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		<title>Libri e Sermoni Biblici - Contributi utente [it]</title>
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		<updated>2026-04-29T23:22:59Z</updated>
		<subtitle>Da Libri e Sermoni Biblici.</subtitle>
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		<id>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Dio_ci_fortifica_attraverso_il_vangelo</id>
		<title>Dio ci fortifica attraverso il vangelo</title>
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				<updated>2013-01-02T16:28:17Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Steffmahr: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{Info|God Strengthens Us by the Gospel}} &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;Romani 16:25-27 A colui che ha il potere di confermarvi secondo il vangelo che io annunzio e il messaggio di Gesù Cristo, secondo la rivelazione del mistero taciuto per secoli eterni, [26]ma rivelato ora e annunziato mediante le scritture profetiche, per ordine dell'eterno Dio, a tutte le genti perché obbediscano alla fede, [27]a Dio che solo è sapiente, per mezzo di Gesù Cristo, la gloria nei secoli dei secoli. Amen. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Oggi iniziamo l’ultimo paragrafo della più grande lettera mai scritta, la Lettera di Paolo ai Romani. Almeno alcuni di voi staranno ponendo la domanda: abbiamo già finito con il libro dei Romani? La maggior parte di voi non era qui quando iniziammo il libro il 26 aprile 1998, sette anni e mezzo fa. Molti di voi datano il loro arrivo a Bethlehem con il capitolo dei Romani che all’epoca stavamo trattando. Dunque la conclusione è prossima. Per rimuovere tutta la suspence e aiutarvi a prepararvi alla transizione, vi racconterò il programma. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Un lento, graduale atterraggio nell’Avvento''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quest’ultimo paragrafo (Romani 16:25-27) riunisce così tanti temi cruciali della lettera da fornire un’ottima maniera per partecipare a un lento, graduale atterraggio. Il nostro volo insieme di sette anni non terminerà con una discesa vertiginosa. Si tratta di un grosso jet che non si abbassa nel cielo come un Piper-Cub. Il mio programma è di trascorrere cinque settimane su questi tre versetti, il che significa spero di completare il Libro dei Romani domenica 24 dicembre, il giorno prima di Natale, la vigilia di Natale, la vigilia sembra appropriata quale momento culminante. Vogliate pregare con me perché Dio renda queste domeniche di Avvento (a partire dalla settimana prossima) la stagione più forte che abbiamo mai conosciuto esaltando Cristo, vedendo le persone convertite alla fede e edificate in Lui. L &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''a dossologia attira l’attenzione sulla gloria di Dio''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gli ultimi tre versetti del Libro dei Romani sono ciò che di solito chiamiamo una ''dossologia''. Il termine ''dossologia'' deriva dalle parole greche ''doxa'', che significa ''gloria'', ''e logos'', che significa parola. Quindi una ''dossologia'' è una parola che attribuisce gloria a Dio. Il convincimento dietro alle dossologie del Nuovo Testamento è che tutto esiste e tutto accade per attirare attenzione sulla gloria di Dio. Ecco perché le dossologie tendono a ricorrere in momenti culminanti e finali di predicazione o scrittura. Mi associo a Paolo dicendo che tutto ciò che ho affermato fino a ora attirerà tutta l’attenzione, prego, sulla gloria di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dunque Paolo inizia la sua dossologia conclusiva al versetto 25 (“A colui che…”) e mentre la scrive, ha in mente le parole finali della dossologia sull’attribuire gloria a Dio, ma non riesce a concludere semplicemente con “sia gloria a Lui”. Invece aggiunge una frase dopo l’altra su di ''lui'', cioè Dio Padre, e sul suo vangelo, di cui ha scritto per sedici capitoli. Poi torna all’attribuzione di gloria al versetto 27, le ultime parole del Libro. Così sono messi insieme l’inizio e la fine, dall’inizio del versetto 25 e del versetto 27: ”A Dio che…[27] a Dio che solo è sapiente, per mezzo di Gesù Cristo, la gloria nei secoli dei secoli. Amen”. Questo non è l’unico punto in cui Paolo ha usato una dossologia. Ce n’era una in Romani 11:36 al culmine dei primi undici capitoli prima che Paolo iniziasse a spiegare le più immediate implicazioni di quanto aveva insegnato: ”Tutto viene da te, tutto esiste grazie a te e tutto tende verso di te. A te sale, o Dio, il nostro inno di lode per sempre. Amen”. (V. a. Filippesi 4:20 ed Efesini 3:20-21). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E Paolo non era l’unico ad amare le dossologie. Pietro diceva in 1Pietro 4:11: ” A lui appartengono la gloria e la potenza, per sempre. Amen!”. L'apostolo Giovanni disse in Apocalisse 1:5-6, &amp;quot; Gesù Cristo, che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il sacrificio della sua vita. Egli ci ha fatto regnare con lui come sacerdoti al servizio di Dio suo Padre. A lui sia la gloria e la potenza per sempre. Amen.” E Giuda, fratello del Signore, scrisse la dossologia più famosa di tutte (Giuda 1:24-25), “A colui che può sostenervi e può farvi stare senza difetti, pieni di gioia di fronte a lui e nella sua gloria; a lui che è l'unico Dio e che ci salva, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore; a lui sia gloria, maestà, forza e potenza da sempre, ora e per sempre! Amen.” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perciò quando sentite una dossologia, enunciata o cantata, sappiate che è una forma apostolica, biblica di discorso radicata nella verità assoluta e onnicomprensiva che tutto esiste per richiamare l'attenzione sulla gloria di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo è quanto stiamo trattando nelle ultime cinque settimane di Romani. È molto tempo per una dossologia, molto denso di verità su Dio e il vangelo. Potete esser certi che Paolo concludendo quella che per lui fu la più lunga e più grande lettera che avesse mai scritto, non utilizzò parole a perdere. Ogni parola conta. Queste sono le sue ultime parole ai Romani. Potrebbero essere le sue ultime parole per voi. Spero ascolterete attentamente e spero ritornerete in queste ultime settimane dell’anno per vedere tutti e cinque gli aspetti di questa dossologia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Dio usa il vangelo per fortificare i credenti''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oggi voglio concentrarmi principalmente sull’affermazione che Dio rafforza il suo popolo secondo il suo vangelo. Versetto 25:”Egli ha il potere di confermarvi secondo il vangelo”. Tutto quello che Paolo dice nei versetti 25 e 26 è una spiegazione del vangelo che rafforza i credenti. Questo vangelo che rafforza è “la parola di Gesù Cristo” (v. 25b). Gesù è la realtà centrale del vangelo. Questo vangelo è “secondo la rivelazione del mistero, avvolto nel silenzio per secoli eterni” (v. 25c). Il mistero per cui i gentili (le genti) sono concittadini a tutti gli effetti dei credenti ebrei per fede in Gesù Cristo. (Efesini 3:6). Questo nuovo evento “è stato rivelato” (v. 26a) anche se fu nascosto nei secoli passati, sono le stesse “scritture profetiche” (v. 26b) del Vecchio Testamento che Paolo usa per rivelare il mistero “a tutte le genti” (v. 26b). E tutte queste buone notizie per le nazioni furono “ordine dell'eterno Dio” e mirate all’&amp;quot;obbedienza della fede&amp;quot; (v. 26c). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tutto questo è una spiegazione del vangelo al versetto 25, che Dio usa per fortificare i credenti in modo che davvero perseverino nell'obbedienza della fede e richiamino tutta l'attenzione sulla gloria di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi il centro dell’attenzione oggi è su questo fatto sorprendente: alla fine di questo libro, quando Paolo pone sulle sue labbra le parole della sua dossologia conclusiva, quello che sceglie di attribuire a Dio è che Dio è capace di fortificarvi con il suo vangelo. Quando termina richiamando tutta l’attenzione sulla gloria di Dio, lo fa in un modo che fa risplendere quella gloria più fulgidamente in Dio che rafforza voi, il suo popolo che crede nel vangelo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Il Dio che fortifica per la sua gloria''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi c’è qualcosa qui di così meraviglioso su cui non voglio sorvolare troppo rapidamente, onde evitare che ne perdiate il senso. Allora consentitemi di dire l’ovvio nuovamente e poi di dilungarmi sul meno ovvio. Il fatto ovvio è che di tutte le cose che avrebbe potuto dire su ciò che Dio fa o ha fatto che richiami attenzione sulla sua gloria, di tutte le decine di grandi azioni di Dio e di tutte le grandi capacità di Dio, Paolo sceglie di evidenziarne una: “''A colui che ha il potere di confermarvi . ''A Dio sia la gloria per sempre. . .”. Egli afferma che Dio è saggio e che Dio ha nascosto qualcosa per anni e che ha rivelato qualcosa per il bene delle genti e che ha fatto tutto questo con la sua eterna autorità. Sì. Ma il modo in cui Paolo ha avviato questa dossologia, tutto questo serve a sostenere e spiegare questa cosa primaria: Dio è in grado di fortificarvi. “''A colui che ha il potere di confermarvi'' ... A Dio sia la gloria nei secoli dei secoli. . .” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dunque il fatto ovvio è questo. Ecco cos’è invece meno ovvio ma cristallino una volta che qualcuno vi attiri la nostra attenzione. Molti re nella storia e molti dittatori oggi intendono ottenere la gloria. Vogliono essere conosciuti come forti, ricchi e saggi. E come hanno fatto a esserlo? Mantenendo deboli, poveri e ignoranti i loro cittadini. Un popolo istruito è una minaccia per un dittatore. Perciò cosa fanno? Assicurano il loro potere mantenendo debole il loro popolo. Ottengono la gloria stando in piedi sulla schiena di un popolo finito. Guardate solo il regime di Islom Karimov in Uzbekistan. E potremmo citarne molti altri: piccoli re che mantengono debole la loro gente in modo da essere forti e ricchi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La gloria di Dio nella forza del Vangelo''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma adesso mettete a confronto il modo in cui Paolo richiama l’attenzione sulla gloria di Dio. Se mai un re abbia avuto il diritto di mostrare tutta la sua gloria calpestando le schiene di un popolo ribelle, quello è Dio. Ma cosa fa? Mostra la sua gloria rendendo forte la sua gente. &amp;quot;''Che ha il potere di confermarvi nella fede''. .”. Dio esalta la sua gloria rendendovi forti col suo vangelo. Dio non si sente affatto minacciato dalla vostra forza. Infatti più forti siete nella fede, nella speranza e nell’amore attraverso il vangelo di Gesù Cristo, più grande appare. Dio non si assicura il potere mantenendo il suo popolo debole. Egli esalta la gloria del suo potere rendendo forte il suo popolo. “A colui che ha il potere di confermarvi nella fede…La gloria nei secoli dei secoli”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perciò, quando Paolo fa della gloria di Dio la massima meta del vangelo, quando chiude la sua più grande di tutte le lettere richiamando l’attenzione sul valore supremo della gloria di Dio, non è una cattiva notizia per noi. A meno che vogliamo avere quella gloria per noi stessi. Perché non è una cattiva notizia per noi? Perché Dio richiama l’attenzione sulla sua gloria rendendo forte il suo popolo indegno. Più grande la gloria di Dio, più risorse per la nostra forza. Più varia e meravigliosa la gloria di Dio, più varia e meravigliosa la fonte della nostra forza. “A colui che ha il potere di confermarvi nella fede . . . La gloria nei secoli dei secoli. Amen” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Forza nel vangelo''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che tipo di forza intende Paolo che Dio sia in grado di dare? Ebbene, Dio può dare qualsiasi tipo di forza voglia: “Mio Dio, mia rupe, in cui trovo riparo (Salmi 18:29)&amp;quot; . Ma qui intende lo stesso tipo di forza a cui si riferiva in Romani 1:11-12: &amp;quot;Ho infatti un vivo desiderio di vedervi per comunicarvi qualche dono spirituale perché ne siate fortificati”, (''stērikthēnai'', la stessa parola in 16:25), “o meglio, per rinfrancarmi con voi e tra voi mediante la fede che abbiamo in comune, voi e io”. L’essenza di questa forza è la fede in Gesù Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Forza per le donne nel vangelo''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non è una forza che il mondo conosce o dona. Donne, ragazze adolescenti, cosa pensate quando pensate di essere donne forti? Oppure bambine, quando pensate di crescere per essere donne forti, cosa sognate? Capire questo è importante perché Dio vi vuole forti, sia la Bibbia che l’esperienza vi dice che in un certo senso siete di una &amp;quot;natura più delicata&amp;quot; (1Pietro 3:7): il 95% degli adulti maschi nel mondo é fisicamente più forte del 95% delle femmine adulte. Quando sognate di diventare donne forti cosa dovreste sognare? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il mondo vi dirà tre modi di ottenere la forza: uno è l’essere sexy, vestire sexy, comportarvi da sexy, perché gli uomini sono così beoti che potete ottenere potere su di loro in quel modo. Un altro è l’essere assertive, energiche, aggressive, sicure di voi. E terzo l’essere intelligenti e spostarvi attraverso tutti i canali d’influenza in posizioni di potere. Nessuna tra queste è la forza di cui sta parlando Paolo quando dice:” A colui che può fortificarvi nella fede. . .”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Paolo ha in mente la forza interiore che Pietro ha citato per le donne in 1Pietro 3:6 dove Pietro dice alle donne di essere come Sara e le donne sante del vecchio testamento:” Se fate il bene e non vi lasciate spaventare da nessuna difficoltà, voi siete autentiche figlie di Sara”. E il tipo di forza di cui parlano i Proverbi in 31:25 quando viene affermato:”Forza e decoro sono il suo vestito e se la ride dell'avvenire”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In altri termini, donne, ragazze, sognate di essere così sicure di voi in Dio e di essere in Dio come figlie del re dell’universo, in ciò che ha fatto per voi e promette di fare per voi ed essere per voi in Gesù Cristo, che non dovrete temere niente tranne Dio e riderete dell’avvenire, qualsiasi cosa porti. Sensualità, vi garantisco che la perderete, e l’uomo che ottenete con essa non è il tipo d’uomo che volete. Assertività, allontanerete proprio il tipo di persone che volete. Le stanze del potere sono come l’erba: il vento passa su di loro ed è finita. Ma la forza che Dio dà attraverso il Vangelo rimane per sempre. “A colui che può fortificarvi nella fede, secondo la parola di Gesù Cristo. . . A Dio sia la gloria per sempre”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Forza per gli uomini nel vangelo''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Uomini, ragazzi, che mi dite di voi? Cosa sognate quando sognate di essere forti? Di poter un giorno tenere una scatola di mentine Atlodis e apparire “curiosamente forti”? Oppure di essere i migliori giocatori di uno sport? Oppure di essere i più scaltri agenti di borsa ed esercitare il potere dei soldi? Oppure di essere istruiti e leggere ''Atlantic Monthly'' e ascoltare NPR e pronunciare nomi difficili in conversazioni da cocktail? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
No. Solo uno stupido vuole il potere che svanisce. Solo uno stupido vuole il potere che si esaurisce proprio quando se ne ha più bisogno. Vi spiego il tipo di potere che Dio è in grado di darvi attraverso il vangelo. È il potere di guidare vostra moglie e la famiglia nella devozione, il potere di dire una semplice parola di verità quando la complessità elitaria, secolare e molto colta è tutt’intorno a voi, il potere di restare nelle vostre convinzioni e dire no a un comportamento peccaminoso quando tutti gli altri vi definiscono deboli, il potere di andare avanti contro a tutti gli ostacoli in una causa di giustizia, grazia e verità quando credete di non avere più alcuna motivazione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Forza per tutti nel vangelo''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dio è in grado di fortificare tutti voi, uomini e donne, con un tipo di forza d’animo attraverso la fede in Cristo che vi rende più forti in una carrozzella che diecimila meduse alla deriva con due gambe nella corrente della cultura moderna. Ciò che vogliamo è il genere di forza che ci sarà quando saremo paralizzati e potremo rispondere alle domande solo con le palpebre. E sappiamo da dove viene: ” A colui che può confermarvi nella fede. .. A Dio sia la gloria nei secoli dei secoli”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Non supereremo mai il nostro bisogno di vangelo''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E un’osservazione cruciale che avremo anche spiegato in sette anni e andremo ancora a spiegare in altri quattro sermoni sui Romani e, prego, in ogni sermone finché arriverà Gesù, Dio ci fortifica attraverso il vangelo: ”''A colui che può fortificarvi nella fede, secondo la parola di Gesù Cristo'' ”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il cuore del vangelo è che Gesù Cristo, il giusto, morì per i nostri peccati e resuscitò, eternamente trionfante su tutti i suoi nemici, cosicché ora non vi sia alcuna condanna ma gioia infinita per coloro che hanno fede in Lui. Non supererete mai e poi mai il bisogno di questo vangelo. Non cominciate la vita cristiana con questo per poi lasciarvelo dietro e diventare più forti con qualcos’altro. Dio ci fortifica con il vangelo fino al giorno della nostra morte. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La forza del vangelo contro il cancro''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vi do un’immagine finale dalla mia stessa vita, molti di voi hanno storie più grandi della mia da raccontare poiché la loro forza è stata messa più profondamente alla prova. Vi ricordo, però, cosa Dio fece per me ancora in febbraio, quando arrivò la diagnosi di cancro. Dio mi ha fortificato col vangelo. Forse ricorderete proprio i versi che ha usato. Niente fu più importante per me. 1 Tessalonicesi 5:9-10, “Dio infatti non ci ha destinati alla sua ira, ma a ottenere la salvezza per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo.&amp;amp;nbsp;10Egli è morto per noi perché, sia che vegliamo sia che dormiamo, viviamo insieme con lui”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perciò tutto in me dice e spera di dire quando arriverà la diagnosi finale: “A colui che ha il potere di confermarvi nel mio Vangelo. . . A Dio per mezzo di Gesù Cristo, la gloria nei secoli! Amen”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il nostro Dio ha lavorato nella storia per sconfiggere il peccato e Satana, l’inferno e la morte. Ha fatto questo attraverso il vangelo di Gesù Cristo. Abbracciate questo vangelo come il più grande tesoro della vostra vita. Dio esalterà la sua gloria rendendovi forti.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Steffmahr</name></author>	</entry>

