salvezza''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma cos'è che tiene tutte queste condizioni insieme? Cosa le unisce? Cos'è quell'unica cosa che spinge una persona ad averle tutte? Credo che la risposta ci è data in una piccola parabola in Matteo 13:44. &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo, che un uomo, dopo averlo trovato, nasconde; e per la gioia che ne ha, va e vende tutto quello che ha, e compra quel campo. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Questa parabola descrive come una persona si converte ed entra nel regno dei cieli. Egli scopre un tesoro ed è spinto dalla gioia a vendere tutto ciò che ha per avere questo tesoro. ''Ti sei convertito a Cristo quando Cristo diventa per te un scrigno con dentro un tesoro di santa gioia''. La nuova nascita di questo santo amore è la radice comune di tutte le condizioni della salvezza. Siamo nati di nuovo – convertiti – quando Cristo diventa un tesoro nel quale troviamo così tanto diletto che il confidare in Lui, l'ubbidire a Lui e l'abbandonare tutto ciò che lo sminuisce diventa la nostra normale abitudine. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Qualcuno potrebbe dire contro l'Edonismo Cristiano: “E' possibile prendere una decisione per Cristo senza l'incentivo della gioia”. Ne dubito parecchio. Ma la questione adesso non è: “Puoi prendere una decisione per Cristo senza l'incentivo della gioia?” piuttosto, il punto è: “''Dovresti''?” Ti gioverebbe in qualche modo se potessi? C'è qualche prova nelle Scritture che Dio accetterà persone che vengono a Lui per motivi che non siano il desiderio della gioia in Lui? Qualcuno dirà: “Il nostro obiettivo di vita dovrebbe essere compiacere Dio e non noi stessi. Ma cosa compiace Dio? Ebrei 11:6 &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;Or senza fede è impossibile piacergli; poiché chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che ricompensa tutti quelli che lo cercano. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
''Non puoi piacere a Dio'' se non vai a Lui in cerca di ricompensa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ciò disse Gesù a Pietro quando Pietro concentrandosi sul suo sacrificio di abnegazione disse: &amp;quot;Ecco, noi abbiamo lasciato ogni cosa e ti abbiamo seguito; che ne avremo dunque?&amp;quot; (Matteo 19:27) Gesù vide i semi dell'orgoglio: “Abbiamo preso la decisione eroica di sacrificarci per Gesù.” E come fece a cacciare quell'orgoglio dal cuore di Pietro? Disse: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;Io vi dico in verità che non v'è alcuno che abbia lasciato tutto per amor di me, il quale non ne riceva cento volte tanto.. ora, in questo tempo, e nel secolo a venire, la vita eterna. (Marco 10:29-30) &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
In altre parole, Pietro se tu non vieni a me perché io sono un tesoro più grande di tutte quelle cose che hai lasciato, allora non venire proprio a me. Sei ancora innamorato della tua autosufficienza. Non sei diventato come un piccolo fanciullo che si diletta nella benevolenza di suo Padre. E' l'orgoglio che vuol essere più di un neonato che succhia pace, giustizia e gioia da Cristo, la vite. La condizione per la salvezza è che tu venga a Cristo in cerca di ricompensa e che tu trovi in Lui un tesoro di santa gioia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per riassumere: Ci sono cinque grandi verità davanti alle quali ogni essere umano dovrebbe prendersi la propria responsabilità. Primo: Dio è il nostro Creatore al quale dobbiamo sincera gratitudine per tutto ciò che abbiamo. Secondo: nessuno di noi sente la profondità, l'intensità, la consistenza della gratitudine che dobbiamo al nostro Creatore. Terzo: siamo perciò sotto la condanna della giustizia di Dio. Il nostro stesso sentimento di giudizio ci dimostra che siamo colpevoli. Quarto: nella morte di Gesù Cristo per i nostri peccati Dio ha ideato un modo per soddisfare la domanda della sua giustizia e ancora compiere la salvezza per la sua gente. Infine, il requisito che dobbiamo avere per beneficiare della sua salvezza è che noi siamo convertiti a Cristo – e la conversione a Cristo è ciò che succede quando Cristo diventa per te uno scrigno ripieno di un tesoro di santa gioia. Ogni invito biblico nel vangelo è radicato nella promessa di un ricco tesoro. Cristo stesso è l'abbondante ricompensa per ogni sacrificio. L'invito del vangelo è indiscutibilmente edonistico: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;O voi tutti che siete assetati, venite alle acque; voi che non avete denaro venite, comprate e mangiate! Venite, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte! Perché spendete denaro per ciò che non è pane e il frutto delle vostre fatiche per ciò che non sazia? Ascoltatemi attentamente e mangerete ciò che è buono, gusterete cibi succulenti! Porgete l'orecchio e venite a me; ascoltate e voi vivrete. (Isaia 55:1-3)&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Thu, 07 Jul 2016 02:08:37 GMT</pubDate>			<dc:creator>Kathyyee</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Conversione_a_Cristo:_la_creazione_di_un_cristiano_edonista</comments>		</item>
		<item>
			<title>Conversione a Cristo: la creazione di un cristiano edonista</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Conversione_a_Cristo:_la_creazione_di_un_cristiano_edonista</link>
			<description>&lt;p&gt;Kathyyee: Creata pagina con '{{info|Conversion to Christ: The Making of a Christian Hedonist}}Matteo 13:44-46   Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo, che un uomo, dopo averlo trovato, ...'&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|Conversion to Christ: The Making of a Christian Hedonist}}Matteo 13:44-46 &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo, che un uomo, dopo averlo trovato, nasconde; e per la gioia che ne ha, va e vende tutto quello che ha, e compra quel campo. Il regno dei cieli è anche simile a un mercante che va in cerca di belle perle; e, trovata una perla di gran valore, se n'è andato, ha venduto tutto quello che aveva, e l'ha comperata. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La volta scorsa abbiamo visto che l'infinita e traboccante felicità di Dio è il fondamento dell'edonismo cristiano. Dio è felice perché prova una perfetta gioia nell'eccellenza della sua stessa gloria, specialmente se questa si riflette nel Suo figlio divino. Dio è felice perché è sovrano e perciò può abbattere ogni ostacolo alla Sua gioia. E la felicità di Dio è il fondamento dell'edonismo cristiano perché fa traboccare la sua misericordia su di noi. Quando Dio chiama uomini e donne a sé, non è perché ha bisogno di colmare una carenza, ma perché ama condividere una pienezza. Abbiamo concluso la scorsa volta dicendo che non tutti hanno parte eterna alla gioia di Dio, perché c'è una condizione che dev'essere realizzata. La condizione è che noi obbediamo al comandamento: Trova la tua gioia nel Signore, ed egli appagherà i desideri del tuo cuore (Salmo 37:4). Ma molta gente trova più gioia nelle ricchezze, nella rivincita e nello svago di quanto non ne trovi in Dio. E pertanto essi non hanno parte nella misericordia salvifica di Dio; sono perduti. Ciò di cui hanno bisogno è la conversione a Cristo – che non è niente di più che la creazione di un cristiano edonista. Questo è quello di cui voglio parlare adesso. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Qualcuno potrebbe chiedere: “se il nostro scopo è la conversione, perché non possiamo semplicemente dire &amp;quot;Credi nel Signore Gesù e sarai salvato”? Perché introdurre questa nuova terminologia, “Edonismo Cristiano”? E' una bella domanda. Ecco la mia risposta. Viviamo in una società superficialmente cristianizzata dove migliaia di persone perdute pensano di credere in Gesù. Nella maggior parte delle mie testimonianze ai non credenti e ai cristiani nominali, il comandamento “Credi nel Signore Gesù e sarai salvato” è virtualmente senza senso. Gli ubriachi sulle strade dicono di crederci. Le coppie non sposate che dormono insieme dicono di crederci. Gli anziani che non ricercano la lode a Dio e la comunione con i fratelli da quarant'anni dicono di crederci. Ogni genere di amante del mondo che frequenta la chiesa dice di crederci. La mia responsa­bilità come predicatore del vangelo e ammaestratore della chiesa non è solo quella di ripetere frasi preziose della Bibbia ma quella di dire la verità di queste frasi in un modo che punga la coscienza dell'ascoltatore e ti aiuti a capire il bisogno che hai di Cristo. Ciò che sto cercando di fare è di prendere un insegnamento della Scrittura trascurato ma essenziale e renderlo più affilato possibile nella speranza che qualche cuore sia “pugnalato da sveglio”, come disse un poeta. E perciò io dico: quando una persona si converte a Gesù Cristo, quella persona viene trasformata in un cristiano edonista. Se un uomo non è nato di nuovo divenendo una nuova creatura, un cristiano edonista, non può vedere il regno di Dio. Questo è ciò che voglio provare a mostrarvi nelle Scritture. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Creati da Dio''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prima di concentraci sulla conversione abbiamo bisogno di ripassare le grandi verità a proposito delle realtà che rendono necessaria la conversione. La prima verità che dobbiamo affrontare come esseri umani è che Dio è il nostro creatore al quale dobbiamo la nostra gratitudine di cuore per tutto ciò che abbiamo. La miglior prova di tutto ciò è nel tuo cuore e nella tua vita stessa. Come mai avviene che un sentimento di giudizio nel tuo cuore istintivamente emette una sentenza su una persona che ti ignora dopo che gli hai fatto un favore? Riteniamo una persona automaticamente colpevole se questa non ha riconoscenza verso qualcuno che gli ha usato una grande gentilezza. Perché? Sapete, sarebbe del tutto insoddisfacente la risposta &amp;quot;io personalmente la percepisco così perché sono stato schiaffeg­giato da piccolo per non aver detto “grazie”. Non la facciamo passare liscia così facilmente alla gente. La velocità con cui il nostro cuore giudica sconsiderate le persone rende testimonianza della nostra effettiva convinzione: gli ingrati sono colpe­voli &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La vera ragione per cui i nostri cuori rispondono in questo modo è che siamo stati creati a immagine di Dio. Il tuo sentimento di giudizio, che automatica­mente mi ritiene colpevole se ti ignoro dopo che hai salvato mio figlio dall'annegare, è la voce di Dio in te. Un aspetto dell'immagine di Dio in te è che tu inconsapevolmente ritieni le persone colpevoli di ingratitudine. Perciò tu sai in cuor tuo che c'è un Dio al quale dobbiamo sincera gratitudine. Sareb­be assolutamente da ipocriti pensare che Dio si aspetti da te meno gratitudine per i suoi doni di quanto tu non faccia con i doni che fai agli altri. “Celebrate il Signore, perch'egli è buono, perché la sua bontà dura in eterno“ (Salmo 107:1). Perciò se tu semplicemente ammetti la tua responsa­bilità per le leggi morali che auto­matica­mente applichi al tuo prossimo, non potrai negare il fatto che la legge di Dio è scritta sul tuo cuore e dice: una creatura deve al suo Creatore un sentimento affettuoso di gratitudi­ne proporzionale a quanto egli dipenda da Dio e alla bontà di Dio stesso. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Il Peccato dell'Essere Mancanti''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E questo ci porta alla ''seconda'' grande verità con cui gli esseri umani devono fare i conti: noi non abbiamo sentito, né sentiamo, né sentiremo domani la profondità, l'intensità e la consistenza della gratitudine che dobbiamo a Dio quale nostro creatore. E nemmeno abbiamo bisogno che la Bibbia ci dica che siamo colpevoli. Sappiamo che non abbiamo reso a Dio ciò che noi stessi richiediamo al nostro prossimo. Sappiamo che il sentimento di giudizio nel nostro cuore, quello che ritiene gli altri colpevoli di ingratitudine, testimonia nitidamente che Dio ci ritiene colpevoli per la nostra impareggiabile ingratitudine verso di Lui. E se anche dovessimo sopprimere questa testimo­nianza nei nostri cuori, le Scritture ce lo rendono lampante, Romani 1:18-21: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
L'ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini che soffocano la verità ...perciò essi sono inescusabili, perché, pur avendo conosciuto Dio, non l'hanno glorificato come Dio, né l'hanno ringraziato; ma si son dati a vani ragionamenti e il loro cuore privo d'intelligenza si è ottenebrato.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Quando ogni essere umano starà di fronte a Dio per rendergli conto della sua vita, Dio non dovrà usare una frase delle Scritture per mostrare alla gente la loro colpa e l' adeguatezza della condanna. Farà loro semplicemente tre domande: 1) Non era abbastanza chiaro nella natura che tutto ciò che hai avuto era un dono, che come mia creatura dipendevi da me per la vita, per il respiro e tutto il resto? 2) Il sentimento di giudizio nel tuo cuore non faceva sì che tu ritenessi sempre gli altri colpevoli quando mancava­no di quella gratitudine che avrebbero dovu­to avere in risposta a una grande gentilezza ricevuta? 3) La tua vita è stata riempita di gioia e gratitu­dine verso di me in propor­zione alla mia gentilezza verso di te? Il ca­so è chiuso. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Sotto l'Ira di Dio''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E dunque la ''terza'' grande verità che dobbiamo affrontare è che l'ira di Dio è su di noi a causa della nostra ingratitudine. Il nostro stesso sentimento di giudizio richiede che ci sia una resa dei conti morale nell'universo). Noi non permettiamo che alcun affronto contro la nostra dignità possa essere spazzato via e nascosto sotto un tappetto. Quantomeno Dio lo permette! La giustezza di Dio comporta che Egli debba preservare la sua meritata gloria. Quando noi, con la nostra ingratitudine, minimizziamo la gloria dovuta a Dio, giustizia deve esser fatta. Un uomo è più “degno” di un gatto. Perciò si può andare in prigione per aver diffamato la dignità di un uomo, ma nessuno è mai stato in galera per aver calunniato un gatto. E Dio è più degno di un uomo – infinita­mente di più – dunque la diffamazione della sua dignità, fatta attraverso svariate evidenze della nostra ingratitudine, conduce a una sentenza di eterna distruzione. Il salario del peccato è la morte (eterna) (Romani 6:23). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Cristo: l'Assorbi-Ira''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La notizia più terrificante del mondo è che siamo caduti sotto la condanna del nostro creatore e che Egli è tenuto, per il suo stesso carattere di giustizia, a preservare la dignità della sua gloria facendo ricadere la sua ira sul peccato della nostra ingratitudine. Ma c'è una ''quarta'' grande verità che nessuno può mai imparare dalla natura o dalla propria coscienza, una verità che deve essere raccontata al prossimo, predicata alle chiese e portata avanti dai missionari: e cioè la buona notizia che Dio ha decretato un modo per soddisfare la sua esigenza di giustizia senza condannare l'intera razza umana. Lui ha preso su di sé questa condanna, indipendentemente da ogni merito in noi, per compiere la nostra salvezza. La sapienza di Dio ha sancito un modo per l'amore di Dio di liberarci dall'ira di Dio senza compromet­tere la giustizia di Dio. E cos'è questa sapienza? &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Noi predichiamo Cristo crocifisso, che per i Giudei è scandalo, e per gli stranieri pazzia; ma per quelli che sono chiamati, tanto Giudei quanto Greci, predichiamo Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio. (1 Corinzi1:23-24).&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Gesù Cristo, il Figlio di Dio, crocifisso è la Sapienza di Dio, attraverso la quale l'amore di Dio può salvare i peccatori dall'ira di Dio, e da sempre e per sempre conferma e dimostra la giustizia di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Romani 3:25-26: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Dio lo ha prestabilito come sacrificio propiziatorio mediante la fede nel suo sangue, per dimostrare la sua giustizia, avendo usato tolleranza verso i peccati commessi in passato, al tempo della sua divina pazienza; e per dimostrare la sua giustizia nel tempo presente affinché egli sia giusto e giustifichi colui che ha fede in Gesú.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Come può Dio assolvere i peccatori che sono stati irriconoscenti verso la sua gloria e dimostrare ugualmente la sua giustizia e l'impegno immutabile alla sua gloria? Risposta: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui. (2 Corinzi 5:21) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mandando il proprio Figlio in carne simile a carne di peccato e, a motivo del peccato, ha condannato il peccato nella carne. (Romani 8:3) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Egli ha portato i nostri peccati nel suo corpo, sul legno della croce. (1Pietro 2:24) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche Cristo ha sofferto una volta per i peccati, lui giusto per gli ingiusti, per condurci a Dio. Fu messo a morte quanto alla carne, ma reso vivente quanto allo spirito. (1 Pietro 3:18). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se la più terrificante notizia del mondo è che siamo caduti sotto la condanna del giudizio del nostro Creatore e che lui è tenuto dal suo stesso carattere giusto a preservare la dignità della sua gloria facendo ricadere la sua ira sul peccato della nostra ingratitudine, allora la più bella notizia del mondo (il vangelo!) è che Dio ha voluto condannare suo Figlio al posto nostro (Galati 3:13), dimostrando così la sua giusta lealtà alla sua gloria e ancora salvare i peccatori come me e te! &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cosa devo fare per essere salvato? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Salvare i peccatori, sì, ma non tutti i peccatori. Nessuno è salvato dall'ira di Dio solo perché Cristo è morto per i peccatori. E questa è la quinta grande verità che abbiamo bisogno di sentire: c'è un requisito da possedere per essere salvati. E voglio provare a mostrare come mio ultimo punto che diventare un cristiano edonista è una parte essenziale di questa requisito. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Cosa devo fare per essere salvato?” è probabilmente la domanda più importante che ogni essere umano possa fare. Guardiamo per un momento i diversi modi in cui Dio risponde a questa domanda nella Sua Parola. La risposta in Atti 16:31 è &amp;quot;Credi nel Signore Gesù, e sarai salvato&amp;quot;. La risposta in Giovanni 1:12 è che dobbiamo ricevere Cristo: “a tutti quelli che l'hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventar figli di Dio”. La risposta in Atti 3:19 è 'Pentiti!' vale a dire, abbandona il peccato. “Ravvedetevi dunque e convertitevi, perché i vostri peccati siano cancellati”. La risposta in Ebrei 5:9 è ubbidienza a Cristo. “[Gesù] divenne per tutti quelli che gli ubbidiscono, autore di salvezza eterna. Gesù stesso rispose a questa domanda in diversi modi. Per esempio, in Matteo 18:3 disse che l'innocenza dei bambini è la condizione per essere salvati: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In verità vi dico: se non cambiate e non diventate come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In Marco 8.34-35 la condizione è la negazione di se stessi, la volontà di perdere la propria vita per Cristo: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se uno vuol venire dietro a me, rinunzi a sé stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi perderà la sua vita per amor mio e del vangelo, la salverà. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In Matteo 10:37 Gesù dice che la condizione è amare Lui più di ogni altra cosa: Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; e chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me. (Vedi 1 Corinzi 16:22; 2 Timoteo 4:8). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E in Luca 14:33 la condizione per la salvezza è che noi ci liberiamo dall'amore per ciò che possediamo: “Così dunque ognuno di voi, che non rinunzia a tutto quello che ha, non può essere mio discepolo.” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questi sono alcuni dei requisiti che il Nuovo Testamento dice che dobbiamo avere se vogliamo beneficiare della morte di Cristo ed essere salvati. Dobbiamo credere in Lui, ricevere Lui, abbandonare i nostri peccati, ubbidire a Lui, umiliare noi stessi come piccoli fanciulli e amare Lui più di quanto non amiamo la nostra famiglia, i nostri beni e la nostra propria vita. Questo è ciò che vuol dire convertirsi a Cristo. E questa sola è la via della vita eterna. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una sola condizione per la Salvezza &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma cos'è che tiene tutte queste condizioni insieme? Cosa le unisce? Cos'è quell'unica cosa che spinge una persona ad averle tutte? Credo che la risposta ci è data in una piccola parabola in Matteo 13:44. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo, che un uomo, dopo averlo trovato, nasconde; e per la gioia che ne ha, va e vende tutto quello che ha, e compra quel campo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa parabola descrive come una persona si converte ed entra nel regno dei cieli. Egli scopre un tesoro ed è spinto dalla gioia a vendere tutto ciò che ha per avere questo tesoro. Ti sei convertito a Cristo quando Cristo diventa per te un scrigno con dentro un tesoro di santa gioia. La nuova nascita di questo santo amore è la radice comune di tutte le condizioni della salvezza. Siamo nati di nuovo – convertiti – quando Cristo diventa un tesoro nel quale troviamo così tanto diletto che il confidare in Lui, l'ubbidire a Lui e l'abbandonare tutto ciò che lo sminuisce diventa la nostra normale abitudine. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Qualcuno potrebbe dire contro l'Edonismo Cristiano: “E' possibile prendere una decisione per Cristo senza l'incentivo della gioia”. Ne dubito parecchio. Ma la questione adesso non è: “Puoi prendere una decisione per Cristo senza l'incentivo della gioia?” piuttosto, il punto è: “Dovresti?” Ti gioverebbe in qualche modo se potessi? C'è qualche prova nelle Scritture che Dio accetterà persone che vengono a Lui per motivi che non siano il desiderio della gioia in Lui? Qualcuno dirà: “Il nostro obiettivo di vita dovrebbe essere compiacere Dio e non noi stessi. Ma cosa compiace Dio? Ebrei 11:6 &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Or senza fede è impossibile piacergli; poiché chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che ricompensa tutti quelli che lo cercano. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non puoi piacere a Dio se non vai a Lui in cerca di ricompensa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ciò disse Gesù a Pietro quando Pietro concentrandosi sul suo sacrificio di abnegazione disse: &amp;quot;Ecco, noi abbiamo lasciato ogni cosa e ti abbiamo seguito; che ne avremo dunque?&amp;quot; (Matteo 19:27) Gesù vide i semi dell'orgoglio: “Abbiamo preso la decisione eroica di sacrificarci per Gesù.” E come fece a cacciare quell'orgoglio dal cuore di Pietro? Disse: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Io vi dico in verità che non v'è alcuno che abbia lasciato tutto per amor di me, il quale non ne riceva cento volte tanto.. ora, in questo tempo, e nel secolo a venire, la vita eterna. (Marco 10:29-30) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In altre parole, Pietro se tu non vieni a me perché io sono un tesoro più grande di tutte quelle cose che hai lasciato, allora non venire proprio a me. Sei ancora innamorato della tua autosufficienza. Non sei diventato come un piccolo fanciullo che si diletta nella benevolenza di suo Padre. E' l'orgoglio che vuol essere più di un neonato che succhia pace, giustizia e gioia da Cristo, la vite. La condizione per la salvezza è che tu venga a Cristo in cerca di ricompensa e che tu trovi in Lui un tesoro di santa gioia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per riassumere: Ci sono cinque grandi verità davanti alle quali ogni essere umano dovrebbe prendersi la propria responsabilità. Primo: Dio è il nostro Creatore al quale dobbiamo sincera gratitudine per tutto ciò che abbiamo. Secondo: nessuno di noi sente la profondità, l'intensità, la consistenza della gratitudine che dobbiamo al nostro Creatore. Terzo: siamo perciò sotto la condanna della giustizia di Dio. Il nostro stesso sentimento di giudizio ci dimostra che siamo colpevoli. Quarto: nella morte di Gesù Cristo per i nostri peccati Dio ha ideato un modo per soddisfare la domanda della sua giustizia e ancora compiere la salvezza per la sua gente. Infine, il requisito che dobbiamo avere per beneficiare della sua salvezza è che noi siamo convertiti a Cristo – e la conversione a Cristo è ciò che succede quando Cristo diventa per te uno scrigno ripieno di un tesoro di santa gioia. Ogni invito biblico nel vangelo è radicato nella promessa di un ricco tesoro. Cristo stesso è l'abbondante ricompensa per ogni sacrificio. L'invito del vangelo è indiscutibilmente edonistico: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
O voi tutti che siete assetati, venite alle acque; voi che non avete denaro venite, comprate e mangiate! Venite, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte! Perché spendete denaro per ciò che non è pane e il frutto delle vostre fatiche per ciò che non sazia? Ascoltatemi attentamente e mangerete ciò che è buono, gusterete cibi succulenti! Porgete l'orecchio e venite a me; ascoltate e voi vivrete. (Isaia 55:1-3)&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Thu, 07 Jul 2016 01:38:49 GMT</pubDate>			<dc:creator>Kathyyee</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Conversione_a_Cristo:_la_creazione_di_un_cristiano_edonista</comments>		</item>
		<item>
			<title>Tolleranza, Verità, Violenza e la Legge</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Tolleranza,_Verit%C3%A0,_Violenza_e_la_Legge</link>
			<description>&lt;p&gt;Kathyyee: Creata pagina con '{{info|Tolerance, Truth-Telling, Violence, and Law}}''Principi su come I Cristiani si dovrebbero relazionare alle persone di altre fedi.''  Dall’11 settembre del 2011, il probl...'&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|Tolerance, Truth-Telling, Violence, and Law}}''Principi su come I Cristiani si dovrebbero relazionare alle persone di altre fedi.''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dall’11 settembre del 2011, il problema su come i Cristiani e i Musulmani dovrebbero relazionarsi è diventato sempre più urgente. Questo problema fa parte di un questione maggiore su come i Cristiani siano chiamati a vivere in un modo pluralista. In modo più specifico, come dovremo pensare e agire, noi Cristiani Americani, riguardo alla libertà di religione in un contesto pluralistico definito dagli ideali della democrazia? In particolare, come dobbiamo testimoniare la supremazia di Cristo in un mondo in cui le culture che hanno potere e le religioni non condividono l’amore per la libertà o gli ideali di democrazia? &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
“Gli anziani della Chiesta Battista di Betlemme, il 26 agosto 2002, hanno approvato i seguenti 20 principi come linee guisa per i Cristiani. Li affidiamo per prima cosa alla chiesa che è sotto di cui ci curiamo perché siano una guida, poi alla comunità Cristiana perché li tenga in considerazione e ne tragga beneficio, e alle comunità non-Cristiane per la comprensione reciproca. Il nostro scopo principale è quello di aiutare i Cristiani ad amministrare l’unicità e la supremazia di Gesù Cristo con umiltà e coraggio così che gli altri possano onorarlo con la fede ed avere la vita eterna.”&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
'''1.'''&amp;amp;nbsp; Dovremmo sostenere in modo grato e gioiosamente, sia che siamo approvati o disapprovati dagli altri, la vera comprensione Biblica di Dio e la via di salvazione che ci ha fornito, la vita di amore, purezza e giustizia che lo stesso Cristo ha creato ed insegnato. (I Lettera ai Corinzi 15:2, Ebrei 3:6, 4:14, 6:18, 10:23; Rivelazione 2:13, 25, 3:11). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''2.&amp;amp;nbsp;''' Sia nella chiesa e in tutto il mondo, dovremmo rendere chiaro ed esplicito che il consiglio di Dio rivelato attraverso le sue parole, la Bibbia – sia le parti approvate dai non-Cristiani e le parti che non approvano. Non dovremmo nascondere aspetti della nostra fede per evitare critiche o disapprovazione. (Matteo 10:27-28; Efesini 6:19-20; II Lettera ai Corinzi 4:2, Galizi 1:10). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''3.'''&amp;amp;nbsp; E’ lodevole richiamare l’attenzione sull’errore e il danno delle fedi che negano Cristo. Il danno non ha soltanto un effetto temporale, ma consiste in un dolore eterno causato dal rifiuto della verità di Cristo. Questo ammonimento dovrebbe essere dato con sincerità e desiderio di portare del bene alle persone che sono in pericolo di subire le conseguenze del non avere fede in Cristo. (Luca 6:31-32; Romani 13:10; 1 Timoteo 4:8; 2 Tessalonicesi 1:8-9; II Lettera ai Corinzi 5:20. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''4.'''&amp;amp;nbsp; Noi Cristiani dovremmo riconoscere i nostri peccati e il nostro bisogno disperato di salvazione da parte di un Salvatore crocefisso e risorto, di modo da non comportarci degni della salvazione come se avessimo un intelletto superiore, saggezza o bontà. Siamo mendicanti che hanno trovato, per grazia, il pane della verità che dà la vita, il perdono e la gioia. Desideriamo offrirlo a tutti, perché si uniscano a noi nell’ammirazione e nel piacere di godere per sempre della grandezza di Cristo. (I Lettera ai Corinzi 1:26-30; 4:7; 1 Pietro 5:6; Giacomo 4:8-10; Luca 18:13-14; Matteo 10:8b) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''5.'''&amp;amp;nbsp; Dovremmo presentare Cristo non come un trionfo di una discussione tra le religioni, ma come la persona più fidata, meravigliosa, importante e preziosa della storia, e che questa persone così amata e di cui abbiamo bisogno ci ha sostituito in due modi: 1) ha assorbito l’ira di Dio al nostro posto, con la sofferenza e la morte, e 2) è diventato la nostra onestà di fronte a Dio vivendo una vita senza peccato che è stata imputata a noi quando crediamo in Gesù. (I Lettera ai Corinzi 2:1-2; II Lettera ai Corinzi 4:4; 1 Pietro 2:6-7; Romani 3:24-26; 5:18-19; Galizi 3:13; II Lettera ai Corinzi 5:21) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''6.'''&amp;amp;nbsp; Dovremmo rendere chiaro che la fede Cristiania, che ci unisce a Cristo e ai benefici della salvazione, è una fede innocente e disperata nell’opera e nel valore di Cristo, non un qualcosa che ci siamo meritati. La nostra chiamata verso gli altri ad essere Cristiani non è una chiamata per operare per Dio o per guadagnarsi la sua approvazione con azioni oneste o amore. Chiamiamo le persone perché rinuncino alla loro fiducia in se stessi e contino interamente sulla vita per la salvazione e sulla morte di Gesù Cristo. (Efesini 2:8-9; Tito 3:5; Romani 4:4-5; Romani 10:1-4; Filippesi 3:9) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''7.'''&amp;amp;nbsp; Crediamo che sia una atto di amore richiamare l’attenzione pubblicamente sugli errori delle altre fedi, fino a che ciò sia fatto con prove sufficienti che le scritture sacre o i portavoce di tali fedi esprimano questi errori. È importante che ci adoperiamo per evitare di travisare le altre fedi, perché questo non solo è irrispettoso ma indebolisce anche la nostra credibilità ( Atti 6:8-7:53; Marco 12:24; Marco 8:33; Atti 3:15; 5:30; Esodo 20:16; Efesini 4:25) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''8.'''&amp;amp;nbsp; Mentre esponiamo gli errori delle altre religioni, dovremmo sentirci ed esprimere dolore e compassione per coloro che non abbracciano Cristo per essere salvati. (Luca 19:41-42; Filippesi 3:18; Romani 9:1-3; 10:1) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''9.&amp;amp;nbsp; '''Dovremmo rendere chiaro che siamo per prima cosa Cristiani e poi Americani. Siamo alieni ed esiliati nel mondo e la nostra vera e più profonda cittadinanza è il paradiso. Il nostro Signore e Capo è Gesù Cristo, non il presidente degli Stati Uniti. La nostra lealtà ci unisce con i Cristiani di tutte le nazionalità in modo più saldo che la nostra cittadinanza laica ci unisce agli altri Americani. Riguardo a i valori americani e ai comportamenti di alcuni dissentiamo. La cultura americana non è la Cristianità. Crediamo che non sia patriottico criticare aspetti della nostra cultura per la loro ingiustizia e irragionevolezza. (Filippesi 3:20; 1 Pietro 2:11; Matteo 22:21; Atti 5:29; 1 Timoteo 6:14-15; Rivelazione 17:14; Efesini 5:11) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''10.'''&amp;amp;nbsp; Non dovremmo aspettarci una “lotta giusta” nel mondo secolare che è ostile nei confronti di Dio e a disagio secondo la verità di Cristo. Perciò la nostra risposta agli abusi o alle distorsioni o alle infamie non dovrebbe essere risentimento collerico, ma una testimonianza paziente della verità, nella speranza e con la preghiera che un ritorno al bene dal male possa aprire i cuori alla verità. Dobbiamo riconoscere che la persecuzione in modi diversi è normale e che molta della protezione che abbiamo in America è anormale, sia da un punto di vista storico che nel mondo. La nostra testimonianza non sarà portata avanti sbuffando sui nostri diritti. Ma sarà portata avanti “soffrendo e sempre gioendo”, superando il male con il bene, e affermando e difendendo la verità in modo risoluto. (Matteo 5:43-45; Romani 12:17-21; I Lettera ai Corinzi&amp;amp;nbsp;:12-13; I Lettera ai Tessalonicesi 5:15; 2 Timoteo 3:12; 1 Pietro 2:15, 19-24; 3:9; 4:12) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''11.'''&amp;amp;nbsp; Dovremmo rinunciare a qualsiasi violenza come mezzo per divulgare la nostra fede. I Cristiani Biblici non cercano di divulgare la loro fede con l’uso della violenza politica o personale. I Cristiani divulgano la loro fede soffrendo, non causando sofferenza. La Cristianità Autentica non può essere imposta con la forza o con la manipolazione. (Luca 10:3; II Lettera ai Corinzi 5:11; Colossesi 2:24; 1 Pietro 2:19-24; Rivelazione 12:11; ) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''12.'''&amp;amp;nbsp; Dovremmo riconoscere e proclamare che Cristo punirà coloro che lo hanno rifiutato, con la sua apparizione. Assegnerà loro il giudizio eterno nelle miserie dell’inferno. Tuttavia dobbiamo rendere chiaro che la violenza di Cristo alla fine dei tempi è il motivo per cui non dovremmo mai esercitare violenza contro gli altri a causa del loro credo. E’ un diritto di Cristo, non il nostro diritto.(Matteo 25:46; Romani 12:19; Tessalonicesi 1:7-9; 1 Pietro 2:20-23; Rivelazione 6:16). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''13.'''&amp;amp;nbsp; Nel presente prima della venuta di Cristo, le autorità civili non dovrebbero usare la forza fisica o altro mezzo di repressione, o trarre beneficio dal ricompensare o punire le persone a causa del loro credo. (Implicato nel modello biblico della fede volontaria cercata con il potere della persuasione e dell’esempio, e nella necessità di permettere alla grazia divina di convertire. II Lettera ai Corinzi 5:11; I Lettera ai Tessalonicesi 1:5-6; Efesini 2:8-9; Atti 6:14; Filippesi 1:29; 2 Timoteo 2:24-26) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''14.'''&amp;amp;nbsp; Nessuna forza fisica o altro mezzo di repressione, o beneficio tratto, dovrebbe essere usato dalle autorità civili per punire le persone a causa delle loro parole, dei loro scritti o della loro arte, a meno che ciò che è mostrato non riveli, attraverso i procedimenti legali, intenzioni di commettere crimini o aiutare alter persone a farlo. (Vedi supporto del punto #13) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''15.'''&amp;amp;nbsp; Crediamo che Dio abbia conferito ai governi civili, non agli individui né alla chiesa, il dovere di “portare la spada” per la giustizia e la sicurezza. (Matteo 26:52; Romani 13:1-4; Romani 12:17-21; 1 Pietro 2:20-23; 3:9, 14) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''16.'''&amp;amp;nbsp; Dovremmo distinguere tra una guerra giusta per difendersi da un’aggressione e una Guerra religiosa contro le persone a causa del loro credo. Dovremmo riconoscere che questa distinzione probabilmente non sarà riconosciuta da alcune religioni che definiscono il proprio credo includendo il diritto alla dominazione culturale attraverso la forza. Dovremmo però insistere su questa distinzione piuttosto che accettare l’affermazione dell’aggressore che la nostra resistenza verso i suoi atti è un attacco religioso contro la loro fede. Dovremmo puntualizzare che la base di tale difesa nazionale è il diritto civile alla libertà (di religione, di pensiero, di stampa e di assemblea), non la disapprovazione della religione che è alla base degli attacchi. Saremo profondamente in disaccordo con le atre religioni, ma tale disaccordo non è la base di una difesa armata della nazione. Dovremmo distinguere tra resistenza militare de facto contro una forza motivata dalla religione, da una parte, e il motive della nostra resistenza dall’altra, che non è un rifiuto per alter religioni ma la libertà per tutte le religioni di convertire tramite i mezzi non-violenti della persuasione e dell’attrazione. (Implicato nei principi precedenti) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''17.'''&amp;amp;nbsp; Dovremmo riconoscere che il credo e il comportamento non sono la stessa cosa di fronte alla legge. Nessun credo è punito dalle autorità civili, ma alcuni comportamenti che hanno radici nel credo possono essere fuori dalla legge e quindi punibili dalle autorità civili. Questi comportamenti possono includere l’uccisione di altre persone, aggressioni, furti, varie forme di discriminazione, ecc. Tali comportamenti sono proibiti dalla legge in una società basata sulla libertà di credo e di religione, saranno determinati in un procedimento di persuasione, dibattito e elezione dei legislatori, con controlli e bilanci forniti dalle sezioni esecutive e giudiziarie e dalla salvaguardia costituzionale per i diritti delle minoranze. Le ambiguità sono riconosciute. (Vedi supporto per il principio # 13 e le implicazioni dei precedenti principi) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''18.'''&amp;amp;nbsp; Dovremmo distinguere tra il diritto ad esprimere critiche su credi sbagliati e comportamenti deplorevoli, da una parte, e la deduzione errata che alcuni traggono da queste critiche per cui i fautori dei credi criticati possono quindi essere maltrattati legittimamente. Non dovremmo accettare l’affermazione che essere criticati o denunciati come essere in errore o peccatori è una forma di “maltrattamento”. Non è un crimine (crimine d’odio o di altro tipo) dichiarare pubblicamente che il credo di una persona è sbagliato e ingiurioso, o dichiarare il comportamento di qualcuno peccaminoso e distruttivo. Una parte di tutti i dibattiti in riguardo al credo, ai comportamenti e alle proposte ha come argomento il fatto che alcuni sono sbagliati, hanno basi sbagliate ed effetti deleteri. Il dibattito politico prosegue in questo modo, ma questo non è legittimo nella sfera della religione. Per esempio, se qualcuno assalisse un Senatore degli Stati Uniti per la strada, dopo che il Senatore è stato criticato in Senato perché la sua proposta di legge era imperfetta e basata su disinformazione, e porterebbe al danneggiamento delle persone povere, non biasimeremo il Senatore per l’aggressione violenta e lo accuseremo di incitare alla violenza. Quindi, dobbiamo distinguere tra il criticismo pubblico del credo e del comportamento, da una parte, e la deduzione illegittima che questo credo sbagliato e questi comportamenti peccaminosi autorizzano al maltrattamento. (Vedi supporto per i punti #3 e #7) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''19.'''&amp;amp;nbsp; Crediamo che i credi diversi cambino il significato di tutte le convinzioni e i comportamenti, ma non cambiano la forma di qualsiasi convinzione o comportamento. Quindi, per esempio, due persone possono avere credi diversi ma avere la stessa forma di convinzione e comportamento riguardo all’aborto. Desideriamo che tutte le persone condividano la fede il Cristo e abbiano convinzioni e comportamenti il cui significato è che Cristo è il Signore e il tesoro della nostra vita. Anche così, però, siamo grati quando la forma delle nostre convinzioni e dei nostri comportamenti sono condivisi da coloro che sono diversi da noi riguardo alla fede. Crediamo che sia possibile avere una causa comune con loro riguardo ai problemi sociali a condizione che queste azioni condivise non indeboliscano il fondamento e il significato della nostra convinzione di lodare Cristo. (I Lettera ai Corinzi 10:31; Colossesi 3:17; Romani 14:23) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''20.'''&amp;amp;nbsp; Crediamo che qualsiasi religione, opinione sul mondo o filosofia di vita possa tentare di influenzare e modellare la nostra cultura. Rinunciamo all’uso della forza, della corruzione o dell’inganno in questo tentativo di modellare la cultura. Affermiamo la predicazione del Vangelo, la pubblicazione della verità, il modello di amore e giustizia, il potere della preghiera, l’uso della persuasione e la partecipazione nel processo politico. Riconosciamo che tutte le leggi “impongono” alcune convinzioni comportamentali di alcuni gruppi su tutti. Tuttavia non è una critica dire che una legge che regola un certo comportamento sia sbagliata perché “impone la moralità di qualcuno” a tutta la società. Ciò nonostante, questo rende ancora più importante che noi supportiamo i principi, le leggi e le politiche che proteggono la libertà delle minoranze che non sono abbastanza numerose da influenzare i procedimenti legislativi. Il grado di tali libertà è determinate dai principi espressi, specialmente il #17. (Implicato nei principi e nei supporti precedenti).&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Tue, 06 Aug 2013 01:54:26 GMT</pubDate>			<dc:creator>Kathyyee</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Tolleranza,_Verit%C3%A0,_Violenza_e_la_Legge</comments>		</item>
		<item>
			<title>Il frutto della speranza: franchezza</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Il_frutto_della_speranza:_franchezza</link>
			<description>&lt;p&gt;Kathyyee: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|The Fruit of Hope: Boldness}} &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;'''2 Corinzi 3,12''' &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Oggi tratteremo del terzo frutto della speranza, ovvero la franchezza. Il primo frutto della speranza che abbiamo esaminato era la gioia (Romani 12,12); il secondo era l'amore (Colossesi 1,4-5); il quarto e ultimo frutto della speranza che tratteremo la prossima volta sarà la costanza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Capire 2 Corinzi 3,12''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il brano del messaggio di oggi è 2 Corinzi 3,12: &amp;quot;Avendo dunque questa speranza, parliamo con grande franchezza&amp;quot;. Potete subito vedere perché penso che la franchezza sia frutto della speranza. Paolo dice che, a causa della sua speranza, egli parla con aperta franchezza. La speranza cristiana è motivo di franchezza nella vita cristiana. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se non si è franchi nella propria testimonianza, se non si osa, né si affrontano rischi nel ricercare la giustizia, se non si è aperti e onesti nel parlare, può darsi che la propria speranza manchi di qualcosa. Forse si spera nelle cose sbagliate per avere un futuro felice. Forse non si è mai pensato seriamente al rapporto che esiste tra la forza della propria speranza e il coraggio del proprio servizio a Cristo. Eppure Paolo afferma esserci una relazione molto stretta: &amp;quot;Avendo dunque questa speranza, parliamo con grande franchezza&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo versetto (v.12) si trova nel mezzo di un capitolo non del tutto chiaro, che lascia molti lettori nel buio. Dobbiamo tuttavia chiederci: &amp;quot;Qual è allora la speranza di cui Paolo parla nel versetto 12?&amp;quot; e anche: &amp;quot;Qual è allora questa franchezza di cui parla?&amp;quot;. Per rispondere a queste due domande, dobbiamo inoltrarci in parte di quella nebbia confusa che circonda questo capitolo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quel che propongo di fare è, dapprima, osservare lo sfondo del Vecchio Testamento. Quindi percorreremo velocemente i primi 12 versetti del capitolo. Non spiegheremo ogni dettaglio e non avremo tempo di discuterne l'ultimo paragrafo (vv.13-18), ma tenteremo di capirne quel tanto che basta ad assicurarci di aver compreso che cosa Paolo intendesse nel dire: &amp;quot;Avendo dunque questa speranza, parliamo con grande franchezza&amp;quot;. In terzo luogo, ci proponiamo di rendere quanto più chiaro possibile che cosa intendesse Paolo nel parlare di speranza e franchezza. Infine, potremo esaminare la relazione tra i due concetti e osservare alcuni esempi biblici che Dio può usare per stimolarci ad avere una più salda speranza e un maggiore coraggio nel servirLo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''1. Lo sfondo del Vecchio Testamento''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prima di riuscire a comprendere questo capitolo, dobbiamo tornare indietro e rivedere alcune delle promesse del VT. Le troviamo in Geremia 31,31 ed Ezechiele 36,26-27. &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;Ecco, verranno i giorni, dice l’Eterno, nei quali stabilirò un nuovo patto con la casa d’Israele e con la casa di Giuda, non come il patto che ho stabilito con i loro padri nel giorno in cui li presi per mano per farli uscire dal paese di Egitto, perché essi violarono il mio patto, benché io fossi loro Signore; dice l’Eterno. Ma questo è il patto che stabilirò con la casa d’Israele dopo quei giorni; dice l’Eterno: Metterò la mia legge nella loro mente e la scriverò sul loro cuore, e io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo. (Geremia, 31-33) &amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Vi darò un cuore nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo; toglierò dalla vostra carne il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Metterò dentro di voi il mio Spirito e vi farò camminare nei miei statuti, e voi osserverete e metterete in pratica i miei decreti. (Ezechiele 36,26-27) &lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
