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		<title>Libri e Sermoni Biblici - Contributi utente [it]</title>
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		<updated>2026-04-07T11:00:49Z</updated>
		<subtitle>Da Libri e Sermoni Biblici.</subtitle>
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		<id>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Rinvigorire_reciprocamente_il_proprio_coraggio_in_Dio</id>
		<title>Rinvigorire reciprocamente il proprio coraggio in Dio</title>
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				<updated>2018-06-26T10:19:15Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Nico: Uploading and formatting, fixing format&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;'''Samuele 1, 23:15-18'''&amp;lt;br&amp;gt;E Davide era timoroso perché sapeva che Saul era uscito a cercare la sua vita. Intanto Davide stava nel deserto di Zif, a Corsa. Allora Giònata figlio di Saul si alzò e andò da Davide a Corsa e ne rinvigorì il coraggio in Dio. Poi gli disse: “Non temere: la mano di Saul mio padre non potrà raggiungerti e tu regnerai su Israele mentre io sarò a te secondo; anche Saul mio padre lo sa bene.&amp;quot; Essi strinsero un patto davanti al Signore. Davide rimase a Corsa e Giònata tornò a casa. &amp;lt;br&amp;gt;&amp;lt;br&amp;gt;Il messaggio di oggi è un’interruzione della serie che abbiamo inaugurato domenica scorsa con gli Efesini. Il motivo di quest’interruzione è la nostra profonda convinzione che ci sia bisogno d’incoraggiare tutti i membri di Bethlehem a far parte di qualsiasi tipo di piccolo gruppo in cui ci si aiuti reciprocamente nel combattere la battaglia della fede. E per questo oggi ci concentreremo sul rinvigorire il nostro coraggio in Dio reciprocamente. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== L’eterna sicurezza è un progetto comunitario  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Noi crediamo che l’eterna sicurezza sia un progetto comunitario. Noi crediamo che la perseveranza dei santi sia una responsabilità unitaria. Lo stesso Signore che ha detto: &amp;quot;Le mie pecore ascoltano la mia voce ed io le conosco ed esse mi seguono; Io do loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano.&amp;quot; (Giovanni 10:27–28), ha anche detto, &amp;quot;Ma chi persevererà sino alla fine, sarà salvato&amp;quot; (Matteo 24:13). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In altre parole, i figli di Dio saranno eternamente al sicuro nelle mani di Gesù. E coloro i quali non sono figli Suoi dovranno resistere fino alla fine per essere salvati. Ma Dio come ha deciso di mantenere il Suo popolo perseverante nella fede fino alla fine, in modo che Egli possa adempiere infallibilmente la promessa di metterlo in salvo e fare in modo che nessuno si perda? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa mattina ci stiamo soffermando su una parte cruciale della risposta a questa domanda: vale a dire, Dio ha deciso che fossimo uniti ad altri credenti in modo che potessimo aiutarci reciprocamente nel combattere la battaglia della fede con successo, giorno dopo giorno, fino alla fine. Il fondamento biblico di questa risposta è Ebrei 3:12–14: &amp;lt;br&amp;gt;Guardate perciò, fratelli, che non si trovi in nessuno di voi un cuore perverso e senza fede che si allontani dal Dio vivente. Esortatevi piuttosto a vicenda ogni giorno, finché dura quest'oggi, perché nessuno di voi s’indurisca sedotto dal peccato. Siamo diventati, infatti, partecipi di Cristo, a condizione di mantenere salda sino alla fine la fiducia che abbiamo avuta da principio.&amp;amp;nbsp;&amp;lt;br&amp;gt;Esortatevi l’un l’altro, giorno dopo giorno, a tenere duro e a indossare l’armatura di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Fare parte di un gruppo di cristiani  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Bambini, ragazzi delle scuole medie, ragazzi delle superiori, universitari, single, coppie sposate, vedove, vedovi! Fate parte di un gruppo di amici cristiani che hanno promesso solennemente di aiutarsi a vicenda nel combattere la battaglia della fede e di proteggersi l’un l’altro dalle subdole seduzioni del peccato? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non dico che non sarete salvati se non apparterrete a un gruppetto organizzato. Ma vi dico, e credo che questa sia la parola di Dio, che se il vostro gruppo di compagni di fede non è di questo tipo, allora state trascurando uno dei modi designati da Dio per la vostra preservazione e resilienza nella fede. E trascurare le vie della grazia è molto pericoloso per la vostra anima. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dunque il mio obiettivo questa mattina è molto semplice: motivarvi a far parte di uno di questi gruppetti di cristiani, in cui potete esortare ed essere esortati a combattere la battaglia della fede giorno dopo giorno. Alla fine del messaggio, Peter Nelson illustrerà brevemente una rete di piccoli gruppi disponibili su cui riflettere in atteggiamento di preghiera. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Quattro lezioni dall’incontro di Giònata e Davide  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il brano è Samuele 1, 23:15–18. Si tratta di una semplice ma profonda illustrazione di ciò che è necessario nella battaglia continua della fede. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Davide sta andando da una parte all’altra nel deserto di Zif, a circa 48 km a sud di Gerusalemme, per non farsi trovare da Saul. Saul, il Re d’Israele, vuole uccidere Davide perché pensa che sia un pericoloso rivale per l’ascesa al trono. Giònata, figlio di Saul, vuole bene a Davide e quando apprende che questi si trova nel deserto di Zif, si reca lì per rinvigorire il suo coraggio in Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo incontro tra Giònata e Davide offre almeno quattro lezioni sull’aiuto reciproco nel combattere la battaglia della fede. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''1. Abbiamo tutti bisogno di uno spirito di squadra cristiano''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I più grandi santi e i leader più forti hanno bisogno di compagni cristiani che rinvigoriscano il loro coraggio in Dio. Davide era forte, eppure Davide aveva bisogno di Giònata. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lo spirito di squadra cristiano non serve soltanto alle nuove reclute. Serve a tutti i credenti. Il nostro bisogno nei confronti del ministero degli altri cristiani non finirà mai. Se pensate di aver superato la fase in cui avevate bisogno di essere esortati quotidianamente nella battaglia della fede, allora probabilmente il vostro cuore è già preda degli inganni del peccato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Davide era un uomo che seguiva il cuore stesso di Dio. Era un grande guerriero. Indubbiamente superiore a Giònata per forza, intelligenza e profondità nella conoscenza teologica. Tuttavia, il versetto 16 dice che Giònata andò e ne rinvigorì il coraggio in Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non illudetevi mai che un uomo sia tanto forte da non aver bisogno che il suo coraggio in Dio sia rinvigorito. E non illudetevi mai che qualcuno sia talmente superiore a voi da non poter essere per lui strumento di Dio nel dargli forza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Charles Spurgeon&amp;amp;nbsp;'''parlava a nome di molti leader cristiani quando scriveva:&amp;lt;br&amp;gt;Alcuni anni fa fui preda di una terribile depressione. Si susseguirono vari avvenimenti difficili nella mia vita; stavo anche male e mi scoraggiai. Dal profondo fui costretto a gridare al Signore. Proprio prima che partissi per Mentone per trovare sollievo, soffrii duramente nel corpo, ma ancora di più nell’anima, perché il mio spirito si sentiva sopraffatto. Sotto pressione, predicai un sermone basato su queste parole: &amp;quot;Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?&amp;quot; Mai avrei immaginato di sentirmi così adatto per questa predica; anzi, spero che pochi dei miei fratelli siano penetrati così in fondo in quelle parole. Provai totalmente l’orrore dell’anima abbandonata da Dio. E non è per niente piacevole. Tremo alla sola idea di passare nuovamente attraverso quell’eclissi dell’anima; prego che non debba mai soffrire di nuovo a quel modo.. (''Autobiografia, vol. 2, p. 415)&amp;amp;nbsp;'' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
''&amp;lt;br&amp;gt;''Ho usato questa citazione per farvi capire che anche i più grandi santi, i guerrieri più valorosi hanno ancora bisogno di essere rinvigoriti nel coraggio in Dio. Infatti, gli attacchi del diavolo contro di loro rendono il loro bisogno ancora più grande. Dunque la prima lezione del nostro brano è che non si perde mai il bisogno per l’esortazione quotidiana. I più grandi santi e i leader più forti hanno bisogno di compagni che rinvigoriscano il loro coraggio in Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''2. Uno sforzo consapevole''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La seconda lezione è che invigorire il coraggio in Dio di qualcuno richiede uno sforzo consapevole. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Intenzionale. Non potete farlo di corsa; vi alzate e andate a Corsa. Versetto 16: &amp;quot;Allora Giònata figlio di Saul si alzò e andò da Davide a Corsa e ne rinvigorì il coraggio in Dio.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quanto sarebbe diverso per la nostra chiesa se tutti noi, quando ci alziamo al mattino, PROGETTASSIMO di rinvigorire il coraggio in Dio di qualcuno! Giònata non incontra casualmente Davide a Corsa (anche se questo a volte può succedere!). Lui PROGETTA di andarci e rinvigorirne il coraggio. Il segno della maturità cristiana consiste nel costruire nelle nostre vite l’intenzione e le occasioni per rinvigorire il coraggio in Dio di qualcuno. Chi rinvigoriremo in Dio oggi? E questa settimana? Avete un gruppo di compagni convinti (deliberatamente!) di volersi aiutare a vicenda nel combattere la battaglia della fede in questo modo? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sto leggendo le ''Memorie di Samuel Pearce'',fondatore nel 1792, assieme a un piccolo gruppo di pastori, della prima Società missionaria battista. Insieme ad altri pastori c’erano anche John Ryland, John Sutcliff, Andrew Fuller, Samuel Pearce e William Carey. C’è una cosa che spicca tra tutte: questi uomini si volevano bene, si riunirono ed erano profondamente convinti nel voler rinvigorire reciprocamente il proprio coraggio in Dio. Lo fecero anche quando erano lontani. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Samuel Pearce, dopo essere partito per l’India, attese più di un anno prima di ricevere la prima lettera di Carey. Ma quando questa giunse, ecco cosa Pierce rispose a Carey: &amp;lt;br&amp;gt;Il resoconto che ci hai fatto ha infuso in noi nuovo vigore e ha grandemente rinvigorito il nostro coraggio nel Signore. Abbiamo letto, abbiamo pianto, abbiamo lodato, abbiamo pregato. Oh, chi se non il cristiano prova gioie come questa dell’essere uniti nell’amicizia per il nostro caro Signore Gesù Cristo? (p. 58)&amp;amp;nbsp;&amp;lt;br&amp;gt;Che frase meravigliosa: &amp;quot;Amicizia PER il nostro caro Signore Gesù Cristo.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa mattina voglio davvero perorare questa causa affinché formiate amicizie PER Gesù Cristo—che abbiate un gruppo di compagni nella fede con il reciproco accordo di rimettervi continuamente l’un l’altro a Gesù Cristo per la speranza e per la forza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''3. Rinvigorirsi in Dio reciprocamente&amp;amp;nbsp;''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa è la terza lezione. La forza che dobbiamo darci a vicenda è la forza in Dio, non in noi stessi. Il versetto 16 non dice che Giònata fece tutta quella strada fino a Corsa per rafforzare la fiducia di Davide in se stesso. Giònata non fece questo. È scritto che si alzò e andò da Davide a Corsa e ne rinvigorì il coraggio in Dio.&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco la differenza tra i compagni cristiani e tutti gli altri gruppi di sostegno, i gruppi terapeutici e i gruppi di auto-aiuto. Il punto fondamentale dello spirito di squadra cristiano è indirizzarsi reciprocamente verso Cristo, non verso l’uomo, per ricevere aiuto e forza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Qui abbiamo una specie di paradosso: da un lato io dico “ho bisogno di voi”. Dio vi ha scelti come una delle vie per accedere alla grazia per aiutarmi a resistere fino alla fine. Eppure dall’altro lato devo dirvi che l’unico modo in cui potete veramente aiutarmi è dicendo qualcosa o facendo qualcosa che mi spinga ad affidarmi a Dio e non a voi.&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Eccoci qui di nuovo con quello che appare il nostro tema più comune: un radicale teocentrismo in tutto quello che facciamo, anche nel nostro umano stare insieme, nel nostro spirito di squadra, nella nostra amicizia. Dev’essere un’amicizia PER Gesù. Ogni gruppo cristiano che esiste, deve esistere per rinvigorire reciprocamente il coraggio in Dio e non nell’uomo. Questa è la terza lezione del nostro brano: &amp;quot;Giònata si alzò e andò da Davide a Corsa, e ne rinvigorì il coraggio in Dio.&amp;quot;&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''4. Ricordarci reciprocamente delle promesse di Dio''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Infine, come ha fatto lui? Come facciamo noi? Giònata dice (versetto 17): &amp;quot;Non temere: la mano di Saul mio padre non potrà raggiungerti e tu regnerai su Israele mentre io sarò a te secondo; anche Saul mio padre lo sa bene.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Giònata come faceva a sapere che Davide sarebbe diventato re d’Israele? Loro due erano grandi amici ed è facile immaginare che Davide avesse raccontato a Giònata l’episodio del capitolo 16 in cui il profeta Samuele aveva consacrato Davide bambino ad essere re d’Israele. Dunque il modo in cui Giònata rinvigorì il coraggio di Davide in Dio fu ricordandogli la promessa che Dio gli aveva fatto (Samuele1, 16:12). Saul non poteva vincere contro Davide perché Dio era dalla sua parte. Quindi Giònata rinvigorì il coraggio di Davide ricordandogli qual era il suo destino nel progetto di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo vale anche per noi. Noi ci rinvigoriamo reciprocamente il coraggio in Dio ricordandoci a vicenda le promesse di Dio che sono specificatamente adatte ai nostri bisogni. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cosa avreste bisogno di sentirvi dire dai vostri amici se foste William Carey che combatte la battaglia della fede con un solo compagno e circondato da milioni di non credenti a 25mila km da casa? Avreste bisogno di qualcosa simile alle parole di Samuel Pearce, il prezioso amico che sapeva come rinvigorire il coraggio in Dio di Carey. Sentite come questa lettera, datata 4 ottobre 1794, sia satura delle promesse di Dio: &amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fratello, desidero essere al tuo fianco, ed essere partecipe ad ogni fase dell’attacco—un attacco che nulla, tranne la vigliaccheria, può far fallire. Sì, il Capitano della nostra salvezza marcia davanti a noi. A volte ci nega la sua presenza (ma non la sua potenza) per mettere alla prova la nostra abilità con le nostre armi spirituali e la nostra armatura celeste. Oh, cosa non è capace di fare una fede viva per un soldato di Cristo! Farà scendere il Liberatore dai cieli; sarà avvolto in un mantello intriso di sangue; lo schiererà primo in battaglia, ci ha messo sulla bocca un canto nuovo—&amp;quot;Essi hanno combattuto contro l’Agnello; ma l’Agnello li ha sconfitti.&amp;quot; Sì, li sconfiggerà—la vittoria è sicura prima ancora di entrare in campo; la corona è già pronta per adornare le sue tempie, anche quella corona di gloria che non sfiorirà, e abbiamo già deciso cosa ne faremo—la porremo ai piedi del conquistatore e diremo: &amp;quot;Non a noi, o Signore, non su di noi, ma per glorificare il nome tuo&amp;quot; mentre i cieli si uniranno in coro &amp;quot;Degno è l’Agnello.&amp;quot; (''Memorie'', p. 66)&amp;amp;nbsp; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt;Beh, non tutti abbiamo il dono di poter rafforzare i nostri compagni con parole come quelle pronunciate da Pearce. Tuttavia, innalzando la vostra mente alla Parola di Dio e meditando giorno e notte su questo tema, come dice il Salmo 1 allora diventerete voi stessi una sorgente d’acqua viva e rinvigorirete il coraggio in Dio di molti. Questa mattina la chiamata di Dio per voi è questa: Venite, rinvigoriamo reciprocamente il nostro coraggio in Dio! Amen&amp;lt;br&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Nico</name></author>	</entry>

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		<title>Rinvigorire reciprocamente il proprio coraggio in Dio</title>
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				<updated>2018-06-26T09:53:20Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Nico: Uploading and formatting&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&amp;lt;p&amp;gt;&amp;lt;span class=&amp;quot;fck_mw_template&amp;quot;&amp;gt;{{info|Strengthen Each Other's Hands in God}}&amp;lt;/span&amp;gt;&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
&amp;lt;/p&amp;gt;&amp;lt;p&amp;gt;&amp;lt;b&amp;gt;Samuele 1, 23:15-18&amp;lt;/b&amp;gt;&lt;br /&gt;
E Davide era timoroso perché sapeva che Saul era uscito a cercare la sua vita. Intanto Davide stava nel deserto di Zif, a Corsa. Allora Giònata figlio di Saul si alzò e andò da Davide a Corsa e ne rinvigorì il coraggio in Dio. Poi gli disse: “Non temere: la mano di Saul mio padre non potrà raggiungerti e tu regnerai su Israele mentre io sarò a te secondo; anche Saul mio padre lo sa bene.&amp;quot; Essi strinsero un patto davanti al Signore. Davide rimase a Corsa e Giònata tornò a casa.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/p&amp;gt;&amp;lt;p&amp;gt;Il messaggio di oggi è un’interruzione della serie che abbiamo inaugurato domenica scorsa con gli Efesini. Il motivo di quest’interruzione è la nostra profonda convinzione che ci sia bisogno d’incoraggiare tutti i membri di Bethlehem a far parte di qualsiasi tipo di piccolo gruppo in cui ci si aiuti reciprocamente nel combattere la battaglia della fede. E per questo oggi ci concentreremo sul rinvigorire il nostro coraggio in Dio reciprocamente.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/p&amp;gt;&amp;lt;p&amp;gt;&amp;lt;b&amp;gt;L’eterna sicurezza è un progetto comunitario&amp;lt;/b&amp;gt;&lt;br /&gt;
&amp;lt;/p&amp;gt;&amp;lt;p&amp;gt;Noi crediamo che l’eterna sicurezza sia un progetto comunitario. Noi crediamo che la perseveranza dei santi sia una responsabilità unitaria. Lo stesso Signore che ha detto: &amp;quot;Le mie pecore ascoltano la mia voce ed io le conosco ed esse mi seguono; Io do loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano.&amp;quot; (Giovanni 10:27–28), ha anche detto, &amp;quot;Ma chi persevererà sino alla fine, sarà salvato&amp;quot; (Matteo 24:13).&lt;br /&gt;
&amp;lt;/p&amp;gt;&amp;lt;p&amp;gt;In altre parole, i figli di Dio saranno eternamente al sicuro nelle mani di Gesù. E coloro i quali non sono figli Suoi dovranno resistere fino alla fine per essere salvati. Ma Dio come ha deciso di mantenere il Suo popolo perseverante nella fede fino alla fine, in modo che Egli possa adempiere infallibilmente la promessa di metterlo in salvo e fare in modo che nessuno si perda?&lt;br /&gt;
&amp;lt;/p&amp;gt;&amp;lt;p&amp;gt;Questa mattina ci stiamo soffermando su una parte cruciale della risposta a questa domanda: vale a dire, Dio ha deciso che fossimo uniti ad altri credenti in modo che potessimo aiutarci reciprocamente nel combattere la battaglia della fede con successo, giorno dopo giorno, fino alla fine. Il fondamento biblico di questa risposta è Ebrei 3:12–14:&lt;br /&gt;
&amp;lt;/p&amp;gt;&amp;lt;p&amp;gt;Guardate perciò, fratelli, che non si trovi in nessuno di voi un cuore perverso e senza fede che si allontani dal Dio vivente. Esortatevi piuttosto a vicenda ogni giorno, finché dura quest'oggi, perché nessuno di voi s’indurisca sedotto dal peccato. Siamo diventati, infatti, partecipi di Cristo, a condizione di mantenere salda sino alla fine la fiducia che abbiamo avuta da principio. Esortatevi l’un l’altro, giorno dopo giorno, a tenere duro e a indossare l’armatura di Dio.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/p&amp;gt;&amp;lt;p&amp;gt;&amp;lt;b&amp;gt;Fare parte di un gruppo di cristiani&amp;lt;/b&amp;gt;&lt;br /&gt;
&amp;lt;/p&amp;gt;&amp;lt;p&amp;gt;Bambini, ragazzi delle scuole medie, ragazzi delle superiori, universitari, single, coppie sposate, vedove, vedovi! Fate parte di un gruppo di amici cristiani che hanno promesso solennemente di aiutarsi a vicenda nel combattere la battaglia della fede e di proteggersi l’un l’altro dalle subdole seduzioni del peccato?&lt;br /&gt;
&amp;lt;/p&amp;gt;&amp;lt;p&amp;gt;Non dico che non sarete salvati se non apparterrete a un gruppetto organizzato. Ma vi dico, e credo che questa sia la parola di Dio, che se il vostro gruppo di compagni di fede non è di questo tipo, allora state trascurando uno dei modi designati da Dio per la vostra preservazione e resilienza nella fede. E trascurare le vie della grazia è molto pericoloso per la vostra anima.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/p&amp;gt;&amp;lt;p&amp;gt;Dunque il mio obiettivo questa mattina è molto semplice: motivarvi a far parte di uno di questi gruppetti di cristiani, in cui potete esortare ed essere esortati a combattere la battaglia della fede giorno dopo giorno. Alla fine del messaggio, Peter Nelson illustrerà brevemente una rete di piccoli gruppi disponibili su cui riflettere in atteggiamento di preghiera.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/p&amp;gt;&amp;lt;p&amp;gt;&amp;lt;b&amp;gt;Quattro lezioni dall’incontro di Giònata e Davide&amp;lt;/b&amp;gt; &lt;br /&gt;
&amp;lt;/p&amp;gt;&amp;lt;p&amp;gt;Il brano è Samuele 1, 23:15–18. Si tratta di una semplice ma profonda illustrazione di ciò che è necessario nella battaglia continua della fede.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/p&amp;gt;&amp;lt;p&amp;gt;Davide sta andando da una parte all’altra nel deserto di Zif, a circa 48 km a sud di Gerusalemme, per non farsi trovare da Saul. Saul, il Re d’Israele, vuole uccidere Davide perché pensa che sia un pericoloso rivale per l’ascesa al trono. Giònata, figlio di Saul, vuole bene a Davide e quando apprende che questi si trova nel deserto di Zif, si reca lì per rinvigorire il suo coraggio in Dio.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/p&amp;gt;&amp;lt;p&amp;gt;Questo incontro tra Giònata e Davide offre almeno quattro lezioni sull’aiuto reciproco nel combattere la battaglia della fede.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/p&amp;gt;&amp;lt;p&amp;gt;&amp;lt;b&amp;gt;1. Abbiamo tutti bisogno di uno spirito di squadra cristiano&amp;lt;/b&amp;gt;&lt;br /&gt;
&amp;lt;/p&amp;gt;&amp;lt;p&amp;gt;I più grandi santi e i leader più forti hanno bisogno di compagni cristiani che rinvigoriscano il loro coraggio in Dio. Davide era forte, eppure Davide aveva bisogno di Giònata.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/p&amp;gt;&amp;lt;p&amp;gt;Lo spirito di squadra cristiano non serve soltanto alle nuove reclute. Serve a tutti i credenti. Il nostro bisogno nei confronti del ministero degli altri cristiani non finirà mai. Se pensate di aver superato la fase in cui avevate bisogno di essere esortati quotidianamente nella battaglia della fede, allora probabilmente il vostro cuore è già preda degli inganni del peccato.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/p&amp;gt;&amp;lt;p&amp;gt;Davide era un uomo che seguiva il cuore stesso di Dio. Era un grande guerriero. Indubbiamente superiore a Giònata per forza, intelligenza e profondità nella conoscenza teologica. Tuttavia, il versetto 16 dice che Giònata andò e ne rinvigorì il coraggio in Dio.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/p&amp;gt;&amp;lt;p&amp;gt;Non illudetevi mai che un uomo sia tanto forte da non aver bisogno che il suo coraggio in Dio sia rinvigorito. E non illudetevi mai che qualcuno sia talmente superiore a voi da non poter essere per lui strumento di Dio nel dargli forza.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/p&amp;gt;&amp;lt;p&amp;gt;&amp;lt;b&amp;gt;&amp;lt;a _fcknotitle=&amp;quot;true&amp;quot; href=&amp;quot;Charles Spurgeon&amp;quot;&amp;gt;Charles Spurgeon&amp;lt;/a&amp;gt;&amp;lt;/b&amp;gt; parlava a nome di molti leader cristiani quando scriveva:&lt;br /&gt;
&amp;lt;/p&amp;gt;&amp;lt;p&amp;gt;Alcuni anni fa fui preda di una terribile depressione. Si susseguirono vari avvenimenti difficili nella mia vita; stavo anche male e mi scoraggiai. Dal profondo fui costretto a gridare al Signore. Proprio prima che partissi per Mentone per trovare sollievo, soffrii duramente nel corpo, ma ancora di più nell’anima, perché il mio spirito si sentiva sopraffatto. Sotto pressione, predicai un sermone basato su queste parole: &amp;quot;Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?&amp;quot; Mai avrei immaginato di sentirmi così adatto per questa predica; anzi, spero che pochi dei miei fratelli siano penetrati così in fondo in quelle parole. Provai totalmente l’orrore dell’anima abbandonata da Dio. E non è per niente piacevole. Tremo alla sola idea di passare nuovamente attraverso quell’eclissi dell’anima; prego che non debba mai soffrire di nuovo a quel modo. (&amp;lt;i&amp;gt;Autobiografia&amp;lt;/i&amp;gt;, vol. 2, p. 415) &lt;br /&gt;
&amp;lt;/p&amp;gt;&amp;lt;p&amp;gt;Ho usato questa citazione per farvi capire che anche i più grandi santi, i guerrieri più valorosi hanno ancora bisogno di essere rinvigoriti nel coraggio in Dio. Infatti, gli attacchi del diavolo contro di loro rendono il loro bisogno ancora più grande. Dunque la prima lezione del nostro brano è che non si perde mai il bisogno per l’esortazione quotidiana. I più grandi santi e i leader più forti hanno bisogno di compagni che rinvigoriscano il loro coraggio in Dio.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/p&amp;gt;&amp;lt;p&amp;gt;&amp;lt;b&amp;gt;2. Uno sforzo consapevole&amp;lt;/b&amp;gt;&lt;br /&gt;
&amp;lt;/p&amp;gt;&amp;lt;p&amp;gt;La seconda lezione è che invigorire il coraggio in Dio di qualcuno richiede uno sforzo consapevole.&lt;br /&gt;
Intenzionale. Non potete farlo di corsa; vi alzate e andate a Corsa. Versetto 16: &amp;quot;Allora Giònata figlio di Saul si alzò e andò da Davide a Corsa e ne rinvigorì il coraggio in Dio.&amp;quot;&lt;br /&gt;
&amp;lt;/p&amp;gt;&amp;lt;p&amp;gt;Quanto sarebbe diverso per la nostra chiesa se tutti noi, quando ci alziamo al mattino, PROGETTASSIMO di rinvigorire il coraggio in Dio di qualcuno! Giònata non incontra casualmente Davide a Corsa (anche se questo a volte può succedere!). Lui PROGETTA di andarci e rinvigorirne il coraggio. Il segno della maturità cristiana consiste nel costruire nelle nostre vite l’intenzione e le occasioni per rinvigorire il coraggio in Dio di qualcuno. Chi rinvigoriremo in Dio oggi?  E questa settimana? Avete un gruppo di compagni convinti (deliberatamente!) di volersi aiutare a vicenda nel combattere la battaglia della fede in questo modo?&lt;br /&gt;
&amp;lt;/p&amp;gt;&amp;lt;p&amp;gt;Sto leggendo &amp;lt;i&amp;gt;Le memorie di Samuel Pearce&amp;lt;/i&amp;gt; fondatore nel 1792, assieme a un piccolo gruppo di pastori, della prima Società missionaria battista. Insieme ad altri pastori c’erano anche John Ryland, John Sutcliff, Andrew Fuller, Samuel Pearce e William Carey. C’è una cosa che spicca tra tutte: questi uomini si volevano bene, si riunirono ed erano profondamente convinti nel voler rinvigorire reciprocamente il proprio coraggio in Dio. Lo fecero anche quando erano lontani.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/p&amp;gt;&amp;lt;p&amp;gt;Samuel Pearce, dopo essere partito per l’India, attese più di un anno prima di ricevere la prima lettera di Carey. Ma quando questa giunse, ecco cosa Pierce rispose a Carey:&lt;br /&gt;
&amp;lt;/p&amp;gt;&amp;lt;p&amp;gt;Il resoconto che ci hai fatto ha infuso in noi nuovo vigore e ha grandemente rinvigorito il nostro coraggio nel Signore. Abbiamo letto, abbiamo pianto, abbiamo lodato, abbiamo pregato. Oh, chi se non il cristiano prova gioie come questa dell’essere uniti nell’amicizia per il nostro caro Signore Gesù Cristo? (p. 58) &lt;br /&gt;
&amp;lt;/p&amp;gt;&amp;lt;p&amp;gt;Che frase meravigliosa: &amp;quot;Amicizia PER il nostro caro Signore Gesù Cristo.&amp;quot;&lt;br /&gt;
&amp;lt;/p&amp;gt;&amp;lt;p&amp;gt;Questa mattina voglio davvero perorare questa causa affinché formiate amicizie PER Gesù Cristo—che abbiate un gruppo di compagni nella fede con il reciproco accordo di rimettervi continuamente l’un l’altro a Gesù Cristo per la speranza e per la forza.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/p&amp;gt;&amp;lt;p&amp;gt;&amp;lt;b&amp;gt;3. Rinvigorirsi in Dio reciprocamente&amp;lt;/b&amp;gt; &lt;br /&gt;
&amp;lt;/p&amp;gt;&amp;lt;p&amp;gt;Questa è la terza lezione. La forza che dobbiamo darci a vicenda è la forza in Dio, non in noi stessi. Il versetto 16 non dice che Giònata fece tutta quella strada fino a Corsa per rafforzare la fiducia di Davide in se stesso. Giònata non fece questo. È scritto che si alzò e andò da Davide a Corsa e ne rinvigorì il coraggio in Dio. Ecco la differenza tra i compagni cristiani e tutti gli altri gruppi di sostegno, i gruppi terapeutici e i gruppi di auto-aiuto. Il punto fondamentale dello spirito di squadra cristiano è indirizzarsi reciprocamente verso Cristo, non verso l’uomo, per ricevere aiuto e forza.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/p&amp;gt;&amp;lt;p&amp;gt;Qui abbiamo una specie di paradosso: da un lato io dico “ho bisogno di voi”. Dio vi ha scelti come una delle vie per accedere alla grazia per aiutarmi a resistere fino alla fine. Eppure dall’altro lato devo dirvi che l’unico modo in cui potete veramente aiutarmi è dicendo qualcosa o facendo qualcosa che mi spinga ad affidarmi a Dio e non a voi.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/p&amp;gt;&amp;lt;p&amp;gt;Eccoci qui di nuovo con quello che appare il nostro tema più comune: un radicale teocentrismo in tutto quello che facciamo, anche nel nostro umano stare insieme, nel nostro spirito di squadra, nella nostra amicizia. Dev’essere un’amicizia PER Gesù. Ogni gruppo cristiano che esiste, deve esistere per rinvigorire reciprocamente il coraggio in Dio e non nell’uomo. Questa è la terza lezione del nostro brano: &amp;quot;Giònata si alzò e andò da Davide a Corsa, e ne rinvigorì il coraggio in Dio.&amp;quot;&lt;br /&gt;
&amp;lt;/p&amp;gt;&amp;lt;p&amp;gt;&amp;lt;b&amp;gt;4. Ricordarci reciprocamente delle promesse di Dio&amp;lt;/b&amp;gt;&lt;br /&gt;
&amp;lt;/p&amp;gt;&amp;lt;p&amp;gt;Infine, come ha fatto lui? Come facciamo noi? Giònata dice (versetto 17): &amp;quot;Non temere: la mano di Saul mio padre non potrà raggiungerti e tu regnerai su Israele mentre io sarò a te secondo; anche Saul mio padre lo sa bene.&amp;quot;&lt;br /&gt;
&amp;lt;/p&amp;gt;&amp;lt;p&amp;gt;Giònata come faceva a sapere che Davide sarebbe diventato re d’Israele? Loro due erano grandi amici ed è facile immaginare che Davide avesse raccontato a Giònata l’episodio del capitolo 16 in cui il profeta Samuele aveva consacrato Davide bambino ad essere re d’Israele. Dunque il modo in cui Giònata rinvigorì il coraggio di Davide in Dio fu ricordandogli la promessa che Dio gli aveva fatto (Samuele1, 16:12). Saul non poteva vincere contro Davide perché Dio era dalla sua parte. Quindi Giònata rinvigorì il coraggio di Davide ricordandogli qual era il suo destino nel progetto di Dio.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/p&amp;gt;&amp;lt;p&amp;gt;Questo vale anche per noi. Noi ci rinvigoriamo reciprocamente il coraggio in Dio ricordandoci a vicenda le promesse di Dio che sono specificatamente adatte ai nostri bisogni.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/p&amp;gt;&amp;lt;p&amp;gt;Cosa avreste bisogno di sentirvi dire dai vostri amici se foste William Carey che combatte la battaglia della fede con un solo compagno e circondato da milioni di non credenti a 25mila km da casa? Avreste bisogno di qualcosa simile alle parole di Samuel Pearce, il prezioso amico che sapeva come rinvigorire il coraggio in Dio di Carey. Sentite come questa lettera, datata 4 ottobre 1794, sia satura delle promesse di Dio:&lt;br /&gt;
&amp;lt;/p&amp;gt;&amp;lt;p&amp;gt;Fratello, desidero essere al tuo fianco, ed essere partecipe ad ogni fase dell’attacco—un attacco che nulla, tranne la vigliaccheria, può far fallire. Sì, il Capitano della nostra salvezza marcia davanti a noi. A volte ci nega la sua presenza (ma non la sua potenza) per mettere alla prova la nostra abilità con le nostre armi spirituali e la nostra armatura celeste. Oh, cosa non è capace di fare una fede viva per un soldato di Cristo! Farà scendere il Liberatore dai cieli; sarà avvolto in un mantello intriso di sangue; lo schiererà primo in battaglia, ci ha messo sulla bocca un canto nuovo—&amp;quot;Essi hanno combattuto contro l’Agnello; ma l’Agnello li ha sconfitti.&amp;quot; &lt;br /&gt;
Sì, li sconfiggerà—la vittoria è sicura prima ancora di entrare in campo; la corona è già pronta per adornare le sue tempie, anche quella corona di gloria che non sfiorirà, e abbiamo già deciso cosa ne faremo—la porremo ai piedi del conquistatore e diremo: &amp;quot;Non a noi, o Signore, non su di noi, ma per glorificare il nome tuo&amp;quot; mentre i cieli si uniranno in coro &amp;quot;Degno è l’Agnello.&amp;quot; (&amp;lt;b&amp;gt;Memorie&amp;lt;/b&amp;gt;, p. 66) &lt;br /&gt;