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		<title>Dio ci fortifica attraverso il vangelo</title>
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				<updated>2013-01-02T16:23:20Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Steffmahr: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{Info|God Strengthens Us by the Gospel}} &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Romani 16:25-27 &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A colui che ha il potere di confermarvi secondo il vangelo che io annunzio e il messaggio di Gesù Cristo, secondo la rivelazione del mistero taciuto per secoli eterni, [26]ma rivelato ora e annunziato mediante le scritture profetiche, per ordine dell'eterno Dio, a tutte le genti perché obbediscano alla fede, [27]a Dio che solo è sapiente, per mezzo di Gesù Cristo, la gloria nei secoli dei secoli. Amen.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Oggi iniziamo l’ultimo paragrafo della più grande lettera mai scritta, la Lettera di Paolo ai Romani. Almeno alcuni di voi staranno ponendo la domanda: abbiamo già finito con il libro dei Romani? La maggior parte di voi non era qui quando iniziammo il libro il 26 aprile 1998, sette anni e mezzo fa. Molti di voi datano il loro arrivo a Bethlehem con il capitolo dei Romani che all’epoca stavamo trattando. Dunque la conclusione è prossima. Per rimuovere tutta la suspence e aiutarvi a prepararvi alla transizione, vi racconterò il programma. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Un lento, graduale atterraggio nell’Avvento'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quest’ultimo paragrafo (Romani 16:25-27) riunisce così tanti temi cruciali della lettera da fornire un’ottima maniera per partecipare a un lento, graduale atterraggio. Il nostro volo insieme di sette anni non terminerà con una discesa vertiginosa. Si tratta di un grosso jet che non si abbassa nel cielo come un Piper-Cub. Il mio programma è di trascorrere cinque settimane su questi tre versetti, il che significa spero di completare il Libro dei Romani domenica 24 dicembre, il giorno prima di Natale, la vigilia di Natale, la vigilia sembra appropriata quale momento culminante. Vogliate pregare con me perché Dio renda queste domeniche di Avvento (a partire dalla settimana prossima) la stagione più forte che abbiamo mai conosciuto esaltando Cristo, vedendo le persone convertite alla fede e edificate in Lui. L&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''a dossologia attira l’attenzione sulla gloria di Dio'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gli ultimi tre versetti del Libro dei Romani sono ciò che di solito chiamiamo una ''dossologia''. Il termine dossologia deriva dalle parole greche doxa, che significa gloria, e logos, che significa parola. Quindi una ''dossologia'' è una parola che attribuisce gloria a Dio. Il convincimento dietro alle dossologie del Nuovo Testamento è che tutto esiste e tutto accade per attirare attenzione sulla gloria di Dio. Ecco perché le dossologie tendono a ricorrere in momenti culminanti e finali di predicazione o scrittura. Mi associo a Paolo dicendo che tutto ciò che ho affermato fino a ora attirerà tutta l’attenzione, prego, sulla gloria di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dunque Paolo inizia la sua dossologia conclusiva al versetto 25 (“A colui che…”) e mentre la scrive, ha in mente le parole finali della dossologia sull’attribuire gloria a Dio, ma non riesce a concludere semplicemente con “sia gloria a Lui”. Invece aggiunge una frase dopo l’altra su di ''lui'', cioè Dio Padre, e sul suo vangelo, di cui ha scritto per sedici capitoli. Poi torna all’attribuzione di gloria al versetto 27, le ultime parole del Libro. Così sono messi insieme l’inizio e la fine, dall’inizio del versetto 25 e del versetto 27: ”A Dio che…[27] a Dio che solo è sapiente, per mezzo di Gesù Cristo, la gloria nei secoli dei secoli. Amen”. Questo non è l’unico punto in cui Paolo ha usato una dossologia. Ce n’era una in Romani 11:36 al culmine dei primi undici capitoli prima che Paolo iniziasse a spiegare le più immediate implicazioni di quanto aveva insegnato: ”Tutto viene da te, tutto esiste grazie a te e tutto tende verso di te. A te sale, o Dio, il nostro inno di lode per sempre. Amen”. (V. a. Filippesi 4:20 ed Efesini 3:20-21). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E Paolo non era l’unico ad amare le dossologie. Pietro diceva in 1Pietro 4:11: ” A lui appartengono la gloria e la potenza, per sempre. Amen!”. L'apostolo Giovanni disse in Apocalisse 1:5-6, &amp;quot; Gesù Cristo, che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il sacrificio della sua vita. Egli ci ha fatto regnare con lui come sacerdoti al servizio di Dio suo Padre. A lui sia la gloria e la potenza per sempre. Amen.” E Giuda, fratello del Signore, scrisse la dossologia più famosa di tutte (Giuda 1:24-25), “A colui che può sostenervi e può farvi stare senza difetti, pieni di gioia di fronte a lui e nella sua gloria; a lui che è l'unico Dio e che ci salva, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore; a lui sia gloria, maestà, forza e potenza da sempre, ora e per sempre! Amen.” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perciò quando sentite una dossologia, enunciata o cantata, sappiate che è una forma apostolica, biblica di discorso radicata nella verità assoluta e onnicomprensiva che tutto esiste per richiamare l'attenzione sulla gloria di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo è quanto stiamo trattando nelle ultime cinque settimane di Romani. È molto tempo per una dossologia, molto denso di verità su Dio e il vangelo. Potete esser certi che Paolo concludendo quella che per lui fu la più lunga e più grande lettera che avesse mai scritto, non utilizzò parole a perdere. Ogni parola conta. Queste sono le sue ultime parole ai Romani. Potrebbero essere le sue ultime parole per voi. Spero ascolterete attentamente e spero ritornerete in queste ultime settimane dell’anno per vedere tutti e cinque gli aspetti di questa dossologia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Dio usa il vangelo per fortificare i credenti'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oggi voglio concentrarmi principalmente sull’affermazione che Dio rafforza il suo popolo secondo il suo vangelo. Versetto 25:”Egli ha il potere di confermarvi secondo il vangelo”. Tutto quello che Paolo dice nei versetti 25 e 26 è una spiegazione del vangelo che rafforza i credenti. Questo vangelo che rafforza è “la parola di Gesù Cristo” (v. 25b). Gesù è la realtà centrale del vangelo. Questo vangelo è “secondo la rivelazione del mistero, avvolto nel silenzio per secoli eterni” (v. 25c). Il mistero per cui i gentili (le genti) sono concittadini a tutti gli effetti dei credenti ebrei per fede in Gesù Cristo. (Efesini 3:6). Questo nuovo evento “è stato rivelato” (v. 26a) anche se fu nascosto nei secoli passati, sono le stesse “scritture profetiche” (v. 26b) del Vecchio Testamento che Paolo usa per rivelare il mistero “a tutte le genti” (v. 26b). E tutte queste buone notizie per le nazioni furono “ordine dell'eterno Dio” e mirate all’&amp;quot;obbedienza della fede&amp;quot; (v. 26c). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tutto questo è una spiegazione del vangelo al versetto 25, che Dio usa per fortificare i credenti in modo che davvero perseverino nell'obbedienza della fede e richiamino tutta l'attenzione sulla gloria di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi il centro dell’attenzione oggi è su questo fatto sorprendente: alla fine di questo libro, quando Paolo pone sulle sue labbra le parole della sua dossologia conclusiva, quello che sceglie di attribuire a Dio è che Dio è capace di fortificarvi con il suo vangelo. Quando termina richiamando tutta l’attenzione sulla gloria di Dio, lo fa in un modo che fa risplendere quella gloria più fulgidamente in Dio che rafforza voi, il suo popolo che crede nel vangelo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Il Dio che fortifica per la sua gloria'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi c’è qualcosa qui di così meraviglioso su cui non voglio sorvolare troppo rapidamente, onde evitare che ne perdiate il senso. Allora consentitemi di dire l’ovvio nuovamente e poi di dilungarmi sul meno ovvio. Il fatto ovvio è che di tutte le cose che avrebbe potuto dire su ciò che Dio fa o ha fatto che richiami attenzione sulla sua gloria, di tutte le decine di grandi azioni di Dio e di tutte le grandi capacità di Dio, Paolo sceglie di evidenziarne una: “A colui che ha il potere di confermarvi . A Dio sia la gloria per sempre. . .”. Egli afferma che Dio è saggio e che Dio ha nascosto qualcosa per anni e che ha rivelato qualcosa per il bene delle genti e che ha fatto tutto questo con la sua eterna autorità. Sì. Ma il modo in cui Paolo ha avviato questa dossologia, tutto questo serve a sostenere e spiegare questa cosa primaria: Dio è in grado di fortificarvi. “A colui che ha il potere di ''confermarvi'' ... A Dio sia la gloria nei secoli dei secoli. . .” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dunque il fatto ovvio è questo. Ecco cos’è invece meno ovvio ma cristallino una volta che qualcuno vi attiri la nostra attenzione. Molti re nella storia e molti dittatori oggi intendono ottenere la gloria. Vogliono essere conosciuti come forti, ricchi e saggi. E come hanno fatto a esserlo? Mantenendo deboli, poveri e ignoranti i loro cittadini. Un popolo istruito è una minaccia per un dittatore. Perciò cosa fanno? Assicurano il loro potere mantenendo debole il loro popolo. Ottengono la gloria stando in piedi sulla schiena di un popolo finito. Guardate solo il regime di Islom Karimov in Uzbekistan. E potremmo citarne molti altri: piccoli re che mantengono debole la loro gente in modo da essere forti e ricchi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La gloria di Dio nella forza del Vangelo'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma adesso mettete a confronto il modo in cui Paolo richiama l’attenzione sulla gloria di Dio. Se mai un re abbia avuto il diritto di mostrare tutta la sua gloria calpestando le schiene di un popolo ribelle, quello è Dio. Ma cosa fa? Mostra la sua gloria rendendo forte la sua gente. &amp;quot;''Che ha il potere di confermarvi nella fede''. .”. Dio esalta la sua gloria rendendovi forti col suo vangelo. Dio non si sente affatto minacciato dalla vostra forza. Infatti più forti siete nella fede, nella speranza e nell’amore attraverso il vangelo di Gesù Cristo, più grande appare. Dio non si assicura il potere mantenendo il suo popolo debole. Egli esalta la gloria del suo potere rendendo forte il suo popolo. “A colui che ha il potere di confermarvi nella fede…La gloria nei secoli dei secoli”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perciò, quando Paolo fa della gloria di Dio la massima meta del vangelo, quando chiude la sua più grande di tutte le lettere richiamando l’attenzione sul valore supremo della gloria di Dio, non è una cattiva notizia per noi. A meno che vogliamo avere quella gloria per noi stessi. Perché non è una cattiva notizia per noi? Perché Dio richiama l’attenzione sulla sua gloria rendendo forte il suo popolo indegno. Più grande la gloria di Dio, più risorse per la nostra forza. Più varia e meravigliosa la gloria di Dio, più varia e meravigliosa la fonte della nostra forza. “A colui che ha il potere di confermarvi nella fede . . . La gloria nei secoli dei secoli. Amen” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Forza nel vangelo'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che tipo di forza intende Paolo che Dio sia in grado di dare? Ebbene, Dio può dare qualsiasi tipo di forza voglia: “Mio Dio, mia rupe, in cui trovo riparo (Salmi 18:29)&amp;quot; . Ma qui intende lo stesso tipo di forza a cui si riferiva in Romani 1:11-12: &amp;quot;Ho infatti un vivo desiderio di vedervi per comunicarvi qualche dono spirituale perché ne siate fortificati”, (stērikthēnai, la stessa parola in 16:25), “o meglio, per rinfrancarmi con voi e tra voi mediante la fede che abbiamo in comune, voi e io”. L’essenza di questa forza è la fede in Gesù Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Forza per le donne nel vangelo'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non è una forza che il mondo conosce o dona. Donne, ragazze adolescenti, cosa pensate quando pensate di essere donne forti? Oppure bambine, quando pensate di crescere per essere donne forti, cosa sognate? Capire questo è importante perché Dio vi vuole forti, sia la Bibbia che l’esperienza vi dice che in un certo senso siete di una &amp;quot;natura più delicata&amp;quot; (1Pietro 3:7): il 95% degli adulti maschi nel mondo é fisicamente più forte del 95% delle femmine adulte. Quando sognate di diventare donne forti cosa dovreste sognare? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il mondo vi dirà tre modi di ottenere la forza: uno è l’essere sexy, vestire sexy, comportarvi da sexy, perché gli uomini sono così beoti che potete ottenere potere su di loro in quel modo. Un altro è l’essere assertive, energiche, aggressive, sicure di voi. E terzo l’essere intelligenti e spostarvi attraverso tutti i canali d’influenza in posizioni di potere. Nessuna tra queste è la forza di cui sta parlando Paolo quando dice:” A colui che può fortificarvi nella fede. . .”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Paolo ha in mente la forza interiore che Pietro ha citato per le donne in 1Pietro 3:6 dove Pietro dice alle donne di essere come Sara e le donne sante del vecchio testamento:” Se fate il bene e non vi lasciate spaventare da nessuna difficoltà, voi siete autentiche figlie di Sara”. E il tipo di forza di cui parlano i Proverbi in 31:25 quando viene affermato:”Forza e decoro sono il suo vestito e se la ride dell'avvenire”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In altri termini, donne, ragazze, sognate di essere così sicure di voi in Dio e di essere in Dio come figlie del re dell’universo, in ciò che ha fatto per voi e promette di fare per voi ed essere per voi in Gesù Cristo, che non dovrete temere niente tranne Dio e riderete dell’avvenire, qualsiasi cosa porti. Sensualità, vi garantisco che la perderete, e l’uomo che ottenete con essa non è il tipo d’uomo che volete. Assertività, allontanerete proprio il tipo di persone che volete. Le stanze del potere sono come l’erba: il vento passa su di loro ed è finita. Ma la forza che Dio dà attraverso il Vangelo rimane per sempre. “A colui che può fortificarvi nella fede, secondo la parola di Gesù Cristo. . . A Dio sia la gloria per sempre”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Forza per gli uomini nel vangelo'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Uomini, ragazzi, che mi dite di voi? Cosa sognate quando sognate di essere forti? Di poter un giorno tenere una scatola di mentine Atlodis e apparire “curiosamente forti”? Oppure di essere i migliori giocatori di uno sport? Oppure di essere i più scaltri agenti di borsa ed esercitare il potere dei soldi? Oppure di essere istruiti e leggere Atlantic Monthly e ascoltare NPR e pronunciare nomi difficili in conversazioni da cocktail? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
No. Solo uno stupido vuole il potere che svanisce. Solo uno stupido vuole il potere che si esaurisce proprio quando se ne ha più bisogno. Vi spiego il tipo di potere che Dio è in grado di darvi attraverso il vangelo. È il potere di guidare vostra moglie e la famiglia nella devozione, il potere di dire una semplice parola di verità quando la complessità elitaria, secolare e molto colta è tutt’intorno a voi, il potere di restare nelle vostre convinzioni e dire no a un comportamento peccaminoso quando tutti gli altri vi definiscono deboli, il potere di andare avanti contro a tutti gli ostacoli in una causa di giustizia, grazia e verità quando credete di non avere più alcuna motivazione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Forza per tutti nel vangelo'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dio è in grado di fortificare tutti voi, uomini e donne, con un tipo di forza d’animo attraverso la fede in Cristo che vi rende più forti in una carrozzella che diecimila meduse alla deriva con due gambe nella corrente della cultura moderna. Ciò che vogliamo è il genere di forza che ci sarà quando saremo paralizzati e potremo rispondere alle domande solo con le palpebre. E sappiamo da dove viene: ” A colui che può confermarvi nella fede. .. A Dio sia la gloria nei secoli dei secoli”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Non supereremo mai il nostro bisogno di vangelo'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E un’osservazione cruciale che avremo anche spiegato in sette anni e andremo ancora a spiegare in altri quattro sermoni sui Romani e, prego, in ogni sermone finché arriverà Gesù, Dio ci fortifica attraverso il vangelo: ”A colui che può fortificarvi nella fede, secondo la parola di Gesù Cristo ”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il cuore del vangelo è che Gesù Cristo, il giusto, morì per i nostri peccati e resuscitò, eternamente trionfante su tutti i suoi nemici, cosicché ora non vi sia alcuna condanna ma gioia infinita per coloro che hanno fede in Lui. Non supererete mai e poi mai il bisogno di questo vangelo. Non cominciate la vita cristiana con questo per poi lasciarvelo dietro e diventare più forti con qualcos’altro. Dio ci fortifica con il vangelo fino al giorno della nostra morte. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La forza del vangelo contro il cancro'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vi do un’immagine finale dalla mia stessa vita, molti di voi hanno storie più grandi della mia da raccontare poiché la loro forza è stata messa più profondamente alla prova. Vi ricordo, però, cosa Dio fece per me ancora in febbraio, quando arrivò la diagnosi di cancro. Dio mi ha fortificato col vangelo. Forse ricorderete proprio i versi che ha usato. Niente fu più importante per me. 1 Tessalonicesi 5:9-10, “Dio infatti non ci ha destinati alla sua ira, ma a ottenere la salvezza per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo.&amp;amp;nbsp;10Egli è morto per noi perché, sia che vegliamo sia che dormiamo, viviamo insieme con lui”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perciò tutto in me dice e spera di dire quando arriverà la diagnosi finale: “A colui che ha il potere di confermarvi nel mio Vangelo. . . A Dio per mezzo di Gesù Cristo, la gloria nei secoli! Amen”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il nostro Dio ha lavorato nella storia per sconfiggere il peccato e Satana, l’inferno e la morte. Ha fatto questo attraverso il vangelo di Gesù Cristo. Abbracciate questo vangelo come il più grande tesoro della vostra vita. Dio esalterà la sua gloria rendendovi forti.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Steffmahr</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Dio_ci_fortifica_attraverso_il_vangelo</id>
		<title>Dio ci fortifica attraverso il vangelo</title>
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				<updated>2013-01-02T16:14:29Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Steffmahr: Creata pagina con '{{Info|God Strengthens Us by the Gospel}}  Romani 16:25-27 A colui che ha il potere di confermarvi secondo il vangelo che io annunzio e il messaggio di Gesù Cristo, secondo la r...'&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{Info|God Strengthens Us by the Gospel}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Romani 16:25-27&lt;br /&gt;
A colui che ha il potere di confermarvi secondo il vangelo che io annunzio e il messaggio di Gesù Cristo, secondo la rivelazione del mistero taciuto per secoli eterni, [26]ma rivelato ora e annunziato mediante le scritture profetiche, per ordine dell'eterno Dio, a tutte le genti perché obbediscano alla fede, [27]a Dio che solo è sapiente, per mezzo di Gesù Cristo, la gloria nei secoli dei secoli. Amen. &lt;br /&gt;
Oggi iniziamo l’ultimo paragrafo della più grande lettera mai scritta, la Lettera di Paolo ai Romani. Almeno alcuni di voi staranno ponendo la domanda: abbiamo già finito con il libro dei Romani? La maggior parte di voi non era qui quando iniziammo il libro il 26 aprile 1998, sette anni e mezzo fa. Molti di voi datano il loro arrivo a Bethlehem con il capitolo dei Romani che all’epoca stavamo trattando. Dunque la conclusione è prossima. Per rimuovere tutta la suspence e aiutarvi a prepararvi alla transizione, vi racconterò il programma.&lt;br /&gt;
Un lento, graduale atterraggio nell’Avvento&lt;br /&gt;
Quest’ultimo paragrafo (Romani 16:25-27) riunisce così tanti temi cruciali della lettera da fornire un’ottima maniera per partecipare a un lento, graduale atterraggio. Il nostro volo insieme di sette anni non terminerà con una discesa vertiginosa. Si tratta di un grosso jet che non si abbassa nel cielo come un Piper-Cub. Il mio programma è di trascorrere cinque settimane su questi tre versetti, il che significa spero di completare il Libro dei Romani domenica 24 dicembre, il giorno prima di Natale, la vigilia di Natale, la vigilia sembra appropriata quale momento culminante. Vogliate pregare con me perché Dio renda queste domeniche di Avvento (a partire dalla settimana prossima) la stagione più forte che abbiamo mai conosciuto esaltando Cristo, vedendo le persone convertite alla fede e edificate in Lui.&lt;br /&gt;
La dossologia attira l’attenzione sulla gloria di Dio&lt;br /&gt;
Gli ultimi tre versetti del Libro dei Romani sono ciò che di solito chiamiamo una dossologia. Il termine dossologia deriva dalle parole greche doxa, che significa gloria, e logos, che significa parola. Quindi una dossologia è una parola che attribuisce gloria a Dio. Il convincimento dietro alle dossologie del Nuovo Testamento è che tutto esiste e tutto accade per attirare attenzione sulla gloria di Dio. Ecco perché le dossologie tendono a ricorrere in momenti culminanti e finali di predicazione o scrittura. Mi associo a Paolo dicendo che tutto ciò che ho affermato fino a ora attirerà tutta l’attenzione, prego, sulla gloria di Dio.&lt;br /&gt;
Dunque Paolo inizia la sua dossologia conclusiva al versetto 25 (“A colui che…”) e mentre la scrive, ha in mente le parole finali della dossologia sull’attribuire gloria a Dio, ma non riesce a concludere semplicemente con “sia gloria a Lui”. Invece aggiunge una frase dopo l’altra su di lui, cioè Dio Padre, e sul suo vangelo, di cui ha scritto per sedici capitoli. Poi torna all’attribuzione di gloria al versetto 27, le ultime parole del Libro. Così sono messi insieme l’inizio e la fine, dall’inizio del versetto 25 e del versetto 27: ”A Dio che…[27] a Dio che solo è sapiente, per mezzo di Gesù Cristo, la gloria nei secoli dei secoli. Amen”.&lt;br /&gt;
Questo non è l’unico punto in cui Paolo ha usato una dossologia. Ce n’era una in Romani 11:36 al culmine dei primi undici capitoli prima che Paolo iniziasse a spiegare le più immediate implicazioni di quanto aveva insegnato: ”Tutto viene da te, tutto esiste grazie a te e tutto tende verso di te.&lt;br /&gt;
A te sale, o Dio, il nostro inno di lode per sempre. Amen”. (V. a. Filippesi 4:20 ed Efesini 3:20-21).&lt;br /&gt;
E Paolo non era l’unico ad amare le dossologie. Pietro diceva in 1Pietro 4:11: ” A lui appartengono la gloria e la potenza, per sempre. Amen!”. L'apostolo Giovanni disse in Apocalisse 1:5-6, &amp;quot; Gesù Cristo, che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il sacrificio della sua vita. Egli ci ha fatto regnare con lui come sacerdoti al servizio di Dio suo Padre. A lui sia la gloria e la potenza per sempre. Amen.” E Giuda, fratello del Signore, scrisse la dossologia più famosa di tutte (Giuda 1:24-25), “A colui che può sostenervi e può farvi stare senza difetti, pieni di gioia di fronte a lui e nella sua gloria; a lui che è l'unico Dio e che ci salva, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore; a lui sia gloria, maestà, forza e potenza da sempre, ora e per sempre! Amen.”&lt;br /&gt;
Perciò quando sentite una dossologia, enunciata o cantata, sappiate che è una forma apostolica, biblica di discorso radicata nella verità assoluta e onnicomprensiva che tutto esiste per richiamare l'attenzione sulla gloria di Dio.&lt;br /&gt;
Questo è quanto stiamo trattando nelle ultime cinque settimane di Romani. È molto tempo per una dossologia, molto denso di verità su Dio e il vangelo. Potete esser certi che Paolo concludendo quella che per lui fu la più lunga e più grande lettera che avesse mai scritto, non utilizzò parole a perdere. Ogni parola conta. Queste sono le sue ultime parole ai Romani. Potrebbero essere le sue ultime parole per voi. Spero ascolterete attentamente e spero ritornerete in queste ultime settimane dell’anno per vedere tutti e cinque gli aspetti di questa dossologia.&lt;br /&gt;
Dio usa il vangelo per fortificare i credenti&lt;br /&gt;
Oggi voglio concentrarmi principalmente sull’affermazione che Dio rafforza il suo popolo secondo il suo vangelo. Versetto 25:”Egli ha il potere di confermarvi secondo il vangelo”. Tutto quello che Paolo dice nei versetti 25 e 26 è una spiegazione del vangelo che rafforza i credenti. Questo vangelo che rafforza è “la parola di Gesù Cristo” (v. 25b). Gesù è la realtà centrale del vangelo. Questo vangelo è “secondo la rivelazione del mistero, avvolto nel silenzio per secoli eterni” (v. 25c).  Il mistero per cui i gentili (le genti) sono concittadini a tutti gli effetti dei credenti ebrei per fede in Gesù Cristo. (Efesini 3:6). Questo nuovo evento “è stato rivelato” (v. 26a) anche se fu nascosto nei secoli passati, sono le stesse “scritture profetiche” (v. 26b) del Vecchio Testamento che Paolo usa per rivelare il mistero “a tutte le genti” (v. 26b). E tutte queste buone notizie per le nazioni furono “ordine dell'eterno Dio” e mirate all’&amp;quot;obbedienza della fede&amp;quot; (v. 26c).&lt;br /&gt;
Tutto questo è una spiegazione del vangelo al versetto 25, che Dio usa per fortificare i credenti in modo che davvero perseverino nell'obbedienza della fede e richiamino tutta l'attenzione sulla gloria di Dio.&lt;br /&gt;
Quindi il centro dell’attenzione oggi è su questo fatto sorprendente: alla fine di questo libro, quando Paolo pone sulle sue labbra le parole della sua dossologia conclusiva, quello che sceglie di attribuire a Dio è che Dio è capace di fortificarvi con il suo vangelo. Quando termina richiamando tutta l’attenzione sulla gloria di Dio, lo fa in un modo che fa risplendere quella gloria più fulgidamente in Dio che rafforza voi, il suo popolo che crede nel vangelo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il Dio che fortifica per la sua gloria&lt;br /&gt;
Quindi c’è qualcosa qui di così meraviglioso su cui non voglio sorvolare troppo rapidamente, onde evitare che ne perdiate il senso. Allora consentitemi di dire l’ovvio nuovamente e poi di dilungarmi sul meno ovvio. Il fatto ovvio è che di tutte le cose che avrebbe potuto dire su ciò che Dio fa o ha fatto che richiami attenzione sulla sua gloria, di tutte le decine di grandi azioni di Dio e di tutte le grandi capacità di Dio, Paolo sceglie di evidenziarne una: “A colui che ha il potere di confermarvi . A Dio sia la gloria per sempre. . .”. Egli afferma che Dio è saggio e che Dio ha nascosto qualcosa per anni e che ha rivelato qualcosa per il bene delle genti e che ha fatto tutto questo con la sua eterna autorità. Sì. Ma il modo in cui Paolo ha avviato questa dossologia, tutto questo serve a sostenere e spiegare questa cosa primaria: Dio è in grado di fortificarvi. “A colui che ha il potere di confermarvi ... A Dio sia la gloria nei secoli dei secoli. . .”&lt;br /&gt;
Dunque il fatto ovvio è questo. Ecco cos’è invece meno ovvio ma cristallino una volta che qualcuno vi attiri la nostra attenzione. Molti re nella storia e molti dittatori oggi intendono ottenere la gloria. Vogliono essere conosciuti come forti, ricchi e saggi. E come hanno fatto a esserlo? Mantenendo deboli, poveri e ignoranti i loro cittadini. Un popolo istruito è una minaccia per un dittatore. Perciò cosa fanno? Assicurano il loro potere mantenendo debole il loro popolo. Ottengono la gloria  stando in piedi sulla schiena di un popolo finito. Guardate solo il regime di Islom Karimov in Uzbekistan. E potremmo citarne molti altri: piccoli re che mantengono debole la loro gente in modo da essere forti e ricchi.&lt;br /&gt;
La gloria di Dio nella forza del Vangelo&lt;br /&gt;
Ma adesso mettete a confronto il modo in cui Paolo richiama l’attenzione sulla gloria di Dio. Se mai un re abbia avuto il diritto di mostrare tutta la sua gloria calpestando le schiene di un popolo ribelle, quello è Dio. Ma cosa fa? Mostra la sua gloria rendendo forte la sua gente. &amp;quot;Che ha il potere di confermarvi nella fede. .”. Dio esalta la sua gloria rendendovi forti col suo vangelo. Dio non si sente affatto minacciato dalla vostra forza. Infatti più forti siete nella fede, nella speranza e nell’amore attraverso il vangelo di Gesù Cristo, più grande appare. Dio non si assicura il potere mantenendo il suo popolo debole. Egli esalta la gloria del suo potere rendendo forte il suo popolo. “A colui che  ha il potere di confermarvi nella fede…La gloria nei secoli dei secoli”.&lt;br /&gt;
Perciò, quando Paolo fa della gloria di Dio la massima meta del vangelo, quando chiude la sua più grande di tutte le lettere richiamando l’attenzione sul valore supremo della gloria di Dio, non è una cattiva notizia per noi. A meno che vogliamo avere quella gloria per noi stessi. Perché non è una cattiva notizia per noi? Perché Dio richiama l’attenzione sulla sua gloria rendendo forte il suo popolo indegno. Più grande la gloria di Dio, più risorse per la nostra forza. Più varia e meravigliosa la gloria di Dio, più varia e meravigliosa la fonte della nostra forza. “A colui che ha il potere di confermarvi nella fede . . . La gloria nei secoli dei secoli. Amen”&lt;br /&gt;
Forza nel vangelo&lt;br /&gt;
Che tipo di forza intende Paolo che Dio sia in grado di dare? Ebbene, Dio può dare qualsiasi tipo di forza voglia: “Mio Dio, mia rupe, in cui trovo riparo (Salmi 18:29)&amp;quot; . Ma qui intende lo stesso tipo di forza a cui si riferiva in Romani 1:11-12: &amp;quot;Ho infatti un vivo desiderio di vedervi per comunicarvi qualche dono spirituale perché ne siate fortificati”, (stērikthēnai, la stessa parola in 16:25), “o meglio, per rinfrancarmi con voi e tra voi mediante la fede che abbiamo in comune, voi e io”. L’essenza di questa forza è la fede in Gesù Cristo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Forza per le donne nel vangelo&lt;br /&gt;
Non è una forza che il mondo conosce o dona. Donne, ragazze adolescenti, cosa pensate quando pensate di essere donne forti? Oppure bambine, quando pensate di crescere per essere donne forti, cosa sognate? Capire questo è importante perché Dio vi vuole forti, sia la Bibbia che l’esperienza vi dice che in un certo senso siete di una &amp;quot;natura più delicata&amp;quot; (1Pietro 3:7): il 95% degli adulti maschi nel mondo é fisicamente più forte del 95% delle femmine adulte. Quando sognate di diventare donne forti cosa dovreste sognare?&lt;br /&gt;
Il mondo vi dirà tre modi di ottenere la forza: uno è l’essere sexy, vestire sexy, comportarvi da sexy, perché gli uomini sono così beoti che potete ottenere potere su di loro in quel modo. Un altro è l’essere assertive, energiche, aggressive, sicure di voi. E terzo l’essere intelligenti e spostarvi attraverso tutti i canali d’influenza in posizioni di potere. Nessuna tra queste è la forza di cui sta parlando Paolo quando dice:” A colui che può fortificarvi nella fede. . .”.&lt;br /&gt;
Paolo ha in mente la forza interiore che Pietro ha citato per le donne in 1Pietro 3:6 dove Pietro dice alle donne di essere come Sara e le donne sante del vecchio testamento:” Se fate il bene e non vi lasciate spaventare da nessuna difficoltà, voi siete autentiche figlie di Sara”. E il tipo di forza di cui parlano i Proverbi in 31:25 quando viene affermato:”Forza e decoro sono il suo vestito e se la ride dell'avvenire”. &lt;br /&gt;
In altri termini, donne, ragazze, sognate di essere così sicure di voi in Dio e di essere in Dio come figlie del re dell’universo, in ciò che ha fatto per voi e promette di fare per voi ed essere per voi in Gesù Cristo, che non dovrete temere niente tranne Dio e riderete dell’avvenire, qualsiasi cosa porti. Sensualità, vi garantisco che la perderete,  e l’uomo che ottenete con essa non è il tipo d’uomo che volete. Assertività, allontanerete proprio il tipo di persone che volete. Le stanze del potere sono come l’erba: il vento passa su di loro ed è finita. Ma la forza che Dio dà attraverso il Vangelo rimane per sempre. “A colui che può fortificarvi nella fede, secondo la parola di Gesù Cristo. . . A Dio sia la gloria per sempre”.&lt;br /&gt;
Forza per gli uomini nel vangelo&lt;br /&gt;
Uomini, ragazzi, che mi dite di voi? Cosa sognate quando sognate di essere forti? Di poter un giorno tenere una scatola di mentine Atlodis e apparire “curiosamente forti”? Oppure di essere i migliori giocatori di uno sport? Oppure di essere i più scaltri agenti di borsa ed esercitare il potere dei soldi? Oppure di essere istruiti e leggere Atlantic Monthly e ascoltare NPR e pronunciare nomi difficili in conversazioni da cocktail?&lt;br /&gt;
No. Solo uno stupido vuole il potere che svanisce. Solo uno stupido vuole il potere che si esaurisce proprio quando se ne ha più bisogno. Vi spiego il tipo di potere che Dio è in grado di darvi attraverso il vangelo. È il potere di guidare vostra moglie e la famiglia nella devozione, il potere di dire una semplice parola di verità quando la complessità elitaria, secolare e molto colta è tutt’intorno a voi, il potere di restare nelle vostre convinzioni e dire no a un comportamento peccaminoso quando tutti gli altri vi definiscono deboli, il potere di andare avanti contro a tutti gli ostacoli in una causa di giustizia, grazia e verità quando credete di non avere più alcuna motivazione.&lt;br /&gt;
Forza per tutti nel vangelo&lt;br /&gt;
Dio è in grado di fortificare tutti voi, uomini e donne, con un tipo di forza d’animo attraverso la fede in Cristo che vi rende più forti in una carrozzella che diecimila meduse alla deriva con due gambe nella corrente della cultura moderna. Ciò che vogliamo è il genere di forza che ci sarà quando saremo paralizzati e potremo rispondere alle domande solo con le palpebre. E sappiamo da dove viene: ” A colui che può confermarvi nella fede. ..  A Dio sia la gloria nei secoli dei secoli”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non supereremo mai il nostro bisogno di vangelo&lt;br /&gt;
E un’osservazione cruciale che avremo anche spiegato in sette anni e andremo ancora a spiegare in altri quattro sermoni sui Romani e, prego, in ogni sermone finché arriverà Gesù, Dio ci fortifica attraverso il vangelo: ”A colui che può fortificarvi nella fede, secondo la parola di Gesù Cristo ”.&lt;br /&gt;
Il cuore del vangelo è che Gesù Cristo, il giusto, morì per i nostri peccati e resuscitò, eternamente trionfante su tutti i suoi nemici, cosicché ora non vi sia alcuna condanna ma gioia infinita per coloro che hanno fede in Lui. Non supererete mai e poi mai il bisogno di questo vangelo. Non cominciate la vita cristiana con questo per poi lasciarvelo dietro e diventare più forti con qualcos’altro. Dio ci fortifica con il vangelo fino al giorno della nostra morte.&lt;br /&gt;
La forza del vangelo contro il cancro&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vi do un’immagine finale dalla mia stessa vita, molti di voi hanno storie più grandi della mia da raccontare poiché la loro forza è stata messa più profondamente alla prova. Vi ricordo, però, cosa Dio fece per me ancora in febbraio, quando arrivò la diagnosi di cancro. Dio mi ha fortificato col vangelo. Forse ricorderete proprio i versi che ha usato. Niente fu più importante per me. &lt;br /&gt;
1 Tessalonicesi 5:9-10, “Dio infatti non ci ha destinati alla sua ira, ma a ottenere la salvezza per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. 10Egli è morto per noi perché, sia che vegliamo sia che dormiamo, viviamo insieme con lui”.&lt;br /&gt;
Perciò tutto in me dice e spera di dire quando arriverà la diagnosi finale: “A colui che ha il potere di confermarvi nel mio Vangelo. . . A Dio per mezzo di Gesù Cristo, la gloria nei secoli! Amen”.&lt;br /&gt;
Il nostro Dio ha lavorato nella storia per sconfiggere il peccato e Satana, l’inferno e la morte. Ha fatto questo attraverso il vangelo di Gesù Cristo. Abbracciate questo vangelo come il più grande tesoro della vostra vita. Dio esalterà la sua gloria rendendovi forti.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Steffmahr</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Il_frutto_della_speranza:_gioia</id>
		<title>Il frutto della speranza: gioia</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://it.gospeltranslations.org/wiki/Il_frutto_della_speranza:_gioia"/>
				<updated>2012-11-13T01:04:44Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Steffmahr: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{Info|The Fruit of Hope: Joy}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== '''Romani 12,11-12'''  ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non siate pigri nello zelo, siate ferventi nello spirito, servite il Signore; allegri nella speranza, costanti nell’afflizione, perseveranti nella preghiera. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oggi cominceremo a rispondere all'ultima domanda nella nostra serie di &amp;lt;u&amp;gt;messaggi sulla speranza cristiana&amp;lt;/u&amp;gt;. Finora ci siamo posti quattro domande: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1. Qual è la definizione di speranza cristiana? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Risposta: una fiduciosa attesa nel bene a venire (Ebrei 6,11). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2. Su che cosa si fonda la speranza cristiana? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Risposta: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
• sulla grazia sovrana di Dio (2 Tessalonicesi 2,16) e &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
• sulla buona novella che Cristo è morto per i peccatori (Colossesi 1,23). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; 3. Che cosa fa scaturire la speranza cristiana nel cuore degli uomini? Che cos'è che la causa e la sostiene? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Risposta: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
• l'opera divina di rigenerazione (1 Pietro 1,3) e &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
• le promesse di Dio nella sua Parola (Romani 15,4). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
4. Qual è il contenuto della speranza cristiana? In che cosa speriamo? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Risposta: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
• nell'apparizione di Gesù Cristo (Tito 2,13), • nella redenzione del nostro corpo (Romani 8,23), • nel compimento della nostra giustizia (Galati 5,5), • nella condivisione della gloria divina (Romani 5,2) e infine • nell'ereditare la vita eterna (Tito 1,2; 3,7). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Adesso ci porremo un'ulteriore domanda e, a Dio piacendo, trascorreremo le quattro domeniche di luglio nel rispondervi. La domanda è: qual è il frutto della speranza cristiana? Che cosa proviene dalla speranza? La speranza porta qualcosa nella vita quotidiana? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== '''La speranza come un albero'''  ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Usiamo un'immagine per cercare di capire che cosa abbiamo fatto in queste settimane. Immaginate la speranza come fosse un albero. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il terreno da cui la speranza può crescere è la grazia di Dio e il vangelo di Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il germogliare dell'albero, l'inizio della speranza, avviene nella rigenerazione o rinascita. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il nutrimento che sostiene questa nuova speranza e la fa crescere forte è la Parola di Dio, soprattutto le sue promesse. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le robuste fibre del tronco sono la fiduciosa attesa che un giorno incontreremo Cristo, avremo un nuovo corpo che non si ammalerà mai più, saremo completamente liberi dalla lotta contro il peccato, condivideremo la gloria di Dio e non saremo mai più minacciati di perdite, perché la nuova vita durerà per sempre. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo ci lascia ora con la domanda: questo albero porta frutti? La risposta del Nuovo Testamento è un inequivocabile Sì! E quindi esamineremo i frutti della speranza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
#La speranza porta il frutto della &amp;lt;u&amp;gt;gioia&amp;lt;/u&amp;gt;.&lt;br /&gt;
#La speranza porta il frutto dell'&amp;lt;u&amp;gt;amore&amp;lt;/u&amp;gt;. &lt;br /&gt;
#La speranza porta il frutto del &amp;lt;u&amp;gt;coraggio&amp;lt;/u&amp;gt;. &lt;br /&gt;
#La speranza porta il frutto della &amp;lt;u&amp;gt;perseveranza&amp;lt;/u&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
O, per dirla diversamente, senza la speranza cristiana la mia vita e la vostra non possono produrre la gioia o l'amore o il coraggio o la perseveranza cristiani. Vi sono esempi di amore, gioia, coraggio e perseveranza anche nelle persone che non nutrono speranza in Dio, ma non si tratta di grazie divine che glorificano il Signore e provano la sua opera salvifica nell'anima. Gioia e amore e coraggio e perseveranza che non crescano sull'albero della speranza nel terreno di grazia e verità non hanno valore né spirituale, né eterno. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== '''Tre domande sulla gioia e la speranza'''  ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oggi ci concentreremo sul primo frutto della speranza. Il nostro testo è la prima frase in Romani 12,12: &amp;quot;Gioite nella speranza!&amp;quot;. Potremmo parafrasarla così: &amp;quot;Che la vostra gioia sia la gioia che proviene dalla speranza!&amp;quot;, oppure: &amp;quot;Portate il frutto della gioia nel ramo della speranza!&amp;quot;, o ancora: &amp;quot;Rallegratevi poiché avete la speranza!&amp;quot;. Il testo stabilisce una solida relazione tra gioia e speranza! &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per esaminare il contenuto di questo testo poniamoci tre domande: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
#Che cos'è la gioia cristiana? (Abbiamo già risposto, &amp;quot;&amp;lt;u&amp;gt;Che cos'è la speranza&amp;lt;/u&amp;gt;?&amp;quot;) &lt;br /&gt;
#Questa gioia può essere esortata? &lt;br /&gt;
#Come rispondere all'ordine? Come sono legate tra loro gioia e speranza nell'esperienza pratica?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== '''1. Che cos'è la gioia cristiana?'''  ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È molto difficile mettere in parola le esperienze emotive. Lasciatemi comunque cercare di indicare nella direzione giusta con tre contrasti, tre cose che non sono gioia e tre cose che lo sono. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== La gioia cristiana non è un atto di forza di volontà  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Innanzitutto, la gioia cristiana non è un atto di forza di volontà, bensì una reazione spontanea ed emotiva del cuore. La gioia cristiana ha questo in comune con gli altri tipi di gioia, che siano cristiani o meno. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Allorché Pietro parla in 1Pietro 1,9 di rallegrarsi con &amp;quot;gioia ineffabile ed esultante&amp;quot; anticipando la nostra salvezza finale, non descrive una decisione, descrive anzi un'esplosione. Si può decidere di spazzolarsi i denti o farsi iniettare un vaccino antiallergico, ma non si può nello stesso modo decidere di rallegrarsi. Si può decidere di fare cose che possono causare gioia, fare una gita in campagna, visitare un amico, leggere un salmo, ma il fatto di provare gioia non è in nostro potere come per molti altri dei nostri atti. Può esserci come può non esserci. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo è ciò che intendo quando la definisco spontanea. Ci si può preparare, come alzare la vela su un mare calmo, ma non si può far soffiare il vento. Lo spirito soffia dove vuole e la gioia è un frutto dello spirito (Galati 5,22). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco il primo contrasto: la gioia cristiana non è un atto di forza di volontà. È una reazione spontanea ed emotiva del cuore. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== La gioia cristiana non è superficiale e volatile  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In secondo luogo, la gioia cristiana non è superficiale e volatile, bensì profonda e solida. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco perché la gente tende a distinguerla da felicità e piacere, che invece sembrano suerficiali e inconsistenti. Naturalmente dobbiamo essere cauti qui. Vi sono una felicità e un piacere superficiali. Tuttavia, la Bibbia parla inoltre di &amp;quot;delizie in eterno nella mano destra di Dio&amp;quot; (Salmo 16,11) e afferma: &amp;quot;Felice il popolo il cui Dio è l'Eterno!&amp;quot; (Salmo 144,15). Dunque, le parole felicità e piacere non devono essere per forza superficiali. possono anche intendere proprio lo stesso della gioia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È pur vero comunque che la gioia cristiana è profonda e solida, piuttosto che superficiale e volatile. Il motivo per cui lo sappiamo è che la Bibbia descrive la gioia cristiana come fiorente proprio in mezzo a dolore e sofferenza. Romani 5,3: &amp;quot;Ci vantiamo anche nelle afflizioni&amp;quot;. 1 Tessalonicesi 1,6: &amp;quot;Avete ricevuto la parola in mezzo a tanta afflizione con la gioia dello Spirito Santo&amp;quot;. 2 Corinzi 8,2: &amp;quot;In mezzo a molte prove di afflizione, l'abbondanza della loro gioia e la loro estrema povertà hanno abbondato nelle ricchezze della loro liberalità&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa è decisamente un'emozione molto particolare che non soltanto sopporta, ma sembra persino prosperare nelle afflizioni. È ancora più sorprendente leggere che la gioia di Paolo poteva coesistere non soltanto accanto alla sofferenza, ma addirittura nel dolore, che sembra esserne l'opposto. In 2 Corinzi 6,10 egli si descrive &amp;quot;come contristato, eppure sempre allegro; come povero eppure arricchendo molti; come non avendo nulla, eppure possedendo tutto&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo è il punto a cui sto cercando di giungere quando affermo che la gioia cristiana non è superficiale e volatile, bensì profonda e solida. Penso di aver provato anch'io un poco del significato di Paolo nella mia esperienza personale, per esempio, quando mia madre fu uccisa nel 1974. Piansi come mai avevo pianto prima, ma non fu come per quelli che non hanno speranza (1 Tessalonicesi 4,13). Ben sotto la tempesta che era la mia vita in superficie, vi era una forte corrente di gioia e fiducia che tutto era bene nelle mani del Dio sovrano. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco il secondo contrasto che ci aiuta a capire la gioia cristiana. Il primo, non si tratta di un atto di forza di volontà, ma di una reazione spontanea ed emotiva del cuore. Il secondo, non è superficiale, né volatile, bensì profonda e solida. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== La gioia cristiana non è naturale  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In terzo luogo, la gioia cristiana non è naturale, bensì spirituale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo la distingue da tutti gli altri tipi di gioia. Quando qualcosa viene definito spirituale nelle Scritture, significa che proviene dallo Spirito Santo e ne ha il carattere. Non commettete mai l'errore di pensare che qualcosa sia &amp;quot;spirituale&amp;quot; semplicemente perché ha a che fare con lo spirito, e che qualcosa sia naturale semplicemente perché ha a che fare con il corpo o le cose materiali. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'orgoglio è naturale, ma risiede nello spirito dell'uomo. L'invidia è naturale, ma risiede nello spirito dell'uomo. E lo stesso vale per gelosia, rabbia, discordia, auto-compatimento, risentimento, amarezza, brama, odio ed egoismo. Tutti provengono dallo spirito di una persona, ma non sono definiti spirituali nella Bibbia. Vengono definiti naturali, perché non richiedono un'influenza speciale e sovrannaturale dello Spirito Santo per prodursi. Noi produciamo tali sentimenti secondo la nostra natura, perciò si definiscono naturali. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ciò che rende qualcosa spirituale è il fatto che venga prodotto sotto la speciale influenza dello spirito divino e ne abbia il carattere. Perciò, allorché definiamo la gioia cristiana spirituale, non naturale, intendiamo dire che essa è prodotta dallo spirito divino ed è quella gioia che Dio possiede. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In Galati 5,22 si legge: &amp;quot;Il frutto dello Spirito è: amore gioia, pace...&amp;quot;. 1 Tessalonicesi 1,6 dice che i cristiani hanno &amp;quot;ricevuta la parola in mezzo a tanta afflizione con la gioia dello Spirito Santo&amp;quot;. Romani 14,17 dice che: &amp;quot;il regno di Dio (...) è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo&amp;quot;. E Gesù, in diverse occasioni, disse di volere che la propria gioia giungesse a compimento nei discepoli (Giovanni 15,11; 17,13). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Disponiamo quindi di numerose prove bibliche che la gioia cristiana non è un puro prodotto dello spirito umano come reazione a circostanze piacevoli. È il prodotto, o frutto, dello spirito divino. E non è semplicemente una gioia umana: è quella gioia di Cristo giunta a compimento in noi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Un avvertimento contro la falsa gioia  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Uno dei motivi pratici per cui è importante sapere questo è che ci avverte contro la falsa gioia. Vi è una gioia naturale persino nelle cose spirituali che molti confondono per gioia spirituale. Per esempio, nella parabola dei quattro terreni, Gesù fornì la propria interpretazione del seme seminato sul terreno roccioso: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;E quello che ha ricevuto il seme in luoghi rocciosi, è colui che ode la parola e subito la riceve con gioia, ma non ha radice in sé, ed è di corta durata e quando sopraggiunge la tribolazione o persecuzione, a causa della parola, ne è subito scandalizzato (Matteo 13,20). &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Qui vi è una gioia nella parola di Dio che non è una gioia spirituale, e non si ha la prova che sia avvenuta una vera conversione. Non è l'opera dell'interiore spirito divino. Non ha il carattere della gioia di Cristo. Svanisce come rugiada quando il sole ardente dell'afflizione si leva nel cielo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché tale gioia si dilegua tanto rapidamente? Perché è così superficiale e volatile? Evidentemente perché non si trattava di gioia in Dio, ma semplicemente in alcune delle consolazioni che Dio può offrire. Allorché afflizioni, persecuzioni e tribolazioni sopraggiungono, le consolazioni spariscono e così pure la gioia, poiché non era il frutto dello Spirito; non era la gioia di Cristo che prende diletto in Dio, quali che siano le circonstanze esterne. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come risposta alla nostra prima domanda, dunque, che cos'è la gioia cristiana? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
#Primo, non è un atto di forza di volontà, bensì una reazione spontanea ed emotiva del cuore. &lt;br /&gt;
#Secondo, non è superficiale e volatile, bensì profonda e solida. &lt;br /&gt;
#Terzo, non è naturale, bensì spirituale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora, in vista di tutto ciò, prendiamo la seconda domanda: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== '''2. Questa gioia può essere esortata?'''  ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Può Dio esortarci a gioire, se la gioia non è un atto di forza di volontà, ma una reazione spontanea ed emotiva del cuore e non è un prodotto di risorse naturali, bensì un frutto dello Spirito Santo? La risposta che troviamo in molti brani delle Scritture è: sì, egli lo può e lo fa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Esortazioni a gioire in tutta la Bibbia  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Matteo 5,12: &amp;quot;Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande nei cieli&amp;quot;. 1 Tessalonicesi 5,16: &amp;quot;Siate sempre allegri!&amp;quot;. Filippesi 4,4: &amp;quot;Rallegratevi del continuo nel Signore, lo ripeto ancora: rallegratevi!&amp;quot;. 1 Pietro 4,13: &amp;quot;Nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi&amp;quot;. E anche se la parola per rallegrarsi qui in Romani 12,12 è letteralmente un gerundio (&amp;quot;rallegrandovi nella speranza&amp;quot;, vedi NASB [N.d.T.: Nuova Versione Americana Standard della Bibbia]; KJV [N.d.T.: Versione di Re Giacomo]), il significato è chiaramente di imperativo: &amp;quot;(siate) allegri nella speranza, costanti nell'afflizione, perseveranti nella preghiera&amp;quot;, si tratta senza dubbio di cose che dobbiamo fare. Ciò è ancora più palese nel versetto 15, in cui tutte le versioni lo traducono come un comando: &amp;quot;Rallegratevi con quelli che sono allegri!&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dunque la risposta è sì, Dio può ed esorta il proprio popolo a rallegrarsi. Anche se la gioia non è controllata dalla nostra forza di volontà, e anche se è un frutto dello spirito divino e oltre le nostre risorse naturali, nondimeno veniamo esortati a provare tale esperienza! &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Perché veniamo esortati a provare gioia?  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché dovremmo provarla, Dio è infintamente degno del nostro diletto e perché la sola cosa che si frappone tra l'esortazione divina alla gioia e la nostra esperienza di essa è un cuore aduso al peccato, un cuore che si diletta più nelle cose del mondo che non in Dio. E se tentiamo di giustificare la nostra disobbedienza dicendo: &amp;quot;Non posso rallegrarmi in Dio; ho il cuore di un peccatore&amp;quot;, le nostre parole non ci scuseranno, ma ci condanneranno. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In breve, è giusto che Dio esorti le proprie creature a provare una gioia spontanea, profonda, spirituale in lui, nello stesso modo è giusto che Dio esiga che nasciamo di nuovo (Giovanni 3,3) e che ci facciamo un nuovo cuore (Ezechiele 18,31). L'essere giusti non cessa di essere un dovere soltanto perché siamo malvagi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E quindi giungiamo alla nostra ultima domanda: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== '''3. Come obbedire a tale esortazione?'''  ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dal momento che il testo afferma: &amp;quot;Rallegratevi nella speranza&amp;quot;, noi chiediamo: &amp;quot;Che posto ha la speranza nella nostra obbedienza a questa esortazione?&amp;quot;. E dal momento che abbiamo visto come la gioia cristiana sia frutto dello spirito, dobbiamo anche chiederci: &amp;quot;Come sono legati tra loro lo Spirito Santo e la speranza nel produrre la gioia?&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vi sono due brani in Romani dove gioia e speranza e Spirito Santo sono messi insieme, così che possiamo vedere come si legano tra loro (5,2 e 15,13). Adesso abbiamo tempo soltanto per uno di essi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Gioia, speranza e Spirito Santo  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Esaminiamo dunque Romani 5,2-5: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;Per mezzo del quale [ovvero di Cristo] abbiamo anche avuto, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale stiamo saldi e ci vantiamo nella speranza della gloria di Dio. 3) E non soltanto questo, ma ci vantiamo anche nelle afflizioni, sapendo che l’afflizione produce perseveranza, 4) la perseveranza esperienza e l’esperienza speranza. 5) Or la speranza non confonde, perché l’amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Nel versetto 2 Paolo dice di fare proprio quello che ordina in Romani 12,12: si rallegra nella speranza, ovvero nella speranza della gloria di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi, nel versetto 3, dice di rallegrarsi anche nelle afflizioni. Ma perché? La risposta sta nel fatto che è pur sempre un altro modo di rallegrarsi nella speranza. Seguite questa catena di pensieri: il motivo per cui ci rallegriamo nell'afflizione è che l'afflizione produce perseveranza e questa produce esperienza, che a sua volta produce la speranza! Dunque, ciò di cui egli si rallegra veramente quando si rallegra nelle afflizioni è maggiore speranza. La speranza è grande fonte di gioia nella vita di Paolo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Matthew Henry ne parla così: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La gioia e la pace dei credenti sorgono principalmente dalle loro speranze. Quello che sopportano è poco, in confronto a quello che otterranno, perciò maggiore speranza essi nutrono, maggiori la gioia e la pace che otterranno ... I cristiani dovrebbero desiderare e darsi da fare per provare un'abbondanza di speranza. (Commento a Romani 15,13) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In che modo però la speranza e la gioia di Romani 5,2-4 si legano all'opera dello Spirito Santo? Questo è ciò che Paolo ci dice nel versetto 5: &amp;quot;E la speranza non confonde, perché l’amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il versetto 5 afferma che sotto la nostra speranza, come salde fondamenta, sta l'amore di Dio. E l'opera dello Spirito Santo è quella di spargere tale amore nel nostro cuore, per farcelo vedere, capire e avere caro. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora possiamo mettere insieme tutti i pezzi: primo, vi è l'amore di Dio che ci sceglie e ci chiama e ci giustifica e ci promette di condividere la gloria divina. Poi vi è l'opera dello Spirito Santo che sparge l'amore di Dio nel nostro cuore così che possiamo riconoscerlo e averlo caro. Poi, al di fuori di questa esperienza profonda dell'amore di Dio, cresce una speranza incrollabile persino in mezzo all'afflizione, E, infine, di tale speranza noi ci rallegriamo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Come lottare per la gioia nella vita di ogni giorno  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Allora come obbedire al comando di rallegrarsi? Come combattere per la gioia negli alti e bassi della vita di ogni giorno? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In primo luogo, riconosciamo che per natura siamo peccatori e impotenti a diventare quel tipo di persone che si rallegrano della gloria divina, piuttosto che della propria. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In secondo luogo, chiediamo a gran voce al Dio della speranza che ci invii lo Spirito Santo e sparga l'amore divino nel nostro cuore. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In terzo luogo, volgiamo la mente alle espressioni e prove bibliche dell'amore di Dio verso i peccatori pentiti. Per esempio: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Triboli, o tormenti, o persecuzioni, o carestia, o nudità, o pericolo, o la spada? Com'è scritto, &amp;quot;Nel tuo nome ci massacrano tutto il giorno; siamo considerati come pecore da portare al macello&amp;quot;. No, in tutto ciò noi siamo più che vittoriosi attraverso Colui che ci ha amati. Perché sono sicuro che né la morte, o la vita, né gli angeli, né i principati, né le cose presenti o quelle a venire, né i poteri, o l'altezza, o la profondità, né nient'altro in tutto il creato riusciranno a separarci dall'amore di Dio in Cristo Gesù nostro Signore. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
E dunque, infine, quando l'amore di Dio ci ha colmati di speranza nella gloria divina, noi ci rallegriamo di quella speranza e, lo ripeto, RALLEGRATEVI!&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Steffmahr</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Il_frutto_della_speranza:_gioia</id>
		<title>Il frutto della speranza: gioia</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://it.gospeltranslations.org/wiki/Il_frutto_della_speranza:_gioia"/>
				<updated>2012-11-13T00:58:09Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Steffmahr: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{Info|The Fruit of Hope: Joy}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Romani 12,11-12''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non siate pigri nello zelo, siate ferventi nello spirito, servite il Signore; allegri nella speranza, costanti nell’afflizione, perseveranti nella preghiera. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oggi cominceremo a rispondere all'ultima domanda nella nostra serie di &amp;lt;u&amp;gt;messaggi sulla speranza cristiana&amp;lt;/u&amp;gt;. Finora ci siamo posti quattro domande: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1. Qual è la definizione di speranza cristiana? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Risposta: una fiduciosa attesa nel bene a venire (Ebrei 6,11). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2. Su che cosa si fonda la speranza cristiana? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Risposta: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
• sulla grazia sovrana di Dio (2 Tessalonicesi 2,16) e &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
• sulla buona novella che Cristo è morto per i peccatori (Colossesi 1,23). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; 3. Che cosa fa scaturire la speranza cristiana nel cuore degli uomini? Che cos'è che la causa e la sostiene? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Risposta: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
• l'opera divina di rigenerazione (1 Pietro 1,3) e &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
• le promesse di Dio nella sua Parola (Romani 15,4). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
4. Qual è il contenuto della speranza cristiana? In che cosa speriamo? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Risposta: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
• nell'apparizione di Gesù Cristo (Tito 2,13), • nella redenzione del nostro corpo (Romani 8,23), • nel compimento della nostra giustizia (Galati 5,5), • nella condivisione della gloria divina (Romani 5,2) e infine • nell'ereditare la vita eterna (Tito 1,2; 3,7). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Adesso ci porremo un'ulteriore domanda e, a Dio piacendo, trascorreremo le quattro domeniche di luglio nel rispondervi. La domanda è: qual è il frutto della speranza cristiana? Che cosa proviene dalla speranza? La speranza porta qualcosa nella vita quotidiana? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La speranza come un albero''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Usiamo un'immagine per cercare di capire che cosa abbiamo fatto in queste settimane. Immaginate la speranza come fosse un albero. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il terreno da cui la speranza può crescere è la grazia di Dio e il vangelo di Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il germogliare dell'albero, l'inizio della speranza, avviene nella rigenerazione o rinascita. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il nutrimento che sostiene questa nuova speranza e la fa crescere forte è la Parola di Dio, soprattutto le sue promesse. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le robuste fibre del tronco sono la fiduciosa attesa che un giorno incontreremo Cristo, avremo un nuovo corpo che non si ammalerà mai più, saremo completamente liberi dalla lotta contro il peccato, condivideremo la gloria di Dio e non saremo mai più minacciati di perdite, perché la nuova vita durerà per sempre. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo ci lascia ora con la domanda: questo albero porta frutti? La risposta del Nuovo Testamento è un inequivocabile Sì! E quindi esamineremo i frutti della speranza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
#1. La speranza porta il frutto della &amp;lt;u&amp;gt;gioia&amp;lt;/u&amp;gt;. &lt;br /&gt;
#2. La speranza porta il frutto dell'&amp;lt;u&amp;gt;amore&amp;lt;/u&amp;gt;. &lt;br /&gt;
#3. La speranza porta il frutto del &amp;lt;u&amp;gt;coraggio&amp;lt;/u&amp;gt;. &lt;br /&gt;
#4. La speranza porta il frutto della &amp;lt;u&amp;gt;perseveranza&amp;lt;/u&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
O, per dirla diversamente, senza la speranza cristiana la mia vita e la vostra non possono produrre la gioia o l'amore o il coraggio o la perseveranza cristiani. Vi sono esempi di amore, gioia, coraggio e perseveranza anche nelle persone che non nutrono speranza in Dio, ma non si tratta di grazie divine che glorificano il Signore e provano la sua opera salvifica nell'anima. Gioia e amore e coraggio e perseveranza che non crescano sull'albero della speranza nel terreno di grazia e verità non hanno valore né spirituale, né eterno. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Tre domande sulla gioia e la speranza''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oggi ci concentreremo sul primo frutto della speranza. Il nostro testo è la prima frase in Romani 12,12: &amp;quot;Gioite nella speranza!&amp;quot;. Potremmo parafrasarla così: &amp;quot;Che la vostra gioia sia la gioia che proviene dalla speranza!&amp;quot;, oppure: &amp;quot;Portate il frutto della gioia nel ramo della speranza!&amp;quot;, o ancora: &amp;quot;Rallegratevi poiché avete la speranza!&amp;quot;. Il testo stabilisce una solida relazione tra gioia e speranza! &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per esaminare il contenuto di questo testo poniamoci tre domande: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
#Che cos'è la gioia cristiana? (Abbiamo già risposto, &amp;quot;&amp;lt;u&amp;gt;Che cos'è la speranza&amp;lt;/u&amp;gt;?&amp;quot;) &lt;br /&gt;
#Questa gioia può essere esortata? &lt;br /&gt;
#Come rispondere all'ordine? Come sono legate tra loro gioia e speranza nell'esperienza pratica?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''1. Che cos'è la gioia cristiana?''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È molto difficile mettere in parola le esperienze emotive. Lasciatemi comunque cercare di indicare nella direzione giusta con tre contrasti, tre cose che non sono gioia e tre cose che lo sono. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====== La gioia cristiana non è un atto di forza di volontà  ======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Innanzitutto, la gioia cristiana non è un atto di forza di volontà, bensì una reazione spontanea ed emotiva del cuore. La gioia cristiana ha questo in comune con gli altri tipi di gioia, che siano cristiani o meno. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Allorché Pietro parla in 1Pietro 1,9 di rallegrarsi con &amp;quot;gioia ineffabile ed esultante&amp;quot; anticipando la nostra salvezza finale, non descrive una decisione, descrive anzi un'esplosione. Si può decidere di spazzolarsi i denti o farsi iniettare un vaccino antiallergico, ma non si può nello stesso modo decidere di rallegrarsi. Si può decidere di fare cose che possono causare gioia, fare una gita in campagna, visitare un amico, leggere un salmo, ma il fatto di provare gioia non è in nostro potere come per molti altri dei nostri atti. Può esserci come può non esserci. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo è ciò che intendo quando la definisco spontanea. Ci si può preparare, come alzare la vela su un mare calmo, ma non si può far soffiare il vento. Lo spirito soffia dove vuole e la gioia è un frutto dello spirito (Galati 5,22). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco il primo contrasto: la gioia cristiana non è un atto di forza di volontà. È una reazione spontanea ed emotiva del cuore. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===== La gioia cristiana non è superficiale e volatile  =====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In secondo luogo, la gioia cristiana non è superficiale e volatile, bensì profonda e solida. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco perché la gente tende a distinguerla da felicità e piacere, che invece sembrano suerficiali e inconsistenti. Naturalmente dobbiamo essere cauti qui. Vi sono una felicità e un piacere superficiali. Tuttavia, la Bibbia parla inoltre di &amp;quot;delizie in eterno nella mano destra di Dio&amp;quot; (Salmo 16,11) e afferma: &amp;quot;Felice il popolo il cui Dio è l'Eterno!&amp;quot; (Salmo 144,15). Dunque, le parole felicità e piacere non devono essere per forza superficiali. possono anche intendere proprio lo stesso della gioia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È pur vero comunque che la gioia cristiana è profonda e solida, piuttosto che superficiale e volatile. Il motivo per cui lo sappiamo è che la Bibbia descrive la gioia cristiana come fiorente proprio in mezzo a dolore e sofferenza. Romani 5,3: &amp;quot;Ci vantiamo anche nelle afflizioni&amp;quot;. 1 Tessalonicesi 1,6: &amp;quot;Avete ricevuto la parola in mezzo a tanta afflizione con la gioia dello Spirito Santo&amp;quot;. 2 Corinzi 8,2: &amp;quot;In mezzo a molte prove di afflizione, l'abbondanza della loro gioia e la loro estrema povertà hanno abbondato nelle ricchezze della loro liberalità&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa è decisamente un'emozione molto particolare che non soltanto sopporta, ma sembra persino prosperare nelle afflizioni. È ancora più sorprendente leggere che la gioia di Paolo poteva coesistere non soltanto accanto alla sofferenza, ma addirittura nel dolore, che sembra esserne l'opposto. In 2 Corinzi 6,10 egli si descrive &amp;quot;come contristato, eppure sempre allegro; come povero eppure arricchendo molti; come non avendo nulla, eppure possedendo tutto&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo è il punto a cui sto cercando di giungere quando affermo che la gioia cristiana non è superficiale e volatile, bensì profonda e solida. Penso di aver provato anch'io un poco del significato di Paolo nella mia esperienza personale, per esempio, quando mia madre fu uccisa nel 1974. Piansi come mai avevo pianto prima, ma non fu come per quelli che non hanno speranza (1 Tessalonicesi 4,13). Ben sotto la tempesta che era la mia vita in superficie, vi era una forte corrente di gioia e fiducia che tutto era bene nelle mani del Dio sovrano. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco il secondo contrasto che ci aiuta a capire la gioia cristiana. Il primo, non si tratta di un atto di forza di volontà, ma di una reazione spontanea ed emotiva del cuore. Il secondo, non è superficiale, né volatile, bensì profonda e solida. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===== La gioia cristiana non è naturale  =====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In terzo luogo, la gioia cristiana non è naturale, bensì spirituale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo la distingue da tutti gli altri tipi di gioia. Quando qualcosa viene definito spirituale nelle Scritture, significa che proviene dallo Spirito Santo e ne ha il carattere. Non commettete mai l'errore di pensare che qualcosa sia &amp;quot;spirituale&amp;quot; semplicemente perché ha a che fare con lo spirito, e che qualcosa sia naturale semplicemente perché ha a che fare con il corpo o le cose materiali. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'orgoglio è naturale, ma risiede nello spirito dell'uomo. L'invidia è naturale, ma risiede nello spirito dell'uomo. E lo stesso vale per gelosia, rabbia, discordia, auto-compatimento, risentimento, amarezza, brama, odio ed egoismo. Tutti provengono dallo spirito di una persona, ma non sono definiti spirituali nella Bibbia. Vengono definiti naturali, perché non richiedono un'influenza speciale e sovrannaturale dello Spirito Santo per prodursi. Noi produciamo tali sentimenti secondo la nostra natura, perciò si definiscono naturali. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ciò che rende qualcosa spirituale è il fatto che venga prodotto sotto la speciale influenza dello spirito divino e ne abbia il carattere. Perciò, allorché definiamo la gioia cristiana spirituale, non naturale, intendiamo dire che essa è prodotta dallo spirito divino ed è quella gioia che Dio possiede. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In Galati 5,22 si legge: &amp;quot;Il frutto dello Spirito è: amore gioia, pace...&amp;quot;. 1 Tessalonicesi 1,6 dice che i cristiani hanno &amp;quot;ricevuta la parola in mezzo a tanta afflizione con la gioia dello Spirito Santo&amp;quot;. Romani 14,17 dice che: &amp;quot;il regno di Dio (...) è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo&amp;quot;. E Gesù, in diverse occasioni, disse di volere che la propria gioia giungesse a compimento nei discepoli (Giovanni 15,11; 17,13). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Disponiamo quindi di numerose prove bibliche che la gioia cristiana non è un puro prodotto dello spirito umano come reazione a circostanze piacevoli. È il prodotto, o frutto, dello spirito divino. E non è semplicemente una gioia umana: è quella gioia di Cristo giunta a compimento in noi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===== Un avvertimento contro la falsa gioia  =====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Uno dei motivi pratici per cui è importante sapere questo è che ci avverte contro la falsa gioia. Vi è una gioia naturale persino nelle cose spirituali che molti confondono per gioia spirituale. Per esempio, nella parabola dei quattro terreni, Gesù fornì la propria interpretazione del seme seminato sul terreno roccioso: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;E quello che ha ricevuto il seme in luoghi rocciosi, è colui che ode la parola e subito la riceve con gioia, ma non ha radice in sé, ed è di corta durata e quando sopraggiunge la tribolazione o persecuzione, a causa della parola, ne è subito scandalizzato (Matteo 13,20). &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Qui vi è una gioia nella parola di Dio che non è una gioia spirituale, e non si ha la prova che sia avvenuta una vera conversione. Non è l'opera dell'interiore spirito divino. Non ha il carattere della gioia di Cristo. Svanisce come rugiada quando il sole ardente dell'afflizione si leva nel cielo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché tale gioia si dilegua tanto rapidamente? Perché è così superficiale e volatile? Evidentemente perché non si trattava di gioia in Dio, ma semplicemente in alcune delle consolazioni che Dio può offrire. Allorché afflizioni, persecuzioni e tribolazioni sopraggiungono, le consolazioni spariscono e così pure la gioia, poiché non era il frutto dello Spirito; non era la gioia di Cristo che prende diletto in Dio, quali che siano le circonstanze esterne. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come risposta alla nostra prima domanda, dunque, che cos'è la gioia cristiana? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
#Primo, non è un atto di forza di volontà, bensì una reazione spontanea ed emotiva del cuore. &lt;br /&gt;
#Secondo, non è superficiale e volatile, bensì profonda e solida. &lt;br /&gt;
#Terzo, non è naturale, bensì spirituale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora, in vista di tutto ciò, prendiamo la seconda domanda: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''2. Questa gioia può essere esortata?''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Può Dio esortarci a gioire, se la gioia non è un atto di forza di volontà, ma una reazione spontanea ed emotiva del cuore e non è un prodotto di risorse naturali, bensì un frutto dello Spirito Santo? La risposta che troviamo in molti brani delle Scritture è: sì, egli lo può e lo fa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===== Esortazioni a gioire in tutta la Bibbia  =====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Matteo 5,12: &amp;quot;Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande nei cieli&amp;quot;. 1 Tessalonicesi 5,16: &amp;quot;Siate sempre allegri!&amp;quot;. Filippesi 4,4: &amp;quot;Rallegratevi del continuo nel Signore, lo ripeto ancora: rallegratevi!&amp;quot;. 1 Pietro 4,13: &amp;quot;Nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi&amp;quot;. E anche se la parola per rallegrarsi qui in Romani 12,12 è letteralmente un gerundio (&amp;quot;rallegrandovi nella speranza&amp;quot;, vedi NASB [N.d.T.: Nuova Versione Americana Standard della Bibbia]; KJV [N.d.T.: Versione di Re Giacomo]), il significato è chiaramente di imperativo: &amp;quot;(siate) allegri nella speranza, costanti nell'afflizione, perseveranti nella preghiera&amp;quot;, si tratta senza dubbio di cose che dobbiamo fare. Ciò è ancora più palese nel versetto 15, in cui tutte le versioni lo traducono come un comando: &amp;quot;Rallegratevi con quelli che sono allegri!&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dunque la risposta è sì, Dio può ed esorta il proprio popolo a rallegrarsi. Anche se la gioia non è controllata dalla nostra forza di volontà, e anche se è un frutto dello spirito divino e oltre le nostre risorse naturali, nondimeno veniamo esortati a provare tale esperienza! &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Perché veniamo esortati a provare gioia?  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché dovremmo provarla, Dio è infintamente degno del nostro diletto e perché la sola cosa che si frappone tra l'esortazione divina alla gioia e la nostra esperienza di essa è un cuore aduso al peccato, un cuore che si diletta più nelle cose del mondo che non in Dio. E se tentiamo di giustificare la nostra disobbedienza dicendo: &amp;quot;Non posso rallegrarmi in Dio; ho il cuore di un peccatore&amp;quot;, le nostre parole non ci scuseranno, ma ci condanneranno. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In breve, è giusto che Dio esorti le proprie creature a provare una gioia spontanea, profonda, spirituale in lui, nello stesso modo è giusto che Dio esiga che nasciamo di nuovo (Giovanni 3,3) e che ci facciamo un nuovo cuore (Ezechiele 18,31). L'essere giusti non cessa di essere un dovere soltanto perché siamo malvagi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E quindi giungiamo alla nostra ultima domanda: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''3. Come obbedire a tale esortazione?''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dal momento che il testo afferma: &amp;quot;Rallegratevi nella speranza&amp;quot;, noi chiediamo: &amp;quot;Che posto ha la speranza nella nostra obbedienza a questa esortazione?&amp;quot;. E dal momento che abbiamo visto come la gioia cristiana sia frutto dello spirito, dobbiamo anche chiederci: &amp;quot;Come sono legati tra loro lo Spirito Santo e la speranza nel produrre la gioia?&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vi sono due brani in Romani dove gioia e speranza e Spirito Santo sono messi insieme, così che possiamo vedere come si legano tra loro (5,2 e 15,13). Adesso abbiamo tempo soltanto per uno di essi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===== Gioia, speranza e Spirito Santo  =====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Esaminiamo dunque Romani 5,2-5: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;Per mezzo del quale [ovvero di Cristo] abbiamo anche avuto, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale stiamo saldi e ci vantiamo nella speranza della gloria di Dio. 3) E non soltanto questo, ma ci vantiamo anche nelle afflizioni, sapendo che l’afflizione produce perseveranza, 4) la perseveranza esperienza e l’esperienza speranza. 5) Or la speranza non confonde, perché l’amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Nel versetto 2 Paolo dice di fare proprio quello che ordina in Romani 12,12: si rallegra nella speranza, ovvero nella speranza della gloria di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi, nel versetto 3, dice di rallegrarsi anche nelle afflizioni. Ma perché? La risposta sta nel fatto che è pur sempre un altro modo di rallegrarsi nella speranza. Seguite questa catena di pensieri: il motivo per cui ci rallegriamo nell'afflizione è che l'afflizione produce perseveranza e questa produce esperienza, che a sua volta produce la speranza! Dunque, ciò di cui egli si rallegra veramente quando si rallegra nelle afflizioni è maggiore speranza. La speranza è grande fonte di gioia nella vita di Paolo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Matthew Henry ne parla così: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La gioia e la pace dei credenti sorgono principalmente dalle loro speranze. Quello che sopportano è poco, in confronto a quello che otterranno, perciò maggiore speranza essi nutrono, maggiori la gioia e la pace che otterranno ... I cristiani dovrebbero desiderare e darsi da fare per provare un'abbondanza di speranza. (Commento a Romani 15,13) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In che modo però la speranza e la gioia di Romani 5,2-4 si legano all'opera dello Spirito Santo? Questo è ciò che Paolo ci dice nel versetto 5: &amp;quot;E la speranza non confonde, perché l’amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il versetto 5 afferma che sotto la nostra speranza, come salde fondamenta, sta l'amore di Dio. E l'opera dello Spirito Santo è quella di spargere tale amore nel nostro cuore, per farcelo vedere, capire e avere caro. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora possiamo mettere insieme tutti i pezzi: primo, vi è l'amore di Dio che ci sceglie e ci chiama e ci giustifica e ci promette di condividere la gloria divina. Poi vi è l'opera dello Spirito Santo che sparge l'amore di Dio nel nostro cuore così che possiamo riconoscerlo e averlo caro. Poi, al di fuori di questa esperienza profonda dell'amore di Dio, cresce una speranza incrollabile persino in mezzo all'afflizione, E, infine, di tale speranza noi ci rallegriamo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===== Come lottare per la gioia nella vita di ogni giorno  =====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Allora come obbedire al comando di rallegrarsi? Come combattere per la gioia negli alti e bassi della vita di ogni giorno? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In primo luogo, riconosciamo che per natura siamo peccatori e impotenti a diventare quel tipo di persone che si rallegrano della gloria divina, piuttosto che della propria. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In secondo luogo, chiediamo a gran voce al Dio della speranza che ci invii lo Spirito Santo e sparga l'amore divino nel nostro cuore. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In terzo luogo, volgiamo la mente alle espressioni e prove bibliche dell'amore di Dio verso i peccatori pentiti. Per esempio: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Triboli, o tormenti, o persecuzioni, o carestia, o nudità, o pericolo, o la spada? Com'è scritto, &amp;quot;Nel tuo nome ci massacrano tutto il giorno; siamo considerati come pecore da portare al macello&amp;quot;. No, in tutto ciò noi siamo più che vittoriosi attraverso Colui che ci ha amati. Perché sono sicuro che né la morte, o la vita, né gli angeli, né i principati, né le cose presenti o quelle a venire, né i poteri, o l'altezza, o la profondità, né nient'altro in tutto il creato riusciranno a separarci dall'amore di Dio in Cristo Gesù nostro Signore. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
E dunque, infine, quando l'amore di Dio ci ha colmati di speranza nella gloria divina, noi ci rallegriamo di quella speranza e, lo ripeto, RALLEGRATEVI!&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Steffmahr</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Il_frutto_della_speranza:_gioia</id>
		<title>Il frutto della speranza: gioia</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://it.gospeltranslations.org/wiki/Il_frutto_della_speranza:_gioia"/>
				<updated>2012-11-13T00:56:55Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Steffmahr: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{Info|The Fruit of Hope: Joy}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Romani 12,11-12''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non siate pigri nello zelo, siate ferventi nello spirito, servite il Signore; allegri nella speranza, costanti nell’afflizione, perseveranti nella preghiera. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oggi cominceremo a rispondere all'ultima domanda nella nostra serie di &amp;lt;u&amp;gt;messaggi sulla speranza cristiana&amp;lt;/u&amp;gt;. Finora ci siamo posti quattro domande: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1. Qual è la definizione di speranza cristiana? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Risposta: una fiduciosa attesa nel bene a venire (Ebrei 6,11). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2. Su che cosa si fonda la speranza cristiana? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Risposta: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
• sulla grazia sovrana di Dio (2 Tessalonicesi 2,16) e &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
• sulla buona novella che Cristo è morto per i peccatori (Colossesi 1,23). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; 3. Che cosa fa scaturire la speranza cristiana nel cuore degli uomini? Che cos'è che la causa e la sostiene? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Risposta: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
• l'opera divina di rigenerazione (1 Pietro 1,3) e &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
• le promesse di Dio nella sua Parola (Romani 15,4). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
4. Qual è il contenuto della speranza cristiana? In che cosa speriamo? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Risposta: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
• nell'apparizione di Gesù Cristo (Tito 2,13), • nella redenzione del nostro corpo (Romani 8,23), • nel compimento della nostra giustizia (Galati 5,5), • nella condivisione della gloria divina (Romani 5,2) e infine • nell'ereditare la vita eterna (Tito 1,2; 3,7). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Adesso ci porremo un'ulteriore domanda e, a Dio piacendo, trascorreremo le quattro domeniche di luglio nel rispondervi. La domanda è: qual è il frutto della speranza cristiana? Che cosa proviene dalla speranza? La speranza porta qualcosa nella vita quotidiana? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La speranza come un albero''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Usiamo un'immagine per cercare di capire che cosa abbiamo fatto in queste settimane. Immaginate la speranza come fosse un albero. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il terreno da cui la speranza può crescere è la grazia di Dio e il vangelo di Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il germogliare dell'albero, l'inizio della speranza, avviene nella rigenerazione o rinascita. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il nutrimento che sostiene questa nuova speranza e la fa crescere forte è la Parola di Dio, soprattutto le sue promesse. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le robuste fibre del tronco sono la fiduciosa attesa che un giorno incontreremo Cristo, avremo un nuovo corpo che non si ammalerà mai più, saremo completamente liberi dalla lotta contro il peccato, condivideremo la gloria di Dio e non saremo mai più minacciati di perdite, perché la nuova vita durerà per sempre. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo ci lascia ora con la domanda: questo albero porta frutti? La risposta del Nuovo Testamento è un inequivocabile Sì! E quindi esamineremo i frutti della speranza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
#1. La speranza porta il frutto della &amp;lt;u&amp;gt;gioia&amp;lt;/u&amp;gt;. &lt;br /&gt;
#2. La speranza porta il frutto dell'&amp;lt;u&amp;gt;amore&amp;lt;/u&amp;gt;. &lt;br /&gt;
#3. La speranza porta il frutto del &amp;lt;u&amp;gt;coraggio&amp;lt;/u&amp;gt;. &lt;br /&gt;
#4. La speranza porta il frutto della &amp;lt;u&amp;gt;perseveranza&amp;lt;/u&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
O, per dirla diversamente, senza la speranza cristiana la mia vita e la vostra non possono produrre la gioia o l'amore o il coraggio o la perseveranza cristiani. Vi sono esempi di amore, gioia, coraggio e perseveranza anche nelle persone che non nutrono speranza in Dio, ma non si tratta di grazie divine che glorificano il Signore e provano la sua opera salvifica nell'anima. Gioia e amore e coraggio e perseveranza che non crescano sull'albero della speranza nel terreno di grazia e verità non hanno valore né spirituale, né eterno. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Tre domande sulla gioia e la speranza''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oggi ci concentreremo sul primo frutto della speranza. Il nostro testo è la prima frase in Romani 12,12: &amp;quot;Gioite nella speranza!&amp;quot;. Potremmo parafrasarla così: &amp;quot;Che la vostra gioia sia la gioia che proviene dalla speranza!&amp;quot;, oppure: &amp;quot;Portate il frutto della gioia nel ramo della speranza!&amp;quot;, o ancora: &amp;quot;Rallegratevi poiché avete la speranza!&amp;quot;. Il testo stabilisce una solida relazione tra gioia e speranza! &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per esaminare il contenuto di questo testo poniamoci tre domande: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
#Che cos'è la gioia cristiana? (Abbiamo già risposto, &amp;quot;&amp;lt;u&amp;gt;Che cos'è la speranza&amp;lt;/u&amp;gt;?&amp;quot;) &lt;br /&gt;
#Questa gioia può essere esortata? &lt;br /&gt;
#Come rispondere all'ordine? Come sono legate tra loro gioia e speranza nell'esperienza pratica?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''1. Che cos'è la gioia cristiana?''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È molto difficile mettere in parola le esperienze emotive. Lasciatemi comunque cercare di indicare nella direzione giusta con tre contrasti, tre cose che non sono gioia e tre cose che lo sono. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====== La gioia cristiana non è un atto di forza di volontà  ======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Innanzitutto, la gioia cristiana non è un atto di forza di volontà, bensì una reazione spontanea ed emotiva del cuore. La gioia cristiana ha questo in comune con gli altri tipi di gioia, che siano cristiani o meno. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Allorché Pietro parla in 1Pietro 1,9 di rallegrarsi con &amp;quot;gioia ineffabile ed esultante&amp;quot; anticipando la nostra salvezza finale, non descrive una decisione, descrive anzi un'esplosione. Si può decidere di spazzolarsi i denti o farsi iniettare un vaccino antiallergico, ma non si può nello stesso modo decidere di rallegrarsi. Si può decidere di fare cose che possono causare gioia, fare una gita in campagna, visitare un amico, leggere un salmo, ma il fatto di provare gioia non è in nostro potere come per molti altri dei nostri atti. Può esserci come può non esserci. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo è ciò che intendo quando la definisco spontanea. Ci si può preparare, come alzare la vela su un mare calmo, ma non si può far soffiare il vento. Lo spirito soffia dove vuole e la gioia è un frutto dello spirito (Galati 5,22). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco il primo contrasto: la gioia cristiana non è un atto di forza di volontà. È una reazione spontanea ed emotiva del cuore. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===== La gioia cristiana non è superficiale e volatile  =====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In secondo luogo, la gioia cristiana non è superficiale e volatile, bensì profonda e solida. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco perché la gente tende a distinguerla da felicità e piacere, che invece sembrano suerficiali e inconsistenti. Naturalmente dobbiamo essere cauti qui. Vi sono una felicità e un piacere superficiali. Tuttavia, la Bibbia parla inoltre di &amp;quot;delizie in eterno nella mano destra di Dio&amp;quot; (Salmo 16,11) e afferma: &amp;quot;Felice il popolo il cui Dio è l'Eterno!&amp;quot; (Salmo 144,15). Dunque, le parole felicità e piacere non devono essere per forza superficiali. possono anche intendere proprio lo stesso della gioia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È pur vero comunque che la gioia cristiana è profonda e solida, piuttosto che superficiale e volatile. Il motivo per cui lo sappiamo è che la Bibbia descrive la gioia cristiana come fiorente proprio in mezzo a dolore e sofferenza. Romani 5,3: &amp;quot;Ci vantiamo anche nelle afflizioni&amp;quot;. 1 Tessalonicesi 1,6: &amp;quot;Avete ricevuto la parola in mezzo a tanta afflizione con la gioia dello Spirito Santo&amp;quot;. 2 Corinzi 8,2: &amp;quot;In mezzo a molte prove di afflizione, l'abbondanza della loro gioia e la loro estrema povertà hanno abbondato nelle ricchezze della loro liberalità&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa è decisamente un'emozione molto particolare che non soltanto sopporta, ma sembra persino prosperare nelle afflizioni. È ancora più sorprendente leggere che la gioia di Paolo poteva coesistere non soltanto accanto alla sofferenza, ma addirittura nel dolore, che sembra esserne l'opposto. In 2 Corinzi 6,10 egli si descrive &amp;quot;come contristato, eppure sempre allegro; come povero eppure arricchendo molti; come non avendo nulla, eppure possedendo tutto&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo è il punto a cui sto cercando di giungere quando affermo che la gioia cristiana non è superficiale e volatile, bensì profonda e solida. Penso di aver provato anch'io un poco del significato di Paolo nella mia esperienza personale, per esempio, quando mia madre fu uccisa nel 1974. Piansi come mai avevo pianto prima, ma non fu come per quelli che non hanno speranza (1 Tessalonicesi 4,13). Ben sotto la tempesta che era la mia vita in superficie, vi era una forte corrente di gioia e fiducia che tutto era bene nelle mani del Dio sovrano. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco il secondo contrasto che ci aiuta a capire la gioia cristiana. Il primo, non si tratta di un atto di forza di volontà, ma di una reazione spontanea ed emotiva del cuore. Il secondo, non è superficiale, né volatile, bensì profonda e solida. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===== La gioia cristiana non è naturale  =====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In terzo luogo, la gioia cristiana non è naturale, bensì spirituale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo la distingue da tutti gli altri tipi di gioia. Quando qualcosa viene definito spirituale nelle Scritture, significa che proviene dallo Spirito Santo e ne ha il carattere. Non commettete mai l'errore di pensare che qualcosa sia &amp;quot;spirituale&amp;quot; semplicemente perché ha a che fare con lo spirito, e che qualcosa sia naturale semplicemente perché ha a che fare con il corpo o le cose materiali. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'orgoglio è naturale, ma risiede nello spirito dell'uomo. L'invidia è naturale, ma risiede nello spirito dell'uomo. E lo stesso vale per gelosia, rabbia, discordia, auto-compatimento, risentimento, amarezza, brama, odio ed egoismo. Tutti provengono dallo spirito di una persona, ma non sono definiti spirituali nella Bibbia. Vengono definiti naturali, perché non richiedono un'influenza speciale e sovrannaturale dello Spirito Santo per prodursi. Noi produciamo tali sentimenti secondo la nostra natura, perciò si definiscono naturali. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ciò che rende qualcosa spirituale è il fatto che venga prodotto sotto la speciale influenza dello spirito divino e ne abbia il carattere. Perciò, allorché definiamo la gioia cristiana spirituale, non naturale, intendiamo dire che essa è prodotta dallo spirito divino ed è quella gioia che Dio possiede. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In Galati 5,22 si legge: &amp;quot;Il frutto dello Spirito è: amore gioia, pace...&amp;quot;. 1 Tessalonicesi 1,6 dice che i cristiani hanno &amp;quot;ricevuta la parola in mezzo a tanta afflizione con la gioia dello Spirito Santo&amp;quot;. Romani 14,17 dice che: &amp;quot;il regno di Dio (...) è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo&amp;quot;. E Gesù, in diverse occasioni, disse di volere che la propria gioia giungesse a compimento nei discepoli (Giovanni 15,11; 17,13). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Disponiamo quindi di numerose prove bibliche che la gioia cristiana non è un puro prodotto dello spirito umano come reazione a circostanze piacevoli. È il prodotto, o frutto, dello spirito divino. E non è semplicemente una gioia umana: è quella gioia di Cristo giunta a compimento in noi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===== Un avvertimento contro la falsa gioia  =====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Uno dei motivi pratici per cui è importante sapere questo è che ci avverte contro la falsa gioia. Vi è una gioia naturale persino nelle cose spirituali che molti confondono per gioia spirituale. Per esempio, nella parabola dei quattro terreni, Gesù fornì la propria interpretazione del seme seminato sul terreno roccioso: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;E quello che ha ricevuto il seme in luoghi rocciosi, è colui che ode la parola e subito la riceve con gioia, ma non ha radice in sé, ed è di corta durata e quando sopraggiunge la tribolazione o persecuzione, a causa della parola, ne è subito scandalizzato (Matteo 13,20). &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Qui vi è una gioia nella parola di Dio che non è una gioia spirituale, e non si ha la prova che sia avvenuta una vera conversione. Non è l'opera dell'interiore spirito divino. Non ha il carattere della gioia di Cristo. Svanisce come rugiada quando il sole ardente dell'afflizione si leva nel cielo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché tale gioia si dilegua tanto rapidamente? Perché è così superficiale e volatile? Evidentemente perché non si trattava di gioia in Dio, ma semplicemente in alcune delle consolazioni che Dio può offrire. Allorché afflizioni, persecuzioni e tribolazioni sopraggiungono, le consolazioni spariscono e così pure la gioia, poiché non era il frutto dello Spirito; non era la gioia di Cristo che prende diletto in Dio, quali che siano le circonstanze esterne. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come risposta alla nostra prima domanda, dunque, che cos'è la gioia cristiana? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
#Primo, non è un atto di forza di volontà, bensì una reazione spontanea ed emotiva del cuore. &lt;br /&gt;
#Secondo, non è superficiale e volatile, bensì profonda e solida. &lt;br /&gt;
#Terzo, non è naturale, bensì spirituale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora, in vista di tutto ciò, prendiamo la seconda domanda: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''2. Questa gioia può essere esortata?''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Può Dio esortarci a gioire, se la gioia non è un atto di forza di volontà, ma una reazione spontanea ed emotiva del cuore e non è un prodotto di risorse naturali, bensì un frutto dello Spirito Santo? La risposta che troviamo in molti brani delle Scritture è: sì, egli lo può e lo fa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===== Esortazioni a gioire in tutta la Bibbia  =====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Matteo 5,12: &amp;quot;Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande nei cieli&amp;quot;. 1 Tessalonicesi 5,16: &amp;quot;Siate sempre allegri!&amp;quot;. Filippesi 4,4: &amp;quot;Rallegratevi del continuo nel Signore, lo ripeto ancora: rallegratevi!&amp;quot;. 1 Pietro 4,13: &amp;quot;Nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi&amp;quot;. E anche se la parola per rallegrarsi qui in Romani 12,12 è letteralmente un gerundio (&amp;quot;rallegrandovi nella speranza&amp;quot;, vedi NASB [N.d.T.: Nuova Versione Americana Standard della Bibbia]; KJV [N.d.T.: Versione di Re Giacomo]), il significato è chiaramente di imperativo: &amp;quot;(siate) allegri nella speranza, costanti nell'afflizione, perseveranti nella preghiera&amp;quot;, si tratta senza dubbio di cose che dobbiamo fare. Ciò è ancora più palese nel versetto 15, in cui tutte le versioni lo traducono come un comando: &amp;quot;Rallegratevi con quelli che sono allegri!&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dunque la risposta è sì, Dio può ed esorta il proprio popolo a rallegrarsi. Anche se la gioia non è controllata dalla nostra forza di volontà, e anche se è un frutto dello spirito divino e oltre le nostre risorse naturali, nondimeno veniamo esortati a provare tale esperienza! &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===== Perché veniamo esortati a provare gioia?  =====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché dovremmo provarla, Dio è infintamente degno del nostro diletto e perché la sola cosa che si frappone tra l'esortazione divina alla gioia e la nostra esperienza di essa è un cuore aduso al peccato, un cuore che si diletta più nelle cose del mondo che non in Dio. E se tentiamo di giustificare la nostra disobbedienza dicendo: &amp;quot;Non posso rallegrarmi in Dio; ho il cuore di un peccatore&amp;quot;, le nostre parole non ci scuseranno, ma ci condanneranno. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In breve, è giusto che Dio esorti le proprie creature a provare una gioia spontanea, profonda, spirituale in lui, nello stesso modo è giusto che Dio esiga che nasciamo di nuovo (Giovanni 3,3) e che ci facciamo un nuovo cuore (Ezechiele 18,31). L'essere giusti non cessa di essere un dovere soltanto perché siamo malvagi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E quindi giungiamo alla nostra ultima domanda: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''3. Come obbedire a tale esortazione?'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dal momento che il testo afferma: &amp;quot;Rallegratevi nella speranza&amp;quot;, noi chiediamo: &amp;quot;Che posto ha la speranza nella nostra obbedienza a questa esortazione?&amp;quot;. E dal momento che abbiamo visto come la gioia cristiana sia frutto dello spirito, dobbiamo anche chiederci: &amp;quot;Come sono legati tra loro lo Spirito Santo e la speranza nel produrre la gioia?&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vi sono due brani in Romani dove gioia e speranza e Spirito Santo sono messi insieme, così che possiamo vedere come si legano tra loro (5,2 e 15,13). Adesso abbiamo tempo soltanto per uno di essi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===== Gioia, speranza e Spirito Santo  =====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Esaminiamo dunque Romani 5,2-5: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;Per mezzo del quale [ovvero di Cristo] abbiamo anche avuto, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale stiamo saldi e ci vantiamo nella speranza della gloria di Dio. 3) E non soltanto questo, ma ci vantiamo anche nelle afflizioni, sapendo che l’afflizione produce perseveranza, 4) la perseveranza esperienza e l’esperienza speranza. 5) Or la speranza non confonde, perché l’amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Nel versetto 2 Paolo dice di fare proprio quello che ordina in Romani 12,12: si rallegra nella speranza, ovvero nella speranza della gloria di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi, nel versetto 3, dice di rallegrarsi anche nelle afflizioni. Ma perché? La risposta sta nel fatto che è pur sempre un altro modo di rallegrarsi nella speranza. Seguite questa catena di pensieri: il motivo per cui ci rallegriamo nell'afflizione è che l'afflizione produce perseveranza e questa produce esperienza, che a sua volta produce la speranza! Dunque, ciò di cui egli si rallegra veramente quando si rallegra nelle afflizioni è maggiore speranza. La speranza è grande fonte di gioia nella vita di Paolo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Matthew Henry ne parla così: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La gioia e la pace dei credenti sorgono principalmente dalle loro speranze. Quello che sopportano è poco, in confronto a quello che otterranno, perciò maggiore speranza essi nutrono, maggiori la gioia e la pace che otterranno ... I cristiani dovrebbero desiderare e darsi da fare per provare un'abbondanza di speranza. (Commento a Romani 15,13) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In che modo però la speranza e la gioia di Romani 5,2-4 si legano all'opera dello Spirito Santo? Questo è ciò che Paolo ci dice nel versetto 5: &amp;quot;E la speranza non confonde, perché l’amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il versetto 5 afferma che sotto la nostra speranza, come salde fondamenta, sta l'amore di Dio. E l'opera dello Spirito Santo è quella di spargere tale amore nel nostro cuore, per farcelo vedere, capire e avere caro. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora possiamo mettere insieme tutti i pezzi: primo, vi è l'amore di Dio che ci sceglie e ci chiama e ci giustifica e ci promette di condividere la gloria divina. Poi vi è l'opera dello Spirito Santo che sparge l'amore di Dio nel nostro cuore così che possiamo riconoscerlo e averlo caro. Poi, al di fuori di questa esperienza profonda dell'amore di Dio, cresce una speranza incrollabile persino in mezzo all'afflizione, E, infine, di tale speranza noi ci rallegriamo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===== Come lottare per la gioia nella vita di ogni giorno  =====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Allora come obbedire al comando di rallegrarsi? Come combattere per la gioia negli alti e bassi della vita di ogni giorno? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In primo luogo, riconosciamo che per natura siamo peccatori e impotenti a diventare quel tipo di persone che si rallegrano della gloria divina, piuttosto che della propria. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In secondo luogo, chiediamo a gran voce al Dio della speranza che ci invii lo Spirito Santo e sparga l'amore divino nel nostro cuore. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In terzo luogo, volgiamo la mente alle espressioni e prove bibliche dell'amore di Dio verso i peccatori pentiti. Per esempio: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Triboli, o tormenti, o persecuzioni, o carestia, o nudità, o pericolo, o la spada? Com'è scritto, &amp;quot;Nel tuo nome ci massacrano tutto il giorno; siamo considerati come pecore da portare al macello&amp;quot;. No, in tutto ciò noi siamo più che vittoriosi attraverso Colui che ci ha amati. Perché sono sicuro che né la morte, o la vita, né gli angeli, né i principati, né le cose presenti o quelle a venire, né i poteri, o l'altezza, o la profondità, né nient'altro in tutto il creato riusciranno a separarci dall'amore di Dio in Cristo Gesù nostro Signore. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
E dunque, infine, quando l'amore di Dio ci ha colmati di speranza nella gloria divina, noi ci rallegriamo di quella speranza e, lo ripeto, RALLEGRATEVI!&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Steffmahr</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Il_frutto_della_speranza:_gioia</id>
		<title>Il frutto della speranza: gioia</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://it.gospeltranslations.org/wiki/Il_frutto_della_speranza:_gioia"/>
				<updated>2012-11-13T00:55:04Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Steffmahr: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{Info|The Fruit of Hope: Joy}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Romani 12,11-12''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non siate pigri nello zelo, siate ferventi nello spirito, servite il Signore; allegri nella speranza, costanti nell’afflizione, perseveranti nella preghiera. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oggi cominceremo a rispondere all'ultima domanda nella nostra serie di &amp;lt;u&amp;gt;messaggi sulla speranza cristiana&amp;lt;/u&amp;gt;. Finora ci siamo posti quattro domande: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1. Qual è la definizione di speranza cristiana? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Risposta: una fiduciosa attesa nel bene a venire (Ebrei 6,11). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2. Su che cosa si fonda la speranza cristiana? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Risposta: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
• sulla grazia sovrana di Dio (2 Tessalonicesi 2,16) e &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
• sulla buona novella che Cristo è morto per i peccatori (Colossesi 1,23). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; 3. Che cosa fa scaturire la speranza cristiana nel cuore degli uomini? Che cos'è che la causa e la sostiene? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Risposta: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
• l'opera divina di rigenerazione (1 Pietro 1,3) e &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
• le promesse di Dio nella sua Parola (Romani 15,4). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
4. Qual è il contenuto della speranza cristiana? In che cosa speriamo? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Risposta: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
• nell'apparizione di Gesù Cristo (Tito 2,13), • nella redenzione del nostro corpo (Romani 8,23), • nel compimento della nostra giustizia (Galati 5,5), • nella condivisione della gloria divina (Romani 5,2) e infine • nell'ereditare la vita eterna (Tito 1,2; 3,7). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Adesso ci porremo un'ulteriore domanda e, a Dio piacendo, trascorreremo le quattro domeniche di luglio nel rispondervi. La domanda è: qual è il frutto della speranza cristiana? Che cosa proviene dalla speranza? La speranza porta qualcosa nella vita quotidiana? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La speranza come un albero''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Usiamo un'immagine per cercare di capire che cosa abbiamo fatto in queste settimane. Immaginate la speranza come fosse un albero. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il terreno da cui la speranza può crescere è la grazia di Dio e il vangelo di Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il germogliare dell'albero, l'inizio della speranza, avviene nella rigenerazione o rinascita. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il nutrimento che sostiene questa nuova speranza e la fa crescere forte è la Parola di Dio, soprattutto le sue promesse. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le robuste fibre del tronco sono la fiduciosa attesa che un giorno incontreremo Cristo, avremo un nuovo corpo che non si ammalerà mai più, saremo completamente liberi dalla lotta contro il peccato, condivideremo la gloria di Dio e non saremo mai più minacciati di perdite, perché la nuova vita durerà per sempre. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo ci lascia ora con la domanda: questo albero porta frutti? La risposta del Nuovo Testamento è un inequivocabile Sì! E quindi esamineremo i frutti della speranza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
#1. La speranza porta il frutto della &amp;lt;u&amp;gt;gioia&amp;lt;/u&amp;gt;. &lt;br /&gt;
#2. La speranza porta il frutto dell'&amp;lt;u&amp;gt;amore&amp;lt;/u&amp;gt;. &lt;br /&gt;
#3. La speranza porta il frutto del &amp;lt;u&amp;gt;coraggio&amp;lt;/u&amp;gt;. &lt;br /&gt;
#4. La speranza porta il frutto della &amp;lt;u&amp;gt;perseveranza&amp;lt;/u&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
O, per dirla diversamente, senza la speranza cristiana la mia vita e la vostra non possono produrre la gioia o l'amore o il coraggio o la perseveranza cristiani. Vi sono esempi di amore, gioia, coraggio e perseveranza anche nelle persone che non nutrono speranza in Dio, ma non si tratta di grazie divine che glorificano il Signore e provano la sua opera salvifica nell'anima. Gioia e amore e coraggio e perseveranza che non crescano sull'albero della speranza nel terreno di grazia e verità non hanno valore né spirituale, né eterno. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Tre domande sulla gioia e la speranza''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oggi ci concentreremo sul primo frutto della speranza. Il nostro testo è la prima frase in Romani 12,12: &amp;quot;Gioite nella speranza!&amp;quot;. Potremmo parafrasarla così: &amp;quot;Che la vostra gioia sia la gioia che proviene dalla speranza!&amp;quot;, oppure: &amp;quot;Portate il frutto della gioia nel ramo della speranza!&amp;quot;, o ancora: &amp;quot;Rallegratevi poiché avete la speranza!&amp;quot;. Il testo stabilisce una solida relazione tra gioia e speranza! &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per esaminare il contenuto di questo testo poniamoci tre domande: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
#Che cos'è la gioia cristiana? (Abbiamo già risposto, &amp;quot;&amp;lt;u&amp;gt;Che cos'è la speranza&amp;lt;/u&amp;gt;?&amp;quot;) &lt;br /&gt;
#Questa gioia può essere esortata? &lt;br /&gt;
#Come rispondere all'ordine? Come sono legate tra loro gioia e speranza nell'esperienza pratica?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''1. Che cos'è la gioia cristiana?''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È molto difficile mettere in parola le esperienze emotive. Lasciatemi comunque cercare di indicare nella direzione giusta con tre contrasti, tre cose che non sono gioia e tre cose che lo sono. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====== La gioia cristiana non è un atto di forza di volontà  ======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Innanzitutto, la gioia cristiana non è un atto di forza di volontà, bensì una reazione spontanea ed emotiva del cuore. La gioia cristiana ha questo in comune con gli altri tipi di gioia, che siano cristiani o meno. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Allorché Pietro parla in 1Pietro 1,9 di rallegrarsi con &amp;quot;gioia ineffabile ed esultante&amp;quot; anticipando la nostra salvezza finale, non descrive una decisione, descrive anzi un'esplosione. Si può decidere di spazzolarsi i denti o farsi iniettare un vaccino antiallergico, ma non si può nello stesso modo decidere di rallegrarsi. Si può decidere di fare cose che possono causare gioia, fare una gita in campagna, visitare un amico, leggere un salmo, ma il fatto di provare gioia non è in nostro potere come per molti altri dei nostri atti. Può esserci come può non esserci. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo è ciò che intendo quando la definisco spontanea. Ci si può preparare, come alzare la vela su un mare calmo, ma non si può far soffiare il vento. Lo spirito soffia dove vuole e la gioia è un frutto dello spirito (Galati 5,22). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco il primo contrasto: la gioia cristiana non è un atto di forza di volontà. È una reazione spontanea ed emotiva del cuore. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====== La gioia cristiana non è superficiale e volatile  ======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In secondo luogo, la gioia cristiana non è superficiale e volatile, bensì profonda e solida. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco perché la gente tende a distinguerla da felicità e piacere, che invece sembrano suerficiali e inconsistenti. Naturalmente dobbiamo essere cauti qui. Vi sono una felicità e un piacere superficiali. Tuttavia, la Bibbia parla inoltre di &amp;quot;delizie in eterno nella mano destra di Dio&amp;quot; (Salmo 16,11) e afferma: &amp;quot;Felice il popolo il cui Dio è l'Eterno!&amp;quot; (Salmo 144,15). Dunque, le parole felicità e piacere non devono essere per forza superficiali. possono anche intendere proprio lo stesso della gioia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È pur vero comunque che la gioia cristiana è profonda e solida, piuttosto che superficiale e volatile. Il motivo per cui lo sappiamo è che la Bibbia descrive la gioia cristiana come fiorente proprio in mezzo a dolore e sofferenza. Romani 5,3: &amp;quot;Ci vantiamo anche nelle afflizioni&amp;quot;. 1 Tessalonicesi 1,6: &amp;quot;Avete ricevuto la parola in mezzo a tanta afflizione con la gioia dello Spirito Santo&amp;quot;. 2 Corinzi 8,2: &amp;quot;In mezzo a molte prove di afflizione, l'abbondanza della loro gioia e la loro estrema povertà hanno abbondato nelle ricchezze della loro liberalità&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa è decisamente un'emozione molto particolare che non soltanto sopporta, ma sembra persino prosperare nelle afflizioni. È ancora più sorprendente leggere che la gioia di Paolo poteva coesistere non soltanto accanto alla sofferenza, ma addirittura nel dolore, che sembra esserne l'opposto. In 2 Corinzi 6,10 egli si descrive &amp;quot;come contristato, eppure sempre allegro; come povero eppure arricchendo molti; come non avendo nulla, eppure possedendo tutto&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo è il punto a cui sto cercando di giungere quando affermo che la gioia cristiana non è superficiale e volatile, bensì profonda e solida. Penso di aver provato anch'io un poco del significato di Paolo nella mia esperienza personale, per esempio, quando mia madre fu uccisa nel 1974. Piansi come mai avevo pianto prima, ma non fu come per quelli che non hanno speranza (1 Tessalonicesi 4,13). Ben sotto la tempesta che era la mia vita in superficie, vi era una forte corrente di gioia e fiducia che tutto era bene nelle mani del Dio sovrano. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco il secondo contrasto che ci aiuta a capire la gioia cristiana. Il primo, non si tratta di un atto di forza di volontà, ma di una reazione spontanea ed emotiva del cuore. Il secondo, non è superficiale, né volatile, bensì profonda e solida. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====== La gioia cristiana non è naturale  ======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In terzo luogo, la gioia cristiana non è naturale, bensì spirituale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo la distingue da tutti gli altri tipi di gioia. Quando qualcosa viene definito spirituale nelle Scritture, significa che proviene dallo Spirito Santo e ne ha il carattere. Non commettete mai l'errore di pensare che qualcosa sia &amp;quot;spirituale&amp;quot; semplicemente perché ha a che fare con lo spirito, e che qualcosa sia naturale semplicemente perché ha a che fare con il corpo o le cose materiali. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'orgoglio è naturale, ma risiede nello spirito dell'uomo. L'invidia è naturale, ma risiede nello spirito dell'uomo. E lo stesso vale per gelosia, rabbia, discordia, auto-compatimento, risentimento, amarezza, brama, odio ed egoismo. Tutti provengono dallo spirito di una persona, ma non sono definiti spirituali nella Bibbia. Vengono definiti naturali, perché non richiedono un'influenza speciale e sovrannaturale dello Spirito Santo per prodursi. Noi produciamo tali sentimenti secondo la nostra natura, perciò si definiscono naturali. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ciò che rende qualcosa spirituale è il fatto che venga prodotto sotto la speciale influenza dello spirito divino e ne abbia il carattere. Perciò, allorché definiamo la gioia cristiana spirituale, non naturale, intendiamo dire che essa è prodotta dallo spirito divino ed è quella gioia che Dio possiede. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In Galati 5,22 si legge: &amp;quot;Il frutto dello Spirito è: amore gioia, pace...&amp;quot;. 1 Tessalonicesi 1,6 dice che i cristiani hanno &amp;quot;ricevuta la parola in mezzo a tanta afflizione con la gioia dello Spirito Santo&amp;quot;. Romani 14,17 dice che: &amp;quot;il regno di Dio (...) è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo&amp;quot;. E Gesù, in diverse occasioni, disse di volere che la propria gioia giungesse a compimento nei discepoli (Giovanni 15,11; 17,13). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Disponiamo quindi di numerose prove bibliche che la gioia cristiana non è un puro prodotto dello spirito umano come reazione a circostanze piacevoli. È il prodotto, o frutto, dello spirito divino. E non è semplicemente una gioia umana: è quella gioia di Cristo giunta a compimento in noi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====== Un avvertimento contro la falsa gioia  ======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Uno dei motivi pratici per cui è importante sapere questo è che ci avverte contro la falsa gioia. Vi è una gioia naturale persino nelle cose spirituali che molti confondono per gioia spirituale. Per esempio, nella parabola dei quattro terreni, Gesù fornì la propria interpretazione del seme seminato sul terreno roccioso: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;E quello che ha ricevuto il seme in luoghi rocciosi, è colui che ode la parola e subito la riceve con gioia, ma non ha radice in sé, ed è di corta durata e quando sopraggiunge la tribolazione o persecuzione, a causa della parola, ne è subito scandalizzato (Matteo 13,20). &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Qui vi è una gioia nella parola di Dio che non è una gioia spirituale, e non si ha la prova che sia avvenuta una vera conversione. Non è l'opera dell'interiore spirito divino. Non ha il carattere della gioia di Cristo. Svanisce come rugiada quando il sole ardente dell'afflizione si leva nel cielo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché tale gioia si dilegua tanto rapidamente? Perché è così superficiale e volatile? Evidentemente perché non si trattava di gioia in Dio, ma semplicemente in alcune delle consolazioni che Dio può offrire. Allorché afflizioni, persecuzioni e tribolazioni sopraggiungono, le consolazioni spariscono e così pure la gioia, poiché non era il frutto dello Spirito; non era la gioia di Cristo che prende diletto in Dio, quali che siano le circonstanze esterne. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come risposta alla nostra prima domanda, dunque, che cos'è la gioia cristiana? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
#Primo, non è un atto di forza di volontà, bensì una reazione spontanea ed emotiva del cuore. &lt;br /&gt;
#Secondo, non è superficiale e volatile, bensì profonda e solida. &lt;br /&gt;
#Terzo, non è naturale, bensì spirituale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora, in vista di tutto ciò, prendiamo la seconda domanda: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''2. Questa gioia può essere esortata?''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Può Dio esortarci a gioire, se la gioia non è un atto di forza di volontà, ma una reazione spontanea ed emotiva del cuore e non è un prodotto di risorse naturali, bensì un frutto dello Spirito Santo? La risposta che troviamo in molti brani delle Scritture è: sì, egli lo può e lo fa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====== Esortazioni a gioire in tutta la Bibbia  ======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Matteo 5,12: &amp;quot;Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande nei cieli&amp;quot;. 1 Tessalonicesi 5,16: &amp;quot;Siate sempre allegri!&amp;quot;. Filippesi 4,4: &amp;quot;Rallegratevi del continuo nel Signore, lo ripeto ancora: rallegratevi!&amp;quot;. 1 Pietro 4,13: &amp;quot;Nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi&amp;quot;. E anche se la parola per rallegrarsi qui in Romani 12,12 è letteralmente un gerundio (&amp;quot;rallegrandovi nella speranza&amp;quot;, vedi NASB [N.d.T.: Nuova Versione Americana Standard della Bibbia]; KJV [N.d.T.: Versione di Re Giacomo]), il significato è chiaramente di imperativo: &amp;quot;(siate) allegri nella speranza, costanti nell'afflizione, perseveranti nella preghiera&amp;quot;, si tratta senza dubbio di cose che dobbiamo fare. Ciò è ancora più palese nel versetto 15, in cui tutte le versioni lo traducono come un comando: &amp;quot;Rallegratevi con quelli che sono allegri!&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dunque la risposta è sì, Dio può ed esorta il proprio popolo a rallegrarsi. Anche se la gioia non è controllata dalla nostra forza di volontà, e anche se è un frutto dello spirito divino e oltre le nostre risorse naturali, nondimeno veniamo esortati a provare tale esperienza! &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====== Perché veniamo esortati a provare gioia?  ======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché dovremmo provarla, Dio è infintamente degno del nostro diletto e perché la sola cosa che si frappone tra l'esortazione divina alla gioia e la nostra esperienza di essa è un cuore aduso al peccato, un cuore che si diletta più nelle cose del mondo che non in Dio. E se tentiamo di giustificare la nostra disobbedienza dicendo: &amp;quot;Non posso rallegrarmi in Dio; ho il cuore di un peccatore&amp;quot;, le nostre parole non ci scuseranno, ma ci condanneranno. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In breve, è giusto che Dio esorti le proprie creature a provare una gioia spontanea, profonda, spirituale in lui, nello stesso modo è giusto che Dio esiga che nasciamo di nuovo (Giovanni 3,3) e che ci facciamo un nuovo cuore (Ezechiele 18,31). L'essere giusti non cessa di essere un dovere soltanto perché siamo malvagi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E quindi giungiamo alla nostra ultima domanda: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====== 3. Come obbedire a tale esortazione?  ======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dal momento che il testo afferma: &amp;quot;Rallegratevi nella speranza&amp;quot;, noi chiediamo: &amp;quot;Che posto ha la speranza nella nostra obbedienza a questa esortazione?&amp;quot;. E dal momento che abbiamo visto come la gioia cristiana sia frutto dello spirito, dobbiamo anche chiederci: &amp;quot;Come sono legati tra loro lo Spirito Santo e la speranza nel produrre la gioia?&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vi sono due brani in Romani dove gioia e speranza e Spirito Santo sono messi insieme, così che possiamo vedere come si legano tra loro (5,2 e 15,13). Adesso abbiamo tempo soltanto per uno di essi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====== Gioia, speranza e Spirito Santo  ======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Esaminiamo dunque Romani 5,2-5: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;Per mezzo del quale [ovvero di Cristo] abbiamo anche avuto, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale stiamo saldi e ci vantiamo nella speranza della gloria di Dio. 3) E non soltanto questo, ma ci vantiamo anche nelle afflizioni, sapendo che l’afflizione produce perseveranza, 4) la perseveranza esperienza e l’esperienza speranza. 5) Or la speranza non confonde, perché l’amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Nel versetto 2 Paolo dice di fare proprio quello che ordina in Romani 12,12: si rallegra nella speranza, ovvero nella speranza della gloria di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi, nel versetto 3, dice di rallegrarsi anche nelle afflizioni. Ma perché? La risposta sta nel fatto che è pur sempre un altro modo di rallegrarsi nella speranza. Seguite questa catena di pensieri: il motivo per cui ci rallegriamo nell'afflizione è che l'afflizione produce perseveranza e questa produce esperienza, che a sua volta produce la speranza! Dunque, ciò di cui egli si rallegra veramente quando si rallegra nelle afflizioni è maggiore speranza. La speranza è grande fonte di gioia nella vita di Paolo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Matthew Henry ne parla così: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La gioia e la pace dei credenti sorgono principalmente dalle loro speranze. Quello che sopportano è poco, in confronto a quello che otterranno, perciò maggiore speranza essi nutrono, maggiori la gioia e la pace che otterranno ... I cristiani dovrebbero desiderare e darsi da fare per provare un'abbondanza di speranza. (Commento a Romani 15,13) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In che modo però la speranza e la gioia di Romani 5,2-4 si legano all'opera dello Spirito Santo? Questo è ciò che Paolo ci dice nel versetto 5: &amp;quot;E la speranza non confonde, perché l’amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il versetto 5 afferma che sotto la nostra speranza, come salde fondamenta, sta l'amore di Dio. E l'opera dello Spirito Santo è quella di spargere tale amore nel nostro cuore, per farcelo vedere, capire e avere caro. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora possiamo mettere insieme tutti i pezzi: primo, vi è l'amore di Dio che ci sceglie e ci chiama e ci giustifica e ci promette di condividere la gloria divina. Poi vi è l'opera dello Spirito Santo che sparge l'amore di Dio nel nostro cuore così che possiamo riconoscerlo e averlo caro. Poi, al di fuori di questa esperienza profonda dell'amore di Dio, cresce una speranza incrollabile persino in mezzo all'afflizione, E, infine, di tale speranza noi ci rallegriamo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====== Come lottare per la gioia nella vita di ogni giorno  ======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Allora come obbedire al comando di rallegrarsi? Come combattere per la gioia negli alti e bassi della vita di ogni giorno? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In primo luogo, riconosciamo che per natura siamo peccatori e impotenti a diventare quel tipo di persone che si rallegrano della gloria divina, piuttosto che della propria. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In secondo luogo, chiediamo a gran voce al Dio della speranza che ci invii lo Spirito Santo e sparga l'amore divino nel nostro cuore. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In terzo luogo, volgiamo la mente alle espressioni e prove bibliche dell'amore di Dio verso i peccatori pentiti. Per esempio: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Triboli, o tormenti, o persecuzioni, o carestia, o nudità, o pericolo, o la spada? Com'è scritto, &amp;quot;Nel tuo nome ci massacrano tutto il giorno; siamo considerati come pecore da portare al macello&amp;quot;. No, in tutto ciò noi siamo più che vittoriosi attraverso Colui che ci ha amati. Perché sono sicuro che né la morte, o la vita, né gli angeli, né i principati, né le cose presenti o quelle a venire, né i poteri, o l'altezza, o la profondità, né nient'altro in tutto il creato riusciranno a separarci dall'amore di Dio in Cristo Gesù nostro Signore. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
E dunque, infine, quando l'amore di Dio ci ha colmati di speranza nella gloria divina, noi ci rallegriamo di quella speranza e, lo ripeto, RALLEGRATEVI!&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Steffmahr</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Il_frutto_della_speranza:_gioia</id>
		<title>Il frutto della speranza: gioia</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://it.gospeltranslations.org/wiki/Il_frutto_della_speranza:_gioia"/>
				<updated>2012-11-13T00:54:23Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Steffmahr: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{Info||The Fruit of Hope: Joy}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Romani 12,11-12''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non siate pigri nello zelo, siate ferventi nello spirito, servite il Signore; allegri nella speranza, costanti nell’afflizione, perseveranti nella preghiera. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oggi cominceremo a rispondere all'ultima domanda nella nostra serie di &amp;lt;u&amp;gt;messaggi sulla speranza cristiana&amp;lt;/u&amp;gt;. Finora ci siamo posti quattro domande: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1. Qual è la definizione di speranza cristiana? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Risposta: una fiduciosa attesa nel bene a venire (Ebrei 6,11). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2. Su che cosa si fonda la speranza cristiana? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Risposta: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
• sulla grazia sovrana di Dio (2 Tessalonicesi 2,16) e &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
• sulla buona novella che Cristo è morto per i peccatori (Colossesi 1,23). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; 3. Che cosa fa scaturire la speranza cristiana nel cuore degli uomini? Che cos'è che la causa e la sostiene? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Risposta: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
• l'opera divina di rigenerazione (1 Pietro 1,3) e &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
• le promesse di Dio nella sua Parola (Romani 15,4). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
4. Qual è il contenuto della speranza cristiana? In che cosa speriamo? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Risposta: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
• nell'apparizione di Gesù Cristo (Tito 2,13), • nella redenzione del nostro corpo (Romani 8,23), • nel compimento della nostra giustizia (Galati 5,5), • nella condivisione della gloria divina (Romani 5,2) e infine • nell'ereditare la vita eterna (Tito 1,2; 3,7). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Adesso ci porremo un'ulteriore domanda e, a Dio piacendo, trascorreremo le quattro domeniche di luglio nel rispondervi. La domanda è: qual è il frutto della speranza cristiana? Che cosa proviene dalla speranza? La speranza porta qualcosa nella vita quotidiana? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La speranza come un albero'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Usiamo un'immagine per cercare di capire che cosa abbiamo fatto in queste settimane. Immaginate la speranza come fosse un albero. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il terreno da cui la speranza può crescere è la grazia di Dio e il vangelo di Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il germogliare dell'albero, l'inizio della speranza, avviene nella rigenerazione o rinascita. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il nutrimento che sostiene questa nuova speranza e la fa crescere forte è la Parola di Dio, soprattutto le sue promesse. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le robuste fibre del tronco sono la fiduciosa attesa che un giorno incontreremo Cristo, avremo un nuovo corpo che non si ammalerà mai più, saremo completamente liberi dalla lotta contro il peccato, condivideremo la gloria di Dio e non saremo mai più minacciati di perdite, perché la nuova vita durerà per sempre. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo ci lascia ora con la domanda: questo albero porta frutti? La risposta del Nuovo Testamento è un inequivocabile Sì! E quindi esamineremo i frutti della speranza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
#1. La speranza porta il frutto della &amp;lt;u&amp;gt;gioia&amp;lt;/u&amp;gt;. &lt;br /&gt;
#2. La speranza porta il frutto dell'&amp;lt;u&amp;gt;amore&amp;lt;/u&amp;gt;. &lt;br /&gt;
#3. La speranza porta il frutto del &amp;lt;u&amp;gt;coraggio&amp;lt;/u&amp;gt;. &lt;br /&gt;
#4. La speranza porta il frutto della &amp;lt;u&amp;gt;perseveranza&amp;lt;/u&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
O, per dirla diversamente, senza la speranza cristiana la mia vita e la vostra non possono produrre la gioia o l'amore o il coraggio o la perseveranza cristiani. Vi sono esempi di amore, gioia, coraggio e perseveranza anche nelle persone che non nutrono speranza in Dio, ma non si tratta di grazie divine che glorificano il Signore e provano la sua opera salvifica nell'anima. Gioia e amore e coraggio e perseveranza che non crescano sull'albero della speranza nel terreno di grazia e verità non hanno valore né spirituale, né eterno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Tre domande sulla gioia e la speranza'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oggi ci concentreremo sul primo frutto della speranza. Il nostro testo è la prima frase in Romani 12,12: &amp;quot;Gioite nella speranza!&amp;quot;. Potremmo parafrasarla così: &amp;quot;Che la vostra gioia sia la gioia che proviene dalla speranza!&amp;quot;, oppure: &amp;quot;Portate il frutto della gioia nel ramo della speranza!&amp;quot;, o ancora: &amp;quot;Rallegratevi poiché avete la speranza!&amp;quot;. Il testo stabilisce una solida relazione tra gioia e speranza! &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per esaminare il contenuto di questo testo poniamoci tre domande: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
#Che cos'è la gioia cristiana? (Abbiamo già risposto, &amp;quot;&amp;lt;u&amp;gt;Che cos'è la speranza&amp;lt;/u&amp;gt;?&amp;quot;) &lt;br /&gt;
#Questa gioia può essere esortata? &lt;br /&gt;
#Come rispondere all'ordine? Come sono legate tra loro gioia e speranza nell'esperienza pratica?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''1. Che cos'è la gioia cristiana?'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È molto difficile mettere in parola le esperienze emotive. Lasciatemi comunque cercare di indicare nella direzione giusta con tre contrasti, tre cose che non sono gioia e tre cose che lo sono. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====== La gioia cristiana non è un atto di forza di volontà  ======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Innanzitutto, la gioia cristiana non è un atto di forza di volontà, bensì una reazione spontanea ed emotiva del cuore. La gioia cristiana ha questo in comune con gli altri tipi di gioia, che siano cristiani o meno. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Allorché Pietro parla in 1Pietro 1,9 di rallegrarsi con &amp;quot;gioia ineffabile ed esultante&amp;quot; anticipando la nostra salvezza finale, non descrive una decisione, descrive anzi un'esplosione. Si può decidere di spazzolarsi i denti o farsi iniettare un vaccino antiallergico, ma non si può nello stesso modo decidere di rallegrarsi. Si può decidere di fare cose che possono causare gioia, fare una gita in campagna, visitare un amico, leggere un salmo, ma il fatto di provare gioia non è in nostro potere come per molti altri dei nostri atti. Può esserci come può non esserci. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo è ciò che intendo quando la definisco spontanea. Ci si può preparare, come alzare la vela su un mare calmo, ma non si può far soffiare il vento. Lo spirito soffia dove vuole e la gioia è un frutto dello spirito (Galati 5,22). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco il primo contrasto: la gioia cristiana non è un atto di forza di volontà. È una reazione spontanea ed emotiva del cuore. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====== La gioia cristiana non è superficiale e volatile  ======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In secondo luogo, la gioia cristiana non è superficiale e volatile, bensì profonda e solida. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco perché la gente tende a distinguerla da felicità e piacere, che invece sembrano suerficiali e inconsistenti. Naturalmente dobbiamo essere cauti qui. Vi sono una felicità e un piacere superficiali. Tuttavia, la Bibbia parla inoltre di &amp;quot;delizie in eterno nella mano destra di Dio&amp;quot; (Salmo 16,11) e afferma: &amp;quot;Felice il popolo il cui Dio è l'Eterno!&amp;quot; (Salmo 144,15). Dunque, le parole felicità e piacere non devono essere per forza superficiali. possono anche intendere proprio lo stesso della gioia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È pur vero comunque che la gioia cristiana è profonda e solida, piuttosto che superficiale e volatile. Il motivo per cui lo sappiamo è che la Bibbia descrive la gioia cristiana come fiorente proprio in mezzo a dolore e sofferenza. Romani 5,3: &amp;quot;Ci vantiamo anche nelle afflizioni&amp;quot;. 1 Tessalonicesi 1,6: &amp;quot;Avete ricevuto la parola in mezzo a tanta afflizione con la gioia dello Spirito Santo&amp;quot;. 2 Corinzi 8,2: &amp;quot;In mezzo a molte prove di afflizione, l'abbondanza della loro gioia e la loro estrema povertà hanno abbondato nelle ricchezze della loro liberalità&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa è decisamente un'emozione molto particolare che non soltanto sopporta, ma sembra persino prosperare nelle afflizioni. È ancora più sorprendente leggere che la gioia di Paolo poteva coesistere non soltanto accanto alla sofferenza, ma addirittura nel dolore, che sembra esserne l'opposto. In 2 Corinzi 6,10 egli si descrive &amp;quot;come contristato, eppure sempre allegro; come povero eppure arricchendo molti; come non avendo nulla, eppure possedendo tutto&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo è il punto a cui sto cercando di giungere quando affermo che la gioia cristiana non è superficiale e volatile, bensì profonda e solida. Penso di aver provato anch'io un poco del significato di Paolo nella mia esperienza personale, per esempio, quando mia madre fu uccisa nel 1974. Piansi come mai avevo pianto prima, ma non fu come per quelli che non hanno speranza (1 Tessalonicesi 4,13). Ben sotto la tempesta che era la mia vita in superficie, vi era una forte corrente di gioia e fiducia che tutto era bene nelle mani del Dio sovrano. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco il secondo contrasto che ci aiuta a capire la gioia cristiana. Il primo, non si tratta di un atto di forza di volontà, ma di una reazione spontanea ed emotiva del cuore. Il secondo, non è superficiale, né volatile, bensì profonda e solida. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====== La gioia cristiana non è naturale  ======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In terzo luogo, la gioia cristiana non è naturale, bensì spirituale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo la distingue da tutti gli altri tipi di gioia. Quando qualcosa viene definito spirituale nelle Scritture, significa che proviene dallo Spirito Santo e ne ha il carattere. Non commettete mai l'errore di pensare che qualcosa sia &amp;quot;spirituale&amp;quot; semplicemente perché ha a che fare con lo spirito, e che qualcosa sia naturale semplicemente perché ha a che fare con il corpo o le cose materiali. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'orgoglio è naturale, ma risiede nello spirito dell'uomo. L'invidia è naturale, ma risiede nello spirito dell'uomo. E lo stesso vale per gelosia, rabbia, discordia, auto-compatimento, risentimento, amarezza, brama, odio ed egoismo. Tutti provengono dallo spirito di una persona, ma non sono definiti spirituali nella Bibbia. Vengono definiti naturali, perché non richiedono un'influenza speciale e sovrannaturale dello Spirito Santo per prodursi. Noi produciamo tali sentimenti secondo la nostra natura, perciò si definiscono naturali. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ciò che rende qualcosa spirituale è il fatto che venga prodotto sotto la speciale influenza dello spirito divino e ne abbia il carattere. Perciò, allorché definiamo la gioia cristiana spirituale, non naturale, intendiamo dire che essa è prodotta dallo spirito divino ed è quella gioia che Dio possiede. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In Galati 5,22 si legge: &amp;quot;Il frutto dello Spirito è: amore gioia, pace...&amp;quot;. 1 Tessalonicesi 1,6 dice che i cristiani hanno &amp;quot;ricevuta la parola in mezzo a tanta afflizione con la gioia dello Spirito Santo&amp;quot;. Romani 14,17 dice che: &amp;quot;il regno di Dio (...) è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo&amp;quot;. E Gesù, in diverse occasioni, disse di volere che la propria gioia giungesse a compimento nei discepoli (Giovanni 15,11; 17,13). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Disponiamo quindi di numerose prove bibliche che la gioia cristiana non è un puro prodotto dello spirito umano come reazione a circostanze piacevoli. È il prodotto, o frutto, dello spirito divino. E non è semplicemente una gioia umana: è quella gioia di Cristo giunta a compimento in noi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====== Un avvertimento contro la falsa gioia  ======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Uno dei motivi pratici per cui è importante sapere questo è che ci avverte contro la falsa gioia. Vi è una gioia naturale persino nelle cose spirituali che molti confondono per gioia spirituale. Per esempio, nella parabola dei quattro terreni, Gesù fornì la propria interpretazione del seme seminato sul terreno roccioso: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
E quello che ha ricevuto il seme in luoghi rocciosi, è colui che ode la parola e subito la riceve con gioia, ma non ha radice in sé, ed è di corta durata e quando sopraggiunge la tribolazione o persecuzione, a causa della parola, ne è subito scandalizzato (Matteo 13,20).&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Qui vi è una gioia nella parola di Dio che non è una gioia spirituale, e non si ha la prova che sia avvenuta una vera conversione. Non è l'opera dell'interiore spirito divino. Non ha il carattere della gioia di Cristo. Svanisce come rugiada quando il sole ardente dell'afflizione si leva nel cielo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché tale gioia si dilegua tanto rapidamente? Perché è così superficiale e volatile? Evidentemente perché non si trattava di gioia in Dio, ma semplicemente in alcune delle consolazioni che Dio può offrire. Allorché afflizioni, persecuzioni e tribolazioni sopraggiungono, le consolazioni spariscono e così pure la gioia, poiché non era il frutto dello Spirito; non era la gioia di Cristo che prende diletto in Dio, quali che siano le circonstanze esterne. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come risposta alla nostra prima domanda, dunque, che cos'è la gioia cristiana? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
#Primo, non è un atto di forza di volontà, bensì una reazione spontanea ed emotiva del cuore. &lt;br /&gt;
#Secondo, non è superficiale e volatile, bensì profonda e solida. &lt;br /&gt;
#Terzo, non è naturale, bensì spirituale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora, in vista di tutto ciò, prendiamo la seconda domanda: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''2. Questa gioia può essere esortata?'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Può Dio esortarci a gioire, se la gioia non è un atto di forza di volontà, ma una reazione spontanea ed emotiva del cuore e non è un prodotto di risorse naturali, bensì un frutto dello Spirito Santo? La risposta che troviamo in molti brani delle Scritture è: sì, egli lo può e lo fa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====== Esortazioni a gioire in tutta la Bibbia  ======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Matteo 5,12: &amp;quot;Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande nei cieli&amp;quot;. 1 Tessalonicesi 5,16: &amp;quot;Siate sempre allegri!&amp;quot;. Filippesi 4,4: &amp;quot;Rallegratevi del continuo nel Signore, lo ripeto ancora: rallegratevi!&amp;quot;. 1 Pietro 4,13: &amp;quot;Nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi&amp;quot;. E anche se la parola per rallegrarsi qui in Romani 12,12 è letteralmente un gerundio (&amp;quot;rallegrandovi nella speranza&amp;quot;, vedi NASB [N.d.T.: Nuova Versione Americana Standard della Bibbia]; KJV [N.d.T.: Versione di Re Giacomo]), il significato è chiaramente di imperativo: &amp;quot;(siate) allegri nella speranza, costanti nell'afflizione, perseveranti nella preghiera&amp;quot;, si tratta senza dubbio di cose che dobbiamo fare. Ciò è ancora più palese nel versetto 15, in cui tutte le versioni lo traducono come un comando: &amp;quot;Rallegratevi con quelli che sono allegri!&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dunque la risposta è sì, Dio può ed esorta il proprio popolo a rallegrarsi. Anche se la gioia non è controllata dalla nostra forza di volontà, e anche se è un frutto dello spirito divino e oltre le nostre risorse naturali, nondimeno veniamo esortati a provare tale esperienza! &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====== Perché veniamo esortati a provare gioia?  ======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché dovremmo provarla, Dio è infintamente degno del nostro diletto e perché la sola cosa che si frappone tra l'esortazione divina alla gioia e la nostra esperienza di essa è un cuore aduso al peccato, un cuore che si diletta più nelle cose del mondo che non in Dio. E se tentiamo di giustificare la nostra disobbedienza dicendo: &amp;quot;Non posso rallegrarmi in Dio; ho il cuore di un peccatore&amp;quot;, le nostre parole non ci scuseranno, ma ci condanneranno. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In breve, è giusto che Dio esorti le proprie creature a provare una gioia spontanea, profonda, spirituale in lui, nello stesso modo è giusto che Dio esiga che nasciamo di nuovo (Giovanni 3,3) e che ci facciamo un nuovo cuore (Ezechiele 18,31). L'essere giusti non cessa di essere un dovere soltanto perché siamo malvagi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E quindi giungiamo alla nostra ultima domanda: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====== 3. Come obbedire a tale esortazione?  ======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dal momento che il testo afferma: &amp;quot;Rallegratevi nella speranza&amp;quot;, noi chiediamo: &amp;quot;Che posto ha la speranza nella nostra obbedienza a questa esortazione?&amp;quot;. E dal momento che abbiamo visto come la gioia cristiana sia frutto dello spirito, dobbiamo anche chiederci: &amp;quot;Come sono legati tra loro lo Spirito Santo e la speranza nel produrre la gioia?&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vi sono due brani in Romani dove gioia e speranza e Spirito Santo sono messi insieme, così che possiamo vedere come si legano tra loro (5,2 e 15,13). Adesso abbiamo tempo soltanto per uno di essi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====== Gioia, speranza e Spirito Santo  ======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Esaminiamo dunque Romani 5,2-5: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Per mezzo del quale [ovvero di Cristo] abbiamo anche avuto, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale stiamo saldi e ci vantiamo nella speranza della gloria di Dio. 3) E non soltanto questo, ma ci vantiamo anche nelle afflizioni, sapendo che l’afflizione produce perseveranza, 4) la perseveranza esperienza e l’esperienza speranza. 5) Or la speranza non confonde, perché l’amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Nel versetto 2 Paolo dice di fare proprio quello che ordina in Romani 12,12: si rallegra nella speranza, ovvero nella speranza della gloria di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi, nel versetto 3, dice di rallegrarsi anche nelle afflizioni. Ma perché? La risposta sta nel fatto che è pur sempre un altro modo di rallegrarsi nella speranza. Seguite questa catena di pensieri: il motivo per cui ci rallegriamo nell'afflizione è che l'afflizione produce perseveranza e questa produce esperienza, che a sua volta produce la speranza! Dunque, ciò di cui egli si rallegra veramente quando si rallegra nelle afflizioni è maggiore speranza. La speranza è grande fonte di gioia nella vita di Paolo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Matthew Henry ne parla così: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La gioia e la pace dei credenti sorgono principalmente dalle loro speranze. Quello che sopportano è poco, in confronto a quello che otterranno, perciò maggiore speranza essi nutrono, maggiori la gioia e la pace che otterranno ... I cristiani dovrebbero desiderare e darsi da fare per provare un'abbondanza di speranza. (Commento a Romani 15,13) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In che modo però la speranza e la gioia di Romani 5,2-4 si legano all'opera dello Spirito Santo? Questo è ciò che Paolo ci dice nel versetto 5: &amp;quot;E la speranza non confonde, perché l’amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il versetto 5 afferma che sotto la nostra speranza, come salde fondamenta, sta l'amore di Dio. E l'opera dello Spirito Santo è quella di spargere tale amore nel nostro cuore, per farcelo vedere, capire e avere caro. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora possiamo mettere insieme tutti i pezzi: primo, vi è l'amore di Dio che ci sceglie e ci chiama e ci giustifica e ci promette di condividere la gloria divina. Poi vi è l'opera dello Spirito Santo che sparge l'amore di Dio nel nostro cuore così che possiamo riconoscerlo e averlo caro. Poi, al di fuori di questa esperienza profonda dell'amore di Dio, cresce una speranza incrollabile persino in mezzo all'afflizione, E, infine, di tale speranza noi ci rallegriamo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====== Come lottare per la gioia nella vita di ogni giorno  ======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Allora come obbedire al comando di rallegrarsi? Come combattere per la gioia negli alti e bassi della vita di ogni giorno? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In primo luogo, riconosciamo che per natura siamo peccatori e impotenti a diventare quel tipo di persone che si rallegrano della gloria divina, piuttosto che della propria. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In secondo luogo, chiediamo a gran voce al Dio della speranza che ci invii lo Spirito Santo e sparga l'amore divino nel nostro cuore. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In terzo luogo, volgiamo la mente alle espressioni e prove bibliche dell'amore di Dio verso i peccatori pentiti. Per esempio: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Triboli, o tormenti, o persecuzioni, o carestia, o nudità, o pericolo, o la spada? Com'è scritto, &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;quot;Nel tuo nome ci massacrano tutto il giorno; siamo considerati come pecore da portare al macello&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
No, in tutto ciò noi siamo più che vittoriosi attraverso Colui che ci ha amati. Perché sono sicuro che né la morte, o la vita, né gli angeli, né i principati, né le cose presenti o quelle a venire, né i poteri, o l'altezza, o la profondità, né nient'altro in tutto il creato riusciranno a separarci dall'amore di Dio in Cristo Gesù nostro Signore.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
E dunque, infine, quando l'amore di Dio ci ha colmati di speranza nella gloria divina, noi ci rallegriamo di quella speranza e, lo ripeto, RALLEGRATEVI!&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Steffmahr</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Il_frutto_della_speranza:_gioia</id>
		<title>Il frutto della speranza: gioia</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://it.gospeltranslations.org/wiki/Il_frutto_della_speranza:_gioia"/>
				<updated>2012-11-13T00:47:11Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Steffmahr: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{Info||The Fruit of Hope: Joy}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Romani 12,11-12 &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non siate pigri nello zelo, siate ferventi nello spirito, servite il Signore; allegri nella speranza, costanti nell’afflizione, perseveranti nella preghiera. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oggi cominceremo a rispondere all'ultima domanda nella nostra serie di messaggi sulla speranza cristiana. Finora ci siamo posti quattro domande: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1. Qual è la definizione di speranza cristiana? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Risposta: una fiduciosa attesa nel bene a venire (Ebrei 6,11). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2. Su che cosa si fonda la speranza cristiana? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Risposta: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
• sulla grazia sovrana di Dio (2 Tessalonicesi 2,16) e &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
• sulla buona novella che Cristo è morto per i peccatori (Colossesi 1,23). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; 3. Che cosa fa scaturire la speranza cristiana nel cuore degli uomini? Che cos'è che la causa e la sostiene? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Risposta: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
• l'opera divina di rigenerazione (1 Pietro 1,3) e &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
• le promesse di Dio nella sua Parola (Romani 15,4). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
4. Qual è il contenuto della speranza cristiana? In che cosa speriamo? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Risposta: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
• nell'apparizione di Gesù Cristo (Tito 2,13), • nella redenzione del nostro corpo (Romani 8,23), • nel compimento della nostra giustizia (Galati 5,5), • nella condivisione della gloria divina (Romani 5,2) e infine • nell'ereditare la vita eterna (Tito 1,2; 3,7). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Adesso ci porremo un'ulteriore domanda e, a Dio piacendo, trascorreremo le quattro domeniche di luglio nel rispondervi. La domanda è: qual è il frutto della speranza cristiana? Che cosa proviene dalla speranza? La speranza porta qualcosa nella vita quotidiana? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La speranza come un albero &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Usiamo un'immagine per cercare di capire che cosa abbiamo fatto in queste settimane. Immaginate la speranza come fosse un albero. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il terreno da cui la speranza può crescere è la grazia di Dio e il vangelo di Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il germogliare dell'albero, l'inizio della speranza, avviene nella rigenerazione o rinascita. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il nutrimento che sostiene questa nuova speranza e la fa crescere forte è la Parola di Dio, soprattutto le sue promesse. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le robuste fibre del tronco sono la fiduciosa attesa che un giorno incontreremo Cristo, avremo un nuovo corpo che non si ammalerà mai più, saremo completamente liberi dalla lotta contro il peccato, condivideremo la gloria di Dio e non saremo mai più minacciati di perdite, perché la nuova vita durerà per sempre. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo ci lascia ora con la domanda: questo albero porta frutti? La risposta del Nuovo Testamento è un inequivocabile Sì! E quindi esamineremo i frutti della speranza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1. La speranza porta il frutto della gioia. 2. La speranza porta il frutto dell'amore. 3. La speranza porta il frutto del coraggio. 4. La speranza porta il frutto della perseveranza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
O, per dirla diversamente, senza la speranza cristiana la mia vita e la vostra non possono produrre la gioia o l'amore o il coraggio o la perseveranza cristiani. Vi sono esempi di amore, gioia, coraggio e perseveranza anche nelle persone che non nutrono speranza in Dio, ma non si tratta di grazie divine che glorificano il Signore e provano la sua opera salvifica nell'anima. Gioia e amore e coraggio e perseveranza che non crescano sull'albero della speranza nel terreno di grazia e verità non hanno valore né spirituale, né eterno. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tre domande sulla gioia e la speranza &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oggi ci concentreremo sul primo frutto della speranza. Il nostro testo è la prima frase in Romani 12,12: &amp;quot;Gioite nella speranza!&amp;quot;. Potremmo parafrasarla così: &amp;quot;Che la vostra gioia sia la gioia che proviene dalla speranza!&amp;quot;, oppure: &amp;quot;Portate il frutto della gioia nel ramo della speranza!&amp;quot;, o ancora: &amp;quot;Rallegratevi poiché avete la speranza!&amp;quot;. Il testo stabilisce una solida relazione tra gioia e speranza! &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per esaminare il contenuto di questo testo poniamoci tre domande: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1. Che cos'è la gioia cristiana? (Abbiamo già risposto, &amp;quot;Che cos'è la speranza?&amp;quot;) 2. Questa gioia può essere esortata? 3. Come rispondere all'ordine? Come sono legate tra loro gioia e speranza nell'esperienza pratica? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1. Che cos'è la gioia cristiana? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È molto difficile mettere in parola le esperienze emotive. Lasciatemi comunque cercare di indicare nella direzione giusta con tre contrasti, tre cose che non sono gioia e tre cose che lo sono. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La gioia cristiana non è un atto di forza di volontà &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Innanzitutto, la gioia cristiana non è un atto di forza di volontà, bensì una reazione spontanea ed emotiva del cuore. La gioia cristiana ha questo in comune con gli altri tipi di gioia, che siano cristiani o meno. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Allorché Pietro parla in 1Pietro 1,9 di rallegrarsi con &amp;quot;gioia ineffabile ed esultante&amp;quot; anticipando la nostra salvezza finale, non descrive una decisione, descrive anzi un'esplosione. Si può decidere di spazzolarsi i denti o farsi iniettare un vaccino antiallergico, ma non si può nello stesso modo decidere di rallegrarsi. Si può decidere di fare cose che possono causare gioia, fare una gita in campagna, visitare un amico, leggere un salmo, ma il fatto di provare gioia non è in nostro potere come per molti altri dei nostri atti. Può esserci come può non esserci. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo è ciò che intendo quando la definisco spontanea. Ci si può preparare, come alzare la vela su un mare calmo, ma non si può far soffiare il vento. Lo spirito soffia dove vuole e la gioia è un frutto dello spirito (Galati 5,22). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco il primo contrasto: la gioia cristiana non è un atto di forza di volontà. È una reazione spontanea ed emotiva del cuore. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La gioia cristiana non è superficiale e volatile &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In secondo luogo, la gioia cristiana non è superficiale e volatile, bensì profonda e solida. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco perché la gente tende a distinguerla da felicità e piacere, che invece sembrano suerficiali e inconsistenti. Naturalmente dobbiamo essere cauti qui. Vi sono una felicità e un piacere superficiali. Tuttavia, la Bibbia parla inoltre di &amp;quot;delizie in eterno nella mano destra di Dio&amp;quot; (Salmo 16,11) e afferma: &amp;quot;Felice il popolo il cui Dio è l'Eterno!&amp;quot; (Salmo 144,15). Dunque, le parole felicità e piacere non devono essere per forza superficiali. possono anche intendere proprio lo stesso della gioia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È pur vero comunque che la gioia cristiana è profonda e solida, piuttosto che superficiale e volatile. Il motivo per cui lo sappiamo è che la Bibbia descrive la gioia cristiana come fiorente proprio in mezzo a dolore e sofferenza. Romani 5,3: &amp;quot;Ci vantiamo anche nelle afflizioni&amp;quot;. 1 Tessalonicesi 1,6: &amp;quot;Avete ricevuto la parola in mezzo a tanta afflizione con la gioia dello Spirito Santo&amp;quot;. 2 Corinzi 8,2: &amp;quot;In mezzo a molte prove di afflizione, l'abbondanza della loro gioia e la loro estrema povertà hanno abbondato nelle ricchezze della loro liberalità&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa è decisamente un'emozione molto particolare che non soltanto sopporta, ma sembra persino prosperare nelle afflizioni. È ancora più sorprendente leggere che la gioia di Paolo poteva coesistere non soltanto accanto alla sofferenza, ma addirittura nel dolore, che sembra esserne l'opposto. In 2 Corinzi 6,10 egli si descrive &amp;quot;come contristato, eppure sempre allegro; come povero eppure arricchendo molti; come non avendo nulla, eppure possedendo tutto&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo è il punto a cui sto cercando di giungere quando affermo che la gioia cristiana non è superficiale e volatile, bensì profonda e solida. Penso di aver provato anch'io un poco del significato di Paolo nella mia esperienza personale, per esempio, quando mia madre fu uccisa nel 1974. Piansi come mai avevo pianto prima, ma non fu come per quelli che non hanno speranza (1 Tessalonicesi 4,13). Ben sotto la tempesta che era la mia vita in superficie, vi era una forte corrente di gioia e fiducia che tutto era bene nelle mani del Dio sovrano. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco il secondo contrasto che ci aiuta a capire la gioia cristiana. Il primo, non si tratta di un atto di forza di volontà, ma di una reazione spontanea ed emotiva del cuore. Il secondo, non è superficiale, né volatile, bensì profonda e solida. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La gioia cristiana non è naturale &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In terzo luogo, la gioia cristiana non è naturale, bensì spirituale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo la distingue da tutti gli altri tipi di gioia. Quando qualcosa viene definito spirituale nelle Scritture, significa che proviene dallo Spirito Santo e ne ha il carattere. Non commettete mai l'errore di pensare che qualcosa sia &amp;quot;spirituale&amp;quot; semplicemente perché ha a che fare con lo spirito, e che qualcosa sia naturale semplicemente perché ha a che fare con il corpo o le cose materiali. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'orgoglio è naturale, ma risiede nello spirito dell'uomo. L'invidia è naturale, ma risiede nello spirito dell'uomo. E lo stesso vale per gelosia, rabbia, discordia, auto-compatimento, risentimento, amarezza, brama, odio ed egoismo. Tutti provengono dallo spirito di una persona, ma non sono definiti spirituali nella Bibbia. Vengono definiti naturali, perché non richiedono un'influenza speciale e sovrannaturale dello Spirito Santo per prodursi. Noi produciamo tali sentimenti secondo la nostra natura, perciò si definiscono naturali. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ciò che rende qualcosa spirituale è il fatto che venga prodotto sotto la speciale influenza dello spirito divino e ne abbia il carattere. Perciò, allorché definiamo la gioia cristiana spirituale, non naturale, intendiamo dire che essa è prodotta dallo spirito divino ed è quella gioia che Dio possiede. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In Galati 5,22 si legge: &amp;quot;Il frutto dello Spirito è: amore gioia, pace...&amp;quot;. 1 Tessalonicesi 1,6 dice che i cristiani hanno &amp;quot;ricevuta la parola in mezzo a tanta afflizione con la gioia dello Spirito Santo&amp;quot;. Romani 14,17 dice che: &amp;quot;il regno di Dio (...) è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo&amp;quot;. E Gesù, in diverse occasioni, disse di volere che la propria gioia giungesse a compimento nei discepoli (Giovanni 15,11; 17,13). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Disponiamo quindi di numerose prove bibliche che la gioia cristiana non è un puro prodotto dello spirito umano come reazione a circostanze piacevoli. È il prodotto, o frutto, dello spirito divino. E non è semplicemente una gioia umana: è quella gioia di Cristo giunta a compimento in noi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un avvertimento contro la falsa gioia &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Uno dei motivi pratici per cui è importante sapere questo è che ci avverte contro la falsa gioia. Vi è una gioia naturale persino nelle cose spirituali che molti confondono per gioia spirituale. Per esempio, nella parabola dei quattro terreni, Gesù fornì la propria interpretazione del seme seminato sul terreno roccioso: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E quello che ha ricevuto il seme in luoghi rocciosi, è colui che ode la parola e subito la riceve con gioia, ma non ha radice in sé, ed è di corta durata e quando sopraggiunge la tribolazione o persecuzione, a causa della parola, ne è subito scandalizzato (Matteo 13,20). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Qui vi è una gioia nella parola di Dio che non è una gioia spirituale, e non si ha la prova che sia avvenuta una vera conversione. Non è l'opera dell'interiore spirito divino. Non ha il carattere della gioia di Cristo. Svanisce come rugiada quando il sole ardente dell'afflizione si leva nel cielo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché tale gioia si dilegua tanto rapidamente? Perché è così superficiale e volatile? Evidentemente perché non si trattava di gioia in Dio, ma semplicemente in alcune delle consolazioni che Dio può offrire. Allorché afflizioni, persecuzioni e tribolazioni sopraggiungono, le consolazioni spariscono e così pure la gioia, poiché non era il frutto dello Spirito; non era la gioia di Cristo che prende diletto in Dio, quali che siano le circonstanze esterne. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come risposta alla nostra prima domanda, dunque, che cos'è la gioia cristiana? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1. Primo, non è un atto di forza di volontà, bensì una reazione spontanea ed emotiva del cuore. 2. Secondo, non è superficiale e volatile, bensì profonda e solida. 3. Terzo, non è naturale, bensì spirituale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora, in vista di tutto ciò, prendiamo la seconda domanda: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2. Questa gioia può essere esortata? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Può Dio esortarci a gioire, se la gioia non è un atto di forza di volontà, ma una reazione spontanea ed emotiva del cuore e non è un prodotto di risorse naturali, bensì un frutto dello Spirito Santo? La risposta che troviamo in molti brani delle Scritture è: sì, egli lo può e lo fa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Esortazioni a gioire in tutta la Bibbia &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Matteo 5,12: &amp;quot;Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande nei cieli&amp;quot;. 1 Tessalonicesi 5,16: &amp;quot;Siate sempre allegri!&amp;quot;. Filippesi 4,4: &amp;quot;Rallegratevi del continuo nel Signore, lo ripeto ancora: rallegratevi!&amp;quot;. 1 Pietro 4,13: &amp;quot;Nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi&amp;quot;. E anche se la parola per rallegrarsi qui in Romani 12,12 è letteralmente un gerundio (&amp;quot;rallegrandovi nella speranza&amp;quot;, vedi NASB [N.d.T.: Nuova Versione Americana Standard della Bibbia]; KJV [N.d.T.: Versione di Re Giacomo]), il significato è chiaramente di imperativo: &amp;quot;(siate) allegri nella speranza, costanti nell'afflizione, perseveranti nella preghiera&amp;quot;, si tratta senza dubbio di cose che dobbiamo fare. Ciò è ancora più palese nel versetto 15, in cui tutte le versioni lo traducono come un comando: &amp;quot;Rallegratevi con quelli che sono allegri!&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dunque la risposta è sì, Dio può ed esorta il proprio popolo a rallegrarsi. Anche se la gioia non è controllata dalla nostra forza di volontà, e anche se è un frutto dello spirito divino e oltre le nostre risorse naturali, nondimeno veniamo esortati a provare tale esperienza! &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché veniamo esortati a provare gioia? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché dovremmo provarla, Dio è infintamente degno del nostro diletto e perché la sola cosa che si frappone tra l'esortazione divina alla gioia e la nostra esperienza di essa è un cuore aduso al peccato, un cuore che si diletta più nelle cose del mondo che non in Dio. E se tentiamo di giustificare la nostra disobbedienza dicendo: &amp;quot;Non posso rallegrarmi in Dio; ho il cuore di un peccatore&amp;quot;, le nostre parole non ci scuseranno, ma ci condanneranno. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In breve, è giusto che Dio esorti le proprie creature a provare una gioia spontanea, profonda, spirituale in lui, nello stesso modo è giusto che Dio esiga che nasciamo di nuovo (Giovanni 3,3) e che ci facciamo un nuovo cuore (Ezechiele 18,31). L'essere giusti non cessa di essere un dovere soltanto perché siamo malvagi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E quindi giungiamo alla nostra ultima domanda: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
3. Come obbedire a tale esortazione? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dal momento che il testo afferma: &amp;quot;Rallegratevi nella speranza&amp;quot;, noi chiediamo: &amp;quot;Che posto ha la speranza nella nostra obbedienza a questa esortazione?&amp;quot;. E dal momento che abbiamo visto come la gioia cristiana sia frutto dello spirito, dobbiamo anche chiederci: &amp;quot;Come sono legati tra loro lo Spirito Santo e la speranza nel produrre la gioia?&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vi sono due brani in Romani dove gioia e speranza e Spirito Santo sono messi insieme, così che possiamo vedere come si legano tra loro (5,2 e 15,13). Adesso abbiamo tempo soltanto per uno di essi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gioia, speranza e Spirito Santo &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Esaminiamo dunque Romani 5,2-5: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per mezzo del quale [ovvero di Cristo] abbiamo anche avuto, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale stiamo saldi e ci vantiamo nella speranza della gloria di Dio. 3) E non soltanto questo, ma ci vantiamo anche nelle afflizioni, sapendo che l’afflizione produce perseveranza, 4) la perseveranza esperienza e l’esperienza speranza. 5) Or la speranza non confonde, perché l’amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel versetto 2 Paolo dice di fare proprio quello che ordina in Romani 12,12: si rallegra nella speranza, ovvero nella speranza della gloria di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi, nel versetto 3, dice di rallegrarsi anche nelle afflizioni. Ma perché? La risposta sta nel fatto che è pur sempre un altro modo di rallegrarsi nella speranza. Seguite questa catena di pensieri: il motivo per cui ci rallegriamo nell'afflizione è che l'afflizione produce perseveranza e questa produce esperienza, che a sua volta produce la speranza! Dunque, ciò di cui egli si rallegra veramente quando si rallegra nelle afflizioni è maggiore speranza. La speranza è grande fonte di gioia nella vita di Paolo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Matthew Henry ne parla così: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La gioia e la pace dei credenti sorgono principalmente dalle loro speranze. Quello che sopportano è poco, in confronto a quello che otterranno, perciò maggiore speranza essi nutrono, maggiori la gioia e la pace che otterranno ... I cristiani dovrebbero desiderare e darsi da fare per provare un'abbondanza di speranza. (Commento a Romani 15,13) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In che modo però la speranza e la gioia di Romani 5,2-4 si legano all'opera dello Spirito Santo? Questo è ciò che Paolo ci dice nel versetto 5: &amp;quot;E la speranza non confonde, perché l’amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il versetto 5 afferma che sotto la nostra speranza, come salde fondamenta, sta l'amore di Dio. E l'opera dello Spirito Santo è quella di spargere tale amore nel nostro cuore, per farcelo vedere, capire e avere caro. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora possiamo mettere insieme tutti i pezzi: primo, vi è l'amore di Dio che ci sceglie e ci chiama e ci giustifica e ci promette di condividere la gloria divina. Poi vi è l'opera dello Spirito Santo che sparge l'amore di Dio nel nostro cuore così che possiamo riconoscerlo e averlo caro. Poi, al di fuori di questa esperienza profonda dell'amore di Dio, cresce una speranza incrollabile persino in mezzo all'afflizione, E, infine, di tale speranza noi ci rallegriamo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come lottare per la gioia nella vita di ogni giorno &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Allora come obbedire al comando di rallegrarsi? Come combattere per la gioia negli alti e bassi della vita di ogni giorno? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In primo luogo, riconosciamo che per natura siamo peccatori e impotenti a diventare quel tipo di persone che si rallegrano della gloria divina, piuttosto che della propria. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In secondo luogo, chiediamo a gran voce al Dio della speranza che ci invii lo Spirito Santo e sparga l'amore divino nel nostro cuore. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In terzo luogo, volgiamo la mente alle espressioni e prove bibliche dell'amore di Dio verso i peccatori pentiti. Per esempio: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Triboli, o tormenti, o persecuzioni, o carestia, o nudità, o pericolo, o la spada? Com'è scritto, &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;quot;Nel tuo nome ci massacrano tutto il giorno; siamo considerati come pecore da portare al macello&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
No, in tutto ciò noi siamo più che vittoriosi attraverso Colui che ci ha amati. Perché sono sicuro che né la morte, o la vita, né gli angeli, né i principati, né le cose presenti o quelle a venire, né i poteri, o l'altezza, o la profondità, né nient'altro in tutto il creato riusciranno a separarci dall'amore di Dio in Cristo Gesù nostro Signore. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E dunque, infine, quando l'amore di Dio ci ha colmati di speranza nella gloria divina, noi ci rallegriamo di quella speranza e, lo ripeto, RALLEGRATEVI!&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Steffmahr</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Il_frutto_della_speranza:_gioia</id>
		<title>Il frutto della speranza: gioia</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://it.gospeltranslations.org/wiki/Il_frutto_della_speranza:_gioia"/>
				<updated>2012-11-13T00:42:41Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Steffmahr: Creata pagina con '{{Info||Il frutto della speranza: gioia}}  Romani 12,11-12  	Non siate pigri nello zelo, siate ferventi nello spirito, servite il Signore; allegri 	nella speranza, costanti nell...'&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{Info||Il frutto della speranza: gioia}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Romani 12,11-12&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
	Non siate pigri nello zelo, siate ferventi nello spirito, servite il Signore; allegri 	nella speranza, costanti nell’afflizione, perseveranti 	nella preghiera.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oggi cominceremo a rispondere all'ultima domanda nella nostra serie di messaggi sulla speranza cristiana. Finora ci siamo posti quattro domande:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
	1. Qual è la definizione di speranza cristiana?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Risposta: una fiduciosa attesa nel bene a venire (Ebrei 6,11).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
	2. Su che cosa si fonda la speranza cristiana?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Risposta:&lt;br /&gt;
	&lt;br /&gt;
	• sulla grazia sovrana di Dio (2 Tessalonicesi 2,16) e&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
	• sulla buona novella che Cristo è morto per i peccatori (Colossesi 1,23).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
	&lt;br /&gt;
	3. Che cosa fa scaturire la speranza cristiana nel cuore degli uomini? Che cos'è 	 che la causa e la sostiene?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Risposta:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
	• l'opera divina di rigenerazione (1 Pietro 1,3) e&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
	• le promesse di Dio nella sua Parola (Romani 15,4).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
	4. Qual è il contenuto della speranza cristiana? In che cosa speriamo?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Risposta:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
	• nell'apparizione di Gesù Cristo (Tito 2,13),&lt;br /&gt;
	• nella redenzione del nostro corpo (Romani 8,23),&lt;br /&gt;
	• nel compimento della nostra giustizia (Galati 5,5),&lt;br /&gt;
	• nella condivisione della gloria divina (Romani 5,2) e infine&lt;br /&gt;
	• nell'ereditare la vita eterna (Tito 1,2; 3,7).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Adesso ci porremo un'ulteriore domanda e, a Dio piacendo, trascorreremo le quattro domeniche di luglio nel rispondervi. La domanda è: qual è il frutto della speranza cristiana? Che cosa proviene dalla speranza? La speranza porta qualcosa nella vita quotidiana?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La speranza come un albero&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Usiamo un'immagine per cercare di capire che cosa abbiamo fatto in queste settimane. Immaginate la speranza come fosse un albero.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il terreno da cui la speranza può crescere è la grazia di Dio e il vangelo di Cristo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il germogliare dell'albero, l'inizio della speranza, avviene nella rigenerazione o rinascita.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il nutrimento che sostiene questa nuova speranza e la fa crescere forte è la Parola di Dio, soprattutto le sue promesse.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le robuste fibre del tronco sono la fiduciosa attesa che un giorno incontreremo Cristo, avremo un nuovo corpo che non si ammalerà mai più, saremo completamente liberi dalla lotta contro il peccato, condivideremo la gloria di Dio e non saremo mai più minacciati di perdite, perché la nuova vita durerà per sempre.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo ci lascia ora con la domanda: questo albero porta frutti? La risposta del Nuovo Testamento è un inequivocabile Sì! E quindi esamineremo i frutti della speranza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
	1. La speranza porta il frutto della gioia.&lt;br /&gt;
	2. La speranza porta il frutto dell'amore.&lt;br /&gt;
	3. La speranza porta il frutto del coraggio.&lt;br /&gt;
	4. La speranza porta il frutto della perseveranza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
O, per dirla diversamente, senza la speranza cristiana la mia vita e la vostra non possono produrre la gioia o l'amore o il coraggio o la perseveranza cristiani. Vi sono esempi di amore, gioia, coraggio e perseveranza anche nelle persone che non nutrono speranza in Dio, ma non si tratta di grazie divine che glorificano il Signore e provano la sua opera salvifica nell'anima. Gioia e amore e coraggio e perseveranza che non crescano sull'albero della speranza nel terreno di grazia e verità non hanno valore né spirituale, né eterno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tre domande sulla gioia e la speranza&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oggi ci concentreremo sul primo frutto della speranza. Il nostro testo è la prima frase in Romani 12,12: &amp;quot;Gioite nella speranza!&amp;quot;. Potremmo parafrasarla così: &amp;quot;Che la vostra gioia sia la gioia che proviene dalla speranza!&amp;quot;, oppure: &amp;quot;Portate il frutto della gioia nel ramo della speranza!&amp;quot;, o ancora: &amp;quot;Rallegratevi poiché avete la speranza!&amp;quot;.&lt;br /&gt;
Il testo stabilisce una solida relazione tra gioia e speranza!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per esaminare il contenuto di questo testo poniamoci tre domande:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
	1. Che cos'è la gioia cristiana? (Abbiamo già risposto, &amp;quot;Che cos'è la 	speranza?&amp;quot;)&lt;br /&gt;
	2. Questa gioia può essere esortata?&lt;br /&gt;
	3. Come rispondere all'ordine? Come sono legate tra loro gioia e speranza 	nell'esperienza pratica?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1. Che cos'è la gioia cristiana?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È molto difficile mettere in parola le esperienze emotive. Lasciatemi comunque cercare di indicare nella direzione giusta con tre contrasti, tre cose che non sono gioia e tre cose che lo sono.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La gioia cristiana non è un atto di forza di volontà&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Innanzitutto, la gioia cristiana non è un atto di forza di volontà, bensì una reazione spontanea ed emotiva del cuore. La gioia cristiana ha questo in comune con gli altri tipi di gioia, che siano cristiani o meno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Allorché Pietro parla in 1Pietro 1,9 di rallegrarsi con &amp;quot;gioia ineffabile ed esultante&amp;quot; anticipando la nostra salvezza finale, non descrive una decisione, descrive anzi un'esplosione. Si può decidere di spazzolarsi i denti o farsi iniettare un vaccino antiallergico, ma non si può nello stesso modo decidere di rallegrarsi. Si può decidere di fare cose che possono causare gioia, fare una gita in campagna, visitare un amico, leggere un salmo, ma il fatto di provare gioia non è in nostro potere come per molti altri dei nostri atti. Può esserci come può non esserci.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo è ciò che intendo quando la definisco spontanea. Ci si può preparare, come alzare la vela su un mare calmo, ma non si può far soffiare il vento. Lo spirito soffia dove vuole e la gioia è un frutto dello spirito (Galati 5,22).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco il primo contrasto: la gioia cristiana non è un atto di forza di volontà. È una reazione spontanea ed emotiva del cuore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La gioia cristiana non è superficiale e volatile&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In secondo luogo, la gioia cristiana non è superficiale e volatile, bensì profonda e solida.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco perché la gente tende a distinguerla da felicità e piacere, che invece sembrano suerficiali e inconsistenti. Naturalmente dobbiamo essere cauti qui. Vi sono una felicità e un piacere superficiali. Tuttavia, la Bibbia parla inoltre di &amp;quot;delizie in eterno nella mano destra di Dio&amp;quot; (Salmo 16,11) e afferma: &amp;quot;Felice il popolo il cui Dio è l'Eterno!&amp;quot; (Salmo 144,15). Dunque, le parole felicità e piacere non devono essere per forza superficiali. possono anche intendere proprio lo stesso della gioia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È pur vero comunque che la gioia cristiana è profonda e solida, piuttosto che superficiale e volatile. Il motivo per cui lo sappiamo è che la Bibbia descrive la gioia cristiana come fiorente proprio in mezzo a dolore e sofferenza. Romani 5,3: &amp;quot;Ci vantiamo anche nelle afflizioni&amp;quot;. 1 Tessalonicesi 1,6: &amp;quot;Avete ricevuto la parola in mezzo a tanta afflizione con la gioia dello Spirito Santo&amp;quot;. 2 Corinzi 8,2: &amp;quot;In mezzo a molte prove di afflizione, l'abbondanza della loro gioia e la loro estrema povertà hanno abbondato nelle ricchezze della loro liberalità&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa è decisamente un'emozione molto particolare che non soltanto sopporta, ma sembra persino prosperare nelle afflizioni. È ancora più sorprendente leggere che la gioia di Paolo poteva coesistere non soltanto accanto alla sofferenza, ma addirittura nel dolore, che sembra esserne l'opposto. In 2 Corinzi 6,10 egli si descrive &amp;quot;come contristato, eppure sempre allegro; come povero eppure arricchendo molti; come non avendo nulla, eppure possedendo tutto&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo è il punto a cui sto cercando di giungere quando affermo che la gioia cristiana non è superficiale e volatile, bensì profonda e solida. Penso di aver provato anch'io un poco del significato di Paolo nella mia esperienza personale, per esempio, quando mia madre fu uccisa nel 1974. Piansi come mai avevo pianto prima, ma non fu come per quelli che non hanno speranza (1 Tessalonicesi 4,13).  Ben sotto la tempesta che era la mia vita in superficie, vi era una forte corrente di gioia e fiducia che tutto era bene nelle mani del Dio sovrano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco il secondo contrasto che ci aiuta a capire la gioia cristiana. Il primo, non si tratta di un atto di forza di volontà, ma di una reazione spontanea ed emotiva del cuore. Il secondo, non è superficiale, né volatile, bensì profonda e solida.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La gioia cristiana non è naturale&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In terzo luogo, la gioia cristiana non è naturale, bensì spirituale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo la distingue da tutti gli altri tipi di gioia. Quando qualcosa viene definito spirituale nelle Scritture, significa che proviene dallo Spirito Santo e ne ha il carattere. Non commettete mai l'errore di pensare che qualcosa sia &amp;quot;spirituale&amp;quot; semplicemente perché ha a che fare con lo spirito, e che qualcosa sia naturale semplicemente perché ha a che fare con il corpo o le cose materiali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'orgoglio è naturale, ma risiede nello spirito dell'uomo. L'invidia è naturale, ma risiede nello spirito dell'uomo. E lo stesso vale per gelosia, rabbia, discordia, auto-compatimento, risentimento, amarezza, brama, odio ed egoismo. Tutti provengono dallo spirito di una persona, ma non sono definiti spirituali nella Bibbia. Vengono definiti naturali, perché non richiedono un'influenza speciale e sovrannaturale dello Spirito Santo per prodursi. Noi produciamo tali sentimenti secondo la nostra natura, perciò si definiscono naturali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ciò che rende qualcosa spirituale è il fatto che venga prodotto sotto la speciale influenza dello spirito divino e ne abbia il carattere. Perciò, allorché definiamo la gioia cristiana spirituale, non naturale, intendiamo dire che essa è prodotta dallo spirito divino ed è quella gioia che Dio possiede.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In Galati 5,22 si legge: &amp;quot;Il frutto dello Spirito è: amore gioia, pace...&amp;quot;. 1 Tessalonicesi 1,6 dice che i cristiani hanno &amp;quot;ricevuta la parola in mezzo a tanta afflizione con la gioia dello Spirito Santo&amp;quot;. Romani 14,17 dice che: &amp;quot;il regno di Dio (...) è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo&amp;quot;. E Gesù, in diverse occasioni, disse di volere che la propria gioia giungesse a compimento nei discepoli (Giovanni 15,11; 17,13).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Disponiamo quindi di numerose prove bibliche che la gioia cristiana non è un puro prodotto dello spirito umano come reazione a circostanze piacevoli. È il prodotto, o frutto, dello spirito divino. E non è semplicemente una gioia umana: è quella gioia di Cristo giunta a compimento in noi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un avvertimento contro la falsa gioia&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Uno dei motivi pratici per cui è importante sapere questo è che ci avverte contro la falsa gioia. Vi è una gioia naturale persino nelle cose spirituali che molti confondono per gioia spirituale. Per esempio, nella parabola dei quattro terreni, Gesù fornì la propria interpretazione del seme seminato sul terreno roccioso:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
	E quello che ha ricevuto il seme in luoghi rocciosi, è colui che ode la parola e 	subito la riceve con gioia, ma non ha radice in sé, ed è di corta durata e quando	sopraggiunge la tribolazione o persecuzione, a causa della parola, ne è subito	scandalizzato (Matteo 13,20).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Qui vi è una gioia nella parola di Dio che non è una gioia spirituale, e non si ha la prova che sia avvenuta una vera conversione. Non è l'opera dell'interiore spirito divino. Non ha il carattere della gioia di Cristo. Svanisce come rugiada quando il sole ardente dell'afflizione si leva nel cielo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché tale gioia si dilegua tanto rapidamente? Perché è così superficiale e volatile? Evidentemente perché non si trattava di gioia in Dio, ma semplicemente in alcune delle consolazioni che Dio può offrire. Allorché afflizioni, persecuzioni e tribolazioni sopraggiungono, le consolazioni spariscono e così pure la gioia, poiché non era il frutto dello Spirito; non era la gioia di Cristo che prende diletto in Dio, quali che siano le circonstanze esterne.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come risposta alla nostra prima domanda, dunque, che cos'è la gioia cristiana?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
	1. Primo, non è un atto di forza di volontà, bensì una reazione spontanea ed 	emotiva del cuore.&lt;br /&gt;
	2. Secondo, non è superficiale e volatile, bensì profonda e solida.&lt;br /&gt;
	3. Terzo, non è naturale, bensì spirituale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora, in vista di tutto ciò, prendiamo la seconda domanda:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2. Questa gioia può essere esortata?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Può Dio esortarci a gioire, se la gioia non è un atto di forza di volontà, ma una reazione spontanea ed emotiva del cuore e non è un prodotto di risorse naturali, bensì un frutto dello Spirito Santo? La risposta che troviamo in molti brani delle Scritture è: sì, egli lo può e lo fa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Esortazioni a gioire in tutta la Bibbia&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Matteo 5,12: &amp;quot;Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande nei cieli&amp;quot;. &lt;br /&gt;
1 Tessalonicesi 5,16: &amp;quot;Siate sempre allegri!&amp;quot;. Filippesi 4,4: &amp;quot;Rallegratevi del continuo nel Signore, lo ripeto ancora: rallegratevi!&amp;quot;. 1 Pietro 4,13: &amp;quot;Nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi&amp;quot;. E anche se la parola per rallegrarsi qui in Romani 12,12 è letteralmente un gerundio (&amp;quot;rallegrandovi nella speranza&amp;quot;, vedi NASB [N.d.T.: Nuova Versione Americana Standard della Bibbia]; KJV [N.d.T.: Versione di Re Giacomo]), il significato è chiaramente di imperativo: &amp;quot;(siate) allegri nella speranza, costanti nell'afflizione, perseveranti nella preghiera&amp;quot;, si tratta senza dubbio di cose che dobbiamo fare. Ciò è ancora più palese nel versetto 15, in cui tutte le versioni lo traducono come un comando: &amp;quot;Rallegratevi con quelli che sono allegri!&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dunque la risposta è sì, Dio può ed esorta il proprio popolo a rallegrarsi. Anche se la gioia non è controllata dalla nostra forza di volontà, e anche se è un frutto dello spirito divino e oltre le nostre risorse naturali, nondimeno veniamo esortati a provare tale esperienza!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché veniamo esortati a provare gioia?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché dovremmo provarla, Dio è infintamente degno del nostro diletto e perché la sola cosa che si frappone tra l'esortazione divina alla gioia e la nostra esperienza di essa è un cuore aduso al peccato, un cuore che si diletta più nelle cose del mondo che non in Dio. E se tentiamo di giustificare la nostra disobbedienza dicendo: &amp;quot;Non posso rallegrarmi in Dio; ho il cuore di un peccatore&amp;quot;, le nostre parole non ci scuseranno, ma ci condanneranno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In breve, è giusto che Dio esorti le proprie creature a provare una gioia spontanea, profonda, spirituale in lui, nello stesso modo è giusto che Dio esiga che nasciamo di nuovo (Giovanni 3,3) e che ci facciamo un nuovo cuore (Ezechiele 18,31). L'essere giusti non cessa di essere un dovere soltanto perché siamo malvagi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E quindi giungiamo alla nostra ultima domanda:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
3. Come obbedire a tale esortazione?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dal momento che il testo afferma: &amp;quot;Rallegratevi nella speranza&amp;quot;, noi chiediamo: &amp;quot;Che posto ha la speranza nella nostra obbedienza a questa esortazione?&amp;quot;. E dal momento che abbiamo visto come la gioia cristiana sia frutto dello spirito, dobbiamo anche chiederci: &amp;quot;Come sono legati tra loro lo Spirito Santo e la speranza nel produrre la gioia?&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vi sono due brani in Romani dove gioia e speranza e Spirito Santo sono messi insieme, così che possiamo vedere come si legano tra loro (5,2 e 15,13). Adesso abbiamo tempo soltanto per uno di essi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gioia, speranza e Spirito Santo&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Esaminiamo dunque Romani 5,2-5:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
	Per mezzo del quale [ovvero di Cristo] abbiamo anche avuto, mediante la fede, 	l’accesso a questa grazia nella quale stiamo saldi e ci vantiamo nella speranza 	della gloria di Dio. 3) E non soltanto questo, ma ci vantiamo anche nelle 	afflizioni, sapendo che l’afflizione produce perseveranza, 4) la perseveranza 	esperienza e l’esperienza speranza. 5) Or la speranza non confonde, perché 	l’amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo 	che ci è stato dato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel versetto 2 Paolo dice di fare proprio quello che ordina in Romani 12,12: si rallegra nella speranza, ovvero nella speranza della gloria di Dio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi, nel versetto 3, dice di rallegrarsi anche nelle afflizioni. Ma perché? La risposta sta nel fatto che è pur sempre un altro modo di rallegrarsi nella speranza. Seguite questa catena di pensieri: il motivo per cui ci rallegriamo nell'afflizione è che l'afflizione produce perseveranza e questa produce esperienza, che a sua volta produce la speranza! Dunque, ciò di cui egli si rallegra veramente quando si rallegra nelle afflizioni è maggiore speranza. La speranza è grande fonte di gioia nella vita di Paolo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Matthew Henry ne parla così:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La gioia e la pace dei credenti sorgono principalmente dalle loro speranze. Quello che sopportano è poco, in confronto a quello che otterranno, perciò maggiore speranza essi nutrono, maggiori la gioia e la pace che otterranno ... I cristiani dovrebbero desiderare e darsi da fare per provare un'abbondanza di speranza. (Commento a Romani 15,13)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In che modo però la speranza e la gioia di Romani 5,2-4 si legano all'opera dello Spirito Santo? Questo è ciò che Paolo ci dice nel versetto 5: &amp;quot;E la speranza non confonde, perché l’amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il versetto 5 afferma che sotto la nostra speranza, come salde fondamenta, sta l'amore di Dio. E l'opera dello Spirito Santo è quella di spargere tale amore nel nostro cuore, per farcelo vedere, capire e avere caro.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora possiamo mettere insieme tutti i pezzi: primo, vi è l'amore di Dio che ci sceglie e ci chiama e ci giustifica e ci promette di condividere la gloria divina. Poi vi è l'opera dello Spirito Santo che sparge l'amore di Dio nel nostro cuore così che possiamo riconoscerlo e averlo caro. Poi, al di fuori di questa esperienza profonda dell'amore di Dio, cresce una speranza incrollabile persino in mezzo all'afflizione, E, infine, di tale speranza noi ci rallegriamo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come lottare per la gioia nella vita di ogni giorno&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Allora come obbedire al comando di rallegrarsi? Come combattere per la gioia negli alti e bassi della vita di ogni giorno?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In primo luogo, riconosciamo che per natura siamo peccatori e impotenti a diventare quel tipo di persone che si rallegrano della gloria divina, piuttosto che della propria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In secondo luogo, chiediamo a gran voce al Dio della speranza che ci invii lo Spirito Santo e sparga l'amore divino nel nostro cuore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In terzo luogo, volgiamo la mente alle espressioni e prove bibliche dell'amore di Dio verso i peccatori pentiti. Per esempio:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
	Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Triboli, o tormenti, o persecuzioni, o 	carestia, o nudità, o pericolo, o la spada? Com'è scritto,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
	&amp;quot;Nel tuo nome ci massacrano&lt;br /&gt;
	tutto il giorno;&lt;br /&gt;
	siamo considerati come pecore&lt;br /&gt;
	da portare al macello&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
	No, in tutto ciò noi siamo più che vittoriosi attraverso Colui che ci ha amati. 	Perché sono sicuro che né la morte, o la vita, né gli angeli, né i principati, né le 	cose presenti o quelle a venire, né i poteri, o l'altezza, o la profondità, né 	nient'altro in tutto il creato riusciranno a separarci dall'amore di Dio in Cristo 	Gesù nostro Signore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E dunque, infine, quando l'amore di Dio ci ha colmati di speranza nella gloria divina, noi ci rallegriamo di quella speranza e, lo ripeto, RALLEGRATEVI!&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Steffmahr</name></author>	</entry>

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		<id>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Conoscerete_la_Verit%C3%A0_e_la_Verit%C3%A0_vi_render%C3%A0_liberi</id>
		<title>Conoscerete la Verità e la Verità vi renderà liberi</title>
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				<updated>2012-08-28T19:19:12Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Steffmahr: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{Info|You Will Know the Truth and the Truth Will Set You Free}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’obiettivo di questo messaggio è quello di farvi vivere Gesù -il sovrano, risorto, vivo Dio dell'universo- come origine e contenuto della vera libertà nella vostra vita. Per fare ciò, abbiamo bisogno di due cose: abbiamo bisogno della verità liberatrice di Dio e della Sua grazia liberatrice. Ciò significa che prima predicherò la parola di Dio e poi pregherò per il Suo potere. Leggiamo quindi il passaggio della Bibbia su cui ci baseremo, dopo di che mi metterò a pregare. &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;'''Giovanni 8:30-36''' ''A queste sue parole, molti credettero in lui. Gesù allora disse a quei Giudei che avevano creduto in lui: «Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenza di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi tu dire: Diventerete liberi?». Gesù rispose: «In verità, in verità vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora lo schiavo non resta per sempre nella casa, ma il figlio vi resta sempre; se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero.'' &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Signore, apri i nostri occhi alla tua verità liberatrice e a te stesso. Concedici con il tuo potere di liberarci dal nostro legame col peccato. Nel nome del Signore, Amen. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tutti vogliamo essere liberi Credo di poter dire che chiunque si trovi in questa stanza voglia essere libero, nel senso più profondo e pieno. Se il contrario della libertà sono schiavitù e sottomissione , allora credo che nessuno le voglia. Potreste essere schiavi di abitudini molto piacevoli e allora, in questo caso, potreste volere la schiavitù. Ma se vi fermate un attimo e pensate alla felicità, senza il peso di questa schiavitù, vi renderete conto di non volere più questa sottomissione. Vorrete essere felici nella libertà, non schiavi di piacevoli dipendenze. Tutti vogliamo essere liberi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel versetto 36 di Giovanni 8 troviamo Gesù che dice: ”''Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero''”. Questo è ciò che saremo, “liberi davvero”. La libertà nel suo senso più pieno e profondo. Questo è ciò che Gesù ci offre questa mattina. Questa è la Pasqua: la celebrazione della resurrezione di Gesù dalla morte. Lui è vivo. Non è solo un ricordo, una figura storica come Cesare, Shakespeare o John Kennedy. È tornato dalla morte con un nuovo corpo glorioso. È vivo e regna come Re dell’universo, offrendo a tutti noi la vera libertà. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il Gesù della storia come il Gesù della nostra fede. So di dare molto per scontato quando dico queste cose, quindi fermiamoci per un attimo. Noi Cristiani crediamo che quello che i 27 libri del Nuovo Testamento dicono su Gesù sia vero. Tutti questi libri insegnano o ritengono che Gesù sia veramente vissuto, che sia morto per i peccatori per poi risorgere il terzo giorno, che sia salito in Cielo e che ora governi il mondo come il vero Dio del vero Dio (come dice la vecchia dottrina). Questi libri sono pieni di riferimenti alla risurrezione fisica di Gesù dalla morte. Per esempio, nel Vangelo di Giovanni (20:27-28), vediamo Gesù che appare a Tommaso, uno dei suoi discepoli che si era rifiutato di credere che fosse risorto, dicendogli: “''Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente''!”. Tommaso risponde: “Mio Signore e Mio Dio!”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Lontanissimi dal mito''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tutti questi racconti di ciò che è accaduto nella vita di Gesù sono molto lontani dal mito – come ad esempio la mitologia romana o greca, oscurate da un passato distante che non ha nulla a che vedere con la vera storia. La vera storia, invece, si trova nei libri del Nuovo Testamento: il governatore romano Pilato, il re di Galilea Erode, il sommo sacerdote Caifa. Non sono figure mitologiche. Sono personaggi storici conosciuti, al di là di ciò che si trova nella Bibbia. I fatti narrati nel Nuovo Testamento (composto da 27 libri) sono stati scritti quando i testimoni oculari erano ancora in vita. Le lettere di Paolo sono state scritte 15-30 anni dopo la morte di Gesù. In una di queste, Paolo racconta che circa 500 persone avevano visto Gesù risorto e che molte di loro erano ancora in vita (1 Corinzi 15:6). Molti dei libri, forse tutti, sono stati scritti prima del 70 d.C., quaranta anni dopo la morte di Gesù. E anche se il Vangelo di Giovanni fosse stato scritto dall'anziano apostolo nel 90 d.C., il lasso di tempo sarebbe comunque breve. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La vera storia: ricordi e testimonianze''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pensateci. Se dovessimo essere noi a scrivere il Nuovo Testamento oggi, nel 2011, alcuni avrebbero visto Gesù alla fine degli anni '80, altri negli anni '70 e altri, magari, persino negli anni '50. Ma non si tratterebbe di mitologia, bensì di storia. La storia che si trova nei ricordi e nelle testimonianze. Aggiungete, inoltre, che nulla avrebbe fatto più piacere ai nemici della Cristianesimo che poter portare dentro Gerusalemme il corpo di Gesù con una carriola, per dimostrare che si trattava di un imbroglio. Ma non hanno potuto farlo: la tomba era vuota e non c'era nessun cadavere. Pensate davvero che i discepoli possano aver rubato il corpo e inventato la storia della resurrezione? È ridicolo pensare che questi discepoli spaventati, che avevano abbandonato Gesù perché temevano per la loro vita e che avevano detto “''Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele''” ('''Luca 24:21'''), si siano messi d'accordo per creare un simile imbroglio e morire per questo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non dei matti, ma dei testimoni No, i discepoli di Gesù non erano matti: erano testimoni. Nel nuovo testamento non troviamo la mitologia, ma il Gesù che i testimoni ricordano di aver visto. Richard Bauckham, che è stato docente di Nuovo Testamento all'Università di St. Andrews, nel suo libro 'Gesù e i testimoni oculari: il Vangelo come testimonianza dei testimoni oculari' afferma: “Il Gesù raffigurato nel Vangelo è il Gesù raffigurato dai testimoni oculari, il Gesù della testimonianza”. È questa la conclusione a cui giunge dopo 500 pagine di accurati studi storici. A uno di questi testimoni -Giovanni, di cui ci stiamo occupando- è dedicato un intero libro di Bauckham, 'La testimonianza dell'amato discepolo: narrativa, storia e teologia nel Vangelo di Giovanni.' Il libro sostiene che l'autore sia un testimone oculare e che “voglia essere fedele alla storia”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La resurrezione dal punto di vista storico Con questo voglio dirvi che quando noi cristiani affermiamo che Gesù è risorto dalla morte, non parliamo del mito e non ne parliamo senza cognizione di causa. Non ne parliamo dal punto di vista spirituale o emotivo, ne parliamo dal punto di vista storico. In fondo, il Suo obiettivo è quello di conquistare la vostra fiducia e io credo che la storia di Gesù non sia così inaccessibile come si pensa. Quindi lasciate che Lui vi parli. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Un'affermazione pesante: tutti siamo schiavi del peccato''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lasciate che Lui vi parli della libertà. In '''Giovanni 8:32''' Gesù afferma: “''Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi''”. Ma, come avrebbero fatto alcuni di noi, il popolo Gli risponde che è già libero (versetto 33): “''Noi siamo discendenza di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi tu dire: Diventerete liberi''?” Vediamo che il popolo si concentra su alcuni aspetti della libertà, ma non su quello che Gesù ha in mente. Per questo Gesù chiarisce (versetto 34): “In verità, in verità vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato.” Questa affermazione è pesantissima. Ci vorrebbero settimane per capirne le basi e le conseguenze, ma non abbiamo tutto questo tempo. Ci limiteremo a ripetere questa frase e a fidarci delle parole pronunciate da colui che ci conosce meglio di quanto conosciamo noi stessi. Tutti peccano e, per questo, Gesù afferma che tutti sono schiavi del peccato. Ciò significa che il peccato non è solamente un atto malvagio, ma anche un potere, nascosto nei nostri cuori, che ci porta a commettere questo atto malvagio. Pecchiamo perché siamo peccatori. Quindi, la nostra schiavitù è la schiavitù nei confronti di questo potere nascosto dentro di noi. Ci sono anche tipi di libertà che possiamo crearci da soli, ma non è questo il caso. È questo che Gesù vuole dirci. Questa schiavitù è troppo potente. Ed è una schiavitù che riguarda tutti. Solo Gesù può renderci liberi ed è per questo che ci dice (versetto 36): “''Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero''.” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''I due modi in cui il peccato ci rende schiavi''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sono due i modi in cui il peccato ci rende schiavi e, conseguentemente, sono due i modi in cui può arrivare la libertà. Prima di tutto, il peccato ci rende schiavi perché crea desideri a cui non possiamo resistere. Il peccato è questo: desiderare qualcosa più di quanto desideriamo Gesù e agire di conseguenza. Inoltre, il peccato ci rende schiavi perché, in fin dei conti, per noi è una maledizione. A meno che non intervenga qualcosa, ci porta all'inferno. Parlo di schiavitù perché qualcuno potrebbe dire “A me va bene desiderare altro, oltre a Gesù. Mi sembra una forma di libertà.” Ma non lo direste se alla fine di quella strada ci fosse la distruzione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Libertà dalla dominazione e dalla maledizione del peccato''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Solo Gesù può liberarci da questi due tipi di schiavitù: la dominazione e la maledizione del peccato. Ci libera dalla ''maledizione'' del peccato diventando una maledizione per noi. “''Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, diventando lui stesso maledizione per noi''” (Galati 3:13). Inoltre, ci libera dalla dominazione del peccato cambiando la nostra natura alla radice, tramite una nuova nascita. La cosa fondamentale è che ci dà la capacità di poter vedere che dobbiamo desiderare il nostro Salvatore più di qualsiasi altra cosa. Quando i nostri peccati vengono perdonati, quando l'ira di Dio scompare e vediamo Gesù come il più grande tesoro del mondo, allora siamo liberi tanto dalla maledizione quanto dalla dominazione del peccato. Siamo veramente liberi. Questo è ciò che Gesù ci offre. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Cos'è la piena libertà''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vorrei tornare a questo tipo di liberazione, che ci porta alla libertà che desideriamo veramente. Sentendo queste parole potreste pensare: “Ma io sono già libero! Siete voi cristiani che siete legati da costrizioni morali. Io faccio quello che voglio e sono grato perché il paese in cui vivo mi dà la possibilità di farlo. È questa l'unica libertà che mi interessa”. Concludiamo quindi questo messaggio chiarendo cosa sia la piena libertà. “Liberi davvero” dice Gesù. Questo è ciò che Lui, solo Lui, può darci. Quali altri tipi di libertà ci sono? Qual è quella libertà che non ci rende “liberi davvero”? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Quattro tipi di libertà''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ci sono almeno quattro tipi di libertà e ciascuno aggiunge una dimensione cruciale a quella finale, che è quella che ci rende “liberi davvero”. Cerchiamo di riassumere queste tipologie in una sola definizione di libertà piena e completa:''sarete pienamente e completamente liberi –liberi davvero- quando avrete il desiderio, la capacità e l'opportunità di fare ciò che vi renderà felici per mille anni. Potremmo anche dire che sarete pienamente liberi quando avrete il desiderio, la capacità e l'opportunità di fare ciò che non vi lascerà nessun rimorso''. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*Se non avete il ''desiderio'' di fare una cosa, non siete pienamente liberi di farla. Potete trovare la forza di volontà di fare ciò che non volete fare, ma questa non può essere definita piena libertà. Non è così che vogliamo vivere, questa è una costrizione, una pressione che non vogliamo. &lt;br /&gt;
*Se avete il desiderio di fare una cosa, ma non ne avete la capacità, allora non siete liberi di farla. &lt;br /&gt;
*Se avete il desiderio e la capacità di fare una cosa, ma non l'opportunità, non siete liberi di farla. &lt;br /&gt;
*Se avete il desiderio, l'abilità e la capacità di fare una cosa, ma questa cosa vi porta alla distruzione, allora non siete pienamente, veramente liberi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per essere pienamente liberi, dobbiamo avere il desiderio, la capacità e l'opportunità di fare ciò che ci renderà per sempre felici, senza rimpianti. E solo Gesù, il figlio di Dio che è morto e risorto per noi, può renderlo possibile. Se il Figlio ci libererà, allora saremo veramente liberi. Per essere felici per sempre, è necessario che i nostri siano perdonati, che l'ira di Dio sparisca e che Cristo diventi il nostro Tesoro supremo. Solo Gesù può fare questo. Anzi, in realtà lo ha già fatto. È morto per i nostri peccati. Ha assorbito l'ira di Dio. È risorto dalla morte e, per questo, oggi è sommamente prezioso. E ci offre tutto questo come un regalo. Vorrei fare un esempio concreto, in modo che diventi ancora più chiaro ciò che intendo dire. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Una rappresentazione della libertà''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pensiamo, ad esempio, allo skydiving: lo scopo di chi lo pratica è quello di raggiungere il massimo grado di euforia e libertà. Supponiamo che vi troviate in macchina e stiate andando in aeroporto, per fare il vostro primo salto. Ma supponiamo anche che, per colpa di una buca sulla strada, foriate una gomma e finiate contro un palo del telefono. Non siete più liberi di saltare, che ne abbiate o meno la capacità, perché l'opportunità di farlo sfuma mentre attendete il carro attrezzi. Vi manca la libertà dell'opportunità. Supponiamo invece che riusciate ad arrivare all'aeroporto, ma che non abbiate frequentato alcun corso e non sappiate nulla sullo skydiving. Vi mancano le capacità di base, non sapete come si apre il paracadute. L'opportunità c'è, ma non avete la libertà della capacità: non vi lasceranno saltare. Supponiamo che siate arrivati in aeroporto, che abbiate frequentato il corso e che quindi abbiate tutte le capacità necessarie. Ma supponiamo anche che, quando dopo il decollo il portellone si apre, guardando in basso il vostro desiderio svanisca, sostituito da una paura paralizzante. Ci sono l'opportunità e la capacità, ma non avete la libertà del desiderio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
C'è però un ultimo requisito per avere la piena libertà. Supponiamo che riusciate ad arrivare in aeroporto senza ostacoli (quindi avete la libertà dell'opportunità), che abbiate tutte le conoscenze necessarie (quindi avete la libertà della capacità)e che, guardando fuori da portellone e vedendo i minuscoli silos, i granai e le fattorie, non vediate l'ora di buttarvi (quindi avete la libertà del desiderio). E così vi buttate. Ma, mentre siete in caduta libera e vi godete pienamente questa esperienza, non sapete che il vostro paracadute è difettoso e non si aprirà. Siete liberi? Pienamente, veramente liberi? No. ciò che state facendo con tanta felicità e libertà vi ucciderà. Anche se non lo sapete, siete schiavi della distruzione. Ha le sembianze della libertà, ma molto presto tutto, tutta l'euforia, si rivelerà essere un'illusione. Fra trenta secondi sarete morti. Per essere pienamente, veramente liberi, il Figlio di Dio deve liberarvi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Morto e risorto per renderci veramente liberi''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non abbiamo un paracadute creato dall'uomo, ma abbiamo un Salvatore. Poiché è morto per noi, non c'è condanna. L'inesorabile e mortale forza gravitazionale dei nostri peccati è bloccata. Lui ci ha afferrato mentre cadevamo ed è diventato il nostro Tesoro supremo. Il nostro destino e i nostri desideri sono nuovi e Lui ne è origine e contenuto. Ci ha dato un nuovo desiderio ed è Lui stesso il nuovo desiderio. “Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero”. Non è quindi sciocco per un cristiano invidiare la cosiddetta libertà di coloro che si gettano dal grattacielo del peccato e gioiscono a lungo, dimenticandosi di Gesù, per questa caduta libera provocata dall'avarizia, dalla droga, dalla fama, dal sesso, dal potere, dalla lussuria. Tutta questa libertà è come vapore, ma chi ha fede in Gesù e lo considera il più grande tesoro riuscirà ad alzarsi in volo, come un'aquila, e sarà felice, anche tra mille anni. Sarà veramente libero. Con questo messaggio Gesù non vi sta solo dando delle informazioni, vi sta anche invitando. Fidatevi di lui. Consideratelo un tesoro. È morto e risorto per renderci veramente liberi.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Steffmahr</name></author>	</entry>