In altre parole, il VT promette un nuovo patto tra Dio e il suo popolo nel futuro. Sarebbe migliore di quello antico stretto sul Sinai nel dare la legge, ma lo sarebbe non tanto perché conterrebbe nuovi comandamenti, ma perché quegli stessi vecchi comandamenti verrebbero poi scritti nel cuore, invece che soltanto in tavole di pietra. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un altro modo per dire ciò è che l'antico patto non fu accompagnato da un'effusione dello spirito divino che trasformò il cuore di tanti israeliti. Generalmente essi avevano il cuore di pietra e non seguivano i comandamenti del patto. Tuttavia, nel nuovo patto, Dio avrebbe infuso il proprio Spirito nel popolo, spingendolo a seguirne i comandamenti. Cioè, Dio avrebbe scritto quei comdamenti nel loro cuore. Nell'antico patto, Dio scrisse i comandamenti su tavole di pietra; in quello nuovo, li scrive nel cuore degli uomini. Dunque l'antico patto fu fornito in codice scritto, o &amp;quot;lettera&amp;quot; (come dice Paolo), ma quello nuovo verrà offerto nel potere dello Spirito Santo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il risultato fu che l'antico patto, la legge mosaica, sfociò per molti israeliti in condanna e morte, perché fu accolto con la ribellione nel cuore. Quando il comando divino si scontra con un cuore ribelle e impenitente, ciò significa rovina. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, il nuovo patto sfocia nella giustificazione e vita, perché incontra un cuore sottomesso e fedele. Geremia ed Ezechiele guardavano verso il giorno in cui lo Spirito Santo avrebbe tolto il cuore di pietra per porne uno di carne. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Adesso cominciamo a capire la descrizione che Paolo dà del proprio ministero in 2 Corinzi 3, in quanto egli si vede come ministro o servitore del nuovo patto. Dio adesso mantiene le promesse di Geremia ed Ezechiele e lo fa tramite la predicazione del vangelo da parte di Paolo. Paolo vede l'opera dello Spirito nel proprio ministero come sigillo della propria autenticità apostolica. Ecco di che cosa parla all'inizio del capitolo3. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''2. Panoramica di 2 Corinzi 3''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Esaminiamo adesso il più ampio contesto di 2 Corinzi 3 e procediamo insieme lungo i primi dodici versetti. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Scrivere la Legge nel cuore dei credenti''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dapprima i versetti 1-3: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;Cominciamo di nuovo a raccomandare noi stessi? O abbiamo bisogno come alcuni, di lettere di raccomandazione per voi o di raccomandazione da parte vostra? Voi siete la nostra lettera, scritta nei nostri cuori, conosciuta e letta da tutti gli uomini, essendo manifesto che voi siete una lettera di Cristo, che è il risultato del nostro ministero scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente, e non su tavole di pietra, ma sulle tavole di un cuore di carne. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Potete capire dalle parole di Paolo che egli vede come le promesse del nuovo patto sono mantenute durante il suo ministero. Dio sta scrivendo la legge nel cuore dei credenti sotto il ministero di Paolo ed essi diventano quindi viventi lettere di raccomandazione per lui. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La Lettera contro lo Spirito''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora i versetti 4-6: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;Or questa fiducia noi l’abbiamo per mezzo di Cristo presso Dio; non già che da noi stessi siamo capaci di pensare alcuna cosa come proveniente da noi stessi, ma la nostra capacità viene da Dio, il quale ci ha anche resi ministri idonei del nuovo patto, non della lettera, ma dello Spirito, poiché la lettera uccide, ma lo Spirito dà vita. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Qui Paolo spiega perché abbia la stupefacente convinzione di essere in verità uno strumento di Dio nel grande compimento delle promesse del nuovo patto. Questa convinzione non si fonda su nulla che provenga da lui stesso, egli afferma invece che è tutta di Dio e la prova ne è che egli non sta semplicemente trasmettendo leggi scritte o tradizioni come gli scribi o i Farisei. Piuttosto, egli predica Cristo nel ministero e potere dello Spirito. E il risultato è una nuova vita che è l'autenticazione dell'autorità di Paolo in quanto ministro del nuovo patto. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Così i versetti 1-6 terminano con il contrasto tra il codice scritto (o lettera) che uccide e lo Spirito che dona vita. Quando il problema del mondo è che gli esseri umani sono morti negli abusi e nel peccato, la soluzione non sta nelle prescrizioni dell'antico patto, bensì nel potere del nuovo patto di dare la vita. Una volta che ci sia vita, può esserci obbedienza. La legge può essere scritta nel cuore, ma dove ci sia soltanto morte spirituale, la legge può soltanto condannare e distruggere. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''L'antico patto contro il nuovo''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tale contrasto viene sottolineato nei versetti 7-11: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;7) Or se il ministero della morte, che era scolpito in lettere su pietre, fu glorioso tanto che i figli d’Israele non potevano fissare lo sguardo sul volto di Mosè, per la gloria del suo volto che però doveva essere annullata, &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Questo si riferisce all'antico patto, l'offerta della legge sul Sinai. Fu un evento spettacolare, ma non creò vita spirituale. La legge significa morte laddove lo Spirito non risvegli il cuore. &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;8) quanto più glorioso sarà il ministero dello Spirito? &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Notate che l'opposto del ministero della morte è quello dello Spirito, poiché questo dà la vita, come si dice nel versetto 6. Paolo crede che tale ministero, o tempo, dello Spirito sia iniziato e che sia opera gloriosa di Dio, che un giorno verrà completato con la conversione di tutto Israele e la pienezza dei gentili (Romani 11,25-27) e l'avvento del regno di Dio. Maggior gloria verrà come risultato del compimento del nuovo patto di quanta ne venne dalla preparazione di quello antico. &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;9) Se infatti il ministero della condanna fu circondato di gloria, molto più abbonderà in gloria il ministero della giustizia. 10) Per cui, sotto questo aspetto anche ciò che fu reso glorioso non fu veramente glorioso, se messo a confronto con la più eccellente gloria. 11) Perché, se ciò che doveva essere annullato fu circondato di gloria, sarà molto più glorioso ciò che è duraturo. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Notate prima che il nuovo patto è definito ministero di giustizia, sebbene l'antico non venga definito ministero d'ingiustizia (v.9). La legge non è ingiusta; essa è santa, giusta e buona (Romani 7,12). Il contrasto esiste tra il ministero di giustizia e quello di condanna. Il punto è che quando lo Spirito giunge e cambia il cuore della persone, queste credono e ricevono la giustizia divina come un dono; ma prima che lo Spirito cambi il cuore di una persona, vi è soltanto ribellione e il risultato è che la legge porta condanna. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'altro contrasto da notare è che il nuovo ministero è duraturo (v.11) e perciò è molto più glorioso di quello vecchio, la cui gloria è praticamente nulla al confronto e sarà annullata. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora eccoci al nostro testo nel versetto 12: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;Avendo dunque questa speranza, parliamo con grande franchezza. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
'''3. Il significato di speranza e franchezza ''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dovremmo ora essere in grado di capire quale speranza intenda Paolo. È la speranza della promessa del nuovo patto. È la convinzione che lo Spirito sovrano di Dio è all'opera nel suo ministero per cambiare il cuore di pietra in cuore di carne e dare la vita (v.6) e la giustizia (v.9) e la durata (v.11) a tutto il popolo di Dio. Dio è all'opera! Non solo per dirgli che cosa deve fare in tavole di pietra, ma per farlo dentro di sé! &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La speranza di Paolo ''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La speranza di Paolo è che Dio si impegna a mantenere l'antica promessa di togliere il cuore di pietra per scrivere la propria legge nel cuore di carne (Geremia 31,33) e infondere in esso il proprio Spirito e spingerlo a seguirne i decreti (Ezechiele 36,27). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'epoca del compimento è giunta! E la vittoria del fine di Dio è certa, poiché lo Spirito è sovrano. Egli creerà un nuovo cuore dove più lo allieterà. Egli stimolerà l'obbedienza che richiede. Egli conserverà in modo duraturo tutto quel che chiama. E la gloria della sua opera sarà grande oltre qualsiasi cosa il Vecchio Testamento abbia mai conosciuto. &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;Avendo dunque questa speranza, parliamo con grande franchezza. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
È la speranza di un vangelo vittorioso, la buona novella che Dio Padre ha scelto il suo popolo, Dio il Figlio è morto per i peccati di questo e Dio lo Spirito Santo lo porterà alla fede e scriverà la legge divina nel loro cuore! Il vangelo compirà tutto ciò che è stato chiamato a fare. Non tornerà vuoto più di quanto la Parola di Dio possa cadere a terra. Paolo è assolutamente certo che lo Spirito di Dio conquisterà e giustificherà e conserverà per la gloria tutto quel che Dio ha scelto per se stesso. I suoi doveri di missionario non possono fallire. Per l'onnipotenza dello Spirito Santo tramite la predicazione del vangelo, tutti coloro destinati alla vita eterna crederanno (Atti 13,48). E tutto il popolo di Dio, riscattato da ogni tribù e lingua e popolo e nazione, si raccoglierà attorno all'Agnello e risplenderà come il sole nel regno del Padre. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Poiché Paolo nutre tale speranza, egli parla con franchezza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La franchezza di Paolo''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se quella è la speranza di Paolo, dovremmo chiederci ora: &amp;quot;Che cos'è la sua franchezza?&amp;quot;. La parola che Paolo usa qui ha tre connotazioni. Vi sono tre diversi aspetti della franchezza. Probabilmente vi verranno in mente se vi chiederete quale ne sia l'opposto. &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
1. Primo, l'opposto della franchezza è la paura o mancanza di fiducia in se stessi. Quindi uno degli aspetti della franchezza è il coraggio di essere senza paura.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
*Esempio: 1 Tessalonicesi 2,2: &amp;quot;Ma, dopo aver prima sofferto e aver ricevuto oltraggi a Filippi, come sapete, noi abbiamo avuto il coraggio [la stessa parola in greco!] nel nostro Dio di annunziarvi l’evangelo di Dio in mezzo a tante lotte&amp;quot;. La franchezza ha superato la paura di soffrire la persecuzione.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
2. Secondo, l'opposto della franchezza è anche la vergogna. Quindi un altro degli aspetti della franchezza è il coraggio di non provare vergogna.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
*Esempio: Filippesi 1,20: &amp;quot;Secondo la mia fervida attesa e speranza, (...) non sarò svergognato in cosa alcuna, ma (...) con ogni franchezza, ora come sempre, Cristo sarà magnificato nel mio corpo, o per vita o per morte&amp;quot;. La franchezza ha superato la tentazione di provare vergogna del vangelo.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
3. Il terzo aspetto della franchezza (così come in italiano, certamente anche in questa strana parola greca, parresia) è palese nel vedere come, nel Nuovo Testamento, sovente l'opposto della franchezza è parlare con circospezione e frasi a metà, comunicando in maniera indiretta, vaga, oscura. Quindi il terzo aspetto della franchezza del NT è un modo di parlare sincero, franco, aperto, diretto, genuino, semplice sulle cose di Dio. Quando una persona franca parla, la gente sa che cosa essa intenda; ha le carte in tavola; non cerca di proteggersi con oscurità, sottigliezze, eufemismi e generalizzazioni.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
*Esempio: Giovanni 10,24: &amp;quot;Lo circondarono dunque i Giudei e gli dissero: Fino a quando ci terrai con l’animo sospeso? Se tu sei il Cristo, diccelo apertamente&amp;quot;. L'avverbio &amp;quot;apertamente&amp;quot; è sinonimo di francamente in tutti questi altri brani. Quindi la franchezza supera la tentazione di nascondere la verità dietro parole vaghe. Essa è aperta, semplice e diretta. Non è politica, astuta o evasiva.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Dunque, quando Paolo dice qui in 2 Corinzi 3,12 che la sua grande speranza nel compimento delle promesse di Dio lo rende franco, penso che probabilmente egli intenda soprattutto questo terzo aspetto di discorso semplice e schietto (dato che il contrasto è con il velato ministero di Mosè, vv.13 in avanti). Tuttavia, dal momento che tutti e tre i significati sono tanto strettamente collegati, penso che sarebbe giusto affermare che quel che Paolo intende dire è questo: poiché nutriamo una così grande speranza, non temiamo ciò che l'uomo può farci, e non proviamo vergogna del vangelo, e non siamo disposti a celare la Parola di Dio con generalizzazioni ed eufemismi edulcoranti che oscurano i contorni netti e chiari della verità. &amp;quot;Avendo dunque questa speranza, parliamo con grande franchezza&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''4. La relazione tra speranza e franchezza'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il punto più importante del brano è che una grande speranza produce grande franchezza. &amp;quot;Avendo dunque questa speranza, parliamo con grande franchezza&amp;quot;. Quel che cancella la paura, la vergogna e il parlare oscuro di Paolo è la totale convinzione che il nuovo patto è stato inaugurato e che egli adesso ne è parte e lo sarà quando questo giungerà all'apice della sua grande gloria. Paolo è incrollabilmente convinto del potere sovrano dello Spirito di Dio nel dare vita ai morti, intenerire i cuori induriti e giustificare il non divino. Ed egli sa che tale opera di salvezza è duratura e gloriosa oltre ogni altra opera di Dio nell'antico patto. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se non condividiamo la franchezza di Paolo, può essere che il motivo sia la nostra ignoranza della grandezza e certezza delle promesse del nuovo patto che giungono a compimento nel nostro tempo, il ministero dello Spirito. O forse abbiamo conosciuto queste cose, ma abbiamo resistito a riporvi le nostre speranze poiché ci fanno sentire troppo piccoli e umili. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La questione dell'orgoglio è strettamente correlata a quella della speranza e franchezza. Spunta quando ci poniamo due ultime domande. &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
1. Qualcuno potrebbe chiedere: non vi sono persone franche che non abbiano la speranza? Non vi sono scalatori di montagne che rischino la propria vita su per pendii rocciosi, non perché sanno che la vetta è garantita, ma perché non lo è e loro vogliono farcela? Non è più ammirevole dell'essere coraggiosi sapendo che c'è qualcuno in cima a tenere le corde?&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
2. E la seconda domanda è: come agire perché la franchezza non si trasformi in insolenza e vanagloria?&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
In realtà, c'è una sola risposta a entrambe le domande. La risposta alla prima è: sì, è più ammirevole prendere rischi temerari senza che vi sia un uomo forte a tenerci saldamente sulla cima della roccia, SE il vostro scopo è quello di essere ammirati. Ma se invece è quello di scalare per gioire e mostrare la forza e l'abilità dell'uomo forte sulla cima, allora vi muoverete precisamente con gesti pericolosi di amore e giustizia perché saprete che renderanno più grande la sua fedeltà e il suo potere, non il vostro eroismo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E ciò vale anche per la seconda domanda: come agire perché la franchezza non si trasformi in insolenza e vanagloria? Risposta: soltanto gettandovi nell'abisso in cui vostro Padre ha promesso di prendervi qualsiasi cosa accada. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dal momento che nutriamo tale speranza, e SOLO perché nutriamo tale speranza, possiamo e dobbiamo essere franchi, senza paura nella giustizia, senza vergogna del vangelo e onesti in tutto quel che diciamo. Possa Dio agire dentro di noi secondo le promesse del suo nuovo patto.&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Fri, 12 Apr 2013 03:42:25 GMT</pubDate>			<dc:creator>Kathyyee</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Il_frutto_della_speranza:_franchezza</comments>		</item>
		<item>
			<title>Il frutto della speranza: franchezza</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Il_frutto_della_speranza:_franchezza</link>
			<description>&lt;p&gt;Kathyyee: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|The Fruit of Hope: Boldness}} &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;'''2 Corinzi 3,12''' &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Oggi tratteremo del terzo frutto della speranza, ovvero la franchezza. Il primo frutto della speranza che abbiamo esaminato era la gioia (Romani 12,12); il secondo era l'amore (Colossesi 1,4-5); il quarto e ultimo frutto della speranza che tratteremo la prossima volta sarà la costanza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Capire 2 Corinzi 3,12''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il brano del messaggio di oggi è 2 Corinzi 3,12: &amp;quot;Avendo dunque questa speranza, parliamo con grande franchezza&amp;quot;. Potete subito vedere perché penso che la franchezza sia frutto della speranza. Paolo dice che, a causa della sua speranza, egli parla con aperta franchezza. La speranza cristiana è motivo di franchezza nella vita cristiana. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se non si è franchi nella propria testimonianza, se non si osa, né si affrontano rischi nel ricercare la giustizia, se non si è aperti e onesti nel parlare, può darsi che la propria speranza manchi di qualcosa. Forse si spera nelle cose sbagliate per avere un futuro felice. Forse non si è mai pensato seriamente al rapporto che esiste tra la forza della propria speranza e il coraggio del proprio servizio a Cristo. Eppure Paolo afferma esserci una relazione molto stretta: &amp;quot;Avendo dunque questa speranza, parliamo con grande franchezza&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo versetto (v.12) si trova nel mezzo di un capitolo non del tutto chiaro, che lascia molti lettori nel buio. Dobbiamo tuttavia chiederci: &amp;quot;Qual è allora la speranza di cui Paolo parla nel versetto 12?&amp;quot; e anche: &amp;quot;Qual è allora questa franchezza di cui parla?&amp;quot;. Per rispondere a queste due domande, dobbiamo inoltrarci in parte di quella nebbia confusa che circonda questo capitolo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quel che propongo di fare è, dapprima, osservare lo sfondo del Vecchio Testamento. Quindi percorreremo velocemente i primi 12 versetti del capitolo. Non spiegheremo ogni dettaglio e non avremo tempo di discuterne l'ultimo paragrafo (vv.13-18), ma tenteremo di capirne quel tanto che basta ad assicurarci di aver compreso che cosa Paolo intendesse nel dire: &amp;quot;Avendo dunque questa speranza, parliamo con grande franchezza&amp;quot;. In terzo luogo, ci proponiamo di rendere quanto più chiaro possibile che cosa intendesse Paolo nel parlare di speranza e franchezza. Infine, potremo esaminare la relazione tra i due concetti e osservare alcuni esempi biblici che Dio può usare per stimolarci ad avere una più salda speranza e un maggiore coraggio nel servirLo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''1. Lo sfondo del Vecchio Testamento''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prima di riuscire a comprendere questo capitolo, dobbiamo tornare indietro e rivedere alcune delle promesse del VT. Le troviamo in Geremia 31,31 ed Ezechiele 36,26-27. &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;Ecco, verranno i giorni, dice l’Eterno, nei quali stabilirò un nuovo patto con la casa d’Israele e con la casa di Giuda, non come il patto che ho stabilito con i loro padri nel giorno in cui li presi per mano per farli uscire dal paese di Egitto, perché essi violarono il mio patto, benché io fossi loro Signore; dice l’Eterno. Ma questo è il patto che stabilirò con la casa d’Israele dopo quei giorni; dice l’Eterno: Metterò la mia legge nella loro mente e la scriverò sul loro cuore, e io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo. (Geremia, 31-33) &amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Vi darò un cuore nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo; toglierò dalla vostra carne il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Metterò dentro di voi il mio Spirito e vi farò camminare nei miei statuti, e voi osserverete e metterete in pratica i miei decreti. (Ezechiele 36,26-27) &lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
In altre parole, il VT promette un nuovo patto tra Dio e il suo popolo nel futuro. Sarebbe migliore di quello antico stretto sul Sinai nel dare la legge, ma lo sarebbe non tanto perché conterrebbe nuovi comandamenti, ma perché quegli stessi vecchi comandamenti verrebbero poi scritti nel cuore, invece che soltanto in tavole di pietra. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un altro modo per dire ciò è che l'antico patto non fu accompagnato da un'effusione dello spirito divino che trasformò il cuore di tanti israeliti. Generalmente essi avevano il cuore di pietra e non seguivano i comandamenti del patto. Tuttavia, nel nuovo patto, Dio avrebbe infuso il proprio Spirito nel popolo, spingendolo a seguirne i comandamenti. Cioè, Dio avrebbe scritto quei comdamenti nel loro cuore. Nell'antico patto, Dio scrisse i comandamenti su tavole di pietra; in quello nuovo, li scrive nel cuore degli uomini. Dunque l'antico patto fu fornito in codice scritto, o &amp;quot;lettera&amp;quot; (come dice Paolo), ma quello nuovo verrà offerto nel potere dello Spirito Santo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il risultato fu che l'antico patto, la legge mosaica, sfociò per molti israeliti in condanna e morte, perché fu accolto con la ribellione nel cuore. Quando il comando divino si scontra con un cuore ribelle e impenitente, ciò significa rovina. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, il nuovo patto sfocia nella giustificazione e vita, perché incontra un cuore sottomesso e fedele. Geremia ed Ezechiele guardavano verso il giorno in cui lo Spirito Santo avrebbe tolto il cuore di pietra per porne uno di carne. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Adesso cominciamo a capire la descrizione che Paolo dà del proprio ministero in 2 Corinzi 3, in quanto egli si vede come ministro o servitore del nuovo patto. Dio adesso mantiene le promesse di Geremia ed Ezechiele e lo fa tramite la predicazione del vangelo da parte di Paolo. Paolo vede l'opera dello Spirito nel proprio ministero come sigillo della propria autenticità apostolica. Ecco di che cosa parla all'inizio del capitolo3. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''2. Panoramica di 2 Corinzi 3''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Esaminiamo adesso il più ampio contesto di 2 Corinzi 3 e procediamo insieme lungo i primi dodici versetti. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Scrivere la Legge nel cuore dei credenti''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dapprima i versetti 1-3: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;Cominciamo di nuovo a raccomandare noi stessi? O abbiamo bisogno come alcuni, di lettere di raccomandazione per voi o di raccomandazione da parte vostra? Voi siete la nostra lettera, scritta nei nostri cuori, conosciuta e letta da tutti gli uomini, essendo manifesto che voi siete una lettera di Cristo, che è il risultato del nostro ministero scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente, e non su tavole di pietra, ma sulle tavole di un cuore di carne. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Potete capire dalle parole di Paolo che egli vede come le promesse del nuovo patto sono mantenute durante il suo ministero. Dio sta scrivendo la legge nel cuore dei credenti sotto il ministero di Paolo ed essi diventano quindi viventi lettere di raccomandazione per lui. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La Lettera contro lo Spirito''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora i versetti 4-6: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Or questa fiducia noi l’abbiamo per mezzo di Cristo presso Dio; non già che da noi stessi siamo capaci di pensare alcuna cosa come proveniente da noi stessi, ma la nostra capacità viene da Dio, il quale ci ha anche resi ministri idonei del nuovo patto, non della lettera, ma dello Spirito, poiché la lettera uccide, ma lo Spirito dà vita. &amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Qui Paolo spiega perché abbia la stupefacente convinzione di essere in verità uno strumento di Dio nel grande compimento delle promesse del nuovo patto. Questa convinzione non si fonda su nulla che provenga da lui stesso, egli afferma invece che è tutta di Dio e la prova ne è che egli non sta semplicemente trasmettendo leggi scritte o tradizioni come gli scribi o i Farisei. Piuttosto, egli predica Cristo nel ministero e potere dello Spirito. E il risultato è una nuova vita che è l'autenticazione dell'autorità di Paolo in quanto ministro del nuovo patto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Così i versetti 1-6 terminano con il contrasto tra il codice scritto (o lettera) che uccide e lo Spirito che dona vita. Quando il problema del mondo è che gli esseri umani sono morti negli abusi e nel peccato, la soluzione non sta nelle prescrizioni dell'antico patto, bensì nel potere del nuovo patto di dare la vita. Una volta che ci sia vita, può esserci obbedienza. La legge può essere scritta nel cuore, ma dove ci sia soltanto morte spirituale, la legge può soltanto condannare e distruggere. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'antico patto contro il nuovo &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tale contrasto viene sottolineato nei versetti 7-11: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
7) Or se il ministero della morte, che era scolpito in lettere su pietre, fu glorioso tanto che i figli d’Israele non potevano fissare lo sguardo sul volto di Mosè, per la gloria del suo volto che però doveva essere annullata, &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo si riferisce all'antico patto, l'offerta della legge sul Sinai. Fu un evento spettacolare, ma non creò vita spirituale. La legge significa morte laddove lo Spirito non risvegli il cuore. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
8) quanto più glorioso sarà il ministero dello Spirito? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Notate che l'opposto del ministero della morte è quello dello Spirito, poiché questo dà la vita, come si dice nel versetto 6. Paolo crede che tale ministero, o tempo, dello Spirito sia iniziato e che sia opera gloriosa di Dio, che un giorno verrà completato con la conversione di tutto Israele e la pienezza dei gentili (Romani 11,25-27) e l'avvento del regno di Dio. Maggior gloria verrà come risultato del compimento del nuovo patto di quanta ne venne dalla preparazione di quello antico. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
9) Se infatti il ministero della condanna fu circondato di gloria, molto più abbonderà in gloria il ministero della giustizia. 10) Per cui, sotto questo aspetto anche ciò che fu reso glorioso non fu veramente glorioso, se messo a confronto con la più eccellente gloria. 11) Perché, se ciò che doveva essere annullato fu circondato di gloria, sarà molto più glorioso ciò che è duraturo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Notate prima che il nuovo patto è definito ministero di giustizia, sebbene l'antico non venga definito ministero d'ingiustizia (v.9). La legge non è ingiusta; essa è santa, giusta e buona (Romani 7,12). Il contrasto esiste tra il ministero di giustizia e quello di condanna. Il punto è che quando lo Spirito giunge e cambia il cuore della persone, queste credono e ricevono la giustizia divina come un dono; ma prima che lo Spirito cambi il cuore di una persona, vi è soltanto ribellione e il risultato è che la legge porta condanna. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'altro contrasto da notare è che il nuovo ministero è duraturo (v.11) e perciò è molto più glorioso di quello vecchio, la cui gloria è praticamente nulla al confronto e sarà annullata. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora eccoci al nostro testo nel versetto 12: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Avendo dunque questa speranza, parliamo con grande franchezza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
3. Il significato di speranza e franchezza &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dovremmo ora essere in grado di capire quale speranza intenda Paolo. È la speranza della promessa del nuovo patto. È la convinzione che lo Spirito sovrano di Dio è all'opera nel suo ministero per cambiare il cuore di pietra in cuore di carne e dare la vita (v.6) e la giustizia (v.9) e la durata (v.11) a tutto il popolo di Dio. Dio è all'opera! Non solo per dirgli che cosa deve fare in tavole di pietra, ma per farlo dentro di sé! &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La speranza di Paolo &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La speranza di Paolo è che Dio si impegna a mantenere l'antica promessa di togliere il cuore di pietra per scrivere la propria legge nel cuore di carne (Geremia 31,33) e infondere in esso il proprio Spirito e spingerlo a seguirne i decreti (Ezechiele 36,27). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'epoca del compimento è giunta! E la vittoria del fine di Dio è certa, poiché lo Spirito è sovrano. Egli creerà un nuovo cuore dove più lo allieterà. Egli stimolerà l'obbedienza che richiede. Egli conserverà in modo duraturo tutto quel che chiama. E la gloria della sua opera sarà grande oltre qualsiasi cosa il Vecchio Testamento abbia mai conosciuto. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Avendo dunque questa speranza, parliamo con grande franchezza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È la speranza di un vangelo vittorioso, la buona novella che Dio Padre ha scelto il suo popolo, Dio il Figlio è morto per i peccati di questo e Dio lo Spirito Santo lo porterà alla fede e scriverà la legge divina nel loro cuore! Il vangelo compirà tutto ciò che è stato chiamato a fare. Non tornerà vuoto più di quanto la Parola di Dio possa cadere a terra. Paolo è assolutamente certo che lo Spirito di Dio conquisterà e giustificherà e conserverà per la gloria tutto quel che Dio ha scelto per se stesso. I suoi doveri di missionario non possono fallire. Per l'onnipotenza dello Spirito Santo tramite la predicazione del vangelo, tutti coloro destinati alla vita eterna crederanno (Atti 13,48). E tutto il popolo di Dio, riscattato da ogni tribù e lingua e popolo e nazione, si raccoglierà attorno all'Agnello e risplenderà come il sole nel regno del Padre. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Poiché Paolo nutre tale speranza, egli parla con franchezza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La franchezza di Paolo &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se quella è la speranza di Paolo, dovremmo chiederci ora: &amp;quot;Che cos'è la sua franchezza?&amp;quot;. La parola che Paolo usa qui ha tre connotazioni. Vi sono tre diversi aspetti della franchezza. Probabilmente vi verranno in mente se vi chiederete quale ne sia l'opposto. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1. Primo, l'opposto della franchezza è la paura o mancanza di fiducia in se stessi. Quindi uno degli aspetti della franchezza è il coraggio di essere senza paura. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Esempio: 1 Tessalonicesi 2,2: &amp;quot;Ma, dopo aver prima sofferto e aver ricevuto oltraggi a Filippi, come sapete, noi abbiamo avuto il coraggio [la stessa parola in greco!] nel nostro Dio di annunziarvi l’evangelo di Dio in mezzo a tante lotte&amp;quot;. La franchezza ha superato la paura di soffrire la persecuzione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2. Secondo, l'opposto della franchezza è anche la vergogna. Quindi un altro degli aspetti della franchezza è il coraggio di non provare vergogna. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Esempio: Filippesi 1,20: &amp;quot;Secondo la mia fervida attesa e speranza, (...) non sarò svergognato in cosa alcuna, ma (...) con ogni franchezza, ora come sempre, Cristo sarà magnificato nel mio corpo, o per vita o per morte&amp;quot;. La franchezza ha superato la tentazione di provare vergogna del vangelo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
3. Il terzo aspetto della franchezza (così come in italiano, certamente anche in questa strana parola greca, parresia) è palese nel vedere come, nel Nuovo Testamento, sovente l'opposto della franchezza è parlare con circospezione e frasi a metà, comunicando in maniera indiretta, vaga, oscura. Quindi il terzo aspetto della franchezza del NT è un modo di parlare sincero, franco, aperto, diretto, genuino, semplice sulle cose di Dio. Quando una persona franca parla, la gente sa che cosa essa intenda; ha le carte in tavola; non cerca di proteggersi con oscurità, sottigliezze, eufemismi e generalizzazioni. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Esempio: Giovanni 10,24: &amp;quot;Lo circondarono dunque i Giudei e gli dissero: Fino a quando ci terrai con l’animo sospeso? Se tu sei il Cristo, diccelo apertamente&amp;quot;. L'avverbio &amp;quot;apertamente&amp;quot; è sinonimo di francamente in tutti questi altri brani. Quindi la franchezza supera la tentazione di nascondere la verità dietro parole vaghe. Essa è aperta, semplice e diretta. Non è politica, astuta o evasiva. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dunque, quando Paolo dice qui in 2 Corinzi 3,12 che la sua grande speranza nel compimento delle promesse di Dio lo rende franco, penso che probabilmente egli intenda soprattutto questo terzo aspetto di discorso semplice e schietto (dato che il contrasto è con il velato ministero di Mosè, vv.13 in avanti). Tuttavia, dal momento che tutti e tre i significati sono tanto strettamente collegati, penso che sarebbe giusto affermare che quel che Paolo intende dire è questo: poiché nutriamo una così grande speranza, non temiamo ciò che l'uomo può farci, e non proviamo vergogna del vangelo, e non siamo disposti a celare la Parola di Dio con generalizzazioni ed eufemismi edulcoranti che oscurano i contorni netti e chiari della verità. &amp;quot;Avendo dunque questa speranza, parliamo con grande franchezza&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
4. La relazione tra speranza e franchezza &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il punto più importante del brano è che una grande speranza produce grande franchezza. &amp;quot;Avendo dunque questa speranza, parliamo con grande franchezza&amp;quot;. Quel che cancella la paura, la vergogna e il parlare oscuro di Paolo è la totale convinzione che il nuovo patto è stato inaugurato e che egli adesso ne è parte e lo sarà quando questo giungerà all'apice della sua grande gloria. Paolo è incrollabilmente convinto del potere sovrano dello Spirito di Dio nel dare vita ai morti, intenerire i cuori induriti e giustificare il non divino. Ed egli sa che tale opera di salvezza è duratura e gloriosa oltre ogni altra opera di Dio nell'antico patto. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se non condividiamo la franchezza di Paolo, può essere che il motivo sia la nostra ignoranza della grandezza e certezza delle promesse del nuovo patto che giungono a compimento nel nostro tempo, il ministero dello Spirito. O forse abbiamo conosciuto queste cose, ma abbiamo resistito a riporvi le nostre speranze poiché ci fanno sentire troppo piccoli e umili. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La questione dell'orgoglio è strettamente correlata a quella della speranza e franchezza. Spunta quando ci poniamo due ultime domande. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1. Qualcuno potrebbe chiedere: non vi sono persone franche che non abbiano la speranza? Non vi sono scalatori di montagne che rischino la propria vita su per pendii rocciosi, non perché sanno che la vetta è garantita, ma perché non lo è e loro vogliono farcela? Non è più ammirevole dell'essere coraggiosi sapendo che c'è qualcuno in cima a tenere le corde? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2. E la seconda domanda è: come agire perché la franchezza non si trasformi in insolenza e vanagloria? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In realtà, c'è una sola risposta a entrambe le domande. La risposta alla prima è: sì, è più ammirevole prendere rischi temerari senza che vi sia un uomo forte a tenerci saldamente sulla cima della roccia, SE il vostro scopo è quello di essere ammirati. Ma se invece è quello di scalare per gioire e mostrare la forza e l'abilità dell'uomo forte sulla cima, allora vi muoverete precisamente con gesti pericolosi di amore e giustizia perché saprete che renderanno più grande la sua fedeltà e il suo potere, non il vostro eroismo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E ciò vale anche per la seconda domanda: come agire perché la franchezza non si trasformi in insolenza e vanagloria? Risposta: soltanto gettandovi nell'abisso in cui vostro Padre ha promesso di prendervi qualsiasi cosa accada. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dal momento che nutriamo tale speranza, e SOLO perché nutriamo tale speranza, possiamo e dobbiamo essere franchi, senza paura nella giustizia, senza vergogna del vangelo e onesti in tutto quel che diciamo. Possa Dio agire dentro di noi secondo le promesse del suo nuovo patto.&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Fri, 12 Apr 2013 03:33:14 GMT</pubDate>			<dc:creator>Kathyyee</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Il_frutto_della_speranza:_franchezza</comments>		</item>
		<item>
			<title>Il frutto della speranza: franchezza</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Il_frutto_della_speranza:_franchezza</link>
			<description>&lt;p&gt;Kathyyee: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|The Fruit of Hope: Boldness}} &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;'''2 Corinzi 3,12''' &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Oggi tratteremo del terzo frutto della speranza, ovvero la franchezza. Il primo frutto della speranza che abbiamo esaminato era la gioia (Romani 12,12); il secondo era l'amore (Colossesi 1,4-5); il quarto e ultimo frutto della speranza che tratteremo la prossima volta sarà la costanza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Capire 2 Corinzi 3,12''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il brano del messaggio di oggi è 2 Corinzi 3,12: &amp;quot;Avendo dunque questa speranza, parliamo con grande franchezza&amp;quot;. Potete subito vedere perché penso che la franchezza sia frutto della speranza. Paolo dice che, a causa della sua speranza, egli parla con aperta franchezza. La speranza cristiana è motivo di franchezza nella vita cristiana. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se non si è franchi nella propria testimonianza, se non si osa, né si affrontano rischi nel ricercare la giustizia, se non si è aperti e onesti nel parlare, può darsi che la propria speranza manchi di qualcosa. Forse si spera nelle cose sbagliate per avere un futuro felice. Forse non si è mai pensato seriamente al rapporto che esiste tra la forza della propria speranza e il coraggio del proprio servizio a Cristo. Eppure Paolo afferma esserci una relazione molto stretta: &amp;quot;Avendo dunque questa speranza, parliamo con grande franchezza&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo versetto (v.12) si trova nel mezzo di un capitolo non del tutto chiaro, che lascia molti lettori nel buio. Dobbiamo tuttavia chiederci: &amp;quot;Qual è allora la speranza di cui Paolo parla nel versetto 12?&amp;quot; e anche: &amp;quot;Qual è allora questa franchezza di cui parla?&amp;quot;. Per rispondere a queste due domande, dobbiamo inoltrarci in parte di quella nebbia confusa che circonda questo capitolo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quel che propongo di fare è, dapprima, osservare lo sfondo del Vecchio Testamento. Quindi percorreremo velocemente i primi 12 versetti del capitolo. Non spiegheremo ogni dettaglio e non avremo tempo di discuterne l'ultimo paragrafo (vv.13-18), ma tenteremo di capirne quel tanto che basta ad assicurarci di aver compreso che cosa Paolo intendesse nel dire: &amp;quot;Avendo dunque questa speranza, parliamo con grande franchezza&amp;quot;. In terzo luogo, ci proponiamo di rendere quanto più chiaro possibile che cosa intendesse Paolo nel parlare di speranza e franchezza. Infine, potremo esaminare la relazione tra i due concetti e osservare alcuni esempi biblici che Dio può usare per stimolarci ad avere una più salda speranza e un maggiore coraggio nel servirLo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''1. Lo sfondo del Vecchio Testamento'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prima di riuscire a comprendere questo capitolo, dobbiamo tornare indietro e rivedere alcune delle promesse del VT. Le troviamo in Geremia 31,31 ed Ezechiele 36,26-27. &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Ecco, verranno i giorni, dice l’Eterno, nei quali stabilirò un nuovo patto con la casa d’Israele e con la casa di Giuda, non come il patto che ho stabilito con i loro padri nel giorno in cui li presi per mano per farli uscire dal paese di Egitto, perché essi violarono il mio patto, benché io fossi loro Signore; dice l’Eterno. Ma questo è il patto che stabilirò con la casa d’Israele dopo quei giorni; dice l’Eterno: Metterò la mia legge nella loro mente e la scriverò sul loro cuore, e io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo. (Geremia, 31-33)&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Vi darò un cuore nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo; toglierò dalla vostra carne il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Metterò dentro di voi il mio Spirito e vi farò camminare nei miei statuti, e voi osserverete e metterete in pratica i miei decreti. (Ezechiele 36,26-27)&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
In altre parole, il VT promette un nuovo patto tra Dio e il suo popolo nel futuro. Sarebbe migliore di quello antico stretto sul Sinai nel dare la legge, ma lo sarebbe non tanto perché conterrebbe nuovi comandamenti, ma perché quegli stessi vecchi comandamenti verrebbero poi scritti nel cuore, invece che soltanto in tavole di pietra. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un altro modo per dire ciò è che l'antico patto non fu accompagnato da un'effusione dello spirito divino che trasformò il cuore di tanti israeliti. Generalmente essi avevano il cuore di pietra e non seguivano i comandamenti del patto. Tuttavia, nel nuovo patto, Dio avrebbe infuso il proprio Spirito nel popolo, spingendolo a seguirne i comandamenti. Cioè, Dio avrebbe scritto quei comdamenti nel loro cuore. Nell'antico patto, Dio scrisse i comandamenti su tavole di pietra; in quello nuovo, li scrive nel cuore degli uomini. Dunque l'antico patto fu fornito in codice scritto, o &amp;quot;lettera&amp;quot; (come dice Paolo), ma quello nuovo verrà offerto nel potere dello Spirito Santo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il risultato fu che l'antico patto, la legge mosaica, sfociò per molti israeliti in condanna e morte, perché fu accolto con la ribellione nel cuore. Quando il comando divino si scontra con un cuore ribelle e impenitente, ciò significa rovina. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, il nuovo patto sfocia nella giustificazione e vita, perché incontra un cuore sottomesso e fedele. Geremia ed Ezechiele guardavano verso il giorno in cui lo Spirito Santo avrebbe tolto il cuore di pietra per porne uno di carne. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Adesso cominciamo a capire la descrizione che Paolo dà del proprio ministero in 2 Corinzi 3, in quanto egli si vede come ministro o servitore del nuovo patto. Dio adesso mantiene le promesse di Geremia ed Ezechiele e lo fa tramite la predicazione del vangelo da parte di Paolo. Paolo vede l'opera dello Spirito nel proprio ministero come sigillo della propria autenticità apostolica. Ecco di che cosa parla all'inizio del capitolo3. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''2. Panoramica di 2 Corinzi 3''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Esaminiamo adesso il più ampio contesto di 2 Corinzi 3 e procediamo insieme lungo i primi dodici versetti. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Scrivere la Legge nel cuore dei credenti'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dapprima i versetti 1-3: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Cominciamo di nuovo a raccomandare noi stessi? O abbiamo bisogno come alcuni, di lettere di raccomandazione per voi o di raccomandazione da parte vostra? Voi siete la nostra lettera, scritta nei nostri cuori, conosciuta e letta da tutti gli uomini, essendo manifesto che voi siete una lettera di Cristo, che è il risultato del nostro ministero scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente, e non su tavole di pietra, ma sulle tavole di un cuore di carne.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Potete capire dalle parole di Paolo che egli vede come le promesse del nuovo patto sono mantenute durante il suo ministero. Dio sta scrivendo la legge nel cuore dei credenti sotto il ministero di Paolo ed essi diventano quindi viventi lettere di raccomandazione per lui. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La Lettera contro lo Spirito &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora i versetti 4-6: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Or questa fiducia noi l’abbiamo per mezzo di Cristo presso Dio; non già che da noi stessi siamo capaci di pensare alcuna cosa come proveniente da noi stessi, ma la nostra capacità viene da Dio, il quale ci ha anche resi ministri idonei del nuovo patto, non della lettera, ma dello Spirito, poiché la lettera uccide, ma lo Spirito dà vita. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Qui Paolo spiega perché abbia la stupefacente convinzione di essere in verità uno strumento di Dio nel grande compimento delle promesse del nuovo patto. Questa convinzione non si fonda su nulla che provenga da lui stesso, egli afferma invece che è tutta di Dio e la prova ne è che egli non sta semplicemente trasmettendo leggi scritte o tradizioni come gli scribi o i Farisei. Piuttosto, egli predica Cristo nel ministero e potere dello Spirito. E il risultato è una nuova vita che è l'autenticazione dell'autorità di Paolo in quanto ministro del nuovo patto. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Così i versetti 1-6 terminano con il contrasto tra il codice scritto (o lettera) che uccide e lo Spirito che dona vita. Quando il problema del mondo è che gli esseri umani sono morti negli abusi e nel peccato, la soluzione non sta nelle prescrizioni dell'antico patto, bensì nel potere del nuovo patto di dare la vita. Una volta che ci sia vita, può esserci obbedienza. La legge può essere scritta nel cuore, ma dove ci sia soltanto morte spirituale, la legge può soltanto condannare e distruggere. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'antico patto contro il nuovo &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tale contrasto viene sottolineato nei versetti 7-11: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
7) Or se il ministero della morte, che era scolpito in lettere su pietre, fu glorioso tanto che i figli d’Israele non potevano fissare lo sguardo sul volto di Mosè, per la gloria del suo volto che però doveva essere annullata, &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo si riferisce all'antico patto, l'offerta della legge sul Sinai. Fu un evento spettacolare, ma non creò vita spirituale. La legge significa morte laddove lo Spirito non risvegli il cuore. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
8) quanto più glorioso sarà il ministero dello Spirito? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Notate che l'opposto del ministero della morte è quello dello Spirito, poiché questo dà la vita, come si dice nel versetto 6. Paolo crede che tale ministero, o tempo, dello Spirito sia iniziato e che sia opera gloriosa di Dio, che un giorno verrà completato con la conversione di tutto Israele e la pienezza dei gentili (Romani 11,25-27) e l'avvento del regno di Dio. Maggior gloria verrà come risultato del compimento del nuovo patto di quanta ne venne dalla preparazione di quello antico. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
9) Se infatti il ministero della condanna fu circondato di gloria, molto più abbonderà in gloria il ministero della giustizia. 10) Per cui, sotto questo aspetto anche ciò che fu reso glorioso non fu veramente glorioso, se messo a confronto con la più eccellente gloria. 11) Perché, se ciò che doveva essere annullato fu circondato di gloria, sarà molto più glorioso ciò che è duraturo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Notate prima che il nuovo patto è definito ministero di giustizia, sebbene l'antico non venga definito ministero d'ingiustizia (v.9). La legge non è ingiusta; essa è santa, giusta e buona (Romani 7,12). Il contrasto esiste tra il ministero di giustizia e quello di condanna. Il punto è che quando lo Spirito giunge e cambia il cuore della persone, queste credono e ricevono la giustizia divina come un dono; ma prima che lo Spirito cambi il cuore di una persona, vi è soltanto ribellione e il risultato è che la legge porta condanna. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'altro contrasto da notare è che il nuovo ministero è duraturo (v.11) e perciò è molto più glorioso di quello vecchio, la cui gloria è praticamente nulla al confronto e sarà annullata. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora eccoci al nostro testo nel versetto 12: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Avendo dunque questa speranza, parliamo con grande franchezza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
3. Il significato di speranza e franchezza &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dovremmo ora essere in grado di capire quale speranza intenda Paolo. È la speranza della promessa del nuovo patto. È la convinzione che lo Spirito sovrano di Dio è all'opera nel suo ministero per cambiare il cuore di pietra in cuore di carne e dare la vita (v.6) e la giustizia (v.9) e la durata (v.11) a tutto il popolo di Dio. Dio è all'opera! Non solo per dirgli che cosa deve fare in tavole di pietra, ma per farlo dentro di sé! &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La speranza di Paolo &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La speranza di Paolo è che Dio si impegna a mantenere l'antica promessa di togliere il cuore di pietra per scrivere la propria legge nel cuore di carne (Geremia 31,33) e infondere in esso il proprio Spirito e spingerlo a seguirne i decreti (Ezechiele 36,27). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'epoca del compimento è giunta! E la vittoria del fine di Dio è certa, poiché lo Spirito è sovrano. Egli creerà un nuovo cuore dove più lo allieterà. Egli stimolerà l'obbedienza che richiede. Egli conserverà in modo duraturo tutto quel che chiama. E la gloria della sua opera sarà grande oltre qualsiasi cosa il Vecchio Testamento abbia mai conosciuto. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Avendo dunque questa speranza, parliamo con grande franchezza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È la speranza di un vangelo vittorioso, la buona novella che Dio Padre ha scelto il suo popolo, Dio il Figlio è morto per i peccati di questo e Dio lo Spirito Santo lo porterà alla fede e scriverà la legge divina nel loro cuore! Il vangelo compirà tutto ciò che è stato chiamato a fare. Non tornerà vuoto più di quanto la Parola di Dio possa cadere a terra. Paolo è assolutamente certo che lo Spirito di Dio conquisterà e giustificherà e conserverà per la gloria tutto quel che Dio ha scelto per se stesso. I suoi doveri di missionario non possono fallire. Per l'onnipotenza dello Spirito Santo tramite la predicazione del vangelo, tutti coloro destinati alla vita eterna crederanno (Atti 13,48). E tutto il popolo di Dio, riscattato da ogni tribù e lingua e popolo e nazione, si raccoglierà attorno all'Agnello e risplenderà come il sole nel regno del Padre. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Poiché Paolo nutre tale speranza, egli parla con franchezza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La franchezza di Paolo &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se quella è la speranza di Paolo, dovremmo chiederci ora: &amp;quot;Che cos'è la sua franchezza?&amp;quot;. La parola che Paolo usa qui ha tre connotazioni. Vi sono tre diversi aspetti della franchezza. Probabilmente vi verranno in mente se vi chiederete quale ne sia l'opposto. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1. Primo, l'opposto della franchezza è la paura o mancanza di fiducia in se stessi. Quindi uno degli aspetti della franchezza è il coraggio di essere senza paura. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Esempio: 1 Tessalonicesi 2,2: &amp;quot;Ma, dopo aver prima sofferto e aver ricevuto oltraggi a Filippi, come sapete, noi abbiamo avuto il coraggio [la stessa parola in greco!] nel nostro Dio di annunziarvi l’evangelo di Dio in mezzo a tante lotte&amp;quot;. La franchezza ha superato la paura di soffrire la persecuzione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2. Secondo, l'opposto della franchezza è anche la vergogna. Quindi un altro degli aspetti della franchezza è il coraggio di non provare vergogna. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Esempio: Filippesi 1,20: &amp;quot;Secondo la mia fervida attesa e speranza, (...) non sarò svergognato in cosa alcuna, ma (...) con ogni franchezza, ora come sempre, Cristo sarà magnificato nel mio corpo, o per vita o per morte&amp;quot;. La franchezza ha superato la tentazione di provare vergogna del vangelo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
