<?xml version="1.0"?>
<?xml-stylesheet type="text/css" href="http://it.gospeltranslations.org/w/skins/common/feed.css?239"?>
<rss version="2.0" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/">
	<channel>
		<title>Alterare la Trinità - Cronologia</title>
		<link>http://it.gospeltranslations.org/w/index.php?title=Alterare_la_Trinit%C3%A0&amp;action=history</link>
		<description>Cronologia della pagina su questo sito</description>
		<language>it</language>
		<generator>MediaWiki 1.16alpha</generator>
		<lastBuildDate>Thu, 21 May 2026 16:10:49 GMT</lastBuildDate>
		<item>
			<title>Porzia: /* Il rifiuto del femminismo evangelico del subordinazionismo funzionale eterno nell'ambito di Dio uno e trino */</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/w/index.php?title=Alterare_la_Trinit%C3%A0&amp;diff=867&amp;oldid=prev</link>
			<description>&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;autocomment&quot;&gt;Il rifiuto del femminismo evangelico del subordinazionismo funzionale eterno nell&amp;#39;ambito di Dio uno e trino&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;table style=&quot;background-color: white; color:black;&quot;&gt;
			&lt;col class='diff-marker' /&gt;
			&lt;col class='diff-content' /&gt;
			&lt;col class='diff-marker' /&gt;
			&lt;col class='diff-content' /&gt;
		&lt;tr valign='top'&gt;
		&lt;td colspan='2' style=&quot;background-color: white; color:black;&quot;&gt;← Versione meno recente&lt;/td&gt;
		&lt;td colspan='2' style=&quot;background-color: white; color:black;&quot;&gt;Versione delle 08:10, 30 mag 2014&lt;/td&gt;
		&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td colspan=&quot;2&quot; class=&quot;diff-lineno&quot;&gt;Riga 85:&lt;/td&gt;
&lt;td colspan=&quot;2&quot; class=&quot;diff-lineno&quot;&gt;Riga 85:&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;Terzo, la negazione egalitaria di una qualsivoglia sottomissione eterna del Figlio al Padre rende impossibile rispondere alla domanda del perché fosse il &amp;quot;Figlio&amp;quot; e non il &amp;quot;Padre&amp;quot; o lo &amp;quot;Spirito&amp;quot; a essere inviato per incarnarsi. E ancora più essenziale è la questione del perché gli eterni nomi per &amp;quot;Padre&amp;quot; e &amp;quot;Figlio&amp;quot; siano esattamente ''questi'' nomi. John Thompson ha mostrato la tendenza in molte delle moderne discussioni trinitarie a separare la cristologia dalle formulazioni trinitarie. Egli scrive che &amp;quot;la cristologia e la Trinità si erano praticamente separate. Si dichiarava e insieme presumeva che una qualsiasi delle tre persone potesse incarnarsi. ... Vi era dunque soltanto una relazione accidentale tra l'economia della rivelazione e redenzione e l'essere eternamente uno e trino di Dio&amp;quot;&amp;lt;ref&amp;gt;Thompson, ''Prospettive trinitariane moderne'', 22.&amp;lt;/ref&amp;gt;. Apparentemente anche l'egalitarianismo contemporaneo è passibile di questa critica. Dal momento che nulla in Dio prepara il Figlio a essere il Figlio del Padre e poiché ciascun aspetto della sottomissione terrena del Figlio è del tutto separata da qualsiasi ''relazione eterna'' che esista tra il Padre e il Figlio, non vi è semplicemente alcun motivo perché il ''Padre'' debba inviare il ''Figlio''. Dalle parole di Thompson pare che il punto di vista egalitario consenta a &amp;quot;una delle tre persone&amp;quot; di incarnarsi. Tuttavia, abbiamo la rivelazione scritturale che afferma chiaramente che il Figlio scese dal cielo per fare la volontà del Padre. Non si trattava di una missione improvvisata. Nell'eternità il Padre incaricò il Figlio, che quindi volontariamente abbandonò la gloria di cui godeva con il Padre per venire a comprare il nostro perdono e rinnovamento. Tale gloria risulta sminuita se non c'è un'eterna relazione Padre-Figlio in base a cui il Padre invia, il Figlio volontariamente arriva e lo Spirito volontariamente concede. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;Terzo, la negazione egalitaria di una qualsivoglia sottomissione eterna del Figlio al Padre rende impossibile rispondere alla domanda del perché fosse il &amp;quot;Figlio&amp;quot; e non il &amp;quot;Padre&amp;quot; o lo &amp;quot;Spirito&amp;quot; a essere inviato per incarnarsi. E ancora più essenziale è la questione del perché gli eterni nomi per &amp;quot;Padre&amp;quot; e &amp;quot;Figlio&amp;quot; siano esattamente ''questi'' nomi. John Thompson ha mostrato la tendenza in molte delle moderne discussioni trinitarie a separare la cristologia dalle formulazioni trinitarie. Egli scrive che &amp;quot;la cristologia e la Trinità si erano praticamente separate. Si dichiarava e insieme presumeva che una qualsiasi delle tre persone potesse incarnarsi. ... Vi era dunque soltanto una relazione accidentale tra l'economia della rivelazione e redenzione e l'essere eternamente uno e trino di Dio&amp;quot;&amp;lt;ref&amp;gt;Thompson, ''Prospettive trinitariane moderne'', 22.&amp;lt;/ref&amp;gt;. Apparentemente anche l'egalitarianismo contemporaneo è passibile di questa critica. Dal momento che nulla in Dio prepara il Figlio a essere il Figlio del Padre e poiché ciascun aspetto della sottomissione terrena del Figlio è del tutto separata da qualsiasi ''relazione eterna'' che esista tra il Padre e il Figlio, non vi è semplicemente alcun motivo perché il ''Padre'' debba inviare il ''Figlio''. Dalle parole di Thompson pare che il punto di vista egalitario consenta a &amp;quot;una delle tre persone&amp;quot; di incarnarsi. Tuttavia, abbiamo la rivelazione scritturale che afferma chiaramente che il Figlio scese dal cielo per fare la volontà del Padre. Non si trattava di una missione improvvisata. Nell'eternità il Padre incaricò il Figlio, che quindi volontariamente abbandonò la gloria di cui godeva con il Padre per venire a comprare il nostro perdono e rinnovamento. Tale gloria risulta sminuita se non c'è un'eterna relazione Padre-Figlio in base a cui il Padre invia, il Figlio volontariamente arriva e lo Spirito volontariamente concede. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;-&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #ffa; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;E infine quale prova biblica esiste per l'eterna subordinazione funzionale del Figlio al Padre? Un tema ricorrente nella storia di questa dottrina (come si è visto prima in Agostino e Forsyth) è che il Figlio fu incaricato dal Padre nell&lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;''&lt;/del&gt;'eternità&lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;'' &lt;/del&gt;trascorsa di venire come il Figlio incarnato. Come Gesù dichiara in almeno oltre trenta occasioni nel vangelo di Giovanni, egli fu ''inviato sulla terra'' dal Padre per fare la volontà del Padre. Può questo essere ridotto al semplice invio del Figlio ''incarnato'' per compiere la missione che il Padre gli aveva riservata, ora che è già giunto nel mondo? Oppure dobbiamo pensare a questo invio, a questo incarico, come se fosse avvenuto nell&lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;''&lt;/del&gt;'eternità trascorsa&lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;''&lt;/del&gt;, un incarico che quindi viene compiuto in tempo? Le Scritture, sembrerebbe chiaro, esigono quest'ultimo punto di vista. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;+&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #cfc; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;E infine quale prova biblica esiste per l'eterna subordinazione funzionale del Figlio al Padre? Un tema ricorrente nella storia di questa dottrina (come si è visto prima in Agostino e Forsyth) è che il Figlio fu incaricato dal Padre nell'eternità trascorsa di venire come il Figlio incarnato. Come Gesù dichiara in almeno oltre trenta occasioni nel vangelo di Giovanni, egli fu ''inviato sulla terra'' dal Padre per fare la volontà del Padre. Può questo essere ridotto al semplice invio del Figlio ''incarnato'' per compiere la missione che il Padre gli aveva riservata, ora che è già giunto nel mondo? Oppure dobbiamo pensare a questo invio, a questo incarico, come se fosse avvenuto nell'eternità trascorsa, un incarico che quindi viene compiuto in tempo? Le Scritture, sembrerebbe chiaro, esigono quest'ultimo punto di vista. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;Si consideri, per esempio, l'asserzione di Pietro nel suo sermone della Pentecoste riportato negli Atti 2. Riguardo a Cristo dice: &amp;quot;Quest'uomo vi fu dato nelle mani secondo il determinato consiglio e prescienza di Dio, e voi lo prendeste, e per mani di iniqui lo inchiodaste alla croce e lo uccideste &amp;quot; (Atti 2,23). La crocifissione di Cristo compì il &amp;quot;determinato consiglio&amp;quot; di Dio, che egli aveva stabilito molto tempo prima dell'effettiva incarnazione. Anche se questo versetto da solo non ci dice esattamente a quanto in là risalisse il piano di Dio, sappiamo da numerose profezie bibliche (per esempio, Salmo 22; Isaia 9,6-7; Isaia 53; Michea 5,2, per menzionare alcuni tra i più degni di nota) che Dio aveva pianificato e predetto con precisione, molto tempo prima dell'incarnazione, la nascita, vita, morte e trionfo finale del Figlio. Se l'avvento di Cristo portò a compimento il &amp;quot;determinato consiglio&amp;quot; di Dio, e se tale consiglio fosse stato stabilito ben prima dell'incarnazione, è dunque chiaro che l'incarico al Figlio avvenne nella relazione di Cristo con il Padre nella trinità immanente e non dopo la sua venuta come Figlio incarnato. Si consideri un'altra affermazione di Pietro. Riguardo all'opera redentrice di Cristo, Pietro scrive: &amp;quot;Egli [Cristo] fu preconosciuto prima della fondazione del mondo, ma manifestato negli ultimi tempi per voi&amp;quot; (1Pietro 1,20). Se ci chiediamo a quanto tempo addietro risalga l'incarico al Figlio, questo versetto risolve la questione. Prima che il mondo fosse creato, il Padre scelse (letteralmente &amp;quot;presagì&amp;quot;) l'avvento del Figlio come redentore. L'avvento del Figlio in tempo per versare il proprio sangue riflette non una decisione estemporanea, o un testa o croce della moneta trinitariana, bensì l'eterno fine del ''Padre'' di inviare e offrire il proprio ''Figlio''. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;Si consideri, per esempio, l'asserzione di Pietro nel suo sermone della Pentecoste riportato negli Atti 2. Riguardo a Cristo dice: &amp;quot;Quest'uomo vi fu dato nelle mani secondo il determinato consiglio e prescienza di Dio, e voi lo prendeste, e per mani di iniqui lo inchiodaste alla croce e lo uccideste &amp;quot; (Atti 2,23). La crocifissione di Cristo compì il &amp;quot;determinato consiglio&amp;quot; di Dio, che egli aveva stabilito molto tempo prima dell'effettiva incarnazione. Anche se questo versetto da solo non ci dice esattamente a quanto in là risalisse il piano di Dio, sappiamo da numerose profezie bibliche (per esempio, Salmo 22; Isaia 9,6-7; Isaia 53; Michea 5,2, per menzionare alcuni tra i più degni di nota) che Dio aveva pianificato e predetto con precisione, molto tempo prima dell'incarnazione, la nascita, vita, morte e trionfo finale del Figlio. Se l'avvento di Cristo portò a compimento il &amp;quot;determinato consiglio&amp;quot; di Dio, e se tale consiglio fosse stato stabilito ben prima dell'incarnazione, è dunque chiaro che l'incarico al Figlio avvenne nella relazione di Cristo con il Padre nella trinità immanente e non dopo la sua venuta come Figlio incarnato. Si consideri un'altra affermazione di Pietro. Riguardo all'opera redentrice di Cristo, Pietro scrive: &amp;quot;Egli [Cristo] fu preconosciuto prima della fondazione del mondo, ma manifestato negli ultimi tempi per voi&amp;quot; (1Pietro 1,20). Se ci chiediamo a quanto tempo addietro risalga l'incarico al Figlio, questo versetto risolve la questione. Prima che il mondo fosse creato, il Padre scelse (letteralmente &amp;quot;presagì&amp;quot;) l'avvento del Figlio come redentore. L'avvento del Figlio in tempo per versare il proprio sangue riflette non una decisione estemporanea, o un testa o croce della moneta trinitariana, bensì l'eterno fine del ''Padre'' di inviare e offrire il proprio ''Figlio''. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;!-- diff generator: internal 2026-05-21 16:10:50 --&gt;
&lt;/table&gt;</description>
			<pubDate>Fri, 30 May 2014 08:10:52 GMT</pubDate>			<dc:creator>Porzia</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Alterare_la_Trinit%C3%A0</comments>		</item>
		<item>
			<title>Porzia: /* Il rifiuto del femminismo evangelico del subordinazionismo funzionale eterno nell'ambito di Dio uno e trino */</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/w/index.php?title=Alterare_la_Trinit%C3%A0&amp;diff=866&amp;oldid=prev</link>
			<description>&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;autocomment&quot;&gt;Il rifiuto del femminismo evangelico del subordinazionismo funzionale eterno nell&amp;#39;ambito di Dio uno e trino&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;table style=&quot;background-color: white; color:black;&quot;&gt;
			&lt;col class='diff-marker' /&gt;
			&lt;col class='diff-content' /&gt;
			&lt;col class='diff-marker' /&gt;
			&lt;col class='diff-content' /&gt;
		&lt;tr valign='top'&gt;
		&lt;td colspan='2' style=&quot;background-color: white; color:black;&quot;&gt;← Versione meno recente&lt;/td&gt;
		&lt;td colspan='2' style=&quot;background-color: white; color:black;&quot;&gt;Versione delle 08:03, 30 mag 2014&lt;/td&gt;
		&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td colspan=&quot;2&quot; class=&quot;diff-lineno&quot;&gt;Riga 85:&lt;/td&gt;
&lt;td colspan=&quot;2&quot; class=&quot;diff-lineno&quot;&gt;Riga 85:&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;Terzo, la negazione egalitaria di una qualsivoglia sottomissione eterna del Figlio al Padre rende impossibile rispondere alla domanda del perché fosse il &amp;quot;Figlio&amp;quot; e non il &amp;quot;Padre&amp;quot; o lo &amp;quot;Spirito&amp;quot; a essere inviato per incarnarsi. E ancora più essenziale è la questione del perché gli eterni nomi per &amp;quot;Padre&amp;quot; e &amp;quot;Figlio&amp;quot; siano esattamente ''questi'' nomi. John Thompson ha mostrato la tendenza in molte delle moderne discussioni trinitarie a separare la cristologia dalle formulazioni trinitarie. Egli scrive che &amp;quot;la cristologia e la Trinità si erano praticamente separate. Si dichiarava e insieme presumeva che una qualsiasi delle tre persone potesse incarnarsi. ... Vi era dunque soltanto una relazione accidentale tra l'economia della rivelazione e redenzione e l'essere eternamente uno e trino di Dio&amp;quot;&amp;lt;ref&amp;gt;Thompson, ''Prospettive trinitariane moderne'', 22.&amp;lt;/ref&amp;gt;. Apparentemente anche l'egalitarianismo contemporaneo è passibile di questa critica. Dal momento che nulla in Dio prepara il Figlio a essere il Figlio del Padre e poiché ciascun aspetto della sottomissione terrena del Figlio è del tutto separata da qualsiasi ''relazione eterna'' che esista tra il Padre e il Figlio, non vi è semplicemente alcun motivo perché il ''Padre'' debba inviare il ''Figlio''. Dalle parole di Thompson pare che il punto di vista egalitario consenta a &amp;quot;una delle tre persone&amp;quot; di incarnarsi. Tuttavia, abbiamo la rivelazione scritturale che afferma chiaramente che il Figlio scese dal cielo per fare la volontà del Padre. Non si trattava di una missione improvvisata. Nell'eternità il Padre incaricò il Figlio, che quindi volontariamente abbandonò la gloria di cui godeva con il Padre per venire a comprare il nostro perdono e rinnovamento. Tale gloria risulta sminuita se non c'è un'eterna relazione Padre-Figlio in base a cui il Padre invia, il Figlio volontariamente arriva e lo Spirito volontariamente concede. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;Terzo, la negazione egalitaria di una qualsivoglia sottomissione eterna del Figlio al Padre rende impossibile rispondere alla domanda del perché fosse il &amp;quot;Figlio&amp;quot; e non il &amp;quot;Padre&amp;quot; o lo &amp;quot;Spirito&amp;quot; a essere inviato per incarnarsi. E ancora più essenziale è la questione del perché gli eterni nomi per &amp;quot;Padre&amp;quot; e &amp;quot;Figlio&amp;quot; siano esattamente ''questi'' nomi. John Thompson ha mostrato la tendenza in molte delle moderne discussioni trinitarie a separare la cristologia dalle formulazioni trinitarie. Egli scrive che &amp;quot;la cristologia e la Trinità si erano praticamente separate. Si dichiarava e insieme presumeva che una qualsiasi delle tre persone potesse incarnarsi. ... Vi era dunque soltanto una relazione accidentale tra l'economia della rivelazione e redenzione e l'essere eternamente uno e trino di Dio&amp;quot;&amp;lt;ref&amp;gt;Thompson, ''Prospettive trinitariane moderne'', 22.&amp;lt;/ref&amp;gt;. Apparentemente anche l'egalitarianismo contemporaneo è passibile di questa critica. Dal momento che nulla in Dio prepara il Figlio a essere il Figlio del Padre e poiché ciascun aspetto della sottomissione terrena del Figlio è del tutto separata da qualsiasi ''relazione eterna'' che esista tra il Padre e il Figlio, non vi è semplicemente alcun motivo perché il ''Padre'' debba inviare il ''Figlio''. Dalle parole di Thompson pare che il punto di vista egalitario consenta a &amp;quot;una delle tre persone&amp;quot; di incarnarsi. Tuttavia, abbiamo la rivelazione scritturale che afferma chiaramente che il Figlio scese dal cielo per fare la volontà del Padre. Non si trattava di una missione improvvisata. Nell'eternità il Padre incaricò il Figlio, che quindi volontariamente abbandonò la gloria di cui godeva con il Padre per venire a comprare il nostro perdono e rinnovamento. Tale gloria risulta sminuita se non c'è un'eterna relazione Padre-Figlio in base a cui il Padre invia, il Figlio volontariamente arriva e lo Spirito volontariamente concede. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;-&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #ffa; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;E infine quale prova biblica esiste per l'eterna subordinazione funzionale del Figlio al Padre? Un tema ricorrente nella storia di questa dottrina (come si è visto prima in Agostino e Forsyth) è che il Figlio fu incaricato dal Padre nell'''eternità'' trascorsa di venire come il Figlio incarnato. Come Gesù dichiara in almeno oltre trenta occasioni nel vangelo di Giovanni, egli fu ''inviato sulla terra'' dal Padre per fare la volontà del Padre. Può questo essere ridotto al semplice invio del Figlio ''incarnato'' per compiere la missione che il Padre gli aveva riservata, ora che è già giunto nel mondo? Oppure dobbiamo pensare a questo invio, a questo incarico, come se fosse avvenuto nell''eternità trascorsa'', un incarico che quindi viene compiuto in tempo? Le Scritture, sembrerebbe chiaro, esigono quest'ultimo punto di vista. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;+&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #cfc; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;E infine quale prova biblica esiste per l'eterna subordinazione funzionale del Figlio al Padre? Un tema ricorrente nella storia di questa dottrina (come si è visto prima in Agostino e Forsyth) è che il Figlio fu incaricato dal Padre nell'''eternità'' trascorsa di venire come il Figlio incarnato. Come Gesù dichiara in almeno oltre trenta occasioni nel vangelo di Giovanni, egli fu ''inviato sulla terra'' dal Padre per fare la volontà del Padre. Può questo essere ridotto al semplice invio del Figlio ''incarnato'' per compiere la missione che il Padre gli aveva riservata, ora che è già giunto nel mondo? Oppure dobbiamo pensare a questo invio, a questo incarico, come se fosse avvenuto nell&lt;ins class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;'&lt;/ins&gt;''eternità trascorsa'', un incarico che quindi viene compiuto in tempo? Le Scritture, sembrerebbe chiaro, esigono quest'ultimo punto di vista. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;Si consideri, per esempio, l'asserzione di Pietro nel suo sermone della Pentecoste riportato negli Atti 2. Riguardo a Cristo dice: &amp;quot;Quest'uomo vi fu dato nelle mani secondo il determinato consiglio e prescienza di Dio, e voi lo prendeste, e per mani di iniqui lo inchiodaste alla croce e lo uccideste &amp;quot; (Atti 2,23). La crocifissione di Cristo compì il &amp;quot;determinato consiglio&amp;quot; di Dio, che egli aveva stabilito molto tempo prima dell'effettiva incarnazione. Anche se questo versetto da solo non ci dice esattamente a quanto in là risalisse il piano di Dio, sappiamo da numerose profezie bibliche (per esempio, Salmo 22; Isaia 9,6-7; Isaia 53; Michea 5,2, per menzionare alcuni tra i più degni di nota) che Dio aveva pianificato e predetto con precisione, molto tempo prima dell'incarnazione, la nascita, vita, morte e trionfo finale del Figlio. Se l'avvento di Cristo portò a compimento il &amp;quot;determinato consiglio&amp;quot; di Dio, e se tale consiglio fosse stato stabilito ben prima dell'incarnazione, è dunque chiaro che l'incarico al Figlio avvenne nella relazione di Cristo con il Padre nella trinità immanente e non dopo la sua venuta come Figlio incarnato. Si consideri un'altra affermazione di Pietro. Riguardo all'opera redentrice di Cristo, Pietro scrive: &amp;quot;Egli [Cristo] fu preconosciuto prima della fondazione del mondo, ma manifestato negli ultimi tempi per voi&amp;quot; (1Pietro 1,20). Se ci chiediamo a quanto tempo addietro risalga l'incarico al Figlio, questo versetto risolve la questione. Prima che il mondo fosse creato, il Padre scelse (letteralmente &amp;quot;presagì&amp;quot;) l'avvento del Figlio come redentore. L'avvento del Figlio in tempo per versare il proprio sangue riflette non una decisione estemporanea, o un testa o croce della moneta trinitariana, bensì l'eterno fine del ''Padre'' di inviare e offrire il proprio ''Figlio''. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;Si consideri, per esempio, l'asserzione di Pietro nel suo sermone della Pentecoste riportato negli Atti 2. Riguardo a Cristo dice: &amp;quot;Quest'uomo vi fu dato nelle mani secondo il determinato consiglio e prescienza di Dio, e voi lo prendeste, e per mani di iniqui lo inchiodaste alla croce e lo uccideste &amp;quot; (Atti 2,23). La crocifissione di Cristo compì il &amp;quot;determinato consiglio&amp;quot; di Dio, che egli aveva stabilito molto tempo prima dell'effettiva incarnazione. Anche se questo versetto da solo non ci dice esattamente a quanto in là risalisse il piano di Dio, sappiamo da numerose profezie bibliche (per esempio, Salmo 22; Isaia 9,6-7; Isaia 53; Michea 5,2, per menzionare alcuni tra i più degni di nota) che Dio aveva pianificato e predetto con precisione, molto tempo prima dell'incarnazione, la nascita, vita, morte e trionfo finale del Figlio. Se l'avvento di Cristo portò a compimento il &amp;quot;determinato consiglio&amp;quot; di Dio, e se tale consiglio fosse stato stabilito ben prima dell'incarnazione, è dunque chiaro che l'incarico al Figlio avvenne nella relazione di Cristo con il Padre nella trinità immanente e non dopo la sua venuta come Figlio incarnato. Si consideri un'altra affermazione di Pietro. Riguardo all'opera redentrice di Cristo, Pietro scrive: &amp;quot;Egli [Cristo] fu preconosciuto prima della fondazione del mondo, ma manifestato negli ultimi tempi per voi&amp;quot; (1Pietro 1,20). Se ci chiediamo a quanto tempo addietro risalga l'incarico al Figlio, questo versetto risolve la questione. Prima che il mondo fosse creato, il Padre scelse (letteralmente &amp;quot;presagì&amp;quot;) l'avvento del Figlio come redentore. L'avvento del Figlio in tempo per versare il proprio sangue riflette non una decisione estemporanea, o un testa o croce della moneta trinitariana, bensì l'eterno fine del ''Padre'' di inviare e offrire il proprio ''Figlio''. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;!-- diff generator: internal 2026-05-21 16:10:50 --&gt;