&amp;lt;/p&amp;gt;&amp;lt;p&amp;gt;Beh, non tutti abbiamo il dono di poter rafforzare i nostri compagni con parole come quelle pronunciate da Pearce. Tuttavia, innalzando la vostra mente alla Parola di Dio e meditando giorno e notte su questo tema, come dice il Salmo 1 allora diventerete voi stessi una sorgente d’acqua viva e rinvigorirete il coraggio in Dio di molti. Questa mattina la chiamata di Dio per voi è questa:&amp;amp;nbsp;: Venite, rinvigoriamo reciprocamente il nostro coraggio in Dio! Amen&lt;br /&gt;
&amp;lt;/p&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Nico</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Armatevi_con_lo_scopo_di_soffrire</id>
		<title>Armatevi con lo scopo di soffrire</title>
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				<updated>2015-10-13T22:53:16Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Nico: /* Altri cinque pezzi dell’armatura della sofferenza */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|Arming Yourself with the Purpose to Suffer}}&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
'''1 Pietro 4:1-6'''&amp;lt;br&amp;gt;&amp;lt;br&amp;gt;Poiché dunque Cristo soffrì nella carne, anche voi armatevi degli stessi propositi; chi ha sofferto nel suo corpo ha rotto definitivamente col peccato, per non servire più alle passioni umane ma alla volontà di Dio, nel tempo che gli rimane in questa vita mortale. Basta col tempo trascorso nel soddisfare le passioni del paganesimo, vivendo nelle dissolutezze, nelle passioni, nelle crapule, nei bagordi, nelle ubriachezze e nel culto illecito degli idoli. Per questo trovano strano che voi non corriate insieme con loro verso questo torrente di perdizione e vi oltraggiano. Ma renderanno conto a colui che è pronto a giudicare i vivi e i morti; infatti con questo scopo è stata annunziata la buona novella anche ai morti, perché pur avendo subìto, perdendo la vita del corpo, la condanna comune a tutti gli uomini, vivano secondo Dio nello spirito.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
==== Il Grande Mandato e la sofferenza ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le Scritture ci offrono un buon numero di motivi per credere che il Grande Mandato non si realizzerà senza la sofferenza. Uno di questi motivi è dato dal fatto che quando Gesù dice che il Vangelo sarà annunziato in tutto il mondo perché ne sia resa testimonianza a tutte le genti, dice anche, sempre nello stesso brano, che &amp;quot;sarete odiati da tutti i popoli&amp;quot; (Matteo 24:9, 14). In altre parole, ovunque andrete, i vostri sforzi per diffondere la buona novella del dono della vita eterna tra le nazioni saranno accolti con gioia da alcuni e con rabbia da altri. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un altro motivo per credere che il Grande Mandato non sarà portato a termine senza la sofferenza è dato dal fatto che Paolo chiama evangelizzazione il &amp;quot;completare nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo&amp;quot; (Colossesi 1:24). In altre parole, il disegno di Dio prevede che le sofferenze di Gesù, tramite le quali abbiamo ottenuto la nostra salvezza, siano imitate e dimostrate nella propagazione di tale salvezza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un terzo motivo per credere che il Grande Mandato non si realizzerà senza la sofferenza è dato dal fatto che Gesù ha mandato i primi discepoli ad annunciare il Vangelo dicendo loro: &amp;quot;Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi.&amp;quot; (Giovanni 20:21). &amp;quot;Se hanno chiamato Beelzebùl il padrone di casa, quanto più i suoi familiari!&amp;quot; (Matteo 10:25). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il quarto motivo è dato dalle parole che Paolo disse a Timoteo durante la sua opera per la fondazione della chiesa ad Efeso e per la diffusione del Vangelo in Asia (Atti 19:10): &amp;quot;Non vergognarti, ma soffri anche tu insieme con me per il Vangelo, aiutato dalla forza di Dio . . . Prendi anche tu la tua parte di sofferenze, come un buon soldato di Cristo . . . Sappi sopportare le sofferenze, compi la tua opera di annunziatore del Vangelo&amp;quot; (1:8; 2:3; 4:5). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questi sono i quattro motivi contenuti nella Bibbia—e ce ne sarebbero molti altri ancora—sul perché dovremmo aspettarci di soffrire se siamo parte dell’imminente piano di salvezza di Dio—ciò che Paolo descrive nel far passare i popoli &amp;quot;dalle tenebre alla luce e dal potere di Satana a Dio&amp;quot; (Atti 26:18). Io so di voler prendere parte a questo piano e credo che lo vogliate anche voi. Ecco perché la Prima Lettera di Pietro è per noi, oggi, così pertinente. Il suo scopo principale è quello di aiutare i cristiani a sopportare le sofferenze e a scegliere la sofferenza al posto del peccato e del silenzio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Altre cinque parti dell’armatura della sofferenza  ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel testo di oggi Pietro offre altri cinque incoraggiamenti per aiutarci a scegliere la sofferenza per il bene di un’autentica testimonianza cristiana. Il punto principale del testo è contenuto nel versetto 1: &amp;quot;Poiché dunque Cristo soffrì nella carne, anche voi armatevi degli stessi propositi.&amp;quot; Pensieri e propositi sono le nostre armi; essi ci proteggono e ci aiutano a vincere. Il proposito che Pietro ha in mente è il proposito della sofferenza, se così vuole Dio (come si legge in 3:17) per il bene della giustizia. Se sceglierete quel proposito, sarete dotati di un’armatura; innanzitutto perché non sarete colti di sorpresa quando inizierà la battaglia e poi perché sarete preparati per quello che accadrà. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco a cosa servono questo brano e questo sermone. Servono ad aiutarvi e quindi ad essere ben armati quando arriverà il momento di combattere. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco i cinque consigli—li potremmo chiamare le cinque parti della nostra armatura.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Parte #1: Cristo ha sofferto ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Versetto 1: &amp;quot; Poiché dunque Cristo soffrì nella carne, anche voi armatevi degli stessi propositi.&amp;quot; Il nostro primo consiglio è scegliere la sofferenza se necessario, così come ha fatto Cristo. A Lui non è semplicemente accaduto, Cristo la scelse. &amp;quot;Nessuno mi toglie la vita, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla&amp;quot; (Giovanni 10:18). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel suo libro ''One Hundred Prison Meditations'' [''Cento Riflessioni dal Carcere''] Richard Wurmbrand, pastore rumeno che trascorse quattordici anni in prigione a causa della sua fede, scrisse: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
:Ho accettato questa proposta. I cristiani sono destinati alla stessa vocazione del loro Re, quella di portare la croce. È questa consapevolezza della suprema vocazione a cui siamo chiamati e della cooperazione con Gesù che porta letizia nelle tribolazioni, che fa sì che i cristiani entrino in prigione per la loro fede con la stessa gioia di uno sposo che entra nella camera nuziale. &amp;lt;ref&amp;gt;Tradotto da: Richard Wurmbrand, ''One Hundred Prison Sermons'' (Middlebury, IN: Living Sacrifice Books, 1982), p. 3.&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa riflessione è la parte centrale della nostra armatura: Gesù—il creatore dell’universo, il sostenitore di tutte le cose, il Salvatore del mondo, l’Uno perfettamente innocente, il Figlio di Dio—ha scelto la sofferenza come vocazione e ci ha chiamati a prendere la nostra croce e seguirlo per trovare la vita vera ed eterna. Il nostro scopo è soffrire assieme a Lui. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Parte #2: Dare un taglio netto con il peccato ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Versetto 1b: &amp;quot;Armatevi voi stessi degli stessi propositi, perché chi ha sofferto nel suo corpo ha rotto definitivamente col peccato.&amp;quot; Non sono del tutto sicuro, ma credo che il significato di questo versetto è che se vi fidate abbastanza di Dio da soffrire facendo ciò che è giusto (come si legge al versetto 3:17), allora avrete dato un taglio netto con il peccato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In altre parole, scegliete la sofferenza perché, se non lo farete, sceglierete il peccato. Ma se lo fate, darete prova che il vostro legame con il peccato è stato spezzato. Mettevi in testa il pensiero e il proposito che vale la pena soffrire per Cristo; attuate questa convinzione quando dovrete scegliere tra sofferenza e peccato e nella sofferenza il peccato sarà sconfitto e voi sarete vittoriosi. Se arriverete al punto in cui soffrirete per il bene della giustizia, avrete rotto definitivamente col peccato—non avrete raggiunto la perfezione, ma avrete dato un taglio netto con il passato del peccato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa rottura è descritta al versetto 2: &amp;quot; . . . per non servire più alle passioni umane ma alla volontà di Dio.&amp;quot; Soffrire per ciò che è giusto è il segno della vostra rinuncia ai desideri umani peccaminosi e che avete accolto la volontà di Dio come valore supremo. Dunque per il bene della giustizia e della libertà dal peccato, armatevi di questi propositi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Parte #3: I peccati del passato sono sufficienti ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Versetto 3: &amp;quot; Basta [è già abbastanza!] col tempo trascorso nel soddisfare le passioni del paganesimo, vivendo nelle dissolutezze, nelle passioni, nelle crapule, nei bagordi, nelle ubriachezze e nel culto illecito degli idoli.&amp;quot; Si tratta di un’affermazione semplice e degna di nota: Il tempo già trascorso nel peccato è sufficiente. Basta così. Dunque non peccate più. Soffrite se è necessario. Ma non commettete altri peccati. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Armatevi di questo pensiero: il numero dei peccati commessi in passato è sufficiente. Se avete peccato poco prima della vostra conversione, basta così. Se avete peccato molto e per molti anni prima di convertirvi, basta così. Non si pecca mai così poco da dover dire: &amp;quot; Mi serve un altro po’ di tempo per peccare.&amp;quot; Quanti dicono: &amp;quot;Allora, so di dover fare bene i conti con Dio e dare un taglio col peccato. Ma mi serve solo un altro po’ di tempo. Un altro po’ di tempo nel peccato.&amp;quot; Pietro dice: armatevi di questo pensiero: il tempo che avete speso nel peccato è sufficiente. Dateci un taglio; scegliete la volontà di Dio. E soffrite per essa, se è necessario. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le sofferenze alle quali si riferisce Pietro sono descritte al versetto 4: &amp;quot;Per questo trovano strano che voi non corriate insieme con loro verso questo torrente di perdizione e vi oltraggiano.&amp;quot; Ecco qui—vi oltraggiano, vi calunniano, vi fanno sembrare degli stupidi. Meglio accettare questa sorte come ha fatto Gesù, se questa è la volontà di Dio, che scegliere il peccato. Il tempo che avete trascorso peccando è sufficiente. Basta così. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Parte #4: Gli avversari saranno assicurati alla giustizia ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando soffrirete per il bene della giustizia, non avrete bisogno di ricorrere al peccato della vendetta. Non avrete bisogno di avere l’ultima parola o di quell’ultimo sguardo torvo e silenzioso. Dio è pronto a saldare tutti i conti e lo farà molto meglio di come faremmo noi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Versetto 5: &amp;quot;Ma loro [cioè quelli che vi oltraggiano] renderanno conto a colui che è pronto a giudicare i vivi e i morti.&amp;quot; Una delle tentazioni più grandi quando si soffre per il bene è quella di urlare contro le ingiustizie e chiedere all’altra persona di rendere conto delle loro azioni. Ci sono volte in cui è giusto fare così: i genitori devono comportarsi così quando i figli non sono ubbidienti (Proverbi 13:24), i poliziotti con i cittadini che non rispettano le leggi (Romani 13:4); i capi con gli impiegati sfaticati (2 Tessalonicesi 3:10) e gli anziani devono comportarsi in questo modo per la disciplina della chiesa (Ebrei 13:17). Tuttavia, la maggior parte delle volte che soffrite per il bene della giustizia, la volontà di Dio non vi esorta a chiedere delle giustificazioni, ma che lasciate fare a Lui, a colui che giudica con giustizia, come dice Pietro nella Prima Lettera al versetto 2:23: &amp;quot;Renderanno conto a Dio.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando consegnamo il nostro caso a Dio il nostro senso di giustizia chiede a gran voce di essere rassicurato che giustizia sarà fatta. Ed è quello che ci offre Pietro al versetto 5: Un giorno dovranno rendere conto. Nulla verrà insabbiato. Niente sarà dimenticato. E il giudice sarà Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E non pensiamo neppure che la morte possa salvare qualcuno dall’essere giudicato. Pietro dice: Egli è pronto a giudicare i vivi e i morti. La morte non è una via di fuga per il peccatore. In Ebrei 9:27 si legge: &amp;quot;È stabilito per gli uomini che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio.&amp;quot; Le cattive azioni possono essere un lontano ricordo per gli uomini. Il pentimento che non è stato raggiunto può essere dimenticato dagli uomini. La morte può arrivare alla fine di una lunga e confortevole vita nel peccato. Ma poi ci sarà il giudizio davanti al Dio che tutto ricorda. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dunque quando soffrite ingiustamente e sentite che qualcuno &amp;quot;la fa franca,&amp;quot; lasciate fare a Dio. Egli giudicherà con giustizia i vivi e i morti. Armatevi di questa sicurezza: meglio soffrire facendo il bene e lasciare il giudizio a Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Parte #5: Trionferemo sulla morte ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il versetto 6 è difficile da comprendere. Penso si riferisca alle persone che hanno sentito il Vangelo e poi sono morte (e non a chi ha sentito il Vangelo dopo la morte) ma che sono rinate nello spirito con Cristo. Si legge: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
:Infatti con questo scopo [cioè, ritornando al versetto 5, salvare i popoli dal giudizio] è stata annunziata la buona novella anche a coloro i quali [ora] sono morti [non erano morti quando hanno sentito il vangelo], perché pur essendo giudicati nel corpo come uomini, essi possano vivere secondo Dio nello spirito.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lo scopo di questo versetto è darci coraggio perché nonostante tutto, anche se saremo giudicati nell’oltretomba e moriremo tutti, coloro i quali ascoltano e credono al Vangelo &amp;quot;vivranno secondo Dio nello spirito.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Probabilmente uno dei modi in cui gli avversari calunniavano i cristiani era dicendo: &amp;quot;Ha! Voi dite di portare la buona novella. Dite che scamperete al giudizio. Dite che il vostro Dio è grande e vi salverà e vi darà la gioia. Beh, tutto quello che abbiamo da dire è questo: vi state perdendo un sacco di feste e morirete proprio come tutti gli altri. Quindi se voi morirete e sarete mangiati dai vermi e noi moriremo e saremo mangiati dai vermi, allora noi diciamo: &amp;quot;Mangiamo e beviamo, siamo felici perché domani moriremo!&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’armatura di Pietro contro queste calunnie e il suo quinto consiglio per aiutarci ad abbracciare le sofferenze come Gesù è semplicemente questo: Il Vangelo non è stato predicato invano ai vostri amici cristiani che sono morti. Il motivo per cui il Vangelo è stato predicato a coloro i quali sono morti è per fare in modo che, nonostante sembri che essi siano stati giudicati come tutti gli altri, in realtà non lo sono stati. Essi sono vivi nello spirito. Sono vivi con il Signore. E le sofferenze che essi patiscono nel presente non sono comparabili con la gloria che sarà loro rivelata. (Romani 1 8:17). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Armatevi con lo scopo di soffrire ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La parola del Signore di oggi, rivelata a ciascuno di noi, è: Armatevi con lo scopo di soffrire per il bene della giustizia se questa è la volontà di Dio. Le parti di quest’armatura che ci sostengono, ci danno coraggio e ci sorreggono sono: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Parte #1: Cristo, l’unico che amiamo e seguiamo, ha sofferto.&amp;lt;br&amp;gt; Parte #2: Soffrendo diamo un taglio netto con il peccato.&amp;lt;br&amp;gt; Parte #3: Il numero dei peccati già commessi è sufficiente. Basta così.&amp;lt;br&amp;gt; Parte #4: Gli avversari saranno assicurati alla giustizia.&amp;lt;br&amp;gt; Parte #5: Noi che abbracciamo il Vangelo trionferemo sulla morte. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non esiste condanna per coloro i quali sono in Cristo Gesù. Seguitelo questa settimana, ovunque vi conduca, a qualunque costo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;references /&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Nico</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Sentirsi_adeguati</id>
		<title>Sentirsi adeguati</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://it.gospeltranslations.org/wiki/Sentirsi_adeguati"/>
				<updated>2013-09-04T02:01:46Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Nico: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|Measuring Up}}&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sono felice che l’apostolo Paolo abbia scritto di aver imparato ad essere contento dello stato in cui si trovava (Fil. 4:11). Questo tipo di grazia cristiana nel mio caso non si è manifestata in modo naturale. Un giorno mi sono piazzato davanti allo specchio della camera da letto e ho contato ben sette cose del mio corpo che non ‘andavano bene’  — cose delle quali spesso mi sono preoccupato troppo e delle quali mi sono lamentato. Alcune di esse erano puramente estetiche e riguardavano solo il mio aspetto, come per esempio la calvizie che ho da quando avevo venticinque anni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un certo numero di cose che erano (e sono tuttora) ‘sbagliate’ erano limitazioni funzionali ed è stato ancora più difficile riuscire ad esserne. Ricordo ancora quando da ragazzino, alle scuole elementari, cercavo di giocare a baseball. Non sapevo né battere né  ricevere bene perché non riuscivo a prevedere dov’era la palla né a calcolare a che velocità sarebbe arrivata. Fu solo anni dopo che appresi che la mia incapacità di giocare a baseball era dovuta al fatto che ho la visione monoculare — che è l’incapacità di focalizzare con ambedue gli occhi contemporaneamente. La percezione della profondità, che è normale per la maggior parte delle persone, si basa sulla visione binoculare — la quale consente di focalizzare con ambedue gli occhi contemporaneamente permettendo una valutazione corretta della distanza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un’altra limitazione funzionale è la mia totale mancanza di udito da un orecchio, il che è spesso imbarazzante quando le persone mi parlano perché io non le sento e a loro sembra che le stia ignorando, o quando in un contesto sociale cerco di conversare con la persona che si trova dal lato dell’orecchio sordo. Anche il modo in cui percepiamo la direzione di un suono dipende da quella differenza, espressa in microsecondi, con cui un suono  raggiunge le nostre orecchie ai lati della testa e, con un solo orecchio funzionante, a me manca completamente la percezione della direzione del suono. Per esempio, quando sono a casa e mia moglie mi chiama da un’altra stanza spesso devo chiederle “Dove sei?”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi rendo conto che le mie limitazioni fisiche sono, al massimo, dei fastidi e non possono essere paragonati a forme di disabilità gravi come la cecità assoluta, la sordità o la paralisi. Tuttavia, con il passare degli anni sono state motivo di insoddisfazione. Infatti, quel giorno in cui mi sono piazzato davanti allo specchio e ho contato quei sette difetti, ero più che insoddisfatto. Stavo lottando contro la sindrome del “perché doveva capitare proprio a me?”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come ho imparato ad essere contento del mio stato in queste circostanze? Allo stesso modo in cui ci riesce chiunque altro abbia una limitazione maggiore o minore della mia: concentrandomi sulla meravigliosa verità che Dio mi ha fatto così. Nel Salmo 139:13 (Nuova Riveduta) si legge: “Sei tu che hai formato le mie reni; che mi hai intessuto nel seno di mia madre.” La Bibbia insegna che noi siamo come Dio ci ha creati. Questo non mette da parte dati oggettivi come l’ereditarietà genetica e i processi biologici, ma vuol dire che Dio ha il controllo su questi fattori tantoché la Bibbia può affermare con sicurezza che Dio ha formato ciascuno di noi individualmente dal seno delle nostre madri.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ho dovuto imparare che sono fisicamente in questo modo perché questo Dio sovrano, che mi ama e che ha mandato suo Figlio sulla terra a morire per me, mi ha creato proprio così come sono — completo di tutti i miei problemi funzionali ed estetici.  Sono stato fatto in modo stupendo e meraviglioso (Sal: 139:14). I miei tratti fisici — le verruche e tutto il resto — sono il risultato dell’attenta, intima e precisa opera creativa di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ciò mi spinge verso un’altra verità che mi è stata utile per imparare ad accettarmi così come sono. Dio non solo mi ha fatto nel ventre di mia madre, ma ha anche pianificato i miei giorni per me. Il Salmo 139:16 dice: “E nel Tuo libro erano tutti scritti, i giorni che mi eran destinati, quando nessuno d’essi era sorto ancora.” Dio ha creato singolarmente ognuno di noi per compiere il progetto che Egli ha per noi. Tale progetto non abbraccia soltanto il fatto che Egli ci abbia creati uno per uno, ma anche il contesto familiare e sociale in cui siamo nati. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sono nato in una famiglia di status e reddito bassi. Entrambi i miei genitori hanno mollato la scuola dopo la terza media per andare a lavorare nelle fattorie dei loro genitori. Non avevano quasi nessun tipo di privilegio culturale o educativo da offrirmi ed io invidiavo quelli che potevano godere di questi vantaggi. È stato quando ho fatto mia la verità che questo era il percorso di vita che Dio, nella Sua infinita saggezza e infinito amore, aveva preparato per me che ho imparato ad essere contento.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il progetto di Dio non comprende solo lo status economico e sociale nel quale nasciamo, ma anche tutti gli alti e bassi della vita — tutti quegli avvenimenti apparentemente fortuiti o casuali e tutta quella inaspettata serie di eventi, positivi e negativi, che capitano nelle nostre vite. Tutte queste situazioni e circostanze, sebbene a noi sembrino soltanto delle coincidenze, fanno parte del progetto che Dio ha per noi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando la mia prima moglie stava morendo di cancro attraversavo regolarmente periodi di  totale autocommiserazione. Un giorno, nel bel mezzo di uno di questi periodi, decisi di elencare tutte le cose brutte che mi erano capitate nella vita (come per esempio la morte di mia madre quando avevo solo quattordici anni). Ad essere sinceri, nella parte destra del foglio avevo elencato tutte le cose belle. Non deve sorprendervi apprendere che l’elenco delle cose brutte era quasi due volte più lungo di quello delle cose belle e nel mondo in rovina in cui viviamo,  mi viene il sospetto che ciò sia abbastanza comune. Poi, con in mente il brano 8:28 della Lettera ai Romani, scrissi in fondo alla pagina: “E Dio ha causato tutte queste cose (sia belle che brutte) affinché esse cooperino per il mio bene.” Alcune di quelle cosidette cose brutte mi hanno infastidito per anni, ma quel giorno Dio ha donato al mio animo la capacità di esserne contento.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Poi c’è il tema della chiamata. Nonostante avessi studiato ingegneria all’università, subito dopo la laurea iniziai a pensare che Dio volesse da me che diventassi un missionario all’estero. Tuttavia non diventai mai un missionario, ma diventai amministratore in un’organizzazione missionaria. All’inizio pensavo a questo ruolo come ad una tappa di passaggio nel mio percorso verso il mondo delle missioni. Poi un giorno mi trovai di fronte al fatto che Dio mi aveva reso straordinariamente portato per fare l’amministratore e questo era ciò che Egli voleva che facessi. Come imparai ad accontentarmi di come stavano le cose quella volta? Accettai la verità secondo la quale Dio pone ciascuno di noi nel corpo di Cristo secondo la Sua volontà (vedi 1 Cor. 12:18).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Senza dubbio noterete un filo conduttore che attraversa tutte le esperienze da me fatte per imparare ad essere contento del mio stato: una fede forte nella saggia sovranità di Dio in tutti gli eventi della mia vita. C’è un’altra verità biblica però, che è ugualmente importante per me: la consapevolezza che tutto ciò che sono e tutto ciò che ho è per grazia di Dio. Non ho ricevuto ciò che merito, ovvero l’ira e la condanna divina, al contrario ho ricevuto ciò che non meritavo: il perdono dei miei peccati, il dono della vita eterna e tutte le benedizioni di questa vita. Sono convinto che queste due verità fondamentali — la sovranità e la grazia di Dio— mi abbiano aiutato ad imparare ad accontentarmi del mio stato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, perfino la conoscenza di queste verità meravigliose non riesce, da sola, a renderci contenti. La famosa affermazione di Paolo nella Lettera ai Filippesi 4:13 “Io posso ogni cosa in colui che mi fortifica,” fu scritta in quel contesto in cui stava imparando ad accontentarsi. Io ho dovuto imparare, come ha fatto Paolo, che per quanto le mie circostanze possano essere difficili e frustranti Cristo, attraverso lo Spirito Santo, mi concede la capacità divina che mi aiuterà ad essere soddisfatto del mio stato. A proposito, soddisfazione è un termine relativo quando parlo di me. Non sono sempre soddisfatto né penso di essere sempre assolutamente soddisfatto. Ma sono migliorato tanto nell’imparare a sentirmi soddisfatto. E per questo ringrazio Dio.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Nico</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Sentirsi_adeguati</id>
		<title>Sentirsi adeguati</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://it.gospeltranslations.org/wiki/Sentirsi_adeguati"/>
				<updated>2013-09-04T01:58:42Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Nico: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|Measuring Up}}&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sono felice che l’apostolo Paolo abbia scritto di aver imparato ad essere contento dello stato in cui si trovava (Fil. 4:11). Questo tipo di grazia cristiana nel mio caso non si è manifestata in modo naturale. Un giorno mi sono piazzato davanti allo specchio della camera da letto e ho contato ben sette cose del mio corpo che non ‘andavano bene’  — cose delle quali spesso mi sono preoccupato troppo e delle quali mi sono lamentato. Alcune di esse erano puramente estetiche e riguardavano solo il mio aspetto, come per esempio la calvizie che ho da quando avevo venticinque anni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un certo numero di cose che erano (e sono tuttora) ‘sbagliate’ erano limitazioni funzionali ed è stato ancora più difficile riuscire ad esserne. Ricordo ancora quando da ragazzino, alle scuole elementari, cercavo di giocare a baseball. Non sapevo né battere né  ricevere bene perché non riuscivo a prevedere dov’era la palla né a calcolare a che velocità sarebbe arrivata. Fu solo anni dopo che appresi che la mia incapacità di giocare a baseball era dovuta al fatto che ho la visione monoculare — che è l’incapacità di focalizzare con ambedue gli occhi contemporaneamente. La percezione della profondità, che è normale per la maggior parte delle persone, si basa sulla visione binoculare — la quale consente di focalizzare con ambedue gli occhi contemporaneamente permettendo una valutazione corretta della distanza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un’altra limitazione funzionale è la mia totale mancanza di udito da un orecchio, il che è spesso imbarazzante quando le persone mi parlano perché io non le sento e a loro sembra che le stia ignorando, o quando in un contesto sociale cerco di conversare con la persona che si trova dal lato dell’orecchio sordo. Anche il modo in cui percepiamo la direzione di un suono dipende da quella differenza, espressa in microsecondi, con cui un suono  raggiunge le nostre orecchie ai lati della testa e, con un solo orecchio funzionante, a me manca completamente la percezione della direzione del suono. Per esempio, quando sono a casa e mia moglie mi chiama da un’altra stanza spesso devo chiederle “Dove sei?”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi rendo conto che le mie limitazioni fisiche sono, al massimo, dei fastidi e non possono essere paragonati a forme di disabilità gravi come la cecità assoluta, la sordità o la paralisi. Tuttavia, con il passare degli anni sono state motivo di insoddisfazione. Infatti, quel giorno in cui mi sono piazzato davanti allo specchio e ho contato quei sette difetti, ero più che insoddisfatto. Stavo lottando contro la sindrome del “perché doveva capitare proprio a me?”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come ho imparato ad essere contento del mio stato in queste circostanze? Allo stesso modo in cui ci riesce chiunque altro abbia una limitazione maggiore o minore della mia: concentrandomi sulla meravigliosa verità che Dio mi ha fatto così. Nel Salmo 139:13 (Nuova Riveduta) si legge: “Sei tu che hai formato le mie reni; che mi hai intessuto nel seno di mia madre.” La Bibbia insegna che noi siamo come Dio ci ha creati. Questo non mette da parte dati oggettivi come l’ereditarietà genetica e i processi biologici, ma vuol dire che Dio ha il controllo su questi fattori tantoché la Bibbia può affermare con sicurezza che Dio ha formato ciascuno di noi individualmente dal seno delle nostre madri.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ho dovuto imparare che sono fisicamente in questo modo perché questo Dio sovrano, che mi ama e che ha mandato suo Figlio sulla terra a morire per me, mi ha creato proprio così come sono — completo di tutti i miei problemi funzionali ed estetici.  Sono stato fatto in modo stupendo e meraviglioso (Sal: 139:14). I miei tratti fisici — le verruche e tutto il resto — sono il risultato dell’attenta, intima e precisa opera creativa di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ciò mi spinge verso un’altra verità che mi è stata utile per imparare ad accettarmi così come sono. Dio non solo mi ha fatto nel ventre di mia madre, ma ha anche pianificato i miei giorni per me. Il Salmo 139:16 dice: “E nel Tuo libro erano tutti scritti, i giorni che mi eran destinati, quando nessuno d’essi era sorto ancora.” Dio ha creato singolarmente ognuno di noi per compiere il progetto che Egli ha per noi. Tale progetto non abbraccia soltanto il fatto che Egli ci abbia creati uno per uno, ma anche il contesto familiare e sociale in cui siamo nati. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sono nato in una famiglia di status e reddito bassi. Entrambi i miei genitori hanno mollato la scuola dopo la terza media per andare a lavorare nelle fattorie dei loro genitori. Non avevano quasi nessun tipo di privilegio culturale o educativo da offrirmi ed io invidiavo quelli che potevano godere di questi vantaggi. È stato quando ho fatto mia la verità che questo era il percorso di vita che Dio, nella Sua infinita saggezza e infinito amore, aveva preparato per me che ho imparato ad essere contento.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il progetto di Dio non comprende solo lo status economico e sociale nel quale nasciamo, ma anche tutti gli alti e bassi della vita — tutti quegli avvenimenti apparentemente fortuiti o casuali e tutta quella inaspettata serie di eventi, positivi e negativi, che capitano nelle nostre vite. Tutte queste situazioni e circostanze, sebbene a noi sembrino soltanto delle coincidenze, fanno parte del progetto che Dio ha per noi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando la mia prima moglie stava morendo di cancro attraversavo regolarmente periodi di  totale autocommiserazione. Un giorno, nel bel mezzo di uno di questi periodi, decisi di elencare tutte le cose brutte che mi erano capitate nella vita (come per esempio la morte di mia madre quando avevo solo quattordici anni). Ad essere sinceri, nella parte destra del foglio avevo elencato tutte le cose belle. Non deve sorprendervi apprendere che l’elenco delle cose brutte era quasi due volte più lungo di quello delle cose belle e nel mondo in rovina in cui viviamo,  mi viene il sospetto che ciò sia abbastanza comune. Poi, con in mente il brano 8:28 della Lettera ai Romani, scrissi in fondo alla pagina: “E Dio ha causato tutte queste cose (sia belle che brutte) affinché esse cooperino per il mio bene.” Alcune di quelle cosidette cose brutte mi hanno infastidito per anni, ma quel giorno Dio ha donato al mio animo la capacità di esserne contento.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Nico</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Andiamo_con_Ges%C3%B9_portando_la_sua_umiliazione</id>