3. Il terzo aspetto della franchezza (così come in italiano, certamente anche in questa strana parola greca, parresia) è palese nel vedere come, nel Nuovo Testamento, sovente l'opposto della franchezza è parlare con circospezione e frasi a metà, comunicando in maniera indiretta, vaga, oscura. Quindi il terzo aspetto della franchezza del NT è un modo di parlare sincero, franco, aperto, diretto, genuino, semplice sulle cose di Dio. Quando una persona franca parla, la gente sa che cosa essa intenda; ha le carte in tavola; non cerca di proteggersi con oscurità, sottigliezze, eufemismi e generalizzazioni. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Esempio: Giovanni 10,24: &amp;quot;Lo circondarono dunque i Giudei e gli dissero: Fino a quando ci terrai con l’animo sospeso? Se tu sei il Cristo, diccelo apertamente&amp;quot;. L'avverbio &amp;quot;apertamente&amp;quot; è sinonimo di francamente in tutti questi altri brani. Quindi la franchezza supera la tentazione di nascondere la verità dietro parole vaghe. Essa è aperta, semplice e diretta. Non è politica, astuta o evasiva. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dunque, quando Paolo dice qui in 2 Corinzi 3,12 che la sua grande speranza nel compimento delle promesse di Dio lo rende franco, penso che probabilmente egli intenda soprattutto questo terzo aspetto di discorso semplice e schietto (dato che il contrasto è con il velato ministero di Mosè, vv.13 in avanti). Tuttavia, dal momento che tutti e tre i significati sono tanto strettamente collegati, penso che sarebbe giusto affermare che quel che Paolo intende dire è questo: poiché nutriamo una così grande speranza, non temiamo ciò che l'uomo può farci, e non proviamo vergogna del vangelo, e non siamo disposti a celare la Parola di Dio con generalizzazioni ed eufemismi edulcoranti che oscurano i contorni netti e chiari della verità. &amp;quot;Avendo dunque questa speranza, parliamo con grande franchezza&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
4. La relazione tra speranza e franchezza &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il punto più importante del brano è che una grande speranza produce grande franchezza. &amp;quot;Avendo dunque questa speranza, parliamo con grande franchezza&amp;quot;. Quel che cancella la paura, la vergogna e il parlare oscuro di Paolo è la totale convinzione che il nuovo patto è stato inaugurato e che egli adesso ne è parte e lo sarà quando questo giungerà all'apice della sua grande gloria. Paolo è incrollabilmente convinto del potere sovrano dello Spirito di Dio nel dare vita ai morti, intenerire i cuori induriti e giustificare il non divino. Ed egli sa che tale opera di salvezza è duratura e gloriosa oltre ogni altra opera di Dio nell'antico patto. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se non condividiamo la franchezza di Paolo, può essere che il motivo sia la nostra ignoranza della grandezza e certezza delle promesse del nuovo patto che giungono a compimento nel nostro tempo, il ministero dello Spirito. O forse abbiamo conosciuto queste cose, ma abbiamo resistito a riporvi le nostre speranze poiché ci fanno sentire troppo piccoli e umili. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La questione dell'orgoglio è strettamente correlata a quella della speranza e franchezza. Spunta quando ci poniamo due ultime domande. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1. Qualcuno potrebbe chiedere: non vi sono persone franche che non abbiano la speranza? Non vi sono scalatori di montagne che rischino la propria vita su per pendii rocciosi, non perché sanno che la vetta è garantita, ma perché non lo è e loro vogliono farcela? Non è più ammirevole dell'essere coraggiosi sapendo che c'è qualcuno in cima a tenere le corde? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2. E la seconda domanda è: come agire perché la franchezza non si trasformi in insolenza e vanagloria? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In realtà, c'è una sola risposta a entrambe le domande. La risposta alla prima è: sì, è più ammirevole prendere rischi temerari senza che vi sia un uomo forte a tenerci saldamente sulla cima della roccia, SE il vostro scopo è quello di essere ammirati. Ma se invece è quello di scalare per gioire e mostrare la forza e l'abilità dell'uomo forte sulla cima, allora vi muoverete precisamente con gesti pericolosi di amore e giustizia perché saprete che renderanno più grande la sua fedeltà e il suo potere, non il vostro eroismo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E ciò vale anche per la seconda domanda: come agire perché la franchezza non si trasformi in insolenza e vanagloria? Risposta: soltanto gettandovi nell'abisso in cui vostro Padre ha promesso di prendervi qualsiasi cosa accada. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dal momento che nutriamo tale speranza, e SOLO perché nutriamo tale speranza, possiamo e dobbiamo essere franchi, senza paura nella giustizia, senza vergogna del vangelo e onesti in tutto quel che diciamo. Possa Dio agire dentro di noi secondo le promesse del suo nuovo patto.&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Thu, 11 Apr 2013 14:52:20 GMT</pubDate>			<dc:creator>Kathyyee</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Il_frutto_della_speranza:_franchezza</comments>		</item>
		<item>
			<title>Il frutto della speranza: franchezza</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Il_frutto_della_speranza:_franchezza</link>
			<description>&lt;p&gt;Kathyyee: Creata pagina con '{{info|The Fruit of Hope: Boldness}}   2 Corinzi 3,12   &amp;lt;br&amp;gt;   Oggi tratteremo del terzo frutto della speranza, ovvero la franchezza. Il primo frutto della speranza che abbiamo e...'&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|The Fruit of Hope: Boldness}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2 Corinzi 3,12 &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oggi tratteremo del terzo frutto della speranza, ovvero la franchezza. Il primo frutto della speranza che abbiamo esaminato era la gioia (Romani 12,12); il secondo era l'amore (Colossesi 1,4-5); il quarto e ultimo frutto della speranza che tratteremo la prossima volta sarà la costanza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Capire 2 Corinzi 3,12 &lt;br /&gt;
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&lt;br /&gt;
Il brano del messaggio di oggi è 2 Corinzi 3,12: &amp;quot;Avendo dunque questa speranza, parliamo con grande franchezza&amp;quot;. Potete subito vedere perché penso che la franchezza sia frutto della speranza. Paolo dice che, a causa della sua speranza, egli parla con aperta franchezza. La speranza cristiana è motivo di franchezza nella vita cristiana. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
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&lt;br /&gt;
Se non si è franchi nella propria testimonianza, se non si osa, né si affrontano rischi nel ricercare la giustizia, se non si è aperti e onesti nel parlare, può darsi che la propria speranza manchi di qualcosa. Forse si spera nelle cose sbagliate per avere un futuro felice. Forse non si è mai pensato seriamente al rapporto che esiste tra la forza della propria speranza e il coraggio del proprio servizio a Cristo. Eppure Paolo afferma esserci una relazione molto stretta: &amp;quot;Avendo dunque questa speranza, parliamo con grande franchezza&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo versetto (v.12) si trova nel mezzo di un capitolo non del tutto chiaro, che lascia molti lettori nel buio. Dobbiamo tuttavia chiederci: &amp;quot;Qual è allora la speranza di cui Paolo parla nel versetto 12?&amp;quot; e anche: &amp;quot;Qual è allora questa franchezza di cui parla?&amp;quot;. Per rispondere a queste due domande, dobbiamo inoltrarci in parte di quella nebbia confusa che circonda questo capitolo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quel che propongo di fare è, dapprima, osservare lo sfondo del Vecchio Testamento. Quindi percorreremo velocemente i primi 12 versetti del capitolo. Non spiegheremo ogni dettaglio e non avremo tempo di discuterne l'ultimo paragrafo (vv.13-18), ma tenteremo di capirne quel tanto che basta ad assicurarci di aver compreso che cosa Paolo intendesse nel dire: &amp;quot;Avendo dunque questa speranza, parliamo con grande franchezza&amp;quot;. In terzo luogo, ci proponiamo di rendere quanto più chiaro possibile che cosa intendesse Paolo nel parlare di speranza e franchezza. Infine, potremo esaminare la relazione tra i due concetti e osservare alcuni esempi biblici che Dio può usare per stimolarci ad avere una più salda speranza e un maggiore coraggio nel servirLo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1. Lo sfondo del Vecchio Testamento &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prima di riuscire a comprendere questo capitolo, dobbiamo tornare indietro e rivedere alcune delle promesse del VT. Le troviamo in Geremia 31,31 ed Ezechiele 36,26-27. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco, verranno i giorni, dice l’Eterno, nei quali stabilirò un nuovo patto con la casa d’Israele e con la casa di Giuda, non come il patto che ho stabilito con i loro padri nel giorno in cui li presi per mano per farli uscire dal paese di Egitto, perché essi violarono il mio patto, benché io fossi loro Signore; dice l’Eterno. Ma questo è il patto che stabilirò con la casa d’Israele dopo quei giorni; dice l’Eterno: Metterò la mia legge nella loro mente e la scriverò sul loro cuore, e io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo. (Geremia, 31-33) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vi darò un cuore nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo; toglierò dalla vostra carne il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Metterò dentro di voi il mio Spirito e vi farò camminare nei miei statuti, e voi osserverete e metterete in pratica i miei decreti. (Ezechiele 36,26-27) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In altre parole, il VT promette un nuovo patto tra Dio e il suo popolo nel futuro. Sarebbe migliore di quello antico stretto sul Sinai nel dare la legge, ma lo sarebbe non tanto perché conterrebbe nuovi comandamenti, ma perché quegli stessi vecchi comandamenti verrebbero poi scritti nel cuore, invece che soltanto in tavole di pietra. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un altro modo per dire ciò è che l'antico patto non fu accompagnato da un'effusione dello spirito divino che trasformò il cuore di tanti israeliti. Generalmente essi avevano il cuore di pietra e non seguivano i comandamenti del patto. Tuttavia, nel nuovo patto, Dio avrebbe infuso il proprio Spirito nel popolo, spingendolo a seguirne i comandamenti. Cioè, Dio avrebbe scritto quei comdamenti nel loro cuore. Nell'antico patto, Dio scrisse i comandamenti su tavole di pietra; in quello nuovo, li scrive nel cuore degli uomini. Dunque l'antico patto fu fornito in codice scritto, o &amp;quot;lettera&amp;quot; (come dice Paolo), ma quello nuovo verrà offerto nel potere dello Spirito Santo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il risultato fu che l'antico patto, la legge mosaica, sfociò per molti israeliti in condanna e morte, perché fu accolto con la ribellione nel cuore. Quando il comando divino si scontra con un cuore ribelle e impenitente, ciò significa rovina. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, il nuovo patto sfocia nella giustificazione e vita, perché incontra un cuore sottomesso e fedele. Geremia ed Ezechiele guardavano verso il giorno in cui lo Spirito Santo avrebbe tolto il cuore di pietra per porne uno di carne. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Adesso cominciamo a capire la descrizione che Paolo dà del proprio ministero in 2 Corinzi 3, in quanto egli si vede come ministro o servitore del nuovo patto. Dio adesso mantiene le promesse di Geremia ed Ezechiele e lo fa tramite la predicazione del vangelo da parte di Paolo. Paolo vede l'opera dello Spirito nel proprio ministero come sigillo della propria autenticità apostolica. Ecco di che cosa parla all'inizio del capitolo3. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2. Panoramica di 2 Corinzi 3 &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Esaminiamo adesso il più ampio contesto di 2 Corinzi 3 e procediamo insieme lungo i primi dodici versetti. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scrivere la Legge nel cuore dei credenti &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dapprima i versetti 1-3: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cominciamo di nuovo a raccomandare noi stessi? O abbiamo bisogno come alcuni, di lettere di raccomandazione per voi o di raccomandazione da parte vostra? Voi siete la nostra lettera, scritta nei nostri cuori, conosciuta e letta da tutti gli uomini, essendo manifesto che voi siete una lettera di Cristo, che è il risultato del nostro ministero scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente, e non su tavole di pietra, ma sulle tavole di un cuore di carne. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Potete capire dalle parole di Paolo che egli vede come le promesse del nuovo patto sono mantenute durante il suo ministero. Dio sta scrivendo la legge nel cuore dei credenti sotto il ministero di Paolo ed essi diventano quindi viventi lettere di raccomandazione per lui. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La Lettera contro lo Spirito &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora i versetti 4-6: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Or questa fiducia noi l’abbiamo per mezzo di Cristo presso Dio; non già che da noi stessi siamo capaci di pensare alcuna cosa come proveniente da noi stessi, ma la nostra capacità viene da Dio, il quale ci ha anche resi ministri idonei del nuovo patto, non della lettera, ma dello Spirito, poiché la lettera uccide, ma lo Spirito dà vita. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Qui Paolo spiega perché abbia la stupefacente convinzione di essere in verità uno strumento di Dio nel grande compimento delle promesse del nuovo patto. Questa convinzione non si fonda su nulla che provenga da lui stesso, egli afferma invece che è tutta di Dio e la prova ne è che egli non sta semplicemente trasmettendo leggi scritte o tradizioni come gli scribi o i Farisei. Piuttosto, egli predica Cristo nel ministero e potere dello Spirito. E il risultato è una nuova vita che è l'autenticazione dell'autorità di Paolo in quanto ministro del nuovo patto. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Così i versetti 1-6 terminano con il contrasto tra il codice scritto (o lettera) che uccide e lo Spirito che dona vita. Quando il problema del mondo è che gli esseri umani sono morti negli abusi e nel peccato, la soluzione non sta nelle prescrizioni dell'antico patto, bensì nel potere del nuovo patto di dare la vita. Una volta che ci sia vita, può esserci obbedienza. La legge può essere scritta nel cuore, ma dove ci sia soltanto morte spirituale, la legge può soltanto condannare e distruggere. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'antico patto contro il nuovo &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tale contrasto viene sottolineato nei versetti 7-11: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
7) Or se il ministero della morte, che era scolpito in lettere su pietre, fu glorioso tanto che i figli d’Israele non potevano fissare lo sguardo sul volto di Mosè, per la gloria del suo volto che però doveva essere annullata, &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo si riferisce all'antico patto, l'offerta della legge sul Sinai. Fu un evento spettacolare, ma non creò vita spirituale. La legge significa morte laddove lo Spirito non risvegli il cuore. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
8) quanto più glorioso sarà il ministero dello Spirito? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Notate che l'opposto del ministero della morte è quello dello Spirito, poiché questo dà la vita, come si dice nel versetto 6. Paolo crede che tale ministero, o tempo, dello Spirito sia iniziato e che sia opera gloriosa di Dio, che un giorno verrà completato con la conversione di tutto Israele e la pienezza dei gentili (Romani 11,25-27) e l'avvento del regno di Dio. Maggior gloria verrà come risultato del compimento del nuovo patto di quanta ne venne dalla preparazione di quello antico. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
9) Se infatti il ministero della condanna fu circondato di gloria, molto più abbonderà in gloria il ministero della giustizia. 10) Per cui, sotto questo aspetto anche ciò che fu reso glorioso non fu veramente glorioso, se messo a confronto con la più eccellente gloria. 11) Perché, se ciò che doveva essere annullato fu circondato di gloria, sarà molto più glorioso ciò che è duraturo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Notate prima che il nuovo patto è definito ministero di giustizia, sebbene l'antico non venga definito ministero d'ingiustizia (v.9). La legge non è ingiusta; essa è santa, giusta e buona (Romani 7,12). Il contrasto esiste tra il ministero di giustizia e quello di condanna. Il punto è che quando lo Spirito giunge e cambia il cuore della persone, queste credono e ricevono la giustizia divina come un dono; ma prima che lo Spirito cambi il cuore di una persona, vi è soltanto ribellione e il risultato è che la legge porta condanna. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'altro contrasto da notare è che il nuovo ministero è duraturo (v.11) e perciò è molto più glorioso di quello vecchio, la cui gloria è praticamente nulla al confronto e sarà annullata. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora eccoci al nostro testo nel versetto 12: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Avendo dunque questa speranza, parliamo con grande franchezza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
3. Il significato di speranza e franchezza &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dovremmo ora essere in grado di capire quale speranza intenda Paolo. È la speranza della promessa del nuovo patto. È la convinzione che lo Spirito sovrano di Dio è all'opera nel suo ministero per cambiare il cuore di pietra in cuore di carne e dare la vita (v.6) e la giustizia (v.9) e la durata (v.11) a tutto il popolo di Dio. Dio è all'opera! Non solo per dirgli che cosa deve fare in tavole di pietra, ma per farlo dentro di sé! &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La speranza di Paolo &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La speranza di Paolo è che Dio si impegna a mantenere l'antica promessa di togliere il cuore di pietra per scrivere la propria legge nel cuore di carne (Geremia 31,33) e infondere in esso il proprio Spirito e spingerlo a seguirne i decreti (Ezechiele 36,27). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'epoca del compimento è giunta! E la vittoria del fine di Dio è certa, poiché lo Spirito è sovrano. Egli creerà un nuovo cuore dove più lo allieterà. Egli stimolerà l'obbedienza che richiede. Egli conserverà in modo duraturo tutto quel che chiama. E la gloria della sua opera sarà grande oltre qualsiasi cosa il Vecchio Testamento abbia mai conosciuto. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Avendo dunque questa speranza, parliamo con grande franchezza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È la speranza di un vangelo vittorioso, la buona novella che Dio Padre ha scelto il suo popolo, Dio il Figlio è morto per i peccati di questo e Dio lo Spirito Santo lo porterà alla fede e scriverà la legge divina nel loro cuore! Il vangelo compirà tutto ciò che è stato chiamato a fare. Non tornerà vuoto più di quanto la Parola di Dio possa cadere a terra. Paolo è assolutamente certo che lo Spirito di Dio conquisterà e giustificherà e conserverà per la gloria tutto quel che Dio ha scelto per se stesso. I suoi doveri di missionario non possono fallire. Per l'onnipotenza dello Spirito Santo tramite la predicazione del vangelo, tutti coloro destinati alla vita eterna crederanno (Atti 13,48). E tutto il popolo di Dio, riscattato da ogni tribù e lingua e popolo e nazione, si raccoglierà attorno all'Agnello e risplenderà come il sole nel regno del Padre. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Poiché Paolo nutre tale speranza, egli parla con franchezza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La franchezza di Paolo &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se quella è la speranza di Paolo, dovremmo chiederci ora: &amp;quot;Che cos'è la sua franchezza?&amp;quot;. La parola che Paolo usa qui ha tre connotazioni. Vi sono tre diversi aspetti della franchezza. Probabilmente vi verranno in mente se vi chiederete quale ne sia l'opposto. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1. Primo, l'opposto della franchezza è la paura o mancanza di fiducia in se stessi. Quindi uno degli aspetti della franchezza è il coraggio di essere senza paura. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Esempio: 1 Tessalonicesi 2,2: &amp;quot;Ma, dopo aver prima sofferto e aver ricevuto oltraggi a Filippi, come sapete, noi abbiamo avuto il coraggio [la stessa parola in greco!] nel nostro Dio di annunziarvi l’evangelo di Dio in mezzo a tante lotte&amp;quot;. La franchezza ha superato la paura di soffrire la persecuzione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2. Secondo, l'opposto della franchezza è anche la vergogna. Quindi un altro degli aspetti della franchezza è il coraggio di non provare vergogna. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Esempio: Filippesi 1,20: &amp;quot;Secondo la mia fervida attesa e speranza, (...) non sarò svergognato in cosa alcuna, ma (...) con ogni franchezza, ora come sempre, Cristo sarà magnificato nel mio corpo, o per vita o per morte&amp;quot;. La franchezza ha superato la tentazione di provare vergogna del vangelo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
3. Il terzo aspetto della franchezza (così come in italiano, certamente anche in questa strana parola greca, parresia) è palese nel vedere come, nel Nuovo Testamento, sovente l'opposto della franchezza è parlare con circospezione e frasi a metà, comunicando in maniera indiretta, vaga, oscura. Quindi il terzo aspetto della franchezza del NT è un modo di parlare sincero, franco, aperto, diretto, genuino, semplice sulle cose di Dio. Quando una persona franca parla, la gente sa che cosa essa intenda; ha le carte in tavola; non cerca di proteggersi con oscurità, sottigliezze, eufemismi e generalizzazioni. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Esempio: Giovanni 10,24: &amp;quot;Lo circondarono dunque i Giudei e gli dissero: Fino a quando ci terrai con l’animo sospeso? Se tu sei il Cristo, diccelo apertamente&amp;quot;. L'avverbio &amp;quot;apertamente&amp;quot; è sinonimo di francamente in tutti questi altri brani. Quindi la franchezza supera la tentazione di nascondere la verità dietro parole vaghe. Essa è aperta, semplice e diretta. Non è politica, astuta o evasiva. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dunque, quando Paolo dice qui in 2 Corinzi 3,12 che la sua grande speranza nel compimento delle promesse di Dio lo rende franco, penso che probabilmente egli intenda soprattutto questo terzo aspetto di discorso semplice e schietto (dato che il contrasto è con il velato ministero di Mosè, vv.13 in avanti). Tuttavia, dal momento che tutti e tre i significati sono tanto strettamente collegati, penso che sarebbe giusto affermare che quel che Paolo intende dire è questo: poiché nutriamo una così grande speranza, non temiamo ciò che l'uomo può farci, e non proviamo vergogna del vangelo, e non siamo disposti a celare la Parola di Dio con generalizzazioni ed eufemismi edulcoranti che oscurano i contorni netti e chiari della verità. &amp;quot;Avendo dunque questa speranza, parliamo con grande franchezza&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
4. La relazione tra speranza e franchezza &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il punto più importante del brano è che una grande speranza produce grande franchezza. &amp;quot;Avendo dunque questa speranza, parliamo con grande franchezza&amp;quot;. Quel che cancella la paura, la vergogna e il parlare oscuro di Paolo è la totale convinzione che il nuovo patto è stato inaugurato e che egli adesso ne è parte e lo sarà quando questo giungerà all'apice della sua grande gloria. Paolo è incrollabilmente convinto del potere sovrano dello Spirito di Dio nel dare vita ai morti, intenerire i cuori induriti e giustificare il non divino. Ed egli sa che tale opera di salvezza è duratura e gloriosa oltre ogni altra opera di Dio nell'antico patto. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se non condividiamo la franchezza di Paolo, può essere che il motivo sia la nostra ignoranza della grandezza e certezza delle promesse del nuovo patto che giungono a compimento nel nostro tempo, il ministero dello Spirito. O forse abbiamo conosciuto queste cose, ma abbiamo resistito a riporvi le nostre speranze poiché ci fanno sentire troppo piccoli e umili. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La questione dell'orgoglio è strettamente correlata a quella della speranza e franchezza. Spunta quando ci poniamo due ultime domande. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1. Qualcuno potrebbe chiedere: non vi sono persone franche che non abbiano la speranza? Non vi sono scalatori di montagne che rischino la propria vita su per pendii rocciosi, non perché sanno che la vetta è garantita, ma perché non lo è e loro vogliono farcela? Non è più ammirevole dell'essere coraggiosi sapendo che c'è qualcuno in cima a tenere le corde? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2. E la seconda domanda è: come agire perché la franchezza non si trasformi in insolenza e vanagloria? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In realtà, c'è una sola risposta a entrambe le domande. La risposta alla prima è: sì, è più ammirevole prendere rischi temerari senza che vi sia un uomo forte a tenerci saldamente sulla cima della roccia, SE il vostro scopo è quello di essere ammirati. Ma se invece è quello di scalare per gioire e mostrare la forza e l'abilità dell'uomo forte sulla cima, allora vi muoverete precisamente con gesti pericolosi di amore e giustizia perché saprete che renderanno più grande la sua fedeltà e il suo potere, non il vostro eroismo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E ciò vale anche per la seconda domanda: come agire perché la franchezza non si trasformi in insolenza e vanagloria? Risposta: soltanto gettandovi nell'abisso in cui vostro Padre ha promesso di prendervi qualsiasi cosa accada. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dal momento che nutriamo tale speranza, e SOLO perché nutriamo tale speranza, possiamo e dobbiamo essere franchi, senza paura nella giustizia, senza vergogna del vangelo e onesti in tutto quel che diciamo. Possa Dio agire dentro di noi secondo le promesse del suo nuovo patto.&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Thu, 11 Apr 2013 14:31:04 GMT</pubDate>			<dc:creator>Kathyyee</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Il_frutto_della_speranza:_franchezza</comments>		</item>
		<item>
			<title>I Sei Aspetti Dell'umiltà</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/I_Sei_Aspetti_Dell%27umilt%C3%A0</link>
			<description>&lt;p&gt;Kathyyee: Creata pagina con '{{info|6 Aspects of Humility}}Se l'umiltà non è la conformità con il relativismo e non è lo scetticismo immaturo, che cos'è? Questo è importante, in quanto la Bibbia dice: ...'&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|6 Aspects of Humility}}Se l'umiltà non è la conformità con il relativismo e non è lo scetticismo immaturo, che cos'è? Questo è importante, in quanto la Bibbia dice: &amp;quot;Dio resiste ai superbi, ma dà grazia agli umili&amp;quot; (1 Pietro 5:5), e &amp;quot;Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato.&amp;quot; (Luca 14:11) Dio ci ha detto almeno sei cose Su dell'Umiltà. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1. ''Umiltà comincia con un senso di subordinazione a Dio in Cristo. ''&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Il discepolo non è da piú del maestro, né il servo da piú del suo signore, (Matteo 10:24) &lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Umiliatevi Sotto la mano di Dio Potente. (1 Pietro 5:6)&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
2. ''L'umiltà non si sente a un diritto a un trattamento migliore di quello che Gesù aveva ricevuto. ''&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Se hanno chiamato il padrone di casa Beelzebub, quanto piú chiameranno cosí quelli di casa sua! (Matteo 10:25)&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Pertanto l'umiltà non rendere male per male. non è la vita in base a propri diritti percepiti. &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Cristo ha sofferto per noi, lasciandoci un esempio, affinché seguitate le sue orme. Egli non commise alcun peccato e non fu trovato alcun inganno nella sua bocca. Oltraggiato, non rispondeva con oltraggi; soffrendo, non minacciava, ma si rimetteva nelle mani di colui che giudica giustamente. (1 Pietro 2:21-23)&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
3. ''L'umiltà afferma la verità non per sostenere l'ego con il controllo o con i trionfi in discussione, ma come servizio a Cristo e l'amore per l'avversario.''&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
L'amore gioisce con la Verità, (1 Corinzi 13:6) &lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Quello che ho [Gesù] dirti nelle tenebre, ditelo nella luce. . . . Non abbiate paura. (Matteo 10:27-28)&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Noi infatti non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesú, il Signore, e siamo vostri servi per amore di Gesú. (2 Corinzi 4:5)&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
4. ''L'umiltà sa che dipende dalla grazia per tutti conoscendo e credendo.''&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Che cosa infatti ti rende diverso? Che cosa hai tu che non l'abbia ricevuto? E se l'hai ricevuto, perché ti glori come se non l'avessi ricevuto? (1 Corinzi 4:7)&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
ricevete con mansuetudine la parola piantata in voi, la quale può salvare le anime vostre. (Giacomo 1:21)&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
5. ''L'umiltà sa che è fallibile, e considera quindi la critica e impara da esso, ma sa anche che Dio ha previsto per convinzione umana e che ci chiama a convincere gli altri. ''&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Ora infatti vediamo come per mezzo di uno specchio, in modo oscuro, ma allora vedremo a faccia a faccia; ora conosco in parte, ma allora conoscerò proprio come sono stato conosciuto. (1 Corinzi 13:12)&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Un uomo saggio è colui che ascolta la consigli. (Proverbi 12:15) Conoscendo dunque il timore del Signore, persuadiamo gli uomini... (2 Corinzi 5:11)&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
6. ''L'umiltà è di credere nel cuore e confessare con le labbra che la nostra vita è come un vapore, e che Dio decide quando moriamo, e che Dio governa tutte le nostre successi.''&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
E ora a voi che dite: Oggi o domani andremo nella tale città, e vi dimoreremo un anno, commerceremo e guadagneremo, 14 mentre non sapete ciò che accadrà l'indomani. Cos'è infatti la vostra vita? In verità essa è un vapore che appare per un po' di tempo, e poi svanisce.15 Dovreste invece dire: Se piace al Signore e se saremo in vita, noi faremo questo o quello. 16 Voi invece vi vantate nella vostra arroganza; ogni vanto di questo genere è cattivo. (Giacomo 4:13-16)&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Tue, 12 Mar 2013 15:54:32 GMT</pubDate>			<dc:creator>Kathyyee</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:I_Sei_Aspetti_Dell%27umilt%C3%A0</comments>		</item>
		<item>
			<title>Perché noi possiamo rallegrarci della sofferenza</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Perch%C3%A9_noi_possiamo_rallegrarci_della_sofferenza</link>
			<description>&lt;p&gt;Kathyyee: Creata pagina con '{{info|Why We Can Rejoice in Suffering}}  &amp;lt;blockquote&amp;gt; '''1 Pietro 4:12-19''' &amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt; 12 Diletti, non vi stupite della fornace accesa in mezzo a voi per provarv...'&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|Why We Can Rejoice in Suffering}} &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
'''1 Pietro 4:12-19'''&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
12 Diletti, non vi stupite della fornace accesa in mezzo a voi per provarvi, quasiché vi avvenisse qualcosa di strano. 13 Anzi in quanto partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevene, affinché anche alla rivelazione della sua gloria possiate rallegrarvi giubilando.14 Se siete vituperati per il nome di Cristo, beati voi! perché lo Spirito di gloria, lo spirito di Dio, riposa su voi. 15 Nessuno di voi patisca come omicida, o ladro, o malfattore, o come ingerentesi nei fatti altrui; 16 ma se uno patisce come Cristiano, non se ne vergogni, ma glorifichi Iddio portando questo nome. 17 Poiché è giunto il tempo in cui il giudicio ha da cominciare dalla casa di Dio; e se comincia prima da noi, qual sarà la fine di quelli che non ubbidiscono al Vangelo di Dio? 18 E se il giusto è appena salvato, dove comparirà l’empio e il peccatore? 19 Perciò anche quelli che soffrono secondo la volontà di Dio, raccomandino le anime loro al fedel Creatore, facendo il bene.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
'''Sofferenza o edonismo cristiano'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Potrebbe sembrarvi strano che uno dei miei libri preferiti sia 1 Pietro- poiché parla per lo più di sofferenza e di come vivere in una cultura ostile, nonostante io sia un’attivista, appassionato, incrollabile edonista Cristiano. Ma, non è strano per le persone che hanno vissuto abbastanza a lungo capire ciò che Paolo Brand, medico-chirurgo e missionario in India, ha scritto nel suo libro Dolore: ''Il Regalo che nessuno vorrebbe''. &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Sono arrivato a considerare il dolore e il piacere non come due cose diverse, ma come due “gemelli siamesi”, stranamente uniti e intrecciati. Quasi tutti i miei ricordi di felicità acuta, infatti, implicherebbero alcuni elementi di dolore e di lotta. (''Cristianità Oggi'', 10 gennaio 1994, p. 21).&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Non ho mai sentito nessuno dire: &amp;quot;Le gioie più profonde e più rare e più soddisfacenti della mia vita sono giunte in tempi prolungati di agiatezza e di consolazione.&amp;quot; Nessuno dice che non sia vero. Cosa c'è di vero in quello che Samuel Rutherford ha detto, quando è stato messo nelle cantine di afflizione: &amp;quot;Il Gran Re conserva il suo vino là&amp;quot;-non nel cortile dove il sole splende. Cosa c'è di vero in quello che Charles Spurgeon ha detto: &amp;quot;. Coloro che si tuffano nel mare dell’afflizione, richiamano perle rare.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gli edonisti cristiani faranno di tutto per avere il vino del Re e le rare perle- anche andare alle cantine della sofferenza e tuffarsi nel mare dell’ afflizione. E così, si può vedere che non sia strano che noi amiamo l'epistola di 1 Pietro-un manuale per la persecuzione e il martirio cristiano. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La storia di una famiglia missionaria alla ricerca della gioia.''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando Bernie May era il capo della Wycliffe Bible Translators, è andato a trovare una giovane famiglia in una nazione musulmana. Erano rimasti lì per tre anni a lavorare &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
con un gruppo di 100.000 persone e senza conoscere Cristo. Questa coppia ha avuto tre bambini al di sotto dei cinque anni d’età. Il bambino era ricoperto dai segni del vaiolo, alcuni dei quali sono risultati infetti. Chiese se il bambino avesse mai avuto la varicella. &amp;quot;No, quelli sono morsi di formiche,&amp;quot; disse la madre. &amp;quot;Non possiamo tenere le formiche lontano da lui. Perché, alla fine diventerà immune a loro.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Bernie May ha scritto: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
In un momento di sincerità, ha confessato di sentirsi in colpa perché stava soffrendo di stress. Lo stress! Lei e il suo giovane marito sono arrivati lì dagli USA. Ora vivono in un luogo dove la temperatura è superiore a 100 gradi per la maggior parte dell'anno. I bambini sono ricoperti da morsi, una guerra sta per scoppiare, gli assistenti rischiano di diventare loro amici, molti, nei villaggi, soffrono la fame e le malattie, non possono nemmeno lasciare che i loro sostenitori sappiano ciò che stanno facendo pregare così per loro che si trovano in una zona &amp;quot;critica&amp;quot; -e essa si sente in colpa perché è sotto stress.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Le ho detto che aveva tutto il diritto di sentirsi stressata. Sono rimasto lì solo per tre giorni, e già stavo incominciando a divenire depresso.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Eppure, questa giovane coppia devota stava ridendo e scherzando ed erano colmi della gioia del Signore. (Lettera di Bernie May, Gennaio 1990).&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
1 Pietro è una lettera, principalmente, su come dobbiamo essere. Il testo di oggi, infatti, ci raccomanda di essere così e ci dà almeno sei motivi per cui dovremmo e possiamo essere così. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Continuate a gioire: 6 motivi per farlo.'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il consiglio si ritrova nel versetto 13: “Ma, nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi perché anche nella manifestazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare.” Continuate a gioire. Una volta entrati nelle cantine della sofferenza, continuate a gioire. Una volta che ci si è immersi nel mare dell’afflizione, continuate a gioire. In realtà, continuate a gioire né malgrado la miseria, ma neanche a causa di essa. Questo non è un piccolo consiglio circa il potere del pensiero positivo. Si tratta di un modo totalmente radicale, anormale, soprannaturale di rispondere alla sofferenza. Non è in nostro potere. Non è nell’interesse del nostro onore. E 'il modo in cui gli alieni spirituali e pellegrini vivono sulla terra per la gloria del gran Re. &amp;quot;Si considera tutta la gioia con la quale si affrontano le varie prove,&amp;quot; è un consiglio stupido, tranne che per una cosa-Dio. Pietro fornisce sei motivi per cui dovremmo essere in grado di &amp;quot;continuare a gioire&amp;quot; anche nel momento di sofferenza. Tutti si relazionano a Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''1. Non è una sorpresa, ma qualcosa di programmato.''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Continuate a gioire perché la sofferenza non è una sorpresa, ma qualcosa di programmato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel versetto 12: “Carissimi, non lasciatevi disorientare per la prova di fuoco che è in atto in mezzo a voi per provarvi, come se vi accadesse qualcosa di strano.” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non è strano. Non è assurdo. Non è privo di significato. Si tratta di qualcosa di determinato. Per le vostre prove. Guardate il versetto 19: “Perciò anche quelli che soffrono secondo la volontà di Dio, raccomandino a lui le proprie anime, come al fedele Creatore, facendo il bene.” “Secondo la volontà di Dio”. La sofferenza non è al di fuori della volontà di Dio. E' nella volontà di Dio. Questo è vero anche quando Satana può essere la causa immediata. Dio è sovrano su tutte le cose, tra cui la nostra sofferenza, e tra cui Satana. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Con il motivo? Per quale scopo? Confronta i versetti 12 e 17. Il versetto 12 rappresenta la prova impetuosa che deriva “dalle vostre prove”. Il versetto 17 dice: “Poiché è giunto il tempo che il giudizio cominci dalla casa di Dio, e se comincia prima da noi, quale sarà la fine di coloro che non ubbidiscono all'evangelo di Dio?” Il punto è che il giudizio di Dio si sta muovendo attraverso la terra. La chiesa non sfugge. Quando il giudizio impetuoso brucia la chiesa, si tratta di un fuoco verificato, dimostrato, purificato. Quando il mondo si brucia, si risveglia, distrugge. 18 “E se il giusto è appena salvato, dove comparirà l’empio e il peccatore?” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I credenti passano attraverso la verifica impetuosa del giudizio di Dio- non perché ci odia, ma perché ci ama e vuole la nostra purezza. Dio odia il peccato così tanto e ama i suoi figli così tanto che non ci risparmierà nessun dolore per liberarci da ciò che egli odia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Così, il motivo numero uno è che la sofferenza non è qualcosa di sorprendente, ma di programmato. È una prova. E’ il fuoco che purifica. Che prova e rafforza la vera fede, e consuma &amp;quot;le interpretazioni della fede&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alexander Solzhenitsyn era stata a lungo colpito dalla pazienza e dai credenti russi che hanno molta pazienza. Una notte in carcere in Siberia, Boris Kornfeld, un medico ebreo, si mise in piedi davanti a Solzenicyn e gli raccontò la storia della sua conversione a Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La stessa notte Kornfeld fu bastonato a morte. Solzhenitsyn riferì le ultime parole di Kornfeld, “giaci su di me in eredità ... E 'stato solo quando giacevo sulla paglia marcia della prigione che ho sentito dentro di me i primi impeti di bene ... Dio ti benedica, ti imprigiona, per essere stato la mia vita. &amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, noi abbiamo una forte speranza e le sofferenze del nostro proprio tempo, porteranno la purezza e la vita a molti. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''2. Le prove dell’unione con Cristo.'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Continuate a gioire, perché la vostra sofferenza come un cristiano, è una prova della vostra unione con Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Versetto 13a: &amp;quot;Ma, nella misura in cui si condividono le sofferenze di Cristo, continuate a gioire.&amp;quot; In altre parole, le vostre sofferenze non sono proprio vostre. Esse sono anche di Cristo. Questo è motivo di gioia perché significa che voi siete uniti a Cristo. &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Joseph Tson, un pastore rumeno che resistette alle repressioni della Cristianesimo da parte Ceausescu, ha scritto: Questa unione con Cristo è il soggetto più bello nella vita cristiana. Vuol dire che io non sono un combattente solitario qui: io sono un prolungamento di Gesù Cristo. Quando sono stato picchiato in Romania, ho sofferto nel mio corpo. Non è la mia sofferenza: ho solo avuto l'onore di condividere le Sue sofferenze. (un articolo non datato: &amp;quot;Teologia del martirio&amp;quot;).&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Continuate a gioire, perché le vostre sofferenze come un cristiano, non sono solo le vostre ma di Cristo e danno prova della vostra unione con lui. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''3. Un mezzo per raggiungere una maggiore gioia nella gloria.'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Continuate a gioire, perché questa gioia rafforzerà la vostra sicurezza che, nel momento in cui Cristo raggiungerà la gloria, voi gioirete per sempre per lui. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Versetto 13 b: “[Nel condividere le sofferenze di Cristo] continuate a gioire, così che anche al momento della rivelazione della sua gloria, si può gioire con esultanza.” Vi avverto:&amp;amp;nbsp;: continuate a gioire in questo momento, in modo che possiate gioire dopo. La nostra gioia ora, attraverso la sofferenza, diventa il mezzo per raggiungere la nostra gioia dopo, mille volte racchiusa nella gioia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In primo luogo, vi è la sofferenza, poi c'è gloria. 1 Pietro 11: “cercando di conoscere il tempo e le circostanze che erano indicate dallo Spirito di Cristo che era in loro, e che attestava anticipatamente delle sofferenze che sarebbero toccate a Cristo e delle glorie che le avrebbero seguite.” (cfr 5,1). Paolo disse: “Se noi soffriamo con lui, saremo glorificati da lui”. In primo luogo, la sofferenza e poi la gloria-sia per Gesù e che per coloro che si sono uniti a lui. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se siamo amareggiati dalla vita o dal dolore che ci affligge, non siamo preparati a gioire della Rivelazione della Gloria di Cristo. Continuate a gioire ora della sofferenza, al fine di poter gioire con esultanza al momento della rivelazione della sua gloria. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''4. Lo Spirito di gloria e di Dio riposa su voi.'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Continuate a gioire nel momento di sofferenza, perché lo Spirito di gloria e di Dio possa riposare su di voi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Versetto 14: 14 “Se siete vituperati per il nome di Cristo, beati voi! perché lo Spirito di gloria, lo spirito di Dio, riposa su voi.” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ciò significa che nel momento della più grande prova, vi è una grande consolazione. Nel momento della più grande sofferenza sulla terra, vi è un grande supporto dal cielo. Voi potrete pensare, ora, che voi non sarete in grado di sopportarlo. Ma, se voi apparterrete a Cristo, sarete in grado di sopportarlo, perché giungerà a voi e riposerà su di voi. Come ha detto Rutherford, il Gran Re conserva il suo miglior vino nella cantina dell’afflizione. Non lo porti fuori per servirlo con le patatine e nei pomeriggi assolati. Lo conservi nel caso in cui ci si ritrovi in situazioni estreme. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se dici: &amp;quot;Cos'è questo?&amp;quot;-Lo Spirito della gloria e di Dio riposa su di me nella sofferenza-la risposta è semplicemente questa: verrete a sapere ciò che avete bisogno di sapere. Lo Spirito rivelerà abbastanza della gloria e abbastanza di Dio per soddisfare la tua anima e per realizzarvi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cercate di essere santi, cercate di portare la verità, cercate di portare testimonianza, e di non arrendervi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E prima o poi verrete a conoscenza dello Spirito della gloria e di Dio che riposa su di voi nel momento di sofferenza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''5. Glorificare Dio.'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Continuate a gioire nella sofferenza, perché questo glorifica Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Versetto 16: 16 “ma se uno patisce come Cristiano, non se ne vergogni, ma glorifichi Iddio portando questo nome.” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Glorificare Dio significa dimostrare attraverso le vostre azioni e i vostri atteggiamenti che Dio è contento per voi- che vale ed è prezioso, desiderabile, soddisfacente. E il miglior modo per dimostrare che qualcuno soddisfi il vostri cuore è di continuare a gioire di loro, quando tutti gli altri mezzi per la vostra soddisfazione stanno scomparendo. Se continuate a gioire di Dio al momento della sofferenza, si capisce che Dio e non altre cose, è la grande fonte della vostra gioia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ho menzionato in precedenza Paul Brand -il medico-chirurgo missionario in India. Egli racconta la storia di sua madre che era stata missionaria in India e che ha fatto qualcosa che simboleggia una vita devota, attraverso la sofferenza, alla gloria di Dio e non a se stessa. Dr. Brand scrive: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Per la Madre, il dolore è stato un compagno abituale, come lo era il sacrificio. Dico volentieri e con amore, ma in età avanzata, nella Madre presentava poco della bellezza fisica rispetto a quella che aveva in passato. Le condizioni difficili in combinazione con le cadute rovinose e le sue battaglie contro il tifo, la dissenteria e la malaria, l’ aveva resa magra, ingobbita e vecchia. Anni di esposizione al vento e al sole aveva ispessito la pelle liscia del suo viso, solcandola di rughe profonde ed estese che non ho mai visto su nessun altro volto umano. . . La madre lo sapeva meglio di chiunque- che negli ultimi 20 anni della sua vita, si sarebbe rifiutata di avere uno specchio in casa sua. (''Christianity Today'', 10 gennaio 1994, p. 23).&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Venti anni di clero, senza uno specchio. Lo avevi? Essa era lo specchio. Dio era la luce e la gloria. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''6 La fedeltà di Dio a cura della vostra anima. ''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Infine, continuate a gioire perché il Creatore è fedele alla cura della vostra anima. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Versetto 19: 19 “Perciò anche quelli che soffrono secondo la volontà di Dio, raccomandino le anime loro al fedel Creatore, facendo il bene.” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I gradi di sofferenza e le forme di afflizione saranno differenti per ognuno di noi. Ma, una cosa avremo tutti in comune fino a quando Gesù arriverà: moriremo tutti. Arriveremo a quel momento fantastico del Giudizio Universale. Se avete tempo, vedrete la vostra vita intera rappresentata, prima che riflettiate sul fatto che voi l’abbiate trascorsa bene. Tremerete di fronte a questa realtà indicibile che, in pochi istanti, vi porrà di fronte a Dio. E il destino della vostra anima sarà irrevocabile. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gioirete in quel momento? Affiderete la vostra anima ad un Creatore fedele. Egli ha creato la vostra anima per la sua gloria. Egli è fedele a quella gloria e a tutti coloro che la amano e la vivono per questo. Ora, è il momento di mostrare dov'è il tuo tesoro- in cielo o in terra. Ora è il momento di rallegrarvi per la gloria di Dio. Fidatevi di lui. E continuate a gioire.&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Thu, 06 Dec 2012 14:15:30 GMT</pubDate>			<dc:creator>Kathyyee</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Perch%C3%A9_noi_possiamo_rallegrarci_della_sofferenza</comments>		</item>