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		<id>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Conoscerete_la_Verit%C3%A0_e_la_Verit%C3%A0_vi_render%C3%A0_liberi</id>
		<title>Conoscerete la Verità e la Verità vi renderà liberi</title>
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				<updated>2012-08-28T19:18:16Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Steffmahr: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{Info|You Will Know the Truth and the Truth Shall Set You free}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’obiettivo di questo messaggio è quello di farvi vivere Gesù -il sovrano, risorto, vivo Dio dell'universo- come origine e contenuto della vera libertà nella vostra vita. Per fare ciò, abbiamo bisogno di due cose: abbiamo bisogno della verità liberatrice di Dio e della Sua grazia liberatrice. Ciò significa che prima predicherò la parola di Dio e poi pregherò per il Suo potere. Leggiamo quindi il passaggio della Bibbia su cui ci baseremo, dopo di che mi metterò a pregare. &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
'''Giovanni 8:30-36'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
''A queste sue parole, molti credettero in lui. Gesù allora disse a quei Giudei che avevano creduto in lui: «Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenza di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi tu dire: Diventerete liberi?». Gesù rispose: «In verità, in verità vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora lo schiavo non resta per sempre nella casa, ma il figlio vi resta sempre; se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero.''&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Signore, apri i nostri occhi alla tua verità liberatrice e a te stesso. Concedici con il tuo potere di liberarci dal nostro legame col peccato. Nel nome del Signore, Amen. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tutti vogliamo essere liberi Credo di poter dire che chiunque si trovi in questa stanza voglia essere libero, nel senso più profondo e pieno. Se il contrario della libertà sono schiavitù e sottomissione , allora credo che nessuno le voglia. Potreste essere schiavi di abitudini molto piacevoli e allora, in questo caso, potreste volere la schiavitù. Ma se vi fermate un attimo e pensate alla felicità, senza il peso di questa schiavitù, vi renderete conto di non volere più questa sottomissione. Vorrete essere felici nella libertà, non schiavi di piacevoli dipendenze. Tutti vogliamo essere liberi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel versetto 36 di Giovanni 8 troviamo Gesù che dice: ”''Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero''”. Questo è ciò che saremo, “liberi davvero”. La libertà nel suo senso più pieno e profondo. Questo è ciò che Gesù ci offre questa mattina. Questa è la Pasqua: la celebrazione della resurrezione di Gesù dalla morte. Lui è vivo. Non è solo un ricordo, una figura storica come Cesare, Shakespeare o John Kennedy. È tornato dalla morte con un nuovo corpo glorioso. È vivo e regna come Re dell’universo, offrendo a tutti noi la vera libertà. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il Gesù della storia come il Gesù della nostra fede. So di dare molto per scontato quando dico queste cose, quindi fermiamoci per un attimo. Noi Cristiani crediamo che quello che i 27 libri del Nuovo Testamento dicono su Gesù sia vero. Tutti questi libri insegnano o ritengono che Gesù sia veramente vissuto, che sia morto per i peccatori per poi risorgere il terzo giorno, che sia salito in Cielo e che ora governi il mondo come il vero Dio del vero Dio (come dice la vecchia dottrina). Questi libri sono pieni di riferimenti alla risurrezione fisica di Gesù dalla morte. Per esempio, nel Vangelo di Giovanni (20:27-28), vediamo Gesù che appare a Tommaso, uno dei suoi discepoli che si era rifiutato di credere che fosse risorto, dicendogli: “''Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente''!”. Tommaso risponde: “Mio Signore e Mio Dio!”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Lontanissimi dal mito'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tutti questi racconti di ciò che è accaduto nella vita di Gesù sono molto lontani dal mito – come ad esempio la mitologia romana o greca, oscurate da un passato distante che non ha nulla a che vedere con la vera storia. La vera storia, invece, si trova nei libri del Nuovo Testamento: il governatore romano Pilato, il re di Galilea Erode, il sommo sacerdote Caifa. Non sono figure mitologiche. Sono personaggi storici conosciuti, al di là di ciò che si trova nella Bibbia. I fatti narrati nel Nuovo Testamento (composto da 27 libri) sono stati scritti quando i testimoni oculari erano ancora in vita. Le lettere di Paolo sono state scritte 15-30 anni dopo la morte di Gesù. In una di queste, Paolo racconta che circa 500 persone avevano visto Gesù risorto e che molte di loro erano ancora in vita (1 Corinzi 15:6). Molti dei libri, forse tutti, sono stati scritti prima del 70 d.C., quaranta anni dopo la morte di Gesù. E anche se il Vangelo di Giovanni fosse stato scritto dall'anziano apostolo nel 90 d.C., il lasso di tempo sarebbe comunque breve. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La vera storia: ricordi e testimonianze'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pensateci. Se dovessimo essere noi a scrivere il Nuovo Testamento oggi, nel 2011, alcuni avrebbero visto Gesù alla fine degli anni '80, altri negli anni '70 e altri, magari, persino negli anni '50. Ma non si tratterebbe di mitologia, bensì di storia. La storia che si trova nei ricordi e nelle testimonianze. Aggiungete, inoltre, che nulla avrebbe fatto più piacere ai nemici della Cristianesimo che poter portare dentro Gerusalemme il corpo di Gesù con una carriola, per dimostrare che si trattava di un imbroglio. Ma non hanno potuto farlo: la tomba era vuota e non c'era nessun cadavere. Pensate davvero che i discepoli possano aver rubato il corpo e inventato la storia della resurrezione? È ridicolo pensare che questi discepoli spaventati, che avevano abbandonato Gesù perché temevano per la loro vita e che avevano detto “''Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele''” ('''Luca 24:21'''), si siano messi d'accordo per creare un simile imbroglio e morire per questo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non dei matti, ma dei testimoni No, i discepoli di Gesù non erano matti: erano testimoni. Nel nuovo testamento non troviamo la mitologia, ma il Gesù che i testimoni ricordano di aver visto. Richard Bauckham, che è stato docente di Nuovo Testamento all'Università di St. Andrews, nel suo libro 'Gesù e i testimoni oculari: il Vangelo come testimonianza dei testimoni oculari' afferma: “Il Gesù raffigurato nel Vangelo è il Gesù raffigurato dai testimoni oculari, il Gesù della testimonianza”. È questa la conclusione a cui giunge dopo 500 pagine di accurati studi storici. A uno di questi testimoni -Giovanni, di cui ci stiamo occupando- è dedicato un intero libro di Bauckham, 'La testimonianza dell'amato discepolo: narrativa, storia e teologia nel Vangelo di Giovanni.' Il libro sostiene che l'autore sia un testimone oculare e che “voglia essere fedele alla storia”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La resurrezione dal punto di vista storico Con questo voglio dirvi che quando noi cristiani affermiamo che Gesù è risorto dalla morte, non parliamo del mito e non ne parliamo senza cognizione di causa. Non ne parliamo dal punto di vista spirituale o emotivo, ne parliamo dal punto di vista storico. In fondo, il Suo obiettivo è quello di conquistare la vostra fiducia e io credo che la storia di Gesù non sia così inaccessibile come si pensa. Quindi lasciate che Lui vi parli. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Un'affermazione pesante: tutti siamo schiavi del peccato'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lasciate che Lui vi parli della libertà. In '''Giovanni 8:32''' Gesù afferma: “''Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi''”. Ma, come avrebbero fatto alcuni di noi, il popolo Gli risponde che è già libero (versetto 33): “''Noi siamo discendenza di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi tu dire: Diventerete liberi''?” Vediamo che il popolo si concentra su alcuni aspetti della libertà, ma non su quello che Gesù ha in mente. Per questo Gesù chiarisce (versetto 34): “In verità, in verità vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato.” Questa affermazione è pesantissima. Ci vorrebbero settimane per capirne le basi e le conseguenze, ma non abbiamo tutto questo tempo. Ci limiteremo a ripetere questa frase e a fidarci delle parole pronunciate da colui che ci conosce meglio di quanto conosciamo noi stessi. Tutti peccano e, per questo, Gesù afferma che tutti sono schiavi del peccato. Ciò significa che il peccato non è solamente un atto malvagio, ma anche un potere, nascosto nei nostri cuori, che ci porta a commettere questo atto malvagio. Pecchiamo perché siamo peccatori. Quindi, la nostra schiavitù è la schiavitù nei confronti di questo potere nascosto dentro di noi. Ci sono anche tipi di libertà che possiamo crearci da soli, ma non è questo il caso. È questo che Gesù vuole dirci. Questa schiavitù è troppo potente. Ed è una schiavitù che riguarda tutti. Solo Gesù può renderci liberi ed è per questo che ci dice (versetto 36): “''Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero''.” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''I due modi in cui il peccato ci rende schiavi'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sono due i modi in cui il peccato ci rende schiavi e, conseguentemente, sono due i modi in cui può arrivare la libertà. Prima di tutto, il peccato ci rende schiavi perché crea desideri a cui non possiamo resistere. Il peccato è questo: desiderare qualcosa più di quanto desideriamo Gesù e agire di conseguenza. Inoltre, il peccato ci rende schiavi perché, in fin dei conti, per noi è una maledizione. A meno che non intervenga qualcosa, ci porta all'inferno. Parlo di schiavitù perché qualcuno potrebbe dire “A me va bene desiderare altro, oltre a Gesù. Mi sembra una forma di libertà.” Ma non lo direste se alla fine di quella strada ci fosse la distruzione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Libertà dalla dominazione e dalla maledizione del peccato'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Solo Gesù può liberarci da questi due tipi di schiavitù: la dominazione e la maledizione del peccato. Ci libera dalla ''maledizione'' del peccato diventando una maledizione per noi. “''Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, diventando lui stesso maledizione per noi''” (Galati 3:13). Inoltre, ci libera dalla dominazione del peccato cambiando la nostra natura alla radice, tramite una nuova nascita. La cosa fondamentale è che ci dà la capacità di poter vedere che dobbiamo desiderare il nostro Salvatore più di qualsiasi altra cosa. Quando i nostri peccati vengono perdonati, quando l'ira di Dio scompare e vediamo Gesù come il più grande tesoro del mondo, allora siamo liberi tanto dalla maledizione quanto dalla dominazione del peccato. Siamo veramente liberi. Questo è ciò che Gesù ci offre. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Cos'è la piena libertà'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vorrei tornare a questo tipo di liberazione, che ci porta alla libertà che desideriamo veramente. Sentendo queste parole potreste pensare: “Ma io sono già libero! Siete voi cristiani che siete legati da costrizioni morali. Io faccio quello che voglio e sono grato perché il paese in cui vivo mi dà la possibilità di farlo. È questa l'unica libertà che mi interessa”. Concludiamo quindi questo messaggio chiarendo cosa sia la piena libertà. “Liberi davvero” dice Gesù. Questo è ciò che Lui, solo Lui, può darci. Quali altri tipi di libertà ci sono? Qual è quella libertà che non ci rende “liberi davvero”? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Quattro tipi di libertà'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ci sono almeno quattro tipi di libertà e ciascuno aggiunge una dimensione cruciale a quella finale, che è quella che ci rende “liberi davvero”. Cerchiamo di riassumere queste tipologie in una sola definizione di libertà piena e completa:''sarete pienamente e completamente liberi –liberi davvero- quando avrete il desiderio, la capacità e l'opportunità di fare ciò che vi renderà felici per mille anni. Potremmo anche dire che sarete pienamente liberi quando avrete il desiderio, la capacità e l'opportunità di fare ciò che non vi lascerà nessun rimorso''. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*Se non avete il ''desiderio'' di fare una cosa, non siete pienamente liberi di farla. Potete trovare la forza di volontà di fare ciò che non volete fare, ma questa non può essere definita piena libertà. Non è così che vogliamo vivere, questa è una costrizione, una pressione che non vogliamo. &lt;br /&gt;
*Se avete il desiderio di fare una cosa, ma non ne avete la capacità, allora non siete liberi di farla. &lt;br /&gt;
*Se avete il desiderio e la capacità di fare una cosa, ma non l'opportunità, non siete liberi di farla. &lt;br /&gt;
*Se avete il desiderio, l'abilità e la capacità di fare una cosa, ma questa cosa vi porta alla distruzione, allora non siete pienamente, veramente liberi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per essere pienamente liberi, dobbiamo avere il desiderio, la capacità e l'opportunità di fare ciò che ci renderà per sempre felici, senza rimpianti. E solo Gesù, il figlio di Dio che è morto e risorto per noi, può renderlo possibile. Se il Figlio ci libererà, allora saremo veramente liberi. Per essere felici per sempre, è necessario che i nostri siano perdonati, che l'ira di Dio sparisca e che Cristo diventi il nostro Tesoro supremo. Solo Gesù può fare questo. Anzi, in realtà lo ha già fatto. È morto per i nostri peccati. Ha assorbito l'ira di Dio. È risorto dalla morte e, per questo, oggi è sommamente prezioso. E ci offre tutto questo come un regalo. Vorrei fare un esempio concreto, in modo che diventi ancora più chiaro ciò che intendo dire. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Una rappresentazione della libertà'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pensiamo, ad esempio, allo skydiving: lo scopo di chi lo pratica è quello di raggiungere il massimo grado di euforia e libertà. Supponiamo che vi troviate in macchina e stiate andando in aeroporto, per fare il vostro primo salto. Ma supponiamo anche che, per colpa di una buca sulla strada, foriate una gomma e finiate contro un palo del telefono. Non siete più liberi di saltare, che ne abbiate o meno la capacità, perché l'opportunità di farlo sfuma mentre attendete il carro attrezzi. Vi manca la libertà dell'opportunità. Supponiamo invece che riusciate ad arrivare all'aeroporto, ma che non abbiate frequentato alcun corso e non sappiate nulla sullo skydiving. Vi mancano le capacità di base, non sapete come si apre il paracadute. L'opportunità c'è, ma non avete la libertà della capacità: non vi lasceranno saltare. Supponiamo che siate arrivati in aeroporto, che abbiate frequentato il corso e che quindi abbiate tutte le capacità necessarie. Ma supponiamo anche che, quando dopo il decollo il portellone si apre, guardando in basso il vostro desiderio svanisca, sostituito da una paura paralizzante. Ci sono l'opportunità e la capacità, ma non avete la libertà del desiderio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
C'è però un ultimo requisito per avere la piena libertà. Supponiamo che riusciate ad arrivare in aeroporto senza ostacoli (quindi avete la libertà dell'opportunità), che abbiate tutte le conoscenze necessarie (quindi avete la libertà della capacità)e che, guardando fuori da portellone e vedendo i minuscoli silos, i granai e le fattorie, non vediate l'ora di buttarvi (quindi avete la libertà del desiderio). E così vi buttate. Ma, mentre siete in caduta libera e vi godete pienamente questa esperienza, non sapete che il vostro paracadute è difettoso e non si aprirà. Siete liberi? Pienamente, veramente liberi? No. ciò che state facendo con tanta felicità e libertà vi ucciderà. Anche se non lo sapete, siete schiavi della distruzione. Ha le sembianze della libertà, ma molto presto tutto, tutta l'euforia, si rivelerà essere un'illusione. Fra trenta secondi sarete morti. Per essere pienamente, veramente liberi, il Figlio di Dio deve liberarvi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Morto e risorto per renderci veramente liberi'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non abbiamo un paracadute creato dall'uomo, ma abbiamo un Salvatore. Poiché è morto per noi, non c'è condanna. L'inesorabile e mortale forza gravitazionale dei nostri peccati è bloccata. Lui ci ha afferrato mentre cadevamo ed è diventato il nostro Tesoro supremo. Il nostro destino e i nostri desideri sono nuovi e Lui ne è origine e contenuto. Ci ha dato un nuovo desiderio ed è Lui stesso il nuovo desiderio. “Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero”. Non è quindi sciocco per un cristiano invidiare la cosiddetta libertà di coloro che si gettano dal grattacielo del peccato e gioiscono a lungo, dimenticandosi di Gesù, per questa caduta libera provocata dall'avarizia, dalla droga, dalla fama, dal sesso, dal potere, dalla lussuria. Tutta questa libertà è come vapore, ma chi ha fede in Gesù e lo considera il più grande tesoro riuscirà ad alzarsi in volo, come un'aquila, e sarà felice, anche tra mille anni. Sarà veramente libero. Con questo messaggio Gesù non vi sta solo dando delle informazioni, vi sta anche invitando. Fidatevi di lui. Consideratelo un tesoro. È morto e risorto per renderci veramente liberi.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Steffmahr</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Conoscerete_la_Verit%C3%A0_e_la_Verit%C3%A0_vi_render%C3%A0_liberi</id>
		<title>Conoscerete la Verità e la Verità vi renderà liberi</title>
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				<updated>2012-08-28T19:10:37Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Steffmahr: Creata pagina con '{{Info|You Will Know the Truth and the Truth Shall Set You free}}  L’obiettivo di questo messaggio è quello di farvi vivere Gesù -il sovrano, risorto, vivo Dio dell'universo-...'&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{Info|You Will Know the Truth and the Truth Shall Set You free}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’obiettivo di questo messaggio è quello di farvi vivere Gesù -il sovrano, risorto, vivo Dio dell'universo- come origine e contenuto della vera libertà nella vostra vita.&lt;br /&gt;
Per fare ciò, abbiamo bisogno di due cose: abbiamo bisogno della verità liberatrice di Dio e della Sua grazia liberatrice. Ciò significa che prima predicherò la parola di Dio e poi pregherò per il Suo potere. &lt;br /&gt;
Leggiamo quindi il passaggio della Bibbia su cui ci baseremo, dopo di che mi metterò a pregare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Giovanni 8:30-36&lt;br /&gt;
A queste sue parole, molti credettero in lui. Gesù allora disse a quei Giudei che avevano creduto in lui: «Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenza di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi tu dire: Diventerete liberi?». Gesù rispose: «In verità, in verità vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora lo schiavo non resta per sempre nella casa, ma il figlio vi resta sempre; se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Signore, apri i nostri occhi alla tua verità liberatrice e a te stesso. Concedici con il tuo potere di liberarci dal nostro legame col peccato. Nel nome del Signore, Amen.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tutti vogliamo essere liberi&lt;br /&gt;
Credo di poter dire che chiunque si trovi in questa stanza voglia essere libero, nel senso più profondo e pieno. Se il contrario della libertà sono schiavitù e sottomissione , allora credo che nessuno le voglia. Potreste essere schiavi di abitudini molto piacevoli e allora, in questo caso, potreste volere la schiavitù. Ma se vi fermate un attimo e pensate alla felicità, senza il peso di questa schiavitù, vi renderete conto di non volere più questa sottomissione. Vorrete essere felici nella libertà, non schiavi di piacevoli dipendenze. Tutti vogliamo essere liberi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel versetto 36 di Giovanni 8 troviamo Gesù che dice: ”Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero”. Questo è ciò che saremo, “liberi davvero”. La libertà nel suo senso più pieno e profondo. Questo è ciò che Gesù ci offre questa mattina. Questa è la Pasqua: la celebrazione della resurrezione di Gesù dalla morte. Lui è vivo. Non è solo un ricordo, una figura storica come Cesare, Shakespeare o John Kennedy. È tornato dalla morte con un nuovo corpo glorioso. È vivo e regna come Re dell’universo, offrendo a tutti noi la vera libertà.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il Gesù della storia come il Gesù della nostra fede.&lt;br /&gt;
So di dare molto per scontato quando dico queste cose, quindi fermiamoci per un attimo. Noi Cristiani crediamo che quello che i 27 libri del Nuovo Testamento dicono su Gesù sia vero. Tutti questi libri insegnano o ritengono che Gesù sia veramente vissuto, che sia morto per i peccatori per poi risorgere il terzo giorno, che sia salito in Cielo e che ora governi il mondo come il vero Dio del vero Dio (come dice la vecchia dottrina).&lt;br /&gt;
Questi libri sono pieni di riferimenti alla risurrezione fisica di Gesù dalla morte. Per esempio, nel Vangelo di Giovanni (20:27-28), vediamo Gesù che appare a Tommaso, uno dei suoi discepoli che si era rifiutato di credere che fosse risorto, dicendogli: “Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!”. Tommaso risponde: “Mio Signore e Mio Dio!”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lontanissimi dal mito&lt;br /&gt;
Tutti questi racconti di ciò che è accaduto nella vita di Gesù sono molto lontani dal mito – come ad esempio la mitologia romana o greca, oscurate da un passato distante che non ha nulla a che vedere con la vera storia. La vera storia, invece, si trova nei libri del Nuovo Testamento: il governatore romano Pilato, il re di Galilea Erode, il sommo sacerdote Caifa. Non sono figure mitologiche. Sono personaggi storici conosciuti, al di là di ciò che si trova nella Bibbia. &lt;br /&gt;
I fatti narrati nel Nuovo Testamento (composto da 27 libri) sono stati scritti quando i testimoni oculari erano ancora in vita. Le lettere di Paolo sono state scritte 15-30 anni dopo la morte di Gesù. In una di queste, Paolo racconta che circa 500 persone avevano visto Gesù risorto e che molte di loro erano ancora in vita (1 Corinzi 15:6). Molti dei libri, forse tutti, sono stati scritti prima del 70 d.C., quaranta anni dopo la morte di Gesù. E anche se il Vangelo di Giovanni fosse stato scritto dall'anziano apostolo nel 90 d.C., il lasso di tempo sarebbe comunque breve.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La vera storia: ricordi e testimonianze&lt;br /&gt;
Pensateci. Se dovessimo essere noi a scrivere il Nuovo Testamento oggi, nel 2011, alcuni avrebbero visto Gesù alla fine degli anni '80, altri negli anni '70 e altri, magari, persino negli anni '50.  Ma non si tratterebbe di mitologia, bensì di storia. La storia che si trova nei ricordi e nelle testimonianze.&lt;br /&gt;
Aggiungete, inoltre, che nulla avrebbe fatto più piacere ai nemici della Cristianesimo che poter portare dentro Gerusalemme il corpo di Gesù con una carriola, per dimostrare che si trattava di un imbroglio. Ma non hanno potuto farlo: la tomba era vuota e non c'era nessun cadavere. Pensate davvero che i discepoli possano aver rubato il corpo e inventato la storia della resurrezione? È ridicolo pensare che questi discepoli spaventati, che avevano abbandonato Gesù perché temevano per la loro vita e che avevano detto “Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele” (Luca 24:21), si siano messi d'accordo per creare un simile imbroglio e morire per questo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non dei matti, ma dei testimoni&lt;br /&gt;
No, i discepoli di Gesù non erano matti: erano testimoni. Nel nuovo testamento non troviamo la mitologia, ma il Gesù che i testimoni ricordano di aver visto.  Richard Bauckham, che è stato docente di Nuovo Testamento all'Università di St. Andrews, nel suo libro 'Gesù e i testimoni oculari: il Vangelo come testimonianza dei testimoni oculari' afferma: “Il Gesù raffigurato nel Vangelo è il Gesù raffigurato dai testimoni oculari, il Gesù della testimonianza”. È questa la conclusione a cui giunge dopo 500 pagine di accurati studi storici.&lt;br /&gt;
A uno di questi testimoni -Giovanni, di cui ci stiamo occupando- è dedicato un intero libro di Bauckham, 'La testimonianza dell'amato discepolo: narrativa, storia e teologia nel Vangelo di Giovanni.' Il libro sostiene che l'autore sia un testimone oculare e che “voglia essere fedele alla storia”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La resurrezione dal punto di vista storico&lt;br /&gt;
Con questo voglio dirvi che quando noi cristiani affermiamo che Gesù è risorto dalla morte, non parliamo del mito e non ne parliamo senza cognizione di causa. Non ne parliamo dal punto di vista spirituale o emotivo, ne parliamo dal punto di vista storico. In fondo, il Suo obiettivo è quello di conquistare la vostra fiducia e io credo che la storia di Gesù non sia così inaccessibile come si pensa. Quindi lasciate che Lui vi parli.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un'affermazione pesante: tutti siamo schiavi del peccato&lt;br /&gt;
Lasciate che Lui vi parli della libertà. In Giovanni 8:32 Gesù afferma: “Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”. Ma, come avrebbero fatto alcuni di noi, il popolo Gli risponde che è già libero (versetto 33): “Noi siamo discendenza di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi tu dire: Diventerete liberi?” Vediamo che il popolo si concentra su alcuni aspetti della libertà, ma non su quello che Gesù ha in mente.&lt;br /&gt;
Per questo Gesù chiarisce (versetto 34): “In verità, in verità vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato.” Questa affermazione è pesantissima. Ci vorrebbero settimane per capirne le basi e le conseguenze, ma non abbiamo tutto questo tempo. Ci limiteremo a ripetere questa frase e a fidarci delle parole pronunciate da colui che ci conosce meglio di quanto conosciamo noi stessi. Tutti peccano e, per questo, Gesù afferma che tutti sono schiavi del peccato. Ciò significa che il peccato non è solamente un atto malvagio, ma anche un potere, nascosto nei nostri cuori, che ci porta a commettere questo atto malvagio. Pecchiamo perché siamo peccatori.&lt;br /&gt;
Quindi, la nostra schiavitù è la schiavitù nei confronti di questo potere nascosto dentro di noi. Ci sono anche tipi di libertà che possiamo crearci da soli, ma non è questo il caso. È questo che Gesù vuole dirci. Questa schiavitù è troppo potente. Ed è una schiavitù che riguarda tutti. Solo Gesù può renderci liberi ed è per questo che ci dice (versetto 36): “Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero.”&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I due modi in cui il peccato ci rende schiavi&lt;br /&gt;
Sono due i modi in cui il peccato ci rende schiavi e, conseguentemente, sono due i modi in cui può arrivare la libertà. Prima di tutto, il peccato ci rende schiavi perché crea desideri a cui non possiamo resistere. Il peccato è questo: desiderare qualcosa più di quanto desideriamo Gesù e agire di conseguenza.&lt;br /&gt;
Inoltre, il peccato ci rende schiavi perché, in fin dei conti, per noi è una maledizione. A meno che non intervenga qualcosa, ci porta all'inferno. Parlo di schiavitù perché qualcuno potrebbe dire “A me va bene desiderare altro, oltre a Gesù. Mi sembra una forma di libertà.” Ma non lo direste se alla fine di quella strada ci fosse la distruzione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Libertà dalla dominazione e dalla maledizione del peccato&lt;br /&gt;
Solo Gesù può liberarci da questi due tipi di schiavitù: la dominazione e la maledizione del peccato. Ci libera dalla maledizione del peccato diventando una maledizione per noi. “Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, diventando lui stesso maledizione per noi” (Galati 3:13). Inoltre, ci libera dalla dominazione del peccato cambiando la nostra natura alla radice, tramite una nuova nascita. La cosa fondamentale è che ci dà la capacità di poter vedere che dobbiamo desiderare il nostro Salvatore più di qualsiasi altra cosa.&lt;br /&gt;
Quando i nostri peccati vengono perdonati, quando l'ira di Dio scompare e vediamo Gesù come il più grande tesoro del mondo, allora siamo liberi tanto dalla maledizione quanto dalla dominazione del peccato. Siamo veramente liberi. Questo è ciò che Gesù ci offre.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cos'è la piena libertà&lt;br /&gt;
Vorrei tornare a questo tipo di liberazione, che ci porta alla libertà che desideriamo veramente. Sentendo queste parole potreste pensare: “Ma io sono già libero! Siete voi cristiani che siete legati da costrizioni morali. Io faccio quello che voglio e sono grato perché il paese in cui vivo mi dà la possibilità di farlo. È questa l'unica libertà che mi interessa”.&lt;br /&gt;
Concludiamo quindi questo messaggio chiarendo cosa sia la piena libertà. “Liberi davvero” dice Gesù. Questo è ciò che Lui, solo Lui, può darci. Quali altri tipi di libertà ci sono? Qual è quella libertà che non ci rende “liberi davvero”?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quattro tipi di libertà&lt;br /&gt;
Ci sono almeno quattro tipi di libertà e ciascuno aggiunge una dimensione cruciale a quella finale, che è quella che ci rende “liberi davvero”. Cerchiamo di riassumere queste tipologie in una sola definizione di libertà piena e completa: sarete pienamente e completamente liberi –liberi davvero- quando avrete il desiderio, la capacità e l'opportunità di fare ciò che vi renderà felici per mille anni. Potremmo anche dire che sarete pienamente liberi quando avrete il desiderio, la capacità e l'opportunità di fare ciò che non vi lascerà nessun rimorso.&lt;br /&gt;
- Se non avete il desiderio di fare una cosa, non siete pienamente liberi di farla. Potete trovare la forza di volontà di fare ciò che non volete fare, ma questa non può essere definita piena libertà. Non è così che vogliamo vivere, questa è una costrizione, una pressione che non vogliamo.&lt;br /&gt;
- Se avete il desiderio di fare una cosa, ma non ne avete la capacità, allora non siete liberi di farla.&lt;br /&gt;
- Se avete il desiderio e la capacità di fare una cosa, ma non l'opportunità, non siete liberi di farla.&lt;br /&gt;
- Se avete il desiderio, l'abilità e la capacità di fare una cosa, ma questa cosa vi porta alla distruzione, allora non siete pienamente, veramente liberi.&lt;br /&gt;
Per essere pienamente liberi, dobbiamo avere il desiderio, la capacità e l'opportunità di fare ciò che ci renderà per sempre felici, senza rimpianti. E solo Gesù, il figlio di Dio che è morto e risorto per noi, può renderlo possibile. Se il Figlio ci libererà, allora saremo veramente liberi. Per essere felici per sempre, è necessario che i nostri siano perdonati, che l'ira di Dio sparisca e che Cristo diventi il nostro Tesoro supremo. Solo Gesù può fare questo. Anzi, in realtà lo ha già fatto. È morto per i nostri peccati. Ha assorbito l'ira di Dio. È risorto dalla morte e, per questo, oggi è sommamente prezioso. E ci offre tutto questo come un regalo.&lt;br /&gt;
Vorrei fare un esempio concreto, in modo che diventi ancora più chiaro ciò che intendo dire.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una rappresentazione della libertà&lt;br /&gt;
Pensiamo, ad esempio, allo skydiving: lo scopo di chi lo pratica è quello di raggiungere il massimo grado di euforia e libertà. Supponiamo che vi troviate in macchina e stiate andando in aeroporto, per fare il vostro primo salto. Ma supponiamo anche che, per colpa di una buca sulla strada, foriate una gomma e finiate contro un palo del telefono. Non siete più liberi di saltare, che ne abbiate o meno la capacità, perché l'opportunità di farlo sfuma mentre attendete il carro attrezzi. Vi manca la libertà dell'opportunità.&lt;br /&gt;
Supponiamo invece che riusciate ad arrivare all'aeroporto, ma che non abbiate frequentato alcun corso e non sappiate nulla sullo skydiving. Vi mancano le capacità di base, non sapete come si apre il paracadute. L'opportunità c'è, ma non avete la libertà della capacità: non vi lasceranno saltare.&lt;br /&gt;
Supponiamo che siate arrivati in aeroporto, che abbiate frequentato il corso e che quindi abbiate tutte le capacità necessarie. Ma supponiamo anche che, quando dopo il decollo il portellone si apre, guardando in basso il vostro desiderio svanisca, sostituito da una paura paralizzante. Ci sono l'opportunità e la capacità, ma non avete la libertà del desiderio.&lt;br /&gt;
C'è però un ultimo requisito per avere la piena libertà. Supponiamo che riusciate ad arrivare in aeroporto senza ostacoli (quindi avete la libertà dell'opportunità), che abbiate tutte le conoscenze necessarie (quindi avete la libertà della capacità)e che, guardando fuori da portellone e vedendo i minuscoli silos, i granai e le fattorie, non vediate l'ora di buttarvi (quindi avete la libertà del desiderio). E così vi buttate.&lt;br /&gt;
Ma, mentre siete in caduta libera e vi godete pienamente questa esperienza, non sapete che il vostro paracadute è difettoso e non si aprirà. Siete liberi? Pienamente, veramente liberi?&lt;br /&gt;
No. ciò che state facendo con tanta felicità e libertà vi ucciderà. Anche se non lo sapete, siete schiavi della distruzione. Ha le sembianze della libertà, ma molto presto tutto, tutta l'euforia, si rivelerà essere un'illusione. Fra trenta secondi sarete morti.&lt;br /&gt;
Per essere pienamente, veramente liberi, il Figlio di Dio deve liberarvi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Morto e risorto per renderci veramente liberi&lt;br /&gt;
Non abbiamo un paracadute creato dall'uomo, ma abbiamo un Salvatore. Poiché è morto per noi, non c'è condanna. L'inesorabile e mortale forza gravitazionale dei nostri peccati è bloccata. Lui ci ha afferrato mentre cadevamo ed è diventato il nostro Tesoro supremo. Il nostro destino e i nostri desideri sono nuovi e Lui ne è origine e contenuto. Ci ha dato un nuovo desiderio ed è Lui stesso il nuovo desiderio. “Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero”.&lt;br /&gt;
Non è quindi sciocco per un cristiano invidiare la cosiddetta libertà di coloro che si gettano dal grattacielo del peccato e gioiscono a lungo, dimenticandosi di Gesù, per questa caduta libera provocata dall'avarizia, dalla droga, dalla fama, dal sesso, dal potere, dalla lussuria. Tutta questa libertà è come vapore, ma chi ha fede in Gesù e lo considera il più grande tesoro riuscirà ad alzarsi in volo, come un'aquila, e sarà felice, anche tra mille anni. Sarà veramente libero.&lt;br /&gt;
Con questo messaggio Gesù non vi sta solo dando delle informazioni, vi sta anche invitando. Fidatevi di lui. Consideratelo un tesoro. È morto e risorto per renderci veramente liberi.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Steffmahr</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Tutte_le_Cose_Sono_State_Create_per_Mezzo_di_lui_e_in_Vista_di_Lui</id>
		<title>Tutte le Cose Sono State Create per Mezzo di lui e in Vista di Lui</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://it.gospeltranslations.org/wiki/Tutte_le_Cose_Sono_State_Create_per_Mezzo_di_lui_e_in_Vista_di_Lui"/>
				<updated>2012-06-20T13:41:20Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Steffmahr: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{Info|All Things Were Created Through Him and for Him}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Colossesi 1:9-20 &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;''9 Perciò anche noi, da quando abbiamo saputo questo, non cessiamo di pregare per voi, e di chiedere che abbiate una conoscenza piena della sua volontà con ogni sapienza e intelligenza spirituale, 10 perché possiate comportarvi in maniera degna del Signore, per piacergli in tutto, portando frutto in ogni opera buona e crescendo nella conoscenza di Dio; 11 rafforzandovi con ogni energia secondo la potenza della sua gloria, per poter essere forti e pazienti in tutto; 12 ringraziando con gioia il Padre che ci ha messi in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce. 13 E' lui infatti che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio diletto, 14 per opera del quale abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati. 15 Egli è immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura; 16 poiché per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. 17 Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui. 18 Egli è anche il capo del corpo, cioè della Chiesa; il principio, il primogenito di coloro che risuscitano dai morti, per ottenere il primato su tutte le cose. 19 Perché piacque a Dio di fare abitare in lui ogni pienezza 20 e per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose, rappacificando con il sangue della sua croce, cioè per mezzo di lui, le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli.'' &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Questo messaggio è il primo di una serie intitolata “I peccati eccezionali e la loro funzione globale nella Gloria di Cristo”. Se Dio vorrà, ci concentreremo su questo tema sino al 23 settembre. Sono quattro i motivi che mi spingono a dare il via a questa serie. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La sovranità rispetto ai peccato nel Secondo libro delle cronache''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nella seconda metà di luglio mi trovavo ad Asheville (nel North Carolina) ed ero in veranda a leggere il Secondo libro delle cronache, che fa parte dell'Antico testamento. Come accade ogni volta che mi imbatto in questa parte delle Scrittura, le tante storie di peccati gravissimi avvenuti sotto il controllo sovrano di Dio sono come un pugno allo stomaco. Penso ad esempio a Roboamo, che rifiuta la saggezza degli anziani e dice al popolo “''Mio padre vi ha castigati con fruste, io vi castigherò con flagelli” e allo scrittore ispirato che dice “Il re non ascoltò il popolo, poiché era disposizione divina che il Signore attuasse la parola''” (2 Cronache 10:15). O ancora al re Acab, indotto da falsi profeti a lottare contro i Siriani a cui Michea, vero profeta del Signore, dice: “''Ecco, dunque, il Signore ha messo uno spirito di menzogna nella bocca di tutti questi tuoi profeti, ma il Signore a tuo riguardo preannunzia una sciagura''” (2 Cronache 18:22). E infine a Ioas, re di Israele, che saggiamente consiglia ad Amazia, re di Giuda, di non andare a combattere contro il proprio popolo. Amazia, tuttavia, non lo ascolta, come ci dice lo scrittore ispirato: “''Ma Amazia non diede ascolto. Era volontà di Dio che fossero consegnati nelle mani del nemico, perché si erano rivolti agli dei di Edom''” (2 Cronache 25:20). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché Dio ritiene che per noi sia giusto sapere queste cose? Perché Dio nella Bibbia ci dice continuamente che è Lui, in modo misterioso, a governare gli atti peccaminosi degli uomini, senza, a sua volta, peccare o commettere atti immorali o empi? È proprio questo il primo motivo che ha dato il via alla serie. Dio vuole che noi sappiamo queste cose e lo fa per un motivo preciso. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Calamità in tutto il mondo''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il secondo motivo che ha portato alla creazione di questa serie è che, qualsiasi sia il mese dell'anno, aprendo i giornali troviamo storie di tremende calamità che colpiscono gli Stati Uniti e il resto del mondo. A Newark, nel New Jersey, il tasso di omicidi è aumentato del 50% rispetto al 1998 e proprio una settimana fa quattro adolescenti sono rimasti uccisi nel corso di quella che è sembrata una vera e propria esecuzione. Nello Utah, sei minatori sono intrappolati da lunedì scorso a quasi 500 metri di profondità, senza aver dato segni di vita. E giorno dopo giorno ci rendiamo conto della portata della tragedia del crollo del Ponte I-35W1&amp;lt;ref&amp;gt;Ponte sull'autostrada I-35W, che attraversava il fiume Mississipi unendo le città di Minneapolis e Saint Paul.  Il ponte è crollato il 1 agosto 2007, causando la morte di 13 persone e il ferimento di 145.&amp;lt;/ref&amp;gt; nel cuore del Minnesota. E anche se i giornali non ne parlano, mentre noi piangiamo le nostre morti, dall'altra parte del mondo 20 milioni di persone sono state costrette a lasciare le proprie case in India, Bangladesh e Nepal a causa della peggiore alluvione degli ultimi anni. Come possiamo collegare queste cose con il Cristo risorto che ha detto “Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra” (Matteo 28:18)? Questo è il secondo motivo che ha dato il via alla serie. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La severità degli ultimi giorni''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il terzo motivo è che è la Bibbia stessa a dirci che negli ultimi giorni le cose saranno difficili e severe. In 2 Timoteo 3:1-5 Paolo dice: “''Devi anche sapere che negli ultimi tempi verranno momenti difficili. Gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro, vanitosi, orgogliosi, bestemmiatori, ribelli ai genitori, ingrati, senza religione, senza amore, sleali, maldicenti, intemperanti, intrattabili, nemici del bene, traditori, sfrontati, accecati dall'orgoglio, attaccati ai piaceri più che a Dio, con la parvenza della pietà, mentre ne hanno rinnegata la forza interiore''”. Come pastore, non credo che sarà mio dovere intrattenervi durante quei giorni o spingervi ad avere pensieri superficiali e allegri. Il mio compito, invece, è quello di mettere ora la giusta zavorra nella vostra nave, così che quando queste onde si infrangeranno sulla vostra vita non vi capovolgerete, ma riuscirete a raggiungere il porto del Paradiso pieni di fede e gioia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La Gloria di Gesù Cristo''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il quarto motivo dietro la creazione di questa serie è nel testo che abbiamo visto questa mattina, ovvero la Gloria di Gesù Cristo. Nelle ultime due settimane ho passato molto tempo a redigere un piano di otto anni da presentare al Lead Team il prossimo mercoledì. Riascoltando il sermone che ho presentato il 27 gennaio 1980 (quando mi sono candidato per diventare pastore) mi sono reso conto che non è cambiato nulla riguardo a questo argomento: io esisto e tutti noi esistiamo, come chiesa, per glorificare Gesù Cristo. Il testo scelto era Filippesi 1:20: “''Secondo la mia ardente attesa e speranza in nulla rimarrò confuso; anzi nella piena fiducia che, come sempre, anche ora Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia che io viva sia che io muoia''”. È proprio questo il quarto motivo: come viene glorificato Cristo in un mondo come il nostro? A Newark, nello Utah, in Bangladesh o a Minneapolis? O in un mondo come quello del Secondo libro delle cronache? Come viene glorificato Dio nella caduta di Satana dalla sua posizione di perfezione? Nel peccato di Adamo e nella caduta di tutta la razza umana? Nella Torre di Babele e nella “frammentazione” della razza umana nelle diverse lingue? In Giuseppe venduto come schiavo in Egitto? Nel tradimento di Israele che esige un re umano, come tutte le nazioni? Nel tradimento di Giuda? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Mistero ma non silenzio''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dio non ha risposto a tutte le nostre domande sui peccati e i misteri presenti nel mondo. “Le cose occulte appartengono al Signore nostro Dio” (Deuteronomio 29:28). Ci sono misteri che non riusciremo a conoscere se continueremo a guardare “come in uno specchio, in maniera confusa” (1 Corinzi 13:12). “''Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch'io sono conosciuto” (ibid.). ''Tuttavia Dio non è rimasto in silenzio davanti a queste cose. Ci sono cose che vuole che sappiamo. Con gli eccezionali peccati e la loro funzione globale nella Gloria di Cristo è messo in gioco l'onore di Suo Figlio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per capire meglio queste parole, leggiamo insieme Colossesi 1:14 e seguenti. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La descrizione più intensa delle glorie di Cristo''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Paolo ha appena terminato di pregare per i Colossesi, affinché questi abbiano “una conoscenza piena della sua volontà con ogni sapienza e intelligenza spirituale” e affinché possano comportarsi “''in maniera degna del Signore, per piacergli in tutto, portando frutto in ogni opera buona e crescendo nella conoscenza di Dio''” (versetti 9 e 10). Con il versetto 14 inizia una litania delle splendide verità riguardo Gesù Cristo, che probabilmente costituisce la più intensa descrizione delle glorie di Gesù di tutto il Nuovo testamento. Elenchiamole, tutte e quindici, e poi torniamo a quella su cui vorrei soffermarmi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Versetto 14: Per opera [di Gesù Cristo] abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati. Versetto 15a: Egli è immagine del Dio invisibile, Versetto 15b: Egli è generato prima di ogni creatura (ovvero il celebrato, primo ed unico Figlio di tutto il creato) Versetto 16a: Per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà (Torneremo sul versetto 16). Versetto 16b Tutte le cose sono state create per mezzo di lui Versetto 16c: Tutte le cose sono state create in vista di lui. Versetto 17a: Egli è prima di tutte le cose Versetto 17b: Tutte le cose sussistono in lui. Versetto 18a: Egli è anche il capo del corpo, cioè della Chiesa Versetto 18b: Egli è il principio Versetto 18c: Egli è il primogenito di coloro che risuscitano dai morti Versetto 18d: Egli ottiene il primato su tutte le cose. Versetto 19: A Dio piacque di fare abitare in lui ogni pienezza Versetto 20a: Per mezzo di lui a Dio piacque riconciliare a sé tutte le cose, quelle che stanno sulla terra e quelle nei cieli. Versetto 20b: Egli riappacifica con il sangue della sua croce &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vale la pena memorizzare questo elenco. Quando il vostro cuore vacilla e si raffredda, ritornate su questa litania di glorie: memorizzatela e chiedete a Dio di darvi un affetto commisurato alla sua grandezza. Se c'è una persona, un potere, una saggezza, un amore che può suscitare ammirazione, meraviglia o gioia, fate che sia proprio la Persona più grande, il potere più grande, la saggezza più grande, l'amore più grande che ci sia: Gesù Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Tutte le cose sono state create da, per mezzo e in vista di Gesù Cristo.''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per riprendere il nostro discorso, torniamo al versetto 16 e concentriamoci sull'uso delle preposizioni: “''Per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui''”. Paolo ci insegna quindi che tutte le cose sono state create da Gesù Cristo. Sono state create per mezzo di Gesù Cristo. Era presso Dio, in Dio – era Dio (Giovanni 1:1-3) – perché Dio ha creato tutte le cose per mezzo di Lui. Tutte le cose sono state create per Lui. Tutto ciò che esiste, esiste per Cristo, vale a dire che esiste per mostrare la grandezza di Cristo. Nell'universo nulla, - nulla! - è fine a se stesso. Tutto, dal fondo degli oceani alle cime delle montagne, dalla più piccola particella alla più grande stella, dalla più noiosa materia alla più affascinante scienza, dal più brutto scarafaggio al più bello degli esseri umani, dal più grande santo al più malvagio dittatore responsabile di un genocidio - tutto ciò che esiste, esiste affinché venga conosciuta appieno la grandezza di Cristo: questo vale anche per voi e per quella persona che proprio non vi piace. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Anche i poteri malvagi soprannaturali''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma di tutte le cose che Paolo avrebbe potuto menzionare tra le milioni create da Cristo e che esistono per la sua gloria, ha scelto proprio queste: “Troni, Dominazioni, Principati e Potestà”. Versetto 16: “''Per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà. Tutte le cose [anche quelle] sono state create per mezzo di lui e in vista di lui''.” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Paolo sa che questi “Principati e Potestà” comprendono anche i poteri soprannaturali. Guardiamo Colossesi 2:15, in cui Paolo celebra il trionfo di Cristo sulla croce: “''avendo privato della loro forza i Principati e le Potestà ne ha fatto pubblico spettacolo dietro al corteo trionfale di Cristo.”'' Ecco quindi i “Principati” e le “Potestà” a cui si riferiva in Colossesi 1:16. Questi ritornano anche in Efesini 6:12: “''La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà''.” Questi sono, come dice Paolo, “''i dominatori di questo mondo di tenebra” e ”gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti.''” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questi sono i poteri malvagi soprannaturali che vogliono ingannare e distruggere la razza umana. Sono stati sconfitti in modo definitivo sulla croce, dove Gesù li ha disarmati e ha messo al sicuro il suo popolo grazie alla fede in Cristo. Ma fanno ancora molti danni, perché nel mondo non tutti sono credenti e perché questi poteri possono ferire, ma non distruggere, anche i credenti. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Per la Gloria di Gesù Cristo''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi, da dove arrivano e perché esistono? Colossesi 1:16 ci fornisce buona parte della risposta: non tutta la risposta, ma sicuramente la parte che ci interessa. “Per''mezzo di lui'' – di Cristo, il Figlio di Dio - ''sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà.''” Ci viene quindi detto da dove provengono: sono state create da Cristo. E perché esistono? Versetto 16b: “''Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui''.” Esistono per Cristo. Esistono per far conoscere le sue glorie. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non si dice che quando sono state create erano malvagie: anzi, il Libro di Giuda ci parla di “''angeli che non conservarono la loro dignità ma lasciarono la propria dimora''” (Giuda 1:6) Sono state create buone e si sono ribellate a Dio. Paolo lo sa. Sa cosa erano e cosa sono diventate. E nelle prossime settimane vedremo che Paolo conosce anche altre cose: che Cristo sapeva che sarebbero cadute prima che cadessero. Cristo sapeva che ci sarebbero stati il peccato, la ribellione e il male. E ha considerato tutte queste cose con infinita saggezza nel pianificare la storia della salvezza e i trionfi della grazia durante il Calvario. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi, quando Paolo dice che “Principati e Potestà” sono stati creati per mezzo di Lui e in vista di Lui, vuole dirci che Dio li ha creati sapendo che cosa sarebbero diventati e come avrebbero glorificato Cristo col loro ruolo malvagio. Sapendo cosa sarebbero diventati, Dio li ha creati per la gloria di Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Benzina per un fuoco incentrati su Dio''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché Paolo ci dice questo? È utile saperlo? Paolo sicuramente crede di sì, perché sono proprio questi poteri malvagi che sceglie di portare come esempio di ciò che è stato creato per mezzo e in vista di Cristo. Tra le migliaia di cose che poteva menzionare, ha scelto queste. Vuole che le conosciamo anche noi. Ma perché? Perché crede che per noi sia giusto conoscerle? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È proprio di questo che si occupa questa serie di messaggi. Non vuole darvi semplicemente delle informazioni, ma anche farvi capire come applicarle alla vita di tutti i giorni. Proprio ieri stavo leggendo le mie preghiere in 2 Timoteo e ho ritrovato questo momento di profonda verità dottrinale, così intenso: Timoteo è spaventato e Paolo vuole aiutarlo a superare le sue paure ed essere coraggioso. Così gli dice: “''Non vergognarti dunque della testimonianza da rendere al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma soffri anche tu insieme con me per il vangelo, aiutato dalla forza di'' Dio” (2 Timoteo 1:8). E poi, per aiutare Timoteo, lo riporta all'origine dell'eternità e gli dice che già prima della creazione, prima del peccato di Adamo e del bisogno di redenzione, c'erano la grazie e un divino scopo sovrano per salvare i peccatori. La dottrina più profonda è stata creata proprio per aiutare Timoteo ad essere meno timido! Le grandi verità bibliche riguardanti Cristo, la creazione e il male sono come benzina sul fuoco dell'anima umana imperniata su Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Perché la verità della sovranità di Cristo?''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vorrei concludere con cinque frasi che riassumono i motivi per cui Dio vuole che conosciamo la verità sulla Sovranità di Cristo rispetto a “Principati e Potestà”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non si tratta di un'opinione o un'idea, ma piuttosto di una verità oggettiva, come la sedia su cui vi trovate. Le persone muoiono per mancanza di verità (2 Tessalonicesi 2:10). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Queste verità mettono in chiaro che è Cristo l'unico meritevole di essere venerato. In Colossesi c'era chi diceva che la “venerazione degli angeli” (Colossesi 2:18) fosse parte della strada che conduce a Dio. Ma Paolo ribatte che questi angeli, che qualcuno ritiene essere così grandi, sono stati creati per mezzo e in vista di Cristo. Non venerate quindi gli angeli, ma piuttosto venerate chi li ha creati. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Paolo temeva che nell'atmosfera pluralistica e intellettuale di Colossi delle eresie altisonanti avrebbero potuto incantare i cirstiani. “''Badate che nessuno vi inganni con la sua filosofia e con vuoti raggiri ispirati alla tradizione umana, secondo gli elementi del mondo e non secondo Crist''o” (Colossesi 2:8). Con queste grandiose verità su Cristo, Paolo ci protegge dalle filosofie e dalle tradizioni che non adorano né proteggono la supremazia di Cristo. Se abbracciate le verità con questo spirito, difficilmente verrete travolti da tradizioni e tendenze incetrate sull'uomo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Paolo vuole farci capire chiaramente che quando i cristiani (che si sentono così piccoli e vulnerabili) sentono parlare di “Troni, Dominazioni, Principati e Potestà” ostili, sanno oltre ogni ragionevole dubbio che Gesù Cristo ha il totale controllo su questi e che non possono far nulla che esuli dal Suo permesso sovrano (Giobbe 1:12; Luca 22:31). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E quindi, per concludere, Paolo ci dice queste cose perché vuole che vediamo e sentiamo che la nostra salvezza in Cristo è invincibile. Quando Cristo è morto per i nostri peccati ed è risorto ha “''privato della loro forza i Principati e le Potestà''” (Colossesi 2:15). Avete riposto il Lui la vostra fiducia? Se lo avete fatto, ecco cosa dice di voi in Colossesi 3:3-4: “''Voi infatti siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio! Quando si manifesterà Cristo, la vostra vita, allora anche voi sarete manifestati con lui nella gloria''”. Con Cristo sarete per sempre al sicuro. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Tutte le cose servono la sua gloria e la nostra felicità''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tutte le cose sono state create per mezzo e in vista di Lui. Anche i vostri peggiori nemici sovrannaturali. In fondo sono stati loro, non Cristo, che ad essere stati disonorati sulla croce (Colossesi 2:15). In fondo, tutto e tutti servono ad glorificare la Gloria del nostro Salvatore e ad aumentare la gioia del Suo popolo in Lui. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;references /&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Steffmahr</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Tutte_le_Cose_Sono_State_Create_per_Mezzo_di_lui_e_in_Vista_di_Lui</id>
		<title>Tutte le Cose Sono State Create per Mezzo di lui e in Vista di Lui</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://it.gospeltranslations.org/wiki/Tutte_le_Cose_Sono_State_Create_per_Mezzo_di_lui_e_in_Vista_di_Lui"/>
				<updated>2012-06-20T13:39:16Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Steffmahr: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{Info|All Things Were Created Through Him and for Him}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Colossesi 1:9-20 &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
''9 Perciò anche noi, da quando abbiamo saputo questo, non cessiamo di pregare per voi, e di chiedere che abbiate una conoscenza piena della sua volontà con ogni sapienza e intelligenza spirituale, 10 perché possiate comportarvi in maniera degna del Signore, per piacergli in tutto, portando frutto in ogni opera buona e crescendo nella conoscenza di Dio; 11 rafforzandovi con ogni energia secondo la potenza della sua gloria, per poter essere forti e pazienti in tutto; 12 ringraziando con gioia il Padre che ci ha messi in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce. 13 E' lui infatti che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio diletto, 14 per opera del quale abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati. 15 Egli è immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura; 16 poiché per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. 17 Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui. 18 Egli è anche il capo del corpo, cioè della Chiesa; il principio, il primogenito di coloro che risuscitano dai morti, per ottenere il primato su tutte le cose. 19 Perché piacque a Dio di fare abitare in lui ogni pienezza 20 e per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose, rappacificando con il sangue della sua croce, cioè per mezzo di lui, le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli.''&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Questo messaggio è il primo di una serie intitolata “I peccati eccezionali e la loro funzione globale nella Gloria di Cristo”. Se Dio vorrà, ci concentreremo su questo tema sino al 23 settembre. Sono quattro i motivi che mi spingono a dare il via a questa serie. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La sovranità rispetto ai peccato nel Secondo libro delle cronache'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nella seconda metà di luglio mi trovavo ad Asheville (nel North Carolina) ed ero in veranda a leggere il Secondo libro delle cronache, che fa parte dell'Antico testamento. Come accade ogni volta che mi imbatto in questa parte delle Scrittura, le tante storie di peccati gravissimi avvenuti sotto il controllo sovrano di Dio sono come un pugno allo stomaco. Penso ad esempio a Roboamo, che rifiuta la saggezza degli anziani e dice al popolo “''Mio padre vi ha castigati con fruste, io vi castigherò con flagelli” e allo scrittore ispirato che dice “Il re non ascoltò il popolo, poiché era disposizione divina che il Signore attuasse la parola''” (2 Cronache 10:15). O ancora al re Acab, indotto da falsi profeti a lottare contro i Siriani a cui Michea, vero profeta del Signore, dice: “''Ecco, dunque, il Signore ha messo uno spirito di menzogna nella bocca di tutti questi tuoi profeti, ma il Signore a tuo riguardo preannunzia una sciagura''” (2 Cronache 18:22). E infine a Ioas, re di Israele, che saggiamente consiglia ad Amazia, re di Giuda, di non andare a combattere contro il proprio popolo. Amazia, tuttavia, non lo ascolta, come ci dice lo scrittore ispirato: “''Ma Amazia non diede ascolto. Era volontà di Dio che fossero consegnati nelle mani del nemico, perché si erano rivolti agli dei di Edom''” (2 Cronache 25:20). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché Dio ritiene che per noi sia giusto sapere queste cose? Perché Dio nella Bibbia ci dice continuamente che è Lui, in modo misterioso, a governare gli atti peccaminosi degli uomini, senza, a sua volta, peccare o commettere atti immorali o empi? È proprio questo il primo motivo che ha dato il via alla serie. Dio vuole che noi sappiamo queste cose e lo fa per un motivo preciso. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Calamità in tutto il mondo'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il secondo motivo che ha portato alla creazione di questa serie è che, qualsiasi sia il mese dell'anno, aprendo i giornali troviamo storie di tremende calamità che colpiscono gli Stati Uniti e il resto del mondo. A Newark, nel New Jersey, il tasso di omicidi è aumentato del 50% rispetto al 1998 e proprio una settimana fa quattro adolescenti sono rimasti uccisi nel corso di quella che è sembrata una vera e propria esecuzione. Nello Utah, sei minatori sono intrappolati da lunedì scorso a quasi 500 metri di profondità, senza aver dato segni di vita. E giorno dopo giorno ci rendiamo conto della portata della tragedia del crollo del Ponte I-35W1 nel cuore del Minnesota. E anche se i giornali non ne parlano, mentre noi piangiamo le nostre morti, dall'altra parte del mondo 20 milioni di persone sono state costrette a lasciare le proprie case in India, Bangladesh e Nepal a causa della peggiore alluvione degli ultimi anni. Come possiamo collegare queste cose con il Cristo risorto che ha detto “Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra” (Matteo 28:18)? Questo è il secondo motivo che ha dato il via alla serie. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La severità degli ultimi giorni'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il terzo motivo è che è la Bibbia stessa a dirci che negli ultimi giorni le cose saranno difficili e severe. In 2 Timoteo 3:1-5 Paolo dice: “''Devi anche sapere che negli ultimi tempi verranno momenti difficili. Gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro, vanitosi, orgogliosi, bestemmiatori, ribelli ai genitori, ingrati, senza religione, senza amore, sleali, maldicenti, intemperanti, intrattabili, nemici del bene, traditori, sfrontati, accecati dall'orgoglio, attaccati ai piaceri più che a Dio, con la parvenza della pietà, mentre ne hanno rinnegata la forza interiore''”. Come pastore, non credo che sarà mio dovere intrattenervi durante quei giorni o spingervi ad avere pensieri superficiali e allegri. Il mio compito, invece, è quello di mettere ora la giusta zavorra nella vostra nave, così che quando queste onde si infrangeranno sulla vostra vita non vi capovolgerete, ma riuscirete a raggiungere il porto del Paradiso pieni di fede e gioia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La Gloria di Gesù Cristo'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il quarto motivo dietro la creazione di questa serie è nel testo che abbiamo visto questa mattina, ovvero la Gloria di Gesù Cristo. Nelle ultime due settimane ho passato molto tempo a redigere un piano di otto anni da presentare al Lead Team il prossimo mercoledì. Riascoltando il sermone che ho presentato il 27 gennaio 1980 (quando mi sono candidato per diventare pastore) mi sono reso conto che non è cambiato nulla riguardo a questo argomento: io esisto e tutti noi esistiamo, come chiesa, per glorificare Gesù Cristo. Il testo scelto era Filippesi 1:20: “''Secondo la mia ardente attesa e speranza in nulla rimarrò confuso; anzi nella piena fiducia che, come sempre, anche ora Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia che io viva sia che io muoia''”. È proprio questo il quarto motivo: come viene glorificato Cristo in un mondo come il nostro? A Newark, nello Utah, in Bangladesh o a Minneapolis? O in un mondo come quello del Secondo libro delle cronache? Come viene glorificato Dio nella caduta di Satana dalla sua posizione di perfezione? Nel peccato di Adamo e nella caduta di tutta la razza umana? Nella Torre di Babele e nella “frammentazione” della razza umana nelle diverse lingue? In Giuseppe venduto come schiavo in Egitto? Nel tradimento di Israele che esige un re umano, come tutte le nazioni? Nel tradimento di Giuda? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Mistero ma non silenzio'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dio non ha risposto a tutte le nostre domande sui peccati e i misteri presenti nel mondo. “Le cose occulte appartengono al Signore nostro Dio” (Deuteronomio 29:28). Ci sono misteri che non riusciremo a conoscere se continueremo a guardare “come in uno specchio, in maniera confusa” (1 Corinzi 13:12). “''Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch'io sono conosciuto” (ibid.). ''Tuttavia Dio non è rimasto in silenzio davanti a queste cose. Ci sono cose che vuole che sappiamo. Con gli eccezionali peccati e la loro funzione globale nella Gloria di Cristo è messo in gioco l'onore di Suo Figlio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per capire meglio queste parole, leggiamo insieme Colossesi 1:14 e seguenti. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La descrizione più intensa delle glorie di Cristo'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Paolo ha appena terminato di pregare per i Colossesi, affinché questi abbiano “una conoscenza piena della sua volontà con ogni sapienza e intelligenza spirituale” e affinché possano comportarsi “''in maniera degna del Signore, per piacergli in tutto, portando frutto in ogni opera buona e crescendo nella conoscenza di Dio''” (versetti 9 e 10). Con il versetto 14 inizia una litania delle splendide verità riguardo Gesù Cristo, che probabilmente costituisce la più intensa descrizione delle glorie di Gesù di tutto il Nuovo testamento. Elenchiamole, tutte e quindici, e poi torniamo a quella su cui vorrei soffermarmi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Versetto 14: Per opera [di Gesù Cristo] abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati. Versetto 15a: Egli è immagine del Dio invisibile, Versetto 15b: Egli è generato prima di ogni creatura (ovvero il celebrato, primo ed unico Figlio di tutto il creato) Versetto 16a: Per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà (Torneremo sul versetto 16). Versetto 16b Tutte le cose sono state create per mezzo di lui Versetto 16c: Tutte le cose sono state create in vista di lui. Versetto 17a: Egli è prima di tutte le cose Versetto 17b: Tutte le cose sussistono in lui. Versetto 18a: Egli è anche il capo del corpo, cioè della Chiesa Versetto 18b: Egli è il principio Versetto 18c: Egli è il primogenito di coloro che risuscitano dai morti Versetto 18d: Egli ottiene il primato su tutte le cose. Versetto 19: A Dio piacque di fare abitare in lui ogni pienezza Versetto 20a: Per mezzo di lui a Dio piacque riconciliare a sé tutte le cose, quelle che stanno sulla terra e quelle nei cieli. Versetto 20b: Egli riappacifica con il sangue della sua croce &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vale la pena memorizzare questo elenco. Quando il vostro cuore vacilla e si raffredda, ritornate su questa litania di glorie: memorizzatela e chiedete a Dio di darvi un affetto commisurato alla sua grandezza. Se c'è una persona, un potere, una saggezza, un amore che può suscitare ammirazione, meraviglia o gioia, fate che sia proprio la Persona più grande, il potere più grande, la saggezza più grande, l'amore più grande che ci sia: Gesù Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Tutte le cose sono state create da, per mezzo e in vista di Gesù Cristo.'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per riprendere il nostro discorso, torniamo al versetto 16 e concentriamoci sull'uso delle preposizioni: “''Per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui''”. Paolo ci insegna quindi che tutte le cose sono state create da Gesù Cristo. Sono state create per mezzo di Gesù Cristo. Era presso Dio, in Dio – era Dio (Giovanni 1:1-3) – perché Dio ha creato tutte le cose per mezzo di Lui. Tutte le cose sono state create per Lui. Tutto ciò che esiste, esiste per Cristo, vale a dire che esiste per mostrare la grandezza di Cristo. Nell'universo nulla, - nulla! - è fine a se stesso. Tutto, dal fondo degli oceani alle cime delle montagne, dalla più piccola particella alla più grande stella, dalla più noiosa materia alla più affascinante scienza, dal più brutto scarafaggio al più bello degli esseri umani, dal più grande santo al più malvagio dittatore responsabile di un genocidio - tutto ciò che esiste, esiste affinché venga conosciuta appieno la grandezza di Cristo: questo vale anche per voi e per quella persona che proprio non vi piace. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Anche i poteri malvagi soprannaturali'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma di tutte le cose che Paolo avrebbe potuto menzionare tra le milioni create da Cristo e che esistono per la sua gloria, ha scelto proprio queste: “Troni, Dominazioni, Principati e Potestà”. Versetto 16: “''Per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà. Tutte le cose [anche quelle] sono state create per mezzo di lui e in vista di lui''.” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Paolo sa che questi “Principati e Potestà” comprendono anche i poteri soprannaturali. Guardiamo Colossesi 2:15, in cui Paolo celebra il trionfo di Cristo sulla croce: “''avendo privato della loro forza i Principati e le Potestà ne ha fatto pubblico spettacolo dietro al corteo trionfale di Cristo.”'' Ecco quindi i “Principati” e le “Potestà” a cui si riferiva in Colossesi 1:16. Questi ritornano anche in Efesini 6:12: “''La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà''.” Questi sono, come dice Paolo, “''i dominatori di questo mondo di tenebra” e ”gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti.''” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questi sono i poteri malvagi soprannaturali che vogliono ingannare e distruggere la razza umana. Sono stati sconfitti in modo definitivo sulla croce, dove Gesù li ha disarmati e ha messo al sicuro il suo popolo grazie alla fede in Cristo. Ma fanno ancora molti danni, perché nel mondo non tutti sono credenti e perché questi poteri possono ferire, ma non distruggere, anche i credenti. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Per la Gloria di Gesù Cristo'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi, da dove arrivano e perché esistono? Colossesi 1:16 ci fornisce buona parte della risposta: non tutta la risposta, ma sicuramente la parte che ci interessa. “Per''mezzo di lui'' – di Cristo, il Figlio di Dio - ''sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà.''” Ci viene quindi detto da dove provengono: sono state create da Cristo. E perché esistono? Versetto 16b: “''Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui''.” Esistono per Cristo. Esistono per far conoscere le sue glorie. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non si dice che quando sono state create erano malvagie: anzi, il Libro di Giuda ci parla di “''angeli che non conservarono la loro dignità ma lasciarono la propria dimora''” (Giuda 1:6) Sono state create buone e si sono ribellate a Dio. Paolo lo sa. Sa cosa erano e cosa sono diventate. E nelle prossime settimane vedremo che Paolo conosce anche altre cose: che Cristo sapeva che sarebbero cadute prima che cadessero. Cristo sapeva che ci sarebbero stati il peccato, la ribellione e il male. E ha considerato tutte queste cose con infinita saggezza nel pianificare la storia della salvezza e i trionfi della grazia durante il Calvario. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi, quando Paolo dice che “Principati e Potestà” sono stati creati per mezzo di Lui e in vista di Lui, vuole dirci che Dio li ha creati sapendo che cosa sarebbero diventati e come avrebbero glorificato Cristo col loro ruolo malvagio. Sapendo cosa sarebbero diventati, Dio li ha creati per la gloria di Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Benzina per un fuoco incentrati su Dio'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché Paolo ci dice questo? È utile saperlo? Paolo sicuramente crede di sì, perché sono proprio questi poteri malvagi che sceglie di portare come esempio di ciò che è stato creato per mezzo e in vista di Cristo. Tra le migliaia di cose che poteva menzionare, ha scelto queste. Vuole che le conosciamo anche noi. Ma perché? Perché crede che per noi sia giusto conoscerle? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È proprio di questo che si occupa questa serie di messaggi. Non vuole darvi semplicemente delle informazioni, ma anche farvi capire come applicarle alla vita di tutti i giorni. Proprio ieri stavo leggendo le mie preghiere in 2 Timoteo e ho ritrovato questo momento di profonda verità dottrinale, così intenso: Timoteo è spaventato e Paolo vuole aiutarlo a superare le sue paure ed essere coraggioso. Così gli dice: “''Non vergognarti dunque della testimonianza da rendere al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma soffri anche tu insieme con me per il vangelo, aiutato dalla forza di'' Dio” (2 Timoteo 1:8). E poi, per aiutare Timoteo, lo riporta all'origine dell'eternità e gli dice che già prima della creazione, prima del peccato di Adamo e del bisogno di redenzione, c'erano la grazie e un divino scopo sovrano per salvare i peccatori. La dottrina più profonda è stata creata proprio per aiutare Timoteo ad essere meno timido! Le grandi verità bibliche riguardanti Cristo, la creazione e il male sono come benzina sul fuoco dell'anima umana imperniata su Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Perché la verità della sovranità di Cristo?'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vorrei concludere con cinque frasi che riassumono i motivi per cui Dio vuole che conosciamo la verità sulla Sovranità di Cristo rispetto a “Principati e Potestà”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non si tratta di un'opinione o un'idea, ma piuttosto di una verità oggettiva, come la sedia su cui vi trovate. Le persone muoiono per mancanza di verità (2 Tessalonicesi 2:10). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Queste verità mettono in chiaro che è Cristo l'unico meritevole di essere venerato. In Colossesi c'era chi diceva che la “venerazione degli angeli” (Colossesi 2:18) fosse parte della strada che conduce a Dio. Ma Paolo ribatte che questi angeli, che qualcuno ritiene essere così grandi, sono stati creati per mezzo e in vista di Cristo. Non venerate quindi gli angeli, ma piuttosto venerate chi li ha creati. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Paolo temeva che nell'atmosfera pluralistica e intellettuale di Colossi delle eresie altisonanti avrebbero potuto incantare i cirstiani. “''Badate che nessuno vi inganni con la sua filosofia e con vuoti raggiri ispirati alla tradizione umana, secondo gli elementi del mondo e non secondo Crist''o” (Colossesi 2:8). Con queste grandiose verità su Cristo, Paolo ci protegge dalle filosofie e dalle tradizioni che non adorano né proteggono la supremazia di Cristo. Se abbracciate le verità con questo spirito, difficilmente verrete travolti da tradizioni e tendenze incetrate sull'uomo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Paolo vuole farci capire chiaramente che quando i cristiani (che si sentono così piccoli e vulnerabili) sentono parlare di “Troni, Dominazioni, Principati e Potestà” ostili, sanno oltre ogni ragionevole dubbio che Gesù Cristo ha il totale controllo su questi e che non possono far nulla che esuli dal Suo permesso sovrano (Giobbe 1:12; Luca 22:31). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E quindi, per concludere, Paolo ci dice queste cose perché vuole che vediamo e sentiamo che la nostra salvezza in Cristo è invincibile. Quando Cristo è morto per i nostri peccati ed è risorto ha “''privato della loro forza i Principati e le Potestà''” (Colossesi 2:15). Avete riposto il Lui la vostra fiducia? Se lo avete fatto, ecco cosa dice di voi in Colossesi 3:3-4: “''Voi infatti siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio! Quando si manifesterà Cristo, la vostra vita, allora anche voi sarete manifestati con lui nella gloria''”. Con Cristo sarete per sempre al sicuro. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Tutte le cose servono la sua gloria e la nostra felicità'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tutte le cose sono state create per mezzo e in vista di Lui. Anche i vostri peggiori nemici sovrannaturali. In fondo sono stati loro, non Cristo, che ad essere stati disonorati sulla croce (Colossesi 2:15). In fondo, tutto e tutti servono ad glorificare la Gloria del nostro Salvatore e ad aumentare la gioia del Suo popolo in Lui.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Steffmahr</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Tutte_le_Cose_Sono_State_Create_per_Mezzo_di_lui_e_in_Vista_di_Lui</id>
		<title>Tutte le Cose Sono State Create per Mezzo di lui e in Vista di Lui</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://it.gospeltranslations.org/wiki/Tutte_le_Cose_Sono_State_Create_per_Mezzo_di_lui_e_in_Vista_di_Lui"/>
				<updated>2012-06-20T13:28:22Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Steffmahr: Creata pagina con '{{Info|All Things Were Created Through Him and for Him}}  Colossesi 1:9-20  9 Perciò anche noi, da quando abbiamo saputo questo, non cessiamo di pregare per voi, e di chiedere c...'&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{Info|All Things Were Created Through Him and for Him}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Colossesi 1:9-20&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
9 Perciò anche noi, da quando abbiamo saputo questo, non cessiamo di pregare per voi, e di chiedere che abbiate una conoscenza piena della sua volontà con ogni sapienza e intelligenza spirituale, 10 perché possiate comportarvi in maniera degna del Signore, per piacergli in tutto, portando frutto in ogni opera buona e crescendo nella conoscenza di Dio; 11 rafforzandovi con ogni energia secondo la potenza della sua gloria, per poter essere forti e pazienti in tutto; 12 ringraziando con gioia il Padre che ci ha messi in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce. 13 E' lui infatti che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio diletto, 14 per opera del quale abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati. 15 Egli è immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura; 16 poiché per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. 17 Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui. 18 Egli è anche il capo del corpo, cioè della Chiesa; il principio, il primogenito di coloro che risuscitano dai morti, per ottenere il primato su tutte le cose. 19 Perché piacque a Dio di fare abitare in lui ogni pienezza 20 e per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose, rappacificando con il sangue della sua croce, cioè per mezzo di lui, le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
	Questo messaggio è il primo di una serie intitolata “I peccati eccezionali e la loro funzione globale nella Gloria di Cristo”. Se Dio vorrà, ci concentreremo su questo tema sino al 23 settembre. Sono quattro i motivi che mi spingono a dare il via a questa serie.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La sovranità rispetto ai peccato nel Secondo libro delle cronache&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
	Nella seconda metà di luglio mi trovavo ad Asheville (nel North Carolina) ed ero in veranda a leggere il Secondo libro delle cronache, che fa parte dell'Antico testamento. Come accade ogni volta che mi imbatto in questa parte delle Scrittura, le tante storie di peccati gravissimi avvenuti sotto il controllo sovrano di Dio sono come un pugno allo stomaco. Penso ad esempio a Roboamo, che rifiuta la saggezza degli anziani e dice al popolo “Mio padre vi ha castigati con fruste, io vi castigherò con flagelli” e allo scrittore ispirato che dice “Il re non ascoltò il popolo, poiché era disposizione divina che il Signore attuasse la parola” (2 Cronache 10:15).&lt;br /&gt;
	O ancora al re Acab, indotto da falsi profeti a lottare contro i Siriani a cui Michea, vero profeta del Signore, dice: “Ecco, dunque, il Signore ha messo uno spirito di menzogna nella bocca di tutti questi tuoi profeti, ma il Signore a tuo riguardo preannunzia una sciagura” (2 Cronache 18:22).&lt;br /&gt;
	E infine a Ioas, re di Israele, che saggiamente consiglia ad Amazia, re di Giuda, di non andare a combattere contro il proprio popolo. Amazia, tuttavia, non lo ascolta, come ci dice lo scrittore ispirato: “Ma Amazia non diede ascolto. Era volontà di Dio che fossero consegnati nelle mani del nemico, perché si erano rivolti agli dei di Edom” (2 Cronache 25:20).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
	Perché Dio ritiene che per noi sia giusto sapere queste cose? Perché Dio nella Bibbia ci dice continuamente che è Lui, in modo misterioso, a governare gli atti peccaminosi degli uomini, senza, a sua volta, peccare o commettere atti immorali o empi? È proprio questo il primo motivo che ha dato il via alla serie. Dio vuole che noi sappiamo queste cose e lo fa per un motivo preciso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Calamità in tutto il mondo&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
	Il secondo motivo che ha portato alla creazione di questa serie è che, qualsiasi sia il mese dell'anno, aprendo i giornali troviamo storie di tremende calamità che colpiscono gli Stati Uniti e il resto del mondo. A Newark, nel New Jersey, il tasso di omicidi è aumentato del 50% rispetto al 1998 e proprio una settimana fa quattro adolescenti sono rimasti uccisi nel corso di quella che è sembrata una vera e propria esecuzione. Nello Utah, sei minatori sono intrappolati da lunedì scorso a quasi 500 metri di profondità, senza aver dato segni di vita. E giorno dopo giorno ci rendiamo conto della portata della tragedia del crollo del Ponte I-35W1 nel cuore del Minnesota. E anche se i giornali non ne parlano, mentre noi piangiamo le nostre morti, dall'altra parte del mondo 20 milioni di persone sono state costrette a lasciare le proprie case in India, Bangladesh e Nepal a causa della peggiore alluvione degli ultimi anni. Come possiamo collegare queste cose con il Cristo risorto che ha detto “Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra” (Matteo 28:18)? Questo è il secondo motivo che ha dato il via alla serie.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La severità degli ultimi giorni&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il terzo motivo è che è la Bibbia stessa a dirci che negli ultimi giorni le cose saranno difficili e severe. In 2 Timoteo 3:1-5 Paolo dice: “Devi anche sapere che negli ultimi tempi verranno momenti difficili. Gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro, vanitosi, orgogliosi, bestemmiatori, ribelli ai genitori, ingrati, senza religione, senza amore, sleali, maldicenti, intemperanti, intrattabili, nemici del bene, traditori, sfrontati, accecati dall'orgoglio, attaccati ai piaceri più che a Dio, con la parvenza della pietà, mentre ne hanno rinnegata la forza interiore”. Come pastore, non credo che sarà mio dovere intrattenervi durante quei giorni o spingervi ad avere pensieri superficiali e allegri. Il mio compito, invece, è quello di mettere ora la giusta zavorra nella vostra nave, così che quando queste onde si infrangeranno sulla vostra vita non vi capovolgerete, ma riuscirete a raggiungere il porto del Paradiso pieni di fede e gioia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La Gloria di Gesù Cristo&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il quarto motivo dietro la creazione di questa serie è nel testo che abbiamo visto questa mattina, ovvero la Gloria di Gesù Cristo. Nelle ultime due settimane ho passato molto tempo a redigere un piano di otto anni da presentare al Lead Team il prossimo mercoledì. Riascoltando il sermone che ho presentato il 27 gennaio 1980 (quando mi sono candidato per diventare pastore) mi sono reso conto che non è cambiato nulla riguardo a questo argomento: io esisto e tutti noi esistiamo, come chiesa, per glorificare Gesù Cristo. Il testo scelto era Filippesi 1:20: “Secondo la mia ardente attesa e speranza in nulla rimarrò confuso; anzi nella piena fiducia che, come sempre, anche ora Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia che io viva sia che io muoia”. È proprio questo il quarto motivo: come viene glorificato Cristo in un mondo come il nostro? A Newark, nello Utah, in Bangladesh o a Minneapolis? O in un mondo come quello del Secondo libro delle cronache? Come viene glorificato Dio nella caduta di Satana dalla sua posizione di perfezione? Nel peccato di Adamo e nella caduta di tutta la razza umana? Nella Torre di Babele e nella “frammentazione” della razza umana nelle diverse lingue? In Giuseppe venduto come schiavo in Egitto? Nel tradimento di Israele che esige un re umano, come tutte le nazioni? Nel tradimento di Giuda?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mistero ma non silenzio&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dio non ha risposto a tutte le nostre domande sui peccati e i misteri presenti nel mondo. “Le cose occulte appartengono al Signore nostro Dio” (Deuteronomio 29:28). Ci sono misteri che non riusciremo a conoscere se continueremo a guardare “come in uno specchio, in maniera confusa” (1 Corinzi 13:12). “Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch'io sono conosciuto” (ibid.). Tuttavia Dio non è rimasto in silenzio davanti a queste cose. Ci sono cose che vuole che sappiamo. Con gli eccezionali peccati e la loro funzione globale nella Gloria di Cristo è messo in gioco l'onore di Suo Figlio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per capire meglio queste parole, leggiamo insieme Colossesi 1:14 e seguenti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La descrizione più intensa delle glorie di Cristo&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Paolo ha appena terminato di pregare per i Colossesi, affinché questi abbiano “una conoscenza piena della sua volontà con ogni sapienza e intelligenza spirituale” e affinché possano comportarsi “in maniera degna del Signore, per piacergli in tutto, portando frutto in ogni opera buona e crescendo nella conoscenza di Dio” (versetti 9 e 10). Con il versetto 14 inizia una litania delle splendide verità riguardo Gesù Cristo, che probabilmente costituisce la più intensa descrizione delle glorie di Gesù di tutto il Nuovo testamento. Elenchiamole, tutte e quindici, e poi torniamo a quella su cui vorrei soffermarmi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Versetto 14: Per opera [di Gesù Cristo] abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati.&lt;br /&gt;
Versetto 15a: Egli è immagine del Dio invisibile,&lt;br /&gt;
Versetto 15b: Egli è generato prima di ogni creatura (ovvero il celebrato, primo ed unico Figlio di tutto il creato) &lt;br /&gt;
Versetto 16a: Per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà (Torneremo sul versetto 16).&lt;br /&gt;
Versetto 16b Tutte le cose sono state create per mezzo di lui &lt;br /&gt;
Versetto 16c: Tutte le cose sono state create in vista di lui. &lt;br /&gt;
Versetto 17a: Egli è prima di tutte le cose &lt;br /&gt;
Versetto 17b: Tutte le cose sussistono in lui. &lt;br /&gt;
Versetto 18a: Egli è anche il capo del corpo, cioè della Chiesa &lt;br /&gt;
Versetto 18b: Egli è il principio&lt;br /&gt;
Versetto 18c: Egli è il primogenito di coloro che risuscitano dai morti&lt;br /&gt;
Versetto 18d: Egli ottiene il primato su tutte le cose. &lt;br /&gt;
Versetto 19: A Dio piacque di fare abitare in lui ogni pienezza &lt;br /&gt;
Versetto 20a: Per mezzo di lui a Dio piacque riconciliare a sé tutte le cose, quelle che stanno sulla terra e quelle nei cieli.&lt;br /&gt;
Versetto 20b: Egli riappacifica con il sangue della sua croce &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vale la pena memorizzare questo elenco. Quando il vostro cuore vacilla e si raffredda, ritornate su questa litania di glorie: memorizzatela e chiedete a Dio di darvi un affetto commisurato alla sua grandezza. Se c'è una persona, un potere, una saggezza, un amore che può suscitare ammirazione, meraviglia o gioia, fate che sia proprio la Persona più grande, il potere più grande, la saggezza più grande, l'amore più grande che ci sia: Gesù Cristo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tutte le cose sono state create da, per mezzo e in vista di Gesù Cristo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per riprendere il nostro discorso, torniamo al versetto 16 e concentriamoci sull'uso delle preposizioni: “Per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui”. Paolo ci insegna quindi che tutte le cose sono state create da Gesù Cristo. Sono state create per mezzo di Gesù Cristo. Era presso Dio, in Dio – era Dio (Giovanni 1:1-3) – perché Dio ha creato tutte le cose per mezzo di Lui. Tutte le cose sono state create per Lui. Tutto ciò che esiste, esiste per Cristo, vale a dire che esiste per mostrare la grandezza di Cristo. Nell'universo nulla, - nulla! - è fine a se stesso. Tutto, dal fondo degli oceani alle cime delle montagne, dalla più piccola particella alla più grande stella, dalla più noiosa materia alla più affascinante scienza, dal più brutto scarafaggio al più bello degli esseri umani, dal più grande santo al più malvagio dittatore responsabile di un genocidio - tutto ciò che esiste, esiste affinché venga conosciuta appieno la grandezza di Cristo: questo vale anche per voi e per quella persona che proprio non vi piace.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche i poteri malvagi soprannaturali&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma di tutte le cose che Paolo avrebbe potuto menzionare tra le milioni create da Cristo e che esistono per la sua gloria, ha scelto proprio queste: “Troni, Dominazioni, Principati e Potestà”. Versetto 16: “Per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà. Tutte le cose [anche quelle] sono state create per mezzo di lui e in vista di lui.”&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Paolo sa che questi “Principati e Potestà” comprendono anche i poteri soprannaturali. Guardiamo Colossesi 2:15, in cui Paolo celebra il trionfo di Cristo sulla croce: “avendo privato della loro forza i Principati e le Potestà ne ha fatto pubblico spettacolo dietro al corteo trionfale di Cristo.” Ecco quindi i “Principati” e le “Potestà” a cui si riferiva in Colossesi 1:16. Questi ritornano anche in Efesini 6:12: “La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà.” Questi sono, come dice Paolo, “i dominatori di questo mondo di tenebra” e ”gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti.”&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questi sono i poteri malvagi soprannaturali che vogliono ingannare e distruggere la razza umana. Sono stati sconfitti in modo definitivo sulla croce, dove Gesù li ha disarmati e ha messo al sicuro il suo popolo grazie alla fede in Cristo. Ma fanno ancora molti danni, perché nel mondo non tutti sono credenti e perché questi poteri possono ferire, ma non distruggere, anche i credenti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per la Gloria di Gesù Cristo&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi, da dove arrivano e perché esistono? Colossesi 1:16 ci fornisce buona parte della risposta: non tutta la risposta, ma sicuramente la parte che ci interessa. “Per mezzo di lui – di Cristo, il Figlio di Dio - sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà.” Ci viene quindi detto da dove provengono: sono state create da Cristo. E perché esistono? Versetto 16b: “Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui.” Esistono per Cristo. Esistono per far conoscere le sue glorie.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non si dice che quando sono state create erano malvagie: anzi, il Libro di Giuda ci parla di “angeli che non conservarono la loro dignità ma lasciarono la propria dimora” (Giuda 1:6) Sono state create buone e si sono ribellate a Dio. Paolo lo sa. Sa cosa erano e cosa sono diventate. E nelle prossime settimane vedremo che Paolo conosce anche altre cose: che Cristo sapeva che sarebbero cadute prima che cadessero. Cristo sapeva che ci sarebbero stati il peccato, la ribellione e il male. E ha considerato tutte queste cose con infinita saggezza nel pianificare la storia della salvezza e i trionfi della grazia durante il Calvario.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi, quando Paolo dice che “Principati e Potestà” sono stati creati per mezzo di Lui e in vista di Lui, vuole dirci che Dio li ha creati sapendo che cosa sarebbero diventati e come avrebbero glorificato Cristo col loro ruolo malvagio. Sapendo cosa sarebbero diventati, Dio li ha creati per la gloria di Cristo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Benzina per un fuoco incentrati su Dio&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché Paolo ci dice questo? È utile saperlo? Paolo sicuramente crede di sì, perché sono proprio questi poteri malvagi che sceglie di portare come esempio di ciò che è stato creato per mezzo e in vista di Cristo. Tra le migliaia di cose che poteva menzionare, ha scelto queste. Vuole che le conosciamo anche noi. Ma perché? Perché crede che per noi sia giusto conoscerle?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È proprio di questo che si occupa questa serie di messaggi. Non vuole darvi semplicemente delle informazioni, ma anche farvi capire come applicarle alla vita di tutti i giorni. Proprio ieri stavo leggendo le mie preghiere in 2 Timoteo e ho ritrovato questo momento di profonda verità dottrinale, così intenso: Timoteo è spaventato e Paolo vuole aiutarlo a superare le sue paure ed essere coraggioso. Così gli dice: “Non vergognarti dunque della testimonianza da rendere al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma soffri anche tu insieme con me per il vangelo, aiutato dalla forza di Dio” (2 Timoteo 1:8). E poi, per aiutare Timoteo, lo riporta all'origine dell'eternità e gli dice che già prima della creazione, prima del peccato di Adamo e del bisogno di redenzione, c'erano la grazie e un divino scopo sovrano per salvare i peccatori. La dottrina più profonda è stata creata proprio per aiutare Timoteo ad essere meno timido! Le grandi verità bibliche riguardanti Cristo, la creazione e il male sono come benzina sul fuoco dell'anima umana imperniata su Dio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché la verità della sovranità di Cristo?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vorrei concludere con cinque frasi che riassumono i motivi per cui Dio vuole che conosciamo la verità sulla Sovranità di Cristo rispetto a “Principati e Potestà”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
	Non si tratta di un'opinione o un'idea, ma piuttosto di una verità oggettiva, come la sedia su cui vi trovate. Le persone muoiono per mancanza di verità (2 Tessalonicesi 2:10).&lt;br /&gt;
	Queste verità mettono in chiaro che è Cristo l'unico meritevole di essere venerato. In Colossesi c'era chi diceva che la “venerazione degli angeli” (Colossesi 2:18) fosse parte della strada che conduce a Dio. Ma Paolo ribatte che questi angeli, che qualcuno ritiene essere così grandi, sono stati creati per mezzo e in vista di Cristo. Non venerate quindi gli angeli, ma piuttosto venerate chi li ha creati.&lt;br /&gt;
	Paolo temeva che nell'atmosfera pluralistica e intellettuale di Colossi delle eresie altisonanti avrebbero potuto incantare i cirstiani. “Badate che nessuno vi inganni con la sua filosofia e con vuoti raggiri ispirati alla tradizione umana, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo” (Colossesi 2:8). Con queste grandiose verità su Cristo, Paolo ci protegge dalle filosofie e dalle tradizioni che non adorano né proteggono la supremazia di Cristo. Se abbracciate le verità con questo spirito, difficilmente verrete travolti da tradizioni e tendenze incetrate sull'uomo.&lt;br /&gt;
	Paolo vuole farci capire chiaramente che quando i cristiani (che si sentono così piccoli e vulnerabili) sentono parlare di “Troni, Dominazioni, Principati e Potestà” ostili, sanno oltre ogni ragionevole dubbio che Gesù Cristo ha il totale controllo su questi e che non possono far nulla che esuli dal Suo permesso sovrano (Giobbe 1:12; Luca 22:31).&lt;br /&gt;
	E quindi, per concludere, Paolo ci dice queste cose perché vuole che vediamo e sentiamo che la nostra salvezza in Cristo è invincibile. Quando Cristo è morto per i nostri peccati ed è risorto ha “privato della loro forza i Principati e le Potestà” (Colossesi 2:15). Avete riposto il Lui la vostra fiducia? Se lo avete fatto, ecco cosa dice di voi in Colossesi 3:3-4: “Voi infatti siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio! Quando si manifesterà Cristo, la vostra vita, allora anche voi sarete manifestati con lui nella gloria”. Con Cristo sarete per sempre al sicuro.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tutte le cose servono la sua gloria e la nostra felicità&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tutte le cose sono state create per mezzo e in vista di Lui. Anche i vostri peggiori nemici sovrannaturali. In fondo sono stati loro, non Cristo, che ad essere stati disonorati sulla croce (Colossesi 2:15). In fondo, tutto e tutti servono ad glorificare la Gloria del nostro Salvatore e ad aumentare la gioia del Suo popolo in Lui.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Steffmahr</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Le_cose_di_Dio</id>
		<title>Le cose di Dio</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://it.gospeltranslations.org/wiki/Le_cose_di_Dio"/>
				<updated>2012-06-19T15:55:00Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Steffmahr: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{Info|The Things of God}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Uno studente in disaccordo con il proprio insegnante è una cosa, ma cosa del tutto diversa è lo studente che sgridi l'insegnante per i suoi insegnamenti. Eppure è precisamente quel che fece l'apostolo Pietro, che ebbe l'insolenza di discutere il Verbo incarnato di Dio, l'Unico che incarni tutta la verità, e sgridarLo per quel che stava insegnando (Marco 8,32). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A peggiorare le cose, la parola greca tradotta come &amp;quot;sgridare&amp;quot; viene usata nella Bibbia relativamente alla condanna dei demoni. Quando Gesù mise a tacere i demoni, li sgridò, ritenendoli passibili di condanna (Matteo 17,18; Marco 1,25 e 9,25; Luca 4,35 e 9,42). È chiaro che le proteste di Pietro non erano blande; egli confrontò Gesù in aperta ostilità. L'apostolo che aveva dichiarato: &amp;quot;Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente&amp;quot;, e aveva udito Gesù replicare: &amp;quot;Tu sei beato, o Simone, figlio di Giona&amp;quot; (Matteo 16,16-17a), ritenne di dover correggere e riprendere il proprio Maestro. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Qual era la natura del rimprovero di Pietro? Egli disse: &amp;quot;Signore, Dio te ne liberi! Questo non ti avverrà mai&amp;quot; (versetto 22b). Pietro stava affermando che tutto ciò che Gesù aveva predetto (il Suo tradimento ed esecuzione) sicuramente non Gli sarebbero occorsi. Perché? Perché Pietro era preparato a evitare che ciò accadesse, o almeno così pensava. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La risposta di Gesù fu altrettanto tagliente. Marco narra: &amp;quot;Ma egli, voltatosi e riguardando i suoi discepoli, sgridò Pietro, dicendo: «Vattene lontano da me, Satana, perché tu non hai il senso delle cose di Dio, ma delle cose degli uomini»&amp;quot; (8,33). Di nuovo qui troviamo la parola greca che gli evangelisti usano per descrivere come Gesù parlò ai demoni. Ora Marco la usa per descrivere quel che Gesù replicò a Pietro e le parole di Gesù esprimono la severità di tale correzione, in quanto il Signore definì il Proprio discepolo &amp;quot;Satana&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché Gesù paragonò Pietro al Diavolo? Penso che fosse perché Pietro offrì la stessa tentazione che il Diavolo aveva presentato a Gesù nel deserto all'inizio del Suo ministero. Nella sua cronaca della tentazione finale di Gesù, Matteo (4,8-10) scrive: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
''Di nuovo il diavolo lo trasportò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Io ti darò tutte queste cose se, prostrandoti a terra, mi adori». Allora Gesù gli disse: «Vattene Satana, poiché sta scritto: “Adora il Signore Dio tuo e servi a lui solo”».''&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Satana chiese a Gesù di prostrarsi innanzi a lui. &amp;quot;Nessuno lo vedrà&amp;quot;, suggerì, &amp;quot;Se lo farai, ti darò tutti i regni di questo mondo. Non dovrai percorrere la ''Via Dolorosa''. Non vi sarà la croce; non vi sarà la coppa dell'ira; non vi sarà sofferenza&amp;quot;. La promessa di questa tentazione era l'acquisizione di un trono senza dover sopportare dolore e sofferenza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nostro Signore resisté alla tentazione così come aveva resistito a tutte le profferte di Satana. Luca tuttavia narra che Satana &amp;quot;si allontanò da lui fino a un certo tempo&amp;quot; (4,13b). Vi è qui un presagio, un suggerimento che Satana non aveva finito con la propria tentazione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chi avrebbe potuto prevedere che il &amp;quot;certo tempo&amp;quot; avrebbe calcato le orme della più alta confessione di fede tra i discepoli? Chi avrebbe potuto prevedere che Satana avrebbe parlato tramite il portavoce dei discepoli, l'uomo che aveva dichiarato: &amp;quot;Tu sei il Cristo&amp;quot;? Gesù tuttavia riconobbe l'opera di Satana immediatamente. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gesù replicò a Pietro: &amp;quot;Tu non hai il senso delle cose di Dio, ma delle cose degli uomini&amp;quot; (Marco 8,33). Pietro non guardava al Messia dal punto di vista divino, ma pensava al Messia come a un capopopolo politico che avrebbe liberato gli ebrei dal giogo romano. Secondo Pietro, era inconcepibile che il Messia dovesse soffrire, anche se l'Antico Testamento affermava che sarebbe accaduto. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gesù dimostrò a Pietro che vi sono due modi di guardare alle cose, il modo di Dio e quello degli uomini. Questo è il solco divisorio tra pietà ed empietà. L'uomo pio è profondamente interessato alle cose di Dio, ma l'empio non ha interesse per le cose di Dio, si preoccupa invece delle cose mondane. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dobbiamo valutare noi stessi secondo tali criteri, di tanto in tanto. Dobbiamo chiederci: &amp;quot;Dov'è il mio cuore? Qual è la mia maggiore preoccupazione? Sono le cose del mondo o il mio cuore batte per le cose di Dio? Cerco innanzitutto il regno di Dio e la Sua giustizia? O vi è qualche altra priorità, qualche ambizione, qualche obiettivo in cui riverso tutte le mie energie?&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dobbiamo rivolgerci tali domande soprattutto se riteniamo che l'insegnamento di Gesù ci offenda e ci porti a discutere con Lui o persino a sgridarLo. Auguriamoci di non essere mai tanto temerari.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Steffmahr</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Le_cose_di_Dio</id>
		<title>Le cose di Dio</title>
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				<updated>2012-06-19T15:51:53Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Steffmahr: Creata pagina con '{[Info|The Things of God}}  Uno studente in disaccordo con il proprio insegnante è una cosa, ma cosa del tutto diversa è lo studente che sgridi l'insegnante per i suoi insegnam...'&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{[Info|The Things of God}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Uno studente in disaccordo con il proprio insegnante è una cosa, ma cosa del tutto diversa è lo studente che sgridi l'insegnante per i suoi insegnamenti. Eppure è precisamente quel che fece l'apostolo Pietro, che ebbe l'insolenza di discutere il Verbo incarnato di Dio, l'Unico che incarni tutta la verità, e sgridarLo per quel che stava insegnando (Marco 8,32).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A peggiorare le cose, la parola greca tradotta come &amp;quot;sgridare&amp;quot; viene usata nella Bibbia relativamente alla condanna dei demoni. Quando Gesù mise a tacere i demoni, li sgridò, ritenendoli passibili di condanna (Matteo 17,18; Marco 1,25 e 9,25; Luca 4,35 e 9,42). È chiaro che le proteste di Pietro non erano blande; egli confrontò Gesù in aperta ostilità. L'apostolo che aveva dichiarato: &amp;quot;Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente&amp;quot;, e aveva udito Gesù replicare: &amp;quot;Tu sei beato, o Simone, figlio di Giona&amp;quot; (Matteo 16,16-17a), ritenne di dover correggere e riprendere il proprio Maestro.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Qual era la natura del rimprovero di Pietro? Egli disse: &amp;quot;Signore, Dio te ne liberi! Questo non ti avverrà mai&amp;quot; (versetto 22b). Pietro stava affermando che tutto ciò che Gesù aveva predetto (il Suo tradimento ed esecuzione) sicuramente non Gli sarebbero occorsi. Perché? Perché Pietro era preparato a evitare che ciò accadesse, o almeno così pensava.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La risposta di Gesù fu altrettanto tagliente. Marco narra: &amp;quot;Ma egli, voltatosi e riguardando i suoi discepoli, sgridò Pietro, dicendo: «Vattene lontano da me, Satana, perché tu non hai il senso delle cose di Dio, ma delle cose degli uomini»&amp;quot; (8,33). Di nuovo qui troviamo la parola greca che gli evangelisti usano per descrivere come Gesù parlò ai demoni. Ora Marco la usa per descrivere quel che Gesù replicò a Pietro e le parole di Gesù esprimono la severità di tale correzione, in quanto il Signore definì il Proprio discepolo &amp;quot;Satana&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché Gesù paragonò Pietro al Diavolo? Penso che fosse perché Pietro offrì la stessa tentazione che il Diavolo aveva presentato a Gesù nel deserto all'inizio del Suo ministero. Nella sua cronaca della tentazione finale di Gesù, Matteo (4,8-10) scrive:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Di nuovo il diavolo lo trasportò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Io ti darò tutte queste cose se, prostrandoti a terra, mi adori». Allora Gesù gli disse: «Vattene Satana, poiché sta scritto: “Adora il Signore Dio tuo e servi a lui solo”».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Satana chiese a Gesù di prostrarsi innanzi a lui. &amp;quot;Nessuno lo vedrà&amp;quot;, suggerì, &amp;quot;Se lo farai, ti darò tutti i regni di questo mondo. Non dovrai percorrere la Via Dolorosa. Non vi sarà la croce; non vi sarà la coppa dell'ira; non vi sarà sofferenza&amp;quot;. La promessa di questa tentazione era l'acquisizione di un trono senza dover sopportare dolore e sofferenza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nostro Signore resisté alla tentazione così come aveva resistito a tutte le profferte di Satana. Luca tuttavia narra che Satana &amp;quot;si allontanò da lui fino a un certo tempo&amp;quot; (4,13b). Vi è qui un presagio, un suggerimento che Satana non aveva finito con la propria tentazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chi avrebbe potuto prevedere che il &amp;quot;certo tempo&amp;quot; avrebbe calcato le orme della più alta confessione di fede tra i discepoli? Chi avrebbe potuto prevedere che Satana avrebbe parlato tramite il portavoce dei discepoli, l'uomo che aveva dichiarato: &amp;quot;Tu sei il Cristo&amp;quot;? Gesù tuttavia riconobbe l'opera di Satana immediatamente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gesù replicò a Pietro: &amp;quot;Tu non hai il senso delle cose di Dio, ma delle cose degli uomini&amp;quot; (Marco 8,33). Pietro non guardava al Messia dal punto di vista divino, ma pensava al Messia come a un capopopolo politico che avrebbe liberato gli ebrei dal giogo romano. Secondo Pietro, era inconcepibile che il Messia dovesse soffrire, anche se l'Antico Testamento affermava che sarebbe accaduto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gesù dimostrò a Pietro che vi sono due modi di guardare alle cose, il modo di Dio e quello degli uomini. Questo è il solco divisorio tra pietà ed empietà. L'uomo pio è profondamente interessato alle cose di Dio, ma l'empio non ha interesse per le cose di Dio, si preoccupa invece delle cose mondane.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dobbiamo valutare noi stessi secondo tali criteri, di tanto in tanto. Dobbiamo chiederci: &amp;quot;Dov'è il mio cuore? Qual è la mia maggiore preoccupazione? Sono le cose del mondo o il mio cuore batte per le cose di Dio? Cerco innanzitutto il regno di Dio e la Sua giustizia? O vi è qualche altra priorità, qualche ambizione, qualche obiettivo in cui riverso tutte le mie energie?&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dobbiamo rivolgerci tali domande soprattutto se riteniamo che l'insegnamento di Gesù ci offenda e ci porti a discutere con Lui o persino a sgridarLo. Auguriamoci di non essere mai tanto temerari.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Steffmahr</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Irreprensibile:_l%27integrit%C3%A0_morale</id>
		<title>Irreprensibile: l'integrità morale</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://it.gospeltranslations.org/wiki/Irreprensibile:_l%27integrit%C3%A0_morale"/>
				<updated>2012-06-19T15:28:16Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Steffmahr: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{Info|Above Reproach: Ethical Integrity}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; Venti anni fa lessi una breve notizia che è rimasta nella mia mente da allora. La squadra di basket dei Bulldogs della Rockdale County High School di Conyers, in Georgia, aveva vinto il suo primo campionato nazionale nel marzo del 1987, sconfiggendo tutti i suoi avversari. Dopo aver allenato la squadra per diciotto anni senza mai vincere un campionato, l'allenatore Cleveland Stroud era entusiasta. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia alcune settimane dopo quella partita, mentre l'allenatore Stroud faceva un controllo di routine dei voti dei suoi giocatori, scoprì che uno dei giocatori di terzo livello aveva delle insufficienze in alcuni corsi e ciò lo rendeva, da un punto di vista accademico, non idoneo per la squadra di basket. Lo studente in difficoltà non era stato affatto determinante nella vittoria della squadra. Era una matricola in grado di giocare, ma in realtà non era mai entrato in campo in tutta la stagione. Durante una delle semifinali però, con la squadra in vantaggio di oltre 20 punti, l'allenatore Stroud volle dare a ogni giocatore l'opportunità di partecipare. Aveva schierato quel giocatore in campo per meno di 45 secondi. Il ragazzo non idoneo non aveva realizzato punti. La sua partecipazione non aveva in alcun modo influito sull'esito della partita. Si trattava comunque, tecnicamente parlando, di un'infrazione degli standard di idoneità nazionali. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'allenatore Stroud si trovava in una situazione difficile. Se avesse rivelato l'infrazione, la sua squadra sarebbe stata squalificata e privata del suo campionato. Se fosse rimasto in silenzio, sarebbe stato molto improbabile che qualcuno, al di fuori della scuola, avrebbe mai scoperto l'infrazione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'allenatore si rendeva comunque conto che almeno il giocatore in questione era consapevole di aver infranto le regole. Era anche possibile che altri studenti nella squadra ne fossero a conoscenza e pensassero che il loro allenatore avesse volutamente ignorato le indicazioni di idoneità. Tuttavia, e cosa ancora più importante, l'allenatore Stroud stesso ne era consapevole e se avesse cercato deliberatamente di impedire la scoperta dei fatti, la sua più grande vittoria da allenatore sarebbe stata per sempre macchiata da un imbarazzante segreto. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'allenatore Stroud disse che, fin dal momento in cui aveva scoperto l'infrazione, sapeva che cosa doveva fare. Non aveva nemmeno preso in considerazione altre alternative. Le sue priorità erano state fissate molto prima dell’accaduto. Si rendeva conto che il ''campionato'' dei suoi giocatori non era tanto importante quanto il loro carattere. “La gente dimentica i punteggi delle partite di basket”, disse. “Non dimenticheranno mai di che pasta si è fatti”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Denunciò l'infrazione e rinunciò all'unico campionato nazionale che la sua squadra avesse mai vinto. Però sia l'allenatore che la squadra avevano vinto un genere di onore molto più importante di quello a cui avevano rinunciato. Avevano salvaguardato la propria integrità e guadagnato fiducia e rispetto incommensurabili. L'allenatore ricevette numerosi premi come insegnante dell'anno, allenatore dell'anno e cittadino dell'anno, come anche un riconoscimento formale dalla legislatura dello Stato della Georgia. Alcuni anni dopo venne eletto nel consiglio comunale di Conyers, dove è ancora in carica. ''Aveva ragione''. Le persone che avrebbero dimenticato la vittoria dei Bulldogs nel campionato nazionale molto tempo prima, non avevano mai dimenticato l'integrità del loro allenatore. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'integrità morale è uno degli attributi indispensabili di un carattere ispirato a Cristiano. Per quanto sia importante essere saldi nella dottrina e fedeli nell'insegnamento della verità delle Scritture, è assolutamente non meno fondamentale per i cristiani essere onesti di cuore e coerenti nella loro obbedienza ai principi morali ed etici della legge di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non si tratta di un semplice dovere, tra l'altro. Il modello morale, a cui il popolo di Dio dovrebbe attenersi nella vita, supera di gran lunga anche i più alti principi della normale etica umana. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo era uno dei punti principali del discorso della montagna di Gesù: “Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli” (Matteo 5, 20). Tutto il discorso era una descrizione del significato morale della Legge. Il fulcro del messaggio di Gesù era un discorso ampio contro l'idea che i principi morali della Legge si applicassero solo al comportamento che gli altri vedono. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gesù insegnava, per esempio, che il sesto comandamento proibisce non solo di uccidere, ma anche un cuore omicida (versetti 21–22). Il settimo comandamento, che vieta l'adulterio, condanna anche implicitamente perfino i desideri adulteri (versetti 27–28). E il comando di amare il nostro prossimo vale anche per i nostri nemici (versetti 43–44). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quanto è alto il livello morale ed etico stabilito dalla legge di Dio? Incredibilmente alto. Gesù lo pone sullo stesso livello della perfezione di Dio: “Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” (versetto 48). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ciò rappresenta un modello irraggiungibile, ovviamente. È tuttavia nostro dovere perseguire l'integrità incessantemente. La perfetta coerenza etica è un aspetto fondamentale di quell'obiettivo ultimo - l'assoluta somiglianza a Cristo - verso cui ogni cristiano dovrebbe continuamente essere teso (Filippesi 3, 12–14). Nessun credente, dunque, dovrebbe mai sacrificare intenzionalmente la propria integrità etica. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Eccone tre ottimi motivi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In primo luogo, per il bene della nostra reputazione. Naturalmente, i cristiani non dovrebbero preoccuparsi di questioni come classe sociale, ceto, casta o prestigio economico. In quel senso, dobbiamo essere come Cristo, che Si pose al di fuori di ogni classe e assunse la condizione di servo (Filippesi 2, 7). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
C'è un senso vero tuttavia, per cui ''dobbiamo'' preoccuparci di mantenere una buona reputazione - e ciò è particolarmente vero per quanto riguarda l'integrità etica. Uno dei requisiti fondamentali per un anziano è questo: “È necessario che egli goda di buona stima presso quelli che sono fuori della comunità, per non cadere in discredito e nelle insidie del demonio” (1 Timoteo 3, 7 NASB – Nuova Bibbia Americana Standard). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nulla rovinerà una buona reputazione più velocemente o definitivamente di un'infrazione intenzionale dell'integrità etica. La gente in pratica perdonerà qualsiasi altro genere di errore, negligenza o fallimento - ma la bancarotta etica comporta un marchio che è quasi impossibile cancellare. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Diversi anni fa, un parrocchiano mi disse qualcosa che nessun pastore vorrebbe mai sentire. Aveva invitato un conoscente d'affari nella nostra chiesa. L'uomo rispose: &amp;quot;Tu frequenti quella chiesa? Io non ci andrei. L'avvocato più corrotto della città la frequenta”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non avevo - e ancora non ho - alcuna idea di chi stesse parlando. Ci sono dozzine di avvocati nella nostra chiesa. La mia speranza è che si trattasse di uno scambio di persona e che l’uomo che aveva in mente non fosse un membro della nostra chiesa. La domenica seguente però riportai l'episodio nel mio sermone dicendo: &amp;quot;Se l'avvocato che l'uomo ha descritto è qui questa mattina, voglia imparare da Zaccheo: pentiti e fa’ tutto il possibile per ripristinare la tua reputazione nella comunità. Nel frattempo, smetti di pensarti cristiano. Distruggi la reputazione di tutta la Chiesa”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo Proverbi 22, 1, “Un buon nome è preferibile a grandi ricchezze e la benevolenza altrui vale più dell'argento e dell'oro”. Non avete affatto un buon nome a meno che la vostra integrità etica sia integra e irreprensibile. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In secondo luogo, per il bene del nostro carattere. Ancora più importante è la questione del carattere personale. C'è una buona ragione per cui la descrizione della legge morale di Gesù in Matteo 5 si focalizzava così tanto sull'onestà di cuore invece che sul comportamento esteriore. Questo perché il vero barometro di ciò che siamo si riflette in quello che facciamo quando nessuno ci guarda, ciò che pensiamo nei nostri pensieri più intimi, e come rispondiamo ai suggerimenti della nostra coscienza. Queste cose sono la vera misura della nostra fibra morale ed etica. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per quanto importante sia mantenere una buona reputazione nella comunità, lo è mille volte di più salvaguardare il nostro carattere personale. Ecco perché Gesù si occupa delle questioni di moralità ed etica a ''partire'' dai pensieri più intimi dei nostri cuori. “Dal cuore provengono propositi malvagi, omicidi, adulteri, impurità, furti, false testimonianze, calunnie&amp;quot; (Matteo 15, 19). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Probabilmente non si esagera affatto se si afferma che l'unico campo di battaglia più importante nella lotta per l'integrità è la propria mente. È il luogo dove tutto sarà effettivamente vinto o perso. E se perdete lì, avete già rovinato il vostro carattere. Un carattere corrotto inevitabilmente rovina la reputazione, anche perché un albero cattivo non può portare frutti buoni (Matteo 7, 18). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo fa pensare al terzo motivo per cui è così importante proteggere la nostra integrità morale ed etica: per il bene della nostra ''testimonianza''. La vostra ''reputazione'' riflette ciò che la gente dice di voi. La vostra testimonianza è ciò che il vostro carattere, il vostro comportamento e le vostre parole dicono di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Considerate ciò che viene trasmesso quando un cristiano è privo di integrità etica. Quella persona sta dicendo che non crede veramente in ciò che le Scritture chiaramente ritengono sia vero di Dio: che “praticare la giustizia e l'equità per il Signore vale più di un sacrificio” (Proverbi 21, 3). Che “il sacrificio dei malvagi è un orrore per il Signore, la preghiera dei buoni gli è gradita” (15, 8). E che a Dio “piace la verità che risiede nell’intimo” (Salmi 51, 6). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In altre parole, la persona che trascura l'integrità etica sta mentendo su Dio con la sua vita e il suo atteggiamento. Se si definisce cristiano e professa di essere un figlio di Dio, egli in realtà sta pronunciando il nome di Dio invano al massimo livello fondamentale. Questo pone la questione dell'integrità etica in prospettiva, non è vero? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo è ciò che dobbiamo richiamare alla mente ogni volta che siamo tentati di adattare i nostri principi etici per comodità. Non vale il costo elevato per la nostra reputazione, il nostro carattere o la nostra testimonianza.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Steffmahr</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Irreprensibile:_l%27integrit%C3%A0_morale</id>
		<title>Irreprensibile: l'integrità morale</title>
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				<updated>2012-06-19T15:19:49Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Steffmahr: Creata pagina con '{{Info|Above Reproach: Ethical Integrity}}   Venti anni fa lessi una breve notizia che è rimasta nella mia mente da allora. La squadra di basket dei Bulldogs della Rockdale Coun...'&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{Info|Above Reproach: Ethical Integrity}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Venti anni fa lessi una breve notizia che è rimasta nella mia mente da allora. La squadra di basket dei Bulldogs della Rockdale County High School di Conyers, in Georgia, aveva vinto il suo primo campionato nazionale nel marzo del 1987, sconfiggendo tutti i suoi avversari. Dopo aver allenato la squadra per diciotto anni senza mai vincere un campionato, l'allenatore Cleveland Stroud era entusiasta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia alcune settimane dopo quella partita, mentre l'allenatore Stroud faceva un controllo di routine dei voti dei suoi giocatori, scoprì che uno dei giocatori di terzo livello aveva delle insufficienze in alcuni corsi e ciò lo rendeva, da un punto di vista accademico, non idoneo per la squadra di basket.&lt;br /&gt;
Lo studente in difficoltà non era stato affatto determinante nella vittoria della squadra. Era una matricola in grado di giocare, ma in realtà non era mai entrato in campo in tutta la stagione. Durante una delle semifinali però, con la squadra in vantaggio di oltre 20 punti, l'allenatore Stroud volle dare a ogni giocatore l'opportunità di partecipare. Aveva schierato quel giocatore in campo per meno di 45 secondi. Il ragazzo non idoneo non aveva realizzato punti. La sua partecipazione non aveva in alcun modo influito sull'esito della partita. Si trattava comunque, tecnicamente parlando, di un'infrazione degli standard di idoneità nazionali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'allenatore Stroud si trovava in una situazione difficile. Se avesse rivelato l'infrazione, la sua squadra sarebbe stata squalificata e privata del suo campionato. Se fosse rimasto in silenzio, sarebbe stato molto improbabile che qualcuno, al di fuori della scuola, avrebbe mai scoperto l'infrazione.&lt;br /&gt;
L'allenatore si rendeva comunque conto che almeno il giocatore in questione era consapevole di aver infranto le regole. Era anche possibile che altri studenti nella squadra ne fossero a conoscenza e pensassero che il loro allenatore avesse volutamente ignorato le indicazioni di idoneità. Tuttavia, e cosa ancora più importante, l'allenatore Stroud stesso ne era consapevole e se avesse cercato deliberatamente di impedire la scoperta dei fatti, la sua più grande vittoria da allenatore sarebbe stata per sempre macchiata da un imbarazzante segreto.&lt;br /&gt;
L'allenatore Stroud disse che, fin dal momento in cui aveva scoperto l'infrazione, sapeva che cosa doveva fare. Non aveva nemmeno preso in considerazione altre alternative. Le sue priorità erano state fissate molto prima dell’accaduto. Si rendeva conto che il campionato dei suoi giocatori non era tanto importante quanto il loro carattere. “La gente dimentica i punteggi delle partite di basket”, disse. “Non dimenticheranno mai di che pasta si è fatti”.&lt;br /&gt;
Denunciò l'infrazione e rinunciò all'unico campionato nazionale che la sua squadra avesse mai vinto.&lt;br /&gt;
Però sia l'allenatore che la squadra avevano vinto un genere di onore molto più importante di quello a cui avevano rinunciato. Avevano salvaguardato la propria integrità e guadagnato fiducia e rispetto incommensurabili. L'allenatore ricevette numerosi premi come insegnante dell'anno, allenatore dell'anno e cittadino dell'anno, come anche un riconoscimento formale dalla legislatura dello Stato della Georgia. Alcuni anni dopo venne eletto nel consiglio comunale di Conyers, dove è ancora in carica. Aveva ragione. Le persone che avrebbero dimenticato la vittoria dei Bulldogs nel campionato nazionale molto tempo prima, non avevano mai dimenticato l'integrità del loro allenatore.&lt;br /&gt;
L'integrità morale è uno degli attributi indispensabili di un carattere ispirato a Cristiano. Per quanto sia importante essere saldi nella dottrina e fedeli nell'insegnamento della verità delle Scritture, è assolutamente non meno fondamentale per i cristiani essere onesti di cuore e coerenti nella loro obbedienza ai principi morali ed etici della legge di Dio.&lt;br /&gt;
Non si tratta di un semplice dovere, tra l'altro. Il modello morale, a cui il popolo di Dio dovrebbe attenersi nella vita, supera di gran lunga anche i più alti principi della normale etica umana.&lt;br /&gt;
Questo era uno dei punti principali del discorso della montagna di Gesù: “Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli” (Matteo 5, 20). Tutto il discorso era una descrizione del significato morale della Legge. Il fulcro del messaggio di Gesù era un discorso ampio contro l'idea che i principi morali della Legge si applicassero solo al comportamento che gli altri vedono.&lt;br /&gt;
Gesù insegnava, per esempio, che il sesto comandamento proibisce non solo di uccidere, ma anche un cuore omicida (versetti 21–22). Il settimo comandamento, che vieta l'adulterio, condanna anche implicitamente perfino i desideri adulteri (versetti 27–28). E il comando di amare il nostro prossimo vale anche per i nostri nemici (versetti 43–44).&lt;br /&gt;
Quanto è alto il livello morale ed etico stabilito dalla legge di Dio? Incredibilmente alto. Gesù lo pone sullo stesso livello della perfezione di Dio: “Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” (versetto 48).&lt;br /&gt;
Ciò rappresenta un modello irraggiungibile, ovviamente. È tuttavia nostro dovere perseguire l'integrità incessantemente. La perfetta coerenza etica è un aspetto fondamentale di quell'obiettivo ultimo - l'assoluta somiglianza a Cristo - verso cui ogni cristiano dovrebbe continuamente essere teso (Filippesi 3, 12–14). Nessun credente, dunque, dovrebbe mai sacrificare intenzionalmente la propria integrità etica.&lt;br /&gt;
Eccone tre ottimi motivi.&lt;br /&gt;
In primo luogo, per il bene della nostra reputazione. Naturalmente, i cristiani non dovrebbero preoccuparsi di questioni come classe sociale, ceto, casta o prestigio economico. In quel senso, dobbiamo essere come Cristo, che Si pose al di fuori di ogni classe e assunse la condizione di servo (Filippesi 2, 7).&lt;br /&gt;
C'è un senso vero tuttavia, per cui dobbiamo preoccuparci di mantenere una buona reputazione - e ciò è particolarmente vero per quanto riguarda l'integrità etica. Uno dei requisiti fondamentali per un anziano è questo: “È necessario che egli goda di buona stima presso quelli che sono fuori della comunità, per non cadere in discredito e nelle insidie del demonio” (1 Timoteo 3, 7 NASB – Nuova Bibbia Americana Standard).&lt;br /&gt;
Nulla rovinerà una buona reputazione più velocemente o definitivamente di un'infrazione intenzionale dell'integrità etica. La gente in pratica perdonerà qualsiasi altro genere di errore, negligenza o fallimento - ma la bancarotta etica comporta un marchio che è quasi impossibile cancellare.&lt;br /&gt;
Diversi anni fa, un parrocchiano mi disse qualcosa che nessun pastore vorrebbe mai sentire. Aveva invitato un conoscente d'affari nella nostra chiesa. L'uomo rispose: &amp;quot;Tu frequenti quella chiesa? Io non ci andrei. L'avvocato più corrotto della città la frequenta”.&lt;br /&gt;
Non avevo - e ancora non ho - alcuna idea di chi stesse parlando. Ci sono dozzine di avvocati nella nostra chiesa. La mia speranza è che si trattasse di uno scambio di persona e che l’uomo che aveva in mente non fosse un membro della nostra chiesa. La domenica seguente però riportai l'episodio nel mio sermone dicendo: &amp;quot;Se l'avvocato che l'uomo ha descritto è qui questa mattina, voglia imparare da Zaccheo: pentiti e fa’ tutto il possibile per ripristinare la tua reputazione nella comunità. Nel frattempo, smetti di pensarti cristiano. Distruggi la reputazione di tutta la Chiesa”.&lt;br /&gt;
Secondo Proverbi 22, 1, “Un buon nome è preferibile a grandi ricchezze e la benevolenza altrui vale più dell'argento e dell'oro”. Non avete affatto un buon nome a meno che la vostra integrità etica sia integra e irreprensibile.&lt;br /&gt;
In secondo luogo, per il bene del nostro carattere. Ancora più importante è la questione del carattere personale. C'è una buona ragione per cui la descrizione della legge morale di Gesù in Matteo 5 si focalizzava così tanto sull'onestà di cuore invece che sul comportamento esteriore. Questo perché il vero barometro di ciò che siamo si riflette in quello che facciamo quando nessuno ci guarda, ciò che pensiamo nei nostri pensieri più intimi, e come rispondiamo ai suggerimenti della nostra coscienza. Queste cose sono la vera misura della nostra fibra morale ed etica.&lt;br /&gt;
Per quanto importante sia mantenere una buona reputazione nella comunità, lo è mille volte di più salvaguardare il nostro carattere personale. Ecco perché Gesù si occupa delle questioni di moralità ed etica a partire dai pensieri più intimi dei nostri cuori. “Dal cuore provengono propositi malvagi, omicidi, adulteri, impurità, furti, false testimonianze, calunnie&amp;quot; (Matteo 15, 19).&lt;br /&gt;
Probabilmente non si esagera affatto se si afferma che l'unico campo di battaglia più importante nella lotta per l'integrità è la propria mente. È il luogo dove tutto sarà effettivamente vinto o perso. E se perdete lì, avete già rovinato il vostro carattere. Un carattere corrotto inevitabilmente rovina la reputazione, anche perché un albero cattivo non può portare frutti buoni (Matteo 7, 18).&lt;br /&gt;
Questo fa pensare al terzo motivo per cui è così importante proteggere la nostra integrità morale ed etica: per il bene della nostra testimonianza. La  vostra reputazione riflette ciò che la gente dice di voi. La vostra testimonianza è ciò che il vostro carattere, il vostro comportamento e le vostre parole dicono di Dio.&lt;br /&gt;
Considerate ciò che viene trasmesso quando un cristiano è privo di integrità etica. Quella persona sta dicendo che non crede veramente in ciò che le Scritture chiaramente ritengono sia vero di Dio: che “praticare la giustizia e l'equità per il Signore vale più di un sacrificio” (Proverbi 21, 3). Che “il sacrificio dei malvagi è un orrore per il Signore, la preghiera dei buoni gli è gradita” (15, 8). E che a Dio “piace la verità che risiede nell’intimo” (Salmi 51, 6).&lt;br /&gt;
In altre parole, la persona che trascura l'integrità etica sta mentendo su Dio con la sua vita e il suo atteggiamento. Se si definisce cristiano e professa di essere un figlio di Dio, egli in realtà sta pronunciando il nome di Dio invano al massimo livello fondamentale. Questo pone la questione dell'integrità etica in prospettiva, non è vero?&lt;br /&gt;
Questo è ciò che dobbiamo richiamare alla mente ogni volta che siamo tentati di adattare i nostri principi etici per comodità. Non vale il costo elevato per la nostra reputazione, il nostro carattere o la nostra testimonianza.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Steffmahr</name></author>	</entry>