		<title>Andiamo con Gesù portando la sua umiliazione</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://it.gospeltranslations.org/wiki/Andiamo_con_Ges%C3%B9_portando_la_sua_umiliazione"/>
				<updated>2013-06-13T03:59:12Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Nico: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|Let Us Go With Jesus Bearing Reproach}}&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;'''Ebrei 13:12-16''' &amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Perciò anche Gesù, per santificare il popolo con il proprio sangue, soffrì fuori della porta della città.13 Usciamo quindi fuori dall'accampamento e andiamo a lui portando il suo obbrobrio. 14 Perché non abbiamo quaggiù una città stabile, ma cerchiamo quella futura. 15 Per mezzo di Gesù, dunque, offriamo continuamente a Dio un sacrificio di lode: cioè, il frutto di labbra che confessano il suo nome. 16 Non dimenticate poi di esercitare la beneficenza e di mettere in comune ciò che avete; perché è di tali sacrifici che Dio si compiace. &lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
'''''Uscire dalle proprie zone di comfort e andare incontro a chi ha bisogno''''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;span style=&amp;quot;line-height: 1.5em;&amp;quot;&amp;gt;Il senso della Lettera agli Ebrei 13:12-16 appare forte e chiaro: cristiani, uscite dalle vostre zone di comfort e andate incontro a chi ha bisogno! Uscite dalle vostre zone di comfort e andate incontro a chi ha bisogno!&amp;lt;/span&amp;gt;&amp;lt;br&amp;gt;Il messaggio centrale ci viene rivolto al versetto 13: &amp;quot;Usciamo quindi fuori dall'accampamento e andiamo a lui portando il suo obbrobrio.&amp;quot; Ovvero, avanziamo con Gesù verso chi ha bisogno, uscendo dalle nostre zone di comfort. Il mandato pronunciato al versetto 13 si basa sulla morte di Gesù, sul modo in cui si è verificata e sul suo scopo. Al versetto 12 si legge: &amp;quot;Perciò anche Gesù, per santificare il popolo con il Suo stesso sangue [ecco lo scopo della sua morte] soffrì fuori della porta della città [il modo in cui è avvenuta].&amp;quot; &amp;quot;Usciamo quindi fuori dall'accampamento e andiamo a lui...&amp;quot; In altre parole ci dice: &amp;quot;Cristiani, unitevi a Gesù nella sua sofferenza! &amp;quot; Poiché Gesù ha sofferto fuori della porta della città, uscite fuori dall’accampamento delle vostre sicurezze, delle cose facili e familiari e siate disposti a portare la sua stessa umiliazione assieme a Lui sulla via del Calvario. E poiché Egli è morto affinché voi foste santificati, non per spirito di parte o per vanagloria; fatelo nella forza e nella santità che Cristo, morendo, ha conquistato per voi. Altrimenti non sarà un atto di fede ma un atto di eroismo e la gloria sarà vostra, non di Cristo, e Dio non se ne compiacerà, poiché senza fede è impossibile piacergli (11:6).&amp;lt;br&amp;gt;Allora il significato fondamentale è: cristiano, dopo che Egli ha compiuto un tale sacrificio per la tua salvezza, ecco come dovresti vivere: esci dalle tue zone di comfort e vai incontro a chi ha bisogno.&amp;lt;br&amp;gt;Ora so che qualcuno potrebbe seguire quest’esortazione in modo sbagliato. Qualche donna nubile potrebbe dire &amp;quot;Va bene, cercherò l’uomo più debole e bisognoso che c’è e lo sposerò perché potrei fargli del bene.&amp;quot; Oppure qualche giovane professionista potrebbe dire &amp;quot;Va bene, troverò l’azienda più instabile e finanziariamente più debole nel settore dell’informatica e cercherò di farmi assumere nella speranza di aiutarli a capovolgere le sorti del loro commercio.&amp;quot; Oppure se la vostra macchina avesse bisogno di essere riparata, potreste dire &amp;quot;Ecco, cercherò quel meccanico che è talmente incompetente da essere sull’orlo del fallimento e gli porterò la mia auto, così potrò aiutarlo.&amp;quot; &amp;quot;Tutto questo per metterti in mostra; esci dalle tue zone di comfort e vai incontro a chi ha bisogno.&amp;quot;&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''''La chiamata radicale di Gesù''''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il problema è che questi modi sbagliati con cui si risponde alla chiamata di Gesù non sono neppure lontanamente radicali, sono soltanto dei metodi insensati. Perché presupponi di doverti sposare? Forse la chiamata di Gesù ad uscire dalle proprie zone di comfort e andare incontro a chi ha bisogno è la chiamata a una vita consacrata totalmente al celibato (o nubilato) in vista di un bene più grande. Forse si tratta di una chiamata all’unione matrimoniale con qualcuno che sia abbastanza forte e radicale da uscire fuori dall’accampamento con te, soffrire accanto a te e trarre il massimo dalla vostra vita insieme per il bene degli altri invece di sprofondare in quell’angusto pozzo nero di un’eccessiva e confortante preoccupazione per il proprio benessere che è la caratteristica di tanti matrimoni. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E perché pensi di dover trovare lavoro nel tuo paese - sia che si tratti di un’azienda stabile o meno - quando lavori simili sono disponibili in paesi in cui ci sono pochissimi cristiani e c’è un disperato bisogno della tua luce. Forse dovresti lavorare per un’azienda importante nel posto in cui ti trovi perché lì ci sono persone che muoiono o perché ci sarà la possibilità di esercitare ampiamente il tuo influsso per la diffusione dei valori del Regno e fare in modo che le tue mansioni siano a servizio della supremazia di Dio in tutte le cose. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché credi che sia necessario avere un’automobile? Forse la chiamata di Gesù nella tua vita consiste nel trasferirsi in un luogo e presso un popolo in cui l’auto non ti servirà - perché lì non ci sono strade, non ci sono chiese e non ci sono cristiani. Oppure dovresti avere un’auto che funziona bene cosìcche tu possa guidare instancabilmente verso chi ha bisogno, lontano dalle tue zone di comfort. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La chiamata radicale di Gesù a unirti a Lui sulla via del Calvario - ad uscire fuori dall’accampamento e portare l’umiliazione insieme a Lui -potrà sempre diventare oggetto di satira, essere ridicolizzata e fatta sembrare una stupidaggine. Queste sono vie di fuga più facili e allettanti che fanno sembrare te intelligente e Gesù un inetto. E ti permettono (per qualche illusorio anno in più) di andare avanti con quella routine scandita dal vuoto, dalla superficialità e dalla ricerca esagerata del proprio benessere che alcune persone osano definire vita. &amp;quot;Allora usciamo fuori dall'accampamento e andiamo a Lui portando il suo obbrobrio (versetto 13) ... perché (versetto 12) anche Gesù, per santificare il popolo con il proprio sangue, soffrì fuori della porta della città.&amp;quot; Il modo in cui è morto Gesù e il motivo della sua morte sono di fondamentale importanza per noi che siamo chiamati ad andare con lui. Il modo in cui è morto fuori della porta della città - lontano dal conforto, dalla sicurezza e dalla familiarità apparente della Città Santa, Gerusalemme - fuori della porta, sul Golgota, senza esitazione, con sacrificio e con amore. Ed il motivo per cui Egli è morto (versetto 13) è stato quello di santificare il popolo, per distinguerci dal resto del mondo, per renderci santi e amorevoli, decisi e audaci, completamente rapiti da un destino diverso da quello che questo mondo ci offre. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''''Cosa significa veramente ‘santificazione’?''''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Esaminiamo il prossimo versetto (versetto 14) per comprendere come sono queste persone santificate. Che significa veramente ‘santificazione’? Cristo è morto per la santificazione degli uomini, cioè per dare la vita a un tipo di persona che sia disposto a vedere la propria esistenza come un andare con Cristo fuori dall’accappamento e portare l’umiliazione. Com’è possibile? Cos’è accaduto a queste persone? Il versetto 14 spiega che queste persone sono disposte ad andare con Gesù sulla via del Calvario fuori dalle proprie zone di confort e incontro a chi ha bisogno, &amp;quot;Perché non abbiamo quaggiù una città stabile, ma cerchiamo quella futura.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che senso ha tutto questo? Il senso è che Cristo non è morto per trasformare le nostre città odierne in un paradiso. È morto affinché noi fossimo pronti a smettere di fare delle nostre vite personali un paradiso in terra - nella città in cui viviamo o da qualsiasi altra parte. In nome di quale forza? Perché siamo dei masochisti? Perché ci piace soffrire? No. Perché &amp;quot;cerchiamo una città futura.&amp;quot; Capite? Al versetto 14 si legge: &amp;quot;Perché non abbiamo quaggiù una città stabile, ma cerchiamo quella futura.&amp;quot; Il motivo per cui doobiamo uscire fuori dall’accampamento - andando incontro a chi ha bisogno, fuori dalle nostre zone di comfort, portando l’umiliazione e prendendoci cura degli altri - è perché c’è una città futura, &amp;quot;la città del Dio vivente&amp;quot; (Ebrei 12:22), una città migliore di tutto quanto questo tempo ci offre, che durerà per sempre e dove, cosa più importante, ci sarà Dio, incorruttibile nella sua gloria (12:23). È questo un tema che ricorre continuamente nella Lettera agli Ebrei. L’abbiamo visto al punto 10:34 quando i cristiani, visitando i carcerati, sono andati incontro a chi aveva bisogno uscendo dalle proprie zone di comfort. Si legge nella Lettera agli Ebrei che,quando lo scotto da pagare fu l’essere privati delle proprie sostanze, questi cristiani l’accettarono con gioia &amp;quot;sapendo di possedere beni migliori e più duraturi&amp;quot; - stavano cercando una città che deve ancora venire, non il benessere e il paradiso in terra. Così questi cristiani andarono incontro a chi aveva bisogno, fuori dalla proprie zone di comfort. Abbiamo incontrato questo tema anche al punto 11:25-26 in cui Mosè va incontro a chi ha bisogno, fuori dalla sue zone di comfort, &amp;quot;preferendo essere maltrattato con il popolo di Dio che godere per breve tempo i piaceri del peccato; stimando gli oltraggi di Cristo ricchezza maggiore dei tesori d’Egitto.&amp;quot; Con quale potere? Ce lo dice il versetto 26: &amp;quot;perché aveva lo sguardo rivolto alla ricompensa&amp;quot; - cioé stava cercando la città futura. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’abbiamo ritrovato al punto 12:2 che Gesù si mosse verso chi ha bisogno e fuori dalla sua zona di comfort quando &amp;quot;egli sopportò la croce, disprezzando l'infamia.&amp;quot; Come? Con quale potere? Il versetto 2 ci dice che Gesù lo fece per la gioia che gli era posta dinanzi, cioé aveva lo sguardo fisso verso la città futura. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo tema ritorna anche al punto 13:5-6 in cui i cristiani, non permettendo al denaro di dominare le loro vite ed essendo contenti con quello che hanno, escono dalle proprie zone di comfort e vanno incontro a chi ha bisogno. Come? Con quale potere? Il versetto 5 ci dice: “Perché [Dio] ha detto: «Io non ti lascerò e non ti abbandonerò». Così noi possiamo dire con piena fiducia:«Il Signore è il mio aiuto; non temerò. Che cosa potrà farmi l'uomo?»&amp;quot; - Sono e sarò sempre al sicuro, custodito da Dio. Sono un abitante della città futura e nulla potrà separarmi da essa. Allora andrò incontro a chi ha bisogno e uscirò fuori dalle mie zone di comfort. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dunque il tema della Lettera agli Ebrei 13:14 viene riconfermato continuamente: Cristo non è morto per trasformare le nostre città odierne–o i nostri quartieri- in un paradiso. Egli è morto affinché noi fossimo pronti a smettere di provare a fare delle nostre vite un paradiso in terra - tanto nelle città quanto nei quartieri, ma che fossimo pronti ad uscire con Gesù fuori dalla nostra zona di comfort, ad allontanarci da ciò che è familiare e sicuro e andare incontro a chi ha bisogno dove Lui ci dirà &amp;quot;oggi (nel giorno della tua morte) tu sarai con me in paradiso&amp;quot; (Luca 23:43). Andiamo incontro a chi ha bisogno, fuori dalle nostre zone di comfort, perché siamo alla ricerca di una città futura. Cristo è morto affinché nascesse il frutto di una fiducia totale in un futuro glorioso con Dio e quando questa fiducia s’impadronirà di te, sarai santificato (versetto 12) e con Gesù andrai incontro a chi ha bisogno fuori dalle tue zone di comfort. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''''Una vita di lode a Dio e amore per il prossimo''''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Proviamo ad essere più precisi. Cosa implica una vita fuori dalle proprie zone di comfort che va incontro a chi ha bisogno - una vita fuori dall’accampamento e sulla via del Calvario, andando incontro alla sofferenza con Gesù per la gioia che è posta dinanzi a noi nella città futura? I versetti 15 e 16 ci offrono due risposte. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il versetto 15 dice che è una vita di lode a Dio - lode vera, sentita, pronunciata a voce - quel tipo di lode che fuoriesce dalla tua bocca come un frutto e che sgorga in abbondanza dal tuo cuore. Il versetto 15: &amp;quot;Per mezzo di Lui [Gesù], dunque, offriamo continuamente a Dio un sacrificio di lode: cioè, il frutto di labbra che rendono grazie [letteralmente: confessano] il Suo nome.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il versetto 16 parla di una vita di amore per il prossimo - partecipando praticamente e realmente con la propria vita al bene degli altri: &amp;quot;Non dimenticate poi di esercitare la beneficenza e di mettere in comune ciò che avete; perché è di tali sacrifici che Dio si compiace.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In altre parole, quando andiamo con Gesù fuori dall’accampamento verso il luogo del suo sacricifio, ci è più chiaro che mai che il suo sacrificarsi per noi - il suo offrirsi, una volta per tutte, per i peccati di molti (Ebrei 9:26, 28) - annulla tutti gli altri tipi di sacrificio ad eccezione di due: il sacrificio di lode a Dio (versetto 15) e il sacrificio di amore verso il prossimo (versetto 16). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dunque eccoci qui fuori dall’accampamento sulla via del Calvario con Gesù, portando l’obbrobrio e andando incontro a chi ha bisogno, fuori dalle nostre zone di comfort - ma che via è questa? Dove porta? È la tua strada? Bisogna partire adesso? Questa settimana? Quest’anno? Forse è la via che porta a digiunare e a pregare per le popolazioni non evangelizzate che vivono nelle regioni geografiche più povere e più popolate al mondo (nella cosiddetta ‘finestra 10/40’), oppure è la via che porta all’entrata del Ministero e all’impegno verso gli orfani ucraini, o è la via che porta alla nuova sede della clinica abortista del vostro quartiere per aiutare Sara, Naomi e le altre a difendere la vita, forse è la via che conduce alla casa dei nostri confratelli e di tutti gli altri che si trovano sulla soglia dell’eternità, oppure è la via che conduce a pagina 18 del ''Prayer Journal for the Persecuted Church [Rivista di preghiera per la Chiesa perseguitata]'' affinché tu possa trovare delle agenzie che ti diano strumenti pratici per prenderti cura dei cristiani nel mondo che soffrono a causa della loro fede, forse è la via che porta ad un telefono e a fare quella telefonata difficile in cui chiedi a quel tuo amico che si è smarrito di riavvicinarsi a Gesù, •oppure è la via che porta a quel tuo vicino di casa che, tu sai, sta morendo senza Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La via del Calvario verso chi ha bisogno, fuori dalle proprie zone di comfort, porta a migliaia di luoghi diversi di amore e lode. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''''Dio usa il versetto 13:13 della Lettera agli Ebrei per scuotervi e liberarvi''''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La mia preghiera questa mattina è che tra voi giovani che non avete ancora un percorso già fissato, tra voi anziani che siete andati in pensione ma avete ancora energia e tanto tempo libero, e tutti voi che appartenete a quella ‘generazione di mezzo’ che avete voglia di sfruttare ogni occasione e fare della vostra vita qualcosa di completamente diverso come è già stato fatto nel corso degli anni da altri membri di questa chiesa, sia single che sposati - la mia preghiera è che tra di voi Dio si serva delle parole della Lettera agli Ebrei 13:13 per scuotervi alle fondamenta, per sganciarvi dal luogo in cui vi trovate e farvi andare incontro a chi vive in altre parti del mondo e non è stato ancora raggiunto dal vangelo della gloria e della grazia di Dio in Gesù Cristo. So che questa non è la settimana dedicata alle Missioni, ma questo è il messaggio che questo brano mi trasmette oggi per alcuni di voi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa mattina centinaia di migliaia di cristiani nel mondo rischiano la vita per il solo fatto di essere cristiani. Sappiamo dal brano dell’Apocalisse 5:11 che il motivo per cui Cristo è uscito dall’accampamento e ha sofferto è stato quello di riscattare gente di ogni tribù, lingua, popolo e nazione. E se questa è la ragione, allora quale dev’essere il significato di quanto si legge al punto 13:13 della Lettera agli Ebrei: &amp;quot;Usciamo quindi fuori dall'accampamento e andiamo a lui portando il suo obbrobrio&amp;quot;? Per molti di noi il significato non può essere che questo: Lascia l’accampamento! Lascia l’accampamento! Lascia l’accampamento comfortevole della Betlemme. Lascia l’accampamento agiato della tua città. Lascia un lavoro comodo e sicuro. Unisciti a Gesù sulla via del Calvario, lascia le tue zone di comfort e vai incontro a chi ha bisogno. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dai sette esempi che vi ho mostrato avete visto che non è necessario andare in capo al mondo per mettere in pratica le parole della Lettera agli Ebrei. Ma ascoltate: Cristo ha sofferto fuori dall’accampamento per la salvezza dei popoli, centinaia dei quali non hanno una chiesa, né libri, né missioni che possano anche solo annunciare loro la notizia che Cristo è venuto in questo mondo per salvare i peccatori. Allora voglio insistere su questo punto: Ebrei 13:13 è una chiamata ad andare incontro a chi ha bisogno e ad allontanarsi dalle proprie zone di comfort. E questa domenica questo bisogno urla a gran voce nelle mie orecchie ed è la mancanza di persone nei luoghi in cui i cristiani muoiono a causa delle persecuzioni e nei luoghi in cui muoiono i peccatori perché non ci non sono cristiani disponibili al sacrificio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perciò vi esorto, che abbiate otto, diciotto, trentotto o ottant’anni, quando pensate al vostro futuro fatelo pensando al versetto 13:13 della Lettera agli Ebrei: &amp;quot;Usciamo quindi fuori dall'accampamento e andiamo a lui portando il suo obbrobrio.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''''Noi non andiamo soli''''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Consacriamo ora il nostro impegno cantando ''We rest on Thee [Confidiamo in te]'', l’ultimo inno del vostro foglio liturgico. Molti di voi sanno che c’è una storia dietro quest’inno la quale, in questo momento, gli fà assumere un significato speciale. Nel gennaio 1956 i missionari Jim Elliot, Pete Fleming, Ed McCully, Nate Saint e Roger Youderian furono uccisi in Ecuador mentre, noncuranti del proprio benessere, andavano incontro al bisogno degli indigeni Auca (oggi Huaorani). Il titolo del capitolo sedicesimo del libro, scritto da Elisabeth Elliot, che racconta il martirio di questi missionari è proprio un verso di questo inno: &amp;quot;Noi non andiamo soli.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Poco prima di essere uccisi su quel lembo di terra di Palm Beach i cinque missionari avevano cantato questo inno. Scrive Elisabeth Elliot: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;Giunti al termine delle loro preghiere i cinque giovani cantarono uno dei loro inni preferiti, ''We Rest on Thee'', sulle emozionanti note del ''Finlandia&amp;lt;ref&amp;gt;Nota del traduttore: poema sinfonico di Sibelius&amp;lt;/ref&amp;gt;''. Ed e Jim lo cantavano fin dai tempi del college e conoscevano tutte le strofe a memoria. Sull’ultima strofa le loro voci risuonarono con profonda convinzione: ''Confidiamo in Te, tu sei il nostro scudo e la nostra difesa / Tua è la battaglia, tua sarà la lode; / Quando attraverseremo le porte dello splendore di perla / Trionfanti, riposeremo con Te, eternamente.'' &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Con questa sicurezza, essi andarono incontro a Gesù fuori dall’accampamento, andarono incontro a chi aveva bisogno, fuori dalle proprie zone di comfort, e trovarono la morte. Il motto di Jim Elliot si è rivelato essere veritiero: &amp;quot;Non è uno stupido chi perde ciò che non può tenere per guadagnare ciò che non perderà mai.&amp;quot; &amp;quot;Perché non abbiamo quaggiù una città stabile, ma cerchiamo quella futura.&amp;quot; (versetto 14). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vi invito a cantare quest’inno e quando pronunzierete le parole ''E andiamo nel Tuo nome'' fatelo con convinzione e siate pronti ad andare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;references /&amp;gt;&amp;lt;br&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Nico</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Andiamo_con_Ges%C3%B9_portando_la_sua_umiliazione</id>
		<title>Andiamo con Gesù portando la sua umiliazione</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://it.gospeltranslations.org/wiki/Andiamo_con_Ges%C3%B9_portando_la_sua_umiliazione"/>
				<updated>2013-06-13T03:57:55Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Nico: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|Let Us Go With Jesus Bearing Reproach}}&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
di [[John Piper]] su [[L’Afflizione]] &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Parte della serie Ebrei &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;'''Ebrei 13:12-16''' &amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Perciò anche Gesù, per santificare il popolo con il proprio sangue, soffrì fuori della porta della città.13 Usciamo quindi fuori dall'accampamento e andiamo a lui portando il suo obbrobrio. 14 Perché non abbiamo quaggiù una città stabile, ma cerchiamo quella futura. 15 Per mezzo di Gesù, dunque, offriamo continuamente a Dio un sacrificio di lode: cioè, il frutto di labbra che confessano il suo nome. 16 Non dimenticate poi di esercitare la beneficenza e di mettere in comune ciò che avete; perché è di tali sacrifici che Dio si compiace. &lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
'''''Uscire dalle proprie zone di comfort e andare incontro a chi ha bisogno''''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;span style=&amp;quot;line-height: 1.5em;&amp;quot;&amp;gt;Il senso della Lettera agli Ebrei 13:12-16 appare forte e chiaro: cristiani, uscite dalle vostre zone di comfort e andate incontro a chi ha bisogno! Uscite dalle vostre zone di comfort e andate incontro a chi ha bisogno!&amp;lt;/span&amp;gt;&amp;lt;br&amp;gt;Il messaggio centrale ci viene rivolto al versetto 13: &amp;quot;Usciamo quindi fuori dall'accampamento e andiamo a lui portando il suo obbrobrio.&amp;quot; Ovvero, avanziamo con Gesù verso chi ha bisogno, uscendo dalle nostre zone di comfort. Il mandato pronunciato al versetto 13 si basa sulla morte di Gesù, sul modo in cui si è verificata e sul suo scopo. Al versetto 12 si legge: &amp;quot;Perciò anche Gesù, per santificare il popolo con il Suo stesso sangue [ecco lo scopo della sua morte] soffrì fuori della porta della città [il modo in cui è avvenuta].&amp;quot; &amp;quot;Usciamo quindi fuori dall'accampamento e andiamo a lui...&amp;quot; In altre parole ci dice: &amp;quot;Cristiani, unitevi a Gesù nella sua sofferenza! &amp;quot; Poiché Gesù ha sofferto fuori della porta della città, uscite fuori dall’accampamento delle vostre sicurezze, delle cose facili e familiari e siate disposti a portare la sua stessa umiliazione assieme a Lui sulla via del Calvario. E poiché Egli è morto affinché voi foste santificati, non per spirito di parte o per vanagloria; fatelo nella forza e nella santità che Cristo, morendo, ha conquistato per voi. Altrimenti non sarà un atto di fede ma un atto di eroismo e la gloria sarà vostra, non di Cristo, e Dio non se ne compiacerà, poiché senza fede è impossibile piacergli (11:6).&amp;lt;br&amp;gt;Allora il significato fondamentale è: cristiano, dopo che Egli ha compiuto un tale sacrificio per la tua salvezza, ecco come dovresti vivere: esci dalle tue zone di comfort e vai incontro a chi ha bisogno.&amp;lt;br&amp;gt;Ora so che qualcuno potrebbe seguire quest’esortazione in modo sbagliato. Qualche donna nubile potrebbe dire &amp;quot;Va bene, cercherò l’uomo più debole e bisognoso che c’è e lo sposerò perché potrei fargli del bene.&amp;quot; Oppure qualche giovane professionista potrebbe dire &amp;quot;Va bene, troverò l’azienda più instabile e finanziariamente più debole nel settore dell’informatica e cercherò di farmi assumere nella speranza di aiutarli a capovolgere le sorti del loro commercio.&amp;quot; Oppure se la vostra macchina avesse bisogno di essere riparata, potreste dire &amp;quot;Ecco, cercherò quel meccanico che è talmente incompetente da essere sull’orlo del fallimento e gli porterò la mia auto, così potrò aiutarlo.&amp;quot; &amp;quot;Tutto questo per metterti in mostra; esci dalle tue zone di comfort e vai incontro a chi ha bisogno.&amp;quot;&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''''La chiamata radicale di Gesù''''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il problema è che questi modi sbagliati con cui si risponde alla chiamata di Gesù non sono neppure lontanamente radicali, sono soltanto dei metodi insensati. Perché presupponi di doverti sposare? Forse la chiamata di Gesù ad uscire dalle proprie zone di comfort e andare incontro a chi ha bisogno è la chiamata a una vita consacrata totalmente al celibato (o nubilato) in vista di un bene più grande. Forse si tratta di una chiamata all’unione matrimoniale con qualcuno che sia abbastanza forte e radicale da uscire fuori dall’accampamento con te, soffrire accanto a te e trarre il massimo dalla vostra vita insieme per il bene degli altri invece di sprofondare in quell’angusto pozzo nero di un’eccessiva e confortante preoccupazione per il proprio benessere che è la caratteristica di tanti matrimoni. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E perché pensi di dover trovare lavoro nel tuo paese - sia che si tratti di un’azienda stabile o meno - quando lavori simili sono disponibili in paesi in cui ci sono pochissimi cristiani e c’è un disperato bisogno della tua luce. Forse dovresti lavorare per un’azienda importante nel posto in cui ti trovi perché lì ci sono persone che muoiono o perché ci sarà la possibilità di esercitare ampiamente il tuo influsso per la diffusione dei valori del Regno e fare in modo che le tue mansioni siano a servizio della supremazia di Dio in tutte le cose. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché credi che sia necessario avere un’automobile? Forse la chiamata di Gesù nella tua vita consiste nel trasferirsi in un luogo e presso un popolo in cui l’auto non ti servirà - perché lì non ci sono strade, non ci sono chiese e non ci sono cristiani. Oppure dovresti avere un’auto che funziona bene cosìcche tu possa guidare instancabilmente verso chi ha bisogno, lontano dalle tue zone di comfort. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La chiamata radicale di Gesù a unirti a Lui sulla via del Calvario - ad uscire fuori dall’accampamento e portare l’umiliazione insieme a Lui -potrà sempre diventare oggetto di satira, essere ridicolizzata e fatta sembrare una stupidaggine. Queste sono vie di fuga più facili e allettanti che fanno sembrare te intelligente e Gesù un inetto. E ti permettono (per qualche illusorio anno in più) di andare avanti con quella routine scandita dal vuoto, dalla superficialità e dalla ricerca esagerata del proprio benessere che alcune persone osano definire vita. &amp;quot;Allora usciamo fuori dall'accampamento e andiamo a Lui portando il suo obbrobrio (versetto 13) ... perché (versetto 12) anche Gesù, per santificare il popolo con il proprio sangue, soffrì fuori della porta della città.&amp;quot; Il modo in cui è morto Gesù e il motivo della sua morte sono di fondamentale importanza per noi che siamo chiamati ad andare con lui. Il modo in cui è morto fuori della porta della città - lontano dal conforto, dalla sicurezza e dalla familiarità apparente della Città Santa, Gerusalemme - fuori della porta, sul Golgota, senza esitazione, con sacrificio e con amore. Ed il motivo per cui Egli è morto (versetto 13) è stato quello di santificare il popolo, per distinguerci dal resto del mondo, per renderci santi e amorevoli, decisi e audaci, completamente rapiti da un destino diverso da quello che questo mondo ci offre. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''''Cosa significa veramente ‘santificazione’?''''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Esaminiamo il prossimo versetto (versetto 14) per comprendere come sono queste persone santificate. Che significa veramente ‘santificazione’? Cristo è morto per la santificazione degli uomini, cioè per dare la vita a un tipo di persona che sia disposto a vedere la propria esistenza come un andare con Cristo fuori dall’accappamento e portare l’umiliazione. Com’è possibile? Cos’è accaduto a queste persone? Il versetto 14 spiega che queste persone sono disposte ad andare con Gesù sulla via del Calvario fuori dalle proprie zone di confort e incontro a chi ha bisogno, &amp;quot;Perché non abbiamo quaggiù una città stabile, ma cerchiamo quella futura.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che senso ha tutto questo? Il senso è che Cristo non è morto per trasformare le nostre città odierne in un paradiso. È morto affinché noi fossimo pronti a smettere di fare delle nostre vite personali un paradiso in terra - nella città in cui viviamo o da qualsiasi altra parte. In nome di quale forza? Perché siamo dei masochisti? Perché ci piace soffrire? No. Perché &amp;quot;cerchiamo una città futura.&amp;quot; Capite? Al versetto 14 si legge: &amp;quot;Perché non abbiamo quaggiù una città stabile, ma cerchiamo quella futura.&amp;quot; Il motivo per cui doobiamo uscire fuori dall’accampamento - andando incontro a chi ha bisogno, fuori dalle nostre zone di comfort, portando l’umiliazione e prendendoci cura degli altri - è perché c’è una città futura, &amp;quot;la città del Dio vivente&amp;quot; (Ebrei 12:22), una città migliore di tutto quanto questo tempo ci offre, che durerà per sempre e dove, cosa più importante, ci sarà Dio, incorruttibile nella sua gloria (12:23). È questo un tema che ricorre continuamente nella Lettera agli Ebrei. L’abbiamo visto al punto 10:34 quando i cristiani, visitando i carcerati, sono andati incontro a chi aveva bisogno uscendo dalle proprie zone di comfort. Si legge nella Lettera agli Ebrei che,quando lo scotto da pagare fu l’essere privati delle proprie sostanze, questi cristiani l’accettarono con gioia &amp;quot;sapendo di possedere beni migliori e più duraturi&amp;quot; - stavano cercando una città che deve ancora venire, non il benessere e il paradiso in terra. Così questi cristiani andarono incontro a chi aveva bisogno, fuori dalla proprie zone di comfort. Abbiamo incontrato questo tema anche al punto 11:25-26 in cui Mosè va incontro a chi ha bisogno, fuori dalla sue zone di comfort, &amp;quot;preferendo essere maltrattato con il popolo di Dio che godere per breve tempo i piaceri del peccato; stimando gli oltraggi di Cristo ricchezza maggiore dei tesori d’Egitto.&amp;quot; Con quale potere? Ce lo dice il versetto 26: &amp;quot;perché aveva lo sguardo rivolto alla ricompensa&amp;quot; - cioé stava cercando la città futura. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’abbiamo ritrovato al punto 12:2 che Gesù si mosse verso chi ha bisogno e fuori dalla sua zona di comfort quando &amp;quot;egli sopportò la croce, disprezzando l'infamia.&amp;quot; Come? Con quale potere? Il versetto 2 ci dice che Gesù lo fece per la gioia che gli era posta dinanzi, cioé aveva lo sguardo fisso verso la città futura. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo tema ritorna anche al punto 13:5-6 in cui i cristiani, non permettendo al denaro di dominare le loro vite ed essendo contenti con quello che hanno, escono dalle proprie zone di comfort e vanno incontro a chi ha bisogno. Come? Con quale potere? Il versetto 5 ci dice: “Perché [Dio] ha detto: «Io non ti lascerò e non ti abbandonerò». Così noi possiamo dire con piena fiducia:«Il Signore è il mio aiuto; non temerò. Che cosa potrà farmi l'uomo?»&amp;quot; - Sono e sarò sempre al sicuro, custodito da Dio. Sono un abitante della città futura e nulla potrà separarmi da essa. Allora andrò incontro a chi ha bisogno e uscirò fuori dalle mie zone di comfort. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dunque il tema della Lettera agli Ebrei 13:14 viene riconfermato continuamente: Cristo non è morto per trasformare le nostre città odierne–o i nostri quartieri- in un paradiso. Egli è morto affinché noi fossimo pronti a smettere di provare a fare delle nostre vite un paradiso in terra - tanto nelle città quanto nei quartieri, ma che fossimo pronti ad uscire con Gesù fuori dalla nostra zona di comfort, ad allontanarci da ciò che è familiare e sicuro e andare incontro a chi ha bisogno dove Lui ci dirà &amp;quot;oggi (nel giorno della tua morte) tu sarai con me in paradiso&amp;quot; (Luca 23:43). Andiamo incontro a chi ha bisogno, fuori dalle nostre zone di comfort, perché siamo alla ricerca di una città futura. Cristo è morto affinché nascesse il frutto di una fiducia totale in un futuro glorioso con Dio e quando questa fiducia s’impadronirà di te, sarai santificato (versetto 12) e con Gesù andrai incontro a chi ha bisogno fuori dalle tue zone di comfort. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''''Una vita di lode a Dio e amore per il prossimo''''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Proviamo ad essere più precisi. Cosa implica una vita fuori dalle proprie zone di comfort che va incontro a chi ha bisogno - una vita fuori dall’accampamento e sulla via del Calvario, andando incontro alla sofferenza con Gesù per la gioia che è posta dinanzi a noi nella città futura? I versetti 15 e 16 ci offrono due risposte. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il versetto 15 dice che è una vita di lode a Dio - lode vera, sentita, pronunciata a voce - quel tipo di lode che fuoriesce dalla tua bocca come un frutto e che sgorga in abbondanza dal tuo cuore. Il versetto 15: &amp;quot;Per mezzo di Lui [Gesù], dunque, offriamo continuamente a Dio un sacrificio di lode: cioè, il frutto di labbra che rendono grazie [letteralmente: confessano] il Suo nome.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il versetto 16 parla di una vita di amore per il prossimo - partecipando praticamente e realmente con la propria vita al bene degli altri: &amp;quot;Non dimenticate poi di esercitare la beneficenza e di mettere in comune ciò che avete; perché è di tali sacrifici che Dio si compiace.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In altre parole, quando andiamo con Gesù fuori dall’accampamento verso il luogo del suo sacricifio, ci è più chiaro che mai che il suo sacrificarsi per noi - il suo offrirsi, una volta per tutte, per i peccati di molti (Ebrei 9:26, 28) - annulla tutti gli altri tipi di sacrificio ad eccezione di due: il sacrificio di lode a Dio (versetto 15) e il sacrificio di amore verso il prossimo (versetto 16). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dunque eccoci qui fuori dall’accampamento sulla via del Calvario con Gesù, portando l’obbrobrio e andando incontro a chi ha bisogno, fuori dalle nostre zone di comfort - ma che via è questa? Dove porta? È la tua strada? Bisogna partire adesso? Questa settimana? Quest’anno? Forse è la via che porta a digiunare e a pregare per le popolazioni non evangelizzate che vivono nelle regioni geografiche più povere e più popolate al mondo (nella cosiddetta ‘finestra 10/40’), oppure è la via che porta all’entrata del Ministero e all’impegno verso gli orfani ucraini, o è la via che porta alla nuova sede della clinica abortista del vostro quartiere per aiutare Sara, Naomi e le altre a difendere la vita, forse è la via che conduce alla casa dei nostri confratelli e di tutti gli altri che si trovano sulla soglia dell’eternità, oppure è la via che conduce a pagina 18 del ''Prayer Journal for the Persecuted Church [Rivista di preghiera per la Chiesa perseguitata]'' affinché tu possa trovare delle agenzie che ti diano strumenti pratici per prenderti cura dei cristiani nel mondo che soffrono a causa della loro fede, forse è la via che porta ad un telefono e a fare quella telefonata difficile in cui chiedi a quel tuo amico che si è smarrito di riavvicinarsi a Gesù, •oppure è la via che porta a quel tuo vicino di casa che, tu sai, sta morendo senza Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La via del Calvario verso chi ha bisogno, fuori dalle proprie zone di comfort, porta a migliaia di luoghi diversi di amore e lode. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''''Dio usa il versetto 13:13 della Lettera agli Ebrei per scuotervi e liberarvi''''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La mia preghiera questa mattina è che tra voi giovani che non avete ancora un percorso già fissato, tra voi anziani che siete andati in pensione ma avete ancora energia e tanto tempo libero, e tutti voi che appartenete a quella ‘generazione di mezzo’ che avete voglia di sfruttare ogni occasione e fare della vostra vita qualcosa di completamente diverso come è già stato fatto nel corso degli anni da altri membri di questa chiesa, sia single che sposati - la mia preghiera è che tra di voi Dio si serva delle parole della Lettera agli Ebrei 13:13 per scuotervi alle fondamenta, per sganciarvi dal luogo in cui vi trovate e farvi andare incontro a chi vive in altre parti del mondo e non è stato ancora raggiunto dal vangelo della gloria e della grazia di Dio in Gesù Cristo. So che questa non è la settimana dedicata alle Missioni, ma questo è il messaggio che questo brano mi trasmette oggi per alcuni di voi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa mattina centinaia di migliaia di cristiani nel mondo rischiano la vita per il solo fatto di essere cristiani. Sappiamo dal brano dell’Apocalisse 5:11 che il motivo per cui Cristo è uscito dall’accampamento e ha sofferto è stato quello di riscattare gente di ogni tribù, lingua, popolo e nazione. E se questa è la ragione, allora quale dev’essere il significato di quanto si legge al punto 13:13 della Lettera agli Ebrei: &amp;quot;Usciamo quindi fuori dall'accampamento e andiamo a lui portando il suo obbrobrio&amp;quot;? Per molti di noi il significato non può essere che questo: Lascia l’accampamento! Lascia l’accampamento! Lascia l’accampamento comfortevole della Betlemme. Lascia l’accampamento agiato della tua città. Lascia un lavoro comodo e sicuro. Unisciti a Gesù sulla via del Calvario, lascia le tue zone di comfort e vai incontro a chi ha bisogno. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dai sette esempi che vi ho mostrato avete visto che non è necessario andare in capo al mondo per mettere in pratica le parole della Lettera agli Ebrei. Ma ascoltate: Cristo ha sofferto fuori dall’accampamento per la salvezza dei popoli, centinaia dei quali non hanno una chiesa, né libri, né missioni che possano anche solo annunciare loro la notizia che Cristo è venuto in questo mondo per salvare i peccatori. Allora voglio insistere su questo punto: Ebrei 13:13 è una chiamata ad andare incontro a chi ha bisogno e ad allontanarsi dalle proprie zone di comfort. E questa domenica questo bisogno urla a gran voce nelle mie orecchie ed è la mancanza di persone nei luoghi in cui i cristiani muoiono a causa delle persecuzioni e nei luoghi in cui muoiono i peccatori perché non ci non sono cristiani disponibili al sacrificio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perciò vi esorto, che abbiate otto, diciotto, trentotto o ottant’anni, quando pensate al vostro futuro fatelo pensando al versetto 13:13 della Lettera agli Ebrei: &amp;quot;Usciamo quindi fuori dall'accampamento e andiamo a lui portando il suo obbrobrio.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''''Noi non andiamo soli''''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Consacriamo ora il nostro impegno cantando ''We rest on Thee [Confidiamo in te]'', l’ultimo inno del vostro foglio liturgico. Molti di voi sanno che c’è una storia dietro quest’inno la quale, in questo momento, gli fà assumere un significato speciale. Nel gennaio 1956 i missionari Jim Elliot, Pete Fleming, Ed McCully, Nate Saint e Roger Youderian furono uccisi in Ecuador mentre, noncuranti del proprio benessere, andavano incontro al bisogno degli indigeni Auca (oggi Huaorani). Il titolo del capitolo sedicesimo del libro, scritto da Elisabeth Elliot, che racconta il martirio di questi missionari è proprio un verso di questo inno: &amp;quot;Noi non andiamo soli.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Poco prima di essere uccisi su quel lembo di terra di Palm Beach i cinque missionari avevano cantato questo inno. Scrive Elisabeth Elliot: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;Giunti al termine delle loro preghiere i cinque giovani cantarono uno dei loro inni preferiti, ''We Rest on Thee'', sulle emozionanti note del ''Finlandia&amp;lt;ref&amp;gt;Nota del traduttore: poema sinfonico di Sibelius&amp;lt;/ref&amp;gt;''. Ed e Jim lo cantavano fin dai tempi del college e conoscevano tutte le strofe a memoria. Sull’ultima strofa le loro voci risuonarono con profonda convinzione: ''Confidiamo in Te, tu sei il nostro scudo e la nostra difesa / Tua è la battaglia, tua sarà la lode; / Quando attraverseremo le porte dello splendore di perla / Trionfanti, riposeremo con Te, eternamente.'' &amp;lt;/blockquote&amp;gt; &lt;br /&gt;
Con questa sicurezza, essi andarono incontro a Gesù fuori dall’accampamento, andarono incontro a chi aveva bisogno, fuori dalle proprie zone di comfort, e trovarono la morte. Il motto di Jim Elliot si è rivelato essere veritiero: &amp;quot;Non è uno stupido chi perde ciò che non può tenere per guadagnare ciò che non perderà mai.&amp;quot; &amp;quot;Perché non abbiamo quaggiù una città stabile, ma cerchiamo quella futura.&amp;quot; (versetto 14). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vi invito a cantare quest’inno e quando pronunzierete le parole ''E andiamo nel Tuo nome'' fatelo con convinzione e siate pronti ad andare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;references /&amp;gt;&amp;lt;br&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Nico</name></author>	</entry>

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		<title>Andiamo con Gesù portando la sua umiliazione</title>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;Nico: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|Let Us Go With Jesus Bearing Reproach}}&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
di [[John Piper]] su [[L’Afflizione]] &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Parte della serie Ebrei &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
'''Ebrei 13:12-16'''&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Perciò anche Gesù, per santificare il popolo con il proprio sangue, soffrì fuori della porta della città.13 Usciamo quindi fuori dall'accampamento e andiamo a lui portando il suo obbrobrio. 14 Perché non abbiamo quaggiù una città stabile, ma cerchiamo quella futura. 15 Per mezzo di Gesù, dunque, offriamo continuamente a Dio un sacrificio di lode: cioè, il frutto di labbra che confessano il suo nome. 16 Non dimenticate poi di esercitare la beneficenza e di mettere in comune ciò che avete; perché è di tali sacrifici che Dio si compiace.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
'''''Uscire dalle proprie zone di comfort e andare incontro a chi ha bisogno''''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;span style=&amp;quot;line-height: 1.5em;&amp;quot;&amp;gt;Il senso della Lettera agli Ebrei 13:12-16 appare forte e chiaro: cristiani, uscite dalle vostre zone di comfort e andate incontro a chi ha bisogno! Uscite dalle vostre zone di comfort e andate incontro a chi ha bisogno!&amp;lt;/span&amp;gt;&amp;lt;br&amp;gt;Il messaggio centrale ci viene rivolto al versetto 13: &amp;quot;Usciamo quindi fuori dall'accampamento e andiamo a lui portando il suo obbrobrio.&amp;quot; Ovvero, avanziamo con Gesù verso chi ha bisogno, uscendo dalle nostre zone di comfort. Il mandato pronunciato al versetto 13 si basa sulla morte di Gesù, sul modo in cui si è verificata e sul suo scopo. Al versetto 12 si legge: &amp;quot;Perciò anche Gesù, per santificare il popolo con il Suo stesso sangue [ecco lo scopo della sua morte] soffrì fuori della porta della città [il modo in cui è avvenuta].&amp;quot; &amp;quot;Usciamo quindi fuori dall'accampamento e andiamo a lui...&amp;quot; In altre parole ci dice: &amp;quot;Cristiani, unitevi a Gesù nella sua sofferenza! &amp;quot; Poiché Gesù ha sofferto fuori della porta della città, uscite fuori dall’accampamento delle vostre sicurezze, delle cose facili e familiari e siate disposti a portare la sua stessa umiliazione assieme a Lui sulla via del Calvario. E poiché Egli è morto affinché voi foste santificati, non per spirito di parte o per vanagloria; fatelo nella forza e nella santità che Cristo, morendo, ha conquistato per voi. Altrimenti non sarà un atto di fede ma un atto di eroismo e la gloria sarà vostra, non di Cristo, e Dio non se ne compiacerà, poiché senza fede è impossibile piacergli (11:6).&amp;lt;br&amp;gt;Allora il significato fondamentale è: cristiano, dopo che Egli ha compiuto un tale sacrificio per la tua salvezza, ecco come dovresti vivere: esci dalle tue zone di comfort e vai incontro a chi ha bisogno.&amp;lt;br&amp;gt;Ora so che qualcuno potrebbe seguire quest’esortazione in modo sbagliato. Qualche donna nubile potrebbe dire &amp;quot;Va bene, cercherò l’uomo più debole e bisognoso che c’è e lo sposerò perché potrei fargli del bene.&amp;quot; Oppure qualche giovane professionista potrebbe dire &amp;quot;Va bene, troverò l’azienda più instabile e finanziariamente più debole nel settore dell’informatica e cercherò di farmi assumere nella speranza di aiutarli a capovolgere le sorti del loro commercio.&amp;quot; Oppure se la vostra macchina avesse bisogno di essere riparata, potreste dire &amp;quot;Ecco, cercherò quel meccanico che è talmente incompetente da essere sull’orlo del fallimento e gli porterò la mia auto, così potrò aiutarlo.&amp;quot; &amp;quot;Tutto questo per metterti in mostra; esci dalle tue zone di comfort e vai incontro a chi ha bisogno.&amp;quot;&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''''La chiamata radicale di Gesù''''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il problema è che questi modi sbagliati con cui si risponde alla chiamata di Gesù non sono neppure lontanamente radicali, sono soltanto dei metodi insensati. Perché presupponi di doverti sposare? Forse la chiamata di Gesù ad uscire dalle proprie zone di comfort e andare incontro a chi ha bisogno è la chiamata a una vita consacrata totalmente al celibato (o nubilato) in vista di un bene più grande. Forse si tratta di una chiamata all’unione matrimoniale con qualcuno che sia abbastanza forte e radicale da uscire fuori dall’accampamento con te, soffrire accanto a te e trarre il massimo dalla vostra vita insieme per il bene degli altri invece di sprofondare in quell’angusto pozzo nero di un’eccessiva e confortante preoccupazione per il proprio benessere che è la caratteristica di tanti matrimoni. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E perché pensi di dover trovare lavoro nel tuo paese - sia che si tratti di un’azienda stabile o meno - quando lavori simili sono disponibili in paesi in cui ci sono pochissimi cristiani e c’è un disperato bisogno della tua luce. Forse dovresti lavorare per un’azienda importante nel posto in cui ti trovi perché lì ci sono persone che muoiono o perché ci sarà la possibilità di esercitare ampiamente il tuo influsso per la diffusione dei valori del Regno e fare in modo che le tue mansioni siano a servizio della supremazia di Dio in tutte le cose. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché credi che sia necessario avere un’automobile? Forse la chiamata di Gesù nella tua vita consiste nel trasferirsi in un luogo e presso un popolo in cui l’auto non ti servirà - perché lì non ci sono strade, non ci sono chiese e non ci sono cristiani. Oppure dovresti avere un’auto che funziona bene cosìcche tu possa guidare instancabilmente verso chi ha bisogno, lontano dalle tue zone di comfort. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La chiamata radicale di Gesù a unirti a Lui sulla via del Calvario - ad uscire fuori dall’accampamento e portare l’umiliazione insieme a Lui -potrà sempre diventare oggetto di satira, essere ridicolizzata e fatta sembrare una stupidaggine. Queste sono vie di fuga più facili e allettanti che fanno sembrare te intelligente e Gesù un inetto. E ti permettono (per qualche illusorio anno in più) di andare avanti con quella routine scandita dal vuoto, dalla superficialità e dalla ricerca esagerata del proprio benessere che alcune persone osano definire vita. &amp;quot;Allora usciamo fuori dall'accampamento e andiamo a Lui portando il suo obbrobrio (versetto 13) ... perché (versetto 12) anche Gesù, per santificare il popolo con il proprio sangue, soffrì fuori della porta della città.&amp;quot; Il modo in cui è morto Gesù e il motivo della sua morte sono di fondamentale importanza per noi che siamo chiamati ad andare con lui. Il modo in cui è morto fuori della porta della città - lontano dal conforto, dalla sicurezza e dalla familiarità apparente della Città Santa, Gerusalemme - fuori della porta, sul Golgota, senza esitazione, con sacrificio e con amore. Ed il motivo per cui Egli è morto (versetto 13) è stato quello di santificare il popolo, per distinguerci dal resto del mondo, per renderci santi e amorevoli, decisi e audaci, completamente rapiti da un destino diverso da quello che questo mondo ci offre. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''''Cosa significa veramente ‘santificazione’?''''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Esaminiamo il prossimo versetto (versetto 14) per comprendere come sono queste persone santificate. Che significa veramente ‘santificazione’? Cristo è morto per la santificazione degli uomini, cioè per dare la vita a un tipo di persona che sia disposto a vedere la propria esistenza come un andare con Cristo fuori dall’accappamento e portare l’umiliazione. Com’è possibile? Cos’è accaduto a queste persone? Il versetto 14 spiega che queste persone sono disposte ad andare con Gesù sulla via del Calvario fuori dalle proprie zone di confort e incontro a chi ha bisogno, &amp;quot;Perché non abbiamo quaggiù una città stabile, ma cerchiamo quella futura.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che senso ha tutto questo? Il senso è che Cristo non è morto per trasformare le nostre città odierne in un paradiso. È morto affinché noi fossimo pronti a smettere di fare delle nostre vite personali un paradiso in terra - nella città in cui viviamo o da qualsiasi altra parte. In nome di quale forza? Perché siamo dei masochisti? Perché ci piace soffrire? No. Perché &amp;quot;cerchiamo una città futura.&amp;quot; Capite? Al versetto 14 si legge: &amp;quot;Perché non abbiamo quaggiù una città stabile, ma cerchiamo quella futura.&amp;quot; Il motivo per cui doobiamo uscire fuori dall’accampamento - andando incontro a chi ha bisogno, fuori dalle nostre zone di comfort, portando l’umiliazione e prendendoci cura degli altri - è perché c’è una città futura, &amp;quot;la città del Dio vivente&amp;quot; (Ebrei 12:22), una città migliore di tutto quanto questo tempo ci offre, che durerà per sempre e dove, cosa più importante, ci sarà Dio, incorruttibile nella sua gloria (12:23). È questo un tema che ricorre continuamente nella Lettera agli Ebrei. L’abbiamo visto al punto 10:34 quando i cristiani, visitando i carcerati, sono andati incontro a chi aveva bisogno uscendo dalle proprie zone di comfort. Si legge nella Lettera agli Ebrei che,quando lo scotto da pagare fu l’essere privati delle proprie sostanze, questi cristiani l’accettarono con gioia &amp;quot;sapendo di possedere beni migliori e più duraturi&amp;quot; - stavano cercando una città che deve ancora venire, non il benessere e il paradiso in terra. Così questi cristiani andarono incontro a chi aveva bisogno, fuori dalla proprie zone di comfort. Abbiamo incontrato questo tema anche al punto 11:25-26 in cui Mosè va incontro a chi ha bisogno, fuori dalla sue zone di comfort, &amp;quot;preferendo essere maltrattato con il popolo di Dio che godere per breve tempo i piaceri del peccato; stimando gli oltraggi di Cristo ricchezza maggiore dei tesori d’Egitto.&amp;quot; Con quale potere? Ce lo dice il versetto 26: &amp;quot;perché aveva lo sguardo rivolto alla ricompensa&amp;quot; - cioé stava cercando la città futura. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’abbiamo ritrovato al punto 12:2 che Gesù si mosse verso chi ha bisogno e fuori dalla sua zona di comfort quando &amp;quot;egli sopportò la croce, disprezzando l'infamia.&amp;quot; Come? Con quale potere? Il versetto 2 ci dice che Gesù lo fece per la gioia che gli era posta dinanzi, cioé aveva lo sguardo fisso verso la città futura. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo tema ritorna anche al punto 13:5-6 in cui i cristiani, non permettendo al denaro di dominare le loro vite ed essendo contenti con quello che hanno, escono dalle proprie zone di comfort e vanno incontro a chi ha bisogno. Come? Con quale potere? Il versetto 5 ci dice: “Perché [Dio] ha detto: «Io non ti lascerò e non ti abbandonerò». Così noi possiamo dire con piena fiducia:«Il Signore è il mio aiuto; non temerò. Che cosa potrà farmi l'uomo?»&amp;quot; - Sono e sarò sempre al sicuro, custodito da Dio. Sono un abitante della città futura e nulla potrà separarmi da essa. Allora andrò incontro a chi ha bisogno e uscirò fuori dalle mie zone di comfort. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dunque il tema della Lettera agli Ebrei 13:14 viene riconfermato continuamente: Cristo non è morto per trasformare le nostre città odierne–o i nostri quartieri- in un paradiso. Egli è morto affinché noi fossimo pronti a smettere di provare a fare delle nostre vite un paradiso in terra - tanto nelle città quanto nei quartieri, ma che fossimo pronti ad uscire con Gesù fuori dalla nostra zona di comfort, ad allontanarci da ciò che è familiare e sicuro e andare incontro a chi ha bisogno dove Lui ci dirà &amp;quot;oggi (nel giorno della tua morte) tu sarai con me in paradiso&amp;quot; (Luca 23:43). Andiamo incontro a chi ha bisogno, fuori dalle nostre zone di comfort, perché siamo alla ricerca di una città futura. Cristo è morto affinché nascesse il frutto di una fiducia totale in un futuro glorioso con Dio e quando questa fiducia s’impadronirà di te, sarai santificato (versetto 12) e con Gesù andrai incontro a chi ha bisogno fuori dalle tue zone di comfort. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''''Una vita di lode a Dio e amore per il prossimo''''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Proviamo ad essere più precisi. Cosa implica una vita fuori dalle proprie zone di comfort che va incontro a chi ha bisogno - una vita fuori dall’accampamento e sulla via del Calvario, andando incontro alla sofferenza con Gesù per la gioia che è posta dinanzi a noi nella città futura? I versetti 15 e 16 ci offrono due risposte. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il versetto 15 dice che è una vita di lode a Dio - lode vera, sentita, pronunciata a voce - quel tipo di lode che fuoriesce dalla tua bocca come un frutto e che sgorga in abbondanza dal tuo cuore. Il versetto 15: &amp;quot;Per mezzo di Lui [Gesù], dunque, offriamo continuamente a Dio un sacrificio di lode: cioè, il frutto di labbra che rendono grazie [letteralmente: confessano] il Suo nome.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il versetto 16 parla di una vita di amore per il prossimo - partecipando praticamente e realmente con la propria vita al bene degli altri: &amp;quot;Non dimenticate poi di esercitare la beneficenza e di mettere in comune ciò che avete; perché è di tali sacrifici che Dio si compiace.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In altre parole, quando andiamo con Gesù fuori dall’accampamento verso il luogo del suo sacricifio, ci è più chiaro che mai che il suo sacrificarsi per noi - il suo offrirsi, una volta per tutte, per i peccati di molti (Ebrei 9:26, 28) - annulla tutti gli altri tipi di sacrificio ad eccezione di due: il sacrificio di lode a Dio (versetto 15) e il sacrificio di amore verso il prossimo (versetto 16). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dunque eccoci qui fuori dall’accampamento sulla via del Calvario con Gesù, portando l’obbrobrio e andando incontro a chi ha bisogno, fuori dalle nostre zone di comfort - ma che via è questa? Dove porta? È la tua strada? Bisogna partire adesso? Questa settimana? Quest’anno? Forse è la via che porta a digiunare e a pregare per le popolazioni non evangelizzate che vivono nelle regioni geografiche più povere e più popolate al mondo (nella cosiddetta ‘finestra 10/40’), oppure è la via che porta all’entrata del Ministero e all’impegno verso gli orfani ucraini, o è la via che porta alla nuova sede della clinica abortista del vostro quartiere per aiutare Sara, Naomi e le altre a difendere la vita, forse è la via che conduce alla casa dei nostri confratelli e di tutti gli altri che si trovano sulla soglia dell’eternità, oppure è la via che conduce a pagina 18 del ''Prayer Journal for the Persecuted Church [Rivista di preghiera per la Chiesa perseguitata]'' affinché tu possa trovare delle agenzie che ti diano strumenti pratici per prenderti cura dei cristiani nel mondo che soffrono a causa della loro fede, forse è la via che porta ad un telefono e a fare quella telefonata difficile in cui chiedi a quel tuo amico che si è smarrito di riavvicinarsi a Gesù, •oppure è la via che porta a quel tuo vicino di casa che, tu sai, sta morendo senza Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La via del Calvario verso chi ha bisogno, fuori dalle proprie zone di comfort, porta a migliaia di luoghi diversi di amore e lode. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''''Dio usa il versetto 13:13 della Lettera agli Ebrei per scuotervi e liberarvi''''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La mia preghiera questa mattina è che tra voi giovani che non avete ancora un percorso già fissato, tra voi anziani che siete andati in pensione ma avete ancora energia e tanto tempo libero, e tutti voi che appartenete a quella ‘generazione di mezzo’ che avete voglia di sfruttare ogni occasione e fare della vostra vita qualcosa di completamente diverso come è già stato fatto nel corso degli anni da altri membri di questa chiesa, sia single che sposati - la mia preghiera è che tra di voi Dio si serva delle parole della Lettera agli Ebrei 13:13 per scuotervi alle fondamenta, per sganciarvi dal luogo in cui vi trovate e farvi andare incontro a chi vive in altre parti del mondo e non è stato ancora raggiunto dal vangelo della gloria e della grazia di Dio in Gesù Cristo. So che questa non è la settimana dedicata alle Missioni, ma questo è il messaggio che questo brano mi trasmette oggi per alcuni di voi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa mattina centinaia di migliaia di cristiani nel mondo rischiano la vita per il solo fatto di essere cristiani. Sappiamo dal brano dell’Apocalisse 5:11 che il motivo per cui Cristo è uscito dall’accampamento e ha sofferto è stato quello di riscattare gente di ogni tribù, lingua, popolo e nazione. E se questa è la ragione, allora quale dev’essere il significato di quanto si legge al punto 13:13 della Lettera agli Ebrei: &amp;quot;Usciamo quindi fuori dall'accampamento e andiamo a lui portando il suo obbrobrio&amp;quot;? Per molti di noi il significato non può essere che questo: Lascia l’accampamento! Lascia l’accampamento! Lascia l’accampamento comfortevole della Betlemme. Lascia l’accampamento agiato della tua città. Lascia un lavoro comodo e sicuro. Unisciti a Gesù sulla via del Calvario, lascia le tue zone di comfort e vai incontro a chi ha bisogno. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dai sette esempi che vi ho mostrato avete visto che non è necessario andare in capo al mondo per mettere in pratica le parole della Lettera agli Ebrei. Ma ascoltate: Cristo ha sofferto fuori dall’accampamento per la salvezza dei popoli, centinaia dei quali non hanno una chiesa, né libri, né missioni che possano anche solo annunciare loro la notizia che Cristo è venuto in questo mondo per salvare i peccatori. Allora voglio insistere su questo punto: Ebrei 13:13 è una chiamata ad andare incontro a chi ha bisogno e ad allontanarsi dalle proprie zone di comfort. E questa domenica questo bisogno urla a gran voce nelle mie orecchie ed è la mancanza di persone nei luoghi in cui i cristiani muoiono a causa delle persecuzioni e nei luoghi in cui muoiono i peccatori perché non ci non sono cristiani disponibili al sacrificio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perciò vi esorto, che abbiate otto, diciotto, trentotto o ottant’anni, quando pensate al vostro futuro fatelo pensando al versetto 13:13 della Lettera agli Ebrei: &amp;quot;Usciamo quindi fuori dall'accampamento e andiamo a lui portando il suo obbrobrio.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''''Noi non andiamo soli''''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Consacriamo ora il nostro impegno cantando ''We rest on Thee [Confidiamo in te]'', l’ultimo inno del vostro foglio liturgico. Molti di voi sanno che c’è una storia dietro quest’inno la quale, in questo momento, gli fà assumere un significato speciale. Nel gennaio 1956 i missionari Jim Elliot, Pete Fleming, Ed McCully, Nate Saint e Roger Youderian furono uccisi in Ecuador mentre, noncuranti del proprio benessere, andavano incontro al bisogno degli indigeni Auca (oggi Huaorani). Il titolo del capitolo sedicesimo del libro, scritto da Elisabeth Elliot, che racconta il martirio di questi missionari è proprio un verso di questo inno: &amp;quot;Noi non andiamo soli.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Poco prima di essere uccisi su quel lembo di terra di Palm Beach i cinque missionari avevano cantato questo inno. Scrive Elisabeth Elliot: &lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Giunti al termine delle loro preghiere i cinque giovani cantarono uno dei loro inni preferiti, ''We Rest on Thee'', sulle emozionanti note del ''Finlandia&amp;lt;ref&amp;gt;Nota del traduttore: poema sinfonico di Sibelius&amp;lt;/ref&amp;gt;''. Ed e Jim lo cantavano fin dai tempi del college e conoscevano tutte le strofe a memoria. Sull’ultima strofa le loro voci risuonarono con profonda convinzione: ''Confidiamo in Te, tu sei il nostro scudo e la nostra difesa / Tua è la battaglia, tua sarà la lode; / Quando attraverseremo le porte dello splendore di perla / Trionfanti, riposeremo con Te, eternamente.''&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Con questa sicurezza, essi andarono incontro a Gesù fuori dall’accampamento, andarono incontro a chi aveva bisogno, fuori dalle proprie zone di comfort, e trovarono la morte. Il motto di Jim Elliot si è rivelato essere veritiero: &amp;quot;Non è uno stupido chi perde ciò che non può tenere per guadagnare ciò che non perderà mai.&amp;quot; &amp;quot;Perché non abbiamo quaggiù una città stabile, ma cerchiamo quella futura.&amp;quot; (versetto 14). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vi invito a cantare quest’inno e quando pronunzierete le parole ''E andiamo nel Tuo nome'' fatelo con convinzione e siate pronti ad andare.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Nico</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Andiamo_con_Ges%C3%B9_portando_la_sua_umiliazione</id>
		<title>Andiamo con Gesù portando la sua umiliazione</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://it.gospeltranslations.org/wiki/Andiamo_con_Ges%C3%B9_portando_la_sua_umiliazione"/>
				<updated>2013-06-13T03:49:29Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Nico: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|Let Us Go With Jesus Bearing Reproach}}&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