		<item>
			<title>La gioia condivisa e la gioia perduta</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/La_gioia_condivisa_e_la_gioia_perduta</link>
			<description>&lt;p&gt;Kathyyee: Creata pagina con '{{info|Joy Exchanged and Joy Forfeited}}  &amp;lt;blockquote&amp;gt;'''1 Corinzi 2:14''' &amp;lt;/blockquote&amp;gt;  Quello che stiamo facendo in questa serie di messaggi, è cogliere la verità biblica ch...'&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|Joy Exchanged and Joy Forfeited}} &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;'''1 Corinzi 2:14''' &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Quello che stiamo facendo in questa serie di messaggi, è cogliere la verità biblica che renderà comprensibili le belle notizie riguardanti Gesù Cristo. Vi avverto che non vi ho detto che possiamo comprenderla. La Bibbia dice nell’ 1 Corinzi 2:14 che 14 “L'uomo naturale però non comprende le cose dello Spirito di Dio; esse sono follia per lui, e non è capace di intenderle, perché se ne può giudicare solo per mezzo dello Spirito.” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Possiamo rendere la verità comprensibile e non incomprensibile.''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In ultima analisi, non facciamo capire a nessuno la verità del vangelo. Possiamo essere così contrari ad un’idea che abbiamo nel cuore che può trasformarsi in nient’altro che in una stupidità nella nostra mente. Il comportamento di molti psicologi dimostra come noi siamo propensi a vedere solo ciò che vogliamo. E proprio come la volontà può imporre ciò che noi vediamo selettivamente (solo quello che vogliamo vedere!), così la volontà può anche imporci ciò che comprendiamo selettivamente. Se noi siamo contrari ad un’idea abbastanza forte, la nostra volontà potrà creare un’atmosfera intellettuale che farà capire come quell’ idea sia praticamente impossibile. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ciò implica due cose nella condivisione della verità del vangelo: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
#Ciò implica che l’opera dello Spirito Santo è assolutamente essenziale. Può eliminare la profonda opposizione alla verità e aprire la mente verso una considerazione più sincera di essa. &lt;br /&gt;
#Ciò implica che noi dobbiamo fare qualsiasi sforzo necessario a rendere il vangelo comprensibile e interessante. Lo Spirito Santo coordina la sua opera di condanna con la nostra opera di evangelizzazione. Egli non apre il cuore degli uomini e delle donne nei quali non esiste una verità comprensibile da osservare. Il suo compito, dall’interno, sarà di raddolcire il cuore, mentre il nostro compito, dall’esterno, sarà quello di imporre una verità comprensibile.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Ciò che dobbiamo fare per rendere comprensibile la verità.''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora per rendere comprensibile la verità del Vangelo,- soprattutto ai tempi d’oggi e nella nostra cultura-noi dobbiamo comunicare 1) qualcosa di Dio e dei suoi obbiettivi, 2) qualcosa sugli esseri umani e i loro doveri, e 3) qualcosa sui peccati e le loro conseguenze. Senza queste cose, la morte di Dio per i peccatori non potrà essere compresa facilmente. Senza il contesto che include gli obbiettivi di Dio, i doveri dell’uomo, l’origine dei peccati e le loro conseguenze, si deformerà tutta la proporzione biblica. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Così, tre settimane fa, abbiamo parlato della Verità # 1 e cercato di dimostrare che lo scopo ultimo di Dio nella creazione, è stato quello di manifestare la sua gloria. Questo è il valore più grande dell’Universo. La scorsa settimana, abbiamo parlato della Verità #2 e cercato di dimostrare che il dovere degli uomini è di vivere per la Gloria di Dio. Il nostro dovere deriva dal disegno di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La scorsa settimana, mi sono impegnato per dimostrare che anche se questo dovere abbia la forza vincolante della legge divina, non significa che sia onerosa o opprimente. L’amore, la fiducia, la grazia e l’obbedienza a Dio occorrono per glorificarlo. Ma, per amare una persona che è infinitamente bella, per fidarsi di una persona che infinitamente affidabile, per ringraziare una persona che è infinitamente generosa, e per obbedire ad una persona che è infinitamente saggia, non è un compito difficile. E’ libertà, appagamento e gioia. Soddisfa l’anima e glorifica il comportamento di Dio. Dio è più glorificato da noi, quando noi siamo più soddisfatti di lui. Egli raggiunge la gloria. Noi otteniamo la gioia. Questo è il modo in cui avrebbe dovuto essere. Ma, oggi, in questo momento, dobbiamo affrontare una terza verità che rende comprensibile il Vangelo. La Verità # 3 è questa: &amp;quot;Ognuno di noi non è riuscito a glorificare Dio come dovrebbe.&amp;quot; Ora, Gesù ha detto nei versi 16:8 di Giovanni che quando “lo Spirito Santo sarà venuto, egli convincerà il mondo di peccato, di giustizia e di giudizio.” Questa mattina, penso di riuscire rendere comprensibile il peccato. Ma, non posso spezzare il vostro cuore a causa di questo. Dobbiamo pregare che ciò che dobbiamo fare da adesso in poi, sia scritto nel messaggio di Pietro negli Atti 2:37, &amp;quot;Le parole di Pietro commossero profondamente i presenti ... Fratelli, che cosa dobbiamo fare? Chiesero a Pietro e agli altri apostoli.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Noi tutti non siamo riusciti a glorificare Dio come dovremmo.''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
23 Poiché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio. Prima di tutto, si noti la parola &amp;quot;tutti&amp;quot;. Non ci sono eccezioni qui (vedi Romani 3:9-12, 19; Efesini 2:3). Tutti noi siamo inclusi. Predicatori e prostitute. Billy Graham e Gengis Khan. Il presidente Bush e Ted Bundy. Corrie ten Boom e Al Capone. Compresi sia la persona migliore che la persona peggiore. TUTTI hanno peccato e sono privi della gloria di Dio. La seconda cosa da notare è il collegamento tra il peccato e il venir meno della gloria di Dio. Il peccato è una breve caduta della gloria di Dio. Questo è molto importante nella condivisione del Vangelo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La profondità e l'essenza della nostra corruzione morale.''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se dici che in media l’Americano non credente al vincolo della legge, al duro lavoro, al senso civico, umano, ha bisogno di Gesù perché è una persona cattiva, avrà una dozzina di argomenti a portata di mano per mostrare che egli non è cattivo. Egli punterà sulla sua sincerità, su i suoi doveri civici, su i suoi indumenti e sull’istruzione dei figli e su i suoi contributi di beneficienza etc. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Qual è il problema qui? E’ che manca l’ identificazione di Dio. La questione più importante dell’universo, cioè la gloria di DIO non viene considerata. La persona più importante sta per essere ignorata. La ragione per cui abbiamo bisogno di Gesù, non è perché non siamo riusciti a tirar fuori la bontà dell'uomo, ma perché non siamo riusciti a raggiungere la gloria di Dio. Il problema è come abbiamo trattato Dio, non l'uomo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco, perché la Verità # 1 e # 2 sono così fondamentali. Esse hanno stabilito il momento in cui noi siamo stati dei terribili peccatori. Dio ci ha creati per la sua gloria. E' nostro dovere, quindi, come tutte le altre sue creature, vivere per la sua gloria amandolo, fidandoci di lui e ringraziandolo e obbedendogli. Ma che cosa abbiamo fatto? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*Invece di glorificare Dio amandolo, lo abbiamo disonorato per negligenza o disprezzo, e amando di più le altre cose. &lt;br /&gt;
*Invece di glorificare Dio avendo fiducia di lui, lo abbiamo disonorato, cercando di trovare la sicurezza e la speranza in noi stessi e nel nostro denaro e nella nostra tecnologia e nelle nostre armi, ma non in Dio. &lt;br /&gt;
*Invece di glorificare Dio e ringraziarlo per la vita e il respiro e ogni cosa, noi lo abbiamo disonorato ignorando la sua generosità e trattando la vita come un diritto e la felicità come qualcosa che ci meritiamo. &lt;br /&gt;
*Invece di glorificare Dio obbedendogli, lo abbiamo disonorato non tenendo conto o rifiutando il suo consiglio a proposito della nostra sessualità, e delle nostre finanze, e del nostro lavoro, e del nostro atteggiamento, e della nostra politica, e quasi praticamente per ogni altra cosa della nostra vita.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La questione tra noi e Dio non è la soddisfazione degli uomini, ma il disprezzo assoluto del valore infinito della gloria del nostro Creatore. E lo abbiamo disprezzato. Tutti noi lo abbiamo disprezzato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La breve caduta della Gloria di Dio.''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Uno dei passi della Scrittura che chiarisce questo, si trova nei Romani 1:22-23: E' utile ricordare che il verso 01:23 dei Romani è una buona spiegazione dei versi 3:23 dei Romani. Ho scritto questo in base alla Verità # 3. Leggiamo quella parte. Che cosa significa &amp;quot;cadere privi della gloria di Dio&amp;quot;? Vuol dire che nessuno di noi ha fiducia in Dio come dovremmo. Nessuno di noi lo ha obbedito come dovremmo. Abbiamo fiducia di noi stessi. Ci siamo allontanati dai suoi comandamenti. Noi pensavamo di conoscere un modo migliore. Nei Romani 1:22-23, si dice&amp;amp;nbsp;: “mentre si dichiaravano sapienti, sono diventati stolti e hanno scambiato la gloria del Dio incorruttibile con un’immagine e una figura di un uomo corruttibile; di uccelli, di quadrupedi e di rettili.” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo è ciò che significa cadere privi della gloria di Dio – che non può essere scambiato con qualcos'altro. Dio ci offre la gloria della sua bellezza e la forza e la generosità e la saggezza per il nostro godimento, e noi lo disprezziamo e ci innamoriamo delle cose che lui ha fatto. Egli offre se stesso a noi, presentandosi come tesoro infinito e noi lo scambiamo per un piacere di “seconda mano.” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La ragione per la quale noi abbiamo bisogno di un Salvatore.''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La ragione per cui abbiamo bisogno di un Salvatore, non è perché abbiamo offeso la legge umana, ma perché abbiamo insultato Dio. Abbiamo profanato il suo nome con indifferenza e diffidenza e ingratitudine e disobbedienza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando il profeta Ezechiele voleva chiarire la grandezza del peccato di Israele, ha detto: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;22 “Perciò, di’ alla casa d’Israele: Così parla il Signore, l’Eterno: Io agisco così, non per cagion di voi, o casa d’Israele, ma per amore del nome mio santo, che voi avete profanato fra le nazioni dove siete andati. 23 E io santificherò il mio gran nome ch’è stato profanato fra le nazioni, in mezzo alle quali voi l’avete profanato; e le nazioni conosceranno che io sono l’Eterno, dice il Signore, l’Eterno, quand’io mi santificherò in voi, sotto gli occhi loro.” (Ezechiele 36:22-23) &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
È per questo che abbiamo bisogno di un Salvatore. Questo è ciò che rende possibile comprendere il significato della croce. La gravità del nostro peccato non è che abbiamo offeso le leggi dell’uomo, ma che abbiamo offeso l'onore di Dio e degradato il suo valore e sminuito la sua grandezza e disonorato il suo nome e profanato la sua gloria. E in tutto questo, abbiamo scambiato la nostra gioia per il vicolo cieco del giudizio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il che ci conduce ora alla Verità # 4: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Tutti noi siamo soggetti alla giusta condanna di Dio.''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oggi, alcuni di noi s’irritano al pensiero che bambini innocenti si trovano nel grembo materno massacrato da tubi di aspirazione e pinze. Alcuni diventano indignati per lo stupro e l'uccisione di decine di giovani donne. Alcuni sono arrabbiati con l'apartheid e la discriminazione razziale. Alcuni sono irritati per la distruzione del nostro ambiente. Spero che ci si ritrovi in alcune o in tutte queste categorie. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma ora, mettervi alla prova. Pensate che la degradazione di Dio implicita nella nostra diffidenza e disobbedienza e ingratitudine e indifferenza rappresenti uno crimine più grave o meno grave di questi? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Un’offesa infinitamente riprovevole.''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un crimine risulta cattivo e riprovevole in modo direttamente proporzionale al valore della vittima. Così, non ci sono sanzioni per schiacciare le zanzare. Invece, se si uccidono i cani con la stessa indifferenza, è possibile finire nei guai. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E vi troverete in guai peggiori, se farete la stessa cosa con i cavalli. E quando tu aggredisci una persona, la tua colpa sarà maggiore in quanto il valore di una persona è maggiore rispetto al valore di un animale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E così succede, quando tu assali la gloria di Dio. Un assalto al suo valore è perfido e riprovevole oltre ogni misura. Poiché Dio è infinitamente più grande, infinitamente più importante degli esseri umani. E quindi è giusto e corretto che Dio dovrebbe condannare le persone ad una eterna condanna &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''L’orrore di un’eterna condanna.''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Jonathan Edwards ha detto: &amp;quot;Questa dottrina è davvero terribile e spaventosa, eppure “tis di Dio”. Il Signore Gesù stesso è colui che ha raggiunto le grandi altezze per aiutarci a comprendere l'orrore dell'inferno. Egli lo definisce sempre un luogo di fuoco. Matteo 5:22: 22 “Ma io vi dico che chiunque si adira contro al suo fratello, senza cagione, sarà sottoposto al giudizio; e chi gli avrà detto: Raca, sarà sottoposto al concistoro; e chi gli avrà detto: Pazzo, sarà sottoposto alla geenna del fuoco.” Matteo 18:9: 9 “Parimente, se l’occhio tuo ti fa intoppare, cavalo, e gettalo via da te; meglio è per te d’entrar nella vita, avendo un occhio solo, che, avendone due, esser gettato nella geenna del fuoco.” Marco 9:47-48: 47 Parimente, se l’occhio tuo ti fa intoppare, cavalo; meglio è per te entrar con un occhio solo nella vita, che, avendone due, esser gettato nella geenna del fuoco, 48 ove il verme loro non muore, e il fuoco non si spegne. Almeno quattro volte, ha detto che ci sarebbe stato &amp;quot;pianto e digrignare dei denti&amp;quot;. Ohn ha detto nell’ Apocalisse 14:11: 11“E il fumo del tormento loro salirà ne’ secoli de’ secoli; e non avranno requie, nè giorno, nè notte, coloro che adoran la bestia, e la sua immagine, e chiunque prende il marchio del suo nome.” Paolo ha detto nei 2 Tessalonicesi 1:9 che coloro che rifiutano il Vangelo: “9 I quali porteranno la pena, la perdizione eterna, dalla faccia del Signore, e dalla gloria della sua possanza.” Tutti siamo stati creati per la gloria di Dio. E' nostro dovere di vivere per la gloria di Dio. Noi tutti abbiamo scambiato la sua gloria per l'erba che appassisce. E saremmo tutti esclusi da tale gloria se non fosse stato per Gesù, che è venuto nel mondo per rivendicare la gloria di Dio e salvare i peccatori. Questo è ciò di cui parleremo la prossima settimana. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Un urgente appello in chiusura.''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma la gloria di Dio e l'amore di Cristo e il desiderio del mio cuore mi costringono a chiudere questo lavoro con un appello urgente. 36 “Chi crede nel Figliuolo ha vita eterna; ma chi rifiuta di credere al Figliuolo non vedrà la vita, ma l’ira di Dio resta sopra lui” (Giovanni 3:36). E non c'è bisogno di lasciare questa stanza al di sotto di una tale condanna. La Bibbia dice che Gesù: 10 “il quale Egli ha risuscitato dai morti: cioè, Gesù che ci libera dall’ira a venire.” (1 Tessalonici 1:10). Dice: 1“Non v’è dunque ora alcuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù” (Romani 8:1). 36“ Chi crede nel Figliuolo ha vita eterna; ma chi rifiuta di credere al Figliuolo non vedrà la vita, ma l’ira di Dio resta sopra lui.” (Giovanni 3:36). 12 “Così dunque ciascun di noi renderà conto di se stesso a Dio.13 Non ci giudichiamo dunque più gli uni gli altri, ma giudicate piuttosto che non dovete porre pietra d’inciampo sulla via del fratello, né essergli occasione di caduta.” (Romani 14:12-13). 19“Ravvedetevi dunque e convertitevi, onde i vostri peccati siano cancellati.”(Atti 3:19); 31“Ed essi risposero: Credi nel Signor Gesù, e sarai salvato tu e la casa tua” (Atti 16:31). 17“E lo Spirito e la sposa dicono: Vieni. E chi ode dica: Vieni. E chi ha sete venga: chi vuole, prenda in dono dell’acqua della vita” (Apocalisse 22:17). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vi invito a fare ciò che è giusto in questo momento, inchinandoci in silenzio e tutti i credenti preghino e riaffermino la loro fede in Cristo.&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Fri, 30 Nov 2012 15:19:43 GMT</pubDate>			<dc:creator>Kathyyee</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:La_gioia_condivisa_e_la_gioia_perduta</comments>		</item>
		<item>
			<title>In principio era il Verbo</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/In_principio_era_il_Verbo</link>
			<description>&lt;p&gt;Kathyyee: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|In the Beginning Was the Word}} &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;'''Giovanni 1:1-3''' &amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. &lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Il Vangelo di Giovanni ritrae Gesù Cristo e la sua opera di salvezza. Si concentra sugli ultimi tre anni della sua vita - e in particolar modo sulla sua morte e resurrezione. Il suo intento è chiarito in Giovanni 20:30-31: &amp;quot;Molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro. Questi sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.&amp;quot; Il libro è stato scritto per aiutare le persone a credere in Cristo e ottenere la vita eterna. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Scritto per i non Cristiani - e per i Cristiani''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma non pensate che il libro sia solo per i non credenti. Chi crede in Gesù deve ''continuare'' a credere in lui per essere salvato alla fine. Gesù dice in Giovanni 15:6, &amp;quot;Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano.&amp;quot; E in Giovanni 8:31 dice, &amp;quot;Se rimanete ''fedeli'' alla mia parola, sarete davvero miei discepoli.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi, quando Giovanni dice, &amp;quot;Questi sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome,&amp;quot; intende che li ha scritti per risvegliare la fede nei non credenti e rafforzarla nei credenti - e in questo modo condurre entrambi alla vita eterna. E probabilmente non c'è miglior libro nella Bibbia in grado di aiutarti a continuare ad aver fiducia e apprezzare Cristo al di sopra di tutto il resto. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Una testimonianza oculare''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo ritratto di Gesù è stato scritto da un testimone oculare che ha partecipato a questi eventi di infinita importanza. Cinque volte in questo Vangelo troviamo le inusuali parole &amp;quot;il discepolo che Gesù amava&amp;quot; (13:23; 19:26; 20:2, 7; 21:20). Per esempio, proprio alla fine dice in Giovanni 21:20, &amp;quot;Pietro allora, voltatosi, vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava.&amp;quot; Poi quattro versetti più avanti (21:24) dice, &amp;quot;Questo è il discepolo che rende testimonianza su questi fatti e li ha scritti.&amp;quot; Quindi colui che viene chiamato &amp;quot;il discepolo che Gesù amava&amp;quot; - che si era trovato al suo fianco nell'Ultima Cena (13:23) - scrisse questo libro in quanto testimone di ispirazione divina degli eventi della vita di Gesù e del significato che ebbero per noi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Di divina ispirazione''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Uno dei motivi per cui lo definisco ''divinamente'' ispirato è perché così Gesù ha promesso che sarebbe stato. In Giovanni 14:26 disse, &amp;quot;Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v'insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto.&amp;quot; E in Giovanni 16:13 disse, &amp;quot;Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In altre parole, Gesù scelse gli apostoli come suoi rappresentanti, li salvò, li educò, li inviò e poi diede loro, attraverso lo Spirito Santo, divina assistenza nel redigere le Scritture a fondamento della chiesa (Efesini 2:20). Riteniamo quindi che il Vangelo di Giovanni sia l'ispirata parola di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''I primi tre versetti di Giovanni''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Queste parole - &amp;quot;parola di Dio&amp;quot; - ci portano alle prime parole del Vangelo di Giovanni. Giovanni 1:1-3, &amp;quot;In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.&amp;quot; Su questi versetti ci concentreremo oggi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;quot;Il Verbo&amp;quot;: Gesù''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per primo, ci concentreremo sul termine ''Verbo''. &amp;quot;In principio era il ''Verbo''.&amp;quot; La cosa più importante da sapere sul Verbo si trova nel versetto 14: &amp;quot;E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità.&amp;quot; Il Verbo allude a Gesù Cristo &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Giovanni sa che cosa scriverà in questi 21 capitoli. Ci racconterà la storia di quello che Gesù Cristo fece e insegnò. Questo libro tratta la vita e l'opera dell'uomo Gesù Cristo - uomo che Giovanni conobbe e vide e udì e toccò con le sue mani (1Giovanni 1:1). Era fatto di carne e ossa. Non era un fantasma o un'apparizione che compare e scompare. Mangiava, beveva e si stancava, e Giovanni lo conosceva bene. La madre di Gesù visse con Giovanni nell'ultimo periodo della sua vita (Giovanni 19:26). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, in Giovanni 1:1-3, Giovanni ci sta dicendo le cose più essenziali che sa di Gesù. Gli ci vollero più di tre anni a lui per capire a pieno chi fosse Gesù. Ma non vuole che i suoi lettori ci mettano più di tre versetti per comprendere ciò che lui impiegò così tanto a sapere. Vuole che teniamo a mente, forte e chiaro, fin dall'inizio del suo Vangelo, l'infinita maestosità, la divinità e i diritti di Creatore di Gesù Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Gesù e la sua infinita maestosità''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo è il punto dei versetti 1-3. Si aspetta che leggiamo questo Vangelo in modo rispettoso, umile, remissivo, timoroso, in quanto l'uomo al matrimonio, al pozzo e sul monte è il Creatore dell'universo. Riuscite a vederlo e a percepirlo? Questa non è una mia macchinazione. Questa non è la struttura del mio sermone. Questa è la struttura del libro. È il modo in cui Giovanni scrisse - il modo in cui Dio ha voluto che lo organizzasse. Io o voi avremmo potuto scriverlo in modo che l'identità di Gesù, in modo impercettibile, facesse presa sui lettori, che si sarebbero così chiesti, ''Chi è quest'uomo?'' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma Giovanni disse no. &amp;quot;Fin dalle prime parole che escono dalla punta della mia penna, vi tramortirò e travolgerò con l'identità di quest'uomo che si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi. Così da non esserci errori.&amp;quot; Giovanni si aspetta che leggiamo ogni singola parola del suo Vangelo con la chiara, ferma e stupita consapevolezza che Gesù Cristo era con Dio ed era Dio e che, colui che diede la vita per noi (Giovanni 15:13), creò l'universo. Giovanni vuole che conosciate e crediate in un grandioso Salvatore. Qualsiasi altra cosa voi possiate apprezzare di Gesù, Giovanni vuole che riconosciate e onoriate Gesù per la sua infinita maestosità. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Perché &amp;quot;Verbo&amp;quot;?''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma ancora dovremmo chiederci, ''Perché ha scelto di chiamare Gesù &amp;quot;il Verbo&amp;quot;?''&amp;amp;nbsp; &amp;quot;In principio era il Verbo.&amp;quot; La mia risposta a questa domanda è la seguente: Giovanni chiama Gesù ''il Verbo'' perché è arrivato a vedere le parole di Gesù come la verità di Dio e la persona di Gesù come la verità di Dio in modo così unitario che Gesù stesso - con il suo venire, operare, insegnare, morire e risorgere - fu ''il conclusivo e definitivo Messaggio di Dio''. Oppure, in maniera più semplice: ''Ciò che Dio ci doveva dire non era solo o soprattutto ciò che Gesù disse, ma chi Gesù era e cosa ha fatto. Le sue parole chiarirono se stesso e il suo operato''. Ma il suo sé e il suo operato erano la principale verità che Dio stava rivelando. &amp;quot;Io sono la verità,&amp;quot; disse Gesù (Giovanni 14:6) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Venne per rendere testimonianza alla verità (Giovanni 18:37) e lui era la verità (Giovanni 14:6). La sua testimonianza e la sua persona erano il Verbo della verità. Disse, &amp;quot;Se rimanete fedeli alla mia ''parola'', sarete davvero miei discepoli&amp;quot; (Giovanni 8:31), e anche, &amp;quot;Rimanete in ''me''&amp;quot; (Giovanni 15:7). Quando rimaniamo in lui, stiamo rimanendo fedeli al ''Verbo''. Egli disse che le sue opere erano una &amp;quot;testimonianza&amp;quot; di lui (Giovanni 5:36; 10:25). In altre parole, nel suo operare egli era il Verbo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Gesù: messaggio conclusivo e definitivo di Dio'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In Apocalisse 19:13 (dello stesso autore del Vangelo), egli descrive il glorioso ritorno di Gesù: &amp;quot;È avvolto in un mantello intriso di sangue e il suo nome è ''Verbo di Dio''.&amp;quot; Gesù è chiamato ''Il Verbo di Dio'' quando ritorna sulla terra. Due versetti dopo Giovanni dice, &amp;quot;Dalla bocca gli esce una spada affilata&amp;quot; (Apocalisse 19:15). In altre parole, Gesù sferza le nazioni col potere della parola di Dio che proferisce - la spada dello Spirito (Efesini 6:17). Ma il potere di questa parola è così un tutt'uno con Gesù stesso che Giovanni dice che non solo ha un spada della parola di Dio che gli esce dalla bocca, ma che lui è il Verbo di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Così all'inizio del suo Vangelo, Giovanni ha ben presente tutte le rivelazioni, tutta la verità, tutte le testimonianze, tutta la gloria, tutta la luce, tutte le parole che escono da Gesù nel suo vivere, insegnare, morire e risorgere, e riassume tutte queste rivelazioni di Dio col nome: Lui è &amp;quot;il Verbo&amp;quot; - il primo, finale, ultimo, definitivo, assolutamente vero e credibile Verbo. Il significato è lo stesso in Ebrei 1:1-2: &amp;quot;Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio.&amp;quot; Il Figlio di Dio incarnato è la culminante e decisiva Parola di Dio al mondo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Quattro osservazioni su Gesù'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora, cosa vuole dirci Giovanni come prima cosa di quest'uomo, Gesù Cristo, i cui fatti e parole riempiranno le pagine di questo Vangelo? Ci vuole dire quattro cose su Gesù Cristo: 1) il tempo della sua esistenza, 2) l'essenza della sua identità, 3)la sua relazione con Dio, e 4) la sua relazione col mondo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''1) Il tempo della sua esistenza'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Versetto 1: &amp;quot;In principio era il Verbo.&amp;quot; Le parole &amp;quot;in principio&amp;quot; sono identiche, in greco, alla prime due parole del Vecchio Testamento Greco: &amp;quot;''In principio'' Dio creò il cielo e la terra.&amp;quot; Questo non è un caso, in quanto la prima cosa che Giovanni ci sta per dire, a proposito di ciò che fece Gesù, è che creò l'universo. Questo ci dice nel versetto 3. Quindi le parole &amp;quot;in principio&amp;quot; vogliono dire: Prima che la materia fosse creata, c'era il Verbo, il Figlio di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ricordate: &amp;quot;Questi sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, ''il Figlio di Dio''&amp;quot; (Giovanni 20:31). Giovanni inizia il suo Vangelo collocando Gesù, il Cristo, il Figlio di Dio, in relazione al tempo, e precisamente, ''prima'' del tempo. Giuda esulta di questa verità con la sua grande dossologia: &amp;quot;All'unico Dio, nostro Salvatore, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore, gloria, maestà, forza e potenza ''prima di ogni tempo'', ora e sempre. Amen!&amp;quot; (Giuda 1:25). Paolo dice in 2Timoteo 1:9 che Dio ci ha dato la grazia in Cristo Gesù &amp;quot;fin dall'eternità.&amp;quot; Così prima che ci fosse il tempo o la materia, c'era il Verbo, Gesù Cristo, il Figlio di Dio. Ecco chi incontreremo in questo Vangelo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''2) L'essenza della sua identità'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alla fine del versetto 1: &amp;quot;Il Verbo era Dio.&amp;quot; Una delle caratteristiche di questo Vangelo è che le dottrine più gravose sono spesso trasmesse con le parole più semplici. Questo non potrebbe diventare più semplice - e non potrebbe diventare più gravoso. Il Verbo, che si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi, Gesù Cristo, era ed è Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Facciamolo sapere forte e chiaro che a Betlemme - per meglio dire, in tutte le vere chiese Cristiane - onoriamo Gesù Cristo come Dio. Cadiamo con Tommaso di fronte a Gesù in Giovanni 20:28 e confessiamo con gioia e stupore, &amp;quot;Mio Signore e mio Dio!&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando sentiamo il comandante Giudeo dire in Giovanni 10:33, &amp;quot;Non ti lapidiamo per un'opera buona, ma per la bestemmia e perché tu, che sei uomo, ti fai Dio,&amp;quot; urliamo, &amp;quot;No, questa ''non'' è una bestemmia. Questo è ciò che lui è, il nostro Salvatore, il nostro Signore, il nostro Dio.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Capite cosa vuol dire per la nostra serie sul Vangelo di Giovanni? Vuol dire che trascorreremo settimana dopo settimana conoscendo Dio, mentre conosciamo Gesù. Volete conoscere Dio? Venite con noi, e invitate altri, venite e incontrate Dio mentre incontrate Gesù. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se un Testimone di Geova o un Mussulmano dovesse mai dirvi: &amp;quot;Questo è un errore di traduzione. Non dovrebbe essere, 'Il Verbo era Dio.' Dovrebbe essere, 'Il Verbo era un Dio.'&amp;quot; Proprio qui nel contesto c'è un modo in cui si può capire che è un errore anche se non si conosce il greco. Ve lo mostrerò fra poco, nell'ultimo punto. Ma prima, diamo un'occhiata alla sua relazione con Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''3) La sua relazione con Dio'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Versetto 1, al centro: &amp;quot;Il Verbo era presso Dio.&amp;quot; &amp;quot;In principio era il Verbo,''il Verbo era presso Dio'' e il Verbo era Dio.&amp;quot; Questo è il cuore della grandiosa e storica dottrina della Trinità. Un giorno potrei tenere un sermone solo su questa dottrina con il resto del Vangelo di Giovanni e con le altre Scritture. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma per ora lasciamo che questa semplice frase entri nella vostra testa e penetri nel vostro cuore: Il Verbo, Gesù Cristo era presso Dio, ed era Dio. Egli è Dio, e ha una ''relazione'' con Dio. Egli è Dio ed è l'immagine di Dio, che riflette perfettamente tutto ciò che Dio è e che emerge dall'eternità nella pienezza della sua divinità in una persona distinta. Esiste una Essenza divina e tre Individui - tre centri di coscienza. Due dei quali vengono menzionati qui. Il Padre e il Figlio. Impareremo questi nomi più avanti nel libro. E lo Spirito Santo verrà presentato più avanti. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dal momento che vediamo come in uno specchio in maniera confusa e conosciamo in maniera imperfetta (1 Corinzi 13:9, 12), non siate sorpresi che rimanga per noi un mistero. Ma non liberatevene. Se Gesù Cristo non fosse Dio, non potrebbe portare a termine la vostra salvezza (Ebrei 2:14-15). E la sua gloria non sarebbe sufficiente per soddisfare la vostra incessante bramosia per la nuova scoperta della bellezza. Se gettate via la divinità di Gesù Cristo, gettate via la vostra anima e con lei tutta la gioia che deve venire. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi abbiamo visto: 1) il tempo della sua esistenza (prima di ogni tempo), 2) l'essenza della sua identità (&amp;quot;il Verbo era Dio&amp;quot;), e 3) la sua relazione con Dio (&amp;quot;il Verbo era presso Dio&amp;quot;). E ora concludiamo con la sua relazione con il mondo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''4) La sua relazione con il mondo'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Versetti 2-3: &amp;quot;Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.&amp;quot; Il Verbo che si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi, che ci insegnò, che ci curò, che ci sgridò, che ci protesse, che ci amò e che morì per noi, ''creò''&amp;amp;nbsp; l'universo. Ricordatevi di richiamare il mistero della Trinità dal versetto 1. Non lasciatelo andare appena arrivate al versetto 3. &amp;quot;Tutto è stato fatto per mezzo di lui.&amp;quot; Sì, qualcun altro stava agendo ''attraverso'' il Verbo. Era Dio. Ma il Verbo è Dio. Quindi non lasciare che la grandiosità dell'opera di Cristo in quanto creatore venga sminuita. Egli è il rappresentante del Padre, o Verbo, nella creazione di tutte le cose. Ma nel farlo, egli era Dio. Dio, il Verbo, creò il mondo. Tuo Salvatore, tuo Signore, tuo Amico - Gesù è il tuo Creatore. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Gesù non fu creato'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora, supponiamo che un Mussulmano o un Testimone di Geova o qualcuno di qualsiasi tipo di Arianesimo (l'antica eresia del quarto secolo) dica, &amp;quot;Gesù non era Dio, non era eterno - non eternamente generato - ma piuttosto Gesù è stato creato. Egli è stato il primo della creazione. Il più alto degli angeli superiori.&amp;quot; O come dicevano gli Ariani, &amp;quot;C'era un tempo in cui lui non c'era&amp;quot;. Giovanni ha scritto il versetto 3 esattamente in modo che questo sia impossibile. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non ha solamente detto, &amp;quot;Tutto è stato fatto per mezzo di lui.&amp;quot; Si potrebbe pensare che sarebbe bastato per risolverla. Egli non è una creatura; egli crea le creature. Ma qualcuno può ipoteticamente dire, &amp;quot;Sì, ma 'tutte le cose' non include se stesso.&amp;quot; Include tutto ma non lui stesso. Quindi lui venne creato dal Padre, e poi con lui ha creato tutte le ''altre'' cose. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma Giovanni non si è limitato a questo. Ha detto, in aggiunta (l'ultima parte del versetto 3), &amp;quot;...e senza di lui niente è stato fatto ''di tutto ciò che esiste''.&amp;quot; Le ultime parole &amp;quot;di tutto ciò che esiste&amp;quot; cosa aggiungono al significato di &amp;quot;senza di lui niente è stato fatto&amp;quot;? &amp;quot;Senza di lui niente è stato fatto ''di tutto ciò che esiste''.&amp;quot; Hanno aggiunto questo: Rendono esplicito ed enfatico e cristallino che ogni cosa nella categoria del creato, l'ha fatto Cristo. Di conseguenza, Cristo non è stato ''creato''. Perché se non esisti, come fai a crearti da solo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cristo non è stato creato. È questo che vuol dire essere Dio. E il Verbo era Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Possa il Signore aiutarci a vedere la sua gloria. E onorarlo. Amen.&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Wed, 14 Nov 2012 14:54:13 GMT</pubDate>			<dc:creator>Kathyyee</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:In_principio_era_il_Verbo</comments>		</item>
		<item>
			<title>In principio era il Verbo</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/In_principio_era_il_Verbo</link>
			<description>&lt;p&gt;Kathyyee: Creata pagina con '{{info|In the Beginning Was the Word}}  &amp;lt;blockquote&amp;gt; '''Giovanni 1:1-3''' &amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt; In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli er...'&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|In the Beginning Was the Word}} &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
'''Giovanni 1:1-3'''&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Il Vangelo di Giovanni ritrae Gesù Cristo e la sua opera di salvezza. Si concentra sugli ultimi tre anni della sua vita - e in particolar modo sulla sua morte e resurrezione. Il suo intento è chiarito in Giovanni 20:30-31: &amp;quot;Molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro. Questi sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.&amp;quot; Il libro è stato scritto per aiutare le persone a credere in Cristo e ottenere la vita eterna. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Scritto per i non Cristiani - e per i Cristiani'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma non pensate che il libro sia solo per i non credenti. Chi crede in Gesù deve ''continuare'' a credere in lui per essere salvato alla fine. Gesù dice in Giovanni 15:6, &amp;quot;Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano.&amp;quot; E in Giovanni 8:31 dice, &amp;quot;Se rimanete ''fedeli'' alla mia parola, sarete davvero miei discepoli.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi, quando Giovanni dice, &amp;quot;Questi sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome,&amp;quot; intende che li ha scritti per risvegliare la fede nei non credenti e rafforzarla nei credenti - e in questo modo condurre entrambi alla vita eterna. E probabilmente non c'è miglior libro nella Bibbia in grado di aiutarti a continuare ad aver fiducia e apprezzare Cristo al di sopra di tutto il resto. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Una testimonianza oculare'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo ritratto di Gesù è stato scritto da un testimone oculare che ha partecipato a questi eventi di infinita importanza. Cinque volte in questo Vangelo troviamo le inusuali parole &amp;quot;il discepolo che Gesù amava&amp;quot; (13:23; 19:26; 20:2, 7; 21:20). Per esempio, proprio alla fine dice in Giovanni 21:20, &amp;quot;Pietro allora, voltatosi, vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava.&amp;quot; Poi quattro versetti più avanti (21:24) dice, &amp;quot;Questo è il discepolo che rende testimonianza su questi fatti e li ha scritti.&amp;quot; Quindi colui che viene chiamato &amp;quot;il discepolo che Gesù amava&amp;quot; - che si era trovato al suo fianco nell'Ultima Cena (13:23) - scrisse questo libro in quanto testimone di ispirazione divina degli eventi della vita di Gesù e del significato che ebbero per noi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Di divina ispirazione'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Uno dei motivi per cui lo definisco ''divinamente'' ispirato è perché così Gesù ha promesso che sarebbe stato. In Giovanni 14:26 disse, &amp;quot;Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v'insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto.&amp;quot; E in Giovanni 16:13 disse, &amp;quot;Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In altre parole, Gesù scelse gli apostoli come suoi rappresentanti, li salvò, li educò, li inviò e poi diede loro, attraverso lo Spirito Santo, divina assistenza nel redigere le Scritture a fondamento della chiesa (Efesini 2:20). Riteniamo quindi che il Vangelo di Giovanni sia l'ispirata parola di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''I primi tre versetti di Giovanni'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Queste parole - &amp;quot;parola di Dio&amp;quot; - ci portano alle prime parole del Vangelo di Giovanni. Giovanni 1:1-3, &amp;quot;In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.&amp;quot; Su questi versetti ci concentreremo oggi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;quot;Il Verbo&amp;quot;: Gesù'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per primo, ci concentreremo sul termine ''Verbo''. &amp;quot;In principio era il ''Verbo''.&amp;quot; La cosa più importante da sapere sul Verbo si trova nel versetto 14: &amp;quot;E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità.&amp;quot; Il Verbo allude a Gesù Cristo &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Giovanni sa che cosa scriverà in questi 21 capitoli. Ci racconterà la storia di quello che Gesù Cristo fece e insegnò. Questo libro tratta la vita e l'opera dell'uomo Gesù Cristo - uomo che Giovanni conobbe e vide e udì e toccò con le sue mani (1Giovanni 1:1). Era fatto di carne e ossa. Non era un fantasma o un'apparizione che compare e scompare. Mangiava, beveva e si stancava, e Giovanni lo conosceva bene. La madre di Gesù visse con Giovanni nell'ultimo periodo della sua vita (Giovanni 19:26). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, in Giovanni 1:1-3, Giovanni ci sta dicendo le cose più essenziali che sa di Gesù. Gli ci vollero più di tre anni a lui per capire a pieno chi fosse Gesù. Ma non vuole che i suoi lettori ci mettano più di tre versetti per comprendere ciò che lui impiegò così tanto a sapere. Vuole che teniamo a mente, forte e chiaro, fin dall'inizio del suo Vangelo, l'infinita maestosità, la divinità e i diritti di Creatore di Gesù Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Gesù e la sua infinita maestosità'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo è il punto dei versetti 1-3. Si aspetta che leggiamo questo Vangelo in modo rispettoso, umile, remissivo, timoroso, in quanto l'uomo al matrimonio, al pozzo e sul monte è il Creatore dell'universo. Riuscite a vederlo e a percepirlo? Questa non è una mia macchinazione. Questa non è la struttura del mio sermone. Questa è la struttura del libro. È il modo in cui Giovanni scrisse - il modo in cui Dio ha voluto che lo organizzasse. Io o voi avremmo potuto scriverlo in modo che l'identità di Gesù, in modo impercettibile, facesse presa sui lettori, che si sarebbero così chiesti, ''Chi è quest'uomo?''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma Giovanni disse no. &amp;quot;Fin dalle prime parole che escono dalla punta della mia penna, vi tramortirò e travolgerò con l'identità di quest'uomo che si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi. Così da non esserci errori.&amp;quot; Giovanni si aspetta che leggiamo ogni singola parola del suo Vangelo con la chiara, ferma e stupita consapevolezza che Gesù Cristo era con Dio ed era Dio e che, colui che diede la vita per noi (Giovanni 15:13), creò l'universo. Giovanni vuole che conosciate e crediate in un grandioso Salvatore. Qualsiasi altra cosa voi possiate apprezzare di Gesù, Giovanni vuole che riconosciate e onoriate Gesù per la sua infinita maestosità. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Perché &amp;quot;Verbo&amp;quot;?'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma ancora dovremmo chiederci, ''Perché ha scelto di chiamare Gesù &amp;quot;il Verbo&amp;quot;?''&amp;amp;nbsp; &amp;quot;In principio era il Verbo.&amp;quot; La mia risposta a questa domanda è la seguente: Giovanni chiama Gesù ''il Verbo'' perché è arrivato a vedere le parole di Gesù come la verità di Dio e la persona di Gesù come la verità di Dio in modo così unitario che Gesù stesso - con il suo venire, operare, insegnare, morire e risorgere - fu ''il conclusivo e definitivo Messaggio di Dio''. Oppure, in maniera più semplice: ''Ciò che Dio ci doveva dire non era solo o soprattutto ciò che Gesù disse, ma chi Gesù era e cosa ha fatto. Le sue parole chiarirono se stesso e il suo operato''. Ma il suo sé e il suo operato erano la principale verità che Dio stava rivelando. &amp;quot;Io sono la verità,&amp;quot; disse Gesù (Giovanni 14:6) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Venne per rendere testimonianza alla verità (Giovanni 18:37) e lui era la verità (Giovanni 14:6). La sua testimonianza e la sua persona erano il Verbo della verità. Disse, &amp;quot;Se rimanete fedeli alla mia ''parola'', sarete davvero miei discepoli&amp;quot; (Giovanni 8:31), e anche, &amp;quot;Rimanete in ''me''&amp;quot; (Giovanni 15:7). Quando rimaniamo in lui, stiamo rimanendo fedeli al ''Verbo''. Egli disse che le sue opere erano una &amp;quot;testimonianza&amp;quot; di lui (Giovanni 5:36; 10:25). In altre parole, nel suo operare egli era il Verbo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gesù: messaggio conclusivo e definitivo di Dio &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In Apocalisse 19:13 (dello stesso autore del Vangelo), egli descrive il glorioso ritorno di Gesù: &amp;quot;È avvolto in un mantello intriso di sangue e il suo nome è Verbo di Dio.&amp;quot; Gesù è chiamato Il Verbo di Dio quando ritorna sulla terra. Due versetti dopo Giovanni dice, &amp;quot;Dalla bocca gli esce una spada affilata&amp;quot; (Apocalisse 19:15). In altre parole, Gesù sferza le nazioni col potere della parola di Dio che proferisce - la spada dello Spirito (Efesini 6:17). Ma il potere di questa parola è così un tutt'uno con Gesù stesso che Giovanni dice che non solo ha un spada della parola di Dio che gli esce dalla bocca, ma che lui è il Verbo di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Così all'inizio del suo Vangelo, Giovanni ha ben presente tutte le rivelazioni, tutta la verità, tutte le testimonianze, tutta la gloria, tutta la luce, tutte le parole che escono da Gesù nel suo vivere, insegnare, morire e risorgere, e riassume tutte queste rivelazioni di Dio col nome: Lui è &amp;quot;il Verbo&amp;quot; - il primo, finale, ultimo, definitivo, assolutamente vero e credibile Verbo. Il significato è lo stesso in Ebrei 1:1-2: &amp;quot;Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio.&amp;quot; Il Figlio di Dio incarnato è la culminante e decisiva Parola di Dio al mondo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quattro osservazioni su Gesù &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora, cosa vuole dirci Giovanni come prima cosa di quest'uomo, Gesù Cristo, i cui fatti e parole riempiranno le pagine di questo Vangelo? Ci vuole dire quattro cose su Gesù Cristo: 1) il tempo della sua esistenza, 2) l'essenza della sua identità, 3)la sua relazione con Dio, e 4) la sua relazione col mondo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1) Il tempo della sua esistenza &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Versetto 1: &amp;quot;In principio era il Verbo.&amp;quot; Le parole &amp;quot;in principio&amp;quot; sono identiche, in greco, alla prime due parole del Vecchio Testamento Greco: &amp;quot;In principio Dio creò il cielo e la terra.&amp;quot; Questo non è un caso, in quanto la prima cosa che Giovanni ci sta per dire, a proposito di ciò che fece Gesù, è che creò l'universo. Questo ci dice nel versetto 3. Quindi le parole &amp;quot;in principio&amp;quot; vogliono dire: Prima che la materia fosse creata, c'era il Verbo, il Figlio di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ricordate: &amp;quot;Questi sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio&amp;quot; (Giovanni 20:31). Giovanni inizia il suo Vangelo collocando Gesù, il Cristo, il Figlio di Dio, in relazione al tempo, e precisamente, prima del tempo. Giuda esulta di questa verità con la sua grande dossologia: &amp;quot;All'unico Dio, nostro Salvatore, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore, gloria, maestà, forza e potenza prima di ogni tempo, ora e sempre. Amen!&amp;quot; (Giuda 1:25). Paolo dice in 2Timoteo 1:9 che Dio ci ha dato la grazia in Cristo Gesù &amp;quot;fin dall'eternità.&amp;quot; Così prima che ci fosse il tempo o la materia, c'era il Verbo, Gesù Cristo, il Figlio di Dio. Ecco chi incontreremo in questo Vangelo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2) L'essenza della sua identità &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alla fine del versetto 1: &amp;quot;Il Verbo era Dio.&amp;quot; Una delle caratteristiche di questo Vangelo è che le dottrine più gravose sono spesso trasmesse con le parole più semplici. Questo non potrebbe diventare più semplice - e non potrebbe diventare più gravoso. Il Verbo, che si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi, Gesù Cristo, era ed è Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Facciamolo sapere forte e chiaro che a Betlemme - per meglio dire, in tutte le vere chiese Cristiane - onoriamo Gesù Cristo come Dio. Cadiamo con Tommaso di fronte a Gesù in Giovanni 20:28 e confessiamo con gioia e stupore, &amp;quot;Mio Signore e mio Dio!&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando sentiamo il comandante Giudeo dire in Giovanni 10:33, &amp;quot;Non ti lapidiamo per un'opera buona, ma per la bestemmia e perché tu, che sei uomo, ti fai Dio,&amp;quot; urliamo, &amp;quot;No, questa non è una bestemmia. Questo è ciò che lui è, il nostro Salvatore, il nostro Signore, il nostro Dio.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Capite cosa vuol dire per la nostra serie sul Vangelo di Giovanni? Vuol dire che trascorreremo settimana dopo settimana conoscendo Dio, mentre conosciamo Gesù. Volete conoscere Dio? Venite con noi, e invitate altri, venite e incontrate Dio mentre incontrate Gesù. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se un Testimone di Geova o un Mussulmano dovesse mai dirvi: &amp;quot;Questo è un errore di traduzione. Non dovrebbe essere, 'Il Verbo era Dio.' Dovrebbe essere, 'Il Verbo era un Dio.'&amp;quot; Proprio qui nel contesto c'è un modo in cui si può capire che è un errore anche se non si conosce il greco. Ve lo mostrerò fra poco, nell'ultimo punto. Ma prima, diamo un'occhiata alla sua relazione con Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