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		<id>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Predicate_la_Parola</id>
		<title>Predicate la Parola</title>
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				<updated>2012-05-02T01:20:24Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Steffmahr: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{Info|Preach the Word}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tutte le stagioni di riforma e i momenti di risveglio spirituale sono stati accompagnati da una ripresa della predicazione biblica. Questo rapporto causa-effetto è senza tempo e non verrà mai meno. J.H. Merle D’Aubigné, noto storico della Riforma, scrive: “L'unica vera riforma è quella che proviene dalla Parola di Dio”. Ovvero: là dove andrà il pulpito, andrà la chiesa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È il caso della Riforma protestante del XVI secolo: Martin Lutero, Giovanni Calvino e altri riformatori sono stati sollevati da Dio per guidare questa epoca. Fattore determinante è stata la loro ripresa della predicazione espositiva, che ha dato il via al movimento che ha sconvolto prima l'Europa e poi tutta la civiltà occidentale. Questa nuova generazione di predicatori biblici, al grido di “sola Scriptura”, ha restituito al pulpito la sua antica gloria, rilanciando la Cristianità apostolica. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lo stesso si può dire per il XVII secolo, l'epoca d'oro dei puritani. La ripresa della predicazione biblica si è diffusa in un baleno per le aride regioni della Scozia e dell'Inghilterra. La ripresa della vera Cristianità ha marciato sull'Impero britannico: un esercito di predicatori biblici (tra cui John Owen, Jeremiah Burrough e Samuel Rutheford), con la sua Bibbia aperta e la sua voce forte e chiara, ha scosso la monarchie e cambiato per sempre la storia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Abbiamo visto a una situazione simile nel XVIII secolo. La predicazione 'impregnata di Bibbia' di Jonathan Edwards e George Whitefield è stata come un temporale per le prime colonie. La costa atlantica si è entusiasmata davanti alla proclamazione del Vangelo e la tempesta ha poi raggiunto il New England. Il mondo ha ascoltato la predica e tante anime sono state salvate, ampliando i confini del regno. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il ripristino della predicazione biblica è stato il fattore trainante di ogni ripresa della più genuina cristianità. Philip Schaff scrive: “Ogni progresso reale della storia della chiesa è stato condizionato da un nuovo e più profondo studio delle Scritture”. Vale a dire che ogni grande rinascita della chiesa è stata accompagnata da un ritorno alla predicazione espositiva. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Davide Martyn Lloyd-Jones, predicatore della ''Westminster Chapel&amp;lt;ref&amp;gt;Chiesa evangelica che si trova nel centro di Londra, a Buckingham Gate. Da non confondere con la ''Westminster Abbey e la Westminster Cathedral.''&amp;lt;/ref&amp;gt;'', affermava: “Al momento, la necessità più urgente della Chiesa cristiana è la predicazione vera. Ed essendo il più grande e urgente bisogno della Chiesa, è anche il più grande bisogno del mondo”. Se, come ritiene l'autore di questo pezzo, la diagnosi del dottore è corretta, allora il bisogno più urgente in questo momento così difficile è il ritorno alla vera predicazione: la predicazione biblica, espositiva. Se deve esserci una riforma nella chiesa, deve partire dal pulpito. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A suo tempo, il profeta Amos mise in guardia il suo popolo dall'arrivo di una carestia e una siccità letali. Ma non si sarebbe trattato della semplice mancanza di acqua o cibo, sarebbe stata una carenza ben più grave: la fame della Parola di Dio (Amos 8:11). Certamente oggi la Chiesa si trova in una situazione simile. Tragicamente, l'esposizione è stata sostituita dall'intrattenimento, la dottrina e la teologia dal teatro, la predicazione dagli spettacoli. C'è disperatamente bisogno che i pastori ritornino alla loro occupazione più alta: la chiamata divina a predicare la parola (2 Timoteo 4:1-2). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cos'è la predicazione espositiva? Giovanni Calvino, il riformatore di Ginevra, spiegava: “La predicazione consiste nell'esposizione delle Scrittura da parte di un uomo inviato da Dio, in cui Dio stesso è presente con il giudizio e la grazia”. In altre parole, Dio è presente nella predicazione della propria Parola in un modo inusuale, ovvero con il Suo Spirito. Questa predicazione parte dal testo biblico e rimane al suo interno, per mostrare il significato voluto da Dio, in modo che possa cambiare la nostra vita. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo è stato l'incarico finale dato al giovane Timoteo da Paolo: “''Annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina''” (2 Timoteo 4:2). Questo tipo di predicazione presuppone una chiara dichiarazione dei consigli di Dio che si trovano nella Scrittura. Deve essere presentare tutta la Parola scritta. Non si può tralasciare alcuna verità, non si può nascondere nessun peccato, non si può che offrire ogni grazia, non si può che mantenere ogni promessa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una ripresa mandata dal cielo arriverà solo quando la Scrittura tornerà ad occupare il posto che le spetta, sul pulpito. Deve esserci una forte affermazione della Bibbia, una predicazione che dia una chiara spiegazione del testo biblico, con dedizione, esortazione e interesse inoppugnabili. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ogni predicatore deve limitarsi alle verità della Scrittura. Quando la Bibbia parla, è Dio che parla. L'uomo di Dio non ha nient'altro da dire, se non quello che è nella Bibbia. Sul pulpito non deve ostentare le proprie opinioni e non può esporre filosofie mondane. Il predicatore ha un solo compito: quello di predicare la Parola. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Charles Haddon Spurgeon ha detto: “Preferisco pronunciare cinque parole di questo libro, piuttosto che 50.000 parole di un filosofo. Se vogliamo una ripresa, dobbiamo prima di tutto riprendere la nostra riverenza nei confronti di Dio. Se vogliamo le conversioni, dobbiamo fare spazio alla Parola di Dio nei nostri sermoni”. Questa, al momento, è la necessità più urgente. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che si faccia avanti una nuova generazione di uomini, che parlino e che lo facciano forte e chiaro. Perché là dove andrà il pulpito, andrà la chiesa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;references /&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Steffmahr</name></author>	</entry>

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		<id>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Predicate_la_Parola</id>
		<title>Predicate la Parola</title>
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				<updated>2012-05-02T01:19:54Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Steffmahr: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{Info|Preach the Word}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tutte le stagioni di riforma e i momenti di risveglio spirituale sono stati accompagnati da una ripresa della predicazione biblica. Questo rapporto causa-effetto è senza tempo e non verrà mai meno. J.H. Merle D’Aubigné, noto storico della Riforma, scrive: “L'unica vera riforma è quella che proviene dalla Parola di Dio”. Ovvero: là dove andrà il pulpito, andrà la chiesa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È il caso della Riforma protestante del XVI secolo: Martin Lutero, Giovanni Calvino e altri riformatori sono stati sollevati da Dio per guidare questa epoca. Fattore determinante è stata la loro ripresa della predicazione espositiva, che ha dato il via al movimento che ha sconvolto prima l'Europa e poi tutta la civiltà occidentale. Questa nuova generazione di predicatori biblici, al grido di “sola Scriptura”, ha restituito al pulpito la sua antica gloria, rilanciando la Cristianità apostolica. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lo stesso si può dire per il XVII secolo, l'epoca d'oro dei puritani. La ripresa della predicazione biblica si è diffusa in un baleno per le aride regioni della Scozia e dell'Inghilterra. La ripresa della vera Cristianità ha marciato sull'Impero britannico: un esercito di predicatori biblici (tra cui John Owen, Jeremiah Burrough e Samuel Rutheford), con la sua Bibbia aperta e la sua voce forte e chiara, ha scosso la monarchie e cambiato per sempre la storia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Abbiamo visto a una situazione simile nel XVIII secolo. La predicazione 'impregnata di Bibbia' di Jonathan Edwards e George Whitefield è stata come un temporale per le prime colonie. La costa atlantica si è entusiasmata davanti alla proclamazione del Vangelo e la tempesta ha poi raggiunto il New England. Il mondo ha ascoltato la predica e tante anime sono state salvate, ampliando i confini del regno. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il ripristino della predicazione biblica è stato il fattore trainante di ogni ripresa della più genuina cristianità. Philip Schaff scrive: “Ogni progresso reale della storia della chiesa è stato condizionato da un nuovo e più profondo studio delle Scritture”. Vale a dire che ogni grande rinascita della chiesa è stata accompagnata da un ritorno alla predicazione espositiva. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Davide Martyn Lloyd-Jones, predicatore della ''Westminster Chapel&amp;lt;ref&amp;gt;Chiesa evangelica che si trova nel centro di Londra, a Buckingham Gate. Da non confondere con la '''Westminster Abbey e la Westminster Cathedral.'''&amp;lt;/ref&amp;gt;'', affermava: “Al momento, la necessità più urgente della Chiesa cristiana è la predicazione vera. Ed essendo il più grande e urgente bisogno della Chiesa, è anche il più grande bisogno del mondo”. Se, come ritiene l'autore di questo pezzo, la diagnosi del dottore è corretta, allora il bisogno più urgente in questo momento così difficile è il ritorno alla vera predicazione: la predicazione biblica, espositiva. Se deve esserci una riforma nella chiesa, deve partire dal pulpito. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A suo tempo, il profeta Amos mise in guardia il suo popolo dall'arrivo di una carestia e una siccità letali. Ma non si sarebbe trattato della semplice mancanza di acqua o cibo, sarebbe stata una carenza ben più grave: la fame della Parola di Dio (Amos 8:11). Certamente oggi la Chiesa si trova in una situazione simile. Tragicamente, l'esposizione è stata sostituita dall'intrattenimento, la dottrina e la teologia dal teatro, la predicazione dagli spettacoli. C'è disperatamente bisogno che i pastori ritornino alla loro occupazione più alta: la chiamata divina a predicare la parola (2 Timoteo 4:1-2). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cos'è la predicazione espositiva? Giovanni Calvino, il riformatore di Ginevra, spiegava: “La predicazione consiste nell'esposizione delle Scrittura da parte di un uomo inviato da Dio, in cui Dio stesso è presente con il giudizio e la grazia”. In altre parole, Dio è presente nella predicazione della propria Parola in un modo inusuale, ovvero con il Suo Spirito. Questa predicazione parte dal testo biblico e rimane al suo interno, per mostrare il significato voluto da Dio, in modo che possa cambiare la nostra vita. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo è stato l'incarico finale dato al giovane Timoteo da Paolo: “''Annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina''” (2 Timoteo 4:2). Questo tipo di predicazione presuppone una chiara dichiarazione dei consigli di Dio che si trovano nella Scrittura. Deve essere presentare tutta la Parola scritta. Non si può tralasciare alcuna verità, non si può nascondere nessun peccato, non si può che offrire ogni grazia, non si può che mantenere ogni promessa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una ripresa mandata dal cielo arriverà solo quando la Scrittura tornerà ad occupare il posto che le spetta, sul pulpito. Deve esserci una forte affermazione della Bibbia, una predicazione che dia una chiara spiegazione del testo biblico, con dedizione, esortazione e interesse inoppugnabili. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ogni predicatore deve limitarsi alle verità della Scrittura. Quando la Bibbia parla, è Dio che parla. L'uomo di Dio non ha nient'altro da dire, se non quello che è nella Bibbia. Sul pulpito non deve ostentare le proprie opinioni e non può esporre filosofie mondane. Il predicatore ha un solo compito: quello di predicare la Parola. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Charles Haddon Spurgeon ha detto: “Preferisco pronunciare cinque parole di questo libro, piuttosto che 50.000 parole di un filosofo. Se vogliamo una ripresa, dobbiamo prima di tutto riprendere la nostra riverenza nei confronti di Dio. Se vogliamo le conversioni, dobbiamo fare spazio alla Parola di Dio nei nostri sermoni”. Questa, al momento, è la necessità più urgente. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che si faccia avanti una nuova generazione di uomini, che parlino e che lo facciano forte e chiaro. Perché là dove andrà il pulpito, andrà la chiesa. &lt;br /&gt;
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&amp;lt;references /&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Steffmahr</name></author>	</entry>

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		<title>Predicate la Parola</title>
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Tutte le stagioni di riforma e i momenti di risveglio spirituale sono stati accompagnati da una ripresa della predicazione biblica. Questo rapporto causa-effetto è senza tempo e non verrà mai meno. J.H. Merle D’Aubigné, noto storico della Riforma, scrive: “L'unica vera riforma è quella che proviene dalla Parola di Dio”. Ovvero: là dove andrà il pulpito, andrà la chiesa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È il caso della Riforma protestante del XVI secolo: Martin Lutero, Giovanni Calvino e altri riformatori sono stati sollevati da Dio per guidare questa epoca. Fattore determinante è stata la loro ripresa della predicazione espositiva, che ha dato il via al movimento che ha sconvolto prima l'Europa e poi tutta la civiltà occidentale. Questa nuova generazione di predicatori biblici, al grido di “sola Scriptura”, ha restituito al pulpito la sua antica gloria, rilanciando la Cristianità apostolica. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lo stesso si può dire per il XVII secolo, l'epoca d'oro dei puritani. La ripresa della predicazione biblica si è diffusa in un baleno per le aride regioni della Scozia e dell'Inghilterra. La ripresa della vera Cristianità ha marciato sull'Impero britannico: un esercito di predicatori biblici (tra cui John Owen, Jeremiah Burrough e Samuel Rutheford), con la sua Bibbia aperta e la sua voce forte e chiara, ha scosso la monarchie e cambiato per sempre la storia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Abbiamo visto a una situazione simile nel XVIII secolo. La predicazione 'impregnata di Bibbia' di Jonathan Edwards e George Whitefield è stata come un temporale per le prime colonie. La costa atlantica si è entusiasmata davanti alla proclamazione del Vangelo e la tempesta ha poi raggiunto il New England. Il mondo ha ascoltato la predica e tante anime sono state salvate, ampliando i confini del regno. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il ripristino della predicazione biblica è stato il fattore trainante di ogni ripresa della più genuina cristianità. Philip Schaff scrive: “Ogni progresso reale della storia della chiesa è stato condizionato da un nuovo e più profondo studio delle Scritture”. Vale a dire che ogni grande rinascita della chiesa è stata accompagnata da un ritorno alla predicazione espositiva. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Davide Martyn Lloyd-Jones, predicatore della ''Westminster Chapel&amp;lt;ref&amp;gt;Chiesa evangelica che si trova nel centro di Londra, a Buckingham Gate. Da non confondere con la &amp;quot;'Westminster Abbey e la Westminster Cathedral.&amp;quot;'&amp;lt;/ref&amp;gt;''1, affermava: “Al momento, la necessità più urgente della Chiesa cristiana è la predicazione vera. Ed essendo il più grande e urgente bisogno della Chiesa, è anche il più grande bisogno del mondo”. Se, come ritiene l'autore di questo pezzo, la diagnosi del dottore è corretta, allora il bisogno più urgente in questo momento così difficile è il ritorno alla vera predicazione: la predicazione biblica, espositiva. Se deve esserci una riforma nella chiesa, deve partire dal pulpito. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A suo tempo, il profeta Amos mise in guardia il suo popolo dall'arrivo di una carestia e una siccità letali. Ma non si sarebbe trattato della semplice mancanza di acqua o cibo, sarebbe stata una carenza ben più grave: la fame della Parola di Dio (Amos 8:11). Certamente oggi la Chiesa si trova in una situazione simile. Tragicamente, l'esposizione è stata sostituita dall'intrattenimento, la dottrina e la teologia dal teatro, la predicazione dagli spettacoli. C'è disperatamente bisogno che i pastori ritornino alla loro occupazione più alta: la chiamata divina a predicare la parola (2 Timoteo 4:1-2). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cos'è la predicazione espositiva? Giovanni Calvino, il riformatore di Ginevra, spiegava: “La predicazione consiste nell'esposizione delle Scrittura da parte di un uomo inviato da Dio, in cui Dio stesso è presente con il giudizio e la grazia”. In altre parole, Dio è presente nella predicazione della propria Parola in un modo inusuale, ovvero con il Suo Spirito. Questa predicazione parte dal testo biblico e rimane al suo interno, per mostrare il significato voluto da Dio, in modo che possa cambiare la nostra vita. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo è stato l'incarico finale dato al giovane Timoteo da Paolo: “''Annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina''” (2 Timoteo 4:2). Questo tipo di predicazione presuppone una chiara dichiarazione dei consigli di Dio che si trovano nella Scrittura. Deve essere presentare tutta la Parola scritta. Non si può tralasciare alcuna verità, non si può nascondere nessun peccato, non si può che offrire ogni grazia, non si può che mantenere ogni promessa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una ripresa mandata dal cielo arriverà solo quando la Scrittura tornerà ad occupare il posto che le spetta, sul pulpito. Deve esserci una forte affermazione della Bibbia, una predicazione che dia una chiara spiegazione del testo biblico, con dedizione, esortazione e interesse inoppugnabili. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ogni predicatore deve limitarsi alle verità della Scrittura. Quando la Bibbia parla, è Dio che parla. L'uomo di Dio non ha nient'altro da dire, se non quello che è nella Bibbia. Sul pulpito non deve ostentare le proprie opinioni e non può esporre filosofie mondane. Il predicatore ha un solo compito: quello di predicare la Parola. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Charles Haddon Spurgeon ha detto: “Preferisco pronunciare cinque parole di questo libro, piuttosto che 50.000 parole di un filosofo. Se vogliamo una ripresa, dobbiamo prima di tutto riprendere la nostra riverenza nei confronti di Dio. Se vogliamo le conversioni, dobbiamo fare spazio alla Parola di Dio nei nostri sermoni”. Questa, al momento, è la necessità più urgente. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che si faccia avanti una nuova generazione di uomini, che parlino e che lo facciano forte e chiaro. Perché là dove andrà il pulpito, andrà la chiesa.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Steffmahr</name></author>	</entry>

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Tutte le stagioni di riforma e i momenti di risveglio spirituale sono stati accompagnati da una ripresa della predicazione biblica. Questo rapporto causa-effetto è senza tempo e non verrà mai meno. J.H. Merle D’Aubigné, noto storico della Riforma, scrive: “L'unica vera riforma è quella che proviene dalla Parola di Dio”. Ovvero: là dove andrà il pulpito, andrà la chiesa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È il caso della Riforma protestante del XVI secolo: Martin Lutero, Giovanni Calvino e altri riformatori sono stati sollevati da Dio per guidare questa epoca. Fattore determinante è stata la loro ripresa della predicazione espositiva, che ha dato il via al movimento che ha sconvolto prima l'Europa e poi tutta la civiltà occidentale. Questa nuova generazione di predicatori biblici, al grido di “sola Scriptura”, ha restituito al pulpito la sua antica gloria, rilanciando la Cristianità apostolica. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lo stesso si può dire per il XVII secolo, l'epoca d'oro dei puritani. La ripresa della predicazione biblica si è diffusa in un baleno per le aride regioni della Scozia e dell'Inghilterra. La ripresa della vera Cristianità ha marciato sull'Impero britannico: un esercito di predicatori biblici (tra cui John Owen, Jeremiah Burrough e Samuel Rutheford), con la sua Bibbia aperta e la sua voce forte e chiara, ha scosso la monarchie e cambiato per sempre la storia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Abbiamo visto a una situazione simile nel XVIII secolo. La predicazione 'impregnata di Bibbia' di Jonathan Edwards e George Whitefield è stata come un temporale per le prime colonie. La costa atlantica si è entusiasmata davanti alla proclamazione del Vangelo e la tempesta ha poi raggiunto il New England. Il mondo ha ascoltato la predica e tante anime sono state salvate, ampliando i confini del regno. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il ripristino della predicazione biblica è stato il fattore trainante di ogni ripresa della più genuina cristianità. Philip Schaff scrive: “Ogni progresso reale della storia della chiesa è stato condizionato da un nuovo e più profondo studio delle Scritture”. Vale a dire che ogni grande rinascita della chiesa è stata accompagnata da un ritorno alla predicazione espositiva. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Davide Martyn Lloyd-Jones, predicatore della ''Westminster Chapel&amp;lt;ref&amp;gt;Chiesa evangelica che si trova nel centro di Londra, a Buckingham Gate. Da non confondere con la '''Westminster Abbey e la Westminster Cathedral.'''&amp;lt;/ref&amp;gt;''1, affermava: “Al momento, la necessità più urgente della Chiesa cristiana è la predicazione vera. Ed essendo il più grande e urgente bisogno della Chiesa, è anche il più grande bisogno del mondo”. Se, come ritiene l'autore di questo pezzo, la diagnosi del dottore è corretta, allora il bisogno più urgente in questo momento così difficile è il ritorno alla vera predicazione: la predicazione biblica, espositiva. Se deve esserci una riforma nella chiesa, deve partire dal pulpito. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A suo tempo, il profeta Amos mise in guardia il suo popolo dall'arrivo di una carestia e una siccità letali. Ma non si sarebbe trattato della semplice mancanza di acqua o cibo, sarebbe stata una carenza ben più grave: la fame della Parola di Dio (Amos 8:11). Certamente oggi la Chiesa si trova in una situazione simile. Tragicamente, l'esposizione è stata sostituita dall'intrattenimento, la dottrina e la teologia dal teatro, la predicazione dagli spettacoli. C'è disperatamente bisogno che i pastori ritornino alla loro occupazione più alta: la chiamata divina a predicare la parola (2 Timoteo 4:1-2). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cos'è la predicazione espositiva? Giovanni Calvino, il riformatore di Ginevra, spiegava: “La predicazione consiste nell'esposizione delle Scrittura da parte di un uomo inviato da Dio, in cui Dio stesso è presente con il giudizio e la grazia”. In altre parole, Dio è presente nella predicazione della propria Parola in un modo inusuale, ovvero con il Suo Spirito. Questa predicazione parte dal testo biblico e rimane al suo interno, per mostrare il significato voluto da Dio, in modo che possa cambiare la nostra vita. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo è stato l'incarico finale dato al giovane Timoteo da Paolo: “''Annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina''” (2 Timoteo 4:2). Questo tipo di predicazione presuppone una chiara dichiarazione dei consigli di Dio che si trovano nella Scrittura. Deve essere presentare tutta la Parola scritta. Non si può tralasciare alcuna verità, non si può nascondere nessun peccato, non si può che offrire ogni grazia, non si può che mantenere ogni promessa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una ripresa mandata dal cielo arriverà solo quando la Scrittura tornerà ad occupare il posto che le spetta, sul pulpito. Deve esserci una forte affermazione della Bibbia, una predicazione che dia una chiara spiegazione del testo biblico, con dedizione, esortazione e interesse inoppugnabili. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ogni predicatore deve limitarsi alle verità della Scrittura. Quando la Bibbia parla, è Dio che parla. L'uomo di Dio non ha nient'altro da dire, se non quello che è nella Bibbia. Sul pulpito non deve ostentare le proprie opinioni e non può esporre filosofie mondane. Il predicatore ha un solo compito: quello di predicare la Parola. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Charles Haddon Spurgeon ha detto: “Preferisco pronunciare cinque parole di questo libro, piuttosto che 50.000 parole di un filosofo. Se vogliamo una ripresa, dobbiamo prima di tutto riprendere la nostra riverenza nei confronti di Dio. Se vogliamo le conversioni, dobbiamo fare spazio alla Parola di Dio nei nostri sermoni”. Questa, al momento, è la necessità più urgente. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che si faccia avanti una nuova generazione di uomini, che parlino e che lo facciano forte e chiaro. Perché là dove andrà il pulpito, andrà la chiesa.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Steffmahr</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Predicate_la_Parola</id>
		<title>Predicate la Parola</title>
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				<updated>2012-05-02T01:07:24Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Steffmahr: Creata pagina con '{{Info|Preach the Word}}  Tutte le stagioni di riforma e i momenti di risveglio spirituale sono stati accompagnati da una ripresa della predicazione biblica. Questo rapporto caus...'&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{Info|Preach the Word}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tutte le stagioni di riforma e i momenti di risveglio spirituale sono stati accompagnati da una ripresa della predicazione biblica. Questo rapporto causa-effetto è senza tempo e non verrà mai meno. J.H. Merle D’Aubigné, noto storico della Riforma, scrive: “L'unica vera riforma è quella che proviene dalla Parola di Dio”. Ovvero: là dove andrà il pulpito, andrà la chiesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È il caso della Riforma protestante del XVI secolo: Martin Lutero, Giovanni Calvino e altri riformatori sono stati sollevati da Dio per guidare questa epoca. Fattore determinante è stata la loro ripresa della predicazione espositiva, che ha dato il via al movimento che ha sconvolto prima l'Europa e poi tutta la civiltà occidentale. Questa nuova generazione di predicatori biblici, al grido di “sola Scriptura”, ha restituito al pulpito la sua antica gloria, rilanciando la Cristianità apostolica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lo stesso si può dire per il XVII secolo, l'epoca d'oro dei puritani. La ripresa della predicazione biblica si è diffusa in un baleno per le aride regioni della Scozia e dell'Inghilterra. La ripresa della vera Cristianità ha marciato sull'Impero britannico: un esercito di predicatori biblici (tra cui John Owen, Jeremiah Burrough e Samuel Rutheford), con la sua Bibbia aperta e la sua voce forte e chiara, ha scosso la monarchie e cambiato per sempre la storia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Abbiamo visto a una situazione simile nel XVIII secolo. La predicazione 'impregnata di Bibbia' di Jonathan Edwards e George Whitefield è stata come un temporale per le prime colonie. La costa atlantica si è entusiasmata davanti alla proclamazione del Vangelo e la tempesta ha poi raggiunto il New England. Il mondo ha ascoltato la predica e tante anime sono state salvate, ampliando i confini del regno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il ripristino della predicazione biblica è stato il fattore trainante di ogni ripresa della più genuina cristianità. Philip Schaff scrive: “Ogni progresso reale della storia della chiesa è stato condizionato da un nuovo e più profondo studio delle Scritture”. Vale a dire che ogni grande rinascita della chiesa è stata accompagnata da un ritorno alla predicazione espositiva.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Davide Martyn Lloyd-Jones, predicatore della Westminster Chapel1, affermava: “Al momento, la necessità più urgente della Chiesa cristiana è la predicazione vera. Ed essendo il più grande e urgente bisogno della Chiesa, è anche il più grande bisogno del mondo”. Se, come ritiene l'autore di questo pezzo, la diagnosi del dottore è corretta, allora il bisogno più urgente in questo momento così difficile è il ritorno alla vera predicazione: la predicazione biblica, espositiva. Se deve esserci una riforma nella chiesa, deve partire dal pulpito.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A suo tempo, il profeta Amos mise in guardia il suo popolo dall'arrivo di una carestia e una siccità letali. Ma non si sarebbe trattato della semplice mancanza di acqua o cibo, sarebbe stata una carenza ben più grave: la fame della Parola di Dio (Amos 8:11). Certamente oggi la Chiesa si trova in una situazione simile. Tragicamente, l'esposizione è stata sostituita dall'intrattenimento, la dottrina e la teologia dal teatro, la predicazione dagli spettacoli. C'è disperatamente bisogno che i pastori ritornino alla loro occupazione più alta: la chiamata divina a predicare la parola (2 Timoteo 4:1-2).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cos'è la predicazione espositiva? Giovanni Calvino, il riformatore di Ginevra, spiegava: “La predicazione consiste nell'esposizione delle Scrittura da parte di un uomo inviato da Dio, in cui Dio stesso è presente con il giudizio e la grazia”. In altre parole, Dio è presente nella predicazione della propria Parola in un modo inusuale, ovvero con il Suo Spirito. Questa predicazione parte dal testo biblico e rimane al suo interno, per mostrare il significato voluto da Dio, in modo che possa cambiare la nostra vita.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo è stato l'incarico finale dato al giovane Timoteo da Paolo: “Annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina” (2 Timoteo 4:2). Questo tipo di predicazione presuppone una chiara dichiarazione dei consigli di Dio che si trovano nella Scrittura. Deve essere presentare tutta la Parola scritta. Non si può tralasciare alcuna verità, non si può nascondere nessun peccato, non si può che offrire ogni grazia, non si può che mantenere ogni promessa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una ripresa mandata dal cielo arriverà solo quando la Scrittura tornerà ad occupare il posto che le spetta, sul pulpito. Deve esserci una forte affermazione della Bibbia, una predicazione che dia una chiara spiegazione del testo biblico, con dedizione, esortazione e interesse inoppugnabili.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ogni predicatore deve limitarsi alle verità della Scrittura. Quando la Bibbia parla, è Dio che parla. L'uomo di Dio non ha nient'altro da dire, se non quello che è nella Bibbia. Sul pulpito non deve ostentare le proprie opinioni e non può esporre filosofie mondane. Il predicatore ha un solo compito: quello di predicare la Parola.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Charles Haddon Spurgeon ha detto: “Preferisco pronunciare cinque parole di questo libro, piuttosto che 50.000 parole di un filosofo. Se vogliamo una ripresa, dobbiamo prima di tutto riprendere la nostra riverenza nei confronti di Dio. Se vogliamo le conversioni, dobbiamo fare spazio alla Parola di Dio nei nostri sermoni”. Questa, al momento, è la necessità più urgente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che si faccia avanti una nuova generazione di uomini, che parlino e che lo facciano forte e chiaro. Perché là dove andrà il pulpito, andrà la chiesa.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Steffmahr</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Il_digiuno_per_acque_che_non_vengono_mai_meno,_parte_I</id>
		<title>Il digiuno per acque che non vengono mai meno, parte I</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://it.gospeltranslations.org/wiki/Il_digiuno_per_acque_che_non_vengono_mai_meno,_parte_I"/>
				<updated>2012-04-09T18:28:53Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Steffmahr: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{Info|A Fast for Waters That Do Not Fail, Part 1}} &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;'''Isaia 58,1-12'''&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt;1 Grida a squarciagola, non risparmiarti; alza la tua voce come una tromba e dichiara al mio popolo le sue trasgressioni e alla casa di Giacobbe i suoi peccati. 2 Mi cercano ogni giorno e desiderano conoscere le mie vie, come una nazione che pratichi la giustizia e non abbandoni la legge del suo Dio, mi chiedono dei giudizi giusti e desiderano avvicinarsi a Dio. 3 Essi dicono: “Perché abbiamo digiunato, e tu non l’hai visto? Perché abbiamo afflitto le nostre anime, e tu non l’hai notato?”. Ecco, nel giorno del vostro digiuno voi fate ciò che vi piace e costringete a un duro lavoro i vostri operai. 4 Ecco, voi digiunate per liti e dispute, e per percuotere empiamente col pugno. Digiunando come fate oggi, non fate udire la vostra voce in alto. 5 È questo il digiuno di cui mi compiaccio, il giorno in cui l’uomo affligge la sua anima? Piegare la testa come un giunco e distendersi su un letto di sacco e di cenere? Chiami forse questo un digiuno e un giorno gradito all’Eterno? 6 Il digiuno di cui mi compiaccio non è forse questo: spezzare le catene della malvagità, sciogliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi, spezzare ogni giogo? 7 Non consiste forse nel rompere il tuo pane con chi ha fame, nel portare a casa tua i poveri senza tetto, nel vestire chi è nudo, senza trascurare quelli della tua stessa carne? 8 Allora la tua luce irromperà come l’aurora e la tua guarigione germoglierà prontamente, la tua giustizia ti precederà e la gloria dell’Eterno sarà la tua retroguardia. 9 Allora chiamerai e l’Eterno ti risponderà, griderai ed egli dirà: Eccomi! Se togli di mezzo a te il giogo, il puntare il dito e il parlare iniquo. 10 Se provvedi ai bisogni dell’affamato e sazi l’anima afflitta, allora la tua luce sorgerà nelle tenebre e la tua oscurità sarà come il mezzogiorno. 11 L’Eterno ti guiderà del continuo, sazierà la tua anima nei luoghi aridi e darà vigore alle tue ossa, tu sarai come un giardino annaffiato e come una sorgente d’acqua le cui acque non vengono meno. 12 I tuoi riedificheranno le antiche rovine, e tu rialzerai le fondamenta di molte generazioni passate; così sarai chiamato il riparatore di brecce, il restauratore dei sentieri che conducono al paese in cui stabilirsi. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
'''Giovanni Crisostomo''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Uno dei più grandi predicatori nei primi mille anni della chiesa cristiana fu Giovanni Crisostomo, vescovo di Costantinopoli nel IV secolo. Ne faccio menzione perché ci ha lasciato una delle affermazioni più radicali riguardo al valore del digiuno. Egli era noto in Costantinopoli per essere un asceta in un'epoca di lussi e il suo modo di vivere irritava l'imperore Arcadio e sua moglie Eudossia a tal punto che venne bandito e morì nel 407 DC. Sul digiuno scrisse: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il digiuno è, quanto più sincero in noi, imitazione degli angeli, disprezzo delle cose presenti, scuola di preghiera, cibo per l'anima, briglia per la bocca, soppressione della concupiscenza: tempera la rabbia, raffrena la collera, calma le tempeste della natura, stimola la ragione, schiarisce la mente, libera la carne dai suoi fardelli, fa cessare le polluzioni notturne, guarisce il mal di testa. Digiunando, l'uomo arriva a comportarsi con sobrietà, a parlare con chiarezza, a occupare la mente in pensieri degni. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non tutti questi riconoscimenti sono veri per tutti in ogni momento del digiuno, per esempio a qualcuno il digiuno provoca il mal di testa, invece di farglielo passare, ma voglio che prestiate ascolto a Crisostomo e alle migliaia di santi che hanno avvalorato la profezia del Signore: verranno i giorni in cui lo sposo sarà loro tolto e allora i discepoli digiuneranno (Matteo 9,15). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, la volta scorsa abbiamo cominciato a vedere che c'è del pericolo nel digiunare. Non intendo dire un pericolo fisico, questo si può prevenire attenendosi a semplici linee guida (vedi il foglio informativo), quel che intendo sono i pericoli spirituali. Si può digiunare in un modo che risulta molto sgradito al Signore e spiritualmente distruttivo per sé. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La volta scorsa abbiamo udito Gesù avvertirci che era così. Se, per esempio, digiunate per farvi notare dagli altri, avrete la vostra ricompensa da loro e otterrete la risposta del Padre. Per provare il nostro cuore egli disse che dovremmo far in modo di non esser visti dagli altri, ma solo da Dio: pettinatevi i capelli, lavatevi la faccia e non mettete su un'aria contrita. Allora, se i vostri motivi sono puri, il Padre vostro che vede in segreto vi ricompenserà. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa volta, così come la prossima, udiremo un altro avvertimento del profeta Isaia o, più precisamente, di Dio attraverso Isaia. Questo capitolo è colmo di ricche associazioni per me. Lo ritengo non soltanto la conclusione più adeguata alla nostra serie sul digiuno, ma un testo associato ad alcune esperienze di grande potenza nella vita di alcune persone, e ritengo inoltre che rivesta un ruolo molto significativo nella lotta di pianificazione di quel che le nostre priorità e obiettivi dovrebbero essere in quanto chiesa per il resto del decennio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Bill Leslie''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una delle esperienze di cui parlavo è quella di Bill Leslie, ex pastore della chiesa di LaSalle Street a Chicago, morto poco tempo fa dopo un lungo e straordinario ministero, come quello descritto in Isaia 58. Era passato dalle ''Twin Cities'' (Città gemelle) una volta e mi aveva raccontato di esser stato vicino ad avere un tracollo nervoso e di come un mentore spirituale lo avesse diretto a quel capitolo. Diceva che i versetti 10-11 lo avevano salvato da un vicolo cieco di sfinimento e depressione. &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;Se provvedi ai bisogni dell’affamato e sazi l’anima afflitta, allora la tua luce sorgerà nelle tenebre e la tua oscurità sarà come il mezzogiorno. L’Eterno ti guiderà del continuo, sazierà la tua anima nei luoghi aridi [come la Chicago metropolitana] e darà vigore alle tue ossa, tu sarai come un giardino annaffiato e come una sorgente d’acqua le cui acque non vengono meno. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Ciò che colpì il pastore Leslie con tale potenza era il fatto che, se noi ci riversiamo per gli altri, Dio promette di renderci come un giardino annaffiato, ovvero riceveremo l'acqua necessaria a venir rinfrescati. E persino di più: saremo quindi una sorgente d'acqua che non viene mai meno per gli altri, per il ministero esigente, spossante, logorante dell'offerta di sé nella metropoli. Ciò gli fornì un modello di vita divina che gli fece superare la crisi e lo sostenne per molti altri anni. Questa settimana e la prossima, voglio che vediate che questo è il digiuno che Dio vuole insegnarci. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Doug Nichols''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'altra esperienza che rende questo capitolo ricco per me è il collegamento che ha con Doug Nichols, presidente dei Ministeri per l'Azione Internazionale. Doug è l'uomo che scrisse al pastore Tom Steller qualche estate fa, proponendo che la nostra chiesa prendesse un aeroplano e portasse qualche centinaia di persone in Rwanda per aiutare a seppellire i morti e permettere così a medici e infermieri di lavorare, cioè quel che erano stati chiamati a fare. Doug ha parlato alla nostra Conferenza dei Pastori un paio di settimane fa e ha pronunciato il discorso più entusiasmante che abbia udito da molto tempo. Azione Internazionale è specializzata nell'occuparsi dei bambini di strada in tutto il mondo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per mostrarvi che tipo di persona sia, la settimana scorsa mi ha scritto per ringraziarmi della conferenza e, come post scriptum al termine della lettera, ha aggiunto: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;Nel minuto che forse le ci è voluto per leggere questa lettera, 28 bambini sono morti di malnutrizione e malattie facilmente prevenibili. 1.667 muoiono ogni ora, 40.000 bambini ogni giorno! La invito a pregare con ACTION perché molti più missionari portino il vangelo a questi bambini. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
A Doug venne diagnosticato un cancro al colon nell'aprile del 1993. Gli fu data una probabilità del 30% di sopravvivere all'operazione chirurgica, alla colostomia e alla radioterapia. Lo scorso autunno salì su un aereo e volò in Rwanda con il nostro dottor Mike Anderson e altre persone. Il suo oncologo non cristiano gli aveva detto che sarebbe morto in Rwanda, Doug aveva replicato che non gli sarebbe dispiaciuto, perché sarebbe andato in paradiso. L'oncologo aveva chiamato il chirurgo per chiedergli di non lasciar partire Doug per il Rwanda. Il chirurgo è un cristiano e aveva risposto: &amp;quot;Va bene così, Doug è pronto a morire e andare in paradiso&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ci giunse notizia che Doug stava partendo, con il cancro e la colostomia, per il Rwanda. Ricordo di essermi raccolto in preghiera con il nostro personale e in particolare di essere giunto a Isaia 58,7-8 proprio per Doug: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non consiste [il digiuno di cui mi compiaccio] forse nel rompere il tuo pane con chi ha fame, nel portare a casa tua i poveri senza tetto, nel vestire chi è nudo, senza trascurare quelli della tua stessa carne? Allora la tua luce irromperà come l’aurora e la tua guarigione [ovvero la tua cura] germoglierà prontamente. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pregammo specificamente che nutrire gli affamati e dare un tetto ai poveri in Rwanda non uccidesse, bensì guarisse Doug Nichols. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Doug telefonò dal Rwanda al suo oncologo ebreo e gli comunicò di non essere morto. E al suo ritorno si sottopose a tutta una serie di test che diedero come risultato: senza segni di malattia. Se resiste fino ad aprile, il limite dei due anni, senza ricorrenza del tumore, i medici gli dànno una buona probabilità di vivere per un periodo di tempo indeterminato. Doug ha 53 anni. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Isaia 58: vicino al cuore di Gesù''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Potete insomma vedere che Isaia 58 ha molte associazioni significative nella mia vita. E prego perché possiamo udire il messaggio di questo capitolo nella nostra chiesa, la nostra visione pianificatrice per i prossimi cinque anni e oltre. C'è qualcosa di molto vicino al cuore di Gesù in questo capitolo. Potete sentirlo risuonare nelle sue parole in Luca 4,18 (&amp;quot;Lo Spirito del Signore è sopra di me, perché mi ha unto per evangelizzare i poveri; mi ha mandato per guarire quelli che hanno il cuore rotto, per proclamare la liberazione ai prigionieri e il recupero della vista ai ciechi, per rimettere in libertà gli oppressi&amp;quot;), e in Matteo 25,36 (&amp;quot;Poiché ebbi fame e mi deste da mangiare, ebbi sete e mi deste da bere; fui forestiero e mi accoglieste, fui ignudo e mi rivestiste, fui infermo e mi visitaste, fui in prigione e veniste a trovarmi&amp;quot;), e Giovanni 7,38 (&amp;quot;Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, da dentro di lui sgorgheranno fiumi d’acqua viva&amp;quot;). Una relazione basata sulla fiducia con Gesù è il modo in cui adempiere alle parole in Isaia 58 nella vostra vita. Il peso di questo capitolo permea il ministero di Gesù, e sempre e sempre più io credo debba permeare anche il vostro. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Entriamo in esso e spingiamoci più in là che possiamo oggi e poi torniamoci sopra di nuovo la prossima domenica, a Dio piacendo, e vediamo che cosa Dio ha da dirci riguardo a come digiunare e a come non farlo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Il digiuno: il pericolo di sostituire il fervore religioso alla vita virtuosa''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nei primi tre versetti Dio lancia un'accusa contro il proprio popolo. Egli dice a Isaia di gridare a gran voce e proclamare alla casa di Giacobbe i suoi peccati, peccati che però sono ammantati da una sorprendente facciata di fervore religioso. Questo è ciò che tanto ci meraviglia e fa riflettere. Versetto 2: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;Mi cercano ogni giorno e desiderano conoscere le mie vie, come [ovvero come se fossero] una nazione che pratichi la giustizia e non abbandoni la legge del suo Dio. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
In altre parole, essi venerano Dio come se fossero un popolo virtuoso e obbediente e si sono convinti da sé che davvero desiderano conoscere Dio e le sue vie. Vivere in una tale illusione è terribile. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Continua verso la fine del versetto 2: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;Mi chiedono dei giudizi giusti e desiderano avvicinarsi al Dio. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Dunque essi vogliono che Dio intervenga per loro con giudizi giusti. Si mette male, come vedremo subito, ma essi non vedono il vero problema. Essi amano venire ad adorare Dio. Parlano la lingua della vicinanza con Dio. Possono persino avere commoventi esperienze religiose ed estetiche nei loro sforzi di avvicinarsi a Dio, ma qualcosa non funziona. Esprimono la propria frustrazione nel versetto 3, eppure non sanno di che cosa si tratti. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel versetto 3 essi si rivolgono a Dio, &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;Essi dicono: “Perché abbiamo digiunato, e tu non l’hai visto? Perché abbiamo afflitto [oppure: mortificato] le nostre anime, e tu non l’hai notato?”. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Dunque c'è qualcosa di sbagliato ed essi digiunano per ristabilire il giusto, però non funziona, dunque qualcosa è doppiamente sbagliato. Vi è un totale di cinque azioni religiose menzionate nei versetti 2-3 che essi stanno compiendo, tutte invano. Nel versetto 2 si dice &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1. stanno &amp;quot;cercando Dio&amp;quot;, e &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2. desiderano conoscere le vie di Dio; e &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
3. &amp;quot;chiedono a Dio giudizi giusti&amp;quot;, e &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
4. &amp;quot;desiderano avvicinarsi a Dio&amp;quot;, e &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
5. nel versetto 3 digiunano, si mortificano o si affliggono. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Malgrado tutto questo, Dio ordina a Isaia di parlare a gran voce, non con calma o pacatezza, ma a gran voce e proclamare al suo popolo i loro peccati. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo è dunque un digiuno che non è gradito al Signore. Questa è adorazione che non è gradita al Signore. È il tipo di adorazione che non vogliamo qui a Bethlehem. Eppure, che male c'è nel cercare Dio, nel desiderare di conoscerne le vie, chiedergli giusti giudizi, desiderare avvicinarsi a lui, digiunare e affliggersi dinnanzi a lui? Che cosa c'è di sbagliato? Suona proprio nello stesso modo in cui parliamo di adorazione! Non ci fa forse riflettere? Non vi fa tremare? Non vi fa voler fare sul serio con Dio, tanto da non poter mai venir sorpresi dal Signore in questo modo, con le vostre più zelanti pratiche religiose, e persino desideri, esposti come finzioni? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Che cosa c'è di sbagliato nella loro adorazione?''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dio risponde nel mezzo del versetto 3: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;Ecco, nel giorno del vostro digiuno voi fate ciò che vi piace e costringete a un duro lavoro i vostri operai. 4 Ecco, voi digiunate per liti e dispute, e per percuotere empiamente col pugno. Digiunando come fate oggi, non fate udire la vostra voce in alto. 5 È questo il digiuno di cui mi compiaccio, il giorno in cui l’uomo affligge [oppure: mortifica] la sua anima? Piegare la testa come un giunco e distendersi su un letto di sacco e di cenere? Chiami forse questo un digiuno e un giorno gradito all’Eterno? &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Allora è questo il problema. Ciò che accompagna il digiuno, o l'adorazione in generale, dal punto di vista etico, pratico, di relazione è il vero test di autenticità del digiuno e dell'adorazione. Lunedì è la prova della domenica. Dio elenca le forme religiose del digiuno e dell'adorazione: mortificare o affliggere se stessi (niente cibo), piegare la testa come un giunco, distendersi su un giaciglio di sacco e cenere (vedi Salmo 35,13). Poi egli elenca l'accompagnamento etico a questo digiuno: fate ciò che vi piace (in altri modi oltre il cibo), costringete a un duro lavoro i vostri operai, divenite litigiosi e polemici e cercate la disputa e arrivate addirittura alla rissa. E Dio chiede: &amp;quot;È questo il digiuno di cui mi compiaccio?&amp;quot;. La risposta è &amp;quot;No&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Un altro test di autenticità &amp;lt;br&amp;gt;'''Abbiamo dunque un altro test di autenticità. Gesù dice: se digiunate per essere visti dagli altri, avrete la vostra ricompensa. Tutto qui. Isaia dice: se il vostro digiuno vi porta ad autogratificarvi in altri modi, a essere duri contro i vostri sottoposti, irritabili e irascibili, allora il vostro digiuno non è gradito a Dio. Non è ciò di cui egli si compiace. Dio ci avverte misericordiosamente contro il pericolo di sostituire con il fervore religioso una vita virtuosa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Riflettete e pregate su questo durante la settimana, così che quando tornerete la prossima domenica sarete pronti a udire l'alternativa di bellezza, potere e libertà divine a questo tipo d'ipocrisia. Riflettetevi per le implicazioni a lungo termine che ha nell'adorazione nella vostra vita e in questa chiesa. Nessun'adorazione, nessun sermone, nessun canto, nessun suonare di strumenti, nessuna preghiera, nessun digiuno, per quanto intensi o splendidi - che ci portino a essere duri con i nostri operai di lunedì, o litigiosi con i nostri familiari a casa, o a gratificarci in altri modi, o tanto incolleriti da colpire qualcuno - nessun'adorazione o digiuno che ci lascino così è quell'autentica adorazione gradita a Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non commettete errori qui: un autentico digiuno può essere un mezzo benedetto da Dio per superare l'eccessiva rigidità al lavoro, la litigiosità a casa, l'autoindulgenza e la collera. Tuttavia, se il digiuno divenisse un mantello religioso per minimizzare o nascondere quelle azioni e lasciare che continuino, allora esso diventa ipocrisia e offesa verso Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I nostri gruppi di preghiera vorrebbero pregare questa mattina con quelli di voi che sentono un particolare peso nel pregare per qualcosa che minaccia di rendere la loro esperienza di adorazione o digiuno non autentica. Naturalmente, quel che la renderebbe più falsa di tutto è il non credere. Vi spingo perciò a cercare seriamente una vita autentica questa mattina e poi tornare la settimana prossima a vedere come appare rispetto a Isaia 58.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Steffmahr</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Il_digiuno_per_acque_che_non_vengono_mai_meno,_parte_I</id>
		<title>Il digiuno per acque che non vengono mai meno, parte I</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://it.gospeltranslations.org/wiki/Il_digiuno_per_acque_che_non_vengono_mai_meno,_parte_I"/>
				<updated>2012-04-09T18:28:34Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Steffmahr: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{Info|A Fast for Waters That Do Not Fail, Part 1}} &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Isaia 58,1-12 1 Grida a squarciagola, non risparmiarti; alza la tua voce come una tromba e dichiara al mio popolo le sue trasgressioni e alla casa di Giacobbe i suoi peccati. 2 Mi cercano ogni giorno e desiderano conoscere le mie vie, come una nazione che pratichi la giustizia e non abbandoni la legge del suo Dio, mi chiedono dei giudizi giusti e desiderano avvicinarsi a Dio. 3 Essi dicono: “Perché abbiamo digiunato, e tu non l’hai visto? Perché abbiamo afflitto le nostre anime, e tu non l’hai notato?”. Ecco, nel giorno del vostro digiuno voi fate ciò che vi piace e costringete a un duro lavoro i vostri operai. 4 Ecco, voi digiunate per liti e dispute, e per percuotere empiamente col pugno. Digiunando come fate oggi, non fate udire la vostra voce in alto. 5 È questo il digiuno di cui mi compiaccio, il giorno in cui l’uomo affligge la sua anima? Piegare la testa come un giunco e distendersi su un letto di sacco e di cenere? Chiami forse questo un digiuno e un giorno gradito all’Eterno? 6 Il digiuno di cui mi compiaccio non è forse questo: spezzare le catene della malvagità, sciogliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi, spezzare ogni giogo? 7 Non consiste forse nel rompere il tuo pane con chi ha fame, nel portare a casa tua i poveri senza tetto, nel vestire chi è nudo, senza trascurare quelli della tua stessa carne? 8 Allora la tua luce irromperà come l’aurora e la tua guarigione germoglierà prontamente, la tua giustizia ti precederà e la gloria dell’Eterno sarà la tua retroguardia. 9 Allora chiamerai e l’Eterno ti risponderà, griderai ed egli dirà: Eccomi! Se togli di mezzo a te il giogo, il puntare il dito e il parlare iniquo. 10 Se provvedi ai bisogni dell’affamato e sazi l’anima afflitta, allora la tua luce sorgerà nelle tenebre e la tua oscurità sarà come il mezzogiorno. 11 L’Eterno ti guiderà del continuo, sazierà la tua anima nei luoghi aridi e darà vigore alle tue ossa, tu sarai come un giardino annaffiato e come una sorgente d’acqua le cui acque non vengono meno. 12 I tuoi riedificheranno le antiche rovine, e tu rialzerai le fondamenta di molte generazioni passate; così sarai chiamato il riparatore di brecce, il restauratore dei sentieri che conducono al paese in cui stabilirsi.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
'''Giovanni Crisostomo'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Uno dei più grandi predicatori nei primi mille anni della chiesa cristiana fu Giovanni Crisostomo, vescovo di Costantinopoli nel IV secolo. Ne faccio menzione perché ci ha lasciato una delle affermazioni più radicali riguardo al valore del digiuno. Egli era noto in Costantinopoli per essere un asceta in un'epoca di lussi e il suo modo di vivere irritava l'imperore Arcadio e sua moglie Eudossia a tal punto che venne bandito e morì nel 407 DC. Sul digiuno scrisse: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il digiuno è, quanto più sincero in noi, imitazione degli angeli, disprezzo delle cose presenti, scuola di preghiera, cibo per l'anima, briglia per la bocca, soppressione della concupiscenza: tempera la rabbia, raffrena la collera, calma le tempeste della natura, stimola la ragione, schiarisce la mente, libera la carne dai suoi fardelli, fa cessare le polluzioni notturne, guarisce il mal di testa. Digiunando, l'uomo arriva a comportarsi con sobrietà, a parlare con chiarezza, a occupare la mente in pensieri degni. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non tutti questi riconoscimenti sono veri per tutti in ogni momento del digiuno, per esempio a qualcuno il digiuno provoca il mal di testa, invece di farglielo passare, ma voglio che prestiate ascolto a Crisostomo e alle migliaia di santi che hanno avvalorato la profezia del Signore: verranno i giorni in cui lo sposo sarà loro tolto e allora i discepoli digiuneranno (Matteo 9,15). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, la volta scorsa abbiamo cominciato a vedere che c'è del pericolo nel digiunare. Non intendo dire un pericolo fisico, questo si può prevenire attenendosi a semplici linee guida (vedi il foglio informativo), quel che intendo sono i pericoli spirituali. Si può digiunare in un modo che risulta molto sgradito al Signore e spiritualmente distruttivo per sé. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La volta scorsa abbiamo udito Gesù avvertirci che era così. Se, per esempio, digiunate per farvi notare dagli altri, avrete la vostra ricompensa da loro e otterrete la risposta del Padre. Per provare il nostro cuore egli disse che dovremmo far in modo di non esser visti dagli altri, ma solo da Dio: pettinatevi i capelli, lavatevi la faccia e non mettete su un'aria contrita. Allora, se i vostri motivi sono puri, il Padre vostro che vede in segreto vi ricompenserà. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa volta, così come la prossima, udiremo un altro avvertimento del profeta Isaia o, più precisamente, di Dio attraverso Isaia. Questo capitolo è colmo di ricche associazioni per me. Lo ritengo non soltanto la conclusione più adeguata alla nostra serie sul digiuno, ma un testo associato ad alcune esperienze di grande potenza nella vita di alcune persone, e ritengo inoltre che rivesta un ruolo molto significativo nella lotta di pianificazione di quel che le nostre priorità e obiettivi dovrebbero essere in quanto chiesa per il resto del decennio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Bill Leslie'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una delle esperienze di cui parlavo è quella di Bill Leslie, ex pastore della chiesa di LaSalle Street a Chicago, morto poco tempo fa dopo un lungo e straordinario ministero, come quello descritto in Isaia 58. Era passato dalle ''Twin Cities'' (Città gemelle) una volta e mi aveva raccontato di esser stato vicino ad avere un tracollo nervoso e di come un mentore spirituale lo avesse diretto a quel capitolo. Diceva che i versetti 10-11 lo avevano salvato da un vicolo cieco di sfinimento e depressione. &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Se provvedi ai bisogni dell’affamato e sazi l’anima afflitta, allora la tua luce sorgerà nelle tenebre e la tua oscurità sarà come il mezzogiorno. L’Eterno ti guiderà del continuo, sazierà la tua anima nei luoghi aridi [come la Chicago metropolitana] e darà vigore alle tue ossa, tu sarai come un giardino annaffiato e come una sorgente d’acqua le cui acque non vengono meno.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Ciò che colpì il pastore Leslie con tale potenza era il fatto che, se noi ci riversiamo per gli altri, Dio promette di renderci come un giardino annaffiato, ovvero riceveremo l'acqua necessaria a venir rinfrescati. E persino di più: saremo quindi una sorgente d'acqua che non viene mai meno per gli altri, per il ministero esigente, spossante, logorante dell'offerta di sé nella metropoli. Ciò gli fornì un modello di vita divina che gli fece superare la crisi e lo sostenne per molti altri anni. Questa settimana e la prossima, voglio che vediate che questo è il digiuno che Dio vuole insegnarci. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Doug Nichols''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'altra esperienza che rende questo capitolo ricco per me è il collegamento che ha con Doug Nichols, presidente dei Ministeri per l'Azione Internazionale. Doug è l'uomo che scrisse al pastore Tom Steller qualche estate fa, proponendo che la nostra chiesa prendesse un aeroplano e portasse qualche centinaia di persone in Rwanda per aiutare a seppellire i morti e permettere così a medici e infermieri di lavorare, cioè quel che erano stati chiamati a fare. Doug ha parlato alla nostra Conferenza dei Pastori un paio di settimane fa e ha pronunciato il discorso più entusiasmante che abbia udito da molto tempo. Azione Internazionale è specializzata nell'occuparsi dei bambini di strada in tutto il mondo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per mostrarvi che tipo di persona sia, la settimana scorsa mi ha scritto per ringraziarmi della conferenza e, come post scriptum al termine della lettera, ha aggiunto: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Nel minuto che forse le ci è voluto per leggere questa lettera, 28 bambini sono morti di malnutrizione e malattie facilmente prevenibili. 1.667 muoiono ogni ora, 40.000 bambini ogni giorno! La invito a pregare con ACTION perché molti più missionari portino il vangelo a questi bambini.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
A Doug venne diagnosticato un cancro al colon nell'aprile del 1993. Gli fu data una probabilità del 30% di sopravvivere all'operazione chirurgica, alla colostomia e alla radioterapia. Lo scorso autunno salì su un aereo e volò in Rwanda con il nostro dottor Mike Anderson e altre persone. Il suo oncologo non cristiano gli aveva detto che sarebbe morto in Rwanda, Doug aveva replicato che non gli sarebbe dispiaciuto, perché sarebbe andato in paradiso. L'oncologo aveva chiamato il chirurgo per chiedergli di non lasciar partire Doug per il Rwanda. Il chirurgo è un cristiano e aveva risposto: &amp;quot;Va bene così, Doug è pronto a morire e andare in paradiso&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ci giunse notizia che Doug stava partendo, con il cancro e la colostomia, per il Rwanda. Ricordo di essermi raccolto in preghiera con il nostro personale e in particolare di essere giunto a Isaia 58,7-8 proprio per Doug: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non consiste [il digiuno di cui mi compiaccio] forse nel rompere il tuo pane con chi ha fame, nel portare a casa tua i poveri senza tetto, nel vestire chi è nudo, senza trascurare quelli della tua stessa carne? Allora la tua luce irromperà come l’aurora e la tua guarigione [ovvero la tua cura] germoglierà prontamente. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pregammo specificamente che nutrire gli affamati e dare un tetto ai poveri in Rwanda non uccidesse, bensì guarisse Doug Nichols. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Doug telefonò dal Rwanda al suo oncologo ebreo e gli comunicò di non essere morto. E al suo ritorno si sottopose a tutta una serie di test che diedero come risultato: senza segni di malattia. Se resiste fino ad aprile, il limite dei due anni, senza ricorrenza del tumore, i medici gli dànno una buona probabilità di vivere per un periodo di tempo indeterminato. Doug ha 53 anni. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Isaia 58: vicino al cuore di Gesù'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Potete insomma vedere che Isaia 58 ha molte associazioni significative nella mia vita. E prego perché possiamo udire il messaggio di questo capitolo nella nostra chiesa, la nostra visione pianificatrice per i prossimi cinque anni e oltre. C'è qualcosa di molto vicino al cuore di Gesù in questo capitolo. Potete sentirlo risuonare nelle sue parole in Luca 4,18 (&amp;quot;Lo Spirito del Signore è sopra di me, perché mi ha unto per evangelizzare i poveri; mi ha mandato per guarire quelli che hanno il cuore rotto, per proclamare la liberazione ai prigionieri e il recupero della vista ai ciechi, per rimettere in libertà gli oppressi&amp;quot;), e in Matteo 25,36 (&amp;quot;Poiché ebbi fame e mi deste da mangiare, ebbi sete e mi deste da bere; fui forestiero e mi accoglieste, fui ignudo e mi rivestiste, fui infermo e mi visitaste, fui in prigione e veniste a trovarmi&amp;quot;), e Giovanni 7,38 (&amp;quot;Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, da dentro di lui sgorgheranno fiumi d’acqua viva&amp;quot;). Una relazione basata sulla fiducia con Gesù è il modo in cui adempiere alle parole in Isaia 58 nella vostra vita. Il peso di questo capitolo permea il ministero di Gesù, e sempre e sempre più io credo debba permeare anche il vostro. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Entriamo in esso e spingiamoci più in là che possiamo oggi e poi torniamoci sopra di nuovo la prossima domenica, a Dio piacendo, e vediamo che cosa Dio ha da dirci riguardo a come digiunare e a come non farlo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Il digiuno: il pericolo di sostituire il fervore religioso alla vita virtuosa'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nei primi tre versetti Dio lancia un'accusa contro il proprio popolo. Egli dice a Isaia di gridare a gran voce e proclamare alla casa di Giacobbe i suoi peccati, peccati che però sono ammantati da una sorprendente facciata di fervore religioso. Questo è ciò che tanto ci meraviglia e fa riflettere. Versetto 2: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Mi cercano ogni giorno e desiderano conoscere le mie vie, come [ovvero come se fossero] una nazione che pratichi la giustizia e non abbandoni la legge del suo Dio.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
In altre parole, essi venerano Dio come se fossero un popolo virtuoso e obbediente e si sono convinti da sé che davvero desiderano conoscere Dio e le sue vie. Vivere in una tale illusione è terribile. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Continua verso la fine del versetto 2: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Mi chiedono dei giudizi giusti e desiderano avvicinarsi al Dio.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Dunque essi vogliono che Dio intervenga per loro con giudizi giusti. Si mette male, come vedremo subito, ma essi non vedono il vero problema. Essi amano venire ad adorare Dio. Parlano la lingua della vicinanza con Dio. Possono persino avere commoventi esperienze religiose ed estetiche nei loro sforzi di avvicinarsi a Dio, ma qualcosa non funziona. Esprimono la propria frustrazione nel versetto 3, eppure non sanno di che cosa si tratti. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel versetto 3 essi si rivolgono a Dio, &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Essi dicono: “Perché abbiamo digiunato, e tu non l’hai visto? Perché abbiamo afflitto [oppure: mortificato] le nostre anime, e tu non l’hai notato?”.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Dunque c'è qualcosa di sbagliato ed essi digiunano per ristabilire il giusto, però non funziona, dunque qualcosa è doppiamente sbagliato. Vi è un totale di cinque azioni religiose menzionate nei versetti 2-3 che essi stanno compiendo, tutte invano. Nel versetto 2 si dice &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1. stanno &amp;quot;cercando Dio&amp;quot;, e &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2. desiderano conoscere le vie di Dio; e &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
3. &amp;quot;chiedono a Dio giudizi giusti&amp;quot;, e &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
4. &amp;quot;desiderano avvicinarsi a Dio&amp;quot;, e &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
5. nel versetto 3 digiunano, si mortificano o si affliggono. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Malgrado tutto questo, Dio ordina a Isaia di parlare a gran voce, non con calma o pacatezza, ma a gran voce e proclamare al suo popolo i loro peccati. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo è dunque un digiuno che non è gradito al Signore. Questa è adorazione che non è gradita al Signore. È il tipo di adorazione che non vogliamo qui a Bethlehem. Eppure, che male c'è nel cercare Dio, nel desiderare di conoscerne le vie, chiedergli giusti giudizi, desiderare avvicinarsi a lui, digiunare e affliggersi dinnanzi a lui? Che cosa c'è di sbagliato? Suona proprio nello stesso modo in cui parliamo di adorazione! Non ci fa forse riflettere? Non vi fa tremare? Non vi fa voler fare sul serio con Dio, tanto da non poter mai venir sorpresi dal Signore in questo modo, con le vostre più zelanti pratiche religiose, e persino desideri, esposti come finzioni? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Che cosa c'è di sbagliato nella loro adorazione?'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dio risponde nel mezzo del versetto 3: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Ecco, nel giorno del vostro digiuno voi fate ciò che vi piace e costringete a un duro lavoro i vostri operai. 4 Ecco, voi digiunate per liti e dispute, e per percuotere empiamente col pugno. Digiunando come fate oggi, non fate udire la vostra voce in alto. 5 È questo il digiuno di cui mi compiaccio, il giorno in cui l’uomo affligge [oppure: mortifica] la sua anima? Piegare la testa come un giunco e distendersi su un letto di sacco e di cenere? Chiami forse questo un digiuno e un giorno gradito all’Eterno?&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Allora è questo il problema. Ciò che accompagna il digiuno, o l'adorazione in generale, dal punto di vista etico, pratico, di relazione è il vero test di autenticità del digiuno e dell'adorazione. Lunedì è la prova della domenica. Dio elenca le forme religiose del digiuno e dell'adorazione: mortificare o affliggere se stessi (niente cibo), piegare la testa come un giunco, distendersi su un giaciglio di sacco e cenere (vedi Salmo 35,13). Poi egli elenca l'accompagnamento etico a questo digiuno: fate ciò che vi piace (in altri modi oltre il cibo), costringete a un duro lavoro i vostri operai, divenite litigiosi e polemici e cercate la disputa e arrivate addirittura alla rissa. E Dio chiede: &amp;quot;È questo il digiuno di cui mi compiaccio?&amp;quot;. La risposta è &amp;quot;No&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Un altro test di autenticità &amp;lt;br&amp;gt;'''Abbiamo dunque un altro test di autenticità. Gesù dice: se digiunate per essere visti dagli altri, avrete la vostra ricompensa. Tutto qui. Isaia dice: se il vostro digiuno vi porta ad autogratificarvi in altri modi, a essere duri contro i vostri sottoposti, irritabili e irascibili, allora il vostro digiuno non è gradito a Dio. Non è ciò di cui egli si compiace. Dio ci avverte misericordiosamente contro il pericolo di sostituire con il fervore religioso una vita virtuosa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Riflettete e pregate su questo durante la settimana, così che quando tornerete la prossima domenica sarete pronti a udire l'alternativa di bellezza, potere e libertà divine a questo tipo d'ipocrisia. Riflettetevi per le implicazioni a lungo termine che ha nell'adorazione nella vostra vita e in questa chiesa. Nessun'adorazione, nessun sermone, nessun canto, nessun suonare di strumenti, nessuna preghiera, nessun digiuno, per quanto intensi o splendidi - che ci portino a essere duri con i nostri operai di lunedì, o litigiosi con i nostri familiari a casa, o a gratificarci in altri modi, o tanto incolleriti da colpire qualcuno - nessun'adorazione o digiuno che ci lascino così è quell'autentica adorazione gradita a Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non commettete errori qui: un autentico digiuno può essere un mezzo benedetto da Dio per superare l'eccessiva rigidità al lavoro, la litigiosità a casa, l'autoindulgenza e la collera. Tuttavia, se il digiuno divenisse un mantello religioso per minimizzare o nascondere quelle azioni e lasciare che continuino, allora esso diventa ipocrisia e offesa verso Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I nostri gruppi di preghiera vorrebbero pregare questa mattina con quelli di voi che sentono un particolare peso nel pregare per qualcosa che minaccia di rendere la loro esperienza di adorazione o digiuno non autentica. Naturalmente, quel che la renderebbe più falsa di tutto è il non credere. Vi spingo perciò a cercare seriamente una vita autentica questa mattina e poi tornare la settimana prossima a vedere come appare rispetto a Isaia 58.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Steffmahr</name></author>	</entry>

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		<id>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Il_digiuno_per_acque_che_non_vengono_mai_meno,_parte_I</id>
		<title>Il digiuno per acque che non vengono mai meno, parte I</title>
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				<updated>2012-04-09T18:25:27Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Steffmahr: Creata pagina con '{{Info|A Fast for Waters That Do Not Fail, Part 1}}  Isaia 58,1-12 1 Grida a squarciagola, non risparmiarti; alza la tua voce come una tromba e dichiara al mio popolo le sue tras...'&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{Info|A Fast for Waters That Do Not Fail, Part 1}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Isaia 58,1-12&lt;br /&gt;
1 Grida a squarciagola, non risparmiarti; alza la tua voce come una tromba e dichiara al mio popolo le sue trasgressioni e alla casa di Giacobbe i suoi peccati. 2 Mi cercano ogni giorno e desiderano conoscere le mie vie, come una nazione che pratichi la giustizia e non abbandoni la legge del suo Dio, mi chiedono dei giudizi giusti e desiderano avvicinarsi a Dio. 3 Essi dicono: “Perché abbiamo digiunato, e tu non l’hai visto? Perché abbiamo afflitto le nostre anime, e tu non l’hai notato?”. Ecco, nel giorno del vostro digiuno voi fate ciò che vi piace e costringete a un duro lavoro i vostri operai. 4 Ecco, voi digiunate per liti e dispute, e per percuotere empiamente col pugno. Digiunando come fate oggi, non fate udire la vostra voce in alto. 5 È questo il digiuno di cui mi compiaccio, il giorno in cui l’uomo affligge la sua anima? Piegare la testa come un giunco e distendersi su un letto di sacco e di cenere? Chiami forse questo un digiuno e un giorno gradito all’Eterno? 6 Il digiuno di cui mi compiaccio non è forse questo: spezzare le catene della malvagità, sciogliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi, spezzare ogni giogo? 7 Non consiste forse nel rompere il tuo pane con chi ha fame, nel portare a casa tua i poveri senza tetto, nel vestire chi è nudo, senza trascurare quelli della tua stessa carne? 8 Allora la tua luce irromperà come l’aurora e la tua guarigione germoglierà prontamente, la tua giustizia ti precederà e la gloria dell’Eterno sarà la tua retroguardia. 9 Allora chiamerai e l’Eterno ti risponderà, griderai ed egli dirà: Eccomi! Se togli di mezzo a te il giogo, il puntare il dito e il parlare iniquo. 10 Se provvedi ai bisogni dell’affamato e sazi l’anima afflitta, allora la tua luce sorgerà nelle tenebre e la tua oscurità sarà come il mezzogiorno. 11 L’Eterno ti guiderà del continuo, sazierà la tua anima nei luoghi aridi e darà vigore alle tue ossa, tu sarai come un giardino annaffiato e come una sorgente d’acqua le cui acque non vengono meno. 12 I tuoi riedificheranno le antiche rovine, e tu rialzerai le fondamenta di molte generazioni passate; così sarai chiamato il riparatore di brecce, il restauratore dei sentieri che conducono al paese in cui stabilirsi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Giovanni Crisostomo&lt;br /&gt;
Uno dei più grandi predicatori nei primi mille anni della chiesa cristiana fu Giovanni Crisostomo, vescovo di Costantinopoli nel IV secolo. Ne faccio menzione perché ci ha lasciato una delle affermazioni più radicali riguardo al valore del digiuno. Egli era noto in Costantinopoli per essere un asceta in un'epoca di lussi e il suo modo di vivere irritava l'imperore Arcadio e sua moglie Eudossia a tal punto che venne bandito e morì nel 407 DC. Sul digiuno scrisse:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il digiuno è, quanto più sincero in noi, imitazione degli angeli, disprezzo delle cose presenti, scuola di preghiera, cibo per l'anima, briglia per la bocca, soppressione della concupiscenza: tempera la rabbia, raffrena la collera, calma le tempeste della natura, stimola la ragione, schiarisce la mente, libera la carne dai suoi fardelli, fa cessare le polluzioni notturne, guarisce il mal di testa. Digiunando, l'uomo arriva a comportarsi con sobrietà, a parlare con chiarezza, a occupare la mente in pensieri degni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non tutti questi riconoscimenti sono veri per tutti in ogni momento del digiuno, per esempio a qualcuno il digiuno provoca il mal di testa, invece di farglielo passare, ma voglio che prestiate ascolto a Crisostomo e alle migliaia di santi che hanno avvalorato la profezia del Signore: verranno i giorni in cui lo sposo sarà loro tolto e allora i discepoli digiuneranno (Matteo 9,15).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, la volta scorsa abbiamo cominciato a vedere che c'è del pericolo nel digiunare. Non intendo dire un pericolo fisico, questo si può prevenire attenendosi a semplici linee guida (vedi il foglio informativo), quel che intendo sono i pericoli spirituali. Si può digiunare in un modo che risulta molto sgradito al Signore e spiritualmente distruttivo per sé.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La volta scorsa abbiamo udito Gesù avvertirci che era così. Se, per esempio, digiunate per farvi notare dagli altri, avrete la vostra ricompensa da loro e otterrete la risposta del Padre. Per provare il nostro cuore egli disse che dovremmo far in modo di non esser visti dagli altri, ma solo da Dio: pettinatevi i capelli, lavatevi la faccia e non mettete su un'aria contrita. Allora, se i vostri motivi sono puri, il Padre vostro che vede in segreto vi ricompenserà.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa volta, così come la prossima, udiremo un altro avvertimento del profeta Isaia o, più precisamente, di Dio attraverso Isaia. Questo capitolo è colmo di ricche associazioni per me. Lo ritengo non soltanto la conclusione più adeguata alla nostra serie sul digiuno, ma un testo associato ad alcune esperienze di grande potenza nella vita di alcune persone, e ritengo inoltre che rivesta un ruolo molto significativo nella lotta di pianificazione di quel che le nostre priorità e obiettivi dovrebbero essere in quanto chiesa per il resto del decennio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'Bill Leslie'&lt;br /&gt;
Una delle esperienze di cui parlavo è quella di Bill Leslie, ex pastore della chiesa di LaSalle Street a Chicago, morto poco tempo fa dopo un lungo e straordinario ministero, come quello descritto in Isaia 58. Era passato dalle Twin Cities (Città gemelle) una volta e mi aveva raccontato di esser stato vicino ad avere un tracollo nervoso e di come un mentore spirituale lo avesse diretto a quel capitolo. Diceva che i versetti 10-11 lo avevano salvato da un vicolo cieco di sfinimento e depressione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
	Se provvedi ai bisogni dell’affamato e sazi l’anima afflitta, allora la tua luce	sorgerà nelle tenebre e la tua oscurità sarà come il mezzogiorno. L’Eterno ti 	guiderà del continuo, sazierà la tua anima nei luoghi aridi [come la Chicago 	metropolitana] e darà vigore alle tue ossa, tu sarai come un giardino annaffiato 	e come una sorgente d’acqua le cui acque non vengono meno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ciò che colpì il pastore Leslie con tale potenza era il fatto che, se noi ci riversiamo per gli altri, Dio promette di renderci come un giardino annaffiato, ovvero riceveremo l'acqua necessaria a venir rinfrescati. E persino di più: saremo quindi una sorgente d'acqua che non viene mai meno per gli altri, per il ministero esigente, spossante, logorante dell'offerta di sé nella metropoli. Ciò gli fornì un modello di vita divina che gli fece superare la crisi e lo sostenne per molti altri anni. Questa settimana e la prossima, voglio che vediate che questo è il digiuno che Dio vuole insegnarci.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'Doug Nichols'&lt;br /&gt;
L'altra esperienza che rende questo capitolo ricco per me è il collegamento che ha con Doug Nichols, presidente dei Ministeri per l'Azione Internazionale. Doug è l'uomo che scrisse al pastore Tom Steller qualche estate fa, proponendo che la nostra chiesa prendesse un aeroplano e portasse qualche centinaia di persone in Rwanda per aiutare a seppellire i morti e permettere così a medici e infermieri di lavorare, cioè quel che erano stati chiamati a fare. Doug ha parlato alla nostra Conferenza dei Pastori un paio di settimane fa e ha pronunciato il discorso più entusiasmante che abbia udito da molto tempo. Azione Internazionale è specializzata nell'occuparsi dei bambini di strada in tutto il mondo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per mostrarvi che tipo di persona sia, la settimana scorsa mi ha scritto per ringraziarmi della conferenza e, come post scriptum al termine della lettera, ha aggiunto:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
	Nel minuto che forse le ci è voluto per leggere questa lettera, 28 bambini sono 	morti di malnutrizione e malattie facilmente prevenibili. 1.667 muoiono ogni 	ora, 40.000 bambini ogni giorno! La invito a pregare con ACTION perché 	molti più missionari portino il vangelo a questi bambini.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A Doug venne diagnosticato un cancro al colon nell'aprile del 1993. Gli fu data una probabilità del 30% di sopravvivere all'operazione chirurgica, alla colostomia e alla radioterapia. Lo scorso autunno salì su un aereo e volò in Rwanda con il nostro dottor Mike Anderson e altre persone. Il suo oncologo non cristiano gli aveva detto che sarebbe morto in Rwanda, Doug aveva replicato che non gli sarebbe dispiaciuto, perché sarebbe andato in paradiso. L'oncologo aveva chiamato il chirurgo per chiedergli di non lasciar partire Doug per il Rwanda. Il chirurgo è un cristiano e aveva risposto: &amp;quot;Va bene così, Doug è pronto a morire e andare in paradiso&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ci giunse notizia che Doug stava partendo, con il cancro e la colostomia, per il Rwanda. Ricordo di essermi raccolto in preghiera con il nostro personale e in particolare di essere giunto a Isaia 58,7-8 proprio per Doug:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non consiste [il digiuno di cui mi compiaccio] forse nel rompere il tuo pane con chi ha fame, nel portare a casa tua i poveri senza tetto, nel vestire chi è nudo, senza trascurare quelli della tua stessa carne? Allora la tua luce irromperà come l’aurora e la tua guarigione [ovvero la tua cura] germoglierà prontamente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pregammo specificamente che nutrire gli affamati e dare un tetto ai poveri in Rwanda non uccidesse, bensì guarisse Doug Nichols.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Doug telefonò dal Rwanda al suo oncologo ebreo e gli comunicò di non essere morto. E al suo ritorno si sottopose a tutta una serie di test che diedero come risultato: senza segni di malattia. Se resiste fino ad aprile, il limite dei due anni, senza ricorrenza del tumore, i medici gli dànno una buona probabilità di vivere per un periodo di tempo indeterminato. Doug ha 53 anni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'Isaia 58: vicino al cuore di Gesù'&lt;br /&gt;
Potete insomma vedere che Isaia 58 ha molte associazioni significative nella mia vita. E prego perché possiamo udire il messaggio di questo capitolo nella nostra chiesa, la nostra visione pianificatrice per i prossimi cinque anni e oltre. C'è qualcosa di molto vicino al cuore di Gesù in questo capitolo. Potete sentirlo risuonare nelle sue parole in Luca 4,18 (&amp;quot;Lo Spirito del Signore è sopra di me, perché mi ha unto per evangelizzare i poveri; mi ha mandato per guarire quelli che hanno il cuore rotto, per proclamare la liberazione ai prigionieri e il recupero della vista ai ciechi, per rimettere in libertà gli oppressi&amp;quot;), e in Matteo 25,36 (&amp;quot;Poiché ebbi fame e mi deste da mangiare, ebbi sete e mi deste da bere; fui forestiero e mi accoglieste, fui ignudo e mi rivestiste, fui infermo e mi visitaste, fui in prigione e veniste a trovarmi&amp;quot;), e Giovanni 7,38 (&amp;quot;Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, da dentro di lui sgorgheranno fiumi d’acqua viva&amp;quot;).&lt;br /&gt;
Una relazione basata sulla fiducia con Gesù è il modo in cui adempiere alle parole in Isaia 58 nella vostra vita. Il peso di questo capitolo permea il ministero di Gesù, e sempre e sempre più io credo debba permeare anche il vostro.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Entriamo in esso e spingiamoci più in là che possiamo oggi e poi torniamoci sopra di nuovo la prossima domenica, a Dio piacendo, e vediamo che cosa Dio ha da dirci riguardo a come digiunare e a come non farlo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il digiuno: il pericolo di sostituire il fervore religioso alla vita virtuosa&lt;br /&gt;
Nei primi tre versetti Dio lancia un'accusa contro il proprio popolo. Egli dice a Isaia di gridare a gran voce e proclamare alla casa di Giacobbe i suoi peccati, peccati che però sono ammantati da una sorprendente facciata di fervore religioso. Questo è ciò che tanto ci meraviglia e fa riflettere. Versetto 2:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
	Mi cercano ogni giorno e desiderano conoscere le mie vie, come [ovvero come 	se fossero] una nazione che pratichi la giustizia e non abbandoni la legge del 	suo Dio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In altre parole, essi venerano Dio come se fossero un popolo virtuoso e obbediente e si sono convinti da sé che davvero desiderano conoscere Dio e le sue vie. Vivere in una tale illusione è terribile.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Continua verso la fine del versetto 2:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
	Mi chiedono dei giudizi giusti e desiderano avvicinarsi al Dio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dunque essi vogliono che Dio intervenga per loro con giudizi giusti. Si mette male, come vedremo subito, ma essi non vedono il vero problema. Essi amano venire ad adorare Dio. Parlano la lingua della vicinanza con Dio. Possono persino avere commoventi esperienze religiose ed estetiche nei loro sforzi di avvicinarsi a Dio, ma qualcosa non funziona. Esprimono la propria frustrazione nel versetto 3, eppure non sanno di che cosa si tratti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel versetto 3 essi si rivolgono a Dio,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
	Essi dicono: “Perché abbiamo digiunato, e tu non l’hai visto? Perché abbiamo 	afflitto [oppure: mortificato] le nostre anime, e tu non l’hai notato?”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dunque c'è qualcosa di sbagliato ed essi digiunano per ristabilire il giusto, però non funziona, dunque qualcosa è doppiamente sbagliato. Vi è un totale di cinque azioni religiose menzionate nei versetti 2-3 che essi stanno compiendo, tutte invano. Nel versetto 2 si dice&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1. stanno &amp;quot;cercando Dio&amp;quot;, e&lt;br /&gt;
2. desiderano conoscere le vie di Dio; e&lt;br /&gt;
3. &amp;quot;chiedono a Dio giudizi giusti&amp;quot;, e&lt;br /&gt;
4. &amp;quot;desiderano avvicinarsi a Dio&amp;quot;, e&lt;br /&gt;
5. nel versetto 3 digiunano, si mortificano o si affliggono.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Malgrado tutto questo, Dio ordina a Isaia di parlare a gran voce, non con calma o pacatezza, ma a gran voce e proclamare al suo popolo i loro peccati.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo è dunque un digiuno che non è gradito al Signore. Questa è adorazione che non è gradita al Signore. È il tipo di adorazione che non vogliamo qui a Bethlehem.&lt;br /&gt;
Eppure, che male c'è nel cercare Dio, nel desiderare di conoscerne le vie, chiedergli giusti giudizi, desiderare avvicinarsi a lui, digiunare e affliggersi dinnanzi a lui? Che cosa c'è di sbagliato? Suona proprio nello stesso modo in cui parliamo di adorazione! Non ci fa forse riflettere? Non vi fa tremare? Non vi fa voler fare sul serio con Dio, tanto da non poter mai venir sorpresi dal Signore in questo modo, con le vostre più zelanti pratiche religiose, e persino desideri, esposti come finzioni?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che cosa c'è di sbagliato nella loro adorazione?&lt;br /&gt;
Dio risponde nel mezzo del versetto 3:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
	Ecco, nel giorno del vostro digiuno voi fate ciò che vi piace e costringete a un 	duro lavoro i vostri operai. 4 Ecco, voi digiunate per liti e dispute, e per 	percuotere empiamente col pugno. Digiunando come fate oggi, non fate udire 	la vostra voce in alto. 5 È questo il digiuno di cui mi compiaccio, il giorno in 	cui l’uomo affligge [oppure: mortifica] la sua anima? Piegare la testa come un 	giunco e distendersi su un letto di sacco e di cenere? Chiami forse questo un 	digiuno e un giorno gradito all’Eterno?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Allora è questo il problema. Ciò che accompagna il digiuno, o l'adorazione in generale, dal punto di vista etico, pratico, di relazione è il vero test di autenticità del digiuno e dell'adorazione. Lunedì è la prova della domenica. Dio elenca le forme religiose del digiuno e dell'adorazione: mortificare o affliggere se stessi (niente cibo), piegare la testa come un giunco, distendersi su un giaciglio di sacco e cenere (vedi Salmo 35,13). Poi egli elenca l'accompagnamento etico a questo digiuno: fate ciò che vi piace (in altri modi oltre il cibo), costringete a un duro lavoro i vostri operai, divenite litigiosi e polemici e cercate la disputa e arrivate addirittura alla rissa. E Dio chiede: &amp;quot;È questo il digiuno di cui mi compiaccio?&amp;quot;. La risposta è &amp;quot;No&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un altro test di autenticità&lt;br /&gt;
Abbiamo dunque un altro test di autenticità. Gesù dice: se digiunate per essere visti dagli altri, avrete la vostra ricompensa. Tutto qui. Isaia dice: se il vostro digiuno vi porta ad autogratificarvi in altri modi, a essere duri contro i vostri sottoposti, irritabili e irascibili, allora il vostro digiuno non è gradito a Dio. Non è ciò di cui egli si compiace. Dio ci avverte misericordiosamente contro il pericolo di sostituire con il fervore religioso una vita virtuosa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Riflettete e pregate su questo durante la settimana, così che quando tornerete la prossima domenica sarete pronti a udire l'alternativa di bellezza, potere e libertà divine a questo tipo d'ipocrisia. Riflettetevi per le implicazioni a lungo termine che ha nell'adorazione nella vostra vita e in questa chiesa. Nessun'adorazione, nessun sermone, nessun canto, nessun suonare di strumenti, nessuna preghiera, nessun digiuno, per quanto intensi o splendidi - che ci portino a essere duri con i nostri operai di lunedì, o litigiosi con i nostri familiari a casa, o a gratificarci in altri modi, o tanto incolleriti da colpire qualcuno - nessun'adorazione o digiuno che ci lascino così è quell'autentica adorazione gradita a Dio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non commettete errori qui: un autentico digiuno può essere un mezzo benedetto da Dio per superare l'eccessiva rigidità al lavoro, la litigiosità a casa, l'autoindulgenza e la collera. Tuttavia, se il digiuno divenisse un mantello religioso per minimizzare o nascondere quelle azioni e lasciare che continuino, allora esso diventa ipocrisia e offesa verso Dio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I nostri gruppi di preghiera vorrebbero pregare questa mattina con quelli di voi che sentono un particolare peso nel pregare per qualcosa che minaccia di rendere la loro esperienza di adorazione o digiuno non autentica. Naturalmente, quel che la renderebbe più falsa di tutto è il non credere. Vi spingo perciò a cercare seriamente una vita autentica questa mattina e poi tornare la settimana prossima a vedere come appare rispetto a Isaia 58.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Steffmahr</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://it.gospeltranslations.org/wiki/La_gioia_acquisita</id>
		<title>La gioia acquisita</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://it.gospeltranslations.org/wiki/La_gioia_acquisita"/>
				<updated>2012-04-09T18:21:19Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Steffmahr: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{Info|Joy Purchased}} &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Romani 5: 6-8 &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
''6Infatti, mentre noi eravamo ancora peccatori, Cristo morì per gli empi nel tempo stabilito. 7Ora, a stento si trova chi sia disposto a morire per un giusto; forse ci può essere chi ha il coraggio di morire per una persona dabbene. 8Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.''&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Finora abbiamo parlato delle quattro verità bibliche che ci aiutano a capire meglio il Vangelo, mentre questa mattina ci concentreremo sul vero fulcro del Vangelo: la buona novella della Cristianità. Vorrei quindi rivedere queste verità rapidamente e poi dimostrarvi che la quinta verità è la misericordiosa risposta di Dio ai nostri più grandi bisogni. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Rivediamo le quattro verità viste finora.'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La prima verità riguarda il gioioso scopo di Dio: DIO CI HA CREATO PER LA SUA GLORIA. Il progetto della creazione prevedeva che ci fossero tutta la sua bellezza, eccellenza, saggezza, giustizia, potere e amore, per la gioia delle sue creature. La realtà centrale dell'universo è Dio, non l'uomo. Noi esistiamo per la sua Gloria. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La seconda verità riguarda il gioioso compito dell'uomo: OGNI UOMO DOVREBBE VIVERE PER LA GLORIA DI DIO. In altre parole, la nostra ragione di vita deriva dalla ragione per cui Dio ha creato. Poco tempo fa ho ricevuto una lettera di John Jenstad che diceva “Essere un essere umano è una cosa meravigliosa”: essere chiamati a vivere per la gloria di Dio, fidandoci di lui, ringraziandolo, amandolo e obbedendogli, sapendo che il nostro destino eterno rimane in sospeso. È meraviglioso essere creati a immagine e somiglianza di Dio e mangiare, bere, lavorare e giocare per la sua gloria. Questo è il gioioso compito che ci spetta in quanto esseri umani. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La terza verità parla di come noi tutti abbiamo scambiato questa gioia con l'effimero piacere del peccato: NESSUNO DI NOI È RIUSCITO A GLORIFICARE DIO COME AVREBBE DOVUTO. Non abbiamo amato Dio, non ci siamo fidati di Lui, non Lo abbiamo ringraziato, non Gli abbiamo obbedito. Neanche lontanamente. Questo dobbiamo ammetterlo, sia che pensiamo di essere brave persone o meno. Dio non è stato al centro delle nostre vite. Non abbiamo fatto quello che avremmo dovuto per la Sua gloria. Nessuno di noi lo ha fatto. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La quarta verità, quindi, parla di come sia andata perduta la gioia per la quale siamo stati creati: SIAMO TUTTI SOGGETTI ALLA GIUSTA CONDANNA DI DIO. Dio è giusto. La sua rettitudine è assoluta e non ci sono compromessi nell'impegno che mette nel fare tutto il possibile per la Sua gloria. Quindi, quando scambiamo la gloria di Dio con altre cose e non viviamo per la sua gloria, ci esponiamo alla sua legittima ira. In altre parole, se continuiamo a sminuire la Sua gloria con l'indifferenza, l'incredulità, l'ingratitudine o la disobbedienza, Lui affermerà il valore della Sua gloria condannandoci all'inferno per l'eternità. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Con queste quattro verità abbiamo visto, quindi, che il più grande pericolo per l'umanità non è la guerra nucleare, né l'AIDS, né il comunismo, né l'effetto serra, né i conflitti razziali. Il più grande pericolo per l'umanità è l'ira di Dio: il nostro più grande problema è che la rettitudine di Dio esige la nostra condanna perché noi, tutti noi, abbiamo disprezzato la Sua gloria. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Dio ha mandato il suo unico figlio per donarci la vita eterna'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora siamo pronti a comprendere la quinta verità, che è proprio il cuore del Vangelo: DIO HA MANDATO GESÙ CRISTO, IL SUO UNICO FIGLIO, PER DONARCI LA VITA ETERNA. Con le parole di 1 Timoteo 1:15, “''Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori''”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa mattina, nei pochi minuti che abbiamo a disposizione, vorrei farvi capire chiaramente come Gesù salva i peccatori. La quinta verità non si concentra su quello che dobbiamo fare per essere salvati (di questo argomento parleremo la prossima settimana), ma piuttosto su quello che Dio ha fatto per salvare i peccatori. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In Romani 5: 6-8 Paolo dice: “''Infatti, mentre noi eravamo ancora peccatori, Cristo morì per gli empi nel tempo stabilito. Ora, a stento si trova chi sia disposto a morire per un giusto; forse ci può essere chi ha il coraggio di morire per una persona dabbene. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi”''. In questo testo ci sono tre cose che vorrei farvi notare: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1. Dio muore per i peccatori: è così che li salva. “Cristo morì per gli empi “. “''Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori''” (1 Timoteo 1:15): Lui è venuto al mondo per morire per i peccatori. Rispondiamo quindi alla nostra domanda, “In che modo Gesù salva i peccatori?”, affermando che li salva morendo per loro. 2. La seconda cosa da notare in Romani 5: 6-8 è che non siamo stati noi a dare il via a questa opera di salvezza. Non la meritavamo e non ne siamo stati la causa. Paolo ci dice che siamo tutti impotenti, empi e peccatori. L'iniziativa è partita esclusivamente da Dio. 3. Questo ci porta al terzo aspetto da notare, ovvero che la morte di Cristo per i peccatori è una dimostrazione dell'amore di Dio. Versetto 8: “''Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi ''”. Non dovete pensare neanche per un momento che Dio Padre sia solamente il Dio dell'ira e che Dio Figlio, Gesù Cristo, sia il Dio della misericordia. Non è così. Dio Padre ha pianificato la nostra salvezza e ha mandato il suo unico Figlio proprio perché, oltre ad essere il Dio dell'ira, è anche il Dio dell'amore. È il nostro Giudice e noi siamo soggetti alla sua giusta condanna, perché abbiamo degradato la sua gloria. Ma la meraviglia dell'amore di Dio sta nel fatto che, anche se lui è il Giudice e la sua legittima condanna ricade su di noi, Lui è anche un Salvatore, che ha previsto un modo per salvarci dalla sua ira. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La morte di Gesù salva i peccatori in tre modi.'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Siamo in grado di capire in che modo la morte di Gesù, Figlio di Dio, salva il suo popolo dall'ira di Dio? Nella Bibbia troviamo elencate tre diverse modalità, che vorrei illustrarvi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''1. Un riscatto'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La morte di Cristo è considerata da molti come un riscatto. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In Marco 10:45, Gesù dice: “''Il Figlio dell'uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti”. 1 Pietro 1: 18-19 recita “Voi sapete che non a prezzo di cose corruttibili, come l'argento e l'oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta ereditata dai vostri padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, come di agnello senza difetti e senza macchia''”. 1 Corinzi 6: 19-20 dice: ''“O non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi? Infatti siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo!”. Apocalisse 5: 9 recita. “sei stato immolato e hai riscattato per Dio con il tuo sangue uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione''”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Uno dei modi di interpretare la morte di Cristo è vedendola come il pagamento di un riscatto: ma a chi è stato pagato questo riscatto? Potreste rispondere “Satana” o rispondere “Dio”. Il quale, in questo ultimo caso, avrebbe pagato un riscatto a se stesso. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ritengo che sarebbe decisamente sbagliato rispondere che Dio ha pagato Satana per redimere il proprio popolo. Pensare che abbia acconsentito alle richieste del suo principale nemico andrebbe contro la sovranità di Dio, così come sarebbe contrario alla sua santità pensare che avrebbe lasciato dettare le condizioni a Satana. Al di là di queste considerazioni, in Marco 3: 27 Gesù descrive come ha liberato il popolo dalla schiavitù di Satana, che -come ci viene detto- lega gli uomini forti e saccheggia le loro case. In altre parole, non ha negoziato con Satana, come si fa con un terrorista che ha degli ostaggi. Irrompe, lega e fa ciò che deve. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ritengo quindi giusto dire che, mandando suo figlio Gesù a morire per i nostri peccati, Dio ha pagato un riscatto a se stesso. In altre parole né noi, né, tanto meno Dio, dobbiamo qualcosa a Satana. Il grande debito che aleggia sulle nostre teste è quello che abbiamo nei confronti di Dio. È Lui che abbiamo offeso con i nostri peccati. Abbiamo diffamato il suo onore e screditato il suo nome con la nostra sfiducia e la nostra disobbedienza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È facile quindi intuire che, se dobbiamo essere salvati dalla legittima ira di Dio, deve esserci una forma di ricompensa. Quindi, il primo modo in cui la morte di Cristo salva i peccatori è salvandoli dall'ira di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando avete ascoltato 1 Corinzi 6: 19-20, avete notato l'obiettivo di Dio, che vuole comprarci o riscattarci così? Il testo recita: “''siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo''“. Siamo stati riscattati così da poter tornare allo scopo per il quale siamo stati creati. Vale a dire che Gesù è morto per farci tornare sulla strada gioiosa della conoscenza e della riflessione sulla gloria di Dio. Spero che questo vi abbia aiutato a capire come le cinque verità siano collegate tra loro. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''2. Una sostituzione'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La Bibbia ci descrive anche una seconda modalità tramite cui la morte di Cristo salva i peccatori: ci dimostra che questa morte è una sostituzione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A causa del modo in cui abbiamo disonorato Dio e sminuito la sua gloria, su di noi ora incombe una maledizione, una legittima e giusta sentenza di condanna. Dio si è fatto carico di questa maledizione e di questa sentenza, sostituendosi a tutti coloro che si fidano di lui. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In 1 Pietro 3: 18 troviamo: ''“Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio''”. 2 Corinzi 5:21 recita: “''Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio”. Galati 3: 13 ci dice che “Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, diventando lui stesso maledizione per noi''”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cristo quindi ci salva dai nostri peccati sostituendosi a noi: si è fatto carico della maledizione che avremmo dovuto sopportare noi e del peccato che ci avrebbe portati alla condanna eterna. Ha preso il nostro posto e ha fatto ricadere su di Lui l'iniquità di tutti noi (Isaia 53: 6). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''3. Un'affermazione della rettitudine di Dio'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Infine, la morte di Gesù ci salva perché rappresenta un'affermazione della rettitudine di Dio: questo è forse il significato più trascurato e al contempo più importante della morte di Gesù. Probabilmente, viene trascurato perché le quattro verità che abbiamo visto vengono trascurate a loro volta. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Torniamo insieme a Romani 3: 25-26. A meno di non partire dalla gloria di Dio, questo aspetto della morte di Gesù sembrerà senza senso. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vorrei darvi degli spunti per aiutarvi a comprendere meglio questi due versi. Dio ha creato il mondo per la Sua gloria. La rettitudine rappresenta il Suo costante impegno per difendere il valore della Sua gloria. Ciò significa sostenere tutto ciò che amplifica la Sua gloria e opporsi a tutto ciò che la sminuisce. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Poiché tutti noi abbiamo sminuito e dissacrato la Sua gloria, la Sua rettitudine Lo porta a opporsi a noi con un'ira onnipotente. Come può allora salvare dei peccatori come noi e contemporaneamente continuare a difendere la Sua gloria? Come può assolvere i peccatori colpevoli e continuare ad essere un giudice giusto? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Romani 3: 25-26 ci spiega chiaramente questo significato della morte di Gesù: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
''Dio lo ha prestabilito a servire come strumento di espiazione per mezzo della fede, nel suo sangue, al fine di manifestare la sua giustizia, dopo la tolleranza usata verso i peccati passati, nel tempo della divina pazienza. Egli manifesta la sua giustizia nel tempo presente, per essere giusto e giustificare chi ha fede in Gesù.''&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Notate che Gesù è stato mandato a morire proprio per dimostrare la rettitudine di Dio: perché mai c'è stato bisogno di dimostrarla? La risposta è nel versetto 25: “''dopo la tolleranza usata verso i peccati passati, nel tempo della divina pazienza''”. In altre parole, quando Dio tollera i peccati (e quindi perdona uno di noi) potrebbe sembrare che Lui non sia giusto. Sembrerebbe non dare un valore infinito alla Sua gloria, che noi invece abbiamo disprezzato con i nostri peccati. Sarebbe infatti una tremenda ingiustizia se Dio semplicemente nascondesse i peccati del mondo sotto il tappeto dell'universo, come se assolvere un peccatore colpevole in presenza di Dio non fosse un fatto straordinario. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando Cristo è morto, Dio ha dimostrato una volta per tutte che non è indifferente al disprezzo che abbiamo riservato alla Sua gloria. Cristo è morto per rimediare al danno che abbiamo fatto al nome e all'onore di Dio. Quando Cristo è morto ha affermato la rettitudine di Dio tramite la salvezza dei peccatori. Se Cristo non fosse morto al posto nostro, si sarebbe potuta affermare la rettitudine di Dio in un solo modo: con la nostra condanna eterna. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sintesi &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Riassumiamo quindi le tre modalità con cui la morte di Cristo ci ha salvato dal giudizio e ci ha dato la vita eterna. Prima di tutto è un riscatto, che ripaga il debito tremendo che abbiamo nei confronti di Dio a causa dei nostri peccati. In secondo luogo, è una sostituzione: si fa carico dei nostri peccati e della nostra maledizione, così che possiamo essere liberi dalla colpa e dalla punizione. Terza ed ultima, è un'affermazione della rettitudine di Dio, che può essere giusto e, contemporaneamente, giustificare chi ha fede in Gesù. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prego quindi affinché possa ora esservi chiaro che la morte di Gesù Cristo è per noi l'unico modo di evitare l'ira di Dio e trovare in Lui la pace. Non solo prego affinché vi sia chiaro, ma anche perché questo vi possa spronare. Il mio profondo desiderio e la mia preghiera a Dio sono che voi possiate essere salvati. La strada è libera. Lui giustifica chi ha fede in Gesù. Riponete in Lui tutta la vostra fiducia e Lui sarà per voi un vero Salvatore.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Steffmahr</name></author>	</entry>