di [[John Piper]] su [[L’Afflizione]] &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Parte della serie Ebrei &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Ebrei 13:12-16''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perciò anche Gesù, per santificare il popolo con il proprio sangue, soffrì fuori della porta della città.13 Usciamo quindi fuori dall'accampamento e andiamo a lui portando il suo obbrobrio. 14 Perché non abbiamo quaggiù una città stabile, ma cerchiamo quella futura. 15 Per mezzo di Gesù, dunque, offriamo continuamente a Dio un sacrificio di lode: cioè, il frutto di labbra che confessano il suo nome. 16 Non dimenticate poi di esercitare la beneficenza e di mettere in comune ciò che avete; perché è di tali sacrifici che Dio si compiace. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''''Uscire dalle proprie zone di comfort e andare incontro a chi ha bisogno''''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;span style=&amp;quot;line-height: 1.5em;&amp;quot;&amp;gt;Il senso della Lettera agli Ebrei 13:12-16 appare forte e chiaro: cristiani, uscite dalle vostre zone di comfort e andate incontro a chi ha bisogno! Uscite dalle vostre zone di comfort e andate incontro a chi ha bisogno!&amp;lt;/span&amp;gt;&amp;lt;br&amp;gt;Il messaggio centrale ci viene rivolto al versetto 13: &amp;quot;Usciamo quindi fuori dall'accampamento e andiamo a lui portando il suo obbrobrio.&amp;quot; Ovvero, avanziamo con Gesù verso chi ha bisogno, uscendo dalle nostre zone di comfort. Il mandato pronunciato al versetto 13 si basa sulla morte di Gesù, sul modo in cui si è verificata e sul suo scopo. Al versetto 12 si legge: &amp;quot;Perciò anche Gesù, per santificare il popolo con il Suo stesso sangue [ecco lo scopo della sua morte] soffrì fuori della porta della città [il modo in cui è avvenuta].&amp;quot; &amp;quot;Usciamo quindi fuori dall'accampamento e andiamo a lui...&amp;quot; In altre parole ci dice: &amp;quot;Cristiani, unitevi a Gesù nella sua sofferenza! &amp;quot; Poiché Gesù ha sofferto fuori della porta della città, uscite fuori dall’accampamento delle vostre sicurezze, delle cose facili e familiari e siate disposti a portare la sua stessa umiliazione assieme a Lui sulla via del Calvario. E poiché Egli è morto affinché voi foste santificati, non per spirito di parte o per vanagloria; fatelo nella forza e nella santità che Cristo, morendo, ha conquistato per voi. Altrimenti non sarà un atto di fede ma un atto di eroismo e la gloria sarà vostra, non di Cristo, e Dio non se ne compiacerà, poiché senza fede è impossibile piacergli (11:6).&amp;lt;br&amp;gt;Allora il significato fondamentale è: cristiano, dopo che Egli ha compiuto un tale sacrificio per la tua salvezza, ecco come dovresti vivere: esci dalle tue zone di comfort e vai incontro a chi ha bisogno.&amp;lt;br&amp;gt;Ora so che qualcuno potrebbe seguire quest’esortazione in modo sbagliato. Qualche donna nubile potrebbe dire &amp;quot;Va bene, cercherò l’uomo più debole e bisognoso che c’è e lo sposerò perché potrei fargli del bene.&amp;quot; Oppure qualche giovane professionista potrebbe dire &amp;quot;Va bene, troverò l’azienda più instabile e finanziariamente più debole nel settore dell’informatica e cercherò di farmi assumere nella speranza di aiutarli a capovolgere le sorti del loro commercio.&amp;quot; Oppure se la vostra macchina avesse bisogno di essere riparata, potreste dire &amp;quot;Ecco, cercherò quel meccanico che è talmente incompetente da essere sull’orlo del fallimento e gli porterò la mia auto, così potrò aiutarlo.&amp;quot; &amp;quot;Tutto questo per metterti in mostra; esci dalle tue zone di comfort e vai incontro a chi ha bisogno.&amp;quot;&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''''La chiamata radicale di Gesù''''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il problema è che questi modi sbagliati con cui si risponde alla chiamata di Gesù non sono neppure lontanamente radicali, sono soltanto dei metodi insensati. Perché presupponi di doverti sposare? Forse la chiamata di Gesù ad uscire dalle proprie zone di comfort e andare incontro a chi ha bisogno è la chiamata a una vita consacrata totalmente al celibato (o nubilato) in vista di un bene più grande. Forse si tratta di una chiamata all’unione matrimoniale con qualcuno che sia abbastanza forte e radicale da uscire fuori dall’accampamento con te, soffrire accanto a te e trarre il massimo dalla vostra vita insieme per il bene degli altri invece di sprofondare in quell’angusto pozzo nero di un’eccessiva e confortante preoccupazione per il proprio benessere che è la caratteristica di tanti matrimoni. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E perché pensi di dover trovare lavoro nel tuo paese - sia che si tratti di un’azienda stabile o meno - quando lavori simili sono disponibili in paesi in cui ci sono pochissimi cristiani e c’è un disperato bisogno della tua luce. Forse dovresti lavorare per un’azienda importante nel posto in cui ti trovi perché lì ci sono persone che muoiono o perché ci sarà la possibilità di esercitare ampiamente il tuo influsso per la diffusione dei valori del Regno e fare in modo che le tue mansioni siano a servizio della supremazia di Dio in tutte le cose. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché credi che sia necessario avere un’automobile? Forse la chiamata di Gesù nella tua vita consiste nel trasferirsi in un luogo e presso un popolo in cui l’auto non ti servirà - perché lì non ci sono strade, non ci sono chiese e non ci sono cristiani. Oppure dovresti avere un’auto che funziona bene cosìcche tu possa guidare instancabilmente verso chi ha bisogno, lontano dalle tue zone di comfort. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La chiamata radicale di Gesù a unirti a Lui sulla via del Calvario - ad uscire fuori dall’accampamento e portare l’umiliazione insieme a Lui -potrà sempre diventare oggetto di satira, essere ridicolizzata e fatta sembrare una stupidaggine. Queste sono vie di fuga più facili e allettanti che fanno sembrare te intelligente e Gesù un inetto. E ti permettono (per qualche illusorio anno in più) di andare avanti con quella routine scandita dal vuoto, dalla superficialità e dalla ricerca esagerata del proprio benessere che alcune persone osano definire vita. &amp;quot;Allora usciamo fuori dall'accampamento e andiamo a Lui portando il suo obbrobrio (versetto 13) ... perché (versetto 12) anche Gesù, per santificare il popolo con il proprio sangue, soffrì fuori della porta della città.&amp;quot; Il modo in cui è morto Gesù e il motivo della sua morte sono di fondamentale importanza per noi che siamo chiamati ad andare con lui. Il modo in cui è morto fuori della porta della città - lontano dal conforto, dalla sicurezza e dalla familiarità apparente della Città Santa, Gerusalemme - fuori della porta, sul Golgota, senza esitazione, con sacrificio e con amore. Ed il motivo per cui Egli è morto (versetto 13) è stato quello di santificare il popolo, per distinguerci dal resto del mondo, per renderci santi e amorevoli, decisi e audaci, completamente rapiti da un destino diverso da quello che questo mondo ci offre. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''''Cosa significa veramente ‘santificazione’?''''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Esaminiamo il prossimo versetto (versetto 14) per comprendere come sono queste persone santificate. Che significa veramente ‘santificazione’? Cristo è morto per la santificazione degli uomini, cioè per dare la vita a un tipo di persona che sia disposto a vedere la propria esistenza come un andare con Cristo fuori dall’accappamento e portare l’umiliazione. Com’è possibile? Cos’è accaduto a queste persone? Il versetto 14 spiega che queste persone sono disposte ad andare con Gesù sulla via del Calvario fuori dalle proprie zone di confort e incontro a chi ha bisogno, &amp;quot;Perché non abbiamo quaggiù una città stabile, ma cerchiamo quella futura.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che senso ha tutto questo? Il senso è che Cristo non è morto per trasformare le nostre città odierne in un paradiso. È morto affinché noi fossimo pronti a smettere di fare delle nostre vite personali un paradiso in terra - nella città in cui viviamo o da qualsiasi altra parte. In nome di quale forza? Perché siamo dei masochisti? Perché ci piace soffrire? No. Perché &amp;quot;cerchiamo una città futura.&amp;quot; Capite? Al versetto 14 si legge: &amp;quot;Perché non abbiamo quaggiù una città stabile, ma cerchiamo quella futura.&amp;quot; Il motivo per cui doobiamo uscire fuori dall’accampamento - andando incontro a chi ha bisogno, fuori dalle nostre zone di comfort, portando l’umiliazione e prendendoci cura degli altri - è perché c’è una città futura, &amp;quot;la città del Dio vivente&amp;quot; (Ebrei 12:22), una città migliore di tutto quanto questo tempo ci offre, che durerà per sempre e dove, cosa più importante, ci sarà Dio, incorruttibile nella sua gloria (12:23). È questo un tema che ricorre continuamente nella Lettera agli Ebrei. L’abbiamo visto al punto 10:34 quando i cristiani, visitando i carcerati, sono andati incontro a chi aveva bisogno uscendo dalle proprie zone di comfort. Si legge nella Lettera agli Ebrei che,quando lo scotto da pagare fu l’essere privati delle proprie sostanze, questi cristiani l’accettarono con gioia &amp;quot;sapendo di possedere beni migliori e più duraturi&amp;quot; - stavano cercando una città che deve ancora venire, non il benessere e il paradiso in terra. Così questi cristiani andarono incontro a chi aveva bisogno, fuori dalla proprie zone di comfort. Abbiamo incontrato questo tema anche al punto 11:25-26 in cui Mosè va incontro a chi ha bisogno, fuori dalla sue zone di comfort, &amp;quot;preferendo essere maltrattato con il popolo di Dio che godere per breve tempo i piaceri del peccato; stimando gli oltraggi di Cristo ricchezza maggiore dei tesori d’Egitto.&amp;quot; Con quale potere? Ce lo dice il versetto 26: &amp;quot;perché aveva lo sguardo rivolto alla ricompensa&amp;quot; - cioé stava cercando la città futura. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’abbiamo ritrovato al punto 12:2 che Gesù si mosse verso chi ha bisogno e fuori dalla sua zona di comfort quando &amp;quot;egli sopportò la croce, disprezzando l'infamia.&amp;quot; Come? Con quale potere? Il versetto 2 ci dice che Gesù lo fece per la gioia che gli era posta dinanzi, cioé aveva lo sguardo fisso verso la città futura. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo tema ritorna anche al punto 13:5-6 in cui i cristiani, non permettendo al denaro di dominare le loro vite ed essendo contenti con quello che hanno, escono dalle proprie zone di comfort e vanno incontro a chi ha bisogno. Come? Con quale potere? Il versetto 5 ci dice: “Perché [Dio] ha detto: «Io non ti lascerò e non ti abbandonerò». Così noi possiamo dire con piena fiducia:«Il Signore è il mio aiuto; non temerò. Che cosa potrà farmi l'uomo?»&amp;quot; - Sono e sarò sempre al sicuro, custodito da Dio. Sono un abitante della città futura e nulla potrà separarmi da essa. Allora andrò incontro a chi ha bisogno e uscirò fuori dalle mie zone di comfort. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dunque il tema della Lettera agli Ebrei 13:14 viene riconfermato continuamente: Cristo non è morto per trasformare le nostre città odierne–o i nostri quartieri- in un paradiso. Egli è morto affinché noi fossimo pronti a smettere di provare a fare delle nostre vite un paradiso in terra - tanto nelle città quanto nei quartieri, ma che fossimo pronti ad uscire con Gesù fuori dalla nostra zona di comfort, ad allontanarci da ciò che è familiare e sicuro e andare incontro a chi ha bisogno dove Lui ci dirà &amp;quot;oggi (nel giorno della tua morte) tu sarai con me in paradiso&amp;quot; (Luca 23:43). Andiamo incontro a chi ha bisogno, fuori dalle nostre zone di comfort, perché siamo alla ricerca di una città futura. Cristo è morto affinché nascesse il frutto di una fiducia totale in un futuro glorioso con Dio e quando questa fiducia s’impadronirà di te, sarai santificato (versetto 12) e con Gesù andrai incontro a chi ha bisogno fuori dalle tue zone di comfort. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''''Una vita di lode a Dio e amore per il prossimo''''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Proviamo ad essere più precisi. Cosa implica una vita fuori dalle proprie zone di comfort che va incontro a chi ha bisogno - una vita fuori dall’accampamento e sulla via del Calvario, andando incontro alla sofferenza con Gesù per la gioia che è posta dinanzi a noi nella città futura? I versetti 15 e 16 ci offrono due risposte. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il versetto 15 dice che è una vita di lode a Dio - lode vera, sentita, pronunciata a voce - quel tipo di lode che fuoriesce dalla tua bocca come un frutto e che sgorga in abbondanza dal tuo cuore. Il versetto 15: &amp;quot;Per mezzo di Lui [Gesù], dunque, offriamo continuamente a Dio un sacrificio di lode: cioè, il frutto di labbra che rendono grazie [letteralmente: confessano] il Suo nome.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il versetto 16 parla di una vita di amore per il prossimo - partecipando praticamente e realmente con la propria vita al bene degli altri: &amp;quot;Non dimenticate poi di esercitare la beneficenza e di mettere in comune ciò che avete; perché è di tali sacrifici che Dio si compiace.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In altre parole, quando andiamo con Gesù fuori dall’accampamento verso il luogo del suo sacricifio, ci è più chiaro che mai che il suo sacrificarsi per noi - il suo offrirsi, una volta per tutte, per i peccati di molti (Ebrei 9:26, 28) - annulla tutti gli altri tipi di sacrificio ad eccezione di due: il sacrificio di lode a Dio (versetto 15) e il sacrificio di amore verso il prossimo (versetto 16). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dunque eccoci qui fuori dall’accampamento sulla via del Calvario con Gesù, portando l’obbrobrio e andando incontro a chi ha bisogno, fuori dalle nostre zone di comfort - ma che via è questa? Dove porta? È la tua strada? Bisogna partire adesso? Questa settimana? Quest’anno? Forse è la via che porta a digiunare e a pregare per le popolazioni non evangelizzate che vivono nelle regioni geografiche più povere e più popolate al mondo (nella cosiddetta ‘finestra 10/40’), oppure è la via che porta all’entrata del Ministero e all’impegno verso gli orfani ucraini, o è la via che porta alla nuova sede della clinica abortista del vostro quartiere per aiutare Sara, Naomi e le altre a difendere la vita, forse è la via che conduce alla casa dei nostri confratelli e di tutti gli altri che si trovano sulla soglia dell’eternità, oppure è la via che conduce a pagina 18 del ''Prayer Journal for the Persecuted Church [Rivista di preghiera per la Chiesa perseguitata]'' affinché tu possa trovare delle agenzie che ti diano strumenti pratici per prenderti cura dei cristiani nel mondo che soffrono a causa della loro fede, forse è la via che porta ad un telefono e a fare quella telefonata difficile in cui chiedi a quel tuo amico che si è smarrito di riavvicinarsi a Gesù, •oppure è la via che porta a quel tuo vicino di casa che, tu sai, sta morendo senza Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La via del Calvario verso chi ha bisogno, fuori dalle proprie zone di comfort, porta a migliaia di luoghi diversi di amore e lode. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''''Dio usa il versetto 13:13 della Lettera agli Ebrei per scuotervi e liberarvi''''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La mia preghiera questa mattina è che tra voi giovani che non avete ancora un percorso già fissato, tra voi anziani che siete andati in pensione ma avete ancora energia e tanto tempo libero, e tutti voi che appartenete a quella ‘generazione di mezzo’ che avete voglia di sfruttare ogni occasione e fare della vostra vita qualcosa di completamente diverso come è già stato fatto nel corso degli anni da altri membri di questa chiesa, sia single che sposati - la mia preghiera è che tra di voi Dio si serva delle parole della Lettera agli Ebrei 13:13 per scuotervi alle fondamenta, per sganciarvi dal luogo in cui vi trovate e farvi andare incontro a chi vive in altre parti del mondo e non è stato ancora raggiunto dal vangelo della gloria e della grazia di Dio in Gesù Cristo. So che questa non è la settimana dedicata alle Missioni, ma questo è il messaggio che questo brano mi trasmette oggi per alcuni di voi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa mattina centinaia di migliaia di cristiani nel mondo rischiano la vita per il solo fatto di essere cristiani. Sappiamo dal brano dell’Apocalisse 5:11 che il motivo per cui Cristo è uscito dall’accampamento e ha sofferto è stato quello di riscattare gente di ogni tribù, lingua, popolo e nazione. E se questa è la ragione, allora quale dev’essere il significato di quanto si legge al punto 13:13 della Lettera agli Ebrei: &amp;quot;Usciamo quindi fuori dall'accampamento e andiamo a lui portando il suo obbrobrio&amp;quot;? Per molti di noi il significato non può essere che questo: Lascia l’accampamento! Lascia l’accampamento! Lascia l’accampamento comfortevole della Betlemme. Lascia l’accampamento agiato della tua città. Lascia un lavoro comodo e sicuro. Unisciti a Gesù sulla via del Calvario, lascia le tue zone di comfort e vai incontro a chi ha bisogno. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dai sette esempi che vi ho mostrato avete visto che non è necessario andare in capo al mondo per mettere in pratica le parole della Lettera agli Ebrei. Ma ascoltate: Cristo ha sofferto fuori dall’accampamento per la salvezza dei popoli, centinaia dei quali non hanno una chiesa, né libri, né missioni che possano anche solo annunciare loro la notizia che Cristo è venuto in questo mondo per salvare i peccatori. Allora voglio insistere su questo punto: Ebrei 13:13 è una chiamata ad andare incontro a chi ha bisogno e ad allontanarsi dalle proprie zone di comfort. E questa domenica questo bisogno urla a gran voce nelle mie orecchie ed è la mancanza di persone nei luoghi in cui i cristiani muoiono a causa delle persecuzioni e nei luoghi in cui muoiono i peccatori perché non ci non sono cristiani disponibili al sacrificio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perciò vi esorto, che abbiate otto, diciotto, trentotto o ottant’anni, quando pensate al vostro futuro fatelo pensando al versetto 13:13 della Lettera agli Ebrei: &amp;quot;Usciamo quindi fuori dall'accampamento e andiamo a lui portando il suo obbrobrio.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''''Noi non andiamo soli''''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Consacriamo ora il nostro impegno cantando ''We rest on Thee [Confidiamo in te]'', l’ultimo inno del vostro foglio liturgico. Molti di voi sanno che c’è una storia dietro quest’inno la quale, in questo momento, gli fà assumere un significato speciale. Nel gennaio 1956 i missionari Jim Elliot, Pete Fleming, Ed McCully, Nate Saint e Roger Youderian furono uccisi in Ecuador mentre, noncuranti del proprio benessere, andavano incontro al bisogno degli indigeni Auca (oggi Huaorani). Il titolo del capitolo sedicesimo del libro, scritto da Elisabeth Elliot, che racconta il martirio di questi missionari è proprio un verso di questo inno: &amp;quot;Noi non andiamo soli.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Poco prima di essere uccisi su quel lembo di terra di Palm Beach i cinque missionari avevano cantato questo inno. Scrive Elisabeth Elliot: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Giunti al termine delle loro preghiere i cinque giovani cantarono uno dei loro inni preferiti, ''We Rest on Thee'', sulle emozionanti note del ''Finlandia&amp;lt;ref&amp;gt;Nota del traduttore: poema sinfonico di Sibelius&amp;lt;/ref&amp;gt;''. Ed e Jim lo cantavano fin dai tempi del college e conoscevano tutte le strofe a memoria. Sull’ultima strofa le loro voci risuonarono con profonda convinzione: ''Confidiamo in Te, tu sei il nostro scudo e la nostra difesa / Tua è la battaglia, tua sarà la lode; / Quando attraverseremo le porte dello splendore di perla / Trionfanti, riposeremo con Te, eternamente.'' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Con questa sicurezza, essi andarono incontro a Gesù fuori dall’accampamento, andarono incontro a chi aveva bisogno, fuori dalle proprie zone di comfort, e trovarono la morte. Il motto di Jim Elliot si è rivelato essere veritiero: &amp;quot;Non è uno stupido chi perde ciò che non può tenere per guadagnare ciò che non perderà mai.&amp;quot; &amp;quot;Perché non abbiamo quaggiù una città stabile, ma cerchiamo quella futura.&amp;quot; (versetto 14). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vi invito a cantare quest’inno e quando pronunzierete le parole ''E andiamo nel Tuo nome'' fatelo con convinzione e siate pronti ad andare.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Nico</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Andiamo_con_Ges%C3%B9_portando_la_sua_umiliazione</id>
		<title>Andiamo con Gesù portando la sua umiliazione</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://it.gospeltranslations.org/wiki/Andiamo_con_Ges%C3%B9_portando_la_sua_umiliazione"/>
				<updated>2013-06-13T03:47:57Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Nico: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|Let Us Go With Jesus Bearing Reproach}}&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
di [[John Piper]] su [[L’Afflizione]] &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Parte della serie Ebrei &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Ebrei 13:12-16''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perciò anche Gesù, per santificare il popolo con il proprio sangue, soffrì fuori della porta della città.13 Usciamo quindi fuori dall'accampamento e andiamo a lui portando il suo obbrobrio. 14 Perché non abbiamo quaggiù una città stabile, ma cerchiamo quella futura. 15 Per mezzo di Gesù, dunque, offriamo continuamente a Dio un sacrificio di lode: cioè, il frutto di labbra che confessano il suo nome. 16 Non dimenticate poi di esercitare la beneficenza e di mettere in comune ciò che avete; perché è di tali sacrifici che Dio si compiace. &lt;br /&gt;
'''''Uscire dalle proprie zone di comfort e andare incontro a chi ha bisogno'''''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;span style=&amp;quot;line-height: 1.5em;&amp;quot;&amp;gt;Il senso della Lettera agli Ebrei 13:12-16 appare forte e chiaro: cristiani, uscite dalle vostre zone di comfort e andate incontro a chi ha bisogno! Uscite dalle vostre zone di comfort e andate incontro a chi ha bisogno!&amp;lt;/span&amp;gt;&amp;lt;br&amp;gt;Il messaggio centrale ci viene rivolto al versetto 13: &amp;quot;Usciamo quindi fuori dall'accampamento e andiamo a lui portando il suo obbrobrio.&amp;quot; Ovvero, avanziamo con Gesù verso chi ha bisogno, uscendo dalle nostre zone di comfort. Il mandato pronunciato al versetto 13 si basa sulla morte di Gesù, sul modo in cui si è verificata e sul suo scopo. Al versetto 12 si legge: &amp;quot;Perciò anche Gesù, per santificare il popolo con il Suo stesso sangue [ecco lo scopo della sua morte] soffrì fuori della porta della città [il modo in cui è avvenuta].&amp;quot; &amp;quot;Usciamo quindi fuori dall'accampamento e andiamo a lui...&amp;quot; In altre parole ci dice: &amp;quot;Cristiani, unitevi a Gesù nella sua sofferenza! &amp;quot; Poiché Gesù ha sofferto fuori della porta della città, uscite fuori dall’accampamento delle vostre sicurezze, delle cose facili e familiari e siate disposti a portare la sua stessa umiliazione assieme a Lui sulla via del Calvario. E poiché Egli è morto affinché voi foste santificati, non per spirito di parte o per vanagloria; fatelo nella forza e nella santità che Cristo, morendo, ha conquistato per voi. Altrimenti non sarà un atto di fede ma un atto di eroismo e la gloria sarà vostra, non di Cristo, e Dio non se ne compiacerà, poiché senza fede è impossibile piacergli (11:6).&amp;lt;br&amp;gt;Allora il significato fondamentale è: cristiano, dopo che Egli ha compiuto un tale sacrificio per la tua salvezza, ecco come dovresti vivere: esci dalle tue zone di comfort e vai incontro a chi ha bisogno.&amp;lt;br&amp;gt;Ora so che qualcuno potrebbe seguire quest’esortazione in modo sbagliato. Qualche donna nubile potrebbe dire &amp;quot;Va bene, cercherò l’uomo più debole e bisognoso che c’è e lo sposerò perché potrei fargli del bene.&amp;quot; Oppure qualche giovane professionista potrebbe dire &amp;quot;Va bene, troverò l’azienda più instabile e finanziariamente più debole nel settore dell’informatica e cercherò di farmi assumere nella speranza di aiutarli a capovolgere le sorti del loro commercio.&amp;quot; Oppure se la vostra macchina avesse bisogno di essere riparata, potreste dire &amp;quot;Ecco, cercherò quel meccanico che è talmente incompetente da essere sull’orlo del fallimento e gli porterò la mia auto, così potrò aiutarlo.&amp;quot; &amp;quot;Tutto questo per metterti in mostra; esci dalle tue zone di comfort e vai incontro a chi ha bisogno.&amp;quot;&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''''La chiamata radicale di Gesù'''''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il problema è che questi modi sbagliati con cui si risponde alla chiamata di Gesù non sono neppure lontanamente radicali, sono soltanto dei metodi insensati. Perché presupponi di doverti sposare? Forse la chiamata di Gesù ad uscire dalle proprie zone di comfort e andare incontro a chi ha bisogno è la chiamata a una vita consacrata totalmente al celibato (o nubilato) in vista di un bene più grande. Forse si tratta di una chiamata all’unione matrimoniale con qualcuno che sia abbastanza forte e radicale da uscire fuori dall’accampamento con te, soffrire accanto a te e trarre il massimo dalla vostra vita insieme per il bene degli altri invece di sprofondare in quell’angusto pozzo nero di un’eccessiva e confortante preoccupazione per il proprio benessere che è la caratteristica di tanti matrimoni. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E perché pensi di dover trovare lavoro nel tuo paese - sia che si tratti di un’azienda stabile o meno - quando lavori simili sono disponibili in paesi in cui ci sono pochissimi cristiani e c’è un disperato bisogno della tua luce. Forse dovresti lavorare per un’azienda importante nel posto in cui ti trovi perché lì ci sono persone che muoiono o perché ci sarà la possibilità di esercitare ampiamente il tuo influsso per la diffusione dei valori del Regno e fare in modo che le tue mansioni siano a servizio della supremazia di Dio in tutte le cose. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché credi che sia necessario avere un’automobile? Forse la chiamata di Gesù nella tua vita consiste nel trasferirsi in un luogo e presso un popolo in cui l’auto non ti servirà - perché lì non ci sono strade, non ci sono chiese e non ci sono cristiani. Oppure dovresti avere un’auto che funziona bene cosìcche tu possa guidare instancabilmente verso chi ha bisogno, lontano dalle tue zone di comfort. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La chiamata radicale di Gesù a unirti a Lui sulla via del Calvario - ad uscire fuori dall’accampamento e portare l’umiliazione insieme a Lui -potrà sempre diventare oggetto di satira, essere ridicolizzata e fatta sembrare una stupidaggine. Queste sono vie di fuga più facili e allettanti che fanno sembrare te intelligente e Gesù un inetto. E ti permettono (per qualche illusorio anno in più) di andare avanti con quella routine scandita dal vuoto, dalla superficialità e dalla ricerca esagerata del proprio benessere che alcune persone osano definire vita. &amp;quot;Allora usciamo fuori dall'accampamento e andiamo a Lui portando il suo obbrobrio (versetto 13) ... perché (versetto 12) anche Gesù, per santificare il popolo con il proprio sangue, soffrì fuori della porta della città.&amp;quot; Il modo in cui è morto Gesù e il motivo della sua morte sono di fondamentale importanza per noi che siamo chiamati ad andare con lui. Il modo in cui è morto fuori della porta della città - lontano dal conforto, dalla sicurezza e dalla familiarità apparente della Città Santa, Gerusalemme - fuori della porta, sul Golgota, senza esitazione, con sacrificio e con amore. Ed il motivo per cui Egli è morto (versetto 13) è stato quello di santificare il popolo, per distinguerci dal resto del mondo, per renderci santi e amorevoli, decisi e audaci, completamente rapiti da un destino diverso da quello che questo mondo ci offre. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''''Cosa significa veramente ‘santificazione’?'''''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Esaminiamo il prossimo versetto (versetto 14) per comprendere come sono queste persone santificate. Che significa veramente ‘santificazione’? Cristo è morto per la santificazione degli uomini, cioè per dare la vita a un tipo di persona che sia disposto a vedere la propria esistenza come un andare con Cristo fuori dall’accappamento e portare l’umiliazione. Com’è possibile? Cos’è accaduto a queste persone? Il versetto 14 spiega che queste persone sono disposte ad andare con Gesù sulla via del Calvario fuori dalle proprie zone di confort e incontro a chi ha bisogno, &amp;quot;Perché non abbiamo quaggiù una città stabile, ma cerchiamo quella futura.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che senso ha tutto questo? Il senso è che Cristo non è morto per trasformare le nostre città odierne in un paradiso. È morto affinché noi fossimo pronti a smettere di fare delle nostre vite personali un paradiso in terra - nella città in cui viviamo o da qualsiasi altra parte. In nome di quale forza? Perché siamo dei masochisti? Perché ci piace soffrire? No. Perché &amp;quot;cerchiamo una città futura.&amp;quot; Capite? Al versetto 14 si legge: &amp;quot;Perché non abbiamo quaggiù una città stabile, ma cerchiamo quella futura.&amp;quot; Il motivo per cui doobiamo uscire fuori dall’accampamento - andando incontro a chi ha bisogno, fuori dalle nostre zone di comfort, portando l’umiliazione e prendendoci cura degli altri - è perché c’è una città futura, &amp;quot;la città del Dio vivente&amp;quot; (Ebrei 12:22), una città migliore di tutto quanto questo tempo ci offre, che durerà per sempre e dove, cosa più importante, ci sarà Dio, incorruttibile nella sua gloria (12:23). È questo un tema che ricorre continuamente nella Lettera agli Ebrei. L’abbiamo visto al punto 10:34 quando i cristiani, visitando i carcerati, sono andati incontro a chi aveva bisogno uscendo dalle proprie zone di comfort. Si legge nella Lettera agli Ebrei che,quando lo scotto da pagare fu l’essere privati delle proprie sostanze, questi cristiani l’accettarono con gioia &amp;quot;sapendo di possedere beni migliori e più duraturi&amp;quot; - stavano cercando una città che deve ancora venire, non il benessere e il paradiso in terra. Così questi cristiani andarono incontro a chi aveva bisogno, fuori dalla proprie zone di comfort. Abbiamo incontrato questo tema anche al punto 11:25-26 in cui Mosè va incontro a chi ha bisogno, fuori dalla sue zone di comfort, &amp;quot;preferendo essere maltrattato con il popolo di Dio che godere per breve tempo i piaceri del peccato; stimando gli oltraggi di Cristo ricchezza maggiore dei tesori d’Egitto.&amp;quot; Con quale potere? Ce lo dice il versetto 26: &amp;quot;perché aveva lo sguardo rivolto alla ricompensa&amp;quot; - cioé stava cercando la città futura. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’abbiamo ritrovato al punto 12:2 che Gesù si mosse verso chi ha bisogno e fuori dalla sua zona di comfort quando &amp;quot;egli sopportò la croce, disprezzando l'infamia.&amp;quot; Come? Con quale potere? Il versetto 2 ci dice che Gesù lo fece per la gioia che gli era posta dinanzi, cioé aveva lo sguardo fisso verso la città futura. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo tema ritorna anche al punto 13:5-6 in cui i cristiani, non permettendo al denaro di dominare le loro vite ed essendo contenti con quello che hanno, escono dalle proprie zone di comfort e vanno incontro a chi ha bisogno. Come? Con quale potere? Il versetto 5 ci dice: “Perché [Dio] ha detto: «Io non ti lascerò e non ti abbandonerò». Così noi possiamo dire con piena fiducia:«Il Signore è il mio aiuto; non temerò. Che cosa potrà farmi l'uomo?»&amp;quot; - Sono e sarò sempre al sicuro, custodito da Dio. Sono un abitante della città futura e nulla potrà separarmi da essa. Allora andrò incontro a chi ha bisogno e uscirò fuori dalle mie zone di comfort. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dunque il tema della Lettera agli Ebrei 13:14 viene riconfermato continuamente: Cristo non è morto per trasformare le nostre città odierne–o i nostri quartieri- in un paradiso. Egli è morto affinché noi fossimo pronti a smettere di provare a fare delle nostre vite un paradiso in terra - tanto nelle città quanto nei quartieri, ma che fossimo pronti ad uscire con Gesù fuori dalla nostra zona di comfort, ad allontanarci da ciò che è familiare e sicuro e andare incontro a chi ha bisogno dove Lui ci dirà &amp;quot;oggi (nel giorno della tua morte) tu sarai con me in paradiso&amp;quot; (Luca 23:43). Andiamo incontro a chi ha bisogno, fuori dalle nostre zone di comfort, perché siamo alla ricerca di una città futura. Cristo è morto affinché nascesse il frutto di una fiducia totale in un futuro glorioso con Dio e quando questa fiducia s’impadronirà di te, sarai santificato (versetto 12) e con Gesù andrai incontro a chi ha bisogno fuori dalle tue zone di comfort. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''''Una vita di lode a Dio e amore per il prossimo''''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Proviamo ad essere più precisi. Cosa implica una vita fuori dalle proprie zone di comfort che va incontro a chi ha bisogno - una vita fuori dall’accampamento e sulla via del Calvario, andando incontro alla sofferenza con Gesù per la gioia che è posta dinanzi a noi nella città futura? I versetti 15 e 16 ci offrono due risposte. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il versetto 15 dice che è una vita di lode a Dio - lode vera, sentita, pronunciata a voce - quel tipo di lode che fuoriesce dalla tua bocca come un frutto e che sgorga in abbondanza dal tuo cuore. Il versetto 15: &amp;quot;Per mezzo di Lui [Gesù], dunque, offriamo continuamente a Dio un sacrificio di lode: cioè, il frutto di labbra che rendono grazie [letteralmente: confessano] il Suo nome.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il versetto 16 parla di una vita di amore per il prossimo - partecipando praticamente e realmente con la propria vita al bene degli altri: &amp;quot;Non dimenticate poi di esercitare la beneficenza e di mettere in comune ciò che avete; perché è di tali sacrifici che Dio si compiace.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In altre parole, quando andiamo con Gesù fuori dall’accampamento verso il luogo del suo sacricifio, ci è più chiaro che mai che il suo sacrificarsi per noi - il suo offrirsi, una volta per tutte, per i peccati di molti (Ebrei 9:26, 28) - annulla tutti gli altri tipi di sacrificio ad eccezione di due: il sacrificio di lode a Dio (versetto 15) e il sacrificio di amore verso il prossimo (versetto 16). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dunque eccoci qui fuori dall’accampamento sulla via del Calvario con Gesù, portando l’obbrobrio e andando incontro a chi ha bisogno, fuori dalle nostre zone di comfort - ma che via è questa? Dove porta? È la tua strada? Bisogna partire adesso? Questa settimana? Quest’anno? Forse è la via che porta a digiunare e a pregare per le popolazioni non evangelizzate che vivono nelle regioni geografiche più povere e più popolate al mondo (nella cosiddetta ‘finestra 10/40’), oppure è la via che porta all’entrata del Ministero e all’impegno verso gli orfani ucraini, o è la via che porta alla nuova sede della clinica abortista del vostro quartiere per aiutare Sara, Naomi e le altre a difendere la vita, forse è la via che conduce alla casa dei nostri confratelli e di tutti gli altri che si trovano sulla soglia dell’eternità, oppure è la via che conduce a pagina 18 del ''Prayer Journal for the Persecuted Church [Rivista di preghiera per la Chiesa perseguitata]'' affinché tu possa trovare delle agenzie che ti diano strumenti pratici per prenderti cura dei cristiani nel mondo che soffrono a causa della loro fede, forse è la via che porta ad un telefono e a fare quella telefonata difficile in cui chiedi a quel tuo amico che si è smarrito di riavvicinarsi a Gesù, •oppure è la via che porta a quel tuo vicino di casa che, tu sai, sta morendo senza Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La via del Calvario verso chi ha bisogno, fuori dalle proprie zone di comfort, porta a migliaia di luoghi diversi di amore e lode. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''''Dio usa il versetto 13:13 della Lettera agli Ebrei per scuotervi e liberarvi''''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La mia preghiera questa mattina è che tra voi giovani che non avete ancora un percorso già fissato, tra voi anziani che siete andati in pensione ma avete ancora energia e tanto tempo libero, e tutti voi che appartenete a quella ‘generazione di mezzo’ che avete voglia di sfruttare ogni occasione e fare della vostra vita qualcosa di completamente diverso come è già stato fatto nel corso degli anni da altri membri di questa chiesa, sia single che sposati - la mia preghiera è che tra di voi Dio si serva delle parole della Lettera agli Ebrei 13:13 per scuotervi alle fondamenta, per sganciarvi dal luogo in cui vi trovate e farvi andare incontro a chi vive in altre parti del mondo e non è stato ancora raggiunto dal vangelo della gloria e della grazia di Dio in Gesù Cristo. So che questa non è la settimana dedicata alle Missioni, ma questo è il messaggio che questo brano mi trasmette oggi per alcuni di voi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa mattina centinaia di migliaia di cristiani nel mondo rischiano la vita per il solo fatto di essere cristiani. Sappiamo dal brano dell’Apocalisse 5:11 che il motivo per cui Cristo è uscito dall’accampamento e ha sofferto è stato quello di riscattare gente di ogni tribù, lingua, popolo e nazione. E se questa è la ragione, allora quale dev’essere il significato di quanto si legge al punto 13:13 della Lettera agli Ebrei: &amp;quot;Usciamo quindi fuori dall'accampamento e andiamo a lui portando il suo obbrobrio&amp;quot;? Per molti di noi il significato non può essere che questo: Lascia l’accampamento! Lascia l’accampamento! Lascia l’accampamento comfortevole della Betlemme. Lascia l’accampamento agiato della tua città. Lascia un lavoro comodo e sicuro. Unisciti a Gesù sulla via del Calvario, lascia le tue zone di comfort e vai incontro a chi ha bisogno. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dai sette esempi che vi ho mostrato avete visto che non è necessario andare in capo al mondo per mettere in pratica le parole della Lettera agli Ebrei. Ma ascoltate: Cristo ha sofferto fuori dall’accampamento per la salvezza dei popoli, centinaia dei quali non hanno una chiesa, né libri, né missioni che possano anche solo annunciare loro la notizia che Cristo è venuto in questo mondo per salvare i peccatori. Allora voglio insistere su questo punto: Ebrei 13:13 è una chiamata ad andare incontro a chi ha bisogno e ad allontanarsi dalle proprie zone di comfort. E questa domenica questo bisogno urla a gran voce nelle mie orecchie ed è la mancanza di persone nei luoghi in cui i cristiani muoiono a causa delle persecuzioni e nei luoghi in cui muoiono i peccatori perché non ci non sono cristiani disponibili al sacrificio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perciò vi esorto, che abbiate otto, diciotto, trentotto o ottant’anni, quando pensate al vostro futuro fatelo pensando al versetto 13:13 della Lettera agli Ebrei: &amp;quot;Usciamo quindi fuori dall'accampamento e andiamo a lui portando il suo obbrobrio.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''''Noi non andiamo soli''''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Consacriamo ora il nostro impegno cantando ''We rest on Thee [Confidiamo in te]'', l’ultimo inno del vostro foglio liturgico. Molti di voi sanno che c’è una storia dietro quest’inno la quale, in questo momento, gli fà assumere un significato speciale. Nel gennaio 1956 i missionari Jim Elliot, Pete Fleming, Ed McCully, Nate Saint e Roger Youderian furono uccisi in Ecuador mentre, noncuranti del proprio benessere, andavano incontro al bisogno degli indigeni Auca (oggi Huaorani). Il titolo del capitolo sedicesimo del libro, scritto da Elisabeth Elliot, che racconta il martirio di questi missionari è proprio un verso di questo inno: &amp;quot;Noi non andiamo soli.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Poco prima di essere uccisi su quel lembo di terra di Palm Beach i cinque missionari avevano cantato questo inno. Scrive Elisabeth Elliot: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Giunti al termine delle loro preghiere i cinque giovani cantarono uno dei loro inni preferiti, ''We Rest on Thee'', sulle emozionanti note del ''Finlandia''. Ed e Jim lo cantavano fin dai tempi del college e conoscevano tutte le strofe a memoria. Sull’ultima strofa le loro voci risuonarono con profonda convinzione: ''Confidiamo in Te, tu sei il nostro scudo e la nostra difesa / Tua è la battaglia, tua sarà la lode; / Quando attraverseremo le porte dello splendore di perla / Trionfanti, riposeremo con Te, eternamente.'' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Con questa sicurezza, essi andarono incontro a Gesù fuori dall’accampamento, andarono incontro a chi aveva bisogno, fuori dalle proprie zone di comfort, e trovarono la morte. Il motto di Jim Elliot si è rivelato essere veritiero: &amp;quot;Non è uno stupido chi perde ciò che non può tenere per guadagnare ciò che non perderà mai.&amp;quot; &amp;quot;Perché non abbiamo quaggiù una città stabile, ma cerchiamo quella futura.&amp;quot; (versetto 14). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vi invito a cantare quest’inno e quando pronunzierete le parole ''E andiamo nel Tuo nome'' fatelo con convinzione e siate pronti ad andare.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Nico</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Andiamo_con_Ges%C3%B9_portando_la_sua_umiliazione</id>
		<title>Andiamo con Gesù portando la sua umiliazione</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://it.gospeltranslations.org/wiki/Andiamo_con_Ges%C3%B9_portando_la_sua_umiliazione"/>
				<updated>2013-06-13T03:36:43Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Nico: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|Let Us Go With Jesus Bearing Reproach}}&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
di [[John Piper]] su [[L’Afflizione]] &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Parte della serie Ebrei &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Ebrei 13:12-16'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perciò anche Gesù, per santificare il popolo con il proprio sangue, soffrì fuori della porta della città.13 Usciamo quindi fuori dall'accampamento e andiamo a lui portando il suo obbrobrio. 14 Perché non abbiamo quaggiù una città stabile, ma cerchiamo quella futura. 15 Per mezzo di Gesù, dunque, offriamo continuamente a Dio un sacrificio di lode: cioè, il frutto di labbra che confessano il suo nome. 16 Non dimenticate poi di esercitare la beneficenza e di mettere in comune ciò che avete; perché è di tali sacrifici che Dio si compiace. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
''Uscire dalle proprie zone di comfort e andare incontro a chi ha bisogno'''''Grassetto'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt;Il senso della Lettera agli Ebrei 13:12-16 appare forte e chiaro: cristiani, uscite dalle vostre zone di comfort e andate incontro a chi ha bisogno! Uscite dalle vostre zone di comfort e andate incontro a chi ha bisogno!&amp;lt;br&amp;gt;Il messaggio centrale ci viene rivolto al versetto 13: &amp;quot;Usciamo quindi fuori dall'accampamento e andiamo a lui portando il suo obbrobrio.&amp;quot; Ovvero, avanziamo con Gesù verso chi ha bisogno, uscendo dalle nostre zone di comfort. Il mandato pronunciato al versetto 13 si basa sulla morte di Gesù, sul modo in cui si è verificata e sul suo scopo. Al versetto 12 si legge: &amp;quot;Perciò anche Gesù, per santificare il popolo con il Suo stesso sangue [ecco lo scopo della sua morte] soffrì fuori della porta della città [il modo in cui è avvenuta].&amp;quot; &amp;quot;Usciamo quindi fuori dall'accampamento e andiamo a lui...&amp;quot; In altre parole ci dice: &amp;quot;Cristiani, unitevi a Gesù nella sua sofferenza! &amp;quot; Poiché Gesù ha sofferto fuori della porta della città, uscite fuori dall’accampamento delle vostre sicurezze, delle cose facili e familiari e siate disposti a portare la sua stessa umiliazione assieme a Lui sulla via del Calvario. E poiché Egli è morto affinché voi foste santificati, non per spirito di parte o per vanagloria; fatelo nella forza e nella santità che Cristo, morendo, ha conquistato per voi. Altrimenti non sarà un atto di fede ma un atto di eroismo e la gloria sarà vostra, non di Cristo, e Dio non se ne compiacerà, poiché senza fede è impossibile piacergli (11:6).&amp;lt;br&amp;gt;Allora il significato fondamentale è: cristiano, dopo che Egli ha compiuto un tale sacrificio per la tua salvezza, ecco come dovresti vivere: esci dalle tue zone di comfort e vai incontro a chi ha bisogno.&amp;lt;br&amp;gt;Ora so che qualcuno potrebbe seguire quest’esortazione in modo sbagliato. Qualche donna nubile potrebbe dire &amp;quot;Va bene, cercherò l’uomo più debole e bisognoso che c’è e lo sposerò perché potrei fargli del bene.&amp;quot; Oppure qualche giovane professionista potrebbe dire &amp;quot;Va bene, troverò l’azienda più instabile e finanziariamente più debole nel settore dell’informatica e cercherò di farmi assumere nella speranza di aiutarli a capovolgere le sorti del loro commercio.&amp;quot; Oppure se la vostra macchina avesse bisogno di essere riparata, potreste dire &amp;quot;Ecco, cercherò quel meccanico che è talmente incompetente da essere sull’orlo del fallimento e gli porterò la mia auto, così potrò aiutarlo.&amp;quot; &amp;quot;Tutto questo per metterti in mostra; esci dalle tue zone di comfort e vai incontro a chi ha bisogno.&amp;quot;&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La chiamata radicale di Gesù'''''Corsivo''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il problema è che questi modi sbagliati con cui si risponde alla chiamata di Gesù non sono neppure lontanamente radicali, sono soltanto dei metodi insensati. Perché presupponi di doverti sposare? Forse la chiamata di Gesù ad uscire dalle proprie zone di comfort e andare incontro a chi ha bisogno è la chiamata a una vita consacrata totalmente al celibato (o nubilato) in vista di un bene più grande. Forse si tratta di una chiamata all’unione matrimoniale con qualcuno che sia abbastanza forte e radicale da uscire fuori dall’accampamento con te, soffrire accanto a te e trarre il massimo dalla vostra vita insieme per il bene degli altri invece di sprofondare in quell’angusto pozzo nero di un’eccessiva e confortante preoccupazione per il proprio benessere che è la caratteristica di tanti matrimoni.&lt;br /&gt;
E perché pensi di dover trovare lavoro nel tuo paese - sia che si tratti di un’azienda stabile o meno - quando lavori simili sono disponibili in paesi in cui ci sono pochissimi cristiani e c’è un disperato bisogno della tua luce. Forse dovresti lavorare per un’azienda importante nel posto in cui ti trovi perché lì ci sono persone che muoiono o perché ci sarà la possibilità di esercitare ampiamente il tuo influsso per la diffusione dei valori del Regno e fare in modo che le tue mansioni siano a servizio della supremazia di Dio in tutte le cose.&lt;br /&gt;
Perché credi che sia necessario avere un’automobile? Forse la chiamata di Gesù nella tua vita consiste nel trasferirsi in un luogo e presso un popolo in cui l’auto non ti servirà - perché lì non ci sono strade, non ci sono chiese e non ci sono cristiani. Oppure dovresti  avere un’auto che funziona bene cosìcche tu possa guidare instancabilmente verso chi ha bisogno, lontano dalle tue zone di comfort.&lt;br /&gt;
La chiamata radicale di Gesù a unirti a Lui sulla via del Calvario - ad uscire fuori dall’accampamento e portare l’umiliazione insieme a Lui -potrà sempre diventare oggetto di satira, essere ridicolizzata e fatta sembrare una stupidaggine. Queste sono vie di fuga più facili e allettanti che fanno sembrare te intelligente e Gesù un inetto. E ti permettono (per qualche illusorio anno in più) di andare avanti con quella routine scandita dal vuoto, dalla superficialità e dalla ricerca esagerata del proprio benessere che alcune persone osano definire vita. &amp;quot;Allora usciamo fuori dall'accampamento e andiamo a Lui portando il suo obbrobrio (versetto 13) ... perché (versetto 12) anche Gesù, per santificare il popolo con il proprio sangue, soffrì fuori della porta della città.&amp;quot; Il modo in cui è morto Gesù e il motivo della sua morte sono di fondamentale importanza per noi che siamo chiamati ad andare con lui. Il modo in cui è morto fuori della porta della città - lontano dal conforto, dalla sicurezza e  dalla familiarità apparente della Città Santa, Gerusalemme - fuori della porta, sul Golgota, senza esitazione, con sacrificio e con amore. Ed il motivo per cui Egli è morto (versetto 13) è stato quello di santificare il popolo, per distinguerci dal resto del mondo, per renderci santi e amorevoli, decisi e audaci, completamente rapiti da un destino diverso da quello che questo mondo ci offre.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Cosa significa veramente ‘santificazione’?'''''Corsivo''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Esaminiamo il prossimo versetto (versetto 14) per  comprendere come sono queste persone santificate. Che significa veramente ‘santificazione’? Cristo è morto per la santificazione degli uomini, cioè per dare la vita a un tipo di persona che sia disposto a vedere la propria esistenza come un andare con Cristo fuori dall’accappamento e portare l’umiliazione. Com’è possibile? Cos’è accaduto a queste persone? Il versetto 14 spiega che queste persone sono disposte ad andare con Gesù sulla via del Calvario fuori dalle proprie zone di confort e incontro a chi ha bisogno, &amp;quot;Perché non abbiamo quaggiù una città stabile, ma cerchiamo quella futura.&amp;quot;&lt;br /&gt;
Che senso ha tutto questo? Il senso è che Cristo non è morto per trasformare le nostre città odierne in un paradiso. È morto affinché noi fossimo pronti a smettere di fare delle nostre vite personali un paradiso in terra - nella città in cui viviamo o da qualsiasi altra parte. In nome di quale forza? Perché siamo dei masochisti? Perché ci piace soffrire? No. Perché &amp;quot;cerchiamo una città futura.&amp;quot; Capite? Al versetto 14 si legge: &amp;quot;Perché non abbiamo quaggiù una città stabile, ma cerchiamo quella futura.&amp;quot; Il motivo per cui doobiamo uscire fuori dall’accampamento -  andando incontro a chi ha bisogno, fuori dalle nostre zone di comfort, portando l’umiliazione e prendendoci cura degli altri - è perché c’è una città futura, &amp;quot;la città del Dio vivente&amp;quot; (Ebrei 12:22), una città migliore di tutto quanto questo tempo ci offre, che durerà per sempre e dove, cosa più importante, ci sarà Dio, incorruttibile nella sua gloria (12:23).&lt;br /&gt;
È questo un tema che ricorre continuamente nella Lettera agli Ebrei. L’abbiamo visto al punto 10:34 quando i cristiani, visitando i carcerati, sono andati incontro a chi aveva bisogno uscendo dalle proprie zone di comfort. Si legge nella Lettera agli Ebrei che,quando lo scotto da pagare fu l’essere privati delle proprie sostanze, questi cristiani l’accettarono con gioia &amp;quot;sapendo di possedere beni migliori e più duraturi&amp;quot; - stavano cercando una città che deve ancora venire, non il benessere e il paradiso in terra. Così questi cristiani andarono incontro a chi aveva bisogno, fuori dalla proprie zone di comfort. &lt;br /&gt;
Abbiamo incontrato questo tema anche al punto 11:25-26 in cui Mosè va incontro a chi ha bisogno, fuori dalla sue zone di comfort, &amp;quot;preferendo essere maltrattato con il popolo di Dio che godere per breve tempo i piaceri del peccato; stimando gli oltraggi di Cristo ricchezza maggiore dei tesori d’Egitto.&amp;quot; Con quale potere? Ce lo dice il versetto 26: &amp;quot;perché aveva lo sguardo rivolto alla ricompensa&amp;quot; - cioé stava cercando la città futura. &lt;br /&gt;
L’abbiamo ritrovato al punto 12:2 che Gesù si mosse verso chi ha bisogno e fuori dalla sua zona di comfort quando &amp;quot;egli sopportò la croce, disprezzando l'infamia.&amp;quot; Come? Con quale potere? Il versetto 2 ci dice che Gesù lo fece per la gioia che gli era posta dinanzi, cioé aveva lo sguardo fisso verso la città futura.&lt;br /&gt;
Questo tema ritorna anche al punto 13:5-6 in cui i cristiani, non permettendo al denaro di dominare le loro vite ed essendo contenti con quello che hanno, escono dalle proprie zone di comfort e vanno incontro a chi ha bisogno. Come? Con quale potere? Il versetto 5 ci dice: “Perché [Dio] ha detto: «Io non ti lascerò e non ti abbandonerò». Così noi possiamo dire con piena fiducia:«Il Signore è il mio aiuto; non temerò. Che cosa potrà farmi l'uomo?»&amp;quot; - Sono e sarò sempre al sicuro, custodito da Dio. Sono un abitante della città futura e nulla potrà separarmi da essa. Allora andrò incontro a chi ha bisogno e uscirò fuori dalle mie zone di comfort.&lt;br /&gt;
Dunque il tema della Lettera agli Ebrei 13:14 viene riconfermato continuamente: Cristo non è morto per trasformare le nostre città odierne–o i nostri quartieri- in un paradiso. Egli è morto affinché noi fossimo pronti a smettere di provare a fare delle nostre vite un paradiso in terra - tanto nelle città quanto nei quartieri, ma che fossimo pronti ad uscire con Gesù fuori dalla nostra zona di comfort, ad allontanarci da ciò che è familiare e sicuro e andare incontro a chi ha bisogno dove Lui ci dirà &amp;quot;oggi  (nel giorno della tua morte) tu sarai con me in paradiso&amp;quot; (Luca 23:43). Andiamo incontro a chi ha bisogno, fuori dalle nostre zone di comfort, perché siamo alla ricerca di una città futura. Cristo è morto affinché nascesse il frutto di una fiducia totale in un futuro glorioso con Dio e quando questa fiducia s’impadronirà di te, sarai santificato (versetto 12) e con Gesù andrai incontro a chi ha bisogno fuori dalle tue zone di comfort.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''''Una vita di lode a Dio e amore per il prossimo''''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Proviamo ad essere più precisi. Cosa implica una vita fuori dalle proprie zone di comfort che va incontro a chi ha bisogno - una vita fuori dall’accampamento e sulla via del Calvario, andando incontro alla sofferenza con Gesù per la gioia che è posta dinanzi a noi nella città futura? I versetti 15 e 16 ci offrono due risposte.&lt;br /&gt;
Il versetto 15 dice che è una vita di lode a Dio - lode vera, sentita, pronunciata a voce - quel tipo di lode che fuoriesce dalla tua bocca come un frutto e che sgorga in abbondanza dal tuo cuore. Il versetto 15: &amp;quot;Per mezzo di Lui [Gesù], dunque, offriamo continuamente a Dio un sacrificio di lode: cioè, il frutto di labbra che rendono grazie [letteralmente: confessano] il Suo nome.&amp;quot; &lt;br /&gt;
Il versetto 16 parla di una vita di amore per il prossimo - partecipando praticamente e realmente con la propria vita al bene degli altri: &amp;quot;Non dimenticate poi di esercitare la beneficenza e di mettere in comune ciò che avete; perché è di tali sacrifici che Dio si compiace.&amp;quot; &lt;br /&gt;
In altre parole, quando andiamo con Gesù fuori dall’accampamento verso il luogo del suo sacricifio, ci è più chiaro che mai che il suo sacrificarsi per noi - il suo offrirsi, una volta per tutte, per i peccati di molti (Ebrei 9:26, 28) - annulla tutti gli altri tipi di sacrificio ad eccezione di due: il sacrificio di lode a Dio (versetto 15) e il sacrificio di amore verso il prossimo (versetto 16).&lt;br /&gt;
Dunque eccoci qui fuori dall’accampamento sulla via del Calvario con Gesù, portando l’obbrobrio e andando incontro a chi ha bisogno, fuori dalle nostre zone di comfort - ma che via è questa? Dove porta? È la tua strada? Bisogna partire adesso? Questa settimana? Quest’anno? Forse è la via che porta a digiunare e a pregare per le popolazioni non evangelizzate che vivono nelle regioni geografiche più povere e più popolate al mondo (nella cosiddetta ‘finestra 10/40’), oppure è la via che porta all’entrata del Ministero e all’impegno verso gli orfani ucraini, o è la via che porta alla nuova sede della clinica abortista del vostro quartiere per aiutare Sara, Naomi e le altre a difendere la vita, forse è la via che conduce alla casa dei nostri confratelli e di tutti gli altri che si trovano sulla soglia dell’eternità,  oppure è la via che conduce a pagina 18 del ''Prayer Journal for the Persecuted Church [Rivista di preghiera per la Chiesa perseguitata]'' affinché tu possa trovare delle agenzie che ti diano strumenti pratici per prenderti cura dei cristiani nel mondo che soffrono a causa della loro fede, forse è la via che porta ad un telefono e a fare quella telefonata difficile in cui chiedi  a quel tuo amico che si è smarrito di riavvicinarsi a Gesù, •oppure è la via che porta a quel tuo vicino di casa che, tu sai, sta morendo senza Dio.&lt;br /&gt;
La via del Calvario verso chi ha bisogno, fuori dalle proprie zone di comfort, porta a migliaia di luoghi diversi di amore e lode.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''''Dio usa il versetto 13:13 della Lettera agli Ebrei per scuotervi e liberarvi'''''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La mia preghiera questa mattina è che tra voi giovani che non avete ancora un percorso già fissato, tra voi anziani che siete andati in pensione ma avete ancora energia e tanto tempo libero, e tutti voi che appartenete a quella ‘generazione di mezzo’ che avete voglia di sfruttare ogni occasione e fare della vostra vita qualcosa di completamente diverso come è già stato fatto nel corso degli anni da altri membri di questa chiesa, sia single che sposati - la mia preghiera è che tra di voi Dio si serva delle parole della Lettera agli Ebrei 13:13 per scuotervi alle fondamenta, per sganciarvi dal luogo in cui vi trovate e farvi andare incontro a chi vive in altre parti del mondo e non è stato ancora raggiunto dal vangelo della gloria e della grazia di Dio in Gesù Cristo. So che questa non è la settimana dedicata alle Missioni, ma questo è il messaggio che questo brano mi trasmette oggi per alcuni di voi.&lt;br /&gt;
Questa mattina centinaia di migliaia di cristiani nel mondo rischiano la vita per il solo fatto di essere cristiani. Sappiamo dal brano dell’Apocalisse 5:11 che il motivo per cui Cristo è uscito dall’accampamento e ha sofferto è stato quello di riscattare gente di ogni tribù, lingua, popolo e nazione. E se questa è la ragione, allora quale dev’essere il significato di quanto si legge al punto 13:13 della Lettera agli Ebrei: &amp;quot;Usciamo quindi fuori dall'accampamento e andiamo a lui portando il suo obbrobrio&amp;quot;? Per molti di noi il significato non può essere che questo: Lascia l’accampamento! Lascia l’accampamento! Lascia l’accampamento comfortevole della Betlemme. Lascia l’accampamento agiato della tua città. Lascia un lavoro comodo e sicuro. Unisciti a Gesù sulla via del Calvario, lascia le tue zone di comfort e vai incontro a chi ha bisogno. &lt;br /&gt;
Dai sette esempi che vi ho mostrato avete visto che non è necessario andare in capo al mondo per mettere in pratica le parole della Lettera agli Ebrei. Ma ascoltate: Cristo ha sofferto fuori dall’accampamento per la salvezza dei popoli, centinaia dei quali non hanno una chiesa, né libri, né missioni che possano anche solo annunciare loro la notizia che Cristo è venuto in questo mondo per salvare i peccatori. Allora voglio insistere su questo punto: Ebrei 13:13 è una chiamata ad andare incontro a chi ha bisogno e ad allontanarsi dalle proprie zone di comfort. E questa domenica questo bisogno urla a gran voce nelle mie orecchie ed è la mancanza di persone nei luoghi in cui i cristiani muoiono a causa delle persecuzioni e nei luoghi in cui muoiono i peccatori perché non ci non sono cristiani disponibili al sacrificio.&lt;br /&gt;
Perciò vi esorto, che abbiate otto, diciotto, trentotto o ottant’anni, quando pensate al vostro futuro fatelo pensando al versetto 13:13 della Lettera agli Ebrei: &amp;quot;Usciamo quindi fuori dall'accampamento e andiamo a lui portando il suo obbrobrio.&amp;quot;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''''Noi non andiamo soli'''''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Consacriamo ora il nostro impegno cantando ''We rest on Thee [Confidiamo in te]'', l’ultimo inno del vostro foglio liturgico. Molti di voi sanno che c’è una storia dietro quest’inno la quale, in questo momento, gli fà assumere un significato speciale. Nel gennaio 1956 i missionari Jim Elliot, Pete Fleming, Ed McCully, Nate Saint e Roger Youderian furono uccisi in Ecuador mentre, noncuranti del proprio benessere, andavano incontro al bisogno degli indigeni Auca (oggi Huaorani). Il titolo del capitolo sedicesimo del libro, scritto da Elisabeth Elliot, che racconta il martirio di questi missionari è proprio un verso di questo inno: &amp;quot;Noi non andiamo soli.&amp;quot;&lt;br /&gt;
Poco prima di essere uccisi su quel lembo di terra di Palm Beach i cinque missionari avevano cantato questo inno. Scrive Elisabeth Elliot:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Giunti al termine delle loro preghiere i cinque giovani cantarono uno dei loro inni preferiti, ''We Rest on Thee'', sulle emozionanti note del ''Finlandia''.  Ed e Jim lo cantavano fin dai tempi del college e conoscevano tutte le strofe a memoria. Sull’ultima strofa le loro voci risuonarono con profonda convinzione: ''Confidiamo in Te, tu sei il nostro scudo e la nostra difesa / Tua è la battaglia, tua sarà la lode; / Quando attraverseremo le porte dello splendore di perla / Trionfanti, riposeremo con Te, eternamente.''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Con questa sicurezza, essi andarono incontro a Gesù fuori dall’accampamento, andarono incontro a chi aveva bisogno, fuori dalle proprie zone di comfort, e trovarono la morte. Il motto di Jim Elliot si è rivelato essere veritiero: &amp;quot;Non è uno stupido chi perde ciò che non può tenere per guadagnare ciò che non perderà mai.&amp;quot; &amp;quot;Perché non abbiamo quaggiù una città stabile, ma cerchiamo quella futura.&amp;quot; (versetto 14).&lt;br /&gt;
Vi invito a cantare quest’inno e quando pronunzierete le parole ''E andiamo nel Tuo nome'' fatelo con convinzione e siate pronti ad andare.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Nico</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Far%C3%B2_grazia_a_chi_vorr%C3%B2_far_grazia</id>
		<title>Farò grazia a chi vorrò far grazia</title>
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				<updated>2011-05-25T03:58:59Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Nico: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|Farò grazia a chi vorrò far grazia}}&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Esodo 33:12-19'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mosè disse al SIGNORE: &amp;quot;Vedi, tu mi ordini: Fa’ salire questo popolo, ma non mi hai indicato chi manderai con me; eppure hai detto: Ti ho conosciuto per nome, anzi hai trovato grazia ai miei occhi. Ora, se davvero ho trovato grazia ai tuoi occhi, indicami la tua via, così che io ti conosca, e trovi grazia ai tuoi occhi; considera che questa gente è il tuo popolo. Rispose: Io camminerò con voi e ti darò riposo. Riprese: Se tu non camminerai con noi, non farci salire di qui. Come si saprà dunque che ho trovato grazia ai tuoi occhi, io e il tuo popolo, se non nel fatto che tu cammini con noi? Così saremo distinti, io e il tuo popolo, da tutti i popoli che sono sulla terra.&amp;quot;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Disse il SIGNORE a Mosè: &amp;quot;Anche quanto hai detto io farò, perché hai trovato grazia ai miei occhi e ti ho conosciuto per nome. Gli disse: Mostrami la tua Gloria!. Rispose: Farò passare davanti a te tutto il mio splendore e proclamerò il mio nome: SIGNORE, davanti a te. Farò grazia a chi vorrò far grazia e avrò misericordia di chi vorrò aver misericordia.&amp;quot;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In Esodo 33:18 Mosè supplica Dio: &amp;quot;Mostrami la tua Gloria!&amp;quot; e Dio risponde: &amp;quot;Farò passare davanti a te tutto il mio splendore e proclamerò il mio nome: YAHWEH! Farò grazia a chi vorrò far grazia e avrò misericordia di chi vorrò aver misericordia.&amp;quot;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La gloria di Dio e il nome di Dio'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mosè chiede di poter vedere la ''gloria'' di Dio. Dio gli proclama ''il suo nome''. In altre parole, se riuscirete a comprendere il nome di Dio, riuscirete a vedere la Sua Gloria. Dio non si sta prendendo gioco di Mosè quando questi Lo invoca: &amp;quot;Mostrami ''la tua Gloria''!&amp;quot; e Dio risponde: &amp;quot;Questo è il mio ''nome''!&amp;quot; perché i nomi di Dio sono manifestazioni della Sua gloria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il nome che viene dato al versetto 19 è Yahweh, lo stesso che avevamo incontrato [[la settimana scorsa]] (IL SIGNORE nella vostra versione), ma questa volta a questo nome viene data una spiegazione differente: &amp;quot;Farò grazia a chi vorrò far grazia e avrò misericordia di chi vorrò aver misericordia.&amp;quot;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In Esodo 3:14 il nome Yahweh veniva spiegato con queste parole: IO SONO COLUI CHE SONO. Qui invece ci viene spiegato con: FARÒ GRAZIA A CHI VORRÒ FAR GRAZIA. Notate come queste due frasi presentano una struttura simile. In Esodo 3:14 il punto centrale era ''l’esistenza'' di Dio – Egli è ciò che è senza che nulla al di fuori di Lui ne condizioni il potere o la personalità. In Esodo 33:19 il punto centrale è ''l’azione'' misericordiosa di Dio – che fa ciò che fa senza che niente al di fuori di Lui ne condizioni le scelte. Questa è la rivelazione che Dio ''fa'' di sè quando Mosè chiede che gli sia mostrata la ''gloria'' di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La gloria di Dio è la Sua sovrana libertà''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dunque quest’oggi voglio ricavare la seguente dottrina: ''La gloria di Dio consiste nel fare grazia a chiunque Egli voglia senza alcuna costrizione esterna alla Sua volontà.''  O per dirla con altre parole: la LIBERTÀ sovrana appartiene al nome di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dio è totalmente libero dalle costrizioni del creato, la Sua volontà segue solo le direzioni che Egli stesso determina e qualsiasi cambiamento della Sua volontà che sembri frutto di influenze esterne, dipende fondamentalmente da influenze che Egli stesso ha determinato. La scelta di mostrare la Sua grazia ad alcuni e non ad altri è una scelta che nasce dal mistero della Sua sovrana volontà, non dalla volontà delle Sue creature. In Esodo 33:18-19 ci viene insegnato che queste libertà e autodeterminazione di Dio sono ''il suo nome'' e la ''sua gloria.''  Se Dio rinunciasse alla sovranità della Sua libertà nel dispensare la Sua misericordia, cesserebbe di essere tutto glorioso, non sarebbe più Yahweh, il Dio della Bibbia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La stupefacente richiesta di Mosè'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prima di svelare alcune conseguenze pratiche di questa dottrina, cerchiamo di focalizzarle nel loro contesto; questo ci aiuterà a cogliere esattamente quali implicazioni tale dottrina ha avuto per ''Mosè.''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Precedentemente, al capitolo 32, il popolo d’Israele si era ribellato contro Dio, fabbricandosi un vitello d’oro e adorandolo. In Esodo 32:9 Dio dice a Mosè: &amp;quot;Ho osservato questo popolo e ho visto che è un popolo dalla dura cervice. Ora lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li distrugga.&amp;quot;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mosè risponde a Dio (versetti: 11–13) con una disperata preghiera per il suo popolo, portando avanti la sua causa non sulla base della meritevolezza d’Israele ma sulla base del valore di Dio. &amp;quot;Il tuo nome verrà profanato dagli Egiziani e la promessa che hai fatto ai nostri padri sarà spezzata.&amp;quot; Dio desiste e invece di distruggere l’intero popolo da’ ai figli di Levi il compito di uccidere tremila uomini (32:25–29) e manda una piaga sul popolo (32:35).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dio riprende poi il Suo progetto di mandare il popolo d’Israele nella Terra Promessa e al versetto 34 dice a Mosè, &amp;quot;Ora va’, conduci il popolo là dove io ti ho detto. Ecco il mio angelo ti precederà.&amp;quot; Ma a Mosè non basta la presenza di un angelo che non conosce e al punto 33:15 dice: &amp;quot;Se ''tu'' non camminerai con noi, non farci salire di qui.&amp;quot;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si tratta di una richiesta stupefacente perché Dio al punto 33:3 aveva detto: &amp;quot;Ma io non verrò in mezzo a te, per non doverti sterminare lungo il cammino, perché tu sei un popolo di dura cervice” In altre parole Dio aveva detto che se fosse andato con loro, li avrebbe sterminati lungo la via. Mosè però ribatte che se Dio ''non'' andrà con loro, allora non si muoverà nemmeno lui. Mosè tiene duro per ottenere qualcosa di inenarrabile: che un Dio santo abbia talmente tanta misericordia di questo popolo dalla dura cervice non solo da accompagnarlo alla Terra Promessa ma anche da renderlo distinto da tutti gli altri popoli che sono sulla terra, come si legge al versetto 33:16. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se la richiesta di Mosè ci appare inconcepibile, la risposta di Dio contenuta in Esodo 33:17 lo è ancora di più. Dio risponde semplicemente: &amp;quot;Anche quanto hai detto io farò, perché hai trovato grazia ai miei occhi e ti ho conosciuto per nome.&amp;quot; Vale a dire che Dio acconsente, accompagnerà questo popolo dalla dura cervice e lascerà che la grazia che ha donato a Mosè si riversi anche su questo popolo ribelle. Potete osservare in Esodo 34:9 che la decisione di Dio di andare con il popolo d’Israele è dettata da pura grazia. Mosè continua: &amp;quot;Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, mio Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. ''Sì, è un popolo di dura cervice.''&amp;quot; Il popolo d’Israele non merita di essere benedetto dalla presenza divina perché è di dura cervice ma Dio, nella Sua misericordia, gli darà un’altra occasione per seguirLo ed esserGli obbediente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Il motivo della richiesta di Mosè''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma qual’è il motivo per cui Mosè, al versetto 33:18, chiede di poter vedere la gloria di Dio? &amp;quot;Mostrami la tua gloria.&amp;quot; Io penso che il motivo sia questo: Mosè sapeva che non sarebbe mai riuscito ad ottenere la presenza di Dio accanto a questo popolo dalla dura cervice solo sulla base delle proprie capacità o di quelle del suo popolo (e al punto 34:9 egli si associa alla colpa e al peccato della sua gente), dunque per essere certo che Dio avrebbe concesso la Sua grazia ad Israele, aveva bisogno di trovare un punto di partenza in Dio, né in se stesso né in altri. Aveva bisogno di cogliere un barlume della natura di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mosè sapeva che Dio era un Dio glorioso. Ma questa gloria era tale da convincerlo che Dio avrebbe fatto grazia ad un popolo di dura cervice? Ecco perché Mosè chiede: Mostrami la tua Gloria, mostrami uno scorcio della tua natura divina. Fammi vedere il significato del Tuo grande nome. Mostrami le basi della tua incredibile promessa. Dammi qualche certezza che davvero concederai la tua presenza salvifica a questo popolo dalla dura cervice! &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco cosa gli risponde Dio al versetto 19: &amp;quot;Farò passare davanti a te tutto il mio splendore e proclamerò il mio nome: SIGNORE, davanti a te. Farò grazia a chi vorrò far grazia e avrò misericordia di chi vorrò aver misericordia.&amp;quot; Quando Mosè chiede di vedere la Sua Gloria, Dio gli rivela che la cosa più importante è il Suo nome e lo spiega con le parole: &amp;quot;Farò grazia a chi vorrò far grazia.&amp;quot;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dunque calato nel contesto dell’Antico Testamento la dichiarazione dell’assoluta libertà che Dio ha di fare grazia a chiunque desideri ha lo scopo di dare speranza a Mosè e di rassicurarlo sul fatto che Dio può e vuole fare grazia al popolo dalla dura cervice, a Israele, e che lo accompagnerà nella Terra Promessa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Teologia e vita quotidiana''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La Bibbia non ci offre mai questi scorci sulla natura di Dio con l’unico scopo di poterne discutere a livello razionale, ma ci rivela il nome e la gloria di Dio per farci acquisire conoscenza e per aiutarci a onorarLo, ad amarLo, a fidarci di Lui e ad esserGli obbedienti. Dunque quando Dio si trova di fronte a Mosè e gli svela la parte intima della Sua anima—la gloria della Sua totale libertà divina—lo fa per un motivo pratico, cioè per incoraggiarlo a continuare con la sua missione e portare il popolo dalla dura cervice nella terra promessa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gli insegnamenti più profondi di Dio riguardano la vita quotidiana e la teologia è, tra tutte le discipline, la più importante e la più pratica. Se essa non fa parte della nostra esperienza, il motivo è che la nostra teologia non è vera, oppure dipende dal fatto che la portiamo avanti in maniera irrispettosa e ce ne facciamo gioco. Gli insegnamenti di Dio che la Bibbia rivela sono d’infinita importanza a livello personale, pratico ed eterno. Ah, come abbiamo bisogno di studiare il nome e la gloria di Dio! Il Dio dell’Esodo 33:19 è praticamente uno sconosciuto per il fedele praticante moderno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A livello pratico l’importanza della libertà di Dio comporta per Mosè delle conseguenze oggettive che riguardano anche noi ma, prima di rivelarne alcune, bisogna definire la nostra dottrina in maniera più precisa e fare un’indagine sul suo più vasto fondamento biblico.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La dottrina dell’elezione incondizionata''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Abbiamo già evidenziato l’insegnamento di questo testo attraverso le seguenti parole: ''La gloria di Dio consiste nel fare grazia a chiunque Egli voglia senza alcuna costrizione esterna alla Sua volontà.'' Ovvero: la sovrana libertà di Dio è un elemento essenziale del Suo nome. Quando questa dottrina viene applicata al concetto di salvezza dell’individuo essa prende il nome di &amp;quot;elezione incondizionata.&amp;quot; &amp;quot;Elezione&amp;quot; si riferisce alla scelta operata da Dio su chi salvare e &amp;quot;incondizionata&amp;quot; significa che tale scelta non si basa su alcuno stato o capacità dell’individuo, ma è frutto del mistero della volontà sovrana di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La scorsa settimana ci siamo chiesti &amp;quot;Perché Dio è fatto così?&amp;quot; e la Sua risposta è stata: &amp;quot;IO SONO COLUI CHE SONO.&amp;quot; Nulla esiste al di fuori di Dio che possa determinare la Sua natura. Il Suo essere ha origine in Lui ed Egli è semplicemente colui che è da sempre e per sempre e noi possiamo adorarlo con timore o ribellarci a Lui per mancanza di fede. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa settimana ci siamo chiesti &amp;quot;perché Dio mi ha donato la Sua grazia?&amp;quot; e la Sua risposta è stata: “FARÒ GRAZIA A CHI VORRÒ FAR GRAZIA E AVRÒ MISERICORDIA DI CHI VORRÒ AVER MISERICORDIA.&amp;quot; Non esiste niente al di fuori di Dio che possa impedirGli di scegliermi come ricevente della Sua grazia. La scelta di Dio ha origine in Lui ed Egli ci sceglie liberamente e incondizionatamente. Possiamo avere timore della Sua sovrana libertà e adorarLo con gratitudine oppure ribellarci contro questa autorità assoluta e accettare il fatto che siamo stati messi da parte.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La dottrina dell’elezione incondizionata ha le sue radici nella natura di Dio. Il Suo nome vero, la parte più intima della Sua gloria è questa: &amp;quot;FARÒ GRAZIA A CHI VORRÒ FAR GRAZIA.&amp;quot; Se Dio non fosse libero nel concedere la Sua grazia, allora non sarebbe Dio. Questo è il Suo nome! &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Cinque brani sull’elezione incondizionata'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tra i numerosi passi del Nuovo Testamento in cui questa dottrina trova un più vasto fondamento biblico, ne ho scelti cinque per voi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''1. Romani 9:14–18'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cominciamo con Romani 9:14–18. Quindici anni fa questo capitolo tratti dalla Lettera ai Romani mi catturò la mente e il cuore in maniera tale che scrissi un libro che mi aiutasse a capirlo. Il libro s’intitola ''[[La giustificazione di Dio]]'' (ed. Baker Book House, 1983) e nella sua prefazione scrissi:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una volta terminati i miei studi universitari nel 1974 mi sono dedicato alla stesura di un libro sul capitolo nono de La Lettera ai Romani, dalla cui descrizione di Dio ero rimasto colpito già dal periodo in cui ero un seminarista. Nessun’altra immagine di Dio era, per me, più vicina all’immagine reale del Creatore. Se esiste un Dio, dev’essere il Dio descritto al capitolo nono della Lettera ai Romani. Dopo sette anni trascorsi nel tentativo di capire questo capitolo, credo di averne colto il suo  punto fondamentale, che è il seguente: la giustizia di Dio consiste nel suo essere un Dio pienamente glorioso e nel Suo rifiuto di venir meno a questa gloria.  Questi anni trascorsi cercando di conoscere questo Dio e meditando sulla Sua immensa sovranità sono stati il periodo più felice della mia vita e anche se questo libro non fosse mai stato pubblicato, per me esso rappresenterebbe un grande tesoro. Nessuno mi ha chiesto di scriverlo e pochi sapevano che stava venendo alla luce. Sono stato spinto dall’Essere Supremo e a Lui devo tutto questo &amp;quot;correre e desiderare.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Paolo chiede: &amp;quot;Che diremo dunque? C'è forse ingiustizia da parte di Dio? No certamente! Egli infatti dice a Mosè: Userò misericordia con chi vorrò, e avrò pietà di chi vorrò averla. Quindi non dipende dalla volontà né dagli sforzi dell'uomo, ma da Dio che usa misericordia. Dice infatti la Scrittura al faraone: Ti ho fatto sorgere per manifestare in te la mia potenza e perché il mio nome sia proclamato in tutta la terra. Dio quindi usa misericordia con chi vuole e indurisce chi vuole.&amp;quot;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’insegnamento che Paolo ricava dal passo dell’Esodo 33:19 coincide con la nostra dottrina. Il fondamento della misericordia di Dio nei miei confronti non viene dalla mia volontà, ma dalla Sua. Se scelgo Dio è perché Lui, per primo, mi ha scelto. La mia volontà non è sovrana e auto-determinante, quella di ''Dio'' lo è. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''2. Atti 13:48'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il secondo passo è da Atti 13:48; qui Luca ci racconta l’episodio in cui Paolo si trova nella sinagoga di Antiochia di Pisidia a predicare. Luca interpreta per noi il significato della risposta a questo messaggio nel versetto 48: &amp;quot;e abbracciarono la fede tutti quelli che erano destinati alla vita eterna.&amp;quot;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In altre parole non è la fede delle persone a determinare se Dio li destinerà alla vita eterna, anzi è proprio il contrario: Dio decide a priori chi sarà credente. La fede è dono della grazia divina e Dio stabilisce a chi donerà la Sua grazia salvifica in maniera incondizionata. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''3. Giovanni 10:26'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il terzo passo è da Giovanni 10:26 ed è molto simile a quelli precedenti. In Atti 13:48 abbiamo imparato perché alcuni credono e in Giovanni 10:26 Gesù ci spiega perché altri ''non'' credono. Gesù dice: &amp;quot;ma voi non credete, perché non siete mie pecore.&amp;quot; ovvero non è la vostra fede che Vi rende parte del Suo gregge poiché è l’essere Sue pecore che vi da’ la capacità di credere. Non si diventa figli di Dio scegliendo di credere, ma Dio ci fa figli Suoi per metterci nella condizione di poter credere. (Giovanni 1:13). Egli farà grazia a chi vorrà far grazia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''4. Efesini 1:4–5'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il quarto passo è da Efesini 1:4–5. &amp;quot;In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà.&amp;quot; Dio conserva la Sua libertà nel dispensare la Sua grazia in modo che quando renderemo manifesta la nostra gloria, lo faremo per il Signore e non per noi stessi. Ogni Sua scelta ha lo scopo di glorificare la Sua grazia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''5. Seconda lettera di Pietro 1:10'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il quinto passo è la Seconda Lettera di Pietro 1:10. Se la gloria e il nome di Dio rappresentano la Sua sovrana libertà, cosa dovremmo pensare della nostra fede e della nostra obbedienza? Ecco la risposta di Pietro: &amp;quot;Quindi, fratelli, cercate di ''render sempre più sicura'' la vostra vocazione e la vostra elezione. Se farete questo non inciamperete&amp;quot;. In altre parole il nostro essere zelanti nella fede e nell’obbedienza non fa di noi degli eletti, ma ''rende sempre più sicura'' la nostra elezione. La fede e l’obbedienza sono dei doni e possedere tali doni è una ''conferma'' del fatto che siamo nelle grazie del Donatore. Non è la nostra fede che spinge Dio a sceglierci, siamo noi ad essere spinti ad avere fede perché Dio ci ha scelti. Lui farà grazia a chi vorrà far grazia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dunque la dottrina dell’elezione incondizionata non è il prodotto di un unico testo. Essa trova un’ampio fondamento biblico, molto più ampio di quanto abbiamo visto finora e ciò non dovrebbe sorprenderci, dal momento che questa dottrina fonda le sue radici nel nome proprio di Dio ed è il cuore della Sua gloria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Quattro conseguenze pratiche di questa dottrina'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per concludere analizziamo adesso alcune conseguenze pratiche che questa dottrina riveste per noi. &lt;br /&gt;
1.	L’umiltà dei Santi.&lt;br /&gt;
2.	La speranza per i più grandi dei peccatori.&lt;br /&gt;
3.	Aiuto per la causa delle missioni.&lt;br /&gt;
4.	Rendere omaggio al nome di Dio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''1. L’umiltà dei Santi'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non esiste altra dottrina che badi all’umiltà dei santi quanto la dottrina secondo la quale ogni virtù che essi possiedono deriva dalla grazia sovrana di Dio. Ah, come dobbiamo riflettere sulla verità che la nostra fede è un dono totalmente gratuito e immeritato! Tremerete di stupore quando vi accorgerete quanto siete profondamente dipendenti da Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Siete morti a causa delle vostre colpe e dei vostri peccati, siete incapaci di sollevare il mignolo della vostra volontà per rendere omaggio a Dio (Romani 8:7–8; Efesini 2:1; Giovanni 15:5) eppure Dio, nella Sua grazia incondizionata e totalmente libera, vi ha presi a benvolere e vi ha dato la vita. Ha tolto il vostro cuore, che era fatto di pietra, e ve ne ha dato uno nuovo, fatto di carne, e la volontà di credere e obbedire. Pertanto ogni atto di fede e ogni accenno all’obbedienza sono frutto della grazia di Dio nella vostra vita. Ciò dovrebbe farci sentire umili ed eliminare dalle nostre vite ogni moto di orgoglio. La dottrina dell’elezione incondizionata significa avere l’umiltà dei santi.&lt;br /&gt;
 &lt;br /&gt;
'''2. La speranza per i più grandi dei peccatori'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco ciò che questa dottrina ha dato a Mosè. Mosè aveva bisogno di speranza, di sperare che Dio avrebbe davvero avuto misericordia del popolo dalla dura cervice che aveva appena commesso idolatria e che si era fatto beffe di Chi li aveva condotti fuori dall’Egitto. Per dare a Mosè la speranza e la fiducia di cui aveva bisogno, Dio gli dice: &amp;quot;FARÒ GRAZIA A CHI VORRÒ FAR GRAZIA.&amp;quot;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In altre parole Egli dice &amp;quot;le mie scelte non sono dettate dal grado di cattiveria o bontà umane, ma solamente dalla mia sovrana libertà.&amp;quot; Pertanto nessuno può dire di essere troppo cattivo per ricevere la grazia. La dottrina dell’elezione incondizionata è una magnifica dottrina di speranza per i più grandi dei peccatori e sta a significare che quando Dio sceglie a chi donare la Sua grazia, passato e origini non contano nulla. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche se oggi, qui, c’è qualcuno che non è ancora nato a nuova vita e non ha ancora raggiunto la fede salvifica in Cristo, questo qualcuno non deve sprofondare nella disperazione e pensare che l’eccessivo degrado morale o la durezza del proprio passato rappresentino un ostacolo insormontabile all’opera misericordiosa di Dio nella sua vita. Dio infatti ama estendere la libertà della Sua grazia nella salvezza dei più grandi dei peccatori. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Rifuggi dal peccato e invoca il nome del Signore. Perfino in questo messaggio Egli ti mostra la Sua grazia e ti esorta a rivolgerti a Lui per ottenere la Sua misericordia. La dottrina dell’elezione incondizionata significa speranza per i più grandi dei peccatori. &amp;quot;Su, venite e discutiamo dice il Signore. Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve. Se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana.&amp;quot; (Isaia 1:18).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''3. Aiuto per la causa delle missioni'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se il significato di questa dottrina è di speranza per i più grandi peccatori, ciò vuol dire anche aiutare la causa delle missioni. Proprio da questa dottrina, duecento anni fa, come altre centinaia di missionari, ha ripetutamente tratto la sua forza [[David Brainerd]], giovane missionario tra gli Indiani d’America nella regione del New England.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lunedì, 25 giugno 1744 Brainerd scriveva sul suo diario: &amp;quot;Mi era stato concesso il permesso di invocare Dio per i miei poveri indiani; e sebbene ottenere la loro conversione sembrasse un’opera impossibile all’uomo, con Dio accanto ho visto che nulla è impossibile. Di tanto era cresciuta la forza della mia fede.&amp;quot; I missionari non devono mai disperarsi perché non esiste un popolo o una tribù troppo duro o malvagio da non poter essere vivificato da Dio. Egli farà grazia a chi vorrà far grazia, pertanto alla fine non dipenderà dalla volontà o dall’opera dei missionari o delle persone, ma da Dio. C’è sempre speranza per il più grandi dei peccatori e quindi c’è sempre speranza per la causa delle missioni. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''4. Rendere omaggio al nome di Dio'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il nome di Dio è FARÒ GRAZIA A CHI VORRÒ FAR GRAZIA. La Sua libertà sovrana è la Sua gloria. Se conoscessimo veramente Dio, saremmo persone diverse. Ah, come ci mostreremmo rispettosi, umili e mansueti! Avremmo timore del carattere assoluto della Sua sovrana libertà e ci prostreremmo dinanzi a Lui. Ci faremmo piccoli, timorosi di ogni nostro gesto che possa sminuirLo e ci rallegreremmo di una gioia inesprimibile e gloriosa perché Dio ci ha concesso la Sua grazia.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Nico</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Far%C3%B2_grazia_a_chi_vorr%C3%B2_far_grazia</id>
		<title>Farò grazia a chi vorrò far grazia</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://it.gospeltranslations.org/wiki/Far%C3%B2_grazia_a_chi_vorr%C3%B2_far_grazia"/>
				<updated>2011-05-25T03:55:37Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Nico: I will be gracious to whom I will be gracious Italian&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|Farò grazia a chi vorrò far grazia}}&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Esodo 33:12-19'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mosè disse al SIGNORE: &amp;quot;Vedi, tu mi ordini: Fa’ salire questo popolo, ma non mi hai indicato chi manderai con me; eppure hai detto: Ti ho conosciuto per nome, anzi hai trovato grazia ai miei occhi. Ora, se davvero ho trovato grazia ai tuoi occhi, indicami la tua via, così che io ti conosca, e trovi grazia ai tuoi occhi; considera che questa gente è il tuo popolo. Rispose: Io camminerò con voi e ti darò riposo. Riprese: Se tu non camminerai con noi, non farci salire di qui. Come si saprà dunque che ho trovato grazia ai tuoi occhi, io e il tuo popolo, se non nel fatto che tu cammini con noi? Così saremo distinti, io e il tuo popolo, da tutti i popoli che sono sulla terra.&amp;quot;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Disse il SIGNORE a Mosè: &amp;quot;Anche quanto hai detto io farò, perché hai trovato grazia ai miei occhi e ti ho conosciuto per nome. Gli disse: Mostrami la tua Gloria!. Rispose: Farò passare davanti a te tutto il mio splendore e proclamerò il mio nome: SIGNORE, davanti a te. Farò grazia a chi vorrò far grazia e avrò misericordia di chi vorrò aver misericordia.&amp;quot;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In Esodo 33:18 Mosè supplica Dio: &amp;quot;Mostrami la tua Gloria!&amp;quot; e Dio risponde: &amp;quot;Farò passare davanti a te tutto il mio splendore e proclamerò il mio nome: YAHWEH! Farò grazia a chi vorrò far grazia e avrò misericordia di chi vorrò aver misericordia.&amp;quot;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La gloria di Dio e il nome di Dio'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mosè chiede di poter vedere la ''gloria'' di Dio. Dio gli proclama ''il suo nome''. In altre parole, se riuscirete a comprendere il nome di Dio, riuscirete a vedere la Sua Gloria. Dio non si sta prendendo gioco di Mosè quando questi Lo invoca: &amp;quot;Mostrami ''la tua Gloria''!&amp;quot; e Dio risponde: &amp;quot;Questo è il mio ''nome''!&amp;quot; perché i nomi di Dio sono manifestazioni della Sua gloria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il nome che viene dato al versetto 19 è Yahweh, lo stesso che avevamo incontrato [[la settimana scorsa]] (IL SIGNORE nella vostra versione), ma questa volta a questo nome viene data una spiegazione differente: &amp;quot;Farò grazia a chi vorrò far grazia e avrò misericordia di chi vorrò aver misericordia.&amp;quot;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In Esodo 3:14 il nome Yahweh veniva spiegato con queste parole: IO SONO COLUI CHE SONO. Qui invece ci viene spiegato con: FARÒ GRAZIA A CHI VORRÒ FAR GRAZIA. Notate come queste due frasi presentano una struttura simile. In Esodo 3:14 il punto centrale era ''l’esistenza'' di Dio – Egli è ciò che è senza che nulla al di fuori di Lui ne condizioni il potere o la personalità. In Esodo 33:19 il punto centrale è ''l’azione'' misericordiosa di Dio – che fa ciò che fa senza che niente al di fuori di Lui ne condizioni le scelte. Questa è la rivelazione che Dio ''fa'' di sè quando Mosè chiede che gli sia mostrata la ''gloria'' di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La gloria di Dio è la Sua sovrana libertà''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dunque quest’oggi voglio ricavare la seguente dottrina: ''La gloria di Dio consiste nel fare grazia a chiunque Egli voglia senza alcuna costrizione esterna alla Sua volontà.''  O per dirla con altre parole: la LIBERTÀ sovrana appartiene al nome di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dio è totalmente libero dalle costrizioni del creato, la Sua volontà segue solo le direzioni che Egli stesso determina e qualsiasi cambiamento della Sua volontà che sembri frutto di influenze esterne, dipende fondamentalmente da influenze che Egli stesso ha determinato. La scelta di mostrare la Sua grazia ad alcuni e non ad altri è una scelta che nasce dal mistero della Sua sovrana volontà, non dalla volontà delle Sue creature. In Esodo 33:18-19 ci viene insegnato che queste libertà e autodeterminazione di Dio sono ''il suo nome'' e la ''sua gloria.''  Se Dio rinunciasse alla sovranità della Sua libertà nel dispensare la Sua misericordia, cesserebbe di essere tutto glorioso, non sarebbe più Yahweh, il Dio della Bibbia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La stupefacente richiesta di Mosè'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prima di svelare alcune conseguenze pratiche di questa dottrina, cerchiamo di focalizzarle nel loro contesto; questo ci aiuterà a cogliere esattamente quali implicazioni tale dottrina ha avuto per ''Mosè.''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Precedentemente, al capitolo 32, il popolo d’Israele si era ribellato contro Dio, fabbricandosi un vitello d’oro e adorandolo. In Esodo 32:9 Dio dice a Mosè: &amp;quot;Ho osservato questo popolo e ho visto che è un popolo dalla dura cervice. Ora lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li distrugga.&amp;quot;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mosè risponde a Dio (versetti: 11–13) con una disperata preghiera per il suo popolo, portando avanti la sua causa non sulla base della meritevolezza d’Israele ma sulla base del valore di Dio. &amp;quot;Il tuo nome verrà profanato dagli Egiziani e la promessa che hai fatto ai nostri padri sarà spezzata.&amp;quot; Dio desiste e invece di distruggere l’intero popolo da’ ai figli di Levi il compito di uccidere tremila uomini (32:25–29) e manda una piaga sul popolo (32:35).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dio riprende poi il Suo progetto di mandare il popolo d’Israele nella Terra Promessa e al versetto 34 dice a Mosè, &amp;quot;Ora va’, conduci il popolo là dove io ti ho detto. Ecco il mio angelo ti precederà.&amp;quot; Ma a Mosè non basta la presenza di un angelo che non conosce e al punto 33:15 dice: &amp;quot;Se ''tu'' non camminerai con noi, non farci salire di qui.&amp;quot;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si tratta di una richiesta stupefacente perché Dio al punto 33:3 aveva detto: &amp;quot;Ma io non verrò in mezzo a te, per non doverti sterminare lungo il cammino, perché tu sei un popolo di dura cervice” In altre parole Dio aveva detto che se fosse andato con loro, li avrebbe sterminati lungo la via. Mosè però ribatte che se Dio ''non'' andrà con loro, allora non si muoverà nemmeno lui. Mosè tiene duro per ottenere qualcosa di inenarrabile: che un Dio santo abbia talmente tanta misericordia di questo popolo dalla dura cervice non solo da accompagnarlo alla Terra Promessa ma anche da renderlo distinto da tutti gli altri popoli che sono sulla terra, come si legge al versetto 33:16. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se la richiesta di Mosè ci appare inconcepibile, la risposta di Dio contenuta in Esodo 33:17 lo è ancora di più. Dio risponde semplicemente: &amp;quot;Anche quanto hai detto io farò, perché hai trovato grazia ai miei occhi e ti ho conosciuto per nome.&amp;quot; Vale a dire che Dio acconsente, accompagnerà questo popolo dalla dura cervice e lascerà che la grazia che ha donato a Mosè si riversi anche su questo popolo ribelle. Potete osservare in Esodo 34:9 che la decisione di Dio di andare con il popolo d’Israele è dettata da pura grazia. Mosè continua: &amp;quot;Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, mio Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. ''Sì, è un popolo di dura cervice.''&amp;quot; Il popolo d’Israele non merita di essere benedetto dalla presenza divina perché è di dura cervice ma Dio, nella Sua misericordia, gli darà un’altra occasione per seguirLo ed esserGli obbediente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Il motivo della richiesta di Mosè''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma qual’è il motivo per cui Mosè, al versetto 33:18, chiede di poter vedere la gloria di Dio? &amp;quot;Mostrami la tua gloria.&amp;quot; Io penso che il motivo sia questo: Mosè sapeva che non sarebbe mai riuscito ad ottenere la presenza di Dio accanto a questo popolo dalla dura cervice solo sulla base delle proprie capacità o di quelle del suo popolo (e al punto 34:9 egli si associa alla colpa e al peccato della sua gente), dunque per essere certo che Dio avrebbe concesso la Sua grazia ad Israele, aveva bisogno di trovare un punto di partenza in Dio, né in se stesso né in altri. Aveva bisogno di cogliere un barlume della natura di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mosè sapeva che Dio era un Dio glorioso. Ma questa gloria era tale da convincerlo che Dio avrebbe fatto grazia ad un popolo di dura cervice? Ecco perché Mosè chiede: Mostrami la tua Gloria, mostrami uno scorcio della tua natura divina. Fammi vedere il significato del Tuo grande nome. Mostrami le basi della tua incredibile promessa. Dammi qualche certezza che davvero concederai la tua presenza salvifica a questo popolo dalla dura cervice! &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco cosa gli risponde Dio al versetto 19: &amp;quot;Farò passare davanti a te tutto il mio splendore e proclamerò il mio nome: SIGNORE, davanti a te. Farò grazia a chi vorrò far grazia e avrò misericordia di chi vorrò aver misericordia.&amp;quot; Quando Mosè chiede di vedere la Sua Gloria, Dio gli rivela che la cosa più importante è il Suo nome e lo spiega con le parole: &amp;quot;Farò grazia a chi vorrò far grazia.&amp;quot;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dunque calato nel contesto dell’Antico Testamento la dichiarazione dell’assoluta libertà che Dio ha di fare grazia a chiunque desideri ha lo scopo di dare speranza a Mosè e di rassicurarlo sul fatto che Dio può e vuole fare grazia al popolo dalla dura cervice, a Israele, e che lo accompagnerà nella Terra Promessa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Teologia e vita quotidiana''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La Bibbia non ci offre mai questi scorci sulla natura di Dio con l’unico scopo di poterne discutere a livello razionale, ma ci rivela il nome e la gloria di Dio per farci acquisire conoscenza e per aiutarci a onorarLo, ad amarLo, a fidarci di Lui e ad esserGli obbedienti. Dunque quando Dio si trova di fronte a Mosè e gli svela la parte intima della Sua anima—la gloria della Sua totale libertà divina—lo fa per un motivo pratico, cioè per incoraggiarlo a continuare con la sua missione e portare il popolo dalla dura cervice nella terra promessa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gli insegnamenti più profondi di Dio riguardano la vita quotidiana e la teologia è, tra tutte le discipline, la più importante e la più pratica. Se essa non fa parte della nostra esperienza, il motivo è che la nostra teologia non è vera, oppure dipende dal fatto che la portiamo avanti in maniera irrispettosa e ce ne facciamo gioco. Gli insegnamenti di Dio che la Bibbia rivela sono d’infinita importanza a livello personale, pratico ed eterno. Ah, come abbiamo bisogno di studiare il nome e la gloria di Dio! Il Dio dell’Esodo 33:19 è praticamente uno sconosciuto per il fedele praticante moderno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A livello pratico l’importanza della libertà di Dio comporta per Mosè delle conseguenze oggettive che riguardano anche noi ma, prima di rivelarne alcune, bisogna definire la nostra dottrina in maniera più precisa e fare un’indagine sul suo più vasto fondamento biblico.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La dottrina dell’elezione incondizionata''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Abbiamo già evidenziato l’insegnamento di questo testo attraverso le seguenti parole: ''La gloria di Dio consiste nel fare grazia a chiunque Egli voglia senza alcuna costrizione esterna alla Sua volontà.'' Ovvero: la sovrana libertà di Dio è un elemento essenziale del Suo nome. Quando questa dottrina viene applicata al concetto di salvezza dell’individuo essa prende il nome di &amp;quot;elezione incondizionata.&amp;quot; &amp;quot;Elezione&amp;quot; si riferisce alla scelta operata da Dio su chi salvare e &amp;quot;incondizionata&amp;quot; significa che tale scelta non si basa su alcuno stato o capacità dell’individuo, ma è frutto del mistero della volontà sovrana di Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La scorsa settimana ci siamo chiesti &amp;quot;Perché Dio è fatto così?&amp;quot; e la Sua risposta è stata: &amp;quot;IO SONO COLUI CHE SONO.&amp;quot; Nulla esiste al di fuori di Dio che possa determinare la Sua natura. Il Suo essere ha origine in Lui ed Egli è semplicemente colui che è da sempre e per sempre e noi possiamo adorarlo con timore o ribellarci a Lui per mancanza di fede. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa settimana ci siamo chiesti &amp;quot;perché Dio mi ha donato la Sua grazia?&amp;quot; e la Sua risposta è stata: “FARÒ GRAZIA A CHI VORRÒ FAR GRAZIA E AVRÒ MISERICORDIA DI CHI VORRÒ AVER MISERICORDIA.&amp;quot; Non esiste niente al di fuori di Dio che possa impedirGli di scegliermi come ricevente della Sua grazia. La scelta di Dio ha origine in Lui ed Egli ci sceglie liberamente e incondizionatamente. Possiamo avere timore della Sua sovrana libertà e adorarLo con gratitudine oppure ribellarci contro questa autorità assoluta e accettare il fatto che siamo stati messi da parte.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La dottrina dell’elezione incondizionata ha le sue radici nella natura di Dio. Il Suo nome vero, la parte più intima della Sua gloria è questa: &amp;quot;FARÒ GRAZIA A CHI VORRÒ FAR GRAZIA.&amp;quot; Se Dio non fosse libero nel concedere la Sua grazia, allora non sarebbe Dio. Questo è il Suo nome! &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Cinque brani sull’elezione incondizionata'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tra i numerosi passi del Nuovo Testamento in cui questa dottrina trova un più vasto fondamento biblico, ne ho scelti cinque per voi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''1. Romani 9:14–18'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cominciamo con Romani 9:14–18. Quindici anni fa questo capitolo tratti dalla Lettera ai Romani mi catturò la mente e il cuore in maniera tale che scrissi un libro che mi aiutasse a capirlo. Il libro s’intitola ''[[La giustificazione di Dio]]'' (ed. Baker Book House, 1983) e nella sua prefazione scrissi:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una volta terminati i miei studi universitari nel 1974 mi sono dedicato alla stesura di un libro sul capitolo nono de La Lettera ai Romani, dalla cui descrizione di Dio ero rimasto colpito già dal periodo in cui ero un seminarista. Nessun’altra immagine di Dio era, per me, più vicina all’immagine reale del Creatore. Se esiste un Dio, dev’essere il Dio descritto al capitolo nono della Lettera ai Romani. Dopo sette anni trascorsi nel tentativo di capire questo capitolo, credo di averne colto il suo  punto fondamentale, che è il seguente: la giustizia di Dio consiste nel suo essere un Dio pienamente glorioso e nel Suo rifiuto di venir meno a questa gloria.  