3) La sua relazione con Dio &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Versetto 1, al centro: &amp;quot;Il Verbo era presso Dio.&amp;quot; &amp;quot;In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.&amp;quot; Questo è il cuore della grandiosa e storica dottrina della Trinità. Un giorno potrei tenere un sermone solo su questa dottrina con il resto del Vangelo di Giovanni e con le altre Scritture. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma per ora lasciamo che questa semplice frase entri nella vostra testa e penetri nel vostro cuore: Il Verbo, Gesù Cristo era presso Dio, ed era Dio. Egli è Dio, e ha una relazione con Dio. Egli è Dio ed è l'immagine di Dio, che riflette perfettamente tutto ciò che Dio è e che emerge dall'eternità nella pienezza della sua divinità in una persona distinta. Esiste una Essenza divina e tre Individui - tre centri di coscienza. Due dei quali vengono menzionati qui. Il Padre e il Figlio. Impareremo questi nomi più avanti nel libro. E lo Spirito Santo verrà presentato più avanti. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dal momento che vediamo come in uno specchio in maniera confusa e conosciamo in maniera imperfetta (1 Corinzi 13:9, 12), non siate sorpresi che rimanga per noi un mistero. Ma non liberatevene. Se Gesù Cristo non fosse Dio, non potrebbe portare a termine la vostra salvezza (Ebrei 2:14-15). E la sua gloria non sarebbe sufficiente per soddisfare la vostra incessante bramosia per la nuova scoperta della bellezza. Se gettate via la divinità di Gesù Cristo, gettate via la vostra anima e con lei tutta la gioia che deve venire. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi abbiamo visto: 1) il tempo della sua esistenza (prima di ogni tempo), 2) l'essenza della sua identità (&amp;quot;il Verbo era Dio&amp;quot;), e 3) la sua relazione con Dio (&amp;quot;il Verbo era presso Dio&amp;quot;). E ora concludiamo con la sua relazione con il mondo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
4) La sua relazione con il mondo &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Versetti 2-3: &amp;quot;Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.&amp;quot; Il Verbo che si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi, che ci insegnò, che ci curò, che ci sgridò, che ci protesse, che ci amò e che morì per noi, creò l'universo. Ricordatevi di richiamare il mistero della Trinità dal versetto 1. Non lasciatelo andare appena arrivate al versetto 3. &amp;quot;Tutto è stato fatto per mezzo di lui.&amp;quot; Sì, qualcun altro stava agendo attraverso il Verbo. Era Dio. Ma il Verbo è Dio. Quindi non lasciare che la grandiosità dell'opera di Cristo in quanto creatore venga sminuita. Egli è il rappresentante del Padre, o Verbo, nella creazione di tutte le cose. Ma nel farlo, egli era Dio. Dio, il Verbo, creò il mondo. Tuo Salvatore, tuo Signore, tuo Amico - Gesù è il tuo Creatore. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gesù non fu creato &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora, supponiamo che un Mussulmano o un Testimone di Geova o qualcuno di qualsiasi tipo di Arianesimo (l'antica eresia del quarto secolo) dica, &amp;quot;Gesù non era Dio, non era eterno - non eternamente generato - ma piuttosto Gesù è stato creato. Egli è stato il primo della creazione. Il più alto degli angeli superiori.&amp;quot; O come dicevano gli Ariani, &amp;quot;C'era un tempo in cui lui non c'era&amp;quot;. Giovanni ha scritto il versetto 3 esattamente in modo che questo sia impossibile. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non ha solamente detto, &amp;quot;Tutto è stato fatto per mezzo di lui.&amp;quot; Si potrebbe pensare che sarebbe bastato per risolverla. Egli non è una creatura; egli crea le creature. Ma qualcuno può ipoteticamente dire, &amp;quot;Sì, ma 'tutte le cose' non include se stesso.&amp;quot; Include tutto ma non lui stesso. Quindi lui venne creato dal Padre, e poi con lui ha creato tutte le altre cose. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma Giovanni non si è limitato a questo. Ha detto, in aggiunta (l'ultima parte del versetto 3), &amp;quot;...e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.&amp;quot; Le ultime parole &amp;quot;di tutto ciò che esiste&amp;quot; cosa aggiungono al significato di &amp;quot;senza di lui niente è stato fatto&amp;quot;? &amp;quot;Senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.&amp;quot; Hanno aggiunto questo: Rendono esplicito ed enfatico e cristallino che ogni cosa nella categoria del creato, l'ha fatto Cristo. Di conseguenza, Cristo non è stato creato. Perché se non esisti, come fai a crearti da solo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cristo non è stato creato. È questo che vuol dire essere Dio. E il Verbo era Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Possa il Signore aiutarci a vedere la sua gloria. E onorarlo. Amen.&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Wed, 14 Nov 2012 14:44:01 GMT</pubDate>			<dc:creator>Kathyyee</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:In_principio_era_il_Verbo</comments>		</item>
		<item>
			<title>Feroce come un leone e docile come un agnello: Il marito cristiano come capo, Parte 2</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Feroce_come_un_leone_e_docile_come_un_agnello:_Il_marito_cristiano_come_capo,_Parte_2</link>
			<description>&lt;p&gt;Kathyyee: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|Lionhearted and Lamblike: The Christian Husband as Head, Part 2}}''Cosa significa essere capo'' &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;'''Efesini 5:21-33''' &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
21 Siate sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo. 22 Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore; 23 il marito, infatti, è capo della moglie, come anche Cristo è capo della Chiesa, lui che è il salvatore del suo corpo. 24 E come la Chiesa sta sottomessa a Cristo, così anche le mogli siano soggette ai loro mariti in tutto. 25 E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, 26 per renderla santa, purificandola per mezzo del lavacro dell'acqua accompagnato dalla parola, 27 al fine di farsi comparire davanti la sua Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata. 28 Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo, perché chi ama la propria moglie, ama se stesso.29 Nessuno mai, infatti, ha preso in odio la propria carne; al contrario la nutre e la cura, come fa Cristo con la Chiesa, 30 poiché siamo membra del suo corpo.31 Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e i due formeranno una carne sola. 32 Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa! 33 Quindi anche voi, ciascuno da parte sua, ami la propria moglie come se stesso, e la donna sia rispettosa verso il marito. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Gesù - esempio di virilità''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il motivo per cui sto usando il titolo “feroce come un leone e docile come l’agnello” per riferirsi al marito cristiano come capo della moglie, è perché il marito è chiamato a comandare come Gesù, che è il Leone di Giuda (Apocalisse 5:5) e l'Agnello di Dio (Apocalisse 5:6), ed era feroce come un leone e docile come un agnello, forte e mite, tenace e affettuoso, sensibile e aggressivo, audace e fragile. Si pone come esempio di virilità. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma, potrebbe non essere ancora molto chiaro per alcuni che, nel concetto di autorità suprema si ritrova il significato principale di supremazia. Questo è quello che ritengo sia il caso di pensare. Qui, il verso chiave sull’autorità, si ritrova negli Efesini al verso 5:23: “poiché il marito è il capo della moglie, come anche Cristo è il capo della Chiesa, egli, che è il salvatore del corpo.” Così, il marito trae suggerimenti nel matrimonio da Cristo, dal rapporto di Cristo con la chiesa. Ritengo che il marito ha un’unica responsabilità che è quella di essere il capo nel matrimonio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Il marito come capo''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'ultima volta, ho suggerito quale sarebbe stata la definizione biblica di capo: L’autorità suprema è il divino appello rivolto ad un marito che deve assumersi la responsabilità primaria come Cristo, come capo che si occupa della protezione e di fornire le provviste in casa. Più penso a questi tre aspetti della autorità suprema, cioè alla supremazia, alla protezione e alle provviste, tanto più mi sembra che, in realtà, bastino due espressioni per esprimere una sola cosa. La supremazia è una cosa, e le provviste e la protezione sono due espressioni. In altre parole, la supremazia di un marito si manifesta nell’essere il capo che si prende cura della famiglia e la nutre. Quindi, la protezione e le provviste non devono essere separati dalla supremazia. Rappresentano le due aree più importanti, in cui il marito si assume una responsabilità primaria. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi, quello che dobbiamo fare è vedere come questo viene considerato nel testo e poi l’applicazione e l’illustrazione di ciò che significa. Traete dal testo qualche motivo che ci induca a considerare come la parola chiave nel versetto 23, comporti un’unica responsabilità, quella di essere capo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Il marito come capo''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1) Capo è il termine che indica l’autorità suprema nel Vecchio Testamento. Ad esempio, nei Giudici 11:11, “Iefte adunque andò con gli Anziani di Galaad; e il popolo lo costituì capo e condottiere sopra sè; e Iefte pronunziò davanti al Signore, in Mispa, tutte le parole ch’egli avea prima dette. (kai eis eis kephalēn archēgon).”(Vedi anche 10:18; 11:08, 9; 2 Samuele 22:44; Salmo 18:43, Isaia 7:8). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2) Negli Efesini 1:21-23 che Cristo dice: “ 21è al di sopra di ogni principato e autorità e potestà e signoria, e d’ogni altro nome che si nomina non solo in questo mondo, ma anche in quello a venire.22 Ogni cosa Ei gli ha posta sotto ai piedi, e l’ha dato per capo supremo alla Chiesa, 23 che è il corpo di lui, il compimento di colui che porta a compimento ogni cosa in tutti.” L'attenzione di questo testo si pone sul regno e sull’autorità di Cristo, quando Egli è chiamato capo della chiesa. Quindi, l'accento cade sulla supremazia che Cristo ha sulla chiesa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
3) Negli Efesini 5:25, Paolo dice: “ 25Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la chiesa e ha dato se stesso per lei,&amp;quot; Mentre, qui l'accento cade sul sacrificio di Cristo per la sua sposa e così dice al marito di amare come Cristo, non deve perdere la verità ineluttabile, Cristo compie un’azione assolutamente decisiva qui. Lui non sta rispondendo alla chiesa. La chiesa non programma la sua salvezza e la sua santificazione . Cristo l’ha fatto. Questo è il tipo di supremazia più elevata. E’ al servizio della supremazia. Cristo ha preso l'iniziativa per salvare la sua sposa, e lo sta facendo, soffrendo per lei. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Noi vediamo la supremazia nel sacrificio di Cristo, non perché egli lo programmò e prese l’iniziativa piuttosto che rispondere all’iniziativa, ma anche per il fatto che morì per dare a noi un esempio. Gesù disse: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”.(Matteo 16:24). In altre parole, ho preso l'iniziativa di soffrire per amore, ora prendi la tua croce e seguimi. Questa è la causa per cui la supremazia non è un diritto e un privilegio, ma un peso e una responsabilità. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
4) Infine, di fronte a questi tre motivi per cui l’autorità comporta la supremazia, il quarto argomento è che il concetto di sottomissione, se relazionato all’autorità, significa che l’autorità è la supremazia. Paolo dice nei versi 22-23, “Mogli, siate sottomesse ai vostri mariti, come al Signore. Il marito, infatti, è capo della moglie. “Quando il concetto di sottomissione, è espresso mediante l’autorità del marito, è chiaro che l’autorità implichi il tipo di supremazia che la donna può onorare. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La definizione di sottomissione che noi proporremo dopo, sarà più efficace: “La sottomissione è la divina chiamata di una moglie ad onorare e ad affermare la supremazia del marito e aiutarlo a realizzarsi in base alle sue disposizioni”. L’argomento di oggi è semplice e riguarda il concetto di sottomissione che se relazionato all’autorità, significa che l’autorità è la supremazia. La moglie onori e affermi la supremazia del marito e lo aiuti a realizzarsi in base alla sue disposizioni. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Così, con queste quattro osservazioni- e ce ne sono altre nella Bibbia che guarderemo-concludo che l’autorità è l’appello rivolto ad un marito che deve assumersi la responsabilità primaria come Cristo che si pone al servizio come capo, protegge e nutre la sua casa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La protezione''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora, dove in questo testo vediamo l'idea di questa supremazia che si assume una responsabilità particolare per la protezione e per la fornitura delle provviste alimentari destinate alla famiglia? In primo luogo, si consideri la protezione. Nei versetti 25-27, Paolo mostra al marito come deve amare sua moglie, cioè il modo di esercitare il tipo di autorità come ha fatto Cristo: “25Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la chiesa e ha dato se stesso per lei,26per santificarla, avendola purificata col lavacro dell'acqua per mezzo della parola,27per far comparire la chiesa davanti a sé gloriosa, senza macchia o ruga o alcunché di simile, ma perché sia santa ed irreprensibile”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In altre parole, “ha dato se stesso per lei”, cogliamo il sacrificio salvifico di Gesù Cristo. Quando Cristo ha dato se stesso per noi, ha preso il nostro posto. Egli stesso ha portato i nostri peccati nel suo corpo, sul legno, affinché, morti per il peccato, vivessimo per la giustizia, e mediante le cui lividure siete stati sanati. (Pietro 2:24). “13Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, diventando lui stesso maledizione per noi, come sta scritto:''Maledetto chi pende dal legno'' (Galati 3:13), Ma Dio manifesta il suo amore verso di noi in questo che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi (Romani 5:8). A causa di tutto questo, ci siamo riconciliati a Dio e salvati dalla sua ira. Nei Romani 5:10: &amp;quot;Se infatti, quand’eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita.” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se mai ci fosse stato un esempio di supremazia che prendesse l'iniziativa di proteggere la sua sposa, è proprio questo. Così, quando Paolo chiama il marito ad essere capo di sua moglie da amare come ha fatto Cristo con la Chiesa, quando Egli comanda, qualunque altra cosa egli significhi, significhi: bisognerà proteggerla a tutti i costi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Le provviste alimentari''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E che dire delle provviste alimentari? Sto sostenendo che l’autorità è l’appello divino rivolto ad un marito che deve assumersi la responsabilità primaria come ha fatto Cristo, al servizio come capo che protegge e provvede alle provviste per la casa. Ci sono prove in questo testo che attestano che la supremazia di un marito consiste nell’assumersi la responsabilità primaria nel provvedere alle provviste alimentari destinate alla moglie e ai figli&amp;amp;nbsp;? Sì, se non altro, questo è ancora più chiaro. Considerate i versi 28-29: “28 Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo, perché chi ama la propria moglie ama se stesso. 29Nessuno mai, infatti, ha preso in odio la propria carne; al contrario la nutre e la cura, come fa Cristo con la Chiesa”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le parole &amp;quot;nutrire e prendersi cura&amp;quot; sono significative. La parola “nutrire” (ektrephei) è più spesso utilizzata nella Bibbia e significa allevare e occuparsi dei propri figli, fornendoli ciò di cui hanno bisogno, ma la parte di significato che si attribuisce qui, non è che il marito è un genitore, ma un “provveditore di cura”. E' usato più nel senso della Genesi 45:11, dove Giuseppe dice ai suoi fratelli&amp;amp;nbsp;: E io ti sostenterò quivi, perciocchè vi saranno ancora cinque anni di fame; acciocchè talora tu non sofferi necessità, tu, e la tua famiglia, e tutto ciò ch’è tuo.” Quindi il punto è che almeno il marito è il capo come Cristo che prende l'iniziativa per soddisfare le esigenze di sua moglie e dei suoi figli. Egli provvede per loro &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Analogamente, l'altra parola nel verso 29, punta nella stessa direzione, ma ancora più delicatamente. Il marito &amp;quot;nutre e cura (thalpei) [il suo corpo, sua moglie], come Cristo fa con la Chiesa&amp;quot;. Questa parola è usata da Paolo, in una altro tempo, per fare riferimento al suo tenero amore per la chiesa in Tessalonica. Paragona sé stesso ad una madre che si prende cura del suo bambino. In primo luogo, nei Tessalonicesi 2:7: “7invece, siamo stati mansueti in mezzo a voi, come una nutrice che cura teneramente i propri figliuoli”. Il punto non era affatto quello di sminuire la chiesa, lì l’obbiettivo era quello di enfatizzare la sua tenera cura e il fatto che avrebbe fatto qualsiasi cosa potrebbe fare una madre per il suo bambino. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Così, concludo che c’è una buona ragione proprio negli Efesini 5-per non parlare dei versi 1-3 della Genesi e altrove- per sollevare un appello divino al marito, come responsabile principale simile a Cristo, al servizio come capo, che protegge e nutre la propria famiglia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La vita si sofferma sulla protezione e l’approvvigionamento''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora, si osservi qualcosa a proposito della protezione e dell’approvvigionamento. Si distinguono il motivo per cui essi sono così fondamentali. Senza la protezione e l’approvvigionamento, la vita stessa risulterebbe minacciata. Così, il motivo per chi emergono così in fretta questi due elementi è che, se qui un marito non riuscisse ad affermare la sua supremazia,non ci potrebbe essere nessun altro luogo per farlo. La vita della famiglia si sofferma sulla protezione e sull’approvvigionamento. La vita stessa deve essere protetta e nutrita, altrimenti cesserebbe di esistere. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma, c’è un’altra ragione per cui questi due motivi emergono. La protezione e l’approvvigionamento hanno entrambi un significato sia fisico che spirituale. E i bisogni alimentari devono essere forniti, e non vi è cibo spirituale che non debba essere fornito. Il marito deve proteggere la famiglia dalle aggressioni fisiche e da quelle spirituali. Quindi, se io penso questo, tutto ciò che un marito è chiamato a fare con la sua supremazia, si riassume nei quattro modi seguenti: 1) l’approvvigionamento (come cibo e riparo), 2) la disposizione spirituale (come la parola di Dio e la guida spirituale, l'istruzione, e l'incoraggiamento), 3) la protezione fisica (da intrusioni o calamità naturali o malattie), e 4) la protezione spirituale (come la preghiera e gli avvertimenti e il mantenere alcune influenze fuori di casa). L’approvvigionamento: fisico e spirituale. La protezione: fisico e spirituale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''L’incoraggiamento ai Mariti ''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prima di dare alcuni esempi, suggeritemi una parola che sta per incoraggiamento e cautela. L'incoraggiamento è per gli uomini. Se questo suona nuovo e travolgente, dovrai sentirti incoraggiato dal fatto che Cristo non ti chiamerà a fare quello che non ti permette di fare. Mio padre amava considerare noi come una famiglia, nei Filippesi 4:13 “Io posso ogni cosa in colui che mi fortifica”. I mariti sono chiamati a fare alcune cose molto difficili. Comandare non è facile. Questo è parte di ciò che significa essere un cristiano: Prendi la tua croce e seguimi. Ma da ogni obbligo deriva una promessa. “Non temere, perché io sono con te; non smarrirti, perché io sono il tuo Dio. Ti rendo forte e anche ti vengo in aiuto e ti sostengo con la destra vittoriosa.” (Isaia 41:10). Quindi, essere incoraggiato. Assumere la supremazia è difficile. Ma tu sei un uomo. Sei un uomo. Se tuo padre non ti ha insegnato a comandare come il Padre Celeste vorrebbe. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La cautela per le mogli''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La cautela è per le mogli. Non puoi pretendere che tuo marito assuma la supremazia. E questo per diversi motivi: 1) Esigere è in contraddizione con la supremazia di tuo marito. E’ lontano dal suo modo di essere. Se tu diventerai esigente, lui non sarà più il capo. 2) essere esigente diventerà controproducente, perché egli non avrà più alcun impulso a diventare più forte, la vostra esigenza porterà questo impulso al di fuori del suo cuore, perché non si sentirà più come capo, ma si sentirà come un’ acquiescenza. 3) deve venire da dentro di lui, lavorando mediante la parola di Dio e dello Spirito di Dio. Così, invece di esigere, 1) bisognerebbe pregare ardentemente per lui, perché Dio possa risvegliare la sua vera virilità 2) per il momento, chiedete che venga fatto questo ad uno di voi due, quando non sarete né stanchi né arrabbiati, potrete parlare dei desideri del vostro cuore. Quando esprimerete i vostri desideri, non lo fate risuonare come un “ultimatum”, e come un senso di speranza fondata in Dio, non nell'uomo, ma esprimete apprezzamento e onore per qualsiasi modo usato per comandare. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Esempi e spiegazioni''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questi sono l'incoraggiamento e la cautela. Ora alcuni esempi e spiegazioni. Questi devono essere brevi e provocatori, piuttosto che completi e un tentativo di rispondere a tutte le vostre domande. Considerate ciò che è la supremazia in ciascuna dei quattro motivi menzionati in precedenza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''1. L’autorità deve provvedere alle necessità spirituali''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per provvedere alle necessità spirituali della famiglia, è necessario conoscere il cibo spirituale. Ciò significa che un uomo deve comandare duramente dopo Dio. Tu puoi comandare spiritualmente se stai crescendo mediante la conoscenza di Dio e il tuo amore per Dio. Se stai alimentando l’anima con la parola di Dio, sarai attratto ad alimentare l’anima di tua moglie e dei tuoi figli. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Invita tua moglie ei tuoi figli a fare ogni giorno, delle devozioni familiari che possono essere chiamate come vuoi: le preghiere della famiglia, il culto della famiglia, la famiglia al tempo della Bibbia. Assumiti la responsabilità di riunirli. Se non sai cosa fare, chiedi ad alcuni fratelli, quello che fanno. Oppure chiedi a tua moglie quello che vorrebbe fare. Non c'è bisogno di essere da soli in questo caso. Ricorda, l’autorità si assume la responsabilità primaria, non una responsabilità esclusiva. La moglie, noi preghiamo, è sempre sostenuta e aiutata. E ha regolarmente dei doni che il marito non ha. Ciò che le donne acquisiscono giustamente nel tempo da un uomo, è un'iniziativa spirituale e morale, non il dominio spirituale e morale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E ricordate, non vi è alcuna connessione necessaria tra l'essere un leader effettivo e essere più intellettuale o più competente di tua moglie. La supremazia non si acquisisce, è superiore. Chi l’acquisisce, dovrebbe prendere iniziative. Fate in modo che le famiglia preghi e legga la Bibbia e vada in chiesa e discuta di questioni spirituali e morali, e impari a usare i mezzi di grazia e cresca nella conoscenza, e segua il tuo esempio in tutte queste cose. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''2. L’autorità deve provvedere alle provviste alimentari ''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il marito ha la responsabilità primaria di mettere il pane in tavola. Ancora una volta la parola “primaria” è importante. Sia i mariti che le mogli lavorano sempre. Ma, i normali ambiti di lavoro sono dell'uomo: capofamiglia, la moglie: addetta ai servizi domestici, sarta, nutrice. E ciò non significherà mai che non ci sono momenti in cui una donna non può lavorare fuori casa o che il marito non può condividere gli oneri domestici. Ma, significherà che un uomo compromette la propria anima e invia il messaggio sbagliato alla moglie e ai figli quando non si posiziona come colui che dà la sua vita per mettere il pane in tavola. Egli può essere incapace e inabile a fare ciò che il suo cuore desidera di fare. Egli può essere temporaneamente a scuola, mentre lei sostiene la famiglia. Ma in ogni caso il suo cuore, e se possibile il suo corpo, si sta muovendo verso l'uso della sua mente e delle sue mani per provvedere fisicamente alla moglie e ai figli. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''3. L’autorità nella Protezione Spirituale''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I pericoli spirituali che affliggono la famiglia oggi, sono innumerevoli e indefinibili. Abbiamo bisogno di valorosi guerrieri, come mai prima d'ora. Non con lance e scudi, ma con discernimento biblico e coraggio. In primo luogo, mariti, pregate per la vostra famiglia ogni giorno, “non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male.” Lotta per loro nella preghiera contro il diavolo e contro il mondo e la carne. Ripetete le preghiere della Bibbia per loro. Non stancatevi. Dio ascolta e risponde alle preghiere per le nostre mogli e per i nostri figli. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Devi stabilire dei principi per tua moglie e i tuoi figli. Lavorare come tua moglie per loro. Ricordatevi qui che la responsabilità dell’autorità è primaria, non una responsabilità esclusiva. Le mogli desiderano aiutarvi, ma ciò che le frustra è che non possono prendere nessuna iniziativa e cercano di determinare e di far rispettare solo i principi. Prendere l'iniziativa pensando a ciò che sarà consentito guardare in TV. Quali film tu e i bambini andrete a vedere. Che musica ascolteranno. E quanto basse saranno le scollature di tua figlia . Sono tentato di predicare un intero messaggio sul rapporto tra padri e il modo di vestire delle figlie. Sì, la mamma gioca un ruolo chiave nell’aiutare una giovane donna ad imparare cosa vuol dire essere modesti e belli. Ma, il ruolo di papà per entrambi, è indispensabile sia per celebrare il loro aspetto e dirli che il loro modo di vestire non ha lo stesso significato che loro credono che abbia. Papà sà cosa esattamente voglio dire. Quello di cui ho bisogno qui, è il coraggio. Non abbiate paura in questo caso. Questa è tua figlia che deve ascoltare quello che state dicendo a proposito del modo di vestire delle persone. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un altro esempio di supremazia nella protezione spirituale: Paolo dice negli Efesini 4:26-27: “Adiratevi e non peccate; il sole non tramonti sul vostro cruccio;e non date luogo al diavolo.” In altre parole, una porta spalancata al diavolo in casa è una rabbia irrisolta nel momento in cui tramonta il sole. Nei bambini e nel matrimonio. La parola supremazia significa prendere l'iniziativa nella riconciliazione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ciò non significa che le mogli non dovrebbero mai dire di essere dispiaciute. Ma, nel rapporto tra Cristo e la sua Chiesa, prende l’iniziativa per migliorare le cose&amp;amp;nbsp;? Chi ha lasciato la comodità e la sicurezza del trono della giustizia per mettere la misericordia al servizio del Calvario? Chi è tornato a Pietro prima, dopo tre rifiuti? Chi è tornato di nuovo a voi, perdonandovi e offrendovi di nuovo amicizia? Quindi mariti, la vostra autorità suprema vuol dire: Vai avanti. Assumiti la responsabilità. Non importa se è colpa sua. Ciò non fermò Cristo. Chi romperà per prima il gelido silenzio? Chi soffocherà le parole, “Mi dispiace, io vorrei che sia meglio”? Oppure: “Possiamo discuterne? Mi piacerebbe che le cose vadano meglio. “Lei potrebbe battermi sul tempo. Va bene. Ma guai a voi se si pensa che, dal momento che è colpa sua, lei è obbligata a dire la prima parola riconciliatrice. Comandare non è facile. E il più difficile lavoro, il più umiliante del mondo. Proteggi la tua famiglia. Impegnati, e l’impegno dipende da ciò che avete dentro di voi, fate la pace prima che tramonti il sole. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''4. L’autorità nella protezione fisica''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ho bisogno di un’illustrazione per dimostrare ciò che desidero.Se si ode un rumore che deriva dal piano di sotto durante la notte e potrebbe essere un ladro, non si dice a lei: questo è un matrimonio egualitario, quindi è il tuo turno per andare a controllare. Sono andato l'ultima volta. “E questo vale anche se tua moglie è cintura nera di karate. Dopo averlo cercato, il ladro potrebbe finire con un bel calcio sul plesso solare. Ma, è meglio sia a terra privo di sensi , o che tu non sia un uomo. Questo è scritto sulla tua anima, fratello, da Dio Onnipotente. Grande o piccolo, forte o debole, di notte e di giorno, devi andare per prima tu ad affrontare il nemico. Guai al marito-e guai alla nazione che mandano le loro donne a combattere le loro battaglie.” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Per la gloria di Dio e per il nostro bene''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando Adamo ed Eva peccarono in giardino, Dio venne a chiedere sul loro conto, non importa che Eva avesse peccato prima. Dio disse: “Adamo, dove sei?” (Genesi 3:9). Questa è la parola di Dio per la famiglia di oggi: Adamo, marito, padre, dove sei? Se qualcosa non funziona correttamente a casa tua e Gesù viene a bussare alla porta, egli può avere un problema con la moglie se la prima cosa che ha intenzione di dire quando apri la porta è, “Lei, è l'uomo di casa?” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando un uomo si assume con gioia la responsabilità primaria data da Dio e simile a quella di Cristo, come capo al servizio che si occupa di nutrire e proteggere la sua famiglia, del benessere spirituale della famiglia, della disciplina e dell'educazione dei figli, della gestione del denaro , dello svolgimento di un lavoro stabile, della guarigione della discordia, non ho mai incontrato una moglie dispiaciuta di aver sposato un marito del genere. Perché, quando Dio programma una cosa (come il matrimonio), lo programma per la sua gloria e per il nostro bene.&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Thu, 08 Nov 2012 15:17:59 GMT</pubDate>			<dc:creator>Kathyyee</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Feroce_come_un_leone_e_docile_come_un_agnello:_Il_marito_cristiano_come_capo,_Parte_2</comments>		</item>
		<item>
			<title>Feroce come un leone e docile come un agnello: Il marito cristiano come capo, Parte 2</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Feroce_come_un_leone_e_docile_come_un_agnello:_Il_marito_cristiano_come_capo,_Parte_2</link>
			<description>&lt;p&gt;Kathyyee: Creata pagina con '{{info|Lionhearted and Lamblike: The Christian Husband as Head, Part 2}}''Cosa significa essere capo'' &amp;lt;blockquote&amp;gt; '''Efesini 5:21-33''' &amp;lt;/blockquote&amp;gt; 21 Siate sottomessi gli un...'&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|Lionhearted and Lamblike: The Christian Husband as Head, Part 2}}''Cosa significa essere capo''&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
'''Efesini 5:21-33'''&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
21 Siate sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo. 22 Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore; 23 il marito, infatti, è capo della moglie, come anche Cristo è capo della Chiesa, lui che è il salvatore del suo corpo. 24 E come la Chiesa sta sottomessa a Cristo, così anche le mogli siano soggette ai loro mariti in tutto. 25 E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, 26 per renderla santa, purificandola per mezzo del lavacro dell'acqua accompagnato dalla parola, 27 al fine di farsi comparire davanti la sua Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata. 28 Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo, perché chi ama la propria moglie, ama se stesso.29 Nessuno mai, infatti, ha preso in odio la propria carne; al contrario la nutre e la cura, come fa Cristo con la Chiesa, 30 poiché siamo membra del suo corpo.31 Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e i due formeranno una carne sola. 32 Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa! 33 Quindi anche voi, ciascuno da parte sua, ami la propria moglie come se stesso, e la donna sia rispettosa verso il marito. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Gesù - esempio di virilità'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il motivo per cui sto usando il titolo “feroce come un leone e docile come l’agnello” per riferirsi al marito cristiano come capo della moglie, è perché il marito è chiamato a comandare come Gesù, che è il Leone di Giuda (Apocalisse 5:5) e l'Agnello di Dio (Apocalisse 5:6), ed era feroce come un leone e docile come un agnello, forte e mite, tenace e affettuoso, sensibile e aggressivo, audace e fragile. Si pone come esempio di virilità. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma, potrebbe non essere ancora molto chiaro per alcuni che, nel concetto di autorità suprema si ritrova il significato principale di supremazia. Questo è quello che ritengo sia il caso di pensare. Qui, il verso chiave sull’autorità, si ritrova negli Efesini al verso 5:23: “poiché il marito è il capo della moglie, come anche Cristo è il capo della Chiesa, egli, che è il salvatore del corpo.” Così, il marito trae suggerimenti nel matrimonio da Cristo, dal rapporto di Cristo con la chiesa. Ritengo che il marito ha un’unica responsabilità che è quella di essere il capo nel matrimonio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Il marito come capo'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'ultima volta, ho suggerito quale sarebbe stata la definizione biblica di capo: L’autorità suprema è il divino appello rivolto ad un marito che deve assumersi la responsabilità primaria come Cristo, come capo che si occupa della protezione e di fornire le provviste in casa. Più penso a questi tre aspetti della autorità suprema, cioè alla supremazia, alla protezione e alle provviste, tanto più mi sembra che, in realtà, bastino due espressioni per esprimere una sola cosa. La supremazia è una cosa, e le provviste e la protezione sono due espressioni. In altre parole, la supremazia di un marito si manifesta nell’essere il capo che si prende cura della famiglia e la nutre. Quindi, la protezione e le provviste non devono essere separati dalla supremazia. Rappresentano le due aree più importanti, in cui il marito si assume una responsabilità primaria. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi, quello che dobbiamo fare è vedere come questo viene considerato nel testo e poi l’applicazione e l’illustrazione di ciò che significa. Traete dal testo qualche motivo che ci induca a considerare come la parola chiave nel versetto 23, comporti un’unica responsabilità, quella di essere capo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Il marito come capo'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1) Capo è il termine che indica l’autorità suprema nel Vecchio Testamento. Ad esempio, nei Giudici 11:11, “Iefte adunque andò con gli Anziani di Galaad; e il popolo lo costituì capo e condottiere sopra sè; e Iefte pronunziò davanti al Signore, in Mispa, tutte le parole ch’egli avea prima dette. (kai eis eis kephalēn archēgon).”(Vedi anche 10:18; 11:08, 9; 2 Samuele 22:44; Salmo 18:43, Isaia 7:8). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2) Negli Efesini 1:21-23 che Cristo dice: “ 21è al di sopra di ogni principato e autorità e potestà e signoria, e d’ogni altro nome che si nomina non solo in questo mondo, ma anche in quello a venire.22 Ogni cosa Ei gli ha posta sotto ai piedi, e l’ha dato per capo supremo alla Chiesa, 23 che è il corpo di lui, il compimento di colui che porta a compimento ogni cosa in tutti.” L'attenzione di questo testo si pone sul regno e sull’autorità di Cristo, quando Egli è chiamato capo della chiesa. Quindi, l'accento cade sulla supremazia che Cristo ha sulla chiesa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
3) Negli Efesini 5:25, Paolo dice: “ 25Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la chiesa e ha dato se stesso per lei,&amp;quot; Mentre, qui l'accento cade sul sacrificio di Cristo per la sua sposa e così dice al marito di amare come Cristo, non deve perdere la verità ineluttabile, Cristo compie un’azione assolutamente decisiva qui. Lui non sta rispondendo alla chiesa. La chiesa non programma la sua salvezza e la sua santificazione . Cristo l’ha fatto. Questo è il tipo di supremazia più elevata. E’ al servizio della supremazia. Cristo ha preso l'iniziativa per salvare la sua sposa, e lo sta facendo, soffrendo per lei. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Noi vediamo la supremazia nel sacrificio di Cristo, non perché egli lo programmò e prese l’iniziativa piuttosto che rispondere all’iniziativa, ma anche per il fatto che morì per dare a noi un esempio. Gesù disse: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”.(Matteo 16:24). In altre parole, ho preso l'iniziativa di soffrire per amore, ora prendi la tua croce e seguimi. Questa è la causa per cui la supremazia non è un diritto e un privilegio, ma un peso e una responsabilità. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
4) Infine, di fronte a questi tre motivi per cui l’autorità comporta la supremazia, il quarto argomento è che il concetto di sottomissione, se relazionato all’autorità, significa che l’autorità è la supremazia. Paolo dice nei versi 22-23, “Mogli, siate sottomesse ai vostri mariti, come al Signore. Il marito, infatti, è capo della moglie. “Quando il concetto di sottomissione, è espresso mediante l’autorità del marito, è chiaro che l’autorità implichi il tipo di supremazia che la donna può onorare. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La definizione di sottomissione che noi proporremo dopo, sarà più efficace: “La sottomissione è la divina chiamata di una moglie ad onorare e ad affermare la supremazia del marito e aiutarlo a realizzarsi in base alle sue disposizioni”. L’argomento di oggi è semplice e riguarda il concetto di sottomissione che se relazionato all’autorità, significa che l’autorità è la supremazia. La moglie onori e affermi la supremazia del marito e lo aiuti a realizzarsi in base alla sue disposizioni. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Così, con queste quattro osservazioni- e ce ne sono altre nella Bibbia che guarderemo-concludo che l’autorità è l’appello rivolto ad un marito che deve assumersi la responsabilità primaria come Cristo che si pone al servizio come capo, protegge e nutre la sua casa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La protezione'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora, dove in questo testo vediamo l'idea di questa supremazia che si assume una responsabilità particolare per la protezione e per la fornitura delle provviste alimentari destinate alla famiglia? In primo luogo, si consideri la protezione. Nei versetti 25-27, Paolo mostra al marito come deve amare sua moglie, cioè il modo di esercitare il tipo di autorità come ha fatto Cristo: “25Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la chiesa e ha dato se stesso per lei,26per santificarla, avendola purificata col lavacro dell'acqua per mezzo della parola,27per far comparire la chiesa davanti a sé gloriosa, senza macchia o ruga o alcunché di simile, ma perché sia santa ed irreprensibile”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In altre parole, “ha dato se stesso per lei”, cogliamo il sacrificio salvifico di Gesù Cristo. Quando Cristo ha dato se stesso per noi, ha preso il nostro posto. Egli stesso ha portato i nostri peccati nel suo corpo, sul legno, affinché, morti per il peccato, vivessimo per la giustizia, e mediante le cui lividure siete stati sanati. (Pietro 2:24). “13Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, diventando lui stesso maledizione per noi, come sta scritto:Maledetto chi pende dal legno (Galati 3:13), Ma Dio manifesta il suo amore verso di noi in questo che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi (Romani 5:8). A causa di tutto questo, ci siamo riconciliati a Dio e salvati dalla sua ira. Nei Romani 5:10: &amp;quot;Se infatti, quand’eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita.” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se mai ci fosse stato un esempio di supremazia che prendesse l'iniziativa di proteggere la sua sposa, è proprio questo. Così, quando Paolo chiama il marito ad essere capo di sua moglie da amare come ha fatto Cristo con la Chiesa, quando Egli comanda, qualunque altra cosa egli significhi, significhi: bisognerà proteggerla a tutti i costi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Le provviste alimentari'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E che dire delle provviste alimentari? Sto sostenendo che l’autorità è l’appello divino rivolto ad un marito che deve assumersi la responsabilità primaria come ha fatto Cristo, al servizio come capo che protegge e provvede alle provviste per la casa. Ci sono prove in questo testo che attestano che la supremazia di un marito consiste nell’assumersi la responsabilità primaria nel provvedere alle provviste alimentari destinate alla moglie e ai figli&amp;amp;nbsp;? Sì, se non altro, questo è ancora più chiaro. Considerate i versi 28-29: “28 Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo, perché chi ama la propria moglie ama se stesso. 29Nessuno mai, infatti, ha preso in odio la propria carne; al contrario la nutre e la cura, come fa Cristo con la Chiesa”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le parole &amp;quot;nutrire e prendersi cura&amp;quot; sono significative. La parola “nutrire” (ektrephei) è più spesso utilizzata nella Bibbia e significa allevare e occuparsi dei propri figli, fornendoli ciò di cui hanno bisogno, ma la parte di significato che si attribuisce qui, non è che il marito è un genitore, ma un “provveditore di cura”. E' usato più nel senso della Genesi 45:11, dove Giuseppe dice ai suoi fratelli&amp;amp;nbsp;: E io ti sostenterò quivi, perciocchè vi saranno ancora cinque anni di fame; acciocchè talora tu non sofferi necessità, tu, e la tua famiglia, e tutto ciò ch’è tuo.” Quindi il punto è che almeno il marito è il capo come Cristo che prende l'iniziativa per soddisfare le esigenze di sua moglie e dei suoi figli. Egli provvede per loro &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Analogamente, l'altra parola nel verso 29, punta nella stessa direzione, ma ancora più delicatamente. Il marito &amp;quot;nutre e cura (thalpei) [il suo corpo, sua moglie], come Cristo fa con la Chiesa&amp;quot;. Questa parola è usata da Paolo, in una altro tempo, per fare riferimento al suo tenero amore per la chiesa in Tessalonica. Paragona sé stesso ad una madre che si prende cura del suo bambino. In primo luogo, nei Tessalonicesi 2:7: “7invece, siamo stati mansueti in mezzo a voi, come una nutrice che cura teneramente i propri figliuoli”. Il punto non era affatto quello di sminuire la chiesa, lì l’obbiettivo era quello di enfatizzare la sua tenera cura e il fatto che avrebbe fatto qualsiasi cosa potrebbe fare una madre per il suo bambino. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Così, concludo che c’è una buona ragione proprio negli Efesini 5-per non parlare dei versi 1-3 della Genesi e altrove- per sollevare un appello divino al marito, come responsabile principale simile a Cristo, al servizio come capo, che protegge e nutre la propria famiglia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La vita si sofferma sulla protezione e l’approvvigionamento''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora, si osservi qualcosa a proposito della protezione e dell’approvvigionamento. Si distinguono il motivo per cui essi sono così fondamentali. Senza la protezione e l’approvvigionamento, la vita stessa risulterebbe minacciata. Così, il motivo per chi emergono così in fretta questi due elementi è che, se qui un marito non riuscisse ad affermare la sua supremazia,non ci potrebbe essere nessun altro luogo per farlo. La vita della famiglia si sofferma sulla protezione e sull’approvvigionamento. La vita stessa deve essere protetta e nutrita, altrimenti cesserebbe di esistere. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma, c’è un’altra ragione per cui questi due motivi emergono. La protezione e l’approvvigionamento hanno entrambi un significato sia fisico che spirituale. E i bisogni alimentari devono essere forniti, e non vi è cibo spirituale che non debba essere fornito. Il marito deve proteggere la famiglia dalle aggressioni fisiche e da quelle spirituali. Quindi, se io penso questo, tutto ciò che un marito è chiamato a fare con la sua supremazia, si riassume nei quattro modi seguenti: 1) l’approvvigionamento (come cibo e riparo), 2) la disposizione spirituale (come la parola di Dio e la guida spirituale, l'istruzione, e l'incoraggiamento), 3) la protezione fisica (da intrusioni o calamità naturali o malattie), e 4) la protezione spirituale (come la preghiera e gli avvertimenti e il mantenere alcune influenze fuori di casa). L’approvvigionamento: fisico e spirituale. La protezione: fisico e spirituale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''L’incoraggiamento ai Mariti ''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prima di dare alcuni esempi, suggeritemi una parola che sta per incoraggiamento e cautela. L'incoraggiamento è per gli uomini. Se questo suona nuovo e travolgente, dovrai sentirti incoraggiato dal fatto che Cristo non ti chiamerà a fare quello che non ti permette di fare. Mio padre amava considerare noi come una famiglia, nei Filippesi 4:13 “Io posso ogni cosa in colui che mi fortifica”. I mariti sono chiamati a fare alcune cose molto difficili. Comandare non è facile. Questo è parte di ciò che significa essere un cristiano: Prendi la tua croce e seguimi. Ma da ogni obbligo deriva una promessa. “Non temere, perché io sono con te; non smarrirti, perché io sono il tuo Dio. Ti rendo forte e anche ti vengo in aiuto e ti sostengo con la destra vittoriosa.” (Isaia 41:10). Quindi, essere incoraggiato. Assumere la supremazia è difficile. Ma tu sei un uomo. Sei un uomo. Se tuo padre non ti ha insegnato a comandare come il Padre Celeste vorrebbe. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La cautela per le mogli'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La cautela è per le mogli. Non puoi pretendere che tuo marito assuma la supremazia. E questo per diversi motivi: 1) Esigere è in contraddizione con la supremazia di tuo marito. E’ lontano dal suo modo di essere. Se tu diventerai esigente, lui non sarà più il capo. 2) essere esigente diventerà controproducente, perché egli non avrà più alcun impulso a diventare più forte, la vostra esigenza porterà questo impulso al di fuori del suo cuore, perché non si sentirà più come capo, ma si sentirà come un’ acquiescenza. 3) deve venire da dentro di lui, lavorando mediante la parola di Dio e dello Spirito di Dio. Così, invece di esigere, 1) bisognerebbe pregare ardentemente per lui, perché Dio possa risvegliare la sua vera virilità 2) per il momento, chiedete che venga fatto questo ad uno di voi due, quando non sarete né stanchi né arrabbiati, potrete parlare dei desideri del vostro cuore. Quando esprimerete i vostri desideri, non lo fate risuonare come un “ultimatum”, e come un senso di speranza fondata in Dio, non nell'uomo, ma esprimete apprezzamento e onore per qualsiasi modo usato per comandare. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Esempi e spiegazioni'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questi sono l'incoraggiamento e la cautela. Ora alcuni esempi e spiegazioni. Questi devono essere brevi e provocatori, piuttosto che completi e un tentativo di rispondere a tutte le vostre domande. Considerate ciò che è la supremazia in ciascuna dei quattro motivi menzionati in precedenza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''1. L’autorità deve provvedere alle necessità spirituali'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per provvedere alle necessità spirituali della famiglia, è necessario conoscere il cibo spirituale. Ciò significa che un uomo deve comandare duramente dopo Dio. Tu puoi comandare spiritualmente se stai crescendo mediante la conoscenza di Dio e il tuo amore per Dio. Se stai alimentando l’anima con la parola di Dio, sarai attratto ad alimentare l’anima di tua moglie e dei tuoi figli. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Invita tua moglie ei tuoi figli a fare ogni giorno, delle devozioni familiari che possono essere chiamate come vuoi: le preghiere della famiglia, il culto della famiglia, la famiglia al tempo della Bibbia. Assumiti la responsabilità di riunirli. Se non sai cosa fare, chiedi ad alcuni fratelli, quello che fanno. Oppure chiedi a tua moglie quello che vorrebbe fare. Non c'è bisogno di essere da soli in questo caso. Ricorda, l’autorità si assume la responsabilità primaria, non una responsabilità esclusiva. La moglie, noi preghiamo, è sempre sostenuta e aiutata. E ha regolarmente dei doni che il marito non ha. Ciò che le donne acquisiscono giustamente nel tempo da un uomo, è un'iniziativa spirituale e morale, non il dominio spirituale e morale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E ricordate, non vi è alcuna connessione necessaria tra l'essere un leader effettivo e essere più intellettuale o più competente di tua moglie. La supremazia non si acquisisce, è superiore. Chi l’acquisisce, dovrebbe prendere iniziative. Fate in modo che le famiglia preghi e legga la Bibbia e vada in chiesa e discuta di questioni spirituali e morali, e impari a usare i mezzi di grazia e cresca nella conoscenza, e segua il tuo esempio in tutte queste cose. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''2. L’autorità deve provvedere alle provviste alimentari ''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il marito ha la responsabilità primaria di mettere il pane in tavola. Ancora una volta la parola “primaria” è importante. Sia i mariti che le mogli lavorano sempre. Ma, i normali ambiti di lavoro sono dell'uomo: capofamiglia, la moglie: addetta ai servizi domestici, sarta, nutrice. E ciò non significherà mai che non ci sono momenti in cui una donna non può lavorare fuori casa o che il marito non può condividere gli oneri domestici. Ma, significherà che un uomo compromette la propria anima e invia il messaggio sbagliato alla moglie e ai figli quando non si posiziona come colui che dà la sua vita per mettere il pane in tavola. Egli può essere incapace e inabile a fare ciò che il suo cuore desidera di fare. Egli può essere temporaneamente a scuola, mentre lei sostiene la famiglia. Ma in ogni caso il suo cuore, e se possibile il suo corpo, si sta muovendo verso l'uso della sua mente e delle sue mani per provvedere fisicamente alla moglie e ai figli. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''3. L’autorità nella Protezione Spirituale'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I pericoli spirituali che affliggono la famiglia oggi, sono innumerevoli e indefinibili. Abbiamo bisogno di valorosi guerrieri, come mai prima d'ora. Non con lance e scudi, ma con discernimento biblico e coraggio. In primo luogo, mariti, pregate per la vostra famiglia ogni giorno, “non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male.” Lotta per loro nella preghiera contro il diavolo e contro il mondo e la carne. Ripetete le preghiere della Bibbia per loro. Non stancatevi. Dio ascolta e risponde alle preghiere per le nostre mogli e per i nostri figli. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Devi stabilire dei principi per tua moglie e i tuoi figli. Lavorare come tua moglie per loro. Ricordatevi qui che la responsabilità dell’autorità è primaria, non una responsabilità esclusiva. Le mogli desiderano aiutarvi, ma ciò che le frustra è che non possono prendere nessuna iniziativa e cercano di determinare e di far rispettare solo i principi. Prendere l'iniziativa pensando a ciò che sarà consentito guardare in TV. Quali film tu e i bambini andrete a vedere. Che musica ascolteranno. E quanto basse saranno le scollature di tua figlia . Sono tentato di predicare un intero messaggio sul rapporto tra padri e il modo di vestire delle figlie. Sì, la mamma gioca un ruolo chiave nell’aiutare una giovane donna ad imparare cosa vuol dire essere modesti e belli. Ma, il ruolo di papà per entrambi, è indispensabile sia per celebrare il loro aspetto e dirli che il loro modo di vestire non ha lo stesso significato che loro credono che abbia. Papà sà cosa esattamente voglio dire. Quello di cui ho bisogno qui, è il coraggio. Non abbiate paura in questo caso. Questa è tua figlia che deve ascoltare quello che state dicendo a proposito del modo di vestire delle persone. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un altro esempio di supremazia nella protezione spirituale: Paolo dice negli Efesini 4:26-27: “Adiratevi e non peccate; il sole non tramonti sul vostro cruccio;e non date luogo al diavolo.” In altre parole, una porta spalancata al diavolo in casa è una rabbia irrisolta nel momento in cui tramonta il sole. Nei bambini e nel matrimonio. La parola supremazia significa prendere l'iniziativa nella riconciliazione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ciò non significa che le mogli non dovrebbero mai dire di essere dispiaciute. Ma, nel rapporto tra Cristo e la sua Chiesa, prende l’iniziativa per migliorare le cose&amp;amp;nbsp;? Chi ha lasciato la comodità e la sicurezza del trono della giustizia per mettere la misericordia al servizio del Calvario? Chi è tornato a Pietro prima, dopo tre rifiuti? Chi è tornato di nuovo a voi, perdonandovi e offrendovi di nuovo amicizia? Quindi mariti, la vostra autorità suprema vuol dire: Vai avanti. Assumiti la responsabilità. Non importa se è colpa sua. Ciò non fermò Cristo. Chi romperà per prima il gelido silenzio? Chi soffocherà le parole, “Mi dispiace, io vorrei che sia meglio”? Oppure: “Possiamo discuterne? Mi piacerebbe che le cose vadano meglio. “Lei potrebbe battermi sul tempo. Va bene. Ma guai a voi se si pensa che, dal momento che è colpa sua, lei è obbligata a dire la prima parola riconciliatrice. Comandare non è facile. E il più difficile lavoro, il più umiliante del mondo. Proteggi la tua famiglia. Impegnati, e l’impegno dipende da ciò che avete dentro di voi, fate la pace prima che tramonti il sole. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''4. L’autorità nella protezione fisica'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ho bisogno di un’illustrazione per dimostrare ciò che desidero.Se si ode un rumore che deriva dal piano di sotto durante la notte e potrebbe essere un ladro, non si dice a lei: questo è un matrimonio egualitario, quindi è il tuo turno per andare a controllare. Sono andato l'ultima volta. “E questo vale anche se tua moglie è cintura nera di karate. Dopo averlo cercato, il ladro potrebbe finire con un bel calcio sul plesso solare. Ma, è meglio sia a terra privo di sensi , o che tu non sia un uomo. Questo è scritto sulla tua anima, fratello, da Dio Onnipotente. Grande o piccolo, forte o debole, di notte e di giorno, devi andare per prima tu ad affrontare il nemico. Guai al marito-e guai alla nazione che mandano le loro donne a combattere le loro battaglie.” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Per la gloria di Dio e per il nostro bene'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando Adamo ed Eva peccarono in giardino, Dio venne a chiedere sul loro conto, non importa che Eva avesse peccato prima. Dio disse: “Adamo, dove sei?” (Genesi 3:9). Questa è la parola di Dio per la famiglia di oggi: Adamo, marito, padre, dove sei? Se qualcosa non funziona correttamente a casa tua e Gesù viene a bussare alla porta, egli può avere un problema con la moglie se la prima cosa che ha intenzione di dire quando apri la porta è, “Lei, è l'uomo di casa?” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando un uomo si assume con gioia la responsabilità primaria data da Dio e simile a quella di Cristo, come capo al servizio che si occupa di nutrire e proteggere la sua famiglia, del benessere spirituale della famiglia, della disciplina e dell'educazione dei figli, della gestione del denaro , dello svolgimento di un lavoro stabile, della guarigione della discordia, non ho mai incontrato una moglie dispiaciuta di aver sposato un marito del genere. Perché, quando Dio programma una cosa (come il matrimonio), lo programma per la sua gloria e per il nostro bene.&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Thu, 08 Nov 2012 15:08:41 GMT</pubDate>			<dc:creator>Kathyyee</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Feroce_come_un_leone_e_docile_come_un_agnello:_Il_marito_cristiano_come_capo,_Parte_2</comments>		</item>