&lt;/table&gt;</description>
			<pubDate>Fri, 30 May 2014 08:03:36 GMT</pubDate>			<dc:creator>Porzia</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Alterare_la_Trinit%C3%A0</comments>		</item>
		<item>
			<title>Porzia: /* Alterare la Trinità: è il Figlio sottomesso al Padre?Questo articolo fu inizialmente presentato in forma di saggio alla conferenza &quot;Costruire famiglie forti&quot;, Dallas, Texas, 20-22 marzo 2008, sponsorizzata congiuntamente da Family Life e il Cons</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/w/index.php?title=Alterare_la_Trinit%C3%A0&amp;diff=865&amp;oldid=prev</link>
			<description>&lt;p&gt;/* Alterare la Trinità: è il Figlio sottomesso al Padre?Questo articolo fu inizialmente presentato in forma di saggio alla conferenza &amp;quot;Costruire famiglie forti&amp;quot;, Dallas, Texas, 20-22 marzo 2008, sponsorizzata congiuntamente da Family Life e il Cons&lt;/p&gt;
&lt;table style=&quot;background-color: white; color:black;&quot;&gt;
			&lt;col class='diff-marker' /&gt;
			&lt;col class='diff-content' /&gt;
			&lt;col class='diff-marker' /&gt;
			&lt;col class='diff-content' /&gt;
		&lt;tr valign='top'&gt;
		&lt;td colspan='2' style=&quot;background-color: white; color:black;&quot;&gt;← Versione meno recente&lt;/td&gt;
		&lt;td colspan='2' style=&quot;background-color: white; color:black;&quot;&gt;Versione delle 08:02, 30 mag 2014&lt;/td&gt;
		&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td colspan=&quot;2&quot; class=&quot;diff-lineno&quot;&gt;Riga 73:&lt;/td&gt;
&lt;td colspan=&quot;2&quot; class=&quot;diff-lineno&quot;&gt;Riga 73:&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;C'è un'altra ovvia ragione, una con cui gli egalitari sembrano scontrarsi regolarmente senza riconoscerla per quel che è. Per esempio, nelle riflessioni di Wainwright su Dio come &amp;quot;Padre&amp;quot;, egli nota che: &amp;quot;Padre era il nome che la seconda persona nella sua umana esistenza considerò più appropriato per rivolgersi alla prima persona&amp;quot;. Ma perché è così? A questa domanda Wainwright può solo replicare che &amp;quot;deve esserci ... qualcosa nella paternità umana che rende Padre un modo appropriato per Gesù di denominare colui che lo aveva inviato. In termini trinitari, il punto cruciale è che Padre era il modo di rivolgersi che Gesù usò tipicamente in questa connessione&amp;quot;&amp;lt;ref&amp;gt;Wainwright, &amp;quot;La dottrina della Trinità&amp;quot;, 120 (corsivo aggiunto).&amp;lt;/ref&amp;gt;. Comunque, che cosa insomma sia quel &amp;quot;qualcosa&amp;quot;, Wainwright non ce lo dice. Eppure non è ovvio? Gesù ripeté durante tutto il proprio ministero di essere venuto per fare la ''volontà'' del ''Padre''. Chiaramente, una parte centrale della nozione di &amp;quot;Padre&amp;quot; è quella dell'autorità paterna. Certamente essere padre non finisce lì, ma se anche c'è di più, vi è sicuramente non di meno o altro. La terminologia maschile usata per definire Dio nelle Scritture trasmetteva, nell'ambito delle culture patriarcali di Israele e della chiesa paleocristiana, l'ovvio concetto che Dio, descritto in modi maschili, esercitava l'autorità sul proprio popolo. Padre, Re e Signore comunicavano, con il loro riferimento al genere maschile, una legittima autorità che si doveva rispettare e seguire. Malachia 1,6 per esempio, indica proprio questa connessione tra padre e autorità. Egli scrive: &amp;quot;“Un figlio onora il padre e un servo il padrone. Se sono un padre, dov'è l'onore che mi è dovuto? Se sono un padrone, dov'è il rispetto che mi è dovuto?”, dice il SIGNORE Onnipotente&amp;quot;. Dio come Padre merita legittimamente l'onore, il rispetto e l'obbedienza dei propri figli. Non riuscire a vedere ciò vuol dire lasciarsi sfuggire uno dei motivi principali per cui Dio scelse la terminologia maschile per nominare se stesso. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;C'è un'altra ovvia ragione, una con cui gli egalitari sembrano scontrarsi regolarmente senza riconoscerla per quel che è. Per esempio, nelle riflessioni di Wainwright su Dio come &amp;quot;Padre&amp;quot;, egli nota che: &amp;quot;Padre era il nome che la seconda persona nella sua umana esistenza considerò più appropriato per rivolgersi alla prima persona&amp;quot;. Ma perché è così? A questa domanda Wainwright può solo replicare che &amp;quot;deve esserci ... qualcosa nella paternità umana che rende Padre un modo appropriato per Gesù di denominare colui che lo aveva inviato. In termini trinitari, il punto cruciale è che Padre era il modo di rivolgersi che Gesù usò tipicamente in questa connessione&amp;quot;&amp;lt;ref&amp;gt;Wainwright, &amp;quot;La dottrina della Trinità&amp;quot;, 120 (corsivo aggiunto).&amp;lt;/ref&amp;gt;. Comunque, che cosa insomma sia quel &amp;quot;qualcosa&amp;quot;, Wainwright non ce lo dice. Eppure non è ovvio? Gesù ripeté durante tutto il proprio ministero di essere venuto per fare la ''volontà'' del ''Padre''. Chiaramente, una parte centrale della nozione di &amp;quot;Padre&amp;quot; è quella dell'autorità paterna. Certamente essere padre non finisce lì, ma se anche c'è di più, vi è sicuramente non di meno o altro. La terminologia maschile usata per definire Dio nelle Scritture trasmetteva, nell'ambito delle culture patriarcali di Israele e della chiesa paleocristiana, l'ovvio concetto che Dio, descritto in modi maschili, esercitava l'autorità sul proprio popolo. Padre, Re e Signore comunicavano, con il loro riferimento al genere maschile, una legittima autorità che si doveva rispettare e seguire. Malachia 1,6 per esempio, indica proprio questa connessione tra padre e autorità. Egli scrive: &amp;quot;“Un figlio onora il padre e un servo il padrone. Se sono un padre, dov'è l'onore che mi è dovuto? Se sono un padrone, dov'è il rispetto che mi è dovuto?”, dice il SIGNORE Onnipotente&amp;quot;. Dio come Padre merita legittimamente l'onore, il rispetto e l'obbedienza dei propri figli. Non riuscire a vedere ciò vuol dire lasciarsi sfuggire uno dei motivi principali per cui Dio scelse la terminologia maschile per nominare se stesso. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;-&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #ffa; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;In secondo luogo, se la chiesa paleocristiana accoglie chiaramente la piena uguaglianza essenziale delle tre persone trinitarie (perché ciascuna delle tre persone divine possiede appieno e simultaneamente la stessa identica natura divina infinita), la chiesa ha nondimeno sempre affermato parimenti la precedenza del Padre sul Figlio e lo Spirito. Siccome tale precedenza non può giustamente essere compresa in termini di essenza o natura (a meno di non ricadere nel subordinazionismo ariano), essa deve esistere in termini di relazione&amp;lt;ref&amp;gt;Per una discussione della prova che la teologia della chiesa paleocristiana sostenesse la simultanea uguaglianza eterna dell'essenza e pure la relazione funzionale di autorità e obbedienza tra le persone della Deità una a trina, vedi inoltre Robert Letham, &amp;quot;Il dibattito uomo-donna: commento teologico&amp;quot;, ''Rivista teologica Westminster'' 52 (1990) 65-78; Stephen D. Kovach e Peter R. Schemm jr, &amp;quot;Una difesa della dottrina dell'eterna subordinazione del Figlio&amp;quot;, ''Rivista della Società teologica evangelica'' 42/3 (settembre 1999) 461-476. In uno spazio limitato, Kovach e Schemm citano esempi da Ilario di Poitiers, Attanasio, i padri cappadoci e Agostino, con commenti a sostegno di Giovanni Calvino, Philip Schaff, Jaroslav Pelikan, J. N. D. Kelly, Charles Hodge, W. G. T. Shedd, e riportano (p. 471) le conclusioni di Paul Rainbow, &amp;quot;Trinitarianesimo ortodosso e femminismo evangelico&amp;quot;, 4 (saggio non pubblicato, basato sulla sua dissertazione &amp;quot;Monoteismo e Cristologia in 1Corinzi 8,4-6&amp;quot; [diss. D.Phil., Oxford University, 1987]), in cui Rainbow conclude: &amp;quot;Dalla prima forma del credo possiamo vedere che il Padre e il Figlio sono uniti nell'essere, ma occupano ranghi diversi nella funzione&amp;quot;.&amp;lt;/ref&amp;gt;. Come affermato da Agostino, la distinzione delle persone è costituita precisamente dalle diverse relazioni tra di loro, in parte manifeste dall'intrinseca autorità del Padre e intrinseca sottomissione del Figlio. Ciò è più evidente nell'eterna relazione Padre-Figlio, in cui il Padre è eternamente il Padre del Figlio e il Figlio eternamente Figlio del Padre. Tuttavia, qualcuno potrebbe chiedersi, questo comunica un'eterna autorità del Padre e un'eterna sottomissione del Figlio? Vediamo come Agostino discute sia l'essenziale uguaglianza di Padre e Figlio e la missione del Figlio che fu inviato, nell'eternità &lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;remota&lt;/del&gt;, per obbedire ed eseguire la volontà del Padre: &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;+&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #cfc; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;In secondo luogo, se la chiesa paleocristiana accoglie chiaramente la piena uguaglianza essenziale delle tre persone trinitarie (perché ciascuna delle tre persone divine possiede appieno e simultaneamente la stessa identica natura divina infinita), la chiesa ha nondimeno sempre affermato parimenti la precedenza del Padre sul Figlio e lo Spirito. Siccome tale precedenza non può giustamente essere compresa in termini di essenza o natura (a meno di non ricadere nel subordinazionismo ariano), essa deve esistere in termini di relazione&amp;lt;ref&amp;gt;Per una discussione della prova che la teologia della chiesa paleocristiana sostenesse la simultanea uguaglianza eterna dell'essenza e pure la relazione funzionale di autorità e obbedienza tra le persone della Deità una a trina, vedi inoltre Robert Letham, &amp;quot;Il dibattito uomo-donna: commento teologico&amp;quot;, ''Rivista teologica Westminster'' 52 (1990) 65-78; Stephen D. Kovach e Peter R. Schemm jr, &amp;quot;Una difesa della dottrina dell'eterna subordinazione del Figlio&amp;quot;, ''Rivista della Società teologica evangelica'' 42/3 (settembre 1999) 461-476. In uno spazio limitato, Kovach e Schemm citano esempi da Ilario di Poitiers, Attanasio, i padri cappadoci e Agostino, con commenti a sostegno di Giovanni Calvino, Philip Schaff, Jaroslav Pelikan, J. N. D. Kelly, Charles Hodge, W. G. T. Shedd, e riportano (p. 471) le conclusioni di Paul Rainbow, &amp;quot;Trinitarianesimo ortodosso e femminismo evangelico&amp;quot;, 4 (saggio non pubblicato, basato sulla sua dissertazione &amp;quot;Monoteismo e Cristologia in 1Corinzi 8,4-6&amp;quot; [diss. D.Phil., Oxford University, 1987]), in cui Rainbow conclude: &amp;quot;Dalla prima forma del credo possiamo vedere che il Padre e il Figlio sono uniti nell'essere, ma occupano ranghi diversi nella funzione&amp;quot;.&amp;lt;/ref&amp;gt;. Come affermato da Agostino, la distinzione delle persone è costituita precisamente dalle diverse relazioni tra di loro, in parte manifeste dall'intrinseca autorità del Padre e intrinseca sottomissione del Figlio. Ciò è più evidente nell'eterna relazione Padre-Figlio, in cui il Padre è eternamente il Padre del Figlio e il Figlio eternamente Figlio del Padre. Tuttavia, qualcuno potrebbe chiedersi, questo comunica un'eterna autorità del Padre e un'eterna sottomissione del Figlio? Vediamo come Agostino discute sia l'essenziale uguaglianza di Padre e Figlio e la missione del Figlio che fu inviato, nell'eternità &lt;ins class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;trascorsa&lt;/ins&gt;, per obbedire ed eseguire la volontà del Padre: &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;:Se dunque il Figlio si dice mandato dal Padre perché questi è Padre e quello è Figlio, niente ci impedisce di credere che il ''Figlio sia uguale e consustanziale al Padre'' e che tuttavia il Figlio sia stato mandato dal Padre. Non perché l’uno sia superiore e l’altro inferiore, ma perché l’uno è Padre e l’altro è Figlio, l’uno genitore e l’altro generato, l’uno è colui da cui procede l'inviato, l’altro è colui che procede da chi lo invia. Infatti è il Figlio che ha origine dal Padre, non il Padre dal Figlio. Conseguentemente possiamo capire che la missione del ''Figlio non si identifica semplicemente con l’incarnazione del Verbo, ma è il principio che ha determinato l’incarnazione del Verbo'' e il compimento da parte di lui, personalmente presente, degli eventi che sono stati registrati. In altre parole, ''la missione non è solo dell’uomo assunto dal Verbo, ma altresì del Verbo che è stato mandato a farsi uomo. Perché la sua missione non presuppone una differenza di potere o di sostanza o di altro nei riguardi del Padre,'' ma presuppone l’origine del Figlio dal Padre, non del Padre dal Figlio&amp;lt;ref&amp;gt;Sant'Agostino, ''La Trinità'', trad. Edmund Hill, vol. 5, ''Opere'' (Brooklyn, NY, New City Press, 1991) IV 27 (corsivo aggiunto). (NdT: per le opere complete di Sant'Agostino in italiano vedi http://www.augustinus.it/italiano/index.htm)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;:Se dunque il Figlio si dice mandato dal Padre perché questi è Padre e quello è Figlio, niente ci impedisce di credere che il ''Figlio sia uguale e consustanziale al Padre'' e che tuttavia il Figlio sia stato mandato dal Padre. Non perché l’uno sia superiore e l’altro inferiore, ma perché l’uno è Padre e l’altro è Figlio, l’uno genitore e l’altro generato, l’uno è colui da cui procede l'inviato, l’altro è colui che procede da chi lo invia. Infatti è il Figlio che ha origine dal Padre, non il Padre dal Figlio. Conseguentemente possiamo capire che la missione del ''Figlio non si identifica semplicemente con l’incarnazione del Verbo, ma è il principio che ha determinato l’incarnazione del Verbo'' e il compimento da parte di lui, personalmente presente, degli eventi che sono stati registrati. In altre parole, ''la missione non è solo dell’uomo assunto dal Verbo, ma altresì del Verbo che è stato mandato a farsi uomo. Perché la sua missione non presuppone una differenza di potere o di sostanza o di altro nei riguardi del Padre,'' ma presuppone l’origine del Figlio dal Padre, non del Padre dal Figlio&amp;lt;ref&amp;gt;Sant'Agostino, ''La Trinità'', trad. Edmund Hill, vol. 5, ''Opere'' (Brooklyn, NY, New City Press, 1991) IV 27 (corsivo aggiunto). (NdT: per le opere complete di Sant'Agostino in italiano vedi http://www.augustinus.it/italiano/index.htm)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan=&quot;2&quot; class=&quot;diff-lineno&quot;&gt;Riga 103:&lt;/td&gt;
&lt;td colspan=&quot;2&quot; class=&quot;diff-lineno&quot;&gt;Riga 103:&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;2. ''Vedere autorità e sottomissione come entrambe simili a Dio''. Con P. T. Forsyth dobbiamo vedere non soltanto l'autorità, ma pure la sottomissione come simile a Dio. Siamo più pronti ad associare Dio con l'autorità, ma dal momento che il Figlio è il ''Figlio eterno'' del Padre, e poiché il Figlio è ''eternamente'' Dio, ne consegue allora che la natura intra-trinitaria di Dio onora sia l'autorità, sia la sottomissione. Proprio com'è simile a Dio comportarsi con responsabilità e decoro, così è similmente divino essere sottomessi nelle relazioni umane quando ciò è richiesto. È divino per le mogli sottomettersi ai propri mariti; è divino per i figli obbedire ai propri genitori; è divino per i membri della chiesa seguire le regole dei propri pii presbiteri. Si esamini Filippesi 2,5-11 per vedere come si esprime il modello della sottomissione divina. Noi onoriamo Dio nel riprodurre la relazione autorità-sottomissione che caratterizza le stesse persone della Trinità. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;2. ''Vedere autorità e sottomissione come entrambe simili a Dio''. Con P. T. Forsyth dobbiamo vedere non soltanto l'autorità, ma pure la sottomissione come simile a Dio. Siamo più pronti ad associare Dio con l'autorità, ma dal momento che il Figlio è il ''Figlio eterno'' del Padre, e poiché il Figlio è ''eternamente'' Dio, ne consegue allora che la natura intra-trinitaria di Dio onora sia l'autorità, sia la sottomissione. Proprio com'è simile a Dio comportarsi con responsabilità e decoro, così è similmente divino essere sottomessi nelle relazioni umane quando ciò è richiesto. È divino per le mogli sottomettersi ai propri mariti; è divino per i figli obbedire ai propri genitori; è divino per i membri della chiesa seguire le regole dei propri pii presbiteri. Si esamini Filippesi 2,5-11 per vedere come si esprime il modello della sottomissione divina. Noi onoriamo Dio nel riprodurre la relazione autorità-sottomissione che caratterizza le stesse persone della Trinità. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;-&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #ffa; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;3. ''Infondere nuova vita al retto concetto biblico di Dio come Padre.'' Così come Gesù ci istruì nella sua preghiera modello (il Padre Nostro) dobbiamo pregare il &amp;quot;Padre nostro che sei nei cieli&amp;quot;. Il concetto e la realtà di Dio in quanto Padre risplendono fulgidi e non dobbiamo perdere questo articolo della fede e pratica ecclesiastiche a causa di padri violenti o confusione culturale su che cosa sia la paternità. &amp;quot;Dio in quanto Padre&amp;quot; si rifà a due idee che si bilanciano e si completano a vicenda: riverenza (per es., sia benedetto il tuo nome) e ''dipendenza'' (per es., dacci oggi il nostro pane quotidiano). Dio in quanto Padre merita il nostro massimo rispetto e devozione assoluta, merita la nostra incondizionata fiducia nell'affidarci a lui. Essere devoti e affidarsi a Dio in quanto Padre coglie nell'essenza tutto quello che la nostra vita dovrà essere dinanzi a lui. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;+&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #cfc; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;3. ''Infondere nuova vita al retto concetto biblico di Dio come Padre.'' Così come Gesù ci istruì nella sua preghiera modello (il Padre Nostro) dobbiamo pregare il &amp;quot;Padre nostro che sei nei cieli&amp;quot;. Il concetto e la realtà di Dio in quanto Padre risplendono fulgidi e non dobbiamo perdere questo articolo della fede e pratica ecclesiastiche a causa di padri violenti o confusione culturale su che cosa sia la paternità. &amp;quot;Dio in quanto Padre&amp;quot; si rifà a due idee che si bilanciano e si completano a vicenda: &lt;ins class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;''&lt;/ins&gt;riverenza&lt;ins class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;'' &lt;/ins&gt;(per es., sia benedetto il tuo nome) e ''dipendenza'' (per es., dacci oggi il nostro pane quotidiano). Dio in quanto Padre merita il nostro massimo rispetto e devozione assoluta, merita la nostra incondizionata fiducia nell'affidarci a lui. Essere devoti e affidarsi a Dio in quanto Padre coglie nell'essenza tutto quello che la nostra vita dovrà essere dinanzi a lui. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;4. ''La nostra comune adozione nella famiglia di Dio è in quanto figli.'' Tutti noi, come figli di Dio, dobbiamo accettare la legittima autorità divina sulla nostra vita. Siamo tutti figli di Dio (υἱοὶ θεου) attraverso la fede in Gesù Cristo (Galati 3,26) e come figli dobbiamo vedere il nostro ruolo, come con il ruolo dell'eterno Figlio, sempre e solo per sottometterci alla volontà del Padre nostro. Paradossalmente, quando offriamo obbedienza completa, entriamo completamente nella vita come Dio la creò per essere. Come disse Gesù: &amp;quot;Se osservate i miei comandamenti, dimorerete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e dimoro nel Suo amore. Vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia dimori in voi e la vostra gioia sia piena&amp;quot; (Giovanni 15,10-11). Dobbiamo obbedire senza riserve, completamente e con grande anticipazione di benedizioni perché, nell'obbedire, entriamo in una gioia completa e durevole. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;4. ''La nostra comune adozione nella famiglia di Dio è in quanto figli.'' Tutti noi, come figli di Dio, dobbiamo accettare la legittima autorità divina sulla nostra vita. Siamo tutti figli di Dio (υἱοὶ θεου) attraverso la fede in Gesù Cristo (Galati 3,26) e come figli dobbiamo vedere il nostro ruolo, come con il ruolo dell'eterno Figlio, sempre e solo per sottometterci alla volontà del Padre nostro. Paradossalmente, quando offriamo obbedienza completa, entriamo completamente nella vita come Dio la creò per essere. Come disse Gesù: &amp;quot;Se osservate i miei comandamenti, dimorerete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e dimoro nel Suo amore. Vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia dimori in voi e la vostra gioia sia piena&amp;quot; (Giovanni 15,10-11). Dobbiamo obbedire senza riserve, completamente e con grande anticipazione di benedizioni perché, nell'obbedire, entriamo in una gioia completa e durevole. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;!-- diff generator: internal 2026-05-21 16:10:50 --&gt;
&lt;/table&gt;</description>
			<pubDate>Fri, 30 May 2014 08:02:47 GMT</pubDate>			<dc:creator>Porzia</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Alterare_la_Trinit%C3%A0</comments>		</item>
		<item>
			<title>Porzia: /* Alterare la Trinità: è il Figlio sottomesso al Padre?Questo articolo fu inizialmente presentato in forma di saggio alla conferenza &quot;Costruire famiglie forti&quot;, Dallas, Texas, 20-22 marzo 2008, sponsorizzata congiuntamente da Family Life e il Cons</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/w/index.php?title=Alterare_la_Trinit%C3%A0&amp;diff=864&amp;oldid=prev</link>
			<description>&lt;p&gt;/* Alterare la Trinità: è il Figlio sottomesso al Padre?Questo articolo fu inizialmente presentato in forma di saggio alla conferenza &amp;quot;Costruire famiglie forti&amp;quot;, Dallas, Texas, 20-22 marzo 2008, sponsorizzata congiuntamente da Family Life e il Cons&lt;/p&gt;
&lt;table style=&quot;background-color: white; color:black;&quot;&gt;
			&lt;col class='diff-marker' /&gt;
			&lt;col class='diff-content' /&gt;
			&lt;col class='diff-marker' /&gt;
			&lt;col class='diff-content' /&gt;
		&lt;tr valign='top'&gt;
		&lt;td colspan='2' style=&quot;background-color: white; color:black;&quot;&gt;← Versione meno recente&lt;/td&gt;
		&lt;td colspan='2' style=&quot;background-color: white; color:black;&quot;&gt;Versione delle 07:39, 30 mag 2014&lt;/td&gt;
		&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td colspan=&quot;2&quot; class=&quot;diff-lineno&quot;&gt;Riga 81:&lt;/td&gt;
&lt;td colspan=&quot;2&quot; class=&quot;diff-lineno&quot;&gt;Riga 81:&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;Come scrive P. T. Forsyth, la bellezza dell'uguaglianza simultanea del Figlio con il Padre e dell'obbedienza a Lui illustra il servizio volenteroso che Dio si propone di ottenere dal proprio popolo. Forsyth asserisce che &amp;quot;la subordinazione ''non'' è inferiorità ed è simile a Dio. Il principio è incastonato nella coesione stessa della trinità eterna ed è inseparabile dall'unità, fraternità e vera uguaglianza degli uomini. Non è un segno di inferiorità l'essere subordinati, rispondere a un'autorità, obbedire. È anzi divino&amp;quot;&amp;lt;ref&amp;gt;P. T. Forsyth, ''Dio Padre Santo'' (1897; ristampa Londra, Independent Press, 1957) 42.&amp;lt;/ref&amp;gt;. Altrove Forsyth chiarisce che l'obbedienza del Figlio al Padre era davvero un'eterna obbedienza, offerta da un eternamente uguale, che costituisce un'eterna subordinazione del Figlio alla volontà del Padre. Egli scrive: &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;Come scrive P. T. Forsyth, la bellezza dell'uguaglianza simultanea del Figlio con il Padre e dell'obbedienza a Lui illustra il servizio volenteroso che Dio si propone di ottenere dal proprio popolo. Forsyth asserisce che &amp;quot;la subordinazione ''non'' è inferiorità ed è simile a Dio. Il principio è incastonato nella coesione stessa della trinità eterna ed è inseparabile dall'unità, fraternità e vera uguaglianza degli uomini. Non è un segno di inferiorità l'essere subordinati, rispondere a un'autorità, obbedire. È anzi divino&amp;quot;&amp;lt;ref&amp;gt;P. T. Forsyth, ''Dio Padre Santo'' (1897; ristampa Londra, Independent Press, 1957) 42.&amp;lt;/ref&amp;gt;. Altrove Forsyth chiarisce che l'obbedienza del Figlio al Padre era davvero un'eterna obbedienza, offerta da un eternamente uguale, che costituisce un'eterna subordinazione del Figlio alla volontà del Padre. Egli scrive: &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;-&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #ffa; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;:Padre e Figlio coesistono, coeguali nello Spirito della santità, &lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;cioè &lt;/del&gt;della perfezione. Tuttavia, la relazione Padre-Figlio è inconcepibile se non nell'obbedienza del Figlio al Padre. La perfezione del Figlio e il perfezionamento della sua santa opera sta non nella sua sofferenza, bensì nella sua obbedienza e, poiché egli era il Figlio eterno, ciò significava un'eterna obbedienza&lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;. &lt;/del&gt;... ma l'obbedienza non è concepibile senza una qualche forma di subordinazione. Tuttavia, proprio in questa stessa obbedienza il Figlio era coeguale al Padre; la volontà cedevole del Figlio era non meno divina di quella rigorosa del Padre. Perciò, nella natura stessa di Dio, la subordinazione non sottintende alcuna inferiorità&amp;lt;ref&amp;gt;P. T. Forsyth, ''Il matrimonio: etica e religione'' (Londra, Hodder and Stoughton, 1912) 70-71.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;+&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #cfc; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;:Padre e Figlio coesistono, coeguali nello Spirito della santità, &lt;ins class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;ovvero &lt;/ins&gt;della perfezione. Tuttavia, la relazione Padre-Figlio è inconcepibile se non nell'obbedienza del Figlio al Padre. La perfezione del Figlio e il perfezionamento della sua santa opera sta non nella sua sofferenza, bensì nella sua obbedienza e, poiché egli era il Figlio eterno, ciò significava un'eterna obbedienza ... ma l'obbedienza non è concepibile senza una qualche forma di subordinazione. Tuttavia, proprio in questa stessa obbedienza il Figlio era coeguale al Padre; la volontà cedevole del Figlio era non meno divina di quella rigorosa del Padre. Perciò, nella natura stessa di Dio, la subordinazione non sottintende alcuna inferiorità&amp;lt;ref&amp;gt;P. T. Forsyth, ''Il matrimonio: etica e religione'' (Londra, Hodder and Stoughton, 1912) 70-71.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;Terzo, la negazione egalitaria di una qualsivoglia sottomissione eterna del Figlio al Padre rende impossibile rispondere alla domanda del perché fosse il &amp;quot;Figlio&amp;quot; e non il &amp;quot;Padre&amp;quot; o lo &amp;quot;Spirito&amp;quot; a essere inviato per incarnarsi. E ancora più essenziale è la questione del perché gli eterni nomi per &amp;quot;Padre&amp;quot; e &amp;quot;Figlio&amp;quot; siano esattamente ''questi'' nomi. John Thompson ha mostrato la tendenza in molte delle moderne discussioni trinitarie a separare la cristologia dalle formulazioni trinitarie. Egli scrive che &amp;quot;la cristologia e la Trinità si erano praticamente separate. Si dichiarava e insieme presumeva che una qualsiasi delle tre persone potesse incarnarsi. ... Vi era dunque soltanto una relazione accidentale tra l'economia della rivelazione e redenzione e l'essere eternamente uno e trino di Dio&amp;quot;&amp;lt;ref&amp;gt;Thompson, ''Prospettive trinitariane moderne'', 22.&amp;lt;/ref&amp;gt;. Apparentemente anche l'egalitarianismo contemporaneo è passibile di questa critica. Dal momento che nulla in Dio prepara il Figlio a essere il Figlio del Padre e poiché ciascun aspetto della sottomissione terrena del Figlio è del tutto separata da qualsiasi ''relazione eterna'' che esista tra il Padre e il Figlio, non vi è semplicemente alcun motivo perché il ''Padre'' debba inviare il ''Figlio''. Dalle parole di Thompson pare che il punto di vista egalitario consenta a &amp;quot;una delle tre persone&amp;quot; di incarnarsi. Tuttavia, abbiamo la rivelazione scritturale che afferma chiaramente che il Figlio scese dal cielo per fare la volontà del Padre. Non si trattava di una missione improvvisata. Nell'eternità il Padre incaricò il Figlio, che quindi volontariamente abbandonò la gloria di cui godeva con il Padre per venire a comprare il nostro perdono e rinnovamento. Tale gloria risulta sminuita se non c'è un'eterna relazione Padre-Figlio in base a cui il Padre invia, il Figlio volontariamente arriva e lo Spirito volontariamente concede. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;Terzo, la negazione egalitaria di una qualsivoglia sottomissione eterna del Figlio al Padre rende impossibile rispondere alla domanda del perché fosse il &amp;quot;Figlio&amp;quot; e non il &amp;quot;Padre&amp;quot; o lo &amp;quot;Spirito&amp;quot; a essere inviato per incarnarsi. E ancora più essenziale è la questione del perché gli eterni nomi per &amp;quot;Padre&amp;quot; e &amp;quot;Figlio&amp;quot; siano esattamente ''questi'' nomi. John Thompson ha mostrato la tendenza in molte delle moderne discussioni trinitarie a separare la cristologia dalle formulazioni trinitarie. Egli scrive che &amp;quot;la cristologia e la Trinità si erano praticamente separate. Si dichiarava e insieme presumeva che una qualsiasi delle tre persone potesse incarnarsi. ... Vi era dunque soltanto una relazione accidentale tra l'economia della rivelazione e redenzione e l'essere eternamente uno e trino di Dio&amp;quot;&amp;lt;ref&amp;gt;Thompson, ''Prospettive trinitariane moderne'', 22.&amp;lt;/ref&amp;gt;. Apparentemente anche l'egalitarianismo contemporaneo è passibile di questa critica. Dal momento che nulla in Dio prepara il Figlio a essere il Figlio del Padre e poiché ciascun aspetto della sottomissione terrena del Figlio è del tutto separata da qualsiasi ''relazione eterna'' che esista tra il Padre e il Figlio, non vi è semplicemente alcun motivo perché il ''Padre'' debba inviare il ''Figlio''. Dalle parole di Thompson pare che il punto di vista egalitario consenta a &amp;quot;una delle tre persone&amp;quot; di incarnarsi. Tuttavia, abbiamo la rivelazione scritturale che afferma chiaramente che il Figlio scese dal cielo per fare la volontà del Padre. Non si trattava di una missione improvvisata. Nell'eternità il Padre incaricò il Figlio, che quindi volontariamente abbandonò la gloria di cui godeva con il Padre per venire a comprare il nostro perdono e rinnovamento. Tale gloria risulta sminuita se non c'è un'eterna relazione Padre-Figlio in base a cui il Padre invia, il Figlio volontariamente arriva e lo Spirito volontariamente concede. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan=&quot;2&quot; class=&quot;diff-lineno&quot;&gt;Riga 87:&lt;/td&gt;
&lt;td colspan=&quot;2&quot; class=&quot;diff-lineno&quot;&gt;Riga 87:&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;E infine quale prova biblica esiste per l'eterna subordinazione funzionale del Figlio al Padre? Un tema ricorrente nella storia di questa dottrina (come si è visto prima in Agostino e Forsyth) è che il Figlio fu incaricato dal Padre nell'''eternità'' trascorsa di venire come il Figlio incarnato. Come Gesù dichiara in almeno oltre trenta occasioni nel vangelo di Giovanni, egli fu ''inviato sulla terra'' dal Padre per fare la volontà del Padre. Può questo essere ridotto al semplice invio del Figlio ''incarnato'' per compiere la missione che il Padre gli aveva riservata, ora che è già giunto nel mondo? Oppure dobbiamo pensare a questo invio, a questo incarico, come se fosse avvenuto nell''eternità trascorsa'', un incarico che quindi viene compiuto in tempo? Le Scritture, sembrerebbe chiaro, esigono quest'ultimo punto di vista. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;E infine quale prova biblica esiste per l'eterna subordinazione funzionale del Figlio al Padre? Un tema ricorrente nella storia di questa dottrina (come si è visto prima in Agostino e Forsyth) è che il Figlio fu incaricato dal Padre nell'''eternità'' trascorsa di venire come il Figlio incarnato. Come Gesù dichiara in almeno oltre trenta occasioni nel vangelo di Giovanni, egli fu ''inviato sulla terra'' dal Padre per fare la volontà del Padre. Può questo essere ridotto al semplice invio del Figlio ''incarnato'' per compiere la missione che il Padre gli aveva riservata, ora che è già giunto nel mondo? Oppure dobbiamo pensare a questo invio, a questo incarico, come se fosse avvenuto nell''eternità trascorsa'', un incarico che quindi viene compiuto in tempo? Le Scritture, sembrerebbe chiaro, esigono quest'ultimo punto di vista. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;-&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #ffa; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;Si consideri, per esempio, l'asserzione di Pietro nel suo sermone della Pentecoste riportato negli Atti 2. Riguardo a Cristo dice: &amp;quot;Quest'uomo vi fu dato nelle mani secondo il determinato consiglio e prescienza di Dio, e voi lo prendeste, e per mani di iniqui lo inchiodaste alla croce e lo uccideste &amp;quot; (Atti 2,23). La crocifissione di Cristo compì il &amp;quot;determinato consiglio&amp;quot; di Dio, che egli aveva stabilito molto tempo prima dell'effettiva incarnazione. Anche se questo versetto da solo non ci dice esattamente a quanto in là risalisse il piano di Dio, sappiamo da numerose profezie bibliche (per esempio, Salmo 22; Isaia 9,6-7; Isaia 53; Michea 5,2, per menzionare alcuni tra i più degni di nota) che Dio aveva pianificato e predetto con precisione, molto tempo prima dell'incarnazione, nascita, vita, morte e trionfo finale del Figlio. Se l'avvento di Cristo portò a compimento il &amp;quot;determinato consiglio&amp;quot; di Dio, e se tale consiglio fosse stato stabilito ben prima dell'incarnazione, è dunque chiaro che l'incarico al Figlio avvenne nella relazione di Cristo con il Padre nella trinità immanente e non dopo la sua venuta come Figlio incarnato. Si consideri un'altra affermazione di Pietro. Riguardo all'opera redentrice di Cristo, Pietro scrive: &amp;quot;Egli [Cristo] fu preconosciuto prima della fondazione del mondo, ma manifestato negli ultimi tempi per voi&amp;quot; (1Pietro 1,20). Se ci chiediamo a quanto tempo addietro risalga l'incarico al Figlio, questo versetto risolve la questione. Prima che il mondo fosse creato, il Padre scelse (letteralmente &amp;quot;presagì&amp;quot;) l'avvento del Figlio come redentore. L'avvento del Figlio in tempo per versare il proprio sangue riflette non una decisione estemporanea, o un testa o croce della moneta trinitariana, bensì l'eterno fine del ''Padre'' di inviare e offrire il proprio ''Figlio''. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;+&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #cfc; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;Si consideri, per esempio, l'asserzione di Pietro nel suo sermone della Pentecoste riportato negli Atti 2. Riguardo a Cristo dice: &amp;quot;Quest'uomo vi fu dato nelle mani secondo il determinato consiglio e prescienza di Dio, e voi lo prendeste, e per mani di iniqui lo inchiodaste alla croce e lo uccideste &amp;quot; (Atti 2,23). La crocifissione di Cristo compì il &amp;quot;determinato consiglio&amp;quot; di Dio, che egli aveva stabilito molto tempo prima dell'effettiva incarnazione. Anche se questo versetto da solo non ci dice esattamente a quanto in là risalisse il piano di Dio, sappiamo da numerose profezie bibliche (per esempio, Salmo 22; Isaia 9,6-7; Isaia 53; Michea 5,2, per menzionare alcuni tra i più degni di nota) che Dio aveva pianificato e predetto con precisione, molto tempo prima dell'incarnazione, &lt;ins class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;la &lt;/ins&gt;nascita, vita, morte e trionfo finale del Figlio. Se l'avvento di Cristo portò a compimento il &amp;quot;determinato consiglio&amp;quot; di Dio, e se tale consiglio fosse stato stabilito ben prima dell'incarnazione, è dunque chiaro che l'incarico al Figlio avvenne nella relazione di Cristo con il Padre nella trinità immanente e non dopo la sua venuta come Figlio incarnato. Si consideri un'altra affermazione di Pietro. Riguardo all'opera redentrice di Cristo, Pietro scrive: &amp;quot;Egli [Cristo] fu preconosciuto prima della fondazione del mondo, ma manifestato negli ultimi tempi per voi&amp;quot; (1Pietro 1,20). Se ci chiediamo a quanto tempo addietro risalga l'incarico al Figlio, questo versetto risolve la questione. Prima che il mondo fosse creato, il Padre scelse (letteralmente &amp;quot;presagì&amp;quot;) l'avvento del Figlio come redentore. L'avvento del Figlio in tempo per versare il proprio sangue riflette non una decisione estemporanea, o un testa o croce della moneta trinitariana, bensì l'eterno fine del ''Padre'' di inviare e offrire il proprio ''Figlio''. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;Efesini 1,3-5 e Rivelazioni 13,8 confermano tale conclusione. In Efesini, Paolo loda Dio ''Padre'' per aver scelto il proprio popolo ''in Cristo'' prima della fondazione del mondo e averlo predestinato all'adozione in quanto figlio ''tramite Gesù Cristo''. Poiché Paolo specificamente 1) loda il Padre per tale elezione e predestinazione, 2) designa ''Cristo'' come colui verso il quale è diretta la nostra elezione e predestinazione e 3) afferma che il fine e piano elettivo del Padre avvenne prima della creazione del mondo, ne consegue che l'incarico del Padre al Figlio è fondato nell'eternità trascorsa e che la sottomissione del Figlio al Padre è radicata nella loro eterna relazione nell'ambito della Deità. Rivelazioni 13,8 indica parimenti che il libro della vita in cui i nomi dei credenti sono stati registrati esiste 1) dalla ''fondazione del mondo'' e 2) appartiene ''all'Agnello che fu ucciso''. Ancora una volta, dunque, abbiamo una prova evidente che il fine del Padre dall'eternità trascorsa era di inviare il proprio Figlio, l'Agnello di Dio, tramite il quale il suo popolo sarebbe stato salvato. La relazione autorità-obbedienza di Padre e Figlio nella trinità immanente è imprescindibile, se vogliamo spiegarci l'eterno fine di Dio Padre nell'eleggere e salvare i suoi attraverso il proprio figlio diletto. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;Efesini 1,3-5 e Rivelazioni 13,8 confermano tale conclusione. In Efesini, Paolo loda Dio ''Padre'' per aver scelto il proprio popolo ''in Cristo'' prima della fondazione del mondo e averlo predestinato all'adozione in quanto figlio ''tramite Gesù Cristo''. Poiché Paolo specificamente 1) loda il Padre per tale elezione e predestinazione, 2) designa ''Cristo'' come colui verso il quale è diretta la nostra elezione e predestinazione e 3) afferma che il fine e piano elettivo del Padre avvenne prima della creazione del mondo, ne consegue che l'incarico del Padre al Figlio è fondato nell'eternità trascorsa e che la sottomissione del Figlio al Padre è radicata nella loro eterna relazione nell'ambito della Deità. Rivelazioni 13,8 indica parimenti che il libro della vita in cui i nomi dei credenti sono stati registrati esiste 1) dalla ''fondazione del mondo'' e 2) appartiene ''all'Agnello che fu ucciso''. Ancora una volta, dunque, abbiamo una prova evidente che il fine del Padre dall'eternità trascorsa era di inviare il proprio Figlio, l'Agnello di Dio, tramite il quale il suo popolo sarebbe stato salvato. La relazione autorità-obbedienza di Padre e Figlio nella trinità immanente è imprescindibile, se vogliamo spiegarci l'eterno fine di Dio Padre nell'eleggere e salvare i suoi attraverso il proprio figlio diletto. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan=&quot;2&quot; class=&quot;diff-lineno&quot;&gt;Riga 101:&lt;/td&gt;