Questi anni trascorsi cercando di conoscere questo Dio e meditando sulla Sua immensa sovranità sono stati il periodo più felice della mia vita e anche se questo libro non fosse mai stato pubblicato, per me esso rappresenterebbe un grande tesoro. Nessuno mi ha chiesto di scriverlo e pochi sapevano che stava venendo alla luce. Sono stato spinto dall’Essere Supremo e a Lui devo tutto questo &amp;quot;correre e desiderare.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Paolo chiede: &amp;quot;Che diremo dunque? C'è forse ingiustizia da parte di Dio? No certamente! Egli infatti dice a Mosè: Userò misericordia con chi vorrò, e avrò pietà di chi vorrò averla. Quindi non dipende dalla volontà né dagli sforzi dell'uomo, ma da Dio che usa misericordia. Dice infatti la Scrittura al faraone: Ti ho fatto sorgere per manifestare in te la mia potenza e perché il mio nome sia proclamato in tutta la terra. Dio quindi usa misericordia con chi vuole e indurisce chi vuole.&amp;quot;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’insegnamento che Paolo ricava dal passo dell’Esodo 33:19 coincide con la nostra dottrina. Il fondamento della misericordia di Dio nei miei confronti non viene dalla mia volontà, ma dalla Sua. Se scelgo Dio è perché Lui, per primo, mi ha scelto. La mia volontà non è sovrana e auto-determinante, quella di ''Dio'' lo è. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''2. Atti 13:48'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il secondo passo è da Atti 13:48; qui Luca ci racconta l’episodio in cui Paolo si trova nella sinagoga di Antiochia di Pisidia a predicare. Luca interpreta per noi il significato della risposta a questo messaggio nel versetto 48: &amp;quot;e abbracciarono la fede tutti quelli che erano destinati alla vita eterna.&amp;quot;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In altre parole non è la fede delle persone a determinare se Dio li destinerà alla vita eterna, anzi è proprio il contrario: Dio decide a priori chi sarà credente. La fede è dono della grazia divina e Dio stabilisce a chi donerà la Sua grazia salvifica in maniera incondizionata. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''3. Giovanni 10:26'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il terzo passo è da Giovanni 10:26 ed è molto simile a quelli precedenti. In Atti 13:48 abbiamo imparato perché alcuni credono e in Giovanni 10:26 Gesù ci spiega perché altri ''non'' credono. Gesù dice: &amp;quot;ma voi non credete, perché non siete mie pecore.&amp;quot; ovvero non è la vostra fede che Vi rende parte del Suo gregge poiché è l’essere Sue pecore che vi da’ la capacità di credere. Non si diventa figli di Dio scegliendo di credere, ma Dio ci fa figli Suoi per metterci nella condizione di poter credere. (Giovanni 1:13). Egli farà grazia a chi vorrà far grazia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''4. Efesini 1:4–5'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il quarto passo è da Efesini 1:4–5. &amp;quot;In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà.&amp;quot; Dio conserva la Sua libertà nel dispensare la Sua grazia in modo che quando renderemo manifesta la nostra gloria, lo faremo per il Signore e non per noi stessi. Ogni Sua scelta ha lo scopo di glorificare la Sua grazia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''5. Seconda lettera di Pietro 1:10'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il quinto passo è la Seconda Lettera di Pietro 1:10. Se la gloria e il nome di Dio rappresentano la Sua sovrana libertà, cosa dovremmo pensare della nostra fede e della nostra obbedienza? Ecco la risposta di Pietro: &amp;quot;Quindi, fratelli, cercate di ''render sempre più sicura'' la vostra vocazione e la vostra elezione. Se farete questo non inciamperete&amp;quot;. In altre parole il nostro essere zelanti nella fede e nell’obbedienza non fa di noi degli eletti, ma ''rende sempre più sicura'' la nostra elezione. La fede e l’obbedienza sono dei doni e possedere tali doni è una ''conferma'' del fatto che siamo nelle grazie del Donatore. Non è la nostra fede che spinge Dio a sceglierci, siamo noi ad essere spinti ad avere fede perché Dio ci ha scelti. Lui farà grazia a chi vorrà far grazia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dunque la dottrina dell’elezione incondizionata non è il prodotto di un unico testo. Essa trova un’ampio fondamento biblico, molto più ampio di quanto abbiamo visto finora e ciò non dovrebbe sorprenderci, dal momento che questa dottrina fonda le sue radici nel nome proprio di Dio ed è il cuore della Sua gloria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Quattro conseguenze pratiche di questa dottrina'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per concludere analizziamo adesso alcune conseguenze pratiche che questa dottrina riveste per noi. &lt;br /&gt;
1.	L’umiltà dei Santi.&lt;br /&gt;
2.	La speranza per i più grandi dei peccatori.&lt;br /&gt;
3.	Aiuto per la causa delle missioni.&lt;br /&gt;
4.	Rendere omaggio al nome di Dio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''1. L’umiltà dei Santi'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non esiste altra dottrina che badi all’umiltà dei santi quanto la dottrina secondo la quale ogni virtù che essi possiedono deriva dalla grazia sovrana di Dio. Ah, come dobbiamo riflettere sulla verità che la nostra fede è un dono totalmente gratuito e immeritato! Tremerete di stupore quando vi accorgerete quanto siete profondamente dipendenti da Dio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Siete morti a causa delle vostre colpe e dei vostri peccati, siete incapaci di sollevare il mignolo della vostra volontà per rendere omaggio a Dio (Romani 8:7–8; Efesini 2:1; Giovanni 15:5) eppure Dio, nella Sua grazia incondizionata e totalmente libera, vi ha presi a benvolere e vi ha dato la vita. Ha tolto il vostro cuore, che era fatto di pietra, e ve ne ha dato uno nuovo, fatto di carne, e la volontà di credere e obbedire. Pertanto ogni atto di fede e ogni accenno all’obbedienza sono frutto della grazia di Dio nella vostra vita. Ciò dovrebbe farci sentire umili ed eliminare dalle nostre vite ogni moto di orgoglio. La dottrina dell’elezione incondizionata significa avere l’umiltà dei santi.&lt;br /&gt;
 &lt;br /&gt;
'''2. La speranza per i più grandi dei peccatori'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco ciò che questa dottrina ha dato a Mosè. Mosè aveva bisogno di speranza, di sperare che Dio avrebbe davvero avuto misericordia del popolo dalla dura cervice che aveva appena commesso idolatria e che si era fatto beffe di Chi li aveva condotti fuori dall’Egitto. Per dare a Mosè la speranza e la fiducia di cui aveva bisogno, Dio gli dice: &amp;quot;FARÒ GRAZIA A CHI VORRÒ FAR GRAZIA.&amp;quot;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In altre parole Egli dice &amp;quot;le mie scelte non sono dettate dal grado di cattiveria o bontà umane, ma solamente dalla mia sovrana libertà.&amp;quot; Pertanto nessuno può dire di essere troppo cattivo per ricevere la grazia. La dottrina dell’elezione incondizionata è una magnifica dottrina di speranza per i più grandi dei peccatori e sta a significare che quando Dio sceglie a chi donare la Sua grazia, passato e origini non contano nulla. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche se oggi, qui, c’è qualcuno che non è ancora nato a nuova vita e non ha ancora raggiunto la fede salvifica in Cristo, questo qualcuno non deve sprofondare nella disperazione e pensare che l’eccessivo degrado morale o la durezza del proprio passato rappresentino un ostacolo insormontabile all’opera misericordiosa di Dio nella sua vita. Dio infatti ama estendere la libertà della Sua grazia nella salvezza dei più grandi dei peccatori. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Rifuggi dal peccato e invoca il nome del Signore. Perfino in questo messaggio Egli ti mostra la Sua grazia e ti esorta a rivolgerti a Lui per ottenere la Sua misericordia. La dottrina dell’elezione incondizionata significa speranza per i più grandi dei peccatori. &amp;quot;Su, venite e discutiamo dice il Signore. Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve. Se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana.&amp;quot; (Isaia 1:18).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''3. Aiuto per la causa delle missioni'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se il significato di questa dottrina è di speranza per i più grandi peccatori, ciò vuol dire anche aiutare la causa delle missioni. Proprio da questa dottrina, duecento anni fa, come altre centinaia di missionari, ha ripetutamente tratto la sua forza [[David Brainerd]], giovane missionario tra gli Indiani d’America nella regione del New England.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lunedì, 25 giugno 1744 Brainerd scriveva sul suo diario: &amp;quot;Mi era stato concesso il permesso di invocare Dio per i miei poveri indiani; e sebbene ottenere la loro conversione sembrasse un’opera impossibile all’uomo, con Dio accanto ho visto che nulla è impossibile. Di tanto era cresciuta la forza della mia fede.&amp;quot; I missionari non devono mai disperarsi perché non esiste un popolo o una tribù troppo duro o malvagio da non poter essere vivificato da Dio. Egli farà grazia a chi vorrà far grazia, pertanto alla fine non dipenderà dalla volontà o dall’opera dei missionari o delle persone, ma da Dio. C’è sempre speranza per il più grandi dei peccatori e quindi c’è sempre speranza per la causa delle missioni. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''4. Rendere omaggio al nome di Dio'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il nome di Dio è FARÒ GRAZIA A CHI VORRÒ FAR GRAZIA. La Sua libertà sovrana è la Sua gloria. Se conoscessimo veramente Dio, saremmo persone diverse. Ah, come ci mostreremmo rispettosi, umili e mansueti! Avremmo timore del carattere assoluto della Sua sovrana libertà e ci prostreremmo dinanzi a Lui. Ci faremmo piccoli, timorosi di ogni nostro gesto che possa sminuirLo e ci rallegreremmo di una gioia inesprimibile e gloriosa perché Dio ci ha concesso la Sua grazia.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Nico</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Io_sono_l%E2%80%99Alfa_e_l%E2%80%99Omega</id>
		<title>Io sono l’Alfa e l’Omega</title>
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				<updated>2011-04-13T00:08:07Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Nico: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{info|I Am Alpha and Omega}}&amp;lt;br&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Apocalisse 21:1-8'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c'era più. Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii allora una voce potente che usciva dal trono: Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà il Dio-con-loro. E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate.” &lt;br /&gt;
“E Colui che sedeva sul trono disse: Ecco, io faccio nuove tutte le cose; e soggiunse: Scrivi, perché queste parole sono certe e veraci. Ecco sono compiute! Io sono l'Alfa e l'Omega, il Principio e la Fine. A colui che ha sete darò gratuitamente acqua della fonte della vita. Chi sarà vittorioso erediterà questi beni; io sarò il suo Dio ed egli sarà mio figlio. Ma per i vili e gl'increduli, gli abbietti e gli omicidi, gl'immorali, i fattucchieri, gli idolàtri e per tutti i mentitori è riservato lo stagno ardente di fuoco e di zolfo. È questa la seconda morte.”&lt;br /&gt;
Nell’Apocalisse 21:6 Dio si identifica come “Alfa e Omega”. L’alfa è la prima lettera dell’alfabeto greco e l’omega è l’ultima lettera. In altre parole, Dio è “il Principio e la Fine.”&lt;br /&gt;
Dio però non parla di alfabeti, parla di realtà. Dio è principio e fine assoluti. Tutto ciò che è ha la sua origine certa in Lui. E tutto, in un modo o nell’altro, finirà con Lui.&lt;br /&gt;
Il profeta Isaia si esprime in questi termini: “Così dice il re di Israele, il suo redentore, il Signore degli eserciti: Io sono il primo e io l'ultimo; fuori di me non vi sono dei.”(44:6). In altre parole, dal momento che tutto proviene da Dio e nulla sopravviverà a Lui, ne consegue che non c’è nessuno che possa competere con Dio. “Fuori di me non vi sono dei!”. Dio ha la prima e l’ultima parola sulla storia. Tutti i tentativi da parte di altri di avere l’ultima parola falliranno. L’argilla non ha altra origine se non nel Vasaio che la crea e alla fine tutto serve al Suo disegno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''L’Alfa'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non vi raccomanderò mai abbastanza di riflettere sulla sconcertante verità che Dio è l’Alfa assoluto. Trovate un momento di calma nella vostra vita e lasciate che entri in voi la verità che Dio è il PRIMO – IL PRINCIPIO. Prima di Lui vi era il nulla. Non c’era un “prima di Lui.” Pensateci! Per milioni, miliardi e triliardi di anni infiniti Dio esisteva e non ha mai avuto inizio. Lui è il principio. Da sempre e per sempre Lui è Dio. (Salmi 90:2). Non è mai esistito un tempo in cui Lui non esisteva.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Potremmo meravigliarci del fatto che Dio è infinito, eterno e immutabile nella sua giustizia, sapienza, forza, bontà e verità. Tuttavia se vi fermate a riflettere sul fatto che Lui non ha mai scelto di essere così e che nessun altro ha scelto di crearlo in questo modo, la mente si riempie di stupore. La giustizia, la sapienza, la forza, la bontà e la verità di Dio sono una realtà eterna. Il carattere di Dio non è un’emanazione della realtà. Esso è la realtà. Dio non scaturisce dalle molte possibilità. Tutto scaturisce da Lui. Egli determina tutte le possibilità. Dio non è un pezzo di realtà che cercate di far combaciare con gli altri pezzi. Lui è il primo e l’ultimo, la realtà nella sua totalità: &amp;quot;In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo&amp;quot; (Atti, 17:28).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''L’Omega'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma questa mattina vorrei che ci soffermassimo su questa verità: Dio è l’Omega. Credo che questo sia il punto centrale delle parole dell’Apocalisse al versetto 21:6. L’affermazione “Io sono l'Alfa e l'Omega, il Principio e la Fine,” viene posta all’interno di un brano che tratta della fine della storia. Dunque il punto centrale del testo è su Dio come omega di tutte le cose.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cosa vuol dire che Dio è l’Omega, la fine? Leggiamo i versetti 5-8: “E Colui che sedeva sul trono disse: Ecco, io faccio nuove tutte le cose; e soggiunse: Scrivi, perché queste parole sono certe e veraci. Ecco sono compiute! Io sono l'Alfa e l'Omega, il Principio e la Fine. A colui che ha sete darò gratuitamente acqua della fonte della vita. Chi sarà vittorioso erediterà questi beni; io sarò il suo Dio ed egli sarà mio figlio. Ma per i vili e gl'increduli, gli abietti e gli omicidi, gl'immorali, i fattucchieri, gli idolàtri e per tutti i mentitori è riservato lo stagno ardente di fuoco e di zolfo. È questa la seconda morte.”&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''In che modo Dio è la Fine per quelli che hanno sete di Lui'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo brano spiega chiaramente che Dio è l’Omega, la fine, in due modi diversi. Per quelli che hanno sete (come si legge al versetto 6) Egli rappresenta la fine nel senso che sarà per loro la fonte della vita eterna. Sarà il loro Dio e loro saranno i suoi figli che godranno dei suoi beni per  i secoli dei secoli. Egli era la fonte della vita al momento della loro creazione, e sarà la fonte della vita al momento del loro compimento.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per quelli che saranno vittoriosi, per quelli che hanno sete, Dio non è il principio e la fine allo stesso modo in cui un fiume nasce dalla sorgente e finisce nell’ oceano. L’ oceano è alimentato dai fiumi che sfociano e si riversano in esso. Dio non è alimentato o reso più grande dai santi che hanno sete di Lui e che alla fine ritornano a Lui. No, per chi ha sete Dio è il principio e la fine allo stesso modo in cui una carovana nel deserto inizia il suo percorso in un’oasi e termina in un’oasi. Dio è la fonte della vita al principio ed Egli è la fonte della vita alla fine - per sempre.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''In che modo Dio è la Fine per quelli che non hanno sete di Lui'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Al versetto 8, però, si fa riferimento anche ad un altro gruppo di persone. Sono quelli che non hanno sete di Dio. Anche per loro Dio è l’Omega, ma non allo stesso modo. Dio per loro sarà la Fine nel senso che alla fine queste persone Lo incontreranno nella Sua veste di Giudice. Anche il loro percorso ha avuto inizio nell’oasi di vita di Dio ma poi queste persone hanno seguito la rotta probita che li ha diretti verso il basso, lungo i torrenti poco profondi dell’assenza della fede, lontani dall’angusto sentiero che conduce a Dio. Tuttavia ogni strada porta a Dio e alla fine essi si troveranno dall’altra parte del deserto dove incontreranno Dio. Ma invece di un’oasi di vita eterna, troveranno uno stagno ardente di fuoco.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''L’eternità dell’Inferno'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oggi ci sono molti cristiani, per non parlare di tutti quelli che rifiutano il Cristianesimo, che non credono all’eternità dell’Inferno. Non credono che per alcuni l’omega sarà uno stagno di fuoco. Ci sono alcune persone che rifiutano l’idea tout-court; altre dicono che si tratta di un luogo temporaneo di purificazione ma che in ogni caso, dicono loro, alla fine tutti saranno salvati. A Dio spetta l’ultima parola e quella parola sarà sempre di misericordia per ogni singola creatura. L’ Omega significherà misericordia per tutti, non fuoco e zolfo.&lt;br /&gt;
Ma il versetto 8 non si tira indietro davanti alla terribile realtà: “Ma per i vili e gl'increduli, gli abietti e gli omicidi, gl'immorali, i fattucchieri, gli idolàtri e per tutti i mentitori è riservato lo stagno ardente di fuoco e di zolfo. È questa la seconda morte.” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Altri due versetti dell’Apocalisse indicano chiaramente che questo giudizio sarà eterno. Nell’Apocalisse, versetto 20:10, si legge: “E il diavolo, che li aveva sedotti, fu gettato nello stagno di fuoco e zolfo, dove sono anche la bestia e il falso profeta: saranno tormentati ''giorno e notte per i secoli dei secoli.”''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E neppure dobbiamo pensare che questa punizione eterna sia riservata solo al diavolo e ai suoi servitori. Nell’Apocalisse 14:9-11 si legge anche: “Chiunque adora la bestia e la sua statua e ne riceve il marchio sulla fronte o sulla mano, berrà il vino dell'ira di Dio che è versato puro nella coppa della sua ira e sarà torturato con fuoco e zolfo al cospetto degli angeli santi e dell'Agnello. Il fumo del loro tormento ''salirà'' ''per i secoli dei secoli,'''' e non avranno riposo né giorno né notte quanti adorano la bestia e la sua statua e chiunque riceve il marchio del suo nome.”&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''L’Omega eterno per tutti'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dio rappresenta l’Omega eterno per ogni uomo: come fonte di vita eterna, come vino dell’ira o stagno di fuoco. Dobbiamo continuamente ricordare a noi stessi che la fine della nostra vita sarà in Dio. Adesso ci può apparire distante, ma come San Paolo disse ai suoi denigratori ad Atene: “Egli non è lontano da ciascuno di noi.” (Atti, 17:27). Non è mai irraggiungibile per l’assetato e anche se può sembrare distante come la luna per chi è soddisfatto di se stesso, alla fine diventerà profondamente reale per ogni uomo, donna e bambino – gloriosamente reale per l’assetato e terribilmente reale per il soddisfatto di sé.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Io sono l’Alfa e l’Omega, dice il Signore, il Principio e la Fine – la fonte di vita eterna per alcuni e lo stagno di fuoco per altri.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La vita in questo mondo è di profonda importanza, perché il ruolo che attribuisci a Dio su questa terra determinerà il tuo incontro con Lui alla fine. Io prego affinché Dio ci doni gli occhi per vedere le sconcertanti alternative  che ci si presentano sull’orlo dell’eternità. Prego affinché non ci manchino la sicurezza e l’entusiasmo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche se sapete di esservi messi in salvo sulla zattera assieme al vostro Capitano, i lampi e i tuoni, le onde alte 25 metri, l’oscurità e il vento in burrasca dovrebbero farvi rabbrividire di timore e tremare di gratitudine per essere stati tirati fuori dalle acque. Non è poca cosa vivere tra l’Alfa e l’Omega del nostro Creatore. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La Grande Separazione'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ritorniamo all’immagine del deserto. Tutta la vita inizia con il potere creativo di Dio. Lui è l’Alfa, l’oasi al principio della nostra vita. Il percorso di ognuno di noi inizia nello stesso punto ma poi, presto o tardi, avrà luogo una separazione. E noi dobbiamo sapere che cosa rappresenta questa separazione, perché alla fine tutto dipende da essa. Alcuni incontreranno l’Omega come fonte di vita, altri Lo incontreranno come stagno di fuoco.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Coloro che hanno sete'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nell’Apocalisse, versetti 21:6-7, vengono utilizzate due parole per descrivere la persona che incontrerà Dio come fonte della vita. Al versetto 6 si legge: ''“A colui che ha sete'' darò gratuitamente acqua della fonte della vita.” La prima caratteristica di chi incontrerà Dio come fonte della vita invece che come fuoco è che questa persona ha sete.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’Apocalisse, al punto 22:17, offre uno splendido invito per colui che ha sete: “Lo Spirito e la sposa dicono: Vieni!. E chi ascolta ripeta: Vieni!. ''Chi ha sete'' venga; chi vuole attinga gratuitamente l'acqua della vita.” Così quando Dio dice che darà l’acqua della fonte della vita a chi ha sete, vuol dire che la darà a coloro che la desiderano, a quelli che la sanno riconoscere e che la bramano, e che hanno rifiutato tutte le bevande terrene.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando Dio parla di ''sete'' come condizione di salvezza, non vuole dire che tutti quelli che vogliono evitare l’inferno e vivere eternamente saranno salvati. Tutti hanno sete in questo senso. Dio vuol dire che tutti quelli la cui anima ha veramente sete di ''Dio'', e non ha sete di lodi, di potere e di piaceri terreni, saranno salvati. Le persone la cui sete li ha allontanati dai superficiali torrenti del peccato e li ha indirizzati verso le profonde oasi all’estremità più lontana del deserto – questi sono coloro ai quali Dio darà da bere per sempre l’acqua della vita.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''I vittoriosi'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’altro termine usato al versetto 7 per descrivere la persona che incontrerà Dio come fonte e non come fuoco è ''‘vittorioso’''. “Chi sarà vittorioso erediterà questi beni; io sarò il suo Dio ed egli sarà mio figlio.” Il termine ‘vittorioso’ viene usato circa una dozzina di volte nell’Apocalisse per indicare la vittoria dei santi che godranno della vita eterna.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ad esempio, al punto 2:10-11, Gesù dice alla Chiesa di Smirne, “Sii fedele fino alla morte e ti darò la corona della vita… Il vincitore non sarà colpito dalla seconda morte.” Ricorderete che nel brano 21:8 la seconda morte è lo stagno di fuoco. Dunque il punto 2:11 ribadisce lo stesso concetto: se saremo vittoriosi, non ci sarà fatto alcun male. E l’essere vittoriosi viene definito per noi come l’essere fedeli fino alla morte: “Sii fedele fino alla morte e ti darò la corona della vita.” Essere vittoriosi significa vincere contro le forze che ci tentano ad essere infedeli a Cristo. (vedi anche 2:26 e 12:11.)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''La sete che ci rende vittoriosi'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se ci poniamo nella condizione di ''avere sete'' e di essere ''''vittoriosi'', il quadro che ne otteniamo è pressappoco come questo: c’è una lotta in ognuno di noi. La lotta è tra l’aver sete di Dio e l’aver sete di tutto il resto. Se la nostra anima ha sete di Dio come la cerva anela ai corsi d’acqua, se abbiamo assaporato abbastanza della bellezza, dell’amore e della forza di Cristo da lasciarci tutto alle spalle e andare alla ricerca di Lui, se rifiutiamo la sete per le cose terrene, prendiamo la croce e bramiamo Cristo, allora Dio ci aspetterà dall’altro lato del deserto come una fonte di vita che da’ un totale, infinito appagamento.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In altre parole, se saremo vittoriosi su tutti gli altri competitori e troveremo il nostro appagamento in Cristo, erediteremo la vita eterna. La sete di Cristo deve prevalere sulla sete delle cose di questo mondo e per tutto ciò che esso offre.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Coloro che non hanno vinto la sete delle cose terrene''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quelli che dall’altra parte del deserto incontreranno Dio come uno stagno di fuoco, invece che come fonte di vita, sono le persone che non hanno domato la loro sete per le cose di questo mondo. Per queste persone Cristo era invitante quanto l’olio di ricino. Per alcuni di loro Egli era insipido, per altri aveva un sapore amaro. Ma il mondo, ah, il mondo! Lì sì che c’era sapore! E così a causa di questa specie di cancro che consapevolmente hanno posto sulla loro lingua, queste persone non hanno trovato alcuna soddisfazione in Cristo.&lt;br /&gt;
E in cosa l’hanno trovata invece? Al versetto 8 Dio li chiama ''vili e increduli''. Prima, al punto 2:10-11, Gesù aveva detto alla Chiesa: “Non temere ciò che stai per soffrire. … Sii fedele fino alla morte, e ti darò la corona della vita.” Non siate codardi, abbiate fede! Soddisfate la vostra sete di vita, sicurezza e felicità in Me, ci dice Gesù. Non arrendetevi alla sete di cose terrene, di sicurezza e autosufficienza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma le persone descritte al 21:8 non hanno dato retta agli avvertimenti di Gesù. Sono stati vili ed increduli. La sete per le cose di questo mondo ha vinto sulla sete per  Cristo e così  saranno destinati allo stagno che arde di fuoco.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dio continua descrivendo alcuni di loro come ''abbietti'', cioè persone che hanno provato sete per cose indecenti e segrete. ''Gli omicidi'': coloro che avevano sete di vendetta o ai quali era utile  togliersi qualcuno di mezzo. ''Gli immorali:'' coloro che bramavano certi tipi di piaceri sessuali che Cristo proibisce. ''I fattucchieri:'' persone con sete di poteri magici e de “le profondità di satana” (Apocalisse 2:24). ''Gli idolatri:'' coloro che hanno avuto sete di facili divinità invece che di un Dio che dice loro: “Io sono l’Alfa e l’Omega.” ''Tutti i mentitori:'' coloro che hanno desiderato, non il futuro che Dio avrebbe portato loro attraverso l’integrità della fede, ma il futuro che potevano crearsi da soli con l’inganno. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In altre parole, quelli che incontreranno Dio come terribile stagno di fuoco invece che come fonte di vita sono le persone che non hanno ‘vinto’ sulla loro sete per le cose terrene. Queste persone, se mai hanno avuto sete di Cristo, l’hanno messa da parte per far posto all’amore per le cose di questo mondo. Dio  non darà la preziosa acqua della fonte della vita a coloro che non hanno dimostrato una sete di Lui vittoriosa. Se questa sete di Cristo è presente in voi, vi esorto in tutta onestà a darle una scossa. Beati sono gli assetati, perché solo loro saranno saziati.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Creare e alimentare la sete di Dio'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi voglio concludere sulla sete di Dio, affinché essa nasca o aumenti in ciascuno di voi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''1. L’acqua concessa gratuitamente agli assetati'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Notiamo come al versetto 6 Dio ci dona gratuitamente l’acqua della vita: “A colui che ha sete darò ''gratuitamente'' acqua della fonte della vita.”  Per ottenerla bisogna avere sete, ma la sete non è mai stata considerata un premio o un merito da nessuno. La sete non è una valuta con la quale si vende o si compra. L’aver sete non è un lavoro. Si tratta semplicemente di un altro modo per descrivere la fede. Un senso di vuoto che può essere colmato in Cristo. Chi attraversa il deserto e, ansimante, giunge all’oasi più lontana dove sente queste parole: “A colui che ha sete darò acqua”, non direbbe mai al proprietario dell’oasi “Tu chiedi troppo.” Il proprietario dell’oasi non sta contrattando, non sta chiedendo troppo. Per chi ha sete l’acqua è gratis. Dio si compiace nello spegnere la sete dell’assetato che si rivolge a Lui per ottenere l’acqua della vita; “Chi ha sete venga; chi vuole attinga gratuitamente l'acqua della vita.”&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''2. L’incontro finale con Dio'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ricordatevi che colui che vi offre l’acqua è l’Alfa e l’Omega, il Principio e la Fine. Ciò significa che se cercherete di spegnere la sete che sentite nella vostra anima lontano da Dio, alla fine v’imbatterete in Lui e dovrete rendere conto davanti a Lui per averlo offeso continuamente,  preferendo i torrenti del peccato all’acqua della vita. Rifiutare Dio, l’infinitamente prezioso, pensando che esista quacosa di più soddisfacente di Lui, è un peccato eterno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''3. I vantaggi dell’essere Figli di Dio'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
3. Notate come al versetto 7 l’acqua della vita rappresenta lo stesso premio del divenire figli di Dio. “Chi sarà vittorioso erediterà questi beni; io sarò il suo Dio ed egli sarà mio figlio.” Essere figli di Dio è un beneficio che non ha eguali al mondo. Significa che tu diventerai l’erede di tutto ciò che Dio possiede. Tutto ciò che Dio possiede sarà a tua disposizione, tutta la creazione sarà al tuo servizio. Dio non risparmierà nessuna cosa buona a chi ha sete di lui e gli dimostri di voler essere suo figlio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come il padre nella parabola del figliol prodigo, Dio ci accoglierà nella sua dimora, nell’oasi eterna, abbracciandoci e baciandoci; ci metterà un anello al dito, ci darà una veste e dei calzari ai piedi; farà preparare il vitello più grasso e ci farà sedere ad un banchetto eterno. Tutto questo solo perché avevamo sete!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''4. Dio asciugherà ogni lacrima'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Riflettiamo sull’infinita dolcezza della verità rivelata al versetto 4. “E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate.”&lt;br /&gt;
L’uno che è l’Alfa e l’Omega, Dio Onnipotente, ha promesso di cancellare ogni dolore, ogni minaccia di morte e tutto ciò che ci fa piangere. Tutti  le ragioni che ci causano depressione, ansia, senso di colpa, tutti gli ostacoli alla nostra gioia, allo stupore e a quella felicità infantile scompariranno. Dio le sostituirà con una gioia infinita, superiore alla vacanza più felice che avete mai fatto. Tutto questo solo per aver avuto sete.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''5. La luce nella nuova Gerusalemme'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
5. Meditiamo infine sull’immagine della Nuova Gerusalemme ai versetti 22-23: “Non vidi alcun tempio in essa perché il Signore Dio, l'Onnipotente, e l'Agnello sono il suo tempio. La città non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna perché la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l'Agnello.”&lt;br /&gt;
Dio è veramente l’Alfa e l’Omega, il Principio  e la Fine. In principio Dio disse “Sia la luce!” e per milioni di anni il sole è sorto ogni giorno per farci venire sete di quella Luce che sta dietro la luce. E alla fine Dio sazierà questa sete dandoci prova della sua indescrivibile, splendente bellezza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come dice Isaia: “Il sole non sarà più la tua luce di giorno, né ti illuminerà più il chiarore della luna. Ma il Signore sarà per te luce eterna, il tuo Dio sarà il tuo splendore. Il tuo sole non tramonterà più né la tua luna si dileguerà, perché il Signore sarà per te luce eterna; saranno finiti i giorni del tuo lutto” (60:19-20).&lt;br /&gt;
Alla fine di ogni strada c’è Dio. Lo incontrerete come luce e vita o come fuoco e tormento. “A colui che ha sete darà ''gratuitamente'' acqua della fonte della vita.”&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Così lo Spirito dice: “Vieni!” E chi ascolta ripeta: Vieni!. Chi ha sete venga; chi vuole attinga gratuitamente l'acqua della vita. (Apocalisse, 22:17).&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Nico</name></author>	</entry>

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