		<item>
			<title>Possiamo imparare qualcosa dagli amici di Giobbe su come alleviare la sofferenza?</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Possiamo_imparare_qualcosa_dagli_amici_di_Giobbe_su_come_alleviare_la_sofferenza%3F</link>
			<description>&lt;p&gt;Kathyyee: Creata pagina con '{{info|Can we learn something from Job's friends about how to help the hurting?}}''Il testo che segue è una trascrizione editata di una registrazione audio.''  '''Possiamo impar...'&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|Can we learn something from Job's friends about how to help the hurting?}}''Il testo che segue è una trascrizione editata di una registrazione audio.''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Possiamo imparare qualcosa dagli amici di Giobbe su come alleviare la sofferenza?'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma certo. Quei primi sette giorni sono stati la loro ora cruciale. Se si fossero fermati là sarebbero stati degli eroi, penso, perchè avrebbero mostrato compassione e pazienza. E questo è ciò che dovremmo imparare. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando si è colpiti da una terribile catastrofe si dovrebbe davvero essere lenti a parlare e svelti ad ascoltare. Si dovrebbe essere svelti a piangere, svelti ad abbracciare e svelti ad assecondare i bisogni, a portare il cibo e contare su Dio. La lotta teologica viene in seguito probabilmente. Varia da persona a persona. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma penso che la lezione che impariamo dalla progressione del libro di Giobbe è che, anche se quei tre amici (Elifaz, Bildad e Zofar) erano seduti sulla polvere e la cenere, nella sofferenza con il loro amico Giobbe, lo aiutavano comunque. E molte persone ricevono aiuto semplicemente dalla presenza amorevole di un altro. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non penso che questo annulli l’importanza della verità. Vi darò un esempio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Io ho come collega qua Tom Steller, che è con me da 24 anni. Ed io e Tom a volte ci siamo detti: “ Sarebbe meraviglioso rimanere insieme fino alla nostra morte, Tom”. Ed a seconda di chi va a trovare l’altro all’ospedale nel momento della morte, sappiamo, a causa dei 24 o (forse allora) 54 anni passati insieme, che non abbiamo bisogno di dire una parola. Ci siamo già detti tutto. Abbiamo una teologia comune. Nessuno di noi dovrà far la predica all’altro per fissare le proprie idee. Sapremo tutti e due che Dio regna, Dio è buono, Dio è amorevole e Dio è saggio. Siamo perplessi, ma non c’è bisogno di fare la predica. Prendiamoci solo la mano e preghiamo e lottiamo questa battaglia di fede insieme.&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 16 Jul 2012 15:59:22 GMT</pubDate>			<dc:creator>Kathyyee</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Possiamo_imparare_qualcosa_dagli_amici_di_Giobbe_su_come_alleviare_la_sofferenza%3F</comments>		</item>
		<item>
			<title>Cosa significa amare il Signore con tutta la tua mente?</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Cosa_significa_amare_il_Signore_con_tutta_la_tua_mente%3F</link>
			<description>&lt;p&gt;Kathyyee: Ha protetto &amp;quot;Cosa significa amare il Signore con tutta la tua mente?&amp;quot; ([edit=sysop] (infinito) [move=sysop] (infinito))&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|What does it mean to love the Lord with all your mind?}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
''Quanto segue è una trascrizione stampata dell’originale audio.'' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Cosa significa amare il Signore con tutta la tua mente?''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ce sono diversi componenti relativi all’amore intellettuale per Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
#Dedicare la nostra mente a conoscere Dio. &lt;br /&gt;
#Pensare a Dio di modo giusto ed autentico, per non crearsi idee false nella nostra mente. &lt;br /&gt;
#Non essere soddisfatti di una conoscenza meramente intellettuale dei sui attributi, carattere ed azioni, ma dedicare intenzionalmente uno sforzo mentale che giovi all’affetto (emozioni) per Dio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se una persona non passa da una consapevolezza intellettuale di Dio e da un pensiero corretto nei Suoi riguardi a un abbraccio emotivo con Dio, vuol dire che non ha ancora amato Dio con la sua mente. La mente non ha ancora amato Dio finché non sottomette i suoi pensieri laddove si abbracciano le emozioni. Solo allora la mente e il cuore coopereranno affinché ciò che comporta tale armonia, venga sperimentato sia come un amore intellettuale che emotivo per Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Personalmente preferirei che la gente fosse costretta a confrontarsi con dei media che propongono sesso e violenza, e dove l’intervento di Dio rappresenterebbe una necessità urgente in merito – piuttosto che con media che pur non proponendo niente che abbia a che fare con qualsiasi cosa legata agli aspetti più evidenti del male, nei quali però vi sia anche l'assoluta assenza di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Credo che la TV, i film e la maggior parte dei media ci facciano male 1) a causa della loro ignoranza e apatia nei confronti di Dio. 2) per la loro superficialità. Cosi, non solo esclude la realtà prima per la quale siamo stati creati, cioè Dio; essi riconducono anche il nostro animo a concentrarsi sulle cose più futili, di modo tale da ridurre la nostra capacita di conoscere Dio. Egli non è solo stato rimosso dal quadro generale; la nostra capacita di apprezzare qualcosa di tanto grandioso come Dio è stata ristretta a causa dell’assoluta leggerezza della maggior parte delle attrazioni materiali alle quali si dà la gente. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt;&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Thu, 12 Jul 2012 21:12:27 GMT</pubDate>			<dc:creator>Kathyyee</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Cosa_significa_amare_il_Signore_con_tutta_la_tua_mente%3F</comments>		</item>
		<item>
			<title>Che significa amare il Lordo di tutto il tuo essere?</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Che_significa_amare_il_Lordo_di_tutto_il_tuo_essere%3F</link>
			<description>&lt;p&gt;Kathyyee: ha spostato Che significa amare il Lordo di tutto il tuo essere? a Cosa significa amare il Signore con tutta la tua mente?&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;#RINVIA [[Cosa significa amare il Signore con tutta la tua mente?]]&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 07 May 2012 18:53:02 GMT</pubDate>			<dc:creator>Kathyyee</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Che_significa_amare_il_Lordo_di_tutto_il_tuo_essere%3F</comments>		</item>
		<item>
			<title>Cosa significa amare il Signore con tutta la tua mente?</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Cosa_significa_amare_il_Signore_con_tutta_la_tua_mente%3F</link>
			<description>&lt;p&gt;Kathyyee: ha spostato Che significa amare il Lordo di tutto il tuo essere? a Cosa significa amare il Signore con tutta la tua mente?&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|What does it mean to love the Lord with all your mind?}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
''Quanto segue è una trascrizione stampata dell’originale audio.'' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Cosa significa amare il Signore con tutta la tua mente?''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ce sono diversi componenti relativi all’amore intellettuale per Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
#Dedicare la nostra mente a conoscere Dio. &lt;br /&gt;
#Pensare a Dio di modo giusto ed autentico, per non crearsi idee false nella nostra mente. &lt;br /&gt;
#Non essere soddisfatti di una conoscenza meramente intellettuale dei sui attributi, carattere ed azioni, ma dedicare intenzionalmente uno sforzo mentale che giovi all’affetto (emozioni) per Dio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se una persona non passa da una consapevolezza intellettuale di Dio e da un pensiero corretto nei Suoi riguardi a un abbraccio emotivo con Dio, vuol dire che non ha ancora amato Dio con la sua mente. La mente non ha ancora amato Dio finché non sottomette i suoi pensieri laddove si abbracciano le emozioni. Solo allora la mente e il cuore coopereranno affinché ciò che comporta tale armonia, venga sperimentato sia come un amore intellettuale che emotivo per Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Personalmente preferirei che la gente fosse costretta a confrontarsi con dei media che propongono sesso e violenza, e dove l’intervento di Dio rappresenterebbe una necessità urgente in merito – piuttosto che con media che pur non proponendo niente che abbia a che fare con qualsiasi cosa legata agli aspetti più evidenti del male, nei quali però vi sia anche l'assoluta assenza di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Credo che la TV, i film e la maggior parte dei media ci facciano male 1) a causa della loro ignoranza e apatia nei confronti di Dio. 2) per la loro superficialità. Cosi, non solo esclude la realtà prima per la quale siamo stati creati, cioè Dio; essi riconducono anche il nostro animo a concentrarsi sulle cose più futili, di modo tale da ridurre la nostra capacita di conoscere Dio. Egli non è solo stato rimosso dal quadro generale; la nostra capacita di apprezzare qualcosa di tanto grandioso come Dio è stata ristretta a causa dell’assoluta leggerezza della maggior parte delle attrazioni materiali alle quali si dà la gente. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt;&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 07 May 2012 18:53:02 GMT</pubDate>			<dc:creator>Kathyyee</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Cosa_significa_amare_il_Signore_con_tutta_la_tua_mente%3F</comments>		</item>
		<item>
			<title>Cosa significa amare il Signore con tutta la tua mente?</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Cosa_significa_amare_il_Signore_con_tutta_la_tua_mente%3F</link>
			<description>&lt;p&gt;Kathyyee: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|What does it mean to love the Lord with all your mind?}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
''Quanto segue è una trascrizione stampata dell’originale audio.'' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Cosa significa amare il Signore con tutta la tua mente?''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ce sono diversi componenti relativi all’amore intellettuale per Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
#Dedicare la nostra mente a conoscere Dio. &lt;br /&gt;
#Pensare a Dio di modo giusto ed autentico, per non crearsi idee false nella nostra mente. &lt;br /&gt;
#Non essere soddisfatti di una conoscenza meramente intellettuale dei sui attributi, carattere ed azioni, ma dedicare intenzionalmente uno sforzo mentale che giovi all’affetto (emozioni) per Dio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se una persona non passa da una consapevolezza intellettuale di Dio e da un pensiero corretto nei Suoi riguardi a un abbraccio emotivo con Dio, vuol dire che non ha ancora amato Dio con la sua mente. La mente non ha ancora amato Dio finché non sottomette i suoi pensieri laddove si abbracciano le emozioni. Solo allora la mente e il cuore coopereranno affinché ciò che comporta tale armonia, venga sperimentato sia come un amore intellettuale che emotivo per Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Personalmente preferirei che la gente fosse costretta a confrontarsi con dei media che propongono sesso e violenza, e dove l’intervento di Dio rappresenterebbe una necessità urgente in merito – piuttosto che con media che pur non proponendo niente che abbia a che fare con qualsiasi cosa legata agli aspetti più evidenti del male, nei quali però vi sia anche l'assoluta assenza di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Credo che la TV, i film e la maggior parte dei media ci facciano male 1) a causa della loro ignoranza e apatia nei confronti di Dio. 2) per la loro superficialità. Cosi, non solo esclude la realtà prima per la quale siamo stati creati, cioè Dio; essi riconducono anche il nostro animo a concentrarsi sulle cose più futili, di modo tale da ridurre la nostra capacita di conoscere Dio. Egli non è solo stato rimosso dal quadro generale; la nostra capacita di apprezzare qualcosa di tanto grandioso come Dio è stata ristretta a causa dell’assoluta leggerezza della maggior parte delle attrazioni materiali alle quali si dà la gente. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt;&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 07 May 2012 18:51:53 GMT</pubDate>			<dc:creator>Kathyyee</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Cosa_significa_amare_il_Signore_con_tutta_la_tua_mente%3F</comments>		</item>
		<item>
			<title>Il Piacere di Dio in Coloro Che Sperano nel Suo Amore</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Il_Piacere_di_Dio_in_Coloro_Che_Sperano_nel_Suo_Amore</link>
			<description>&lt;p&gt;Kathyyee: Creata pagina con '{{info|The Pleasure of God in Those Who Hope in His Love}}  &amp;lt;blockquote&amp;gt;'''Salmi 147:10-11''' La sua gioia non è nella forza del cavallo,&amp;lt;br&amp;gt;né il suo piacere nelle gambe di un...'&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|The Pleasure of God in Those Who Hope in His Love}} &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;'''Salmi 147:10-11''' La sua gioia non è nella forza del cavallo,&amp;lt;br&amp;gt;né il suo piacere nelle gambe di un uomo;&amp;lt;br&amp;gt;Ma il Signore si compiace di quelli che lo temono,&amp;lt;br&amp;gt;in coloro che sperano nel suo fermo amore. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
'''La Nostra Attenzione su Quello Che Piace a Dio''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fino ad oggi abbiamo messo la nostra attenzione su quello che piace a Dio nei suoi confronti e della sua opera. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*Si compiace di suo Figlio che è l'esatta rappresentazione della sua natura ed il riflesso della sua gloria. &lt;br /&gt;
*Si compiace della sua opera di creazione, dei grandi mostri marini che ha creato e che nuotano negli oceani! &lt;br /&gt;
*Si compiace di tutte le opere della provvidenza che lo fanno essere libero e sovrano di tutto il mondo. &lt;br /&gt;
*Si compiace della grandezza del suo nome e della reputazione della sua gloria. &lt;br /&gt;
*Si compiace di scegliere liberamente il suo popolo, e si rallegrerà di fare loro del bene.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E si compiace di ferire suo Figlio, perché in questo grande atto di punizione il burrascoso fidanzamento tra le due sue più grandi passioni si sono unite, cioè la sua passione per la gloria del suo nome e la passione del suo amore verso i peccatori. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La Premessa Dietro la Nostra Attenzione''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si può ricordare che la nostra premessa dietro tutti questi messaggi è stata la convinzione espressa da Henry Scougal nel suo libro, The Life of God in the Soul of Man, e cioè che &amp;quot;Il valore e l'eccellenza di un'anima deve essere misurata dall'oggetto del suo amore&amp;quot;. In altre parole, se amiamo le cose a buon mercato e senza valore, riveliamo quanto piccola ed economica sia la nostra anima. &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;''L'anima si misura con i suoi voli&amp;lt;br&amp;gt; Alcuni, bassi e altri alti&amp;lt;br&amp;gt; Il cuore si rivela dalle le sue delizie,&amp;lt;br&amp;gt; Ed i piaceri non mentono. '' &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Abbiamo preso come punto di partenza di questa serie la convizione che anche questo è vero di Dio, non solo dell'uomo. Il valore e l'eccellenza dell'anima di Dio si misura con gli oggetti del suo amore. E penso che lo abbiamo visto nascere nuovamente: gli oggetti dell'amore di Dio sono quelle cose che sono di un'infinita bellezza e valore. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*Ama suo Figlio, &lt;br /&gt;
*ama la sua opera di creazione, &lt;br /&gt;
*ama la sovranità della sua provvidenza, &lt;br /&gt;
*ama l'onore del suo nome, &lt;br /&gt;
*ama la libertà della grazia dimostrata nelle elezioni e la cura e l'acquisto del suo popolo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Così Dio è un grande esempio per noi. Egli ci mostra ciò che un'anima eccellente deve amare sopra ogni cosa. Dobbiamo amare &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*il Figlio di Dio, &lt;br /&gt;
*e l'opera di Dio nella creazione, &lt;br /&gt;
*e la sua sovranità nel governare il mondo, &lt;br /&gt;
*e l'onore del suo nome, &lt;br /&gt;
*e la libertà della sua grazia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se li amassimo di più, le nostre anime sarebbero più grandi e migliori e sarebbero più simili all'immagine del nostro Creatore. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Un Punto di Svolta nella Serie''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La giornata di oggi segna un punto di svolta nelle serie perché fino ad ora non ci siamo mai focalizzati sul tipo di atteggiamenti umani e di azioni che piacciano a Dio. Ci siamo concentrati prima sull'amore di Dio per la sua propria gloria. E credo che questo ordine sia molto importante. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Partendo dal Centro del Vangelo, Dio''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per prima cosa abbiamo bisogno di capire (e anche quelli che amiamo in questo mondo hanno bisogno di vedere!) soprattutto che Dio è Dio: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*che lui è di per se perfetto e completo, &lt;br /&gt;
*che lui è estremamente felice nell'eterna comunione della Trinità, &lt;br /&gt;
*che non ha bisogno di noi e non è carente in nulla senza di noi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma piuttosto che noi siamo carenti senza di lui. La gloria della sua comunione è la corrente di acqua viva di cui siamo assetati per tutta la nostra vita. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A meno che non cominciamo con Dio in questo modo, quando il Vangelo viene da noi, inevitabilmente siamo messi al centro di esso. Sentiremo che la forza trainante nel Vangelo è il nostro valore piuttosto del valore di Dio. Rintracceremo il Vangelo nella gioia di Dio in noi invece di rintracciarlo nella grazia che da la possibilità ai peccatori di trovare gioia in lui. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma il vangelo è la buona notizia che Dio è il fine che da ogni soddisfazione ai nostri desideri e che, anche se lui non ha bisogno di noi e si è allontanato da noi a causa dei nostri peccati che lo sminuiscono, Lui ha creato un modo per i peccatori di bere al fiume delle sue gioie per mezzo di Gesù Cristo grazie al grande amore con il quale ci ha amati. E non saremo entusiasmati da questa buona notizia a meno che non capiamo che lui non era obbligato a farlo. Non è stato obbligato o costretto dal nostro valore. Egli è il centro del Vangelo. L'esaltazione della sua gloria è la forza motrice del Vangelo. Il Vangelo è un vangelo di grazia! E la grazia è la volontà di Dio per magnificare il valore di Dio dando ai peccatori il diritto di gioia in Dio, senza oscurare la gloria di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ed i santi di Dio amano la centralità di Dio nel vangelo: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*Amano dire con Paolo: &amp;quot;Da lui e per lui e a lui sono tutte le cose; a lui la gloria nei secoli dei secoli &amp;quot;(Romani 11:36). &lt;br /&gt;
*Amano dire che si vantano solo nel Signore (1 Corinzi 1:31). &lt;br /&gt;
*Amano dire che Dio è l'inizio e la metà e la fine in questa storia di salvezza. &lt;br /&gt;
*Amano dire che sono stati scelti per la gloria della sua grazia (Efesini 1:6), e chiamati dalle tenebre alla luce per proclamare le meraviglie della sua grazia (1 Pietro 2:9), e giustificati dal fatto che Cristo è morto per rivendicare la santità della grazia di Dio (Romani 3:25-26), e un giorno sarà assorbito dalla vita a lode della gloria della sua grazia (2 Corinzi 5:4).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E così per sette settimane ci siamo concentrati su quello che piace a Dio direttamente di se e nella libertà del suo lavoro per rendere inconfondibile il fatto che Dio è il centro del Vangelo. Abbiamo solo accennato al tipo di risposta da parte dell'uomo che avrebbe portato il piacere di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Andando alla nostra risposta al Vangelo''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma ora siamo pronti. Ora, se vuole il Signore , saremo in grado di capire perché le risposte umane che Dio vuole e a cui fanno piacere arrivano come una buona notizia per i peccatori e tuttavia Dio le mantiene al centro dei suoi propri affetti. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se il Vangelo esige una risposta dai peccatori, allora la domanda stessa dev'essere una buona notizia invece di essere un altro peso, altrimenti il Vangelo non sarebbe Vangelo. E se il vero vangelo biblico avesse sempre Dio al centro, allora la risposta che vuole dovrebbe magnificare lui e non noi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora, che tipo di risposta può realizzare entrambe le cose: una buona notizia per i peccatori e gloria a Dio? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il nostro testo fornisce la risposta. Salmi 147:10-11, &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;La sua gioia non è nella forza del cavallo,&amp;lt;br&amp;gt; né il suo piacere nelle gambe di un uomo;&amp;lt;br&amp;gt; ma il Signore si compiace di quelli che lo temono,&amp;lt;br&amp;gt; in coloro che sperano nel suo fermo amore. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Cominciamo con il versetto 11 e chiedere perché Dio si compiace di quelli che lo temono e sperano nel suo amore. Poi ci rivolgeremo al versetto 10 e perfezionare la nostra risposta chiedendo perché Dio non gioisce per la forza del cavallo e le gambe di un uomo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Contemporaneamente Temendo e Sperando in Dio''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prima di tutto lasciate che vi chieda questo: come si può essere incoraggiati a temere ed a sperare allo stesso tempo e nella stessa persona? &amp;quot;Il Signore si compiace di quelli che lo temono e di quelli che sperano nel suo fermo amore&amp;quot;. Sperare in colui di cui avete paura e avere paura di colui in cui si spera? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Di solito è il contrario: se abbiamo paura di una persona, speriamo che qualcuno venga ad aiutarci. Ma qui dovremmo temere colui in cui speriamo e sperare in colui di cui abbiamo paura. Cosa significa questo? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Penso che significhi che dovremmo lasciare che l'esperienza della speranza penetri e trasformi l'esperienza della paura, e lasci che l'esperienza della paura penetri e trasformi l'esperienza della speranza. In altre parole, il tipo di paura che dobbiamo avere verso Dio è ciò che resta della paura quando abbiamo una sicura speranza nel bel mezzo di essa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La paura di una Terribile Tempesta Artica ''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Supponiamo che stavate esplorando un ghiacciaio sconosciuto nel nord della Groenlandia in pieno inverno. Proprio quando avete raggiunto una scogliera a picco con una vista spettacolare di chilometri e chilometri di ghiaccio frastagliato e montagne di neve, si abbatte una terribile tempesta. Il vento è talemente forte che avete paura che potrebbe portare via voi e la vostra scquadra che sta proprio sopra la scogliera. Ma nel mezzo della tempesta scoprite una fenditura nel ghiaccio dove ci si può nascondere. Qui vi sentite al sicuro, ma la potenza impressionante della tempesta continua ad infuriare e la osservate con una sorta di tremante piacere mentre si solleva fuori verso i ghiacciai lontani. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In un primo momento c'è il timore che questa tempesta terribile e per questo spaventoso terreno che potrebbero portare via la vostra vita. Ma poi trovate un rifugio e torna la speranza di essere al sicuro. Ma non tutto nella senzazione chiamata paura è svanito. Solo il pericolo di vita. Rimangono il tremito, lo stupore, la meraviglia, la sensazione che non avevate mai voluto rimanere intrappolato in una simile tempesta e di essere l'avversario di tale potere. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La Paura della Potenza di Dio''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E così è con Dio. Versetti 16-17 dire: &amp;quot;Fa scendere la neve come lana, come polvere sparge la brina. Getta come briciole la grandine, difronte al suo gelo chi resiste? Ed i versi 4-5 si rivolgono allo stesso potere di Dio nella natura: &amp;quot;Egli conta il numero delle stelle, e chiama ciascuna per nome. Grande è il Signore, onnipotente, la sua sapienza non ha confini &amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In altre parole, la grandezza di Dio è più grande dell'universo delle stelle e il suo potere si trova dietro il freddo insopportabile delle tempeste artiche. Eppure lui mette la sua mano intorno a noi e dice: &amp;quot;Prendi pure rifugio nel mio amore e lascia che il terrore del mio potere si trasformi nei maestosi fuochi d'artificio del tuo fecile cielo notturno &amp;quot;. Il timore di Dio è ciò che rimane della tempesta quando si ha un posto sicuro per guardarlo proprio nel mezzo di essa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E in quel luogo di rifugio dici a te stesso: &amp;quot;Questo è meraviglioso, questo è terribile, questa è un' incredibile potenza. O l'emozione di essere qui, nel centro dello spaventuso potere di Dio, ma protetto da Dio stesso! O che cosa terribile è quella di cadere nelle mani del Dio vivente senza speranza, senza un Salvatore! Meglio avere una macina di mulino legata al collo ed essere gettato negli abissi del mare piuttosto che offendere questo Dio! Che meraviglioso privilegio di conoscere il favore di questo Dio nel mezzo della sua potenza! &amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E così abbiamo un'idea di come ci sentiamo quando c'è speranza e timore allo stesso tempo. La speranza trasforma la paura in un felice tremore ed in una serena meraviglia, e la paura tira fuori tutto quello che c'è di banale nella speranza e la rende seria. Il terrore di Dio rende i piaceri del suo popolo forti. L'intimità familiare della compagnia è molto più piacevole quando la tempesta infuria fuori della casa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La Gioia di Dio nelle Persone Che Hanno Paura e Speranza in Lui.''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora, perché Dio si compiace in coloro che lo vivono in questo modo: nelle persone che lo temono e sperano nel suo amore? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sicuramente è perché la nostra paura riflette la grandezza della sua potenza e la nostra speranza riflette la bontà della sua grazia. Dio si compiace di quelle risposte che rispecchiano la sua magnificenza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo è proprio quello di cui ci saremmo aspettati da un Dio che è del tutto sufficiente da solo e non ha bisogno di noi, un Dio: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*che non potrà mai rinunciare alla gloria di essere la fonte di ogni gioia, &lt;br /&gt;
*che non ci deluderà mai per essere la fonte di ogni sicurezza, &lt;br /&gt;
*che non potrà mai abdicare il trono della sovrana grazia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dio trova piacere in chi spera nel suo amore, perché la speranza mette in evidenza la libertà della sua grazia. Quando io grido: &amp;quot;Dio è la mia unica speranza, la mia roccia, il mio ​​rifugio!&amp;quot; Mi rivolgo a me stesso e sto mettendo tutta l'attenzione alle infinite risorse di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La Risposta che Realizza Due Cose ''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vi ricordate la domanda che abbiamo fatto qualche minuto fa: che tipo di risposta può voler Dio da noi in modo che la richiesta diventi una buona notizia per noi e gloria per lui? Questa è la risposta: la richiesta di sperare nel suo amore. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Buona Notizia per i Peccatori''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come un peccatore senza rettitudine in piedi davanti a un Dio santo ed auto-sufficiente, quale altra richiesta uno vorrebbe sentirsi dire se non questa: &amp;quot;Spera nel mio amore!&amp;quot; Se solo lo sapessimo, tutti noi ci siamo arenati sul volto di ghiaccio in Groenlandia ed il vento soffia ferocemente. La nostra posizione è talmente precaria che se anche se respiriamo profondamente, il nostro peso si spostera e finiremo a precipizio morendo. Dio viene a noi e dice in quel momento, &amp;quot;io vi salverò, e vi proteggero' durante la tempesta. Ma c'è una condizione. &amp;quot; Il tuo cuore affonda. Il tuo volto è piatto contro il ghiaccio. Le unghie sono scavate Vi sentite che state per morire. Voi sapete che basta che muoviate le labbra per cadere. Voi sapete che non c'è niente che puoi fare per Dio! &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Poi parla il comando evangelico: la mia richiesta è che devi sperare in me. Questa notizia non è una buona questa mattina? Che cosa potrebbe essere più facile di sperare in Dio quando tutto il resto sta cedendo intorno a voi? E questo è tutto quello che vuole. Questo è il vangelo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Gloria a Dio''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma non è solo una buona notizia per noi peccatori. E 'anche la gloria di Dio a chiederci solo questa cosa. Perché? Perché quando la speri in Dio, dimostri &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*che lui è forte e che tu sei debole; &lt;br /&gt;
*che lui è ricco e tu sei povero; &lt;br /&gt;
*che lui è pieno e tu sei vuoto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando speriamo in Dio, dimostri che sei tu quello che ha dei bisogni, non Dio (Salmo 50:10-15; 71:4–6, 14). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*Tu sei il paziente, lui è il medico. &lt;br /&gt;
*Tu sei il cervo assetato, lui è la sorgente traboccante. &lt;br /&gt;
*Tu sei la pecorella smarrita, lui è il buon pastore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La bellezza del Vangelo è che nella semplice richiesta (&amp;quot;Metti la tua speranza nell'amore di Dio!&amp;quot;) percepiamo delle buone notizie e Dio ne ha la gloria. Ed è per questo Dio si compiace in chi spera nel suo amore, perché in questo semplice atto di speranza la sua grazia viene glorificata ed i peccatori vengono salvati. Questo è il comando del Vangelo che tiene Dio al centro, quel centro dei suoi affetti e dei nostri. La gioia di Dio Non è nel Cavallo e nelle Gambe, &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora ci chiedono perché Dio non non si compiace nei cavalli e nele gambe. Versetto 10: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La Sua gioia non è nella forza del cavallo,&amp;lt;br&amp;gt;né il suo piacere nelle gambe di un uomo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Non perché Non trova piacere nelle Cose che Ha Fatto''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il punto qui non è che i cavalli forti e le gambe forti siano cattivi. Dio li ha creati. Egli si compiace nella forza e la libertà dei cavalli possenti. Ha chiesto a Giobbe, &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Puoi tu dare forza al cavallo?&amp;lt;br&amp;gt; e vestire di fremiti il suo collo?&amp;lt;br&amp;gt; Lo fai tu sbuffare come un fumaiolo? . . .&amp;lt;br&amp;gt; Scalpita nella valle giulivo&amp;lt;br&amp;gt; e con impeto va incontro alle armi.&amp;lt;br&amp;gt; Sprezza la paura, non teme&amp;lt;br&amp;gt; né retrocede davanti alla spada. . .&amp;lt;br&amp;gt; al suono della tromba piu' non si tiene.&amp;lt;br&amp;gt; Al primo squillo di tromba, grida, &amp;quot;Aha!&amp;quot;&amp;lt;br&amp;gt; Fiuta la battaglia da lontano,&amp;lt;br&amp;gt; gli urli dei capi, il fragor della mischia&amp;lt;br&amp;gt; (Giobbe 39:19-25)&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
'''Ma Perché Potremmo Mettere la Nostra Speranza in Loro''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
No, il punto non è che questo animale glorioso è cattivo. Il punto è che nel giorno della battaglia gli uomini sperano nei cavalli invece di mettere la loro speranza in Dio. Ma Proverbi 21:31 dice: &amp;quot;Il cavallo è pronto per il giorno della battaglia, ma la vittoria appartiene al Signore&amp;quot;. Perciò il Salmo 20:07 dice: &amp;quot;Chi si vanta dei carri e chi dei cavalli; ma noi siamo forti nel nome del Signore nostro Dio &amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dio non è dispiaciuto della forza dei cavalli e delle gambe umane. Lui si scontento con quelli che sperano nei loro cavalli e nelle loro gambe. Lui è scontento con le persone che ripongono la loro speranza nei missili o nei cosmetici, nei carri armati o nelle abbronzature, nelle bombe o nel body-building. Dio non trova piacere in termini di efficienza aziendale o di bilanci in pareggio o di sistemi di welfare o di nuovi vaccini o di istruzione o di eloquenza o di eccellenza artistica o di processi legali quando queste cose sono i tesori in cui speriamo oppure la conquista di cui ci vantiamo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché? Perché quando abbiamo messo la nostra speranza nei cavalli e nelle gambe, i cavalli e le gambe ottengono la gloria, non Dio.. E noi siamo perduti non salvi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi, vi esorto questa mattina, per il bene della vostra anima e per la gloria di Dio: depositate la vostra speranza sul potere e l'amore di Dio, non su voi stessi o su quello che potete ottenere. &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Perché il Signore si compiace di quelli che lo temono,&amp;lt;br&amp;gt;in coloro che sperano nella sua grazia.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Wed, 25 Apr 2012 19:31:12 GMT</pubDate>			<dc:creator>Kathyyee</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Il_Piacere_di_Dio_in_Coloro_Che_Sperano_nel_Suo_Amore</comments>		</item>
		<item>
			<title>Evangelizzare i nostri figli</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Evangelizzare_i_nostri_figli</link>
			<description>&lt;p&gt;Kathyyee: Creata pagina con '{{info|Evangelizing Our Children}}   I Cristiani riformati traggono conforto da Atti 2:39: &amp;quot;per voi infatti è la promessa e per i vostri figli.&amp;quot; Le promesse di Dio sono multi ge...'&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|Evangelizing Our Children}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I Cristiani riformati traggono conforto da Atti 2:39: &amp;quot;per voi infatti è la promessa e per i vostri figli.&amp;quot; Le promesse di Dio sono multi generazionali. La garanzia di Paolo che i figli anche di un solo genitore credente sono &amp;quot;santi&amp;quot; (1 Cor. 7:14) rafforza la nostra fiducia, così come la sua dichiarazione: &amp;quot;Credi nel Signore Gesù e sarai salvato tu e la tua famiglia&amp;quot; (Atti 16:31). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Troviamo la radice di questo conforto nel patto di Dio con Abramo: &amp;quot;Stabilirò la mia alleanza con te e con la tua discendenza dopo di te di generazione in generazione, come alleanza perenne&amp;quot; (Genesi 17:7). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Eppure essere semplicemente nato da genitori credenti non garantisce la salvezza (Rm 2:12-29). Un figlio deve anche essere allevato fedelmente nel patto (Genesi 18:19;. Deuteronomio 6:6-9;. Salmo 78:1-7), e deve credere lui stesso (Giovanni 3:18). Solo coloro &amp;quot;i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati&amp;quot; sono figli di Dio (Giovanni 1:10-13). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma se non c'è una promessa di salvezza totale per i figli dei credenti, c’è qualche vantaggio ad essere nato da genitori cristiani? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sì! C'è un grande vantaggio. Come gli ebrei, cui sono state affidate le rivelazioni di Dio (Rm 3:2). Questo è un enorme vantaggio, perché &amp;quot;siete stati rigenerati non da un seme corruttibile, ma immortale, cioè dalla parola di Dio viva ed eterna&amp;quot; (1 Pietro 1:23-25). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quali altri bambini ascoltano la Parola in casa, crescono in chiesa, dove ascoltano la predicazione e l'insegnamento della Parola di settimana in settimana, e dove i loro amici e gli insegnanti li incoraggiano ad aver fede e obbedire? Dove imparano i grandi inni della fede e presto li sanno a memoria? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Eppure la promessa di salvezza è quella di tutti coloro che credono, e solo loro. Lungi dal garantire incondizionatamente la loro salvezza, la promessa della Scrittura ai fedeli per i loro figli stabilisce la responsabilità dei genitori cristiani di evangelizzare i propri figli. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dio ci dice di obbligare i nostri figli ad osservare la via del Signore (Gen. 18:19), che include la fede in Gesù Cristo. Dobbiamo obbligare i nostri figli ad avere fiducia in Gesù per la loro salvezza. Dobbiamo insegnare loro il quinto comandamento, &amp;quot;Onora il padre e la madre,&amp;quot; e la sua implicazione, &amp;quot;Figli, obbedite ai vostri genitori nel Signore&amp;quot; (Ef 6:1). &amp;quot;Figlio, Dio ti dice di obbedire a me. Io ti dico, pentiti dei tuoi peccati e fidati di Cristo&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In breve, dobbiamo evangelizzare i nostri figli. Dobbiamo citare loro il Vangelo in ogni occasione, prima e dopo la loro professione di fede. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo significa insegnare loro che attraverso la legge viene la conoscenza del peccato e, pertanto, nessun uomo sarà giustificato in virtù delle opere della legge, ma dalla fede, indipendentemente da qualunque siano tali opere (Romani 3:19-28). Significa ripetere loro più e più volte, prima e dopo essere stati ammessi alla Mensa del Signore: &amp;quot;Credi nel Signore Gesù e sarai salvato.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non solo dobbiamo evangelizzare i nostri figli, ma possiamo evangelizzarli, quindi il nostro lavoro non sarà vano. Il collegamento normale tra un genitore che insegna fedelmente la legge e il vangelo a suo figlio e la fede del figlio è implicita in una delle qualifiche di un anziano - deve avere &amp;quot;figli credenti&amp;quot; (Tito 1:6). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma come possiamo evangelizzare i nostri figli? Ecco tre accorgimenti concreti e pratici che potete adottare per assicurare che i vostri figli incontrino regolarmente il Vangelo in un contesto che li incoraggerà a credervi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In primo luogo, e soprattutto nei primi anni, rendeteli partecipi di frequente, preferibilmente ogni giorno, nel culto della famiglia. Non fatevi intimidire. Mantenete le cose semplici: leggete una parte della Bibbia, pregate e cantate un inno o un passo o una canzone per bambini tratta dalla Bibbia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In secondo luogo, trasmettete loro l'abitudine alla devozione personale. Ancora una volta, mantenete le cose semplici. Semplicemente leggete un capitolo della Bibbia e pregate: è tutto ciò di cui hanno bisogno. Se vogliono tenere un diario, una lista di preghiere, o prendere degli appunti, va bene, ma se spingerli a farlo li intimidisce, non fatelo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In terzo luogo, mantenete i vostri figli, ogni giorno del Signore, nel culto di Dio, sotto la predicazione della Parola, nella comunione dei santi, partecipando regolarmente alla Cena del Signore fin dalla più tenera capacità di confessare la loro fede agli anziani. Mentre le devozioni personali e familiari sono importanti, la Bibbia enfatizza il culto collettivo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma la cosa fondamentale è questa: quanto più si accorgono che noi, pur sapendo che noi stessi siamo peccatori, &amp;quot;[crediamo] che sia vero tutto quello che è rivelato nella Parola, perché è l'autorità di Dio stesso che parla in essa, e [agiamo] in modo diverso da ciò che ogni passaggio specifico contiene &amp;quot;, e soprattutto vedendo che noi &amp;quot; [accogliamo, riceviamo, e ci appoggiamo a] Cristo solo per la giustificazione, la santificazione e la vita eterna&amp;quot;, come la Confessione di fede di Westminster descrive gli atti di fede salvifica (14,2 ), più è probabile che i nostri figli seguiranno le nostre orme (Giovanni 5:19). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Potete evangelizzare i vostri figli attraverso il culto della famiglia, insegnando loro le devozioni personali, e la partecipazione fedele al culto collettivo. E prendete coraggio. La promessa - credi e sarai salvato - è per voi e per i vostri figli!&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Tue, 13 Mar 2012 00:27:31 GMT</pubDate>			<dc:creator>Kathyyee</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Evangelizzare_i_nostri_figli</comments>		</item>
		<item>
			<title>Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Santo,_santo,_santo_%C3%A8_il_Signore_degli_eserciti</link>
			<description>&lt;p&gt;Kathyyee: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|Holy, Holy, Holy Is the Lord of Hosts}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Isaia 6:1-8''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il primo giugno del 1973, nel bel mezzo dello scandalo Watergate, Charles Colson andò a trovare il suo amico Tom Phillips. Charles Colson era sconcertato e scioccato dal commento di Phillips di aver “accettato Gesù Cristo” ma, a differenza sua, notò che Tom era in pace. Quando Colson andò via, non riuscì a mettere in moto la macchina perché piangeva in modo irrefrenabile. Egli afferma: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;Quella sera fui messo a confronto con il mio peccato, non solo con i brutti scherzi dello scandalo Watergate, ma con il peccato in fondo al mio cuore, il diavolo nascosto che abita il cuore umano. Fu doloroso ma non avevo via di scampo. Invocai Dio e fui attratto nelle sue braccia, che mi stavano aspettando. Quella fu la notte in cui diedi me stesso a Gesù Cristo e iniziò la più grande avventura della mia vita (Loving God, p. 247) &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