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		<id>http://it.gospeltranslations.org/wiki/La_gioia_acquisita</id>
		<title>La gioia acquisita</title>
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				<updated>2012-04-09T18:16:42Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Steffmahr: Creata pagina con '{{Info|Joy Purchased}}  Romani 5: 6-8  6Infatti, mentre noi eravamo ancora peccatori, Cristo morì per gli empi nel tempo stabilito. 7Ora, a stento si trova chi sia disposto a mo...'&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{Info|Joy Purchased}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Romani 5: 6-8&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
6Infatti, mentre noi eravamo ancora peccatori, Cristo morì per gli empi nel tempo stabilito. 7Ora, a stento si trova chi sia disposto a morire per un giusto; forse ci può essere chi ha il coraggio di morire per una persona dabbene. 8Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Finora abbiamo parlato delle quattro verità bibliche che ci aiutano a capire meglio il Vangelo, mentre questa mattina ci concentreremo sul vero fulcro del Vangelo: la buona novella della Cristianità. Vorrei quindi rivedere queste verità rapidamente e poi dimostrarvi che la quinta verità è la misericordiosa risposta di Dio ai nostri più grandi bisogni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Rivediamo le quattro verità viste finora.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La prima verità riguarda il gioioso scopo di Dio: DIO CI HA CREATO PER LA SUA GLORIA. Il progetto della creazione prevedeva che ci fossero tutta la sua bellezza, eccellenza, saggezza, giustizia, potere e amore, per la gioia delle sue creature. La realtà centrale dell'universo è Dio, non l'uomo. Noi esistiamo per la sua Gloria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La seconda verità riguarda il gioioso compito dell'uomo: OGNI UOMO DOVREBBE VIVERE PER LA GLORIA DI DIO. In altre parole, la nostra ragione di vita deriva dalla ragione per cui Dio ha creato. Poco tempo fa ho ricevuto una lettera di John Jenstad che diceva “Essere un essere umano è una cosa meravigliosa”: essere chiamati a vivere per la gloria di Dio, fidandoci di lui, ringraziandolo, amandolo e obbedendogli, sapendo che il nostro destino eterno rimane in sospeso. È meraviglioso essere creati a immagine e somiglianza di Dio e mangiare, bere, lavorare e giocare per la sua gloria. Questo è il gioioso compito che ci spetta in quanto esseri umani.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La terza verità parla di come noi tutti abbiamo scambiato questa gioia con l'effimero piacere del peccato: NESSUNO DI NOI È RIUSCITO A GLORIFICARE DIO COME AVREBBE DOVUTO. Non abbiamo amato Dio, non ci siamo fidati di Lui, non Lo abbiamo ringraziato, non Gli abbiamo obbedito. Neanche lontanamente. Questo dobbiamo ammetterlo, sia che pensiamo di essere brave persone o meno. Dio non è stato al centro delle nostre vite. Non abbiamo fatto quello che avremmo dovuto per la Sua gloria. Nessuno di noi lo ha fatto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La quarta verità, quindi, parla di come sia andata perduta la gioia per la quale siamo stati creati: SIAMO TUTTI SOGGETTI ALLA GIUSTA CONDANNA DI DIO. Dio è giusto. La sua rettitudine è assoluta e non ci sono compromessi nell'impegno che mette nel fare tutto il possibile per la Sua gloria. Quindi, quando scambiamo la gloria di Dio con altre cose e non viviamo per la sua gloria, ci esponiamo alla sua legittima ira. In altre parole, se continuiamo a sminuire la Sua gloria con l'indifferenza, l'incredulità, l'ingratitudine o la disobbedienza, Lui affermerà il valore della Sua gloria condannandoci all'inferno per l'eternità. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Con queste quattro verità abbiamo visto, quindi, che il più grande pericolo per l'umanità non è la guerra nucleare, né l'AIDS, né il comunismo, né l'effetto serra, né i conflitti razziali. Il più grande pericolo per l'umanità è l'ira di Dio: il nostro più grande problema è che la rettitudine di Dio esige la nostra condanna perché noi, tutti noi, abbiamo disprezzato la Sua gloria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dio ha mandato il suo unico figlio per donarci la vita eterna&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora siamo pronti a comprendere la quinta verità, che è proprio il cuore del Vangelo: DIO HA MANDATO GESÙ CRISTO, IL SUO UNICO FIGLIO, PER DONARCI LA VITA ETERNA. Con le parole di 1 Timoteo 1:15, “Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa mattina, nei pochi minuti che abbiamo a disposizione, vorrei farvi capire chiaramente come Gesù salva i peccatori. La quinta verità non si concentra su quello che dobbiamo fare per essere salvati (di questo argomento parleremo la prossima settimana), ma piuttosto su quello che Dio ha fatto per salvare i peccatori.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In Romani 5: 6-8 Paolo dice: “Infatti, mentre noi eravamo ancora peccatori, Cristo morì per gli empi nel tempo stabilito. Ora, a stento si trova chi sia disposto a morire per un giusto; forse ci può essere chi ha il coraggio di morire per una persona dabbene. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi”. In questo testo ci sono tre cose che vorrei farvi notare:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1. Dio muore per i peccatori: è così che li salva. “Cristo morì per gli empi “. “Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori” (1 Timoteo 1:15): Lui è venuto al mondo per morire per i peccatori. Rispondiamo quindi alla nostra domanda, “In che modo Gesù salva i peccatori?”, affermando che li salva morendo per loro. &lt;br /&gt;
2. La seconda cosa da notare in Romani 5: 6-8 è che non siamo stati noi a dare il via a questa opera di salvezza. Non la meritavamo e non ne siamo stati la causa. Paolo ci dice che siamo tutti impotenti, empi e peccatori. L'iniziativa è partita esclusivamente da Dio.&lt;br /&gt;
3. Questo ci porta al terzo aspetto da notare, ovvero che la morte di Cristo per i peccatori è una dimostrazione dell'amore di Dio. Versetto 8: “Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi ”. Non dovete pensare neanche per un momento che Dio Padre sia solamente il Dio dell'ira e che Dio Figlio, Gesù Cristo, sia il Dio della misericordia. Non è così. Dio Padre ha pianificato la nostra salvezza e ha mandato il suo unico Figlio proprio perché, oltre ad essere il Dio dell'ira, è anche il Dio dell'amore.&lt;br /&gt;
È il nostro Giudice e noi siamo soggetti alla sua giusta condanna, perché abbiamo degradato la sua gloria. Ma la meraviglia dell'amore di Dio sta nel fatto che, anche se lui è il Giudice e la sua legittima condanna ricade su di noi, Lui è anche un Salvatore, che ha previsto un modo per salvarci dalla sua ira.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La morte di Gesù salva i peccatori in tre modi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Siamo in grado di capire in che modo la morte di Gesù, Figlio di Dio, salva il suo popolo dall'ira di Dio? Nella Bibbia troviamo elencate tre diverse modalità, che vorrei illustrarvi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1. Un riscatto&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La morte di Cristo è considerata da molti come un riscatto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In Marco 10:45, Gesù dice: “Il Figlio dell'uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti”. 1 Pietro 1: 18-19 recita “Voi sapete che non a prezzo di cose corruttibili, come l'argento e l'oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta ereditata dai vostri padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, come di agnello senza difetti e senza macchia”. 1 Corinzi 6: 19-20 dice: “O non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi? Infatti siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo!”. Apocalisse 5: 9 recita. “sei stato immolato e hai riscattato per Dio con il tuo sangue uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Uno dei modi di interpretare la morte di Cristo è vedendola come il pagamento di un riscatto: ma a chi è stato pagato questo riscatto? Potreste rispondere “Satana” o rispondere “Dio”. Il quale, in questo ultimo caso, avrebbe pagato un riscatto a se stesso. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ritengo che sarebbe decisamente sbagliato rispondere che Dio ha pagato Satana per redimere il proprio popolo. Pensare che abbia acconsentito alle richieste del suo principale nemico andrebbe contro la sovranità di Dio, così come sarebbe contrario alla sua santità pensare che avrebbe lasciato dettare le condizioni a Satana. Al di là di queste considerazioni, in Marco 3: 27 Gesù descrive come ha liberato il popolo dalla schiavitù di Satana, che -come ci viene detto- lega gli uomini forti e saccheggia le loro case. In altre parole, non ha negoziato con Satana, come si fa con un terrorista che ha degli ostaggi. Irrompe, lega e fa ciò che deve.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ritengo quindi giusto dire che, mandando suo figlio Gesù a morire per i nostri peccati, Dio ha pagato un riscatto a se stesso. In altre parole né noi, né, tanto meno Dio, dobbiamo qualcosa a Satana. Il grande debito che aleggia sulle nostre teste è quello che abbiamo nei confronti di Dio. È Lui che abbiamo offeso con i nostri peccati. Abbiamo diffamato il suo onore e screditato il suo nome con la nostra sfiducia e la nostra disobbedienza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È facile quindi intuire che, se dobbiamo essere salvati dalla legittima ira di Dio, deve esserci una forma di ricompensa. Quindi, il primo modo in cui la morte di Cristo salva i peccatori è salvandoli dall'ira di Dio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando avete ascoltato 1 Corinzi 6: 19-20, avete notato l'obiettivo di Dio, che vuole comprarci o riscattarci così? Il testo recita: “siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo“. Siamo stati riscattati così da poter tornare allo scopo per il quale siamo stati creati. Vale a dire che Gesù è morto per farci tornare sulla strada gioiosa della conoscenza e della riflessione sulla gloria di Dio. Spero che questo vi abbia aiutato a capire come le cinque verità siano collegate tra loro.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2. Una sostituzione&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La Bibbia ci descrive anche una seconda modalità tramite cui la morte di Cristo salva i peccatori: ci dimostra che questa morte è una sostituzione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A causa del modo in cui abbiamo disonorato Dio e sminuito la sua gloria, su di noi ora incombe una maledizione, una legittima e giusta sentenza di condanna. Dio si è fatto carico di questa maledizione e di questa sentenza, sostituendosi a tutti coloro che si fidano di lui.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In 1 Pietro 3: 18 troviamo: “Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio”. 2 Corinzi 5:21 recita: “Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio”. Galati 3: 13 ci dice che “Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, diventando lui stesso maledizione per noi”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cristo quindi ci salva dai nostri peccati sostituendosi a noi: si è fatto carico della maledizione che avremmo dovuto sopportare noi e del peccato che ci avrebbe portati alla condanna eterna. Ha preso il nostro posto e ha fatto ricadere su di Lui l'iniquità di tutti noi (Isaia 53: 6).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
3. Un'affermazione della rettitudine di Dio&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Infine, la morte di Gesù ci salva perché rappresenta un'affermazione della rettitudine di Dio: questo è forse il significato più trascurato e al contempo più importante della morte di Gesù. Probabilmente, viene trascurato perché le quattro verità che abbiamo visto vengono trascurate a loro volta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Torniamo insieme a Romani 3: 25-26. A meno di non partire dalla gloria di Dio, questo aspetto della morte di Gesù sembrerà senza senso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vorrei darvi degli spunti per aiutarvi a comprendere meglio questi due versi. Dio ha creato il mondo per la Sua gloria. La rettitudine rappresenta il Suo costante impegno per difendere il valore della Sua gloria. Ciò significa sostenere tutto ciò che amplifica la Sua gloria e opporsi a tutto ciò che la sminuisce.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Poiché tutti noi abbiamo sminuito e dissacrato la Sua gloria, la Sua rettitudine Lo porta a opporsi a noi con un'ira onnipotente. Come può allora salvare dei peccatori come noi e contemporaneamente continuare a difendere la Sua gloria? Come può assolvere i peccatori colpevoli e continuare ad essere un giudice giusto?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Romani 3: 25-26 ci spiega chiaramente questo significato della morte di Gesù:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dio lo ha prestabilito a servire come strumento di espiazione per mezzo della fede, nel suo sangue, al fine di manifestare la sua giustizia, dopo la tolleranza usata verso i peccati passati, nel tempo della divina pazienza. Egli manifesta la sua giustizia nel tempo presente, per essere giusto e giustificare chi ha fede in Gesù.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Notate che Gesù è stato mandato a morire proprio per dimostrare la rettitudine di Dio: perché mai c'è stato bisogno di dimostrarla? La risposta è nel versetto 25: “dopo la tolleranza usata verso i peccati passati, nel tempo della divina pazienza”. In altre parole, quando Dio tollera i peccati (e quindi perdona uno di noi) potrebbe sembrare che Lui non sia giusto. Sembrerebbe non dare un valore infinito alla Sua gloria, che noi invece abbiamo disprezzato con i nostri peccati. Sarebbe infatti una tremenda ingiustizia se Dio semplicemente nascondesse i peccati del mondo sotto il tappeto dell'universo, come se assolvere un peccatore colpevole in presenza di Dio non fosse un fatto straordinario. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando Cristo è morto, Dio ha dimostrato una volta per tutte che non è indifferente al disprezzo che abbiamo riservato alla Sua gloria. Cristo è morto per rimediare al danno che abbiamo fatto al nome e all'onore di Dio. Quando Cristo è morto ha affermato la rettitudine di Dio tramite la salvezza dei peccatori. Se Cristo non fosse morto al posto nostro, si sarebbe potuta affermare la rettitudine di Dio in un solo modo: con la nostra condanna eterna.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sintesi&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Riassumiamo quindi le tre modalità con cui la morte di Cristo ci ha salvato dal giudizio e ci ha dato la vita eterna. Prima di tutto è un riscatto, che ripaga il debito tremendo che abbiamo nei confronti di Dio a causa dei nostri peccati. In secondo luogo, è una sostituzione: si fa carico dei nostri peccati e della nostra maledizione, così che possiamo essere liberi dalla colpa e dalla punizione. Terza ed ultima, è un'affermazione della rettitudine di Dio, che può essere giusto e, contemporaneamente, giustificare chi ha fede in Gesù.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prego quindi affinché possa ora esservi chiaro che la morte di Gesù Cristo è per noi l'unico modo di evitare l'ira di Dio e trovare in Lui la pace. Non solo prego affinché vi sia chiaro, ma anche perché questo vi possa spronare. Il mio profondo desiderio e la mia preghiera a Dio sono che voi possiate essere salvati. La strada è libera. Lui giustifica chi ha fede in Gesù. Riponete in Lui tutta la vostra fiducia e Lui sarà per voi un vero Salvatore.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Steffmahr</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://it.gospeltranslations.org/wiki/La_fatale_disobbedienza_di_Adamo_e_la_trionfante_obbedienza_di_Cristo</id>
		<title>La fatale disobbedienza di Adamo e la trionfante obbedienza di Cristo</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://it.gospeltranslations.org/wiki/La_fatale_disobbedienza_di_Adamo_e_la_trionfante_obbedienza_di_Cristo"/>
				<updated>2012-03-28T12:52:27Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Steffmahr: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{Info|The Fatal Disobedience of Adam and the Triumphant Obedience of Christ}} &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;'''Lettera ai Romani 5:12-21''' &amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt;Perciò, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato — 13 Fino alla legge infatti c'era peccato nel mondo, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la legge. 14 Ma la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato con una trasgressione simile a quella di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire. 15 Ma il dono di grazia non è come la caduta. Se infatti per la caduta di uno solo molti morirono, molto di più la grazia di Dio e il dono concesso per grazia di un solo uomo, Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su molti uomini. 16. E non è accaduto per il dono di grazia come per il peccato di uno solo. Il giudizio partì da un solo atto per la condanna, il dono di grazia, invece, da molte cadute per la giustificazione. 17 Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo. 18 Come dunque per la colpa di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l'opera di giustizia di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che dà vita. 19 Similmente, come per la disobbedienza di uno solo molti sono stati costituiti peccatori, così anche per l'obbedienza di uno solo molti saranno costituiti giusti. 20 La legge poi sopraggiunse a dare piena coscienza della caduta, ma laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia. 21 Perché come il peccato aveva regnato con la morte, così regni anche la grazia tramite la giustizia per la vita eterna, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &amp;lt;blockquote&amp;gt;&amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
'''Gesù è supremo''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Uno degli obiettivi di questa serie è quello di imprimere nella nostra mente il fatto che Gesù è la persona più importante dell'universo — non più importante di Dio Padre o di Dio Spirito. È al loro stesso livello in valore, bellezza, saggezza, giustizia, amore e potenza. Ma è più importante delle altre persone — siano essi angeli, demoni, re, comandanti, scienziati, artisti, filosofi, atleti, musicisti o attori — quelli che sono in vita adesso, che mai siano vissuti o che mai vivranno. Gesù Cristo è supremo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Tutto per Gesù — anche il male''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa serie ha anche lo scopo di dimostrare come tutto ciò che esiste — compreso il male — sia disposto da parte di un Dio infinitamente santo e totalmente saggio affinché la gloria di Cristo splenda più radiosamente. Qualcuno di noi ha appena letto questa settimana, nel nostro programma di letture bibliche, i Proverbi 16:4: &amp;quot;Il Signore ha fatto ogni cosa per uno scopo, anche l'empio per il giorno della sventura&amp;quot;. Dio ha fatto questo nel suo misterioso modo di agire che mantiene la responsabilità dell'empio e ne libera il cuore dal peccato. Due settimane fa abbiamo visto come tutto fu fatto per mezzo di Cristo e per Cristo (Colossesi 1:16). E ciò comprende, dice Paolo, &amp;quot;troni e dominazioni e principati e potestà&amp;quot; che sono stati sconfitti da Cristo sulla croce. È stato fatto &amp;quot;per il giorno della sventura&amp;quot;. E in quel giorno la potenza e la giustizia, l'ira e l'amore di Cristo si sono manifestati. Prima o poi qualsiasi ribellione contro di lui condurrà alla rovina. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Il Dio che è là''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa serie vuole anche solidificare la convinzione che la cristianità non è soltanto un insieme di idee, di pratiche e di sensazioni che hanno lo scopo di farci sentire bene psicologicamente — siano esse predisposte da Dio o dall'uomo. Essere cristiani non è quello. La cristianità inizia con la convinzione che Dio è una realtà oggettiva esterna a noi stessi. Noi non lo rendiamo ciò che è immaginandocelo in un certo modo. Come ha detto Francis Schaeffer, egli è ''il Dio che è là''. Non lo facciamo noi. È lui che crea noi. Noi non decidiamo quali saranno le sue sembianze. È lui a decidere come saremo noi. Ha creato l'universo ed esso ha il significato che lui gli ha dato, non il significato che ''noi'' gli conferiamo. Se noi gli conferiamo un significato diverso da quello che gli è stato dato da lui siamo degli stupidi. E la nostra vita finirà per essere una tragedia. La cristianità non è un gioco; non è una terapia. Tutta la sua dottrina emana da ciò che Dio è e da ciò che ha fatto nel corso della storia. Corrispondono a fatti concreti. La cristianità va oltre i fatti. C'è la fede, la speranza e l'amore. Ma queste cose non sono sospese per aria. Crescono come grandi alberi di cedro sulla roccia della verità divina. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E il motivo per cui considero questo uno dei nostri fini in questa serie è perché sono profondamente convinto in base alla Bibbia che la vostra gioia, la vostra forza e santità eterne dipendono dalla solidità di questa visione del mondo che immette una fibra robusta nella spina dorsale della vostra fede. Visioni del mondo mediocri creano dei cristiani mediocri. E i cristiani mediocri non sopravviveranno ai giorni a venire. L'emozionalismo senza radici che tratta la cristianità come un'opzione terapeutica verrà spazzato via negli Ultimi Giorni. Coloro che rimarranno in piedi saranno quelli che hanno costruito la loro casa sulla roccia della grande obiettiva verità con Gesù Cristo, quale origine, centro e fine ultimo di tutto ciò. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La gloria di Gesù pianificata nel peccato di Adamo''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oggi l'enfasi è sul peccato spettacolare del primo uomo, Adamo, e su come esso abbia preparato lo scenario per il contrasto più sensazionale con Gesù Cristo. Passiamo alla Lettera ai Romani 5:12-21. Nell'estate del 2000 ci siamo soffermati cinque settimane su questi versetti. Oggi ci concentriamo su qualcosa di diverso rispetto a ciò che avevamo preso in considerazione durante quelle settimane. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Voglio focalizzare la nostra attenzione sulla gloria di Cristo come fine principale che Dio aveva in mente quando pianificò e permise il peccato di Adamo, e con lui lo sprofondamento dell'umanità intera dentro il peccato. Ricordate ciò che ho detto la settimana scorsa: tutto ciò che Dio permette lo permette per un motivo. E i suoi motivi sono sempre infinitamente saggi e determinati. Non aveva bisogno di permettere la Caduta. Avrebbe potuto impedirla, proprio come avrebbe potuto fermare la caduta di Satana (come abbiamo visto la settimana scorsa). Il fatto che non l'abbia impedita significa che ne aveva motivo, che tutto questo ha uno scopo. E non inventa i suoi piani cammin facendo. Ciò che lui sa essere saggio lo ha saputo da sempre. Pertanto il peccato di Adamo e la caduta del genere umano insieme a lui nel peccato e nella sofferenza non ha colto Dio di sorpresa e fa parte del suo piano omnicomprensivo di mostrare la pienezza della gloria di Gesù Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Uno dei modi più chiari per dare una dimostrazione di questo partendo dalla Bibbia — e non entreremo qui nei dettagli — è quello di osservare i punti in cui il sacrificio di Cristo per sconfiggere il peccato viene indicato come presente nella mente di Dio ancora prima della creazione del mondo. (Per maggiori dettagli vedere il messaggio &amp;quot;''La sofferenza di Cristo e la sovranità di Dio''&amp;quot;.) Per esempio, nel libro dell'Apocalisse 13:8 Giovanni scrive a proposito di &amp;quot;tutti coloro i cui nomi non sono scritti fin dalla fondazione del mondo nel libro della vita dell’Agnello che è stato immolato&amp;quot;. Quindi esisteva un libro prima della fondazione del mondo chiamato &amp;quot;il libro della vita dell'Agnello che è stato immolato&amp;quot;. Prima che il mondo fosse creato Dio aveva già pianificato che suo Figlio sarebbe stato immolato come un agnello per salvare tutti coloro che sono scritti nel libro. Potremmo accostarci a innumerevoli altri testi come questo (Efesini 1:4-5; 2 Timoteo 1:9; Tito 1:1-2; 1 Pietro 1:20) per notare come la Bibbia consideri le sofferenze e la morte di Cristo per il peccato non come pianificate dopo il peccato di Adamo, bensì prima. Quindi, nel momento in cui avviene il peccato di Adamo, Dio non viene colto di sorpresa da questo fatto, ma lo ha già inserito nell'ambito del suo piano — vale a dire un piano per mostrare la sua straordinaria pazienza, grazia, giustizia e ira nella storia della redenzione, per poi rivelare, nel momento cruciale, la grandezza di suo Figlio quale secondo Adamo, superiore in tutto rispetto al primo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Così questa volta consideriamo la Lettera ai Romani 5:12-21 tenendo a mente che lo spettacolare peccato di Adamo non ha ostacolato il fine di Dio di esaltare Cristo, ma è servito proprio a tale scopo. Ecco in che modo prenderemo in considerazione questi versetti. Ci sono cinque riferimenti espliciti a Cristo. Uno di questi stabilisce il modo in cui Paolo sta considerando Cristo e Adamo. Mentre il resto mostra come Cristo sia più grande di Adamo. Due di questi sono così simili che li raggrupperemo insieme. Ciò vuol dire che prenderemo in considerazione tre aspetti della superiorità di Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Gesù, &amp;quot;Colui che viene&amp;quot;''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vediamo quindi per prima cosa il modo in cui Cristo viene considerato nel versetto 14 e leggiamo i versetti 12-13 per il contesto: &amp;quot;Pertanto, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, e così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato — 13 Fino alla legge infatti c'era peccato nel mondo, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la legge. 14 Ma la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato con una trasgressione simile a quella di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire&amp;quot;. Ecco il riferimento a Cristo: &amp;quot;colui che doveva venire.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il versetto 14 stabilisce il modo in cui Paolo sta pensando nel resto del passo. Adamo viene chiamato &amp;quot;figura&amp;quot; di uno che doveva venire, cioè una figura di Cristo. Notate per prima cosa ciò che è più ovvio: Cristo &amp;quot;doveva venire&amp;quot;. Fin dal principio Cristo era &amp;quot;colui che doveva venire&amp;quot;. Paolo indica che Cristo non è un ripensamento. Paolo non dice che Cristo era concepito come una copia di Adamo. Dive che Adamo era una figura di Cristo. Dio ha trattato Adamo in maniera da renderlo una figura del modo con cui ha pianificato di glorificare suo Figlio. Una figura è un preludio a qualcosa che giungerà in seguito e che sarà simile alla figura — ma più grande. Dio ha trattato Adamo in modo da renderlo una figura di Cristo. Notate adesso con maggior attenzione proprio dove, nel fluire dei suoi pensieri, Paolo sceglie di dire che Adamo è una figura di Cristo. Versetto 14: &amp;quot;La morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato con una trasgressione simile a quella di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire&amp;quot;. Sceglie di dirci che Adamo è una figura di Cristo appena dopo aver detto che anche gli uomini che non avevano peccato in maniera simile a lui comunque erano sottoposti alla sua stessa punizione. Perché Paolo, proprio a questo punto, dice che Adamo era una figura di Cristo? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Gesù nostro capo rappresentante''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché ciò che ha appena detto porta alla vera essenza della maniera in cui Cristo e Adamo sono simili e diversi. Ecco il confronto: Gli uomini che non hanno peccato come Adamo sono morti come lui. Perché? Perché erano collegati ad Adamo. Era il capo rappresentante della loro umanità e il suo peccato è valutato come il loro perché essi sono a lui collegati. Questa è in sostanza la ragione per cui Adamo è chiamato una figura di Cristo — perché la nostra obbedienza non è come l'obbedienza di Cristo eppure noi abbiamo vita eterna con Cristo. Perché? Perché noi siamo collegati a Cristo tramite la fede. Egli è il capo rappresentante della nuova umanità e la sua giustizia è valutata come la nostra giustizia perché noi siamo a lui collegati (cfr. Romani 6:5). Ecco il parallelo insito nel fatto che Adamo sia chiamato una figura di Cristo: Adamo &amp;amp;gt; peccato di Adamo &amp;amp;gt; umanità condannata con lui &amp;amp;gt; morte eterna &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cristo &amp;amp;gt; giustizia di Cristo &amp;amp;gt; nuova umanità giustificata in lui &amp;amp;gt; vita eterna Il resto del passo rivela quanto Cristo e la sua attività salvifica siano molto più grandi rispetto ad Adamo e alla sua attività distruttiva. Tenete a mente quanto ho detto all'inizio. Ciò che stiamo considerando qui è la rivelazione divina delle realtà che definiscono il mondo in cui vive ogni uomo di questo pianeta. Ogni uomo di questo pianeta è parte di questo testo perché Adamo era il padre di tutti. Perciò ogni persona che incontrate in America o in qualsiasi altro paese di qualsivoglia appartenenza etnica si confronta con quanto dice questo testo. Morte in Adamo o vita in Cristo. Questo è un testo globale. Non perdetevi questo. Questo è la realtà significativa per ogni singola persona che mai incontrerete. Visioni del mondo mediocri generano dei cristiani mediocri. Questa non è una mediocre visione del mondo. Si estende su tutto l'arco della storia e su tutta la superficie della terra. Influisce profondamente su ogni uomo del mondo e su ciascun titolo in Internet. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Celebrare la superiorità di Gesù''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vediamo adesso i tre modi in cui Paolo celebra la superiorità di Cristo e la sua opera al di sopra di Adamo e quanto da lui operato. Si possono riassumere in tre concetti:1) l'abbondanza di grazia, 2) la perfezione dell'obbedienza, e 3) il regno della vita. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''1) L'abbondanza della grazia''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per prima cosa il versetto 15 e l'abbondanza della grazia. &amp;quot;Ma il dono gratuito [cioè il dono della giustizia v. 17] non è come la colpa. Se infatti per la caduta di uno solo molti morirono, molto di più la grazia di Dio e il dono concesso per grazia di un solo uomo, Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su molti uomini.&amp;quot; Il punto qui è che la grazia di Dio è più potente della colpa di Adamo. Il significato delle parole &amp;quot;molto di più&amp;quot; è: &amp;quot;molto di più ha la grazia di Dio . . . abbondato per molti&amp;quot;. Come la colpa dell'uomo ha portato la morte, così altrettanto la grazia di Dio porterà la vita. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma Paolo entra ancora di più nello specifico. La grazia di Dio è precisamente &amp;quot;la grazia di un solo uomo, Gesù Cristo&amp;quot;. &amp;quot;Molto di più hanno la grazia di Dio e il dono della giustizia per ''grazia di un solo uomo, Gesù Cristo'', si sono riversati in abbondanza su molti.&amp;quot; Non ci sono due grazie differenti. &amp;quot;La grazia di quel solo uomo, Gesù Cristo&amp;quot; è l'incarnazione della grazia di Dio. Questo è il modo in cui Paolo ne parla, per esempio, nella lettera a Tito 2:11: &amp;quot;È apparsa la grazia di Dio (vale a dire, in Gesù), apportatrice di salvezza&amp;quot;. . . E nella seconda lettera a Timoteo 1:9: &amp;quot;La sua . . . grazia che ci ha dato in Gesù Cristo&amp;quot;. Quindi la grazia che è in Gesù è la grazia di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa grazia è grazia sovrana. Conquista ogni cosa lungo il suo cammino. Vedremo tra un attimo come abbia il potere del re dell'universo. È la grazia sovrana. È la prima celebrazione della superiorità di Cristo su Adamo. Quando la caduta di un solo uomo, Adamo, e la grazia di un solo uomo, Gesù Cristo, si incontrano, Adamo e la sua caduta perdono. Cristo e la grazia sono vittoriosi. Questa è veramente una bella notizia per chi appartiene a Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''2) La perfezione dell'obbedienza''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo, Paolo celebra il modo in cui la grazia di Cristo vince la caduta di Adamo e la morte, cioè la perfezione dell'obbedienza di Cristo. Versetto 19: “Similmente, come per la disobbedienza di uno solo (cioè Adamo) molti sono stati costituiti peccatori, così anche per l'obbedienza di uno solo (cioè Cristo) molti saranno costituiti giusti”. Quindi la grazia di questo unico uomo, Gesù Cristo, gli impedisce di peccare — lo rende obbediente fino alla morte, e alla morte in croce (Filippesi 2:8) — così da offrire perfetta e completa obbedienza al Padre per conto di coloro che a lui sono uniti nella fede. Adamo è venuto meno all'obbedienza. Cristo vi riuscì in modo perfetto. Adamo ha dato origine al peccato e alla morte. Cristo è stato fonte di obbedienza e di vita. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cristo è come Adamo, che era una figura di Cristo — entrambi sono i capi rappresentanti di una vecchia e una nuova umanità. Dio attribuisce la caduta di Adamo alla sua umanità e attribuisce il successo di Cristo alla sua umanità per il modo in cui queste due umanità sono unite ai loro rispettivi capi. La grande superiorità di Cristo sta nel fatto che non solo egli riesce a obbedire perfettamente, ma lo fa in maniera tale che milioni di uomini sono considerati giusti grazie alla sua obbedienza. Siete collegati soltanto ad Adamo? Siete parte soltanto della prima umanità destinata alla morte? O siete anche collegati a Cristo e partecipi della nuova umanità destinata alla vita eterna? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Il regno della vita''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Terzo, Paolo celebra non solo l'abbondanza della grazia di Cristo e della sua perfetta obbedienza, ma infine, anche il regno della vita. Per mezzo dell'obbedienza di Cristo la grazia conduce al trionfo della vita eterna. Versetto 21: “. . . Di modo che, come regnò il peccato nella morte, così regni anche la grazia mediante la giustizia per la vita eterna, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore&amp;quot;. La grazia regna per mezzo della giustizia (cioè attraverso la perfetta giustizia di Cristo) fino al culmine della vita eterna — e tutto ciò avviene &amp;quot;per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
O, ancora una volta nel versetto 17, lo stesso messaggio: &amp;quot;Infatti, se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo&amp;quot;. Lo stesso schema: la Grazia attraverso il dono della giustizia porta al trionfo della vita, e tutto ciò per mezzo di Gesù Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ho accennato prima che la grazia di Dio in Cristo che Paolo cita in questi versetti è una grazia sovrana. È qui che voi lo vedete, cioè nel regno della parola. La morte ha una specie di sovranità sull'uomo e regna su tutto. Tutti muoiono. Ma la grazia vince il peccato e la morte. Essa regna nella vita persino su coloro che erano già morti. Questa è la grazia sovrana. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La spettacolare obbedienza di Gesù''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa è la grandezza della gloria di Cristo — egli supera di gran lunga la magnificenza del primo uomo, Adamo. La spettacolare peccato di Adamo non è così grande come la spettacolare grazia e obbedienza di Cristo e il dono della vita eterna. Indubbiamente il piano di Dio fin dall'inizio, nella sua giustizia perfetta, era che Adamo, quale capo rappresentante del genere umano, sarebbe stato una figura di Cristo capo rappresentante di una nuova umanità. Nel suo piano questo confronto e contrapposizione, la gloria di Cristo avrebbe brillato in maniera ben più radiosa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il versetto 17 sottopone il problema a voi in maniera molto personale e molto urgente. Qual è la vostra posizione? &amp;quot;Infatti, se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più ''quelli che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia'' regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo&amp;quot;. Notate le parole con attenzione e in maniera personale: &amp;quot;quelli che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Parole preziose per i peccatori''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Queste sono parole preziose per i peccatori: la grazia è gratuita, il dono è gratuito, la giustizia di Cristo è gratuita. La riceverete come speranza e tesoro della vostra vita? Se lo fate, voi &amp;quot;regnerete nella vita per mezzo di quel solo uomo, Gesù Cristo&amp;quot;. Ricevetela adesso. Datene testimonianza nel battesimo. E diventate parte vivente del popolo di Cristo. -.-&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Steffmahr</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://it.gospeltranslations.org/wiki/La_fatale_disobbedienza_di_Adamo_e_la_trionfante_obbedienza_di_Cristo</id>
		<title>La fatale disobbedienza di Adamo e la trionfante obbedienza di Cristo</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://it.gospeltranslations.org/wiki/La_fatale_disobbedienza_di_Adamo_e_la_trionfante_obbedienza_di_Cristo"/>
				<updated>2012-03-28T12:52:10Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Steffmahr: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{Info|The Fatal Disobedience of Adam and the Triumphant Obedience of Christ}} &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
'''Lettera ai Romani 5:12-21''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perciò, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato — 13 Fino alla legge infatti c'era peccato nel mondo, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la legge. 14 Ma la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato con una trasgressione simile a quella di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire. 15 Ma il dono di grazia non è come la caduta. Se infatti per la caduta di uno solo molti morirono, molto di più la grazia di Dio e il dono concesso per grazia di un solo uomo, Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su molti uomini. 16. E non è accaduto per il dono di grazia come per il peccato di uno solo. Il giudizio partì da un solo atto per la condanna, il dono di grazia, invece, da molte cadute per la giustificazione. 17 Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo. 18 Come dunque per la colpa di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l'opera di giustizia di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che dà vita. 19 Similmente, come per la disobbedienza di uno solo molti sono stati costituiti peccatori, così anche per l'obbedienza di uno solo molti saranno costituiti giusti. 20 La legge poi sopraggiunse a dare piena coscienza della caduta, ma laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia. 21 Perché come il peccato aveva regnato con la morte, così regni anche la grazia tramite la giustizia per la vita eterna, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt; &amp;lt;blockquote&amp;gt;&amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
'''Gesù è supremo''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Uno degli obiettivi di questa serie è quello di imprimere nella nostra mente il fatto che Gesù è la persona più importante dell'universo — non più importante di Dio Padre o di Dio Spirito. È al loro stesso livello in valore, bellezza, saggezza, giustizia, amore e potenza. Ma è più importante delle altre persone — siano essi angeli, demoni, re, comandanti, scienziati, artisti, filosofi, atleti, musicisti o attori — quelli che sono in vita adesso, che mai siano vissuti o che mai vivranno. Gesù Cristo è supremo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Tutto per Gesù — anche il male''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa serie ha anche lo scopo di dimostrare come tutto ciò che esiste — compreso il male — sia disposto da parte di un Dio infinitamente santo e totalmente saggio affinché la gloria di Cristo splenda più radiosamente. Qualcuno di noi ha appena letto questa settimana, nel nostro programma di letture bibliche, i Proverbi 16:4: &amp;quot;Il Signore ha fatto ogni cosa per uno scopo, anche l'empio per il giorno della sventura&amp;quot;. Dio ha fatto questo nel suo misterioso modo di agire che mantiene la responsabilità dell'empio e ne libera il cuore dal peccato. Due settimane fa abbiamo visto come tutto fu fatto per mezzo di Cristo e per Cristo (Colossesi 1:16). E ciò comprende, dice Paolo, &amp;quot;troni e dominazioni e principati e potestà&amp;quot; che sono stati sconfitti da Cristo sulla croce. È stato fatto &amp;quot;per il giorno della sventura&amp;quot;. E in quel giorno la potenza e la giustizia, l'ira e l'amore di Cristo si sono manifestati. Prima o poi qualsiasi ribellione contro di lui condurrà alla rovina. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Il Dio che è là''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa serie vuole anche solidificare la convinzione che la cristianità non è soltanto un insieme di idee, di pratiche e di sensazioni che hanno lo scopo di farci sentire bene psicologicamente — siano esse predisposte da Dio o dall'uomo. Essere cristiani non è quello. La cristianità inizia con la convinzione che Dio è una realtà oggettiva esterna a noi stessi. Noi non lo rendiamo ciò che è immaginandocelo in un certo modo. Come ha detto Francis Schaeffer, egli è ''il Dio che è là''. Non lo facciamo noi. È lui che crea noi. Noi non decidiamo quali saranno le sue sembianze. È lui a decidere come saremo noi. Ha creato l'universo ed esso ha il significato che lui gli ha dato, non il significato che ''noi'' gli conferiamo. Se noi gli conferiamo un significato diverso da quello che gli è stato dato da lui siamo degli stupidi. E la nostra vita finirà per essere una tragedia. La cristianità non è un gioco; non è una terapia. Tutta la sua dottrina emana da ciò che Dio è e da ciò che ha fatto nel corso della storia. Corrispondono a fatti concreti. La cristianità va oltre i fatti. C'è la fede, la speranza e l'amore. Ma queste cose non sono sospese per aria. Crescono come grandi alberi di cedro sulla roccia della verità divina. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E il motivo per cui considero questo uno dei nostri fini in questa serie è perché sono profondamente convinto in base alla Bibbia che la vostra gioia, la vostra forza e santità eterne dipendono dalla solidità di questa visione del mondo che immette una fibra robusta nella spina dorsale della vostra fede. Visioni del mondo mediocri creano dei cristiani mediocri. E i cristiani mediocri non sopravviveranno ai giorni a venire. L'emozionalismo senza radici che tratta la cristianità come un'opzione terapeutica verrà spazzato via negli Ultimi Giorni. Coloro che rimarranno in piedi saranno quelli che hanno costruito la loro casa sulla roccia della grande obiettiva verità con Gesù Cristo, quale origine, centro e fine ultimo di tutto ciò. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La gloria di Gesù pianificata nel peccato di Adamo''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oggi l'enfasi è sul peccato spettacolare del primo uomo, Adamo, e su come esso abbia preparato lo scenario per il contrasto più sensazionale con Gesù Cristo. Passiamo alla Lettera ai Romani 5:12-21. Nell'estate del 2000 ci siamo soffermati cinque settimane su questi versetti. Oggi ci concentriamo su qualcosa di diverso rispetto a ciò che avevamo preso in considerazione durante quelle settimane. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Voglio focalizzare la nostra attenzione sulla gloria di Cristo come fine principale che Dio aveva in mente quando pianificò e permise il peccato di Adamo, e con lui lo sprofondamento dell'umanità intera dentro il peccato. Ricordate ciò che ho detto la settimana scorsa: tutto ciò che Dio permette lo permette per un motivo. E i suoi motivi sono sempre infinitamente saggi e determinati. Non aveva bisogno di permettere la Caduta. Avrebbe potuto impedirla, proprio come avrebbe potuto fermare la caduta di Satana (come abbiamo visto la settimana scorsa). Il fatto che non l'abbia impedita significa che ne aveva motivo, che tutto questo ha uno scopo. E non inventa i suoi piani cammin facendo. Ciò che lui sa essere saggio lo ha saputo da sempre. Pertanto il peccato di Adamo e la caduta del genere umano insieme a lui nel peccato e nella sofferenza non ha colto Dio di sorpresa e fa parte del suo piano omnicomprensivo di mostrare la pienezza della gloria di Gesù Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Uno dei modi più chiari per dare una dimostrazione di questo partendo dalla Bibbia — e non entreremo qui nei dettagli — è quello di osservare i punti in cui il sacrificio di Cristo per sconfiggere il peccato viene indicato come presente nella mente di Dio ancora prima della creazione del mondo. (Per maggiori dettagli vedere il messaggio &amp;quot;''La sofferenza di Cristo e la sovranità di Dio''&amp;quot;.) Per esempio, nel libro dell'Apocalisse 13:8 Giovanni scrive a proposito di &amp;quot;tutti coloro i cui nomi non sono scritti fin dalla fondazione del mondo nel libro della vita dell’Agnello che è stato immolato&amp;quot;. Quindi esisteva un libro prima della fondazione del mondo chiamato &amp;quot;il libro della vita dell'Agnello che è stato immolato&amp;quot;. Prima che il mondo fosse creato Dio aveva già pianificato che suo Figlio sarebbe stato immolato come un agnello per salvare tutti coloro che sono scritti nel libro. Potremmo accostarci a innumerevoli altri testi come questo (Efesini 1:4-5; 2 Timoteo 1:9; Tito 1:1-2; 1 Pietro 1:20) per notare come la Bibbia consideri le sofferenze e la morte di Cristo per il peccato non come pianificate dopo il peccato di Adamo, bensì prima. Quindi, nel momento in cui avviene il peccato di Adamo, Dio non viene colto di sorpresa da questo fatto, ma lo ha già inserito nell'ambito del suo piano — vale a dire un piano per mostrare la sua straordinaria pazienza, grazia, giustizia e ira nella storia della redenzione, per poi rivelare, nel momento cruciale, la grandezza di suo Figlio quale secondo Adamo, superiore in tutto rispetto al primo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Così questa volta consideriamo la Lettera ai Romani 5:12-21 tenendo a mente che lo spettacolare peccato di Adamo non ha ostacolato il fine di Dio di esaltare Cristo, ma è servito proprio a tale scopo. Ecco in che modo prenderemo in considerazione questi versetti. Ci sono cinque riferimenti espliciti a Cristo. Uno di questi stabilisce il modo in cui Paolo sta considerando Cristo e Adamo. Mentre il resto mostra come Cristo sia più grande di Adamo. Due di questi sono così simili che li raggrupperemo insieme. Ciò vuol dire che prenderemo in considerazione tre aspetti della superiorità di Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Gesù, &amp;quot;Colui che viene&amp;quot;''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vediamo quindi per prima cosa il modo in cui Cristo viene considerato nel versetto 14 e leggiamo i versetti 12-13 per il contesto: &amp;quot;Pertanto, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, e così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato — 13 Fino alla legge infatti c'era peccato nel mondo, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la legge. 14 Ma la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato con una trasgressione simile a quella di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire&amp;quot;. Ecco il riferimento a Cristo: &amp;quot;colui che doveva venire.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il versetto 14 stabilisce il modo in cui Paolo sta pensando nel resto del passo. Adamo viene chiamato &amp;quot;figura&amp;quot; di uno che doveva venire, cioè una figura di Cristo. Notate per prima cosa ciò che è più ovvio: Cristo &amp;quot;doveva venire&amp;quot;. Fin dal principio Cristo era &amp;quot;colui che doveva venire&amp;quot;. Paolo indica che Cristo non è un ripensamento. Paolo non dice che Cristo era concepito come una copia di Adamo. Dive che Adamo era una figura di Cristo. Dio ha trattato Adamo in maniera da renderlo una figura del modo con cui ha pianificato di glorificare suo Figlio. Una figura è un preludio a qualcosa che giungerà in seguito e che sarà simile alla figura — ma più grande. Dio ha trattato Adamo in modo da renderlo una figura di Cristo. Notate adesso con maggior attenzione proprio dove, nel fluire dei suoi pensieri, Paolo sceglie di dire che Adamo è una figura di Cristo. Versetto 14: &amp;quot;La morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato con una trasgressione simile a quella di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire&amp;quot;. Sceglie di dirci che Adamo è una figura di Cristo appena dopo aver detto che anche gli uomini che non avevano peccato in maniera simile a lui comunque erano sottoposti alla sua stessa punizione. Perché Paolo, proprio a questo punto, dice che Adamo era una figura di Cristo? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Gesù nostro capo rappresentante''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché ciò che ha appena detto porta alla vera essenza della maniera in cui Cristo e Adamo sono simili e diversi. Ecco il confronto: Gli uomini che non hanno peccato come Adamo sono morti come lui. Perché? Perché erano collegati ad Adamo. Era il capo rappresentante della loro umanità e il suo peccato è valutato come il loro perché essi sono a lui collegati. Questa è in sostanza la ragione per cui Adamo è chiamato una figura di Cristo — perché la nostra obbedienza non è come l'obbedienza di Cristo eppure noi abbiamo vita eterna con Cristo. Perché? Perché noi siamo collegati a Cristo tramite la fede. Egli è il capo rappresentante della nuova umanità e la sua giustizia è valutata come la nostra giustizia perché noi siamo a lui collegati (cfr. Romani 6:5). Ecco il parallelo insito nel fatto che Adamo sia chiamato una figura di Cristo: Adamo &amp;amp;gt; peccato di Adamo &amp;amp;gt; umanità condannata con lui &amp;amp;gt; morte eterna &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cristo &amp;amp;gt; giustizia di Cristo &amp;amp;gt; nuova umanità giustificata in lui &amp;amp;gt; vita eterna Il resto del passo rivela quanto Cristo e la sua attività salvifica siano molto più grandi rispetto ad Adamo e alla sua attività distruttiva. Tenete a mente quanto ho detto all'inizio. Ciò che stiamo considerando qui è la rivelazione divina delle realtà che definiscono il mondo in cui vive ogni uomo di questo pianeta. Ogni uomo di questo pianeta è parte di questo testo perché Adamo era il padre di tutti. Perciò ogni persona che incontrate in America o in qualsiasi altro paese di qualsivoglia appartenenza etnica si confronta con quanto dice questo testo. Morte in Adamo o vita in Cristo. Questo è un testo globale. Non perdetevi questo. Questo è la realtà significativa per ogni singola persona che mai incontrerete. Visioni del mondo mediocri generano dei cristiani mediocri. Questa non è una mediocre visione del mondo. Si estende su tutto l'arco della storia e su tutta la superficie della terra. Influisce profondamente su ogni uomo del mondo e su ciascun titolo in Internet. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Celebrare la superiorità di Gesù''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vediamo adesso i tre modi in cui Paolo celebra la superiorità di Cristo e la sua opera al di sopra di Adamo e quanto da lui operato. Si possono riassumere in tre concetti:1) l'abbondanza di grazia, 2) la perfezione dell'obbedienza, e 3) il regno della vita. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''1) L'abbondanza della grazia''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per prima cosa il versetto 15 e l'abbondanza della grazia. &amp;quot;Ma il dono gratuito [cioè il dono della giustizia v. 17] non è come la colpa. Se infatti per la caduta di uno solo molti morirono, molto di più la grazia di Dio e il dono concesso per grazia di un solo uomo, Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su molti uomini.&amp;quot; Il punto qui è che la grazia di Dio è più potente della colpa di Adamo. Il significato delle parole &amp;quot;molto di più&amp;quot; è: &amp;quot;molto di più ha la grazia di Dio . . . abbondato per molti&amp;quot;. Come la colpa dell'uomo ha portato la morte, così altrettanto la grazia di Dio porterà la vita. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma Paolo entra ancora di più nello specifico. La grazia di Dio è precisamente &amp;quot;la grazia di un solo uomo, Gesù Cristo&amp;quot;. &amp;quot;Molto di più hanno la grazia di Dio e il dono della giustizia per ''grazia di un solo uomo, Gesù Cristo'', si sono riversati in abbondanza su molti.&amp;quot; Non ci sono due grazie differenti. &amp;quot;La grazia di quel solo uomo, Gesù Cristo&amp;quot; è l'incarnazione della grazia di Dio. Questo è il modo in cui Paolo ne parla, per esempio, nella lettera a Tito 2:11: &amp;quot;È apparsa la grazia di Dio (vale a dire, in Gesù), apportatrice di salvezza&amp;quot;. . . E nella seconda lettera a Timoteo 1:9: &amp;quot;La sua . . . grazia che ci ha dato in Gesù Cristo&amp;quot;. Quindi la grazia che è in Gesù è la grazia di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa grazia è grazia sovrana. Conquista ogni cosa lungo il suo cammino. Vedremo tra un attimo come abbia il potere del re dell'universo. È la grazia sovrana. È la prima celebrazione della superiorità di Cristo su Adamo. Quando la caduta di un solo uomo, Adamo, e la grazia di un solo uomo, Gesù Cristo, si incontrano, Adamo e la sua caduta perdono. Cristo e la grazia sono vittoriosi. Questa è veramente una bella notizia per chi appartiene a Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''2) La perfezione dell'obbedienza''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo, Paolo celebra il modo in cui la grazia di Cristo vince la caduta di Adamo e la morte, cioè la perfezione dell'obbedienza di Cristo. Versetto 19: “Similmente, come per la disobbedienza di uno solo (cioè Adamo) molti sono stati costituiti peccatori, così anche per l'obbedienza di uno solo (cioè Cristo) molti saranno costituiti giusti”. Quindi la grazia di questo unico uomo, Gesù Cristo, gli impedisce di peccare — lo rende obbediente fino alla morte, e alla morte in croce (Filippesi 2:8) — così da offrire perfetta e completa obbedienza al Padre per conto di coloro che a lui sono uniti nella fede. Adamo è venuto meno all'obbedienza. Cristo vi riuscì in modo perfetto. Adamo ha dato origine al peccato e alla morte. Cristo è stato fonte di obbedienza e di vita. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cristo è come Adamo, che era una figura di Cristo — entrambi sono i capi rappresentanti di una vecchia e una nuova umanità. Dio attribuisce la caduta di Adamo alla sua umanità e attribuisce il successo di Cristo alla sua umanità per il modo in cui queste due umanità sono unite ai loro rispettivi capi. La grande superiorità di Cristo sta nel fatto che non solo egli riesce a obbedire perfettamente, ma lo fa in maniera tale che milioni di uomini sono considerati giusti grazie alla sua obbedienza. Siete collegati soltanto ad Adamo? Siete parte soltanto della prima umanità destinata alla morte? O siete anche collegati a Cristo e partecipi della nuova umanità destinata alla vita eterna? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Il regno della vita''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Terzo, Paolo celebra non solo l'abbondanza della grazia di Cristo e della sua perfetta obbedienza, ma infine, anche il regno della vita. Per mezzo dell'obbedienza di Cristo la grazia conduce al trionfo della vita eterna. Versetto 21: “. . . Di modo che, come regnò il peccato nella morte, così regni anche la grazia mediante la giustizia per la vita eterna, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore&amp;quot;. La grazia regna per mezzo della giustizia (cioè attraverso la perfetta giustizia di Cristo) fino al culmine della vita eterna — e tutto ciò avviene &amp;quot;per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
O, ancora una volta nel versetto 17, lo stesso messaggio: &amp;quot;Infatti, se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo&amp;quot;. Lo stesso schema: la Grazia attraverso il dono della giustizia porta al trionfo della vita, e tutto ciò per mezzo di Gesù Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ho accennato prima che la grazia di Dio in Cristo che Paolo cita in questi versetti è una grazia sovrana. È qui che voi lo vedete, cioè nel regno della parola. La morte ha una specie di sovranità sull'uomo e regna su tutto. Tutti muoiono. Ma la grazia vince il peccato e la morte. Essa regna nella vita persino su coloro che erano già morti. Questa è la grazia sovrana. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La spettacolare obbedienza di Gesù''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa è la grandezza della gloria di Cristo — egli supera di gran lunga la magnificenza del primo uomo, Adamo. La spettacolare peccato di Adamo non è così grande come la spettacolare grazia e obbedienza di Cristo e il dono della vita eterna. Indubbiamente il piano di Dio fin dall'inizio, nella sua giustizia perfetta, era che Adamo, quale capo rappresentante del genere umano, sarebbe stato una figura di Cristo capo rappresentante di una nuova umanità. Nel suo piano questo confronto e contrapposizione, la gloria di Cristo avrebbe brillato in maniera ben più radiosa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il versetto 17 sottopone il problema a voi in maniera molto personale e molto urgente. Qual è la vostra posizione? &amp;quot;Infatti, se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più ''quelli che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia'' regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo&amp;quot;. Notate le parole con attenzione e in maniera personale: &amp;quot;quelli che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Parole preziose per i peccatori''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Queste sono parole preziose per i peccatori: la grazia è gratuita, il dono è gratuito, la giustizia di Cristo è gratuita. La riceverete come speranza e tesoro della vostra vita? Se lo fate, voi &amp;quot;regnerete nella vita per mezzo di quel solo uomo, Gesù Cristo&amp;quot;. Ricevetela adesso. Datene testimonianza nel battesimo. E diventate parte vivente del popolo di Cristo. -.-&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Steffmahr</name></author>	</entry>

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		<id>http://it.gospeltranslations.org/wiki/La_fatale_disobbedienza_di_Adamo_e_la_trionfante_obbedienza_di_Cristo</id>
		<title>La fatale disobbedienza di Adamo e la trionfante obbedienza di Cristo</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://it.gospeltranslations.org/wiki/La_fatale_disobbedienza_di_Adamo_e_la_trionfante_obbedienza_di_Cristo"/>
				<updated>2012-03-28T12:51:09Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Steffmahr: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{Info|The Fatal Disobedience of Adam and the Triumphant Obedience of Christ}}&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
'''Lettera ai Romani 5:12-21'''&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
'''Gesù è supremo'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Uno degli obiettivi di questa serie è quello di imprimere nella nostra mente il fatto che Gesù è la persona più importante dell'universo — non più importante di Dio Padre o di Dio Spirito. È al loro stesso livello in valore, bellezza, saggezza, giustizia, amore e potenza. Ma è più importante delle altre persone — siano essi angeli, demoni, re, comandanti, scienziati, artisti, filosofi, atleti, musicisti o attori — quelli che sono in vita adesso, che mai siano vissuti o che mai vivranno. Gesù Cristo è supremo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Tutto per Gesù — anche il male''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa serie ha anche lo scopo di dimostrare come tutto ciò che esiste — compreso il male — sia disposto da parte di un Dio infinitamente santo e totalmente saggio affinché la gloria di Cristo splenda più radiosamente. Qualcuno di noi ha appena letto questa settimana, nel nostro programma di letture bibliche, i Proverbi 16:4: &amp;quot;Il Signore ha fatto ogni cosa per uno scopo, anche l'empio per il giorno della sventura&amp;quot;. Dio ha fatto questo nel suo misterioso modo di agire che mantiene la responsabilità dell'empio e ne libera il cuore dal peccato. Due settimane fa abbiamo visto come tutto fu fatto per mezzo di Cristo e per Cristo (Colossesi 1:16). E ciò comprende, dice Paolo, &amp;quot;troni e dominazioni e principati e potestà&amp;quot; che sono stati sconfitti da Cristo sulla croce. È stato fatto &amp;quot;per il giorno della sventura&amp;quot;. E in quel giorno la potenza e la giustizia, l'ira e l'amore di Cristo si sono manifestati. Prima o poi qualsiasi ribellione contro di lui condurrà alla rovina. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Il Dio che è là''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa serie vuole anche solidificare la convinzione che la cristianità non è soltanto un insieme di idee, di pratiche e di sensazioni che hanno lo scopo di farci sentire bene psicologicamente — siano esse predisposte da Dio o dall'uomo. Essere cristiani non è quello. La cristianità inizia con la convinzione che Dio è una realtà oggettiva esterna a noi stessi. Noi non lo rendiamo ciò che è immaginandocelo in un certo modo. Come ha detto Francis Schaeffer, egli è ''il Dio che è là''. Non lo facciamo noi. È lui che crea noi. Noi non decidiamo quali saranno le sue sembianze. È lui a decidere come saremo noi. Ha creato l'universo ed esso ha il significato che lui gli ha dato, non il significato che ''noi'' gli conferiamo. Se noi gli conferiamo un significato diverso da quello che gli è stato dato da lui siamo degli stupidi. E la nostra vita finirà per essere una tragedia. La cristianità non è un gioco; non è una terapia. Tutta la sua dottrina emana da ciò che Dio è e da ciò che ha fatto nel corso della storia. Corrispondono a fatti concreti. La cristianità va oltre i fatti. C'è la fede, la speranza e l'amore. Ma queste cose non sono sospese per aria. Crescono come grandi alberi di cedro sulla roccia della verità divina. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E il motivo per cui considero questo uno dei nostri fini in questa serie è perché sono profondamente convinto in base alla Bibbia che la vostra gioia, la vostra forza e santità eterne dipendono dalla solidità di questa visione del mondo che immette una fibra robusta nella spina dorsale della vostra fede. Visioni del mondo mediocri creano dei cristiani mediocri. E i cristiani mediocri non sopravviveranno ai giorni a venire. L'emozionalismo senza radici che tratta la cristianità come un'opzione terapeutica verrà spazzato via negli Ultimi Giorni. Coloro che rimarranno in piedi saranno quelli che hanno costruito la loro casa sulla roccia della grande obiettiva verità con Gesù Cristo, quale origine, centro e fine ultimo di tutto ciò. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La gloria di Gesù pianificata nel peccato di Adamo''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oggi l'enfasi è sul peccato spettacolare del primo uomo, Adamo, e su come esso abbia preparato lo scenario per il contrasto più sensazionale con Gesù Cristo. Passiamo alla Lettera ai Romani 5:12-21. Nell'estate del 2000 ci siamo soffermati cinque settimane su questi versetti. Oggi ci concentriamo su qualcosa di diverso rispetto a ciò che avevamo preso in considerazione durante quelle settimane. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Voglio focalizzare la nostra attenzione sulla gloria di Cristo come fine principale che Dio aveva in mente quando pianificò e permise il peccato di Adamo, e con lui lo sprofondamento dell'umanità intera dentro il peccato. Ricordate ciò che ho detto la settimana scorsa: tutto ciò che Dio permette lo permette per un motivo. E i suoi motivi sono sempre infinitamente saggi e determinati. Non aveva bisogno di permettere la Caduta. Avrebbe potuto impedirla, proprio come avrebbe potuto fermare la caduta di Satana (come abbiamo visto la settimana scorsa). Il fatto che non l'abbia impedita significa che ne aveva motivo, che tutto questo ha uno scopo. E non inventa i suoi piani cammin facendo. Ciò che lui sa essere saggio lo ha saputo da sempre. Pertanto il peccato di Adamo e la caduta del genere umano insieme a lui nel peccato e nella sofferenza non ha colto Dio di sorpresa e fa parte del suo piano omnicomprensivo di mostrare la pienezza della gloria di Gesù Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Uno dei modi più chiari per dare una dimostrazione di questo partendo dalla Bibbia — e non entreremo qui nei dettagli — è quello di osservare i punti in cui il sacrificio di Cristo per sconfiggere il peccato viene indicato come presente nella mente di Dio ancora prima della creazione del mondo. (Per maggiori dettagli vedere il messaggio &amp;quot;''La sofferenza di Cristo e la sovranità di Dio''&amp;quot;.) Per esempio, nel libro dell'Apocalisse 13:8 Giovanni scrive a proposito di &amp;quot;tutti coloro i cui nomi non sono scritti fin dalla fondazione del mondo nel libro della vita dell’Agnello che è stato immolato&amp;quot;. Quindi esisteva un libro prima della fondazione del mondo chiamato &amp;quot;il libro della vita dell'Agnello che è stato immolato&amp;quot;. Prima che il mondo fosse creato Dio aveva già pianificato che suo Figlio sarebbe stato immolato come un agnello per salvare tutti coloro che sono scritti nel libro. Potremmo accostarci a innumerevoli altri testi come questo (Efesini 1:4-5; 2 Timoteo 1:9; Tito 1:1-2; 1 Pietro 1:20) per notare come la Bibbia consideri le sofferenze e la morte di Cristo per il peccato non come pianificate dopo il peccato di Adamo, bensì prima. Quindi, nel momento in cui avviene il peccato di Adamo, Dio non viene colto di sorpresa da questo fatto, ma lo ha già inserito nell'ambito del suo piano — vale a dire un piano per mostrare la sua straordinaria pazienza, grazia, giustizia e ira nella storia della redenzione, per poi rivelare, nel momento cruciale, la grandezza di suo Figlio quale secondo Adamo, superiore in tutto rispetto al primo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Così questa volta consideriamo la Lettera ai Romani 5:12-21 tenendo a mente che lo spettacolare peccato di Adamo non ha ostacolato il fine di Dio di esaltare Cristo, ma è servito proprio a tale scopo. Ecco in che modo prenderemo in considerazione questi versetti. Ci sono cinque riferimenti espliciti a Cristo. Uno di questi stabilisce il modo in cui Paolo sta considerando Cristo e Adamo. Mentre il resto mostra come Cristo sia più grande di Adamo. Due di questi sono così simili che li raggrupperemo insieme. Ciò vuol dire che prenderemo in considerazione tre aspetti della superiorità di Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Gesù, &amp;quot;Colui che viene&amp;quot;''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vediamo quindi per prima cosa il modo in cui Cristo viene considerato nel versetto 14 e leggiamo i versetti 12-13 per il contesto: &amp;quot;Pertanto, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, e così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato — 13 Fino alla legge infatti c'era peccato nel mondo, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la legge. 14 Ma la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato con una trasgressione simile a quella di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire&amp;quot;. Ecco il riferimento a Cristo: &amp;quot;colui che doveva venire.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il versetto 14 stabilisce il modo in cui Paolo sta pensando nel resto del passo. Adamo viene chiamato &amp;quot;figura&amp;quot; di uno che doveva venire, cioè una figura di Cristo. Notate per prima cosa ciò che è più ovvio: Cristo &amp;quot;doveva venire&amp;quot;. Fin dal principio Cristo era &amp;quot;colui che doveva venire&amp;quot;. Paolo indica che Cristo non è un ripensamento. Paolo non dice che Cristo era concepito come una copia di Adamo. Dive che Adamo era una figura di Cristo. Dio ha trattato Adamo in maniera da renderlo una figura del modo con cui ha pianificato di glorificare suo Figlio. Una figura è un preludio a qualcosa che giungerà in seguito e che sarà simile alla figura — ma più grande. Dio ha trattato Adamo in modo da renderlo una figura di Cristo. Notate adesso con maggior attenzione proprio dove, nel fluire dei suoi pensieri, Paolo sceglie di dire che Adamo è una figura di Cristo. Versetto 14: &amp;quot;La morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato con una trasgressione simile a quella di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire&amp;quot;. Sceglie di dirci che Adamo è una figura di Cristo appena dopo aver detto che anche gli uomini che non avevano peccato in maniera simile a lui comunque erano sottoposti alla sua stessa punizione. Perché Paolo, proprio a questo punto, dice che Adamo era una figura di Cristo? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Gesù nostro capo rappresentante''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché ciò che ha appena detto porta alla vera essenza della maniera in cui Cristo e Adamo sono simili e diversi. Ecco il confronto: Gli uomini che non hanno peccato come Adamo sono morti come lui. Perché? Perché erano collegati ad Adamo. Era il capo rappresentante della loro umanità e il suo peccato è valutato come il loro perché essi sono a lui collegati. Questa è in sostanza la ragione per cui Adamo è chiamato una figura di Cristo — perché la nostra obbedienza non è come l'obbedienza di Cristo eppure noi abbiamo vita eterna con Cristo. Perché? Perché noi siamo collegati a Cristo tramite la fede. Egli è il capo rappresentante della nuova umanità e la sua giustizia è valutata come la nostra giustizia perché noi siamo a lui collegati (cfr. Romani 6:5). Ecco il parallelo insito nel fatto che Adamo sia chiamato una figura di Cristo: Adamo &amp;amp;gt; peccato di Adamo &amp;amp;gt; umanità condannata con lui &amp;amp;gt; morte eterna &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cristo &amp;amp;gt; giustizia di Cristo &amp;amp;gt; nuova umanità giustificata in lui &amp;amp;gt; vita eterna Il resto del passo rivela quanto Cristo e la sua attività salvifica siano molto più grandi rispetto ad Adamo e alla sua attività distruttiva. Tenete a mente quanto ho detto all'inizio. Ciò che stiamo considerando qui è la rivelazione divina delle realtà che definiscono il mondo in cui vive ogni uomo di questo pianeta. Ogni uomo di questo pianeta è parte di questo testo perché Adamo era il padre di tutti. Perciò ogni persona che incontrate in America o in qualsiasi altro paese di qualsivoglia appartenenza etnica si confronta con quanto dice questo testo. Morte in Adamo o vita in Cristo. Questo è un testo globale. Non perdetevi questo. Questo è la realtà significativa per ogni singola persona che mai incontrerete. Visioni del mondo mediocri generano dei cristiani mediocri. Questa non è una mediocre visione del mondo. Si estende su tutto l'arco della storia e su tutta la superficie della terra. Influisce profondamente su ogni uomo del mondo e su ciascun titolo in Internet. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Celebrare la superiorità di Gesù''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vediamo adesso i tre modi in cui Paolo celebra la superiorità di Cristo e la sua opera al di sopra di Adamo e quanto da lui operato. Si possono riassumere in tre concetti:1) l'abbondanza di grazia, 2) la perfezione dell'obbedienza, e 3) il regno della vita. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''1) L'abbondanza della grazia''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per prima cosa il versetto 15 e l'abbondanza della grazia. &amp;quot;Ma il dono gratuito [cioè il dono della giustizia v. 17] non è come la colpa. Se infatti per la caduta di uno solo molti morirono, molto di più la grazia di Dio e il dono concesso per grazia di un solo uomo, Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su molti uomini.&amp;quot; Il punto qui è che la grazia di Dio è più potente della colpa di Adamo. Il significato delle parole &amp;quot;molto di più&amp;quot; è: &amp;quot;molto di più ha la grazia di Dio . . . abbondato per molti&amp;quot;. Come la colpa dell'uomo ha portato la morte, così altrettanto la grazia di Dio porterà la vita. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma Paolo entra ancora di più nello specifico. La grazia di Dio è precisamente &amp;quot;la grazia di un solo uomo, Gesù Cristo&amp;quot;. &amp;quot;Molto di più hanno la grazia di Dio e il dono della giustizia per ''grazia di un solo uomo, Gesù Cristo'', si sono riversati in abbondanza su molti.&amp;quot; Non ci sono due grazie differenti. &amp;quot;La grazia di quel solo uomo, Gesù Cristo&amp;quot; è l'incarnazione della grazia di Dio. Questo è il modo in cui Paolo ne parla, per esempio, nella lettera a Tito 2:11: &amp;quot;È apparsa la grazia di Dio (vale a dire, in Gesù), apportatrice di salvezza&amp;quot;. . . E nella seconda lettera a Timoteo 1:9: &amp;quot;La sua . . . grazia che ci ha dato in Gesù Cristo&amp;quot;. Quindi la grazia che è in Gesù è la grazia di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa grazia è grazia sovrana. Conquista ogni cosa lungo il suo cammino. Vedremo tra un attimo come abbia il potere del re dell'universo. È la grazia sovrana. È la prima celebrazione della superiorità di Cristo su Adamo. Quando la caduta di un solo uomo, Adamo, e la grazia di un solo uomo, Gesù Cristo, si incontrano, Adamo e la sua caduta perdono. Cristo e la grazia sono vittoriosi. Questa è veramente una bella notizia per chi appartiene a Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''2) La perfezione dell'obbedienza''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo, Paolo celebra il modo in cui la grazia di Cristo vince la caduta di Adamo e la morte, cioè la perfezione dell'obbedienza di Cristo. Versetto 19: “Similmente, come per la disobbedienza di uno solo (cioè Adamo) molti sono stati costituiti peccatori, così anche per l'obbedienza di uno solo (cioè Cristo) molti saranno costituiti giusti”. Quindi la grazia di questo unico uomo, Gesù Cristo, gli impedisce di peccare — lo rende obbediente fino alla morte, e alla morte in croce (Filippesi 2:8) — così da offrire perfetta e completa obbedienza al Padre per conto di coloro che a lui sono uniti nella fede. Adamo è venuto meno all'obbedienza. Cristo vi riuscì in modo perfetto. Adamo ha dato origine al peccato e alla morte. Cristo è stato fonte di obbedienza e di vita. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cristo è come Adamo, che era una figura di Cristo — entrambi sono i capi rappresentanti di una vecchia e una nuova umanità. Dio attribuisce la caduta di Adamo alla sua umanità e attribuisce il successo di Cristo alla sua umanità per il modo in cui queste due umanità sono unite ai loro rispettivi capi. La grande superiorità di Cristo sta nel fatto che non solo egli riesce a obbedire perfettamente, ma lo fa in maniera tale che milioni di uomini sono considerati giusti grazie alla sua obbedienza. Siete collegati soltanto ad Adamo? Siete parte soltanto della prima umanità destinata alla morte? O siete anche collegati a Cristo e partecipi della nuova umanità destinata alla vita eterna? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Il regno della vita''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Terzo, Paolo celebra non solo l'abbondanza della grazia di Cristo e della sua perfetta obbedienza, ma infine, anche il regno della vita. Per mezzo dell'obbedienza di Cristo la grazia conduce al trionfo della vita eterna. Versetto 21: “. . . Di modo che, come regnò il peccato nella morte, così regni anche la grazia mediante la giustizia per la vita eterna, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore&amp;quot;. La grazia regna per mezzo della giustizia (cioè attraverso la perfetta giustizia di Cristo) fino al culmine della vita eterna — e tutto ciò avviene &amp;quot;per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
O, ancora una volta nel versetto 17, lo stesso messaggio: &amp;quot;Infatti, se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo&amp;quot;. Lo stesso schema: la Grazia attraverso il dono della giustizia porta al trionfo della vita, e tutto ciò per mezzo di Gesù Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ho accennato prima che la grazia di Dio in Cristo che Paolo cita in questi versetti è una grazia sovrana. È qui che voi lo vedete, cioè nel regno della parola. La morte ha una specie di sovranità sull'uomo e regna su tutto. Tutti muoiono. Ma la grazia vince il peccato e la morte. Essa regna nella vita persino su coloro che erano già morti. Questa è la grazia sovrana. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La spettacolare obbedienza di Gesù''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa è la grandezza della gloria di Cristo — egli supera di gran lunga la magnificenza del primo uomo, Adamo. La spettacolare peccato di Adamo non è così grande come la spettacolare grazia e obbedienza di Cristo e il dono della vita eterna. Indubbiamente il piano di Dio fin dall'inizio, nella sua giustizia perfetta, era che Adamo, quale capo rappresentante del genere umano, sarebbe stato una figura di Cristo capo rappresentante di una nuova umanità. Nel suo piano questo confronto e contrapposizione, la gloria di Cristo avrebbe brillato in maniera ben più radiosa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il versetto 17 sottopone il problema a voi in maniera molto personale e molto urgente. Qual è la vostra posizione? &amp;quot;Infatti, se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più ''quelli che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia'' regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo&amp;quot;. Notate le parole con attenzione e in maniera personale: &amp;quot;quelli che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Parole preziose per i peccatori''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Queste sono parole preziose per i peccatori: la grazia è gratuita, il dono è gratuito, la giustizia di Cristo è gratuita. La riceverete come speranza e tesoro della vostra vita? Se lo fate, voi &amp;quot;regnerete nella vita per mezzo di quel solo uomo, Gesù Cristo&amp;quot;. Ricevetela adesso. Datene testimonianza nel battesimo. E diventate parte vivente del popolo di Cristo. -.-&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Steffmahr</name></author>	</entry>