&lt;td colspan=&quot;2&quot; class=&quot;diff-lineno&quot;&gt;Riga 101:&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;1. ''Accettare le legittime strutture dell'autorità''. Poiché la struttura dell'autorità e obbedienza non è stabilita soltanto da Dio, ma è, persino di più, propria alla stessa vita intra-trinitaria di Dio, come il Padre stabilisce la propria volontà e il Figlio obbedisce con gioia, non dobbiamo perciò disdegnare, bensì accogliere le giuste linee di autorità e obbedienza. A casa, nella comunità dei credenti e nella società le legittime linee di autorità sono buoni, saggi e splendidi riflessi della realtà che è Dio stesso. Ciò vale per quelli nelle posizioni ordinate da Dio di sottomissione e obbedienza che devono dunque accettare con gioia questi giusti ruoli di sottoposti. Vale allo stesso modo per quelli ordinati da Dio in posizioni di autorità che devono accogliere i giusti ruoli di autorità responsabile ed esercitarla per il Signore. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;1. ''Accettare le legittime strutture dell'autorità''. Poiché la struttura dell'autorità e obbedienza non è stabilita soltanto da Dio, ma è, persino di più, propria alla stessa vita intra-trinitaria di Dio, come il Padre stabilisce la propria volontà e il Figlio obbedisce con gioia, non dobbiamo perciò disdegnare, bensì accogliere le giuste linee di autorità e obbedienza. A casa, nella comunità dei credenti e nella società le legittime linee di autorità sono buoni, saggi e splendidi riflessi della realtà che è Dio stesso. Ciò vale per quelli nelle posizioni ordinate da Dio di sottomissione e obbedienza che devono dunque accettare con gioia questi giusti ruoli di sottoposti. Vale allo stesso modo per quelli ordinati da Dio in posizioni di autorità che devono accogliere i giusti ruoli di autorità responsabile ed esercitarla per il Signore. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;-&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #ffa; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;2. ''Vedere autorità e sottomissione come entrambe simili a Dio''. Con P. T. Forsyth dobbiamo vedere non soltanto l'autorità, ma pure la sottomissione come simile a Dio. Siamo più pronti ad associare Dio con l'autorità, ma dal momento che il Figlio è il ''Figlio eterno'' del Padre, e poiché il Figlio è ''eternamente'' Dio, ne consegue allora che la natura trinitaria &lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;intrinseca &lt;/del&gt;di Dio onora sia l'autorità, sia la sottomissione. Proprio com'è simile a Dio comportarsi con responsabilità e decoro, così è similmente divino essere sottomessi nelle relazioni umane quando ciò è richiesto. È divino per le mogli sottomettersi ai propri mariti; è divino per i figli obbedire ai propri genitori; è divino per i membri della chiesa seguire le regole dei propri pii presbiteri. Si esamini Filippesi 2,5-11 per vedere come si esprime il modello della sottomissione divina. Noi onoriamo Dio nel riprodurre la relazione autorità-sottomissione che caratterizza le stesse persone della Trinità. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;+&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #cfc; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;2. ''Vedere autorità e sottomissione come entrambe simili a Dio''. Con P. T. Forsyth dobbiamo vedere non soltanto l'autorità, ma pure la sottomissione come simile a Dio. Siamo più pronti ad associare Dio con l'autorità, ma dal momento che il Figlio è il ''Figlio eterno'' del Padre, e poiché il Figlio è ''eternamente'' Dio, ne consegue allora che la natura &lt;ins class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;intra-&lt;/ins&gt;trinitaria di Dio onora sia l'autorità, sia la sottomissione. Proprio com'è simile a Dio comportarsi con responsabilità e decoro, così è similmente divino essere sottomessi nelle relazioni umane quando ciò è richiesto. È divino per le mogli sottomettersi ai propri mariti; è divino per i figli obbedire ai propri genitori; è divino per i membri della chiesa seguire le regole dei propri pii presbiteri. Si esamini Filippesi 2,5-11 per vedere come si esprime il modello della sottomissione divina. Noi onoriamo Dio nel riprodurre la relazione autorità-sottomissione che caratterizza le stesse persone della Trinità. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;3. ''Infondere nuova vita al retto concetto biblico di Dio come Padre.'' Così come Gesù ci istruì nella sua preghiera modello (il Padre Nostro) dobbiamo pregare il &amp;quot;Padre nostro che sei nei cieli&amp;quot;. Il concetto e la realtà di Dio in quanto Padre risplendono fulgidi e non dobbiamo perdere questo articolo della fede e pratica ecclesiastiche a causa di padri violenti o confusione culturale su che cosa sia la paternità. &amp;quot;Dio in quanto Padre&amp;quot; si rifà a due idee che si bilanciano e si completano a vicenda: riverenza (per es., sia benedetto il tuo nome) e ''dipendenza'' (per es., dacci oggi il nostro pane quotidiano). Dio in quanto Padre merita il nostro massimo rispetto e devozione assoluta, merita la nostra incondizionata fiducia nell'affidarci a lui. Essere devoti e affidarsi a Dio in quanto Padre coglie nell'essenza tutto quello che la nostra vita dovrà essere dinanzi a lui. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;3. ''Infondere nuova vita al retto concetto biblico di Dio come Padre.'' Così come Gesù ci istruì nella sua preghiera modello (il Padre Nostro) dobbiamo pregare il &amp;quot;Padre nostro che sei nei cieli&amp;quot;. Il concetto e la realtà di Dio in quanto Padre risplendono fulgidi e non dobbiamo perdere questo articolo della fede e pratica ecclesiastiche a causa di padri violenti o confusione culturale su che cosa sia la paternità. &amp;quot;Dio in quanto Padre&amp;quot; si rifà a due idee che si bilanciano e si completano a vicenda: riverenza (per es., sia benedetto il tuo nome) e ''dipendenza'' (per es., dacci oggi il nostro pane quotidiano). Dio in quanto Padre merita il nostro massimo rispetto e devozione assoluta, merita la nostra incondizionata fiducia nell'affidarci a lui. Essere devoti e affidarsi a Dio in quanto Padre coglie nell'essenza tutto quello che la nostra vita dovrà essere dinanzi a lui. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan=&quot;2&quot; class=&quot;diff-lineno&quot;&gt;Riga 107:&lt;/td&gt;
&lt;td colspan=&quot;2&quot; class=&quot;diff-lineno&quot;&gt;Riga 107:&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;4. ''La nostra comune adozione nella famiglia di Dio è in quanto figli.'' Tutti noi, come figli di Dio, dobbiamo accettare la legittima autorità divina sulla nostra vita. Siamo tutti figli di Dio (υἱοὶ θεου) attraverso la fede in Gesù Cristo (Galati 3,26) e come figli dobbiamo vedere il nostro ruolo, come con il ruolo dell'eterno Figlio, sempre e solo per sottometterci alla volontà del Padre nostro. Paradossalmente, quando offriamo obbedienza completa, entriamo completamente nella vita come Dio la creò per essere. Come disse Gesù: &amp;quot;Se osservate i miei comandamenti, dimorerete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e dimoro nel Suo amore. Vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia dimori in voi e la vostra gioia sia piena&amp;quot; (Giovanni 15,10-11). Dobbiamo obbedire senza riserve, completamente e con grande anticipazione di benedizioni perché, nell'obbedire, entriamo in una gioia completa e durevole. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;4. ''La nostra comune adozione nella famiglia di Dio è in quanto figli.'' Tutti noi, come figli di Dio, dobbiamo accettare la legittima autorità divina sulla nostra vita. Siamo tutti figli di Dio (υἱοὶ θεου) attraverso la fede in Gesù Cristo (Galati 3,26) e come figli dobbiamo vedere il nostro ruolo, come con il ruolo dell'eterno Figlio, sempre e solo per sottometterci alla volontà del Padre nostro. Paradossalmente, quando offriamo obbedienza completa, entriamo completamente nella vita come Dio la creò per essere. Come disse Gesù: &amp;quot;Se osservate i miei comandamenti, dimorerete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e dimoro nel Suo amore. Vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia dimori in voi e la vostra gioia sia piena&amp;quot; (Giovanni 15,10-11). Dobbiamo obbedire senza riserve, completamente e con grande anticipazione di benedizioni perché, nell'obbedire, entriamo in una gioia completa e durevole. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;-&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #ffa; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;5. ''La nostra adorazione è per Dio uno e trino, uguale in essenza, ma diverso nel ruolo''. La bellezza e armonia del creato di Dio della diversità nell'unità (come si vede per &lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;esempio &lt;/del&gt;nel matrimonio e nel corpo di Cristo) è eternamente e immutabilmente radicata in Dio stesso. Adoriamo Dio solo quando lo sosteniamo ''per quello che egli è''. Se disdegniamo l'unità e &amp;quot;celebriamo la diversità&amp;quot; che è frammentata e disgiunta, o disdegniamo la diversità insistendo in un'uniformità che nega le differenze create e ordinate da Dio, non terremo in dovuto conto Dio per ''chi'' egli è e dunque non lo onoreremo ''per'' quello che è. In Dio, la diversità delle persone serve l'unità del fine, metodo e obiettivo. La volontà del Padre è eseguita con gioia dal Figlio. Quando giunge lo Spirito, fare la volontà del Figlio è per esso una gioia. Sono uniti nel fine, diversi nei ruoli, e in entrambi (fine e ruoli) vi è una lieta accettazione. Insieme, le tre persone definiscono quello a cui la nostra &amp;quot;diversità nell'unità&amp;quot; della relazione deve assomigliare e come la nostra vita insieme dovrà essere vissuta. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;+&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #cfc; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;5. ''La nostra adorazione è per Dio uno e trino, uguale in essenza, ma diverso nel ruolo''. La bellezza e armonia del creato di Dio della diversità nell'unità (come si vede per &lt;ins class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;es. &lt;/ins&gt;nel matrimonio e nel corpo di Cristo) è eternamente e immutabilmente radicata in Dio stesso. Adoriamo Dio solo quando lo sosteniamo ''per quello che egli è''. Se disdegniamo l'unità e &amp;quot;celebriamo la diversità&amp;quot; che è frammentata e disgiunta, o disdegniamo la diversità insistendo in un'uniformità che nega le differenze create e ordinate da Dio, non terremo in dovuto conto Dio per ''chi'' egli è e dunque non lo onoreremo ''per'' quello che è. In Dio, la diversità delle persone serve l'unità del fine, metodo e obiettivo. La volontà del Padre è eseguita con gioia dal Figlio. Quando giunge lo Spirito, fare la volontà del Figlio è per esso una gioia. Sono uniti nel fine, diversi nei ruoli, e in entrambi (fine e ruoli) vi è una lieta accettazione. Insieme, le tre persone definiscono quello a cui la nostra &amp;quot;diversità nell'unità&amp;quot; della relazione deve assomigliare e come la nostra vita insieme dovrà essere vissuta. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;&amp;lt;br&amp;gt; &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;&amp;lt;br&amp;gt; &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;!-- diff generator: internal 2026-05-21 16:10:50 --&gt;
&lt;/table&gt;</description>
			<pubDate>Fri, 30 May 2014 07:39:26 GMT</pubDate>			<dc:creator>Porzia</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Alterare_la_Trinit%C3%A0</comments>		</item>
		<item>
			<title>Porzia: /* Alterare la Trinità: è il Figlio sottomesso al Padre?Questo articolo fu inizialmente presentato in forma di saggio alla conferenza &quot;Costruire famiglie forti&quot;, Dallas, Texas, 20-22 marzo 2008, sponsorizzata congiuntamente da Family Life e il Cons</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/w/index.php?title=Alterare_la_Trinit%C3%A0&amp;diff=863&amp;oldid=prev</link>
			<description>&lt;p&gt;/* Alterare la Trinità: è il Figlio sottomesso al Padre?Questo articolo fu inizialmente presentato in forma di saggio alla conferenza &amp;quot;Costruire famiglie forti&amp;quot;, Dallas, Texas, 20-22 marzo 2008, sponsorizzata congiuntamente da Family Life e il Cons&lt;/p&gt;
&lt;table style=&quot;background-color: white; color:black;&quot;&gt;
			&lt;col class='diff-marker' /&gt;
			&lt;col class='diff-content' /&gt;
			&lt;col class='diff-marker' /&gt;
			&lt;col class='diff-content' /&gt;
		&lt;tr valign='top'&gt;
		&lt;td colspan='2' style=&quot;background-color: white; color:black;&quot;&gt;← Versione meno recente&lt;/td&gt;
		&lt;td colspan='2' style=&quot;background-color: white; color:black;&quot;&gt;Versione delle 07:30, 30 mag 2014&lt;/td&gt;
		&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td colspan=&quot;2&quot; class=&quot;diff-lineno&quot;&gt;Riga 45:&lt;/td&gt;
&lt;td colspan=&quot;2&quot; class=&quot;diff-lineno&quot;&gt;Riga 45:&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;E qui, con scioccante regolarità, Gesù fa riferimento a Dio in una maniera scandalosa per i suoi ascoltatori ebrei, come a nient'altro se non &amp;quot;Padre&amp;quot;. Che Gesù sia il ''Figlio'' inviato dal ''Padre'' è così profondamente e ampiamente il riflesso dell'auto-rivelazione divina nell'incarnazione e tramite essa, che alterare questo linguaggio sta a suggerire, sebbene solo implicitamente, che si parla invece di tutt'altra deità. L'auto-rivelazione, dunque, richiede il gioioso mantenimento di Dio come Padre, Figlio e Spirito Santo. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;E qui, con scioccante regolarità, Gesù fa riferimento a Dio in una maniera scandalosa per i suoi ascoltatori ebrei, come a nient'altro se non &amp;quot;Padre&amp;quot;. Che Gesù sia il ''Figlio'' inviato dal ''Padre'' è così profondamente e ampiamente il riflesso dell'auto-rivelazione divina nell'incarnazione e tramite essa, che alterare questo linguaggio sta a suggerire, sebbene solo implicitamente, che si parla invece di tutt'altra deità. L'auto-rivelazione, dunque, richiede il gioioso mantenimento di Dio come Padre, Figlio e Spirito Santo. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;-&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #ffa; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;Quarto punto, menzioniamo un ultimo avvertimento. Per il revisionismo femminista può essere scontato che il linguaggio biblico parli del Dio uno e trino in quanto Padre, Figlio e Spirito Santo, ma, continuano i revisionisti, quelle stesse scritture utilizzano inoltre il linguaggio di Dio in quanto creatore, redentore e sostenitore. Non possiamo usare quest'altro linguaggio biblico di Dio in chiesa e, con questo, onorare l'auto-rivelazione divina, &lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;e insieme evitare &lt;/del&gt;l'equazione illegittima di Dio con la mascolinità che si rischia con il tradizionale linguaggio maschile? &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;+&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #cfc; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;Quarto punto, menzioniamo un ultimo avvertimento. Per il revisionismo femminista può essere scontato che il linguaggio biblico parli del Dio uno e trino in quanto Padre, Figlio e Spirito Santo, ma, continuano i revisionisti, quelle stesse scritture utilizzano inoltre il linguaggio di Dio in quanto creatore, redentore e sostenitore. Non possiamo usare quest'altro linguaggio biblico di Dio in chiesa e, con questo, onorare l'auto-rivelazione divina, &lt;ins class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;evitando nel contempo &lt;/ins&gt;l'equazione illegittima di Dio con la mascolinità che si rischia con il tradizionale linguaggio maschile? &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;-&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #ffa; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;Anche se i termini &amp;quot;Creatore, Redentore e Sostenitore&amp;quot; sono termini biblici per Dio, non possono funzionare come sostituti per le persone della Deità nominata &amp;quot;Padre, Figlio e Spirito Santo&amp;quot;. Ci sono almeno tre motivi per cui questa sostituzione è inaccettabile. Primo, si rischia una comprensione modalista di Dio in cui egli è per prima cosa creatore, per poi passare alla successiva fase storica di redentore e parimenti di sostenitore. Le fasi e gli aspetti dell'attività si possono facilmente vedere come modi storici della manifestazione dell'unico Dio, come sostenuto da Sabellio e gli altri modalisti. Secondo, questa sostituzione suggerisce che il mondo è eterno, non temporalmente finito, e che l'opera redentrice di Dio è necessaria, non libera. L'affermazione ecclesiastica di Dio come &amp;quot;Padre, Figlio e Spirito&amp;quot; è un'asserzione, non puramente della sua manifestazione secolare come Padre del Figlio incarnato nel potere dello Spirito (anche se questo è&lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;, &lt;/del&gt;in parte&lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;, &lt;/del&gt;vero), ma pure della trinità immanente che è ''eternamente'' Padre, Figlio e Spirito. Il Padre, dunque, è il Padre ''eterno'' del Figlio; il Figlio è il Figlio eterno del Padre. Ora, se sostituiamo &amp;quot;Creatore, Redentore e Sostenitore&amp;quot; come nomi per queste realtà ''eterne'', ciò richiede che vediamo Dio come Creatore eterno, il che suggerisce una creazione eterna, e Redentore eterno, il che suggerisce una redenzione necessaria. È chiaro che se &amp;quot;Padre, Figlio e Spirito&amp;quot; funzionano bene come nomi delle Persone trinitarie immanenti e secolari, &amp;quot;Creatore, Redentore e Sostenitore&amp;quot; sono designazioni puramente secolari e funzionali. In quanto tali, non possono semplicemente sostituire il linguaggio delle Scritture e tradizione ecclesiastica del Dio eterno che è in Se Stesso (cioè in modo immanente ed eterno) e in relazione al Padre, Figlio e Spirito della creazione (cioè in modo secolare). Terzo, i nomi personali di Padre, Figlio e Spirito Santo semplicemente non si riducono ai presunti sostituti funzionali di Creatore, Redentore e Sostenitore&amp;lt;ref&amp;gt;Karl Barth, ''La teologia dottrinale della Chiesa'', 4 vol. in 13 parti (Edimburgo, T. &amp;amp;amp;amp;amp; T. Clark, 1936-1969), I. 2., 878-879, scrive: &amp;quot;Il contenuto della dottrina della Trinità . . . non consiste nel fatto che Dio nella Sua relazione all'uomo sia Creatore, Mediatore e Redentore, ma che Dio in Se stesso è eternamente Dio Padre, Figlio e Spirito Santo. . . . [Dio] non può essere dissolto nella Propria opera e attività&amp;quot;.