'''La nuova comprensione di Dio da parte di Charles Colson''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa storia è stata raccontata centinaia di volte negli ultimi dieci anni e ci piace ascoltarla, ma troppi di noi si sono accontentati di tale storia, nella nostra vita e quella della chiesa. Non Charles Colson: non solo egli era il sicario della Casa Bianca disposto a piangere nel 1973, ma fu anche disposto a pentirsi, qualche anno più tardi, di una visione di Dio tristemente inadeguata. Fu durante un periodo di insolita siccità spirituale. Se ti trovi in una situazione del genere, prendi coraggio! Più Santi di quanti tu possa immaginare hanno avuto incontri con Dio che gli hanno cambiato la vita nel mezzo del deserto. Un amico suggerì a Colsen di guardare una serie di conferenze, in video cassetta, di R.C. Sproul sulla santità di Dio. Riportato di seguito è ciò che scrive Colson nel suo nuovo libro ''Loving God'' (pp. 14-15): &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;Tutto quello che sapevo circa Sproul era che egli era un teologo e quindi non ne ero entusiasta. Dopotutto ho pensato, la teologia era per persone che avevano tempo per studiare, chiuse in torri d’avorio e lontane dal campo di battaglia della necessità umana. Comunque, dovuto all’insistenza del mio amico, ho finalmente accettato di guardare le conferenze di Sproul. Alla fine della sesta conferenza ero in ginocchio, in profonda orazione e nel timore della santità assoluta di Dio. Fu un’esperienza che cambia la vita, poichè ho acquisito una comprensione completamente nuova del santo Dio che adoro e in cui credo. La mia siccità spirituale cessò, ma questo assaggio della maestosità di Dio mi ha reso solamente più assetato. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Nel 1973 Colson aveva visto abbastanza di Dio e se stesso per conoscere il suo disperato bisogno di Dio, ed era stato attratto in modo “irresistibile” ( come egli stesso afferma) nelle sue braccia. Tuttavia qualche anno dopo accadde qualcos’altro di meraviglioso. Un teologo parlò della santità di Dio e Charles Colson afferma che cadde in ginocchio e “acquisì una comprensione completamente nuova del santo Dio”. Da quel momento in poi egli ebbe ciò che definisce “un assaggio della maestosità divina”. Hai visto abbastanza della santità di Dio da avere un insaziabile gusto della sua maestosità? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Giobbe vede nuovamente Dio''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
C'era nel paese di Uz un uomo che si chiamava Giobbe. Quest'uomo era integro e retto; temeva Dio e fuggiva il male (Giobbe 1:1). Giobbe era un credente, un uomo profondamente devoto e religioso. Egli sicuramente conosceva Dio a dovere e sicuramente ebbe un assaggio della maestosità divina; ma poi venne il dolore e la sofferenza del suo deserto spirituale e fisico, e nel mezzo dell’oscurità Dio parlò a Giobbe nella sua maestosità: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;Vuoi proprio annullare il mio giudizio? Condannare me per giustificare te stesso?&amp;amp;nbsp;Hai un braccio pari a quello di Dio, o una voce che tuoni come la sua? Suvvia, adornati di maestà, di grandezza, rivestiti di splendore, di magnificenza…Scruta tutti i superbi e abbassali! Scruta tutti i superbi e umiliali! Schiaccia gli empi dovunque stanno… Allora, anch'io ti loderò, perché la tua destra ti avrà dato la vittoria... chi dunque oserà starmi a fronte? Chi mi ha anticipato alcun che perché io glielo debba rendere? Sotto tutti i cieli, ogni cosa è mia (40:8–14; 41:10–11). &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Alla fine Giobbe, come Colson, risponde a “una comprensione completamente nuova del santo Dio”. Egli dice: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;Sì, ne ho parlato; ma non lo capivo; son cose per me troppo meravigliose ed io non le conosco… Il mio orecchio aveva sentito parlar di te ma ora l’occhio mio t’ha veduto. Perciò mi ritratto, mi pento sulla polvere e sulla cenere (42: 3-6). &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
'''Perseveranza e speranza nella ricerca del santo Dio''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Può succedere questo a Betlemme? Si, è successo. Se non ne avessi visto le prove, mi sarebbe difficile continuare anche se so che la perseveranza è la chiave della rinascita.&amp;amp;nbsp;A.J. Gordon, nel suo libro ''The Holy Spirit in Missions'', pp. 139,140, ha scritto: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;Passarono sette anni prima che Carey battezzasse il suo primo convertito in India; Passarono sette anni prima che Judson ottenne il primo discepolo in Birmania; Morrison lavorò sette anni prima che il primo cinese fosse portato a Cristo; Moffat dichiarò di aver aspettato sette anni prima di vedere il primo effetto evidente dello Spirito Santo sui Beciuani d’Africa; Henry Richards lavorò sette anni nel Congo prima di guadagnare il primo convertito a Banza Manteka. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
La perseveranza, l’orazione e la preghiera sono la chiave della rinascita, così come l’aspettativa e la speranza. Dio mi ha dato segni di speranza che l’esperienza di Isaia, Giacobbe e Charles Colson può avvenire qui se continuiamo a ricercare il santo Dio. Ad esempio, la settimana scorsa uno dei nostri membri mi ha scritto una lettera la quale diceva che qui il ministero sacerdotale&amp;amp;nbsp;: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;“mi ha portato molto più in alto di ciò che prima percepivo come cime di montagne, verso un’immagine più grandiosa, vasta, ampia e gloriosa di Dio più di quanto potessi immaginare… La mia visione di Dio divenne più vasta e tutto scaturisce dalla sua onnipotente magnificenza e sufficienza. Nei dieci mesi che sono stato a Betlemme, c’è stata una meravigliosa rinascita nel mio cuore e la fiamma arde più luminosa e più sicura di quanto avesse mai fatto. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
La rinascita accade quando vediamo la maestosità di Dio nella santità e quando vediamo noi stessi come polvere disobbediente. La rinascita giunge dal vedere Dio: rovina, pentimento, inspiegabile gioia del perdono, un “assaggio della magnificenza di Dio”, una fame per la sua santità, vederla di più e viverla di più. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Sette scorci di Dio nella visione di Isaia''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Isaia ci invita a condividere la sua visione di Dio in Isaia 6:1-4. &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;Nell'anno della morte del re Uzzia, vidi il Signore seduto sopra un trono alto, molto elevato, e i lembi del suo mantello riempivano il tempio. Sopra di lui stavano dei serafini, ognuno dei quali aveva sei ali; con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi, e con due volava. L'uno gridava all'altro e diceva: “Santo, santo, santo è il SIGNORE degli eserciti! Tutta la terra è piena della sua gloria! Le porte furono scosse fin dalla loro fondamenta dalla voce di loro che gridavano, e la casa fu ripiena di fumo”. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Vedo almeno sette scorci di Dio in questi versi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''1. Dio è vivo''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Uzzia è morto ma Dio ''vive''. “Dall’eternità fino all’eternità tu sei Dio” (Salmi 90:2). Dio era il Dio vivente quando l’universo nacque. Egli era il Dio vivente quando Socrate bevve il veleno; Egli era il Dio vivente quando William Bradford era a capo della Colonia di Plymouth; Egli era il Dio vivente quando Thomas Altizer lo proclamò morto e il ''Times ''lo mise in copertina e sarà vivo da qui a dieci trilioni di anni quando gli insignificanti attacchi contro la sua realtà sprofonderanno nell’oblio come la pistola BB sul fondo dell’Oceano Pacifico. “Nell’anno della morte del re Uzzia vidi il Signore”. Nessun capo di stato che è al governo ora lo sarà tra 50 anni. Il ricambio della leadership mondiale è del 100%. Tra 110 anni il pianeta sarà popolato da dieci milioni di persone in più e i quattro miliardi di noi che sono vivi oggi spariranno dalla terra come Uzzia. Ma non Dio; egli non ha mai avuto un inizio e quindi la sua esistenza dipende dal nulla; egli è sempre stato vivo e sempre lo sarà. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''2. Dio è autorevole''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dio è ''autorevole''. “Ho visto Dio sedere su un trono”. Nessuna visione celeste ha mai catturato un’immagine di Dio che ara i campi, taglia l’erba, lucida le scarpe o compila una relazione o carica un camion. Il paradiso non sta andando a pezzi, Dio non è mai disperato e incapace di sapere cosa fare nel regno celeste. Egli siede su un trono e tutto è sereno, Egli ha il controllo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il trono è il suo diritto di governare il mondo. Non diamo a Dio l’autorità sulle nostre vite perché Egli ce l’ha che ci piaccia o no. È un’assoluta follia agire come se avessimo alcun diritto a chiamare Dio in questione! Di tanto in tanto dobbiamo ascoltare parole aspre come quelle di Virginia Stem Owens che nel Reformed Journal del mese scorso ha detto, &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;Chiariamo questo punto: Dio può fare quel che gli pare, incluso condannare e se gli piace allora è fatto bene, ipso facto. L’attività di Dio è quella che è e non esiste nient’altro. Supponendo che egli ha creato tutto ciò che esiste, senza di lui non esisterebbe nulla, inclusi gli esseri umani. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Poche cose sono più umilianti e poche cose ci danno la sensazione di cruda maestosità come la verità che Dio è assolutamente autorevole. Egli è il tribunale supremo, l’assemblea legislativa e l’amministratore delegato. Dopo Lui non ci sono appelli. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''3. Dio è onnipotente''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dio è ''onnipotente''. Il trono della sua autorità non è uno tra i tanti. È alto e sublime. “Vidi Dio seduto sopra un trono alto, molto elevato”. Il trono di Dio è più alto che qualsiasi altro trono e rappresenta il potere superiore di Dio per esercitare la sua autorità. Nessuna autorità d’opposizione può annullare i decreti di Dio. Quello che lui si ripromette lo realizza. “Io dico: Il mio piano sussisterà, e metterò a effetto tutta la mia volontà”; (Isaia 46:10). “Tutti gli abitanti della terra sono un nulla davanti a lui; egli agisce come vuole con l'esercito del cielo e con gli abitanti della terra; e non c'è nessuno che possa fermare la sua mano” (Daniele 4:35). Essere aggrappati all’ onnipotenza (o sovranità) di Dio è meraviglioso perché Egli è con noi o terrificante perché Egli è contro di noi. L’indifferenza alla sua onnipotenza significa semplicemente che non l’abbiamo vista come tale. L’autorità sovrana del Dio Vivente è un rifugio pieno di gioia e potere per coloro che mantengono il&amp;amp;nbsp;suo patto. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''4. Dio è radioso''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dio è ''radioso''. “Vidi il Signore seduto sopra un trono alto, molto elevato, e ''i lembi del suo mantello riempivano il tempio''”. Avete visto fotografie di spose i cui vestiti sono raccolti intorno a loro coprendo le scale e il palco. Quale sarebbe il significato se lo strascico riempisse le navate, coprisse i posti a sedere e il luogo del coro, intrecciato in un pezzo solo?Che il mantello di Dio riempie tutto il tempio celeste significa che Egli è un Dio di incomparabile splendore. La pienezza dello splendore di Dio si manifesta in mille modi. Per esempio nel ''Ranger Rick'' di gennaio c’è un articolo sulla specie di pesci che vivono nelle profondita oscure del mare e hanno delle proprie luci incorporate: alcuni hanno lampade che pendono dal mento, alcuni hanno nasi luminosi ed alcuni hanno lanterne sotto gli occhi. Ci sono mille tipi di pesci che si autoilluminano nelle profondità dell’oceano dove nessuno di noi può vederli o ammirarli. Sono spettacolarmente strani e bellissimi. Perchè sono lì? Perchè non uan decina di modelli simplificati ed efficienti? Perchè Dio è magnanimo nel suo splendore. La sua pienezza creativa si espande in bellezza eccessiva. E se questo è il modo in cui il mondo è fatto, quanto più ''risplendente ''deve essere il Signore che lo ideò e fece! &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''5. Dio è ossequiato''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dio è ''ossequiato''. “Sopra di lui stavano dei serafini, ognuno dei quali aveva sei ali; con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi, e con due volava”. Nessuno sa cosa siano queste strane creature con sei ali, piedi, occhi e dotate d’intelligenza. Non appaiono nuovamente nella Bibbia, almeno non sotto il nome di serafini. Data la grandezza della scena e il potere degli eserciti angelici, è meglio che non immaginare bebè con le ali, paffutelli, che svolazzano intorno al Signore. Secondo il versetto 4, quando uno di loro parla, le fondamenta del tempio tremano. È meglio pensare che gli angeli blu discendano in formazione dinnanzi la comitiva presidenziale, rompendo la barriere del suono di fronte al suo volto. Non ci sono creature insignificanti e stupide in cielo, solo le magnifiche. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il punto è che neanche loro possono guardare il signore o sentirsi degne di lasciare i piedi scoperti in sua presenza. Così grandiose e buone come sono, e senza essere contaminate dal peccato umano, esse adorano il Creatore con grande umiltà. Un angelo terrorizza un uomo con la sua brillantezza e potere ma tuttavia gli angeli stessi si nascondono nel santo timore e reverenza dello splendore di Dio. Quanto ancora rabbrividiremo o tremeremo in sua presenza se non possiamo resistere neanche allo splendore dei suoi angeli? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''6. Dio è santo''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dio è ''santo''. L'uno gridava all'altro e diceva: «Santo, santo, santo è il SIGNORE degli eserciti! Ricordate come Reepicheep, il topo valoroso, alla fine de ''Il Viaggio del Veliero'' navigò fino alla fine del mondo in una piccola coracle? Ebbene, la parola “santo” è la piccola barca nella quale raggiungiamo la fine del mondo nell’oceano del linguaggio. Le possibilità del linguaggio di portare il significato di Dio alla fine termina e si espande all’estremo limite del mondo verso il nulla. “La santità” ci porta al confine dell’abisso e da lì in avanti l’esperienza di Dio va al di là delle parole. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il motivo per cui affermo ciò è che tutti gli sforzi per definire la santità di Dio, in ultima istanza, terminano dicendo: Dio è santo significa che Dio è Dio. Lasciate che ve lo illustri. La radice etimologica della parola santo è, probabilmente, tagliare o separare. Una ''cosa santa'' è tagliata o separata dall’uso comune ( diremmo secolare). Le cose terrestri e le persone diventano sante quando sono distinte dal mondo e dedicate a Dio. Così la Bibbia parla della terra santa (Esodo 3:5), le assemblee sante (Esodo 12:16), i sabati santi (Esodo 16:23), una nazione santa (Esodo 19:6), gli indumenti sacri (Esodo 28:2), una città santa (Nehemia 11:1), le promesse sante (Salmo 105:42), gli uomini santi (2 Pietro 1:21) e le donne sante (1 Pietro 3:5), le Sacre Scritture (2 Timoteo 3:15), le mani sante (1 Timoteo 2:8), un bacio santo ( Romani 16:16), e una fede santa (Giuda 20). Quasi qualsiasi cosa può essere santa se si separa dal comune ed è dedicata a Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Notate però quello che succede quando tale definizione è attribuita a Dio. Da cosa si può separare Dio per renderlo santo? La stessa deità di Dio significa che è separato da tutto ciò che non è Dio. C’è una differenza qualitativa infinita tra il Creatore e la creatura. Dio è unico nella sua specie. È Sui generis, solo nella sua categoria. In quel senso è totalmente santo. Tuttavia, non si è detto nulla di diverso, solo che dio è Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Invece, se la santità di un uomo deriva dall’essere separato dal mondo e dedicato a Dio, a chi è dedicato Dio al fine di ottenere la propria santità? A nessuno ma a se stesso. È blasfemo dire che esiste un’entità superiore a Dio alla quale Egli deve conformarsi per poter essere santo. Dio è la realità assoluta oltre la quale c’è solo Dio. Quando nell’Esodo 3:14 gli viene chiesto il suo nome, Egli risponde: “Sono quel che sono”. Il suo essere e il suo carattere non sono, in assoluto, determinati da nulla all’infuori di se stesso. Egli non è santo perché segue le regole; Egli scrisse le regole! Egli non è santo perché segue la legge; la legge è santa perché rivela Dio. Dio è assoluto e tutto il resto è derivativo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che cos’è allora la sua Santità? Ascoltate tre testi; 1 Samuele 2:2&amp;amp;nbsp;: “Nessuno è santo come il SIGNORE, poiché non c'è altro Dio all'infuori di te; e non c'è rocca pari al nostro Dio”. Isaia 40:25, «A chi dunque mi vorreste assomigliare, a chi sarei io uguale?» dice il Santo. Osea 11:9, “Io non sfogherò la mia ira ardente, non distruggerò Efraim di nuovo, perché sono Dio, e non un uomo, sono il Santo in mezzo a te, e non verrò nel mio furore”. Alla fine Dio è santo in ciò che è Dio e non uomo. ( Si confronti Letivico 19:2 e 20:7. Si noti la struttura parallela in Isaia 5:16). Egli è incomparabile; la sua santità è la sua essenza divina. Questo determina tutto ciò che egli è e fa, e nient’altro. La sua santità è quello che lui rappresenta come Dio che nessuno è e nessuno sarà. Lo si chiami sua maestà, sua divinità, sua grandezza, suo valore coma una perla molto cara. Alla fine il linguaggio termina. Nella parola “santo” abbiamo navigato alla fine del mondo nel silenzio assoluto della riverenza, meraviglia e ammirazione. È possibile che ci sia da sapere di più riguardo Dio, ma andrebbe oltre le parole. “Ma il SIGNORE è nel suo tempio santo; tutta la terra faccia silenzio in sua presenza!”. (Abacuc 2:20) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''7. Dio è glorioso''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prima del silenzio e del tremore delle fondamenta e il fumo che occulta tutto, impariamo la &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
settima cosa finale riguardo Dio. Dio è glorioso. “Santo, santo, santo è il SIGNORE degli eserciti! Tutta la terra è piena della sua gloria!”. La gloria di Dio è la manifestazione della sua santità e quest’ultima è la perfezione incomparabile della sua naturalezza divina e la sua gloria è la dimostrazione di tale santità. “Dio è glorioso” significa che la santità di Dio è resa pubblica. La sua gloria è la rivelazione pubblica del segreto della sua santità. Nel Levitico 10:3 Dio dice: “Io sarò ''santificato ''per mezzo di quelli che mi stanno vicino, e sarò ''glorificato ''in presenza di tutto il popolo&amp;quot;. Quando Dio si mostra come santo, ciò che vediamo è la gloria. La santità di Dio è al sua gloria occulta e la gloria di Dio è la sua santità rivelata. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando i Serafini dicono: “Tutta la terra è piena della sua gloria”, è perché dall’alto del cielo si può vedere la fine del mondo. Dalla terra la visione della gloria di Dio è limitata, ma è limitata in gran parte dalla nostra stupida preferenza per gli orpelli. Per usare una parabola di Søren Kierkegaard, siamo come le persone che viaggiano in macchina di notte nelle campagne per vedere la gloria di Dio. Tuttavia sopra di noi, su ogni sedile della macchina, c’è una lanterna a gas che brucia. Mentre le nostre teste sono circondate da questa luce artificiale, nel cielo non c’è gloria, ma se il vento magnanimo dello Spirito spegne le nostre luci terrestre, allora nella nostra oscurità il cielo di Dio si riempie di stelle. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un giorno Dio farà sparire tutta la gloria che è in competizione con la sua, e farà conoscere la sua santità in tutto il suo impressionante splendore a tutte le creature umili. Tuttavia non c’è bisogno di aspettare. Giobbe, Isaia, Charles Colson e molti di voi si sono umiliati per perseguire il Dio Santo e hanno svuluppato un “gusto” per la sua maestosità. A voi e a tutti coloro che stanno iniziando a sentirlo, mantengo questa promessa da parte di Dio, che è sempre vivo, autoritativo, onnipotente, risplendente, ossequiato, santo e glorioso: “Voi m'invocherete, verrete a pregarmi e io vi esaudirò. Voi mi cercherete e mi troverete, perché mi cercherete con tutto il vostro cuore” (Geremia 29:12-13).&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Wed, 29 Feb 2012 16:42:40 GMT</pubDate>			<dc:creator>Kathyyee</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Santo,_santo,_santo_%C3%A8_il_Signore_degli_eserciti</comments>		</item>
		<item>
			<title>Cosa significa amare il Signore con tutta la tua mente?</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Cosa_significa_amare_il_Signore_con_tutta_la_tua_mente%3F</link>
			<description>&lt;p&gt;Kathyyee: Creata pagina con '{{info|What does it mean to love the Lord with all your mind?}}   '''Che significa amare il Lordo di tutto il tuo essere?'''   Ce sono dei componenti diversi nell amore intellect...'&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|What does it mean to love the Lord with all your mind?}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Che significa amare il Lordo di tutto il tuo essere?''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ce sono dei componenti diversi nell amore intellectualle de Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
#Dedicare il nostro spirito ad amare Dio. &lt;br /&gt;
#Pensare a Dio di modo giusto ed authentico, per non ne avere idee false in nostro spirito. &lt;br /&gt;
#Non essere sodisfatti con soltanto la connosenza dei sui attributi, carattere ed azioni, pero conzentrarsi a essi sforzi mentali, per provare gli affezioni ed emozioni veramenti per Dio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se una personna non move della connosenza intelletuale e pensamenti giusti de Dio, ad un imbraccio emozionale de Dio, questo vuo dire che non ha amato ancore Dio di tutto il suo essere. Lo spirito nn ha amato ancora fin'a che lascia i suo pensamenti alle emozione dove sono imbracciati. Allora, lo spirito e l'animo ambi lavorano a conoscere Dio di modo di una harmonia,e cosi si senta l'amore per Dio, di modo spirituale anche sentimentale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E vero che la gente amano i media dove si presentano molto l sex e la violenza, e dove Dio vi e una realta urgente soltanto-benche non sia niente similare nella Sua existenza-i media presentano le notizie, che non hanno da fare con niente di malo, pero vi c'e l'absenza de Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Credo che i media ed il cine piutosto ci fanno male,1) pe causa di loro ignoranza ed apathia verso il Dio.Cosi, non omette soltanto la unia realta per quale siamo nati, e creati, cioe Dio. Essi anche limitano il nostro animo a pensare alle cose piu imbecili, di tale modo che la nostra capacita a connoscere Dio si riduze. Lui on e copiato di un foto, la nostra capacita di appreciare qualcose di tanto grande ed importante, si riduze., dalle piaceri terresti e materiali de la vita diaria della gente.&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Thu, 20 Jan 2011 17:09:50 GMT</pubDate>			<dc:creator>Kathyyee</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Cosa_significa_amare_il_Signore_con_tutta_la_tua_mente%3F</comments>		</item>
		<item>
			<title>Visione Teologica Per Il Ministero</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Visione_Teologica_Per_Il_Ministero</link>
			<description>&lt;p&gt;Kathyyee: Ha protetto &amp;quot;Visione Teologica Per Il Ministero&amp;quot; ([edit=sysop] (infinito) [move=sysop] (infinito))&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|Theological Vision for Ministry}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa non è una sintesi del nostro credo dottrinale (si veda la Confessione di fede), bensì una dichiarazione del modo in cui intendiamo espletare il ministero cristiano ed interagire con la nostra cultura all’insegna della fedeltà biblica e teologica. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
(1) Come dovremmo rispondere alla crisi culturale relativa alla verità? (La questione epistemologica) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per alcuni secoli, dall’inizio dell’illuminismo, la convinzione generale era che la verità – espressa in parole che sostanzialmente corrispondevano alla realtà – esista veramente e possa essere conosciuta. Si riteneva che la ragione umana, senza alcun tipo di aiuto, sia in grado di conoscere la verità in modo oggettivo. Più recentemente, il postmodernismo ha passato al vaglio questo insieme di presupposizioni, sostenendo che nella nostra ricerca della conoscenza non siamo in realtà oggettivi; piuttosto interpretiamo le informazioni ricevute attraverso le nostre esperienze personali, i nostri interessi, le nostre emozioni, i nostri pregiudizi culturali, le nostre limitazioni linguistiche e le nostre comunità relazionali. Il postmodernismo afferma che la pretesa di oggettività è arrogante, e che conduce inevitabilmente a conflitti tra quelle comunità che hanno opinioni diverse su dove si trovi la verità. Secondo la sensibilità postmoderna sarebbe proprio questa arroganza a spiegare, almeno in parte, molte delle ingiustizie e delle guerre dell’epoca moderna. Tuttavia, la risposta del postmodernismo è pericolosa in un altro modo: i suoi esponenti più forti insistono che le pretese di poter conoscere una verità oggettiva siano sostituite da un pluralismo più umile e ‘tollerante’ e più inclusivo e diversificato, un pluralismo in realtà spesso impantanato che non lascia alcun fondamento solido per «la fede che è stata trasmessa ai santi una volta per sempre». Questa posizione non lascia spazio alcuno ad una verità che corrisponde alla realtà, ma solo ad una serie di verità formatesi soggettivamente. Come dovremmo rispondere a questa crisi culturale riguardo alla verità? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
a. Affermiamo che la verità corrisponde alla realtà. Crediamo che lo Spirito Santo, il quale ha ispirato le parole degli apostoli e dei profeti, dimora anche in noi, che siamo stati creati ad immagine di Dio, affinché possiamo ricevere e capire le parole della Scrittura rivelate da Dio, e comprendere che le verità della Scrittura corrispondono alla realtà. Le affermazioni della Scrittura sono vere, proprio perché sono dichiarazioni di Dio; ed esse corrispondono alla realtà anche se la nostra conoscenza di quelle verità (e persino la nostra capacità di verificarle per gli altri) è sempre necessariamente incompleta. L’illuminismo, con la sua fede in una conoscenza pienamente oggettiva, rese la ragione umana autonoma un idolo. Tuttavia, negare la possibilità di una pura conoscenza oggettiva non comporta la perdita di una verità che corrisponde alla realtà oggettiva, persino se non ci è mai possibile conoscere questa verità a prescindere da un elemento di soggettività. Si veda Confessione di fede-(2). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
b. Affermiamo che la verità è comunicata dalla Scrittura. Crediamo che la Scrittura è diffusamente proposizionale e che tutte le sue affermazioni sono del tutto veritiere e autorevoli. Tuttavia, la verità della Scrittura non può esaurirsi in una serie di proposizioni. La verità della Scrittura esiste nei generi letterari della narrativa, della metafora e della poesia, i quali non si possono distillare in modo esauriente in proposizioni dottrinali; eppure essi ci comunicano il pensiero e la volontà di Dio così da trasformarci a sua immagine. c. Affermiamo che la verità è corrispondenza di vita rispetto a Dio. La verità non è solo una corrispondenza teoretica, ma anche un rapporto pattizio. La rivelazione biblica non deve essere solo conosciuta, ma anche vissuta (Deut. 29:29). Lo scopo della Bibbia è quello di produrre in noi la sapienza, ossia insegnarci a vivere completamente sottomessi alla realtà di Dio. La verità è quindi corrispondenza tra la nostra vita (nella sua interezza), da una parte, e il cuore, le parole e le azioni di Dio, tramite la mediazione della Parola e dello Spirito, dall’altra. Eliminare il carattere proposizionale della verità biblica indebolisce seriamente la nostra capacità di tenere, difendere e spiegare il vangelo. Tuttavia, parlare della verità soltanto in termini di proposizioni indebolisce il nostro apprezzamento del Figlio incarnato quale Via, Verità e Vita, ma anche il genio comunicativo della narrativa e della storia, e l’importanza della verità come una vita vissuta veramente in corrispondenza rispetto a Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I modi in cui questa concezione della verità ci modella. (1) In merito alla questione della verità, adottiamo una “disciplinata” teoria della corrispondenza, una teoria che è meno trionfalistica di quella di alcuni evangelici del passato. Ma rigettiamo anche una concezione della verità che la consideri meramente un linguaggio internamente coerente di una particolare comunità di fede. Per cui sosteniamo, con quella che speriamo sia un’appropriata umiltà, il principio del Sola Scriptura. (2) Sebbene la verità sia proposizionale, non è solo qualcosa in cui si deve credere, ma anche qualcosa che si deve ricevere con adorazione e praticare con sapienza. Questo equilibrio plasma la nostra comprensione del discepolato e della predicazione. Desideriamo incoraggiare la passione per la sana dottrina, ma sappiamo che la crescita spirituale non è solo ricevere informazioni a livello cognitivo. La crescita spirituale avviene quando tutta la nostra vita è formata in comunità dalle pratiche cristiane, tra cui la preghiera, il battesimo, la cena del Signore, la comunione fraterna, e il ministero pubblico della Parola. (3) La nostra conoscenza teorica della verità di Dio è soltanto parziale, persino quando è accurata; nondimeno possiamo avere la certezza che quello che ci dice la Parola è vero (Lc. 1:4). È tramite la potenza dello Spirito Santo che riceviamo le parole del vangelo con piena certezza e convinzione (1 Tess. 1:5). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
(2) Come dovremmo leggere la Bibbia? (La questione ermeneutica) a. Leggere la Bibbia “in lungo”. Leggere l’intera la Bibbia “in lungo” significa identificare sia la sua trama basilare come la storia divina della redenzione (p.e., Lc. 24:44), sia i suoi vari temi (p.e., il patto, la sovranità, il tempio) che attraversano tutte le tappe della storia e tutte le parti del canone, tutto quanto culminando in Gesù Cristo. Secondo questa prospettiva, il vangelo si presenta come creazione, caduta, redenzione, restaurazione, mettendo in evidenza il fine della salvezza, ossia una creazione rinnovata. Come confessiamo in Confessione di fede-(1): [Dio porta] provvidenzialmente a compimento i suoi buoni propositi eterni per redimere un popolo per se stesso e per restaurare la sua creazione decaduta, a lode della sua gloriosa grazia.. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
b. Leggere la Bibbia “in largo”. Leggere la Bibbia “in largo” significa raccogliere in categorie di pensiero (p.e., teologia, cristologia, escatologia) dichiarazioni, comandi, promesse, e affermazioni di verità, per arrivare ad una comprensione coerente di cosa la Bibbia insegni sommariamente. Secondo questa prospettiva, il vangelo si presenta come Dio, peccato, Cristo e fede, mettendo in evidenza il metodo della salvezza, ossia l’opera sostitutiva di Cristo e la nostra responsabilità di abbracciarla per fede. Come confessiamo in Confessione di fede-(7): Gesù Cristo divenne nostro rappresentate e sostituto, affinché in lui noi diventassimo giustizia di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il modo in cui questa lettura della Bibbia ci modella. (1) Molti (ma non tutti) di coloro che oggi sono specializzati nel primo dei due modi di leggere la Bibbia, ossia “in lungo”, si soffermano sugli aspetti più collettivi del peccato e della salvezza. La croce è vista principalmente come un esempio di servizio e di sacrificio e della sconfitta dei poteri di questo mondo, piuttosto che sostituzione e propiziazione per i nostri peccati. Paradossalmente, questo approccio può essere molto legalistico. Anziché chiamare le persone alla conversione individuale per mezzo di un messaggio della grazia, le chiama ad unirsi alla comunità cristiana e al programma regale relativo a ciò che Dio sta facendo per liberare il mondo. L’accento è posto sul cristianesimo come un modo di vivere, a detrimento dello status del credente come redento per il sangue di Cristo, mediante la fede individuale in lui. Questo squilibrio lascia poco spazio all’evangelizzazione e all’apologetica vigorose, alla predicazione espositiva e ai segni e all’importanza della conversione/nuova nascita. (2) D’altra parte, nel passato gli evangelici (sebbene non tutti) tendevano a leggere la Bibbia “in largo”. Il risultato era un individualismo accentrato quasi esclusivamente sulla conversione personale e la certezza di arrivare in cielo. Inoltre la relativa predicazione, sebbene espositiva, a volte era moralistica e non sottolineava il modo in cui tutti i temi biblici culminano in Cristo e nella sua opera. Questo squilibrio porta ad attribuire poca o addirittura nessuna importanza all’opera di giustizia e di misericordia a favore dei poveri e degli oppressi, e alla produzione culturale che glorifichi Dio nelle arti, negli affari, ecc. (3) Crediamo che il miglior modo di praticare queste due letture della Bibbia mostri come esse siano completamente compatibili, anche se oggi molti le contrappongono l’una all’altra. Al contrario, crediamo che queste due modalità di lettura, quando eseguite bene, siano entrambe indispensabili per afferrare il significato del vangelo biblico. Il vangelo è la dichiarazione che per mezzo della morte e della risurrezione di Gesù Cristo, Dio è venuto per riconciliare gli individui per mezzo della sua grazia e per rinnovare l’intero mondo attraverso, e per la sua gloria. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
(3) Come dovremmo rapportarci con la cultura? (La questione della contestualizzazione) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
a. Essendo una contro-cultura. Vogliamo essere una chiesa non solo che cura i singoli credenti nel loro personale cammino con Dio, ma anche che li forma per costituire quella società umana alternativa che Dio crea per mezzo della Parola e dello Spirito. (Cfr. sotto il punto 5c). b. Per il bene comune. Non basta che la chiesa si opponga ai valori della cultura dominante. Dobbiamo essere una contro-cultura per il bene comune. Vogliamo distinguerci radicalmente dalla cultura che ci sta intorno, eppure proprio in virtù di quell’identità distintiva dovremmo sacrificarci, servendo il nostro prossimo e perfino i nostri nemici, operando per il bene delle persone, sia il loro bene temporale sia quello eterno. Perciò, non vediamo nell’adorazione comunitaria il nostro principale punto di collegamento con quelli di fuori. Piuttosto, ci aspettiamo di incontrare il nostro prossimo mentre ci diamo da fare per la sua pace, sicurezza e benessere, amandolo in parole e opere. Se così faremo, saremo «sale» e «luce» nel mondo (sostenendo e migliorando le condizioni di vita, mostrando al mondo la gloria di Dio con i nostri stili di vita; Mt. 5:13-16). Come gli ebrei esiliati erano chiamati ad amare e ad impegnarsi per la “shalom” di Babilonia (Ger. 29:7), anche i cristiani sono il popolo di Dio «in esilio» (1 Pt. 1:1; Giac. 1:1). I cittadini della città di Dio dovrebbero essere i migliori cittadini possibili delle loro città terrene (Ger. 29:4-7). Non vogliamo essere né eccessivamente ottimisti né eccessivamente pessimisti riguardo alla nostra influenza culturale perché sappiamo che, se camminiamo seguendo le orme di Colui che ha deposto la sua vita per amore dei suoi oppositori, saremo perseguitati anche quando riusciremo ad avere un impatto sociale (1 Pt. 2:12). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il modo in cui questo rapporto con la cultura ci modella. (1) Crediamo che ogni espressione del cristianesimo debba essere necessariamente e correttamente contestualizzata, almeno in una certa misura, rispetto ad una specifica cultura umana; non esiste qualcosa come un’espressione universale ed astorica del cristianesimo. Tuttavia, non vogliamo mai essere così influenzati dalla nostra cultura che compromettiamo le verità del Vangelo. In che modo quindi possiamo mantenere un giusto equilibrio? (2) La risposta è che non possiamo “contestualizzare” il vangelo astrattamente, come se fosse un mero esperimento del pensiero. Se una chiesa cerca di essere contro-cultura in vista del bene temporale ed eterno delle persone, farà attenzione sia al legalismo che può accompagnare un inopportuno isolamento culturale sia al compromesso prodotto da un eccessivo adattamento alla cultura. Se ci disponiamo al servizio piuttosto che al potere, potremmo avere un impatto culturale significativo. Se, invece, aspiriamo ad avere potere diretto e controllo sociale, saremo paradossalmente assimilati dalle medesime idolatrie della ricchezza, dello status e del potere che vorremmo cambiare. (3) Il vangelo stesso contiene la chiave per un’appropriata contestualizzazione. Se cerchiamo di contestualizzare oltre i giusti limiti, dimostriamo che stiamo cercando troppo l’approvazione della cultura in cui avviene la nostra contestualizzazione; il che rivela una mancanza di fiducia nel vangelo. Se non contestualizziamo abbastanza, dimostriamo di essere troppo attaccati alle consuetudini della nostra subcultura; il che rivela una mancanza di umiltà evangelica [cioè con riferimento al vangelo] e di amore per il prossimo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
(4) In quali sensi è unico il vangelo? Il vangelo dona ai cristiani umiltà e speranza, mansuetudine e coraggio, in un modo che è unico. Il vangelo biblico si distingue nettamente sia dalle religioni tradizionali sia dal secolarismo. Le religioni si basano sul principio: «Obbedisco, quindi sono accettato», ma il vangelo afferma: «Sono accettato tramite Cristo, quindi obbedisco». Dunque il vangelo si differenzia sia dall’irreligiosità sia dalla religiosità. Difatti si può cercare di essere il proprio “signore e salvatore” trasgredendo la legge di Dio, ma si può fare lo stesso anche osservando la legge allo scopo di guadagnarsi la salvezza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’irreligiosità e il secolarismo tendono a gonfiare un’“autostima” lusinghiera e acritica; la religiosità e il moralismo abbattono le persone con un senso di colpa causato da una condotta che è impossibile mantenere. Il vangelo, invece, ci umilia e ci valorizza al tempo stesso, in quanto, in Cristo, ognuno di noi è simultaneamente giusto ed ancora peccatore. Allo stesso tempo, noi siamo più imperfetti e peccaminosi di quanto osavamo credere, ma anche più amati e accettati di quanto osavamo sperare. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il secolarismo tende a rendere le persone egoiste e individualiste. La religiosità e il moralismo tendono, in generale, a rendere le persone giuste ai propri occhi e tribali verso gli altri gruppi (questo perché pensano che la salvezza sia stata ottenuta per mezzo dei propri sforzi). Però il vangelo della grazia, centrato com’è su un uomo che muore per noi mentre eravamo ancora suoi nemici, rimuove l’egoismo e il moralismo inducendo le persone a servire gli altri sia per il bene temporale di tutti, in particolare i poveri, sia per la loro salvezza. Ci motiva a servire gli altri indipendentemente da quanto meritano, proprio come Cristo ha servito noi (Mc. 10:45). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il secolarismo e la religiosità conformano le persone a norme di comportamento attraverso la paura (di conseguenze) e l’orgoglio (un desiderio di autoesaltazione). Il vangelo, invece, motiva le persone alla santità e al servizio in un altro modo: le motiva sia dalla riconoscente gioia per la grazia ricevuta sia dall’amore per la gloria di Dio per ciò che egli è in se stesso. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
(5) Come è un ministero centrato sul vangelo? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È caratterizzato da: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
a. Trasformazione nell’adorazione comunitaria. Il vangelo cambia il nostro rapporto con Dio: passiamo dall’ostilità o dal servilismo all’intimità e alla gioia. Perciò il cuore pulsante di un ministero centrato sul vangelo è l’adorazione e la preghiera intensa. Nell’adorazione comunitaria il popolo di Dio riceve una visone della dignità e della bellezza di Dio che trasforma le vite dei credenti, i quali rispondono offrendo a Dio le espressioni di lode di cui egli è degno. Al centro dell’adorazione comunitaria sta il ministero della Parola. La predicazione dovrebbe essere espositiva (spiegando il testo della Scrittura) e cristocentrica (facendo vedere come tutti i temi biblici trovano il loro punto culminante in Cristo e nella sua opera di salvezza). Il fine ultimo della predicazione non è semplicemente di insegnare, ma di guidare coloro che ascoltano ad un’adorazione, sia individuale che comunitaria, che li fortifica interiormente per fare la volontà di Dio. b. Efficacia evangelistica. Siccome il vangelo (a differenza del moralismo religioso) genera persone che non rigettano coloro che sono in disaccordo con loro, una chiesa veramente centrata sul vangelo dovrebbe essere formata da membri che si rivolgono con sensibilità alle speranze e alle aspirazioni delle persone, indirizzandole a Cristo e alla sua opera salvifica. Si tratta di una visione di una chiesa che cerca la conversione dei ricchi e dei poveri, dei colti e dei meno colti, di uomini e di donne, di anziani e di giovani, di sposati e di single, e di persone di tutte le razze. La speranza è quella di raggiungere sia chi è fortemente secolarizzato e ha abbracciato il postmodernismo sia coloro che sono più tradizionalisti e religiosi. In virtù del carattere attraente della sua comunità e dell’umiltà dei suoi membri, una chiesa centrata sul vangelo dovrebbe avere nel suo mezzo persone che sono in ricerca e che stanno cercando di comprendere il cristianesimo. Una chiesa centrata sul vangelo dovrebbe accogliere tali persone in centinaia di modi. Accoglierle significa non tanto farle “sentire a proprio agio”, quanto impegnarsi davvero per rendere comprensibile il messaggio del vangelo. Oltre a ciò, chiese centrate sul vangelo saranno inclini a fondare altre chiese, perché questo è uno dei mezzi più efficaci dell’evangelizzazione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
c. Una comunità contro-culturale. Siccome il vangelo rimuove sia la paura che l’orgoglio, all’interno della chiesa persone dovrebbero andare d’accordo che non potrebbero mai andare d’accordo al di fuori di essa. Siccome ci pone dinanzi un uomo che è morto per i suoi nemici, il vangelo crea rapporti di servizio piuttosto che di egoismo. Siccome il vangelo ci chiama alla santità, il popolo di Dio vive con amore legami di responsabilità e di disciplina reciproche. Per questo il vangelo crea una comunità umana, radicalmente diversa da qualsiasi società che gli sta intorno. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per quanto riguarda il sesso, la chiesa dovrebbe evitare sia l’idoleggiamento del sesso proprio della società secolare sia la paura del sesso propria della società tradizionale. Noi proponiamo invece una comunità che così ama e così si prende cura in modo pratico dei suoi membri che la castità ha senso. Una tale chiesa insegna ai suoi membri a conformare la propria corporalità alla forma del vangelo: l’astinenza al di fuori di un matrimonio eterosessuale e la fedeltà e la gioia al suo interno. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per quanto riguarda la famiglia, la chiesa dovrebbe affermare la bontà del matrimonio tra un uomo e una donna, chiamandoli a servire Dio riflettendo il suo amore pattizio in una relazione “finché morti non li separi” caratterizzata dalla lealtà, e insegnando ai loro figli le vie del Signore. Tuttavia, la chiesa afferma altresì la bontà di servire Cristo come persone single, sia per un tempo sia per tutta la vita. La chiesa dovrebbe sapersi prendere cura delle persone che soffrono a causa del degrado della nostra sessualità umana, essendo una comunità e famiglia compassionevole. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per quanto riguarda il denaro, i membri di chiesa dovrebbero essere radicali nel condividere i propri beni gli uni con gli altri, affinché non ci sia «tra di loro nessun bisognoso» (Atti 4:34). Tale condivisione promuove anche una generosità radicale nell’impiego di tempo, soldi, relazioni personali, e spazio per favorire la giustizia sociale e per andare incontro ai bisogni dei poveri, degli oppressi, degli immigrati e di coloro che sono deboli sia economicamente che fisicamente. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per quanto riguarda il potere, la chiesa è visibilmente impegnata nella condivisione del potere e nell’istaurazione di relazioni interpersonali tra razze, classi e generazioni che al di fuori del corpo di Cristo sono alienate. L’evidenza pratica di questo è che sempre di più le nostre chiese locali accolgono e abbracciano persone da tutte le razze e di tutte le culture. Ciascuna chiesa dovrebbe cercare di riflettere la diversità presente nella propria area geografica, sia nella composizione della congregazione sia nella sua conduzione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
d. Integrazione di fede e opere. La buona novella della Bibbia non riguarda solo il perdono individuale ma anche il rinnovamento di tutta la creazione. Dio pose l’umanità nel giardino per coltivare il mondo materiale per la gloria di Dio, e per il fiorire della natura e della comunità degli uomini. Lo Spirito di Dio non solo converte individui (p.e., Gv. 16:8), ma rinnova e coltiva la faccia della terra (p.e., Gen. 1:2; Sal. 104:30). Per questo motivo i cristiani glorificano Dio non solo tramite il ministero della Parola, ma anche attraverso le loro vocazioni di agricoltura, arte, affari, politica, studi: tutto fatto per la gloria di Dio e per l’incremento del bene comune. Sono troppi i cristiani che hanno imparato a isolare la propria fede dal modo in cui lavorano nella propria vocazione. Spesso il vangelo è visto come una via per trovare pace a livello individuale e non come il fondamento di una visione del mondo, ossia come un’interpretazione completa della realtà che informa tutto quello che facciamo. Nondimeno, noi abbiamo una visione per una chiesa che istruisce le persone a pensare alle implicazioni del vangelo per come svolgiamo lavori di muratura, di idraulica, d’informatica, l’impegno come infermieri, come essere cristiani nelle arti, negli affari, in politica, nel giornalismo, in attività di intrattenimento, e nell’impegno scientifico e accademico. Una tale chiesa non solo sosterrà l’impegno dei cristiani nella cultura, ma li aiuterà anche a svolgere i loro lavori in modo professionale, ricercando l’eccellenza ed essendo responsabili verso gli altri nei loro mestieri e nelle loro professioni. Quando, basandoci sulla nostra comprensione del vangelo, realizziamo ambienti di lavoro compassionevoli ma al contempo creativi e di alta qualità, facciamo un contributo nella potenza dello Spirito alla guarigione della creazione di Dio. Fa pure parte di quest’opera far vedere la gioia, la speranza e la verità cristiane nelle rappresentazioni artistiche. Facciamo tutto questo perché il vangelo di Dio ci conduce ad agire così, anche se riconosciamo che la restaurazione ultima di tutte le cose aspetta il ritorno personale e corporale del nostro Signore Gesù Cristo (Confessione di fede-[13]). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
e. Praticare giustizia e misericordia. Dio ha creato sia l’anima sia il corpo, e la resurrezione di Gesù mostra che redimerà sia ciò che è spirituale sia ciò che è materiale. Perciò a Dio non solo interessa la salvezza delle anime ma anche il soccorso nei riguardi della povertà, la fame e l’ingiustizia. Il vangelo ci apre gli occhi al fatto che in ultima analisi tutta la nostra ricchezza (anche quella per la quale abbiamo lavorato sodo) è un dono immeritato da Dio. Pertanto la persona che non dà generosamente agli altri la sua ricchezza, non solo manca nel mostrare compassione, ma è anche ingiusta. Cristo ottiene la nostra salvezza perdendo, riceve potere abbassandosi e facendosi servo, e diventa ricco donando tutto quello che ha. Coloro che ricevono la sua salvezza non sono i forti e capaci, bensì quelli che ammettono di essere deboli e perduti. Non possiamo guardare al povero e all’oppresso e spietatamente dire loro di tirarsi fuori dai guai attingendo alle proprie risorse. Gesù non ci ha trattati in questo modo. Al posto della superiorità nei riguardi del povero il vangelo suscita in noi misericordia e compassione. Le chiese cristiane devono operare a favore della giustizia e della pace nelle loro comunità tramite il servizio, al contempo chiamando gli individui alla conversione e alla nuova nascita. Dobbiamo operare per il bene eterno e comune e far vedere a quelli intorno a noi che li amiamo in modo concreto, che essi credano o no come noi. L’indifferenza verso coloro che sono poveri e svantaggiati indica che non abbiamo in realtà capito che la nostra salvezza è per la sola grazia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Conclusione &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il tipo di ministero che abbiamo delineato non è tanto comune. Ci sono molte chiese del tipo pragmaticamente “ultrasensibili-agli-ospiti” che aiutano molte persone a trovare Cristo. Ci sono molte chiese che cercano di essere culturalmente coinvolte tramite un impegno politico. C’è un movimento carismatico in rapida crescita che pone l’accento sulla gloriosa e appassionata adorazione comunitaria. Ci sono molte congregazioni molto attente al rigore dottrinale e alla purezza, che s’impegnano molto per separarsi dal mondo. Ci sono molte chiese con un impegno radicale nei riguardi dei poveri e degli emarginati. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, non vediamo abbastanza chiese locali che incarnino il pieno ed integrale equilibrio evangelico che abbiamo delineato qui. E sebbene per grazia di Dio ci sia un confortante numero di segnali positivi nella chiesa, non vediamo ancora un ampio movimento di questo tipo di ministero centrato sul vangelo. Crediamo che un tale equilibrio produrrà chiese che si qualificheranno per una predicazione teologicamente sostanziosa e avvincente, per un’evangelizzazione e un’apologetica dinamiche, e per una crescita che porterà anche alla fondazione di nuove chiese. Le chiese che abbiamo in mente promuoveranno il ravvedimento, il rinnovamento personale, e la santità di vita. Allo stesso tempo, e nelle stesse congregazioni, ci sarà un impegno nelle strutture sociali delle persone medie, e un impegno culturale nell’arte, negli affari, nella ricerca accademico-scientifica e nella politica. Ci saranno appelli per una comunità cristiana radicale in cui tutti i membri condividono ricchezze e risorse e creano uno spazio per i poveri e gli emarginati. Queste priorità saranno concatenate insieme e si fortificheranno a vicenda in ciascuna chiesa locale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cosa può far crescere un movimento di chiese centrate sul Vangelo? La risposta ultima è che Dio, per la sua gloria, deve mandare un risveglio in risposta alle preghiere ferventi, straordinarie e persistenti del suo popolo. Nondimeno, crediamo anche che ci siano dei passi penultimi da intraprendere. C’è una grande speranza se possiamo unirci sulla natura della verità, su come meglio leggere la Bibbia, sul nostro rapporto con la cultura, sui contenuti del vangelo, e sulla natura di un ministero centrato sul vangelo. Crediamo che impegnarci in tal senso ci spingerà di nuovo verso le Scritture, verso il Cristo delle Scritture, verso il vangelo di Cristo, e cominceremo a crescere nella nostra capacità, per la grazia di Dio, come chiese, di agire «secondo la verità del Vangelo» (Gal. 2:14). Ci vergogniamo dei nostri peccati e delle nostre mancanze, ma siamo anche oltremodo riconoscenti per il perdono ricevuto, e desiderosi di vedere di.&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 03:50:45 GMT</pubDate>			<dc:creator>Kathyyee</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Visione_Teologica_Per_Il_Ministero</comments>		</item>