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		<id>http://it.gospeltranslations.org/wiki/La_fatale_disobbedienza_di_Adamo_e_la_trionfante_obbedienza_di_Cristo</id>
		<title>La fatale disobbedienza di Adamo e la trionfante obbedienza di Cristo</title>
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				<updated>2012-03-27T19:23:45Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Steffmahr: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{Info|The Fatal Disobedience of Adam and the Triumphant Obedience of Christ}} &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; '''Lettera ai Romani 5:12-21''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perciò, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato — 13 Fino alla legge infatti c'era peccato nel mondo, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la legge. 14 Ma la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato con una trasgressione simile a quella di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire. 15 Ma il dono di grazia non è come la caduta. Se infatti per la caduta di uno solo molti morirono, molto di più la grazia di Dio e il dono concesso per grazia di un solo uomo, Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su molti uomini. 16. E non è accaduto per il dono di grazia come per il peccato di uno solo. Il giudizio partì da un solo atto per la condanna, il dono di grazia, invece, da molte cadute per la giustificazione. 17 Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo. 18 Come dunque per la colpa di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l'opera di giustizia di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che dà vita. 19 Similmente, come per la disobbedienza di uno solo molti sono stati costituiti peccatori, così anche per l'obbedienza di uno solo molti saranno costituiti giusti. 20 La legge poi sopraggiunse a dare piena coscienza della caduta, ma laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia. 21 Perché come il peccato aveva regnato con la morte, così regni anche la grazia tramite la giustizia per la vita eterna, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Gesù è supremo'''&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Uno degli obiettivi di questa serie è quello di imprimere nella nostra mente il fatto che Gesù è la persona più importante dell'universo — non più importante di Dio Padre o di Dio Spirito. È al loro stesso livello in valore, bellezza, saggezza, giustizia, amore e potenza. Ma è più importante delle altre persone — siano essi angeli, demoni, re, comandanti, scienziati, artisti, filosofi, atleti, musicisti o attori — quelli che sono in vita adesso, che mai siano vissuti o che mai vivranno. Gesù Cristo è supremo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Tutto per Gesù — anche il male''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa serie ha anche lo scopo di dimostrare come tutto ciò che esiste — compreso il male — sia disposto da parte di un Dio infinitamente santo e totalmente saggio affinché la gloria di Cristo splenda più radiosamente. Qualcuno di noi ha appena letto questa settimana, nel nostro programma di letture bibliche, i Proverbi 16:4: &amp;quot;Il Signore ha fatto ogni cosa per uno scopo, anche l'empio per il giorno della sventura&amp;quot;. Dio ha fatto questo nel suo misterioso modo di agire che mantiene la responsabilità dell'empio e ne libera il cuore dal peccato. Due settimane fa abbiamo visto come tutto fu fatto per mezzo di Cristo e per Cristo (Colossesi 1:16). E ciò comprende, dice Paolo, &amp;quot;troni e dominazioni e principati e potestà&amp;quot; che sono stati sconfitti da Cristo sulla croce. È stato fatto &amp;quot;per il giorno della sventura&amp;quot;. E in quel giorno la potenza e la giustizia, l'ira e l'amore di Cristo si sono manifestati. Prima o poi qualsiasi ribellione contro di lui condurrà alla rovina. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Il Dio che è là''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa serie vuole anche solidificare la convinzione che la cristianità non è soltanto un insieme di idee, di pratiche e di sensazioni che hanno lo scopo di farci sentire bene psicologicamente — siano esse predisposte da Dio o dall'uomo. Essere cristiani non è quello. La cristianità inizia con la convinzione che Dio è una realtà oggettiva esterna a noi stessi. Noi non lo rendiamo ciò che è immaginandocelo in un certo modo. Come ha detto Francis Schaeffer, egli è ''il Dio che è là''. Non lo facciamo noi. È lui che crea noi. Noi non decidiamo quali saranno le sue sembianze. È lui a decidere come saremo noi. Ha creato l'universo ed esso ha il significato che lui gli ha dato, non il significato che ''noi'' gli conferiamo. Se noi gli conferiamo un significato diverso da quello che gli è stato dato da lui siamo degli stupidi. E la nostra vita finirà per essere una tragedia. La cristianità non è un gioco; non è una terapia. Tutta la sua dottrina emana da ciò che Dio è e da ciò che ha fatto nel corso della storia. Corrispondono a fatti concreti. La cristianità va oltre i fatti. C'è la fede, la speranza e l'amore. Ma queste cose non sono sospese per aria. Crescono come grandi alberi di cedro sulla roccia della verità divina. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E il motivo per cui considero questo uno dei nostri fini in questa serie è perché sono profondamente convinto in base alla Bibbia che la vostra gioia, la vostra forza e santità eterne dipendono dalla solidità di questa visione del mondo che immette una fibra robusta nella spina dorsale della vostra fede. Visioni del mondo mediocri creano dei cristiani mediocri. E i cristiani mediocri non sopravviveranno ai giorni a venire. L'emozionalismo senza radici che tratta la cristianità come un'opzione terapeutica verrà spazzato via negli Ultimi Giorni. Coloro che rimarranno in piedi saranno quelli che hanno costruito la loro casa sulla roccia della grande obiettiva verità con Gesù Cristo, quale origine, centro e fine ultimo di tutto ciò. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La gloria di Gesù pianificata nel peccato di Adamo''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oggi l'enfasi è sul peccato spettacolare del primo uomo, Adamo, e su come esso abbia preparato lo scenario per il contrasto più sensazionale con Gesù Cristo. Passiamo alla Lettera ai Romani 5:12-21. Nell'estate del 2000 ci siamo soffermati cinque settimane su questi versetti. Oggi ci concentriamo su qualcosa di diverso rispetto a ciò che avevamo preso in considerazione durante quelle settimane. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Voglio focalizzare la nostra attenzione sulla gloria di Cristo come fine principale che Dio aveva in mente quando pianificò e permise il peccato di Adamo, e con lui lo sprofondamento dell'umanità intera dentro il peccato. Ricordate ciò che ho detto la settimana scorsa: tutto ciò che Dio permette lo permette per un motivo. E i suoi motivi sono sempre infinitamente saggi e determinati. Non aveva bisogno di permettere la Caduta. Avrebbe potuto impedirla, proprio come avrebbe potuto fermare la caduta di Satana (come abbiamo visto la settimana scorsa). Il fatto che non l'abbia impedita significa che ne aveva motivo, che tutto questo ha uno scopo. E non inventa i suoi piani cammin facendo. Ciò che lui sa essere saggio lo ha saputo da sempre. Pertanto il peccato di Adamo e la caduta del genere umano insieme a lui nel peccato e nella sofferenza non ha colto Dio di sorpresa e fa parte del suo piano omnicomprensivo di mostrare la pienezza della gloria di Gesù Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Uno dei modi più chiari per dare una dimostrazione di questo partendo dalla Bibbia — e non entreremo qui nei dettagli — è quello di osservare i punti in cui il sacrificio di Cristo per sconfiggere il peccato viene indicato come presente nella mente di Dio ancora prima della creazione del mondo. (Per maggiori dettagli vedere il messaggio &amp;quot;''La sofferenza di Cristo e la sovranità di Dio''&amp;quot;.) Per esempio, nel libro dell'Apocalisse 13:8 Giovanni scrive a proposito di &amp;quot;tutti coloro i cui nomi non sono scritti fin dalla fondazione del mondo nel libro della vita dell’Agnello che è stato immolato&amp;quot;. Quindi esisteva un libro prima della fondazione del mondo chiamato &amp;quot;il libro della vita dell'Agnello che è stato immolato&amp;quot;. Prima che il mondo fosse creato Dio aveva già pianificato che suo Figlio sarebbe stato immolato come un agnello per salvare tutti coloro che sono scritti nel libro. Potremmo accostarci a innumerevoli altri testi come questo (Efesini 1:4-5; 2 Timoteo 1:9; Tito 1:1-2; 1 Pietro 1:20) per notare come la Bibbia consideri le sofferenze e la morte di Cristo per il peccato non come pianificate dopo il peccato di Adamo, bensì prima. Quindi, nel momento in cui avviene il peccato di Adamo, Dio non viene colto di sorpresa da questo fatto, ma lo ha già inserito nell'ambito del suo piano — vale a dire un piano per mostrare la sua straordinaria pazienza, grazia, giustizia e ira nella storia della redenzione, per poi rivelare, nel momento cruciale, la grandezza di suo Figlio quale secondo Adamo, superiore in tutto rispetto al primo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Così questa volta consideriamo la Lettera ai Romani 5:12-21 tenendo a mente che lo spettacolare peccato di Adamo non ha ostacolato il fine di Dio di esaltare Cristo, ma è servito proprio a tale scopo. Ecco in che modo prenderemo in considerazione questi versetti. Ci sono cinque riferimenti espliciti a Cristo. Uno di questi stabilisce il modo in cui Paolo sta considerando Cristo e Adamo. Mentre il resto mostra come Cristo sia più grande di Adamo. Due di questi sono così simili che li raggrupperemo insieme. Ciò vuol dire che prenderemo in considerazione tre aspetti della superiorità di Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Gesù, &amp;quot;Colui che viene&amp;quot;''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vediamo quindi per prima cosa il modo in cui Cristo viene considerato nel versetto 14 e leggiamo i versetti 12-13 per il contesto: &amp;quot;Pertanto, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, e così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato — 13 Fino alla legge infatti c'era peccato nel mondo, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la legge. 14 Ma la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato con una trasgressione simile a quella di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire&amp;quot;. Ecco il riferimento a Cristo: &amp;quot;colui che doveva venire.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il versetto 14 stabilisce il modo in cui Paolo sta pensando nel resto del passo. Adamo viene chiamato &amp;quot;figura&amp;quot; di uno che doveva venire, cioè una figura di Cristo. Notate per prima cosa ciò che è più ovvio: Cristo &amp;quot;doveva venire&amp;quot;. Fin dal principio Cristo era &amp;quot;colui che doveva venire&amp;quot;. Paolo indica che Cristo non è un ripensamento. Paolo non dice che Cristo era concepito come una copia di Adamo. Dive che Adamo era una figura di Cristo. Dio ha trattato Adamo in maniera da renderlo una figura del modo con cui ha pianificato di glorificare suo Figlio. Una figura è un preludio a qualcosa che giungerà in seguito e che sarà simile alla figura — ma più grande. Dio ha trattato Adamo in modo da renderlo una figura di Cristo. Notate adesso con maggior attenzione proprio dove, nel fluire dei suoi pensieri, Paolo sceglie di dire che Adamo è una figura di Cristo. Versetto 14: &amp;quot;La morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato con una trasgressione simile a quella di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire&amp;quot;. Sceglie di dirci che Adamo è una figura di Cristo appena dopo aver detto che anche gli uomini che non avevano peccato in maniera simile a lui comunque erano sottoposti alla sua stessa punizione. Perché Paolo, proprio a questo punto, dice che Adamo era una figura di Cristo? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Gesù nostro capo rappresentante''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché ciò che ha appena detto porta alla vera essenza della maniera in cui Cristo e Adamo sono simili e diversi. Ecco il confronto: Gli uomini che non hanno peccato come Adamo sono morti come lui. Perché? Perché erano collegati ad Adamo. Era il capo rappresentante della loro umanità e il suo peccato è valutato come il loro perché essi sono a lui collegati. Questa è in sostanza la ragione per cui Adamo è chiamato una figura di Cristo — perché la nostra obbedienza non è come l'obbedienza di Cristo eppure noi abbiamo vita eterna con Cristo. Perché? Perché noi siamo collegati a Cristo tramite la fede. Egli è il capo rappresentante della nuova umanità e la sua giustizia è valutata come la nostra giustizia perché noi siamo a lui collegati (cfr. Romani 6:5). Ecco il parallelo insito nel fatto che Adamo sia chiamato una figura di Cristo: Adamo &amp;amp;gt; peccato di Adamo &amp;amp;gt; umanità condannata con lui &amp;amp;gt; morte eterna &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cristo &amp;amp;gt; giustizia di Cristo &amp;amp;gt; nuova umanità giustificata in lui &amp;amp;gt; vita eterna Il resto del passo rivela quanto Cristo e la sua attività salvifica siano molto più grandi rispetto ad Adamo e alla sua attività distruttiva. Tenete a mente quanto ho detto all'inizio. Ciò che stiamo considerando qui è la rivelazione divina delle realtà che definiscono il mondo in cui vive ogni uomo di questo pianeta. Ogni uomo di questo pianeta è parte di questo testo perché Adamo era il padre di tutti. Perciò ogni persona che incontrate in America o in qualsiasi altro paese di qualsivoglia appartenenza etnica si confronta con quanto dice questo testo. Morte in Adamo o vita in Cristo. Questo è un testo globale. Non perdetevi questo. Questo è la realtà significativa per ogni singola persona che mai incontrerete. Visioni del mondo mediocri generano dei cristiani mediocri. Questa non è una mediocre visione del mondo. Si estende su tutto l'arco della storia e su tutta la superficie della terra. Influisce profondamente su ogni uomo del mondo e su ciascun titolo in Internet. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Celebrare la superiorità di Gesù''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vediamo adesso i tre modi in cui Paolo celebra la superiorità di Cristo e la sua opera al di sopra di Adamo e quanto da lui operato. Si possono riassumere in tre concetti:1) l'abbondanza di grazia, 2) la perfezione dell'obbedienza, e 3) il regno della vita. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''1) L'abbondanza della grazia''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per prima cosa il versetto 15 e l'abbondanza della grazia. &amp;quot;Ma il dono gratuito [cioè il dono della giustizia v. 17] non è come la colpa. Se infatti per la caduta di uno solo molti morirono, molto di più la grazia di Dio e il dono concesso per grazia di un solo uomo, Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su molti uomini.&amp;quot; Il punto qui è che la grazia di Dio è più potente della colpa di Adamo. Il significato delle parole &amp;quot;molto di più&amp;quot; è: &amp;quot;molto di più ha la grazia di Dio . . . abbondato per molti&amp;quot;. Come la colpa dell'uomo ha portato la morte, così altrettanto la grazia di Dio porterà la vita. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma Paolo entra ancora di più nello specifico. La grazia di Dio è precisamente &amp;quot;la grazia di un solo uomo, Gesù Cristo&amp;quot;. &amp;quot;Molto di più hanno la grazia di Dio e il dono della giustizia per ''grazia di un solo uomo, Gesù Cristo'', si sono riversati in abbondanza su molti.&amp;quot; Non ci sono due grazie differenti. &amp;quot;La grazia di quel solo uomo, Gesù Cristo&amp;quot; è l'incarnazione della grazia di Dio. Questo è il modo in cui Paolo ne parla, per esempio, nella lettera a Tito 2:11: &amp;quot;È apparsa la grazia di Dio (vale a dire, in Gesù), apportatrice di salvezza&amp;quot;. . . E nella seconda lettera a Timoteo 1:9: &amp;quot;La sua . . . grazia che ci ha dato in Gesù Cristo&amp;quot;. Quindi la grazia che è in Gesù è la grazia di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa grazia è grazia sovrana. Conquista ogni cosa lungo il suo cammino. Vedremo tra un attimo come abbia il potere del re dell'universo. È la grazia sovrana. È la prima celebrazione della superiorità di Cristo su Adamo. Quando la caduta di un solo uomo, Adamo, e la grazia di un solo uomo, Gesù Cristo, si incontrano, Adamo e la sua caduta perdono. Cristo e la grazia sono vittoriosi. Questa è veramente una bella notizia per chi appartiene a Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''2) La perfezione dell'obbedienza''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo, Paolo celebra il modo in cui la grazia di Cristo vince la caduta di Adamo e la morte, cioè la perfezione dell'obbedienza di Cristo. Versetto 19: “Similmente, come per la disobbedienza di uno solo (cioè Adamo) molti sono stati costituiti peccatori, così anche per l'obbedienza di uno solo (cioè Cristo) molti saranno costituiti giusti”. Quindi la grazia di questo unico uomo, Gesù Cristo, gli impedisce di peccare — lo rende obbediente fino alla morte, e alla morte in croce (Filippesi 2:8) — così da offrire perfetta e completa obbedienza al Padre per conto di coloro che a lui sono uniti nella fede. Adamo è venuto meno all'obbedienza. Cristo vi riuscì in modo perfetto. Adamo ha dato origine al peccato e alla morte. Cristo è stato fonte di obbedienza e di vita. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cristo è come Adamo, che era una figura di Cristo — entrambi sono i capi rappresentanti di una vecchia e una nuova umanità. Dio attribuisce la caduta di Adamo alla sua umanità e attribuisce il successo di Cristo alla sua umanità per il modo in cui queste due umanità sono unite ai loro rispettivi capi. La grande superiorità di Cristo sta nel fatto che non solo egli riesce a obbedire perfettamente, ma lo fa in maniera tale che milioni di uomini sono considerati giusti grazie alla sua obbedienza. Siete collegati soltanto ad Adamo? Siete parte soltanto della prima umanità destinata alla morte? O siete anche collegati a Cristo e partecipi della nuova umanità destinata alla vita eterna? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Il regno della vita''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Terzo, Paolo celebra non solo l'abbondanza della grazia di Cristo e della sua perfetta obbedienza, ma infine, anche il regno della vita. Per mezzo dell'obbedienza di Cristo la grazia conduce al trionfo della vita eterna. Versetto 21: “. . . Di modo che, come regnò il peccato nella morte, così regni anche la grazia mediante la giustizia per la vita eterna, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore&amp;quot;. La grazia regna per mezzo della giustizia (cioè attraverso la perfetta giustizia di Cristo) fino al culmine della vita eterna — e tutto ciò avviene &amp;quot;per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
O, ancora una volta nel versetto 17, lo stesso messaggio: &amp;quot;Infatti, se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo&amp;quot;. Lo stesso schema: la Grazia attraverso il dono della giustizia porta al trionfo della vita, e tutto ciò per mezzo di Gesù Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ho accennato prima che la grazia di Dio in Cristo che Paolo cita in questi versetti è una grazia sovrana. È qui che voi lo vedete, cioè nel regno della parola. La morte ha una specie di sovranità sull'uomo e regna su tutto. Tutti muoiono. Ma la grazia vince il peccato e la morte. Essa regna nella vita persino su coloro che erano già morti. Questa è la grazia sovrana. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La spettacolare obbedienza di Gesù''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa è la grandezza della gloria di Cristo — egli supera di gran lunga la magnificenza del primo uomo, Adamo. La spettacolare peccato di Adamo non è così grande come la spettacolare grazia e obbedienza di Cristo e il dono della vita eterna. Indubbiamente il piano di Dio fin dall'inizio, nella sua giustizia perfetta, era che Adamo, quale capo rappresentante del genere umano, sarebbe stato una figura di Cristo capo rappresentante di una nuova umanità. Nel suo piano questo confronto e contrapposizione, la gloria di Cristo avrebbe brillato in maniera ben più radiosa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il versetto 17 sottopone il problema a voi in maniera molto personale e molto urgente. Qual è la vostra posizione? &amp;quot;Infatti, se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più ''quelli che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia'' regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo&amp;quot;. Notate le parole con attenzione e in maniera personale: &amp;quot;quelli che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Parole preziose per i peccatori''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Queste sono parole preziose per i peccatori: la grazia è gratuita, il dono è gratuito, la giustizia di Cristo è gratuita. La riceverete come speranza e tesoro della vostra vita? Se lo fate, voi &amp;quot;regnerete nella vita per mezzo di quel solo uomo, Gesù Cristo&amp;quot;. Ricevetela adesso. Datene testimonianza nel battesimo. E diventate parte vivente del popolo di Cristo. -.-&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Steffmahr</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://it.gospeltranslations.org/wiki/La_fatale_disobbedienza_di_Adamo_e_la_trionfante_obbedienza_di_Cristo</id>
		<title>La fatale disobbedienza di Adamo e la trionfante obbedienza di Cristo</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://it.gospeltranslations.org/wiki/La_fatale_disobbedienza_di_Adamo_e_la_trionfante_obbedienza_di_Cristo"/>
				<updated>2012-03-27T19:22:47Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Steffmahr: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{Info|The Fatal Disobedience of Adam and the Triumphant Obedience of Christ}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; '''Lettera ai Romani 5:12-21''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perciò, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato — 13 Fino alla legge infatti c'era peccato nel mondo, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la legge. 14 Ma la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato con una trasgressione simile a quella di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire. 15 Ma il dono di grazia non è come la caduta. Se infatti per la caduta di uno solo molti morirono, molto di più la grazia di Dio e il dono concesso per grazia di un solo uomo, Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su molti uomini. 16. E non è accaduto per il dono di grazia come per il peccato di uno solo. Il giudizio partì da un solo atto per la condanna, il dono di grazia, invece, da molte cadute per la giustificazione. 17 Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo. 18 Come dunque per la colpa di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l'opera di giustizia di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che dà vita. 19 Similmente, come per la disobbedienza di uno solo molti sono stati costituiti peccatori, così anche per l'obbedienza di uno solo molti saranno costituiti giusti. 20 La legge poi sopraggiunse a dare piena coscienza della caduta, ma laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia. 21 Perché come il peccato aveva regnato con la morte, così regni anche la grazia tramite la giustizia per la vita eterna, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Gesù è supremo'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Uno degli obiettivi di questa serie è quello di imprimere nella nostra mente il fatto che Gesù è la persona più importante dell'universo — non più importante di Dio Padre o di Dio Spirito. È al loro stesso livello in valore, bellezza, saggezza, giustizia, amore e potenza. Ma è più importante delle altre persone — siano essi angeli, demoni, re, comandanti, scienziati, artisti, filosofi, atleti, musicisti o attori — quelli che sono in vita adesso, che mai siano vissuti o che mai vivranno. Gesù Cristo è supremo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Tutto per Gesù — anche il male'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa serie ha anche lo scopo di dimostrare come tutto ciò che esiste — compreso il male — sia disposto da parte di un Dio infinitamente santo e totalmente saggio affinché la gloria di Cristo splenda più radiosamente. Qualcuno di noi ha appena letto questa settimana, nel nostro programma di letture bibliche, i Proverbi 16:4: &amp;quot;Il Signore ha fatto ogni cosa per uno scopo, anche l'empio per il giorno della sventura&amp;quot;. Dio ha fatto questo nel suo misterioso modo di agire che mantiene la responsabilità dell'empio e ne libera il cuore dal peccato. Due settimane fa abbiamo visto come tutto fu fatto per mezzo di Cristo e per Cristo (Colossesi 1:16). E ciò comprende, dice Paolo, &amp;quot;troni e dominazioni e principati e potestà&amp;quot; che sono stati sconfitti da Cristo sulla croce. È stato fatto &amp;quot;per il giorno della sventura&amp;quot;. E in quel giorno la potenza e la giustizia, l'ira e l'amore di Cristo si sono manifestati. Prima o poi qualsiasi ribellione contro di lui condurrà alla rovina. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Il Dio che è là'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa serie vuole anche solidificare la convinzione che la cristianità non è soltanto un insieme di idee, di pratiche e di sensazioni che hanno lo scopo di farci sentire bene psicologicamente — siano esse predisposte da Dio o dall'uomo. Essere cristiani non è quello. La cristianità inizia con la convinzione che Dio è una realtà oggettiva esterna a noi stessi. Noi non lo rendiamo ciò che è immaginandocelo in un certo modo. Come ha detto Francis Schaeffer, egli è ''il Dio che è là''. Non lo facciamo noi. È lui che crea noi. Noi non decidiamo quali saranno le sue sembianze. È lui a decidere come saremo noi. Ha creato l'universo ed esso ha il significato che lui gli ha dato, non il significato che ''noi'' gli conferiamo. Se noi gli conferiamo un significato diverso da quello che gli è stato dato da lui siamo degli stupidi. E la nostra vita finirà per essere una tragedia. La cristianità non è un gioco; non è una terapia. Tutta la sua dottrina emana da ciò che Dio è e da ciò che ha fatto nel corso della storia. Corrispondono a fatti concreti. La cristianità va oltre i fatti. C'è la fede, la speranza e l'amore. Ma queste cose non sono sospese per aria. Crescono come grandi alberi di cedro sulla roccia della verità divina. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E il motivo per cui considero questo uno dei nostri fini in questa serie è perché sono profondamente convinto in base alla Bibbia che la vostra gioia, la vostra forza e santità eterne dipendono dalla solidità di questa visione del mondo che immette una fibra robusta nella spina dorsale della vostra fede. Visioni del mondo mediocri creano dei cristiani mediocri. E i cristiani mediocri non sopravviveranno ai giorni a venire. L'emozionalismo senza radici che tratta la cristianità come un'opzione terapeutica verrà spazzato via negli Ultimi Giorni. Coloro che rimarranno in piedi saranno quelli che hanno costruito la loro casa sulla roccia della grande obiettiva verità con Gesù Cristo, quale origine, centro e fine ultimo di tutto ciò. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La gloria di Gesù pianificata nel peccato di Adamo'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oggi l'enfasi è sul peccato spettacolare del primo uomo, Adamo, e su come esso abbia preparato lo scenario per il contrasto più sensazionale con Gesù Cristo. Passiamo alla Lettera ai Romani 5:12-21. Nell'estate del 2000 ci siamo soffermati cinque settimane su questi versetti. Oggi ci concentriamo su qualcosa di diverso rispetto a ciò che avevamo preso in considerazione durante quelle settimane. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Voglio focalizzare la nostra attenzione sulla gloria di Cristo come fine principale che Dio aveva in mente quando pianificò e permise il peccato di Adamo, e con lui lo sprofondamento dell'umanità intera dentro il peccato. Ricordate ciò che ho detto la settimana scorsa: tutto ciò che Dio permette lo permette per un motivo. E i suoi motivi sono sempre infinitamente saggi e determinati. Non aveva bisogno di permettere la Caduta. Avrebbe potuto impedirla, proprio come avrebbe potuto fermare la caduta di Satana (come abbiamo visto la settimana scorsa). Il fatto che non l'abbia impedita significa che ne aveva motivo, che tutto questo ha uno scopo. E non inventa i suoi piani cammin facendo. Ciò che lui sa essere saggio lo ha saputo da sempre. Pertanto il peccato di Adamo e la caduta del genere umano insieme a lui nel peccato e nella sofferenza non ha colto Dio di sorpresa e fa parte del suo piano omnicomprensivo di mostrare la pienezza della gloria di Gesù Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Uno dei modi più chiari per dare una dimostrazione di questo partendo dalla Bibbia — e non entreremo qui nei dettagli — è quello di osservare i punti in cui il sacrificio di Cristo per sconfiggere il peccato viene indicato come presente nella mente di Dio ancora prima della creazione del mondo. (Per maggiori dettagli vedere il messaggio &amp;quot;''La sofferenza di Cristo e la sovranità di Dio''&amp;quot;.) Per esempio, nel libro dell'Apocalisse 13:8 Giovanni scrive a proposito di &amp;quot;tutti coloro i cui nomi non sono scritti fin dalla fondazione del mondo nel libro della vita dell’Agnello che è stato immolato&amp;quot;. Quindi esisteva un libro prima della fondazione del mondo chiamato &amp;quot;il libro della vita dell'Agnello che è stato immolato&amp;quot;. Prima che il mondo fosse creato Dio aveva già pianificato che suo Figlio sarebbe stato immolato come un agnello per salvare tutti coloro che sono scritti nel libro. Potremmo accostarci a innumerevoli altri testi come questo (Efesini 1:4-5; 2 Timoteo 1:9; Tito 1:1-2; 1 Pietro 1:20) per notare come la Bibbia consideri le sofferenze e la morte di Cristo per il peccato non come pianificate dopo il peccato di Adamo, bensì prima. Quindi, nel momento in cui avviene il peccato di Adamo, Dio non viene colto di sorpresa da questo fatto, ma lo ha già inserito nell'ambito del suo piano — vale a dire un piano per mostrare la sua straordinaria pazienza, grazia, giustizia e ira nella storia della redenzione, per poi rivelare, nel momento cruciale, la grandezza di suo Figlio quale secondo Adamo, superiore in tutto rispetto al primo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Così questa volta consideriamo la Lettera ai Romani 5:12-21 tenendo a mente che lo spettacolare peccato di Adamo non ha ostacolato il fine di Dio di esaltare Cristo, ma è servito proprio a tale scopo. Ecco in che modo prenderemo in considerazione questi versetti. Ci sono cinque riferimenti espliciti a Cristo. Uno di questi stabilisce il modo in cui Paolo sta considerando Cristo e Adamo. Mentre il resto mostra come Cristo sia più grande di Adamo. Due di questi sono così simili che li raggrupperemo insieme. Ciò vuol dire che prenderemo in considerazione tre aspetti della superiorità di Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Gesù, &amp;quot;Colui che viene&amp;quot;'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vediamo quindi per prima cosa il modo in cui Cristo viene considerato nel versetto 14 e leggiamo i versetti 12-13 per il contesto: &amp;quot;Pertanto, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, e così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato — 13 Fino alla legge infatti c'era peccato nel mondo, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la legge. 14 Ma la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato con una trasgressione simile a quella di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire&amp;quot;. Ecco il riferimento a Cristo: &amp;quot;colui che doveva venire.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il versetto 14 stabilisce il modo in cui Paolo sta pensando nel resto del passo. Adamo viene chiamato &amp;quot;figura&amp;quot; di uno che doveva venire, cioè una figura di Cristo. Notate per prima cosa ciò che è più ovvio: Cristo &amp;quot;doveva venire&amp;quot;. Fin dal principio Cristo era &amp;quot;colui che doveva venire&amp;quot;. Paolo indica che Cristo non è un ripensamento. Paolo non dice che Cristo era concepito come una copia di Adamo. Dive che Adamo era una figura di Cristo. Dio ha trattato Adamo in maniera da renderlo una figura del modo con cui ha pianificato di glorificare suo Figlio. Una figura è un preludio a qualcosa che giungerà in seguito e che sarà simile alla figura — ma più grande. Dio ha trattato Adamo in modo da renderlo una figura di Cristo. Notate adesso con maggior attenzione proprio dove, nel fluire dei suoi pensieri, Paolo sceglie di dire che Adamo è una figura di Cristo. Versetto 14: &amp;quot;La morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato con una trasgressione simile a quella di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire&amp;quot;. Sceglie di dirci che Adamo è una figura di Cristo appena dopo aver detto che anche gli uomini che non avevano peccato in maniera simile a lui comunque erano sottoposti alla sua stessa punizione. Perché Paolo, proprio a questo punto, dice che Adamo era una figura di Cristo?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Gesù nostro capo rappresentante'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché ciò che ha appena detto porta alla vera essenza della maniera in cui Cristo e Adamo sono simili e diversi. Ecco il confronto: Gli uomini che non hanno peccato come Adamo sono morti come lui. Perché? Perché erano collegati ad Adamo. Era il capo rappresentante della loro umanità e il suo peccato è valutato come il loro perché essi sono a lui collegati. Questa è in sostanza la ragione per cui Adamo è chiamato una figura di Cristo — perché la nostra obbedienza non è come l'obbedienza di Cristo eppure noi abbiamo vita eterna con Cristo. Perché? Perché noi siamo collegati a Cristo tramite la fede. Egli è il capo rappresentante della nuova umanità e la sua giustizia è valutata come la nostra giustizia perché noi siamo a lui collegati (cfr. Romani 6:5). Ecco il parallelo insito nel fatto che Adamo sia chiamato una figura di Cristo: Adamo &amp;amp;gt; peccato di Adamo &amp;amp;gt; umanità condannata con lui &amp;amp;gt; morte eterna &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cristo &amp;amp;gt; giustizia di Cristo &amp;amp;gt; nuova umanità giustificata in lui &amp;amp;gt; vita eterna Il resto del passo rivela quanto Cristo e la sua attività salvifica siano molto più grandi rispetto ad Adamo e alla sua attività distruttiva. Tenete a mente quanto ho detto all'inizio. Ciò che stiamo considerando qui è la rivelazione divina delle realtà che definiscono il mondo in cui vive ogni uomo di questo pianeta. Ogni uomo di questo pianeta è parte di questo testo perché Adamo era il padre di tutti. Perciò ogni persona che incontrate in America o in qualsiasi altro paese di qualsivoglia appartenenza etnica si confronta con quanto dice questo testo. Morte in Adamo o vita in Cristo. Questo è un testo globale. Non perdetevi questo. Questo è la realtà significativa per ogni singola persona che mai incontrerete. Visioni del mondo mediocri generano dei cristiani mediocri. Questa non è una mediocre visione del mondo. Si estende su tutto l'arco della storia e su tutta la superficie della terra. Influisce profondamente su ogni uomo del mondo e su ciascun titolo in Internet. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Celebrare la superiorità di Gesù'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vediamo adesso i tre modi in cui Paolo celebra la superiorità di Cristo e la sua opera al di sopra di Adamo e quanto da lui operato. Si possono riassumere in tre concetti:1) l'abbondanza di grazia, 2) la perfezione dell'obbedienza, e 3) il regno della vita. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''1) L'abbondanza della grazia'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per prima cosa il versetto 15 e l'abbondanza della grazia. &amp;quot;Ma il dono gratuito [cioè il dono della giustizia v. 17] non è come la colpa. Se infatti per la caduta di uno solo molti morirono, molto di più la grazia di Dio e il dono concesso per grazia di un solo uomo, Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su molti uomini.&amp;quot; Il punto qui è che la grazia di Dio è più potente della colpa di Adamo. Il significato delle parole &amp;quot;molto di più&amp;quot; è: &amp;quot;molto di più ha la grazia di Dio . . . abbondato per molti&amp;quot;. Come la colpa dell'uomo ha portato la morte, così altrettanto la grazia di Dio porterà la vita. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma Paolo entra ancora di più nello specifico. La grazia di Dio è precisamente &amp;quot;la grazia di un solo uomo, Gesù Cristo&amp;quot;. &amp;quot;Molto di più hanno la grazia di Dio e il dono della giustizia per ''grazia di un solo uomo, Gesù Cristo'', si sono riversati in abbondanza su molti.&amp;quot; Non ci sono due grazie differenti. &amp;quot;La grazia di quel solo uomo, Gesù Cristo&amp;quot; è l'incarnazione della grazia di Dio. Questo è il modo in cui Paolo ne parla, per esempio, nella lettera a Tito 2:11: &amp;quot;È apparsa la grazia di Dio (vale a dire, in Gesù), apportatrice di salvezza&amp;quot;. . . E nella seconda lettera a Timoteo 1:9: &amp;quot;La sua . . . grazia che ci ha dato in Gesù Cristo&amp;quot;. Quindi la grazia che è in Gesù è la grazia di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa grazia è grazia sovrana. Conquista ogni cosa lungo il suo cammino. Vedremo tra un attimo come abbia il potere del re dell'universo. È la grazia sovrana. È la prima celebrazione della superiorità di Cristo su Adamo. Quando la caduta di un solo uomo, Adamo, e la grazia di un solo uomo, Gesù Cristo, si incontrano, Adamo e la sua caduta perdono. Cristo e la grazia sono vittoriosi. Questa è veramente una bella notizia per chi appartiene a Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''2) La perfezione dell'obbedienza'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo, Paolo celebra il modo in cui la grazia di Cristo vince la caduta di Adamo e la morte, cioè la perfezione dell'obbedienza di Cristo. Versetto 19: “Similmente, come per la disobbedienza di uno solo (cioè Adamo) molti sono stati costituiti peccatori, così anche per l'obbedienza di uno solo (cioè Cristo) molti saranno costituiti giusti”. Quindi la grazia di questo unico uomo, Gesù Cristo, gli impedisce di peccare — lo rende obbediente fino alla morte, e alla morte in croce (Filippesi 2:8) — così da offrire perfetta e completa obbedienza al Padre per conto di coloro che a lui sono uniti nella fede. Adamo è venuto meno all'obbedienza. Cristo vi riuscì in modo perfetto. Adamo ha dato origine al peccato e alla morte. Cristo è stato fonte di obbedienza e di vita. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cristo è come Adamo, che era una figura di Cristo — entrambi sono i capi rappresentanti di una vecchia e una nuova umanità. Dio attribuisce la caduta di Adamo alla sua umanità e attribuisce il successo di Cristo alla sua umanità per il modo in cui queste due umanità sono unite ai loro rispettivi capi. La grande superiorità di Cristo sta nel fatto che non solo egli riesce a obbedire perfettamente, ma lo fa in maniera tale che milioni di uomini sono considerati giusti grazie alla sua obbedienza. Siete collegati soltanto ad Adamo? Siete parte soltanto della prima umanità destinata alla morte? O siete anche collegati a Cristo e partecipi della nuova umanità destinata alla vita eterna? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Il regno della vita'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Terzo, Paolo celebra non solo l'abbondanza della grazia di Cristo e della sua perfetta obbedienza, ma infine, anche il regno della vita. Per mezzo dell'obbedienza di Cristo la grazia conduce al trionfo della vita eterna. Versetto 21: “. . . Di modo che, come regnò il peccato nella morte, così regni anche la grazia mediante la giustizia per la vita eterna, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore&amp;quot;. La grazia regna per mezzo della giustizia (cioè attraverso la perfetta giustizia di Cristo) fino al culmine della vita eterna — e tutto ciò avviene &amp;quot;per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
O, ancora una volta nel versetto 17, lo stesso messaggio: &amp;quot;Infatti, se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo&amp;quot;. Lo stesso schema: la Grazia attraverso il dono della giustizia porta al trionfo della vita, e tutto ciò per mezzo di Gesù Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ho accennato prima che la grazia di Dio in Cristo che Paolo cita in questi versetti è una grazia sovrana. È qui che voi lo vedete, cioè nel regno della parola. La morte ha una specie di sovranità sull'uomo e regna su tutto. Tutti muoiono. Ma la grazia vince il peccato e la morte. Essa regna nella vita persino su coloro che erano già morti. Questa è la grazia sovrana. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La spettacolare obbedienza di Gesù'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa è la grandezza della gloria di Cristo — egli supera di gran lunga la magnificenza del primo uomo, Adamo. La spettacolare peccato di Adamo non è così grande come la spettacolare grazia e obbedienza di Cristo e il dono della vita eterna. Indubbiamente il piano di Dio fin dall'inizio, nella sua giustizia perfetta, era che Adamo, quale capo rappresentante del genere umano, sarebbe stato una figura di Cristo capo rappresentante di una nuova umanità. Nel suo piano questo confronto e contrapposizione, la gloria di Cristo avrebbe brillato in maniera ben più radiosa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il versetto 17 sottopone il problema a voi in maniera molto personale e molto urgente. Qual è la vostra posizione? &amp;quot;Infatti, se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più ''quelli che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia'' regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo&amp;quot;. Notate le parole con attenzione e in maniera personale: &amp;quot;quelli che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Parole preziose per i peccatori'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Queste sono parole preziose per i peccatori: la grazia è gratuita, il dono è gratuito, la giustizia di Cristo è gratuita. La riceverete come speranza e tesoro della vostra vita? Se lo fate, voi &amp;quot;regnerete nella vita per mezzo di quel solo uomo, Gesù Cristo&amp;quot;. Ricevetela adesso. Datene testimonianza nel battesimo. E diventate parte vivente del popolo di Cristo. -.-&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Steffmahr</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://it.gospeltranslations.org/wiki/La_fatale_disobbedienza_di_Adamo_e_la_trionfante_obbedienza_di_Cristo</id>
		<title>La fatale disobbedienza di Adamo e la trionfante obbedienza di Cristo</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://it.gospeltranslations.org/wiki/La_fatale_disobbedienza_di_Adamo_e_la_trionfante_obbedienza_di_Cristo"/>
				<updated>2012-03-27T18:59:59Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Steffmahr: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{Info|The Fatal Disobedience of Adam and the Triumphant Obedience of Christ}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lettera ai Romani 5:12-21&lt;br /&gt;
Perciò, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato — 13 Fino alla legge infatti c'era peccato nel mondo, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la legge. 14 Ma la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato con una trasgressione simile a quella di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire. 15 Ma il dono di grazia non è come la caduta. Se infatti per la caduta di uno solo molti morirono, molto di più la grazia di Dio e il dono concesso per grazia di un solo uomo, Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su molti uomini. 16. E non è accaduto per il dono di grazia come per il peccato di uno solo. Il giudizio partì da un solo atto per la condanna, il dono di grazia, invece, da molte cadute per la giustificazione. 17 Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo. 18 Come dunque per la colpa di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l'opera di giustizia di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che dà vita. 19 Similmente, come per la disobbedienza di uno solo molti sono stati costituiti peccatori, così anche per l'obbedienza di uno solo molti saranno costituiti giusti. 20 La legge poi sopraggiunse a dare piena coscienza della caduta, ma laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia. 21 Perché come il peccato aveva regnato con la morte, così regni anche la grazia tramite la giustizia per la vita eterna, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore. &lt;br /&gt;
Gesù è supremo &lt;br /&gt;
Uno degli obiettivi di questa serie è quello di imprimere nella nostra mente il fatto che Gesù è la persona più importante dell'universo — non più importante di Dio Padre o di Dio Spirito. È al loro stesso livello in valore, bellezza, saggezza, giustizia, amore e potenza. Ma è più importante delle altre persone — siano essi angeli, demoni, re, comandanti, scienziati, artisti, filosofi, atleti, musicisti o attori — quelli che sono in vita adesso, che mai siano vissuti o che mai vivranno. Gesù Cristo è supremo. &lt;br /&gt;
Tutto per Gesù — anche il male &lt;br /&gt;
Questa serie ha anche lo scopo di dimostrare come tutto ciò che esiste — compreso il male — sia disposto da parte di un Dio infinitamente santo e totalmente saggio affinché la gloria di Cristo splenda più radiosamente. Qualcuno di noi ha appena letto questa settimana, nel nostro programma di letture bibliche, i Proverbi 16:4: &amp;quot;Il Signore ha fatto ogni cosa per uno scopo, anche l'empio per il giorno della sventura&amp;quot;. Dio ha fatto questo nel suo misterioso modo di agire che mantiene la responsabilità dell'empio e ne libera il cuore dal peccato. Due settimane fa abbiamo visto come tutto fu fatto per mezzo di Cristo e per Cristo (Colossesi 1:16). E ciò comprende, dice Paolo, &amp;quot;troni e dominazioni e principati e potestà&amp;quot; che sono stati sconfitti da Cristo sulla croce. È stato fatto &amp;quot;per il giorno della sventura&amp;quot;. E in quel giorno la potenza e la giustizia, l'ira e l'amore di Cristo si sono manifestati. Prima o poi qualsiasi ribellione contro di lui condurrà alla rovina. &lt;br /&gt;
Il Dio che è là &lt;br /&gt;
Questa serie vuole anche solidificare la convinzione che la cristianità non è soltanto un insieme di idee, di pratiche e di sensazioni che hanno lo scopo di farci sentire bene psicologicamente — siano esse predisposte da Dio o dall'uomo. Essere cristiani non è quello. La cristianità inizia con la convinzione che Dio è una realtà oggettiva esterna a noi stessi. Noi non lo rendiamo ciò che è immaginandocelo in un certo modo. Come ha detto Francis Schaeffer, egli è il Dio che è là. Non lo facciamo noi. È lui che crea noi. Noi non decidiamo quali saranno le sue sembianze. È lui a decidere come saremo noi. Ha creato l'universo ed esso ha il significato che lui gli ha dato, non il significato che noi gli conferiamo. Se noi gli conferiamo un significato diverso da quello che gli è stato dato da lui siamo degli stupidi. E la nostra vita finirà per essere una tragedia. La cristianità non è un gioco; non è una terapia. Tutta la sua dottrina emana da ciò che Dio è e da ciò che ha fatto nel corso della storia. Corrispondono a fatti concreti. La cristianità va oltre i fatti. C'è la fede, la speranza e l'amore. Ma queste cose non sono sospese per aria. Crescono come grandi alberi di cedro sulla roccia della verità divina. &lt;br /&gt;
E il motivo per cui considero questo uno dei nostri fini in questa serie è perché sono profondamente convinto in base alla Bibbia che la vostra gioia, la vostra forza e santità eterne dipendono dalla solidità di questa visione del mondo che immette una fibra robusta nella spina dorsale della vostra fede. Visioni del mondo mediocri creano dei cristiani mediocri. E i cristiani mediocri non sopravviveranno ai giorni a venire. L'emozionalismo senza radici che tratta la cristianità come un'opzione terapeutica verrà spazzato via negli Ultimi Giorni. Coloro che rimarranno in piedi saranno quelli che hanno costruito la loro casa sulla roccia della grande obiettiva verità con Gesù Cristo, quale origine, centro e fine ultimo di tutto ciò. &lt;br /&gt;
La gloria di Gesù pianificata nel peccato di Adamo &lt;br /&gt;
Oggi l'enfasi è sul peccato spettacolare del primo uomo, Adamo, e su come esso abbia preparato lo scenario per il contrasto più sensazionale con Gesù Cristo. Passiamo alla Lettera ai Romani 5:12-21. Nell'estate del 2000 ci siamo soffermati cinque settimane su questi versetti. Oggi ci concentriamo su qualcosa di diverso rispetto a ciò che avevamo preso in considerazione durante quelle settimane. &lt;br /&gt;
Voglio focalizzare la nostra attenzione sulla gloria di Cristo come fine principale che Dio aveva in mente quando pianificò e permise il peccato di Adamo, e con lui lo sprofondamento dell'umanità intera dentro il peccato. Ricordate ciò che ho detto la settimana scorsa: tutto ciò che Dio permette lo permette per un motivo. E i suoi motivi sono sempre infinitamente saggi e determinati. Non aveva bisogno di permettere la Caduta. Avrebbe potuto impedirla, proprio come avrebbe potuto fermare la caduta di Satana (come abbiamo visto la settimana scorsa). Il fatto che non l'abbia impedita significa che ne aveva motivo, che tutto questo ha uno scopo. E non inventa i suoi piani cammin facendo. Ciò che lui sa essere saggio lo ha saputo da sempre. Pertanto il peccato di Adamo e la caduta del genere umano insieme a lui nel peccato e nella sofferenza non ha colto Dio di sorpresa e fa parte del suo piano omnicomprensivo di mostrare la pienezza della gloria di Gesù Cristo. &lt;br /&gt;
Uno dei modi più chiari per dare una dimostrazione di questo partendo dalla Bibbia — e non entreremo qui nei dettagli — è quello di osservare i punti in cui il sacrificio di Cristo per sconfiggere il peccato viene indicato come presente nella mente di Dio ancora prima della creazione del mondo. (Per maggiori dettagli vedere il messaggio &amp;quot;La sofferenza di Cristo e la sovranità di Dio&amp;quot;.) Per esempio, nel libro dell'Apocalisse 13:8 Giovanni scrive a proposito di &amp;quot;tutti coloro i cui nomi non sono scritti fin dalla fondazione del mondo nel libro della vita dell’Agnello che è stato immolato&amp;quot;. Quindi esisteva un libro prima della fondazione del mondo chiamato &amp;quot;il libro della vita dell'Agnello che è stato immolato&amp;quot;. Prima che il mondo fosse creato Dio aveva già pianificato che suo Figlio sarebbe stato immolato come un agnello per salvare tutti coloro che sono scritti nel libro. Potremmo accostarci a innumerevoli altri testi come questo (Efesini 1:4-5; 2 Timoteo 1:9; Tito 1:1-2; 1 Pietro 1:20) per notare come la Bibbia consideri le sofferenze e la morte di Cristo per il peccato non come pianificate dopo il peccato di Adamo, bensì prima. Quindi, nel momento in cui avviene il peccato di Adamo, Dio non viene colto di sorpresa da questo fatto, ma lo ha già inserito nell'ambito del suo piano — vale a dire un piano per mostrare la sua straordinaria pazienza, grazia, giustizia e ira nella storia della redenzione, per poi rivelare, nel momento cruciale, la grandezza di suo Figlio quale secondo Adamo, superiore in tutto rispetto al primo. &lt;br /&gt;
Così questa volta consideriamo la Lettera ai Romani 5:12-21 tenendo a mente che lo spettacolare peccato di Adamo non ha ostacolato il fine di Dio di esaltare Cristo, ma è servito proprio a tale scopo. Ecco in che modo prenderemo in considerazione questi versetti. Ci sono cinque riferimenti espliciti a Cristo. Uno di questi stabilisce il modo in cui Paolo sta considerando Cristo e Adamo. Mentre il resto mostra come Cristo sia più grande di Adamo. Due di questi sono così simili che li raggrupperemo insieme. Ciò vuol dire che prenderemo in considerazione tre aspetti della superiorità di Cristo. &lt;br /&gt;
Gesù, &amp;quot;Colui che viene&amp;quot; &lt;br /&gt;
Vediamo quindi per prima cosa il modo in cui Cristo viene considerato nel versetto 14 e leggiamo i versetti 12-13 per il contesto: &amp;quot;Pertanto, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, e così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato — 13 Fino alla legge infatti c'era peccato nel mondo, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la legge. 14 Ma la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato con una trasgressione simile a quella di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire&amp;quot;. Ecco il riferimento a Cristo: &amp;quot;colui che doveva venire.&amp;quot; &lt;br /&gt;
Il versetto 14 stabilisce il modo in cui Paolo sta pensando nel resto del passo. Adamo viene chiamato &amp;quot;figura&amp;quot; di uno che doveva venire, cioè una figura di Cristo. Notate per prima cosa ciò che è più ovvio: Cristo &amp;quot;doveva venire&amp;quot;. Fin dal principio Cristo era &amp;quot;colui che doveva venire&amp;quot;. Paolo indica che Cristo non è un ripensamento. Paolo non dice che Cristo era concepito come una copia di Adamo. Dive che Adamo era una figura di Cristo. Dio ha trattato Adamo in maniera da renderlo una figura del modo con cui ha pianificato di glorificare suo Figlio. Una figura è un preludio a qualcosa che giungerà in seguito e che sarà simile alla figura — ma più grande. Dio ha trattato Adamo in modo da renderlo una figura di Cristo. &lt;br /&gt;
Notate adesso con maggior attenzione proprio dove, nel fluire dei suoi pensieri, Paolo sceglie di dire che Adamo è una figura di Cristo. Versetto 14: &amp;quot;La morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato con una trasgressione simile a quella di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire&amp;quot;. Sceglie di dirci che Adamo è una figura di Cristo appena dopo aver detto che anche gli uomini che non avevano peccato in maniera simile a lui comunque erano sottoposti alla sua stessa punizione. Perché Paolo, proprio a questo punto, dice che Adamo era una figura di Cristo? &lt;br /&gt;
Gesù nostro capo rappresentante &lt;br /&gt;
Perché ciò che ha appena detto porta alla vera essenza della maniera in cui Cristo e Adamo sono simili e diversi. Ecco il confronto: Gli uomini che non hanno peccato come Adamo sono morti come lui. Perché? Perché erano collegati ad Adamo. Era il capo rappresentante della loro umanità e il suo peccato è valutato come il loro perché essi sono a lui collegati. Questa è in sostanza la ragione per cui Adamo è chiamato una figura di Cristo — perché la nostra obbedienza non è come l'obbedienza di Cristo eppure noi abbiamo vita eterna con Cristo. Perché? Perché noi siamo collegati a Cristo tramite la fede. Egli è il capo rappresentante della nuova umanità e la sua giustizia è valutata come la nostra giustizia perché noi siamo a lui collegati (cfr. Romani 6:5). &lt;br /&gt;
Ecco il parallelo insito nel fatto che Adamo sia chiamato una figura di Cristo: &lt;br /&gt;
Adamo &amp;gt; peccato di Adamo &amp;gt; umanità condannata con lui &amp;gt; morte eterna &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cristo &amp;gt; giustizia di Cristo &amp;gt; nuova umanità giustificata in lui &amp;gt; vita eterna &lt;br /&gt;
Il resto del passo rivela quanto Cristo e la sua attività salvifica siano molto più grandi rispetto ad Adamo e alla sua attività distruttiva. Tenete a mente quanto ho detto all'inizio. Ciò che stiamo considerando qui è la rivelazione divina delle realtà che definiscono il mondo in cui vive ogni uomo di questo pianeta. Ogni uomo di questo pianeta è parte di questo testo perché Adamo era il padre di tutti. Perciò ogni persona che incontrate in America o in qualsiasi altro paese di qualsivoglia appartenenza etnica si confronta con quanto dice questo testo. Morte in Adamo o vita in Cristo. Questo è un testo globale. Non perdetevi questo. Questo è la realtà significativa per ogni singola persona che mai incontrerete. Visioni del mondo mediocri generano dei cristiani mediocri. Questa non è una mediocre visione del mondo. Si estende su tutto l'arco della storia e su tutta la superficie della terra. Influisce profondamente su ogni uomo del mondo e su ciascun titolo in Internet. &lt;br /&gt;
Celebrare la superiorità di Gesù &lt;br /&gt;
Vediamo adesso i tre modi in cui Paolo celebra la superiorità di Cristo e la sua opera al di sopra di Adamo e quanto da lui operato. Si possono riassumere in tre concetti: 1) l'abbondanza di grazia, 2) la perfezione dell'obbedienza, e 3) il regno della vita. &lt;br /&gt;
1) L'abbondanza della grazia &lt;br /&gt;
Per prima cosa il versetto 15 e l'abbondanza della grazia. &amp;quot;Ma il dono gratuito [cioè il dono della giustizia v. 17] non è come la colpa. Se infatti per la caduta di uno solo molti morirono, molto di più la grazia di Dio e il dono concesso per grazia di un solo uomo, Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su molti uomini.&amp;quot; Il punto qui è che la grazia di Dio è più potente della colpa di Adamo. Il significato delle parole &amp;quot;molto di più&amp;quot; è: &amp;quot;molto di più ha la grazia di Dio . . . abbondato per molti&amp;quot;. Come la colpa dell'uomo ha portato la morte, così altrettanto la grazia di Dio porterà la vita. &lt;br /&gt;
Ma Paolo entra ancora di più nello specifico. La grazia di Dio è precisamente &amp;quot;la grazia di un solo uomo, Gesù Cristo&amp;quot;. &amp;quot;Molto di più hanno la grazia di Dio e il dono della giustizia per grazia di un solo uomo, Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su molti.&amp;quot; Non ci sono due grazie differenti. &amp;quot;La grazia di quel solo uomo, Gesù Cristo&amp;quot; è l'incarnazione della grazia di Dio. Questo è il modo in cui Paolo ne parla, per esempio, nella lettera a Tito 2:11: &amp;quot;È apparsa la grazia di Dio (vale a dire, in Gesù), apportatrice di salvezza&amp;quot;. . . E nella seconda lettera a Timoteo 1:9: &amp;quot;La sua . . . grazia che ci ha dato in Gesù Cristo&amp;quot;. Quindi la grazia che è in Gesù è la grazia di Dio. &lt;br /&gt;
Questa grazia è grazia sovrana. Conquista ogni cosa lungo il suo cammino. Vedremo tra un attimo come abbia il potere del re dell'universo. È la grazia sovrana. È la prima celebrazione della superiorità di Cristo su Adamo. Quando la caduta di un solo uomo, Adamo, e la grazia di un solo uomo, Gesù Cristo, si incontrano, Adamo e la sua caduta perdono. Cristo e la grazia sono vittoriosi. Questa è veramente una bella notizia per chi appartiene a Cristo. &lt;br /&gt;
2) La perfezione dell'obbedienza &lt;br /&gt;
Secondo, Paolo celebra il modo in cui la grazia di Cristo vince la caduta di Adamo e la morte, cioè la perfezione dell'obbedienza di Cristo. Versetto 19: “Similmente, come per la disobbedienza di uno solo (cioè Adamo) molti sono stati costituiti peccatori, così anche per l'obbedienza di uno solo (cioè Cristo) molti saranno costituiti giusti”. Quindi la grazia di questo unico uomo, Gesù Cristo, gli impedisce di peccare — lo rende obbediente fino alla morte, e alla morte in croce (Filippesi 2:8) — così da offrire perfetta e completa obbedienza al Padre per conto di coloro che a lui sono uniti nella fede. Adamo è venuto meno all'obbedienza. Cristo vi riuscì in modo perfetto. Adamo ha dato origine al peccato e alla morte. Cristo è stato fonte di obbedienza e di vita. &lt;br /&gt;
Cristo è come Adamo, che era una figura di Cristo — entrambi sono i capi rappresentanti di una vecchia e una nuova umanità. Dio attribuisce la caduta di Adamo alla sua umanità e attribuisce il successo di Cristo alla sua umanità per il modo in cui queste due umanità sono unite ai loro rispettivi capi. La grande superiorità di Cristo sta nel fatto che non solo egli riesce a obbedire perfettamente, ma lo fa in maniera tale che milioni di uomini sono considerati giusti grazie alla sua obbedienza. Siete collegati soltanto ad Adamo? Siete parte soltanto della prima umanità destinata alla morte? O siete anche collegati a Cristo e partecipi della nuova umanità destinata alla vita eterna? &lt;br /&gt;
Il regno della vita &lt;br /&gt;
Terzo, Paolo celebra non solo l'abbondanza della grazia di Cristo e della sua perfetta obbedienza, ma infine, anche il regno della vita. Per mezzo dell'obbedienza di Cristo la grazia conduce al trionfo della vita eterna. Versetto 21: “. . . Di modo che, come regnò il peccato nella morte, così regni anche la grazia mediante la giustizia per la vita eterna, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore&amp;quot;. La grazia regna per mezzo della giustizia (cioè attraverso la perfetta giustizia di Cristo) fino al culmine della vita eterna — e tutto ciò avviene &amp;quot;per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore&amp;quot;. &lt;br /&gt;
O, ancora una volta nel versetto 17, lo stesso messaggio: &amp;quot;Infatti, se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo&amp;quot;. Lo stesso schema: la Grazia attraverso il dono della giustizia porta al trionfo della vita, e tutto ciò per mezzo di Gesù Cristo. &lt;br /&gt;
Ho accennato prima che la grazia di Dio in Cristo che Paolo cita in questi versetti è una grazia sovrana. È qui che voi lo vedete, cioè nel regno della parola. La morte ha una specie di sovranità sull'uomo e regna su tutto. Tutti muoiono. Ma la grazia vince il peccato e la morte. Essa regna nella vita persino su coloro che erano già morti. Questa è la grazia sovrana. &lt;br /&gt;
La spettacolare obbedienza di Gesù &lt;br /&gt;
Questa è la grandezza della gloria di Cristo — egli supera di gran lunga la magnificenza del primo uomo, Adamo. La spettacolare peccato di Adamo non è così grande come la spettacolare grazia e obbedienza di Cristo e il dono della vita eterna. Indubbiamente il piano di Dio fin dall'inizio, nella sua giustizia perfetta, era che Adamo, quale capo rappresentante del genere umano, sarebbe stato una figura di Cristo capo rappresentante di una nuova umanità. Nel suo piano questo confronto e contrapposizione, la gloria di Cristo avrebbe brillato in maniera ben più radiosa. &lt;br /&gt;
Il versetto 17 sottopone il problema a voi in maniera molto personale e molto urgente. Qual è la vostra posizione? &amp;quot;Infatti, se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo&amp;quot;. Notate le parole con attenzione e in maniera personale: &amp;quot;quelli che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia&amp;quot;. &lt;br /&gt;
Parole preziose per i peccatori &lt;br /&gt;
Queste sono parole preziose per i peccatori: la grazia è gratuita, il dono è gratuito, la giustizia di Cristo è gratuita. La riceverete come speranza e tesoro della vostra vita? Se lo fate, voi &amp;quot;regnerete nella vita per mezzo di quel solo uomo, Gesù Cristo&amp;quot;. Ricevetela adesso. Datene testimonianza nel battesimo. E diventate parte vivente del popolo di Cristo.&lt;br /&gt;
-.-&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Steffmahr</name></author>	</entry>

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		<id>http://it.gospeltranslations.org/wiki/La_fatale_disobbedienza_di_Adamo_e_la_trionfante_obbedienza_di_Cristo</id>
		<title>La fatale disobbedienza di Adamo e la trionfante obbedienza di Cristo</title>
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				<updated>2012-03-27T18:59:19Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Steffmahr: Creata pagina con '{{Info|The Fatal Disobedience of Adam and the Triumphant Obedience of Christ}}'&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{Info|The Fatal Disobedience of Adam and the Triumphant Obedience of Christ}}&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Steffmahr</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Sia_Santificato_il_Tuo_Nome:_Su_Tutta_la_Terra</id>
		<title>Sia Santificato il Tuo Nome: Su Tutta la Terra</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://it.gospeltranslations.org/wiki/Sia_Santificato_il_Tuo_Nome:_Su_Tutta_la_Terra"/>
				<updated>2012-03-21T17:48:11Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Steffmahr: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{Info|Hallowed Be Thy Name: In All the Earth}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Matteo 6:5-15''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;quot;E quando pregate, non siate come gli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e agli angoli delle strade, per essere visti dagli uomini. In verità, vi dico, essi hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;quot;Pregando poi, non sprecate parole come fanno i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate. Pregate dunque così: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;quot;Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come in cielo così in terra. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dacci oggi il nostro pane quotidiano; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E rimetti a noi i nostri debiti, &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come noi li rimettiamo ai nostri debitori; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E non ci indurre in tentazione, &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma liberaci dal male. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;quot;Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini le loro colpe, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sette settimane fa abbiamo iniziato una &amp;lt;u&amp;gt;serie di considerazioni&amp;lt;/u&amp;gt; sui nomi di Dio. È stata ispirata dal Salmo 9:10, &amp;quot;Quelli che conoscono il tuo nome confideranno in te.&amp;quot; Meglio conosciamo il nome di Dio, più confideremo in lui. E più confidiamo in lui più rischi correremo per amore della sua gloria. E più rischi siamo disposti a correre per amore della sua gloria più avremo coraggio nel dare la nostra testimonianza, meno dipendenti saremo dalle nostre comodità materiali e più saremo pronti a farci avanti per il servizio attivo sulle linee di frontiera. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Un ampio preludio alla Settimana di Missioni''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La serie è stata quindi un vero ampio preludio alla Settimana di Missioni. Sono convinto che un grande movimento missionario avrà inizio non con un nuovo punto focale sul mondo ma con una nuova visione di Dio — e quindi del mondo. Quando parlammo a David e Faith Jaeger in Liberia la sera dello scorso mercoledì, David fece risuonare questa nota in maniera forte e chiara. Disse che cosa ben più importante per il lavoro del missionario rispetto a qualsiasi altra preparazione è avere fiducia nella sovranità di Dio. Lesse Giovanni 6:37 e 44 come grandi testi missionari carichi di speranza: &amp;quot;Tutto ciò che il Padre mi dà verrà a me; e colui che viene a me io non lo caccerò affatto fuori. . . Nessuno può venire a me, se il Padre che mi ha mandato non lo attira.&amp;quot; La chiave per un nuovo movimento missionario alla BBC, nella nostra Conferenza, e nel mondo intero è una nuova visione della maestà e della sovranità di Dio e della sua intenzione di radunare attorno a sé un popolo che è stato riscattato da ogni tribù e lingua e nazione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il Padrenostro e il nome di Dio &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il testo di questa mattina è il notissimo: &amp;quot;Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1. Per prima cosa esamineremo cosa sia questo nome che noi dobbiamo santificare. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2. Poi cercheremo di capire che cosa significhi santificare quel nome. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
3. E infine porremo questa domanda: &amp;quot;Per chi stiamo pregando quando pronunciamo queste parole?&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''1. Qual è il suo nome?''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi piace pensare alla rivelazione biblica di Dio come alla punta di un iceberg che galleggia in un oceano di misteri. Il 90% della maestà di Dio giace sotto la superficie della rivelazione. E la punta dell'iceberg rivelata nelle Sacre Scritture è così elevata da estendersi tra le nuvole, lontano da nostri occhi e al di là di ogni capacità umana di comprenderla pienamente. Solo un decimo del suo carattere ci viene dato in questo tempo perché possiamo contemplarlo e persino questo è così grande che non riusciremo mai a esaurirne la ricchezza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====== Sette brevi impressioni sul nome di Dio  ======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi vi prego di non pensare che in questi otto messaggi io abbia preteso di scalare tutte le punte dell'iceberg. Ci sono ampi spazi ancora da esplorare. Ma qui in sintesi ci sono i sette brevi sguardi che abbiamo gettato sul nome di Dio nell'arco delle scorse sette settimane. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1. Dio disse a Mosè: &amp;quot;IO SONO QUELLO CHE SONO. Dirai agli Israeliti: IO-SONO mi ha mandato a voi&amp;quot; (Esodo 3:14). La cosa essenziale che si può dire di Dio è che egli esiste. E ciò che sorprende maggiormente la nostra immaginazione è il fatto che non abbia mai avuto un inizio. Semplicemente esiste — da tutta l'eternità. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2. Dio disse di nuovo a Mosè: &amp;quot;Proclamerò davanti a te il mio nome: Farò grazia a chi vorrò far grazia e avrò misericordia di chi vorrò aver misericordia&amp;quot; (Esodo 33:19). Al centro del nome di Dio sta la realtà della sua libertà sovrana. Compie le sue scelte basandosi sulla propria infinita saggezza. Lui soltanto in tutto l'universo agisce con autodeterminazione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
3. Dio disse di nuovo a Mosè: &amp;quot;Sono apparso ad Abramo, a Isacco, a Giacobbe come DIO ONNIPOTENTE&amp;quot; (Esodo 6:3). Non solo Dio esiste in libertà sovrana, egli è potenza infinita tanto da non poter essere contrastato in alcuna delle sue libere scelte. L'onnipotenza è la garanzia della sua fedeltà. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
4. Quando Dio apparve per la seconda volta sul Monte Sinai, la prima cosa che fece fu annunciare il suo nome: &amp;quot;Il SIGNORE, il SIGNORE, un Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di immutabile amore e di fedeltà, che conserva il suo amore per mille generazioni, perdonando iniquità, trasgressione e peccato&amp;quot; (Esodo 34:6-7). Così sul Monte Sinai veniamo a sapere che l'esistenza, la libertà e l'onnipotenza di Dio sono a servizio della sua misericordia e del suo amore. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
5. Nel libro dell’Apocalisse (21:6) Dio dice a Giovanni&amp;amp;nbsp;: &amp;quot;Tutto è compiuto! Io sono l'Alfa e l'Omega, l'inizio e la fine.&amp;quot; Ogni essere umano, grande o piccolo, ha avuto inizio in Dio ma, cosa ben più importante, in Dio avrà la sua fine. Dio è l'Omega di ciascuno. Noi tutti lo incontreremo o come una fonte di vita o come un lago di fuoco. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
6. Il Signore dice a Isaia: &amp;quot;Io sono l'alto e l'eccelso e il mio nome è Santo&amp;quot; (57:15). Egli è santo. Egli è al di sopra e separato da tutto ciò che è normale e ordinario perché ha un valore straordinario. Il valore delle monete, dei francobolli e dei diamanti è direttamente proporzionale alla loro rarità. Se sono un pezzo unico li separiamo dal resto delle monete, dei francobolli e dei diamanti comuni e li mettiamo in qualche luogo a parte. Quindi Dio risiede in un luogo infinitamente al di sopra del nostro mondo ordinario. E la meraviglia del vangelo è che in Cristo il Signore viene vicino ad abitare con i santi umili e repressi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
7. Infine Dio proclama nuovamente sul Monte Sinai: &amp;quot;Non adorerai altro dio, perché il Signore, il cui nome è Geloso, è un Dio geloso&amp;quot; (Esodo 34:14). Dio ci ha creati perché lo amassimo e ne godessimo e prova una sacra indignazione quando i nostri cuori vengono attratti da maggior amore e godimento per altre cose. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi la piccola punta dell'iceberg che abbiamo visto durante queste sette settimane è tuttavia di grande importanza. Il nostro Dio esiste da sempre, è libero, è onnipotente, è misericordioso, è l'inizio e la fine di ogni persona che mai avrà vita, è santo ed è geloso per il nostro amore esclusivo. Quello è il suo nome. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====== Chiedere a Dio di fare ciò che egli già vuole fare  ======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora nel Padrenostro Gesù ci insegna che la prima priorità della preghiera è chiedere che il nome del nostro Padre celeste venga santificato. &amp;quot;Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome.&amp;quot; Si noti che questa è una domanda o una richiesta. Non è un'affermazione (come per anni ho pensato che fosse). È una richiesta a Dio perché provveda affinché il suo nome venga santificato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È simile a un altro passo missionario in Matteo 9:38, dove Gesù ci dice di pregare affinché il Dio della messe mandi operai alla sua messe. Non smette mai di stupirmi il fatto che dovremmo essere incaricati noi, gli operai, di chiedere al proprietario della fattoria, che conosce il raccolto meglio di noi, di aumentare il numero dei braccianti. Ma non è la stessa cosa che abbiamo qui nel Padrenostro — Gesù che ci dice di chiedere a Dio, che è infinitamente geloso per l'onore al suo nome, di provvedere affinché il suo nome venga santificato? Bene, ci può sorprendere ma così è. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E ci insegna due cose. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====== Da questa richiesta sorprendente provengono due insegnamenti  ======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Uno è che la preghiera non induce Dio a compiere cose che non ha intenzione di fare. Ha tutte le intenzioni di far sì che il suo nome venga santificato. Niente viene prima nella lista delle priorità di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'altro è il fatto che la preghiera è il mezzo col quale Dio allinea le nostre priorità con le sue. Dio è disposto a fare grandi cose in conseguenza delle nostre preghiere quando le nostre preghiere sono la conseguenza delle sue grandi intenzioni. Allineate il vostro cuore alla gelosia di Dio per la santificazione del suo nome e la vostra preghiera avrà grande effetto. Lasciate che la vostra prima preghiera e quella che tutto determina sia per la santificazione del nome di Dio, e le vostre preghiere si collegheranno alla potenza della gelosia di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''2. Cosa significa santificare il suo nome?''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma adesso dobbiamo porre una domanda: Cosa significa il termine &amp;quot;santificare&amp;quot;? Cosa stiamo chiedendo a Dio di fare quando gli chiediamo di provvedere affinché il suo nome sia santificato? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Trattare Dio come santo &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il termine &amp;quot;santificare&amp;quot; significa consacrare. Lo stesso termine greco ha dato origine a entrambi i vocaboli. Gesù ci dice di pregare: &amp;quot;Sia santificato il tuo nome&amp;quot;. Santificare può significare fare santo oppure ''trattare come'' santo. Quando Dio ci santifica vuol dire che ci rende santi. Ma quando noi santifichiamo Dio significa che noi trattiamo lui come santo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi Gesù ci sta insegnando a pregare affinché Dio faccia in modo che il suo nome venga trattato come santo. E la nostra domanda diventa: cosa significa trattare Dio come santo? Cosa stiamo chiedendo a Dio di fare quando noi preghiamo affinché faccia in modo che il suo nome sia trattato come santo? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quattro passi che parlano del trattare Dio come santo &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per dare una risposta a questa domanda ho trovato quattro altri punti nella Sacre Scritture dove la parola &amp;quot;santificare&amp;quot; o &amp;quot;consacrare&amp;quot; oppure &amp;quot;trattare come santo&amp;quot; viene usata in relazione con Dio. Ciascuna di esse ci dà un'idea di cosa significhi santificare il nome di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====== 1. Numeri 20:12  ======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Numeri 20:12. Durante le peregrinazioni del popolo di Israele nel deserto ci fu un momento in cui rimasero senz'acqua. E il popolo si lamentava verso Mosè. Ma Dio dice a Mosè di rivolgersi alla roccia e di farne scaturire acqua per il popolo. Tuttavia lo spirito di Mosè è amareggiato ed egli parla in modo impulsivo colpendo per due volte la roccia con il suo bastone. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'acqua sgorga ma con essa giungono anche le parole pungenti di Dio verso Mosè: &amp;quot;''Poiché non avete creduto in me, in modo da santificarmi'' (o consacrarmi) agli occhi degli Israeliti, voi non introdurrete questa assemblea nella terra che io le ho assegnato&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si notino le parole: &amp;quot;Non avete ''creduto'' in me, in modo da santificarmi (o consacrarmi)&amp;quot;. Queste parole ci danno la nostra prima risposta alla domanda, cioè cosa significhi santificare o consacrare il nome di Dio. Significa credere in lui. Il primo modo di trattare Dio come santo è credere a quello che dice. Invece di manifestare una pacifica fiducia nel potere di Dio di rispondere a una semplice parola, Mosè si è risentito e ha agito d'impulso. Dio non è santificato quando non abbiamo uno spirito di fiducia consolidata e di pace nella sua parola. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Giovanni ha detto: &amp;quot;Colui che non crede in Dio lo ha fatto bugiardo&amp;quot; (1 John 5:10). Quando si rende qualcuno bugiardo si profana il suo nome. Questo è l'opposto rispetto al trattare tale persona come santa. Non avere fiducia in Dio è l'esatto opposto di santificare il suo nome. Quindi, la prima cosa che intendiamo quando noi preghiamo perché Dio provveda affinché il suo nome venga santificato è che egli faccia in modo che il popolo ''creda'' in lui. &amp;quot;Sia santificato il tuo nome&amp;quot; significa &amp;quot;Si creda alla tua parola&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====== 2. Isaia 8:12–13  ======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una secondo passo che spiega il significato del santificare il nome di Dio è quello di Isaia 8:12-13 (cfr. 1 Pietro 3:14–15). Dio parla a Isaia e lo ammonisce di non essere come gli Israeliti. &amp;quot;Non chiamate cospirazione tutto ciò che questo popolo chiama cospirazione, e non temete ciò che temono costoro, e non vi spaventate. Ma il Signore degli eserciti, sia lui che considerate santo (o santificato); sia lui che temete, sia lui che vi spaventa.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come santifichiamo Dio secondo questo testo? Lo santifichiamo non temendo ciò che temono gli uomini ma temendo Dio. In maniera molto pratica significa che quando Dio ci comanda di prendere posizione nei suoi confronti in una situazione avversa, noi abbiamo più timore di dispiacere a Dio di quanto temiamo l'ostilità da parte degli uomini. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non abbiate timore di perdere la vostra casa o vostra moglie o i vostri figli o il vostro conto in banca o il vostro prestigio! Temete piuttosto l'eventualità di dire no a Dio. Quando gli ubbidite, egli vi ricompenserà per tutte le vostre perdite terrene. Ma quando vi ponete in una posizione opposta alla sua volontà nessuno potrà compensare le eterne conseguenze di tale comportamento. Quindi quando preghiamo: &amp;quot;Sia santificato il tuo nome&amp;quot;, intendiamo dire: &amp;quot;Padre, fa sì che temiamo il tuo nome&amp;quot;. O, in maniera più completa: &amp;quot;Padre fa sì che il popolo abbia di te una visione così elevata che sia ben più spaventoso perdere la tua approvazione piuttosto che perdere qualsiasi altra cosa il mondo possa offrire&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====== '''3. Levitico 22:31–32'''  ======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il terzo passo che chiarisce il significato della santificazione del nome di Dio è il Levitico 22:31-32. &amp;quot;Osservate dunque i miei comandamenti e metteteli in pratica: io sono il Signore. E non profanate il mio santo nome, ma io sia santificato in mezzo al popolo d’Israele; io sono il Signore che vi santifica&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Noi santifichiamo il nome di Dio quando osserviamo i suoi comandamenti. Noi profaniamo il nome di Dio quando trasgrediamo i suoi comandamenti. Quindi quando preghiamo: &amp;quot;Padre, fa che sia santificato il tuo nome&amp;quot;, intendiamo dire: &amp;quot;Padre, fa che ubbidiamo ai tuoi comandamenti&amp;quot;. &amp;quot;Sia santificato il tuo nome&amp;quot; significa &amp;quot;Siano osservati i tuoi comandamenti&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====== '''4. Levitico 10:3'''  ======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un ultimo passo che illustra il significato della santificazione del nome di Dio è il Levitico 10:3. «Mosè disse ad Aronne: &amp;quot;Di questo il Signore ha parlato quando ha detto: A chi si avvicina a me mi mostrerò santo e davanti a tutto il popolo sarò glorificato&amp;quot;». Questo testo sembra dire: il fatto che Dio si mostri come santo e che venga glorificato sono in pratica la medesima cosa. Quindi quando preghiamo: &amp;quot;Sia santificato il tuo nome&amp;quot;, intendiamo anche anche dire: &amp;quot;Sia glorificato il tuo nome&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Riassumiamo quanto abbiamo visto fino a questo punto. &amp;quot;Sia santificato il tuo nome&amp;quot; è una richiesta, non un'affermazione. Non stiamo dicendo: &amp;quot;Signore, il tuo nome è santificato!&amp;quot;. Stiamo dicendo: &amp;quot;Signore, fa sì che il tuo nome venga santificato!&amp;quot;. Vale a dire, fa in modo che la tua parola sia ''creduta'', che ''si tema'' di compiere ciò che è causa di tuo dispiacere, che i tuoi comandamenti siano ''osservati'' e fa sì che tu stesso sia ''glorificato''. Santifichiamo il nome di Dio quando abbiamo fiducia in lui, lo adoriamo, ubbidiamo a lui e lo glorifichiamo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''3. Per chi preghiamo?''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi rimane il grande interrogativo: Per chi stiamo pregando quando diciamo &amp;quot;Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome&amp;quot;? Il cuore di chi stiamo chiedendo a Dio di cambiare quando preghiamo dicendo: &amp;quot;Padre, fa in modo che il loro cuore creda in te e abbia di te timore e ti obbedisca e ti glorifichi&amp;quot;? Se cerchiamo un'indicazione dalle due richieste che seguono nel Padrenostro, credo riceveremo due risposte. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Noi stessi e le genti della terra che non sono state ancora raggiunte dal messaggio evangelico &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una delle risposte è che stiamo pregando per noi stessi. L'altra è che stiamo pregando affinché il vangelo sia diffuso a tutte le genti della terra che non ne sono state ancora raggiunte. Dopo averci insegnato a pregare che il nome di Dio sia santificato, Gesù ci insegna a pregare: &amp;quot;Venga il regno di Dio, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra&amp;quot;. Ciascuna di queste richieste ha una dimensione personale e universale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====== La dimensione personale  ======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per esempio in Matteo 6:33 Gesù ci comanda di cercare prima il regno di Dio piuttosto che cercare il cibo e gli indumenti. In altre parole dobbiamo cercare di far sì che Dio sia il Sovrano e il Re della nostra vita adesso. Il suo regno è una realtà presente ovunque governi come Re. (Vedere Matteo 12:28.) Quindi quando preghiamo dicendo: &amp;quot;Padre, venga il tuo regno&amp;quot;, noi dovremmo intendere: &amp;quot;Padre, sii il sovrano della mia vita. Sii il mio re. Ottieni la vittoria sulle mie ansie per le necessità della vita&amp;quot;. Questa è la dimensione personale della venuta del suo regno. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====== La dimensione universale  ======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma altrettanto importante quanto la dimensione personale è quella universale. Gesù durante l'Ultima Cena disse ai suoi discepoli (Luca 22:18): &amp;quot;Da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non venga il regno di Dio&amp;quot;. In altre parole la venuta del regno non è soltanto un'esperienza spirituale presente ma anche un evento storico futuro. Si fa riferimento al momento in cui il Re verrà nella gloria con i suoi angeli tra fiamme di fuoco e riunirà i suoi eletti dai quattro venti e stabilirà il suo regno sulla terra. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gesù ne ha dato una descrizione in Matteo 13:41-43: &amp;quot;Il Figlio dell'Uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi quando preghiamo: &amp;quot;Venga il tuo regno&amp;quot;, noi stiamo chiedendo a Dio di portare la storia alla conclusione e di stabilire il suo regno sulla terra. E chi farà parte di questo regno? Prestate attenzione a quanto accenna in proposito Giovanni nell'Apocalisse 5:9-10: &amp;quot;Tu sei degno (Signore Gesù) di prendere il libro e di aprirne i sigilli, perché sei stato immolato e hai riscattato per Dio con il tuo sangue uomini ''di ogni tribù, lingua, popolo e nazione, e ne hai fatto per il nostro Dio un regno'' e dei sacerdoti; e regneranno sulla terra&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando verrà il regno per il quale preghiamo nel Padrenostro esso sarà composto dal popolo che è stato riscattato e redento da Cristo e appartenente a tutte le tribù e lingue e genti e nazioni della terra. Quindi quando preghiamo: &amp;quot;Venga il tuo regno&amp;quot;, noi preghiamo affinché Dio stenda il suo braccio potente per portare a termine lo scopo delle missioni nel mondo — vale a dire la riunione di tutti i redenti che appartengono a ogni tribù e lingua e popolo e nazione della terra. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Appare così chiara la risposta alla domanda: «Per chi preghiamo quando diciamo &amp;quot;Sia santificato il tuo nome&amp;quot;». Non preghiamo soltanto per noi stessi ma anche per le tribù e lingue e popoli e nazioni del mondo che non sono state ancora raggiunte dal messaggio evangelico. Il fine di Dio è essere santificato: creduto e temuto e ubbidito e glorificato da coloro che sono stati riscattati tra tutti i popoli della terra. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====== &amp;quot;Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra&amp;quot;  ======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La stessa cosa compare quando ci concentriamo sulla terza richiesta del Padrenostro: &amp;quot;Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A livello personale ciò deve significare: &amp;quot;Padre, ti supplico di fare in modo che io ubbidisca alla tua volontà come lo fanno gli angeli del cielo. (Salmi 103:21: &amp;quot;Benedite il Signore, voi sue schiere, suoi ministri che fate la sua volontà!&amp;quot;). Aiutami a fare la tua volontà alla perfezione e a compierla con il loro stesso fervore e la loro stessa devozione assoluta. Fa che la mia ubbidienza sia un'ubbidienza celeste&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma a livello universale il significato è ben più ampio. In cielo non c'è altro che ubbidienza alla volontà di Dio. Perciò quando preghiamo: &amp;quot;Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra&amp;quot;, noi preghiamo che la terra sia piena soltanto di persone che fanno la volontà di Dio come lo fanno gli angeli del cielo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In altre parole noi preghiamo affinché giunga il suo regno. Noi preghiamo affinché la terra sia piena della conoscenza della gloria del Signore come le acque ricoprono il mare (Abacuc 2:14). Noi preghiamo affinché la causa delle missioni nel mondo sia così prospera nel nostro tempo che tutti i riscattati di ogni tribù e lingua e popolo e nazione siano raggiunti e riuniti insieme e venga il Re. Per chi stiamo pregando quando diciamo: &amp;quot;Sia santificato il tuo nome&amp;quot;? Per le genti della terra che ancora non sono state raggiunte dalla sua parola e per noi stessi perché Dio si serva di noi per raggiungerle. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Tre conseguenze''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Concluderò parlando di tre brevi implicazioni che ci riguardano. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====== 1. Fate della massima priorità di Dio la vostra massima priorità  ======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per prima cosa, visto che le prime tre richieste del Padrenostro ci danno la priorità del cuore di Cristo noi dobbiamo imparare che la priorità massima di Dio è la santificazione del suo nome su tutta la terra. Se è questa la priorità massima di Dio deve essere la nostra massima priorità — cioè che Dio sia creduto e temuto, e a lui ubbidiscano e lo glorifichino da un popolo di riscattati appartenenti a ogni tribù e lingua e gente e nazione. Otterremo la realizzazione della nostra completa beatitudine in Dio quando il suo nome sarà santificato su tutta la terra. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====== 2. Pregate perché quelle priorità si realizzino  ======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In secondo luogo noi sappiamo che la preghiera è la radice del vero avanzamento della missione. Gesù ci insegna le sue priorità in forma di preghiera perché intende che noi preghiamo per la realizzazione di quelle priorità. Se il regno di Dio giunge nell'arco della nostra vita sarà perché la chiesa di Gesù Cristo nel mondo intero ha cominciato a prendere sul serio il Padrenostro. Sarà perché abbiamo riconosciuto che le preghiere &amp;quot;Sia santificato il tuo nome&amp;quot; e &amp;quot;Manda operai per il raccolto&amp;quot; sono la medesima preghiera e sono il diretto comando di Nostro Signore Gesù. Se “90 entro il 1990” diventerà una realtà a Betlemme sarà grazie al supporto di un movimento di preghiera coordinato la cui caratteristica è &amp;quot;Sia santificato il tuo nome su tutta la terra!&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====== 3. Cercate di fare in modo che questa preghiera abbia una risposta nella vostra vita  ======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'implicazione finale emerge quando noi consideriamo il fatto che l'evangelizzazione del mondo non è stata ancora compiuta. Il fine di Dio di chiamare un popolo riscattato di ogni tribù e lingua e popolo e nazione non si è ancora realizzato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il prossimo venerdì e la prossima domenica Ralph Winter sarà con noi per parlarci dell’inizio del periodo finale dell'evangelizzazione nel mondo. Parla in termini di 17.000 gruppi di persone nel mondo che non sono ancora state raggiunte dal messaggio evangelico. Questi sono gruppi così diversificati per cultura che non possono essere raggiunti tramite un'evangelizzazione tra vicini prossimi e devono essere raggiunti tramite missionari interculturali. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma supponiamo che siate molto scettici riguardo a questi numeri. Prendete solo in considerazione le statistiche più conservatrici della ''World Christian Encyclopedia ''del 1980. Dice che esistono 432 principali gruppi etno-linguistici nel mondo. Di questi 81 (19%) hanno popolazioni in cui meno dell'1% sostiene di avere una qualche forma di associazione con la cristianità. Questi 81 gruppi costituiscono 1,7 miliardi di persone — circa un terzo della popolazione mondiale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Di questi 81 gruppi 43 sono elencati nell'enciclopedia come aventi lo 0,00% di cristiani. Parlano 220 lingue, delle quali solo 54 hanno parte delle Sacre Scritture in forma scritta. Quindi anche se consideriamo il mondo in termini di 432 grandi gruppi etno-linguistici invece di 20.000 gruppi di persone, il mandato di nostro Signore e il fine della sua preghiera non sono ancora completi. Questo è l'incarico che ne traggo per la nostra chiesa. Se aspiriamo ad essere ubbidienti al Signore dobbiamo cercare di fare in modo che la sua preghiera trovi una risposta nella nostra vita personale. Dobbiamo santificare il suo nome in maniera più profonda. Dobbiamo credere e temere e ubbidire e glorificare il suo nome con intensità nuova. Dobbiamo essere disposti noi stessi ad andare ovunque ci possa condurre. Dobbiamo semplificare la nostra vita per avere più tempo e denaro a disposizione per gli ultimi decenni dello sforzo bellico. Dobbiamo operare per rendere Betlemme un campo di addestramento e una base di operazioni e centro di reclutamento. E dobbiamo essere così attratti dall'amore e dalla maestà di Dio che nessuna gioia sia più forte dentro di noi rispetto a quella di considerare qualsiasi cosa come una perdita per amore di Cristo.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Steffmahr</name></author>	</entry>