&amp;lt;/ref&amp;gt;. È il Padre, e il Padre solo, Creatore? È il Figlio Redentore? È lo Spirito Santo Sostenitore? L'insegnamento biblico ci istruisce che ciascuna di queste attività è compiuta da tutte e tre le persone divine che operano insieme. Sì, il Padre crea, ma lo fa tramite il potere della propria Parola (Giovanni 1,3) &lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;che &lt;/del&gt;agisce come realizzatore del proprio disegno creativo (Colossesi 1,16). Lo Spirito, parimenti, dà energia alla formazione dell'opera creativa del Padre attraverso il Figlio (Genesi 1,2). Allo stesso modo, la redenzione viene vanificata se l'opera di redenzione è ridotta a quella di seconda persona della Trinità. Biblicamente, la redenzione avviene solo se il Padre invia il Figlio nel mondo perché riceva l'ira del Padre contro di lui per i nostri peccati (2Corinzi 5,21). E naturalmente il Figlio compie tale opera soltanto per il potere dello Spirito che incombe su di lui e lo rende capace di andare sulla croce (Ebrei 9,14) e di resuscitare dai morti (Romani 8,11). E parimenti con Sostegno e Santificazione, è opera del Padre (1Tessalonicesi 5,23-24), del Figlio (Efesini 5,25-27) e dello Spirito Santo (2Corinzi 3,18) quello di proteggere i credenti e spingerli a essere santi nella vita e nel carattere destinati loro da tutta l'eternità (Efesini 1,4). Ci rendiamo conto che la &lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;sostituizione &lt;/del&gt;di &amp;quot;Padre, Figlio e Spirito Santo&amp;quot; con &amp;quot;Creatore, Redentore e Sostenitore&amp;quot; non solo fallisce come equivalente funzionale della tradizionale formula biblica trinitariana, ma, quel che è peggio, se seguita, sfocerebbe in tali gravi distorsioni teologiche che la fede che ne risulterebbe non avrebbe che una vaga somiglianza con quella della vera religione biblica e cristiana. Come asserisce Wainwright: &amp;quot;Esaminare la creazione, redenzione e santificazione mostra che un'affermazione di queste che sia fedele alla narrativa biblica contiene e si basa sulla comunione e cooperazione trinitaria di Padre, Figlio e Spirito Santo&amp;quot;&amp;lt;ref&amp;gt;Wainwright, &amp;quot;La dottrina della Trinità&amp;quot;, 123.&amp;lt;/ref&amp;gt;. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;+&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #cfc; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;Anche se i termini &amp;quot;Creatore, Redentore e Sostenitore&amp;quot; sono termini biblici per Dio, non possono funzionare come sostituti per le persone della Deità nominata &amp;quot;Padre, Figlio e Spirito Santo&amp;quot;. Ci sono almeno tre motivi per cui questa sostituzione è inaccettabile. Primo, si rischia una comprensione modalista di Dio in cui egli è per prima cosa creatore, per poi passare alla successiva fase storica di redentore e parimenti di sostenitore. Le fasi e gli aspetti dell'attività si possono facilmente vedere come modi storici della manifestazione dell'unico Dio, come sostenuto da Sabellio e gli altri modalisti. Secondo, questa sostituzione suggerisce che il mondo è eterno, non temporalmente finito, e che l'opera redentrice di Dio è necessaria, non libera. L'affermazione ecclesiastica di Dio come &amp;quot;Padre, Figlio e Spirito&amp;quot; è un'asserzione, non puramente della sua manifestazione secolare come Padre del Figlio incarnato nel potere dello Spirito (anche se questo è in parte vero), ma pure della trinità immanente che è ''eternamente'' Padre, Figlio e Spirito. Il Padre, dunque, è il Padre ''eterno'' del Figlio; il Figlio è il Figlio eterno del Padre. Ora, se sostituiamo &amp;quot;Creatore, Redentore e Sostenitore&amp;quot; come nomi per queste realtà ''eterne'', ciò richiede che vediamo Dio come Creatore eterno, il che suggerisce una creazione eterna, e Redentore eterno, il che suggerisce una redenzione necessaria. È chiaro che se &amp;quot;Padre, Figlio e Spirito&amp;quot; funzionano bene come nomi delle Persone trinitarie immanenti e secolari, &amp;quot;Creatore, Redentore e Sostenitore&amp;quot; sono designazioni puramente secolari e funzionali. In quanto tali, non possono semplicemente sostituire il linguaggio delle Scritture e tradizione ecclesiastica del Dio eterno che è in Se Stesso (cioè in modo immanente ed eterno) e in relazione al Padre, Figlio e Spirito della creazione (cioè in modo secolare). Terzo, i nomi personali di Padre, Figlio e Spirito Santo semplicemente non si riducono ai presunti sostituti funzionali di Creatore, Redentore e Sostenitore&amp;lt;ref&amp;gt;Karl Barth, ''La teologia dottrinale della Chiesa'', 4 vol. in 13 parti (Edimburgo, T. &amp;amp;amp;amp;amp; T. Clark, 1936-1969), I. 2., 878-879, scrive: &amp;quot;Il contenuto della dottrina della Trinità . . . non consiste nel fatto che Dio nella Sua relazione all'uomo sia Creatore, Mediatore e Redentore, ma che Dio in Se stesso è eternamente Dio Padre, Figlio e Spirito Santo. . . . [Dio] non può essere dissolto nella Propria opera e attività&amp;quot;.&amp;lt;/ref&amp;gt;. È il Padre, e il Padre solo, Creatore? È il Figlio Redentore? È lo Spirito Santo Sostenitore? L'insegnamento biblico ci istruisce che ciascuna di queste attività è compiuta da tutte e tre le persone divine che operano insieme. Sì, il Padre crea, ma lo fa tramite il potere della propria Parola (Giovanni 1,3) &lt;ins class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;e &lt;/ins&gt;agisce come realizzatore del proprio disegno creativo (Colossesi 1,16). Lo Spirito, parimenti, dà energia alla formazione dell'opera creativa del Padre attraverso il Figlio (Genesi 1,2). Allo stesso modo, la redenzione viene vanificata se l'opera di redenzione è ridotta a quella di seconda persona della Trinità. Biblicamente, la redenzione avviene solo se il Padre invia il Figlio nel mondo perché riceva l'ira del Padre contro di lui per i nostri peccati (2Corinzi 5,21). E naturalmente il Figlio compie tale opera soltanto per il potere dello Spirito che incombe su di lui e lo rende capace di andare sulla croce (Ebrei 9,14) e di resuscitare dai morti (Romani 8,11). E parimenti con Sostegno e Santificazione, è opera del Padre (1Tessalonicesi 5,23-24), del Figlio (Efesini 5,25-27) e dello Spirito Santo (2Corinzi 3,18) quello di proteggere i credenti e spingerli a essere santi nella vita e nel carattere destinati loro da tutta l'eternità (Efesini 1,4). Ci rendiamo conto che la &lt;ins class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;sostituzione &lt;/ins&gt;di &amp;quot;Padre, Figlio e Spirito Santo&amp;quot; con &amp;quot;Creatore, Redentore e Sostenitore&amp;quot; non solo fallisce come equivalente funzionale della tradizionale formula biblica trinitariana, ma, quel che è peggio, se seguita, sfocerebbe in tali gravi distorsioni teologiche che la fede che ne risulterebbe non avrebbe che una vaga somiglianza con quella della vera religione biblica e cristiana. Come asserisce Wainwright: &amp;quot;Esaminare la creazione, redenzione e santificazione mostra che un'affermazione di queste che sia fedele alla narrativa biblica contiene e si basa sulla comunione e cooperazione trinitaria di Padre, Figlio e Spirito Santo&amp;quot;&amp;lt;ref&amp;gt;Wainwright, &amp;quot;La dottrina della Trinità&amp;quot;, 123.&amp;lt;/ref&amp;gt;. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;=== Il rifiuto del femminismo evangelico del subordinazionismo funzionale eterno nell'ambito di Dio uno e trino&amp;nbsp; ===&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;=== Il rifiuto del femminismo evangelico del subordinazionismo funzionale eterno nell'ambito di Dio uno e trino&amp;nbsp; ===&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan=&quot;2&quot; class=&quot;diff-lineno&quot;&gt;Riga 73:&lt;/td&gt;
&lt;td colspan=&quot;2&quot; class=&quot;diff-lineno&quot;&gt;Riga 73:&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;C'è un'altra ovvia ragione, una con cui gli egalitari sembrano scontrarsi regolarmente senza riconoscerla per quel che è. Per esempio, nelle riflessioni di Wainwright su Dio come &amp;quot;Padre&amp;quot;, egli nota che: &amp;quot;Padre era il nome che la seconda persona nella sua umana esistenza considerò più appropriato per rivolgersi alla prima persona&amp;quot;. Ma perché è così? A questa domanda Wainwright può solo replicare che &amp;quot;deve esserci ... qualcosa nella paternità umana che rende Padre un modo appropriato per Gesù di denominare colui che lo aveva inviato. In termini trinitari, il punto cruciale è che Padre era il modo di rivolgersi che Gesù usò tipicamente in questa connessione&amp;quot;&amp;lt;ref&amp;gt;Wainwright, &amp;quot;La dottrina della Trinità&amp;quot;, 120 (corsivo aggiunto).&amp;lt;/ref&amp;gt;. Comunque, che cosa insomma sia quel &amp;quot;qualcosa&amp;quot;, Wainwright non ce lo dice. Eppure non è ovvio? Gesù ripeté durante tutto il proprio ministero di essere venuto per fare la ''volontà'' del ''Padre''. Chiaramente, una parte centrale della nozione di &amp;quot;Padre&amp;quot; è quella dell'autorità paterna. Certamente essere padre non finisce lì, ma se anche c'è di più, vi è sicuramente non di meno o altro. La terminologia maschile usata per definire Dio nelle Scritture trasmetteva, nell'ambito delle culture patriarcali di Israele e della chiesa paleocristiana, l'ovvio concetto che Dio, descritto in modi maschili, esercitava l'autorità sul proprio popolo. Padre, Re e Signore comunicavano, con il loro riferimento al genere maschile, una legittima autorità che si doveva rispettare e seguire. Malachia 1,6 per esempio, indica proprio questa connessione tra padre e autorità. Egli scrive: &amp;quot;“Un figlio onora il padre e un servo il padrone. Se sono un padre, dov'è l'onore che mi è dovuto? Se sono un padrone, dov'è il rispetto che mi è dovuto?”, dice il SIGNORE Onnipotente&amp;quot;. Dio come Padre merita legittimamente l'onore, il rispetto e l'obbedienza dei propri figli. Non riuscire a vedere ciò vuol dire lasciarsi sfuggire uno dei motivi principali per cui Dio scelse la terminologia maschile per nominare se stesso. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;C'è un'altra ovvia ragione, una con cui gli egalitari sembrano scontrarsi regolarmente senza riconoscerla per quel che è. Per esempio, nelle riflessioni di Wainwright su Dio come &amp;quot;Padre&amp;quot;, egli nota che: &amp;quot;Padre era il nome che la seconda persona nella sua umana esistenza considerò più appropriato per rivolgersi alla prima persona&amp;quot;. Ma perché è così? A questa domanda Wainwright può solo replicare che &amp;quot;deve esserci ... qualcosa nella paternità umana che rende Padre un modo appropriato per Gesù di denominare colui che lo aveva inviato. In termini trinitari, il punto cruciale è che Padre era il modo di rivolgersi che Gesù usò tipicamente in questa connessione&amp;quot;&amp;lt;ref&amp;gt;Wainwright, &amp;quot;La dottrina della Trinità&amp;quot;, 120 (corsivo aggiunto).&amp;lt;/ref&amp;gt;. Comunque, che cosa insomma sia quel &amp;quot;qualcosa&amp;quot;, Wainwright non ce lo dice. Eppure non è ovvio? Gesù ripeté durante tutto il proprio ministero di essere venuto per fare la ''volontà'' del ''Padre''. Chiaramente, una parte centrale della nozione di &amp;quot;Padre&amp;quot; è quella dell'autorità paterna. Certamente essere padre non finisce lì, ma se anche c'è di più, vi è sicuramente non di meno o altro. La terminologia maschile usata per definire Dio nelle Scritture trasmetteva, nell'ambito delle culture patriarcali di Israele e della chiesa paleocristiana, l'ovvio concetto che Dio, descritto in modi maschili, esercitava l'autorità sul proprio popolo. Padre, Re e Signore comunicavano, con il loro riferimento al genere maschile, una legittima autorità che si doveva rispettare e seguire. Malachia 1,6 per esempio, indica proprio questa connessione tra padre e autorità. Egli scrive: &amp;quot;“Un figlio onora il padre e un servo il padrone. Se sono un padre, dov'è l'onore che mi è dovuto? Se sono un padrone, dov'è il rispetto che mi è dovuto?”, dice il SIGNORE Onnipotente&amp;quot;. Dio come Padre merita legittimamente l'onore, il rispetto e l'obbedienza dei propri figli. Non riuscire a vedere ciò vuol dire lasciarsi sfuggire uno dei motivi principali per cui Dio scelse la terminologia maschile per nominare se stesso. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;-&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #ffa; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;In secondo luogo, se la chiesa &lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;primitiva &lt;/del&gt;accoglie chiaramente la piena uguaglianza essenziale delle tre persone trinitarie (perché ciascuna delle tre persone divine possiede appieno e simultaneamente la stessa identica natura divina infinita), la chiesa ha nondimeno sempre affermato parimenti la precedenza del Padre sul Figlio e lo Spirito. Siccome tale precedenza non può giustamente essere compresa in termini di essenza o natura (a meno di non ricadere nel subordinazionismo ariano), essa deve esistere in termini di relazione&amp;lt;ref&amp;gt;Per una discussione della prova che la teologia della chiesa paleocristiana sostenesse la simultanea uguaglianza eterna dell'essenza e pure la relazione funzionale di autorità e obbedienza tra le persone della Deità una a trina, vedi inoltre Robert Letham, &amp;quot;Il dibattito uomo-donna: commento teologico&amp;quot;, ''Rivista teologica Westminster'' 52 (1990) 65-78; Stephen D. Kovach e Peter R. Schemm jr, &amp;quot;Una difesa della dottrina dell'eterna subordinazione del Figlio&amp;quot;, ''Rivista della Società teologica evangelica'' 42/3 (settembre 1999) 461-476. In uno spazio limitato, Kovach e Schemm citano esempi da Ilario di Poitiers, Attanasio, i padri cappadoci e Agostino, con commenti a sostegno di Giovanni Calvino, Philip Schaff, Jaroslav Pelikan, J. N. D. Kelly, Charles Hodge, W. G. T. Shedd, e riportano (p. 471) le conclusioni di Paul Rainbow, &amp;quot;Trinitarianesimo ortodosso e femminismo evangelico&amp;quot;, 4 (saggio non pubblicato, basato sulla sua dissertazione &amp;quot;Monoteismo e Cristologia in 1Corinzi 8,4-6&amp;quot; [diss. D.Phil., Oxford University, 1987]), in cui Rainbow conclude: &amp;quot;Dalla prima forma del credo possiamo vedere che il Padre e il Figlio sono uniti nell'essere, ma occupano ranghi diversi nella funzione&amp;quot;.&amp;lt;/ref&amp;gt;. Come affermato da Agostino, la distinzione delle persone è costituita precisamente dalle diverse relazioni tra di loro, in parte manifeste dall'intrinseca autorità del Padre e intrinseca sottomissione del Figlio. Ciò è più evidente nell'eterna relazione Padre-Figlio, in cui il Padre è eternamente il Padre del Figlio e il Figlio eternamente Figlio del Padre. Tuttavia, qualcuno potrebbe chiedersi, questo comunica un'eterna autorità del Padre e un'eterna sottomissione del Figlio? Vediamo come Agostino discute sia l'essenziale uguaglianza di Padre e Figlio e la missione del Figlio che fu inviato, nell'eternità remota, per obbedire ed eseguire la volontà del Padre: &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;+&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #cfc; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;In secondo luogo, se la chiesa &lt;ins class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;paleocristiana &lt;/ins&gt;accoglie chiaramente la piena uguaglianza essenziale delle tre persone trinitarie (perché ciascuna delle tre persone divine possiede appieno e simultaneamente la stessa identica natura divina infinita), la chiesa ha nondimeno sempre affermato parimenti la precedenza del Padre sul Figlio e lo Spirito. Siccome tale precedenza non può giustamente essere compresa in termini di essenza o natura (a meno di non ricadere nel subordinazionismo ariano), essa deve esistere in termini di relazione&amp;lt;ref&amp;gt;Per una discussione della prova che la teologia della chiesa paleocristiana sostenesse la simultanea uguaglianza eterna dell'essenza e pure la relazione funzionale di autorità e obbedienza tra le persone della Deità una a trina, vedi inoltre Robert Letham, &amp;quot;Il dibattito uomo-donna: commento teologico&amp;quot;, ''Rivista teologica Westminster'' 52 (1990) 65-78; Stephen D. Kovach e Peter R. Schemm jr, &amp;quot;Una difesa della dottrina dell'eterna subordinazione del Figlio&amp;quot;, ''Rivista della Società teologica evangelica'' 42/3 (settembre 1999) 461-476. In uno spazio limitato, Kovach e Schemm citano esempi da Ilario di Poitiers, Attanasio, i padri cappadoci e Agostino, con commenti a sostegno di Giovanni Calvino, Philip Schaff, Jaroslav Pelikan, J. N. D. Kelly, Charles Hodge, W. G. T. Shedd, e riportano (p. 471) le conclusioni di Paul Rainbow, &amp;quot;Trinitarianesimo ortodosso e femminismo evangelico&amp;quot;, 4 (saggio non pubblicato, basato sulla sua dissertazione &amp;quot;Monoteismo e Cristologia in 1Corinzi 8,4-6&amp;quot; [diss. D.Phil., Oxford University, 1987]), in cui Rainbow conclude: &amp;quot;Dalla prima forma del credo possiamo vedere che il Padre e il Figlio sono uniti nell'essere, ma occupano ranghi diversi nella funzione&amp;quot;.&amp;lt;/ref&amp;gt;. Come affermato da Agostino, la distinzione delle persone è costituita precisamente dalle diverse relazioni tra di loro, in parte manifeste dall'intrinseca autorità del Padre e intrinseca sottomissione del Figlio. Ciò è più evidente nell'eterna relazione Padre-Figlio, in cui il Padre è eternamente il Padre del Figlio e il Figlio eternamente Figlio del Padre. Tuttavia, qualcuno potrebbe chiedersi, questo comunica un'eterna autorità del Padre e un'eterna sottomissione del Figlio? Vediamo come Agostino discute sia l'essenziale uguaglianza di Padre e Figlio e la missione del Figlio che fu inviato, nell'eternità remota, per obbedire ed eseguire la volontà del Padre: &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;:Se dunque il Figlio si dice mandato dal Padre perché questi è Padre e quello è Figlio, niente ci impedisce di credere che il ''Figlio sia uguale e consustanziale al Padre'' e che tuttavia il Figlio sia stato mandato dal Padre. Non perché l’uno sia superiore e l’altro inferiore, ma perché l’uno è Padre e l’altro è Figlio, l’uno genitore e l’altro generato, l’uno è colui da cui procede l'inviato, l’altro è colui che procede da chi lo invia. Infatti è il Figlio che ha origine dal Padre, non il Padre dal Figlio. Conseguentemente possiamo capire che la missione del ''Figlio non si identifica semplicemente con l’incarnazione del Verbo, ma è il principio che ha determinato l’incarnazione del Verbo'' e il compimento da parte di lui, personalmente presente, degli eventi che sono stati registrati. In altre parole, ''la missione non è solo dell’uomo assunto dal Verbo, ma altresì del Verbo che è stato mandato a farsi uomo. Perché la sua missione non presuppone una differenza di potere o di sostanza o di altro nei riguardi del Padre,'' ma presuppone l’origine del Figlio dal Padre, non del Padre dal Figlio&amp;lt;ref&amp;gt;Sant'Agostino, ''La Trinità'', trad. Edmund Hill, vol. 5, ''Opere'' (Brooklyn, NY, New City Press, 1991) IV 27 (corsivo aggiunto). (NdT: per le opere complete di Sant'Agostino in italiano vedi http://www.augustinus.it/italiano/index.htm)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;:Se dunque il Figlio si dice mandato dal Padre perché questi è Padre e quello è Figlio, niente ci impedisce di credere che il ''Figlio sia uguale e consustanziale al Padre'' e che tuttavia il Figlio sia stato mandato dal Padre. Non perché l’uno sia superiore e l’altro inferiore, ma perché l’uno è Padre e l’altro è Figlio, l’uno genitore e l’altro generato, l’uno è colui da cui procede l'inviato, l’altro è colui che procede da chi lo invia. Infatti è il Figlio che ha origine dal Padre, non il Padre dal Figlio. Conseguentemente possiamo capire che la missione del ''Figlio non si identifica semplicemente con l’incarnazione del Verbo, ma è il principio che ha determinato l’incarnazione del Verbo'' e il compimento da parte di lui, personalmente presente, degli eventi che sono stati registrati. In altre parole, ''la missione non è solo dell’uomo assunto dal Verbo, ma altresì del Verbo che è stato mandato a farsi uomo. Perché la sua missione non presuppone una differenza di potere o di sostanza o di altro nei riguardi del Padre,'' ma presuppone l’origine del Figlio dal Padre, non del Padre dal Figlio&amp;lt;ref&amp;gt;Sant'Agostino, ''La Trinità'', trad. Edmund Hill, vol. 5, ''Opere'' (Brooklyn, NY, New City Press, 1991) IV 27 (corsivo aggiunto). (NdT: per le opere complete di Sant'Agostino in italiano vedi http://www.augustinus.it/italiano/index.htm)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;!-- diff generator: internal 2026-05-21 16:10:50 --&gt;
&lt;/table&gt;</description>
			<pubDate>Fri, 30 May 2014 07:30:54 GMT</pubDate>			<dc:creator>Porzia</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Alterare_la_Trinit%C3%A0</comments>		</item>
		<item>
			<title>Porzia: /* Alterare la Trinità: è il Figlio sottomesso al Padre?Questo articolo fu inizialmente presentato in forma di saggio alla conferenza &quot;Costruire famiglie forti&quot;, Dallas, Texas, 20-22 marzo 2008, sponsorizzata congiuntamente da Family Life e il Cons</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/w/index.php?title=Alterare_la_Trinit%C3%A0&amp;diff=862&amp;oldid=prev</link>
			<description>&lt;p&gt;/* Alterare la Trinità: è il Figlio sottomesso al Padre?Questo articolo fu inizialmente presentato in forma di saggio alla conferenza &amp;quot;Costruire famiglie forti&amp;quot;, Dallas, Texas, 20-22 marzo 2008, sponsorizzata congiuntamente da Family Life e il Cons&lt;/p&gt;
&lt;table style=&quot;background-color: white; color:black;&quot;&gt;
			&lt;col class='diff-marker' /&gt;
			&lt;col class='diff-content' /&gt;