		<item>
			<title>Visione Teologica Per Il Ministero</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Visione_Teologica_Per_Il_Ministero</link>
			<description>&lt;p&gt;Kathyyee: Creata pagina con '{{info|Theological Vision for Ministry}}   Questa non è una sintesi del nostro credo dottrinale (si veda la Confessione di fede), bensì una dichiarazione del modo in cui intend...'&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|Theological Vision for Ministry}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa non è una sintesi del nostro credo dottrinale (si veda la Confessione di fede), bensì una dichiarazione del modo in cui intendiamo espletare il ministero cristiano ed interagire con la nostra cultura all’insegna della fedeltà biblica e teologica. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
(1) Come dovremmo rispondere alla crisi culturale relativa alla verità? (La questione epistemologica) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per alcuni secoli, dall’inizio dell’illuminismo, la convinzione generale era che la verità – espressa in parole che sostanzialmente corrispondevano alla realtà – esista veramente e possa essere conosciuta. Si riteneva che la ragione umana, senza alcun tipo di aiuto, sia in grado di conoscere la verità in modo oggettivo. Più recentemente, il postmodernismo ha passato al vaglio questo insieme di presupposizioni, sostenendo che nella nostra ricerca della conoscenza non siamo in realtà oggettivi; piuttosto interpretiamo le informazioni ricevute attraverso le nostre esperienze personali, i nostri interessi, le nostre emozioni, i nostri pregiudizi culturali, le nostre limitazioni linguistiche e le nostre comunità relazionali. Il postmodernismo afferma che la pretesa di oggettività è arrogante, e che conduce inevitabilmente a conflitti tra quelle comunità che hanno opinioni diverse su dove si trovi la verità. Secondo la sensibilità postmoderna sarebbe proprio questa arroganza a spiegare, almeno in parte, molte delle ingiustizie e delle guerre dell’epoca moderna. Tuttavia, la risposta del postmodernismo è pericolosa in un altro modo: i suoi esponenti più forti insistono che le pretese di poter conoscere una verità oggettiva siano sostituite da un pluralismo più umile e ‘tollerante’ e più inclusivo e diversificato, un pluralismo in realtà spesso impantanato che non lascia alcun fondamento solido per «la fede che è stata trasmessa ai santi una volta per sempre». Questa posizione non lascia spazio alcuno ad una verità che corrisponde alla realtà, ma solo ad una serie di verità formatesi soggettivamente. Come dovremmo rispondere a questa crisi culturale riguardo alla verità? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
a. Affermiamo che la verità corrisponde alla realtà. Crediamo che lo Spirito Santo, il quale ha ispirato le parole degli apostoli e dei profeti, dimora anche in noi, che siamo stati creati ad immagine di Dio, affinché possiamo ricevere e capire le parole della Scrittura rivelate da Dio, e comprendere che le verità della Scrittura corrispondono alla realtà. Le affermazioni della Scrittura sono vere, proprio perché sono dichiarazioni di Dio; ed esse corrispondono alla realtà anche se la nostra conoscenza di quelle verità (e persino la nostra capacità di verificarle per gli altri) è sempre necessariamente incompleta. L’illuminismo, con la sua fede in una conoscenza pienamente oggettiva, rese la ragione umana autonoma un idolo. Tuttavia, negare la possibilità di una pura conoscenza oggettiva non comporta la perdita di una verità che corrisponde alla realtà oggettiva, persino se non ci è mai possibile conoscere questa verità a prescindere da un elemento di soggettività. Si veda Confessione di fede-(2). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
b. Affermiamo che la verità è comunicata dalla Scrittura. Crediamo che la Scrittura è diffusamente proposizionale e che tutte le sue affermazioni sono del tutto veritiere e autorevoli. Tuttavia, la verità della Scrittura non può esaurirsi in una serie di proposizioni. La verità della Scrittura esiste nei generi letterari della narrativa, della metafora e della poesia, i quali non si possono distillare in modo esauriente in proposizioni dottrinali; eppure essi ci comunicano il pensiero e la volontà di Dio così da trasformarci a sua immagine. c. Affermiamo che la verità è corrispondenza di vita rispetto a Dio. La verità non è solo una corrispondenza teoretica, ma anche un rapporto pattizio. La rivelazione biblica non deve essere solo conosciuta, ma anche vissuta (Deut. 29:29). Lo scopo della Bibbia è quello di produrre in noi la sapienza, ossia insegnarci a vivere completamente sottomessi alla realtà di Dio. La verità è quindi corrispondenza tra la nostra vita (nella sua interezza), da una parte, e il cuore, le parole e le azioni di Dio, tramite la mediazione della Parola e dello Spirito, dall’altra. Eliminare il carattere proposizionale della verità biblica indebolisce seriamente la nostra capacità di tenere, difendere e spiegare il vangelo. Tuttavia, parlare della verità soltanto in termini di proposizioni indebolisce il nostro apprezzamento del Figlio incarnato quale Via, Verità e Vita, ma anche il genio comunicativo della narrativa e della storia, e l’importanza della verità come una vita vissuta veramente in corrispondenza rispetto a Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I modi in cui questa concezione della verità ci modella. (1) In merito alla questione della verità, adottiamo una “disciplinata” teoria della corrispondenza, una teoria che è meno trionfalistica di quella di alcuni evangelici del passato. Ma rigettiamo anche una concezione della verità che la consideri meramente un linguaggio internamente coerente di una particolare comunità di fede. Per cui sosteniamo, con quella che speriamo sia un’appropriata umiltà, il principio del Sola Scriptura. (2) Sebbene la verità sia proposizionale, non è solo qualcosa in cui si deve credere, ma anche qualcosa che si deve ricevere con adorazione e praticare con sapienza. Questo equilibrio plasma la nostra comprensione del discepolato e della predicazione. Desideriamo incoraggiare la passione per la sana dottrina, ma sappiamo che la crescita spirituale non è solo ricevere informazioni a livello cognitivo. La crescita spirituale avviene quando tutta la nostra vita è formata in comunità dalle pratiche cristiane, tra cui la preghiera, il battesimo, la cena del Signore, la comunione fraterna, e il ministero pubblico della Parola. (3) La nostra conoscenza teorica della verità di Dio è soltanto parziale, persino quando è accurata; nondimeno possiamo avere la certezza che quello che ci dice la Parola è vero (Lc. 1:4). È tramite la potenza dello Spirito Santo che riceviamo le parole del vangelo con piena certezza e convinzione (1 Tess. 1:5). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
(2) Come dovremmo leggere la Bibbia? (La questione ermeneutica) a. Leggere la Bibbia “in lungo”. Leggere l’intera la Bibbia “in lungo” significa identificare sia la sua trama basilare come la storia divina della redenzione (p.e., Lc. 24:44), sia i suoi vari temi (p.e., il patto, la sovranità, il tempio) che attraversano tutte le tappe della storia e tutte le parti del canone, tutto quanto culminando in Gesù Cristo. Secondo questa prospettiva, il vangelo si presenta come creazione, caduta, redenzione, restaurazione, mettendo in evidenza il fine della salvezza, ossia una creazione rinnovata. Come confessiamo in Confessione di fede-(1): [Dio porta] provvidenzialmente a compimento i suoi buoni propositi eterni per redimere un popolo per se stesso e per restaurare la sua creazione decaduta, a lode della sua gloriosa grazia.. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
b. Leggere la Bibbia “in largo”. Leggere la Bibbia “in largo” significa raccogliere in categorie di pensiero (p.e., teologia, cristologia, escatologia) dichiarazioni, comandi, promesse, e affermazioni di verità, per arrivare ad una comprensione coerente di cosa la Bibbia insegni sommariamente. Secondo questa prospettiva, il vangelo si presenta come Dio, peccato, Cristo e fede, mettendo in evidenza il metodo della salvezza, ossia l’opera sostitutiva di Cristo e la nostra responsabilità di abbracciarla per fede. Come confessiamo in Confessione di fede-(7): Gesù Cristo divenne nostro rappresentate e sostituto, affinché in lui noi diventassimo giustizia di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il modo in cui questa lettura della Bibbia ci modella. (1) Molti (ma non tutti) di coloro che oggi sono specializzati nel primo dei due modi di leggere la Bibbia, ossia “in lungo”, si soffermano sugli aspetti più collettivi del peccato e della salvezza. La croce è vista principalmente come un esempio di servizio e di sacrificio e della sconfitta dei poteri di questo mondo, piuttosto che sostituzione e propiziazione per i nostri peccati. Paradossalmente, questo approccio può essere molto legalistico. Anziché chiamare le persone alla conversione individuale per mezzo di un messaggio della grazia, le chiama ad unirsi alla comunità cristiana e al programma regale relativo a ciò che Dio sta facendo per liberare il mondo. L’accento è posto sul cristianesimo come un modo di vivere, a detrimento dello status del credente come redento per il sangue di Cristo, mediante la fede individuale in lui. Questo squilibrio lascia poco spazio all’evangelizzazione e all’apologetica vigorose, alla predicazione espositiva e ai segni e all’importanza della conversione/nuova nascita. (2) D’altra parte, nel passato gli evangelici (sebbene non tutti) tendevano a leggere la Bibbia “in largo”. Il risultato era un individualismo accentrato quasi esclusivamente sulla conversione personale e la certezza di arrivare in cielo. Inoltre la relativa predicazione, sebbene espositiva, a volte era moralistica e non sottolineava il modo in cui tutti i temi biblici culminano in Cristo e nella sua opera. Questo squilibrio porta ad attribuire poca o addirittura nessuna importanza all’opera di giustizia e di misericordia a favore dei poveri e degli oppressi, e alla produzione culturale che glorifichi Dio nelle arti, negli affari, ecc. (3) Crediamo che il miglior modo di praticare queste due letture della Bibbia mostri come esse siano completamente compatibili, anche se oggi molti le contrappongono l’una all’altra. Al contrario, crediamo che queste due modalità di lettura, quando eseguite bene, siano entrambe indispensabili per afferrare il significato del vangelo biblico. Il vangelo è la dichiarazione che per mezzo della morte e della risurrezione di Gesù Cristo, Dio è venuto per riconciliare gli individui per mezzo della sua grazia e per rinnovare l’intero mondo attraverso, e per la sua gloria. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
(3) Come dovremmo rapportarci con la cultura? (La questione della contestualizzazione) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
a. Essendo una contro-cultura. Vogliamo essere una chiesa non solo che cura i singoli credenti nel loro personale cammino con Dio, ma anche che li forma per costituire quella società umana alternativa che Dio crea per mezzo della Parola e dello Spirito. (Cfr. sotto il punto 5c). b. Per il bene comune. Non basta che la chiesa si opponga ai valori della cultura dominante. Dobbiamo essere una contro-cultura per il bene comune. Vogliamo distinguerci radicalmente dalla cultura che ci sta intorno, eppure proprio in virtù di quell’identità distintiva dovremmo sacrificarci, servendo il nostro prossimo e perfino i nostri nemici, operando per il bene delle persone, sia il loro bene temporale sia quello eterno. Perciò, non vediamo nell’adorazione comunitaria il nostro principale punto di collegamento con quelli di fuori. Piuttosto, ci aspettiamo di incontrare il nostro prossimo mentre ci diamo da fare per la sua pace, sicurezza e benessere, amandolo in parole e opere. Se così faremo, saremo «sale» e «luce» nel mondo (sostenendo e migliorando le condizioni di vita, mostrando al mondo la gloria di Dio con i nostri stili di vita; Mt. 5:13-16). Come gli ebrei esiliati erano chiamati ad amare e ad impegnarsi per la “shalom” di Babilonia (Ger. 29:7), anche i cristiani sono il popolo di Dio «in esilio» (1 Pt. 1:1; Giac. 1:1). I cittadini della città di Dio dovrebbero essere i migliori cittadini possibili delle loro città terrene (Ger. 29:4-7). Non vogliamo essere né eccessivamente ottimisti né eccessivamente pessimisti riguardo alla nostra influenza culturale perché sappiamo che, se camminiamo seguendo le orme di Colui che ha deposto la sua vita per amore dei suoi oppositori, saremo perseguitati anche quando riusciremo ad avere un impatto sociale (1 Pt. 2:12). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il modo in cui questo rapporto con la cultura ci modella. (1) Crediamo che ogni espressione del cristianesimo debba essere necessariamente e correttamente contestualizzata, almeno in una certa misura, rispetto ad una specifica cultura umana; non esiste qualcosa come un’espressione universale ed astorica del cristianesimo. Tuttavia, non vogliamo mai essere così influenzati dalla nostra cultura che compromettiamo le verità del Vangelo. In che modo quindi possiamo mantenere un giusto equilibrio? (2) La risposta è che non possiamo “contestualizzare” il vangelo astrattamente, come se fosse un mero esperimento del pensiero. Se una chiesa cerca di essere contro-cultura in vista del bene temporale ed eterno delle persone, farà attenzione sia al legalismo che può accompagnare un inopportuno isolamento culturale sia al compromesso prodotto da un eccessivo adattamento alla cultura. Se ci disponiamo al servizio piuttosto che al potere, potremmo avere un impatto culturale significativo. Se, invece, aspiriamo ad avere potere diretto e controllo sociale, saremo paradossalmente assimilati dalle medesime idolatrie della ricchezza, dello status e del potere che vorremmo cambiare. (3) Il vangelo stesso contiene la chiave per un’appropriata contestualizzazione. Se cerchiamo di contestualizzare oltre i giusti limiti, dimostriamo che stiamo cercando troppo l’approvazione della cultura in cui avviene la nostra contestualizzazione; il che rivela una mancanza di fiducia nel vangelo. Se non contestualizziamo abbastanza, dimostriamo di essere troppo attaccati alle consuetudini della nostra subcultura; il che rivela una mancanza di umiltà evangelica [cioè con riferimento al vangelo] e di amore per il prossimo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
(4) In quali sensi è unico il vangelo? Il vangelo dona ai cristiani umiltà e speranza, mansuetudine e coraggio, in un modo che è unico. Il vangelo biblico si distingue nettamente sia dalle religioni tradizionali sia dal secolarismo. Le religioni si basano sul principio: «Obbedisco, quindi sono accettato», ma il vangelo afferma: «Sono accettato tramite Cristo, quindi obbedisco». Dunque il vangelo si differenzia sia dall’irreligiosità sia dalla religiosità. Difatti si può cercare di essere il proprio “signore e salvatore” trasgredendo la legge di Dio, ma si può fare lo stesso anche osservando la legge allo scopo di guadagnarsi la salvezza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’irreligiosità e il secolarismo tendono a gonfiare un’“autostima” lusinghiera e acritica; la religiosità e il moralismo abbattono le persone con un senso di colpa causato da una condotta che è impossibile mantenere. Il vangelo, invece, ci umilia e ci valorizza al tempo stesso, in quanto, in Cristo, ognuno di noi è simultaneamente giusto ed ancora peccatore. Allo stesso tempo, noi siamo più imperfetti e peccaminosi di quanto osavamo credere, ma anche più amati e accettati di quanto osavamo sperare. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il secolarismo tende a rendere le persone egoiste e individualiste. La religiosità e il moralismo tendono, in generale, a rendere le persone giuste ai propri occhi e tribali verso gli altri gruppi (questo perché pensano che la salvezza sia stata ottenuta per mezzo dei propri sforzi). Però il vangelo della grazia, centrato com’è su un uomo che muore per noi mentre eravamo ancora suoi nemici, rimuove l’egoismo e il moralismo inducendo le persone a servire gli altri sia per il bene temporale di tutti, in particolare i poveri, sia per la loro salvezza. Ci motiva a servire gli altri indipendentemente da quanto meritano, proprio come Cristo ha servito noi (Mc. 10:45). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il secolarismo e la religiosità conformano le persone a norme di comportamento attraverso la paura (di conseguenze) e l’orgoglio (un desiderio di autoesaltazione). Il vangelo, invece, motiva le persone alla santità e al servizio in un altro modo: le motiva sia dalla riconoscente gioia per la grazia ricevuta sia dall’amore per la gloria di Dio per ciò che egli è in se stesso. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
(5) Come è un ministero centrato sul vangelo? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È caratterizzato da: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
a. Trasformazione nell’adorazione comunitaria. Il vangelo cambia il nostro rapporto con Dio: passiamo dall’ostilità o dal servilismo all’intimità e alla gioia. Perciò il cuore pulsante di un ministero centrato sul vangelo è l’adorazione e la preghiera intensa. Nell’adorazione comunitaria il popolo di Dio riceve una visone della dignità e della bellezza di Dio che trasforma le vite dei credenti, i quali rispondono offrendo a Dio le espressioni di lode di cui egli è degno. Al centro dell’adorazione comunitaria sta il ministero della Parola. La predicazione dovrebbe essere espositiva (spiegando il testo della Scrittura) e cristocentrica (facendo vedere come tutti i temi biblici trovano il loro punto culminante in Cristo e nella sua opera di salvezza). Il fine ultimo della predicazione non è semplicemente di insegnare, ma di guidare coloro che ascoltano ad un’adorazione, sia individuale che comunitaria, che li fortifica interiormente per fare la volontà di Dio. b. Efficacia evangelistica. Siccome il vangelo (a differenza del moralismo religioso) genera persone che non rigettano coloro che sono in disaccordo con loro, una chiesa veramente centrata sul vangelo dovrebbe essere formata da membri che si rivolgono con sensibilità alle speranze e alle aspirazioni delle persone, indirizzandole a Cristo e alla sua opera salvifica. Si tratta di una visione di una chiesa che cerca la conversione dei ricchi e dei poveri, dei colti e dei meno colti, di uomini e di donne, di anziani e di giovani, di sposati e di single, e di persone di tutte le razze. La speranza è quella di raggiungere sia chi è fortemente secolarizzato e ha abbracciato il postmodernismo sia coloro che sono più tradizionalisti e religiosi. In virtù del carattere attraente della sua comunità e dell’umiltà dei suoi membri, una chiesa centrata sul vangelo dovrebbe avere nel suo mezzo persone che sono in ricerca e che stanno cercando di comprendere il cristianesimo. Una chiesa centrata sul vangelo dovrebbe accogliere tali persone in centinaia di modi. Accoglierle significa non tanto farle “sentire a proprio agio”, quanto impegnarsi davvero per rendere comprensibile il messaggio del vangelo. Oltre a ciò, chiese centrate sul vangelo saranno inclini a fondare altre chiese, perché questo è uno dei mezzi più efficaci dell’evangelizzazione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
c. Una comunità contro-culturale. Siccome il vangelo rimuove sia la paura che l’orgoglio, all’interno della chiesa persone dovrebbero andare d’accordo che non potrebbero mai andare d’accordo al di fuori di essa. Siccome ci pone dinanzi un uomo che è morto per i suoi nemici, il vangelo crea rapporti di servizio piuttosto che di egoismo. Siccome il vangelo ci chiama alla santità, il popolo di Dio vive con amore legami di responsabilità e di disciplina reciproche. Per questo il vangelo crea una comunità umana, radicalmente diversa da qualsiasi società che gli sta intorno. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per quanto riguarda il sesso, la chiesa dovrebbe evitare sia l’idoleggiamento del sesso proprio della società secolare sia la paura del sesso propria della società tradizionale. Noi proponiamo invece una comunità che così ama e così si prende cura in modo pratico dei suoi membri che la castità ha senso. Una tale chiesa insegna ai suoi membri a conformare la propria corporalità alla forma del vangelo: l’astinenza al di fuori di un matrimonio eterosessuale e la fedeltà e la gioia al suo interno. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per quanto riguarda la famiglia, la chiesa dovrebbe affermare la bontà del matrimonio tra un uomo e una donna, chiamandoli a servire Dio riflettendo il suo amore pattizio in una relazione “finché morti non li separi” caratterizzata dalla lealtà, e insegnando ai loro figli le vie del Signore. Tuttavia, la chiesa afferma altresì la bontà di servire Cristo come persone single, sia per un tempo sia per tutta la vita. La chiesa dovrebbe sapersi prendere cura delle persone che soffrono a causa del degrado della nostra sessualità umana, essendo una comunità e famiglia compassionevole. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per quanto riguarda il denaro, i membri di chiesa dovrebbero essere radicali nel condividere i propri beni gli uni con gli altri, affinché non ci sia «tra di loro nessun bisognoso» (Atti 4:34). Tale condivisione promuove anche una generosità radicale nell’impiego di tempo, soldi, relazioni personali, e spazio per favorire la giustizia sociale e per andare incontro ai bisogni dei poveri, degli oppressi, degli immigrati e di coloro che sono deboli sia economicamente che fisicamente. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per quanto riguarda il potere, la chiesa è visibilmente impegnata nella condivisione del potere e nell’istaurazione di relazioni interpersonali tra razze, classi e generazioni che al di fuori del corpo di Cristo sono alienate. L’evidenza pratica di questo è che sempre di più le nostre chiese locali accolgono e abbracciano persone da tutte le razze e di tutte le culture. Ciascuna chiesa dovrebbe cercare di riflettere la diversità presente nella propria area geografica, sia nella composizione della congregazione sia nella sua conduzione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
d. Integrazione di fede e opere. La buona novella della Bibbia non riguarda solo il perdono individuale ma anche il rinnovamento di tutta la creazione. Dio pose l’umanità nel giardino per coltivare il mondo materiale per la gloria di Dio, e per il fiorire della natura e della comunità degli uomini. Lo Spirito di Dio non solo converte individui (p.e., Gv. 16:8), ma rinnova e coltiva la faccia della terra (p.e., Gen. 1:2; Sal. 104:30). Per questo motivo i cristiani glorificano Dio non solo tramite il ministero della Parola, ma anche attraverso le loro vocazioni di agricoltura, arte, affari, politica, studi: tutto fatto per la gloria di Dio e per l’incremento del bene comune. Sono troppi i cristiani che hanno imparato a isolare la propria fede dal modo in cui lavorano nella propria vocazione. Spesso il vangelo è visto come una via per trovare pace a livello individuale e non come il fondamento di una visione del mondo, ossia come un’interpretazione completa della realtà che informa tutto quello che facciamo. Nondimeno, noi abbiamo una visione per una chiesa che istruisce le persone a pensare alle implicazioni del vangelo per come svolgiamo lavori di muratura, di idraulica, d’informatica, l’impegno come infermieri, come essere cristiani nelle arti, negli affari, in politica, nel giornalismo, in attività di intrattenimento, e nell’impegno scientifico e accademico. Una tale chiesa non solo sosterrà l’impegno dei cristiani nella cultura, ma li aiuterà anche a svolgere i loro lavori in modo professionale, ricercando l’eccellenza ed essendo responsabili verso gli altri nei loro mestieri e nelle loro professioni. Quando, basandoci sulla nostra comprensione del vangelo, realizziamo ambienti di lavoro compassionevoli ma al contempo creativi e di alta qualità, facciamo un contributo nella potenza dello Spirito alla guarigione della creazione di Dio. Fa pure parte di quest’opera far vedere la gioia, la speranza e la verità cristiane nelle rappresentazioni artistiche. Facciamo tutto questo perché il vangelo di Dio ci conduce ad agire così, anche se riconosciamo che la restaurazione ultima di tutte le cose aspetta il ritorno personale e corporale del nostro Signore Gesù Cristo (Confessione di fede-[13]). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
e. Praticare giustizia e misericordia. Dio ha creato sia l’anima sia il corpo, e la resurrezione di Gesù mostra che redimerà sia ciò che è spirituale sia ciò che è materiale. Perciò a Dio non solo interessa la salvezza delle anime ma anche il soccorso nei riguardi della povertà, la fame e l’ingiustizia. Il vangelo ci apre gli occhi al fatto che in ultima analisi tutta la nostra ricchezza (anche quella per la quale abbiamo lavorato sodo) è un dono immeritato da Dio. Pertanto la persona che non dà generosamente agli altri la sua ricchezza, non solo manca nel mostrare compassione, ma è anche ingiusta. Cristo ottiene la nostra salvezza perdendo, riceve potere abbassandosi e facendosi servo, e diventa ricco donando tutto quello che ha. Coloro che ricevono la sua salvezza non sono i forti e capaci, bensì quelli che ammettono di essere deboli e perduti. Non possiamo guardare al povero e all’oppresso e spietatamente dire loro di tirarsi fuori dai guai attingendo alle proprie risorse. Gesù non ci ha trattati in questo modo. Al posto della superiorità nei riguardi del povero il vangelo suscita in noi misericordia e compassione. Le chiese cristiane devono operare a favore della giustizia e della pace nelle loro comunità tramite il servizio, al contempo chiamando gli individui alla conversione e alla nuova nascita. Dobbiamo operare per il bene eterno e comune e far vedere a quelli intorno a noi che li amiamo in modo concreto, che essi credano o no come noi. L’indifferenza verso coloro che sono poveri e svantaggiati indica che non abbiamo in realtà capito che la nostra salvezza è per la sola grazia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Conclusione &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il tipo di ministero che abbiamo delineato non è tanto comune. Ci sono molte chiese del tipo pragmaticamente “ultrasensibili-agli-ospiti” che aiutano molte persone a trovare Cristo. Ci sono molte chiese che cercano di essere culturalmente coinvolte tramite un impegno politico. C’è un movimento carismatico in rapida crescita che pone l’accento sulla gloriosa e appassionata adorazione comunitaria. Ci sono molte congregazioni molto attente al rigore dottrinale e alla purezza, che s’impegnano molto per separarsi dal mondo. Ci sono molte chiese con un impegno radicale nei riguardi dei poveri e degli emarginati. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, non vediamo abbastanza chiese locali che incarnino il pieno ed integrale equilibrio evangelico che abbiamo delineato qui. E sebbene per grazia di Dio ci sia un confortante numero di segnali positivi nella chiesa, non vediamo ancora un ampio movimento di questo tipo di ministero centrato sul vangelo. Crediamo che un tale equilibrio produrrà chiese che si qualificheranno per una predicazione teologicamente sostanziosa e avvincente, per un’evangelizzazione e un’apologetica dinamiche, e per una crescita che porterà anche alla fondazione di nuove chiese. Le chiese che abbiamo in mente promuoveranno il ravvedimento, il rinnovamento personale, e la santità di vita. Allo stesso tempo, e nelle stesse congregazioni, ci sarà un impegno nelle strutture sociali delle persone medie, e un impegno culturale nell’arte, negli affari, nella ricerca accademico-scientifica e nella politica. Ci saranno appelli per una comunità cristiana radicale in cui tutti i membri condividono ricchezze e risorse e creano uno spazio per i poveri e gli emarginati. Queste priorità saranno concatenate insieme e si fortificheranno a vicenda in ciascuna chiesa locale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cosa può far crescere un movimento di chiese centrate sul Vangelo? La risposta ultima è che Dio, per la sua gloria, deve mandare un risveglio in risposta alle preghiere ferventi, straordinarie e persistenti del suo popolo. Nondimeno, crediamo anche che ci siano dei passi penultimi da intraprendere. C’è una grande speranza se possiamo unirci sulla natura della verità, su come meglio leggere la Bibbia, sul nostro rapporto con la cultura, sui contenuti del vangelo, e sulla natura di un ministero centrato sul vangelo. Crediamo che impegnarci in tal senso ci spingerà di nuovo verso le Scritture, verso il Cristo delle Scritture, verso il vangelo di Cristo, e cominceremo a crescere nella nostra capacità, per la grazia di Dio, come chiese, di agire «secondo la verità del Vangelo» (Gal. 2:14). Ci vergogniamo dei nostri peccati e delle nostre mancanze, ma siamo anche oltremodo riconoscenti per il perdono ricevuto, e desiderosi di vedere di.&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 03:50:20 GMT</pubDate>			<dc:creator>Kathyyee</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Visione_Teologica_Per_Il_Ministero</comments>		</item>
		<item>
			<title>Cosa vuole Gesù per Natale?</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Cosa_vuole_Ges%C3%B9_per_Natale%3F</link>
			<description>&lt;p&gt;Kathyyee: Creata pagina con '{{Info|What Does Jesus Want for Christmas?}}   Che cosa vuole Gesù questo Natale? La risposta si può trovare nelle Sue preghiere. Che cosa chiede a Dio? La sua preghiera più l...'&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{Info|What Does Jesus Want for Christmas?}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che cosa vuole Gesù questo Natale? La risposta si può trovare nelle Sue preghiere. Che cosa chiede a Dio? La sua preghiera più lunga si trova in Giovanni 17. Ecco l'apice del Suo desiderio: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;Padre, io voglio che, dove sono io, siano con me anche quelli che tu mi hai dato (v. 24). &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Fra tutti i peccatori indegni nel mondo ci sono anche quelli che Dio ha «dato a Gesù». Questi sono coloro che Dio ha avvicinato al Figlio (Giovanni 6:44,65). Questi sono i ''cristiani''; quelle persone che hanno «ricevuto» Gesù come il Salvatore crocifisso e risorto, Signore e Tesoro della loro vita (Giovanni 1:12; 10:11, 17-18; 20:28; 6:35; 3:17). Gesù dice che vuole che siano con Lui. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A volte sentiamo alcune persone che dicono che Dio ha creato l'uomo perchè si sentiva solo. Quindi dicono: «Dio ci ha creato perchè fossimo ''con Lui''». Gesù è d'accordo con questo? In effetti Egli ''dice proprio'' che vuole che siamo con Lui! Sì, ma perchè? Tieni in considerazione il resto del versetto. Perchè Gesù vuole che siamo con Lui? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
...''per vedere la mia gloria'' che tu [Padre] mi hai data poichè mi hai amato prima della fondazione del mondo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo sarebbe un modo strano per esprimere la Sua solitudine. «Voglio che siano con me perchè vedano la mia gloria». Infatti non esprime la Sua solitudine. Esprime la Sua preoccupazione per la soddisfazione del ''nostro'' desiderio, non la ''sua'' solitudine.Gesù non è solo. Egli, il Padre e lo Spirito sono profondamente soddisfatti nella relazione della Trinità. Siamo noi, non Lui, a soffrire per la mancanza di qualcosa. E ciò che Gesù vuole per Natale è che sperimentiamo ciò per cui siamo stati creati: vedere ed assaporare la Sua gloria. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oh, se solo Dio facesse discendere questo nella nostra anima! Gesù ci ha fatti (Giovanni 1:3) per vedere la Sua gloria. Proprio prima di salire sulla croce, ha intercesso presso il Padre con i suoi desideri più profondi: «Padre, voglio – io voglio! – che essi...siano dove sono io, ''affinchè vedano la mia gloria''.» &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma questa è solo la metà di ciò che Gesù vuole in questi ultimi versi culminanti della Sua preghiera. Ho appena detto che eravamo veramente fatti per vedere ''ed assaporare'' la Sua gloria. E' questo ciò che vuole; cioè che non soltanto vediamo la Sua gloria, ma anche che l'assaporiamo, la gustiamo, vi ci dilettiamo, la teniamo in gran conto e l'amiamo. Considera il versetto 26, proprio l'ultimo versetto: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Io ho fatto conoscere loro il Tuo nome, e lo farò conoscere, ''affinché l'amore con il quale tu mi hai amato sia in loro'', e io in loro». &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa è la fine della preghiera. Qual'é lo scopo ''finale'' di Gesù per noi? Non soltanto che vediamo la Sua gloria, ma che Lo amiamo con lo stesso amore che il Padre ha per Lui: «affinché l'amore con il quale tu [Padre] mi hai amato sia in loro». Il desiderio e l’obiettivo di Gesù é che vediamo la Sua gloria e poi che siamo capaci di amare ciò che vediamo con lo stesso amore che il Padre ha per il Figlio. E non vuol dire che ''imitiamo'' semplicemente l'amore del Padre per il Figlio. Egli vuol dire che proprio l'amore del Padre diviene il nostro amore per il Figlio; che amiamo il Figlio con l'amore del Padre per il Figlio. Questo è ciò che lo Spirito diviene e dona nella nostra vita: l'Amore del Padre per il Figlio attraverso lo Spirito. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ciò che Gesù desidera di più per Natale é che i Suoi eletti siano riuniti e che poi ottengano ciò che ''loro'' vogliono di più: ''vedere'' la Sua gloria e poi ''assaporarla'' proprio come fa il Padre per il Figlio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ciò che desidero di più per Natale quest'anno é di unirmi a voi (ed a molti altri) nel vedere Cristo in tutta la Sua pienezza e che insieme siamo capaci di amare ciò che vediamo con un amore ben al di sopra delle capacità del nostro tiepido cuore umano. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo è quello per cui Gesù prega per noi questo Natale: «Padre, mostra loro la mia gloria e dona loro la stessa delizia in me che tu hai in me.» Oh, che possiamo vedere Cristo con gli occhi di Dio ed ''assaporare'' Cristo con il cuore di Dio. Questa él'essenza del paradiso. Questo é il regalo che Cristo venne a comprare per i peccatori al costo della Sua morte al posto nostro. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vedendolo ed assaporandoLo con voi, &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pastore John &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt;&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 20:43:14 GMT</pubDate>			<dc:creator>Kathyyee</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Cosa_vuole_Ges%C3%B9_per_Natale%3F</comments>		</item>
		<item>
			<title>Dodici Ragioni per festeggiare il Natale</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Dodici_Ragioni_per_festeggiare_il_Natale</link>
			<description>&lt;p&gt;Kathyyee: Creata pagina con '{{Info|Twelve Reasons for Christmas}}   &amp;lt;br&amp;gt; 1. “Io sono nato e venuto nel mondo per rendere testimonianza alla verità.” (Giovanni 18:37)   2. ”Il Figlio di Dio è apparso...'&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{Info|Twelve Reasons for Christmas}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; 1. “Io sono nato e venuto nel mondo per rendere testimonianza alla verità.” (Giovanni 18:37) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2. ”Il Figlio di Dio è apparso per distruggere le opere del diavolo.” (1 Giovanni 3:8; cf Ebrei 2:14-15) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
3. “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; non sono venuto per chiamare i giusti, ma i peccatori”. (Marco 2:17) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
4. “Il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto”. (Luca 19:10) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
5. “Il Figlio dell'uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti”. (Marco 10:45) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
6. “Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l'adozione a figli.” (Galati 4:5) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
7. “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perchè il mondo sia salvato per mezzo di Lui” (Giovanni 3:16-17). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
8. “Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo, perché noi avessimo la vita per Lui.” (1 Giovanni 4:9; cf Giovanni 10:10). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
9. “Questa parola è sicura e degna di essere da tutti accolta: Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori .” (1 Timoteo 1:15). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
10. «Questo bambino sarà occasione di rovina e di risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori.” (Luca 2:34). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
11. “Mi ha mandato per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi” (Luca 4:18) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
12. “Cristo si è fatto servitore dei circoncisi in favore della veracità di Dio, per compiere le promesse fatte ai patriarchi. Ed è venuto perchè anche I Gentili lodino la bontà di Dio.” (Romani 15:7-8; cf Giovanni 12:27).&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Sun, 13 Dec 2009 19:16:58 GMT</pubDate>			<dc:creator>Kathyyee</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Dodici_Ragioni_per_festeggiare_il_Natale</comments>		</item>
		<item>
			<title>Come essere un rifugio per i propri figli</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Come_essere_un_rifugio_per_i_propri_figli</link>
			<description>&lt;p&gt;Kathyyee: Creata pagina con '{{Info|How to Be a Refuge for Your Children}}  &amp;lt;blockquote&amp;gt;'''Proverbi 14:26'''&amp;lt;br&amp;gt;&amp;lt;br&amp;gt;Il timore del Signore è garanzia di sicurezza, il Signore è un rifugio anche per i figli....'&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{Info|How to Be a Refuge for Your Children}} &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;'''Proverbi 14:26'''&amp;lt;br&amp;gt;&amp;lt;br&amp;gt;Il timore del Signore è garanzia di sicurezza, il Signore è un rifugio anche per i figli. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; Se il papà si mostra pauroso, a chi potrà rivolgersi il bambino? Ci si aspetta che i papà diano un senso di sicurezza. Ci si aspetta che sappiano cosa fare, come risolvere i problemi e raggiustare le cose e, soprattutto, che proteggano i propri figli dal farsi del male. Ma cosa succede se un bambino vede la paura sul volto del proprio papà? E se il papà fosse impaurito come il figlio, e se non sapesse cosa fare? A questo punto il bambino sarebbe totalmente sconvolto e si lascerebbe prendere dal panico. Avrebbe la sensazione che proprio quel luogo di sicurezza affidabile, forte e buono non fosse più sicuro. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma se il papà è sicuro di sé, allora i bambini hanno un rifugio. Se il papà non si lascia prendere dal panico, ma è calmo e fermo, allora tutti i muri possono crollare, tutte le onde possono infrangersi, tutti i serpenti possono soffiare, i leoni ruggire ed il vento soffiare, ma ci sarà sempre un posto sicuro nelle braccia del papà. Il papà è un rifugio, a condizione che il papà sia sicuro di sé. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E' per questo che Proverbi 14:26 dice che «è un rifugio anche per i figli», se il papà «è garanzia di sicurezza». La sicurezza del papà è il rifugio dei suoi figli. Papà, la battaglia per divenire sicuri non è solo per noi stessi, ma è per la sicurezza dei nostri figli, per il loro senso di sicurezza e felicità. Si tratta se cresceranno nervosi o saldi nella fede. Fino a quando i bambini non conosceranno Dio in un modo personale e profondo, noi rappresentiamo l'immagine e la personificazione di Dio nella loro vita. Se noi siamo sicuri di noi stessi, fidati e sicuri per loro, allora, quando le tempeste si abbatteranno su di loro nella loro vita, essi aderiranno più facilmente a Dio, come il loro rifugio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi come potremo essere «garanzia di sicurezza»? Dopo tutto, anche noi siamo dei bambini, vasi di argilla, deboli e rotti, che combattiamo ansietà e dubbi. La soluzione è quella di far finta nel miglior modo possibile di nascondere chi siamo in realtà? Nel migliore dei casi questo potrebbe portare a delle ulcere e, nel peggiore, a degli adolescenti disonoranti Dio e che rifiutano la duplicità. Questa non è la risposta. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Proverbi 14:26 da un'altra risposta: «Temere il SIGNORE è garanzia di sicurezza.» Questo sembra molto strano. La soluzione alla paura è il timore. La soluzione all'incertezza è il timore. La soluzione al dubbio è il timore. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma come può essere? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Parte della risposta sta nel fatto che il «timore del Signore» significa timore di disonorare il Signore; che significa temere di diffidare del Signore; che significa temere di aver paura di affrontare qualsiasi cosa per la quale il Signore ci ha promesso di aiutarci. In altre parole, il timore del Signore è ciò che ci permette di annientare la paura. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se il Signore dice: «Non temere, io sono con te. Non preoccuparti, io sono il tuo Dio. Ti rendo forte, ti aiuto, ti proteggo», (Isaia 41:10) allora è una cosa terribile preoccuparsi del problema del quale ci ha promesso aiuto. Aver paura di quel problema quando Lui invece dice: «Non temere, ti aiuto» è un voto di sfiducia verso la parola di Dio, e questa è una grande infamia contro Dio. Ed il timore di Dio trema davanti ad una tale diffamazione di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se il Signore dice: «Non ti lascerò mai, non ti abbandonerò mai,» allora possiamo dire con fiducia: «Il Signore viene in mio aiuto, non avrò paura. Che cosa mi possono fare gli uomini?&amp;amp;nbsp;» (Ebrei 13:5-6); se il Signore ci dice questo, allora il fatto di non aver fiducia nella presenza promessa del Signore e nel Suo aiuto rapprensenta un tipo di orgoglio. Mette la nostra stima del pericolo al di sopra di quella di Dio. Per questo leggiamo le incredibili parole del Signore in Isaia 51:12: «Sono io che ti conforto, popolo mio. Perché hai paura degli uomini? Hanno la vita breve, come l'erba dei prati». Chi siamo noi per aver paura degli uomini, quando Dio ha promesso di aiutarci? Allora si tratta di orgoglio quando abbiamo paura degli uomini. E l'orgoglio è esattamente l'opposto del timore di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi, sì, Proverbi è vero e di grande aiuto per noi. Abbiate il timore di Dio, papà. Abbiate il timore di Dio. Abbiate paura di infamarLo. Abbiate paura di non aver fiducia in Lui. Abbiate paura di mettere la vostra stima del problema al di sopra di quella di Dio. Ha detto che ci può aiutare. Lui è più intelligente, è più forte, è più generoso. Abbiate fiducia in Lui; non abbiate paura di riporre la vostra fiducia in Lui. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché? Egli va incontro a chi si ricorda di Lui (Isaia 64:4). Egli risolverà i problemi, salverà la famiglia, si prenderà cura dei piccoli, supplirà ad ogni tua necessità. Non abbiate paura di credere in tutto questo. Allora i vostri figli avranno un rifugio. Avranno un papà che «ha molta fiducia&amp;amp;nbsp;», non in se stesso, ma nelle promesse di Dio, e che ha timore di non aver abbastanza fiducia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sulla strada dell'apprendimento del timore del Signore, per il bene dei miei figli, &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pastore John&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 15:58:19 GMT</pubDate>			<dc:creator>Kathyyee</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Come_essere_un_rifugio_per_i_propri_figli</comments>		</item>
		<item>
			<title>Che cos'è il Vangelo cristiano?</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Che_cos%27%C3%A8_il_Vangelo_cristiano%3F</link>
			<description>&lt;p&gt;Kathyyee: Creata pagina con '{{Info|What is the Christian Gospel?}}   Il Vangelo non è semplicemente una serie di passi (come per esempio le «Quattro Leggi» del Campus Crusade o le «Sei Verità Bibliche...'&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{Info|What is the Christian Gospel?}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il Vangelo non è semplicemente una serie di passi (come per esempio le «Quattro Leggi» del Campus Crusade o le «Sei Verità Bibliche» della Ricerca della Gioia). Questi sono ben necessari, ma ciò che rende il Vangelo la «buona novella» è il fatto che unisce una persona alle «impenetrabili ricchezze di Cristo.» &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non c'è niente che renda il «perdono dei peccati» di per sé una buona novella. Se il fatto di essere perdonati sia una buona novella dipende da ciò a cui conduce. Potresti uscire da un'aula giudiziaria innocente di un crimine e poi morire ucciso per la strada. Il perdono può portare alla gioia oppure no. Perfino sfuggire all'inferno non rappresenta di per sé la buona novella a cui aspiriamo, non se vediamo il paradiso come un'immensa noia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Né la giustificazione in se stessa è una buona novella. Dove conduce? Questa è la domanda. Se la giustificazione sarà la buona novella, dipende dalla ricompensa che riceviamo grazie alla nostra rettitudine. Cosa riceviamo perchè siamo ritenuti retti in Cristo? La risposta è la fratellanza con Gesù. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il perdono dei peccati e la giustificazione sono delle buone novelle perchè rimuovono gli ostacoli per arrivare all'unica eterna fonte di gioia infinita: Gesù Cristo. Gesù Cristo non è soltanto il tramite della nostra salvezza dalla dannazione; Lui è la meta della nostra salvezza. Se lo stare con Lui non ci soddisfa, allora non c'è nessuna salvezza. Lui non è soltanto una semplice corda che ci tiene a galla dalle onde minacciose; Lui è la spiaggia solida sotto i nostri piedi, e l'aria nei nostri polmoni, ed il battito del nostro cuore, ed il sole tiepido sulla nostra pelle, e la canzone nelle nostre orecchie, e le braccia dell'amato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco perchè il Nuovo Testamento spesso definisce il Vangelo semplicemente come il Cristo. Il Vangelo è il «Vangelo di Cristo» (Romani 15:19; 1 Corinzi 9:12; 2 Corinzi 2:12; 9:13; 10:14; Galati 1:7; Filippesi 1:27; ecc.). Oppure, più specificamente, il Vangelo è «il Vangelo della gloria di Cristo.» (2 Corinzi 4:4). E Paolo, in un modo forse ancora più meraviglioso, dice che la predicazione del Vangelo è la predicazione delle «impenetrabili ricchezze di Cristo&amp;amp;nbsp;» (Efesini 3:8). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi, credere al Vangelo non significa solo accettare le stupende verità: 1) Dio è santo, 2) siamo degli incorreggibili peccatori, 3) Cristo è morto ed è risorto per i peccatori, e 4) questa magnifica salvezza si ottiene per la fede in Cristo, ma credere al Vangelo significa anche considerare Gesù Cristo come le tue ricchezze impenetrabili. Ciò che rende il Vangelo tale è il fatto che porta una persona alla gioia eterna ed inestinguibile di Gesù Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le parole che Gesù pronuncerà quando arriveremo in paradiso saranno: «Vieni a partecipare alla gioia del tuo Signore» (Matteo 25:21). La preghiera che ha pregato per noi finiva così&amp;amp;nbsp;: «Padre, voglio che dove sono io siano anche quelli che tu mi hai dato, perchè contemplino la gloria che tu mi hai dato» (Giovanni 17:24). La gloria che vuole che contempliamo sono le «impenetrabili ricchezze di Cristo»; è «la ricchezza sovrabbondante di [Dio] per bontà verso di noi in Cristo Gesù» (Efesini 2:7). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gli aggettivi con valore di superlativo «impenetrabile» e «sovrabbondante» significano che non ci sarà fine alla nostra capacità di scoprire ed alla nostra gioia. Non ci sarà noia. Ogni giorno apporterà cose nuove ed incredibili su Cristo gettando una nuova luce sulle meraviglie di ieri, cosí che non ci saranno solo nuove visioni di gloria ogni giorno, ma la gloria accumulata diverrà più gloriosa con ogni nuova rivelazione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il Vangelo è la buona novella che l'eterna ed inestinguibile gioia di questo Cristo, mai noioso e sempre soddisfacente, è nostra, gratuitamente e per sempre, per fede nella morte, per il perdono dei peccati e nella resurrezione di Gesù Cristo, che apporta speranza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che Dio vi doni la «forza di poter comprendere, insieme con tutti i santi, qual'è l'ampiezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità e cioè di conoscere l'amore di Cristo che è più grande di ogni conoscenza» (Efesini 3:18-19). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pregustando ed in attesa di tutto ciò, &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pastore John &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt;&lt;/div&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 02:28:26 GMT</pubDate>			<dc:creator>Kathyyee</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Che_cos%27%C3%A8_il_Vangelo_cristiano%3F</comments>		</item>
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