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		<id>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Sia_Santificato_il_Tuo_Nome:_Su_Tutta_la_Terra</id>
		<title>Sia Santificato il Tuo Nome: Su Tutta la Terra</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://it.gospeltranslations.org/wiki/Sia_Santificato_il_Tuo_Nome:_Su_Tutta_la_Terra"/>
				<updated>2012-03-18T19:47:06Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Steffmahr: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{Info|Hallowed Be Thy Name: In All the Earth}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Matteo 6:5-15''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;quot;E quando pregate, non siate come gli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e agli angoli delle strade, per essere visti dagli uomini. In verità, vi dico, essi hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;quot;Pregando poi, non sprecate parole come fanno i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate. Pregate dunque così: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;quot;Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come in cielo così in terra. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dacci oggi il nostro pane quotidiano; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E rimetti a noi i nostri debiti, &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come noi li rimettiamo ai nostri debitori; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E non ci indurre in tentazione, &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma liberaci dal male. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;quot;Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini le loro colpe, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sette settimane fa abbiamo iniziato una &amp;lt;u&amp;gt;serie di considerazioni&amp;lt;/u&amp;gt; sui nomi di Dio. È stata ispirata dal Salmo 9:10, &amp;quot;Quelli che conoscono il tuo nome confideranno in te.&amp;quot; Meglio conosciamo il nome di Dio, più confideremo in lui. E più confidiamo in lui più rischi correremo per amore della sua gloria. E più rischi siamo disposti a correre per amore della sua gloria più avremo coraggio nel dare la nostra testimonianza, meno dipendenti saremo dalle nostre comodità materiali e più saremo pronti a farci avanti per il servizio attivo sulle linee di frontiera. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Un ampio preludio alla Settimana di Missioni''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La serie è stata quindi un vero ampio preludio alla Settimana di Missioni. Sono convinto che un grande movimento missionario avrà inizio non con un nuovo punto focale sul mondo ma con una nuova visione di Dio — e quindi del mondo. Quando parlammo a David e Faith Jaeger in Liberia la sera dello scorso mercoledì, David fece risuonare questa nota in maniera forte e chiara. Disse che cosa ben più importante per il lavoro del missionario rispetto a qualsiasi altra preparazione è avere fiducia nella sovranità di Dio. Lesse Giovanni 6:37 e 44 come grandi testi missionari carichi di speranza: &amp;quot;Tutto ciò che il Padre mi dà verrà a me; e colui che viene a me io non lo caccerò affatto fuori. . . Nessuno può venire a me, se il Padre che mi ha mandato non lo attira.&amp;quot; La chiave per un nuovo movimento missionario alla BBC, nella nostra Conferenza, e nel mondo intero è una nuova visione della maestà e della sovranità di Dio e della sua intenzione di radunare attorno a sé un popolo che è stato riscattato da ogni tribù e lingua e nazione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il Padrenostro e il nome di Dio &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il testo di questa mattina è il notissimo: &amp;quot;Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1. Per prima cosa esamineremo cosa sia questo nome che noi dobbiamo santificare. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2. Poi cercheremo di capire che cosa significhi santificare quel nome. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
3. E infine porremo questa domanda: &amp;quot;Per chi stiamo pregando quando pronunciamo queste parole?&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''1. Qual è il suo nome?''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi piace pensare alla rivelazione biblica di Dio come alla punta di un iceberg che galleggia in un oceano di misteri. Il 90% della maestà di Dio giace sotto la superficie della rivelazione. E la punta dell'iceberg rivelata nelle Sacre Scritture è così elevata da estendersi tra le nuvole, lontano da nostri occhi e al di là di ogni capacità umana di comprenderla pienamente. Solo un decimo del suo carattere ci viene dato in questo tempo perché possiamo contemplarlo e persino questo è così grande che non riusciremo mai a esaurirne la ricchezza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====== Sette brevi impressioni sul nome di Dio  ======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi vi prego di non pensare che in questi sette messaggi io abbia preteso di scalare tutte le punte dell'iceberg. Ci sono ampi spazi ancora da esplorare. Ma qui in sintesi ci sono i sette brevi sguardi che abbiamo gettato sul nome di Dio nell'arco delle scorse sette settimane. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1. Dio disse a Mosè: &amp;quot;IO SONO QUELLO CHE SONO. Dirai agli Israeliti: IO-SONO mi ha mandato a voi&amp;quot; (Esodo 3:14). La cosa essenziale che si può dire di Dio è che egli esiste. E ciò che sorprende maggiormente la nostra immaginazione è il fatto che non abbia mai avuto un inizio. Semplicemente esiste — da tutta l'eternità. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2. Dio disse di nuovo a Mosè: &amp;quot;Proclamerò davanti a te il mio nome: Farò grazia a chi vorrò far grazia e avrò misericordia di chi vorrò aver misericordia&amp;quot; (Esodo 33:19). Al centro del nome di Dio sta la realtà della sua libertà sovrana. Compie le sue scelte basandosi sulla propria infinita saggezza. Lui soltanto in tutto l'universo agisce con autodeterminazione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
3. Dio disse di nuovo a Mosè: &amp;quot;Sono apparso ad Abramo, a Isacco, a Giacobbe come DIO ONNIPOTENTE&amp;quot; (Esodo 6:3). Non solo Dio esiste in libertà sovrana, egli è potenza infinita tanto da non poter essere contrastato in alcuna delle sue libere scelte. L'onnipotenza è la garanzia della sua fedeltà. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
4. Quando Dio apparve per la seconda volta sul Monte Sinai, la prima cosa che fece fu annunciare il suo nome: &amp;quot;Il SIGNORE, il SIGNORE, un Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di immutabile amore e di fedeltà, che conserva il suo amore per mille generazioni, perdonando iniquità, trasgressione e peccato&amp;quot; (Esodo 34:6-7). Così sul Monte Sinai veniamo a sapere che l'esistenza, la libertà e l'onnipotenza di Dio sono a servizio della sua misericordia e del suo amore. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
5. Nel libro dell’Apocalisse (21:6) Dio dice a Giovanni&amp;amp;nbsp;: &amp;quot;Tutto è compiuto! Io sono l'Alfa e l'Omega, l'inizio e la fine.&amp;quot; Ogni essere umano, grande o piccolo, ha avuto inizio in Dio ma, cosa ben più importante, in Dio avrà la sua fine. Dio è l'Omega di ciascuno. Noi tutti lo incontreremo o come una fonte di vita o come un lago di fuoco. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
6. Il Signore dice a Isaia: &amp;quot;Io sono l'alto e l'eccelso e il mio nome è Santo&amp;quot; (57:15). Egli è santo. Egli è al di sopra e separato da tutto ciò che è normale e ordinario perché ha un valore straordinario. Il valore delle monete, dei francobolli e dei diamanti è direttamente proporzionale alla loro rarità. Se sono un pezzo unico li separiamo dal resto delle monete, dei francobolli e dei diamanti comuni e li mettiamo in qualche luogo a parte. Quindi Dio risiede in un luogo infinitamente al di sopra del nostro mondo ordinario. E la meraviglia del vangelo è che in Cristo il Signore viene vicino ad abitare con i santi umili e repressi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
7. Infine Dio proclama nuovamente sul Monte Sinai: &amp;quot;Non adorerai altro dio, perché il Signore, il cui nome è Geloso, è un Dio geloso&amp;quot; (Esodo 34:14). Dio ci ha creati perché lo amassimo e ne godessimo e prova una sacra indignazione quando i nostri cuori vengono attratti da maggior amore e godimento per altre cose. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi la piccola punta dell'iceberg che abbiamo visto durante queste sette settimane è tuttavia di grande importanza. Il nostro Dio esiste da sempre, è libero, è onnipotente, è misericordioso, è l'inizio e la fine di ogni persona che mai avrà vita, è santo ed è geloso per il nostro amore esclusivo. Quello è il suo nome. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====== Chiedere a Dio di fare ciò che egli già vuole fare  ======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora nel Padrenostro Gesù ci insegna che la prima priorità della preghiera è chiedere che il nome del nostro Padre celeste venga santificato. &amp;quot;Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome.&amp;quot; Si noti che questa è una domanda o una richiesta. Non è un'affermazione (come per anni ho pensato che fosse). È una richiesta a Dio perché provveda affinché il suo nome venga santificato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È simile a un altro passo missionario in Matteo 9:38, dove Gesù ci dice di pregare affinché il Dio della messe mandi operai alla sua messe. Non smette mai di stupirmi il fatto che dovremmo essere incaricati noi, gli operai, di chiedere al proprietario della fattoria, che conosce il raccolto meglio di noi, di aumentare il numero dei braccianti. Ma non è la stessa cosa che abbiamo qui nel Padrenostro — Gesù che ci dice di chiedere a Dio, che è infinitamente geloso per l'onore al suo nome, di provvedere affinché il suo nome venga santificato? Bene, ci può sorprendere ma così è. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E ci insegna due cose. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====== Da questa richiesta sorprendente provengono due insegnamenti  ======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Uno è che la preghiera non induce Dio a compiere cose che non ha intenzione di fare. Ha tutte le intenzioni di far sì che il suo nome venga santificato. Niente viene prima nella lista delle priorità di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'altro è il fatto che la preghiera è il mezzo col quale Dio allinea le nostre priorità con le sue. Dio è disposto a fare grandi cose in conseguenza delle nostre preghiere quando le nostre preghiere sono la conseguenza delle sue grandi intenzioni. Allineate il vostro cuore alla gelosia di Dio per la santificazione del suo nome e la vostra preghiera avrà grande effetto. Lasciate che la vostra prima preghiera e quella che tutto determina sia per la santificazione del nome di Dio, e le vostre preghiere si collegheranno alla potenza della gelosia di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''2. Cosa significa santificare il suo nome?''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma adesso dobbiamo porre una domanda: Cosa significa il termine &amp;quot;santificare&amp;quot;? Cosa stiamo chiedendo a Dio di fare quando gli chiediamo di provvedere affinché il suo nome sia santificato? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Trattare Dio come santo &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il termine &amp;quot;santificare&amp;quot; significa consacrare. Lo stesso termine greco ha dato origine a entrambi i vocaboli. Gesù ci dice di pregare: &amp;quot;Sia santificato il tuo nome&amp;quot;. Santificare può significare fare santo oppure ''trattare come'' santo. Quando Dio ci santifica vuol dire che ci rende santi. Ma quando noi santifichiamo Dio significa che noi trattiamo lui come santo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi Gesù ci sta insegnando a pregare affinché Dio faccia in modo che il suo nome venga trattato come santo. E la nostra domanda diventa: cosa significa trattare Dio come santo? Cosa stiamo chiedendo a Dio di fare quando noi preghiamo affinché faccia in modo che il suo nome sia trattato come santo? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quattro passi che parlano del trattare Dio come santo &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per dare una risposta a questa domanda ho trovato quattro altri punti nella Sacre Scritture dove la parola &amp;quot;santificare&amp;quot; o &amp;quot;consacrare&amp;quot; oppure &amp;quot;trattare come santo&amp;quot; viene usata in relazione con Dio. Ciascuna di esse ci dà un'idea di cosa significhi santificare il nome di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====== 1. Numeri 20:12  ======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Numeri 20:12. Durante le peregrinazioni del popolo di Israele nel deserto ci fu un momento in cui rimasero senz'acqua. E il popolo si lamentava verso Mosè. Ma Dio dice a Mosè di rivolgersi alla roccia e di farne scaturire acqua per il popolo. Tuttavia lo spirito di Mosè è amareggiato ed egli parla in modo impulsivo colpendo per due volte la roccia con il suo bastone. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'acqua sgorga ma con essa giungono anche le parole pungenti di Dio verso Mosè: &amp;quot;''Poiché non avete creduto in me, in modo da santificarmi'' (o consacrarmi) agli occhi degli Israeliti, voi non introdurrete questa assemblea nella terra che io le ho assegnato&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si notino le parole: &amp;quot;Non avete ''creduto'' in me, in modo da santificarmi (o consacrarmi)&amp;quot;. Queste parole ci danno la nostra prima risposta alla domanda, cioè cosa significhi santificare o consacrare il nome di Dio. Significa credere in lui. Il primo modo di trattare Dio come santo è credere a quello che dice. Invece di manifestare una pacifica fiducia nel potere di Dio di rispondere a una semplice parola, Mosè si è risentito e ha agito d'impulso. Dio non è santificato quando non abbiamo uno spirito di fiducia consolidata e di pace nella sua parola. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Giovanni ha detto: &amp;quot;Colui che non crede in Dio lo ha fatto bugiardo&amp;quot; (1 John 5:10). Quando si rende qualcuno bugiardo si profana il suo nome. Questo è l'opposto rispetto al trattare tale persona come santa. Non avere fiducia in Dio è l'esatto opposto di santificare il suo nome. Quindi, la prima cosa che intendiamo quando noi preghiamo perché Dio provveda affinché il suo nome venga santificato è che egli faccia in modo che il popolo ''creda'' in lui. &amp;quot;Sia santificato il tuo nome&amp;quot; significa &amp;quot;Si creda alla tua parola&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====== 2. Isaia 8:12–13  ======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una secondo passo che spiega il significato del santificare il nome di Dio è quello di Isaia 8:12-13 (cfr. 1 Pietro 3:14–15). Dio parla a Isaia e lo ammonisce di non essere come gli Israeliti. &amp;quot;Non chiamate cospirazione tutto ciò che questo popolo chiama cospirazione, e non temete ciò che temono costoro, e non vi spaventate. Ma il Signore degli eserciti, sia lui che considerate santo (o santificato); sia lui che temete, sia lui che vi spaventa.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come santifichiamo Dio secondo questo testo? Lo santifichiamo non temendo ciò che temono gli uomini ma temendo Dio. In maniera molto pratica significa che quando Dio ci comanda di prendere posizione nei suoi confronti in una situazione avversa, noi abbiamo più timore di dispiacere a Dio di quanto temiamo l'ostilità da parte degli uomini. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non abbiate timore di perdere la vostra casa o vostra moglie o i vostri figli o il vostro conto in banca o il vostro prestigio! Temete piuttosto l'eventualità di dire no a Dio. Quando gli ubbidite, egli vi ricompenserà per tutte le vostre perdite terrene. Ma quando vi ponete in una posizione opposta alla sua volontà nessuno potrà compensare le eterne conseguenze di tale comportamento. Quindi quando preghiamo: &amp;quot;Sia santificato il tuo nome&amp;quot;, intendiamo dire: &amp;quot;Padre, fa sì che temiamo il tuo nome&amp;quot;. O, in maniera più completa: &amp;quot;Padre fa sì che il popolo abbia di te una visione così elevata che sia ben più spaventoso perdere la tua approvazione piuttosto che perdere qualsiasi altra cosa il mondo possa offrire&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====== '''3. Levitico 22:31–32'''  ======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il terzo passo che chiarisce il significato della santificazione del nome di Dio è il Levitico 22:31-32. &amp;quot;Osservate dunque i miei comandamenti e metteteli in pratica: io sono il Signore. E non profanate il mio santo nome, ma io sia santificato in mezzo al popolo d’Israele; io sono il Signore che vi santifica&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Noi santifichiamo il nome di Dio quando osserviamo i suoi comandamenti. Noi profaniamo il nome di Dio quando trasgrediamo i suoi comandamenti. Quindi quando preghiamo: &amp;quot;Padre, fa che sia santificato il tuo nome&amp;quot;, intendiamo dire: &amp;quot;Padre, fa che ubbidiamo ai tuoi comandamenti&amp;quot;. &amp;quot;Sia santificato il tuo nome&amp;quot; significa &amp;quot;Siano osservati i tuoi comandamenti&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====== '''4. Levitico 10:3'''  ======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un ultimo passo che illustra il significato della santificazione del nome di Dio è il Levitico 10:3. «Mosè disse ad Aronne: &amp;quot;Di questo il Signore ha parlato quando ha detto: A chi si avvicina a me mi mostrerò santo e davanti a tutto il popolo sarò glorificato&amp;quot;». Questo testo sembra dire: il fatto che Dio si mostri come santo e che venga glorificato sono in pratica la medesima cosa. Quindi quando preghiamo: &amp;quot;Sia santificato il tuo nome&amp;quot;, intendiamo anche anche dire: &amp;quot;Sia glorificato il tuo nome&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Riassumiamo quanto abbiamo visto fino a questo punto. &amp;quot;Sia santificato il tuo nome&amp;quot; è una richiesta, non un'affermazione. Non stiamo dicendo: &amp;quot;Signore, il tuo nome è santificato!&amp;quot;. Stiamo dicendo: &amp;quot;Signore, fa sì che il tuo nome venga santificato!&amp;quot;. Vale a dire, fa in modo che la tua parola sia ''creduta'', che ''si tema'' di compiere ciò che è causa di tuo dispiacere, che i tuoi comandamenti siano ''osservati'' e fa sì che tu stesso sia ''glorificato''. Santifichiamo il nome di Dio quando abbiamo fiducia in lui, lo adoriamo, ubbidiamo a lui e lo glorifichiamo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''3. Per chi preghiamo?''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi rimane il grande interrogativo: Per chi stiamo pregando quando diciamo &amp;quot;Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome&amp;quot;? Il cuore di chi stiamo chiedendo a Dio di cambiare quando preghiamo dicendo: &amp;quot;Padre, fa in modo che il loro cuore creda in te e abbia di te timore e ti obbedisca e ti glorifichi&amp;quot;? Se cerchiamo un'indicazione dalle due richieste che seguono nel Padrenostro, credo riceveremo due risposte. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Noi stessi e le genti della terra che non sono state ancora raggiunte dal messaggio evangelico &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una delle risposte è che stiamo pregando per noi stessi. L'altra è che stiamo pregando affinché il vangelo sia diffuso a tutte le genti della terra che non ne sono state ancora raggiunte. Dopo averci insegnato a pregare che il nome di Dio sia santificato, Gesù ci insegna a pregare: &amp;quot;Venga il regno di Dio, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra&amp;quot;. Ciascuna di queste richieste ha una dimensione personale e universale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====== La dimensione personale  ======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per esempio in Matteo 6:33 Gesù ci comanda di cercare prima il regno di Dio piuttosto che cercare il cibo e gli indumenti. In altre parole dobbiamo cercare di far sì che Dio sia il Sovrano e il Re della nostra vita adesso. Il suo regno è una realtà presente ovunque governi come Re. (Vedere Matteo 12:28.) Quindi quando preghiamo dicendo: &amp;quot;Padre, venga il tuo regno&amp;quot;, noi dovremmo intendere: &amp;quot;Padre, sii il sovrano della mia vita. Sii il mio re. Ottieni la vittoria sulle mie ansie per le necessità della vita&amp;quot;. Questa è la dimensione personale della venuta del suo regno. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====== La dimensione universale  ======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma altrettanto importante quanto la dimensione personale è quella universale. Gesù durante l'Ultima Cena disse ai suoi discepoli (Luca 22:18): &amp;quot;Da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non venga il regno di Dio&amp;quot;. In altre parole la venuta del regno non è soltanto un'esperienza spirituale presente ma anche un evento storico futuro. Si fa riferimento al momento in cui il Re verrà nella gloria con i suoi angeli tra fiamme di fuoco e riunirà i suoi eletti dai quattro venti e stabilirà il suo regno sulla terra. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gesù ne ha dato una descrizione in Matteo 13:41-43: &amp;quot;Il Figlio dell'Uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi quando preghiamo: &amp;quot;Venga il tuo regno&amp;quot;, noi stiamo chiedendo a Dio di portare la storia alla conclusione e di stabilire il suo regno sulla terra. E chi farà parte di questo regno? Prestate attenzione a quanto accenna in proposito Giovanni nell'Apocalisse 5:9-10: &amp;quot;Tu sei degno (Signore Gesù) di prendere il libro e di aprirne i sigilli, perché sei stato immolato e hai riscattato per Dio con il tuo sangue uomini ''di ogni tribù, lingua, popolo e nazione, e ne hai fatto per il nostro Dio un regno'' e dei sacerdoti; e regneranno sulla terra&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando verrà il regno per il quale preghiamo nel Padrenostro esso sarà composto dal popolo che è stato riscattato e redento da Cristo e appartenente a tutte le tribù e lingue e genti e nazioni della terra. Quindi quando preghiamo: &amp;quot;Venga il tuo regno&amp;quot;, noi preghiamo affinché Dio stenda il suo braccio potente per portare a termine lo scopo delle missioni nel mondo — vale a dire la riunione di tutti i redenti che appartengono a ogni tribù e lingua e popolo e nazione della terra. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Appare così chiara la risposta alla domanda: «Per chi preghiamo quando diciamo &amp;quot;Sia santificato il tuo nome&amp;quot;». Non preghiamo soltanto per noi stessi ma anche per le tribù e lingue e popoli e nazioni del mondo che non sono state ancora raggiunte dal messaggio evangelico. Il fine di Dio è essere santificato: creduto e temuto e ubbidito e glorificato da coloro che sono stati riscattati tra tutti i popoli della terra. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====== &amp;quot;Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra&amp;quot;  ======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La stessa cosa compare quando ci concentriamo sulla terza richiesta del Padrenostro: &amp;quot;Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A livello personale ciò deve significare: &amp;quot;Padre, ti supplico di fare in modo che io ubbidisca alla tua volontà come lo fanno gli angeli del cielo. (Salmi 103:21: &amp;quot;Benedite il Signore, voi sue schiere, suoi ministri che fate la sua volontà!&amp;quot;). Aiutami a fare la tua volontà alla perfezione e a compierla con il loro stesso fervore e la loro stessa devozione assoluta. Fa che la mia ubbidienza sia un'ubbidienza celeste&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma a livello universale il significato è ben più ampio. In cielo non c'è altro che ubbidienza alla volontà di Dio. Perciò quando preghiamo: &amp;quot;Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra&amp;quot;, noi preghiamo che la terra sia piena soltanto di persone che fanno la volontà di Dio come lo fanno gli angeli del cielo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In altre parole noi preghiamo affinché giunga il suo regno. Noi preghiamo affinché la terra sia piena della conoscenza della gloria del Signore come le acque ricoprono il mare (Abacuc 2:14). Noi preghiamo affinché la causa delle missioni nel mondo sia così prospera nel nostro tempo che tutti i riscattati di ogni tribù e lingua e popolo e nazione siano raggiunti e riuniti insieme e venga il Re. Per chi stiamo pregando quando diciamo: &amp;quot;Sia santificato il tuo nome&amp;quot;? Per le genti della terra che ancora non sono state raggiunte dalla sua parola e per noi stessi perché Dio si serva di noi per raggiungerle. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Tre conseguenze''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Concluderò parlando di tre brevi implicazioni che ci riguardano. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====== 1. Fate della massima priorità di Dio la vostra massima priorità  ======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per prima cosa, visto che le prime tre richieste del Padrenostro ci danno la priorità del cuore di Cristo noi dobbiamo imparare che la priorità massima di Dio è la santificazione del suo nome su tutta la terra. Se è questa la priorità massima di Dio deve essere la nostra massima priorità — cioè che Dio sia creduto e temuto, e a lui ubbidiscano e lo glorifichino da un popolo di riscattati appartenenti a ogni tribù e lingua e gente e nazione. Otterremo la realizzazione della nostra completa beatitudine in Dio quando il suo nome sarà santificato su tutta la terra. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====== 2. Pregate perché quelle priorità si realizzino  ======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In secondo luogo noi sappiamo che la preghiera è la radice del vero avanzamento della missione. Gesù ci insegna le sue priorità in forma di preghiera perché intende che noi preghiamo per la realizzazione di quelle priorità. Se il regno di Dio giunge nell'arco della nostra vita sarà perché la chiesa di Gesù Cristo nel mondo intero ha cominciato a prendere sul serio il Padrenostro. Sarà perché abbiamo riconosciuto che le preghiere &amp;quot;Sia santificato il tuo nome&amp;quot; e &amp;quot;Manda operai per il raccolto&amp;quot; sono la medesima preghiera e sono il diretto comando di Nostro Signore Gesù. Se “90 entro il 1990” diventerà una realtà a Betlemme sarà grazie al supporto di un movimento di preghiera coordinato la cui caratteristica è &amp;quot;Sia santificato il tuo nome su tutta la terra!&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====== 3. Cercate di fare in modo che questa preghiera abbia una risposta nella vostra vita  ======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'implicazione finale emerge quando noi consideriamo il fatto che l'evangelizzazione del mondo non è stata ancora compiuta. Il fine di Dio di chiamare un popolo riscattato di ogni tribù e lingua e popolo e nazione non si è ancora realizzato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il prossimo venerdì e la prossima domenica Ralph Winter sarà con noi per parlarci dell’inizio del periodo finale dell'evangelizzazione nel mondo. Parla in termini di 17.000 gruppi di persone nel mondo che non sono ancora state raggiunte dal messaggio evangelico. Questi sono gruppi così diversificati per cultura che non possono essere raggiunti tramite un'evangelizzazione tra vicini prossimi e devono essere raggiunti tramite missionari interculturali. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma supponiamo che siate molto scettici riguardo a questi numeri. Prendete solo in considerazione le statistiche più conservatrici della ''World Christian Encyclopedia ''del 1980. Dice che esistono 432 principali gruppi etno-linguistici nel mondo. Di questi 81 (19%) hanno popolazioni in cui meno dell'1% sostiene di avere una qualche forma di associazione con la cristianità. Questi 81 gruppi costituiscono 1,7 miliardi di persone — circa un terzo della popolazione mondiale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Di questi 81 gruppi 43 sono elencati nell'enciclopedia come aventi lo 0,00% di cristiani. Parlano 220 lingue, delle quali solo 54 hanno parte delle Sacre Scritture in forma scritta. Quindi anche se consideriamo il mondo in termini di 432 grandi gruppi etno-linguistici invece di 20.000 gruppi di persone, il mandato di nostro Signore e il fine della sua preghiera non sono ancora completi. Questo è l'incarico che ne traggo per la nostra chiesa. Se aspiriamo ad essere ubbidienti al Signore dobbiamo cercare di fare in modo che la sua preghiera trovi una risposta nella nostra vita personale. Dobbiamo santificare il suo nome in maniera più profonda. Dobbiamo credere e temere e ubbidire e glorificare il suo nome con intensità nuova. Dobbiamo essere disposti noi stessi ad andare ovunque ci possa condurre. Dobbiamo semplificare la nostra vita per avere più tempo e denaro a disposizione per gli ultimi decenni dello sforzo bellico. Dobbiamo operare per rendere Betlemme un campo di addestramento e una base di operazioni e centro di reclutamento. E dobbiamo essere così attratti dall'amore e dalla maestà di Dio che nessuna gioia sia più forte dentro di noi rispetto a quella di considerare qualsiasi cosa come una perdita per amore di Cristo.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Steffmahr</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Sia_Santificato_il_Tuo_Nome:_Su_Tutta_la_Terra</id>
		<title>Sia Santificato il Tuo Nome: Su Tutta la Terra</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://it.gospeltranslations.org/wiki/Sia_Santificato_il_Tuo_Nome:_Su_Tutta_la_Terra"/>
				<updated>2012-03-18T14:35:23Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Steffmahr: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{Info|Hallowed Be Thy Name: In All the Earth}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Matteo 6:5-15'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;quot;E quando pregate, non siate come gli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e agli angoli delle strade, per essere visti dagli uomini. In verità, vi dico, essi hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;quot;Pregando poi, non sprecate parole come fanno i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate. Pregate dunque così: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;quot;Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come in cielo così in terra. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dacci oggi il nostro pane quotidiano; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E rimetti a noi i nostri debiti, &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come noi li rimettiamo ai nostri debitori; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E non ci indurre in tentazione, &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma liberaci dal male. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;quot;Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini le loro colpe, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sette settimane fa abbiamo iniziato una &amp;lt;u&amp;gt;serie di considerazioni&amp;lt;/u&amp;gt; sui nomi di Dio. È stata ispirata dal Salmo 9:10, &amp;quot;Quelli che conoscono il tuo nome confideranno in te.&amp;quot; Meglio conosciamo il nome di Dio, più confideremo in lui. E più confidiamo in lui più rischi correremo per amore della sua gloria. E più rischi siamo disposti a correre per amore della sua gloria più avremo coraggio nel dare la nostra testimonianza, meno dipendenti saremo dalle nostre comodità materiali e più saremo pronti a farci avanti per il servizio attivo sulle linee di frontiera. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Un ampio preludio alla Settimana di Missioni''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La serie è stata quindi un vero ampio preludio alla Settimana di Missioni. Sono convinto che un grande movimento missionario avrà inizio non con un nuovo punto focale sul mondo ma con una nuova visione di Dio — e quindi del mondo. Quando parlammo a David e Faith Jaeger in Liberia la sera dello scorso mercoledì, David fece risuonare questa nota in maniera forte e chiara. Disse che cosa ben più importante per il lavoro del missionario rispetto a qualsiasi altra preparazione è avere fiducia nella sovranità di Dio. Lesse Giovanni 6:37 e 44 come grandi testi missionari carichi di speranza: &amp;quot;Tutto ciò che il Padre mi dà verrà a me; e colui che viene a me io non lo caccerò affatto fuori. . . Nessuno può venire a me, se il Padre che mi ha mandato non lo attira.&amp;quot; La chiave per un nuovo movimento missionario alla BBC, nella nostra Conferenza, e nel mondo intero è una nuova visione della maestà e della sovranità di Dio e della sua intenzione di radunare attorno a sé un popolo che è stato riscattato da ogni tribù e lingua e nazione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il Padrenostro e il nome di Dio &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il testo di questa mattina è il notissimo: &amp;quot;Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1. Per prima cosa esamineremo cosa sia questo nome che noi dobbiamo santificare. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2. Poi cercheremo di capire che cosa significhi santificare quel nome. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
3. E infine porremo questa domanda: &amp;quot;Per chi stiamo pregando quando pronunciamo queste parole?&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''1. Qual è il suo nome?''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi piace pensare alla rivelazione biblica di Dio come alla punta di un iceberg che galleggia in un oceano di misteri. Il 90% della maestà di Dio giace sotto la superficie della rivelazione. E la punta dell'iceberg rivelata nelle Sacre Scritture è così elevata da estendersi tra le nuvole, lontano da nostri occhi e al di là di ogni capacità umana di comprenderla pienamente. Solo un decimo del suo carattere ci viene dato in questo tempo perché possiamo contemplarlo e persino questo è così grande che non riusciremo mai a esaurirne la ricchezza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sette brevi impressioni sul nome di Dio &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi vi prego di non pensare che in questi sette messaggi io abbia preteso di scalare tutte le punte dell'iceberg. Ci sono ampi spazi ancora da esplorare. Ma qui in sintesi ci sono i sette brevi sguardi che abbiamo gettato sul nome di Dio nell'arco delle scorse sette settimane. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1. Dio disse a Mosè: &amp;quot;IO SONO QUELLO CHE SONO. Dirai agli Israeliti: IO-SONO mi ha mandato a voi&amp;quot; (Esodo 3:14). La cosa essenziale che si può dire di Dio è che egli esiste. E ciò che sorprende maggiormente la nostra immaginazione è il fatto che non abbia mai avuto un inizio. Semplicemente esiste — da tutta l'eternità. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2. Dio disse di nuovo a Mosè: &amp;quot;Proclamerò davanti a te il mio nome: Farò grazia a chi vorrò far grazia e avrò misericordia di chi vorrò aver misericordia&amp;quot; (Esodo 33:19). Al centro del nome di Dio sta la realtà della sua libertà sovrana. Compie le sue scelte basandosi sulla propria infinita saggezza. Lui soltanto in tutto l'universo agisce con autodeterminazione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
3. Dio disse di nuovo a Mosè: &amp;quot;Sono apparso ad Abramo, a Isacco, a Giacobbe come DIO ONNIPOTENTE&amp;quot; (Esodo 6:3). Non solo Dio esiste in libertà sovrana, egli è potenza infinita tanto da non poter essere contrastato in alcuna delle sue libere scelte. L'onnipotenza è la garanzia della sua fedeltà. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
4. Quando Dio apparve per la seconda volta sul Monte Sinai, la prima cosa che fece fu annunciare il suo nome: &amp;quot;Il SIGNORE, il SIGNORE, un Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di immutabile amore e di fedeltà, che conserva il suo amore per mille generazioni, perdonando iniquità, trasgressione e peccato&amp;quot; (Esodo 34:6-7). Così sul Monte Sinai veniamo a sapere che l'esistenza, la libertà e l'onnipotenza di Dio sono a servizio della sua misericordia e del suo amore. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
5. Nel libro dell’Apocalisse (21:6) Dio dice a Giovanni&amp;amp;nbsp;: &amp;quot;Tutto è compiuto! Io sono l'Alfa e l'Omega, l'inizio e la fine.&amp;quot; Ogni essere umano, grande o piccolo, ha avuto inizio in Dio ma, cosa ben più importante, in Dio avrà la sua fine. Dio è l'Omega di ciascuno. Noi tutti lo incontreremo o come una fonte di vita o come un lago di fuoco. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
6. Il Signore dice a Isaia: &amp;quot;Io sono l'alto e l'eccelso e il mio nome è Santo&amp;quot; (57:15). Egli è santo. Egli è al di sopra e separato da tutto ciò che è normale e ordinario perché ha un valore straordinario. Il valore delle monete, dei francobolli e dei diamanti è direttamente proporzionale alla loro rarità. Se sono un pezzo unico li separiamo dal resto delle monete, dei francobolli e dei diamanti comuni e li mettiamo in qualche luogo a parte. Quindi Dio risiede in un luogo infinitamente al di sopra del nostro mondo ordinario. E la meraviglia del vangelo è che in Cristo il Signore viene vicino ad abitare con i santi umili e repressi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
7. Infine Dio proclama nuovamente sul Monte Sinai: &amp;quot;Non adorerai altro dio, perché il Signore, il cui nome è Geloso, è un Dio geloso&amp;quot; (Esodo 34:14). Dio ci ha creati perché lo amassimo e ne godessimo e prova una sacra indignazione quando i nostri cuori vengono attratti da maggior amore e godimento per altre cose. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi la piccola punta dell'iceberg che abbiamo visto durante queste sette settimane è tuttavia di grande importanza. Il nostro Dio esiste da sempre, è libero, è onnipotente, è misericordioso, è l'inizio e la fine di ogni persona che mai avrà vita, è santo ed è geloso per il nostro amore esclusivo. Quello è il suo nome. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chiedere a Dio di fare ciò che egli già vuole fare &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora nel Padrenostro Gesù ci insegna che la prima priorità della preghiera è chiedere che il nome del nostro Padre celeste venga santificato. &amp;quot;Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome.&amp;quot; Si noti che questa è una domanda o una richiesta. Non è un'affermazione (come per anni ho pensato che fosse). È una richiesta a Dio perché provveda affinché il suo nome venga santificato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È simile a un altro passo missionario in Matteo 9:38, dove Gesù ci dice di pregare affinché il Dio della messe mandi operai alla sua messe. Non smette mai di stupirmi il fatto che dovremmo essere incaricati noi, gli operai, di chiedere al proprietario della fattoria, che conosce il raccolto meglio di noi, di aumentare il numero dei braccianti. Ma non è la stessa cosa che abbiamo qui nel Padrenostro — Gesù che ci dice di chiedere a Dio, che è infinitamente geloso per l'onore al suo nome, di provvedere affinché il suo nome venga santificato? Bene, ci può sorprendere ma così è. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E ci insegna due cose. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Da questa richiesta sorprendente provengono due insegnamenti &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Uno è che la preghiera non induce Dio a compiere cose che non ha intenzione di fare. Ha tutte le intenzioni di far sì che il suo nome venga santificato. Niente viene prima nella lista delle priorità di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'altro è il fatto che la preghiera è il mezzo col quale Dio allinea le nostre priorità con le sue. Dio è disposto a fare grandi cose in conseguenza delle nostre preghiere quando le nostre preghiere sono la conseguenza delle sue grandi intenzioni. Allineate il vostro cuore alla gelosia di Dio per la santificazione del suo nome e la vostra preghiera avrà grande effetto. Lasciate che la vostra prima preghiera e quella che tutto determina sia per la santificazione del nome di Dio, e le vostre preghiere si collegheranno alla potenza della gelosia di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''2. Cosa significa santificare il suo nome?''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma adesso dobbiamo porre una domanda: Cosa significa il termine &amp;quot;santificare&amp;quot;? Cosa stiamo chiedendo a Dio di fare quando gli chiediamo di provvedere affinché il suo nome sia santificato? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Trattare Dio come santo &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il termine &amp;quot;santificare&amp;quot; significa consacrare. Lo stesso termine greco ha dato origine a entrambi i vocaboli. Gesù ci dice di pregare: &amp;quot;Sia santificato il tuo nome&amp;quot;. Santificare può significare fare santo oppure ''trattare come'' santo. Quando Dio ci santifica vuol dire che ci rende santi. Ma quando noi santifichiamo Dio significa che noi trattiamo lui come santo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi Gesù ci sta insegnando a pregare affinché Dio faccia in modo che il suo nome venga trattato come santo. E la nostra domanda diventa: cosa significa trattare Dio come santo? Cosa stiamo chiedendo a Dio di fare quando noi preghiamo affinché faccia in modo che il suo nome sia trattato come santo? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quattro passi che parlano del trattare Dio come santo &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per dare una risposta a questa domanda ho trovato quattro altri punti nella Sacre Scritture dove la parola &amp;quot;santificare&amp;quot; o &amp;quot;consacrare&amp;quot; oppure &amp;quot;trattare come santo&amp;quot; viene usata in relazione con Dio. Ciascuna di esse ci dà un'idea di cosa significhi santificare il nome di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1. Numeri 20:12 &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Numeri 20:12. Durante le peregrinazioni del popolo di Israele nel deserto ci fu un momento in cui rimasero senz'acqua. E il popolo si lamentava verso Mosè. Ma Dio dice a Mosè di rivolgersi alla roccia e di farne scaturire acqua per il popolo. Tuttavia lo spirito di Mosè è amareggiato ed egli parla in modo impulsivo colpendo per due volte la roccia con il suo bastone. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'acqua sgorga ma con essa giungono anche le parole pungenti di Dio verso Mosè: &amp;quot;''Poiché non avete creduto in me, in modo da santificarmi'' (o consacrarmi) agli occhi degli Israeliti, voi non introdurrete questa assemblea nella terra che io le ho assegnato&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si notino le parole: &amp;quot;Non avete ''creduto'' in me, in modo da santificarmi (o consacrarmi)&amp;quot;. Queste parole ci danno la nostra prima risposta alla domanda, cioè cosa significhi santificare o consacrare il nome di Dio. Significa credere in lui. Il primo modo di trattare Dio come santo è credere a quello che dice. Invece di manifestare una pacifica fiducia nel potere di Dio di rispondere a una semplice parola, Mosè si è risentito e ha agito d'impulso. Dio non è santificato quando non abbiamo uno spirito di fiducia consolidata e di pace nella sua parola. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Giovanni ha detto: &amp;quot;Colui che non crede in Dio lo ha fatto bugiardo&amp;quot; (1 John 5:10). Quando si rende qualcuno bugiardo si profana il suo nome. Questo è l'opposto rispetto al trattare tale persona come santa. Non avere fiducia in Dio è l'esatto opposto di santificare il suo nome. Quindi, la prima cosa che intendiamo quando noi preghiamo perché Dio provveda affinché il suo nome venga santificato è che egli faccia in modo che il popolo ''creda'' in lui. &amp;quot;Sia santificato il tuo nome&amp;quot; significa &amp;quot;Si creda alla tua parola&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2. Isaia 8:12–13 &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una secondo passo che spiega il significato del santificare il nome di Dio è quello di Isaia 8:12-13 (cfr. 1 Pietro 3:14–15). Dio parla a Isaia e lo ammonisce di non essere come gli Israeliti. &amp;quot;Non chiamate cospirazione tutto ciò che questo popolo chiama cospirazione, e non temete ciò che temono costoro, e non vi spaventate. Ma il Signore degli eserciti, sia lui che considerate santo (o santificato); sia lui che temete, sia lui che vi spaventa.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come santifichiamo Dio secondo questo testo? Lo santifichiamo non temendo ciò che temono gli uomini ma temendo Dio. In maniera molto pratica significa che quando Dio ci comanda di prendere posizione nei suoi confronti in una situazione avversa, noi abbiamo più timore di dispiacere a Dio di quanto temiamo l'ostilità da parte degli uomini. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non abbiate timore di perdere la vostra casa o vostra moglie o i vostri figli o il vostro conto in banca o il vostro prestigio! Temete piuttosto l'eventualità di dire no a Dio. Quando gli ubbidite, egli vi ricompenserà per tutte le vostre perdite terrene. Ma quando vi ponete in una posizione opposta alla sua volontà nessuno potrà compensare le eterne conseguenze di tale comportamento. Quindi quando preghiamo: &amp;quot;Sia santificato il tuo nome&amp;quot;, intendiamo dire: &amp;quot;Padre, fa sì che temiamo il tuo nome&amp;quot;. O, in maniera più completa: &amp;quot;Padre fa sì che il popolo abbia di te una visione così elevata che sia ben più spaventoso perdere la tua approvazione piuttosto che perdere qualsiasi altra cosa il mondo possa offrire&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''3. Levitico 22:31–32''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il terzo passo che chiarisce il significato della santificazione del nome di Dio è il Levitico 22:31-32. &amp;quot;Osservate dunque i miei comandamenti e metteteli in pratica: io sono il Signore. E non profanate il mio santo nome, ma io sia santificato in mezzo al popolo d’Israele; io sono il Signore che vi santifica&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Noi santifichiamo il nome di Dio quando osserviamo i suoi comandamenti. Noi profaniamo il nome di Dio quando trasgrediamo i suoi comandamenti. Quindi quando preghiamo: &amp;quot;Padre, fa che sia santificato il tuo nome&amp;quot;, intendiamo dire: &amp;quot;Padre, fa che ubbidiamo ai tuoi comandamenti&amp;quot;. &amp;quot;Sia santificato il tuo nome&amp;quot; significa &amp;quot;Siano osservati i tuoi comandamenti&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''4. Levitico 10:3''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un ultimo passo che illustra il significato della santificazione del nome di Dio è il Levitico 10:3. «Mosè disse ad Aronne: &amp;quot;Di questo il Signore ha parlato quando ha detto: A chi si avvicina a me mi mostrerò santo e davanti a tutto il popolo sarò glorificato&amp;quot;». Questo testo sembra dire: il fatto che Dio si mostri come santo e che venga glorificato sono in pratica la medesima cosa. Quindi quando preghiamo: &amp;quot;Sia santificato il tuo nome&amp;quot;, intendiamo anche anche dire: &amp;quot;Sia glorificato il tuo nome&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Riassumiamo quanto abbiamo visto fino a questo punto. &amp;quot;Sia santificato il tuo nome&amp;quot; è una richiesta, non un'affermazione. Non stiamo dicendo: &amp;quot;Signore, il tuo nome è santificato!&amp;quot;. Stiamo dicendo: &amp;quot;Signore, fa sì che il tuo nome venga santificato!&amp;quot;. Vale a dire, fa in modo che la tua parola sia ''creduta'', che ''si tema'' di compiere ciò che è causa di tuo dispiacere, che i tuoi comandamenti siano ''osservati'' e fa sì che tu stesso sia ''glorificato''. Santifichiamo il nome di Dio quando abbiamo fiducia in lui, lo adoriamo, ubbidiamo a lui e lo glorifichiamo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''3. Per chi preghiamo?''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi rimane il grande interrogativo: Per chi stiamo pregando quando diciamo &amp;quot;Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome&amp;quot;? Il cuore di chi stiamo chiedendo a Dio di cambiare quando preghiamo dicendo: &amp;quot;Padre, fa in modo che il loro cuore creda in te e abbia di te timore e ti obbedisca e ti glorifichi&amp;quot;? Se cerchiamo un'indicazione dalle due richieste che seguono nel Padrenostro, credo riceveremo due risposte. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Noi stessi e le genti della terra che non sono state ancora raggiunte dal messaggio evangelico &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una delle risposte è che stiamo pregando per noi stessi. L'altra è che stiamo pregando affinché il vangelo sia diffuso a tutte le genti della terra che non ne sono state ancora raggiunte. Dopo averci insegnato a pregare che il nome di Dio sia santificato, Gesù ci insegna a pregare: &amp;quot;Venga il regno di Dio, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra&amp;quot;. Ciascuna di queste richieste ha una dimensione personale e universale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La dimensione personale &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per esempio in Matteo 6:33 Gesù ci comanda di cercare prima il regno di Dio piuttosto che cercare il cibo e gli indumenti. In altre parole dobbiamo cercare di far sì che Dio sia il Sovrano e il Re della nostra vita adesso. Il suo regno è una realtà presente ovunque governi come Re. (Vedere Matteo 12:28.) Quindi quando preghiamo dicendo: &amp;quot;Padre, venga il tuo regno&amp;quot;, noi dovremmo intendere: &amp;quot;Padre, sii il sovrano della mia vita. Sii il mio re. Ottieni la vittoria sulle mie ansie per le necessità della vita&amp;quot;. Questa è la dimensione personale della venuta del suo regno. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La dimensione universale &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma altrettanto importante quanto la dimensione personale è quella universale. Gesù durante l'Ultima Cena disse ai suoi discepoli (Luca 22:18): &amp;quot;Da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non venga il regno di Dio&amp;quot;. In altre parole la venuta del regno non è soltanto un'esperienza spirituale presente ma anche un evento storico futuro. Si fa riferimento al momento in cui il Re verrà nella gloria con i suoi angeli tra fiamme di fuoco e riunirà i suoi eletti dai quattro venti e stabilirà il suo regno sulla terra. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gesù ne ha dato una descrizione in Matteo 13:41-43: &amp;quot;Il Figlio dell'Uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi quando preghiamo: &amp;quot;Venga il tuo regno&amp;quot;, noi stiamo chiedendo a Dio di portare la storia alla conclusione e di stabilire il suo regno sulla terra. E chi farà parte di questo regno? Prestate attenzione a quanto accenna in proposito Giovanni nell'Apocalisse 5:9-10: &amp;quot;Tu sei degno (Signore Gesù) di prendere il libro e di aprirne i sigilli, perché sei stato immolato e hai riscattato per Dio con il tuo sangue uomini ''di ogni tribù, lingua, popolo e nazione, e ne hai fatto per il nostro Dio un regno'' e dei sacerdoti; e regneranno sulla terra&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando verrà il regno per il quale preghiamo nel Padrenostro esso sarà composto dal popolo che è stato riscattato e redento da Cristo e appartenente a tutte le tribù e lingue e genti e nazioni della terra. Quindi quando preghiamo: &amp;quot;Venga il tuo regno&amp;quot;, noi preghiamo affinché Dio stenda il suo braccio potente per portare a termine lo scopo delle missioni nel mondo — vale a dire la riunione di tutti i redenti che appartengono a ogni tribù e lingua e popolo e nazione della terra. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Appare così chiara la risposta alla domanda: «Per chi preghiamo quando diciamo &amp;quot;Sia santificato il tuo nome&amp;quot;». Non preghiamo soltanto per noi stessi ma anche per le tribù e lingue e popoli e nazioni del mondo che non sono state ancora raggiunte dal messaggio evangelico. Il fine di Dio è essere santificato: creduto e temuto e ubbidito e glorificato da coloro che sono stati riscattati tra tutti i popoli della terra. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;quot;Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La stessa cosa compare quando ci concentriamo sulla terza richiesta del Padrenostro: &amp;quot;Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A livello personale ciò deve significare: &amp;quot;Padre, ti supplico di fare in modo che io ubbidisca alla tua volontà come lo fanno gli angeli del cielo. (Salmi 103:21: &amp;quot;Benedite il Signore, voi sue schiere, suoi ministri che fate la sua volontà!&amp;quot;). Aiutami a fare la tua volontà alla perfezione e a compierla con il loro stesso fervore e la loro stessa devozione assoluta. Fa che la mia ubbidienza sia un'ubbidienza celeste&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma a livello universale il significato è ben più ampio. In cielo non c'è altro che ubbidienza alla volontà di Dio. Perciò quando preghiamo: &amp;quot;Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra&amp;quot;, noi preghiamo che la terra sia piena soltanto di persone che fanno la volontà di Dio come lo fanno gli angeli del cielo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In altre parole noi preghiamo affinché giunga il suo regno. Noi preghiamo affinché la terra sia piena della conoscenza della gloria del Signore come le acque ricoprono il mare (Abacuc 2:14). Noi preghiamo affinché la causa delle missioni nel mondo sia così prospera nel nostro tempo che tutti i riscattati di ogni tribù e lingua e popolo e nazione siano raggiunti e riuniti insieme e venga il Re. Per chi stiamo pregando quando diciamo: &amp;quot;Sia santificato il tuo nome&amp;quot;? Per le genti della terra che ancora non sono state raggiunte dalla sua parola e per noi stessi perché Dio si serva di noi per raggiungerle. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Tre conseguenze''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Concluderò parlando di tre brevi implicazioni che ci riguardano. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1. Fate della massima priorità di Dio la vostra massima priorità &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per prima cosa, visto che le prime tre richieste del Padrenostro ci danno la priorità del cuore di Cristo noi dobbiamo imparare che la priorità massima di Dio è la santificazione del suo nome su tutta la terra. Se è questa la priorità massima di Dio deve essere la nostra massima priorità — cioè che Dio sia creduto e temuto, e a lui ubbidiscano e lo glorifichino da un popolo di riscattati appartenenti a ogni tribù e lingua e gente e nazione. Otterremo la realizzazione della nostra completa beatitudine in Dio quando il suo nome sarà santificato su tutta la terra. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2. Pregate perché quelle priorità si realizzino In secondo luogo noi sappiamo che la preghiera è la radice del vero avanzamento della missione. Gesù ci insegna le sue priorità in forma di preghiera perché intende che noi preghiamo per la realizzazione di quelle priorità. Se il regno di Dio giunge nell'arco della nostra vita sarà perché la chiesa di Gesù Cristo nel mondo intero ha cominciato a prendere sul serio il Padrenostro. Sarà perché abbiamo riconosciuto che le preghiere &amp;quot;Sia santificato il tuo nome&amp;quot; e &amp;quot;Manda operai per il raccolto&amp;quot; sono la medesima preghiera e sono il diretto comando di Nostro Signore Gesù. Se “90 entro il 1990” diventerà una realtà a Betlemme sarà grazie al supporto di un movimento di preghiera coordinato la cui caratteristica è &amp;quot;Sia santificato il tuo nome su tutta la terra!&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
3. Cercate di fare in modo che questa preghiera abbia una risposta nella vostra vita L'implicazione finale emerge quando noi consideriamo il fatto che l'evangelizzazione del mondo non è stata ancora compiuta. Il fine di Dio di chiamare un popolo riscattato di ogni tribù e lingua e popolo e nazione non si è ancora realizzato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il prossimo venerdì e la prossima domenica Ralph Winter sarà con noi per parlarci dell’inizio del periodo finale dell'evangelizzazione nel mondo. Parla in termini di 17.000 gruppi di persone nel mondo che non sono ancora state raggiunte dal messaggio evangelico. Questi sono gruppi così diversificati per cultura che non possono essere raggiunti tramite un'evangelizzazione tra vicini prossimi e devono essere raggiunti tramite missionari interculturali. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma supponiamo che siate molto scettici riguardo a questi numeri. Prendete solo in considerazione le statistiche più conservatrici della ''World Christian Encyclopedia ''del 1980. Dice che esistono 432 principali gruppi etno-linguistici nel mondo. Di questi 81 (19%) hanno popolazioni in cui meno dell'1% sostiene di avere una qualche forma di associazione con la cristianità. Questi 81 gruppi costituiscono 1,7 miliardi di persone — circa un terzo della popolazione mondiale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Di questi 81 gruppi 43 sono elencati nell'enciclopedia come aventi lo 0,00% di cristiani. Parlano 220 lingue, delle quali solo 54 hanno parte delle Sacre Scritture in forma scritta. Quindi anche se consideriamo il mondo in termini di 432 grandi gruppi etno-linguistici invece di 20.000 gruppi di persone, il mandato di nostro Signore e il fine della sua preghiera non sono ancora completi. Questo è l'incarico che ne traggo per la nostra chiesa. Se aspiriamo ad essere ubbidienti al Signore dobbiamo cercare di fare in modo che la sua preghiera trovi una risposta nella nostra vita personale. Dobbiamo santificare il suo nome in maniera più profonda. Dobbiamo credere e temere e ubbidire e glorificare il suo nome con intensità nuova. Dobbiamo essere disposti noi stessi ad andare ovunque ci possa condurre. Dobbiamo semplificare la nostra vita per avere più tempo e denaro a disposizione per gli ultimi decenni dello sforzo bellico. Dobbiamo operare per rendere Betlemme un campo di addestramento e una base di operazioni e centro di reclutamento. E dobbiamo essere così attratti dall'amore e dalla maestà di Dio che nessuna gioia sia più forte dentro di noi rispetto a quella di considerare qualsiasi cosa come una perdita per amore di Cristo.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Steffmahr</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Sia_Santificato_il_Tuo_Nome:_Su_Tutta_la_Terra</id>
		<title>Sia Santificato il Tuo Nome: Su Tutta la Terra</title>
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				<updated>2012-03-18T14:34:43Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Steffmahr: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{Info|Hallowed Be Thy Name: In All the Earth}} Matteo 6:5-15 &amp;quot;E quando pregate, non siate come gli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e agli angoli delle strade, per essere visti dagli uomini. In verità, vi dico, essi hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;quot;Pregando poi, non sprecate parole come fanno i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate. Pregate dunque così: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;quot;Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come in cielo così in terra. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dacci oggi il nostro pane quotidiano; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E rimetti a noi i nostri debiti, &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come noi li rimettiamo ai nostri debitori; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E non ci indurre in tentazione, &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma liberaci dal male. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;quot;Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini le loro colpe, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sette settimane fa abbiamo iniziato una &amp;lt;u&amp;gt;serie di considerazioni&amp;lt;/u&amp;gt; sui nomi di Dio. È stata ispirata dal Salmo 9:10, &amp;quot;Quelli che conoscono il tuo nome confideranno in te.&amp;quot; Meglio conosciamo il nome di Dio, più confideremo in lui. E più confidiamo in lui più rischi correremo per amore della sua gloria. E più rischi siamo disposti a correre per amore della sua gloria più avremo coraggio nel dare la nostra testimonianza, meno dipendenti saremo dalle nostre comodità materiali e più saremo pronti a farci avanti per il servizio attivo sulle linee di frontiera. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Un ampio preludio alla Settimana di Missioni'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La serie è stata quindi un vero ampio preludio alla Settimana di Missioni. Sono convinto che un grande movimento missionario avrà inizio non con un nuovo punto focale sul mondo ma con una nuova visione di Dio — e quindi del mondo. Quando parlammo a David e Faith Jaeger in Liberia la sera dello scorso mercoledì, David fece risuonare questa nota in maniera forte e chiara. Disse che cosa ben più importante per il lavoro del missionario rispetto a qualsiasi altra preparazione è avere fiducia nella sovranità di Dio. Lesse Giovanni 6:37 e 44 come grandi testi missionari carichi di speranza: &amp;quot;Tutto ciò che il Padre mi dà verrà a me; e colui che viene a me io non lo caccerò affatto fuori. . . Nessuno può venire a me, se il Padre che mi ha mandato non lo attira.&amp;quot; La chiave per un nuovo movimento missionario alla BBC, nella nostra Conferenza, e nel mondo intero è una nuova visione della maestà e della sovranità di Dio e della sua intenzione di radunare attorno a sé un popolo che è stato riscattato da ogni tribù e lingua e nazione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il Padrenostro e il nome di Dio &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il testo di questa mattina è il notissimo: &amp;quot;Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1. Per prima cosa esamineremo cosa sia questo nome che noi dobbiamo santificare. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2. Poi cercheremo di capire che cosa significhi santificare quel nome. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
3. E infine porremo questa domanda: &amp;quot;Per chi stiamo pregando quando pronunciamo queste parole?&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''1. Qual è il suo nome?'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi piace pensare alla rivelazione biblica di Dio come alla punta di un iceberg che galleggia in un oceano di misteri. Il 90% della maestà di Dio giace sotto la superficie della rivelazione. E la punta dell'iceberg rivelata nelle Sacre Scritture è così elevata da estendersi tra le nuvole, lontano da nostri occhi e al di là di ogni capacità umana di comprenderla pienamente. Solo un decimo del suo carattere ci viene dato in questo tempo perché possiamo contemplarlo e persino questo è così grande che non riusciremo mai a esaurirne la ricchezza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sette brevi impressioni sul nome di Dio &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi vi prego di non pensare che in questi sette messaggi io abbia preteso di scalare tutte le punte dell'iceberg. Ci sono ampi spazi ancora da esplorare. Ma qui in sintesi ci sono i sette brevi sguardi che abbiamo gettato sul nome di Dio nell'arco delle scorse sette settimane. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1. Dio disse a Mosè: &amp;quot;IO SONO QUELLO CHE SONO. Dirai agli Israeliti: IO-SONO mi ha mandato a voi&amp;quot; (Esodo 3:14). La cosa essenziale che si può dire di Dio è che egli esiste. E ciò che sorprende maggiormente la nostra immaginazione è il fatto che non abbia mai avuto un inizio. Semplicemente esiste — da tutta l'eternità. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2. Dio disse di nuovo a Mosè: &amp;quot;Proclamerò davanti a te il mio nome: Farò grazia a chi vorrò far grazia e avrò misericordia di chi vorrò aver misericordia&amp;quot; (Esodo 33:19). Al centro del nome di Dio sta la realtà della sua libertà sovrana. Compie le sue scelte basandosi sulla propria infinita saggezza. Lui soltanto in tutto l'universo agisce con autodeterminazione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
3. Dio disse di nuovo a Mosè: &amp;quot;Sono apparso ad Abramo, a Isacco, a Giacobbe come DIO ONNIPOTENTE&amp;quot; (Esodo 6:3). Non solo Dio esiste in libertà sovrana, egli è potenza infinita tanto da non poter essere contrastato in alcuna delle sue libere scelte. L'onnipotenza è la garanzia della sua fedeltà. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
4. Quando Dio apparve per la seconda volta sul Monte Sinai, la prima cosa che fece fu annunciare il suo nome: &amp;quot;Il SIGNORE, il SIGNORE, un Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di immutabile amore e di fedeltà, che conserva il suo amore per mille generazioni, perdonando iniquità, trasgressione e peccato&amp;quot; (Esodo 34:6-7). Così sul Monte Sinai veniamo a sapere che l'esistenza, la libertà e l'onnipotenza di Dio sono a servizio della sua misericordia e del suo amore. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
5. Nel libro dell’Apocalisse (21:6) Dio dice a Giovanni&amp;amp;nbsp;: &amp;quot;Tutto è compiuto! Io sono l'Alfa e l'Omega, l'inizio e la fine.&amp;quot; Ogni essere umano, grande o piccolo, ha avuto inizio in Dio ma, cosa ben più importante, in Dio avrà la sua fine. Dio è l'Omega di ciascuno. Noi tutti lo incontreremo o come una fonte di vita o come un lago di fuoco. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
6. Il Signore dice a Isaia: &amp;quot;Io sono l'alto e l'eccelso e il mio nome è Santo&amp;quot; (57:15). Egli è santo. Egli è al di sopra e separato da tutto ciò che è normale e ordinario perché ha un valore straordinario. Il valore delle monete, dei francobolli e dei diamanti è direttamente proporzionale alla loro rarità. Se sono un pezzo unico li separiamo dal resto delle monete, dei francobolli e dei diamanti comuni e li mettiamo in qualche luogo a parte. Quindi Dio risiede in un luogo infinitamente al di sopra del nostro mondo ordinario. E la meraviglia del vangelo è che in Cristo il Signore viene vicino ad abitare con i santi umili e repressi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
7. Infine Dio proclama nuovamente sul Monte Sinai: &amp;quot;Non adorerai altro dio, perché il Signore, il cui nome è Geloso, è un Dio geloso&amp;quot; (Esodo 34:14). Dio ci ha creati perché lo amassimo e ne godessimo e prova una sacra indignazione quando i nostri cuori vengono attratti da maggior amore e godimento per altre cose. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi la piccola punta dell'iceberg che abbiamo visto durante queste sette settimane è tuttavia di grande importanza. Il nostro Dio esiste da sempre, è libero, è onnipotente, è misericordioso, è l'inizio e la fine di ogni persona che mai avrà vita, è santo ed è geloso per il nostro amore esclusivo. Quello è il suo nome. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chiedere a Dio di fare ciò che egli già vuole fare &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora nel Padrenostro Gesù ci insegna che la prima priorità della preghiera è chiedere che il nome del nostro Padre celeste venga santificato. &amp;quot;Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome.&amp;quot; Si noti che questa è una domanda o una richiesta. Non è un'affermazione (come per anni ho pensato che fosse). È una richiesta a Dio perché provveda affinché il suo nome venga santificato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È simile a un altro passo missionario in Matteo 9:38, dove Gesù ci dice di pregare affinché il Dio della messe mandi operai alla sua messe. Non smette mai di stupirmi il fatto che dovremmo essere incaricati noi, gli operai, di chiedere al proprietario della fattoria, che conosce il raccolto meglio di noi, di aumentare il numero dei braccianti. Ma non è la stessa cosa che abbiamo qui nel Padrenostro — Gesù che ci dice di chiedere a Dio, che è infinitamente geloso per l'onore al suo nome, di provvedere affinché il suo nome venga santificato? Bene, ci può sorprendere ma così è. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E ci insegna due cose. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Da questa richiesta sorprendente provengono due insegnamenti &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Uno è che la preghiera non induce Dio a compiere cose che non ha intenzione di fare. Ha tutte le intenzioni di far sì che il suo nome venga santificato. Niente viene prima nella lista delle priorità di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'altro è il fatto che la preghiera è il mezzo col quale Dio allinea le nostre priorità con le sue. Dio è disposto a fare grandi cose in conseguenza delle nostre preghiere quando le nostre preghiere sono la conseguenza delle sue grandi intenzioni. Allineate il vostro cuore alla gelosia di Dio per la santificazione del suo nome e la vostra preghiera avrà grande effetto. Lasciate che la vostra prima preghiera e quella che tutto determina sia per la santificazione del nome di Dio, e le vostre preghiere si collegheranno alla potenza della gelosia di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''2. Cosa significa santificare il suo nome?'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma adesso dobbiamo porre una domanda: Cosa significa il termine &amp;quot;santificare&amp;quot;? Cosa stiamo chiedendo a Dio di fare quando gli chiediamo di provvedere affinché il suo nome sia santificato? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Trattare Dio come santo &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il termine &amp;quot;santificare&amp;quot; significa consacrare. Lo stesso termine greco ha dato origine a entrambi i vocaboli. Gesù ci dice di pregare: &amp;quot;Sia santificato il tuo nome&amp;quot;. Santificare può significare fare santo oppure ''trattare come'' santo. Quando Dio ci santifica vuol dire che ci rende santi. Ma quando noi santifichiamo Dio significa che noi trattiamo lui come santo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi Gesù ci sta insegnando a pregare affinché Dio faccia in modo che il suo nome venga trattato come santo. E la nostra domanda diventa: cosa significa trattare Dio come santo? Cosa stiamo chiedendo a Dio di fare quando noi preghiamo affinché faccia in modo che il suo nome sia trattato come santo? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quattro passi che parlano del trattare Dio come santo &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per dare una risposta a questa domanda ho trovato quattro altri punti nella Sacre Scritture dove la parola &amp;quot;santificare&amp;quot; o &amp;quot;consacrare&amp;quot; oppure &amp;quot;trattare come santo&amp;quot; viene usata in relazione con Dio. Ciascuna di esse ci dà un'idea di cosa significhi santificare il nome di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1. Numeri 20:12 &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Numeri 20:12. Durante le peregrinazioni del popolo di Israele nel deserto ci fu un momento in cui rimasero senz'acqua. E il popolo si lamentava verso Mosè. Ma Dio dice a Mosè di rivolgersi alla roccia e di farne scaturire acqua per il popolo. Tuttavia lo spirito di Mosè è amareggiato ed egli parla in modo impulsivo colpendo per due volte la roccia con il suo bastone. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'acqua sgorga ma con essa giungono anche le parole pungenti di Dio verso Mosè: &amp;quot;''Poiché non avete creduto in me, in modo da santificarmi'' (o consacrarmi) agli occhi degli Israeliti, voi non introdurrete questa assemblea nella terra che io le ho assegnato&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si notino le parole: &amp;quot;Non avete ''creduto'' in me, in modo da santificarmi (o consacrarmi)&amp;quot;. Queste parole ci danno la nostra prima risposta alla domanda, cioè cosa significhi santificare o consacrare il nome di Dio. Significa credere in lui. Il primo modo di trattare Dio come santo è credere a quello che dice. Invece di manifestare una pacifica fiducia nel potere di Dio di rispondere a una semplice parola, Mosè si è risentito e ha agito d'impulso. Dio non è santificato quando non abbiamo uno spirito di fiducia consolidata e di pace nella sua parola. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Giovanni ha detto: &amp;quot;Colui che non crede in Dio lo ha fatto bugiardo&amp;quot; (1 John 5:10). Quando si rende qualcuno bugiardo si profana il suo nome. Questo è l'opposto rispetto al trattare tale persona come santa. Non avere fiducia in Dio è l'esatto opposto di santificare il suo nome. Quindi, la prima cosa che intendiamo quando noi preghiamo perché Dio provveda affinché il suo nome venga santificato è che egli faccia in modo che il popolo ''creda'' in lui. &amp;quot;Sia santificato il tuo nome&amp;quot; significa &amp;quot;Si creda alla tua parola&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2. Isaia 8:12–13 &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una secondo passo che spiega il significato del santificare il nome di Dio è quello di Isaia 8:12-13 (cfr. 1 Pietro 3:14–15). Dio parla a Isaia e lo ammonisce di non essere come gli Israeliti. &amp;quot;Non chiamate cospirazione tutto ciò che questo popolo chiama cospirazione, e non temete ciò che temono costoro, e non vi spaventate. Ma il Signore degli eserciti, sia lui che considerate santo (o santificato); sia lui che temete, sia lui che vi spaventa.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come santifichiamo Dio secondo questo testo? Lo santifichiamo non temendo ciò che temono gli uomini ma temendo Dio. In maniera molto pratica significa che quando Dio ci comanda di prendere posizione nei suoi confronti in una situazione avversa, noi abbiamo più timore di dispiacere a Dio di quanto temiamo l'ostilità da parte degli uomini. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non abbiate timore di perdere la vostra casa o vostra moglie o i vostri figli o il vostro conto in banca o il vostro prestigio! Temete piuttosto l'eventualità di dire no a Dio. Quando gli ubbidite, egli vi ricompenserà per tutte le vostre perdite terrene. Ma quando vi ponete in una posizione opposta alla sua volontà nessuno potrà compensare le eterne conseguenze di tale comportamento. Quindi quando preghiamo: &amp;quot;Sia santificato il tuo nome&amp;quot;, intendiamo dire: &amp;quot;Padre, fa sì che temiamo il tuo nome&amp;quot;. O, in maniera più completa: &amp;quot;Padre fa sì che il popolo abbia di te una visione così elevata che sia ben più spaventoso perdere la tua approvazione piuttosto che perdere qualsiasi altra cosa il mondo possa offrire&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''3. Levitico 22:31–32'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il terzo passo che chiarisce il significato della santificazione del nome di Dio è il Levitico 22:31-32. &amp;quot;Osservate dunque i miei comandamenti e metteteli in pratica: io sono il Signore. E non profanate il mio santo nome, ma io sia santificato in mezzo al popolo d’Israele; io sono il Signore che vi santifica&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Noi santifichiamo il nome di Dio quando osserviamo i suoi comandamenti. Noi profaniamo il nome di Dio quando trasgrediamo i suoi comandamenti. Quindi quando preghiamo: &amp;quot;Padre, fa che sia santificato il tuo nome&amp;quot;, intendiamo dire: &amp;quot;Padre, fa che ubbidiamo ai tuoi comandamenti&amp;quot;. &amp;quot;Sia santificato il tuo nome&amp;quot; significa &amp;quot;Siano osservati i tuoi comandamenti&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''4. Levitico 10:3'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un ultimo passo che illustra il significato della santificazione del nome di Dio è il Levitico 10:3. «Mosè disse ad Aronne: &amp;quot;Di questo il Signore ha parlato quando ha detto: A chi si avvicina a me mi mostrerò santo e davanti a tutto il popolo sarò glorificato&amp;quot;». Questo testo sembra dire: il fatto che Dio si mostri come santo e che venga glorificato sono in pratica la medesima cosa. Quindi quando preghiamo: &amp;quot;Sia santificato il tuo nome&amp;quot;, intendiamo anche anche dire: &amp;quot;Sia glorificato il tuo nome&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Riassumiamo quanto abbiamo visto fino a questo punto. &amp;quot;Sia santificato il tuo nome&amp;quot; è una richiesta, non un'affermazione. Non stiamo dicendo: &amp;quot;Signore, il tuo nome è santificato!&amp;quot;. Stiamo dicendo: &amp;quot;Signore, fa sì che il tuo nome venga santificato!&amp;quot;. Vale a dire, fa in modo che la tua parola sia ''creduta'', che ''si tema'' di compiere ciò che è causa di tuo dispiacere, che i tuoi comandamenti siano ''osservati'' e fa sì che tu stesso sia ''glorificato''. Santifichiamo il nome di Dio quando abbiamo fiducia in lui, lo adoriamo, ubbidiamo a lui e lo glorifichiamo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''3. Per chi preghiamo?'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi rimane il grande interrogativo: Per chi stiamo pregando quando diciamo &amp;quot;Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome&amp;quot;? Il cuore di chi stiamo chiedendo a Dio di cambiare quando preghiamo dicendo: &amp;quot;Padre, fa in modo che il loro cuore creda in te e abbia di te timore e ti obbedisca e ti glorifichi&amp;quot;? Se cerchiamo un'indicazione dalle due richieste che seguono nel Padrenostro, credo riceveremo due risposte. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Noi stessi e le genti della terra che non sono state ancora raggiunte dal messaggio evangelico &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una delle risposte è che stiamo pregando per noi stessi. L'altra è che stiamo pregando affinché il vangelo sia diffuso a tutte le genti della terra che non ne sono state ancora raggiunte. Dopo averci insegnato a pregare che il nome di Dio sia santificato, Gesù ci insegna a pregare: &amp;quot;Venga il regno di Dio, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra&amp;quot;. Ciascuna di queste richieste ha una dimensione personale e universale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La dimensione personale &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per esempio in Matteo 6:33 Gesù ci comanda di cercare prima il regno di Dio piuttosto che cercare il cibo e gli indumenti. In altre parole dobbiamo cercare di far sì che Dio sia il Sovrano e il Re della nostra vita adesso. Il suo regno è una realtà presente ovunque governi come Re. (Vedere Matteo 12:28.) Quindi quando preghiamo dicendo: &amp;quot;Padre, venga il tuo regno&amp;quot;, noi dovremmo intendere: &amp;quot;Padre, sii il sovrano della mia vita. Sii il mio re. Ottieni la vittoria sulle mie ansie per le necessità della vita&amp;quot;. Questa è la dimensione personale della venuta del suo regno. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La dimensione universale &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma altrettanto importante quanto la dimensione personale è quella universale. Gesù durante l'Ultima Cena disse ai suoi discepoli (Luca 22:18): &amp;quot;Da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non venga il regno di Dio&amp;quot;. In altre parole la venuta del regno non è soltanto un'esperienza spirituale presente ma anche un evento storico futuro. Si fa riferimento al momento in cui il Re verrà nella gloria con i suoi angeli tra fiamme di fuoco e riunirà i suoi eletti dai quattro venti e stabilirà il suo regno sulla terra. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gesù ne ha dato una descrizione in Matteo 13:41-43: &amp;quot;Il Figlio dell'Uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi quando preghiamo: &amp;quot;Venga il tuo regno&amp;quot;, noi stiamo chiedendo a Dio di portare la storia alla conclusione e di stabilire il suo regno sulla terra. E chi farà parte di questo regno? Prestate attenzione a quanto accenna in proposito Giovanni nell'Apocalisse 5:9-10: &amp;quot;Tu sei degno (Signore Gesù) di prendere il libro e di aprirne i sigilli, perché sei stato immolato e hai riscattato per Dio con il tuo sangue uomini ''di ogni tribù, lingua, popolo e nazione, e ne hai fatto per il nostro Dio un regno'' e dei sacerdoti; e regneranno sulla terra&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando verrà il regno per il quale preghiamo nel Padrenostro esso sarà composto dal popolo che è stato riscattato e redento da Cristo e appartenente a tutte le tribù e lingue e genti e nazioni della terra. Quindi quando preghiamo: &amp;quot;Venga il tuo regno&amp;quot;, noi preghiamo affinché Dio stenda il suo braccio potente per portare a termine lo scopo delle missioni nel mondo — vale a dire la riunione di tutti i redenti che appartengono a ogni tribù e lingua e popolo e nazione della terra. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Appare così chiara la risposta alla domanda: «Per chi preghiamo quando diciamo &amp;quot;Sia santificato il tuo nome&amp;quot;». Non preghiamo soltanto per noi stessi ma anche per le tribù e lingue e popoli e nazioni del mondo che non sono state ancora raggiunte dal messaggio evangelico. Il fine di Dio è essere santificato: creduto e temuto e ubbidito e glorificato da coloro che sono stati riscattati tra tutti i popoli della terra. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;quot;Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra&amp;quot;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La stessa cosa compare quando ci concentriamo sulla terza richiesta del Padrenostro: &amp;quot;Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A livello personale ciò deve significare: &amp;quot;Padre, ti supplico di fare in modo che io ubbidisca alla tua volontà come lo fanno gli angeli del cielo. (Salmi 103:21: &amp;quot;Benedite il Signore, voi sue schiere, suoi ministri che fate la sua volontà!&amp;quot;). Aiutami a fare la tua volontà alla perfezione e a compierla con il loro stesso fervore e la loro stessa devozione assoluta. Fa che la mia ubbidienza sia un'ubbidienza celeste&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma a livello universale il significato è ben più ampio. In cielo non c'è altro che ubbidienza alla volontà di Dio. Perciò quando preghiamo: &amp;quot;Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra&amp;quot;, noi preghiamo che la terra sia piena soltanto di persone che fanno la volontà di Dio come lo fanno gli angeli del cielo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In altre parole noi preghiamo affinché giunga il suo regno. Noi preghiamo affinché la terra sia piena della conoscenza della gloria del Signore come le acque ricoprono il mare (Abacuc 2:14). Noi preghiamo affinché la causa delle missioni nel mondo sia così prospera nel nostro tempo che tutti i riscattati di ogni tribù e lingua e popolo e nazione siano raggiunti e riuniti insieme e venga il Re. Per chi stiamo pregando quando diciamo: &amp;quot;Sia santificato il tuo nome&amp;quot;? Per le genti della terra che ancora non sono state raggiunte dalla sua parola e per noi stessi perché Dio si serva di noi per raggiungerle. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Tre conseguenze'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Concluderò parlando di tre brevi implicazioni che ci riguardano. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1. Fate della massima priorità di Dio la vostra massima priorità &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per prima cosa, visto che le prime tre richieste del Padrenostro ci danno la priorità del cuore di Cristo noi dobbiamo imparare che la priorità massima di Dio è la santificazione del suo nome su tutta la terra. Se è questa la priorità massima di Dio deve essere la nostra massima priorità — cioè che Dio sia creduto e temuto, e a lui ubbidiscano e lo glorifichino da un popolo di riscattati appartenenti a ogni tribù e lingua e gente e nazione. Otterremo la realizzazione della nostra completa beatitudine in Dio quando il suo nome sarà santificato su tutta la terra. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2. Pregate perché quelle priorità si realizzino In secondo luogo noi sappiamo che la preghiera è la radice del vero avanzamento della missione. Gesù ci insegna le sue priorità in forma di preghiera perché intende che noi preghiamo per la realizzazione di quelle priorità. Se il regno di Dio giunge nell'arco della nostra vita sarà perché la chiesa di Gesù Cristo nel mondo intero ha cominciato a prendere sul serio il Padrenostro. Sarà perché abbiamo riconosciuto che le preghiere &amp;quot;Sia santificato il tuo nome&amp;quot; e &amp;quot;Manda operai per il raccolto&amp;quot; sono la medesima preghiera e sono il diretto comando di Nostro Signore Gesù. Se “90 entro il 1990” diventerà una realtà a Betlemme sarà grazie al supporto di un movimento di preghiera coordinato la cui caratteristica è &amp;quot;Sia santificato il tuo nome su tutta la terra!&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
3. Cercate di fare in modo che questa preghiera abbia una risposta nella vostra vita L'implicazione finale emerge quando noi consideriamo il fatto che l'evangelizzazione del mondo non è stata ancora compiuta. Il fine di Dio di chiamare un popolo riscattato di ogni tribù e lingua e popolo e nazione non si è ancora realizzato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il prossimo venerdì e la prossima domenica Ralph Winter sarà con noi per parlarci dell’inizio del periodo finale dell'evangelizzazione nel mondo. Parla in termini di 17.000 gruppi di persone nel mondo che non sono ancora state raggiunte dal messaggio evangelico. Questi sono gruppi così diversificati per cultura che non possono essere raggiunti tramite un'evangelizzazione tra vicini prossimi e devono essere raggiunti tramite missionari interculturali. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma supponiamo che siate molto scettici riguardo a questi numeri. Prendete solo in considerazione le statistiche più conservatrici della ''World Christian Encyclopedia ''del 1980. Dice che esistono 432 principali gruppi etno-linguistici nel mondo. Di questi 81 (19%) hanno popolazioni in cui meno dell'1% sostiene di avere una qualche forma di associazione con la cristianità. Questi 81 gruppi costituiscono 1,7 miliardi di persone — circa un terzo della popolazione mondiale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Di questi 81 gruppi 43 sono elencati nell'enciclopedia come aventi lo 0,00% di cristiani. Parlano 220 lingue, delle quali solo 54 hanno parte delle Sacre Scritture in forma scritta. Quindi anche se consideriamo il mondo in termini di 432 grandi gruppi etno-linguistici invece di 20.000 gruppi di persone, il mandato di nostro Signore e il fine della sua preghiera non sono ancora completi. Questo è l'incarico che ne traggo per la nostra chiesa. Se aspiriamo ad essere ubbidienti al Signore dobbiamo cercare di fare in modo che la sua preghiera trovi una risposta nella nostra vita personale. Dobbiamo santificare il suo nome in maniera più profonda. Dobbiamo credere e temere e ubbidire e glorificare il suo nome con intensità nuova. Dobbiamo essere disposti noi stessi ad andare ovunque ci possa condurre. Dobbiamo semplificare la nostra vita per avere più tempo e denaro a disposizione per gli ultimi decenni dello sforzo bellico. Dobbiamo operare per rendere Betlemme un campo di addestramento e una base di operazioni e centro di reclutamento. E dobbiamo essere così attratti dall'amore e dalla maestà di Dio che nessuna gioia sia più forte dentro di noi rispetto a quella di considerare qualsiasi cosa come una perdita per amore di Cristo.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Steffmahr</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Quali_domande_suggerisce_di_fare_un_consulente_biblico</id>
		<title>Quali domande suggerisce di fare un consulente biblico</title>
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				<updated>2012-03-18T14:15:40Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Steffmahr: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{Info|What Questions Does a Biblical Counselor Suggest We Ask}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
l fondamentale ministero della Parola e dello Spirito nasce in un momento ben preciso: quello in cui la Verità incontra la verità, in cui il Redentore divino incontra gli onesti bisogni umani. Dunque, quando due o più persone si incontrano durante un discepolato o durante la consulenza pastorale, devono mettere sul tavolo gli elementi chiave di questo incontro così profondo, che cambierà non solo il presente, ma anche il resto della vita di ognuno. C'è una relazione “in tempo reale” tra Dio e ciascuna della Sue creature. Possiamo essere consapevoli fedeli o ciechi disobbedienti, ma comunque oggi c'è qualcosa in gioco: ci sono dunque due domande chiave che devono insinuarsi in tutto ciò che viene detto e fatto durante il discepolato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Prima di tutto, cosa sta affrontando questa persona''''''?''' Per dirla meglio, per cosa stai lottando, di cosa hai bisogno? In quale ambito affronterai le sfide cruciali di oggi? In quel momento, in quella situazione, cosa farai? Come tratterai le persone? In cosa crederai? In cosa riporrai (forse anche sbagliando) la tua fiducia? Cosa desidererai? Come reagirai in quella circostanza? Con queste domande si individuano le scelte significative e decisive che facciamo tutti i giorni: “Quando ti troverai in quella situazione, da che parte andrai?” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Inoltre, quali tra le cose che il Signore dice riguardano direttamente ciò che stai affrontando?''' Lui chi è? Cosa sta facendo? Cosa promette? Cosa desidera? In cosa ci chiede di credere, sperare, obbedire? Queste domande indagano sulla percezione che in quel preciso momento la persona ha di Dio, che è presente e si fa sentire. Ciò che Dio fa e dice ha una rilevanza immediata oppure, sostanzialmente, è irrilevante? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Queste domande ci permettono di lavorare insieme sulle questioni più importanti. Il ministero si occupa costantemente di aiutare le persone a fare collegamenti che non hanno mai fatto. Reinterpreta quello che è successo, in modo da identificare le opportunità di redenzione in quella che è (apparentemente) la solita routine. Ci aiuta a scoprire i risvolti pratici dell'azione di Dio nella nostra vita, che magari erano passati inosservati. È costantemente impegnato a “rimodellare” menti, cuori e stili di vita deformati. Queste domande vi aiuteranno a pronunciare le parole appropriate, significative e tempestive che vi saranno poi utili per rapportarvi con i “discepoli”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La prima domanda ci aiuta a capire su quale “palco” (provvidenzialmente disposto dal Vignaiolo) si svolgono ogni giorno la crescita o il consolidamento. Questa domanda rende il discepolato importante. A volte possono essere una grande questione, un grande cambiamento radicale o una scelta di vita ad orientare le nostre esistenze. Spesso, però, i momenti cruciali sono le piccole scelte della vita: le parole che scegliamo di dire o non dire, gli atteggiamenti che adottiamo o che evitiamo, i compiti che svolgiamo o a cui invece ci sottraiamo, il modo in cui amiamo o ignoriamo qualcuno, la nostra reazione ai problemi comuni. Se l'amore è il frutto dello Spirito, allora abbiamo bisogno di Lui immediatamente. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La seconda domanda ci aiuta a determinare cosa l'altra persona comprende (e non) riguardo a Dio e a come Lui ci viene incontro. Fa in modo che il discepolato diventi un modo per aumentare e rafforzare ciò che già sappiamo (ma, purtroppo, quanto è facile per noi dimenticare, distrarsi o girarci dall'altra parte!). Così potremo aggiungere quegli elementi che il “discepolo” ancora non conosce e che fanno la differenza. Spesso coloro ai quali insegniamo già conoscono alcune verità significative, ma non così bene da permettere che cambino la loro vita. Il discepolato svolge un duro lavoro, quello di amalgamare la verità e il nostro modo di vivere. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Farete queste domande in cento modi diversi e, come insegnanti, dovrete farle continuamente riguardo a quello che vedete o sentite, anche se magari non lo fate a voce alta. State cercando i momenti in cui avvengono effettivamente le scelte: oggi, questa settimana, in questo momento della vita della persona. State cercando il punto della vita di una persona per il quale potrete dire: “Ecco, è qui che la grazia e la verità possono essere utili”. Spesso dico alle persone: “Il Vignaiolo usa e forbici da potatura, non una sega circolare. Non lavora su tutto contemporaneamente. Non dovrai affrontare tutti i problemi ora, insieme. Non ti cambierà radicalmente e non ti insegnerà immediatamente tutto su di Lui. Ma c'è qualcosa su ciò che Lui è e ti dice, che potrà fare la differenza per una delle sfide che in questo momento stai affrontando”. Nell'insegnare agli altri non faccio altro che seguire la stessa serie di domande e di ragionamenti di cui io stesso ho bisogno e che il “discepolo” condivide con me. Dio ti viene incontro. Le domande riguardano proprio questo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ritengo che il discepolato riesca meglio nell'insegnare la teologia di base, la conoscenza della Bibbia, i principi dell'etica cristiana, le promesse di Dio, le tecniche dei Ministero e le discipline della grazia, piuttosto che nel fare le domande giuste che facciano risaltare tutti questi ottimi insegnamenti. Trovo che queste domande siano estremamente proficue. Mi aiutano a capire meglio le persone che Dio mi ha chiamato a servire (aiutandomi, nello stesso tempo, a capire me stesso) e aiutano gli altri a capire come Dio va loro incontro nella vita di tutti i giorni (aiutando me, allo stesso tempo). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È anche significativo che queste due domande vi aiutino a capire le Scritture. Pensateci per un istante. Le domande che fate riguardo alle persone andrebbero fatte anche sulla Bibbia, non trovate? La Bibbia riguarda le persone, i problemi, la misericordia, le scelte, le lotte e la speranza. Quindi, riferendovi alle scritture, chiedetevi: cosa stavano affrontando all'epoca quei popoli? Andando loro incontro, cosa ha deciso di dire e mostrare Dio? Le situazioni e le scelte specifiche di oggi non sono esattamente le stesse, ma ci sono dei temi che ricorrono. E anche se il nostro Dio salvatore non opera mai due volte nella stessa identica maniera, Lui è sempre lo stesso, nel passato, nel presente e per sempre. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Queste due domande vi aiutano a farvi un'idea di come funzionano le Scritture. Il Verbo non è un libro di testo con verità normative e proposizionali. Non è un libro di teologia sistematica, pieno di proposizioni astratte disposte in maniera logica. E non è una raccolta di testi da cui attingere per fare citazioni decontestualizzate. Fare uno studio topico utilizzando la concordanza non è il modo migliore per interpretare qualcosa in base alla Bibbia. La Bibbia non è un libretto di istruzioni, né un libro di auto-aiuto, né una lettura illuminante. La Bibbia non è un manuale strapieno di principi astratti, consigli, misure, proverbi e simpatici aneddoti. Piuttosto, la Parola di Dio ci mostra Dio come persona, assieme alle sue promesse, ai suoi metodi e alla sua volontà, come sono stati messi in atto sul “palco” e nella “storia” delle persone. Le nostre due domande ci fanno entrare in sintonia con queste cose: anzi, derivano proprio da queste. Nel ministero del discepolato, dovremmo cercare di fare quello che fanno le Scritture. Ci troviamo in contatto con persone che spesso hanno già ricevuto una qualsiasi parte del Verbo. Cerchiamo di far entrare Dio nei momenti cruciali che viviamo ogni giorno! Vorrei riassumere e poi mostrarvi meglio quanto appena detto. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ogni passaggio della Parola di Dio ci mostra persone che affrontano sfide particolari o che si trovano ad un momento di svolta. Queste persone, tra i problemi e le opportunità che la vita presenta, potrebbero cedere alla tentazione di credere in determinate bugie, commettere errori e vivere in maniera orrenda, perversa e complicata (questa è la domanda numero 1). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le Scritture mettono in primo piano il radioso Signore della vita, il Dio vero e vivente che entra nella condizione umana da redentore, rimediando agli errori e portandoci la saggezza di cui abbiamo bisogno (questa è la domanda numero 2). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tra problemi e opportunità, le Scritture ci mostrano persone che credono nella verità, che scelgono il bene e vivono in modo semplicemente meraviglioso: persone che stanno a cuore a Dio, che hanno bisogno del Signore, lo cercano e si rivolgono a Lui. Soprattutto, vediamo l'uomo vero che sta a cuore a Dio, Signore radioso, Verbo che si è fatto carne, che vive con noi, colpito dalle nostre debolezze, pieno di grazia, verità e gloria, un Dio che ama e ci è vicino (questo è l'obiettivo del nostro discepolato). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vediamo ora un esempio che ci mostra come le Scritture ci sono d'aiuto per tutto quello che dobbiamo affrontare. C'è qualcuno che ha mai affrontato una situazione di minaccia più bella e più onesta di questa? &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
''Pietà di me, pietà di me, o Dio, in te mi rifugio; mi rifugio all'ombra delle tue ali finché sia passato il pericolo. Invocherò Dio, l'Altissimo, Dio che mi fa il bene. Mandi dal cielo a salvarmi dalla mano dei miei persecutori, Dio mandi la sua fedeltà e la sua grazia. (Salmo 57: 2-4)''&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Osservate l'uso frequente dei verbi attivi. Descrivono il Dio di cui ho davvero bisogno (e torniamo alla domanda numero 2). I vostri “discepoli” stanno imparando ad avere un rapporto così diretto con questo Dio? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Osservate come prosegue il Salmo. Un uomo messo di fronte ad una minaccia racconta la sua esperienza, con l'intenzione di evocare in noi questa esperienza, mettendosi in relazione con ciò che affrontiamo. Pensate di essere minacciati pesantemente da persone con intenti distruttivi... calpestati e investiti... circondati e disturbati da un branco di leoni... a terra immobili, circondati da predatori che fiutano il fuoco... assaliti da killer violenti i cui denti sono lance, frecce e spade... intrappolati da persone che che vogliono catturarvi, e che per farlo hanno steso una rete e hanno scavato una fossa (Salmo 57. 5-7). Per dirla alla Jurassic Park “I velociraptor sono scappati”. I terroristi sono nella vostra città. In realtà, questa è una versione estremizzata di quello che viviamo tutti i giorni nella giungla umana. Pettegoli e malelingue che sparlano sul posto di lavoro. Le fazioni che nascono nella vostra chiesa. I parenti che manipolano, mentono, scocciano, complottano e si coalizzano contro di voi per avere la meglio. Il guidatore della macchina vicino alla vostra, preso dalla rabbia, che vi fa le boccacce e dice oscenità. Cosa dovete affrontare oggi? Cosa vi minaccia? (torniamo alla domanda numero 1) Il Salmo rende l'esperienza della minaccia terribilmente reale, ma non ne definisce le circostanze. E questo porta i “discepoli” ad aggiungere dettagli per rendere tutto più personale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Notate inoltre, anche nel contesto di un'esperienza così difficile e fastidiosa, il punto centrale del Salmo: “''Innalzati sopra il cielo, o Dio, su tutta la terra la tua gloria''” (Salmo 57. 6). Lo trovo meraviglioso. Qui abbiamo la fede vivente a cui aspira il vero “discepolo”. Inserito strategicamente nel mezzo di tutti i problemi, rappresenta un modo totalmente diverso di vedere le cose e di reagire. Queste frasi sono il perno attorno cui ruota tutto ciò che è contenuto nel Salmo. Le persone a cui insegnerete non ragioneranno ancora così. Noi stessi spesso non ragioniamo così. Chi si sente minacciato reagisce con la paura, la rappresaglia e la fuga, dimenticando il Dio esaltato. I discepoli puntano ad aiutare queste persone a ricordare. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per concludere, avete mai visto qualcosa che esprimesse più onestamente o meravigliosamente di così l'essenza della gioia&amp;amp;nbsp;? &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
''Saldo è il mio cuore, o Dio, saldo è il mio cuore. Voglio cantare, a te voglio inneggiare: svegliati, mio cuore, Svegliati arpa, cetra, voglio svegliare l'aurora. Ti loderò tra i popoli, Signore, a te canterò inni tra le genti. perché la tua bontà è grande fino ai cieli, e la tua fedeltà fino alle nubi. Innalzati sopra il cielo, o Dio, su tutta la terra la tua gloria. (Salmo, 57: 8-12)''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In questo passaggio, davanti ai problemi e ai momenti di svolta, abbiamo sentito e visto operare le due modalità principali della fede: il bisogno e la felicità. Abbiamo visto un discepolo che pensa, sente e agisce, un portatore di immagine, un uomo che sta a cuore a Dio.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
È da questa fede vivente che nascono gli obiettivi finali del nostro discepolato: gli aspetti pratici e le necessità che comportano l'obbedienza a Dio, l'amore, il servizio, il coraggio, la santa resistenza al male e la misericordia. Il nostro discepolato mira ad arrivare a queste cose, nel contesto della vita reale, a differenza di ciò che accade nel Salmo 57. È solo un breve video sulla dimensione verticale che opera tra i problemi di tutti i giorni. Ma stabilisce anche la dimensione orizzontale: Efesini 4, 1 Corinzi 1, Romani 12, 1 Pietro, Luca 6. 21-49... e il resto dell'etica del Signore sull'amore pratico che opera nelle difficoltà della vita. La ricompensa è questa: le osservanze piccole e costruttive che non si possono spiegare in altro modo. La fede opera tramite l'amore. Queste sono le istruzioni per ottenere il perdono, per la buona comunicazione, per la riappacificazione vigorosa, per le decisioni sagge, per la gestione finanziaria e per tutto il resto. Questa è “l'immagine di Cristo” che opera nel cuore di un discepolo e si esprime nel suo cammino. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Queste due semplici domande – Cosa stai affrontando? Cosa ha a che fare Dio con questo? - esprimono il punto centrale del nostro discepolato. Sono alla base della richiesta di fede e di amore espliciti. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
David Powlison, M. Div., Ph. D. cura il ''Journal of Biblical Counseling,'' è consulente e insegnante per la ''School of Biblical Counseling ''della fondazione CCEF (''Christian Counseling and Educational Foundation''). Inoltre, è insegnante di teologia pratica al Seminario teologico di Westminster. È autore di opere (non ancora tradotte in italiano) quali “''Power encounters: reclaiming spiritual welfare”, “Power Encounters: Reclaiming Spiritual Warfare”, “Competent to Counsel?: The History of a Conservative Protestant Anti-Psychiatry Movement”, “Seeing with new Eyes: Counseling and the Human Condition Through the Lens of Scripture''”, nonché di vari articoli sulla consulenza.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Steffmahr</name></author>	</entry>

	<entry>
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		<title>Quali domande suggerisce di fare un consulente biblico</title>
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				<updated>2012-03-18T14:12:19Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Steffmahr: Creata pagina con '{{Info|What Questions Does a Biblical Counselor Suggest We Ask}}  l fondamentale ministero della Parola e dello Spirito nasce in un momento ben preciso: quello in cui la Verità ...'&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{Info|What Questions Does a Biblical Counselor Suggest We Ask}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
l fondamentale ministero della Parola e dello Spirito nasce in un momento ben preciso: quello in cui la Verità incontra la verità, in cui il Redentore divino incontra gli onesti bisogni umani. Dunque, quando due o più persone si incontrano durante un discepolato o durante la consulenza pastorale, devono mettere sul tavolo gli elementi chiave di questo incontro così profondo, che cambierà non solo il presente, ma anche il resto della vita di ognuno. C'è una relazione “in tempo reale” tra Dio e ciascuna della Sue creature. Possiamo essere consapevoli fedeli o ciechi disobbedienti, ma comunque oggi c'è qualcosa in gioco: ci sono dunque due domande chiave che devono insinuarsi in tutto ciò che viene detto e fatto durante il discepolato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prima di tutto, cosa sta affrontando questa persona? Per dirla meglio, per cosa stai lottando, di cosa hai bisogno? In quale ambito affronterai le sfide cruciali di oggi? In quel momento, in quella situazione, cosa farai? Come tratterai le persone? In cosa crederai? In cosa riporrai (forse anche sbagliando) la tua fiducia? Cosa desidererai? Come reagirai in quella circostanza? Con queste domande si individuano le scelte significative e decisive che facciamo tutti i giorni: “Quando ti troverai in quella situazione, da che parte andrai?”&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Inoltre, quali tra le cose che il Signore dice riguardano direttamente ciò che stai affrontando? Lui chi è? Cosa sta facendo? Cosa promette? Cosa desidera? In cosa ci chiede di credere, sperare, obbedire? Queste domande indagano sulla percezione che in quel preciso momento la persona ha di Dio, che è presente e si fa sentire. Ciò che Dio fa e dice ha una rilevanza immediata oppure, sostanzialmente, è irrilevante?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Queste domande ci permettono di lavorare insieme sulle questioni più importanti. Il ministero si occupa costantemente di aiutare le persone a fare collegamenti che non hanno mai fatto. Reinterpreta quello che è successo, in modo da identificare le opportunità di redenzione in quella che è (apparentemente) la solita routine. Ci aiuta a scoprire i risvolti pratici dell'azione di Dio nella nostra vita, che magari erano passati inosservati. È costantemente impegnato a “rimodellare” menti, cuori e stili di vita deformati. Queste domande vi aiuteranno a pronunciare le parole appropriate, significative e tempestive che vi saranno poi utili per rapportarvi con i “discepoli”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La prima domanda ci aiuta a capire su quale “palco” (provvidenzialmente disposto dal Vignaiolo) si svolgono ogni giorno la crescita o il consolidamento. Questa domanda rende il discepolato importante. A volte possono essere una grande questione, un grande cambiamento radicale o una scelta di vita ad orientare le nostre esistenze. Spesso, però, i momenti cruciali sono le piccole scelte della vita: le parole che scegliamo di dire o non dire, gli atteggiamenti che adottiamo o che evitiamo, i compiti che svolgiamo o a cui invece ci sottraiamo, il modo in cui amiamo o ignoriamo qualcuno, la nostra reazione ai problemi comuni. Se l'amore è il frutto dello Spirito, allora abbiamo bisogno di Lui immediatamente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La seconda domanda ci aiuta a determinare cosa l'altra persona comprende (e non) riguardo a Dio e a come Lui ci viene incontro. Fa in modo che il discepolato diventi un modo per aumentare e rafforzare ciò che già sappiamo (ma, purtroppo, quanto è facile per noi dimenticare, distrarsi o girarci dall'altra parte!). Così potremo aggiungere quegli elementi che il “discepolo” ancora non conosce e che fanno la differenza. Spesso coloro ai quali insegniamo già conoscono alcune verità significative, ma non così bene da permettere che cambino la loro vita. Il discepolato svolge un duro lavoro, quello di amalgamare la verità e il nostro modo di vivere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Farete queste domande in cento modi diversi e, come insegnanti, dovrete farle continuamente riguardo a quello che vedete o sentite, anche se magari non lo fate a voce alta. State cercando i momenti in cui avvengono effettivamente le scelte: oggi, questa settimana, in questo momento della vita della persona. State cercando il punto della vita di una persona per il quale potrete dire: “Ecco, è qui che la grazia e la verità possono essere utili”. Spesso dico alle persone: “Il Vignaiolo usa e forbici da potatura, non una sega circolare. Non lavora su tutto contemporaneamente. Non dovrai affrontare tutti i problemi ora, insieme. Non ti cambierà radicalmente e non ti insegnerà immediatamente tutto su di Lui. Ma c'è qualcosa su ciò che Lui è e ti dice, che potrà fare la differenza per una delle sfide che in questo momento stai affrontando”. Nell'insegnare agli altri non faccio altro che seguire la stessa serie di domande e di ragionamenti di cui io stesso ho bisogno e che il “discepolo” condivide con me. Dio ti viene incontro. Le domande riguardano proprio questo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ritengo che il discepolato riesca meglio nell'insegnare la teologia di base, la conoscenza della Bibbia, i principi dell'etica cristiana, le promesse di Dio, le tecniche dei Ministero e le discipline della grazia, piuttosto che nel fare le domande giuste che facciano risaltare tutti questi ottimi insegnamenti. Trovo che queste domande siano estremamente proficue. Mi aiutano a capire meglio le persone che Dio mi ha chiamato a servire (aiutandomi, nello stesso tempo, a capire me stesso) e aiutano gli altri a capire come Dio va loro incontro nella vita di tutti i giorni (aiutando me, allo stesso tempo).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È anche significativo che queste due domande vi aiutino a capire le Scritture. Pensateci per un istante. Le domande che fate riguardo alle persone andrebbero fatte anche sulla Bibbia, non trovate? La Bibbia riguarda le persone, i  problemi, la misericordia, le scelte, le lotte e la speranza. Quindi, riferendovi alle scritture, chiedetevi: cosa stavano affrontando all'epoca quei popoli? Andando loro incontro, cosa ha deciso di dire e mostrare Dio? Le situazioni e le scelte specifiche di oggi non sono esattamente le stesse, ma ci sono dei temi che ricorrono. E anche se il nostro Dio salvatore non opera mai due volte nella stessa identica maniera, Lui è sempre lo stesso, nel passato, nel presente e per sempre.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Queste due domande vi aiutano a farvi un'idea di come funzionano le Scritture. Il Verbo non è un libro di testo con verità normative e proposizionali. Non è un libro di teologia sistematica, pieno di proposizioni astratte disposte in maniera logica. E non è una raccolta di testi da cui attingere per fare citazioni decontestualizzate. Fare uno studio topico utilizzando la concordanza non è il modo migliore per interpretare qualcosa in base alla Bibbia. La Bibbia non è un libretto di istruzioni, né un libro di auto-aiuto, né una lettura illuminante. La Bibbia non è un manuale strapieno di principi astratti, consigli, misure, proverbi e simpatici aneddoti. Piuttosto, la Parola di Dio ci mostra Dio come persona, assieme alle sue promesse, ai suoi metodi e alla sua volontà, come sono stati messi in atto sul “palco” e nella “storia” delle persone. Le nostre due domande ci fanno entrare in sintonia con queste cose: anzi, derivano proprio da queste. Nel ministero del discepolato, dovremmo cercare di fare quello che fanno le Scritture. Ci troviamo in contatto con persone che spesso hanno già ricevuto una qualsiasi parte del Verbo. Cerchiamo di far entrare Dio nei momenti cruciali che viviamo ogni giorno! Vorrei riassumere e poi mostrarvi meglio quanto appena detto. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ogni passaggio della Parola di Dio ci mostra persone che affrontano sfide particolari o che si trovano ad un momento di svolta. Queste persone, tra i problemi e le opportunità che la vita presenta, potrebbero cedere alla tentazione di credere in determinate bugie, commettere errori e vivere in maniera orrenda, perversa e complicata (questa è la domanda numero 1).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le Scritture mettono in primo piano il radioso Signore della vita, il Dio vero e vivente che entra nella condizione umana da redentore, rimediando agli errori e portandoci la saggezza di cui abbiamo bisogno (questa è la domanda numero 2).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tra problemi e opportunità, le Scritture ci mostrano persone che credono nella verità, che scelgono il bene e vivono in modo semplicemente meraviglioso: persone che stanno a cuore a Dio, che hanno bisogno del Signore, lo cercano e si rivolgono a Lui. Soprattutto, vediamo l'uomo vero che sta a cuore a Dio, Signore radioso, Verbo che si è fatto carne, che vive con noi, colpito dalle nostre debolezze, pieno di grazia, verità  e gloria, un Dio che ama e ci è vicino (questo è l'obiettivo del nostro discepolato).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vediamo ora un esempio che ci mostra come le Scritture ci sono d'aiuto per tutto quello che dobbiamo affrontare. C'è qualcuno che ha mai affrontato una situazione di minaccia più bella e più onesta di questa?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pietà di me, pietà di me, o Dio, in te mi rifugio; mi rifugio all'ombra delle tue ali finché sia passato il pericolo. Invocherò Dio, l'Altissimo, Dio che mi fa il bene. Mandi dal cielo a salvarmi dalla mano dei miei persecutori, Dio mandi la sua fedeltà e la sua grazia. (Salmo 57: 2-4)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Osservate l'uso frequente dei verbi attivi. Descrivono il Dio di cui ho davvero bisogno (e torniamo alla domanda numero 2). I vostri “discepoli” stanno imparando ad avere un rapporto così diretto con questo Dio?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Osservate come prosegue il Salmo. Un uomo messo di fronte ad una minaccia racconta la sua esperienza, con l'intenzione di evocare in noi questa esperienza, mettendosi in relazione con ciò che affrontiamo. Pensate di essere minacciati pesantemente da persone con intenti distruttivi... calpestati e investiti... circondati e disturbati da un branco di leoni... a terra immobili, circondati da predatori che fiutano il fuoco... assaliti da killer violenti i cui denti sono lance, frecce e spade... intrappolati da persone che che vogliono catturarvi, e che per farlo hanno steso una rete e hanno scavato una fossa (Salmo 57. 5-7). Per dirla alla Jurassic Park “I velociraptor sono scappati”. I terroristi sono nella vostra città. In realtà, questa è una versione estremizzata di quello che viviamo tutti i giorni nella giungla umana. Pettegoli e malelingue che sparlano sul posto di lavoro. Le fazioni che nascono nella vostra chiesa. I parenti che manipolano, mentono, scocciano, complottano e si coalizzano contro di voi per avere la meglio. Il guidatore della macchina vicino alla vostra, preso dalla rabbia, che vi fa le boccacce e dice oscenità. Cosa dovete affrontare oggi? Cosa vi minaccia? (torniamo alla domanda numero 1) Il Salmo rende l'esperienza della minaccia terribilmente reale, ma non ne definisce le circostanze. E questo porta i “discepoli” ad aggiungere dettagli per rendere tutto più personale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Notate inoltre, anche nel contesto di un'esperienza così difficile e fastidiosa, il punto centrale del Salmo: “Innalzati sopra il cielo, o Dio, su tutta la terra la tua gloria” (Salmo 57. 6). Lo trovo meraviglioso. Qui abbiamo la fede vivente a cui aspira il vero “discepolo”. Inserito strategicamente nel mezzo di tutti i problemi, rappresenta un modo totalmente diverso di vedere le cose e di reagire. Queste frasi sono il perno attorno cui ruota tutto ciò che è contenuto nel Salmo. Le persone a cui insegnerete non ragioneranno ancora così. Noi stessi spesso non ragioniamo così. Chi si sente minacciato reagisce con la paura, la rappresaglia e la fuga, dimenticando il Dio esaltato. I discepoli puntano ad aiutare queste persone a ricordare. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per concludere, avete mai visto qualcosa che esprimesse più onestamente o meravigliosamente di così l'essenza della gioia ?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Saldo è il mio cuore, o Dio, saldo è il mio cuore. Voglio cantare, a te voglio inneggiare: svegliati, mio cuore, Svegliati arpa, cetra, voglio svegliare l'aurora. Ti loderò tra i popoli, Signore, a te canterò inni tra le genti. perché la tua bontà è grande fino ai cieli, e la tua fedeltà fino alle nubi. Innalzati sopra il cielo, o Dio, su tutta la terra la tua gloria. (Salmo, 57: 8-12)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In questo passaggio, davanti ai problemi e ai momenti di svolta, abbiamo sentito e visto operare le due modalità principali della fede: il bisogno e la felicità. Abbiamo visto un discepolo che pensa, sente e agisce, un portatore di immagine, un uomo che sta a cuore a Dio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È da questa fede vivente che nascono gli obiettivi finali del nostro discepolato: gli aspetti pratici e le necessità che comportano l'obbedienza a Dio, l'amore, il servizio, il coraggio, la santa resistenza al male e la misericordia. Il nostro discepolato mira ad arrivare a queste cose, nel contesto della vita reale, a differenza di ciò che accade nel Salmo 57. È solo un breve video sulla dimensione verticale che opera tra i problemi di tutti i giorni. Ma stabilisce anche la dimensione orizzontale: Efesini 4, 1 Corinzi 1, Romani 12, 1 Pietro, Luca 6. 21-49... e il resto dell'etica del Signore sull'amore pratico che opera nelle difficoltà della vita. La ricompensa è questa: le osservanze piccole e costruttive che non si possono spiegare in altro modo. La fede opera tramite l'amore. Queste sono le istruzioni per ottenere il perdono, per la buona comunicazione, per la riappacificazione vigorosa, per le decisioni sagge, per la gestione finanziaria e per tutto il resto. Questa è “l'immagine di Cristo” che opera nel cuore di un discepolo e si esprime nel suo cammino.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Queste due semplici domande – Cosa stai affrontando? Cosa ha a che fare Dio con questo? - esprimono il punto centrale del nostro discepolato. Sono alla base della richiesta di fede e di amore espliciti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
David Powlison, M. Div., Ph. D. cura il Journal of Biblical Counseling, è consulente e insegnante per la School of Biblical Counseling della fondazione CCEF (Christian Counseling and Educational Foundation). Inoltre, è insegnante di teologia pratica al Seminario teologico di Westminster. È autore di opere (non ancora tradotte in italiano) quali “Power encounters: reclaiming spiritual welfare”, “Power Encounters: Reclaiming Spiritual Warfare”, “Competent to Counsel?: The History of a Conservative Protestant Anti-Psychiatry Movement”, “Seeing with new Eyes: Counseling and the Human Condition Through the Lens of Scripture”, nonché di vari articoli sulla consulenza.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Steffmahr</name></author>	</entry>

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		<title>Sia Santificato il Tuo Nome: Su Tutta la Terra</title>
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				<updated>2012-03-08T01:05:08Z</updated>
		
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&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{Info|Hallowed Be Thy Name: In All the Earth}} Matteo 6:5-15 &amp;quot;E quando pregate, non siate come gli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e agli angoli delle strade, per essere visti dagli uomini. In verità, vi dico, essi hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. &amp;quot;Pregando poi, non sprecate parole come fanno i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate. Pregate dunque così: &amp;quot;Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome. Venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, Come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano; E rimetti a noi i nostri debiti, Come noi li rimettiamo ai nostri debitori; E non ci indurre in tentazione, Ma liberaci dal male. &amp;quot;Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini le loro colpe, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.&amp;quot; Sette settimane fa abbiamo iniziato una serie di considerazioni sui nomi di Dio. È stata ispirata dal Salmo 9:10, &amp;quot;Quelli che conoscono il tuo nome confideranno in te.&amp;quot; Meglio conosciamo il nome di Dio, più confideremo in lui. E più confidiamo in lui più rischi correremo per amore della sua gloria. E più rischi siamo disposti a correre per amore della sua gloria più avremo coraggio nel dare la nostra testimonianza, meno dipendenti saremo dalle nostre comodità materiali e più saremo pronti a farci avanti per il servizio attivo sulle linee di frontiera. Un ampio preludio alla Settimana di Missioni La serie è stata quindi un vero ampio preludio alla Settimana di Missioni. Sono convinto che un grande movimento missionario avrà inizio non con un nuovo punto focale sul mondo ma con una nuova visione di Dio — e quindi del mondo. Quando parlammo a David e Faith Jaeger in Liberia la sera dello scorso mercoledì, David fece risuonare questa nota in maniera forte e chiara. Disse che cosa ben più importante per il lavoro del missionario rispetto a qualsiasi altra preparazione è avere fiducia nella sovranità di Dio. Lesse Giovanni 6:37 e 44 come grandi testi missionari carichi di speranza: &amp;quot;Tutto ciò che il Padre mi dà verrà a me; e colui che viene a me io non lo caccerò affatto fuori. . . Nessuno può venire a me, se il Padre che mi ha mandato non lo attira.&amp;quot; La chiave per un nuovo movimento missionario alla BBC, nella nostra Conferenza, e nel mondo intero è una nuova visione della maestà e della sovranità di Dio e della sua intenzione di radunare attorno a sé un popolo che è stato riscattato da ogni tribù e lingua e nazione. Il Padrenostro e il nome di Dio Il testo di questa mattina è il notissimo: &amp;quot;Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome.&amp;quot; 1. Per prima cosa esamineremo cosa sia questo nome che noi dobbiamo santificare. 2. Poi cercheremo di capire che cosa significhi santificare quel nome. 3. E infine porremo questa domanda: &amp;quot;Per chi stiamo pregando quando pronunciamo queste parole?&amp;quot; 1. Qual è il suo nome? Mi piace pensare alla rivelazione biblica di Dio come alla punta di un iceberg che galleggia in un oceano di misteri. Il 90% della maestà di Dio giace sotto la superficie della rivelazione. E la punta dell'iceberg rivelata nelle Sacre Scritture è così elevata da estendersi tra le nuvole, lontano da nostri occhi e al di là di ogni capacità umana di comprenderla pienamente. Solo un decimo del suo carattere ci viene dato in questo tempo perché possiamo contemplarlo e persino questo è così grande che non riusciremo mai a esaurirne la ricchezza. Sette brevi impressioni sul nome di Dio Quindi vi prego di non pensare che in questi sette messaggi io abbia preteso di scalare tutte le punte dell'iceberg. Ci sono ampi spazi ancora da esplorare. Ma qui in sintesi ci sono i sette brevi sguardi che abbiamo gettato sul nome di Dio nell'arco delle scorse sette settimane. 1. Dio disse a Mosè: &amp;quot;IO SONO QUELLO CHE SONO. Dirai agli Israeliti: IO-SONO mi ha mandato a voi&amp;quot; (Esodo 3:14). La cosa essenziale che si può dire di Dio è che egli esiste. E ciò che sorprende maggiormente la nostra immaginazione è il fatto che non abbia mai avuto un inizio. Semplicemente esiste — da tutta l'eternità. 2. Dio disse di nuovo a Mosè: &amp;quot;Proclamerò davanti a te il mio nome: Farò grazia a chi vorrò far grazia e avrò misericordia di chi vorrò aver misericordia&amp;quot; (Esodo 33:19). Al centro del nome di Dio sta la realtà della sua libertà sovrana. Compie le sue scelte basandosi sulla propria infinita saggezza. Lui soltanto in tutto l'universo agisce con autodeterminazione. 3. Dio disse di nuovo a Mosè: &amp;quot;Sono apparso ad Abramo, a Isacco, a Giacobbe come DIO ONNIPOTENTE&amp;quot; (Esodo 6:3). Non solo Dio esiste in libertà sovrana, egli è potenza infinita tanto da non poter essere contrastato in alcuna delle sue libere scelte. L'onnipotenza è la garanzia della sua fedeltà. 4. Quando Dio apparve per la seconda volta sul Monte Sinai, la prima cosa che fece fu annunciare il suo nome: &amp;quot;Il SIGNORE, il SIGNORE, un Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di immutabile amore e di fedeltà, che conserva il suo amore per mille generazioni, perdonando iniquità, trasgressione e peccato&amp;quot; (Esodo 34:6-7). Così sul Monte Sinai veniamo a sapere che l'esistenza, la libertà e l'onnipotenza di Dio sono a servizio della sua misericordia e del suo amore. 5. Nel libro dell’Apocalisse (21:6) Dio dice a Giovanni : &amp;quot;Tutto è compiuto! Io sono l'Alfa e l'Omega, l'inizio e la fine.&amp;quot; Ogni essere umano, grande o piccolo, ha avuto inizio in Dio ma, cosa ben più importante, in Dio avrà la sua fine. Dio è l'Omega di ciascuno. Noi tutti lo incontreremo o come una fonte di vita o come un lago di fuoco. 6. Il Signore dice a Isaia: &amp;quot;Io sono l'alto e l'eccelso e il mio nome è Santo&amp;quot; (57:15). Egli è santo. Egli è al di sopra e separato da tutto ciò che è normale e ordinario perché ha un valore straordinario. Il valore delle monete, dei francobolli e dei diamanti è direttamente proporzionale alla loro rarità. Se sono un pezzo unico li separiamo dal resto delle monete, dei francobolli e dei diamanti comuni e li mettiamo in qualche luogo a parte. Quindi Dio risiede in un luogo infinitamente al di sopra del nostro mondo ordinario. E la meraviglia del vangelo è che in Cristo il Signore viene vicino ad abitare con i santi umili e repressi. 7. Infine Dio proclama nuovamente sul Monte Sinai: &amp;quot;Non adorerai altro dio, perché il Signore, il cui nome è Geloso, è un Dio geloso&amp;quot; (Esodo 34:14). Dio ci ha creati perché lo amassimo e ne godessimo e prova una sacra indignazione quando i nostri cuori vengono attratti da maggior amore e godimento per altre cose. Quindi la piccola punta dell'iceberg che abbiamo visto durante queste sette settimane è tuttavia di grande importanza. Il nostro Dio esiste da sempre, è libero, è onnipotente, è misericordioso, è l'inizio e la fine di ogni persona che mai avrà vita, è santo ed è geloso per il nostro amore esclusivo. Quello è il suo nome. Chiedere a Dio di fare ciò che egli già vuole fare Ora nel Padrenostro Gesù ci insegna che la prima priorità della preghiera è chiedere che il nome del nostro Padre celeste venga santificato. &amp;quot;Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome.&amp;quot; Si noti che questa è una domanda o una richiesta. Non è un'affermazione (come per anni ho pensato che fosse). È una richiesta a Dio perché provveda affinché il suo nome venga santificato. È simile a un altro passo missionario in Matteo 9:38, dove Gesù ci dice di pregare affinché il Dio della messe mandi operai alla sua messe. Non smette mai di stupirmi il fatto che dovremmo essere incaricati noi, gli operai, di chiedere al proprietario della fattoria, che conosce il raccolto meglio di noi, di aumentare il numero dei braccianti. Ma non è la stessa cosa che abbiamo qui nel Padrenostro — Gesù che ci dice di chiedere a Dio, che è infinitamente geloso per l'onore al suo nome, di provvedere affinché il suo nome venga santificato? Bene, ci può sorprendere ma così è. E ci insegna due cose. Da questa richiesta sorprendente provengono due insegnamenti Uno è che la preghiera non induce Dio a compiere cose che non ha intenzione di fare. Ha tutte le intenzioni di far sì che il suo nome venga santificato. Niente viene prima nella lista delle priorità di Dio. L'altro è il fatto che la preghiera è il mezzo col quale Dio allinea le nostre priorità con le sue. Dio è disposto a fare grandi cose in conseguenza delle nostre preghiere quando le nostre preghiere sono la conseguenza delle sue grandi intenzioni. Allineate il vostro cuore alla gelosia di Dio per la santificazione del suo nome e la vostra preghiera avrà grande effetto. Lasciate che la vostra prima preghiera e quella che tutto determina sia per la santificazione del nome di Dio, e le vostre preghiere si collegheranno alla potenza della gelosia di Dio. 2. Cosa significa santificare il suo nome? Ma adesso dobbiamo porre una domanda: Cosa significa il termine &amp;quot;santificare&amp;quot;? Cosa stiamo chiedendo a Dio di fare quando gli chiediamo di provvedere affinché il suo nome sia santificato? Trattare Dio come santo Il termine &amp;quot;santificare&amp;quot; significa consacrare. Lo stesso termine greco ha dato origine a entrambi i vocaboli. Gesù ci dice di pregare: &amp;quot;Sia santificato il tuo nome&amp;quot;. Santificare può significare fare santo oppure trattare come santo. Quando Dio ci santifica vuol dire che ci rende santi. Ma quando noi santifichiamo Dio significa che noi trattiamo lui come santo. Quindi Gesù ci sta insegnando a pregare affinché Dio faccia in modo che il suo nome venga trattato come santo. E la nostra domanda diventa: cosa significa trattare Dio come santo? Cosa stiamo chiedendo a Dio di fare quando noi preghiamo affinché faccia in modo che il suo nome sia trattato come santo? Quattro passi che parlano del trattare Dio come santo Per dare una risposta a questa domanda ho trovato quattro altri punti nella Sacre Scritture dove la parola &amp;quot;santificare&amp;quot; o &amp;quot;consacrare&amp;quot; oppure &amp;quot;trattare come santo&amp;quot; viene usata in relazione con Dio. Ciascuna di esse ci dà un'idea di cosa significhi santificare il nome di Dio. 1. Numeri 20:12 Numeri 20:12. Durante le peregrinazioni del popolo di Israele nel deserto ci fu un momento in cui rimasero senz'acqua. E il popolo si lamentava verso Mosè. Ma Dio dice a Mosè di rivolgersi alla roccia e di farne scaturire acqua per il popolo. Tuttavia lo spirito di Mosè è amareggiato ed egli parla in modo impulsivo colpendo per due volte la roccia con il suo bastone. L'acqua sgorga ma con essa giungono anche le parole pungenti di Dio verso Mosè: &amp;quot;Poiché non avete creduto in me, in modo da santificarmi (o consacrarmi) agli occhi degli Israeliti, voi non introdurrete questa assemblea nella terra che io le ho assegnato&amp;quot;. Si notino le parole: &amp;quot;Non avete creduto in me, in modo da santificarmi (o consacrarmi)&amp;quot;. Queste parole ci danno la nostra prima risposta alla domanda, cioè cosa significhi santificare o consacrare il nome di Dio. Significa credere in lui. Il primo modo di trattare Dio come santo è credere a quello che dice. Invece di manifestare una pacifica fiducia nel potere di Dio di rispondere a una semplice parola, Mosè si è risentito e ha agito d'impulso. Dio non è santificato quando non abbiamo uno spirito di fiducia consolidata e di pace nella sua parola. Giovanni ha detto: &amp;quot;Colui che non crede in Dio lo ha fatto bugiardo&amp;quot; (1 John 5:10). Quando si rende qualcuno bugiardo si profana il suo nome. Questo è l'opposto rispetto al trattare tale persona come santa. Non avere fiducia in Dio è l'esatto opposto di santificare il suo nome. Quindi, la prima cosa che intendiamo quando noi preghiamo perché Dio provveda affinché il suo nome venga santificato è che egli faccia in modo che il popolo creda in lui. &amp;quot;Sia santificato il tuo nome&amp;quot; significa &amp;quot;Si creda alla tua parola&amp;quot;. 2. Isaia 8:12–13 Una secondo passo che spiega il significato del santificare il nome di Dio è quello di Isaia 8:12-13 (cfr. 1 Pietro 3:14–15). Dio parla a Isaia e lo ammonisce di non essere come gli Israeliti. &amp;quot;Non chiamate cospirazione tutto ciò che questo popolo chiama cospirazione, e non temete ciò che temono costoro, e non vi spaventate. Ma il Signore degli eserciti, sia lui che considerate santo (o santificato); sia lui che temete, sia lui che vi spaventa.&amp;quot; Come santifichiamo Dio secondo questo testo? Lo santifichiamo non temendo ciò che temono gli uomini ma temendo Dio. In maniera molto pratica significa che quando Dio ci comanda di prendere posizione nei suoi confronti in una situazione avversa, noi abbiamo più timore di dispiacere a Dio di quanto temiamo l'ostilità da parte degli uomini. Non abbiate timore di perdere la vostra casa o vostra moglie o i vostri figli o il vostro conto in banca o il vostro prestigio! Temete piuttosto l'eventualità di dire no a Dio. Quando gli ubbidite, egli vi ricompenserà per tutte le vostre perdite terrene. Ma quando vi ponete in una posizione opposta alla sua volontà nessuno potrà compensare le eterne conseguenze di tale comportamento. Quindi quando preghiamo: &amp;quot;Sia santificato il tuo nome&amp;quot;, intendiamo dire: &amp;quot;Padre, fa sì che temiamo il tuo nome&amp;quot;. O, in maniera più completa: &amp;quot;Padre fa sì che il popolo abbia di te una visione così elevata che sia ben più spaventoso perdere la tua approvazione piuttosto che perdere qualsiasi altra cosa il mondo possa offrire&amp;quot;. 3. Levitico 22:31–32 Il terzo passo che chiarisce il significato della santificazione del nome di Dio è il Levitico 22:31-32. &amp;quot;Osservate dunque i miei comandamenti e metteteli in pratica: io sono il Signore. E non profanate il mio santo nome, ma io sia santificato in mezzo al popolo d’Israele; io sono il Signore che vi santifica&amp;quot;. Noi santifichiamo il nome di Dio quando osserviamo i suoi comandamenti. Noi profaniamo il nome di Dio quando trasgrediamo i suoi comandamenti. Quindi quando preghiamo: &amp;quot;Padre, fa che sia santificato il tuo nome&amp;quot;, intendiamo dire: &amp;quot;Padre, fa che ubbidiamo ai tuoi comandamenti&amp;quot;. &amp;quot;Sia santificato il tuo nome&amp;quot; significa &amp;quot;Siano osservati i tuoi comandamenti&amp;quot;. 4. Levitico 10:3 Un ultimo passo che illustra il significato della santificazione del nome di Dio è il Levitico 10:3. «Mosè disse ad Aronne: &amp;quot;Di questo il Signore ha parlato quando ha detto: A chi si avvicina a me mi mostrerò santo e davanti a tutto il popolo sarò glorificato&amp;quot;». Questo testo sembra dire: il fatto che Dio si mostri come santo e che venga glorificato sono in pratica la medesima cosa. Quindi quando preghiamo: &amp;quot;Sia santificato il tuo nome&amp;quot;, intendiamo anche anche dire: &amp;quot;Sia glorificato il tuo nome&amp;quot;. Riassumiamo quanto abbiamo visto fino a questo punto. &amp;quot;Sia santificato il tuo nome&amp;quot; è una richiesta, non un'affermazione. Non stiamo dicendo: &amp;quot;Signore, il tuo nome è santificato!&amp;quot;. Stiamo dicendo: &amp;quot;Signore, fa sì che il tuo nome venga santificato!&amp;quot;. Vale a dire, fa in modo che la tua parola sia creduta, che si tema di compiere ciò che è causa di tuo dispiacere, che i tuoi comandamenti siano osservati e fa sì che tu stesso sia glorificato. Santifichiamo il nome di Dio quando abbiamo fiducia in lui, lo adoriamo, ubbidiamo a lui e lo glorifichiamo. 3. Per chi preghiamo? Quindi rimane il grande interrogativo: Per chi stiamo pregando quando diciamo &amp;quot;Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome&amp;quot;? Il cuore di chi stiamo chiedendo a Dio di cambiare quando preghiamo dicendo: &amp;quot;Padre, fa in modo che il loro cuore creda in te e abbia di te timore e ti obbedisca e ti glorifichi&amp;quot;? Se cerchiamo un'indicazione dalle due richieste che seguono nel Padrenostro, credo riceveremo due risposte. Noi stessi e le genti della terra che non sono state ancora raggiunte dal messaggio evangelico Una delle risposte è che stiamo pregando per noi stessi. L'altra è che stiamo pregando affinché il vangelo sia diffuso a tutte le genti della terra che non ne sono state ancora raggiunte. Dopo averci insegnato a pregare che il nome di Dio sia santificato, Gesù ci insegna a pregare: &amp;quot;Venga il regno di Dio, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra&amp;quot;. Ciascuna di queste richieste ha una dimensione personale e universale. La dimensione personale Per esempio in Matteo 6:33 Gesù ci comanda di cercare prima il regno di Dio piuttosto che cercare il cibo e gli indumenti. In altre parole dobbiamo cercare di far sì che Dio sia il Sovrano e il Re della nostra vita adesso. Il suo regno è una realtà presente ovunque governi come Re. (Vedere Matteo 12:28.) Quindi quando preghiamo dicendo: &amp;quot;Padre, venga il tuo regno&amp;quot;, noi dovremmo intendere: &amp;quot;Padre, sii il sovrano della mia vita. Sii il mio re. Ottieni la vittoria sulle mie ansie per le necessità della vita&amp;quot;. Questa è la dimensione personale della venuta del suo regno. La dimensione universale Ma altrettanto importante quanto la dimensione personale è quella universale. Gesù durante l'Ultima Cena disse ai suoi discepoli (Luca 22:18): &amp;quot;Da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non venga il regno di Dio&amp;quot;. In altre parole la venuta del regno non è soltanto un'esperienza spirituale presente ma anche un evento storico futuro. Si fa riferimento al momento in cui il Re verrà nella gloria con i suoi angeli tra fiamme di fuoco e riunirà i suoi eletti dai quattro venti e stabilirà il suo regno sulla terra. Gesù ne ha dato una descrizione in Matteo 13:41-43: &amp;quot;Il Figlio dell'Uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro&amp;quot;. Quindi quando preghiamo: &amp;quot;Venga il tuo regno&amp;quot;, noi stiamo chiedendo a Dio di portare la storia alla conclusione e di stabilire il suo regno sulla terra. E chi farà parte di questo regno? Prestate attenzione a quanto accenna in proposito Giovanni nell'Apocalisse 5:9-10: &amp;quot;Tu sei degno (Signore Gesù) di prendere il libro e di aprirne i sigilli, perché sei stato immolato e hai riscattato per Dio con il tuo sangue uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione, e ne hai fatto per il nostro Dio un regno e dei sacerdoti; e regneranno sulla terra&amp;quot;. Quando verrà il regno per il quale preghiamo nel Padrenostro esso sarà composto dal popolo che è stato riscattato e redento da Cristo e appartenente a tutte le tribù e lingue e genti e nazioni della terra. Quindi quando preghiamo: &amp;quot;Venga il tuo regno&amp;quot;, noi preghiamo affinché Dio stenda il suo braccio potente per portare a termine lo scopo delle missioni nel mondo — vale a dire la riunione di tutti i redenti che appartengono a ogni tribù e lingua e popolo e nazione della terra. Appare così chiara la risposta alla domanda: «Per chi preghiamo quando diciamo &amp;quot;Sia santificato il tuo nome&amp;quot;». Non preghiamo soltanto per noi stessi ma anche per le tribù e lingue e popoli e nazioni del mondo che non sono state ancora raggiunte dal messaggio evangelico. Il fine di Dio è essere santificato: creduto e temuto e ubbidito e glorificato da coloro che sono stati riscattati tra tutti i popoli della terra. &amp;quot;Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra&amp;quot; La stessa cosa compare quando ci concentriamo sulla terza richiesta del Padrenostro: &amp;quot;Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra&amp;quot;. A livello personale ciò deve significare: &amp;quot;Padre, ti supplico di fare in modo che io ubbidisca alla tua volontà come lo fanno gli angeli del cielo. (Salmi 103:21: &amp;quot;Benedite il Signore, voi sue schiere, suoi ministri che fate la sua volontà!&amp;quot;). Aiutami a fare la tua volontà alla perfezione e a compierla con il loro stesso fervore e la loro stessa devozione assoluta. Fa che la mia ubbidienza sia un'ubbidienza celeste&amp;quot;. Ma a livello universale il significato è ben più ampio. In cielo non c'è altro che ubbidienza alla volontà di Dio. Perciò quando preghiamo: &amp;quot;Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra&amp;quot;, noi preghiamo che la terra sia piena soltanto di persone che fanno la volontà di Dio come lo fanno gli angeli del cielo. In altre parole noi preghiamo affinché giunga il suo regno. Noi preghiamo affinché la terra sia piena della conoscenza della gloria del Signore come le acque ricoprono il mare (Abacuc 2:14). Noi preghiamo affinché la causa delle missioni nel mondo sia così prospera nel nostro tempo che tutti i riscattati di ogni tribù e lingua e popolo e nazione siano raggiunti e riuniti insieme e venga il Re. Per chi stiamo pregando quando diciamo: &amp;quot;Sia santificato il tuo nome&amp;quot;? Per le genti della terra che ancora non sono state raggiunte dalla sua parola e per noi stessi perché Dio si serva di noi per raggiungerle. Tre conseguenze Concluderò parlando di tre brevi implicazioni che ci riguardano. 1. Fate della massima priorità di Dio la vostra massima priorità Per prima cosa, visto che le prime tre richieste del Padrenostro ci danno la priorità del cuore di Cristo noi dobbiamo imparare che la priorità massima di Dio è la santificazione del suo nome su tutta la terra. Se è questa la priorità massima di Dio deve essere la nostra massima priorità — cioè che Dio sia creduto e temuto, e a lui ubbidiscano e lo glorifichino da un popolo di riscattati appartenenti a ogni tribù e lingua e gente e nazione. Otterremo la realizzazione della nostra completa beatitudine in Dio quando il suo nome sarà santificato su tutta la terra. 2. Pregate perché quelle priorità si realizzino In secondo luogo noi sappiamo che la preghiera è la radice del vero avanzamento della missione. Gesù ci insegna le sue priorità in forma di preghiera perché intende che noi preghiamo per la realizzazione di quelle priorità. Se il regno di Dio giunge nell'arco della nostra vita sarà perché la chiesa di Gesù Cristo nel mondo intero ha cominciato a prendere sul serio il Padrenostro. Sarà perché abbiamo riconosciuto che le preghiere &amp;quot;Sia santificato il tuo nome&amp;quot; e &amp;quot;Manda operai per il raccolto&amp;quot; sono la medesima preghiera e sono il diretto comando di Nostro Signore Gesù. Se “90 entro il 1990” diventerà una realtà a Betlemme sarà grazie al supporto di un movimento di preghiera coordinato la cui caratteristica è &amp;quot;Sia santificato il tuo nome su tutta la terra!&amp;quot; 3. Cercate di fare in modo che questa preghiera abbia una risposta nella vostra vita L'implicazione finale emerge quando noi consideriamo il fatto che l'evangelizzazione del mondo non è stata ancora compiuta. Il fine di Dio di chiamare un popolo riscattato di ogni tribù e lingua e popolo e nazione non si è ancora realizzato. Il prossimo venerdì e la prossima domenica Ralph Winter sarà con noi per parlarci dell’inizio del periodo finale dell'evangelizzazione nel mondo. Parla in termini di 17.000 gruppi di persone nel mondo che non sono ancora state raggiunte dal messaggio evangelico. Questi sono gruppi così diversificati per cultura che non possono essere raggiunti tramite un'evangelizzazione tra vicini prossimi e devono essere raggiunti tramite missionari interculturali. Ma supponiamo che siate molto scettici riguardo a questi numeri. Prendete solo in considerazione le statistiche più conservatrici della World Christian Encyclopedia del 1980. Dice che esistono 432 principali gruppi etno-linguistici nel mondo. Di questi 81 (19%) hanno popolazioni in cui meno dell'1% sostiene di avere una qualche forma di associazione con la cristianità. Questi 81 gruppi costituiscono 1,7 miliardi di persone — circa un terzo della popolazione mondiale. Di questi 81 gruppi 43 sono elencati nell'enciclopedia come aventi lo 0,00% di cristiani. Parlano 220 lingue, delle quali solo 54 hanno parte delle Sacre Scritture in forma scritta. Quindi anche se consideriamo il mondo in termini di 432 grandi gruppi etno-linguistici invece di 20.000 gruppi di persone, il mandato di nostro Signore e il fine della sua preghiera non sono ancora completi. Questo è l'incarico che ne traggo per la nostra chiesa. Se aspiriamo ad essere ubbidienti al Signore dobbiamo cercare di fare in modo che la sua preghiera trovi una risposta nella nostra vita personale. Dobbiamo santificare il suo nome in maniera più profonda. Dobbiamo credere e temere e ubbidire e glorificare il suo nome con intensità nuova. Dobbiamo essere disposti noi stessi ad andare ovunque ci possa condurre. Dobbiamo semplificare la nostra vita per avere più tempo e denaro a disposizione per gli ultimi decenni dello sforzo bellico. Dobbiamo operare per rendere Betlemme un campo di addestramento e una base di operazioni e centro di reclutamento. E dobbiamo essere così attratti dall'amore e dalla maestà di Dio che nessuna gioia sia più forte dentro di noi rispetto a quella di considerare qualsiasi cosa come una perdita per amore di Cristo.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Steffmahr</name></author>	</entry>