			&lt;col class='diff-marker' /&gt;
			&lt;col class='diff-content' /&gt;
		&lt;tr valign='top'&gt;
		&lt;td colspan='2' style=&quot;background-color: white; color:black;&quot;&gt;← Versione meno recente&lt;/td&gt;
		&lt;td colspan='2' style=&quot;background-color: white; color:black;&quot;&gt;Versione delle 07:22, 30 mag 2014&lt;/td&gt;
		&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td colspan=&quot;2&quot; class=&quot;diff-lineno&quot;&gt;Riga 33:&lt;/td&gt;
&lt;td colspan=&quot;2&quot; class=&quot;diff-lineno&quot;&gt;Riga 33:&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;Per prima cosa, se è pur vero che la Bibbia usa un linguaggio metaforico maschile per nominare Dio (anche se Dio non è mai letteralmente maschile), è vero anche che la Bibbia non utilizza mai un linguaggio metaforico femminile per ''nominare'' Dio. È vero che di Dio si dice talvolta che sia o agisca in modo ''similmente'' materno (o un'altra accezione femminile)&amp;lt;ref&amp;gt;Per un'esauriente discussione sui riferimenti biblici a Dio che utilizzano immagini femminili, vedi Cooper, ''Padre nostro nei cieli'', capitolo 3, &amp;quot;Riferimenti femminili e materni a Dio nella Bibbia&amp;quot;, 65-90.&amp;lt;/ref&amp;gt;, ma Dio non viene mai chiamato &amp;quot;Madre&amp;quot; tanto spesso quanto &amp;quot;Padre&amp;quot;. Il rispetto per il modo in cui Dio si auto-ritrae nelle Scritture richiede che rispettiamo tale distinzione. Anche se abbiamo ogni diritto (e responsabilità) di usare immagini femminili di Dio, come spesso viene fatto nelle Scritture stesse, non ci è consentito, per un precedente biblico, di andare oltre e nominare Dio in modi in cui egli stesso non si è nominato. Egli ha nominato se stesso &amp;quot;Padre&amp;quot;, ma non &amp;quot;Madre&amp;quot;. Questo fatto incontestabile delle rivelazioni scritturali deve in se stesso controllare il nostro discorso su Dio. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;Per prima cosa, se è pur vero che la Bibbia usa un linguaggio metaforico maschile per nominare Dio (anche se Dio non è mai letteralmente maschile), è vero anche che la Bibbia non utilizza mai un linguaggio metaforico femminile per ''nominare'' Dio. È vero che di Dio si dice talvolta che sia o agisca in modo ''similmente'' materno (o un'altra accezione femminile)&amp;lt;ref&amp;gt;Per un'esauriente discussione sui riferimenti biblici a Dio che utilizzano immagini femminili, vedi Cooper, ''Padre nostro nei cieli'', capitolo 3, &amp;quot;Riferimenti femminili e materni a Dio nella Bibbia&amp;quot;, 65-90.&amp;lt;/ref&amp;gt;, ma Dio non viene mai chiamato &amp;quot;Madre&amp;quot; tanto spesso quanto &amp;quot;Padre&amp;quot;. Il rispetto per il modo in cui Dio si auto-ritrae nelle Scritture richiede che rispettiamo tale distinzione. Anche se abbiamo ogni diritto (e responsabilità) di usare immagini femminili di Dio, come spesso viene fatto nelle Scritture stesse, non ci è consentito, per un precedente biblico, di andare oltre e nominare Dio in modi in cui egli stesso non si è nominato. Egli ha nominato se stesso &amp;quot;Padre&amp;quot;, ma non &amp;quot;Madre&amp;quot;. Questo fatto incontestabile delle rivelazioni scritturali deve in se stesso controllare il nostro discorso su Dio. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;-&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #ffa; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;In secondo luogo, si potrebbe essere tentati di respingere il precedente punto &amp;quot;fattuale&amp;quot; ricorrendo alla cultura intrinsecamente patriarcale in cui il linguaggio biblico di Dio venne formulato. Tuttavia, il ricorso alla cultura mostra solo quanto insolito e persino unico sia per Israele l'aver scelto di usare esclusivamente il linguaggio maschile e non quello femminile per nominare Dio. Il fatto è che la strada più ovvia da prendere per Israele sarebbe stata seguire l'esempio delle nazioni che lo circondavano, che parlavano con regolarità e frequenza delle proprie deità &lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;come &lt;/del&gt;femminili&amp;lt;ref&amp;gt;Elaine Pagels, &amp;quot;Che ne è stato di Dio Madre? Immagini conflittuali di Dio nel paleocristianesimo&amp;quot;, in Christ e Plaskow, a cura di, ''Lo spirito della donna in ascesa'', 107, commenta che &amp;quot;l'assenza di un simbolismo femminile d Dio pone Ebraismo, Cristianesimo e Islam in netto contrasto rispetto alle altre tradizioni religiose nel mondo, quali quelle di Egitto, Babilonia, Grecia e Roma, o Africa, Polinesia, India, e Nord America&amp;quot;.&amp;lt;/ref&amp;gt;. Che Israele decidesse di non farlo &lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;mostra &lt;/del&gt;la sua resistenza a seguire forti pressioni culturali e &lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;mostra &lt;/del&gt;che concepì il vero Dio, il Dio di Israele, come distinto da quelle false deità. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;+&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #cfc; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;In secondo luogo, si potrebbe essere tentati di respingere il precedente punto &amp;quot;fattuale&amp;quot; ricorrendo alla cultura intrinsecamente patriarcale in cui il linguaggio biblico di Dio venne formulato. Tuttavia, il ricorso alla cultura mostra solo quanto insolito e persino unico sia per Israele l'aver scelto di usare esclusivamente il linguaggio maschile e non quello femminile per nominare Dio. Il fatto è che la strada più ovvia da prendere per Israele sarebbe stata seguire l'esempio delle nazioni che lo circondavano, che parlavano con regolarità e frequenza delle proprie deità &lt;ins class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;in quanto &lt;/ins&gt;femminili&amp;lt;ref&amp;gt;Elaine Pagels, &amp;quot;Che ne è stato di Dio Madre? Immagini conflittuali di Dio nel paleocristianesimo&amp;quot;, in Christ e Plaskow, a cura di, ''Lo spirito della donna in ascesa'', 107, commenta che &amp;quot;l'assenza di un simbolismo femminile d Dio pone Ebraismo, Cristianesimo e Islam in netto contrasto rispetto alle altre tradizioni religiose nel mondo, quali quelle di Egitto, Babilonia, Grecia e Roma, o Africa, Polinesia, India, e Nord America&amp;quot;.&amp;lt;/ref&amp;gt;. Che Israele decidesse di non farlo &lt;ins class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;dimostra &lt;/ins&gt;la sua resistenza a seguire forti pressioni culturali e che concepì il vero Dio, il Dio di Israele, come distinto da quelle false deità. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;-&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #ffa; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;Nel difendere la &lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;propia &lt;/del&gt;asserzione che &amp;quot;il linguaggio biblico per Dio è maschile, una rivelazione unica di Dio nel mondo&amp;quot;, Elizabeth Achtemeier prosegue: &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;+&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #cfc; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;Nel difendere la &lt;ins class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;propria &lt;/ins&gt;asserzione che &amp;quot;il linguaggio biblico per Dio è maschile, una rivelazione unica di Dio nel mondo&amp;quot;, Elizabeth Achtemeier prosegue: &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;:La ragione primaria per quella designazione di Dio è che il Dio biblico non si lascia identificare con la sua creazione e dunque gli essere umani devono adorare non la creazione, bensì il Creatore... In ogni caso, è esattamente l'introduzione del linguaggio femminile per Dio che apre la porta a tale identificazione di Dio con il mondo&amp;lt;ref&amp;gt;Achtemeier, &amp;quot;Scambiare Dio per “Nessun Dio”&amp;quot;, 8-9.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;:La ragione primaria per quella designazione di Dio è che il Dio biblico non si lascia identificare con la sua creazione e dunque gli essere umani devono adorare non la creazione, bensì il Creatore... In ogni caso, è esattamente l'introduzione del linguaggio femminile per Dio che apre la porta a tale identificazione di Dio con il mondo&amp;lt;ref&amp;gt;Achtemeier, &amp;quot;Scambiare Dio per “Nessun Dio”&amp;quot;, 8-9.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;!-- diff generator: internal 2026-05-21 16:10:50 --&gt;
&lt;/table&gt;</description>
			<pubDate>Fri, 30 May 2014 07:22:07 GMT</pubDate>			<dc:creator>Porzia</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Alterare_la_Trinit%C3%A0</comments>		</item>
		<item>
			<title>Porzia: /* Alterare la Trinità: è il Figlio sottomesso al Padre?Questo articolo fu inizialmente presentato in forma di saggio alla conferenza &quot;Costruire famiglie forti&quot;, Dallas, Texas, 20-22 marzo 2008, sponsorizzata congiuntamente da Family Life e il Cons</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/w/index.php?title=Alterare_la_Trinit%C3%A0&amp;diff=861&amp;oldid=prev</link>
			<description>&lt;p&gt;/* Alterare la Trinità: è il Figlio sottomesso al Padre?Questo articolo fu inizialmente presentato in forma di saggio alla conferenza &amp;quot;Costruire famiglie forti&amp;quot;, Dallas, Texas, 20-22 marzo 2008, sponsorizzata congiuntamente da Family Life e il Cons&lt;/p&gt;
&lt;table style=&quot;background-color: white; color:black;&quot;&gt;
			&lt;col class='diff-marker' /&gt;
			&lt;col class='diff-content' /&gt;
			&lt;col class='diff-marker' /&gt;
			&lt;col class='diff-content' /&gt;
		&lt;tr valign='top'&gt;
		&lt;td colspan='2' style=&quot;background-color: white; color:black;&quot;&gt;← Versione meno recente&lt;/td&gt;
		&lt;td colspan='2' style=&quot;background-color: white; color:black;&quot;&gt;Versione delle 07:18, 30 mag 2014&lt;/td&gt;
		&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td colspan=&quot;2&quot; class=&quot;diff-lineno&quot;&gt;Riga 19:&lt;/td&gt;
&lt;td colspan=&quot;2&quot; class=&quot;diff-lineno&quot;&gt;Riga 19:&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;'''I principali argomenti femministi per il rifiuto del linguaggio maschile trinitario''' &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;'''I principali argomenti femministi per il rifiuto del linguaggio maschile trinitario''' &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;-&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #ffa; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;Mary Daly, per propria ammissione rappresentante radicale del movimento femminista, ha nondimeno colto nel segno della critica femminista all'aderenza storica e biblica della chiesa al linguaggio maschile di Dio nella sua affermazione: &amp;quot;Se Dio è ''maschio'', il maschio è dio&amp;quot;&amp;lt;ref&amp;gt;Mary Daly, ''Oltre Dio Padre: verso una filosofia della liberazione delle donne'' (Boston, Beacon, 1973) 19.&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;Sebbene &lt;/del&gt;''nessun'' teologo &lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;di rispetto &lt;/del&gt;abbia mai affermato che Dio è ''maschio'', la forza dell'obiezione di Mary Daly sta semplicemente nel fatto che riferirsi a Dio con linguaggio maschile dà l'idea che la mascolinità sia maggiormente a somiglianza di Dio. Tale idea, quindi, nel modo in cui è asserita tiene le donne in posizione subordinata e concede loro un minor diritto alla dignità. L'unico modo per correggerla può essere quello di rimuovere la predominanza del linguaggio maschile di Dio dalle nostre Scritture, liturgia e predicazione. Mentre alcuni (come la stessa Daly) si sono spostati verso l'uso esclusivo di un linguaggio femminile terreno e persino neo-pagano per definire la divinità, la maggioranza è in linea con le chiese correnti che condividono la questione fondamentale dell'equilibrio tra riferimenti maschili e femminili (per es., Dio come Padre e Madre) o di un linguaggio del tutto neutro in riferimento a Dio (per es., Creatore, Redentore, Sostenitore per sostituire Padre, Figlio, Spirito Santo)&amp;lt;ref&amp;gt;Vedi, per es., Carol Christ e Judith Plaskow, a cura di, ''Lo spirito della donna in ascesa: una lettrice femminista nella religione'' (San Francisco, Harper &amp;amp;amp;amp;amp; Row, 1979); Virginia Mollenkott, ''Il Divino Femminino: l'immagine biblica di Dio in quanto Femmina'' (New York, Crossroad, 1983); Rosemary Radford Ruether, ''Sessismo e discorso su Dio: verso una teologia femminista'' (Boston, Beacon, 1983); Ruth Duck, ''Genere e Nome di Dio: la formula battesimale trinitariana'' (New York, Pilgrim, 1991); Elizabeth Johnson, ''Colei che è: il mistero di Dio nelle discussioni teologiche femministe'' (New York, Crossroad, 1992); Gail Ramshaw, ''Dio oltre il genere: il linguaggio femminista cristiano su Dio'' (Minneapolis, Fortress, 1995); Ada Besanon Spencer, et al., ''Il Revival della Dea'' (Grand Rapids, Baker, 1995).&amp;lt;/ref&amp;gt;. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;+&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #cfc; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;Mary Daly, per propria ammissione rappresentante radicale del movimento femminista, ha nondimeno colto nel segno della critica femminista all'aderenza storica e biblica della chiesa al linguaggio maschile di Dio nella sua affermazione: &amp;quot;Se Dio è ''maschio'', il maschio è dio&amp;quot;&amp;lt;ref&amp;gt;Mary Daly, ''Oltre Dio Padre: verso una filosofia della liberazione delle donne'' (Boston, Beacon, 1973) 19.&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;ins class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;Nonostante &lt;/ins&gt;''nessun'' teologo &lt;ins class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;che si rispetti &lt;/ins&gt;abbia mai affermato che Dio è ''maschio'', la forza dell'obiezione di Mary Daly sta semplicemente nel fatto che riferirsi a Dio con linguaggio maschile dà l'idea che la mascolinità sia maggiormente a somiglianza di Dio. Tale idea, quindi, nel modo in cui è asserita tiene le donne in posizione subordinata e concede loro un minor diritto alla dignità. L'unico modo per correggerla può essere quello di rimuovere la predominanza del linguaggio maschile di Dio dalle nostre Scritture, liturgia e predicazione. Mentre alcuni (come la stessa Daly) si sono spostati verso l'uso esclusivo di un linguaggio femminile terreno e persino neo-pagano per definire la divinità, la maggioranza è in linea con le chiese correnti che condividono la questione fondamentale dell'equilibrio tra riferimenti maschili e femminili (per es., Dio come Padre e Madre) o di un linguaggio del tutto neutro in riferimento a Dio (per es., Creatore, Redentore, Sostenitore per sostituire Padre, Figlio, Spirito Santo)&amp;lt;ref&amp;gt;Vedi, per es., Carol Christ e Judith Plaskow, a cura di, ''Lo spirito della donna in ascesa: una lettrice femminista nella religione'' (San Francisco, Harper &amp;amp;amp;amp;amp; Row, 1979); Virginia Mollenkott, ''Il Divino Femminino: l'immagine biblica di Dio in quanto Femmina'' (New York, Crossroad, 1983); Rosemary Radford Ruether, ''Sessismo e discorso su Dio: verso una teologia femminista'' (Boston, Beacon, 1983); Ruth Duck, ''Genere e Nome di Dio: la formula battesimale trinitariana'' (New York, Pilgrim, 1991); Elizabeth Johnson, ''Colei che è: il mistero di Dio nelle discussioni teologiche femministe'' (New York, Crossroad, 1992); Gail Ramshaw, ''Dio oltre il genere: il linguaggio femminista cristiano su Dio'' (Minneapolis, Fortress, 1995); Ada Besanon Spencer, et al., ''Il Revival della Dea'' (Grand Rapids, Baker, 1995).&amp;lt;/ref&amp;gt;. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;Qui possiamo dedicare soltanto una fugace attenzione alle svariate linee di un argomento in favore di un linguaggio comprensivo riferito a Dio&amp;lt;ref&amp;gt;Per uno studio e critica puntigliosamente ricercati di questa argomentazione, vedi Alvin F. Kimel jr., a cura di, ''Parlare il Dio cristiano: la Sacra Trinità e la sfida del femminismo'' (Grand Rapids, Eerdmans, 1992); John W. Cooper, ''Padre nostro nei cieli: fede cristiana e linguaggio inclusivo di Dio'' (Grand Rapids, Baker, 1998).&amp;lt;/ref&amp;gt;, ma ci concentreremo in special modo sulla questione della tradizionale formulazione maschile della Trinità. In primo luogo, ci rifacciamo alla natura metaforica del linguaggio maschile di Dio proprio della Bibbia. Tutti concordano che, quando le Scritture chiamano Dio &amp;quot;Padre&amp;quot; oppure &amp;quot;Re&amp;quot;, non dobbiamo intendere quelle parole letteralmente come Dio in quanto maschio. Esse servono metaforicamente a indicare funzioni paterne e reali quali provvidenza, protezione e sovranità. Dunque, se Dio è letteralmente colui che provvede, protegge e regna, egli è metaforicamente padre e re. Stando così le cose, obiettano le femministe, dovremmo perciò descrivere Dio con metafore femminili che esprimano alcune tra le funzioni di Dio più specificamente femminili, quali conforto, cura ed empatia. Quindi, se Dio non è (letteralmente) né padre, né madre, le metafore &amp;quot;padre&amp;quot; e &amp;quot;madre&amp;quot; sono ugualmente adatte a descrivere qualità e funzioni di Dio letteralmente vere. Dobbiamo dunque bilanciare i nomi femminili di Dio con quelli tradizionalmente maschili per darne un'immagine più completa, altrimenti dovremmo evitare completamente termini specifici, se il rischio che la gente possa pensare a Dio come a un essere sessuato fosse troppo grande. Applicato al linguaggio per definire la Trinità, i sostenitori del femminismo hanno suggerito di rivedere il linguaggio in entrambe le direzioni. Dobbiamo parlare della prima persona della Trinità come Padre/Madre e della seconda come del Figlio di Dio&amp;lt;ref&amp;gt;Notare che i credi paleocristiani parlano della seconda persona in quanto &amp;quot;generata&amp;quot; non fatta, che, come tale, non contiene alcuna connotazione di genere. Si può dunque asserire che parlare del Figlio generato del/della Padre/Madre è coerente con il linguaggio della chiesa paleocristiana e ne conserva la continuità, pur apportandovi le dovute correzioni.&amp;lt;/ref&amp;gt;, oppure spostarci su un linguaggio trinitario rigorosamente neutro, come Creatore, Redentore e Sostenitore. Entrambi gli approcci trovano supporto nel femminismo corrente e quel che entrambi hanno in comune è l'elusione del linguaggio maschile dominante per il Dio uno e trino, in quanto sia falso che fuorviante. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;Qui possiamo dedicare soltanto una fugace attenzione alle svariate linee di un argomento in favore di un linguaggio comprensivo riferito a Dio&amp;lt;ref&amp;gt;Per uno studio e critica puntigliosamente ricercati di questa argomentazione, vedi Alvin F. Kimel jr., a cura di, ''Parlare il Dio cristiano: la Sacra Trinità e la sfida del femminismo'' (Grand Rapids, Eerdmans, 1992); John W. Cooper, ''Padre nostro nei cieli: fede cristiana e linguaggio inclusivo di Dio'' (Grand Rapids, Baker, 1998).&amp;lt;/ref&amp;gt;, ma ci concentreremo in special modo sulla questione della tradizionale formulazione maschile della Trinità. In primo luogo, ci rifacciamo alla natura metaforica del linguaggio maschile di Dio proprio della Bibbia. Tutti concordano che, quando le Scritture chiamano Dio &amp;quot;Padre&amp;quot; oppure &amp;quot;Re&amp;quot;, non dobbiamo intendere quelle parole letteralmente come Dio in quanto maschio. Esse servono metaforicamente a indicare funzioni paterne e reali quali provvidenza, protezione e sovranità. Dunque, se Dio è letteralmente colui che provvede, protegge e regna, egli è metaforicamente padre e re. Stando così le cose, obiettano le femministe, dovremmo perciò descrivere Dio con metafore femminili che esprimano alcune tra le funzioni di Dio più specificamente femminili, quali conforto, cura ed empatia. Quindi, se Dio non è (letteralmente) né padre, né madre, le metafore &amp;quot;padre&amp;quot; e &amp;quot;madre&amp;quot; sono ugualmente adatte a descrivere qualità e funzioni di Dio letteralmente vere. Dobbiamo dunque bilanciare i nomi femminili di Dio con quelli tradizionalmente maschili per darne un'immagine più completa, altrimenti dovremmo evitare completamente termini specifici, se il rischio che la gente possa pensare a Dio come a un essere sessuato fosse troppo grande. Applicato al linguaggio per definire la Trinità, i sostenitori del femminismo hanno suggerito di rivedere il linguaggio in entrambe le direzioni. Dobbiamo parlare della prima persona della Trinità come Padre/Madre e della seconda come del Figlio di Dio&amp;lt;ref&amp;gt;Notare che i credi paleocristiani parlano della seconda persona in quanto &amp;quot;generata&amp;quot; non fatta, che, come tale, non contiene alcuna connotazione di genere. Si può dunque asserire che parlare del Figlio generato del/della Padre/Madre è coerente con il linguaggio della chiesa paleocristiana e ne conserva la continuità, pur apportandovi le dovute correzioni.&amp;lt;/ref&amp;gt;, oppure spostarci su un linguaggio trinitario rigorosamente neutro, come Creatore, Redentore e Sostenitore. Entrambi gli approcci trovano supporto nel femminismo corrente e quel che entrambi hanno in comune è l'elusione del linguaggio maschile dominante per il Dio uno e trino, in quanto sia falso che fuorviante. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;!-- diff generator: internal 2026-05-21 16:10:50 --&gt;