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		<id>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Sia_Santificato_il_Tuo_Nome:_Su_Tutta_la_Terra</id>
		<title>Sia Santificato il Tuo Nome: Su Tutta la Terra</title>
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				<updated>2012-03-08T00:46:31Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Steffmahr: Creata pagina con '{{Info|Hallowed Be Thy Name: In All the Earth}}  Matteo 6:5-15  &amp;quot;E quando pregate, non siate come gli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e agli angoli delle ...'&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{Info|Hallowed Be Thy Name: In All the Earth}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Matteo 6:5-15 &lt;br /&gt;
&amp;quot;E quando pregate, non siate come gli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e agli angoli delle strade, per essere visti dagli uomini. In verità, vi dico, essi hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.&lt;br /&gt;
&amp;quot;Pregando poi, non sprecate parole come fanno i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate. Pregate dunque così: &lt;br /&gt;
&amp;quot;Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome.&lt;br /&gt;
Venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà,&lt;br /&gt;
Come in cielo così in terra.&lt;br /&gt;
Dacci oggi il nostro pane quotidiano;&lt;br /&gt;
E rimetti a noi i nostri debiti,&lt;br /&gt;
Come noi li rimettiamo ai nostri debitori;&lt;br /&gt;
E non ci indurre in tentazione,&lt;br /&gt;
Ma liberaci dal male. &lt;br /&gt;
&amp;quot;Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini le loro colpe, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.&amp;quot;&lt;br /&gt;
Sette settimane fa abbiamo iniziato una serie di considerazioni sui nomi di Dio. È stata ispirata dal Salmo 9:10, &amp;quot;Quelli che conoscono il tuo nome confideranno in te.&amp;quot; Meglio conosciamo il nome di Dio, più confideremo in lui. E più confidiamo in lui più rischi correremo per amore della sua gloria. E più rischi siamo disposti a correre per amore della sua gloria più avremo coraggio nel dare la nostra testimonianza, meno dipendenti saremo dalle nostre comodità materiali e più saremo pronti a farci avanti per il servizio attivo sulle linee di frontiera. &lt;br /&gt;
Un ampio preludio alla Settimana di Missioni &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La serie è stata quindi un vero ampio preludio alla Settimana di Missioni. Sono convinto che un grande movimento missionario avrà inizio non con un nuovo punto focale sul mondo ma con una nuova visione di Dio — e quindi del mondo. Quando parlammo a David e Faith Jaeger in Liberia la sera dello scorso mercoledì, David fece risuonare questa nota in maniera forte e chiara. &lt;br /&gt;
Disse che cosa ben più importante per il lavoro del missionario rispetto a qualsiasi altra preparazione è avere fiducia nella sovranità di Dio. Lesse Giovanni 6:37 e 44 come grandi testi missionari carichi di speranza: &amp;quot;Tutto ciò che il Padre mi dà verrà a me; e colui che viene a me io non lo caccerò affatto fuori. . . Nessuno può venire a me, se il Padre che mi ha mandato non lo attira.&amp;quot; La chiave per un nuovo movimento missionario alla BBC, nella nostra Conferenza, e nel mondo intero è una nuova visione della maestà e della sovranità di Dio e della sua intenzione di radunare attorno a sé un popolo che è stato riscattato da ogni tribù e lingua e nazione. &lt;br /&gt;
Il Padrenostro e il nome di Dio &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il testo di questa mattina è il notissimo: &amp;quot;Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome.&amp;quot; &lt;br /&gt;
1. Per prima cosa esamineremo cosa sia questo nome che noi dobbiamo santificare. &lt;br /&gt;
2. Poi cercheremo di capire che cosa significhi santificare quel nome. &lt;br /&gt;
3. E infine porremo questa domanda: &amp;quot;Per chi stiamo pregando quando pronunciamo queste parole?&amp;quot;&lt;br /&gt;
1. Qual è il suo nome?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi piace pensare alla rivelazione biblica di Dio come alla punta di un iceberg che galleggia in un oceano di misteri. Il 90% della maestà di Dio giace sotto la superficie della rivelazione. E la punta dell'iceberg rivelata nelle Sacre Scritture è così elevata da estendersi tra le nuvole, lontano da nostri occhi e al di là di ogni capacità umana di comprenderla pienamente. Solo un decimo del suo carattere ci viene dato in questo tempo perché possiamo contemplarlo e persino questo è così grande che non riusciremo mai a esaurirne la ricchezza. &lt;br /&gt;
Sette brevi impressioni sul nome di Dio &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi vi prego di non pensare che in questi sette messaggi io abbia preteso di scalare tutte le punte dell'iceberg. Ci sono ampi spazi ancora da esplorare. Ma qui in sintesi ci sono i sette brevi sguardi che abbiamo gettato sul nome di Dio nell'arco delle scorse sette settimane. &lt;br /&gt;
1. Dio disse a Mosè: &amp;quot;IO SONO QUELLO CHE SONO. Dirai agli Israeliti: IO-SONO mi ha mandato a voi&amp;quot; (Esodo 3:14). La cosa essenziale che si può dire di Dio è che egli esiste. E ciò che sorprende maggiormente la nostra immaginazione è il fatto che non abbia mai avuto un inizio. Semplicemente esiste — da tutta l'eternità. &lt;br /&gt;
2. Dio disse di nuovo a Mosè: &amp;quot;Proclamerò davanti a te il mio nome: Farò grazia a chi vorrò far grazia e avrò misericordia di chi vorrò aver misericordia&amp;quot; (Esodo 33:19). Al centro del nome di Dio sta la realtà della sua libertà sovrana. Compie le sue scelte basandosi sulla propria infinita saggezza. Lui soltanto in tutto l'universo agisce con autodeterminazione. &lt;br /&gt;
3. Dio disse di nuovo a Mosè: &amp;quot;Sono apparso ad Abramo, a Isacco, a Giacobbe come DIO ONNIPOTENTE&amp;quot; (Esodo 6:3). Non solo Dio esiste in libertà sovrana, egli è potenza infinita tanto da non poter essere contrastato in alcuna delle sue libere scelte. L'onnipotenza è la garanzia della sua fedeltà. &lt;br /&gt;
4. Quando Dio apparve per la seconda volta sul Monte Sinai, la prima cosa che fece fu annunciare il suo nome: &amp;quot;Il SIGNORE, il SIGNORE, un Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di immutabile amore e di fedeltà, che conserva il suo amore per mille generazioni, perdonando iniquità, trasgressione e peccato&amp;quot; (Esodo 34:6-7). Così sul Monte Sinai veniamo a sapere che l'esistenza, la libertà e l'onnipotenza di Dio sono a servizio della sua misericordia e del suo amore. &lt;br /&gt;
5. Nel libro dell’Apocalisse (21:6) Dio dice a Giovanni : &amp;quot;Tutto è compiuto! Io sono l'Alfa e l'Omega, l'inizio e la fine.&amp;quot; Ogni essere umano, grande o piccolo, ha avuto inizio in Dio ma, cosa ben più importante, in Dio avrà la sua fine. Dio è l'Omega di ciascuno. Noi tutti lo incontreremo o come una fonte di vita o come un lago di fuoco. &lt;br /&gt;
6. Il Signore dice a Isaia: &amp;quot;Io sono l'alto e l'eccelso e il mio nome è Santo&amp;quot; (57:15). Egli è santo. Egli è al di sopra e separato da tutto ciò che è normale e ordinario perché ha un valore straordinario. Il valore delle monete, dei francobolli e dei diamanti è direttamente proporzionale alla loro rarità. Se sono un pezzo unico li separiamo dal resto delle monete, dei francobolli e dei diamanti comuni e li mettiamo in qualche luogo a parte. Quindi Dio risiede in un luogo infinitamente al di sopra del nostro mondo ordinario. E la meraviglia del vangelo è che in Cristo il Signore viene vicino ad abitare con i santi umili e repressi. &lt;br /&gt;
7. Infine Dio proclama nuovamente sul Monte Sinai: &amp;quot;Non adorerai altro dio, perché il Signore, il cui nome è Geloso, è un Dio geloso&amp;quot; (Esodo 34:14). Dio ci ha creati perché lo amassimo e ne godessimo e prova una sacra indignazione quando i nostri cuori vengono attratti da maggior amore e godimento per altre cose. &lt;br /&gt;
Quindi la piccola punta dell'iceberg che abbiamo visto durante queste sette settimane è tuttavia di grande importanza. Il nostro Dio esiste da sempre, è libero, è onnipotente, è misericordioso, è l'inizio e la fine di ogni persona che mai avrà vita, è santo ed è geloso per il nostro amore esclusivo. Quello è il suo nome. &lt;br /&gt;
Chiedere a Dio di fare ciò che egli già vuole fare &lt;br /&gt;
Ora nel Padrenostro Gesù ci insegna che la prima priorità della preghiera è chiedere che il nome del nostro Padre celeste venga santificato. &amp;quot;Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome.&amp;quot; Si noti che questa è una domanda o una richiesta. Non è un'affermazione (come per anni ho pensato che fosse). È una richiesta a Dio perché provveda affinché il suo nome venga santificato. &lt;br /&gt;
È simile a un altro passo missionario in Matteo 9:38, dove Gesù ci dice di pregare affinché il Dio della messe mandi operai alla sua messe. Non smette mai di stupirmi il fatto che dovremmo essere incaricati noi, gli operai, di chiedere al proprietario della fattoria, che conosce il raccolto meglio di noi, di aumentare il numero dei braccianti. Ma non è la stessa cosa che abbiamo qui nel Padrenostro — Gesù che ci dice di chiedere a Dio, che è infinitamente geloso per l'onore al suo nome, di provvedere affinché il suo nome venga santificato? Bene, ci può sorprendere ma così è. E ci insegna due cose. &lt;br /&gt;
Da questa richiesta sorprendente provengono due insegnamenti &lt;br /&gt;
Uno è che la preghiera non induce Dio a compiere cose che non ha intenzione di fare. Ha tutte le intenzioni di far sì che il suo nome venga santificato. Niente viene prima nella lista delle priorità di Dio. &lt;br /&gt;
L'altro è il fatto che la preghiera è il mezzo col quale Dio allinea le nostre priorità con le sue. Dio è disposto a fare grandi cose in conseguenza delle nostre preghiere quando le nostre preghiere sono la conseguenza delle sue grandi intenzioni. Allineate il vostro cuore alla gelosia di Dio per la santificazione del suo nome e la vostra preghiera avrà grande effetto. Lasciate che la vostra prima preghiera e quella che tutto determina sia per la santificazione del nome di Dio, e le vostre preghiere si collegheranno alla potenza della gelosia di Dio. &lt;br /&gt;
2. Cosa significa santificare il suo nome?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma adesso dobbiamo porre una domanda: Cosa significa il termine &amp;quot;santificare&amp;quot;? Cosa stiamo chiedendo a Dio di fare quando gli chiediamo di provvedere affinché il suo nome sia santificato? &lt;br /&gt;
Trattare Dio come santo &lt;br /&gt;
Il termine &amp;quot;santificare&amp;quot; significa consacrare. Lo stesso termine greco ha dato origine a entrambi i vocaboli. Gesù ci dice di pregare: &amp;quot;Sia santificato il tuo nome&amp;quot;. Santificare può significare fare santo oppure trattare come santo. Quando Dio ci santifica vuol dire che ci rende santi. Ma quando noi santifichiamo Dio significa che noi trattiamo lui come santo. &lt;br /&gt;
Quindi Gesù ci sta insegnando a pregare affinché Dio faccia in modo che il suo nome venga trattato come santo. E la nostra domanda diventa: cosa significa trattare Dio come santo? Cosa stiamo chiedendo a Dio di fare quando noi preghiamo affinché faccia in modo che il suo nome sia trattato come santo? &lt;br /&gt;
Quattro passi che parlano del trattare Dio come santo &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
 Per dare una risposta a questa domanda ho trovato quattro altri punti nella Sacre Scritture dove la parola &amp;quot;santificare&amp;quot; o &amp;quot;consacrare&amp;quot; oppure &amp;quot;trattare come santo&amp;quot; viene usata in relazione con Dio. Ciascuna di esse ci dà un'idea di cosa significhi santificare il nome di Dio. &lt;br /&gt;
1. Numeri 20:12 &lt;br /&gt;
Numeri 20:12. Durante le peregrinazioni del popolo di Israele nel deserto ci fu un momento in cui rimasero senz'acqua. E il popolo si lamentava verso Mosè. Ma Dio dice a Mosè di rivolgersi alla roccia e di farne scaturire acqua per il popolo. Tuttavia lo spirito di Mosè è amareggiato ed egli parla in modo impulsivo colpendo per due volte la roccia con il suo bastone. &lt;br /&gt;
L'acqua sgorga ma con essa giungono anche le parole pungenti di Dio verso Mosè: &amp;quot;Poiché non avete creduto in me, in modo da santificarmi (o consacrarmi) agli occhi degli Israeliti, voi non introdurrete questa assemblea nella terra che io le ho assegnato&amp;quot;. &lt;br /&gt;
Si notino le parole: &amp;quot;Non avete creduto in me, in modo da santificarmi (o consacrarmi)&amp;quot;. Queste parole ci danno la nostra prima risposta alla domanda, cioè cosa significhi santificare o consacrare il nome di Dio. Significa credere in lui. Il primo modo di trattare Dio come santo è credere a quello che dice. Invece di manifestare una pacifica fiducia nel potere di Dio di rispondere a una semplice parola, Mosè si è risentito e ha agito d'impulso. Dio non è santificato quando non abbiamo uno spirito di fiducia consolidata e di pace nella sua parola. &lt;br /&gt;
Giovanni ha detto: &amp;quot;Colui che non crede in Dio lo ha fatto bugiardo&amp;quot; (1 John 5:10). Quando si rende qualcuno bugiardo si profana il suo nome. Questo è l'opposto rispetto al trattare tale persona come santa. Non avere fiducia in Dio è l'esatto opposto di santificare il suo nome. Quindi, la prima cosa che intendiamo quando noi preghiamo perché Dio provveda affinché il suo nome venga santificato è che egli faccia in modo che il popolo creda in lui.  &amp;quot;Sia santificato il tuo nome&amp;quot; significa &amp;quot;Si creda alla tua parola&amp;quot;. &lt;br /&gt;
2. Isaia 8:12–13 &lt;br /&gt;
Una secondo passo che spiega il significato del santificare il nome di Dio è quello di Isaia 8:12-13 (cfr. 1 Pietro 3:14–15). Dio parla a Isaia e lo ammonisce di non essere come gli Israeliti. &amp;quot;Non chiamate cospirazione tutto ciò che questo popolo chiama cospirazione, e non temete ciò che temono costoro, e non vi spaventate. Ma il Signore degli eserciti, sia lui che considerate santo (o santificato); sia lui che temete, sia lui che vi spaventa.&amp;quot;&lt;br /&gt;
Come santifichiamo Dio secondo questo testo? Lo santifichiamo non temendo ciò che temono gli uomini ma temendo Dio. In maniera molto pratica significa che quando Dio ci comanda di prendere posizione nei suoi confronti in una situazione avversa, noi abbiamo più timore di dispiacere a Dio di quanto temiamo l'ostilità da parte degli uomini.&lt;br /&gt;
Non abbiate timore di perdere la vostra casa o vostra moglie o i vostri figli o il vostro conto in banca o il vostro prestigio! Temete piuttosto l'eventualità di dire no a Dio. Quando gli ubbidite, egli vi ricompenserà per tutte le vostre perdite terrene. Ma quando vi ponete in una posizione opposta alla sua volontà nessuno potrà compensare le eterne conseguenze di tale comportamento.&lt;br /&gt;
Quindi quando preghiamo: &amp;quot;Sia santificato il tuo nome&amp;quot;, intendiamo dire: &amp;quot;Padre, fa sì che temiamo il tuo nome&amp;quot;. O, in maniera più completa: &amp;quot;Padre fa sì che il popolo abbia di te una visione così elevata che sia ben più spaventoso perdere la tua approvazione piuttosto che perdere qualsiasi altra cosa il mondo possa offrire&amp;quot;.&lt;br /&gt;
3. Levitico 22:31–32 &lt;br /&gt;
Il terzo passo che chiarisce il significato della santificazione del nome di Dio è il Levitico 22:31-32. &amp;quot;Osservate dunque i miei comandamenti e metteteli in pratica: io sono il Signore. E non profanate il mio santo nome, ma io sia santificato in mezzo al popolo d’Israele; io sono il Signore che vi santifica&amp;quot;.&lt;br /&gt;
Noi santifichiamo il nome di Dio quando osserviamo i suoi comandamenti. Noi profaniamo il nome di Dio quando trasgrediamo i suoi comandamenti. Quindi quando preghiamo: &amp;quot;Padre, fa che sia santificato il tuo nome&amp;quot;, intendiamo dire: &amp;quot;Padre, fa che ubbidiamo ai tuoi comandamenti&amp;quot;. &amp;quot;Sia santificato il tuo nome&amp;quot; significa &amp;quot;Siano osservati i tuoi comandamenti&amp;quot;.&lt;br /&gt;
4. Levitico 10:3 &lt;br /&gt;
Un ultimo passo che illustra il significato della santificazione del nome di Dio è il Levitico 10:3. «Mosè disse ad Aronne: &amp;quot;Di questo il Signore ha parlato quando ha detto: A chi si avvicina a me mi mostrerò santo e davanti a tutto il popolo sarò glorificato&amp;quot;».&lt;br /&gt;
Questo testo sembra dire: il fatto che Dio si mostri come santo e che venga glorificato sono in pratica la medesima cosa. Quindi quando preghiamo: &amp;quot;Sia santificato il tuo nome&amp;quot;, intendiamo anche anche dire: &amp;quot;Sia glorificato il tuo nome&amp;quot;.&lt;br /&gt;
Riassumiamo quanto abbiamo visto fino a questo punto. &amp;quot;Sia santificato il tuo nome&amp;quot; è una richiesta, non un'affermazione. Non stiamo dicendo: &amp;quot;Signore, il tuo nome è santificato!&amp;quot;. Stiamo dicendo: &amp;quot;Signore, fa sì che il tuo nome venga santificato!&amp;quot;. Vale a dire, fa in modo che la tua parola sia creduta, che si tema di compiere ciò che è causa di tuo dispiacere, che i tuoi comandamenti siano osservati e fa sì che tu stesso sia glorificato. Santifichiamo il nome di Dio quando abbiamo fiducia in lui, lo adoriamo, ubbidiamo a lui e lo glorifichiamo. &lt;br /&gt;
3. Per chi preghiamo?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi rimane il grande interrogativo: Per chi stiamo pregando quando diciamo &amp;quot;Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome&amp;quot;? Il cuore di chi stiamo chiedendo a Dio di cambiare quando preghiamo dicendo: &amp;quot;Padre, fa in modo che il loro cuore creda in te e abbia di te timore e ti obbedisca e ti glorifichi&amp;quot;? Se cerchiamo un'indicazione dalle due richieste che seguono nel Padrenostro, credo riceveremo due risposte. &lt;br /&gt;
Noi stessi e le genti della terra che non sono state ancora raggiunte dal messaggio evangelico&lt;br /&gt;
Una delle risposte è che stiamo pregando per noi stessi. L'altra è che stiamo pregando affinché il vangelo sia diffuso a tutte le genti della terra che non ne sono state ancora raggiunte. &lt;br /&gt;
Dopo averci insegnato a pregare che il nome di Dio sia santificato, Gesù ci insegna a pregare: &amp;quot;Venga il regno di Dio, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra&amp;quot;. Ciascuna di queste richieste ha una dimensione personale e universale. &lt;br /&gt;
La dimensione personale &lt;br /&gt;
Per esempio in Matteo 6:33 Gesù ci comanda di cercare prima il regno di Dio piuttosto che cercare il cibo e gli indumenti. In altre parole dobbiamo cercare di far sì che Dio sia il Sovrano e il Re della nostra vita adesso. Il suo regno è una realtà presente ovunque governi come Re. (Vedere Matteo 12:28.) &lt;br /&gt;
Quindi quando preghiamo dicendo: &amp;quot;Padre, venga il tuo regno&amp;quot;, noi dovremmo intendere: &amp;quot;Padre, sii il sovrano della mia vita. Sii il mio re. Ottieni la vittoria sulle mie ansie per le necessità della vita&amp;quot;. Questa è la dimensione personale della venuta del suo regno. &lt;br /&gt;
La dimensione universale &lt;br /&gt;
Ma altrettanto importante quanto la dimensione personale è quella universale. Gesù durante l'Ultima Cena disse ai suoi discepoli (Luca 22:18): &amp;quot;Da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non venga il regno di Dio&amp;quot;. In altre parole la venuta del regno non è soltanto un'esperienza spirituale presente ma anche un evento storico futuro. Si fa riferimento al momento in cui il Re verrà nella gloria con i suoi angeli tra fiamme di fuoco e riunirà i suoi eletti dai quattro venti e stabilirà il suo regno sulla terra. &lt;br /&gt;
Gesù ne ha dato una descrizione in Matteo 13:41-43: &amp;quot;Il Figlio dell'Uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro&amp;quot;.&lt;br /&gt;
Quindi quando preghiamo: &amp;quot;Venga il tuo regno&amp;quot;, noi stiamo chiedendo a Dio di portare la storia alla conclusione e di stabilire il suo regno sulla terra. E chi farà parte di questo regno? Prestate attenzione a quanto accenna in proposito Giovanni nell'Apocalisse 5:9-10: &amp;quot;Tu sei degno (Signore Gesù) di prendere il libro e di aprirne i sigilli, perché sei stato immolato e hai riscattato per Dio con il tuo sangue uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione, e ne hai fatto per il nostro Dio un regno e dei sacerdoti; e regneranno sulla terra&amp;quot;. &lt;br /&gt;
Quando verrà il regno per il quale preghiamo nel Padrenostro esso sarà composto dal popolo che è stato riscattato e redento da Cristo e appartenente a tutte le tribù e lingue e genti e nazioni della terra. Quindi quando preghiamo: &amp;quot;Venga il tuo regno&amp;quot;, noi preghiamo affinché Dio stenda il suo braccio potente per portare a termine lo scopo delle missioni nel mondo — vale a dire la riunione di tutti i redenti che appartengono a ogni tribù e lingua e popolo e nazione della terra. &lt;br /&gt;
Appare così chiara la risposta alla domanda: «Per chi preghiamo quando diciamo &amp;quot;Sia santificato il tuo nome&amp;quot;». Non preghiamo soltanto per noi stessi ma anche per le tribù e lingue e popoli e nazioni del mondo che non sono state ancora raggiunte dal messaggio evangelico. Il fine di Dio è essere santificato: creduto e temuto e ubbidito e glorificato da coloro che sono stati riscattati tra tutti i popoli della terra. &lt;br /&gt;
&amp;quot;Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra&amp;quot; &lt;br /&gt;
La stessa cosa compare quando ci concentriamo sulla terza richiesta del Padrenostro: &amp;quot;Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra&amp;quot;. &lt;br /&gt;
A livello personale ciò deve significare: &amp;quot;Padre, ti supplico di fare in modo che io ubbidisca alla tua volontà come lo fanno gli angeli del cielo. (Salmi 103:21: &amp;quot;Benedite il Signore, voi sue schiere, suoi ministri che fate la sua volontà!&amp;quot;). Aiutami a fare la tua volontà alla perfezione e a compierla con il loro stesso fervore e la loro stessa devozione assoluta. Fa che la mia ubbidienza sia un'ubbidienza celeste&amp;quot;. &lt;br /&gt;
Ma a livello universale il significato è ben più ampio. In cielo non c'è altro che ubbidienza alla volontà di Dio. Perciò quando preghiamo: &amp;quot;Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra&amp;quot;, noi preghiamo che la terra sia piena soltanto di persone che fanno la volontà di Dio come lo fanno gli angeli del cielo. &lt;br /&gt;
In altre parole noi preghiamo affinché giunga il suo regno. Noi preghiamo affinché la terra sia piena della conoscenza della gloria del Signore come le acque ricoprono il mare (Abacuc 2:14). Noi preghiamo affinché la causa delle missioni nel mondo sia così prospera nel nostro tempo che tutti i riscattati di ogni tribù e lingua e popolo e nazione siano raggiunti e riuniti insieme e venga il Re. Per chi stiamo pregando quando diciamo: &amp;quot;Sia santificato il tuo nome&amp;quot;? Per le genti della terra che ancora non sono state raggiunte dalla sua parola e per noi stessi perché Dio si serva di noi per raggiungerle. &lt;br /&gt;
Tre conseguenze &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Concluderò parlando di tre brevi implicazioni che ci riguardano. &lt;br /&gt;
1. Fate della massima priorità di Dio la vostra massima priorità &lt;br /&gt;
Per prima cosa, visto che le prime tre richieste del Padrenostro ci danno la priorità del cuore di Cristo noi dobbiamo imparare che la priorità massima di Dio è la santificazione del suo nome su tutta la terra. Se è questa la priorità massima di Dio deve essere la nostra massima priorità — cioè che Dio sia creduto e temuto, e a lui ubbidiscano e lo glorifichino da un popolo di riscattati appartenenti a ogni tribù e lingua e gente e nazione. Otterremo la realizzazione della nostra completa beatitudine in Dio quando il suo nome sarà santificato su tutta la terra. &lt;br /&gt;
2. Pregate perché quelle priorità si realizzino&lt;br /&gt;
In secondo luogo noi sappiamo che la preghiera è la radice del vero avanzamento della missione. Gesù ci insegna le sue priorità in forma di preghiera perché intende che noi preghiamo per la realizzazione di quelle priorità. Se il regno di Dio giunge nell'arco della nostra vita sarà perché la chiesa di Gesù Cristo nel mondo intero ha cominciato a prendere sul serio il Padrenostro. Sarà perché abbiamo riconosciuto che le preghiere &amp;quot;Sia santificato il tuo nome&amp;quot; e &amp;quot;Manda operai per il raccolto&amp;quot; sono la medesima preghiera e sono il diretto comando di Nostro Signore Gesù.  Se “90 entro il 1990” diventerà una realtà a Betlemme sarà grazie al supporto di un movimento di preghiera coordinato la cui caratteristica è &amp;quot;Sia santificato il tuo nome su tutta la terra!&amp;quot; &lt;br /&gt;
3. Cercate di fare in modo che questa preghiera abbia una risposta nella vostra vita &lt;br /&gt;
L'implicazione finale emerge quando noi consideriamo il fatto che l'evangelizzazione del mondo non è stata ancora compiuta. Il fine di Dio di chiamare un popolo riscattato di ogni tribù e lingua e popolo e nazione non si è ancora realizzato. &lt;br /&gt;
Il prossimo venerdì e la prossima domenica Ralph Winter sarà con noi per parlarci dell’inizio del periodo finale dell'evangelizzazione nel mondo. Parla in termini di 17.000 gruppi di persone nel mondo che non sono ancora state raggiunte dal messaggio evangelico. Questi sono gruppi così diversificati per cultura che non possono essere raggiunti tramite un'evangelizzazione tra vicini prossimi e devono essere raggiunti tramite missionari interculturali.&lt;br /&gt;
Ma supponiamo che siate molto scettici riguardo a questi numeri. Prendete solo in considerazione le statistiche più conservatrici della World Christian Encyclopedia del 1980. Dice che esistono 432 principali gruppi etno-linguistici nel mondo.  Di questi 81 (19%) hanno popolazioni in cui meno dell'1% sostiene di avere una qualche forma di associazione con la cristianità. Questi 81 gruppi costituiscono 1,7 miliardi di persone — circa un terzo della popolazione mondiale. &lt;br /&gt;
Di questi 81 gruppi 43 sono elencati nell'enciclopedia come aventi lo 0,00% di cristiani. Parlano 220 lingue, delle quali solo 54 hanno parte delle Sacre Scritture in forma scritta.  Quindi anche se consideriamo il mondo in termini di 432 grandi gruppi etno-linguistici invece di 20.000 gruppi di persone, il mandato di nostro Signore e il fine della sua preghiera non sono ancora completi. &lt;br /&gt;
Questo è l'incarico che ne traggo per la nostra chiesa. Se aspiriamo ad essere ubbidienti al Signore dobbiamo cercare di fare in modo che la sua preghiera trovi una risposta nella nostra vita personale. Dobbiamo santificare il suo nome in maniera più profonda. Dobbiamo credere e temere e ubbidire e glorificare il suo nome con intensità nuova. Dobbiamo essere disposti noi stessi ad andare ovunque ci possa condurre. Dobbiamo semplificare la nostra vita per avere più tempo e denaro a disposizione per gli ultimi decenni dello sforzo bellico. Dobbiamo operare per rendere Betlemme un campo di addestramento e una base di operazioni e centro di reclutamento. E dobbiamo essere così attratti dall'amore e dalla maestà di Dio che nessuna gioia sia più forte dentro di noi rispetto a quella di considerare qualsiasi cosa come una perdita per amore di Cristo.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Steffmahr</name></author>	</entry>

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		<id>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Il_verbo_si_fece_carne</id>
		<title>Il verbo si fece carne</title>
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				<updated>2012-02-21T01:23:52Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Steffmahr: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{Info|The Word Was Made Flesh}} &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&amp;lt;br&amp;gt; '''Giovanni 1: 1-18''' &amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt;1In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. 2Egli era in principio presso Dio: 3tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. 4In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; 5la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno accolta. 6Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni. 7Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. 8Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce. 9Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. 10Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe. 11Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto. 12A quanti però l'hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, 13i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. 14E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità. 15Giovanni gli rende testimonianza e grida: «Ecco l'uomo di cui io dissi: Colui che viene dopo di me mi è passato avanti, perché era prima di me». 16Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia. 17Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. 18Dio nessuno l'ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato. &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Nella primavera del 1974 mi trovavo a Monaco, in Germania, per completare i miei studi. Uno dei miei insegnanti era morto da poco e, per sostituirlo, da Basilea era arrivato Oscar Culliman, studioso del Nuovo Testamento, che si è occupato delle lezioni sul Vangelo di Giovanni. Ricordo che le prime tredici settimane del corso (che in tutto ne durava diciotto) sono state dedicate allo studio dei primi quattordici versetti del Vangelo di Giovanni: questo vi fa capire quanto queste parole siano piene di significato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; '''Un messaggio natalizio con verità speciali su Cristo''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vi confesso di aver scelto questo testo non senza timore, per paura di non rendergli giustizia dedicandogli un solo sermone. Sono due i motivi che mi hanno portato a sceglierlo. Prima di tutto, trovo che sia uno dei passaggi migliori per il periodo di Natale, come esemplificato perfettamente dal versetto 14: “ il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”. È questo il significato del Natale: Dio è venuto al mondo, nato da una vergine, nella persona di Gesù Cristo. La seconda ragione per cui ho scelto questo testo è che lo trovo pieno di verità speciali su Gesù Cristo che dobbiamo conoscere e accogliere. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ciò è particolarmente importante oggi perché, come ho già detto la settimana scorsa nel mio messaggio di benvenuto, ultimamente anche le più grandi religioni non-Cristiane parlano come se stimassero, onorassero e -in qualche modo- credessero in Gesù. Ascolterete per esempio i leader musulmani che sottolineano come loro onorino Gesù anche più di noi, perché non credono che Dio gli avrebbe mai permesso di subire l'ignobile morte sulla croce come un criminale. È fondamentale quindi che i Cristiani conoscano molto bene Gesù Cristo e che sappiano distinguere il Cristo della Bibbia da quello che le altre religioni sostengono di onorare. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo meraviglioso passaggio su Gesù è stato scritto dall'apostolo Giovanni, colui che, sulla terra, lo conosceva meglio di chiunque altro. Vorrei indicare, spiegare e anche gioire per le cinque verità sul Verbo che si è fatto carne, per poi mettere a confronto due risposte radicalmente diverse che potreste essere portati a dare oggi. Voglio che lo possiate vedere per quello che è, per poi riceverlo come vostro Signore e vostro Dio, nonché come il più straordinario dei tesori. E se già lo avete ricevuto, prego affinché possiate accoglierlo, custodirlo e deliziarvi in Lui, e perché possiate seguirlo e mostrarlo a tutti. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cominciamo quindi con le cinque verità sul Verbo che si è fatto carne contenute in questo passaggio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; '''- Il nome del “Verbo che si è fatto carne” sulla terra è Gesù Cristo''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Versetto 17: “Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'angelo del Signore aveva detto a Giuseppe di chiamare il bambino “Gesù”, che significa “salvatore”: “Ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: 'Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati'”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Cristo” è l'appellativo riferito al tanto atteso re del popolo ebraico, che avrebbe dato loro la vittoria portando sulle proprie spalle il peso del governo del mondo. Quando Andrea disse a suo fratello Pietro di aver incontrato Gesù, lui gli rispose (in Giovanni 1:41): ”Abbiamo trovato il Messia (che significa il Cristo) [aggiunge Giovanni]”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per questo la persona di cui parliamo in questi versi è conosciuta, nella Bibbia così come in tutto il mondo, come “Gesù Cristo”. Ed entrambi i nomi sono intrisi di un significato importante: Lui è Salvatore e Re. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; '''- Il verbo fatto carne esisteva come e presso Dio prima che Lui nascesse come uomo sulla terra''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Versetto 1: “''In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio''”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Da sempre esistono “sette” che non credono al mistero racchiuso nelle frasi “''il Verbo era presso Dio''” e “il Verbo era Dio”. Affermano, rimanendo legati alla sola concezione umana, che le due cose non possono accadere contemporaneamente: o il Verbo è presso Dio, oppure è Dio. Se è presso Dio all0ra non può essere Dio. Se invece è Dio, allora non può essere presso Dio. Quindi, per nascondere la realtà di queste parole, spesso ne modificano la traduzione (come fanno i Testimoni di Geova) in modo che diventi “''il Verbo era presso Dio e il Verbo era un Dio''”. Tuttavia, nel Vangelo di Giovanni così come in altri libri della Bibbia, troviamo ottime ragioni grammaticali e contestuali per la quali la Chiesa non ha mai ritenuto tali insegnamenti veri o ortodossi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il versetto 1 ci insegna che quello che noi conosciamo come Gesù Cristo, prima di essere fatto carne era Dio, e che anche il Padre era Dio. Ci sono due persone e un Dio: questa considerazione fa parte della verità che conosciamo come Trinità. Questo è il motivo per cui veneriamo Gesù e, come Tommaso in Giovanni 20:28, diciamo: “''Mio Signore e mio Dio''”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; '''- Prima che diventasse carne, Giovanni Lo chiamava “il verbo”''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Giovanni 1:1: “''In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio''”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché era chiamato “il Verbo”? Per rispondere potremmo pensare a nomi alternativi e vedere perché sarebbero stati sbagliati rispetto a “il Verbo”. Per esempio, lo si sarebbe potuto chiamare “l'azione”: “''In principio era l'azione, l'azione era presso Dio e l'atto era Dio''”. Ma c'è una differenza importante tra “azione” e “Verbo”: le azioni sono più ambigue delle parole, le quali spesso sono poco chiare e soggette a diverse interpretazioni. Ma le nostre azioni sono ancora più ambigue ed è per questo che spesso le spieghiamo con le parole. Le parole esprimono meglio degli atti stessi il significato di quello che facciamo. Dio ha realizzato tanti atti poderosi nel corso della storia ma ha dato una certa priorità al Verbo proprio perché, a mio giudizio, Egli dà un grande valore alla chiarezza e alla comunicazione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Giovanni avrebbe potuto chiamarlo “il pensiero”: “''In principio era il pensiero, il pensiero era presso Dio e il pensiero era Dio''”. Ma la differenza tra il pensiero e il verbo è che quest'ultimo è raffigurato come qualcosa che va dall'interno all'esterno di chi pensa, proprio per stabilire una comunicazione. Credo che Giovanni volesse che concepissimo il Figlio di Dio come qualcosa che esiste non solo per la comunicazione tra lui e il Padre, ma anche per figurare nella storia come “mezzo di comunicazione” di Dio con noi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oppure, Giovanni lo avrebbe potuto chiamare “il sentimento”: “ ''In principio era il sentimento, il sentimento era presso Dio e il Sentimento era Dio''”. Ma, anche in questo caso, un sentimento non comporta una concezione o un'intenzione o un significato. I sentimenti, come le azioni, sono ambigui e devono essere spiegati proprio con le parole. Credo quindi che, chiamando Gesù “il Verbo”, Giovanni abbia voluto sottolineare che l'esistenza stessa del Figlio di Dio è volta alla comunicazione. Prima di tutto, Lui esiste, ed è esistito per tutta l'eternità, per comunicare con il Padre. In secondo luogo, e questo è infinitamente importante per noi, il Figlio di Dio è diventato comunicazione divina per noi. Per riassumere, quindi, potremmo dire che chiamiamo Gesù “il Verbo” per sottolineare che Lui è “Dio che esprime se stesso”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; '''Tutto ciò che non è Dio stato creato con il Verbo''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Giovanni 1:3: “''Tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste''.” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sono due i motivi per cui Giovanni fa questa affermazione sul Verbo. Prima di tutto per sottolineare che Lui è Dio. Quando pensiamo a Dio, pensiamo immediatamente al Creatore. Dio è l'origine e la spiegazione di tutto ciò che non è Dio. Quindi, quando Giovanni dice “''tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste''”, vuole dirci che Lui è Dio e che Lui non è stato creato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel versetto 10 troviamo l'altro motivo: “''Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe''”. Queste parole sembrano voler sottolineare quanto sia grave e colpevole la cecità del mondo e quanto invece sia grande il male che ha fatto sì che il mondo rifiutasse Gesù. Lui si presenta a noi come l'Artefice di tutto, eppure il mondo non lo accoglie. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cosa abbiamo visto finora riguardo al Verbo che si è fatto carne? 1) È Gesù Cristo, Salvatore e consacrato Re. 2) È Dio, la seconda persona della Trinità. 3) È il Verbo, Dio che comunica, Dio che esprime se stesso. 4) È il Creatore di tutte le cose. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; '''- Il Verbo che si è fatto carne racchiude in sé la vita, e questa vita diventa la luce degli uomini.''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Giovanni 1:4:“''In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini''”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tutta la vita ha origine nel Verbo. Questo è ovvio poiché, come abbiamo visto, è il Creatore di tutte le cose. Ma in questo caso probabilmente si vuole porre l'attenzione sulla vita spirituale. In altre parole, la società deve affrontare due enormi problemi: siamo spiritualmente morti e questo ci porta ad essere spiritualmente ciechi. In questo versetto Giovanni ci dice che Gesù è il rimedio a entrambi i problemi: Lui ha la vita di cui abbiamo bisogno e questa vita diventa la luce di cui abbiamo bisogno. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Giovanni 5:21 ci dice che “''il Figlio dà la vita a chi vuole''”: in altre parole, fa per la nostra spiritualità quello che ha fatto per Lazzaro davanti alla sua tomba, dicendogli “''Lazzaro, vieni fuori!''” (Giovanni 11:43). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma questa vita che Gesù ci dà, cosa ha a che fare con la luce? Prima di tutto ci permette di vedere. Quando ad un morto viene ridata la vita, torna a vedere. O, usando un'altra immagine, quando nasciamo possiamo vedere. E lo stesso vale anche per la spiritualità. Gesù ha detto a Nicodemo: “''In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall'alto, non può vedere il regno di Dio''” (Giovanni 3:3). Quindi, prima Gesù dà la vita e poi questa vita diventa luce, ovvero la capacità di vedere la realtà spirituale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La vita che Gesù ci dà non solo ci permette di vedere, ma Gesù stesso è la luce che vediamo. In fondo, cos'è che non vediamo se siamo non credenti? Non vediamo la verità, la bellezza e il valore (la gloria) di Gesù. Quando Giovanni dice “''In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini''”, vuole dirci che Gesù Cristo, il Verbo fatto carne, è sia il potere dello splendore spirituale che lo splendore stesso che vediamo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo ci dice il versetto 14: “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”. Ed è per questo che Gesù pregava (come vediamo in Giovanni 17:24): “''Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria''”. Ed è la stessa cosa che ha affermato per due volte dicendo “''Io sono la luce del mondo''” (Giovanni 8:12 e 9:5). Il Verbo fatto carne ha in sé la vita e questa vita diventa la Luce degli uomini. Lui è il potere di vedere e lo splendore che poi vediamo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Riassumendo, quali sono le cinque verità che abbiamo visto sul Verbo diventato carne? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
-È Gesù Cristo dopo che si è fatto carne: Salvatore e consacrato Re. -È Dio: era presso Dio ed era Dio. -Era chiamato “il Verbo”: Dio che comunica, Dio che esprime se stesso. -È il Creatore: tutte le cose sono state create attraverso lui, ma lui non è stato creato. -È vita e luce: il potere vivente di vedere e il gratificante splendore che vediamo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora, quali sono le risposte che possiamo dare davanti a questa rivelazione su Gesù Cristo, il Verbo che si è fatto carne? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Prima risposta: non Lo conosco e non Lo accolgo.''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una risposta si trova nei versetti 10-11: “Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe. Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto”. Leggendo queste parole potreste pensare “Non Lo conosco e non Lo accolgo”. Questa è una cosa spaventosa da dire sul nostro Creatore, nostra Vita e nostra Luce. Vi prego quantomeno di non dirlo così a cuor leggero a Natale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Altra risposta: Lo conosco e Lo accolgo.''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'altra risposta la troviamo nei versetti 12-13: “''A quanti però l'hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati''”. Questa è la risposta per cui prego questa mattina. Accogliete questo meraviglioso Verbo che si è fatto carne. Accoglietelo come Salvatore, Re, Dio, Verbo e Creatore della vita e della luce. E tutte queste cose che Dio rappresenta per noi sono racchiuse in Lui. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Natale è il momento in cui Dio manda suo Figlio sulla terra per trovare tutti i Bin Laden del mondo, che si nascondono nelle grotte del buio e della morte. Ma invece di dare fuoco a queste grotte, Lui si ferma sulla soglia e dice “Venite alla luce, perché io sono morto sulla croce per i peccatori. Se mi accoglierete come vostro Dio e Sostituto e Tesoro, la mia morte varrà come vostra e la mia giustizia varrà come vostra, e voi avrete la vita eterna”.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Steffmahr</name></author>	</entry>

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		<title>Il verbo si fece carne</title>
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				<updated>2012-02-21T01:23:41Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Steffmahr: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{Info|The Word Was Made Flesh}} &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; '''Giovanni 1: 1-18'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. 2Egli era in principio presso Dio: 3tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. 4In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; 5la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno accolta. 6Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni. 7Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. 8Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce. 9Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. 10Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe. 11Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto. 12A quanti però l'hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, 13i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. 14E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità. 15Giovanni gli rende testimonianza e grida: «Ecco l'uomo di cui io dissi: Colui che viene dopo di me mi è passato avanti, perché era prima di me». 16Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia. 17Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. 18Dio nessuno l'ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Nella primavera del 1974 mi trovavo a Monaco, in Germania, per completare i miei studi. Uno dei miei insegnanti era morto da poco e, per sostituirlo, da Basilea era arrivato Oscar Culliman, studioso del Nuovo Testamento, che si è occupato delle lezioni sul Vangelo di Giovanni. Ricordo che le prime tredici settimane del corso (che in tutto ne durava diciotto) sono state dedicate allo studio dei primi quattordici versetti del Vangelo di Giovanni: questo vi fa capire quanto queste parole siano piene di significato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; '''Un messaggio natalizio con verità speciali su Cristo'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vi confesso di aver scelto questo testo non senza timore, per paura di non rendergli giustizia dedicandogli un solo sermone. Sono due i motivi che mi hanno portato a sceglierlo. Prima di tutto, trovo che sia uno dei passaggi migliori per il periodo di Natale, come esemplificato perfettamente dal versetto 14: “ il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”. È questo il significato del Natale: Dio è venuto al mondo, nato da una vergine, nella persona di Gesù Cristo. La seconda ragione per cui ho scelto questo testo è che lo trovo pieno di verità speciali su Gesù Cristo che dobbiamo conoscere e accogliere. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ciò è particolarmente importante oggi perché, come ho già detto la settimana scorsa nel mio messaggio di benvenuto, ultimamente anche le più grandi religioni non-Cristiane parlano come se stimassero, onorassero e -in qualche modo- credessero in Gesù. Ascolterete per esempio i leader musulmani che sottolineano come loro onorino Gesù anche più di noi, perché non credono che Dio gli avrebbe mai permesso di subire l'ignobile morte sulla croce come un criminale. È fondamentale quindi che i Cristiani conoscano molto bene Gesù Cristo e che sappiano distinguere il Cristo della Bibbia da quello che le altre religioni sostengono di onorare. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo meraviglioso passaggio su Gesù è stato scritto dall'apostolo Giovanni, colui che, sulla terra, lo conosceva meglio di chiunque altro. Vorrei indicare, spiegare e anche gioire per le cinque verità sul Verbo che si è fatto carne, per poi mettere a confronto due risposte radicalmente diverse che potreste essere portati a dare oggi. Voglio che lo possiate vedere per quello che è, per poi riceverlo come vostro Signore e vostro Dio, nonché come il più straordinario dei tesori. E se già lo avete ricevuto, prego affinché possiate accoglierlo, custodirlo e deliziarvi in Lui, e perché possiate seguirlo e mostrarlo a tutti. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cominciamo quindi con le cinque verità sul Verbo che si è fatto carne contenute in questo passaggio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; '''- Il nome del “Verbo che si è fatto carne” sulla terra è Gesù Cristo'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Versetto 17: “Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'angelo del Signore aveva detto a Giuseppe di chiamare il bambino “Gesù”, che significa “salvatore”: “Ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: 'Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati'”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Cristo” è l'appellativo riferito al tanto atteso re del popolo ebraico, che avrebbe dato loro la vittoria portando sulle proprie spalle il peso del governo del mondo. Quando Andrea disse a suo fratello Pietro di aver incontrato Gesù, lui gli rispose (in Giovanni 1:41): ”Abbiamo trovato il Messia (che significa il Cristo) [aggiunge Giovanni]”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per questo la persona di cui parliamo in questi versi è conosciuta, nella Bibbia così come in tutto il mondo, come “Gesù Cristo”. Ed entrambi i nomi sono intrisi di un significato importante: Lui è Salvatore e Re. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; '''- Il verbo fatto carne esisteva come e presso Dio prima che Lui nascesse come uomo sulla terra'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Versetto 1: “''In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio''”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Da sempre esistono “sette” che non credono al mistero racchiuso nelle frasi “''il Verbo era presso Dio''” e “il Verbo era Dio”. Affermano, rimanendo legati alla sola concezione umana, che le due cose non possono accadere contemporaneamente: o il Verbo è presso Dio, oppure è Dio. Se è presso Dio all0ra non può essere Dio. Se invece è Dio, allora non può essere presso Dio. Quindi, per nascondere la realtà di queste parole, spesso ne modificano la traduzione (come fanno i Testimoni di Geova) in modo che diventi “''il Verbo era presso Dio e il Verbo era un Dio''”. Tuttavia, nel Vangelo di Giovanni così come in altri libri della Bibbia, troviamo ottime ragioni grammaticali e contestuali per la quali la Chiesa non ha mai ritenuto tali insegnamenti veri o ortodossi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il versetto 1 ci insegna che quello che noi conosciamo come Gesù Cristo, prima di essere fatto carne era Dio, e che anche il Padre era Dio. Ci sono due persone e un Dio: questa considerazione fa parte della verità che conosciamo come Trinità. Questo è il motivo per cui veneriamo Gesù e, come Tommaso in Giovanni 20:28, diciamo: “''Mio Signore e mio Dio''”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; '''- Prima che diventasse carne, Giovanni Lo chiamava “il verbo”'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Giovanni 1:1: “''In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio''”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché era chiamato “il Verbo”? Per rispondere potremmo pensare a nomi alternativi e vedere perché sarebbero stati sbagliati rispetto a “il Verbo”. Per esempio, lo si sarebbe potuto chiamare “l'azione”: “''In principio era l'azione, l'azione era presso Dio e l'atto era Dio''”. Ma c'è una differenza importante tra “azione” e “Verbo”: le azioni sono più ambigue delle parole, le quali spesso sono poco chiare e soggette a diverse interpretazioni. Ma le nostre azioni sono ancora più ambigue ed è per questo che spesso le spieghiamo con le parole. Le parole esprimono meglio degli atti stessi il significato di quello che facciamo. Dio ha realizzato tanti atti poderosi nel corso della storia ma ha dato una certa priorità al Verbo proprio perché, a mio giudizio, Egli dà un grande valore alla chiarezza e alla comunicazione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Giovanni avrebbe potuto chiamarlo “il pensiero”: “''In principio era il pensiero, il pensiero era presso Dio e il pensiero era Dio''”. Ma la differenza tra il pensiero e il verbo è che quest'ultimo è raffigurato come qualcosa che va dall'interno all'esterno di chi pensa, proprio per stabilire una comunicazione. Credo che Giovanni volesse che concepissimo il Figlio di Dio come qualcosa che esiste non solo per la comunicazione tra lui e il Padre, ma anche per figurare nella storia come “mezzo di comunicazione” di Dio con noi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oppure, Giovanni lo avrebbe potuto chiamare “il sentimento”: “ ''In principio era il sentimento, il sentimento era presso Dio e il Sentimento era Dio''”. Ma, anche in questo caso, un sentimento non comporta una concezione o un'intenzione o un significato. I sentimenti, come le azioni, sono ambigui e devono essere spiegati proprio con le parole. Credo quindi che, chiamando Gesù “il Verbo”, Giovanni abbia voluto sottolineare che l'esistenza stessa del Figlio di Dio è volta alla comunicazione. Prima di tutto, Lui esiste, ed è esistito per tutta l'eternità, per comunicare con il Padre. In secondo luogo, e questo è infinitamente importante per noi, il Figlio di Dio è diventato comunicazione divina per noi. Per riassumere, quindi, potremmo dire che chiamiamo Gesù “il Verbo” per sottolineare che Lui è “Dio che esprime se stesso”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; '''Tutto ciò che non è Dio stato creato con il Verbo'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Giovanni 1:3: “''Tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste''.” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sono due i motivi per cui Giovanni fa questa affermazione sul Verbo. Prima di tutto per sottolineare che Lui è Dio. Quando pensiamo a Dio, pensiamo immediatamente al Creatore. Dio è l'origine e la spiegazione di tutto ciò che non è Dio. Quindi, quando Giovanni dice “''tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste''”, vuole dirci che Lui è Dio e che Lui non è stato creato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel versetto 10 troviamo l'altro motivo: “''Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe''”. Queste parole sembrano voler sottolineare quanto sia grave e colpevole la cecità del mondo e quanto invece sia grande il male che ha fatto sì che il mondo rifiutasse Gesù. Lui si presenta a noi come l'Artefice di tutto, eppure il mondo non lo accoglie. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cosa abbiamo visto finora riguardo al Verbo che si è fatto carne? 1) È Gesù Cristo, Salvatore e consacrato Re. 2) È Dio, la seconda persona della Trinità. 3) È il Verbo, Dio che comunica, Dio che esprime se stesso. 4) È il Creatore di tutte le cose. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; '''- Il Verbo che si è fatto carne racchiude in sé la vita, e questa vita diventa la luce degli uomini.'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Giovanni 1:4:“''In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini''”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tutta la vita ha origine nel Verbo. Questo è ovvio poiché, come abbiamo visto, è il Creatore di tutte le cose. Ma in questo caso probabilmente si vuole porre l'attenzione sulla vita spirituale. In altre parole, la società deve affrontare due enormi problemi: siamo spiritualmente morti e questo ci porta ad essere spiritualmente ciechi. In questo versetto Giovanni ci dice che Gesù è il rimedio a entrambi i problemi: Lui ha la vita di cui abbiamo bisogno e questa vita diventa la luce di cui abbiamo bisogno. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Giovanni 5:21 ci dice che “''il Figlio dà la vita a chi vuole''”: in altre parole, fa per la nostra spiritualità quello che ha fatto per Lazzaro davanti alla sua tomba, dicendogli “''Lazzaro, vieni fuori!''” (Giovanni 11:43). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma questa vita che Gesù ci dà, cosa ha a che fare con la luce? Prima di tutto ci permette di vedere. Quando ad un morto viene ridata la vita, torna a vedere. O, usando un'altra immagine, quando nasciamo possiamo vedere. E lo stesso vale anche per la spiritualità. Gesù ha detto a Nicodemo: “''In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall'alto, non può vedere il regno di Dio''” (Giovanni 3:3). Quindi, prima Gesù dà la vita e poi questa vita diventa luce, ovvero la capacità di vedere la realtà spirituale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La vita che Gesù ci dà non solo ci permette di vedere, ma Gesù stesso è la luce che vediamo. In fondo, cos'è che non vediamo se siamo non credenti? Non vediamo la verità, la bellezza e il valore (la gloria) di Gesù. Quando Giovanni dice “''In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini''”, vuole dirci che Gesù Cristo, il Verbo fatto carne, è sia il potere dello splendore spirituale che lo splendore stesso che vediamo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo ci dice il versetto 14: “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”. Ed è per questo che Gesù pregava (come vediamo in Giovanni 17:24): “''Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria''”. Ed è la stessa cosa che ha affermato per due volte dicendo “''Io sono la luce del mondo''” (Giovanni 8:12 e 9:5). Il Verbo fatto carne ha in sé la vita e questa vita diventa la Luce degli uomini. Lui è il potere di vedere e lo splendore che poi vediamo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Riassumendo, quali sono le cinque verità che abbiamo visto sul Verbo diventato carne? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
-È Gesù Cristo dopo che si è fatto carne: Salvatore e consacrato Re. -È Dio: era presso Dio ed era Dio. -Era chiamato “il Verbo”: Dio che comunica, Dio che esprime se stesso. -È il Creatore: tutte le cose sono state create attraverso lui, ma lui non è stato creato. -È vita e luce: il potere vivente di vedere e il gratificante splendore che vediamo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora, quali sono le risposte che possiamo dare davanti a questa rivelazione su Gesù Cristo, il Verbo che si è fatto carne? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Prima risposta: non Lo conosco e non Lo accolgo.'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una risposta si trova nei versetti 10-11: “Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe. Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto”. Leggendo queste parole potreste pensare “Non Lo conosco e non Lo accolgo”. Questa è una cosa spaventosa da dire sul nostro Creatore, nostra Vita e nostra Luce. Vi prego quantomeno di non dirlo così a cuor leggero a Natale. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Altra risposta: Lo conosco e Lo accolgo.'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'altra risposta la troviamo nei versetti 12-13: “''A quanti però l'hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati''”. Questa è la risposta per cui prego questa mattina. Accogliete questo meraviglioso Verbo che si è fatto carne. Accoglietelo come Salvatore, Re, Dio, Verbo e Creatore della vita e della luce. E tutte queste cose che Dio rappresenta per noi sono racchiuse in Lui. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Natale è il momento in cui Dio manda suo Figlio sulla terra per trovare tutti i Bin Laden del mondo, che si nascondono nelle grotte del buio e della morte. Ma invece di dare fuoco a queste grotte, Lui si ferma sulla soglia e dice “Venite alla luce, perché io sono morto sulla croce per i peccatori. Se mi accoglierete come vostro Dio e Sostituto e Tesoro, la mia morte varrà come vostra e la mia giustizia varrà come vostra, e voi avrete la vita eterna”.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Steffmahr</name></author>	</entry>

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		<id>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Il_verbo_si_fece_carne</id>
		<title>Il verbo si fece carne</title>
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				<updated>2012-02-21T01:16:37Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Steffmahr: Creata pagina con '{{Info|The Word Was Made Flesh}}   Giovanni 1: 1-18 1In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. 2Egli era in principio presso Dio: 3tutto è stato fat...'&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{Info|The Word Was Made Flesh}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Giovanni 1: 1-18&lt;br /&gt;
1In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. 2Egli era in principio presso Dio: 3tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. 4In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; 5la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno accolta. 6Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni. 7Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. 8Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce. 9Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. 10Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe. 11Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto. 12A quanti però l'hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, 13i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. 14E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità. 15Giovanni gli rende testimonianza e grida: «Ecco l'uomo di cui io dissi: Colui che viene dopo di me mi è passato avanti, perché era prima di me». 16Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia. 17Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. 18Dio nessuno l'ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nella primavera del 1974 mi trovavo a Monaco, in Germania, per completare i miei studi. Uno dei miei insegnanti era morto da poco e, per sostituirlo, da Basilea era arrivato Oscar Culliman, studioso del Nuovo Testamento, che si è occupato delle lezioni sul Vangelo di Giovanni. Ricordo che le prime tredici settimane del corso (che in tutto ne durava diciotto) sono state dedicate allo studio dei primi quattordici versetti del Vangelo di Giovanni: questo vi fa capire quanto queste parole siano piene di significato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un messaggio natalizio con verità speciali su Cristo&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vi confesso di aver scelto questo testo non senza timore, per paura di non rendergli giustizia dedicandogli un solo sermone. Sono due i motivi che mi hanno portato a sceglierlo. Prima di tutto, trovo che sia uno dei passaggi migliori per il periodo di Natale, come esemplificato perfettamente dal versetto 14: “ il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”. È questo il significato del Natale: Dio è venuto al mondo, nato da una vergine, nella persona di Gesù Cristo. La seconda ragione per cui ho scelto questo testo è che lo trovo pieno di verità speciali su Gesù Cristo che dobbiamo conoscere e accogliere. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ciò è particolarmente importante oggi perché, come ho già detto la settimana scorsa nel mio messaggio di benvenuto, ultimamente anche le più grandi religioni non-Cristiane parlano come se stimassero, onorassero e -in qualche modo- credessero in Gesù. Ascolterete per esempio i leader musulmani che sottolineano come loro onorino Gesù anche più di noi, perché non credono che Dio gli avrebbe mai permesso di subire l'ignobile morte sulla croce come un criminale. È fondamentale quindi che i Cristiani conoscano molto bene Gesù Cristo e che sappiano distinguere il Cristo della Bibbia da quello che le altre religioni sostengono di onorare. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo meraviglioso passaggio su Gesù è stato scritto dall'apostolo Giovanni, colui che, sulla terra, lo conosceva meglio di chiunque altro. Vorrei indicare, spiegare e anche gioire per le cinque verità sul Verbo che si è fatto carne, per poi mettere a confronto due risposte radicalmente diverse che potreste essere portati a dare oggi. Voglio che lo possiate vedere per quello che è, per poi riceverlo come vostro Signore e vostro Dio, nonché come il più straordinario dei tesori. E se già lo avete ricevuto, prego affinché possiate accoglierlo, custodirlo e deliziarvi in Lui, e perché possiate seguirlo e mostrarlo a tutti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cominciamo quindi con le cinque verità sul Verbo che si è fatto carne contenute in questo passaggio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
- Il nome del “Verbo che si è fatto carne” sulla terra è Gesù Cristo&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Versetto 17: “Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'angelo del Signore aveva detto a Giuseppe di chiamare il bambino “Gesù”, che significa “salvatore”: “Ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: 'Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati'”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Cristo” è l'appellativo riferito al tanto atteso re del popolo ebraico, che avrebbe dato loro la vittoria portando sulle proprie spalle il peso del governo del mondo. Quando Andrea disse a suo fratello Pietro di aver incontrato Gesù, lui gli rispose (in Giovanni 1:41): ”Abbiamo trovato il Messia (che significa il Cristo) [aggiunge Giovanni]”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per questo la persona di cui parliamo in questi versi è conosciuta, nella Bibbia così come in tutto il mondo, come “Gesù Cristo”. Ed entrambi i nomi sono intrisi di un significato importante: Lui è Salvatore e Re.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
- Il verbo fatto carne esisteva come e presso Dio prima che Lui nascesse come uomo sulla terra&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Versetto 1: “In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Da sempre esistono “sette” che non credono al mistero racchiuso nelle frasi “il Verbo era presso Dio” e “il Verbo era Dio”. Affermano, rimanendo legati alla sola concezione umana, che le due cose non possono accadere contemporaneamente: o il Verbo è presso Dio, oppure è Dio. Se è presso Dio all0ra non può essere Dio. Se invece è Dio, allora non può essere presso Dio. Quindi, per nascondere la realtà di queste parole, spesso ne modificano la traduzione (come fanno i Testimoni di Geova) in modo che diventi “ il Verbo era presso Dio e il Verbo era un Dio”. Tuttavia, nel Vangelo di Giovanni così come in altri libri della Bibbia, troviamo ottime ragioni grammaticali e contestuali per la quali la Chiesa non ha mai ritenuto tali insegnamenti veri o ortodossi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il versetto 1 ci insegna che quello che noi conosciamo come Gesù Cristo, prima di essere fatto carne era Dio, e che anche il Padre era Dio. Ci sono due persone e un Dio: questa considerazione fa parte della verità che conosciamo come Trinità. Questo è il motivo per cui veneriamo Gesù e, come Tommaso in Giovanni 20:28, diciamo: “Mio Signore e mio Dio”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
- Prima che diventasse carne, Giovanni Lo chiamava “il verbo”&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Giovanni 1:1: “In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché era chiamato “il Verbo”? Per rispondere potremmo pensare a nomi alternativi e vedere perché sarebbero stati sbagliati rispetto a “il Verbo”. Per esempio, lo si sarebbe potuto chiamare “l'azione”: “In principio era l'azione, l'azione era presso Dio e l'atto era Dio”. Ma  c'è una differenza importante tra “azione” e “Verbo”: le azioni sono più ambigue delle parole, le quali spesso sono poco chiare e soggette a diverse interpretazioni. Ma le nostre azioni sono ancora più ambigue ed è per questo che spesso le spieghiamo con le parole. Le parole esprimono meglio degli atti stessi il significato di quello che facciamo. Dio ha realizzato tanti atti poderosi nel corso della storia ma ha dato una certa priorità al Verbo proprio perché, a mio giudizio, Egli dà un grande valore alla chiarezza e alla comunicazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Giovanni avrebbe potuto chiamarlo “il pensiero”: “In principio era il pensiero, il pensiero era presso Dio e il pensiero era Dio”. Ma la differenza tra il pensiero e il verbo è che quest'ultimo è raffigurato come qualcosa che va dall'interno all'esterno di chi pensa, proprio per stabilire una comunicazione. Credo che Giovanni volesse che concepissimo il Figlio di Dio come qualcosa che esiste non solo per la comunicazione tra lui e il Padre, ma anche per figurare nella storia come “mezzo di comunicazione” di Dio con noi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oppure, Giovanni lo avrebbe potuto chiamare “il sentimento”: “ In principio era il sentimento, il sentimento era presso Dio e il Sentimento era Dio”. Ma, anche in questo caso, un sentimento non comporta una concezione o un'intenzione o un significato. I sentimenti, come le azioni, sono ambigui e devono essere spiegati proprio con le parole. Credo quindi che, chiamando Gesù “il Verbo”, Giovanni abbia voluto sottolineare che l'esistenza stessa del Figlio di Dio è volta alla comunicazione. Prima di tutto, Lui esiste, ed è esistito per tutta l'eternità, per comunicare con il Padre. In secondo luogo, e questo è infinitamente importante per noi, il Figlio di Dio è diventato comunicazione divina per noi. Per riassumere, quindi, potremmo dire che chiamiamo Gesù “il Verbo” per sottolineare che Lui è “Dio che esprime se stesso”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tutto ciò che non è Dio stato creato con il Verbo&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Giovanni 1:3: “Tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.”&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sono due i motivi per cui Giovanni fa questa affermazione sul Verbo. Prima di tutto per sottolineare che Lui è Dio. Quando pensiamo a Dio, pensiamo immediatamente al Creatore. Dio è l'origine e la spiegazione di tutto ciò che non è Dio. Quindi, quando Giovanni dice “tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste”, vuole dirci che Lui è Dio e che Lui non è stato creato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel versetto 10 troviamo l'altro motivo: “Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe”. Queste parole sembrano voler sottolineare quanto sia grave e colpevole la cecità del mondo e quanto invece sia grande il male che ha fatto sì che il mondo rifiutasse Gesù. Lui si presenta a noi come l'Artefice di tutto, eppure il mondo non lo accoglie.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cosa abbiamo visto finora riguardo al Verbo che si è fatto carne? 1) È Gesù Cristo, Salvatore e consacrato Re. 2) È Dio, la seconda persona della Trinità. 3) È il Verbo, Dio che comunica, Dio che esprime se stesso. 4) È il Creatore di tutte le cose. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
- Il Verbo che si è fatto carne racchiude in sé la vita, e questa vita diventa la luce degli uomini.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Giovanni 1:4:“In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tutta la vita ha origine nel Verbo. Questo è ovvio poiché, come abbiamo visto, è il Creatore di tutte le cose. Ma in questo caso probabilmente si vuole porre l'attenzione sulla vita spirituale. In altre parole, la società deve affrontare due enormi problemi: siamo spiritualmente morti e questo ci porta ad essere spiritualmente ciechi. In questo versetto Giovanni ci dice che Gesù è il rimedio a entrambi i problemi: Lui ha la vita di cui abbiamo bisogno e questa vita diventa la luce di cui abbiamo bisogno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Giovanni 5:21 ci dice che “il Figlio dà la vita a chi vuole”: in altre parole, fa per la nostra spiritualità quello che ha fatto per Lazzaro davanti alla sua tomba, dicendogli “Lazzaro, vieni fuori!” (Giovanni 11:43).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma questa vita che Gesù ci dà, cosa ha a che fare con la luce? Prima di tutto ci permette di vedere. Quando ad un morto viene ridata la vita, torna a vedere. O, usando un'altra immagine, quando nasciamo possiamo vedere. E lo stesso vale anche per la spiritualità. Gesù ha detto a Nicodemo: “In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall'alto, non può vedere il regno di Dio” (Giovanni 3:3). Quindi, prima Gesù dà la vita e poi questa vita diventa luce, ovvero la capacità di vedere la realtà spirituale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La vita che Gesù ci dà non solo ci permette di vedere, ma Gesù stesso è la luce che vediamo. In fondo, cos'è che non vediamo se siamo non credenti? Non vediamo la verità, la bellezza e il valore (la gloria) di Gesù. Quando Giovanni dice “In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini”, vuole dirci che Gesù Cristo, il Verbo fatto carne, è sia il potere dello splendore spirituale che lo splendore stesso che vediamo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo ci dice il versetto 14: “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”. Ed è per questo che Gesù pregava (come vediamo in Giovanni 17:24): “Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria”. Ed è la stessa cosa che ha affermato per due volte dicendo “Io sono la luce del mondo” (Giovanni 8:12 e 9:5). Il Verbo fatto carne ha in sé la vita e questa vita diventa la Luce degli uomini. Lui è il potere di vedere e lo splendore che poi vediamo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Riassumendo, quali sono le cinque verità che abbiamo visto sul Verbo diventato carne?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
-È Gesù Cristo dopo che si è fatto carne: Salvatore e consacrato Re.&lt;br /&gt;
-È Dio: era presso Dio ed era Dio.&lt;br /&gt;
-Era chiamato “il Verbo”: Dio che comunica, Dio che esprime se stesso.&lt;br /&gt;
-È il Creatore: tutte le cose sono state create attraverso lui, ma lui non è stato creato.&lt;br /&gt;
-È vita e luce: il potere vivente di vedere e il gratificante splendore che vediamo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora, quali sono le risposte che possiamo dare davanti a questa rivelazione su Gesù Cristo, il Verbo che si è fatto carne?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prima risposta: non Lo conosco e non Lo accolgo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una risposta si trova nei versetti 10-11: “Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe. Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto”. Leggendo queste parole potreste pensare “Non Lo conosco e non Lo accolgo”. Questa è una cosa spaventosa da dire sul nostro Creatore, nostra Vita e nostra Luce. Vi prego quantomeno di non dirlo così a cuor leggero a Natale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Altra risposta: Lo conosco e Lo accolgo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'altra risposta la troviamo nei versetti 12-13: “A quanti però l'hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati”. Questa è la risposta per cui prego questa mattina. Accogliete questo meraviglioso Verbo che si è fatto carne. Accoglietelo come Salvatore, Re, Dio, Verbo e Creatore della vita e della luce. E tutte queste cose che Dio rappresenta per noi sono racchiuse in Lui.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Natale è il momento in cui Dio manda suo Figlio sulla terra per trovare tutti i Bin Laden del mondo, che si nascondono nelle grotte del buio e della morte. Ma invece di dare fuoco a queste grotte, Lui si ferma sulla soglia e dice “Venite alla luce, perché io sono morto sulla croce per i peccatori. Se mi accoglierete come vostro Dio e Sostituto e Tesoro, la mia morte varrà come vostra e la mia giustizia varrà come vostra, e voi avrete la vita eterna”.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Steffmahr</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Apri_i_miei_occhi_e_vedr%C3%B2</id>
		<title>Apri i miei occhi e vedrò</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://it.gospeltranslations.org/wiki/Apri_i_miei_occhi_e_vedr%C3%B2"/>
				<updated>2012-02-19T02:48:28Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Steffmahr: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{Info|Open My Eyes That I May See}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Salmo 119,17-24'''&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Fa’ del bene al Tuo servo e io vivrò e osserverò la Tua parola. 18 Apri i miei occhi e contemplerò le meraviglie della Tua legge. 19 Sono straniero sulla terra; non nascondermi i Tuoi comandamenti. 20 L’anima mia si consuma per il desiderio dei Tuoi decreti in ogni tempo. 21 Tu sgridi i superbi, che sono maledetti, perché si allontanano dai Tuoi comandamenti. 22 Togli via da me la vergogna e il disprezzo, perché ho osservato i Tuoi precetti. 23 Anche se i principi si siedono e parlano contro di me, il Tuo servo medita sulle Tue leggi. 24 I Tuoi precetti sono la mia gioia e i miei consiglieri.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Rotaie parallele per il binario della nostra anima &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nell'iniziare l'anno 1998, Dio ha in serbo per noi l'obiettivo di metterci sul binario diretto alla santità, all'amore, alla missione e al paradiso. Le rotaie di questo treno sono la preghiera innanzi al trono di Dio e la meditazione sulla Parola di Dio. Qualcuno tra voi ricorderà la seconda pagina dell'opuscolo della nostra dichiarazione d'intenti, &amp;quot;La dinamica spirituale&amp;quot;. Essa afferma:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Noi ci uniamo a Dio Padre nell'esaltare la supremazia della Sua gloria mediante il nostro Signore Gesù Cristo, nel potere dello Spirito Santo, avendo caro tutto ciò che Dio è, amando tutti coloro che egli ama, pregando per tutti i suoi obiettivi, meditando su tutte le sue parole, sostenuti da tutta la sua grazia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La preghiera innanzi al trono di Dio e la meditazione sulla Parola di Dio sono come rotaie parallele che permettono al treno della nostra anima di restare sul binario che conduce alla santità e al paradiso. Dobbiamo rinnovare il nostro zelo verso la preghiera e la meditazione della Bibbia all'inizio dell'anno. Tutto diventa vecchio e logoro e scialbo se non lo si risveglia, rinfresca e rinnova. Perciò ogni anno, durante la Settimana della Preghiera, rivolgeremo la nostra attenzione a queste cose grandi e preziose onde rinfocolare la nostra passione per la preghiera e la Parola. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Tre insegnamenti dal Salmo 119,18'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quest'anno i due messaggi tra cui s'inserisce la Settimana della Preghiera provengono dal Salmo 119,18: &amp;quot;Apri i miei occhi e contemplerò le meraviglie della Tua legge&amp;quot;. Questo versetto unisce preghiera e Parola, e noi dobbiamo vedere in che modo, così da poterle unire nella nostra vita e nella nostra chiesa. Il versetto ci insegna tre cose: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*La prima è che ci sono meraviglie nella Parola di Dio. &amp;quot;Apri i miei occhi e contemplerò le meraviglie della Tua legge&amp;quot;. La parola &amp;quot;legge&amp;quot; è ''Torah'' che in questo salmo significa &amp;quot;istruzione&amp;quot; o &amp;quot;insegnamento&amp;quot;. Vi sono meraviglie nell'insegnamento che Dio ci offre. Anzi, esse sono tali che, quando le vedete veramente, vi cambiano profondamente e vi spingono alla santità, all'amore e alle missioni (2 Corinzi 3,18). Ecco perché leggere, conoscere, meditare e ricordare la Parola di Dio è così cruciale. &lt;br /&gt;
*La seconda cosa che il versetto ci insegna è che nessuno può vedere queste meraviglie per quel che sono veramente senza l'aiuto sovrannaturale di Dio. &amp;quot;Apri i miei occhi e contemplerò le meraviglie della Tua legge&amp;quot;. Se Dio non ci apre gli occhi, non vedremo quanto meravigliosa sia la Parola. Non siamo per natura in grado di vedere la bellezza spirituale. Allorché leggiamo la Bibbia senza l'aiuto di Dio, la gloria di Dio negli insegnamenti e negli eventi della Bibbia è come il sole splendente sul volto di un cieco. Non che non si possa capirne il significato superficiale, ma non se ne possono vedere la meraviglia, la bellezza, la gloria che conquistano il cuore. &lt;br /&gt;
*E ciò ci conduce al terzo insegnamento, cioè che dobbiamo pregare Dio per l'illuminazione sovrannaturale mentre leggiamo la Bibbia. &amp;quot;Apri i miei occhi e contemplerò le meraviglie della Tua legge&amp;quot;. Poiché siamo incapaci di vedere da noi stessi la bellezza spirituale e la meraviglia di Dio negli insegnamenti e negli eventi della Bibbia senza l'illuminazione della grazia di Dio, dovremmo chiederla a Lui. &amp;quot;Apri i miei occhi&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Una verità in tre passi'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La prossima volta intendo concentrarmi sulle meraviglie insite nella Parola di Dio e in pratica su come portarle nella nostra mente e nel nostro cuore. Oggi però esaminerò la preghiera. Voglio mostrarvi questa profonda verità in tre passi: la Parola è essenziale per vivere una vita rivolta a Dio che conduca al paradiso e abbia potere e significato sulla terra. Non possiamo neppure vedere quel che la Parola è davvero senza l'aiuto sovrannaturale di Dio. Per questo dobbiamo pregare ogni giorno affinché Dio faccia tutto ciò che deve per portare le meraviglie della Parola nel nostro cuore e nella nostra vita. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Compiamo questi passi uno alla volta e vediamo come vengono confermati e illustrati in altre parti della Bibbia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1. La Parola è essenziale a una vita di santità. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il primo punto è che vedere la Parola, conoscerla e averla dentro di noi è essenziale per vivere una vita di santità, amore e potere per gli obiettivi di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Torniamo indietro al versetto 11: &amp;quot;Ho conservato la tua parola nel mio cuore, per non peccare contro di te&amp;quot;. Come dunque potremo evitare il peccato nella nostra vita? Conservando la Parola di Dio nel nostro cuore. Oh, quante persone rovinano la propria vita non meditando, non amando e non ricordando la Parola di Dio! Volete essere santi, ovvero, volete il potere di sottrarvi al peccato e vivere una vita di radicale abnegazione e amore sacrificale e pura devozione alla causa di Cristo? Tornate sui binari. Dio ha preparato una via verso l'abnegazione e il potere: conservare la Bibbia nel nostro cuore. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lo dico agli adulti e lo dico ai genitori dei giovani. Meditate e ricordate e abbiate a cuore i comandamenti, le ammonizioni e le promesse di Dio nelle Scritture. No, non dico che sia facile, specialmente quando si è adulti, ma niente di ciò che vale la pena di fare è facile. Costruire un mobile solido, scrivere una bella poesia, comporre un brano di grande musica, preparare un pasto speciale o una festa, nessuna di queste cose è facile, ma val la pena farle. E una buona vita non vale forse la pena? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Talitha adesso ha due anni. Sta cominciando a imparare i versetti della Bibbia a memoria e anche le preghiere. Perché? Perché impegnare tempo e pazienza nel ripeterle costantemente la Bibbia? È molto semplice: quando sarà un'adolescente, voglio che sia devota, pura, santa, amorosa, umile, gentile, docile e saggia. E la Bibbia dice, chiaro come il sole, che ciò è possibile conservando la Parola di Dio nel nostro cuore. &amp;quot;Ho conservato la tua parola nel mio cuore, per non peccare contro di te&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gesù disse la stessa cosa nella sua grande preghiera per noi in Giovanni 17,17: &amp;quot;Santificali nella verità; la Tua parola è verità&amp;quot;. &amp;quot;Santificare&amp;quot; è un termine biblico che significa rendere una persona santa, o devota, o amorosa, o pura, o virtuosa, o spiritualmente saggia. E tutte queste cose le voglio per me, per i miei figli e per voi. E dunque, che cosa dovremmo fare quest'anno? Se siamo santificati dalla verità, e la Parola di Dio è la verità, che cosa dovremmo fare? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se il dottore vi dice: &amp;quot;Lei è molto malato e potrebbe morire di questa malattia, ma se prenderà questo medicinale, guarirà e vivrà&amp;quot;, ma voi non prendete la medicina, siete troppo impegnati, le pastiglie sono grandi e difficili da ingoiare, o siete semplicemente distratti, resterete malati e morirete. Lo stesso succede con il peccato e l'immaturità spirituale. Se trascurate ciò che Dio vi dice per santificarvi e rendervi maturi, forti e santi, allora non sarete maturi, forti e santi. Leggere, meditare, ricordare e avere a cuore la Parola di Dio è il modo stabilito da Dio per sottrarsi al peccato e divenire una persona forte, devota, matura, amorosa e saggia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vi sono meraviglie da scoprire nella Parola di Dio che vi trasformeranno nel profondo, se davvero le vedete e conservate in voi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2. Non possiamo vedere senza l'aiuto di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il secondo punto nel testo è che non siamo in grado di vedere tali meraviglie nella Parola per quel che sono davvero senza l'aiuto sovrannaturale di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La ragione è che siamo caduti, corrotti e morti nel peccato, e quindi ciechi, ignoranti e duri. Paolo ci descrive così in Efesini 4,18: noi siamo &amp;quot;ottenebrati nell’intelletto, estranei alla vita di Dio, per l’ignoranza che è in [noi] e per l’indurimento del [nostro] cuore&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco come Mosè illustrò questo problema in Deuteronomio 29,2-4: &amp;quot;Mosè convocò dunque tutto Israele e disse loro: 'Voi avete visto tutto ciò che l’Eterno ha fatto sotto i vostri occhi nel paese d’Egitto..., i segni e quei grandi prodigi [ovvero le &amp;quot;meraviglie&amp;quot;]; fino a questo giorno l’Eterno non vi ha dato un cuore per comprendere, occhi per vedere e orecchi per udire'&amp;quot;. Notate: avete visto... ma non potete vedere senza l'opera sovrannaturale di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tale è la nostra sciagura. Siamo colpevoli, corrotti, duri, ignoranti e ciechi senza il risveglio, il soffio vitale, l'umiltà, la purezza dell'opera illuminatrice di Dio nella nostra vita. Non vedremo mai la bellezza della realtà spirituale senza l'illuminazione di Dio. Non vedremo mai la meraviglia e la gloria di quel che la Parola insegna, se Dio non ci apre gli occhi del cuore e non ci dà il senso spirituale di queste cose. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il punto di questo insegnamento e conoscenza è di renderci affamati e bramosi di Dio, e di farci piangere e implorare a gran voce Iddio perché ci aiuti nel leggere la Bibbia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
(Sul punto 2 vedi anche: Matteo 16,17 e 11,4; Luca 24,45; 1 Corinzi 2,14-16; Giovanni 3,6-8; Romani 8,5-8.) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
3. Dobbiamo pregare Dio perché ci aiuti a vedere. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ed eccoci all'ultimo punto: se conoscere e conservare la verità della Parola di Dio è fondamentale per essere santi, amorosi, maturi e pronti per il paradiso, e se per natura non riusciamo a vedere le meraviglie della Parola di Dio e sentire l'attrazione della sua gloria, allora ci troviamo in una condizione disperata e dobbiamo pregare Dio perché ci aiuti. &amp;quot;Apri i miei occhi e contemplerò le meraviglie della Tua legge&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In altre parole, la preghiera è essenziale alla vita cristiana poiché essa è la chiave che dischiude il potere della Parola nella nostra vita. La gloria della Parola è come lo splendore del sole sul volto del cieco, se Dio non apre i nostri occhi a quella gloria. E se non vediamo la gloria, non saremo cambiati (2 Corinzi 3,18; Giovanni 17,17) e, se non saremo cambiati, non saremo cristiani. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In Efesini 1,18 Paolo prega in questo modo. Egli dice: &amp;quot;Prego affinché siano illuminati gli occhi del vostro cuore, affinché sappiate qual è la speranza della sua vocazione&amp;quot;, cioè: &amp;quot;Vi ho insegnato tali cose e voi le avete recepite coi vostri sensi esteriori, ma a meno di non percepirne la gloria con il vostro senso spirituale (&amp;quot;gli occhi del vostro cuore&amp;quot;), non sarete cambiati (vedi inoltre Efesini 3,14-19; Colossesi 1,9 e 3,16). Ora, Paolo scrive a dei cristiani, e questo ci dimostra che dobbiamo continuare a pregare finché i nostri occhi spirituali non vedranno il paradiso. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Sette tipi di preghiera per assimilare le nostre letture bibliche'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Poiché tuttavia il nostro testo è il Salmo 119,18: &amp;quot;Apri i miei occhi e contemplerò le meraviglie della Tua legge&amp;quot;, dovremmo far sì che il salmista ci mostri la sua preghiera nelle sue letture della Parola di Dio. Lasciatemi quindi concludere con un breve excursus del Salmo 119 per mostrarvi i sette tipi di preghiera con cui assimilare le letture bibliche di quest'anno. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dovremmo pregare... &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1. Che Dio ci insegni la sua Parola. Salmo 119,12b: &amp;quot;Insegnami i Tuoi statuti&amp;quot; (vedi anche i versetti 33, 64b, 66, 68b, 135). Il genuino apprendimento della Parola di Dio è possibile soltanto se Dio stesso diviene il maestro in tutti e per tutti i significati di insegnamento. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2. Che Dio non ci nasconda la sua Parola. Salmo 119,19b: &amp;quot;Non nascondermi i tuoi comandamenti&amp;quot;. La Bibbia ci avverte del terribile castigo o giudizio allorché la Parola di Dio ci viene tolta (Amos 8,11; vedi anche il Salmo 119,43). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
3. Che Dio ci renda comprensibile la sua Parola. Salmo 119,27: &amp;quot;Fammi comprendere la via dei tuoi comandamenti&amp;quot; (vedi versetti 34, 73b, 144b, 169). Qui chiediamo a Dio di portarci a capire, perché faccia tutto quel che deve fare per farci comprendere la sua Parola. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
4. Che Dio pieghi il nostro cuore verso la sua Parola. Salmo 119,36: &amp;quot;Piega il mio cuore ai Tuoi precetti e non alla cupidigia&amp;quot;. Il nostro grande problema non è tanto la nostra ragione, bensì la nostra volontà; non siamo propensi per natura a leggere, meditare, ricordare la Parola. Così dobbiamo pregare Dio affinché pieghi la nostra volontà. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
5. Che Dio ci offra la vita per mantenere la sua Parola. Salmo 119,88: &amp;quot;Vivificami secondo la tua benignità e io osserverò i precetti della Tua bocca&amp;quot;. Egli è consapevole del fatto che ci servono vita ed energie per darci alla Parola e alla sua obbedienza. Così egli chiede a Dio una necessità primaria (vedi anche il versetto 154b). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
6. Che Dio stabilisca i nostri passi nella sua Parola. Salmo 119,133: &amp;quot;Stabilisci i miei passi nella tua parola&amp;quot;. Dipendiamo dal Signore non soltanto per la comprensione e la vita, ma anche per mettere in pratica la Parola. Che venga stabilita nella nostra vita. Non possiamo farlo da soli. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
7. Che Dio venga a cercarci quando ci allontaniamo dalla sua Parola. Salmo 119, 176: &amp;quot;Vado errando come una pecora smarrita. Cerca il tuo servo&amp;quot;. Si noti che questo uomo santo conclude confessando il peccato e il bisogno che Dio venga a cercarlo e riportarlo indietro. Anche per questo dobbiamo pregare ancora e poi ancora. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La Parola, il nostro Tesoro'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Finisco dicendo che, iniziando il 1998 con il desiderio di essere santi, amorosi e dediti senza mezzi termini all'obiettivo divino nelle città e nelle nazioni, dobbiamo essere quelli che conservano la Parola nel proprio cuore e, ancor più, quelli che conoscono la propria disperata condizione lontani da Dio e che sanno che egli ha assegnato alla preghiera di aprirci gli occhi per vedere le meraviglie della Parola ed esser così cambiati. &amp;quot;Apri i miei occhi e contemplerò le meraviglie della Tua legge&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quanto era sincero il salmista in quelle preghiere? Quanto dovremmo esserlo noi? Una risposta ci è fornita dal Salmo 119,147: &amp;quot;Mi alzo prima dell’alba e grido aiuto; io spero nella tua parola&amp;quot;. Egli si alza presto! È la sua priorità. Lo sarebbe per voi?&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Steffmahr</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Apri_i_miei_occhi_e_vedr%C3%B2</id>
		<title>Apri i miei occhi e vedrò</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://it.gospeltranslations.org/wiki/Apri_i_miei_occhi_e_vedr%C3%B2"/>
				<updated>2012-02-19T02:46:05Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Steffmahr: Creata pagina con '{{Info|Open My Eyes That I May See}}  Salmo 119,17-24  	Fa’ del bene al Tuo servo e io vivrò e osserverò la Tua parola. 	18 Apri i miei occhi e contemplerò le meraviglie del...'&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{Info|Open My Eyes That I May See}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Salmo 119,17-24&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
	Fa’ del bene al Tuo servo e io vivrò e osserverò la Tua parola.&lt;br /&gt;
	18 Apri i miei occhi e contemplerò le meraviglie della Tua 	legge. 19 Sono straniero sulla terra; non nascondermi i Tuoi 	comandamenti. 20 L’anima mia si consuma per il desiderio dei 	Tuoi decreti in ogni tempo. 21 Tu sgridi i superbi, che sono 	maledetti, perché si allontanano dai Tuoi comandamenti. 22 Togli 	via da me la 	vergogna e il disprezzo, perché ho osservato i Tuoi 	precetti. 23 Anche se i principi si siedono e parlano contro di me, il 	Tuo servo medita sulle Tue leggi. 24 I Tuoi precetti sono la mia 	gioia e i miei consiglieri.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Rotaie parallele per il binario della nostra anima&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nell'iniziare l'anno 1998, Dio ha in serbo per noi l'obiettivo di metterci sul binario diretto alla santità, all'amore, alla missione e al paradiso. Le rotaie di questo treno sono la preghiera innanzi al trono di Dio e la meditazione sulla Parola di Dio. Qualcuno tra voi ricorderà la seconda pagina dell'opuscolo della nostra dichiarazione d'intenti, &amp;quot;La dinamica spirituale&amp;quot;. Essa afferma:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
 Noi ci uniamo a Dio Padre nell'esaltare la supremazia della Sua gloria mediante il nostro Signore Gesù Cristo, nel potere dello Spirito Santo, avendo caro tutto ciò che Dio è, amando tutti coloro che egli ama, pregando per tutti i suoi obiettivi, meditando su tutte le sue parole, sostenuti da tutta la sua grazia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La preghiera innanzi al trono di Dio e la meditazione sulla Parola di Dio sono come rotaie parallele che permettono al treno della nostra anima di restare sul binario che conduce alla santità e al paradiso. Dobbiamo rinnovare il nostro zelo verso la preghiera e la meditazione della Bibbia all'inizio dell'anno. Tutto diventa vecchio e logoro e scialbo se non lo si risveglia, rinfresca e rinnova. Perciò ogni anno, durante la Settimana della Preghiera, rivolgeremo la nostra attenzione a queste cose grandi e preziose onde rinfocolare la nostra passione per la preghiera e la Parola.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tre insegnamenti dal Salmo 119,18&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quest'anno i due messaggi tra cui s'inserisce la Settimana della Preghiera provengono dal Salmo 119,18: &amp;quot;Apri i miei occhi e contemplerò le meraviglie della Tua legge&amp;quot;. Questo versetto unisce preghiera e Parola, e noi dobbiamo vedere in che modo, così da poterle unire nella nostra vita e nella nostra chiesa. Il versetto ci insegna tre cose:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
	• La prima è che ci sono meraviglie nella Parola di Dio. &amp;quot;Apri i 	miei occhi e contemplerò le meraviglie della Tua legge&amp;quot;. La parola 	&amp;quot;legge&amp;quot; è Torah che in questo salmo significa &amp;quot;istruzione&amp;quot; o 	&amp;quot;insegnamento&amp;quot;. Vi sono meraviglie nell'insegnamento che Dio	ci 	offre. Anzi, esse sono tali che, quando le vedete veramente, vi 	cambiano profondamente e vi spingono alla santità, all'amore e 	alle missioni (2 Corinzi 3,18). Ecco perché leggere, conoscere, 	meditare e ricordare la Parola di Dio è così cruciale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
	• La seconda cosa che il versetto ci insegna è che nessuno può 	vedere queste meraviglie per quel che sono veramente senza 	l'aiuto sovrannaturale di Dio. &amp;quot;Apri i miei occhi e contemplerò le 	meraviglie della Tua legge&amp;quot;. Se Dio non ci apre gli occhi, non 	vedremo quanto meravigliosa sia la Parola. Non siamo per natura 	in grado di vedere la bellezza spirituale. Allorché leggiamo la 	Bibbia senza l'aiuto di Dio, la gloria di Dio negli insegnamenti e 	negli eventi della Bibbia è come il sole splendente sul volto di un 	cieco. Non che non si possa capirne il significato superficiale, ma 	non se ne possono vedere la meraviglia, la bellezza, la gloria che 	conquistano il cuore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
	• E ciò ci conduce al terzo insegnamento, cioè che dobbiamo 	pregare Dio per l'illuminazione sovrannaturale mentre leggiamo la 	Bibbia. &amp;quot;Apri i miei occhi e contemplerò le meraviglie della Tua 	legge&amp;quot;. Poiché siamo incapaci di vedere da noi stessi la bellezza 	spirituale e la meraviglia di Dio negli insegnamenti e negli eventi 	della Bibbia senza l'illuminazione della grazia di Dio, dovremmo 	chiederla a Lui. &amp;quot;Apri i miei occhi&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una verità in tre passi&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La prossima volta intendo concentrarmi sulle meraviglie insite nella Parola di Dio e in pratica su come portarle nella nostra mente e nel nostro cuore. Oggi però esaminerò la preghiera. Voglio mostrarvi questa profonda verità in tre passi: la Parola è essenziale per vivere una vita rivolta a Dio che conduca al paradiso e abbia potere e significato sulla terra. Non possiamo neppure vedere quel che la Parola è davvero senza l'aiuto sovrannaturale di Dio. Per questo dobbiamo pregare ogni giorno affinché Dio faccia tutto ciò che deve per portare le meraviglie della Parola nel nostro cuore e nella nostra vita.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Compiamo questi passi uno alla volta e vediamo come vengono confermati e illustrati in altre parti della Bibbia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1. La Parola è essenziale a una vita di santità.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il primo punto è che vedere la Parola, conoscerla e averla dentro di noi è essenziale per vivere una vita di santità, amore e potere per gli obiettivi di Dio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Torniamo indietro al versetto 11: &amp;quot;Ho conservato la tua parola nel mio cuore, per non peccare contro di te&amp;quot;. Come dunque potremo evitare il peccato nella nostra vita? Conservando la Parola di Dio nel nostro cuore. Oh, quante persone rovinano la propria vita non meditando, non amando e non ricordando la Parola di Dio! Volete essere santi, ovvero, volete il potere di sottrarvi al peccato e vivere una vita di radicale abnegazione e amore sacrificale e pura devozione alla causa di Cristo? Tornate sui binari. Dio ha preparato una via verso l'abnegazione e il potere: conservare la Bibbia nel nostro cuore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lo dico agli adulti e lo dico ai genitori dei giovani. Meditate e ricordate e abbiate a cuore i comandamenti, le ammonizioni e le promesse di Dio nelle Scritture. No, non dico che sia facile, specialmente quando si è adulti, ma niente di ciò che vale la pena di fare è facile. Costruire un mobile solido, scrivere una bella poesia, comporre un brano di grande musica, preparare un pasto speciale o una festa, nessuna di queste cose è facile, ma val la pena farle. E una buona vita non vale forse la pena?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Talitha adesso ha due anni. Sta cominciando a imparare i versetti della Bibbia a memoria e anche le preghiere. Perché? Perché impegnare tempo e pazienza nel ripeterle costantemente la Bibbia? È molto semplice: quando sarà un'adolescente, voglio che sia devota, pura, santa, amorosa, umile, gentile, docile e saggia. E la Bibbia dice, chiaro come il sole, che ciò è possibile conservando la Parola di Dio nel nostro cuore. &amp;quot;Ho conservato la tua parola nel mio cuore, per non peccare contro di te&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gesù disse la stessa cosa nella sua grande preghiera per noi in Giovanni 17,17: &amp;quot;Santificali nella verità; la Tua parola è verità&amp;quot;. &amp;quot;Santificare&amp;quot; è un termine biblico che significa rendere una persona santa, o devota, o amorosa, o pura, o virtuosa, o spiritualmente saggia. E tutte queste cose le voglio per me, per i miei figli e per voi.  E dunque, che cosa dovremmo fare quest'anno? Se siamo santificati dalla verità, e la Parola di Dio è la verità, che cosa dovremmo fare?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se il dottore vi dice: &amp;quot;Lei è molto malato e potrebbe morire di questa malattia, ma se prenderà questo medicinale, guarirà e vivrà&amp;quot;, ma voi non prendete la medicina, siete troppo impegnati, le pastiglie sono grandi e difficili da ingoiare, o siete semplicemente distratti, resterete malati e morirete. Lo stesso succede con il peccato e l'immaturità spirituale. Se trascurate ciò che Dio vi dice per santificarvi e rendervi maturi, forti e santi, allora non sarete maturi, forti e santi. Leggere, meditare, ricordare e avere a cuore la Parola di Dio è il modo stabilito da Dio per sottrarsi al peccato e divenire una persona forte, devota, matura, amorosa e saggia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vi sono meraviglie da scoprire nella Parola di Dio che vi trasformeranno nel profondo, se davvero le vedete e conservate in voi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2. Non possiamo vedere senza l'aiuto di Dio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il secondo punto nel testo è che non siamo in grado di vedere tali meraviglie nella Parola per quel che sono davvero senza l'aiuto sovrannaturale di Dio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La ragione è che siamo caduti, corrotti e morti nel peccato, e quindi ciechi, ignoranti e duri. Paolo ci descrive così in Efesini 4,18: noi siamo &amp;quot;ottenebrati nell’intelletto, estranei alla vita di Dio, per l’ignoranza che è in [noi] e per l’indurimento del [nostro] cuore&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco come Mosè illustrò questo problema in Deuteronomio 29,2-4: &amp;quot;Mosè convocò dunque tutto Israele e disse loro: 'Voi avete visto tutto ciò che l’Eterno ha fatto sotto i vostri occhi nel paese d’Egitto..., i segni e quei grandi prodigi [ovvero le &amp;quot;meraviglie&amp;quot;]; fino a questo giorno l’Eterno non vi ha dato un cuore per comprendere, occhi per vedere e orecchi per udire'&amp;quot;. Notate: avete visto... ma non potete vedere senza l'opera sovrannaturale di Dio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tale è la nostra sciagura. Siamo colpevoli, corrotti, duri, ignoranti e ciechi senza il risveglio, il soffio vitale, l'umiltà, la purezza dell'opera illuminatrice di Dio nella nostra vita. Non vedremo mai la bellezza della realtà spirituale senza l'illuminazione di Dio. Non vedremo mai la meraviglia e la gloria di quel che la Parola insegna, se Dio non ci apre gli occhi del cuore e non ci dà il senso spirituale di queste cose.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il punto di questo insegnamento e conoscenza è di renderci affamati e bramosi di Dio, e di farci piangere e implorare a gran voce Iddio perché ci aiuti nel leggere la Bibbia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
(Sul punto 2 vedi anche: Matteo 16,17 e 11,4; Luca 24,45; 1 Corinzi 2,14-16; Giovanni 3,6-8; Romani 8,5-8.)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
3. Dobbiamo pregare Dio perché ci aiuti a vedere. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ed eccoci all'ultimo punto: se conoscere e conservare la verità della Parola di Dio è fondamentale per essere santi, amorosi, maturi e pronti per il paradiso, e se per natura non riusciamo a vedere le meraviglie della Parola di Dio e sentire l'attrazione della sua gloria, allora ci troviamo in una condizione disperata e dobbiamo pregare Dio perché ci aiuti. &amp;quot;Apri i miei occhi e contemplerò le meraviglie della Tua legge&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In altre parole, la preghiera è essenziale alla vita cristiana poiché essa è la chiave che dischiude il potere della Parola nella nostra vita. La gloria della Parola è come lo splendore del sole sul volto del cieco, se Dio non apre i nostri occhi a quella gloria. E se non vediamo la gloria, non saremo cambiati (2 Corinzi 3,18; Giovanni 17,17) e, se non saremo cambiati, non saremo cristiani.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In Efesini 1,18 Paolo prega in questo modo. Egli dice: &amp;quot;Prego affinché siano illuminati gli occhi del vostro cuore, affinché sappiate qual è la speranza della sua vocazione&amp;quot;, cioè: &amp;quot;Vi ho insegnato tali cose e voi le avete recepite coi vostri sensi esteriori, ma a meno di non percepirne la gloria con il vostro senso spirituale (&amp;quot;gli occhi del vostro cuore&amp;quot;), non sarete cambiati (vedi inoltre Efesini 3,14-19; Colossesi 1,9 e 3,16). Ora, Paolo scrive a dei cristiani, e questo ci dimostra che dobbiamo continuare a pregare finché i nostri occhi spirituali non vedranno il paradiso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sette tipi di preghiera per assimilare le nostre letture bibliche&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Poiché tuttavia il nostro testo è il Salmo 119,18: &amp;quot;Apri i miei occhi e contemplerò le meraviglie della Tua legge&amp;quot;, dovremmo far sì che il salmista ci mostri la sua preghiera nelle sue letture della Parola di Dio. Lasciatemi quindi concludere con un breve excursus del Salmo 119 per mostrarvi i sette tipi di preghiera con cui assimilare le letture bibliche di quest'anno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dovremmo pregare...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1. Che Dio ci insegni la sua Parola. Salmo 119,12b: &amp;quot;Insegnami i Tuoi statuti&amp;quot; (vedi anche i versetti 33, 64b, 66, 68b, 135). Il genuino apprendimento della Parola di Dio è possibile soltanto se Dio stesso diviene il maestro in tutti e per tutti i significati di insegnamento.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2. Che Dio non ci nasconda la sua Parola. Salmo 119,19b: &amp;quot;Non nascondermi i tuoi comandamenti&amp;quot;. La Bibbia ci avverte del terribile castigo o giudizio allorché la Parola di Dio ci viene tolta (Amos 8,11; vedi anche il Salmo 119,43).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
3. Che Dio ci renda comprensibile la sua Parola. Salmo 119,27: &amp;quot;Fammi comprendere la via dei tuoi comandamenti&amp;quot; (vedi versetti 34, 73b, 144b, 169). Qui chiediamo a Dio di portarci a capire, perché faccia tutto quel che deve fare per farci comprendere la sua Parola.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
4. Che Dio pieghi il nostro cuore verso la sua Parola. Salmo 119,36: &amp;quot;Piega il mio cuore ai Tuoi precetti e non alla cupidigia&amp;quot;. Il nostro grande problema non è tanto la nostra ragione, bensì la nostra volontà; non siamo propensi per natura a leggere, meditare, ricordare la Parola. Così dobbiamo pregare Dio affinché pieghi la nostra volontà.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
5. Che Dio ci offra la vita per mantenere la sua Parola. Salmo 119,88: &amp;quot;Vivificami secondo la tua benignità e io osserverò i precetti della Tua bocca&amp;quot;. Egli è consapevole del fatto che ci servono vita ed energie per darci alla Parola e alla sua obbedienza. Così egli chiede a Dio una necessità primaria (vedi anche il versetto 154b).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
6. Che Dio stabilisca i nostri passi nella sua Parola. Salmo 119,133: &amp;quot;Stabilisci i miei passi nella tua parola&amp;quot;. Dipendiamo dal Signore non soltanto per la comprensione e la vita, ma anche per mettere in pratica la Parola. Che venga stabilita nella nostra vita. Non possiamo farlo da soli.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
7. Che Dio venga a cercarci quando ci allontaniamo dalla sua Parola. Salmo 119, 176: &amp;quot;Vado errando come una pecora smarrita. Cerca il tuo servo&amp;quot;. Si noti che questo uomo santo conclude confessando il peccato e il bisogno che Dio venga a cercarlo e riportarlo indietro. Anche per questo dobbiamo pregare ancora e poi ancora.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La Parola, il nostro Tesoro&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Finisco dicendo che, iniziando il 1998 con il desiderio di essere santi, amorosi e dediti senza mezzi termini all'obiettivo divino nelle città e nelle nazioni, dobbiamo essere quelli che conservano la Parola nel proprio cuore e, ancor più, quelli che conoscono la propria disperata condizione lontani da Dio e che sanno che egli ha assegnato alla preghiera di aprirci gli occhi per vedere le meraviglie della Parola ed esser così cambiati. &amp;quot;Apri i miei occhi e contemplerò le meraviglie della Tua legge&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quanto era sincero il salmista in quelle preghiere? Quanto dovremmo esserlo noi? Una risposta ci è fornita dal Salmo 119,147: &amp;quot;Mi alzo prima dell’alba e grido aiuto; io spero nella tua parola&amp;quot;.&lt;br /&gt;
Egli si alza presto! È la sua priorità. Lo sarebbe per voi?&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Steffmahr</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Considerazioni_sulla_richiesta_di_pentimento_fatta_da_Ges%C3%B9</id>
		<title>Considerazioni sulla richiesta di pentimento fatta da Gesù</title>
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				<updated>2012-02-14T18:51:01Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Steffmahr: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{Info|Thoughts on Jesus' Demand to Repent}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; ''Lettere da Cambridge #2'' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nell'ambito del mio anno sabbatico qui a Cambridge, in Inghilterra, sto lavorando a un libro dal titolo provvisorio ''Cosa richiede Gesù al Mondo''. La richiesta di pentimento è basilare come è evidente nel messaggio di Gesù. È altrettanto fondamentale, e ha quasi lo stesso significato, quanto il comando &amp;quot;Dovete nascere di nuovo&amp;quot; (Giovanni 3:7). Una delle cose che mi premono è dimostrare come il pentimento del messaggio di Gesù non sia il comportamento ma il cambiamento nell'intimo che suscita un comportamento nuovo imperniato su Dio e sull'esaltazione di Cristo. Ecco alcuni versetti che aiutano a rendere più chiaro il significato del pentimento. &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;''Da quel tempo Gesù cominciò a predicare e a dire “Ravvedetevi, perché il regno dei cieli è vicino.''” (Matteo 4:17) &amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt;''Non sono venuto a chiamare i giusti ma i peccatori alla conversione.'' (Luca 5:32) &amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt;''Gli uomini di Ninive si alzeranno a giudicare questa generazione e la condanneranno, perché si convertirono alla predicazione di Giona, ed ecco, qui c'è ben più di Giona.'' (Matteo 12:41) &amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt;''Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo.'' (Luca 13:3, 5) &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
La prima richiesta di Gesù durante il suo ministero pubblico fu &amp;quot;Convertitevi&amp;quot;. Diede questo comando a tutti coloro che volevano ascoltarlo, senza discriminazione. Era il richiamo a un cambiamento interiore radicale nei confronti di Dio e dell'uomo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Due cose ci mostrano come il pentimento sia piuttosto un cambiamento interiore dell’animo e del cuore che un mero dolore per il peccato o un semplice miglioramento del comportamento. Per prima cosa il significato del termine greco da cui deriva &amp;quot;pentirsi&amp;quot; (''metanoeo'') va verso questa direzione. È formato da due parti: ''meta e noeo''. La seconda parte (''noeo'') si riferisce all’animo e ai suoi pensieri, alle sue percezioni, alle sue inclinazioni e ai suoi propositi. La prima parte (''meta'') è un prefisso che generalmente significa movimento o cambiamento.&amp;lt;ref&amp;gt;1. Per esempio meta è usato come prefisso nel termine ''metabaino'' (trasferire o cambiare da un posto a un altro), ''metaballo'' (cambiare il proprio modo di pensare), ''metago'' (condurre o spostare da un posto a un altro), ''metatithemi'' (convogliare da un posto a un altro, mettere in un altro posto, trasferire), ''metamorphoo'' (cambiare in maniera visibile ad altri, essere trasfigurato), ''metastrepho'' (provocare un mutamento di stato o di condizione, cambiare, alterare), ''metaschematizo'' (mutare la forma di qualcosa, trasformare, cambiare) ecc.&amp;lt;/ref&amp;gt; Quindi il significato di fondo di pentirsi è sentire un cambiamento delle percezioni, delle inclinazioni e dei propositi dell’animo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'altro fattore che va nella direzione di questo significato di pentirsi è il modo con cui Luca 3:8 descrive il rapporto tra pentimento e comportamento nuovo. Dice: &amp;quot;Producete frutti''degni'' del ravvedimento&amp;quot;. Poi indica alcuni esempi di frutti: &amp;quot;Chi possiede due tuniche ne faccia parte a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto&amp;quot; (Luca 3:11). Questo significa che il pentimento è ciò che avviene dentro di noi e conduce ai frutti di un comportamento nuovo. Il pentimento non sono le nuove azioni ma il cambiamento interiore che produce il frutto di nuove azioni. Gesù ci chiede di sentire questo cambiamento interiore. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché? La sua risposta sta nel fatto che noi siamo peccatori. &amp;quot;Non sono venuto a chiamare i giusti ma ''i peccatori'' alla conversione&amp;quot; (Luca 5:32). Qual era il pensiero di Gesù riguardo al peccato? Nella parabola del figliol prodigo Gesù descrive il peccato del figlio in questo modo: &amp;quot;Sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto... [e] divorando i suoi beni con le prostitute&amp;quot; (Luca 15:13, 30). Ma quando si pente il figliol prodigo dice: &amp;quot;Padre, ho peccato ''contro il cielo e ''contro di te. Non sono più degno di essere chiamato tuo figlio&amp;quot;. Quindi, sciupare la propria vita nella dissolutezza e con le prostitute non è soltanto dannoso umanamente; è un'offesa contro il cielo — cioè contro Dio. Quella è la vera natura del peccato. È un affronto a Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ritroviamo ancora questo nel modo in cui Gesù insegnò ai suoi discepoli a pregare. Egli disse che dovevano pregare così: &amp;quot;Perdonaci i nostri''peccati'', perché anche noi perdoniamo ad ogni nostro ''debitore''&amp;quot; (Luca 11:4). In altre parole, i peccati che Dio perdona vengono paragonati a quelli che gli altri commettono nei nostri confronti, e quelli sono chiamati ''debiti''. Pertanto Gesù considerava il peccato come un disonore nei confronti di Dio che ci pone in ''debito'' per il ristabilimento del divino onore diffamato dal nostro comportamento e dai nostri atteggiamenti che screditano Dio. Questo debito è pagato da Gesù stesso. &amp;quot;Il Figlio dell'uomo è venuto... a dare la sua vita in riscatto per molti&amp;quot; (Marco 10:45). Ma per godere di questo dono dice che dobbiamo pentirci. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pentimento significa esperienza di un cambiamento nell’animo che adesso vede Dio come vero e bello e degno di tutta la nostra lode e di tutta la nostra obbedienza. Questo cambiamento interiore si estende nella stessa maniera anche a Gesù. Lo sappiamo perché Gesù disse: &amp;quot;Se Dio fosse vostro padre, voi mi amereste, perché io sono venuto da Dio&amp;quot;. Vedere Dio con animo nuovo significa vedere anche Gesù con animo nuovo. Gesù non esclude nessuno dalla sua chiamata al pentimento. Lo affermò chiaramente quando un gruppo di persone venne a lui con la notizia di due calamità. La morte di innocenti in un massacro ad opera di Pilato e a causa del crollo della torre di Siloe (Luca 13:1-4). Gesù colse l'occasione per mettere in guardia anche coloro che portarono le notizie: &amp;quot;Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo&amp;quot; (Luca 13:5). In altre parole, non pensate che le calamità stiano ad indicare che alcuni sono peccatori bisognosi di pentimento e altri non lo sono. Tutti devono ravvedersi. Proprio come tutti devono rinascere a vita nuova perché &amp;quot;ciò che è nato da carne è [sempliemente] carne&amp;quot; (Giovanni 3:6), così tutti devono pentirsi perché tutti sono peccatori. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando Gesù disse: &amp;quot;Non sono venuto a chiamare i giusti ma i peccatori alla conversione&amp;quot; (Luca 5:32), non intendeva dire che alcuni sono così buoni da non avere necessità di ravvedimento. Intendeva dire che alcuni credono di essere buoni (Luca 18:9) mentre altri si sono già pentiti e hanno posto rimedio alla loro posizione con Dio. Per esempio, il ricco giovane dottore della legge voleva &amp;quot;giustificarsi&amp;quot; (Luca 10:29) mentre &amp;quot;il pubblicano... si batteva il petto dicendo: Dio, abbi misericordia di me, sono un peccatore! [e] tornò a casa sua giustificato [da Dio!]&amp;quot; (Luca 18:13-14). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi, nessuno è escluso. Tutti devono ravvedersi. Ed è necessario farlo presto. Gesù disse: &amp;quot;Se non vi convertite, ''perirete'' tutti allo stesso modo&amp;quot;. Cosa intendeva con perire? Voleva dire che il giudizio finale di Dio si abbatterà su coloro che non si pentiranno. &amp;quot;Gli uomini di Ninive si alzeranno a giudicare questa generazione e la condanneranno, perché si convertirono alla predicazione di Giona, ed ecco, qui c'è ben più di Giona&amp;quot; (Matteo 12:41). Gesù, il Figlio di Dio, ammonisce il popolo riguardo al giudizio che verrà e offre una via d'uscita se noi ci pentiremo. Se non lo faremo, Gesù ha una sola cosa da dirci: &amp;quot;Guai a voi&amp;quot; (Matteo 11:21). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco perché la sua richiesta di pentimento fa parte del suo messaggio centrale, quando dice che il regno di Dio è vicino. &amp;quot;Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; ravvedetevi e credete al vangelo&amp;quot; (Marco 1:15). Il vangelo — la buona novella — è che l'autorità di Dio si è manifestata in Gesù per salvare i peccatori prima della sua seconda venuta il giorno del giudizio. La richiesta di pentimento è quindi basata sulla generosa ''offerta'' presente di perdonare e sul benevolo ''ammonimento'' che un giorno coloro che rifiutano l'offerta periranno nel giudizio di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo la sua resurrezione dai morti Gesù si assicurò che i suoi apostoli continuassero la chiamata al pentimento in tutto il mondo. Disse: &amp;quot;Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e il terzo giorno risuscitare dai morti e nel suo nome saranno predicati la ''conversione'' e il perdono dei peccati a tutte le nazioni, cominciando da Gerusalemme&amp;quot; (Luca 24:46-47). Quindi la richiesta di pentimento che Gesù ha fatto è rivolta a tutte le nazioni. Giunge a noi, chiunque noi siamo e dovunque ci troviamo, e ci reclama. Questa è la richiesta che Gesù rivolge a ogni anima: Pentitevi. Trasformatevi nel vostro intimo. Trasformate tutte le percezioni, le inclinazioni e i propositi che disonorano Dio e screditano Cristo in nuove che tengono Dio in grande considerazione ed esaltano Cristo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per Cristo e il Suo regno, &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pastore John &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;references /&amp;gt;&amp;lt;br&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Steffmahr</name></author>	</entry>

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