&lt;/table&gt;</description>
			<pubDate>Fri, 30 May 2014 07:18:22 GMT</pubDate>			<dc:creator>Porzia</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Alterare_la_Trinit%C3%A0</comments>		</item>
		<item>
			<title>Porzia: /* Alterare la Trinità: è il Figlio sottomesso al Padre?Questo articolo fu inizialmente presentato in forma di saggio alla conferenza &quot;Costruire famiglie forti&quot;, Dallas, Texas, 20-22 marzo 2008, sponsorizzata congiuntamente da Family Life e il Cons</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/w/index.php?title=Alterare_la_Trinit%C3%A0&amp;diff=860&amp;oldid=prev</link>
			<description>&lt;p&gt;/* Alterare la Trinità: è il Figlio sottomesso al Padre?Questo articolo fu inizialmente presentato in forma di saggio alla conferenza &amp;quot;Costruire famiglie forti&amp;quot;, Dallas, Texas, 20-22 marzo 2008, sponsorizzata congiuntamente da Family Life e il Cons&lt;/p&gt;
&lt;table style=&quot;background-color: white; color:black;&quot;&gt;
			&lt;col class='diff-marker' /&gt;
			&lt;col class='diff-content' /&gt;
			&lt;col class='diff-marker' /&gt;
			&lt;col class='diff-content' /&gt;
		&lt;tr valign='top'&gt;
		&lt;td colspan='2' style=&quot;background-color: white; color:black;&quot;&gt;← Versione meno recente&lt;/td&gt;
		&lt;td colspan='2' style=&quot;background-color: white; color:black;&quot;&gt;Versione delle 07:13, 30 mag 2014&lt;/td&gt;
		&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td colspan=&quot;2&quot; class=&quot;diff-lineno&quot;&gt;Riga 9:&lt;/td&gt;
&lt;td colspan=&quot;2&quot; class=&quot;diff-lineno&quot;&gt;Riga 9:&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;-&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #ffa; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;Per molti il problema semplicemente questo: l'integrità e la realtà della fede cristiana in sé. Nel 1985 Donald Bloesch sorprese non pochi in ambito teologico con la pubblicazione del libro intitolato ''La battaglia per la Trinità''&amp;lt;ref&amp;gt;Donald Bloesch, ''La battaglia per la Trinità: il dibattito sul linguaggio inclusivo di Dio'' (Ann Arbor, Servant, 1985).&amp;lt;/ref&amp;gt;, in cui accusava il rifiuto femminista dell'uso di termini prevalentemente maschili per definire Dio propri della Bibbia e teologia tradizionale, di rappresentare il rifiuto della Trinità stessa e, come tale, di voler imporre una fede diversa (cioè, non quella ''cristiana'') a quei settori della chiesa inclini ad accettare la critica femminista. Tali accuse e ansie non accennano a estinguersi. Prendiamo per esempio le pacate parole del professor Geoffrey Wainwright, docente di Teologia Sistematica presso la Duke University: &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;+&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #cfc; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;Per molti il problema &lt;ins class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;è &lt;/ins&gt;semplicemente questo: l'integrità e la realtà della fede cristiana in sé. Nel 1985 Donald Bloesch sorprese non pochi in ambito teologico con la pubblicazione del libro intitolato ''La battaglia per la Trinità''&amp;lt;ref&amp;gt;Donald Bloesch, ''La battaglia per la Trinità: il dibattito sul linguaggio inclusivo di Dio'' (Ann Arbor, Servant, 1985).&amp;lt;/ref&amp;gt;, in cui accusava il rifiuto femminista dell'uso di termini prevalentemente maschili per definire Dio propri della Bibbia e teologia tradizionale, di rappresentare il rifiuto della Trinità stessa e, come tale, di voler imporre una fede diversa (cioè, non quella ''cristiana'') a quei settori della chiesa inclini ad accettare la critica femminista. Tali accuse e ansie non accennano a estinguersi. Prendiamo per esempio le pacate parole del professor Geoffrey Wainwright, docente di Teologia Sistematica presso la Duke University: &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;:I segni dei nostri tempi mostrano che, come nel quarto secolo, la dottrina della Trinità occupa una posizione centrale. Pur ritenendosi come sempre al'interno della chiesa, e in molti casi desiderosi di essere leali alla propria percezione della verità, diversi pensatori e attivisti cercano di riconsiderare la dottrina della Trinità trasmessa loro, tanto che il loro successo potrebbe di fatto significarne l'abbandono o, almeno, un'alterazione tale del suo contenuto, stato e funzione da cambiare drasticamente l'intero volto del cristianesimo. Ancora una volta, la comprensione e forse il raggiungimento della salvezza sono a rischio, o sicuramente lo sono il messaggio e la struttura visibile della chiesa.&amp;lt;ref&amp;gt;Geoffrey Wainwright, &amp;quot;La dottrina della Trinità: dove la Chiesa cade o resta salda&amp;quot;, ''Interpretation'' 45 (1991) 117.&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;:I segni dei nostri tempi mostrano che, come nel quarto secolo, la dottrina della Trinità occupa una posizione centrale. Pur ritenendosi come sempre al'interno della chiesa, e in molti casi desiderosi di essere leali alla propria percezione della verità, diversi pensatori e attivisti cercano di riconsiderare la dottrina della Trinità trasmessa loro, tanto che il loro successo potrebbe di fatto significarne l'abbandono o, almeno, un'alterazione tale del suo contenuto, stato e funzione da cambiare drasticamente l'intero volto del cristianesimo. Ancora una volta, la comprensione e forse il raggiungimento della salvezza sono a rischio, o sicuramente lo sono il messaggio e la struttura visibile della chiesa.&amp;lt;ref&amp;gt;Geoffrey Wainwright, &amp;quot;La dottrina della Trinità: dove la Chiesa cade o resta salda&amp;quot;, ''Interpretation'' 45 (1991) 117.&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;-&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #ffa; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;Quali sono le proposte revisioni contemporanee della dottrina della Trinità che potrebbero provocare reazioni tanto forti? Questo articolo si propone di concentrarsi sulle due dimensioni della ricostruzione trinitaria, entrambe derivate dal revisionismo femminista. Innanzitutto, il rifiuto della chiesa corrente del linguaggio trinitario maschile (o, più in generale, di un qualsiasi linguaggio maschile relativo a Dio) è in corso da quasi trent'anni. Se demascolinizzare il nome di Dio ci lasci con il Dio nominato nella Bibbia è ciò che tratteremo qui, con argomentazioni a sostegno del linguaggio maschile tradizionale e biblico per il Dio uno e trino. In secondo luogo, numerosi egalitari evangelici contemporanei spingono la chiesa a mantenere il linguaggio maschile per definire Dio, negando al contempo il fatto che tale linguaggio indichi un qualsiasi tipo di distinzione intra-trinitaria dell'autorità. Soppeseremo questi argomenti e offriremo sostegno al costante impegno della chiesa verso la piena uguaglianza, nelle ipostasi della Trinità, della sostanza e differenziazione delle persone, l'ultima delle quali comprende e comporta l'eterna subordinazione funzionale del Figlio al Padre e dello Spirito ad ambi Padre e Figlio. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;+&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #cfc; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;Quali sono le proposte revisioni contemporanee della dottrina della Trinità che potrebbero provocare reazioni tanto forti? Questo articolo si propone di concentrarsi sulle due dimensioni della ricostruzione trinitaria, entrambe derivate dal revisionismo femminista. Innanzitutto, il rifiuto della chiesa corrente del linguaggio trinitario maschile (o, più in generale, di un qualsiasi linguaggio maschile relativo a Dio) è in corso da quasi trent'anni. Se demascolinizzare il nome di Dio ci lasci con il Dio nominato nella Bibbia è ciò che tratteremo qui, con argomentazioni a sostegno del linguaggio maschile tradizionale e biblico per il Dio uno e trino. In secondo luogo, numerosi egalitari evangelici contemporanei spingono la chiesa a mantenere il linguaggio maschile per definire Dio, negando al contempo il fatto che tale linguaggio indichi un qualsiasi tipo di distinzione intra-trinitaria dell'autorità. Soppeseremo questi argomenti e offriremo sostegno al costante impegno della chiesa verso la piena uguaglianza, nelle ipostasi della Trinità, della sostanza e differenziazione delle persone, l'ultima delle quali comprende e comporta l'eterna subordinazione funzionale del Figlio al Padre e dello Spirito ad ambi Padre e Figlio.&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;=== Il rifiuto femminista corrente del linguaggio maschile per il Dio uno e trino&amp;nbsp; ===&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;=== Il rifiuto femminista corrente del linguaggio maschile per il Dio uno e trino&amp;nbsp; ===&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;!-- diff generator: internal 2026-05-21 16:10:51 --&gt;
&lt;/table&gt;</description>
			<pubDate>Fri, 30 May 2014 07:13:48 GMT</pubDate>			<dc:creator>Porzia</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Alterare_la_Trinit%C3%A0</comments>		</item>
		<item>
			<title>Pcain il 18:47, 28 mag 2014</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/w/index.php?title=Alterare_la_Trinit%C3%A0&amp;diff=859&amp;oldid=prev</link>
			<description>&lt;p&gt;&lt;/p&gt;
&lt;table style=&quot;background-color: white; color:black;&quot;&gt;
			&lt;col class='diff-marker' /&gt;
			&lt;col class='diff-content' /&gt;
			&lt;col class='diff-marker' /&gt;
			&lt;col class='diff-content' /&gt;
		&lt;tr valign='top'&gt;
		&lt;td colspan='2' style=&quot;background-color: white; color:black;&quot;&gt;← Versione meno recente&lt;/td&gt;
		&lt;td colspan='2' style=&quot;background-color: white; color:black;&quot;&gt;Versione delle 18:47, 28 mag 2014&lt;/td&gt;
		&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td colspan=&quot;2&quot; class=&quot;diff-lineno&quot;&gt;Riga 1:&lt;/td&gt;
&lt;td colspan=&quot;2&quot; class=&quot;diff-lineno&quot;&gt;Riga 1:&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;{{info|Tampering with the Trinity}}&amp;lt;br&amp;gt; &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;{{info|Tampering with the Trinity}}&amp;lt;br&amp;gt; &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;-&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #ffa; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;=== Alterare la Trinità&amp;lt;ref&amp;gt;Questo articolo fu inizialmente presentato in forma di saggio alla conferenza &amp;quot;Costruire famiglie forti&amp;quot;, Dallas, Texas, 20-22 marzo 2008, sponsorizzata congiuntamente da Family Life e il Consiglio sulla mascolinità e femminilità bibliche. Una versione più lunga e redatta apparirà come parte del prossimo capitolo &amp;quot;La dottrina della Trinità&amp;quot;, in ''Dio sotto attacco: gli studiosi moderni reinventano Dio'', a cura di Douglas S. Huffman ed Eric L. Johnson (Zondervan).&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;nbsp; ===&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;+&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #cfc; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;=== Alterare la Trinità&lt;ins class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;: è il Figlio sottomesso al Padre?&lt;/ins&gt;&amp;lt;ref&amp;gt;Questo articolo fu inizialmente presentato in forma di saggio alla conferenza &amp;quot;Costruire famiglie forti&amp;quot;, Dallas, Texas, 20-22 marzo 2008, sponsorizzata congiuntamente da Family Life e il Consiglio sulla mascolinità e femminilità bibliche. Una versione più lunga e redatta apparirà come parte del prossimo capitolo &amp;quot;La dottrina della Trinità&amp;quot;, in ''Dio sotto attacco: gli studiosi moderni reinventano Dio'', a cura di Douglas S. Huffman ed Eric L. Johnson (Zondervan).&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;nbsp; ===&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;'''Introduzione''' &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;'''Introduzione''' &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;-&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #ffa; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;&lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;zzzzz&lt;/del&gt;&amp;lt;ref&amp;gt;Si esamini un campione di opere recentemente pubblicate e si noti la varietà di prospettive teologiche e interessi rappresentati tra i loro autori: Colin E. Gunton, ''La promessa della teologia trinitariana'' (Edimburgo, T. &amp;amp;amp; T. Clark, 1991; 2a ed., 1997); Ted Peters, ''Dio come Trinità: relazionalità e temporalità nella vita divina'' (Louisville, Westminster/John Knox, 1993); Thomas F. Torrance, ''Prospettive trinitarie: verso l'accordo dottrinale'' (Edimburgo, T. &amp;amp;amp; T. Clark, 1994); Duncan Reid, ''Energie dello Spirito: modelli trinitariani nella teologia ortodossa orientale e occidentale'' (Atlanta, Scholars Press, 1997); Kevin Vanhoozer, a cura di, ''La Trinità in un'età pluralistica: saggi teologici su cultura e religione'' (Grand Rapids, Eerdmans, 1997).&amp;lt;/ref&amp;gt; &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;+&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #cfc; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;&lt;ins class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;Coloro non hanno familiarità con gli scritti teologici contemporanei possono stupirsi del fatto che la dottrina storica della Trinità sia sottoposta a disamine, rivalutazioni, riformulazioni e/o difese significative&lt;/ins&gt;&amp;lt;ref&amp;gt;Si esamini un campione di opere recentemente pubblicate e si noti la varietà di prospettive teologiche e interessi rappresentati tra i loro autori: Colin E. Gunton, ''La promessa della teologia trinitariana'' (Edimburgo, T. &amp;amp;&lt;ins class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;amp;amp;&lt;/ins&gt;amp; T. Clark, 1991; 2a ed., 1997); Ted Peters, ''Dio come Trinità: relazionalità e temporalità nella vita divina'' (Louisville, Westminster/John Knox, 1993); Thomas F. Torrance, ''Prospettive trinitarie: verso l'accordo dottrinale'' (Edimburgo, T. &amp;amp;&lt;ins class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;amp;amp;&lt;/ins&gt;amp; T. Clark, 1994); Duncan Reid, ''Energie dello Spirito: modelli trinitariani nella teologia ortodossa orientale e occidentale'' (Atlanta, Scholars Press, 1997); Kevin Vanhoozer, a cura di, ''La Trinità in un'età pluralistica: saggi teologici su cultura e religione'' (Grand Rapids, Eerdmans, 1997).&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;ins class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;. A molti, tale dottrina, forse altrettanto o più di qualsiasi altra, appare così astratta e sconnessa dalla vita che potrebbero chiedersi perché riscuota tanto interesse. Che cosa c'è qui da giustificare e risvegliare un'attenzione così focalizzata? Qual è il nocciolo della questione in questa dottrina tale da provocare tanto interesse e coinvolgimento? &lt;/ins&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan=&quot;2&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;+&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #cfc; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;&amp;#160;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan=&quot;2&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;+&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #cfc; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;&amp;#160;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;Per molti il problema semplicemente questo: l'integrità e la realtà della fede cristiana in sé. Nel 1985 Donald Bloesch sorprese non pochi in ambito teologico con la pubblicazione del libro intitolato ''La battaglia per la Trinità''&amp;lt;ref&amp;gt;Donald Bloesch, ''La battaglia per la Trinità: il dibattito sul linguaggio inclusivo di Dio'' (Ann Arbor, Servant, 1985).&amp;lt;/ref&amp;gt;, in cui accusava il rifiuto femminista dell'uso di termini prevalentemente maschili per definire Dio propri della Bibbia e teologia tradizionale, di rappresentare il rifiuto della Trinità stessa e, come tale, di voler imporre una fede diversa (cioè, non quella ''cristiana'') a quei settori della chiesa inclini ad accettare la critica femminista. Tali accuse e ansie non accennano a estinguersi. Prendiamo per esempio le pacate parole del professor Geoffrey Wainwright, docente di Teologia Sistematica presso la Duke University: &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;Per molti il problema semplicemente questo: l'integrità e la realtà della fede cristiana in sé. Nel 1985 Donald Bloesch sorprese non pochi in ambito teologico con la pubblicazione del libro intitolato ''La battaglia per la Trinità''&amp;lt;ref&amp;gt;Donald Bloesch, ''La battaglia per la Trinità: il dibattito sul linguaggio inclusivo di Dio'' (Ann Arbor, Servant, 1985).&amp;lt;/ref&amp;gt;, in cui accusava il rifiuto femminista dell'uso di termini prevalentemente maschili per definire Dio propri della Bibbia e teologia tradizionale, di rappresentare il rifiuto della Trinità stessa e, come tale, di voler imporre una fede diversa (cioè, non quella ''cristiana'') a quei settori della chiesa inclini ad accettare la critica femminista. Tali accuse e ansie non accennano a estinguersi. Prendiamo per esempio le pacate parole del professor Geoffrey Wainwright, docente di Teologia Sistematica presso la Duke University: &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan=&quot;2&quot; class=&quot;diff-lineno&quot;&gt;Riga 17:&lt;/td&gt;
&lt;td colspan=&quot;2&quot; class=&quot;diff-lineno&quot;&gt;Riga 19:&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;'''I principali argomenti femministi per il rifiuto del linguaggio maschile trinitario''' &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;'''I principali argomenti femministi per il rifiuto del linguaggio maschile trinitario''' &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;-&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #ffa; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;Mary Daly, per propria ammissione rappresentante radicale del movimento femminista, ha nondimeno colto nel segno della critica femminista all'aderenza storica e biblica della chiesa al linguaggio maschile di Dio nella sua affermazione: &amp;quot;Se Dio è ''maschio'', il maschio è dio&amp;quot;&amp;lt;ref&amp;gt;Mary Daly, ''Oltre Dio Padre: verso una filosofia della liberazione delle donne'' (Boston, Beacon, 1973) 19.&amp;lt;/ref&amp;gt;. Sebbene ''nessun'' teologo di rispetto abbia mai affermato che Dio è ''maschio'', la forza dell'obiezione di Mary Daly sta semplicemente nel fatto che riferirsi a Dio con linguaggio maschile dà l'idea che la mascolinità sia maggiormente a somiglianza di Dio. Tale idea, quindi, nel modo in cui è asserita tiene le donne in posizione subordinata e concede loro un minor diritto alla dignità. L'unico modo per correggerla può essere quello di rimuovere la predominanza del linguaggio maschile di Dio dalle nostre Scritture, liturgia e predicazione. Mentre alcuni (come la stessa Daly) si sono spostati verso l'uso esclusivo di un linguaggio femminile terreno e persino neo-pagano per definire la divinità, la maggioranza è in linea con le chiese correnti che condividono la questione fondamentale dell'equilibrio tra riferimenti maschili e femminili (per es., Dio come Padre e Madre) o di un linguaggio del tutto neutro in riferimento a Dio (per es., Creatore, Redentore, Sostenitore per sostituire Padre, Figlio, Spirito Santo)&amp;lt;ref&amp;gt;Vedi, per es., Carol Christ e Judith Plaskow, a cura di, ''Lo spirito della donna in ascesa: una lettrice femminista nella religione'' (San Francisco, Harper &amp;amp;amp; Row, 1979); Virginia Mollenkott, ''Il Divino Femminino: l'immagine biblica di Dio in quanto Femmina'' (New York, Crossroad, 1983); Rosemary Radford Ruether, ''Sessismo e discorso su Dio: verso una teologia femminista'' (Boston, Beacon, 1983); Ruth Duck, ''Genere e Nome di Dio: la formula battesimale trinitariana'' (New York, Pilgrim, 1991); Elizabeth Johnson, ''Colei che è: il mistero di Dio nelle discussioni teologiche femministe'' (New York, Crossroad, 1992); Gail Ramshaw, ''Dio oltre il genere: il linguaggio femminista cristiano su Dio'' (Minneapolis, Fortress, 1995); Ada Besanon Spencer, et al., ''Il Revival della Dea'' (Grand Rapids, Baker, 1995).&amp;lt;/ref&amp;gt;. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;+&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #cfc; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;Mary Daly, per propria ammissione rappresentante radicale del movimento femminista, ha nondimeno colto nel segno della critica femminista all'aderenza storica e biblica della chiesa al linguaggio maschile di Dio nella sua affermazione: &amp;quot;Se Dio è ''maschio'', il maschio è dio&amp;quot;&amp;lt;ref&amp;gt;Mary Daly, ''Oltre Dio Padre: verso una filosofia della liberazione delle donne'' (Boston, Beacon, 1973) 19.&amp;lt;/ref&amp;gt;. Sebbene ''nessun'' teologo di rispetto abbia mai affermato che Dio è ''maschio'', la forza dell'obiezione di Mary Daly sta semplicemente nel fatto che riferirsi a Dio con linguaggio maschile dà l'idea che la mascolinità sia maggiormente a somiglianza di Dio. Tale idea, quindi, nel modo in cui è asserita tiene le donne in posizione subordinata e concede loro un minor diritto alla dignità. L'unico modo per correggerla può essere quello di rimuovere la predominanza del linguaggio maschile di Dio dalle nostre Scritture, liturgia e predicazione. Mentre alcuni (come la stessa Daly) si sono spostati verso l'uso esclusivo di un linguaggio femminile terreno e persino neo-pagano per definire la divinità, la maggioranza è in linea con le chiese correnti che condividono la questione fondamentale dell'equilibrio tra riferimenti maschili e femminili (per es., Dio come Padre e Madre) o di un linguaggio del tutto neutro in riferimento a Dio (per es., Creatore, Redentore, Sostenitore per sostituire Padre, Figlio, Spirito Santo)&amp;lt;ref&amp;gt;Vedi, per es., Carol Christ e Judith Plaskow, a cura di, ''Lo spirito della donna in ascesa: una lettrice femminista nella religione'' (San Francisco, Harper &amp;amp;&lt;ins class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;amp;amp;&lt;/ins&gt;amp; Row, 1979); Virginia Mollenkott, ''Il Divino Femminino: l'immagine biblica di Dio in quanto Femmina'' (New York, Crossroad, 1983); Rosemary Radford Ruether, ''Sessismo e discorso su Dio: verso una teologia femminista'' (Boston, Beacon, 1983); Ruth Duck, ''Genere e Nome di Dio: la formula battesimale trinitariana'' (New York, Pilgrim, 1991); Elizabeth Johnson, ''Colei che è: il mistero di Dio nelle discussioni teologiche femministe'' (New York, Crossroad, 1992); Gail Ramshaw, ''Dio oltre il genere: il linguaggio femminista cristiano su Dio'' (Minneapolis, Fortress, 1995); Ada Besanon Spencer, et al., ''Il Revival della Dea'' (Grand Rapids, Baker, 1995).&amp;lt;/ref&amp;gt;. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;Qui possiamo dedicare soltanto una fugace attenzione alle svariate linee di un argomento in favore di un linguaggio comprensivo riferito a Dio&amp;lt;ref&amp;gt;Per uno studio e critica puntigliosamente ricercati di questa argomentazione, vedi Alvin F. Kimel jr., a cura di, ''Parlare il Dio cristiano: la Sacra Trinità e la sfida del femminismo'' (Grand Rapids, Eerdmans, 1992); John W. Cooper, ''Padre nostro nei cieli: fede cristiana e linguaggio inclusivo di Dio'' (Grand Rapids, Baker, 1998).&amp;lt;/ref&amp;gt;, ma ci concentreremo in special modo sulla questione della tradizionale formulazione maschile della Trinità. In primo luogo, ci rifacciamo alla natura metaforica del linguaggio maschile di Dio proprio della Bibbia. Tutti concordano che, quando le Scritture chiamano Dio &amp;quot;Padre&amp;quot; oppure &amp;quot;Re&amp;quot;, non dobbiamo intendere quelle parole letteralmente come Dio in quanto maschio. Esse servono metaforicamente a indicare funzioni paterne e reali quali provvidenza, protezione e sovranità. Dunque, se Dio è letteralmente colui che provvede, protegge e regna, egli è metaforicamente padre e re. Stando così le cose, obiettano le femministe, dovremmo perciò descrivere Dio con metafore femminili che esprimano alcune tra le funzioni di Dio più specificamente femminili, quali conforto, cura ed empatia. Quindi, se Dio non è (letteralmente) né padre, né madre, le metafore &amp;quot;padre&amp;quot; e &amp;quot;madre&amp;quot; sono ugualmente adatte a descrivere qualità e funzioni di Dio letteralmente vere. Dobbiamo dunque bilanciare i nomi femminili di Dio con quelli tradizionalmente maschili per darne un'immagine più completa, altrimenti dovremmo evitare completamente termini specifici, se il rischio che la gente possa pensare a Dio come a un essere sessuato fosse troppo grande. Applicato al linguaggio per definire la Trinità, i sostenitori del femminismo hanno suggerito di rivedere il linguaggio in entrambe le direzioni. Dobbiamo parlare della prima persona della Trinità come Padre/Madre e della seconda come del Figlio di Dio&amp;lt;ref&amp;gt;Notare che i credi paleocristiani parlano della seconda persona in quanto &amp;quot;generata&amp;quot; non fatta, che, come tale, non contiene alcuna connotazione di genere. Si può dunque asserire che parlare del Figlio generato del/della Padre/Madre è coerente con il linguaggio della chiesa paleocristiana e ne conserva la continuità, pur apportandovi le dovute correzioni.&amp;lt;/ref&amp;gt;, oppure spostarci su un linguaggio trinitario rigorosamente neutro, come Creatore, Redentore e Sostenitore. Entrambi gli approcci trovano supporto nel femminismo corrente e quel che entrambi hanno in comune è l'elusione del linguaggio maschile dominante per il Dio uno e trino, in quanto sia falso che fuorviante. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;Qui possiamo dedicare soltanto una fugace attenzione alle svariate linee di un argomento in favore di un linguaggio comprensivo riferito a Dio&amp;lt;ref&amp;gt;Per uno studio e critica puntigliosamente ricercati di questa argomentazione, vedi Alvin F. Kimel jr., a cura di, ''Parlare il Dio cristiano: la Sacra Trinità e la sfida del femminismo'' (Grand Rapids, Eerdmans, 1992); John W. Cooper, ''Padre nostro nei cieli: fede cristiana e linguaggio inclusivo di Dio'' (Grand Rapids, Baker, 1998).&amp;lt;/ref&amp;gt;, ma ci concentreremo in special modo sulla questione della tradizionale formulazione maschile della Trinità. In primo luogo, ci rifacciamo alla natura metaforica del linguaggio maschile di Dio proprio della Bibbia. Tutti concordano che, quando le Scritture chiamano Dio &amp;quot;Padre&amp;quot; oppure &amp;quot;Re&amp;quot;, non dobbiamo intendere quelle parole letteralmente come Dio in quanto maschio. Esse servono metaforicamente a indicare funzioni paterne e reali quali provvidenza, protezione e sovranità. Dunque, se Dio è letteralmente colui che provvede, protegge e regna, egli è metaforicamente padre e re. Stando così le cose, obiettano le femministe, dovremmo perciò descrivere Dio con metafore femminili che esprimano alcune tra le funzioni di Dio più specificamente femminili, quali conforto, cura ed empatia. Quindi, se Dio non è (letteralmente) né padre, né madre, le metafore &amp;quot;padre&amp;quot; e &amp;quot;madre&amp;quot; sono ugualmente adatte a descrivere qualità e funzioni di Dio letteralmente vere. Dobbiamo dunque bilanciare i nomi femminili di Dio con quelli tradizionalmente maschili per darne un'immagine più completa, altrimenti dovremmo evitare completamente termini specifici, se il rischio che la gente possa pensare a Dio come a un essere sessuato fosse troppo grande. Applicato al linguaggio per definire la Trinità, i sostenitori del femminismo hanno suggerito di rivedere il linguaggio in entrambe le direzioni. Dobbiamo parlare della prima persona della Trinità come Padre/Madre e della seconda come del Figlio di Dio&amp;lt;ref&amp;gt;Notare che i credi paleocristiani parlano della seconda persona in quanto &amp;quot;generata&amp;quot; non fatta, che, come tale, non contiene alcuna connotazione di genere. Si può dunque asserire che parlare del Figlio generato del/della Padre/Madre è coerente con il linguaggio della chiesa paleocristiana e ne conserva la continuità, pur apportandovi le dovute correzioni.&amp;lt;/ref&amp;gt;, oppure spostarci su un linguaggio trinitario rigorosamente neutro, come Creatore, Redentore e Sostenitore. Entrambi gli approcci trovano supporto nel femminismo corrente e quel che entrambi hanno in comune è l'elusione del linguaggio maschile dominante per il Dio uno e trino, in quanto sia falso che fuorviante. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan=&quot;2&quot; class=&quot;diff-lineno&quot;&gt;Riga 45:&lt;/td&gt;
&lt;td colspan=&quot;2&quot; class=&quot;diff-lineno&quot;&gt;Riga 47:&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;Quarto punto, menzioniamo un ultimo avvertimento. Per il revisionismo femminista può essere scontato che il linguaggio biblico parli del Dio uno e trino in quanto Padre, Figlio e Spirito Santo, ma, continuano i revisionisti, quelle stesse scritture utilizzano inoltre il linguaggio di Dio in quanto creatore, redentore e sostenitore. Non possiamo usare quest'altro linguaggio biblico di Dio in chiesa e, con questo, onorare l'auto-rivelazione divina, e insieme evitare l'equazione illegittima di Dio con la mascolinità che si rischia con il tradizionale linguaggio maschile? &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;Quarto punto, menzioniamo un ultimo avvertimento. Per il revisionismo femminista può essere scontato che il linguaggio biblico parli del Dio uno e trino in quanto Padre, Figlio e Spirito Santo, ma, continuano i revisionisti, quelle stesse scritture utilizzano inoltre il linguaggio di Dio in quanto creatore, redentore e sostenitore. Non possiamo usare quest'altro linguaggio biblico di Dio in chiesa e, con questo, onorare l'auto-rivelazione divina, e insieme evitare l'equazione illegittima di Dio con la mascolinità che si rischia con il tradizionale linguaggio maschile? &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;-&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #ffa; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;Anche se i termini &amp;quot;Creatore, Redentore e Sostenitore&amp;quot; sono termini biblici per Dio, non possono funzionare come sostituti per le persone della Deità nominata &amp;quot;Padre, Figlio e Spirito Santo&amp;quot;. Ci sono almeno tre motivi per cui questa sostituzione è inaccettabile. Primo, si rischia una comprensione modalista di Dio in cui egli è per prima cosa creatore, per poi passare alla successiva fase storica di redentore e parimenti di sostenitore. Le fasi e gli aspetti dell'attività si possono facilmente vedere come modi storici della manifestazione dell'unico Dio, come sostenuto da Sabellio e gli altri modalisti. Secondo, questa sostituzione suggerisce che il mondo è eterno, non temporalmente finito, e che l'opera redentrice di Dio è necessaria, non libera. L'affermazione ecclesiastica di Dio come &amp;quot;Padre, Figlio e Spirito&amp;quot; è un'asserzione, non puramente della sua manifestazione secolare come Padre del Figlio incarnato nel potere dello Spirito (anche se questo è, in parte, vero), ma pure della trinità immanente che è ''eternamente'' Padre, Figlio e Spirito. Il Padre, dunque, è il Padre ''eterno'' del Figlio; il Figlio è il Figlio eterno del Padre. Ora, se sostituiamo &amp;quot;Creatore, Redentore e Sostenitore&amp;quot; come nomi per queste realtà ''eterne'', ciò richiede che vediamo Dio come Creatore eterno, il che suggerisce una creazione eterna, e Redentore eterno, il che suggerisce una redenzione necessaria. È chiaro che se &amp;quot;Padre, Figlio e Spirito&amp;quot; funzionano bene come nomi delle Persone trinitarie immanenti e secolari, &amp;quot;Creatore, Redentore e Sostenitore&amp;quot; sono designazioni puramente secolari e funzionali. In quanto tali, non possono semplicemente sostituire il linguaggio delle Scritture e tradizione ecclesiastica del Dio eterno che è in Se Stesso (cioè in modo immanente ed eterno) e in relazione al Padre, Figlio e Spirito della creazione (cioè in modo secolare). Terzo, i nomi personali di Padre, Figlio e Spirito Santo semplicemente non si riducono ai presunti sostituti funzionali di Creatore, Redentore e Sostenitore&amp;lt;ref&amp;gt;Karl Barth, ''La teologia dottrinale della Chiesa'', 4 vol. in 13 parti (Edimburgo, T. &amp;amp;amp; T. Clark, 1936-1969), I. 2., 878-879, scrive: &amp;quot;Il contenuto della dottrina della Trinità . . . non consiste nel fatto che Dio nella Sua relazione all'uomo sia Creatore, Mediatore e Redentore, ma che Dio in Se stesso è eternamente Dio Padre, Figlio e Spirito Santo. . . . [Dio] non può essere dissolto nella Propria opera e attività&amp;quot;.&amp;lt;/ref&amp;gt;. È il Padre, e il Padre solo, Creatore? È il Figlio Redentore? È lo Spirito Santo Sostenitore? L'insegnamento biblico ci istruisce che ciascuna di queste attività è compiuta da tutte e tre le persone divine che operano insieme. Sì, il Padre crea, ma lo fa tramite il potere della propria Parola (Giovanni 1,3) che agisce come realizzatore del proprio disegno creativo (Colossesi 1,16). Lo Spirito, parimenti, dà energia alla formazione dell'opera creativa del Padre attraverso il Figlio (Genesi 1,2). Allo stesso modo, la redenzione viene vanificata se l'opera di redenzione è ridotta a quella di seconda persona della Trinità. Biblicamente, la redenzione avviene solo se il Padre invia il Figlio nel mondo perché riceva l'ira del Padre contro di lui per i nostri peccati (2Corinzi 5,21). E naturalmente il Figlio compie tale opera soltanto per il potere dello Spirito che incombe su di lui e lo rende capace di andare sulla croce (Ebrei 9,14) e di resuscitare dai morti (Romani 8,11). E parimenti con Sostegno e Santificazione, è opera del Padre (1Tessalonicesi 5,23-24), del Figlio (Efesini 5,25-27) e dello Spirito Santo (2Corinzi 3,18) quello di proteggere i credenti e spingerli a essere santi nella vita e nel carattere destinati loro da tutta l'eternità (Efesini 1,4). Ci rendiamo conto che la sostituizione di &amp;quot;Padre, Figlio e Spirito Santo&amp;quot; con &amp;quot;Creatore, Redentore e Sostenitore&amp;quot; non solo fallisce come equivalente funzionale della tradizionale formula biblica trinitariana, ma, quel che è peggio, se seguita, sfocerebbe in tali gravi distorsioni teologiche che la fede che ne risulterebbe non avrebbe che una vaga somiglianza con quella della vera religione biblica e cristiana. Come asserisce Wainwright: &amp;quot;Esaminare la creazione, redenzione e santificazione mostra che un'affermazione di queste che sia fedele alla narrativa biblica contiene e si basa sulla comunione e cooperazione trinitaria di Padre, Figlio e Spirito Santo&amp;quot;&amp;lt;ref&amp;gt;Wainwright, &amp;quot;La dottrina della Trinità&amp;quot;, 123.&amp;lt;/ref&amp;gt;. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;+&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #cfc; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;Anche se i termini &amp;quot;Creatore, Redentore e Sostenitore&amp;quot; sono termini biblici per Dio, non possono funzionare come sostituti per le persone della Deità nominata &amp;quot;Padre, Figlio e Spirito Santo&amp;quot;. Ci sono almeno tre motivi per cui questa sostituzione è inaccettabile. Primo, si rischia una comprensione modalista di Dio in cui egli è per prima cosa creatore, per poi passare alla successiva fase storica di redentore e parimenti di sostenitore. Le fasi e gli aspetti dell'attività si possono facilmente vedere come modi storici della manifestazione dell'unico Dio, come sostenuto da Sabellio e gli altri modalisti. Secondo, questa sostituzione suggerisce che il mondo è eterno, non temporalmente finito, e che l'opera redentrice di Dio è necessaria, non libera. L'affermazione ecclesiastica di Dio come &amp;quot;Padre, Figlio e Spirito&amp;quot; è un'asserzione, non puramente della sua manifestazione secolare come Padre del Figlio incarnato nel potere dello Spirito (anche se questo è, in parte, vero), ma pure della trinità immanente che è ''eternamente'' Padre, Figlio e Spirito. Il Padre, dunque, è il Padre ''eterno'' del Figlio; il Figlio è il Figlio eterno del Padre. Ora, se sostituiamo &amp;quot;Creatore, Redentore e Sostenitore&amp;quot; come nomi per queste realtà ''eterne'', ciò richiede che vediamo Dio come Creatore eterno, il che suggerisce una creazione eterna, e Redentore eterno, il che suggerisce una redenzione necessaria. È chiaro che se &amp;quot;Padre, Figlio e Spirito&amp;quot; funzionano bene come nomi delle Persone trinitarie immanenti e secolari, &amp;quot;Creatore, Redentore e Sostenitore&amp;quot; sono designazioni puramente secolari e funzionali. In quanto tali, non possono semplicemente sostituire il linguaggio delle Scritture e tradizione ecclesiastica del Dio eterno che è in Se Stesso (cioè in modo immanente ed eterno) e in relazione al Padre, Figlio e Spirito della creazione (cioè in modo secolare). Terzo, i nomi personali di Padre, Figlio e Spirito Santo semplicemente non si riducono ai presunti sostituti funzionali di Creatore, Redentore e Sostenitore&amp;lt;ref&amp;gt;Karl Barth, ''La teologia dottrinale della Chiesa'', 4 vol. in 13 parti (Edimburgo, T. &amp;amp;&lt;ins class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;amp;amp;&lt;/ins&gt;amp; T. Clark, 1936-1969), I. 2., 878-879, scrive: &amp;quot;Il contenuto della dottrina della Trinità . . . non consiste nel fatto che Dio nella Sua relazione all'uomo sia Creatore, Mediatore e Redentore, ma che Dio in Se stesso è eternamente Dio Padre, Figlio e Spirito Santo. . . . [Dio] non può essere dissolto nella Propria opera e attività&amp;quot;.&amp;lt;/ref&amp;gt;. È il Padre, e il Padre solo, Creatore? È il Figlio Redentore? È lo Spirito Santo Sostenitore? L'insegnamento biblico ci istruisce che ciascuna di queste attività è compiuta da tutte e tre le persone divine che operano insieme. Sì, il Padre crea, ma lo fa tramite il potere della propria Parola (Giovanni 1,3) che agisce come realizzatore del proprio disegno creativo (Colossesi 1,16). Lo Spirito, parimenti, dà energia alla formazione dell'opera creativa del Padre attraverso il Figlio (Genesi 1,2). Allo stesso modo, la redenzione viene vanificata se l'opera di redenzione è ridotta a quella di seconda persona della Trinità. Biblicamente, la redenzione avviene solo se il Padre invia il Figlio nel mondo perché riceva l'ira del Padre contro di lui per i nostri peccati (2Corinzi 5,21). E naturalmente il Figlio compie tale opera soltanto per il potere dello Spirito che incombe su di lui e lo rende capace di andare sulla croce (Ebrei 9,14) e di resuscitare dai morti (Romani 8,11). E parimenti con Sostegno e Santificazione, è opera del Padre (1Tessalonicesi 5,23-24), del Figlio (Efesini 5,25-27) e dello Spirito Santo (2Corinzi 3,18) quello di proteggere i credenti e spingerli a essere santi nella vita e nel carattere destinati loro da tutta l'eternità (Efesini 1,4). Ci rendiamo conto che la sostituizione di &amp;quot;Padre, Figlio e Spirito Santo&amp;quot; con &amp;quot;Creatore, Redentore e Sostenitore&amp;quot; non solo fallisce come equivalente funzionale della tradizionale formula biblica trinitariana, ma, quel che è peggio, se seguita, sfocerebbe in tali gravi distorsioni teologiche che la fede che ne risulterebbe non avrebbe che una vaga somiglianza con quella della vera religione biblica e cristiana. Come asserisce Wainwright: &amp;quot;Esaminare la creazione, redenzione e santificazione mostra che un'affermazione di queste che sia fedele alla narrativa biblica contiene e si basa sulla comunione e cooperazione trinitaria di Padre, Figlio e Spirito Santo&amp;quot;&amp;lt;ref&amp;gt;Wainwright, &amp;quot;La dottrina della Trinità&amp;quot;, 123.&amp;lt;/ref&amp;gt;. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;=== Il rifiuto del femminismo evangelico del subordinazionismo funzionale eterno nell'ambito di Dio uno e trino&amp;nbsp; ===&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background: #eee; color:black; font-size: smaller;&quot;&gt;&lt;div&gt;=== Il rifiuto del femminismo evangelico del subordinazionismo funzionale eterno nell'ambito di Dio uno e trino&amp;nbsp; ===&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;!-- diff generator: internal 2026-05-21 16:10:51 --&gt;
&lt;/table&gt;</description>
			<pubDate>Wed, 28 May 2014 18:47:14 GMT</pubDate>			<dc:creator>Pcain</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Alterare_la_Trinit%C3%A0</comments>		</item>
		<item>
			<title>Pcain il 20:17, 27 mag 2014</title>
			<link>http://it.gospeltranslations.org/w/index.php?title=Alterare_la_Trinit%C3%A0&amp;diff=858&amp;oldid=prev</link>
			<description>&lt;p&gt;&lt;/p&gt;
&lt;a href=&quot;http://it.gospeltranslations.org/w/index.php?title=Alterare_la_Trinit%C3%A0&amp;amp;diff=858&amp;amp;oldid=857&quot;&gt;Mostra cambiamenti&lt;/a&gt;</description>
			<pubDate>Tue, 27 May 2014 20:17:26 GMT</pubDate>			<dc:creator>Pcain</dc:creator>			<comments>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Discussione:Alterare_la_Trinit%C3%A0</comments>		</item>
	</channel>
</rss>